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INDEX LIFE PEOPLE N° 37

giugno 2012

Editoriale PHOTOSHOOTING: Street Wear FASHION: Red Carpet CHARME DONNA: Wedding CHARME UOMO: Pal Zilieri FASHION: La Cerimonia FASHION: Taccetti FASHION: Braccialini FASHION: Alternative Apparel FASHION: Bloch FASHION: T-shirt message FASHION: Bijoux FASHION: Bonato Milano 1960 GRIFFE STORY: Gianni Versace Carlo Chionna FASHION CHILDREN: Miss Sixty Junior PHOTOSHOOTING: Ecodance FASHION: Blogger FASHION: Dog FASHION: La moda nelle Marche FASHION: Eco-glamour THE STYLIST: Vip Wedding STATUS SYMBOL ARTE: Arnoldo Pomodoro ARTE: Andy Wharol TEATRO: Andrea Bocelli BEAUTY: Giacomo Urtis PEOPLE: Famous FOLLIE VIP GOLDEN BOY: Guido Oselladore FOOD FRIEND PEOPLE: Tangomalia PHOTOSHOOTING: Tango HAPPY STYLE: Do the Twist MUSIC PEOPLE: Capoeira SPETTACOLO: Danzando SPETTACOLO: Raven CINEMA: Tutti i nostri desideri PEOPLE: Veronica Ciardi PEOPLE: Il mio nemico più caro PEOPLE & BRAND: Binf Shop WORLD PROJECT: Lucciole a New York DESIGN: Oltremateria DESIGN: Studio Armani Casa DESIGN: iPersonaltrainer / Villa Rosa Missione in Perù PEOPLE: Dr. Feelx PEOPLE: D’Addario PEOPLE: Jaquita HIGH TECH: Impianti Stereo PEOPLE: Little Louie Vega AUTO: Concessionaria Reggini AUTO: Porsche Boxter TRAVEL: Whit elephant lodge safari

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Società proprietaria del marchio LIFE PEOPLE : Nero di Bertulli Giacomo P.I. 02270740414

LA REDAZIONE Direttore Creativo Giacomo Bertulli 329.2005433 Direttore Responsabile Andrea Latini Grafica Claudio Sperindei 347.1651482 Creative Studio

Direttore Marketing Stefano Marangoni Account Manager Enrico Sanchi Direttore Editoriale Jean-Claude Poderini Commerciale Milano Stefano Pegli 335.7757561 lifepeople.milano@gmail.com facebook: LifePeople Milano Commerciale Abruzzo Diamond srl 0861.887405 info@diamondgroup.it Commerciale Brescia/Lago di Garda Alter Ego Servizi 366.5977076 Pubblicità Italia Nemes Galasso 338.8370327 Servizi giornalistici: Alessia Pellegrini Aniello Paturzo Annalisa Perazzini Cecilia Greco Dan Mc Swoord Davide Niccolò Enrico Sanchi Erika Facciolla Gabriele Nardini Giovanni Franciosi Giovanni Zerba Giulia Sorcinelli Jean-Claude Poderini Kowalski Laura Bruscia Marcello Tosi Marianna Pilato Michela Ricci Michele Scudo Miguel Chimal Sanchez Monica Pucci Samira Leglib Samuele Daves Stefano Marangoni Teresio Troll Valentina Sorrenti Valentino Cristofalo

Fotografo Alessandro Omiccioli - 349.5773620 Stampa AGP srl Responsabile Franchising Ezio Stazio - 392.0415407 Mediaplan srl PER LA TUA PUBBLICITA’ SU QUESTO MAGAZINE Mediaplan srl/Multiservice /Diamond 348.8552098 - 3392705653 lifepeople@live.it Distribuzione MEDIA PLAN s.r.l 071.668405 Eventi eventi.lifepeople@gmail.com Max Oradei - 320.8138853 Redazione: Via I.Asimov, 6/8 Marotta di Fano (Pu) redazione@lifepeople.it Autorizzazione del Tribunale di Pesaro n°546 del 18/12/2007 Marchio protetto da Copyright


EDITORIALE

LA STRADA È interessante! Veramente. Niente a che vedere, con le paradossali passerelle di moda della stagione di turno, dove escono abiti assurdi indossati da donne che non incontrerai mai per strada. La moda che si vede per strada (road fashion) è vera e irresistibile, seduti al bar scopri tutto il sapore delle diverse personalità. Così trasparente come l’acqua, la strada parla (streetwear), si racconta e urla le voci della gente. Si vede la donna animalier, aggressiva e ammaliatrice, incontri la ragazza doll o la donna giovane, radiante e inusuale. Ognuno con la propria personalità e dignità esprime il suo carattere e la conquistata libertà d’espressione. Infine, la moda si racconta e grida l’esigenza del comfort, dell’originalità e dell’unicità. La moda di strada lancia dei messaggi creativi con codici di appartenenza e target. Il linguaggio giunge agli stilisti che poi lo filtrano sulle passerelle. Qual miglior set della strada si può creare!? I migliori stilisti, fotografi e registi (road movie) hanno scelto la strada per esporre le proprie creazioni. È la moda che vive e si condivide con allegria e piacere. Per strada, si mangia (street food), si beve, si balla (street dance) e si ascolta musica. Ogni persona sia spettatore e sia attore, canalizza e scopre per strada come usare l’energia vitale per dare un giro costruttivo alla vita. La natura insegna a controllare le emozioni, ad assorbire il pensiero positivo. Ricevi gratuitamente le attenzioni che insegnano a chiedere amore. In definitiva la eco-fashion rappresenta l’ultima seduzione. Quindi quale altro problema esiste? In fondo se gli amici diventano nemici, aiutano ad aguzzare l’ingegno e a trarne degli insegnamenti, primo fra tutti la prevenzione e l’autodifesa. Ma come sarebbe noiosa la vita senza nemici! E se non hai nemici, non sei nessuno, perché, nonostante sembri un controsenso, il valore delle persone si conta anche dai nemici che ha! Perciò, step by step, sarà la tua forza a trasformare i nemici in nuovi e fedeli amici!

di Jean-Claude Poderini

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STREET di Giulia Sorcinelli

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iamo davvero sicuri che per conoscere l’anima di una persona si debba andare al di là delle apparenze? Lo Street Style costringe a porgerci questa domanda. Lungo le strade si possono osservare e indagare infiniti mondi che, mescolandosi reciprocamente e senza sosta, generano ogni giorno inedite tendenze di moda e ingegnosi modi di vivere. Non esistono più i canoni, l’ispirazione è la gente di tutti i giorni e il fine ultimo è essere se stessi, nella propria modalità, senza lasciarsi travolgere dal costoso conformismo. Non esistono più gli aristocratici che promuovono gusti e mode, tutto è personalità, tutto è comunicazione. Ora le tendenze capaci di dettare stili di vita sono convalidate nel tempo dai giovani che sfilano per strada. Iniziarono negli anni ’50 in America e durante i ’60 in Inghilterra, l’una ai tempi di Elvis Presley, l’altra negli anni della minigonna di Mary Quant. Poi moltiplicarono nella cultura pop degli anni ’70 e nel Giappone degli anni ’80 mentre oggi fermentano all’impazzata soprattutto in Cina. La homeless street fashion è solo una delle ultime tendenze dello street style. Il fenomeno prende ispirazione dallo stile dei senzatetto e da quello bohémien. Durante la settimana milanese della moda, nel gennaio 2010, la stilista Vivienne Westwood ha inaugurato la collezione invernale dichiarando di aver disegnato tutta la sua collezione come se fosse una senzatetto. E sempre di più si sente la necessità di riacquistare la libertà e la propria personalità, di sentirsi comodi, di prendere iniziative, anticipando così le mode. Ormai raramente le sfilate delle maison generano fenomeni di moda, al massimo

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contribuiscono a consacrare una tendenza facendo da cassa di risonanza a modelli, gusti e stili già disponibili nella vita di tutti i giorni. Sono dunque le molteplicità dei nostri stili di vita a generare le tendenze. Negli ultimi tempi sono nati siti e blog gestiti da curiosi fotografi che cacciano i trend per le strade, ritraendo nelle loro fotografie volti e abbigliamenti di persone comuni, di gran lunga distanti dai soliti red carpet. Famoso è il blog “The Sartorialist”, il genio in questione è Mr. Schuman che, laureatosi in merchandising e lavorando negli uffici vendita di brand come J.P.Gaultier, ha deciso di toccare con mano la moda di tutti i giorni, spostandosi continuamente per fotografare in tutto il mondo, in una continua ricerca di eleganza che lui stesso dice di non sapere definire. La strada dunque trova un nuovo contesto, un nuovo successo e non solo nel mondo della moda. Gli USA sono i protagonisti indiscussi quando si parla di Road Movie, i film che si girano sulla Road 66, magnifiche riprese di viaggi coast to coast, tra i più recenti: “Parto col folle” (2010) e “This must be the place” (2011). Mentre la cosiddetta Street Art sta diventando il mezzo più ricercato per localizzare quell’anima ribelle e contestatrice intrappolata nei corpi delle generazioni più giovani. Questo popolo di graffitisti espone le sue opere sulle pareti degli edifici o nei convogli della metropolitana, contrapponendo all’impersonalità degli stereotipi un’espressività più aggressiva. È una forma d’arte, nata nei quartieri degradati del South Bronx, che da anni ormai affascina e infastidisce sia i passanti delle grandi metropoli sia gli abitanti di città meno emergenti.

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I graffitisti non sono gli unici artisti di strada, i cosiddetti busker non si sintetizzano in alcuna categoria, ne esistono di tutti i più originali tipi, offrendo al pubblico spettacoli di intrattenimento; erano molto apprezzati un tempo, quando ancora non esistevano radio e televisioni. Si conoscono casi di artisti affermati che in varie occasioni hanno deciso di improvvisarsi artisti di strada, camuffandosi per non farsi riconoscere. Basta ricordare Jon Bon Jovi o Bruce Springsteen o ancora Biagio Antonacci, che nel 1993 si camuffò da busker esibendosi in incognito nella stazione centrale di Milano! La strada è certamente il luogo più ricco di storie dei più svariati tipi di persone, per questo motivo ha sempre saputo adattarsi a ogni sorta di cambiamento, offrendo straordinarie realtà ogni minuto del giorno e diventando teatro di meravigliose esibizioni artistiche, per permetterci di essere sempre inconfondibili. Coco Chanel se ne sarebbe innamorata con la sua celebre “in order to be irreplaceable, one must always be different”.

CREDITS Photo: Emma Leafe Stylist: Valentina Sorrenti; valentinasorrenti@yahoo.it Model: Ashley Hair & Make-Up: Leila

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RED CARPET di Jean-Claude Poderini

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“Karybdis Atelier” nasce dalla passione per la moda e lo stile. La filosofia dell’ultima collezione prende spunto dallo stile vittoriano ed edoardiano, in pieno’800 e ‘900. Uno stile retrò, austero ma romantico elegante e raffinato.

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rresistibile e affascinante l’alta moda s’inventa modelli audaci e glamour per far sognare. E il bello della moda è avere un abito unico, ideato per te e farti sentire femminile e sensuale. Così l’abito impegnativo oggi si usa nelle cerimonie (matrimoni), negli eventi particolari (inaugurazioni), nei party o in una serata in discoteca. Gli esempi sono tanti e visibili dai vari media ma quello che crea sempre maggior richiamo è il Red Carpet. >>


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Corsetto e gonna in taffetà di seta e macramè color bianco, con applicazioni di Swarovsky. Collare realizzato interamente in macramè bianco, con bottoncini madreperla.

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Pertanto il sogno e la consacrazione di ogni stilista è quello di vestire i VIP in quella vetrina globale. Ma per chi è sufficiente sognare, può sentirsi una principessa per una notte anche in altre occasioni. Anche un cocktail può essere un buon momento per esibire abiti realizzati su misura. Per una giovane con un corpo magro non sono essenziali le misure ma bensì l’unicità dell’abito che sia realizzato per soddisfare la sua personalità, con materiali, colori e forme e volumi che esaltano la sua figura e parlano di sé. Ne è consapevole Alessandra Castagnolo, la giovane stilista di Roma che ha aperto nel 2006 un atelier di moda. Dopo la laurea in architettura ha frequentato l’Accademia di Costume a Roma e si è esposta in prima persona debuttando nel 2010 nel mondo della moda, partecipando a sfilate e alle finali di concorsi di moda, con le collezioni ideate, disegnate e realizzate interamente dalla stilista. Con successo, da allora, la stilista realizza capi unici e personalizzati, eseguendo su commissione modelli unici e personalizzati. Nel suo atelier realizza abiti eleganti, corsetteria e accessori tutto rigorosamente a mano. La collezione Alessandra Karybdis è una linea ispirata alle atmosfere e ai costumi del periodo vittoriano prendendo spunto dalle forme, dai colori e dalle varie caratteristiche degli elementi della natura. La collezione “Summer Garden” che vediamo nelle foto è rivolta a una donna romantica e sognatrice. Infatti i due outfit rappresentano un occulto desiderio di eleganza e sex appeal. Il lusso del bianco, ultima tendenza delle star americane, e le vibrazioni del viola ci portano a una scelta di colori importanti. Tre in uno è il completo bianco composto da collare, corsetto e gonna, mentre l’abito viola è un elemento unico con un’emozionante scollatura sul dietro. >> Abito lungo, linea a sirena, in lurex viola a righine brillanti con glitter cangianti. Ampia "corolla", e tulle arricciato nero al ginocchio e sulla spalla. Decorazioni con rami di perline argentate, come perle di rugiada sui fiori del mattino. Ampia scollatura sul retro fino a fondo schiena, con spalline che si incrociano.

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Crediti Photo : Bruno Spiezia bruno.spe@tin.it Model: Elisa Straccali straccali.elisa@gmail.com Abiti: Alessandra Karybdis www.karybdisatelier.com Stylist: Alessandra Castagnolo www.facebook.com/Karybdis.Atelier Hair Make-up: Katia Baffa Bellucci katia.bellucci@tiscali.it

Infine la stilista ha risposto alle nostre domande esprimendo la sua passione per il campo della moda. Ci può raccontare lo stile della Sua griffe? “Karybdis Atelier nasce dalla passione per lo stile vittoriano ed edoardiano, quindi dall’800 ai primi del 900. Uno stile retrò, antico, austero, ma anche sognante, romantico e sempre molto elegante e raffinato”. Da dove prende spunto ogni stagione per le tue collezioni? “Tante cose possono essere un punto di partenza, soprattutto storia dell’arte, dell’architettura, che fanno parte del mio background culturale e sono gli ambiti che preferisco per le mie ispirazioni”. Un abito da cerimonia è solitamente un modello di alta moda! Come un modello elegante può essere moderno e facile da indossare? “Reinterpretando gli stilemi classici nella propria visione, nel proprio stile. Se sia facile da indossare dipende dai gusti ed esigenze di ogni persona; secondo me un abito comodo può essere al tempo stesso elegante grazie ad alcuni dettagli e particolarità che lo impreziosiscono”. Quale nostalgia, secondo Lei, ha la moda di oggi rispetto alla moda del secolo scorso? “C’è sempre nostalgia, si guarda sempre al passato ed è un continuo revival e reinterpretazione delle mode passate. In questo momento vanno gli anni ‘40”. Nei suoi modelli, esiste una memoria degli anni di auge della moda? “Nei miei modelli finora si è sempre guardato, appunto, all’800, ma anche agli anni ‘50 e ‘80 in parte”. C’è un personaggio a cui si ispira per realizzare i Suoi modelli? “No, finora nessun personaggio!” Cosa manca alla moda oggi per essere maggiormente apprezzata? “Per alcune situazioni, manca il vero made in Italy, ma manca anche,

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da parte del pubblico, l’apprezzamento di questo, dell’artigianalità; qui è sottovalutato paradossalmente, mentre all’estero ancora è molto considerato. Ma per cambiare tutto questo, dovrebbero cambiare tanti altri meccanismi…” Quale differenza deve avere un abito elegante da cocktail o da pomeriggio particolare? “Abito corto ma sobrio, con colori vivaci, o un capo più stravagante rispetto al resto dell’outfit”. Come consiglia di vestirsi per un party importante o per una serata in discoteca? “Per il party, dipende dal tema del party, quindi per accontentare entrambe le situazioni ci vedo un tubino e un bolero o un corsetto da mettere sopra, per movimentarlo un po’.” Ci suggerisce un abito per il Red Carpet? “Uno dei miei, naturalmente! Magari l’abito lungo nero della mia collezione Fracture (A/I 2011-2012), in seta e pizzo, col collo alto plissettato in organza”. Le piace la moda vintage o ritiene che la moda debba esprimersi guardando al futuro? “Entrambe le cose. Quando le due cose si mischiano poi potrebbero esserci effetti interessanti”. La moda, si sa, è movimento e innovazione! Come deve vestire una donna che vuol essere raffinata? “Basta non scegliere gli eccessi (nelle forme, nei modelli e nei colori)!” La invito a dare alcuni consigli alle lettrici di Lifepeople Magazine sulla moda della prossima stagione estiva! “Bianco e oro e colori tonalità pastello, sul beige e sul marrone, e per quanto riguarda la mia linea della prossima collezione, ovviamente sapore d’altri tempi e romanticismo!” Per chi è interessato, dove si possono trovare i Suoi modelli? “Potete trovarmi su Facebook: www.facebook.com/Karybdis.Atelier e il mio sito ufficiale è www.karybdisatelier.com!”


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WEDDING di Jean-Claude Poderini

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utto è stato calcolato! Già! Non può essere frutto dell’improvvisazione, è un set già provato da tanto tempo. Ma per le nuove coppie è sempre la prima volta e forse anche l’unica volta. Non è lo stesso di un evento mondano o di un gran galà. Le cerimonie sono diverse e differenti anche se la cerimonia principe rimane e sarà sempre il matrimonio. Sia esso religioso o civile, l’emozione è nell’aria e si avverte sempre una commozione forte. L’eccitazione comincia dall’invito studiato a regola d’arte dai maestri del wedding planner. Pellicole di gran successo come “Il matrimonio del mio migliore amico” e “Prima o poi mi sposo” ci introducono nell’atmosfera dell’organizzazione di un matrimonio perfetto. In questi due film americani, le protagoniste Julia Roberts e Jennifer Lopez sono coinvolte, loro malgrado, in situazioni imbarazzanti. Mentre l’esilarante commedia “Il padre della sposa” con il brillante protagonista Steve Martin ci mostra un wedding planner perfetto, magistralmente interpretato dall’attore Martin Short nei panni di Franck Eggelhoffer, grande professionista che cerca di aumentare la suggestione negli invitati. Essere invitati alle nozze è già praticamente contribuire alla felicità a all’amore che si celebrerà. Come i parenti anche gli amici trepidano per gli sposi e l’eccitazione a volte prende il sopravvento, specialmente dopo la cerimonia. L’invito già ci indica che tipo di matrimonio sarà e quindi ci fornisce le prime indicazioni su come vestirsi. Se arriva un invito che cita la scelta dell’abbigliamento, metà dell’opera è già fatta, nel caso contrario l’invito stesso ci può dare gli indizi ai quali prestare attenzione. Esaminando l’invito cartaceo si può avere un’ottima idea per capire se il matrimonio sarà classico o moderno, formale o stravagante. Se gli sposi hanno speso molto per i biglietti d’invito, l’abbigliamento richiederà una cura maggiore rispetto a un invito semplice ed economico.

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Altri indizi si possono rilevare dalla stagione in cui si celebrerà il matrimonio e dall’ora della cerimonia. Infine il luogo, per intenderci se la cerimonia sarà religiosa o solo civile, e quindi in chiesa o al municipio oppure, come usa in America, a casa o nel giardino della propria villa. Ma non va trascurato anche il luogo del convivio, se saremo invitati al ristorante (in un grande salone di lusso) oppure in casa (villa veneta dell’ottocento sul lago) o all’aperto nel giardino della villa in campagna (un bel déjeuner sur l’herbe) o al mare. L’abbigliamento dovrà tenere conto di tutti questi fattori e la scelta dell’abito, nonché del colore, seguirà lo stile della cerimonia. Come vestirsi deve essere una scelta intelligente e non cercare di attirare l’attenzione su di sé, oscurando gli sposi, ma solo essere per loro da cornice. Se poi qualcuno, e qui mi rivolgo specialmente alle donne, decide di essere glamour e sembrare una modella appena scesa dalla rivista Vogue, si dovrebbe limitare agli accessori. Inoltre l’eccessiva eleganza, come la troppa sportività può apparire fuori luogo. Va da sé che nelle stagioni calde la formalità è meno richiesta rispetto alle stagioni fredde. In ogni caso alcuni indumenti tipo gli affezionati jeans (che non dovete neanche pensare di tirare fuori) o le minigonne troppo corte come pure i pantaloni short sarebbero da escludere totalmente, così come alcuni capi troppo sportivi. I matrimoni celebrati all’aperto o in spiaggia, consentono alcune licenze più casual ma sempre senza apparire irrispettosi verso gli sposi. Per gli uomini si tratta di allentare la cravatta e per le donne si limita a poter scegliere un colore più allegro ma non di più. Ovvio che gli invitati uomini sono avvantaggiati a differenza delle donne che sono sempre più nel mirino delle attenzioni. Gli occhi sono puntati sui vari look femminili che però hanno il vantaggio di avere un’ampia scelta di abiti e variare di più le immagini da cerimonia. Mentre l’uomo ha nel guardaroba dei capi di abbigliamento basici e fondamentali che gli permettono di essere sempre sicuro di sé. Lo stile è personale e perciò l’outfit può essere acquisito in modo naturale e spontaneo. Ma alcuni accorgimenti per non commettere errori sarebbe opportuno valutarli. Ogni occasione ha il suo abito e ricordiamoci che la prima impressione che si ha di una persona si basa sui primi sette minuti di contatto. Quindi, oltre al look che già da solo è un ottimo biglietto da visita, attenzione anche alla postura e all’atteggiamento, in fondo sono solo sette minuti…!

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PAL ZILIERI L’UOMO DA CERIMONIA

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i prepara alla cerimonia come un torero, un cavaliere o come un gladiatore. Per un torero, la vestizione diventa una cerimonia sacra, mentre per un cavaliere l’abbigliamento assume un significato simbolico e per un gladiatore è un elemento da combattimento. Tutti e tre, uniti dalla lotta, sono pronti a scendere nell’arena con l’imperativo di vincere. In senso figurativo si sente come uno di loro, con la vittoria nelle mani e un anello per sempre! L’arena è il luogo della cerimonia e la vittoria è un matrimonio riuscito. La vestizione è il momento che precede la sua uscita di casa, si sente come un eroe, il suo ultimo atto da single. Lo aiuta Giuseppe, il maggiordomo, quasi un coetaneo ma rigorosamente a

conoscenza delle regole del bon-ton. Gli uomini oggi sono attenti ai dettagli e allo stile, consapevoli che anche l’abbigliamento sarà una forma di amore e una dimostrazione di rispetto. Vogliono dimostrare una buona presenza e un carattere deciso, per questo non rivelerà l’abito che ha scelto. Chi ama curare il look comincia dalla cura dei capelli e della barba. Il successo di un outfit curato comincia dalla biancheria intima, scelta con stile e attenta al comfort, i calzini invece saranno alti rigorosamente in filo di Scozia e scuri. Segue la camicia con polsi, collo e pettorina visibilmente inamidati e preferibilmente di un pragmatico bianco immacolato. Su di essa vanno accostati i pochi elementi in oro

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come gemelli o copri bottoni. Il pantalone è appena appoggiato sui fianchi con la cintura nera, quando indossa aiutandosi con il calzascarpe le Oxford anche loro nere. Ne segue la famosa cravatta, un must che, insieme al gilet, sarà quel vezzo che determina la personalità dell’individuo. Il nodo parla più di mille parole e racconta il carattere e altre curiosità. Infine i pantaloni e la giacca sono il completamento di un mood perfetto. La giacca sarà il capo che chiude l’immaginario cerchio e dove si appunta un candido fiore come vezzo. L’uomo di classe si riconosce sempre, chi ha stile non si adagia sulla ricerca di un modello alla moda o solamente a una griffe per sentirsi sicuro. In fondo lo stile è solo un po’ di buon gusto e tanta semplicità. Durante la vita di un uomo ci sono diversi momenti dove gli è imposto un dato abbigliamento. Una cerimonia o un invito a un matrimonio, sono tra quelle occasioni importanti da sostenere con carattere e dove dare prova di coraggio e decisione. Come gestire questi momenti, dal momento che le regole per gli abiti maschili sono decisamente più severe!? Nello scenario delle collezioni cerimonia uomo, la griffe Pal Zileri propone interessanti modelli per i momenti magici della vita di ogni uomo. Nella collezione primavera-estate 2012, la ditta vicentina veste l’uomo per qualsiasi tipo di occasione ed evento, dai matrimoni più formali a quelli tradizionali: abiti classici, ma anche tight, mezzi tight e frac senza rinunciare a un tocco di modernità e a un aggiornamento costante degli stili e delle linee. L’eleganza e il senso estetico non sono esclusivamente femminili, e perciò anche l’abito da sposo, sarà protagonista. Lui dovrà apparire, alla sua amata, più bello che mai. La regola fondamentale da seguire è che ci deve essere totale armonia tra gli sposi davanti all’altare: sarà quindi indispensabile regolarsi sul tipo di abito che indosserà la sposa e sul tipo di cerimonia scelta. Quando la sposa indossa un vestito importante, bianco e lungo, con strascico e velo, il galateo vorrebbe lo sposo vestito con il Tight o Mezzo Tight se la cerimonia è prevista la mattina o nel pomeriggio. Per matrimoni celebrati più tardi nella giornata, saranno da indossare il Frac o la Marsina. Risulta invece decisamente inadatto lo Smoking, in quanto considerato abito da gran sera. Qualunque sia il vestito da sposa, oggi all’uomo è concessa la soluzione del classico completo a tre pezzi. Padri, fratelli e testimoni seguiranno la scelta dello

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sposo: se questo è in Tight lo indosseranno anche loro, altrimenti l’abito scuro o grigio. Si può indossare l’orologio da polso ultrapiatto, specie se è stato regalato dalla sposa. Nel caso invece s’indossi un tight elegantissimo è consigliabile un orologio da taschino. Completamente rivisitata in tutti i suoi aspetti, la nuova collezione Pal Zileri presenta diverse tematiche volte ad intrecciarsi tra di loro in un gioco di forme, materiali e abbinamenti all’insegna sempre della raffinatezza, dell’eleganza e dell’esclusività. Per un evento rigoroso ma che non vuole rinunciare a un tocco di modernità, sono proposte un’offerta ampia di tight e mezzi tight dalle lunghezze e dalle ampiezze volte a soddisfare le diverse esigenze. Anche se il nero è sempre il colore predominante, non mancano nella scelta cromatica, i grigi antracite abbinati ai bianchi ottici e naturali, ai perla e il blu notturno come proposta alternativa. Lo sviluppo e la proposta di capi con applicazioni quali paillettes, Swarovski, catenelle, borchie per delle luminosità e dei colpi di luce alquanto particolari, sono gli studi rivolti, non solo per gli abiti da cerimonia ma anche per eventi alternativi come: il teatro, i party e i galà. Nell’ottica invece di una proposta più classica, più diurna che serale, in questo segmento si è lavorato sulla ricerca di basi modellistiche alternative alle abituali. Le giacche sono più corte, i revers si sono stretti leggermente, le pattine e i filetti sono minimal, le vestibilità sono studiate per scolpire le figure più esigenti. La scelta dei tessuti preferisce fibre naturali quali la lana e la seta accostate tra loro per un impatto più classico, e a volte accostate ad altre fibre sintetiche per un impatto più fashion. Per un tocco di freschezza l’applicazione di profili in piping colorato a bordo margine delle giacche e sulle pattine e revers infondono un tocco di colore e di freschezza anche per il capo più classico. In generale i tessuti spaziano dal classico gessato ton sur ton o leggermente a contrasto, ai classici uniti, alla ricerca di micro strutture e micro disegni sempre più di tendenza, tutti accomunati da una sofisticatezza comune. Un esclusivo evento mondano, una prima a teatro, un gran galà: a questi ideali scenari s’ispira una collezione di smoking all’insegna della personalità. Accanto ai modelli più tradizionali nelle varie vestibilità, compaiono spezzati con giacche a disegni estremamente variegati che vanno dagli Jacquard macro o micro, con colori che spaziano dal nero al rosso scarlatto, all’oro antico.


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LA CERIMONIA

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di Teresio Troll

candivo le due parole, ceri-monia e matri-monio, cercando di ricostruire una parentela possibile con i ceri, le candele, forse perché le cerimonie si svolgevano in fioca luce o con matri, mater…bah! Ero appena uscito dall’accappatoio dopo una colazione leggera, per non togliere allo sparato della camicia il suo effetto modellante. Cerimonia. Pensavo insistentemente a questa parola mentre terminavo di prepararmi davanti allo specchio sempre con un orecchio alle Nozze del Wolfango Amedeo che mi suggerivano che quel giorno avrei potuto fare ben altro che controllare la piega del colletto bianco di battista perfettamente inamidato dalla signora Anna Pina, o semplicemente Pina come la chiamavamo in famiglia fin da quando ero piccolo. Lei veniva a fare i mestieri specialmente se c’erano cerimonie in vista. Cerimonie… un nome così ‘sacrale’. Che siano stati i Romani che portavano a Ceres, in fuga dai Galli, gli oggetti sacri o che venga dal sanscrito ‘karman’, preferisco sempre l’originale greco ‘charmone’ uguale gioia, allegria. Gaudio! Festa per tutti! Poi torno a concentrarmi sul colletto di battista e al cerimoniale della mia preparazione. Colletto perfetto a sottolineare il taglio perfetto della barba. Come deve essere così è! Avevo optato per l’abito grigio anche se, con quella luce che batteva il giardino di colore quasi fosse un quadro di Joaquin Sorolla, avrei visto il blu come colore perfetto. Ma la cerimonia è un matrimonio e siccome l’etichetta nel mio caso dice tight, tight sia, e scuro benché grigio. Così deve essere e così è! Il vestito è allacciato, gemelli e spillone con perla sull’Ascot come unici gioielli (odio l’orologio). Ovviamente calze lunghe, rigorosamente scure. Mancano solo le scarpe. Scarto le Alden, troppo pesanti e rumorose, e tentenno un po' tra le artigianali campane e un paio inglesi color cuoio. Scendo le scale dopo aver controllato che scarpe e lacci (ambedue Paul Smith) siano perfetti in accostamento e pulizia… non troppo lucide. Fendo la siepe come un centauro e stacco un fiore bianco dal solanum per l’occhiello. Perfetto, piccolo e grazioso. Mai grande, apparire è scortese, lascia che l’eleganza entri per seconda. La sua affermazione durerà più a lungo. Salgo in auto e mentre guido in questa splendida giornata di primavera penso a come sarebbe stato bello avvicinarsi al luogo della cerimonia in tram. Su di un vecchio tram di legno e ferro, tutti insieme, come ancora gli svizzeri fanno sulle linee di Zürich. Aperitivo, brindisi e allegria in piena tenuta da cerimonia nella carrozza affittata per l’occasione, addobbata di fiori e tovaglie e cristalli tremolanti mentre la vita scorre sui binari. Tre musici, dressed à la page, attutiscono suonando ogni rumore in strada alle rotaie. Mendelsshon-Bartholdy ha preso il posto di Wolfango. Io prenderò il mio posto di testimone un po’ alleggerito dai due bicchieri di champagne. La bella sposa prenderà un bacio e lui un anello al dito, per sempre consacrato. Un saluto agli ‘immancabili’ geni del cattivo gusto, calzettoni bianchi, gioielli, abiti chiari con le loro immancabili compagne in minigonna e abiti neri, o bianchi addirittura. Un bacio alla bella sposa e poi tornerò a casa a togliermi le scarpe, ma prima: sul piatto girerà di nuovo Mozart, mi guarderò allo specchio l’impeccabile figura, perfetta in ogni punto, dai piedi al collo per sentirmi dire: “Bello, bello e impeccabile…”. Così deve essere, così è!

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TACCETTI CALZATURE DA SOGNO Già dalle foto si possono ammirare le luxury shoes della nuova collezione Taccetti Primavera/Estate 2012. Le possiamo definire scarpe da casting, per fotogenia e bellezza, nonché ammirate da donne famose in tutto il mondo. di Michele Scudo

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a sempre le scarpe sono considerate una sottile attrazione. Dato che non sono solo un accessorio accattivante ma una vera arma di seduzione che le donne usano per affascinare. Pertanto le calzature sono curate con dettagli di prestigio e animate da una rinnovata suggestione. Quindi il mondo degli accessori, particolarmente attento alle mode, si identifica con il movimento del corpo e la cadenza del ritmo. È l’accessorio più amato dalle donne lo vediamo in un set insolito, indossato da sapienti modelle ai bordi di una piscina e immerso nell’acqua come se fosse un elemento da non dover mai togliere. Perciò la nuova stagione estiva si propone come un tripudio di colori che inonda sia l’abbigliamento e sia gli accessori. Come un denominatore comune la moda viene in soccorso in un momento di bisogno e lancia con una nota di energia, uno stato di buonumore. Femminilità come essenzialità del prodotto. Pensate per il piede come luogo di risonanza del corpo, la scarpa come l’elemento che esalta il proprio aspetto e che rende unica la personalità di ogni donna. Il risultato di ogni collezione è l’anticipazione del prossimo obiettivo. La fonte d’ispirazione del design delle calzature Taccetti è la vita di oggi. Tra i tormenti del quotidiano e i ritagli giornalieri di momenti glamour si inseriscono perfettamente i modelli di Stefano Taccetti. In risposta alle diverse esigenze della donna contemporanea nel tentativo di connubio fra l’essere e l’apparire. È elegante e sofisticata, fashion e romantica, la donna di oggi ritorna alla ricchezza della semplicità. La collezione del calzaturificio toscano per la nuova stagione estiva 2012 crea emozioni e linguaggi universali. Possiede un’impronta decisamente leggera e fermamente femminile, espressione del nuovo vivere urban-chic.

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Da modelli vibranti, frutto di un’intensa esplorazione dei gusti,a colori freschi e brillanti accostati ai toni neutri del taupe, del cuoio e del bianco, si trasmette energia. Quindi forature su pellami nabuk leggeri, pony e vacchetta lavorati a taglio vivo e cuciture a contrasto sono le nuove proposte di un daily accattivante. In abbinamenti di tessuti denim, gros-grain e vernici fluo su tomaie dalle linee pulite, per la parte più humour e eye-catching della collezione. Quindi fasciature in rafia, allacciature alla schiava tramite nastri di gros-grain e scoubidou di pelle come richiamo all’artigianalità del prodotto e per rendere le gambe il fulcro del corpo. I modelli sono interpretati in due varianti, quella del colore e della vivacità estiva, e quella della delicatezza del bianco e del suo romanticismo. In definitiva le strutture di questa stagione sono composte da altezze vertiginose per sandali, decolleté, e peep-toe e si affiancano a strutture flat di sandali e ballerine e una nuova proposta di tacco 100 mm più voluminoso, dalle rifiniture ad effetto rustic, applicato a modelli e materiali che ne esaltano il look eco-elegant. Perciò è uno charme fatto di dettagli, linee sofisticate, materiali preziosi, che acquisisce un aspetto unico e inconfondibile dedicato a donne illuminate. Sempre in passerella le calzature Taccetti (www.taccetti.it) interpretano la nuova stagione estiva 2012. Una griffe importante nel mondo del fashion, accessori, con proposte sempre attuali e grintose, un appeal fresco e giovane, per una femminilità contemporanea. Comunque protagoniste ai piedi delle donne che interpretano la moda. Risulta impossibile resistere alle tentazioni, femminili e chic, della nuova collezione.

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BRACCIALINI BORSE CHE PARLANO di Gabriele Nardini

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accessorio cambia il look! Lo sanno bene le fashion blogger e lo sa bene anche la griffe di borse fiorentina ‘Braccialini’. Stupisce per originalità e comunicazione la nuova collezione primavera/estate 2012. È una nuova moda, che parla e racconta le emozioni. Con semplici messaggi comunica con libera immaginazione, uno stato d’animo e un’appartenenza. Per la nuova stagione calda, Braccialini gioca con i tanti linguaggi del mondo floreale, celebrandone gli spettacolari contrasti. È il tripudio della eco-fashion che si esprime con i colori dei fiori, l’emozione di una rosa, il profumo del mughetto, la vitalità del girasole. Dalla notte dei tempi, poeti, pittori, musicisti e anche i più grandi designer e stilisti si sono ispirati ai fiori. La semplicità, freschezza e purezza della margherita diventa una nuova borsa icona dai petali bianchi impreziositi con tanti strass. Invece una corolla di calle bianche e foglie verdi avvolgono un grazioso cestino dal manico intrecciato, e ghirlande di fiori policrome esaltano le sacche destrutturate.

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Mentre una delicata grande rosa, simbolo di passione, s’insinua nelle pieghe di una borsa dalla linea sobria. È una raffinata celebrazione di fiori, di colori dai toni del fuxia, dell’azzurro, dell’arancio, disegnati e ricamati in forma astratta. Unico spettatore, con uno sguardo vispo e incantato, di questo stupefacente prodigio della natura, un piccolo cerbiatto, accoccolato in silenzio tra piccoli fiori in pelle e tra colorati Swarovski. Mentre arrivano nuove star nel mondo delle borse, l’accessorio cult, la così detta casa portatile, si arricchisce di un nuovo modello destinato a diventare un nuovo classico continuativo della maison italiana. Braccialini annuncia ‘CLIO’ la borsa icona per un lusso da city-chic. Il suo stile, immediatamente riconoscibile, coniuga elementi squisitamente retrò a un glamour contemporaneo e trendy. Per esempio dettagli distintivi come la cerniera e il grande girello in metallo dorato connotano l’eleganza senza tempo di questa borsa dal fascino bon ton.

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Presentata per la prima volta la scorsa stagione Clio è ora riproposta nella versione estiva in molte nuove varianti, ricche e creative, e in differenti grandezze. Infatti, sono quattro le proposte cromatiche: beige in tessuto di paglia, salmone in vitello a stampa cocco, multicolor una stampa particolare nero/bianco e glicine con una romantica stampa fiorita su vitello bianco. Infine si aggiunge a questa, una mini serie ‘special’, proposta in una sola misura, dalle lavorazioni ancora più pregiate per quattro modelli da collezione. Clio Flower: con fiori ricamati artigianalmente in nuance di colore, su pellame bianco effetto cervo. Clio Gold: modello caratterizzato da pellame dorato effetto lucertola, con tasca impreziosita da fiori, foglie e strass Swarovski. Clio Jeans: modello denim, chiaro e scuro, con stampa dai colori brillanti su fondo di vernice sfumata. Clio Embrodery: in vitello nero opaco con ricamo bianco, e in vitello nero lucido a stampa pitone con pelle bianca a contrasto.

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Inoltre sono irresistibili i nuovi modelli della collezione ‘TUA’ by Braccialini. Anche questo creativo itinerario di borse prepara alla voglia di estate e di solarità con disegni allegri e colorati, con una collezione che dà voce a tutte le donne e a tutte le personalità. Ossia sono borse che seducono ed eccezionali oggetti regalo. Per chi ha il mare sempre in testa, le deliziose borse ‘Love boat’ ci conducono in una svagata crociera nei mari del sud, con morbide sacche in canvas a righe con soggetti marinari e dettagli caratteristici come corde, nodi e tanto di oblò frontale. Per lo più pop, rivolte alle aspiranti fashion victim, il nuovo sexy è la borsa ‘Ladies’ in vernice con volti stilizzati di donna, ognuna accompagnata da un messaggio sulla moda, lo stile, l’eleganza. Risulta quasi un piccolo manifesto personale da portare sempre con sé in ogni situazione della giornata. Invece per le più vanitose, il modello ‘Makeup’ con applicati rossetti, smalti, pettini, profumi e porta gioie diventano protagonisti di una serie particolarmente autoironica. Per le più distratte, la borsa ‘Notes’ diventa anche un’agenda personale, con tanto di penna applicata e foglio su cui appuntare tutti gli appuntamenti del giorno, per borse in vernice stampa cocco. E per chi ha voglia di un’evasione fuori porta ci sono i bauletti colorati ‘Sweet home’ con balconi, fiori, panni stesi, finestre con tende per chi sogna di vivere in campagna un giorno, al riparo dai clacson. Rivolte alle amanti dei cani il modello ‘My pet’ riporta al concetto del fashion dog con una deliziosa cagnetta ricamata con applicazione di pelle, vestita all’ultima moda. In definitiva chiude la collezione la ormai celebre serie di ‘Cartoline’, otto souvenir che arrivano da Australia, Messico, Russia, Sicilia, Provenza, Svizzera, Thailandia e Cuba, ognuna con i propri elementi folkloristici più tipici. Per ricordare che, qualsiasi sia la destinazione, l’importante è lasciare un po’ di spazio in valigia per i sogni.

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ALTERNATIVE

APPAREL Dalla t-shirt perfetta al total look di Enrico Sanchi

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all’idea di un americano di nome Greg Alterman di creare la t-shirt perfetta, ovvero una maglietta che mixasse e sintetizzasse fashion, comfort e vestibilità del fit, nasce Alternative Apparel, marchio moda sul mercato dal 1995. L’obiettivo di Mr. Alterman pare ormai essere stato raggiunto: con il progetto del suo fondatore Alternative Apparel ha elevato la maglietta da capo casual-basic a qualcosa di irrinunciabile nel guardaroba di ciascuno di noi. Dal suo quartier generale di Atlanta, sede del reparto stile, Alternative Apparel sta conquistando il mondo: attualmente il brand è già presente, oltre che negli States, in Canada, Giappone, Australia, e in Europa, in Germania, Inghilterra e Italia dove conta oltre 350 punti vendita (la distribuzione in Europa è affidata ad Interjeans). In parallelo alla conquista dei mercati internazionali, via via l’azienda ha provveduto a un graduale ampliamento dell’offerta e oggi Alternative Apparel significa una collezione completa, facile e veloce, pronta da indossare, che include anche felpe, cardigan, abiti, e accessori, nelle tre versioni uomo, donna e bambino. Complice di questo successo internazionale le celebrity di tutto il mondo: la lista dei vip che per il tempo libero scelgono per il comfort e lo stile Alternative Apparel è lunghissima. Da Tom Cruise, paparazzato on the road con addosso la Champ SweatShirt, una felpa a mezza manica che è uno dei best seller anche in Italia, a Fergie dei Black Eyed Peas, passando per Matt Damon, fino alle star americane Reese Witherspoon

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ed Hayden Panettiere, entrambe note anche in Italia per le interpretazioni su piccolo e grande schermo. Sensibile anche alla sostenibilità e all’ambiente, Alternative Apparel produce per il mercato anche una collezione eco-friendly, Alternative Earth, realizzata con tessuti di provenienza organica. Per la primavera/estate 2012 le collezioni Alternative aggiungono modelli in fantasie e stampe coloratissime trattati con nuovi lavaggi, pur mantenendo intatta la mano soft e il mood vintage, le due grandi connotazioni del successo di questo brand. Gli high light di stagione includono per lei gonne e vestiti dalla silhouette estremamente femminile, dai maxi abiti asimmetrici alle gonne a vita alta, come anche una selezione di nuovi must-have, dai pullover sottili e leggeri, alle felpe smanicate a taglio vivo fino al poncho. Per lui, invece, felpe con cappuccio, bermuda e serafino con bottoni. La collezione primavera/estate 2012 include anche un nuovo assortimento di borse e accessori che si ispirano al mare dando spazio e declinazione al classico lino per le borse in tela, le borse a tracolla e i borsoni in colori decisi e compatti oltre a due nuove stampe: una piccola fantasia su base blu vittoriano e una a multi stripes (righe parallele). Per finire, dettagli in legno intagliato a mano, corde annodate e finiture in ottone perfetti da abbinare con accessori in stile urban chic traveller come le sciarpe, gli scialli e i cappelli.

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la moda passa, lo stile resta

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LE BALLERINE

BLOCH

Dalla danza classica alla magia delle celebrity

di Samuele Daves samueledaves.com

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er le danzatrici professioniste e per tutte le appassionate del ballet style, le ballerine Bloch rappresentano più di tutte l’equilibrio tra l’eleganza modernamente classica e il comfort di un accessorio sempre perfetto dal giorno alla sera. Era il 1932 quando Jacob Bloch, calzolaio appassionato di balletto, emigrato dall’Europa dell’est in Australia, rispose alla richiesta sempre più crescente di scarpette da ballo che fossero al tempo stesso comode e pratiche, creando un modello destinato a diventare iconico. Questa lunga tradizione artigianale, fatta di qualità e d’impeccabile eccellenza in ogni dettaglio, prosegue oggi attraverso i suoi nipoti che guidano l’azienda continuando a ispirarsi al desiderio e alla passione del fondatore.

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Un sogno portato sul grande schermo dalla bellissima Natalie Portman nella straordinaria interpretazione della prima ballerina de Il Lago dei Cigni di Tchaikovsky nella pellicola The Black Swan (2010), che le valse il Premio Oscar quale miglior attrice protagonista. Non è un caso che le ballerine Bloch, dal modello specifico per la danza, dedicato alle professioniste del balletto, si siano evolute anche in una linea fashion ad alto contenuto stilistico che in poco tempo ha conquistato celebrity del calibro di Gwyneth Paltrow, Ashlee Simpson, Salma Hayek e sua figlia Valentina, Katie Holmes e Suri, e perfino Vivianne, la piccola di casa Jolie-Pitt. Per interpretare questo incontro di stile e danza, BLOCH ha quindi scelto come testimonial una stella nascente della scena artistica: una giovane ed emerita ballerina di 17 anni nonché prossima esordiente del cinema americano. Margaret Qualley, figlia di Andie Mc Dowell, si è già fatta notare sulla passerella della sfilata P/E 2012 di Chanel e si mormora che stia partecipando ad alcuni provini per interpretare il suo primo ruolo. Più che una hit girl, un talento da seguire molto da vicino. In questo modo si è avverato il sogno cominciato quasi ottant’anni fa da Jacob Bloch. Un percorso che ha accompagnato i passi sulle punte delle prime ballerine delle compagnie più prestigiose del mondo, come Sarah Lam del Royal Ballet di Londra, Polina Semionova dello Staatsballet di Berlin, Irina Dvorenvenko dell’American Ballet Theatre e Agnes Letestu dell’Opera di Parigi e che oggi celebra il meraviglioso connubio tra danza e moda.

figlia di Andie Mc Dowel

Katie Holmes E Suri

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Angelina Jolie con figlie


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T-SHIRT

MESSAGE Lo streetwear reinterpreta un capo dalla forte personalità, la t-shirt. Da capo di biancheria intima usato dai soldati per i lavori pesanti a vero e proprio oggetto di culto. Capace di rivoluzionare il look di tutti i giorni, strumento comunicativo a tutto tondo, efficace nella strategia di affermazione della propria identità. La t-shirt parla. La tua cosa dice?

di Alessia Pellegrini

T-words, parole da indossare

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el 1942 la rivista “Life” pubblicò in copertina la foto di un soldato americano che indossava una t-shirt. Nel 1948 il “New York Times” riportò che erano state create delle magliette con la scritta “Dew it for Dewey”, l’allora governatore di New York in lista per le presidenziali. È il primo esempio di t-shirt che parla a scopo pubblicitario. Marlon Brando nel film Un tram chiamato desiderio e James Dean in Gioventù bruciata, belli e disperati da morire, ne indossarono una bianca, senza maniche, sopra un paio di jeans. Fu la consacrazione a capo di culto. E gli uomini non furono più soltanto quelli con il colletto inamidato. Nel 1969 un fan dei Grateful Dead si presentò a un concerto con una maglietta stampata con l’immagine del cantante del gruppo e la t-shirt divenne per i giovani anche espressione della propria passione e preferenza musicale. Oggi l’originale t-shirt con la bandiera inglese stracciata dai Sex Pistols vale 1300 sterline. Negli anni ’80 Madonna si lascia ritrarre, corrotta lolita, con un look androgino: pantalone da uomo con le bretelle e una t-shirt bianca. È un messaggio forte di libertà sessuale, si mischiano i generi e i temperamenti. Negli anni ’90 anche i più importanti brand di moda intercettano l’universalità della t-shirt, la tirano fuori dal cassetto della biancheria intima, scelgono di rappresentarsi decorandola con i loro marchi. Popolarissimo oggetto di desiderio. Gli danno dignità in fatto di stile e la propongono come valido sostituto della camicia, un sottogiacca alternativo per essere eleganti anche alle riunioni di lavoro. La moda, si sa, è il cambiamento per eccellenza. Registra mutamenti sociali, politici, economici. Li registra, li cattura, li indossa. E sfila. Prima sulla strada e poi in passerella. E diventa tendenza. Strumento di rappresentazione e di auto-rappresentazione, affermazione di sé, include ed esclude. È un meccanismo socio-antropologico quello dell’abbigliamento. Segna un’appartenenza oppure una separazione, aggrega o divide, approva o contesta. Da voce al corpo. Lo significa. Non c’è da meravigliarsi quindi che un capo come la t-shirt, basic, economico, pratico, trasversale alle generazioni, indifferente alla taglia e quindi democratico, sia diventato un manifesto e veicolo di comunicazione per riconoscere se stessi e gli altri. La T-shirt che parla è la naturale evoluzione di quel senso di libertà che si prova nell’indossare qualcosa che non costringe, non castiga la forma, anzi, la asseconda, e >>

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FASHION | SOCIETA’

se ti lascia libero di muoverti ti lascia anche libero di pensare e di pensarti. Sei vestito e non travestito. La t-shirt che parla non è un fenomeno esclusivamente adolescenziale, la indossano tutti, più o meno giovani, famosi e non. Il principe Henry che ne aveva scelta una con l’immagine del Che ha fatto parlare per settimane le testate giornalistiche di mezza Europa. Naomi Campbell, dopo una lite con la sua cameriera, se ne andava a spasso con la scritta ondeggiante sui seni “Tranquille non graffio”. Sara Jessica Parker in Sex and the City con la sua “J’adore Dior” ha fatto impazzire le fashion victim di tutto il globo. La t-shirt che parla comunica con immediatezza un modo di essere, uno stato d’animo, una tensione, un’attenzione, un impegno per questa o quella causa, una provocazione. Sposa il linguaggio breve degli sms, rompe le regole della grammatica, è la bacheca di facebook portatile: “A cosa stai pensando?” La scrivi, la stampi, la infili e la condividi con tutti quelli che incontri. Il web offre numerosi servizi di stampa personalizzata. Bastano pochi minuti. I cataloghi consentono di scegliere articoli dei migliori marchi, aggiungi il testo, un’immagine, una foto. Pochi minuti per essere unico. Non è una t-shirt. È la tua t-shirt. Questo fa la differenza. Cosa dicono le t-shirt che parlano più diffuse tra i ragazzi? “Stasera faccio il bravo”, “Stasera non bevo”, “Mia madre ce l’ha con me”,“Senza t-shirt sono anche meglio”, “Sono già simpatica non posso essere anche figa”,“Sono tutta casa e chiesa è il tragitto che mi frega”,“50% single”. L’esito è divertente. E pure poeticamente commovente. Voglio un mondo all’altezza dei miei desideri. Il cotone si accultura. Incontra i grandi della letteratura mondiale e pure scrittori e poeti emergenti scelgono di scriversi addosso piuttosto che scriversi sulla carta. Più ne guardi più ne cerchi più ne trovi. Ed esprimono tutte il desiderio di una ricerca a dispetto di chi non vede l’ora di sottolineare un certo distacco, una certa assenza di speranza, una certa irresponsabilità sociale. Gli adolescenti parlano eccome. Fanno la loro personale rivoluzione al conformismo. La scritta è mia e me la gestisco io. Semplicemente utilizzano i mezzi a loro più familiari. Piattaforme multimediali sulla pelle. In fondo queste t-shirt che parlano non sono altro che la versione moderna del corpo tribale. La pelle è il confine tra dentro e fuori è il luogo in cui s’iscrivono i segni della propria appartenenza sociale e culturale, è il luogo che racconta come abbiamo vissuto, esprime la nostra spiritualità e funge da meccanismo di selezione sociale. Ti guardo, ti decifro, ti so, stabilisco o no una compatibilità. La varietà dei messaggi è l’indicazione che non esiste un solo atteggiamento, una sola filosofia, una sola moralità che possa funzionare da soluzione per tutti. Ogni persona affronta da sola il problema della propria umanità, traccia il proprio percorso, costruisce a partire da sé, racconta la sua storia, cerca una connessione con l’altro, un incontro.

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DREAM CAR


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BIJOUX

di Marianna Pilato

LA MAGIA DEI D

alla notte dei tempi gemme preziose e bijoux affascinano popoli e civiltà che ad essi hanno attribuito particolari virtù, significati e poteri magici. Secondo la mitologia persiana il mondo sarebbe retto da un gigantesco zaffiro, che con i suoi riflessi colorerebbe tutto il cielo di azzurro. Nell’Esodo, invece, si racconta che Aronne, sopra il cuore, indossava una corazza fatta di dodici gioielli disposti su quattro file, che gli avrebbe conferito l’ispirazione e la grande forza divina. Nel corso dei secoli le pietre sono diventate oggetto di desiderio e la manifestazione concreta del potere, non a caso ornavano le corone dei sovrani e le collane di donne famose. A proposito di collane e bijoux, ricordiamo che la produzione made in Italy è da sempre molto ricercata in tutto il globo, perché si sa che l'Italia è la culla dei creativi del design in senso lato. Un esempio concreto di un'azienda che opera da decenni nell'ambito del mondo fashion è una nota griffe marchigiana, Andrea Ledaro, la cui singola creazione è una vera e propria opera d'arte, ideata e realizzata completamente in Italia, a livello artigianale.

Modello Luna: dischetti di cocco havana e palline di cocco marrone con ciondolo di conchiglia ovale shiva.

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Modello Venere: semi tropicali bianchi e neri con nastri di pelle bianchi e neri.

L'originalità e l'armonia, che nascono dall'unione delle pietre dure con dei materiali innovativi rendono infatti i monili di questa ditta unici, esclusivi e atemporali. Andrea Ledaro propone nuovissimi modelli di bijoux apprezzati dalle donne di ogni età. Dalla linea nature/esotica/afro con legni, cornetti e conchiglie si passa a quella originalissima dagli inserti in cuoio, fino a giungere al prezioso connubio fra pietra e argento. Il senso più compiuto della pietra dura lo si ha quando, da indossata, incarna l'energia del soggetto che l'ha scelta. Ogni persona, non a caso, è attratta da un minerale piuttosto che da un altro, a seconda del proprio potenziale energetico. Soltanto seguendo l'istinto si potrà trovare la pietra giusta per sé! Lo splendido collier in calcedonio azzurro di taglio irregolare conferisce fiducia, consapevolezza e apertura mentale a chi lo indossa, svolgendo così un'azione benefica sia a livello del quinto che del sesto chakra. Ciò è quanto asserisce lo stilista che l'ha creato. Infatti, tutte le pietre, denominate anche "figlie della terra", sono dei veri e propri esseri viventi in grado di filtrare, potenziare ed equilibrare le nostre vibrazioni energetiche. Che dire poi dei bellissimi cuori in quarzo rosa cristallino che la griffe propone per la nuova collezione? Secondo la cristalloterapia questo minerale, molto appezzato nel mondo femminile, dona dolcezza, tenerezza e rafforza la capacità di amare se stessi e gli altri. L'agata nera regala invece coraggio e protegge dalla sfortuna e dalle negatività. “I Cristalli provengono dalle viscere della terra e sono il prodotto di millenarie modificazioni; di per sé è magica la possibilità che, tramite processi complessi, le rocce divengano quelle meravigliose pietre dalle mille sfaccettature e dai mille colori” alle quali Andrea Ledaro regala un'anima, grazie all'atto creativo dei propri modelli unici di bijoux, che si possono acquistare anche on line, consultando il sito e-commerce www.andrealedaroshop.com.

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Modello Nettuno: agata amazzonite ovale con catena argento.

Modello Plutone: agata botswana nera con nastro di raso e catena argento.

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BONATO MILANO1960 GIOIELLO CONTEMPORANEO Collezione speciale “PUNTI DI VISTA” di Monica Pucci

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arte contemporanea è l’espressione che fa parte del nostro tempo, dove ogni artista esprime se stesso attraverso le più diverse forme d’arte. Grazie ai numerosi riconoscimenti ricevuti per le sue opere composte rigorosamente da un mosaico di pixel, Cristiano Pintaldi viene individuato come un notissimo artista di questa corrente, dove realizza le sue opere d’arte fondandosi sulla ricostruzione dello spazio visivo ottenuto attraverso un procedimento analogico, dipingendo secondo la logica della sparizione, che è propria delle immagini di tipo elettronico. Per realizzare un quadro, l’artista romano Pintaldi impiega dei mesi, seguendo un procedimento molto laborioso, lo stesso procedimento che anima e da vita a un gioiello, il quale inizia con un disegno, dove vengono realizzate zone di colore chiaro-scure che determinano l’immagine. L’artista sottrae l’immagine dall’ambito del consumo di massa, per introdurla in ambito colto, quello dell’arte, guardando le sue immagini con occhio fenomenologico, lo stesso occhio che ha sostenuto parte della pittura americana dell’American scene, di stampo realistico; egli cancella le profondità e riduce al superficialismo, acquistando un carattere bidimensionale. >>


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dendo questa filosofia è nata una collezione di gioielli in platino e diamanti chiamata “Punti di Vista”. Alcuni pezzi di questa collezione sono stati presentati alla terza edizione di Baselword 2012, al concorso Platinum Basel Desing, organizzato da Platinum Guild International, dove erano presenti quattro categorie in gara: gioielli nuziali, design commerciali, tendenze e gioielli da uomo. I protagonisti che hanno partecipato hanno vinto design e qualità presentando gioielli di stile plasmati in questo materiale bianco, naturale di estrema purezza e immutabilità. Bonato Milano 1960 si è classificato al 1° posto per la categoria tendenze, con la collezione “Punti di Vista”, dove possiamo ammirare l’anello arricchito da pietre che con le sue sfumature di colore raffigura un grande occhio, che ci invita a osservare il mondo dal nostro punto di vista, il terzo occhio da poter indossare, che tutto vede, prezioso come le nostre idee e il nostro modo di essere. Il marchio Bonato Milano 1960 (www.bonatomilano.com) è un brand milanese, fondato negli anni ‘60, molto apprezzato nella produzione di gioielli, racchiude in sé originalità ed energia, valori fondamentali sempre in linea con i propri prodotti. Esso si presenta con un ottimo piano comunicativo riconoscendo cinque punti fonda-

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mentali che lo rappresentano: stile contemporaneo, eleganza, glamour, fashion e tradizione. Lo stile contemporaneo, aiuta il marchio a realizzare e a creare oggetti coerenti con la storia e la filosofia che ha caratterizzato la griffe nel passato, mantenendo eleganza e buon gusto, che il marchio da sempre rappresenta. Nelle collezioni troviamo gioielli tempestati di diamanti bianchi, black e brown o pietre colorate come ametiste, rubini e zaffiri, gioielli indossabili singolarmente o accompagnati. Le bellissime fasce della collezione “Logo”, con un design quadrato, con strutture in oro rosa, bianco, giallo o brunito, materiali nobili, sono capaci di affascinare grazie alla loro linea moderna riproposta su un modello classico come la fascia full pavé. Le nuove collezioni Bonato Milano 1960 si esaltano con un grande progettazione, concepita dal designer Armando Pasini, con forme memorabili e materiali alternativi, come per esempio la ceramica, non scordandosi mai della tradizione che per più di cinquant’anni ha fatto da testimone. Le creazioni nascono da un’innata passione per l’estetica, unite a una sensibilità artistica che hanno permesso l’inizio di una serie di iniziative dedicate al mondo delle arti maggiori.


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GIANNI

VERSACE L’artista della moda

di Michela Ricci

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nimato da un'inesauribile vena creativa, Gianni Versace è stato protagonista di un percorso unico, dalla lontana Reggio Calabria alla ribalta mondiale, costruito grazie al suo duplice talento di stilista e straordinario comunicatore. Ingegnoso, intuitivo, vulcanico, bramoso di cultura, sedotto dal bello, Versace ha dato forma al sogno di una modernità rivolta a collegare la moda elegante a quella sportiva, che ha fatto del glamour il proprio segno di distinzione contribuendo a trasmettere uno stile e un “vestire italiano” che ha dato successo all’italianità nel mondo. La famiglia è sempre stata una parte integrante del suo lavoro. Santo, il fratello maggiore, è l’esperto di affari al fianco del fratello creativo e talentuoso e Donatella, la sorella minore, coccolata e viziata. E' per lei che Gianni disegna e realizza i primi abiti, lei che indossa i primi Versace. Donatella abbandonerà gli studi per diventare prima l'ombra, poi l’ispiratrice e infine il braccio destro dello stilista, uniti da una complicità assoluta. >>

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FASHION | GRIFFE STORY

Dal lavoro nell’atelier della madre, sarta di professione a Reggio Calabria, si trasferisce a Milano nel ’72, crea collezioni per Genny, Complice e Callaghan fino a presentare la prima collezione con il suo nome nel ’78, l’anno in cui, con il fratello Santo e Claudio Luti, fonda la “Gianni Versace” Spa. Versace si distingue per lo spazio che riserva alla ricerca dei materiali e per l’accostamento insolito degli stessi: seta, pelle, ricami e decori a rilievo, tessuti stampati, plastica e metallo. È forte l’ispirazione che trae dalle forme del passato, sebbene ne attualizzi e sconvolga totalmente le linee; il suo interesse per l’iconografia antica si rivela anche nella scelta

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dell’immagine della Gorgone come logo della sua griffe. Tra le sue creazioni più significative, anche queste in forte legame col passato, occorre ricordare i capi in maglia metallica (che ricordano l’utilizzo delle camicie di maglia d’acciaio portate sotto l’armatura), l’utilizzo di vesti rinascimentali (che rinnova nelle pieghe e nelle forme) in cui ricorda il gentiluomo del cinquecento, e infine l’abito con bustino in jeans e gonna floreale, con cui rievoca la donna ottocentesca. Figura indiscutibile d’avanguardia nella moda italiana, Versace è stato protagonista della nascita del prêt-à-porter italiano. Nei primi anni

novanta porta l’arte contemporanea sulle passerelle: le sue ispirazioni vanno dalle avanguardie a Picasso, da Kandinskij a Klimt, da Roy Lichtenstein ad Andy Wharol, con la convinzione che il lavoro della moda collegato con il mondo dell’arte possa generare risultati sorprendenti, convinzione che lo porta ad avviare contemporaneamente una lunga serie di collaborazioni con l’ambiente del teatro. Al 1989 risale l’ingresso ufficiale nell’alta moda seguito dall’apertura di numerose boutique nelle strade più famose delle principali capitali mondiali. L’espansione del suo impero commerciale deborda dal settore della moda per investire anche quello dei profumi, degli


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oggetti di arredo di lusso, e poi gioielli e orologi. Per le sue campagne pubblicitarie e le sue sfilate Gianni Versace si è sempre servito dei più celebri fotografi (Helmutt Newton, Richard Avedon, Bruce Weber) e delle modelle più in voga del momento, per ben tre volte perfino la rock star Madonna ne fu testimonial. Versace caratterizza le passerelle degli anni novanta mettendo in atto una vera e propria spettacolarizzazione delle sfilate con le modelle più pagate al mondo. È stato proprio lui a trasformare le indossatrici, da algide dominatrici delle passerelle a professionali top model, e sempre sua l’idea di volere le donne copertina di Vogue alle sfilate milanesi, divenendo così il maggiore artefice del fenomeno delle top model. Per lui hanno sfilato Cindy Crawford, Linda Evangelista, Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Eva Herzigova e Kate Moss. Fu un successo mediatico l’abito estremamente sexy indossato da Liz Hurley fermato ai lati da spille dorate che lasciavano intravedere il corpo. Divenne un’icona, una trasformazione glamour del punk, che solo Versace poteva ideare. Fece scalpore Naomi Campbell con l'abito a stringhe di pelle nera, spontaneamente il suo look sdoganava il fetish e lo rendeva fashion. Versace sapeva offrire ai media desiderosi di esagerazioni una moda ad effetto, con la complicità di Donatella, da sempre amica di divi, attori e cantanti. In pieno sfoggio del proprio successo, Gianni Versace viene assassinato da uno squilibrato il 15 luglio 1997 nella sua villa di Miami Beach. Il Gruppo Versace, ora sotto la guida di Santo e Donatella, è tuttora una delle realtà più rappresentative di quel made in italy che costituisce una sorta di marchio sui mercati mondiali, che fanno del prodotto italiano un articolo unico e ricercato, con elevato valore aggiunto.


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CARLO CHIONNA LANCIA BYBLOS BY 9.2 a cura di Enrico Sanchi

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na vita rincorsa a mille all’ora. Vissuta, desiderata. Alla ricerca di emozioni sempre nuove, forti, intense, genuine. Questo è Carlo Chionna, genio ribelle e tenace sognatore, protagonista da oltre quindici anni del fashion system e abile sovvertitore dei codici e dogmi da esso imposti. È il 1995 quando, grazie a un’idea vincente del fratello Alessandro, Carlo comincia la sua avventura nel mondo dell’abbigliamento come imprenditore. Dalla necessità di asciugarsi le mani dal sudore durante una partita di golf nascono, infatti, i famosi pantaloni con la toppa contraddistinti dal noto logo con la “J”. L’impresa va a gonfie vele per qualche anno, fino a quando una serie di incomprensioni tra i due comproprietari sfocia nelle aule di un tribunale. Al socio rimane il marchio, Chionna torna a casa con 9 milioni e 200 mila euro. A Carlo la ferita brucia. La sua creatura gli è stata portata via. Ma lui non si dà per vinto, ha quarant’anni e nessuna voglia di mollare. Quando tutti credono che ormai abbia fatto il suo tempo e sia pronto per abbandonare il palcoscenico, Carlo Chionna annuncia al mondo intero la sua nuova sfida. Quasi uno sbeffeggio. Un voler ricordare. Per mai dimenticare il proprio cammino, la propria origine. È il Natale del 2003 quando Carlo lancia la 9.2, la sua nuova linea di pantaloni. >>

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Nata dalla passione per le donne, dall’amore per il volo dei gabbiani. I suoi pantaloni germogliano così, dalla ricerca delle curve, dalle linee femminili. Solo in un secondo momento nascerà la linea maschile, più squadrata e dalla forte personalità. Lo stile 9.2 viene così apprezzato ed entra a tal punto nel cuore della gente che Chionna decide, nel 2009, di ampliare la propria offerta proponendo un total look, sia per l’uomo che per la donna. Nelle sue collezioni il poliedrico stilista sa mixare, con autentica maestria, il confort e le tendenze più attuali, senza mai dimenticare i valori intrinsechi del marchio: la qualità dei capi e il Made in Italy, di cui Carlo è audace paladino. Di produzione italiana sono, infatti, tutte le creazioni firmate 9.2: dal filo delle cuciture, ai bottoni, le etichette e i tessuti, fino alle lavorazioni più particolari. Un must, il Made in Italy, a cui lo stilista non intende rinunciare. Al contrario, ne fa la bandiera del proprio stile, impegnandosi in prima persona per garantire l’origine e la provenienza 100% italiana di tutti i capi che compongono le sue collezioni. Carlo sceglie, infatti, di essere un imprenditore totalmente fuori da ogni schema e da ogni regola di mercato. Sceglie di non abbassare i costi della sua produzione e di non gonfiare a spese dei consumatori il suo fatturato. Sceglie di mantenere la sua azienda interamente nel territorio nazionale. L’obiettivo è quello di contrastare la crisi dilagante e consegnare un’etichetta veritiera e reale a tutti coloro che decidono di acquistare le sue creazioni. Ma, accanto a un’etica imprenditoriale così apprezzabile, continuano a convivere le mille passioni giovanili dello stilista: la musica, le discoteche e il mare. La Riviera: questo è l’altro grande amore di Carlo. Le serate,

tirate fino all’alba, a suonare come dj nei più noti locali della costa romagnola. Immerso nella gente, tra gambe e braccia che si muovono come impazzite, guidate dalle sue mani che accarezzano dischi e note. E, come è tipico di una personalità tanto appassionata e tenace, l’estroso stilista non si è accontentato di ‘vivere’ la Riviera come una passione ma l’ha trasformata in un vero e proprio lavoro, prendendo in gestione il più esclusivo e storico locale di Riccione: il Byblos! L’obiettivo? Rivoluzionare il concept stesso di discoteca e di evento, offrendo uno stile nuovo, fresco, che miri a innovare il concetto di nightlife, liberandolo dalla sua banalità e dalla musica main stream. Chionna intende realizzare un locale che sia il mix perfetto fra le indimenticabili notti, firmate Byblos, dei ruggenti anni passati e la nuova ricetta, tutta targata Made in Italy, di cui lo stilista è il più determinato sostenitore. Promesse ambiziose per un progetto grandioso, quasi irrealizzabile per i lettori più scettici. Ma come non credergli, quando sappiamo che tra uno spettacolo e un cocktail, ci potremmo far coccolare dalla raffinatissima e sofisticata cucina del noto Chef Paolo Amadori? O che la stessa musica, elemento centrale di ogni evento che si rispetti, vedrà alla consolle dj’s del calibro di Marco Trani, Massimo Padovani, Holly e Marco Fullone di Radio Monte Carlo? Per garantire la professionalità, la classe e l’esclusività che sono proprie del suo stile e del suo brand, Chionna non ha voluto lasciar nulla al caso e si è occupato in prima persona anche della scelta di tutto lo staff del ristorante e dei disc jockey. E mentre lo Chef delizierà i suoi ospiti con ricercati piatti italiani, capaci di incantare anche i palati più raffinati, le serate verranno animate da sempre >>

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nuovi special guest di altissimo livello, che avranno come palcoscenico la location più esclusiva della Riviera romagnola, completamente rinnovata per il suo nuovo rilancio firmato 9.2. E non è finita qui: e come potrebbe, essendo lo stesso Carlo Chionna a curare personalmente il progetto? Il locale avrà, infatti, un nuovo logo, un nuovo allestimento e un calendario pieno di happening e serate speciali, capaci di fare del Nuovo Byblos by 9.2 la discoteca trend-setter del decennio. Da non dimenticare il look, interamente rinnovato, sotto l’attenta direzione dei lavori dell’architetto Antonello Mambelli. Dulcis in fundo: per offrirvi eventi e serate ancora più indimenticabili, il locale inaugurerà il 28 Giugno “i giovedì del Nuovo Byblos by 9.2”! Si partirà con il concerto di una delle band più amate e seguite, Gli Stadio, e si proseguirà con spettacoli di artisti del calibro di Paolo Cevoli, Dario Cassini, Duilio Pizzocchi, Giacobazzi, Fio Zanotti.. Non ci credete? Allora affrettatevi a prenotare uno dei centocinquanta coperti del ristorante, allestiti in maniera speciale per l’inaugurazione del 1 Giugno..siamo certi che, al termine della serata, vi avremo fatto cambiare idea!


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SIXTY JUNIOR di Cecilia Greco

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a storia di Miss Sixty Junior è soprattutto la storia di un gruppo di persone che lavora con passione. Wicky Hassan nel 2003 pensa che ridurre di taglia il Jeans “Tommy” da adulta possa essere ‘divertente’. ‘Divertente’, è il primo dei valori del marchio Miss Sixty da donna, scelto tra tutti gli altri, per guidare l’ispirazione stilistica della collezione Junior. >>

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Trasgressività, sensualità, gli anni ’70 e gli anni ’50 devono solo trasparire nella grafica, nei colori, nelle stampe, nelle forme, nella comunicazione. Vestire i bambini ha logiche completamente diverse da quelle adottate per vestire gli adulti, ma allo stesso tempo la fedeltà all’immagine del brand deve essere perfetta, equilibrata, mai grottesca. Bisogna usare la stessa ricetta, ma mescolare gli ingredienti con dosaggi più assimilabili a chi ha un’esigenza e sensibilità diversa. ‘Divertente’ è anche lavorare con le persone che sentono fortemente la missione del realizzare insieme un nuovo progetto e l’entusiasmo di Wicky e delle piccole modelle coinvolse tutti, dagli stilisti alle sarte, dai venditori alla stampa che decretò il successo di questo marchio. Oggi le collezioni hanno risentito delle alterne vicende dell’azienda e degli uomini che l’hanno guidata, il genio di Wicky Hassan non c’è più, ma il suo percorso creativo è talmente chiaro che basta solo seguirlo. Il gruppo di persone che si è divertita con Wicky nel 2003 è pronta a ripartire e proprio dal DNA. Il must del marchio è la grande ricerca di stampe vintage anni ’70 e la cartella colori che le segue. Le gamme di fuxia, i gialli, i toni caldi dei verdi e dei beige, interventi di rosso e arancio per creare accostamenti dissonanti, ma anche il bianco e nero nelle geometrie optical più rigorose, o ancora il bianco e nero con interventi di colori acidi quando l’attenzione si sposta sul rock che, dal più soft degli anni ’50, diventa aggressivo nella fine dei’70 con il punk. Anche gli accostamenti grafici sono ‘divertenti’. Le forme grafiche sono sempre molto libere, interpretazioni giocose e ironiche della natura iconica: farfalle, fiori caraibici o tropicali, cuori e labbra, volti femminili vagamente ammiccanti, elementi della pop art americana liberamente interpretati. Le silhouette e le modellature dei capi sono ispirate fedelmente alle linee dell’adulto. La piccola donna Miss Sixty veste con gli stessi jeans della sorella maggiore, ha gli stessi top dalle linee complesse e fluenti. Le cinture della sua misura hanno la stessa fibbia logata con le vernici a specchio che trova nei cassetti della mamma. Gli abiti hanno le stesse forme, ma le scollature e le lunghezze hanno proporzioni più adatte alle sue dimensioni. I materiali con cui sono realizzati sono naturali, ma si ispirano alla particolarità dei tessuti scelti per le donne adulte. Le infinite possibilità di combinare tutti questi elementi lasciano lo spazio alle bimbe Miss Sixty di vivere il divertimento del vestire così come chi si è ‘divertito’ a lavorare per loro.

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di Giulia Sorcinelli

ECO DANCE T

empo di crisi, necessità di risparmio e nel contempo desiderio di bellezza e benessere. È un momento in cui altro non poteva emergere se non il Green Thinking, per garantire un miglior rapporto tra organismi viventi e ambiente circostante e le relative conseguenze sull'equilibrio degli ecosistemi. La donna, soprattutto, sente il bisogno di immergersi nell’esistenza più pura, lontana dalla frenesia e dalle ansie del progresso. L’eco-femminismo sottolinea appunto che lo sfruttamento della natura è andato di pari passo con quello delle donne, che in ogni epoca sono state identificate con essa. >>

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E dopo anni di emancipazione, ora la donna sente il bisogno di fermarsi per sentire pienamente se stessa con il solo riavvicinamento al ciclo della vita. Per questi desideri non esiste espressione migliore della danza, che sta evolvendo le sue forme per approcciarsi sempre meglio all’ambiente circostante: è nata a questo proposito la ‘danza verticale’ creata da Trisha Brown negli Stati Uniti, partendo dall’idea di integrare movimento e ambiente, esplorando nuove modalità di percezione del moto e nuovi punti di vista dello spazio. La coreografa faceva muovere i suoi danzatori sui tronchi degli alberi, nei parchi, nei boschi ma anche su muri o facciate di edifici sperimentando nuove relazioni con le linee, i piani, i volumi, le forme. Anche lo yoga è stato riscoperto, proprio come ulteriore mezzo per entrare in sintonia con la nostra origine, per riconsiderare il nostro corpo e la nostra mente come coincidenti con la natura, la stessa che troppo abbiamo sfruttato e sottovalutato, finendo col distruggere in primis noi stessi. Ecco che siamo arrivati all’era della difesa, della salvaguardia, e muniti di elmo e scudo cerchiamo e troviamo nell’ecologia una grande protezione per i nostri ideali. Infatti, già durante il Novecento l'ecologia ha assunto una crescente importanza nelle discipline scientifiche, come risposta della società ai problemi ambientali e all'inquinamento industriale. Nel 2000 la stessa ecologia si è insinuata in tutti i più svariati settori e ovviamente non potevano essere esclusi quello della moda e del design, che offrono infinite possibilità di riuso e ripristino dei materiali: anche da ciò che non utilizziamo più può nascere qualcosa di originalmente seducente. >>

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I materiali dimenticati possono tornare a vivere e diventare veri pezzi eco chic. Geniale la pensata di Hell’s Kitchen, che ha dato vita a un’intera collezione di borse formata dal riciclo delle camere d’aria dei camion, mentre le tracolle sono cinture di sicurezza e le fodere vecchie t-shirt. Ricercata la creazione di una giovane designer, Giulia Mazzer, che all’evento dedicato all’eco-fashion “Green is the new black” a Milano all’inizio della fashion week, ha presentato le sue creazioni realizzate in Ahimsa, una seta ecologica definita ‘non violenta’ perché non si ottiene bollendo i bozzoli dei bachi, ma aspettando che volino via sotto forma di farfalle. L’industria del fashion ha fatto grandi passi avanti sulla strada della sostenibilità. Si moltiplicano infatti le iniziative di grandi marchi che prendono coscienza dell’impatto che il business della moda, tradizionalmente legato alla stagionalità e alle tendenze, ha sull’ambiente. Il green thinking sta quindi contagiando anche il mondo del fashion, dai designer emergenti alle grandi maison del lusso. Una delle iniziative di eco-fashion nel lusso che più sta facendo parlare di sé è il brand lanciato da Hermès chiamato ‘Petit h’, affidato alla creatività eccentrica di P. Mussard. Da qui è nata l’idea di riutilizzare i ritagli di alta qualità, insieme a sete e porcellane per dare vita a pezzi unici o serie limitate, realizzate con materiali recuperati all’interno degli atelier Hermès. Sempre di più sono anche i progetti bio-architettonici che rivolgono particolare attenzione ad alcuni aspetti fondamentali dell’architettura stessa: l’uomo e l’ambiente, cercando di instaurare tra essi, un perfetto equilibrio. Grazie alle cosiddette archistar (star dell’architettura), famose ma anche assai criticate grandi firme del progetto, coniugare sostenibilità ambientale, finanziaria ed estetica sta diventando una realtà. Dalla volontà di rispettare la natura e dalla creatività che la stessa ci ispira, sta nascendo un mondo nuovo, più accogliente e meno dispendioso, in cui l’uomo può finalmente riconoscersi. CREDITI : Photo: Bruno Spiezia, bruno.spe@tin.it Model: Monica Elle, monyelle@virgilio.it

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MONAMOUR

COUP DE FOUDRE Maria Rita Piersanti

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onamour. Lo dici in un soffio.E ti lascia la sensazione di una carezza che si chiude vibrando. Il nome di uno spazio,come il nome di un personaggio cinematografico ( vedi Tinto Brass…) che parla con il corpo. Ecco, Monamour è un po’ questo,e un po’ quello. Ma soprattutto è il ritratto della sua ideatrice/creatrice,Luisa Spinozzi. Negozio di intimo ? Non soltanto.Certo,è un luogo in cui spaziare e provare di tutto,da corsetti inglesi a completini francesi e australiani. Dal satin alla seta, passando per il cotone biologico e la maternità. Taglie conformate ed ogni tipo di modello,tutte soddisfatte, dalle più esili alle più generose. Ma per Luisa, Monamour è molto di più.E’ la sua nuova vita. E’ una scelta. Tutto è cominciato qualche anno fa,durante un viaggio nelle Asturie. Passeggiando con il suo compagno di vita tra le vie di una cittadina,si imbattono in una vetrina particolare.Proprio lì. Dove non te lo aspetteresti.Eppure c’era.E scatta qualcosa,un desiderio,una sorta di nostalgia inspiegabile per una idea che era già lì,nella testa, e che spingeva per venir fuori. Luisa nella sua vita precedente è stata una commercialista.Impegno ,lavoro,carriera,ma mancava qualcosa. “ Non era possibile sperime ntare,esprimersi,aprirsi verso le persone,conoscerle,ascoltarle.Tutto questo mi mancava. E ad un certo punto ho deciso,lo faccio! apro il MIO punto vendita, Monamour,nel dicembre 2010,e da subito ha funzionato. Ho pensato a proposte trasversali,che accontentassero esigenze di ogni tipo,per donne di ogni età”. Linee inglesi e australiane, marchi per l’intimo ( Huit8, Freya, Fantasie, Fauve,Chantelle, Naory luxory, My-yoyo, Playfull promise, Kiss me Deadly),la magia della seta ( Le Jupon de Tess, Sally Jones, Tallulah love ) le calze di Gerbe,Trasparenze e Cazzola.E poi la moda mare di Margherita Mazzei, Bernè, Freya, Fantasie, Miss Naori, Huit, L’antica Sartoria,e gli accessori: cappelli, guanti, frontini, sciarpe, bigiotteria L’officiel.


Oltre a ventagli, boa di piume da noleggiare per serate speciali. Riservare un’area del locale (con giusto preavviso) per addii al nubilato, o a gruppi di amiche semplicemente per un the? è possibile,anzi,è un piacere per Luisa! “Complicità è la parola d’ordine del mio negozio, per vivere un’esperienza libera, propria,dedicatevi del tempo, fermatevi, per scoprire che talvolta è più semplice abbandonarsi ad un sorriso”. Il suo tocco si vede in queste attenzioni,in questa ricerca discreta e mai invasiva del contatto con il pubblico. “ L’abbigliamento intimo rappresenta davvero l’intimità delle persone,il loro modo di vedersi,di sentirsi,a volte l’esigenza di esprimersi. Il mio negozio diventa anche una sorta di confessionale liberatorio,i problemi,i pudori si sciolgono un po’ per volta,mentre piano piano cresce la fiducia e la complicità.E’ sorprendente la sintonia che si crea tra donne che non si conoscono,ma che si capiscono”. In un negozio come questo c’è la parte commerciale,fatta di consulenza,di guida ai prodotti,di invito alla prova.E poi c’è la fase davvero “intima”,che attraversa i diversi stadi della femminilità. “ Io propongo,lascio libertà totale di prova,ma la cliente decide col cuore,con la “pancia”. E’ un percorso,un viaggio vero,e quando una donna arriva alla tenda che separa le due aree del negozio ( la parte morbidamente dorata e luminosa dell’inizio,e la parte del boudoir) sta superando una soglia. “ Arrivano al boudoir le donne che hanno già sperimentato,che si sentono più libere di giocare,e che cercano qualcosa di brioso. Un gioiello speciale da indossare con un intimo speciale, un accessorio divertente, un pezzo insolito.E quando la cliente mi consente l’accesso al camerino per un aiuto,un consiglio, allora so di aver fatto la cosa giusta.E’ un attestato di fiducia”. In fondo, conoscere le scelte dell’abbigliamento intimo di una persona significa anche esplorare una parte di quella persona .Una parte importante,spesso fatta anche di timori e solitudine.In un mondo così affollato e sempre connesso,in realtà a livello umano si comunica abbastanza poco.” Per questo credo che l’apertura, la disponibilità verso le persone sia fondamentale!!!!! anche gli uomini si sono avvicinati a Monamour,più esperti di quanto si possa immaginare,e curiosi,molto! ma il mio spazio è pensato per le donne…..” L’esigenza di Luisa verso la condivisione delle sue passioni, verso le persone, l’hanno portata ad intraprendere de percorsi comunicativi veri e propri. Percorsi sensoriali,ad esempio. Appuntamenti aperti al pubblico nei locali di Monamour che esaltano il legame tra l’abbigliamento intimo e i sensi. Percorsi in cui ogni singolo senso viene isolato ed amplificato nelle sue percezioni. Il gusto è stato celebrato attraverso il cioccolato e con degustazioni sorprendenti,l’olfatto con esperienze di aromaterapia,la vista con una mostra fotografica.Ogni incontro alla presenza di esperti, artisti che si sono trasformati in guide e che si sono a loro volta sorpresi della molteplicità delle interpretazioni scaturite dagli incontri. E poi le promozioni,le vetrine animate,le sfilate in sede,l’angolo dedicato a giovani stilisti del territorio che realizzano prodotti di pregio ma hanno bisogno di visibilità.” Da Monamour è possibile. Mi piace offrire la possibilità ad un artista/artigiano,ad un imprenditore giovane,di proporre le sue idee e magari vederle crescere”. Questa sua esigenza di comunicare e di coinvolgere il pubblico ben oltre le canoniche vie della comunicazione commerciale è stata apprezzata e riconosciuta a livello nazionale. Difatti Monamour è stato premiato nell’ambito del prestigioso premio LE STELLE DELL’INTIMO,edizione 2012,con un premio speciale proprio per la comunicazione. LE STELLE DELL’INTIMO ( www.stelledellintimo.it) è un concorso prestigioso ed unico nel suo genere. Ideato da Pisani Editore e organizzato da Linea Intima, dal 1999 con successo crescente, valorizza il retail indipendente nel settore della moda intima e mare oltre che i nuovi negozi dall’impronta più “trasversale”. Il Gala di premiazione annuale è l’evento culminante e riunisce il meglio della professione in Italia. Una Giuria d’eccellenza ( 24 aziende tra le migliori del settore in Italia ) seleziona ogni anno i negozi più rappresentativi su tutto il territorio nazionale. Sono in concorso negozi superlativi per professionalità e gestione. Le 5 categorie sono: Reference Shop, New Generation Shop, Concept Store, Personal Touch Shop e Grandi Superfici Tessile e Abbigliamento.Lo scopo? dare visibilità alle eccellenze,mettere in risalto gli alti standard di qualità di professionisti che si distinguono,in Italia come all’estero. Grande successo per il Gala Stelle dell’Intimo 2012 che anche quest’anno ha riunito l’eccellenza del settore. Oltre 250 persone presenti per una serata esclusiva nella Basilica della Fortezza da Basso di Firenze, presenti Top Retailers, VIP, la prestigiosa Giuria e giornalisti. Svelati i 50 negozi in nominations 2012, la premiazione ha portato alla ribalta I VINCITORI del 2012.E tra questi Monamour. Ora il trofeo fa bella mostra di se’ nella sede di Pescara. Luisa lo contempla,e già progetta i prossimi eventi da condividere,gli ingredienti da miscelare per ottenere il giusto connubio tra la sua passione e il sorriso che regala alle clienti.E non solo a loro. “ Mi piace fare e comunicare, Monamour ha una pagina ed un gruppo anche su Facebook, c’è il sito del negozio ( www.monamour-lingerie.com) con una parte della collezione on line, e poi mi piace invitare qui anche solo per un caffè, per stare bene.Le idee positive nascono anche così. Non è facile stare sul mercato,ma se hai un sogno…” e sorride con gli occhi e con la faccia,Luisa. Sorride con tutto il corpo,e con lo sguardo accarezza il suo Monamour.

www.monamour-lingerie.com


FASHION | PEOPLE

FASHION BLOGGER Il successo dello street style di Valentina Sorrenti valentinasorrenti@yahoo.it

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Dott.ssa Irene Colzi ireneccloset@hotmail.it IRENE'S CLOSET - Fashion blog www.ireneccloset.com www.facebook.com/ireneccloset twitter.com/ireneccloset


FASHION | PEOPLE

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c, fotocamera, outfit e gusto per la moda: tutto l’essenziale per diventare una fashion blogger. Queste ragazze sono il fenomeno del momento, i loro blog nati per proporre i look più glamour immortalati per le strade delle città hanno raggiunto un successo tale che oggi siedono nelle prime file delle più importanti sfilate di moda. Questo è sicuramente il segnale che il passo tra la strada e la passerella è sempre più breve. Il primo a fare dello street style un’icona di successo attraverso il suo blog è stato il popolarissimo “The Sartorialist” che scovava tra le vie delle città i look più cool. In seguito a Schuman (il creatore di “The sartorialist”) e al suo gran numero di seguaci nel cosmo dei fashion blogger nasce una nuova forma di vita: le modaiole più fashion addicted invece di aspettare di essere beccate per strada e pubblicate nelle loro mise più belle hanno creato il social network Lookbook.nu. Qui possono far da sé condividendo i loro look con gli altri iscritti. Moltissime di quelle che oggi sono diventate delle icone fashion blogger, hanno iniziato proprio da questo social network per poi passare alla creazione di un blog personale. Così da poco più di un anno è cresciuto a dismisura il numero di ragazze che pubblicano gli outfit, scelti dal proprio guardaroba, attraverso scatti di vita quotidiana. Solo alcune di loro sono divenute celebri e non conoscerle è quasi un crimine per il fashion system. Fra le Italiane più famose è impossibile non citare Chiara Ferragni di “The Blonde Salad” e Irene Colzi di “Irene’s Closet”. Chiara: ha un’immensa collezione di borse, e dopo il suo album flickr ha creato il blog seguito da circa 60.000 visitatori provenienti da tutte le parti del mondo grazie al suo inglese quasi perfetto. È nata a

CREDITO PHOTO: BRUNO SPIEZIA Francesco Totti e Ilary Blasi

Cremona ma è residente a Milano, dove studia presso la Bocconi, il suo stile s’ispira a Miroslava Duma e il suo stilista preferito è Alexander McQueen, ha creato una propria collezione di scarpe e collaborato con svariati brand tra cui Mango. I suoi articoli e le sue foto fanno tendenza al punto che gli stilisti la invitano alle sfilate, Chiambretti l’ha voluta nel suo programma e Max le ha fatto un’intervista. Irene: da quando ha aperto il suo blog nel 2009 è stata un’ascesa costante; oggi è direttrice per l’Italia di chicisimo.it e capo direttrice area moda per bigodino.it oltre a collaborare con le riviste di moda Tu Style e Donnamoderna.it per la quale fa l’inviata durante la settimana della moda. È stata la testimonial di OVS industry per la campagna pubblicitaria A/I 2010-2011 fotografata da Scott Schuman e Les Cahiers Marketing l’ha citata come terzo blog italiano sul quale investire. Le foto che la ritraggono sono tutte scattate con una Canon 550D dal fidanzato e dal fratello che la seguono in tutti i suoi appuntamenti modaioli. Solo qualcuna, come Chiara e Irene, ha creato una linea di t-shirt limited edition, firmato linee di calzature e partecipato a campagne pubblicitarie, ma tutte insieme hanno inventato un’unica cosa: un modo nuovo di fare comunicazione. Dopo la loro popolarità e quella delle loro colleghe nessuno ha più dubbi sull’importanza del parere delle fashion blogger. Finalmente c’è qualcuno che vede la moda senza dei preconcetti che a volte annebbiano i giornalisti e gli altri addetti ai lavori. E soprattutto bisogna essere onesti e ammettere che è più importante chi compra che chi commenta.

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FASHION | DOG

CEREMONIES

DOG di Michele Scudo

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n buffet, un party in giardino, una cerimonia in un giorno indimenticabile: è d’obbligo rendere partecipe il proprio amato cane, ormai componente a tutti gli effetti (e affetti) della famiglia. A maggior ragione quando i protagonisti sono proprio loro. Vestire il proprio cane in maniera elegante nelle occasioni speciali non è più un solo uno sfizio ma è diventata una moda dilagante, per vivere con gioia e originalità i momenti più belli della vita. In perfetta tendenza, la pellicola “Un Chihuahua a Beverly Hills” ci suggerisce come comportarsi nelle cerimonie. Poiché la moda per cani è il nuovo “In” per gli eventi importanti dei piccoli amici pelosi, e siccome l’abbigliamento per i cagnolini di razza non è solo per proteggersi dal freddo ma anche per abbellire e dare un’appartenenza ai fedeli amici dell’uomo. Dunque la moda per le cerimonie e gli eventi indimenticabili propone diversi modelli di smoking per i cani e vestitini da sballo per le cagnoline. Realizzati con bellissimi tessuti, utilizzati per le giacche e per i gilet, nonché per gli abitini, tutto rigorosamente foderato di raso con lo stesso motivo della cravatta e bottoni pregiati con tanto di logo. Inoltre si trovano anche diversi accessori come cravatte staccabili con bottoni automatici e spille all’occhiello a forma di rosa, colletti bianchi immacolati e papillon. >>

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ISPET! È acronimo di "I'm Special PET!" ovvero "Io sono una creatura speciale!" In altre parole è la griffe, distribuita in esclusiva italiana da PETLOOK (www.petlook.it) specializzata in modelli di abbigliamento specifico per i fedeli amici dell’uomo. Dunque l'obiettivo è quello di creare prodotti di abbigliamento e accessori per cani di stile e alta qualità, rendendo tali caratteristiche abbordabili anche dal punto di vista economico. Dalle T-shirt alle clip per i ciuffetti di pelo passando per imbottiti e completi a quattro zampe; il tutto pensato e realizzato mantenendo ben fissi nella mente gli alti standard di design e la massima qualità delle materie prime. Perciò non si considerano le creazioni normali prodotti per animali, ma veri e propri capi di abbigliamento studiati, pensati e tagliati allo scopo di vestire, proteggere e distinguere i piccoli amici, proprio come fossero ‘umani’. Per questo motivo ogni capo è pensato con la consapevolezza dell'anatomia canina, regolabili con l'applicazione di bande di velcro, un’adeguata cernita di tessuti non irritanti per la pelle e non dannosi per il pelo, cerniere zip con lembo di protezione, il tutto lasciando sempre lo spazio vitale perché il fedele amico possa muoversi senza sentirsi impacciato. Per esempio i chihuahua e i barboncini sono i cagnolini più piccoli ma risultano le razze che maggiormente

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seguono la moda canina. Un team di designer specificatamente predisposto disegna una nuova collezione ogni sei mesi; novità che sono puntualmente proposte da PETLOOK in occasione di ogni cambio di stagione tra primaveraestate e autunno-inverno. Quel che distingue ISPET! è la constante volontà e ambizione a voler creare ogni volta un capo unico, che fornisca al piccolo amico un valore aggiunto che lo distingua da tutti. In altre parole la scelta delle materie prime è sottoposta agli stessi standard utilizzati per la realizzazione di capi destinati alla produzione di abbigliamento per uomo bandendo nel modo più assoluto vernici e coloranti tossici. Ogni capo è prodotto con materiale di estrema robustezza e ogni cucitura è rinforzata nella consapevolezza che un capo prodotto per i cagnolini può essere sottoposto a prove di durata ben più impegnative di quelle per esseri umani. Vale a dire che le materie prime devono lasciar respirare e mantenere un alto standard di isolamento termico durante le diverse stagioni. Una particolare attenzione è posta nel design e nella produzione di abiti specifici per cerimonie di ogni genere. In questo caso sono giorni speciali che rimarranno nei ricordi di una vita. A tale scopo vengono realizzati capi di qualità e design addirittura


FASHION | DOG

superiori ai normali standard; caratteristiche che renderanno il piccolo amico un vero protagonista di eleganza e stile. Si parla di abiti che per la qualità dei materiali utilizzati e per la completezza dei particolari, raggiungono livelli di finitura pari e, talvolta, superiori ai capi di abbigliamento destinati alla razza umana. Nessuno dovrebbe vestire abiti scadenti, perché dovrebbero farlo i cagnolini? Quindi, per esempio, i modelli di smoking ‘Rio’ o ‘Romeo’, o i gilet da cerimonia ‘Janson’ e ‘Tyler’ e i finissimi vestitini Alyssa con perle o Alice per la cagnolina (disponibili in pronta consegna nelle varie taglie), sono disponibili e ordinabili sul sito: HYPERLINK "http://www.galleranistore.it/pagina-793/Chisiamo.aspx" \t "_blank" www.galleranistore.it (Life Style for your Dog) che propone i migliori articoli del settore in ambito " HYPERLINK "http://www.galleranistore.it/categorie-1376/ABITICERIMONIA-per-cani.aspx" \t "_blank" abiti da cerimonia per cani"; oppure nei migliori negozi e boutique dedicati ai nostri piccoli amici. Basta chiedere al proprio rivenditore di fiducia. In definitiva non si deve aspettare l’ultimo momento per procurare l’abito per: Briciola, Nebbia, Nuvola o Asia ma è meglio ordinare subito, viste le crescenti richieste, per un possibile buffet, un party in giardino, una cerimonia in un giorno indimenticabile…!

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FASHION | INTERVISTA

LA MODA NELLE MARCHE

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l Made in Marche del tessile abbigliamento e delle calzature spinge in alto l’export marchigiano. Lo scorso anno, secondo i dati Istat, nel settore moda si è registrato un incremento delle esportazioni di 260,6 milioni di euro, pari all’11,7 per cento. La moda si conferma quindi la regina dell’export marchigiano, con un volume di affari di 2,4 miliardi di euro su un totale di 9,7 miliardi di merce esportata. Una crescita, quella dell’export di prodotti tessili, di abbigliamento, pelli, scarpe e accessori che è superiore alla crescita complessiva dell’export regionale (che si ferma al 9,3 per cento) ed è più alta anche rispetto alla crescita media dell’export nazionale (+11,4 per cento).

di Jean-Claude Poderini

(definito ‘jeans valley’) si estende nel pesarese nei comuni montani di Urbania e S.Angelo in Vado e lungo tutta la valle del Cesano, tra Pergola e Mondolfo, per poi sconfinare fino a Ostra in provincia di Ancona. Il distretto del cappello invece si colloca al confine tra il fermano e il maceratese nei comuni di Massa Fermana, Falerone, Monte Vidon Corrado, Servigliano e Montappone. Il core business del distretto (l’80%) risiede tra Montappone e Massa Fermana. Montappone è il più importante distretto europeo della produzione di cappelli.

Chi ci ha fornito questi dati è l’Onorevole Carlo Ciccioli ed essendo egli marchigiano nonché esperto conoscitore del È la città di Fermo a dettare la moda nelle Marche. Il dato emerge comparto moda, gli abbiamo rivolto queste domande. da uno studio della Camera di Commercio di Milano. Nelle Marche il totale delle imprese che operano nel comparto della Onorevole Carlo Ciccioli, le Marche dal nord al sud sono una moda è 13.216, con un peso a livello nazionale del 4,3%. Disag- regione storicamente con un importante polo produttivo gregando il dato a livello provinciale, la capofila è Fermo, con nel comparto moda! Nel territorio si producono: calzature, 3.677 aziende inserite nel settore moda. Seguono Macerata e pelletteria, cappelli, abbigliamento, maglieria, jeans, ecc. Ancona rispettivamente con 3.485 e 2.578 aziende. Subito Dove andrà a finire tutta questa ricchezza che per decenni dietro la provincia di Pesaro-Urbino che conta 2.305 imprese nel ha trainato l’economia marchigiana? 2010. Ultima tra le province marchigiane è Ascoli Piceno, dove ci “I dati ci dicono che complessivamente il settore tiene. Anzi sono 1.171 imprese. Considerando che il totale delle imprese a l’export è in aumento, anche rispetto ai dati dell’export nazionaNapoli, prima nella classifica nazionale, è di 20.069 mentre a le. C’è invece una selezione interna al comparto dove le aziende Rieti, ultima in Italia, è di 395, la Regione Marche si assesta su un creative e di qualità resistono e aumentano il fatturato (vedi livello medio. Il settore della moda in provincia di Fermo sta Tod’s e Nero Giardini), mentre quelle di qualità medio-bassa o vivendo una fase di trasformazione molto importante. Partendo producono per terzi o chiudono”. dalla produzione calzaturiera, che è l’elemento caratterizzante I suggerimenti che vengono da diverse fonti sono di mantenere del sistema economico della provincia, le aziende stanno e possibilmente alzare la qualità del prodotto, ma poi all’atto inserendo nelle loro collezioni anche gli abiti oltre agli accessori, della vendita il mercato lamenta un eccessivo costo! Come venire fuori da questa empasse? dando vita a quello che viene definito ‘total look’. “I suggerimenti sono giusti perché i costi delle nostre produzioI distretti della moda marchigiana si dividono in questo modo. Il ni sono alti e quindi usciamo dal mercato medio-basso che è distretto delle pelli, cuoio e calzature coinvolge tre comuni della completamente soppiantato da produzioni di scarsa qualità provincia di Macerata: Civitanova Marche, Montecosaro e Poten- provenienti da Cina, Vietnam, India, Turchia e Brasile a prezzi za Picena. Il distretto fermano-maceratese delle calzature si estremamente contenuti. Ma nel mondo aumenta il mercato dei colloca tra le province di Ascoli Piceno e Macerata e rappresenta nuovi ricchi, dalla Russia alla Cina a molti paesi emergenti. Lì le la più grande concentrazione di imprese calzaturiere nel territo- persone agiate scelgono prodotti italiani di qualità. Il problema rio italiano. Mentre il distretto del Tessile Abbigliamento è di avere buone reti di commercializzazione diffuse ovunque”.

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Nelle Marche sono nate importanti realtà manifatturiere come: ‘Cesare Paciotti’, ‘Nero Giardini’ e ‘Piero Guidi’. Sono eccellenze che hanno mantenuto alta la qualità della produzione nel territorio. Lei pensa che oggi ci sia la possibilità di prendere come esempio queste realtà oppure sono dei fenomeni frutto di un periodo favorevole? “Ovviamente queste realtà hanno avuto la fortuna di partire in un periodo favorevole, ma si sono affermate per la loro originalità e gusto. Oggi è più complicato emergere ma è anche vero che il mercato è molto ‘volatile’ e chi ha una buona idea può emergere con una velocità inaspettata”. Come mantenere questa preziosa capacità artigianale manifatturiera, apprezzata nel mondo per la sua creatività e originalità? “Con la capacità di tramandare l’esperienza e la tradizione dei nostri artigiani e dei nuovi stilisti. È la creatività che ha origine nella nostra cultura che deve essere mantenuta e stimolata”. La moda ecologica (Eos fashion) potrebbe essere una delle soluzioni possibili? “Come sempre le mode sono volubili, sicuramente la tendenza ecologica è una fascia interessante ma certamente non è il grande mercato”. E l’e-commerce potrebbe dare una ventata di novità come marketing? “Internet è sempre più diffusa e utilizzata soprattutto dalle nuove generazioni. L’e-commerce è sicuramente un’opportunità, ma anche qui non facciamoci abbagliare da una novità. La gente vuol vedere, toccare, provare e l’acquisto virtuale prevale su altri prodotti piuttosto che sulla moda”. I piccoli façonisti, di cui erano ricche le Marche, non sono andati all’estero come molte piccole imprese familiari delle altre regioni italiane! Come possono sopravvivere nel territorio in questo momento di forte crisi? “Le nostre piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, sono riuscite a ritagliarsi una nicchia di produttività e di rendimento

attraverso prodotti molto particolari o in rapporto con grandi aziende. La loro flessibilità è stata la risorsa per battere la crisi e continuare a sopravvivere, spesso anche con successo”. Onorevole, sappiamo che molte famose griffe italiane hanno trovato nelle Marche un’apprezzata realtà produttiva dove poter produrre prodotti di qualità a prezzi interessanti! Potrebbe essere la rinascita di un nuovo Made in Italy oppure solo una ventata di momentaneo buonumore? “Le Marche sono state scoperte da molte famose griffe per la serietà e la correttezza della produzione, per la capacità di ridurre i costi e la velocità nell’adattarsi alle richieste del cliente. Molto Made in Italy in realtà è Made in Marche e a Milano, come a Firenze, c’è solo la testa delle aziende, ma la produzione ha nelle Marche uno dei punti di forza e credo che questa tendenza si stabilizzerà proprio per il buon rapporto tra i nostri distretti produttivi e i grandi marchi della moda”. Il fenomeno Diego Della Valle, imprenditore abile e sensibile alle mode, con i suoi brand: ‘Tod’s’, ‘Hogan’, ‘Fay’, sinonimi del lusso, può essere un esempio per altri imprenditori? “Sicuramente Diego Della Valle è un esempio. Però non dimentichiamo che il successo di Diego Della Valle è stato determinato anche dalle relazioni personali con imprenditori, banchieri e personaggi dello spettacolo, nonché la capacità di spaziare anche in altri settori quali le banche, il calcio, l’editoria e il salotto buono della finanza”. Le Marche fino a pochi anni fa erano la prima regione produttrice in Italia del prodotto moda, con un grande numero di laboratori terzisti. Ora che per motivi di crisi hanno chiuso in molti, come si posiziona il settore moda nelle Marche? “Basta guardare i dati riportati nella scheda e fa capire che nel settore della moda le Marche ci stanno comode, a loro agio ed anche molto competitive. Chi ha chiuso ha trovato la possibilità di riciclarsi nelle aziende vincenti”. >>

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In che modo la politica può aiutare i produttori e le piccole imprese artigiane a conduzione familiare? “Attivando una rete di servizi e di commercializzazione che possa sostenerli e sostituire la capacità organizzativa dei grandi marchi”. Onorevole Ciccioli, ci può suggerire alcuni consigli per i piccoli produttori manifatturieri per poter aver visibilità ed esportare i loro prodotti all’estero? “Associarsi e farsi sostenere dalle nostre rappresentanze all’estero. Ma soprattutto è importante la rete di relazioni personali che nel commercio sono fondamentali perché la fiducia e la conoscenza sono il biglietto da visita per poter esportare”. Lei ritiene che le fiere, visti i costi eccessivi, siano ancora una vetrina valida per le piccole imprese del settore moda che vogliono mantenere un sapore artigianale? “Ormai i mezzi di comunicazione veloci, ma soprattutto internet e tv digitali, hanno sostituito fiere e cataloghi. Sopravvivono alcune grandi fiere internazionali che sono la vetrina per gli incontri di tutti. Le piccole fiere locali ormai non hanno più senso se non su specifiche produzioni molto particolari”. Considerando il periodo di grande emergenza, Lei pensa che si debba investire sulle piccole aziende che producono qualità favorendo la creazione di consorzi di ditte tra loro affini sponsorizzate dalla regione, aumentando la potenzialità in maniera esponenziale? “Certamente i consorzi in un periodo di crisi sono un motivo di sinergia e, se sostenuti dalla Regione, è anche meglio, ma bisogna rilevare che in passato le commercializzazioni sostenute dalla politica sono sempre state fallimentari, perché la politica si intende poco di mercati”. Si possono usare fondi, per organizzare la promozione all'estero (fiere o altro) dei prodotti di questi ipotetici consorzi, che risultino completamente gratuite alle singole aziende; non pensa che poi queste ripagherebbero abbondantemente in posti di lavoro creati, pagamento di tasse e altro? “Confermo. Usare i fondi pubblici per sostenere produzioni e consorzi crea assistenzialismo e costi per la pubblica amministrazione che oggi sono insostenibili. Meglio detassare che dare contributi. Perché produrre a costi più bassi è competitivo, dare i contributi è sempre clientelare e fonte di mala gestione e corruzione”. Le missioni che vengono organizzate all’estero o in Italia con incontri B2B potrebbero essere in forma gratuita per la aziende italiane, considerando che poi ci sarebbe un ritorno per l’economia generale? “Certo, la presenza delle aziende italiane all’estero va sostenuta

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con incontri promossi dalle nostre Camere di Commercio e dal nostro Ministero del Commercio Estero. Ma noi dobbiamo fare da apripista al Made in Italy e non fare economia assistita”. La memoria artigianale avrà un seguito interessante oppure dobbiamo immaginarci scenari peggiori del momento reale? “La memoria artigianale quando ha successo non si esaurisce, anzi, l’artigiano tende a perfezionarsi e a migliorare i propri prodotti che rimangono sempre di qualità altissima. Il problema è quello di piazzarli sul mercato attraverso la conoscenza, la pubblicizzazione e l’accessibilità che devono essere promosse globalmente e non dal singolo che non può permetterselo”. C’è in previsione la costituzione di organizzazioni che favoriscano l’integrazione di tante piccole ditte per poter aiutarle nell’affrontare il mercato estero globale? “Le associazioni degli imprenditori e dei commercianti si stanno molto attrezzando nel settore dell’integrazione dei distretti affinché, facendo fronte comune, si sfondi nel mercato del grande commercio. Oggi il business si fa sui grandi numeri oppure su produzioni estremamente particolari ed uniche”. Onorevole Carlo Ciccioli, come la politica può mettersi al servizio di coloro che producono qualità creando qualcosa che sia un patrimonio nazionale che possa poi essere ripagato con la creazione di ricchezza per tutti? “L’Italia da sempre è stata sinonimo di arte, di cultura, di belle cose che sono un patrimonio che costituisce ricchezza: dobbiamo solo andare avanti partendo dalle nostre radici e dalle nostre tradizioni”. Per i giovani che vogliono mettersi in proprio nel settore moda, sono previsti incentivi che stimolino l’imprenditorialità e la creatività nel settore? “Esistono le condizioni che ci sono per i giovani in tutti i settori, ma nella moda conta soprattutto l’idea, la creatività e con quelle si possono conquistare il mercato e il mondo. E i giovani sono sempre portatori di novità”. La formazione del settore moda, sia in Italia e sia all’estero, ha dei costi esagerati! Le scuole che preparano i giovani sono solo nelle grandi città e impossibili per molti ragazzi talentuosi! C’è la possibilità di poter vedere in un futuro dei centri formativi per creativi a costi accessibili? Possibilmente in Italia e magari anche nelle Marche? “È vero che le scuole di alta formazione costano, ma è altrettanto vero che proprio nelle nostre Marche, cito Ancona e Urbino ma anche in altre sedi, ci sono scuole di altissima qualità che hanno permesso a talenti di emergere con grandissimi successi. Ne cito uno per tutti, Roberto Giolito, anconetano, formatosi nel nostro centro di designer è lo stilista della nuova 500. Nato e formato ad Ancona ha avuto grande successo a Torino”.


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FASHION

GLAMOUR

ECO S

di Samuele Daves

i può creare moda appealing facendo uso di materiali e tessuti prodotti nel rispetto dell’ambiente? È un interrogativo quanto mai attuale, viste le problematiche connesse agli ecosistemi. La dimostrazione più evidente e tangibile di una chiara risposta in tal senso è data dall’operato di Livia Firth, moglie dell’attore premio Oscar e paladina dell’eco-glamour. Nel Dicembre 2009, quando il marito di Livia, Colin Firth, ricevette la nomination ai Golden Globe per il film di Tom Ford “A single man” (vincerà poi l’Oscar come miglior attore protagonista nel 2011 per il film “Il discorso del re”), lei decise che da quel momento in poi avrebbe assistito a qualsiasi passerella (inclusi gli Oscar), indossando solo abiti sostenibili. Il suo scopo era di alzare il profilo di ecologia e giustizia sociale, nell’industria della moda. Prese vita così il Green Carpet Challenge, un progetto dinamico fondato da Livia e dalla giornalista Inglese Lucy Siegle, che unisce il glamour e l’etica per definire il profilo dello stile sostenibile all’interno degli eventi più in vista sulla scena mondiale. Nel Gennaio 2012, la Signora Firth ha annunciato che i fashion designer più importanti del mondo avrebbero partecipato al Green Carpet Challenge (GCC). Ai BAFTA Awards 2012 la nota attrice Viola Davis (nominata per “The Help”) ha indossato un abito da sera, realizzato appositamente per il GCC, da Valentino con tessuti eco. Anche gli attori Colin Firth e Michael

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FASHION

Fassbender (attore nominato al BAFTA per “Shame”, hanno contribuito a fare la storia del GCC indossando i primi abiti da uomo realizzati con tessuti sostenibili, ovvero gli smoking realizzati da Armani in lana organica con dettagli in poliestere riciclato (ricavato da bottigliette di plastica). L’elenco dei nomi noti del design che hanno partecipato al GCC include appunto Giorgio Armani, Chanel, Alberta Ferretti, Tom Ford, Gucci, Yves Saint Laurent, Stella McCartney, Lanvin, Paul Smith, Valentino, Roger Vivier ed Ermenegildo Zegna. Nel marzo 2012 Livia Firth (che nel frattempo è anche divenuta Direttore Creativo di Eco-Age.com) ha infine unito le proprie forze con Giusy Bettoni, ideatrice e anima di C.L.A.S.S. (Creativity Lifestyle and Sustainable Synergy), una eco-piattaforma internazionale fondata nel 2007 che sostiene e promuove prodotti eco-sensibili per la moda, la casa e il design attraverso una vasta gamma di eco-tessuti, filati, processi e servizi. Il risultato di questa collaborazione di successo è la creazione della Fabric Library del GCC. La stessa Firth ha dichiarato: “Sono parecchi anni che ho il piacere di conoscere e collaborare con Giusy. La sua impareggiabile competenza in ambito di tessuti sostenibili è molto importante per il GCC per portare avanti la sua missione di divulgare e aumentare il potenziale delle fibre sostenibili nella moda. Saremo in grado di offrire a questi grandi designer che lavoreranno con noi, una moltitudine di splendidi tessuti eco-sostenibili, che abbattono le barriere avvicinando il mondo dell’estetica a quello dell’etica”. Dal canto suo la Bettoni risponde: “Sono davvero felice e onorata di questa collaborazione con Livia e il Green Carpet Challenge. Condividiamo la stessa visione, sia dal punto di vista umano e sia professionale, riguardo al design etico e alla moda sostenibile. Non ho dubbi, so che faremo grandi cose assieme! Sicuramente possiamo dire: insieme la faremo!” Non resta dunque che attendere le proposte future di questo importante sodalizio certi che, per essere eticamente glamour, bisognerà bilanciare sempre di più l’apparire chic con un attento e rispettoso spirito ecologista.

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THE STYLIST

VIP ‘ s WEDDING

Il look scelto dai vip per i matrimoni e le cerimonie importanti di Marianna Pilato

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a primavera, si sa, è la stagione piÚ gettonata per celebrare matrimoni e cerimonie in grande stile. Anche voi, magari, avrete ricevuto diversi inviti da amici e parenti in procinto di sposarsi o di organizzare una grande festa per qualche evento fatidico, e ora siete indecisi su quale abito o accessori indossare. Se non sapete proprio da che parte cominciare, potete sempre prendere spunto dai look adottati di recente dai personaggi dello spettacolo in tali occasioni. Se ad esempio dovete partecipare a delle nozze alternative, con pochi invitati e celebrate con rito civile, potete copiare le mise semplici e raffinate di Roberto Cavalli sfoggiate da Elisabetta Canalis >>

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THE STYLIST

e da Maddalena Corvaglia al matrimonio di quest’ultima con Stef Burns (storico chitarrista della rockstar nostrana Vasco Rossi). Entrambe le creazioni erano caratterizzate da una tonalità a metà strada fra il turchese e il petrolio e da un’elegante e comoda lunghezza al ginocchio. Un’altra coppia conosciuta per il proprio anticonformismo, poi, è sicuramente quella formata dalla top model Kate Moss e dal chitarrista della rockband The Kills Hamie Nince. L’abito della sposa in stile vintage era opera di John Galliano. Il modello abbastanza stretto e fasciante era accompagnato da un velo di pizzo corto come vuole la tradizione gitana. La bella Kate, infatti, ha dichiarato apertamente di amare moltissimo i matrimoni zingari (compresi i loro eccessi) e di essersi ispirata proprio a questi per organizzare il suo giorno più bello. Sapendo in anticipo quale sarebbe stato lo stile della cerimonia, gli ospiti si sono subito adeguati: Naomi Campbell si è presentata con un abito monospalla tutto bianco e sfrangiato, Lara Stone ha optato per un abito lungo e aderente come quello della festeggiata seppur in grigio, mentre Jude Law per un completo più scanzonato del solito tait nero composto da giacca blu e camicia bianca sbottonata. Tornando ai matrimoni celebrati nel nostro Paese, non è passato inosservato neppure quello ospitato dal piccolo paesino di Bernalda, di cui è originaria la neo-sposa e regista Sofia Coppola. Lei e il marito Thomas Mars (cantante del gruppo dei Phoenix) hanno pensato di allestire una cerimonia molto discreta, lontana dai pomposi schemi hollywoodiani. Ciò si può evincere facilmente anche dal look scelto dagli invitati e dalla sposa stessa, che ha indossato un abito in voile corto color glicine di Azzedine Alaїa. Non ha voluto rinunciare invece al classico abito bianco la simpaticissima attrice e presentatrice tv Paola Cortellesi, che è arrivata in Comune con un vestito sottoveste di Alberta Ferretti. Presente al rito in completo blu anche Gianni Morandi (con cui Paola ha condotto insieme il programma Uno di noi), l’attore Kim Rossi Stuart con dei pantaloni beige, una semplice camicia e una giacca decisamente più casual, e Stefania Rocca con un abito corto di raso bluette. I vip più attaccati alla tradizione fra quelli che si sono sposati negli scorsi mesi, comunque, si sono rivelati senza dubbio il portiere della Nazionale e della Juventus Gianluigi Buffon e l’ex indossatrice ceca Alena Seredova, che come location hanno optato per la maestosa basilica di San Pietro e Paolo a Praga. L’abito di chiffon di Alena, confezionato da un sarto parigino, era molto romantico e corredato da un velo piuttosto lungo. Il completo nero di Gigi, d’altra parte, non era meno classico di quello della sua consorte, mentre molto più anticonvenzionale è apparso lo sbarazzino abito turchese di Eliska, sorella della sposa e damigella d’onore. A prescindere dal tipo di evento a cui dovete attendere, resta valida ad ogni modo la regola di vestire tenendo conto innanzitutto della personalità di ognuno, al fine di sentirsi sempre a proprio agio ed evitare l’atteggiamento di “manichino ingessato” che talvolta in certe cerimonie ufficiali e dentro abiti alquanto scomodi si finisce con l’assumere.


STATUS SYMBOL

ACCADEMIA

Marianna Pilato

DEL LUSSO La storia, l’offerta formativa e le collezioni

L’

Accademia del Lusso è uno storico istituto di Alta Formazione specializzato nel settore del Fashion e del Design. Esso è stato fondato nel 2005 dall’attuale vicedirettore centrale Chiara Melani che, rifiutando la proposta di acquistare una scuola di moda già esistente, decise di progettarne una del tutto nuova più al passo con i tempi e con le continue rivoluzioni della moda. Fin dai suoi esordi, la scuola ha sempre cercato di venire incontro alle esigenze degli allievi più giovani, organizzando alcuni corsi a distanza in modalità on-line (riguardanti il Fashion Visual Merchandising, l’Image Consulting e il Fashion Editing) o nella comoda formula week-end e mettendo a disposizione diverse borse di studio. Tutto ciò per agevolare la formazione di nuovi talenti creativi direttamente in Italia, nazione indiscutibilmente trainante nel settore moda ma di solito carente nell’investire su nuove risorse umane. Il metodo seguito da tutti i vari percorsi formativi (a prescindere dalla loro divisione e classificazione in master, post diploma, professional o short course), s’incentra su aspetti soprattutto pratici dei mestieri ai quali gli alunni aspirano, considerando la teoria solo come un approfondimento aggiuntivo. >>

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STATUS SYMBOL

Un altro insegnamento fondamentale che l’Accademia impartisce a chi vuole operare nella moda consiste nel saper prendere spunto dai quei riferimenti culturali, storici e sociali in grado di attirare l’interesse e la curiosità del pubblico, trasformandoli poi attraverso uno stile adeguato in materiali, forme e cromatismi originali. Per imparare al meglio tale procedimento creativo, in vista della fine di ogni anno accademico, tutti i docenti propongono ai frequentanti delle loro lezioni un tema univoco a cui ispirarsi per dare vita a una collezione inedita, attraverso la quale la classe concretizza tutto ciò che ha appreso durante i mesi di formazione. Dopo aver ottenuto un ottimo riscontro di critica e di pubblico lo scorso luglio ad AltaRoma con la sfilata dedicata al tricolore e ai 150 anni dell’Unità d’Italia, l’istituto ha già deciso il tema al quale gli studenti che vorranno partecipare dovranno attenersi per l’evento di chiusura dell’anno accademico 2011/2012: il punto di riferimento da cui trarre ispirazione sarà il mondo dei fiori e della botanica in generale. Sulla passerella questa volta, oltre agli abiti disegnati e cuciti dagli studenti delle sedi di Milano, Treviso, Palermo e Roma, saliranno anche le creazioni degli allievi della nuova sede di Napoli (il prestigio dell’Accademia del Lusso deriva anche dalla sua presenza in più città sia nazionali che internazionali). Tutti quanti i capi andranno a costituire la collezione Primavera-Estate, inclusi outfit sia maschili sia femminili realizzati obbligatoriamente utilizzando tessuti come il cady, il gabardine, lo chiffon e il crêpe. Solitamente tutti i modelli creati sotto l’influsso di questa scuola si basano sul concetto del ‘nuovo lusso’ tendente all’etica della sobrietà. Le linee delle creazioni si rivelano molto semplici ed eleganti al tempo stesso, non troppo stravaganti al fine di essere portabili in varie occasioni. I vestiti da sera e quelli casual, come pure gli accessori, sono accomunati perciò dalla filosofia del less than more, il rigore del poco, ma bello e ben fatto, in sintonia con le dinamiche del settore fashion attuale. Per maggiori informazioni in merito agli indirizzi delle sedi e ai corsi offerti dall’istituto, si rimanda al sito www.accademiadellusso.com

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ARNALDO

POMODORO R appresenta la scultura del ‘900 e la sfera artistica dell’Italia nel mondo. Viaggiatore di un’Arte nomade e sedentaria a metà tra sacro e profano comunica un messaggio sociale attuale e la profezia di un futuro tormentato. Le sue opere lanciano un linguaggio tra la gioia di vivere e la paura della trasformazione. L’essenza della vita esplode dall’interno della materia, assorbendo una luce divina che riflette un benessere voluto e ricercato. Il Maestro Arnaldo Pomodoro racconta la sua Arte senza età e senza tempo. La sua opera e il suo stile di vita suggeriscono un’appartenenza estranea al mondo materiale, dove l’essenza della vita è il fulcro dell’esistenza. L’urlo che fuoriesce dagli squarci di fuoco avvisa l’umanità di riflettere su un futuro dove la natura si pone al centro dell’esistenza umana. Le forme rotonde e le piramidi, si contrappongono in un movimento vitale e armonico che muta la luce creando una nuova dimensione: l’energia.

di Jean-Claude Poderini

Maestro sembra che le Vostre sculture stiano osservando il mondo nel suo viaggio verso l’ignoto, quasi che siano materialmente una frontiera con un’energia interiore che vuole suggerire un avvertimento. Quale? “Riprendendo una riflessione di qualche anno fa, potrei rispondere che oggi vedo le mie opere come cristalli, o nuclei, oppure occhi o fuochi, per la frontiera e per il viaggio, per la complessità, per l'immaginario. E penso ad esse e a tutte le grandi sculture e le grandi tele, come riferimenti nello spazio. Il fatto stesso che sono opere d'arte le rende oggetti importanti in senso di percezione e di orientamento nello spazio-tempo in cui viviamo”. Che importanza esiste tra opera e spazio? Le Vostre opere esposte nel mondo, in piazze e spazi aperti, creano un dialogo con le persone che le vedono? “Ho sempre pensato che la scultura sia coinvolta in un confronto diretto con lo spazio. Infatti, come diceva Hegel, la scultura è una presa di un proprio spazio entro lo spazio maggiore dove si vive e ci si muove e ha senso quando trasforma il luogo in cui è posta. L’ideale per me è ambientare le opere all’aperto, tra la gente, le case, le vie di tutti i giorni. La scultura diventa così il modo di mutare il senso di una piazza, di un ambiente, e di inventare uno spazio per la dimensione urbana”. La scultura come la moda vive tra la gente, non è chiusa nelle pinacoteche come la pittura, tra le arti pensa che la scultura sia un’Arte democratica? “La scultura all’aperto, quando dà nuovo valore all’ambientazione architettonica o spaziale senza alcuna monumentalità celebrativa ed è come una creatura vivente, che muta nel volgere della luce e delle ombre, ma anche nell’incontro con le gente diversa, supera il limite di un’arte chiusa nei musei e nelle collezioni private e diventa dominio di tutti”. >>

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ARTE

I colori e la factory

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ARTE Parliamo di un’Arte suggestiva: la Croce, il Sole, la Corona. Entriamo in un tema importante dove il gioco della luce, della materia e della forma suscitano emozioni. Perché? “Il lavoro di ideazione e realizzazione di un’opera è per me un processo complesso a cui concorrono al contempo sia elementi emozionali che razionali, e si svolge ogni volta in modo differente. L’idea mi viene a volte dai ricordi e dalle suggestioni raccolte nei miei viaggi: in Egitto, in Turchia, nello Yemen… E altre volte l’opera nasce su commissione: in questo caso studio a fondo ogni aspetto del luogo in cui deve essere collocata, ricevendone stimoli e visioni”. Nella memoria collettiva, le opere religiose intimorivano i fedeli e li invitavano ad accostarsi alla fede. Oggi quale messaggio diffonde un’opera in un luogo sacro? “Credo che oggi come non mai abbiamo bisogno di ritrovare un’autentica dimensione collettiva all’insegna dei valori umani più profondi. Ho seguito con vivo interesse gli interventi del Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura Mons. Gianfranco Ravasi, sulla necessità di ristabilire un’alleanza nuova tra l’ispirazione divina della fede e l’ispirazione creatrice dell’arte e ho particolarmente apprezzato la sua interpretazione profonda dell’arte contemporanea, anche quella astratta”. Le Vostre sfere e dischi presentano degli squarci dove si intravede un meccanismo vitale, cosa vogliono esortare: un tormento o una riflessione? “Queste sculture sono nate forse dal desiderio di mettere in evidenza le contraddizioni della nostra società. Oggi ritengo che in esse il tratto geometrico presenti le forme della ragione astratta, e anche tecnologica, mentre le rotture siano quelle del primitivo, del profondo e del materiale”. Come una fiaba che stimola e lascia spazio all’immaginazione, le Vostre sculture sono massicce e nello stesso tempo fragili. Quale vuole essere il mondo immaginario inseguito? “Ho lavorato su tutti i solidi della geometria euclidea (cubo, cilindro, piramide, cono, sfera…) provocando tagli e lacerazioni nella superficie esterna e scavandone l’interno, per metterne in dubbio la perfezione e la simbologia. Ai solidi geometrici si possono, infatti, associare diversi e specifici significati simbolici: la piramide, per esempio, rappresenta il potere, la colonna può essere il tempio o la base dove collocare una scultura. La sfera è la forma perfetta, magica: tutto quello che c’è dentro la sfera è proprio l’energia in una forma. La sfera è per me un oggetto meraviglioso, perché riflette qualsiasi cosa ci sia attorno e crea contrasti tali che a volte si trasforma e non appare più, resta invece il suo interno, tormentato e corroso, pieno di denti e di grovigli”. La croce di bronzo dorato della chiesa di S. Giovanni Rotondo è ricca di elementi che ricordano i chiodi che feriscono il corpo. La luce filtra e si materializza mentre la materia diventa spirito. L’energia trasmessa è forte. Vuol far riflettere sui mali della società? “Per la Nuova Aula Liturgica di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, ho realizzato una Croce ricca di elementi cuneiformi, come immagini dei chiodi che feriscono il corpo, lasciando vuoti e trasparenze. Così, la luce, proveniente dall'alto, si riflette sulle superfici opache e lisce del bronzo, producendo fenomeni di moltiplicazione dei raggi luminosi e creando effetti magici, di ‘illuminazione’ per il fedele che si concentra nella preghiera. Questa immagine mi si è presentata mentre assistevo alla cerimonia di beatificazione di Padre Pio in piazza San Pietro nel 1999: il cielo era coperto da nuvole in movimento che di tanto in tanto lasciavano filtrare qualche raggio di sole”.

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Sfera grande, 1966-67 bronzo, ø 350 cm Pesaro, piazzale della Libertà (Foto Ermanno Casasco)

Novecento, 2000-2002 bronzo, 21 x ø 7 m Roma, piazzale Pier Luigi Nervi (Foto Carlo Orsi)

Grande disco, 1972 bronzo, ø 450 cm Milano, piazza Meda (Foto Francesco Radino)


ARTE Che rapporto ha Arnaldo Pomodoro con la religione? “Il mio rapporto con il sacro è da laico, ma la mia è stata un’educazione cattolica che certo ha lasciato in me un segno profondo. Mia nonna mi introdusse ai misteri del cattolicesimo. Ponevo molte domande per cui non avevo e non ho tuttora le risposte. Nei periodi più difficili della mia vita ho realizzato le sculture più forti e significative. Credo che l’artista abbia una sua propria religiosità e un forte senso etico: l’idea di spiritualità, infatti, nell’arte è essenziale”. Il ‘900 ha vissuto un nuovo Rinascimento nel campo dell’Arte? “Penso che il Novecento sia il secolo dell’invenzione ed elaborazione delle idee, il secolo che ha innovato l’arte e ha aperto nuove vie, per continuare a pensare in avanti, nel nostro ‘immaginario’. Io ho realizzato una grande scultura che è un ‘monumento al Novecento’, collocata a Roma, all’Eur in piazzale Pierluigi Nervi, per celebrare il passaggio al nuovo secolo. Si tratta di un’opera che ha la forma di spirale crescente e avvolgente, sempre più sottile, con un senso di progresso continuo, che è insieme di uguaglianza e di elevamento e che tutt’intorno presenta una serie sculturale di rilievi astratti con valori emblematici. Fin da giovani siamo stati influenzati dall’idea della storia, del processo storico, del progresso. Ed è questo anzitutto che si vede nell’opera: il movimento e il ‘divenire’ costante, e la dinamica di un attraversamento dello spazio che oggi è della nostra civiltà. Però sappiamo che ci sono stati anche gravi rovesciamenti o vuoti o perdite nella storia. E nell’opera ciò risulta evidente, per gli incavi, i buchi, le torsioni…” Materiali millenari, come il bronzo, sono alla base delle Vostre opere concepite con una tecnologia futurista. Materia e segno, spazio e colore, quale pulsione costruttiva emerge dalle Vostre opere? “Nel mio lavoro si sente molto anche la memoria del passato: ho avuto sempre una grande attenzione per tutti i segni misteriosi e astratti delle scritture arcaiche ed anche per la semplicità delle rappresentazioni primitive della figura umana. Credo che le mie opere esprimano una sensazione ambivalente di rispetto per il passato e di ammirazione per la tecnologia e per il progresso, intesi come aspirazione a nuove scoperte e conoscenze”. Geometrie, genialità, perfezione. La Vostra opera risulta astratta e arricchita da una memoria stratificata. Come Vi piacerebbe essere ricordato? “Quando ho iniziato la ricerca sui solidi della geometria era perché volevo investigare l’interno di una forma. Nel 1960 al MoMA di New York, la visione delle opere di Brancusi mi ha fatto riflettere sul valore della scultura astratta. Attraverso vari passaggi, egli arriva ad una sintesi formale assoluta. Di fronte alla perfezione ideale di Brancusi a me è venuta una forte tensione, un bisogno di scavare entro le forme geometriche per scoprirne i fermenti interni, il mistero che vi è racchiuso, la vitalità che vi è compressa”. La scrittura, nelle Vostre opere, indica dei codici che vogliono consigliare quali messaggi? “Ho sempre subito un grande fascino per tutti i segni, soprattutto quelli arcaici. Anche la scrittura mi ha attratto, dai segni primordiali nelle grotte, alle tavolette degli Ittiti e dei Sumeri, tanto che ho dedicato una mia opera, Ingresso nel labirinto, a Gilgamesh, che è il primo grande testo poetico e allegorico sull’esperienza umana (2000 a.C. circa). Le impronte che scavo, irregolari o fitte, nella materia artistica, i cunei, le trafitture, i fili, gli strappi, somigliano a una scrittura emblematica e illeggibile, aperta a diverse interpretazioni e molteplici significati”.

La grande prua: omaggio a Federico Fellini, 1993-1994 bronzo, 375 x 375 x 270 cm Rimini, Cimitero, sulla tomba di Federico Fellini e Giulietta Masina (Foto Antonia Mulas)

Croce per Padre Pio, 1999 bronzo, 240 x 250 x 35 cm (Foto Vaclav Sedy)

Grande Portale Marco Polo, 1988-2008 bronzo, 12 x 10 m Shangai, Expo 2010, Padiglione Italia (Foto Carlo Orsi)

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Dal fuoco interiore delle Vostre sculture, scaturisce una riflessione psicologica profonda. Quale complesso equilibrio possiedono? “Penso che la forza dell’Arte dipenda dalla capacità di interpretare e sintetizzare il proprio tempo e, a volte, persino, di anticiparne le tensioni e le dinamiche. Nel mio lavoro ho cercato di rendere ‘forma’ artistica la nostra situazione umana in un mondo complesso e caotico come quello in cui oggi viviamo”. Nel viaggio della vita, la scultura per Arnaldo Pomodoro quale importanza ha? “Per me fare Arte è un atto di libertà che si deve compiere in modo semplice e rigoroso senza alcuna visione strumentale. Un artista deve sempre poter esprimere la sua immaginazione, la sua creatività, per realizzare il proprio lavoro senza condizionamenti”. Nel prossimo futuro, quali segni definiranno la trasformazione, nel nostro modo di vivere? “Ci troviamo in un momento di grande confusione, che coinvolge tutti gli aspetti della vita. Le straordinarie novità prodotte dalla globalizzazione generano un forte senso di spaesamento: si sono smarriti i principi della vita collettiva e dell’Arte. Si è forse all'inizio di un nuovo ciclo storico e a me pare che ci sia molta dispersione e incertezza”. Come vedete oggi l’Arte in Italia, sofferente oppure

Arco per Tivoli, 2007 bronzo e acciaio inox, 7 x 14 x 2 m Tivoli, piazza Garibaldi (Foto Nino Lo Duca)

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motivata da nuove linfe? “È un periodo difficile anche per l’Arte, ma vedo diversi progetti interessanti e molti giovani curiosi e impegnati nel lavoro artistico. A loro consiglio di seguire il proprio talento senza paura, svolgere una ricerca seria e originale e sperimentare sempre, utilizzando in modo assolutamente libero tutti i mezzi espressivi, fino al video, alla performance… L’importante è escludere operazioni di pura spettacolarizzazione, ripetitive e commerciali che tengono conto solo delle mode e dei gusti del momento”. Voi avete scavato la materia, avete aperto delle geometrie perfette, avete scomposto i meccanismi della vita, ma in fondo cosa avete trovato: una grande forza interiore oppure un’esagerata gioia di vivere? “Credo che gli artisti non possano chiudersi in una torre d'avorio e anzi debbano essere coinvolti e proiettati nella società. Sono molto sensibile alla responsabilità artistica che, secondo me, ha un carattere etico: esprime non solo un autore e uno stile suo proprio, ma anche i motivi della civiltà in cui viviamo. L’Arte, infatti, è in rapporto con lo ‘spirito del tempo’, o meglio con ‘l’immaginario collettivo’. Credo che oggi ci sia soprattutto bisogno di ritrovare la vitalità e l’entusiasmo per la cultura e per le arti, di sviluppare un senso di comunità e una progettualità armoniosa e globale proiettata al futuro”.


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ANDY WHAROL i colori e la factory di Valentino Cristofalo

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D I colori e la factory

efinirlo solo un pittore, un magnifico pittore significherebbe ignorare l’arte, non considerare la storia e la vita, saltare con gli occhi chiusi l’indelebile impronta creativa che ha segnato il Novecento. Partito da Pittsburgh e fermatosi nella sua New York City, in mezzo 59 anni di talento ed intuizione artistica. Andy Warhol, particolare anche nel nome: scultore, regista, produttore, attore e sceneggiatore. Personalità forte, provocante e provocatorio, sfrontato nel modo di affrontare di petto i suoi giorni, rivoluzionario nell’espressione e nel modo di comunicare attraverso i quadri. Una vita spesa tra arte, musica, moda e stile. “La vita è troppo breve per prendersela per uno stupido errore”. Icona, simbolo e cervello ispiratore della Pop Art, corrente artistica che conquistò gli Stati Uniti d’America e la diffidente Londra nella seconda metà del XX secolo. Warhol visse il presente e sopravisse nella moderna società dei consumi trovando in questa un soggetto eccezionale. Attraverso la ripetizione delle immagini e l’utilizzo di colori vivaci, trasformò in arte temi appartenenti al lontano mondo della pubblicità, dei fumetti e del cinema. La provocazione fu evidente, veicolata da messaggi chiari e precisi trasmessi attraverso la produzione in serie dei quadri. Il successo arrivò, anche se con un po’ di ritardo, e rimane vivo fino ad oggi. Grandi tele accolgono le rappresentazioni di hamburger, scatole di fagioli, auto e oggetti quotidiani. Una nuova forma di comunicazione, nacque così l’arte di massa ispirata dallo sfrenato consumismo e resa celebre grazie all’Effetto Warhol. Ripetizioni e sfumature a disposizione della Pop Art. “Credo di essere una delle persone più gelose del mondo. La mia mano destra è gelosa se la sinistra dipinge un bel quadro”. Warhol è affascinato da chi ha saputo lasciare un profondo segno in questo mondo. Proposto quasi allo sfinimento il ritratto di Marilyn Monroe, bellissima e sensuale come se il tempo si fosse fermato. Preziosi i volti di Mao Zedong, Che Guevara e Lenin. Un omaggio alla musica il quadro che ritrae Michael Jackson. L’artista celebra i miti del nostro tempo, concretizza la sua ammirazione, cura nel dettaglio le espressioni celebrandone il talento, il fascino, il potere, la loro unicità. In una logica artistica/consumistica omaggia anche le bottigliette della Coca-Cola, uno dei simboli a stelle e strisce. Sostiene con coraggio la sua idea, alimenta il pensiero tra arte e provocazione, tra pubblicità e innovazione. Tratta temi delicati e di tensione come in Car Crash ed Electric Chair. In fondo, provocare è a suo modo una forma d’arte. Molti s’interrogarono sulla persona, sull’uomo più che sul pittore. Warhol continuò a celebrare la cultura di massa americana e non solo: rivisita anche le grandi opere del passato, da L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci ai capolavori di Paolo Uccello e Piero della Francesca. Come se sacro e profano stringessero un’alleanza. >>

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“Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande”. Creò la celebre Factory tra i grattaceli e il traffico della Grande Mela, un’officina artistica nel quale coordinava da protagonista il laboratorio creativo. Lo spazio collettivo ospitò diversi giovani e brillanti artisti newyorkesi, da qui uscirono e si formarono talenti come Jean Michel Basquiat, Francesco Clemente e Keith Haring. Linfa vitale per l’arte moderna. La Factory si rilevò un trampolino di lancio per molti, un luogo dove creare, ma anche teatro dell’assurdo attentato del quale rimase vittima lo stesso Warhol: Valery Solanas, membro dello SCUM (società che si proponeva di eliminare tutti gli uomini dalla faccia della Terra!), mossa da un’inspiegabile rancore tentò di eliminare l’artista che miracolosamente riuscì a salvarsi. Era il 1968, la vicenda passò in secondo piano dato che solo due giorni dopo venne assassinato Bob Kennedy. Vivo per miracolo, soffrì prima di rialzarsi, ma il destino aveva in mente altro e Wahrol riprese il suo cammino. Fondò la rivista “Interwiew”, divenne produttore della Andy Wahrol’s Television, scrisse numerosi libri e biografie. Sperimentò anche il settore cinematografico lanciandosi in alcuni lungometraggi e film di discussa argomentazione. Lo stile fu sempre lo stesso, evidentemente provava del piacere nel sorprendere, spingersi controcorrente e alimentare gustose polemiche. “Si ha più potere quando si tace, perché così la gente comincia a dubitare di se stessa”. Genio, geniale, ribelle, esteta. Altre forme d’arte hanno stimolato la sua creatività. Ha flirtato con il mondo della musica collaborando con i Velvet Underground, i Beatles, i Rolling Stones, Aretha Franklin, John Lennon, Court Basie. Non solo Pop Art ma un’anima rock. Ha donato il suo contributo anche alla nostra Loredana Bertè e a Miguel Bosè. Guru e illustratore, ha trasformato le rockstar in icone senza tempo. La copertina più celebre è quella che ideò nel 1967 per l’album d’esordio dei Velvet Undeground intitolato semplicemente “The Velvet Underground and Nico”, con esso la banana sbucciabile entra di diritto nella storia della Pop Art. I Beatles osservano e gli danno carta bianca. Warhol disegna i fotogrammi per il terzo album dei ragazzi di Liverpool, “Hard Day’s Night”. Una vita vissuta al massimo in nome della libera espressione artistica. “La più eccitante attrazione è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai”. Paradossale è stata la sua morte, avvenuta durante una semplice operazione chirurgica. Banale forse, ma ennesimo colpo di teatro inaspettato. In una fredda mattinata di febbraio del 1987 Warhol chiude gli occhi per l’ultima volta, mentre la sua vita è consegnata alla storia e la sua anima continua imperterrita a creare. Oggi l’artista vive e rivive al Museum of Modern Art, al Tate Gallery, al Metropolitan Museum, al Moderna Museet e al Modern Kunst. Solo alcuni dei tanti luoghi dove sono esposte le sue opere. Fino all’ultimo giorno ha scritto la propria storia come voleva, disegnandola secondo il suo credo, ascoltando il cuore, ispirato dall’istinto e dal talento. Ha polemizzato, ha denunciato, ha comunicato attraverso i colori: vivaci, accesi, eterni. Una firma indelebile sul mondo dell’arte, della musica, del cinema, della moda. Un filo che si è piegato ma non spezzato, per un’arte moderna che non muore mai, ancora viva come le tonalità effervescenti di Andrew Wahrola Jr. “Non è forse la vita una serie d’immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?”

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UN FINALE “DI GLORIA”

ANDREA BOCELLI CHIUDE LA STAGIONE DEL TEATRO DELLA FORTUNA Stefano Marangoni

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l Teatro della Fortuna si prepara ad ospitare l’ultimo imperdibile appuntamento della Stagione Lirico Sinfonica inaugurata lo scorso 7 dicembre da Nabucco di Verdi, una stagione caratterizzata dalla presenza in cartellone di grandi nomi della lirica internazionale. A chiudere, un evento eccezionale e senz’altro tra i più attesi. Sarà infatti uno degli artisti italiani più amati e conosciuti nel mondo, Andrea Bocelli, a calcare il palcoscenico del Teatro della Fortuna e ad esibirsi nella “Messa di Gloria” di Giacomo Puccini, assieme al baritono Gianfranco Montresor, con cui annovera già diverse collaborazioni, tra cui anche un concerto con l’Orchestra Sinfonica della Rai in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino 2006. >>

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Voce dal timbro pastoso e versatile che risuona in settantacinque milioni di dischi, Andrea Bocelli è ormai uno dei simboli dell’italianità nel mondo. Pensare che tutto è partito dal brano “Con te partirò”, presentato al Festival di Sanremo del 1995, oggi celebre in tutto il globo nel suo arrangiamento in duetto con Sarah Brightman, “Time to say goodbye”. Artista dei primati, dei concerti di fronte a migliaia di persone, ha sbaragliato ogni record discografico. Basti citare il suo CD Arie Sacre (con la bacchetta di Myung-Whun Chung) che si attesta quale album classico più venduto mai pubblicato da un artista solista. L’anomalia del suo percorso, che da cantante lirico l’ha visto trionfare nel mondo della musica leggera, l’ha reso un vero e proprio tramite tra musica “di consumo” e musica “classica”. Abituato a superare barriere apparentemente invalicabili, Bocelli ha allargato negli anni il proprio repertorio e oggi annovera, oltre ad una discografia classica pluripremiata, una sempre più imponente discografia operistica. Si dice che abbia restituito all’Opera quella vocazione popolare che sembrava avere perso. Questa sua versatilità gli ha permesso di arrivare al cuore di milioni di persone e oggi è un artista che non ha bisogno di presentazioni. A testimoniare il suo successo planetario, oltre agli innumerevoli riconoscimenti, c’è anche dal 2010 la stella che porta il suo nome sulla Walk of Fame di Hollywood. Nel febbraio 2011, venti minuti di applausi hanno festeggiato il suo trionfale recital d’esordio al Metropolitan Opera House di New York. Città in cui è tornato in autunno per esibirsi in un concerto memorabile a Central Park, di fronte a settantamila persone, affiancato da alcuni degli artisti americani più influenti nel panorama della musica e accompagnato dalla New York Philarmonic Orchestra diretta da Alan Gilbert. Il programma della serata, che vedrà sul podio il M° Marcello Rota, è interamente dedicato al genio di Puccini. Oltre alla Messa, saranno eseguiti, Crisantemi, elegia per orchestra d’archi e Preludio sinfonico in la maggiore per orchestra, op. 1. Ad accompagnare le voci, l’Orchestra Sinfonica G. Rossini e il Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini diretto dal M° Lorenzo Bizzarri.

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Gianfranco Montresor - Baritono

Marcello Rota


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GIACOMO URTIS E’ Il medico estetologo dei vip di Jean-Claude Poderini

senza dubbio il medico estetico più conosciuto del momento. A soli 34 anni, Giacomo Urtis, è il medico chirurgo specialista in dermatologia e medicina estetica più accreditato. Dopo gli studi a Milano e a Roma, ha frequentato il jet set facendosi apprezzare dalla Milano bene. Si rivolgono presso il suo ambulatorio moltissimi VIP, sia italiani sia stranieri, sopratutto per la chirurgia dei glutei ma anche per i trattamenti di rivitalizzazione e mantenimento del viso.

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BEAUTY Ha appena iniziato le riprese di un nuovo programma, ispirato alla serie americana “Dr. Botox”, dove si potranno vedere tutti i trattamenti, anche quelli più segreti che eseguono i VIP! La location sarà il suo studio di Corso Como, 9 a Milano, nel cuore della città della moda! Il programma andrà in onda sui canali di SKY da settembre 2012 per qualche decina di puntate. Il Dottor Giacomo Urtis si racconta ai lettori di Lifepeople, svelando la sua arte che aiuta l’autostima. Dottor Urtis, con un percorso inaspettato e fortunato e in tempi veloci è diventato il medico estetico più conosciuto in Italia! Avrebbe mai immaginato una carriera così brillante? “No...francamente no... Sicuramente mi ritengo un privilegiato, considerato il fatto che in Italia è estremamente difficile realizzarsi professionalmente a soli 34 anni. Tuttavia ho lavorato tanto per arrivare dove sono oggi e inoltre debbo ammettere che la determinazione è sempre stata una mia dote. Porto Cervo è stato senz'altro il mio ‘trampolino di lancio’. Lavorando per i Principi di Borbone, ho avuto modo di conoscere personalità influenti, non solo vip e nobili, ma anche importanti imprenditori della società romana e milanese. Pertanto, grazie a una buona rete di conoscenze, il desiderio di lavorare a Milano, Roma e Londra si è così trasformato in realtà”. Oltre alle giovani clienti più o meno famose, qual è la clientela che frequenta i suoi studi e si rivolge a Lei per migliorare il proprio aspetto? “Uomini, donne di qualsiasi età ed estrazione sociale. Anche il genere maschile oggi è particolarmente attento al proprio aspetto. Io mi ritengo una persona semplice e disponibile. Visito le pazienti nel mio studio in via Corso Como 9. L'ambiente, pur essendo ricercato, è molto informale. Voglio che le pazienti si rilassino e che si sentano come a casa. Ovviamente ho un rapporto cordiale e sereno con ciascuna delle mie pazienti. Alcune poi, oltre ad essere pazienti, sono diventate soprattutto delle amiche”. Ama il Suo lavoro, oppure sta solo seguendo la scia fortunata, in questo momento, per la medicina estetica? “Esercitare la professione medica è sempre stato il mio obiettivo, sin da bambino. Una volta terminati gli studi universitari, la grande passione per la mia professione unita a un po' di fortuna, mi hanno portato a raggiungere importanti traguardi lavorativi, in età relativamente giovane”. Lei è un VIP corteggiato dai media, frequenta serate ed eventi mondani e conosce persone importanti! Si sente un mago quando migliora l’immagine di una donna e la rende felice? “Più che un mago mi sento soddisfatto...cerco di accontentare i miei pazienti assicurando loro il risultato estetico richiesto e concordato. Svolgo il mio lavoro con attenzione, professionalità e umiltà, e quando sulla mia poltrona si siede un vip o un noto uomo d'affari..io penso solamente a svolgere bene il mio lavoro”. Quali sono, in generale, i trattamenti maggiormente richiesti delle giovani donne e dagli uomini maturi? “Per quel che posso constatare nei miei ambulatori, il volto, il primo a trasmettere i segni dell’invecchiamento, è in cima alle preoccupazioni delle donne, ventenni, quarantenni e 50-60enni. Fanno eccezione solo le trentenni che si dicono attente più a fianchi e addome. Sono diverse ovviamente le ragioni: per le ventenni, un volto fresco vuol dire possibilità di conoscere nuovi

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partner, per una trentenne su tre significa più successo nel lavoro, mentre la stragrande maggioranza delle sessantenni (quasi l’ottanta per cento delle intervistate) è convinta che un viso curato e giovane possa accrescere la propria autostima. Anche il genere maschile oggi è particolarmente attento al proprio aspetto. Se infatti sino a poco tempo fa il ritocco estetico veniva richiesto soprattutto dal sesso femminile, oggi invece, un numero sempre crescente di uomini desidera correggere le proprie imperfezioni e gli interventi più richiesti sono principalmente: la rinoplastica, il lifting del viso, il trapianto di capelli ed il rimodellamento corporeo. I più giovani vengono principalmente per la rimozione laser di tatuaggi e per l'epilazione permanente”. Sappiamo tutti che gli interventi estetici sono costosi e non alla portata di tutti! Secondo Lei la medicina estetica è democratica? “Il successo di trattamenti non chirurgici temporanei a base di filler dermali, botox, collagene e acido ialuronico testimonia che le persone sono sempre più interessate alla medicina estetica, richiedendo procedure per il ringiovanimento più ‘soft’ e meno invasive rispetto a quelle offerte dalla chirurgia plastica”. Il Suo lavoro Dottor Urtis è di grande responsabilità in quando tiene tra le mani la felicità delle persone che si rivolgono a Lei! Ma Lei dove prende gli stimoli e la forza che trasmette alle Sue clienti? “Io amo la mia professione e la esercito ogni giorno con entusiasmo ed attenzione..non potrei pensare di fare altro nella mia vita...per cui per me è del tutto naturale impegnarmi al massimo per soddisfare le aspettative della paziente”. La bellezza fa aumentare l’autostima! Che rapporto deve avere una persona con lo specchio? “Equilibrato direi, anche perché la perfezione non fa parte di questo mondo. Ci sono dei giorni in cui capita di piacersi di meno, tuttavia non bisogna mai avere un atteggiamento estremamente critico con la propria immagine riflessa. Io concepisco lo specchio come un alleato, e non come un nemico, in quanto ci permette di tenerci sempre sotto controllo e quindi di intervenire con un sapiente ritocco al momento giusto...se ingrassiamo..non è mai colpa dello specchio..bensì nostra..per cui non serve a niente romperlo...in quanto guadagneremo solo 7 anni di guai!!! Consiglio anzi alle mie pazienti di seguire un'alimentazione sana, che abbondi di frutta e verdura, e di fare un minimo di attività sportiva”. Qual è il Suo concetto di estetica, per la donna e per l’uomo di oggi? “A mio avviso, il concetto di bellezza non è assoluto..bensì relativo. Spesso si cerca di compiacere dei canoni di bellezza dettati da mode, tv e giornali...ma siamo così sicuri che, ad esempio, la bellezza femminile sia sinonimo di magrezza? Siamo così sicuri che agli uomini piaccia veramente la donna magra? Quando si parla di bellezza, spesso ci si sofferma al solo aspetto fisico...beh...per me non è così...una persona è bella quando oltre che essere esteriormente di aspetto gradevole, è anche affascinante, piacevole, allegra e simpatica, insomma un mix di elementi. La sensualità, ad esempio, prescinde dalla bellezza. È una dote innata nelle persone, un atteggiamento, una gestualità che provoca, in chi ci sta accanto, uno sconvolgimento dei sensi. Non è semplicemente un’azione, ma un modo di porsi nei confronti degli altri e nei confronti della vita che deriva soprattutto da forte autostima e da una sicurezza di sé”. >>


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BEAUTY Il fenomeno estetico è in gran voga! Ma Lei crede nella bellezza interiore delle persone? “Ma certo...essere belli fuori significa solamente aver un bel contenitore, ma se poi non si ha nulla da trasmettere agli altri.. da belli si diventa noiosi. Descrivere la bellezza interiore è molto difficile anche perché non ci sono parametri di riferimento universalmente accettati; essa dipende da caratteristiche personali e caratteriali di ciascun individuo. L’umiltà è bella, la sicurezza e l’autostima sono belle. La bellezza interiore non è qualcosa che viene visto grazie a una radiografia, ma va scoperta. Quando infatti si incontra o si conosce un’altra persona, la nostra attenzione si focalizza su un particolare..che può essere il viso, il modo di camminare, le gambe, i capelli..ecc ecc. È il corpo che si vede ed è su di esso che cade la nostra attenzione. La bellezza esteriore serve a richiamare l’attenzione e solo in un momento successivo si può giudicare una persona per quello che è”. Secondo Lei una persona bella dentro si rivolge al medico estetico? E se sì, perché? “Ma certo..e perché mai non dovrebbe? Erroneamente spesso si pensa che la bellezza interiore ed esteriore siano incompatibili tra di loro. Molti cliché della società contemporanea generano da questo errore di base che porta a considerare la donna di bell'aspetto frivola, sciocca e magari poco colta e, all'opposto, la donna bella dentro..brutta fuori. Non è così e non mi piacciono le etichette. Si può essere allo stesso tempo una persona interessante culturalmente, profonda, brillante e attenta al proprio corpo e al proprio aspetto”. Quali sono i canoni di bellezza nel duemila e chi sono, secondo Lei, la donna e l’uomo più belli al mondo? “Sicuramente oggi il concetto di ‘bellezza’ è fortemente influenzato anche dai ‘miti’ che ci vengono proposti dalla TV e dal mondo del cinema, ad esempio negli anni ‘70 il mito di Warhol propose donne eleganti e filiformi, mentre oggi la TV ci offre ragazze magre e molto prosperose. Personalmente trovo perfetta la coppia Pitt–Jolie...loro sono i più belli dello star system”. Chi sono gli esempi maggiormente richiesti, tra i personaggi famosi? “Belen Rodriguez è l'esempio n. 1. Tutte chiedono di essere come lei...e tutte vogliono i suoi glutei perfetti!” Quali sono le novità, in campo estetico, per il futuro prossimo? “I trattamenti a base del gel Macrolane™ rappresentano una valida alternativa ‘naturale’ ai classici trattamenti offerti dalla chirurgia plastica evitando ricoveri e periodi di recupero post-operatori. Il Macrolane™ è il gel iniettivo volumizzante per il corpo a base di acido ialuronico che consente di effettuare veri e propri interventi di rimodellamento corporeo. In pratica, con un’iniezione semplice e sicura, valorizzo i volumi e le curve della paziente, restituendole una forma armoniosa e garantendole un risultato delicato e personalizzato. Essendo a base di acido ialuronico, il Macrolane™ è un filler temporaneo i cui effetti dovrebbero durare 12-18 mesi. Tuttavia è molto utile per ottenere, ad esempio, i c.d. glutei alla brasiliana”. Il Suo lavoro credo sia di grande soddisfazione! Come si sente quando una donna è felice del Suo operato? “Pienamente soddisfatto”. Ci suggerisca alcuni motivi perché una persona, secondo Lei, dovrebbe sottoporsi a dei piccoli ritocchi dell’immagine? “Tendenzialmente molte donne ricorrono alla medicina estetica per adeguarsi ai canoni estetici proposti dai

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mass-media...per cui molte richiedono una 5° come la concorrente del GF o le labbra morbide alla Angelina Jolie..oppure i glutei perfetti alla Belen Rodriguez...ecc. Altre volte, l'esigenza di sottoporsi a trattamenti medici estetici o addirittura a veri e propri interventi chirurgici nasce da un malessere di fondo..da un problema fisico che fa ‘soffrire’ la paziente e che la turba profondamente..in entrambi i casi, pur essendo diverse le motivazioni, chi decide di sottoporsi ad un intervento estetico è fortemente convinto di ciò che vuole fare ed ottenere..e i benefici del trattamento..oltre ad essere estetici sono soprattutto psicologici in quanto nel post intervento la paziente è radiosa, più felice e pienamente soddisfatta..ciò accresce l'autostima e la sicurezza in se stessi”. Ci può dare alcuni consigli per le lettrici e i lettori di Lifepeople, in previsione della prossima stagione estiva? “Sicuramente è bene proteggere la pelle dai raggi solari. Non importa in quale stagione ci si trovi: quando ci si espone al sole bisogna indossare sempre creme solari protettive adatte alla stagione e al tipo di pelle. È consigliabile utilizzare più volte la crema nel corso della giornata. Infine, una settimana prima di esporsi al sole, si possono utilizzare prodotti acceleratori dell’abbronzatura, a base di tiroxina, che stimolano dall’interno le cellule produttrici di melanina, il pigmento cutaneo che difende la pelle schermando le radiazioni ed è responsabile della tintarella”. Dove è possibile trovarLa, Dottor Urtis, le persone interessate? “A Milano, dove c’è la sede principale, ma anche a Roma, Londra, Porto Cervo, Olbia, Sassari, Alghero. Questi sono i miei contatti: 800 912 377; 02 4966 4526; info@istitutodermoestetico.it; www.istitutodermoestetico.it”.


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n realtà sotto questo profilo andrebbero catalogate tutte quelle note che raccontano di attività all’aperto e qualche volta di velocità e superamento dei propri limiti, ma specialmente di persone piene di energia, sorprese, spettacolarità e pericolosità come può fare o può essere un pilota di Formula1 del calibro di Jenson Button, un giovane campione non solo nello sport ma anche nella vita quotidiana, al di fuori dei circuiti e delle corse. Nome completo: Sir Jenson Alexander Lyons Button (Frome, UK,19 gennaio 1980), nell’ultimo anno al centro dell’attenzione del gossip, non tanto per aver vinto il Campionato di Formula 1 del 2009 (ormai quasi storia) ed essere diventa-

to pilota ufficiale della McLaren, ma per aver prestato la sua persona fisica e intellettuale a svariate campagne pubblicitarie di importanti associazioni umanitarie, quale “Hear The World” iniziativa a favore delle persone con handicap uditivi, insieme ad altre star del mondo dello sport e della musica e al panorama della moda come “uomo immagine” dell’ultima fragranza maschile di Hugo Boss. E qui arriva il bello, in tutti i sensi, perché lo spot ti toglie veramente il fiato oltre che incuriosirti. Per chi ancora non lo sapesse, i profumi, si dice mandino dei veri e propri messaggi segreti per chi ha la pazienza e la capacità di saperli ascoltare, o meglio, odorare. Le fragranze ancora una volta raccontano di noi molto più di quanto si pensi. Studi autorevoli hanno dimostrato che i profumi hanno un ruolo non trascurabile su come un individuo viene percepito dal prossimo, soprattutto se l’individuo in questione è un uomo (oltre che un personaggio famoso, come il pilota britannico nel nostro caso). E che uomo! Tutte quelle composizioni poi in cui dominano le essenze di agrumi, per esempio, ci danno la sensazione di magrezza, vivacità, mentre gli aromi marini invece coraggio ed equilibrio. Ma attenzione! Come in ogni cosa si necessita moderazione. Mai esagerare dunque né dall’una, né dall’altra parte. Insomma, chi odora di pompelmo con qualche nota diciamolo di “sale dell’Oceano” (non è una bufala) spesso viene percepito e visto più snello e bello di quanto sia in realtà. All’opposto, chi odora troppo di brezza di mare o arancia fa pensare a un merluzzo andato a male o a un topo morto e non è un gran biglietto da visita. Voi che ne dite? Difficoltoso perciò abbinare con cura gli ingredienti per creare una fragranza che aiuti dove deve aiutare ma sia anche delicata quando serve; che colpisca, attiri attenzione e faccia parlare di sé. Ecco perché non è un gioco ne tanto meno un lavoro adatto a tutti, ma per fortuna in questo il brand Hugo Boss si è sempre distinto. A dire il vero, tutti i brand ultimamente cercano di copiare questa filosofia, puntando su volti noti o quanto meno famosi per le proprie campagne pubblicitarie, specialmente sugli sportivi e gli attori che pare abbiano una cura di sé e un fascino particolare, molto diverso da quello del semplice modello finora protagonista. Soprattutto sono portatori di valori positivi e vincenti, che non guastano mai. Resta comunque la nota più dolente: l’aroma non è sufficiente per vincere sul

mercato, ci vuole qualcos’altro e poche griffe alla fine comprendono e si pongono davvero questo problema, studiando accuratamente la scelta del testimonial da associare all’essenza psicologica e alla filosofia stessa della fragranza che deve rappresentare. Un’altra qualità in cui il brand tedesco si sa ancora una volta distinguere. Hugo Boss impiega uomini diversissimi per ogni lancio di una sua creazione o “creatura di grido” (come il marchio stesso ama definire i suoi accessori), ossia chi per chi e viceversa, proprio perché l’aroma da solo non dice nulla al cuore e all’occhio del consumatore, attirato oggigiorno più dallo slogan che dalla funzionalità del prodotto a sé. Per far seriamente breccia ci vuole anche maestria nel costruire il contorno mediatico che lo deve far emergere dal buio del laboratorio, come il video della campagna Uomo-Boss 2012 girato a Parigi in marzo 2012 online ovunque dal 12 aprile. Così dopo Ryan Reynolds, Orlando Bloom e Jared Leto, tutti “Hugo Boss belli e affascinanti”, rullo di tamburi…arriva Jenson Button! Prima in tuta da pilota McLaren poi da gentleman in giacca e cravatta, a dar voce e volto a dopobarba, acqua di colonia, deodoranti spray, eccetera; un cuore naturale e l’anima fresca e frizzantina quale è la linea Power Drives Success - Hugo

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rollo della finanza e dei mercati mondiali, disastri, terremoti, alluvioni ma questo non ci fermerà assolutamente, anzi, ci spingerà verso un ritorno all’austerity, al rispetto della vita e della natura, delle regole e a uno stile di vita più sobrio ed elegante”. È un po’ la filosofia che ruota ultimamente su tutto il panorama nazionale e internazionale, toccando ogni aspetto della nostra vita sociale: dalla moda alla medicina, al fitness, alla cultura, al cinema e coinvolgendo anche le persone che fanno parte di questi ambienti e usufruiscono dei relativi privilegi. Tema comune a molte campagne pubblicitarie che di recente nascono e proliferano come funghi, in favore di un vero e proprio commercio mediatico, è proprio questo: vendere e/o promuovere il ritorno a uno stile di vita più sano, equilibrato, impegnandosi in progetti solidali per la salvaguardia della terra e dei diritti dell’umanità. “Le tappe della salute”, “30 ore per la vita”, “Disney Friends for Change”, “Down to Earth - salviamo la terra”… si assomigliano tutti e ognuno di loro possiede un suo cavallo di battaglia a cui appellarsi e chi lo rappresenta può essere un singolo individuo, una coppia o ancora meglio un gruppo, una squadra, come possono esserlo per esempio degli attori o dei cantanti, musicisti, top model, sportivi che per una volta si mettono insieme, collaborano per la difesa dell’ambiente, dei diritti dell’uomo e dell’infanzia, la tutela degli animali, il risparmio energetico, la protezione dei patrimoni e beni culturali. E così, a far da portabandiera e scendere in campo sono spesso le celebrità, soprattutto giovani di ogni ordine e grado, che innanzitutto danno un’immagine fresca, genuina, positiva alla campagna solidale stessa offrendole il lustro che si merita; secondo, riescono a sensibilizzare meglio l’opinione collettiva e arrivare prima di altri al cuore del pubblico e del problema, cominciando dai propri pari, dai teenager o giovani del resto del mondo. È da piccoli in effetti che si comincia a imparare a risparmiare sui consumi, ad esempio di acqua e luce, o a conservare e avere cura delle cose ma in particolar modo delle persone e anche degli animali e dell’ambiente che ci circonda e in cui viviamo più o meno in pace nostro malgrado. Poi, crescendo, diventa quasi una routine avere rispetto (si spera) di se stessi e degli altri. Terzo punto (questo a detta dei tabloid), è sempre e in qualsiasi caso una buona occasione per attori, attrici, cantanti, sportivi eccetera per accrescere l’audience mediatico associato a una giusta causa. Così è per personaggi del piccolo schermo come la show girl Lorella Cuccarini o la campionessa italiana di scherma Valentina Vezzali, sostenitrici di punta della raccolta fondi 2. Trussardi della Croce Rossa italiana per acquistare i defibrillatori da destinare ai reparti di cardiologia delle varie strutture sanitarie del nostro Paese e del Terzo mondo dove grazie a questi strumenti è possibile salvare la vita a cardiopatici, >>

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persone in coma o in stato vegetativo perenne a causa di incidenti e malformazioni genetiche. Una vera maratona per la vita e contro il tempo, trasformando il fenomeno (sempre a detta dei giornali) quasi in una follia ma a fin di bene, coinvolgendo anche molti altri colleghi, ma soprattutto colleghe come la super top model italiana Margareth Madé, testimonial del profumo “Venezia”, l’ultima fragranza 2012 by Laura Biagiotti e la giovanissima attrice, show girl Valentina Colombo, protagonista della serie Disney Italia “Life Bites” e di “My Camp Rock”, diventata la portavoce ufficiale all’ultimo Giro d’Italia per la fondazione di Giovanni Veronesi sulla salvaguardia della salute dell’uomo fin dai primi passi e della sua filosofia del viver sano, evitando il vizio del fumo e l’eccessivo consumo di pillole dimagranti o multivitaminiche che invece di far bene causano spesso scompensi cardiaci e malattie cardiovascolari gravissime. Non dimentichiamo nemmeno i milioni di orfani nel mondo, dalla Cambogia, all’Iran e Iraq, fino all’isola di Haiti. A loro, ai piccoli terremotati e vittime di guerra ci ‘pensano’ attori e attrici di Hollywood come Jarred Leto, Brad Pitt, Angelina Jolie (tra i portabandiera dell’Unicef e dei rifugiati di guerra e politica). E ancora, Megan Fox e il marito Brian Austin Green danno il loro contributo facendosi fotografare nel deserto del Nevada in compagnia di una tigre del Bengala per aiutare il WWF a salvare questa bellissima specie di felino in via d’estinzione. Bridgit Mendler, Miley Cyrus, Demi Lovato, Justin Bieber, Selena Gomez gli ex Jonas Brothers e altre star della musica internazionale entrano in uno studio di registrazione e insieme incidono un cd con una raccolta infinita di canzoni che parlano del rispetto della Terra, del suo ecosistema. Un nuovo “We are the World” USA-Europa, lanciato sul mercato discografico, il cui ricavato aiuterà ancora una volta il WWF a salvare stavolta le balene dell’Antartide, i lamantini al largo delle coste dell’Africa e della Florida, i delfini di Atlantico e Pacifico, le foche dell’artico, i pinguini dell’Antartide e altra specie di cetacei che, come le tigri del Bengala, gli orsi della Luna e quelli bruni, sono ormai in via d’estinzione a causa non solo della caccia ma anche dell’inquinamento e delle barbarie degli esperimenti scientifici condotti da alcune aziende farmaceutiche. Dalla bile estratta dal fegato degli orsi della Luna o Panda (se qualcuno di voi ancora non ne fosse a conoscenza) si possono ricreare in laboratorio in effetti molti antidolorifici indispensabili alla cura e terapia del dolore, senza contare le infinite prove scientifiche già condotte fino a oggi sempre dalla medicina sui classici topolini bianchi, cavie peruviane, piccoli roditori per ricreare artificialmente antidoti, vaccini contro veleni e malattie infettive. Insomma alla fine, sacrificare (anche se io per prima non sono molto d’accordo) una vita per un’altra vita può essere anche giusto, ma non quando la cosa diventa la regola, interrompendo volutamente il ciclo naturale delle cose a scopo di business. Ed è per questo che si sono battuti e si battono da qualche anno a questa parte anche l’ex ministro Maria Antonia Brambilla, Martina Colombari, Sofia Loren oppure Zac Efron, Liam Hemsworth, Shia LaBeouf, i Take That, prestando il loro volto e la loro voce a campagne ufficiali e ufficiose contro la schiavitù mediatica e lo sfruttamento indegno di qualsiasi risorsa umana, animale, vegetale che sia. Perché di fatto, sotto sotto, con la scusa di trovare una cura, spesso molte multinazionali ci marciano sopra. Questa sì che è una vera follia!

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GUIDO OSELLADORE L’e-commerce Made in Italy

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l mondo dell’e-commerce italiano è in pieno fermento e, nonostante la crisi, cresce a doppia cifra con nuove idee e piattaforme che si stanno affermando rapidamente. Chi ama fare acquisti on-line e risparmiare nel Nord Italia ha potuto utilizzare nell’ultimo anno anche CUPUPPO – Coupon di gruppo, un sito web che propone quotidianamente offerte scontate e coupon di molte aziende che si affacciano per la prima volta all’e-commerce. Fra gli ideatori di questo progetto c’è Guido Oselladore, un giovane padovano con tanta passione per l’innovazione. Nonostante sia poco più che trentenne Oselladore è riuscito a capitalizzare in questa avventura le sue tante esperienze. Dopo la Laurea in Economia e Commercio alla Bocconi è stato infatti Financial Analyst per General Electrics a Monaco di Baviera, Amsterdam e Londra, successivamente M&A Analyst presso la merchant bank Palladio Finanziaria. Oggi però è completamente concentrato nello sviluppo di Cupuppo. Come nasce Cupuppo e cosa offrite ai vostri clienti e partner commerciali? “Cupuppo nasce dall’idea di due amici che incontrano casualmente un imprenditore radiofonico padovano. Assieme abbiamo analizzato il modello Groupon e concluso che l’approccio americano in un mercato strano e difficile come quello italiano, soprattutto online, fosse incompleto. Abbiamo così visto che il canale radio poteva fungere da traghettatore tra media tradizionali e media on-line”.

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In cosa Cupuppo si differenzia rispetto alle altre aziende che fanno vendita di coupon? Cupuppo punta al mercato hyperlocal, mercato che per il momento solamente Groupon è riuscito parzialmente a coprire. A causa della bassa penetrazione di internet nelle piccole province italiane, un canale per l’acquisizione di contatti che puntasse unicamente all’on-line risultava insufficiente e incompleto. Cupuppo, prima di sbarcare in ogni provincia italiana, cerca quindi il partner radiofonico che abbia la copertura provinciale/regionale maggiore e che abbia una forte presenza su internet tramite sito web e pagina Facebook. Cupuppo sigla un accordo di collaborazione in esclusiva con la radio partner per penetrare in maniera significativa nel territorio. Il partner radiofonico avrà a disposizione una pagina affiliata con il proprio brand mentre la tecnologia e la gestione sottostante rimangono quelle di Cupuppo. In aggiunta, valutiamo assieme all’esercente la quantità di coupon da mettere a disposizione e il relativo arco temporale per usufruire del servizio. Evitiamo di fare offerte a coupon illimitati in quanto metterebbe sicuramente in crisi l’esercente e ne risulterebbe un profondo disservizio. Un’altra differenza rispetto a molte aziende di couponing è che la maggior parte di coupon venduti su Cupuppo sono ‘immediati’, ossia acquisti oggi e oggi stesso puoi usufruire del servizio. Controlliamo accuratamente che lo sconto sia poi reale e per ogni contratto alleghiamo il listino ufficiale dell’esercizio che sta facendo la promozione con noi. Quali realtà commerciali stanno collaborando con voi in questo momento? Cerchiamo di selezionare meticolosamente i migliori merchant (esercenti) con cui collaborare per offrire ai nostri utenti un servizio impeccabile. Se l’utente Cupuppo non è contento del coupon acquistato rimborsiamo immediatamente chiedendo semplicemente che fornisca una motivazione plausibile. Inoltre, il nuovo layout grafico del sito da poco lanciato, pone grandissimo accento sui commenti degli acquirenti dei nostri coupon. Questo è l’unico metodo per misurare la serietà dei merchant che lavorano con noi. L’obiettivo di Cupuppo nel medio periodo è quello di diventare una directory per ogni città italiana che segnali e attesti, attraverso la presenza nella nostra sezione “partner recenti”, la bontà di un merchant. Certificheremo la qualità del servizio e questo ci farà diventare una sorta di tripadvisor. Quali sono le offerte più acquistate da chi utilizza la vostra piattaforma? Le offerte più acquistate sono sicuramente quelle relative alla ristorazione, subito dopo arrivano le offerte legate alle cure del corpo (centri estetici, parrucchiere) e poi offerte legate a pernottamenti in hotel. Il record di coupon venduti è stato invece raggiunto dall’ingresso per famiglie in un museo per gli insetti con oltre 400 coupon venduti. La sezione “prodotti” è una sezione tutt’ora in esplorazione: abbiamo fatto qualche prova con buoni risultati ed è probabile che

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verrà creata una sezione interamente legata ai prodotti tecnologici. Abbiamo inoltre da poco lanciato una sezione chiamata “privati e aziende” dove l’intenzione è quella di pubblicare servizi e prodotti meno ‘sexy’ rispetto a quelli di Cupuppo e dove i prodotti/servizi sono fatturabili direttamente all’acquirente tramite la compilazione di un apposito modulo. Come valuti l'evoluzione dell'e-commerce in Italia per quella che è la tua esperienza? L’e-commerce è una realtà ormai affermata anche sul territorio italiano ed è in costante crescita nonostante la crisi. L’acquisto tramite smartphone avrà sicuramente una crescita esponenziale soprattutto grazie alla sua diffusione e all’uso dei cellulari/smartphone nel mercato italiano. In generale mi piace pensare che tutto ciò che vediamo materialmente per strada lo troveremo anche sulla rete, se non ‘solamente’ sulla rete. Trovo che sia un mondo ancora molto inesplorato, molto affascinante e con enormi prospettive di crescita in cui le idee innovative e l’execution di tali idee sono fondamentali per il successo dell’iniziativa. In Europa, i principali investitori in Start-up sono Germania, guidata dall’incubatore Rocket Internet dei Samwer Brothers, seguite poi da Uk, Francia, Spagna e Italia. In Italia, come sottolineano in molti, è tutto più difficile sia per il mercato on-line, leggermente arretrato rispetto alle principale economie europee, sia per la difficoltà nel reperire fondi da venture capital. Tuttavia rimango fermamente convinto che ci sia ancora molto spazio per l’innovazione nel mondo dell’on-line. Quali sono i progetti per l'immediato futuro di Cupuppo? Diciamo pure che Cupuppo ‘non sta fermo un attimo’, è in continua evoluzione. Cerchiamo costantemente di ascoltare le esigenze dei nostri utenti, semplificando al massimo l’acquisto dei coupon sulla nostra piattaforma. Abbiamo qualche novità che sarà implementata a breve. Cupuppo si sta espandendo anche al di fuori dei confini veneti. È già approdata in Friuli Venezia Giulia e a breve sarà presente in Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Lombardia.


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resco, elegante e morbido. Sono soltanto alcuni degli aggettivi che conferiscono carattere e nobiltà al nettare di Bacco, il vino, tanto amato e apprezzato dall'uomo sin dalla notte dei tempi. La Genesi, non a caso, racconta che dopo il Diluvio Universale, Noè si occupò della vigna, produsse il vino e poi s’inebriò. Il vecchio Patriarca aveva già compreso la doppia natura di quest'oro prezioso, frutto di un attento, faticoso lavoro e bevanda gioiosa, inebriante. Il termine ‘vino’ ha inoltre origine dal verbo sanscrito vena (amare), da cui deriva anche il nome latino Venus della famosa dea Venere. Proprio come Venere, icona della bellezza e della lussuria, il vino pregiato attrae a sé uomini d'affari, donne in carriera, anziani, giovani, esperti e profani. Da sempre il vino di qualità conferisce al bevitore non solo eleganza, ma anche finezza e carattere. Infatti, ogni vino di classe, essendo dotato di un vero e proprio 'corpo' e infiniti attributi aromatici, incarna la personalità di chi lo sceglie. La coltivazione antica e sapiente della vite, assistita da tecnologie di ultima generazione, è il motivo comune della politica delle aziende agricole italiane di successo che incontrano grande consenso anche all'estero. Un esempio degno di nota è la Cantina dell'Azienda Agricola Bruscia, che ha vinto numerosi premi e il cui marchio è apparso su giornali, libri e riviste di settore. Immersa nel cuore delle Marche, a San Costanzo, fra le colline e il mare, essa vanta vini esclusivi ricavati da agricoltura biologica certificata e controllata. Si rispetta così madre natura, non viene inquinato l’ambiente e si cura la vite con estrema attenzione effettuando la potatura verde per controllare la vegetazione e eliminare i grappoli in eccedenza, perché la qualità viene sempre prima di tutto. Il sole e la varietà dei terreni attribui>>

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FOOD | FRIEND

scono al vino infinite sfumature di gusto, rendendolo un prodotto molto pregiato e soprattutto delicato. È una materia vivente che si evolve nel tempo e invecchiandosi, diventa oro prezioso. Possedere una bottiglia di vino antico significa avere in mano un patrimonio inestimabile che si valorizza nel tempo, una caratteristica che i collezionisti di tutto il globo conoscono bene. Principe della cucina, nonché re della tavola, il vino sfoggia da sempre colori diversi a seconda degli abbinamenti: il bianco con il pesce, il rosso con le carni, il passito liquoroso col dessert, mentre il rosato è servito come aperitivo. Anche Caravaggio riserva al vino grande spazio e dignità, soprattutto nelle opere giovanili come nel celebre Bacco. Si sa poi che l'artista frequentava taverne e locande, teatro delle intemperanze del proprio spirito ribelle. Gli odori, i colori e i sapori sono quindi l'anima intrinseca dei nostri vini made in Italy, apprezzati e richiesti in tutto il mondo. Quelli provenienti da uve biologiche della Cantina Bruscia ne sono un'eccellente testimonianza, grazie alla vasta scelta e alle caratteristiche particolari che sono sinonimo di genuinità e grande classe (www.brusciavini.it).

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TANGOMALIA Lucia Baldini e la poesia della danza di Marcello Tosi

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iorni di Tango, Tangomalia, Buenos Aires Cafè, Passi di Tango (HF Distribuzione), sono le tappe di un lungo viaggio nella poesia di questa danza, che ha trovato un’originale ed emozionante realizzazione interiore nelle immagini di Lucia Baldini. È quella che lei stessa definisce ‘una rivelazione’ fatta di sguardi, ballerini, musicisti, colti negli attimi, nei passi di un ritmo veloce e convulso, raccolti nel corso di vari anni dedicati all’approfondimento del tango come cultura. “Fotografare la musica – ricorda – è stata per me una vera ossessione, fin da quando coglievo immagini dai film di Fred Astaire”. Dal 1990 l’affermata reporter che vive in Toscana, punto di partenza del suo viaggio per la professione fotografica, si specializza nell’ambito della ‘scena’ (vincitrice del premio “L’Italia che danza 2011” come miglior fotografo di danza dell’anno), e trova una forte affinità con musicisti e ballerini argentini che propongono lavori legati alla cultura del tango argentino. In questo contesto, i suoi libri e le foto di tango, raccolti in vari volumi e mostre in Italia e all’estero, appaiono non solo come un modo di raccontare una musica, ma anche pretesto per raccontare altro. “Giorni di tango è stato un modo di parlare di uomo e di donna, di coppia, di incontro, di amore e fondamentalmente il libro è un diario personale e una lettera d'amore. In Anime Altrove e Tangomalia invece ho cercato di parlare di Italia attraverso i luoghi e le genti che hanno subito la malia del tango, ma anche un modo per raccontare virtualmente una Buenos Aires immaginaria che ha luogo in Italia e non in Argentina. Infine, Buenos Aires Cafè è un libro con cui ho messo finalmente piedi concreti nella città argentina. In questo libro c'è l'italianità, la capacità artistica degli artigiani che hanno portato l'Europa nell'America a capo all'ingiù, si parla della questione dei desaparecidos, degli emarginati, degli angeli dei tassisti e anche appena un po’ di tango”. >>

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PEOPLE La cultura argentina ha una valenza di contaminazione tra culture diverse, e stati d’animo molto forti. Nelle sue foto, i passi si susseguono come danza d’amore, espressione di pensieri coraggiosi, inseguiti ed esiliati, resi con un’eleganza compositiva che rimanda, come in altre immagini colte a Berlino e a Parigi, a elementi della cultura visiva del Novecento, dal liberty all’espressionismo. Colpisce anche l’attenzione ai dettagli; ai piedi dei danzatori, sedie e bandoneón in attesa di suonatori (il tango, recita una didascalia, è una stanza dove niente accade). “È l’aspetto musicale della danza – conclude la Baldini – che trasmette un’emozione attraverso il movimento. L’espressione, l’intensità avvertita come un attimo dilatato, per cui applico il mosso, il fuori fuoco, per far percepire come un suono, un odore, una temperatura”.

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IL TANGO Il tango rappresenta una sentimentale miscela di culture diffuse tra le strade di Buenos Aires dal 1820. Nella città dove il pensiero era quello di ‘far fortuna’, famiglie di emigranti, prevalentemente Italiani, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri detti "Orilla". Nessuno avrebbe immaginato di creare un miscuglio unico e irripetibile di tradizioni etniche e culturali che è diventato l'ingrediente magico di un processo artistico. di Gabriele Nardini

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ra la polvere di un locale notturno, nell’Argentina di metà ‘800, il fumo crea un ambiente surreale laddove le note di uno strumento curioso tagliano l’atmosfera con una musica che seduce. Lo strumento caratteristico del tango è il bandoneón (dall’inventore tedesco Band). Si tratta di una sorta di fisarmonica di legno con dei fori la cui apertura o chiusura tramite dita produce le note, e che ha la caratteristica di cambiare la nota a seconda se il mantice è compresso o dilatato. Gli strumenti utilizzati sono suonati in modo del tutto particolare per dare forti accenti di battuta e segnature ritmiche e non vengono utilizzati nell’esecuzione quelli a percussione. Il tango nato come espressione popolare in Argentina e Uruguay, è un elemento inscindibile dalle caratteristiche realtà di città come Buenos Aires, Rosario, Montevideo e le loro periferie. Successivamente, la musica diventa danza e si alimenta di testi e canzoni, trasformandosi tramite il suo carattere culturale una forma artistica. Quindi possiamo attestare che il tango esprime uno stato d’animo. Questa espressione a volte violenta e a volte dolce, non è maschio e non è femmina ma è semplicemente coppia. Solo in coppia si raggiunge quel livello di comunicazione che trasmettono energia, emozione e palpitazione. L’improvvisazione che è alla base di questa danza, è composta di abbracci, respirazione e sguardi. Il tutto si manifesta in figure suggestive che, coadiuvate da sapienti costumi e trucchi particolari, creano un’atmosfera di grandissimo fascino. Anche se il passo più importante, l’otto (ocho), eseguito dalla donna e considerato come il cuore del tango, questo ballo è un circolo virtuoso che consente una grande improvvisazione. Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi dei ballerini. La sua struttura armonica proviene dalla Payada portata dalla gente della pampa, i Gaucho. Sarebbe un'antica forma di poesia-musicale popolare caratteristica delle feste di paese dove i payador improvvisavano versi recitati in rima, cantando accompagnati da una chitarra. La Milonga Criolla, di provenienza rurale, era un tango con un adattamento più veloce e dal ritmo più marcato. Mentre l’Habanera è una danza di origine spagnola che si è diffusa nell’isola di Cuba e fu introdotta dagli schiavi liberati nel cono latino americano e infine il Tango Andaluz nato in Andalusia attorno al 1850 fu tramandato dagli spagnoli emigranti in Argentina. Successivamente, un cambiamento nella struttura armoni-

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ca si affermò per mezzo dei tanguero delle periferie dal 1920. La sua forma di espressione troppo libera e spesso eccessivamente sensuale è nata nei vicoli dell’Orilla (i nuovi quartieri periferici), dove una popolazione di nuovi Argentini condividevano un destino di disillusione e disperazione. Nelle città con una forte crescita demografica ben presto emerse una speranza comune rappresentata dalla volontà di fuga. Il sentimento era espresso in canzoni, cantate in Lunfardo (la lingua del tango), un idioma parlato a Buenos Aires considerato il dialetto degli emarginati, una sorta di lingua comune influenzata dall'italiano e dal francese. Le canzoni recitavano la gioia e la tristezza, la felicità e la malinconia delle persone. Parlavano di nostalgie e di dolore, ma anche delle fantasie e delle aspirazioni. La canzone divenne perciò veicolo di consolazione per l'uomo. Essa necessita come sua integrazione espressiva la danza ed è così che nei vicoli di Buenos Aires, è nato il tango. I maggiori compositori di musica dai primi anni del Novecento fino all’età d’oro degli anni ’30 e ’40 erano tutti figli di emigranti italiani. La necessità era di assumere una propria identità e questa urgenza spinse il tango ad una identità non solo musicale ma come un pensiero che si balla. Il vorticoso sviluppo delle città sudamericane, dove nacque il tango, contribuì alla sua affermazione facendolo conoscere al mondo intero. La musica nazionale Argentina, nata nei bassifondi e sviluppatasi nella borghesia si è continuamente evoluta e negli ultimi anni si è affermato un genere conosciuto come tango elettronico con le note che accompagnano le esibizioni dei ballerini. “Il tango è un pensiero triste che si balla” diceva Enrique Santos Discépolo (pagina inesistente)" Enrique Santos Discépolo grande autore di testi di tango, e come criminali i fidanzati si scrutano e si studiano per intendersi in una danza che unisce i due esseri in un corpo solo. È un ballo basato sull’improvvisazione e contraddistinto da classe e passionalità. Lo stile si libera da passi calcolati e segue la personalità dei ballerini. L’uomo guida e la donna lo segue, ma fondamentalmente l’uomo non obbliga la donna ma la invita, con un linguaggio puramente corporeo, a spostarsi e a seguirlo in passi e figure avvincenti. Alle origini del tango argentino troviamo il canyengue, intorno al 1880. Tipici i movimenti rapidi e corti (arraballero). Il tango argentino è caratterizzato da tre ritmi musicali diversi ai quali corrispondono altrettante distinte tipologie di

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ballo: Il Tango, la Milonga e il Tango Vals (detto anche vals argentino, vals criollo o vals cruzado). Musicalmente il tango ha un tempo di 4/4 o 2/4, come la Milonga. Lo stile milonguero (da Milonga che in Spagnolo significa festa), è caratterizzato da movimenti contenuti adatti agli spazi ristretti. Uno stile sobrio, semplice ma passionale dove i ballerini spesso si appoggiano l'uno all'altro condividendo un asse unico attorno al quale prende le mosse la coppia. Con tempi di tre quarti invece si balla il tango vals. Il tango salon, nato nei salotti dell'aristocrazia, è caratterizzato da un abbraccio più largo e con un maggior rispetto all’asse individuale in una ricerca dell'eleganza. Negli show i ballerini si esibiscono nello stile detto ‘tango scenario’ o ‘tango exhibition’ caratterizzato da figure e ganci di forte effetto spettacolare, ma meno ‘sinceri’ rispetto al tango tradizionale. Negli anni '60 e '70 si afferma il tango fantasia, che molto si distacca dal tango tradizionale. Negli anni 2000 si è sempre più affermato un genere noto come tango nuevo ballato soprattutto sulle note del tango elettronico. Un vero movimento si è venuto a creare attorno alla ricerca di nuove forme di espressione di questo ballo, in Europa e di ritorno nella stessa Argentina. In tutto il mondo si assiste a una diffusione del tango, segno di questo è il proliferare delle milonghe, i luoghi dove si balla e si vive il tango, e la nascita di compagnie, orchestre e scuole. In milonga nel comportamento, dentro e fuori della pista, dovrebbero valere le regole dell’educazione e del buon senso. Una volta le regole molto rigide garantivano il quieto vivere. Oggi molti elementi della tradizione tanghéra si sono perduti, ma merita una citazione per conoscere maggiormente la cultura argentina. Prima regola è che gli uomini e le donne si siedono in tavoli separati su lati opposti della sala. Questo favorisce l'invito ed evita situazioni imbarazzanti in caso di rifiuto: l'uomo a distanza, senza importunare la donna, la guarda (la mira), se lei risponde allo sguardo la invita con un cenno della testa

(cabezeo). Se la donna risponde con un cenno di assenso l'uomo si avvicina al tavolo e accompagna la donna in pista. Nella milonga la musica è proposta dal musicalizador (il dj del tango) in tande che è una sequenza di brani. Tra una tanda e l’altra, la cortina consente di alternare lo stile musicale e di entrare in pista o sciogliere la coppia. Altro codice fondamentale riguarda lo sviluppo del ballo in senso antiorario e possibilmente lungo il bordo della pista. Durante il ballo la coppia non comunica con le parole, che interromperebbero l'armonia che si forma nel ballo e che trasforma la musica in movimento. Alla fine di ogni tanda la donna fa capire all’uomo se desidera continuare o smettere. Un buon tango non è necessariamente caratterizzato da molte figure, ma può essere ballato anche solo con una camminata elegante, alternata da figure intense. La Camminata è la base del tango e nonostante la sua apparente semplicità è la figura più difficile da realizzare. Altre figure come il Giro, la Sacada o la Parada inducono i ballerini a improvvisare dei passi spontanei dove l’asse centrale e la coppia diventano il fulcro invisibile su cui si reggono i movimenti. Essendo un ballo d’improvvisazione in pista non esiste l'idea di sequenze di passi predefiniti, e sta alla fantasia dei ballerini costruire come in un dialogo il proprio ballo. Nessuno sa chi abbia dato il nome Tango a questo ballo, né si sa esattamente perché si chiami in questo modo. Si possono fare tante supposizioni ma ci piace quest’alone di mistero che crea quel senso di magia che parte già dalla prima nota. Si dice che anche un sordo riconosca e distingua un tango da un’altra musica, di certo è che un cieco può benissimo ballare un tango e ce lo ha dimostrato con grande maestria l’attore Al Pacino nel remake americano “Scent of a woman” (che gli valse il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attore protagonista). Recitava: “Nel tango non c’è possibilità di errore, come nella vita. È più semplice! Per questo il tango è così bello! Commetti uno sbaglio ma non è mai irreparabile, e prosegui a ballare”.

CREDITI Modello: Roberto Midulla (www.facebook.com/roberto.duse.5; www.modelshoot.net/user/robertomidulla) Modella: Federica Maggiorani FB (www.facebook.com/profile.php?id=1463952755) Photo: Domenico Salvati (www.facebook.com/domenico.salvati; domifoto.altervista.org) Stylist: Roberto Midulla e Federica Maggiorani Hair & Make Up: Roberto Midulla e Federica Maggiorani

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HAPPY STYLE

DO THE di Teresio Troll

TWIST Una storia con due cambiamenti

L’

insieme dei movimenti ritmici del corpo, passi, salti e varie figurazioni, associati per lo più a un componimento musicale, o meglio ancora, muovere ordinatamente il corpo con gesti e attitudini, eseguiti a passi misurati e regolati secondo il tempo dell’armonia, si chiama ‘BALLO’. Questo è. Non necessariamente in coppia e tantomeno necessariamente abbracciati. Un tale Ernest Evans nasce nella Carolina del Sud nel 1941 e cresce a Philadelphia con i genitori e i due fratelli. Da piccoletto mammà lo porta a vedere Sugar Charles Robinson, un piccolo pianista prodigio. Il piccolo Ernest, come tanti bambini megalogici, desiderosi di fare i grandi, decide di essere uno showman e a otto anni forma il suo gruppo che si esibisce all’angolo della strada.

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HAPPY STYLE

Crescendo impara a suonare la batteria, il piano e un numero di giochetti e gag da intrattenitore. Qualche balletto e qualche barzelletta e già si guadagna i primi soldi extra dove lavora, nel negozio di Henry Colt che lo spara a Dick Clark, il conduttore TV, per un’audizione. Il risultato è “The Class”, un motivetto originale natalizio che Dick Clark spedisce nel Natale del 1958 come Xmas Greetings. La moglie di Clark chiede a Ernest: “Come ti chiami?” ed Ernest risponde, facendo il verso a Fats Domino: “ Gli amici mi chiamano Chubby”. “Come in Checker?”. Una risata e Ernest Evans diventa Chubby Checker. Nel frattempo al Peackock Club di Atlanta si esibiscono Hank Ballard e i Midnighters. Tre settimane dopo registrano una canzone R&R

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di Hank intitolata “The Twist”. I teenager amano la canzone e Dick Clark (ancora lui) prova, per lanciarla, un paio di gruppi che falliscono, prima di ascoltare il negoziante Henry (ancora lui) che chiede una chance per ‘Chubby’. La promozione fu lunga e difficile per Chubby ma dopo più di un anno, “The Twist” è un grande successo. Non è solo una canzone. Opera un CAMBIAMENTO, più grande e duraturo di quello del nome. Mentre lui canta si muove, spegne una ‘cicca’ di sigaretta in terra e strofina un invisibile tavolo con le due mani. In breve lo fanno tutti i giovani d’America. Lo ballano! E il nuovo ballo si chiama come la canzone: Twist! E si balla staccati! Come prima non era mai accaduto tant’è che in molti stati il ballo è censurato perché, a parte

l’ancheggiare peccaminoso, non solo divide la coppia ma consente a tutti di ballare con tutti e nessuno. L’anarchia in pista mette femmine con femmine e maschi con maschi, bianchi e neri, cani e gatti. Poi arriveranno il Pony, l’Anca, il Limbo, il Loddy Lo, l’Hooka Tooka (non l’ha inventato la Carrà). Il successo di Chubby dura poco più di cinque anni e poi svanisce ma chiamalo come vuoi, che sia il Rock&Roll attorno all’orologio di Bill Haley o il ritorno in USSR dei Beatles, chi ancora ascolta il tempo di quella musica, in casa mentre cucina o davanti allo sportello postale o mentre parla con tuo cugino Cosimo, anche se non fuma, inizia a spegnere la ‘cicca’ e a strofinare il tavolo. Da solo. Non necessariamente in coppia e tantomeno abbracciato a qualcuno.


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MUSIC

di Giovanni Franciosi

DANCING IN THE STREET On the road again

Bob Dylan

Martha & The Vandellas

“C

alling out around the world, are you ready for a brand new beat" - cantavano Martha & The Vandellas - "the time is right for dancing in the street ". Già, la migliore musica Rock, Soul, Rythm&Blues, viene dalla strada, ne cattura la genuina ispirazione e diventa poi fenomeno di massa e di costume. E il bello è che può portare ovunque, basta salire su quel treno, non c'è biglietto né destinazione. "We're on a road to nowhere, come on inside" - Intonavano invece i Talking Heads. E sembrava andare da nessuna parte anche l'esistenza precaria di Charles Bradley, sessantenne di Brooklyn, dotato di una voce d'oro sin dagli anni dell'adolescenza, folgorato da un’esibizione di James Brown all'Apollo Theatre di Harlem nel 1962. Qualcuno gli disse: “Assomigli proprio a Mr. Dynamite! Facci sentire come canti!” E lui superò la sua timidezza, formando un gruppo e cominciando a esibirsi nei locali di Brooklyn. Poi venne la guerra del Vietnam, alcuni strumentisti vennero chiamati alle armi e il gruppo si sciolse. Bradley ne fu devastato, scappò dalla città e arrivò in autostop fino in California dove trovò impiego come cuoco. Quando fece ritorno a Brooklyn, alla fine degli anni Novanta, dormì in strada con i senzatetto e nei vagoni della >>

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MUSIC

metropolitana, ricucendo pian piano le ferite della sua esistenza e riformando il gruppo, che chiamò Black Velvet. Una sera di un paio di anni fa, fu notato in concerto da Gabriel Roth, boss della Daptone Records, etichetta di Soul americano, che lo trascinò in studio di registrazione. Lo scorso anno è uscito l'album "No Time For Dreaming". Il resto è storia. Un altro esempio di vita musicale sulla strada sono i Black Keys, duo di Akron, Ohio, che fanno un rock semplice e orecchiabile, legato agli anni Sessanta. Sono partiti dai piccoli club di provincia e ora riempiono le arene delle metropoli. Caricano i loro strumenti sui van, come agli inizi. Hanno intitolato l'ultimo album "El Camino", ovvero il viaggio, con in copertina il truck che usano per muoversi da una città all'altra, da un concerto all'altro. In Italia, è esemplare la storia di Gianmaria Testa, cantautore cuneese, figlio di contadini, autodidatta alla chitarra e al piano. Cresciuto col mito di Paolo Conte e Leonard Cohen si è definito un ‘viaggiatore immobile’. "Sono figlio di contadini e ho trascorso buona parte della mia infanzia nel cortile della cascina, a immaginarmi i viaggi. Poi sono entrato in ferrovia come capostazione e ho visto gli altri viaggiare, ma io stavo ancora fermo. In fondo il viaggio più bello rimane quello immaginario." Come Emilio Salgari, che scriveva di pirati senza mai essere uscito dalla propria cameretta, Testa ha viaggiato con la musica, diventando grande chansonnier e conquistandosi la platea dell'Olympia di Parigi. Nemo propheta in patria. Ha seguito invece il percorso inverso Sergio Caputo - chi non ricorda Sabato Italiano e Il Garibaldi Innamorato? - dai successi giovanili degli anni Ottanta a una placida e sotterranea vita 'on the road' nella sua mezza età. Ora si esibisce come Sergio Caputo Quintet, mischiando sempre jazz e sonorità latine; non ha più etichetta discografica, vende solo su iTunes e CD ai propri concerti. Si divide tra l'Italia e San Francisco, dove evidentemente si è innamorato dello stile di vita di frontiera, lontano dal clamore delle folle e dalle pressioni dell'industria discografica. Chi proprio dalla zona di San Francisco era partita, col suo aspetto ferito e il suo lamento Blues, è un’icona della vita di strada mischiata all'arte. Janis Joplin, nella sua troppo breve esistenza, ha davvero forgiato uno stile che comunicava l'essenza stessa della disperazione di chi è emarginato, abbandonato, lasciato lì a morire. In questi giorni esce la ristampa rimasterizzata di "Pearl", il suo capolavoro, uscito postumo dopo la morte avvenuta per overdose il 4 ottobre 1970. E che dire di Mr. Bob Dylan, colui che ha tradotto la poesia in musica, ultrasettantenne che ancora suona qualcosa come duecento concerti l'anno? Non è un caso che il suo spettacolo si chiami "Never Ending Tour", sempre sulla strada, ora come allora, a stravolgere classici come "Blowin In The Wind" e "Like A Rolling Stone", per dissacrare il suo mito e rimanere "Forever Young". Giù il cappello.

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Black Keys Last Fm

Charles Bradley

Gianmaria Testa

Sergio Caputo

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PEOPLE

CAPOEIRA L La storia centenaria dell’arte marziale brasiliana di Giovanni Zerba

otta, danza, gioco…è difficile dire cosa sia la Capoeira. Una disciplina di strada nata nello Stato di Bahia (Brasile) e oggi diffusa in tutto il mondo che fa divertire grandi e piccoli. La Capoeira, attualmente secondo sport in Brasile dopo il calcio, si sta affermando anche in Italia attraverso tante scuole e grazie ai numerosi brasiliani che sono venuti a vivere nel nostro Paese. Per avvicinarci meglio a questa disciplina occorre però farsi introdurre nei suoi segreti da chi la pratica da tempo e ne ha fatta una ragione di vita. William Rocha Alves, rappresentante italiano del CCCB (Centro Cultural Capoeira Baiana), un gruppo di capoeristi oggi diffuso in tutto il mondo, ci spiega storia e segreti della Capoeira.

Cos’è per te la Capoeira? La Capoeira è il mio pensiero fisso, la mia filosofia, il mio modo di vivere. È difficile dire se la capoeira oggi è più danza, lotta o gioco. È tutto questo insieme. Dove e con chi nasce la Capoeira? La Capoeira nasce del XVI secolo quando gli schiavi africani sono stati portati in Brasile dagli europei. La pratica della Capoeira si svolgeva nei campi e nelle foreste prossimi alla "senzala", dove erano segregati gli schiavi: dal nome di questi campi, le "matas", ha origine il nome Capoeira, che in TupiGuarani (la lingua delle popolazioni amazzoniche) significa "erba bassa", caratteristica dei posti in cui gli schiavi si riunivano per praticare questa lotta. Il ballo che praticavano serviva per camuffare la lotta agli occhi degli europei. Nasce dalla malizia del corpo. Per questo si dice che la Capoeira è “la malizia del corpo”. Come è strutturata oggi la Capoeira? La Capoeira moderna nasce da Mestre Pastinha, che praticava la Capoeira di Angola e Mestre Bimba che è il padre della Capoeira Regional. Sono i due stili di Capoeira fondamentali. Oggi c’è anche la Capoeira contemporanea che è un misto delle due. La Capoeira Angola è quella più ballata, che si gioca più lentamente, è più maliziosa e ha un ritmo più lento. Mestre Bimba deriva dall’Angola ma ha adattato la sua cultura all’Angola e da lì è nata la Capoeira Regional, che è più simile a un’arte marziale. Mestre Bimba ha tolto la Capoeira dalla marginalità nel 1930. Chi praticava Capoeira era visto come un criminale e l’ha trasformata in un’arte marziale che oggi è patrimonio culturale. L’ha mostrata al Presidente brasiliano dell’epoca, il Maresciallo Deodoro da Fonseca, e poi è stata liberalizzata. Spesso per strada capita di vedere dei ragazzi che praticano Capoeira in cerchio. È un momento importante per i capoeristi? Quella è la roda della Capoeira. È il momento del piacere del

capoerista dove si mette in pratica l’allenamento. È un momento dove si impara, ma anche un momento di energia e positività. Quali sono gli strumenti del capoerista? Le percussioni, tipiche del Brasile, fanno parte della Capoeira. Ma il berimbau è lo strumento fondamentale perché detta il ritmo e il tempo del gioco del capoerista. È uno strumento di origine africana, una canna con una cassa di risonanza. Nella Capoeira Regional c’è una Charanga, (l’insieme degli strumenti suonati) composta da un berimbau e due pandeiros. Quella di Angola è fatta da tre berimbau con casse di risonanza di diverse dimensioni ma Mestre Bimba diceva che un berimbau era sufficiente nella Regional perché un solo berimbau deve dettare il ritmo. Nella Angola ci sono invece tre berimbau, due pandeiros e un atabaque. Come è strutturato il tuo gruppo, il CCCB? Il CCCB nasce il 6 luglio 2006 dal Professor Careca. Segue la Capoeira Regional di Mestre Bimba, meno praticata della Capoeira Contemporanea. Siamo oggi in sette paesi del mondo (Brasile, Canada Martinica, Italia, Spagna, Portogallo e Norvegia e fra poco Stati Uniti). Nasciamo da Salvador de Bahia e seguiamo lo stile Regional di Mestre Bimba e proseguito con Mestre Vermelho ventisette e Mestre Bamba. Cosa consiglieresti a chi vuole incominciare ma pensa di non essere in grado? La Capoeira può sembrare difficile vista dall’esterno ma è adatta a tutti, dai due agli ottanta anni. La Capoeira è fatta per la persona. La Capoeira si adatta alla persona e non il contrario.

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SPETTACOLO


SPETTACOLO

TUTTO QUESTO …DANZANDO! Nuovo Tour 2012 per Natalia Titova e Samuel Peron con a bordo altri nuovi passeggeri. a cura di Gabriele Nardini

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CREDITO PHOTO: BRUNO SPIEZIA Francesco Totti e Ilary Blasi

n una cornice di musica, canzoni, balli sfrenati e gag, si accende uno spettacolo musicale con scatenati ballerini e bravissimi cantanti e musicisti. Come nell’incantesimo di una fiaba di altri tempi, si intrecciano varie storie con simpatici personaggi che vivono ambientati nei fatidici anni ’30, una crociera piena di allegria e ottimismo. È ripartita domenica 15 aprile 2012, dal Gran Teatro di Roma, l’attesa commedia musicale, in due atti, dal titolo “TUTTO QUESTO...DANZANDO!” per raccontare, attraverso straordinarie coreografie, un indimenticabile viaggio a bordo di una nave da crociera. I protagonisti e passeggeri della ‘nave ballerina’, Natalia Titova e Samuel Peron, volti storici dell’attuale programma di RaiUno “Ballando con le stelle”, sono insieme ai loro amici e colleghi delle passate edizioni del programma televisivo: Vicky Martin, Lucio Cocchi, Agnese Junkure e, mascotte del gruppo, il nuovo compagno di viaggio Gaetano Parisi. La ‘nave ballerina’, storicamente ferma per un incantesimo all’anno 1935, riprende vita grazie alla musica, vera colonna sonora dello spettacolo, insieme a una carrellata di stili di ballo che viaggiano dal latino-americano al jazz. Nel corso della navigazione, a ogni singola tappa, i passeggeri e ballerini mostrano agli spettatori le diverse coreografie. A bordo della nave, un personaggio bizzarro quanto maldestro, interpretato dall’attore e comico Gabriele Marconi nelle vesti di ‘Pedro’, fa strada agli spettatori nel passato degli artisti, svelandoci intimità, amori e debolezze. In questo viaggio surreale il cantante e attore Mikee Introna, insieme alla cantante Silvia Mazza e al pianista Angelo Trane, accompagna il nostalgico Pedro. In scena una miscela di seduzione, passionalità, malinconia e tante risate che, inevitabilmente, scatenano reazioni entusiastiche immediate al punto che, anche gli spettatori più ‘tiepidi’, sono fatalmente trascinati dalla voglia di ballare. Lo spettacolo prodotto da Mauro Longhin per Cicuta Produzioni srl, è diretto dal regista e autore Marco Lapi e dal regista e coreografo Marco Sellati. È salpato a 2. bordo del viaggio di Trussardi questa tournée 2012 un gruppo che dal 2008 punta all’energia rinnovabile verso un futuro migliore: Securcontrol. Quindi agli spettatori auguriamo buon viaggio con la nuova commedia musicale “TUTTO QUESTO...DANZANDO!”, piena di buonumore ed energia.

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Lungomare Alighieri 17, Senigallia (An) - T. 071.7929486


SPETTACOLO

THE RAVEN La pellicola esplora gli ultimi giorni di Edgar Allan Poe intrecciandone la morte misteriosa all’operato di un serial killer capace di trasformare in macabra realtà la finzione dei suoi racconti. Nel film, che non vuole essere una biografia, diventa anch’esso un personaggio, evidenziando il tono e l’umore del maestro della letteratura horror e del giallo psicologico, nonché la sua sensibilità macabra. Il genio e l'ironia sono alla base delle sue storie e delle sue poesie che catturano la curiosità dei giovani. di Miguel Chimal Sánchez

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he Raven” (2012) è un film diretto da James McTeigue, scritto da Hannah Shakespeare e Ben Livingston, con John Cusack, Luke Evans, Alice Eve, Brendan Gleeson, Kevin McNally e Oliver Jackson-Cohen. John Cusack da vita a Edgar Allan Poe in questo coraggioso gothic thriller, e insieme a un giovane detective di Baltimora Emmet Fields (Luke Evans) danno la caccia a un folle serial killer che utilizza le opere dello scrittore come fonte di ispirazione per commettere una serie di orribili crimini. Nella Baltimora de XIX secolo, durante la notte una giovane donna e sua madre sono trovate brutalmente assassinate. L’investigatore Fields, fa una sorprendente scoperta: il crimine è molto simile a uno descritto nei minimi dettagli ne I Delitti della Rue Morgue, una serie di racconti dello scrittore emergente ed emarginato Edgar Allan Poe, pubblicati sul un giornale cittadino “The Patriot”. Subito indagato come possibile colpevole, proprio mentre l’autore è interrogato della polizia, viene commesso un altro raccapricciante omicidio, anch’esso ispirato a una sua famosa storia. 2. Trussardi L’investigatore Fields si rende conto che un pazzo omicida utilizza i racconti di Poe come ispirazione per commettere i suoi sanguinosi delitti, e decide di chiedere la cooperazione allo scrittore per fermarlo. Senza sapere che qualcuno molto vicino a Poe potrebbe diventare la prossima vittima, il gioco è fatto e, l’assassino sfida

>> Francesco Totti e Ilary Blasi

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SPETTACOLO

l’autore che ricorre a tutte le sue capacità deduttive, per risolvere il caso, prima che si ripeta un’inevitabile tragedia. Nel frattempo Poe dopo un ennesimo drink, crea qualche problema in una taverna, per questo è buttato fuori dal locale. Ferma la carrozza dove si trova la sua bella amata, Emily Hamilton (Alice Eve), che finge disapprovazione per il suo uomo. La giovane, infatti, è accompagnata dal padre Charles Hamilton (Brendan Gleeson), che disprezza apertamente Poe e gli ordina di stare lontano dalla figlia. Poe lavora per il giornale “The Patriot” per il quale scrive forti critiche letterarie per il redattore Henry Maddox (Kevin McNally). Come succede in un altro racconto di Poe, Il pozzo e il pendolo il critico, Griswald, si trova legato a un tavolo e, sopra di lui, un pendolo con lama finale scende lentamente (un altro macchinario inventato da Poe), tagliandogli il corpo a metà. Emily costringe Poe a chiederle di sposarla. Il ballo in maschera che il padre della giovane donna sta organizzando per la società di Baltimora, sarà l’occasione per Poe di formulare la proposta di matrimonio. Nella speranza di ottenere un’offerta monetaria, il giorno successivo Poe offre a un gruppo di donne una lettura de Il corvo. Improvvisamente Fields interrompe bruscamente la lettura e fa chiamare Poe per contribuire alle indagini di due crimini perpetuati da un assassino che s’ispira ai meccanismi descritti nei suoi racconti. Un messaggio lasciato dall’assassino dentro una maschera, afferma che la prossima vittima sarà una donna e apparirà in un ballo. Sicuramente lo stesso che Hamilton, padre di Emily, sta organizzando. Allora Poe e Fields lo supplicano di annullare il ballo, e questi in modo insolente rifiuta. Il detective ottiene di poter confondere tra gli ospiti i suoi uomini in borghese, ma il killer riesce a rapire Emily mentre un cavaliere, inviato da lui, irrompe nella sala affollata. Un messaggio inviato dall’assassino, sfida l’ormai turbato Poe: su ogni vittima che verrà uccisa, il killer lascerà un indizio per trovare Emily. Questo avverrà solo se Poe scriverà una storia sul giornale “The Patriot”, dove si narra le gesta malate dell’assassino. Poe accetta, mettendosi al lavoro insieme al tipografo del giornale, Ivan (Hazeldine Sam), che collabora mandando la storia in stampa. Emily, intanto, lotta per sopravvivere sepolta nella bara dove la tiene il killer. Nel contempo Fields e Poe analizzano il racconto originale e trovano che la vittima era un’attrice e non una prostituta, come ipotizzato in origine. Si recano nel teatro in cui si esibiva, sospettando di un macchinista scomparso. Sono sulle tracce del killer e riescono a metterlo quasi alle strette, quando questo riesce a fuggire. Poe è costretto a ritirarsi presso la casa di Fields, quando l’assassino brucia la sua abitazione. I due nuovi colleghi lottano per tentare di trovare un modo di collaborare. Fields con il suo atteggiamento calmo contribuisce a mantenere l’equilibrio. Una nuova pista viene trovata nel racconto di Poe Il barile di Amontillado, una storia di vendetta, possibilmente l’assassino tiene prigioniera a Emily nelle fogne della città. Poe, insieme alla polizia, cerca la donna chiamando il suo nome. Trovano un muro appena eretto dove è nascosto il cadavere del macchinista, un ex marinaio con un tatuaggio e ritrovano l’orologio del colonnello Hamilton. Con l’aiuto del colonnello riescono a scoprire il significato del tatuaggio e una traccia della posizione del luogo dove si può trovare la figlia, nella chiesa di famiglia. Il killer ormai identificato, fugge ferendo Fields e tagliando la gola a uno dei suoi poliziotti, Cantrell (Oliver Jackson-Cohen). Emily riesce a uscire dalla sua prigione, quando l’assassino la cattura di nuovo chiudendola in una tana sotterranea. Nel frattempo Poe continua a scrivere l’ultimo racconto per il giornale, che termina con “C’era solo un’ultima cosa da fare”, offrire se stesso in cambio di Emily. L’edizione mattutina del giornale arriva con un messaggio dal killer che è riuscito a mettere mano sulla storia di Poe. Tornato alla sede del giornale, Poe trova il suo redattore Maddox assassinato. A questo punto l’assassino accetta l’offerta dell’autore, dandogli un veleno a rilascio lento. Svela dove si trova Emily e poi se ne va. Il finale del gothic thriller risalta la sua realtà fantascientifica, evidenziando le sue più oscure fantasie che diventeranno realtà.

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2. Trussardi

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CINEMA

DESIDERI

a cura di Samira Leglib

TUTTI I NOSTRI Le più belle storie d'a more sono quelle in cui il sentimento non è espresso a parole

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laire (Marie Gillain) è un giovane magistrato di Lione: un giorno davanti a lei, in tribunale, compare la madre di una compagna di classe di sua figlia ‘strozzata’ dal sovraindebitamento. Decide allora di coinvolgere Stéphane (Vincent Lindon), giudice esperto e disincantato ma sensibile al problema, nella sua battaglia contro le derive del credito al consumo. Il tempo per lottare non è molto: Claire sta morendo. Tra lei e Stéphane nasce qualcosa: il desiderio di cambiare le cose e un legame profondo, ma soprattutto l’urgenza di vivere questi sentimenti. Liberamente ispirato al romanzo Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, “Tutti i nostri desideri” (Toutes nos envies, 2011) di Philippe Lioret - uscita nelle sale 11 Maggio - è una storia sulla pluralità dell’amore. Ma non solo. Il regista francese affronta le tematiche sociali parlando al cuore invece che alla testa. “E quando tocca il cuore, affonda” - dice l’attore Vincent Lindon. Il cinema di Philippe Lioret fa parte di quel genere di cinema che ci parla della vita, in cui lo spettatore ha davvero l'impressione di vedere sullo schermo degli esseri umani e non degli attori che cercano di imitarli. È lo stesso regista, qui alla sua settima produzione, a parlarcene. Come è nato “Tutti i nostri desideri”? “Quando ho letto il romanzo di Emmanuel Carrère, Vite che non sono la mia, sono rimasto impressionato e sconvolto. Poiché conosco Emmanuel, gli ho telefonato e abbiamo valutato l'ipotesi di adattarlo per il cinema, giungendo entrambi alla conclusione che era impossibile. Il romanzo di Emmanuel è autobiografico e i personaggi che lo animano sono persone reali e molto vicine a lui, quindi era escluso che venissero interpretate da attori. Qualche mese dopo mi è venuta in mente l’idea per la trasposizione. Non un adattamento, ma una libera ispirazione. Nel giro di pochi giorni, la storia che volevo raccontare si è tessuta da sola: l'incontro tra i due magistrati, la loro ‘inchiesta’ per contrastare gli abusi delle società di credito, e il rapporto intimo che si stabilisce tra loro di fronte alla brutalità della scadenza che affligge Claire, la loro singolarissima storia d'amore. Ho chiamato Emmanuel Carrère per parlargliene e mi ha dato il suo consenso per operare questo ‘tradimento’ 2. Trussardi . Poi, con Emmanuel Courcol, il mio complice di scrittura, ho scritto la sceneggiatura in sei mesi, senza più riaprire il libro”. >>

Francesco Totti e Ilary Blasi

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CINEMA

Cosa le è piaciuto di questo progetto? “Forse la possibilità di esplorare quei momenti di confusione in cui ogni cosa si scontra, in cui le persone si scoprono. Cosa siamo disposti a fare e fino a dove siamo pronti ad arrivare quando si verifica una situazione estrema imprevista? Poste in una condizione particolare, le persone cambiano le loro priorità, tessono legami che non avrebbero mai immaginato e, spesso, superano se stesse”. Di quali desideri parla, in sostanza? “Un giorno ho letto su un volantino che offriva una forma di credito al consumo un invito cinico: Cedete a tutti i vostri desideri. Naturalmente il riferimento era a tutte le tentazioni che il denaro permette di soddisfare, ma nel caso di Stéphane e Claire mi interessava il doppio senso del termine ‘desiderio’. Mi piacciono molto le parole ‘voglia’ e ‘desiderio’, sono alla base di ogni decisione. Ognuno di noi è capace di qualunque cosa a causa della forza che contengono e qualche volta arrivano persino a ridefinire le nostre vite”. Il film denuncia anche gli abusi del credito a consumo... “Oggi, le allettanti offerte delle società di credito al consumo buttate nelle casette della posta o pubblicizzate su Internet spingono migliaia di persone con redditi modesti nella trappola dei soldi facili. Spesso tentati dalla follia consumistica che stuzzica tutti noi e sedotti da queste offerte dubbie, i più vulnerabili si trovano presto schiacciati nell'ingranaggio dell'insolvenza e del sovraindebitamento”. Quello che succede a Claire è terribile. Ha davanti a sé una scadenza… “Scopre che le restano solo pochi mesi di vita e si appresta ad annunciarlo ai suoi cari, ma di fronte alla loro fragilità, per proteggerli, finisce con il tacere la sua malattia e decide di risolvere nell'urgenza i due problemi che ha davanti a sé e che si intrecciano: aiutare Céline a uscire dall'indebitamento eccessivo e progettare la vita della sua famiglia dopo la sua morte”. Cosa ci può dire della forma del film? “Amo il cinema, in un film mi piace raccontare una storia e avere voglia di crederci. Per questo motivo, per me il racconto deve essere di un realismo assoluto e non si deve vedere l'aspetto della finzione. Sul set, la mia unica preoccupazione è, ancora una volta, che non si veda la costruzione del film, che non si sentano i dialoghi, che non si percepiscano i movimenti della macchina da presa o la presenza della scenografia, né ovviamente la recitazione degli attori… L'essenziale è esserci”. Dopo Je vais bien, ne t’en fais pas e Welcome, come si inserisce Tutti i nostri desideri nella sua filmografia? “È la prima volta che produco interamente uno dei miei film, quindi è stato un po' diverso ma in fondo è anche un seguito logico. Tutti i nostri desideri parla di determinazione, di impegno, di amore… Scopro che nei miei film è presente in filigrana una stessa tematica: la forza di un incontro che ci aiuta a superare noi stessi. Questo film mostra degli individui che si uniscono contro l'assurdità del mondo e che, nell'urgenza, fanno muovere le cose. È questo che mi interessa”.

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I O P N I   9 1   DALLE ORE

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VERONICA

CIARDI Un’estate casual sulla spiaggia di milano marittima di Enrico Sanchi

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eronica Ciardi è la testimonial italiana della collezione primavera/estate Orion, brand inglese leader per le stampe piazzate. Nelle immagini della campagna interpreta una donna forte e decisa, ma al tempo stesso anche dolce e sensuale, aspetti che convivono quotidianamente nella giovane romana, da un anno bolognese d’adozione.“Effettivamente – confessa - in me convivono il Dottor Jekyll e Mister Hyde, sono alla continua ricerca del mio equilibrio personale, pur se l’esperienza televisiva del GF mi ha aiutata parecchio in questo senso. Sono sempre stata profondamente timida e insicura – continua – oggi quando mi guardo allo specchio sono più positiva e serena nei confronti di me stessa, pur se mi sento ancora estremamente delicata e fragile”. Com’era la vita all’interno della Casa? “Durissima, perché ti obbliga a un tu per tu con le tue emozioni e i tuoi conflitti, senza scappatoie”.

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Com’è la vita di Veronica Ciardi oggi? “Ho dovuto ovviamente fare una scelta e temporaneamente ho interrotto il mio lavoro di educatrice per l’infanzia anche se aprire un asilo rimane il mio sogno nel cassetto. In questi ultimi anni professionalmente ho fatto esperienze significative in particolare al fianco di Barbara D’Urso, occasioni che mi hanno messa alla prova attraverso le quali sono diventata più forte e determinata. Altre opportunità televisive sembrano essere in arrivo, ma per scaramanzia non voglio ancora rivelare nulla”. Anche dal punto di vista personale ci sono state delle novità recentemente, la cronaca rosa ti attribuisce una nuova love story, più convenzionale di quella che ti ha resa popolare al Grande Fratello! “Da un anno sono fidanzata con un ragazzo, un bagnino di Milano Marittima ed è proprio lì che trascorrerò la mia estate, sono innamoratissima!” Cosa cerchi in un uomo? “Prima dell’esperienza televisiva cercavo solo protezione, oggi voglio condivisione e complicità, oltre al rispetto”. La Romagna sembra davvero avere sempre un ruolo determinante nel tuo destino: prima la proposta di partecipare alle selezioni del reality avvenuta a Riccione, poi hai trovato l’amore a Milano Marittima! “Adoro questo territorio dove sono approdata per caso qualche anno fa grazie ad un’amica. Il cibo è irresistibile, i passatelli e la piadina sono le mie due grandi passioni gastronomiche, e la gente è meravigliosa! Ci si diverte parecchio, ma non solo. Sono luoghi che hanno davvero tanto da offrire e in cui si vive bene”. Quale sarà il tuo look per l’estate? “Anche in fatto di moda sono discontinua e imprevedibile: passo dallo stile androgino a quello da femme fatale, in base all’umore, ma sicuramente in estate vince il casual…e poi colore, colore, colore!”


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IL MIO

NEMICO

PIU ’ CARO C di Enrico Sanchi

i sono coppie in cui ognuno è assolutamente necessario all’altro, quasi fossero nati insieme, come un fungo e un lichene. Per necessità di completamento, per affinità elettiva, perché il genio fa spalla ad altro genio in una sfida continua di competitività. Ci sono coppie invece in cui l’uno riconosce la capacità e il talento dell’altro e deve rispettare i confini tracciati da costui e dal suo metodo di lavoro quando null’altro li lega né nel carattere né nella vita di tutti giorni o nella morale in genere. Altre coppie ancora sono cresciute insieme saldandosi in un’amicizia che perdona ogni torto, involontario e non. Queste coppie di amici-nemici (odi et amo) hanno nomi gloriosi che nel tempo, in tumultuosi rapporti, hanno dato vita a capolavori. Stan Laurel e Oliver Hardy, nemici solo sullo schermo ma così totalmente diversi nel carattere e nella vita, la morte li riavvicinò in uno scherzo beffardo. Ambedue negli ultimi istanti di vita rimasero paralizzati: uno dal lato sinistro e l’altro da quello destro. John Lennon e Paul McCartney, dopo più di dieci anni vissuti come una famiglia, si sarebbero allontanati a seguito di cause civili, battutacce e ripicche. John, per dirne una, fece una telefo>>

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nata anonima in Giappone svelando il nascondiglio della marijuana alla polizia, facendo così finire in un arresto la tournée di Paul. Ma, a distanza di dieci anni, quando si ritrovano sul tetto del loro quartiere generale, la Apple Records, a suonare il loro ultimo concerto…guardali, sono gli stessi uomini degli esordi, gli stessi pezzi, gli stessi accordi, lo stesso sorriso sul volto. Per il regista Werner Herzog e l’attore Klaus Kinski l’inizio del sodalizio (Aguirre, furore di Dio del 1972) fu apocalittico: Kinski che, rabbioso con tutti, ferisce addirittura un figurante a colpi di spada e che, quando minaccia di abbandonare il set senza completare il film, viene dissuaso dal regista puntandogli contro un fucile e minacciando di ucciderlo se avesse veramente messo in atto la volontà di abbandonare il film a poco tempo dalla conclusione delle riprese. Continuare la collaborazione fu più che difficile ma determinante per ambedue. Da una parte perché a Herzog si presentava chiaramente l’incubo che avrebbe dovuto affrontare a ogni nuovo lavoro con Kinski; dall’altra perché si era reso conto che non avrebbe più potuto fare a meno dell’attore tedesco (anche se nato a Sopot, in Polonia) sia per Nosferatu (1978), che per Woizeck (1979), che per Cobra Verde (1987). Ma soprattutto per il suo capolavoro indiscusso Fitzcarraldo (1982) dove aveva cercato di evitare il terribile fantasmagorico Klaus Kinski scritturando dapprima Jason Robards, poi Mick Jagger e un estremo tentativo con Jack Nicholson: niente da fare. Alla fine dovette chiamare Kinski e Kinski, puntuale come il demonio, arrivò! Dal suo arrivo tutto cambia. Nel documentario Kinski, il mio nemico più caro (Mein liebster Feind – Klaus Kinski, 1999), girato da Herzog dopo la morte dell’attore, guardatevi il girato del campanile con Robards e Jagger e guardate l’interpretazione della stessa scena fatta da Kinski. Una sorta di gag-western il girato con i due, che con Kinski si trasforma invece in un delirio ai confini del mondo. Kinski è il diavolo nella torre! Quanti altri casi? Blake Edwards e Peter Sellers, Pelopida ed Epaminonda, Walter Matthau e Jack Lemmon. E che dire degli amici-nemici meno citati come tali ma, e nessuno lo ammetterebbe, sono quelli che noi stessi abbiamo sotto la nostra pelle e dentro la nostra testa? Un signore esuberante e nascosto mentre l’altro è composto ma certamente più ambiguo, tali Mr. Hyde e Dr. Jekyll.

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accoglienti locali per feste di laurea, compleanni addii al celibato-nubilato

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PEOPLE & BRAND

BINF SHOP VETRINA VIRTUALE Valentina Sorrenti valentinasorrenti@yahoo.it

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inf nasce da un’idea di Davide Gambarotto, dal suo amore per la moda e dal desiderio di aiutare le figure che vi lavorano, un universo in cui arrivare in vetta è sempre più difficile. Business in Fashion (www.businessinfashion.com) è una vetrina virtuale nella quale gli iscritti hanno la possibilità di farsi pubblicità creando il proprio personal brand agevolando così conoscenze, collaborazioni e occasioni lavorative. Il sito ha anche l’utilità di poter ricevere un servizio di press office e di organizzazione di eventi, come concorsi e sfilate, in questo modo gli iscritti hanno un’opportunità in più per farsi notare dagli esperti del settore. Le figure che viaggiano su Binf sono: agenti, buyer, manager, fashion designer, redattori, boutique, showroom, stylist, make-up artist, image consultant, fotografi, personal shopper, PR, visual merchandising e cool hunter. Tutti possono avere la loro occasione su questa piattaforma della moda. Iscriversi non è affatto complicato: basta compilare un form, dopodiché agli iscritti selezionati sono inviate user e password con le quali poter accedere all’area utenti. Una volta conclusa l’iscrizione è il momento di crearsi un profilo nel quale inserire curriculum vitae, biografia, creazioni, foto, video e tutte le informazioni riguardanti la propria carriera. Nell’homepage, dove possono accedere anche gli utenti non

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PEOPLE & BRAND

registrati, appaiono le notizie del settore e quelle riguardanti gli emergenti, in questo modo i partecipanti si fanno conoscere anche all’esterno. Un’altra delle cose veramente eccezionali di Binf è che da oggi si dedica anche all’e-commerce: questa sezione si chiama “Binf shop”, una vetrina, dove i designer in ascesa presentano e commercializzano i propri prodotti. Lo scopo di Binf shop non è solo quello di far emergere i giovani non ancora affermati ma anche quello di offrire al pubblico la scelta di capi unici e in limited edition. Il successo di questa vetrina virtuale sta nel fatto che sono sempre più numerosi quelli che prediligono capi artigianali, originali e made in italy come quelli dei brand presenti su Binf shop. I marchi attualmente disponibili sono: LuxSociety, Miracle, Iron by Miriam Nori, Seconda Base, Kettlebell Jewels, ART e My T-shirt, la collezione di magliette basata sul motto “Life is a circus” che ha avuto un successo strepitoso. My T-shirt nasce nel 2009 dall’unione tra il brand manager Fabio Fabbri e il designer e direttore artistico Tomas Lanza. Le loro t-shirt colpiscono, sono irriverenti e sarcastiche e per questo piacciono. Gli innumerevoli viaggi di Tomas, soprattutto quello a Berlino, hanno ispirato e stimolato le sue collezioni. “La vita è un circo”, è fatta di contrasti, di gioco delle parti, e il circo è il luogo dove lustrini e segatura coesistono. My T-shirt raffigura su molti dei suoi capi icone del cinema e della moda perché il designer attraverso le t-shirt vuole far indossare i personaggi ironizzandoli e dissacrandoli. Chi indossa My T-shirt deve poter esprimere innanzitutto se stesso. Oggi, dopo soli due anni dalla sua nascita, My T-shirt si trova in oltre 300 negozi ed è tra i marchi più forti dell’industria italiana di t-shirt.

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Pensati per tutti coloro che vedono le cose in modo diverso... 194


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LUCCIOLE A NEW YORK Un progetto semplicemente innovativo, come metafora della sfida, per una convivenza tra modernitĂ e natura. In mezzo alla natura selvaggia di Manhattan.

di Kowalski

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ei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta)”. [Pasolini, P.P., Il vuoto del potere, Corriere della Sera, 1 febbraio 1975] Le trasformazioni inflitte dall’uomo all’ambiente sono spesso percepite come definitive e il mondo sembra irreversibilmente instradato verso una completa artificializzazione, ma alcuni recenti progetti di parchi urbani sottolineano una decisa inversione di tendenza: tra questi progetti High Line di Diller Scofidio + Renfro e James Corner a New York (2003) può essere giustamente considerato il più denso in quanto a temi affrontati. L’intervento, diviso in tre sezioni, delle quali due completate e una in corso di realizzazione, consiste nella riqualificazione a parco urbano lineare di una sopraelevata ferroviaria abbandonata, che nelle iniziali intenzioni della municipalità di New York avrebbe dovuto essere demolita. L’High Line è un viadotto, sostenuto da una struttura in ferro, che serviva quello che un tempo era il distretto di Manhattan dedicato alla macellazione delle carni. La linea, costruita a filo del terreno alla fine dell’800, negli anni ‘30 venne spostata su un livello sopraelevato in modo di ampliare lo spazio dedicato alla circolazione delle auto, per essere poi dismessa nei primi anni ’80, quando il distretto industriale aveva visto completata la sua conversione in area a destinazione residenziale e ricreativa. Un primo elemento d’interesse del progetto è la sua genesi: un comitato cittadino venne organizzato, a partire dai proprietari di alcuni immobili lungo il tragitto, per salvaguardare l’infrastruttura dalla demolizione e convertirla in qualcosa che avrebbe potuto riqualificare l’area intorno a sé. Il successo di questi Friends of the High Line fu tale da indurli a bandire un concorso internazionale (Designing the High Line, 2003) e a vincere le resistenze della municipalità di New York, che da iniziale osteggiatrice del progetto ne divenne finanziatrice al cinquanta per cento. Questa iniziativa “dal basso” riconosce il suo incipit nel reportage di Joel Sternfeld (www.thehighline.org/galleries/images/joel-sternfeld), fotografo che documentò lo straordinario processo di rinaturalizzazione di cui era oggetto l’infrastruttura, che, abbandonata dall’uomo, era stata ricolonizzata dalla vegetazione fino a costituire un nuovo parco cittadino spontaneo, sospeso a mezz’aria. L’obiettivo dei Friends of the High Line divenne quello di salvaguardare questa lingua verde e di renderla fruibile al pubblico, nella convinzione, rivelatasi fondata, che costituisse un valore aggiunto per Manhattan e non un rudere da asportare. I vincitori del concorso hanno deciso di mantenere pressoché intatta la struttura e di intervenire principalmente sulla superficie del vassoio contenente l’originaria massicciata, alternando percorsi pavimentati ad aree totalmente verdi o miste (il terzo tratto, in fase di realizzazione, prevede un vero e proprio boschetto), conferendo identità diverse alle singole parti, ma sottolineando in tutte l’andamento lineare come elemento unificatore dell’insieme. In soli due casi hanno deciso di lavorare sotto la superficie: per la 10th Avenue Square e per il 30th Street Cut Out. Nel primo caso hanno scavato il vassoio per costruire la gradinata di un teatro (ma forse sarebbe più giusto definirlo un “surreale Drive In invertito”) in cui lo spettatore può sedersi a gustare, protetto da un vetro che ne smorza il rumore, uno spettacolo tipico locale: il traffico di Manhattan. L’effetto straniante di questo connubio tra naturale e artificiale, caos e silenzio, quiete e movimento può essere considerato la sintesi estrema del senso dell’intero progetto. Il 30th Street Cut Out è una piattaforma trasparente che permette di vedere il telaio della struttura portante, denudata del manto di calcestruzzo, e che costituisce, nelle intenzioni dei progettisti, una transizione drammatica verso l’ultima porzione del viadotto, >> che è rimasta allo stato di rinaturalizzazione spontanea, in quanto non ancora oggetto di intervento. >>

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L’approccio storicistico tenuto dagli architetti nel confrontarsi con una questione così innovativa si è rivelato quanto mai sensibile nei confronti dello spirito del sito, infatti l’intervento è riuscito nell’esplicito intento di coniugare la conservazione della memoria dell’infrastruttura su due diversi livelli temporali, quello della vittoria dell’ingegno e della laboriosità umana, capaci di plasmare l’ambiente in cui opera, e quello della rivincita della natura, che riprende inesorabilmente i suoi spazi. Il richiamo alla memoria del passato industriale è garantita da soluzioni evidenti ai più, quali la collocazione lungo il percorso di tratti di binari, alcuni dei quali usati per ospitare sedute mobili, quasi fossero carrelli, ed è in fase di studio la possibilità di installare un’opera di Jeff Koons, artista che ha immaginato di sospendere sull’High Line una replica in scala 1:1 di una locomotiva Baldwin 2900 del 1943. Il ricordo della rivincita della natura è stato gestito invece in maniera meno esplicita, più silenziosa, come silente nella sua inesorabilità era stato l’avanzamento della vegetazione negli anni dell’abbandono da parte dell’uomo: si è scelto di utilizzare in vari tratti una pavimentazione discontinua che consente alle piante di crescere rigogliosamente al suo interno, proprio come era avvenuto spontaneamente grazie alla

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fessurazione del manto dismesso. L’ambivalenza di questo trattamento della memoria ha esaltato il duplice genius loci dell’High Line e ha posto in primo piano la questione della possibilità di convivenza tra l’uomo e i prodotti della sua operosità da un lato, e la natura e le sue manifestazioni dall’altro. Non sappiamo se saremo in grado di attuare questa convivenza, e anche riuscendoci, se non sia troppo tardi, cioè se sia ancora possibile riparare i danni da inquinamento inflitti all’ecosistema (e poter tornare a rivedere le lucciole) o se abbiamo già raggiunto il punto di non ritorno, ma la pressante drammaticità di tale questione è ciò che rende l’High Line tanto attuale e significativa da poter essere considerata un simbolo della contemporaneità, ed è nell’efficacia del suo trattamento che va ricercata la ragione ultima del progetto.

Per chi scrive è un piacere, oltre che un obbligo, ringraziare l’Arch. Franco Panzini, le cui riflessioni (espresse nel corso di un suo recente intervento presso il Dipartimento di Architettura Aldo Rossi di Cesena, sede distaccata dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna) hanno influenzato radicalmente la stesura del presente articolo [NdA].


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a secoli l’uomo ha sempre voluto catturare l’acqua e piegarla alla fantasia. La fontana ha sempre rappresentato la sintesi tra le conoscenze tecniche e il piacere, unico, della bellezza. Il fascino dell’acqua che obbedisce ai disegni dell’uomo è senza tempo, sempre vivo negli occhi di chi sa ammirare, con uno solo sguardo, la magia del movimento etereo e la scienza delle costruzioni. Oggi, Marotta Macchine continua questo gioco seducente: ripristiniamo fontane storiche, per donare nuova vita e rinnovare gli antichi fasti, creiamo strutture moderne, per arricchire l’incanto di sempre con la meraviglia delle nuove tecnologie. Non realizziamo semplici giochi d’acqua, la facciamo danzare. Ritrovare il rapporto con la natura, tornarea un rapporto privilegiato con la terra non è un lusso da sognare ma un bisogno che si può soddisfare. Il verde – termine in fondo riduttivo che riassume in realtà lo splendore di infinite sfumature e nuances – deve e può essere presente in ogni luogo, sia esso parco

urbano, per il piacere di molti, o giardino privato, per un rifugio più intimo. Vivere in armonia con l’atmosfera naturale significa ritagliarsi un tempo e uno spazioper riassaporare il piacere delle quiete, avere coscienza delle origini, sentirsi parte di un mondo ancora bello, ancora in grado di stupire con la varietà e la magnificenza dei colori e delle forme. Marotta Macchine, con le sue creazioni frutto di inventiva e scienza, è al servizio di chi sa abbandonarsi al gusto della contemplazione. L’idea di un giardino o di un parco pubbliconasce dall’unione di fantasia e competenze. I tecnici di Marotta Macchine affrontano ogni nuova sfida con modalità razionali e spirito creativo. Gli step del percorso prevedono un accurato sopralluogo alla zona da valorizzare, l’ascolto partecipe alle esigenze del cliente, la valutazione delle soluzioni tecniche ed estetiche migliori per trasformare uno spazio vuoto in un ambiente da vivere. Valutiamo tutti i

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parametri e i fattori di criticità - chimica del suolo, clima, estetica delle piante, illuminazione – ascoltiamo e interpretiamo i desideri dei clienti, progettiamo nuove forme di natura da vivere. Il progetto non è che l’intenzione di partire, vpoi viene il viaggio. Le competenze e la pluriennale esperienza di Marotta Macchine garantisce risultati al di sopra di ogni aspettativa. Un giardino, per noi, è la manifestazione di un desiderio, quello del nostro cliente, e l’espressione di una meraviglia, quella della natura. Non si tratta di riempire spazi con piante e fiori, si tratta di capire il gusto di chi si rivolge a noi per vedere concretizzato un sogno e poi concepire la sostanza di quel sogno. Le nostre realizzazioni – dal pubblico al privato – sono vere e proprie architetture di verde. Come l’architettura crea dal nulla forme da vivere, così noi costruiamo ambienti da godere. E come unico materiale, la varietà splendida della terra.

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IL SISTEMA DI SUPERFICI CONTINUE PIU’ PERFORMANTE ED ECOLOGICO SUL MERCATO a cura di Samira Leglib

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LTREMATERIA è un progetto per il nuovo GREEN LIFE fatto di colori, superfici e servizi che abbina materiali innovativi e contemporanei: le ECOMALTE con diversi materiali naturali e di RICICLO fino al 40% vetro, marmo, cotto, gomma etc. e un enorme quantità di servizi innovativi. Nel campo dell’home design gli ambienti vengono sempre più vissuti come spazi aperti, un insieme armonico senza confini o barriere che ognuno ama creare e personalizzare seguendo le proprie emozioni e la propria creatività. Il progetto OltremateriaLAB di san Giovanni in Marignano ideato da Loris Casalboni Presidente di ECOMAT s.r.l. società specializzata nella ricerca, produzione e distribuzione di superfici continue a basso impatto ambientale è stato portato per la prima volta da Legambiente e MaterialConnexion a “Green Life: costruire città sostenibili”, mostra internazionale sullo sviluppo urbano e l’edilizia compatibile, alla Triennale di Milano del 2010. “Dalla materia che respira, primo slogan scelto per il brand, “siamo passati alle superfici del benessere”, spiega Loris Casalboni, ideatore del progetto. “La superficie è continua, realizzata con un sistema di rivestimento di ECO-MALTA a base d’acqua monocomponente, uno dei pochissimi prodotti di questo tipo in Europa a non contenere cemento, resine epossidiche e altre sostanze nocive per l’uomo e l’ambiente”. Prodotto nella nuova collezione RICICLO impiega inerti naturali e provenienti dal mondo del riciclo certificato come: il vetro delle lampade, delle bottiglie, il cotto del vasellame, la gomma dei pneumatici. OLTREMATERIA incarna il dinamismo, la forza e l’inconfondibile carisma delle metropoli cosmopolite del pianeta. Le nuove superfici in ECO-MALTA OLTREMATERIA sono congeniali all’ideale estetico contemporaneo e hanno raggiunto un livello qualitativo di finitura tale da poter essere impiegate anche nell’architettura civile, residenziale di alta gamma e sono particolarmente amate da Architetti, Progettisti e Interior Designer, nonché da Artisti internazionali. Molti Artisti e Designers le hanno scelte per la creazione di curiosi oggetti, sculture, installazioni allargandone l’uso al di là, del tradizionale campo dell’architettura d’interni. Ad esempio le superfici OLTREMATERIA sono state utilizzate per realizzazioni davvero particolari: come nelle rinnovate sedi di VIABIZZUNO a Rimini, Fano, Senigallia, grazie al concept progettuale di Mario Nanni e dell’Arch. Mariano Mulazzani, nella ristorazione di livello Internazionale di Moreno Cedroni Madonnina del Pescatore a Senigallia, nella nuova sede OltremateriaLAB in provincia di Rimini. Nel 2011 il comune di Misano Adriatico ha voluto dedicare uno spazio all’Arte e alla sostenibilità con la restaurazione del Pattino gigante di 14 metri sulla rotonda di Porto Verde sul lungomare tra Cattolica e Riccione con la texture millerighe dedicata a Paul Smith, commissionando il lavoro a Casalboni. A settembre 2011 OLTREMATERIA è stata invitata dal prestigioso designer Toshiyuki Kita a partecipare all’evento internazionale LIVIG & DESIGN ad OSAKA in Giappone riscuotendo un notevole successo. In questi ultimi anni è stata avviata un’importante collaborazione tenendo seminari sulla comunicazione della sostenibilità e della salvaguardia ambientale in Architettura con L’Università di Urbino. Oltremateria ha inoltre partecipato attivamente nella piazza della sostenibilità organizzata dal GREEN BUILDING COUNCIL Italia (Associazione Italiana dei Leeder che operano verso e per la sostenibilità e la responsabilità ambientale, economica e sociale e promotore della certificazione LEED) al SAIE 2011 di Bologna alla conferenza sul Green Building e sulla sostenibilità in Architettura.

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Abbiamo chiesto direttamente al Presidente di ECOMAT, Loris Casalboni, di raccontarci progetto dalla sua ideazione all’ingresso sui mercati internazionali: Ci può parlare dei passi in avanti che ha fatto l’azienda negli ultimi anni? Loris Casalboni: Nel 1983 vengono prodotte le prime eco-malte mono componenti senza solventi nocivi e le finiture a base acquosa, per questo particolare Oltremateria è tra le prime aziende al mondo che opera con un totale abbandono dei solventi nei suoi prodotti e nelle sue finiture. Tra le altre innovazioni: Fondoflex, speciale fondo monocomponente e promotore d'adesione a base acqua per tutte le superfici, legno metalli marmi ceramica vetro ecc. Poi Ecobico finitura ad altissima resistenza a base acqua senza solventi e resistente al fuoco traspirante, antigraffiti e personalizzabile. Oggi presentiamo le prime eco-malte da pavimento e rivestimento collezione RICICLO prodotte con minerali e inerti derivati dal riciclo del vetro delle bottiglie degli specchi e delle lampadine e la nuova serie di 80 colori esclusivi Oltremateria, a VOC 0 con finitura naturale e laccata. Oggi com’è organizzata l’azienda e quali sono i suoi punti di forza? L. C.: Siamo presenti in tutte le regioni Italiane e stiamo aprendo ai mercati esteri come quello francese, copriamo tutte le esigenze legate alle superfici continue e ai complementi di design esclusivi, ai sistemi si manutenzione e pulizia delle stesse, inoltre offriamo soluzioni ai partner industriali abbracciando quindi l'intera casistica dei trattamenti e di sistemi per superfici continue a base acqua. I punti di forza sono senza dubbio un bacino d'esperienze internazionale da oltre vent’anni nel settore, ricerca e tecnologie di ultima generazione E un'attenzione elevata verso: sicurezza, salubrità, ecologia, innovazione. Chi sono i vostri rivenditori e che cosa fornite loro in più rispetto ad altri? L. C.: I nostri rivenditori sono professionisti e partner qualificati, che aggiorniamo costantemente con corsi formativi sulle tecniche di posa e sulle nuove metodologie di presentazione e vendita dei nostri sistemi e prodotti, sono innamorati del nostro marchio, sinonimo di sicurezza e qualità costanti. Sono persone attente al risultato estetico così come alla salute dei loro clienti che abiteranno i locali nei quali sono stati scelti i prodotti Oltremateria. Ai clienti offriamo prodotti unici, esclusivi, innovativi, rispettosi dell'ambiente e della salute delle persone. Con un servizio completo di chiavi in mano di altissima qualità e quindi i nostri interlocutori non sono mai lasciati soli o peggio ancora a dover assumersi la totalità delle problematiche e delle responsabilità. In cosa si riflette la voglia di design manifestata dal consumatore moderno nella ricerca di nuovi prodotti e finiture da proporre sul mercato? L. C.: In richieste esplicite, crescenti, ai professionisti di una finitura colore o texture particolare, di un risultato estetico più naturale possibile. Alta personalizzazione e superfici per progetti unici ed esclusivi. Le ECOMALTE Oltremateria sono la risposta che soddisfa pienamente i consumatori e i progettisti. Se dovesse dare un consiglio al posatore di pavimenti in resina e al rivenditore? L. C.: Direi loro di pensare alla propria salute e alla sicurezza e semplicità sul lavoro; sono ormai da tempo più che provati gli effetti deleteri per la salute delle inalazione dei vapori di sostanze volatili tossiche o nocive liberate dalle resine o vernici a solvente, e dalla catalisi dei prodotti bicomponenti. Ancora oggi tanti posatori e rivenditori considerano le proprie mani come strumenti di lavoro e quindi soggette a normale usura e danneggiamento, al pari degli utensili che usano: è drammatico vedere spesso importanti reazioni cutanee permanenti. Tutto ciò oggi può essere evitato scegliendo prodotti frutto di ricerca e di sviluppo. Certo la qualità ha un prezzo, ma perché non si valuta anche il prezzo salatissimo da pagare a scapito della nostra salute e dell’impatto sull’ambiente? >>


DESIGN Come avete chiuso il bilancio del 2011? E quali le aspettative per l’anno in corso? L. C.: Abbiamo chiuso il 2010 e il 2011 con un forte aumento del fatturato e con richiesta sul mercato italiano nonostante il momento storico complicato a livello internazionale, abbiamo grandi aspettative e stiamo preparando altre grandi novità assolutamente innovative per il nostro settore. Per rivolgersi sempre più e meglio a quanti vogliano prodotti facili da utilizzare sicuri per la salute e per l'ambiente e di sicuro effetto estetico per i designer e i progettisti. Come abbiamo menzionato in precedenza, ECOMAT s.r.l. con il brand Oltremateria è membro del Green Building Council Italia che opera per la diffusione dei criteri e delle certificazioni LEED. Tutti i siti produttivi delle Eco-Malte sono certificati ISO 9001. Le superfici continue, in relazione alle caratteristiche e al processo produttivo con cui sono realizzate e alle tecniche e ai sistemi di posa adottati, contribuiscono a ottenere i crediti LEED per il sistema di certificazione energetico – ambientale degli edifici. Tra le aree tematiche nelle quali sono coinvolte le superfici continue in ECOMALTA del sistema Oltremateria vi sono la gestione del calore e ottimizzazione delle performance energetica al fine di ridurre l’impatto ambientale l’utilizzo di materiale riciclato ed è riciclabile, l’impiego di risorse locali/limitrofe la realizzazione di prodotti certificati dalle elevate performance ambientali e tecniche, l’impiego di materiali che abbattano drasticamente i V.O.C . (sostanze organiche volatili) migliorando la qualità dell’aria anche all’interno delle abitazioni.

PROGETTI PER IL FUTURO ? Loris Casalboni Tanti tanti, tanti,: su tutti raggiungere e migliorare gli obiettivi nella distribuzione e nella presentazione creativa dei nostri prodotti all'interno dei punti vendita con esclusiva di zona per i nostri rivenditori, implementare la nuova collezione RICICLO prodotta con inerti e materiali certificati provenienti dal mondo del riciclo dell’industria italiana vetro, specchio, lampadine, gomma e presentare il prima possibile il sistema innovativo per poter riportare col digitale qualsiasi soggetto: foto, disegno, immagine, sulle superfici Oltremateria con la tecnica della decalcomania. Stiamo lavorando a nuove finiture antibatteriche per il settore del mobile e arredo e ancora su rivestimenti continui per pareti senza giunzioni, spessore 5-6 mm. Con eco-malte di nuova generazione che all’interno avranno gomma di riciclo dei pneumatici per insonorizzare e colorare le pareti interne ed esterne degli edifici, con abbattimento acustico e termico in uno spessore bassissimo. Il tutto con un processo facile per gli applicatori e con un ridottissimo impatto ambientale, visto che i nostri prodotti sono senza simboli di rischio sulle confezioni e possono viaggiare in nave e aereo in tutto il mondo senza problemi.


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DESIGN | INTERIOR

STUDIO

ARMANI

CASA a cura di Enrico Sanchi

G

iorgio Armani e il gruppo Lodha, il maggior property developer dell’India, hanno progettato e realizzato gli interni della residenza e degli spazi comuni delle World Towers a Mumbai. Delle World Towers in Asia fanno parte World One, l’edificio residenziale a 117 piani più alto del mondo e World Crest, edificio gemello di altezza inferiore (circa 215 mt). Le World Towers comprendono abitazioni esclusive, tra le quali le World Residences da 3/4 camere da letto, le World Villas con piscina privata e le World Mansions, prestigiosi appartamenti su due livelli con piscina, palestra e ascensori privati.

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DESIGN | INTERIOR

L’interior design studio Armani/Casa nasce nel 2000 come divisione del Gruppo Armani e va a integrare le compagnie del Gruppo ormai non solo leader internazionale nel settore moda, ma sinonimo di un modo di essere, di un lifestyle più ampio che comprende svariati ambiti merceologici. Dal 2003 offre a privati e property developer un servizio completo di interior design che parte dalla fase concettuale fino alla supervisione dell’esecuzione del progetto. Sotto l’attenta e scrupolosa direzione artistica di Giorgio Armani vengono studiate soluzioni creative frutto di attività di ricerca architettonica e formale oltre che nel contesto culturale della geografia del luogo e del contenitore architettonico. Vengono così definiti progetti unici nelle loro valenze estetiche e perfettamente integrati per caratteristiche e valori con ricerca e selezione di tutti i materiali, colori, forniture di fit-out oltre che la progettazione di tutti gli arredi built-in o su misura proprio nell’intento di connotare ogni progetto come unico e ‘tagliato’ sulle esigenze del cliente. Fin dal lancio avvenuto dal giugno 2010 le prenotazioni per le residenze World Towers hanno superato ogni aspettativa, rendendo questo progetto immobiliare l’iniziativa più ricercata e di maggior successo del paese; grazie alle diverse sfaccettature e alla sensibilità estetica di Giorgio Armani restituiscono un senso di comfort e funzionalità, ricreando una particolare atmosfera di forme, texture e colori perfettamente distribuiti in ogni ambiente. Le residenze, pensate per un’esigente clientela di nicchia, sono uno dei progetti di maggior prestigio al mondo e le World Towers sono il primo progetto realizzato dall’interior design Armani/Casa in Asia caratterizzato dalla presenza per ciascuna unità residenziale, delle esclusive sale da bagno Armani/Roca e cucine Armani/Dada. Le torri situate nel centro di Mumbai, sono state progettate per includere ogni forma di comfort e lusso, e danno vita a una sinergia tra le raffinate residenze, luoghi di lavoro, attrazioni culturali, aree per lo shopping e strutture per il tempo libero con ampi spazi all’aperto, parchi pubblici e caffè offrendo un’esclusiva esperienza ai residenti che grazie alla forma ricurva e unica degli edifici potranno godere una meravigliosa veduta a 360° di tutta la città, compresi il Bandra Worli Sealink, l’ippodromo e l’Arabian Sea.


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GASPARRI ARREDAMENTI srl Arch. Nicoletta Mosca


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“Il Pesce Innamorato” Numana (An)


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“Il Pesce Innamorato” Numana (An)

GASPARRI ARREDAMENTI srl Arch. Nicoletta Mosca


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Situata alle porte di Ancona, a Falconara Marittima, nei pressi dell’aeroporto Raffaello Sanzio, la Gasparri Arredamenti è un’azienda che opera nel settore dell’arredamento. Nata nel 1997 ha registrato in pochissimi anni un significativo trend di crescita, sia in termini di professionalità e sia come capacità tecnologiche. Difatti negli ultimi tre anni ha investito in macchinari a controllo numerico, che le permettono di ottimizzare il lavoro e di realizzare anche elementi in serie come ad esempio gli espositori commerciali e, ultimi nati, i complementi d’arredo. Inoltre si mantiene ad alti livelli professionali sia per le infrastrutture moderne e sia per le capacità delle risorse umane. Specializzata nell’arredamento di qualsiasi ambiente sia pubblico e sia privato, la Gasparri Arredamenti si propone al cliente attraverso soluzioni uniche e diverse tra loro, ma accomunate da un importante valore: la qualità. Quindi si può affermare che l’azienda può competere con le più prestigiose ditte del settore, e offrire un servizio professionalmente completo. La Gasparri Arredamenti opera su arredamenti e mobili “su misura” e si distingue nel panorama regionale e nazionale come punto di riferimento per ciò che riguarda gli arredi commerciali come bar, ristoranti, negozi di abbigliamento, cartolerie e gioiellerie, nonché enti e allestimenti fieristici e museali. Per la sua capacità di realizzare arredi su misura, la ditta realizza anche arredamenti per abitazioni. Sviluppa progetti e preventivi personalizzati con la possibilità di personalizzare con materiali, colori, finiture e dimensioni gli elementi in funzione di ogni esigenza. La Gasparri Arredamenti opera per committenti pubblici e privati e si propone come partner unico nella gestione di tutte le fasi di lavorazione: dalla progettazione grafica alla consegna del locale chiavi in mano. L'elevata specializzazione nel settore di riferimento, la capacità di gestione e d’intervento dei singoli professionisti garantisce competenza, qualità, soluzioni personalizzate, tempi rapidi e costi certi. Grazie a tutto ciò l’azienda è in grado di soddisfare in tempi rapidi tutte le esigenze della clientela. La loro missione aziendale è la soddisfazione del cliente. Una vocazione che si concretizza attraverso un costante investimento nelle tecnologie, ma soprattutto con la capacità di gestione e di intervento dei singoli protagonisti del lavoro, professionisti formati e coinvolti in processi che hanno essi stessi contribuito a definire. Lavorare in funzione del cliente, garantendogli competenza, soluzioni personalizzate, preventivi trasparenti: è la filosofia che guida l’attività quotidiana della Gasparri Arredamenti. La conoscenza di ogni aspetto del mercato permette di definire in modo rapido e preciso, fin dalla stesura del preventivo, le caratteristiche tecniche di ogni progetto e di programmare la produzione sulla base di tutti i parametri necessari: costi materiali e tempi. La Gasparri Arredamenti è conosciuta per l’elevato servizio, la flessibilità e la dinamicità garantita dalla più moderna tecnologia per la lavorazione e dall’esperienza e professionalità delle risorse umane. Professionalità e tecnologie sempre aggiornate permettono alla Gasparri Arredamenti di offrire un servizio completo, dal progetto alla realizzazione e infine la consegna con il montaggio del locale finito. La Gasparri Arredamenti avvalendosi di un suo studio qualificato di progettazione interno è in grado di capire e soddisfare in poco tempo le esigenze del cliente, andando alla continua ricerca di nuovi materiali e stili di ultima tendenza. La concezione nel programmare è diversificare gli ambienti in modo che ogni realizzazione sia unica. In un mercato dinamico e in continua evoluzione, operare in Contract significa saper fornire un sistema di servizi, progetti e soluzioni adatte per ogni cliente, sia esso pubblico e sia privato. Libertà progettuale e alta qualità per la definizione di spazi che valorizzano le proposte più differenti e massima libertà di immaginare nuovi scenari si coniugano con la garanzia di prodotti di altissima qualità.


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TRAINER RILANCIA VILLA ROSA

La partenza per il restyling del nuovo hotel Villa Rosa Riviera di Rimini coincide con l’estate 2012

E’

di Davide Nicolò

con iPersonalTrainer e il Wellness privè che l’hotel Villa Rosa Riviera, sotto l’attenta gestione di Antonio Salvatori (nella foto a fianco) e famiglia, intende ancora una volta anticipare il futuro e trasformarsi per mantenere un appeal invidiabile costruito e mantenuto nel tempo, diciamo senza esagerare, dal secolo scorso. Il wellness privè è il primo dei progetti di ristrutturazione, che avverrà un po’ per volta e che comprenderà oltre alla trasformazione delle camere, anche la hall, la terrazza per gli eventi e la costruzione di un innovativo centro benessere. Villa Rosa Riviera, che entra nel suo secondo secolo di vita, è un elegante hotel 4 stelle, che offre ai propri ospiti un soggiorno indimenticabile, in un ambiente curato e confortevole ideale sia per chi viaggia per affari, sia per chi vuole trascorrere un periodo di relax o divertimento nella felliniana Riviera Romagnola. Non tutti sanno, però, che è uno degli hotel storici della Rimini balneare, uno dei primi che diedero ospitalità all’inizio del secolo scorso e più precisamente dal 1909, insieme al Grand Hotel e il mitico Kursaal che ora non esiste più.

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Erano i tempi in cui un mese di villeggiatura costava mille lire, le signore di buona famiglia soggiornavano con i figli e la bambinaia mentre il marito rimaneva in città a lavorare. 150 lire era il ‘mensile’ per le spese accessorie della famiglia in vacanza. Erano gli anni in cui vedere arrivare tre automobilisti diventava un evento e una notte in hotel costava 5 lire. La sera si sorseggiavano liquori seduti ai tavolini della terrazza da cui si vedeva vicinissimo

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il mare. Intanto, in albergo, l'amministratore teneva scrupolosamente i registri, annotando le fatture di fornitori dai nomi storici come Cora, f.lli Branca, Daniele Campari, Francesco Cinzano. È un mondo affascinante e ormai lontano quello che emerge dai registri ingialliti ritrovati poco tempo fa, all'interno di una vecchia cassaforte dell’hotel in viale Vespucci, rimasta sempre chiusa per la mancanza di una chiave. “Un ritrovamento casuale, avvenuto

durante i recenti lavori di ristrutturazione – spiega Antonio Salvatori, gestore dell’hotel dal 1998 - Due registri, uno amministrativo del 1912, esattamente di cent'anni fa, l'altro della stagione estiva 1939”. Sfogliando i documenti riaffiorano spaccati di vita familiare intrecciati alla storia dell'albergo, nato da un villino come “Hotel pensione ristorante Villa Rosa” (fondatrice fu Rosa Rambelli) e diventato già dagli anni '20 uno dei più eleganti della città, con tanto di torret-


DESIGN ta e cupola, come quelle presenti nei Grand Hotel Liberty d’inizio Novecento. Cent'anni fa, raccontano i registri, il bilancio di esercizio si chiudeva in settembre ed era di circa 58mila lire. “Esporremo queste memorabili insieme alle cartoline e foto d'epoca della famiglia Marchetti, da sempre proprietaria dell’hotel, nella rinnovata hall dopo l’estate – assicura Salvatori – S’incontreranno così il passato e il presente più innovativo dell'ospitalità alberghiera”. Oggi Villa Rosa Riviera è un raffinato hotel di sessanta camere con una sala congressuale e un ristorante ‘AmAu’ dall’ambiente sobrio, gestito da Massimo Masotti, rinomato ristoratore romagnolo, che propone una cucina raffinata con i migliori piatti della gastronomia locale di pesce e carne, preparati secondo le ricette territoriali dello chef. L’hotel inoltre comprende un centro massaggi con personale specializzato, una terrazza panoramica vista mare, un parcheggio custodito e una connessione wi-fi gratuita, oltre ovviamente al nuovissimo Wellness privè. Cos’è iPersonalTrainer e il wellness privè. iPersonalTrainer è un’equipe di professionisti (Stefano Sorbino, Enzo Borrelli, Matteo Pizzi, nella foto a fianco) con diverse specializzazioni che lavora sinergicamente per garantire il massimo dei risultati. Attraverso accurati test si stabilirà l’allenamento e il percorso nutrizionale più efficace, migliorando così l’aspetto psico-fisico del soggetto nella sua totalità. Dice Stefano Sorbino: “Con i nostri collaudati sistemi nutrizionali e di allenamento, stiamo ottenendo grandiosi risultati in tempi brevissimi. I nostri clienti, soddisfatti ed entusiasti, hanno generato un passaparola tale da creare al momento anche una lista d’attesa”. Tornando al WellnessPrivé, è un ambiente, progettato dallo studio Pulcinelli di Rimini, dal design accattivante, chic e spaziale allo stesso tempo; la ricerca sfrenata per il dettaglio, la funzionalità degli spazi e le attrezzature innovative rendono questo salotto per il training unico nel suo genere. Non mancano servizi comodi e indispensabili, come la zona d‘attesa con postazione Internet, l’area iShop, senza dimenticare bevande idrosaline, frutta secca e fresca per allietare tutta la durata dell’allenamento. Seguono accessori come accappatoi e ciabattine, ben riposti negli armadietti, e tutti i prodotti di cortesia utili a rendere confortevole il post allenamento. Per ulteriori informazioni saranno esplicativi i siti www.ipersonaltrainer.it www.villarosariviera.it

crediti: foto tommi flores

iFunctionalWall iPersonalTrainer è partito dall’hotel Villa Rosa Riviera per espandersi nel mondo dell’hotellerie e ha presentato in anteprima a RiminiWellness: iFunctionalWall (nella foto a fianco). In co-branding con Fitness Europe, (azienda leader nella distribuzione dell’attrezzatura funzionale più innovativa in commercio) iPersonalTrainer ha ideato e progettato un parete dal design accattivante dove poter contenere in ordine gli attrezzi che si utilizzano per il work out. iFunctionalWall consente inoltre di essere utilizzato come vero e proprio spazio di lavoro grazie a degli elementi che consentono di attraccare elastici e corde piuttosto che ripiani per eseguire esercizi di step e pliometrici. Si adatta a ogni parete grazie a dei moduli componibili e può essere personalizzabile nei colori e nei materiali. Il muro funzionale potrà essere acquistato individualmente oppure con tutto il kit Fitness Europe che dispone di un ampia gamma di attrezzi che consentono di migliorare tutte le capacità del proprio corpo ottenendo non solo un miglioramento estetico ma anche preventivo per schiena e articolazioni.

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MISSIONE IN PERU ’ UN SOGNO PER UN SORRISO

L’

Redazione di Lifepeople

emozione scorre sul filo del telefono! È con voce decisa e allo stesso tempo appassionata che si racconta mettendoci una grinta piena di energia. Ad ascoltarlo si rimane rapiti dall’entusiasmo e dalla convinzione che motivano le sue scelte. Eppure non è né un missionario né un benefattore, la persona che mi parla al telefono è un semplice lavoratore con una famiglia come tanti. Raniero Zuccaro, Agente di Polizia nel Commissariato di Fabriano, con un gesto nobile e allo stesso tempo spontaneo, si presta e diventa portavoce dei bambini bisognosi del Perù. Da una semplice cena tra gli amici dell’Aeroclub di Fabriano, dove ama passare i momenti sereni, viene a contatto con un religioso del Guatemala che lo invita ad aiutare una Missione in terra latina. Questo evento è rimasto senza seguito ma ha fatto scattare la scintilla che ha spinto Zuccaro a trovare altre missioni bisognose. Un incontro diretto con Madre Carmen, dell’ordine delle suore Cappuccine di Madre Rubatto a Fabriano, indica una Missione in Perù essere tra le più bisognose del momento. Senza pensarci tanto e accompagnato dalla Dott.ssa Sonia Andreani e dall’Ing. Adriano Abatelli parte, a proprie spese, per il Perù per rendersi conto delle necessità dal vivo. L’impatto è stato forte, gli sguardi dei bambini sfortunati e le evidenti necessità hanno colpito i tre italiani. I sorrisi indimenticabili dei bambini, racconta celando una comprensibile commozione, mi danno la forza e l’energia per mettere in moto queste iniziative alla ricerca di sponsor. L’intento è quello di costruire un asilo-mensa, per l’assistenza ai bambini bisognosi, in muratura a sostituzione delle attuali capanne senza luce né acqua. Fare in modo che le missionarie delle Suore Cappuccine di Madre Rubatto, con a capo Suor Mercedes, possano alloggiare questi piccoli in una struttura dandogli un tetto e un pasto ogni giorno, insegnandogli una vita più consona alla realtà.

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Al ritorno dal povero villaggio sudamericano, Raniero Zuccaro crea varie iniziative di solidarietà (conviviali, gare di pesca, tornei benefici e concerti), anche con l’aiuto di altre associazioni per la raccolta dei fondi. Con il prezioso sostegno da parte delle Istituzioni, hanno aderito a queste generose iniziative molti sponsor e tantissimi privati raccogliendo una cifra considerevole per dar inizio alla realizzazione di questa struttura polivalente. Il progetto umanitario si sta realizzando ed entro fine anno potrà essere completato, ma mancano ancora altre risorse. I fondi sono stati raccolti in gran parte con la ormai conosciuta pedalata di 1600 km che Raniero Zuccaro ha realizzato lo scorso anno da Milano a Milazzo. La pedalata di solidarietà che inizialmente doveva compiersi in due, poi l’ha dovuta realizzare da solo per subentrati motivi di salute dell’amico. Partito da Milano con tanta paura si è trovato coinvolto in situazioni inimmaginabili, e la grande forza di volontà associata all’ammirevole coraggio l’hanno premiato riuscendo nell’intento. Sconosciuti ciclisti si sono aggregati alla sua corsa accompagnandolo per alcuni tratti, amici e conoscenti si sono fatti coinvolgere in questa gara con se stesso e l’hanno aiutato come si aiuta un amico bisognoso. Lui, armato solo dei sorrisi di quei bambini che aveva incontrato nel suo viaggio in Perù, come un ciclista professionista ha portato avanti il suo giro d’Italia solitario concludendo l’avventura per la solidarietà a Milazzo come era nelle previsioni. Gli amici l’hanno incoraggiato, la famiglia lo ha sostenuto con amore, i conoscenti l’hanno aiutato ognuno a proprio modo ma è lui che ha messo l’anima e il corpo per regalarsi un sogno. In definitiva una persona come tutti, che già fa un mestiere difficile, ogni giorno a contatto con tante persone per aiutarle, questa volta ha deciso di realizzarsi e sentirsi gratificato in un modo diverso. Ha lasciato l’egoismo a casa, ha convinto la sua famiglia ad appoggiarlo, e viaggiando nella corsia preferenziale ha saputo creare una realtà che colpisce il cuore. Quello di Zuccaro è un racconto istintivo che crea un messaggio semplice ma forte e trasmette una grande sensibilità che tocca l’anima. Ma altrettanto forti sono le immagini catturate nel suo viaggio in Perù dove da semplici volti di bambini è riuscito a catturare una forza e una dignità che ci fanno pensare e riflettere. Ne è nata una mostra fotografica “Sguardi in Perù” che ha stupito tanti visitatori per la magia che trasmettono le espressioni dei bambini, sapientemente raccolte, e che raccontano l’essenza del bene. Raniero Zuccaro, dal nulla, è riuscito a superare i suoi tanti timori e la timidezza che lo caratterizza dando uno scopo magico alla sua vita nell’aiutare i bambini bisognosi del Perù a poter crescere mantenendo quel sorriso e una nuova luce negli occhi. Per chi volesse contribuire alla raccolta fondi da destinare alla Missione in Perù, il sito è www.missioneperu.it mentre il c/c postale per effettuare le donazioni è 47669429 – Amici Missione Cappuccine ‘Aiutiamo Promuovendo’ missione Perù A.M.C.A.P. Onlus

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Waikiki Il Waikiki, un nuovo locale un posto dove regna il mare le onde e il sole. Partiamo dalla mattina con belle colazioni all italiana e all americana sul mare. Tanti panini, tante piadine, insalatone, piatti combinati nello stile ciringhito spagnolo accompagnati da oltre 70 etichette di birra provenienti da Germania Belgio Irlanda Inghilterra America e Repubblica Ceca, dove la mineralità dell’acqua rendono le pills uniche. Gran coktail alla frutta, gran pestati e tutti gli internazionali iba usando solo prodotti freschi e di qualità. Aperitivo tutti i giorni dalle ore 18 con vino bollicine, tutti selezionati al meglio. Gran aperitivo a buffet il giovedi musica dal vivo rock funk soul e tanto altro ancora Dj set tutti i week end, vari generi, praticamente vogliamo riuscire a dare la tranquillità e la spensieratezza di giorno e il divertimento la notte La parola d’ ordine dello staff sono la simpatia e il sorriso per tutti, siamo ragazzi che amano l’ allegria, il surf, lo sport e il mare. Nella nostra spiaggia affittiamo sup surf da onda in collaborazione con huia surf school e big air di osimo, mostri sacri nel settore surf e sport acquatici. Dobbiamo ringraziare molte persone per questa nuova esperienza, l’ Architetto Nicoletta Mosca e G- Arredamenti per il progetto Gerini per la realizzazione dei lavori, Alberto Concept Store per le divise, Pikta Studio per le grafiche, Drink Service per la selezione delle birre e per la loro professionalità e conoscenza del mondo della famosa bevanda tedesca che sta prendendo campo in italia quasi quanto il vino.

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DR.FEELX LA VOCE PIU SEXY NEL PANORAMA DELLA MUSICA Stefano Marangoni

Come sei diventato la voce piu famosa e sexy del panorama della musica italiana? E’ veramente un piacere,ricevere dei complimenti su quello che serve di piu nel mondo per comunicare,onestamente ho avuto la grande fortuna di essere nato con un dono che poi naturalmente continuo ad imparare e a sviluppare nei migliori modi. Ha aiutato moltissimo cantare e parlare e utilizzare la voce nelle varie serate dal passato fino ad oggi come Vocalist in tutto il mondo. Che importanza ha per te la musica? La musica fa parte della mia vita non ho mai pensato di poter vivere senza la musica,sono felice di non essere l’unico che la pensa cosi anche perchè ancora devo incontrare una persona che odi la musica,grazie a dio,di musica c’è ne è tanta e diversa per poter accontentare tutti. Da dove nasce l'amore per la musica? Sono sicuro che l’amore per la musica è nato quando ero dentro a mia madre anche perchè quando sono uscito c’era la musica,sono cresciuto e ho sempre vissuto in un ambiante sia di famiglia e di vita dove la musica era praticamente protagonista,e spero di averla fino a quando non andrò nell’aldilà. Come hai cominciato? Come ho gia detto essendo nato in un ambiente di musica ho cominciato a suonare qualche strumento a scuola, ho studiato anche musica,da li in poi vivendo sempre un vita piena di musica in diversi orizzonti, sia come artista, musicista, produttore e anche discografico. Cosa si ignifica house music e che importanza ha nella tua vita e nella tua carriera,cosa ti ha insegnato? La House music è un bellissimo genere musicale finchè non da fastidio,House Music è nata con l’amore,anche perchè viene dal Soul Music,quando si ascolta si vivono delle sensazioni positive belle può essere una delle cose piu belle del mondo, mi ha dato tanto, educazione musicale, conoscenze, sia di musica che di persone, sonorità, viaggi, posti e un pò di tutto nel mondo dell’intrattenimento e anche “lavoro”, poi essendo uno che fa un pò di tutto nella musica sono riuscito ad interagire, dare e avere, con risultati soddisfacenti, ormai si puo dire che la House music è una specie di amica,un bel regalo della musica se ben utilizzata e che ti apre anche gli occhi. Che messaggio vuoi trasmettere a chi ti segue? Il messaggio che voglio trasmettere e che trasmetto a chi mi segue è il messaggio che Dio mi ha scelto per portare attraverso me stesso nella musica il suo messaggio di amore, positività, fratellanza, rispetto ed uguaglianza, e tutto cio che è positivo è bello per far si che si viva in un mondo altrettanto bello per un bel futuro e per lasciare il tutto ciò che abbiamo trovato al prossimo, si tratta di una scelta della vita, e non è una barzelletta. Cosa significa avere un dono come quello della musica nel caso di Dr.Feelx? Significaa tanto, se si va a vedere deep inside dentro, dentro, dentro si scoprono tantissimi motivi, pensa quanto è bello quando non devi pagare per essere e diventare quello che sei perchè è come essere il presidente di un paese, io personalmente utilizzo la mia in una maniera totalmente positiva e chi mi capisce mi capisce, io mi ritengo enormemente fortunato anche se la grande parte di tutto ciò è grazie anche a me stesso. Che generi preferisci produrre? Se devo scegliere la musica mi è sempre piaciuta tutta basta che sia bella, ma se devo veramentescegliere,senza che devo seguire l’andamento del mercato e tanti altri fatti che conosciamo direi come la produzione fatta con il mio amico “Stefano di Carlo”, con il rifacimento di Redemption Song di Bob Marley, sceglierei di produrre la regge music per tutta la vita e una musica internazionale che viene da una piccola isola di gente vera....è una musica che non morirà mai. >>

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Le tue influenze artistiche? Essendo uno che viene dalla vecchia scuola (Old School),i grandi artisti che purtroppo non ci sono più mi hanno lasciato un gran bel segno della loro musica e sono quelli che vivono dentro di me influenzandomi ancora musicalmente parlando da Bob Marley, Barry White attraverso Michael Jackson fino a James Brown senza lasciare fuori tutti gli altri grandi artisti del mondo del Soul, Funk, Disco e Dance, evviva la musica. Cosa sta succedendo in Italia a livello di produzione musicale? Quello che sta succedendo in Italia e quello che sta succedendo in tutto il mondo a causa degli sviluppi tecnologici, ha creato una specie di crisi anche musicale. Una cosa è certa se la musicanon si vendeva non si faceva piu,perciò fin che si fa musica vuol dire che la musica vende non come prima ma anche perchè come in tutte le cose con il cambio di generazione c’è sempre un cambio in tutto quello che gira intorno a quello che viviamo. La cosa interessante è che come si vede con i vari festival, show televisivi e produzione discografiche c’è sempre un andamento lento, come ha detto il mio amico Tullio de Piscopo ma la storia continua, ancora una volta viva la musica. Se potessi produrre un disco con un artista internazionale chi sceglieresti? Dipende dal genere, se dovessi scegliere una femmina farei un bel duetto bello lento con Tina Turner anche perche’ non solo per la voce ma la grinta che ha questa donna e’ enorme. Dovrei parlare con Eros Ramazzotti per farmi indirizzare. Cosa farai da "grande"...progetti per il futuro? Attualmente mi sono concentrato piu’ su varie collaborazioni e produzioni discografiche, sono usciti: Super Mega Sexy Star -Billie jean Rap-Feel Free-Mosquito-So Strong-African Jungle-Yo te siento a si-Chaka Chan in collaborazione con il mio amico Franklin Santana...con questo ringrazio tutti quelli che lavorano con me,perche’ come diceva mio padre:”Un albero non fa una foresta”e Dr Feelx ama collaborarae e mai lavorare da solo anche perche’ chi e’ solo e’ perduto!!! Uno come te che frequenta l'ambiente della notte notoriamente “Profano” che rapporto ha con ciò che e piu” Spirituale”....Mistico? Non so perchè ogni volta che si pensa al mondo della notte si pensa sempre in negativo,basta che guardiamo intorno a noi e ci rendiamo conto che i disastri succedono anche di giorno. Onestamente qui posso utilizzar me stesso come un esempio,invito chiunque a sfidarmi in quello che faccio,nelle mie scelte della vita...Ero io li ad Atlantis ,nel 1992 quando una voce mi parlo’ e mi disse:”Felix,io ti ho messo su questa terra attraverso tua madre e il tuo dovere è di portare avanti attraverso te stesso e la musica il messaggio di Dio.”...Sei uno dei Prescelti!!! Da quel giorno in poi questa è la mia scelta e ragione di vita e onestamente dal 92’ sono l’uomo più felice del mondo.

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Si rinnova con la nuova leva la tradizione della famiglia ERCOLE che da oltre 30 anni ha importato nel nostro litorale adriatico la vera pizza napoletana, che la stessa famiglia propone da sei generazioni a Napoli. Siamo con Enzo che ha deciso di importare questa tradizione a Marotta. Perché a Marotta? Diciamo che è un puro caso, mi sono innamorato a prima vista di questo locale e ho deciso nel giro di trenta giorni di realizzare una idea tutta mia, ovvero un nuovo formato di pizzeria. Spiegaci meglio. Ho voluto rivalutare la visione della pizzeria creando un ambiente comunque accogliente non tralasciando i particolari sia nell’ambiente che negli arredi dove poter gustare una buona pizza o i piatti del giorno a prezzi accessibili, senza rinunciare al contorno di una bella serata in compagnia. Raccontaci di te. È una grande soddisfazione, fin da ragazzino ho intrapreso questo mestiere con il massimo dell’impegno, dell’attenzione e della volontà. Non potrei mai immaginarmi in un altro ruolo senza un forno a legna un banco e tutto quello che è pizzeria. Il più grande ringraziamento per il successo al mio maestro e padre MICHELE ERCOLE che mi ha sempre seguito passo dopo passo. I membri della famiglia Ercole compreso Enzo sono stati più volte negli anni considerati tra i migliori pizzaioli nella guida PIZZERIE D’ITALIA.

Francesco Totti e Ilary Blasi

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JAQUITA, nasce nello stato della Pensylvania circa trenta anni fa, i nonni materni la crescono con la passione del canto essendo loro parte del coro gospell della chiesa della città natale. I genitori, anche loro cantanti gospell, si esibiscono in tour in uno dei più grandi cori della Pensylvania. All’età di diciassette anni lascia la sua terra per arrivare a NEW YORK e fare della sua passione una professione ed inizia a studiare canto essendo già un talento. Ad oggi vanta venticinque presenze in classifica USA – UK con produttori di musica SOUL, OPERA, HOUSE ecc. . Attualmente si trova in Europa per il tour estivo. Per altre informazioni visitate il suo sito www.jaquitamusic.com booking agensy LIFEPEOPLE eventi. >> Tel. 320.8138853 348.1622813 348.8552098 EMAL eventi.lifepeople@gmail.com

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Discografia Wanted DJ Romain/Underground Collective Recordings Sweet Joy DJRomain/Wave Music - Gotta Move DJ DOVE/Filtered Records - How Does It Feel House Hedz/Yellow Orange - Love Me Right DJDOVE/Stealth Records Lowdown Kings of Tomorrow/Soul Vision Records - Memories of Love DJDOVE/C2 Trax - Dancin’ Roger Sanchez/Stealth Records - Keys of Life/MarlonD/Jellybean Records - Love Will Save The Day/MarlonD /Jellybean Records Oprah’s Popstar Challenge/Sony - Not Enough Come With Me/Roger Sanchez/Stealth Records - Again Come With Me/Roger Sanchez/Stealth Records - Take A Chance/ Come With Me/Roger Sanchez/Stealth Records - Don’t Tell Me Its Over/ Come With Me/Roger Sanchez/Stealth Records - DragonFly Tom De Neef/Jacksquad Record - Life Soul Conspiracy/Radikal Rhythm - Down So Long Roger Sanchez/Muzzaik/Stealth Records - So Rare/ PolyRhythm/Newlite Music Credits: Foto: Alessandro Omiccioli Dressing: Alberto Abbigliamento, Kasa dei Kolori Location: Chalet del Mar - Fano Agency: Life People Eventi info: 348.8552098 - 320.8138853

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on può esistere una casa o un’auto senza musica! Ogni stagione comincia con potenti offerte musicali. I personaggi consacrati e i giovani artisti, offrono novità spettacolari. La vera colonna sonora della vita è la musica che invade gli spazi ed entra nella mente sviluppando un’energia positiva. Di casa in casa, nei salotti o negli studi, sempre meno si vedono impianti stereo.

di Aniello Paturzo

Purtroppo, da una semplice indagine si può dedurre che appena un 30% delle famiglie possiede un sistema audio, un altro 30% ha in casa delle semplici scatole contenenti fili elettrici mentre il ben 40% ignora del tutto l’argomento. In merito c’è da fare un po’ di chiarezza. Per impianto stereo s’intende un gruppo di due o più componenti che permettono di ascoltare la musica o qualsiasi informazio>>

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HIGH TECH

ne audio presente sul supporto audio adottato (dischi, cd, dat, file, onde radio, ecc.). Pertanto i componenti di cui si necessita sono: un hardware che permette di leggere il formato audio e tradurlo in segnali elettrici, un amplificatore (detto anche integrato) di segnali elettrici ricevuti dall’hardware, i diffusori acustici (detti anche casse acustiche) che ricevono il segnale amplificato dall’integrato e lo trasformano in onde sonore tramite la vibrazione di una o più leggerissime membrane. Quindi i componenti base sono essenzialmente tre, a questi si possono aggiungere altri hardware con altri formati audio. Le major dell’elettronica hanno pensato bene di contenere due dei tre componenti base in un unico elemento, e a volte aggiungendo anche un secondo hardware, questi prendono il nome di impianti audio coordinati o compatti (in quanto occupano poco spazio). Ovviamente per essere un concentrato di tecnologia il loro costo non potrà essere basso in quanto ciò andrebbe a discapito del risultato finale: la qualità sonora. Questi sono alcuni prodotti che l’industria offre, sono di diverse tipologie e di varie fasce prezzo. Un apparecchio audio che è considerato appartenente alla categoria dei compatti ma che è da considerarsi più unico che raro è il giradischi amplificato Juke-box Esprit della austriaca ‘Pro-Ject’, un prodotto creato per tutti gli amanti dei dischi in vinile e che usufruiscono di spazi ridotti. Il giradischi è compreso di braccio, con piatto in acrilico e testina Ortofon Alpha con trazione a cinghia e velocità 33/45 giri. Ha un amplificatore da 2 x 20W su 8ohm, 3 ingressi linea (1 MP3) e l’alimentatore separato per eliminare le interferenze. È disponibile nei colori laccati bianco, rosso o piano black. Altra categoria che fa scuola a sé è quella dei compatti senza sorgente audio ma bensì dotati di un amplificatore e dei diffusori acustici, come per esempio: il CAV T 3 e lo Scansonic Minimate System. Il CAV T-3 è un mini sistema integrato stereo

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composto da un amplificatore con quattro valvole 6V6 e una coppia di diffusori coordinati. È pensato per funzionare come raffinata docking station per i vari sistemi iPod. L’eleganza delle linee dona fascino e stile a questo sistema di amplificazione. Di piccole dimensioni, ha ottime prestazioni e qualità musicali di primissimo livello. È un vero sistema audio d’Alta Fedeltà, ottimo per ambienti di piccole dimensioni. Infine c’è la categoria dei sistemi audio compatti che racchiudono in sé (quasi sempre): CD player, sintonizzatore (radio), amplificatore e a volte anche diffusori, inoltre alcuni di essi sono collegabili a iPod tramite station (connessione). Fra di essi spiccano: McIntosh MXA 60 Anniversary Edition, il mitico Bang & Olufsen Beo Sound 9000, Rotel RCX 1500, Sony CMT MX 700 NI, Pioneer PDX Z9 VP, Nad Viso Three, Yamaha Piano Craft 550, Onkio CS 545, Denon RCD N 7, Teac CRH 500 DNT. Il McIntosh MXA 60 Anniversary Edition è un sistema stereofonico integrato sviluppato per celebrare il sessantesimo anniversario della McIntosh. Comprende un lettore CD, Tuner analogico, preamplificazione a valvole, finale di potenza a stato solido e due mini diffusori. ll prodotto più noto di Bang & Olufsen, la vera icona del design moderno ha un sistema audio incredibilmente funzionale e top di gamma. Come una scultura cinetica, il multilettore BeoSound 9000 sembra possedere una vita propria e rappresenta una soluzione tecnica così avanzata, che passa dal primo CD al sesto senza una pausa percettibile. Non vi è altro prodotto tecnologico al mondo che rende immediatamente riconoscibile la marca di appartenenza come BeoSound 9000. L’innovativo meccanismo di movimento del CD continua a impressionare ancora dopo anni dal suo lancio, e gli sviluppi recenti del software consentono oggi a BeoSound 9000 di riprodurre i file musicali digitali. Beosound 9000 è semplicemente il punto di arrivo e il prodotto che ogni appassionato della casa di Struer deve avere. Allora da oggi buona musica a tutti!


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DISCO DINNER S.S. Adriatica Nord 51/4 Senigallia (AN) chiuso la Domenica

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PEOPLE

LITTLELOUIE

VEGA L

Dai Master At Work ai Grammy’s: un DJ e la sua carriera straordinaria

di Dan Mc Sword

ittle Louie Vega, prima con i Master At Work poi con The Elements of Life, ha saputo regalare autentiche perle musicali assolute. Vega ha vinto i Grammys sia nel 2004 che nel 2006, ha remixato tra gli altri The Beatles, Michael Jackson, Madonna, Bjork, Donna Summer, Nina Simone e George Benson. Tra le sue produzioni e i suoi show più memorabili, doveroso ricordare la canzone “One Dream”, che ha composto e prodotto per Le Cirque Du Soleil, e la sua tournèe mondiale con l’ensemble The Elements of Life, con picchi quali l’esibizione al Blue Note Festival e al Superbowl Pre-Game Show della NFL, la Lega statunitense del Football professionistico. La sua etichetta discografica è la Vega Records (www.vegarecords.net).

Suoni spesso in Italia. La possiamo considerare la tua seconda patria? “Suono in Italia da quasi vent’anni, e posso dire di avere vissuto sempre e soltanto splendide serate. Il pubblico è molto caldo, appassionato e competente: in Romagna, a Milano, al Sud. Di recente mi sono esibito al Sali&Tabacchi di Reggio Emilia e sono rimasto davvero stupito da come possa esserci un mercoledì sera così fantastico”. Oltre all’Italia, quali sono le nazioni nelle quali ti trovi più a tuo agio? “Escludendo gli Stati Uniti? A parte casa mia e l’Italia, della quale abbiamo già detto, metto in cima alle mie preferenze il Giappone. Poi l’Africa, tutta. Sono stato qualche mese fa in tournée in Sudafrica, Angola e Mozambico, ho trovato un grande feeling con queste terre e i loro popoli, si è trattato di un autentico ritorno alle radici della musica nera”. >>

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Le tue novità sul fronte discografico? “Da qualche settimana è appena uscita Ananesword remix collection volume IV: i classici di Ananè rielaborati da me, Black Coffee, Josh Milan, Antonello Coghe e tanti altri ancora. Sempre di recente è uscito Invocation di Boddhi Satva. Il tutto sulla mia etichetta Vega Records”. Ci sono novità in arrivo anche per Elements of Life, esatto? “Non credo di esagerare quando definisco EoL la mia orchestra. Presto saremo pronti con due album: il primo a settembre e si chiamerà Eclipse, il secondo a dicembre e si chiamerà Icon. Il primo ho deciso di intitolarlo Eclipse mentre mi trovavo in Giappone. Per la prima volta in vita mia ho potuto assistere a un’eclisse di sole, e l’ho interpretato come un segno del destino. Ho sentito che dovevo dedicare il mio prossimo album a questo incredibile spettacolo della natura”. Che cosa si prova a vincere i Grammy Awards, gli Oscar della Musica? “Si tratta di una sensazione indescrivibile. Trovarsi a Los Angeles, attraversare il Red Carpet, trovarsi insieme a tante leggende musicali, sentir pronunciare il proprio nome dopo la frase ‘the winner is…’… è come vivere un sogno, anzi un insieme di sogni in una volta sola”. Tra le prossime date, possiamo segnalare qualche appuntamento più particolare degli altri? “Io e Kenny Dope Gonzales torneremo insieme come Masters At Work: sabato 2 giugno a Lisbona e domenica 3 a Londra. Mercoledì 13 giugno al Cielo di New York festeggerò il mio compleanno. Tutte le date sul mio sito www.vegarecords.net”.

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VENERDĂŹ 01 GIUGNO 2012

EXCLUSIVE PARTY Villa delle Rose - Via Camilluccia 16 - Misano Adriatico, Italy 47843 - www.villadellerose.net - info@villadellerose.net


LA CONCESSIONARIA

REGGINI PRESENTA IL NUOVO SHOWROOM FIRMATO a cura di Enrico Sanchi

AUDI

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n vero e proprio evento, paragonabile a un vernissage degno di un grande salone internazionale dell’auto, ha catalizzato l’attenzione degli appassionati di motori e non solo, nella Repubblica di San Marino. La concessionaria Audi Reggini ha aperto le sue porte al pubblico in occasione dell’ampliamento dei propri locali, un‘avveniristica costruzione situata a Falciano di San Marino, con un party degno di nota, premiato dalla grande affluenza di spettatori, oltre quattrocento persone infatti hanno partecipato alla serata mondana: gli intervenuti hanno potuto apprezzare da vicino i bolidi della casa tedesca in un open space completamente trasformato da effetti luce cromatici, che esalta e si sposa alla perfezione con le vetture dall’inconfondibile marchio a quattro cerchi. Oltre ad avere ampliato la superficie espositiva, il concept della nuova concessionaria Audi Reggini è stato progettato per rendere protagoniste le vetture e lo stile inconfondibile della casa automobilistica tedesca, da sempre un vero e proprio status symbol. Classe ed eleganza l’hanno fatta da padrone per l’intera durata dell’evento, partito poco prima di cena e protrattosi sino a mezzanotte, grazie ai numerosi “wow effect” organizzati dalla concessionaria, tra esibizioni live e dj set, quest’ultimo curato da dj Gippo.

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Il culmine della serata ha visto protagonista Stefano Scarpa, direttamente dal format televisivo Italia’s Got Talent che l’ha eletto vincitore con la sua human flag (prova consistente nell’eseguire prese di forza ed equilibrio su una pertica verticale, sollevando il corpo con la sola forza delle braccia), celebrazione di bellezza, leggerezza, forza ed energia, sintesi di tutto l’appeal che rende da sempre i prodotti a brand Audi seducenti e insuperabili. L’artista ha poi tolto il velo alla nuova Audi A3 che la Concessionaria Reggini ha voluto presentare in anteprima, una ciliegina sulla torta e un vero e proprio regalo per i propri ospiti, infatti la vettura sarà presentata ufficialmente solo a settembre 2012. Si è trattato quindi di una serata memorabile, celebrata anche da una limited edition di 300 polo firmate Dondup, partner della serata, che per l’occasione ha pensato di creare queste t-shirt esclusive, personalizzate con logo Audi che saranno consegnate nei prossimi giorni a coloro che hanno partecipato.

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DREAM CAR

PORSCHE BOXSTER Unicitá, potenza e sogno di Valentino Cristofalo

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articolare nella forma e nelle prestazioni. Unica nel modello. Potente, sportiva, elegante, un disegno entrato nella storia della meccanica e dell’automobilismo internazionale. Linee decise ed eccellente cura del dettaglio. Parliamo della Porsche Boxster, roadster della nota casa automobilistica tedesca. Senza nulla togliere all’imponente Cayenne, alla classica Carrera, alla Cayman e alla Panamera, qui parliamo di un diamante prezioso. Al Salone di Ginevra è stato presentato l’ultimo modello Boxster 981. Due le versioni, una da 265 cv e l’altra da 315, cerchi da 18 pollici, spoiler >>

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DREAM CAR automatico estraibile, propulsori dotati del sistema start & stop per un’attenzione all’ambiente e al livello di inquinamento che non guasta mai. Gli interni presentano diverse novità rispetto il modello precedente, mentre il design rimane fedele al passato rinsaldando il filo della tradizione Porsche. Ridotto il peso complessivo, diminuiti sensibilmente i consumi, la nuova Boxster esprime prestazioni da urlo in termini di velocità, potenza, controllo e stabilità. Un’auto di successo, critica e pubblico s’inchinano alla perfezione e all’equilibrio meccanico. Un’idea che parte da lontano, una produzione continua che fu avviata già nel 1996. La spyder tedesca tra evoluzione e rivoluzione, ha mosso i primi passi sul complesso circuito del Nurburgring girando oltre 22 km in 7’58’’. Dati impressionanti. Paradossale è anche il contenimento dei consumi nonostante la natura sportiva e ottenuta attraverso diverse tecnologie. Dallo start & stop al sistema di recupero dell’energia in frenata: 7,7 litri di benzina per percorrere 100 km; 8 litri per coprire la stessa distanza con la versione S. Particolari alcuni sistemi utili a sviluppare in maniera totale il potenziale

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meccanico. I supporti motore attivi permettono una risposta decisa e precisa quando si spinge al massimo sull’acceleratore. La Porsche Torque Vectoring, altro prezioso dettaglio, ripartisce in maniera perfetta la coppia in modo da far svoltare l’auto più velocemente senza perdere aderenza. L’intuizione eccellente è da attribuire alla mente di Horst Marchart, ingegnere responsabile dell’area Ricerca e Sviluppo Porsche nei primi anni Novanta. Vi era bisogno di una svolta, attuare un processo di ‘sportivizzazione’ su quattro ruote sconvolgendo il mercato di riferimento. Il primo modello fu la 986: roadster a due posti, motore raffreddato a liquido, 204 cv, 5 marce, cambio manuale o automatico sequenziale. La capote come la migliore ciliegina sulla torta. 245 km/h la velocità massima dichiarata. Oggi l’evoluzione e lo sviluppo tecnologico ci hanno regalato qualcosa di nuovo, la terza generazione sportiva. Leggera, leggerissima ma più larga. Motore centrale, baricentro basso, il plus alternativo dell’iniezione diretta. Nella versione base di 2.7 litri eroga 256 cavalli, mentre nella supercar Boxster S arrivano sino a 315 con una cubatura superiore di 3.4 litri. Cambio manuale a 6

rapporti di serie, raggiunge da 0 a 100 km/h in 5,7 secondi; 5 secondi esatti per la S. Dietro questa idea c’è un’azienda fondata nel lontano 1931 da Ferdinand Porsche: “All’inizio mi sono guardato intorno ma non sono riuscito a trovare l’auto dei miei sogni. Così ho deciso di costruirla da solo”. Questa la frase storica, questo il Porsche pensiero. Una vita spesa tra meccanica, auto e passione. Lui è il pioniere, l’imprenditore che ha disegnato e costruito una strada da favola. Da Stoccarda continua quindi la produzione Boxster: particolare il motore a cilindri contrapposti con pistoni che spingono un gioiello, alimentando un sogno. Il sogno di viaggiare con la capote aperta, con il vento tra i capelli e la sensazione, reale, di poter dominare la strada. Uno spirito indipendente, libero, un concetto innovativo e sempre attuale. La tecnologia si pone al servizio della tradizione, del design classico e delle contemporanee necessità di guida. Ogni curva è un piacere. Continua così il percorso di perfezionamento targato Porsche, per un’auto che percorre sempre più la strada del futuro.


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di Miguel Chimal Sànchez

WHITE ELEPHANT LODGE SAFARI S coprire la vera essenza della natura e vivere un sogno ad occhi aperti è la vacanza più magica che ci si può regalare. A contatto con la natura riscopri la vera essenza della vita e il grande contatto con l’energia incontaminata. Il Grande Continente ti accoglie con i suoi animali e i popoli che rendono incantevole e unico questo paradiso terrestre. Ti lasci trasportare dal desiderio dell’avventura e vivi una esperienza affascinante. Gli itinerari e i tour per un safari fotografico sono suggestivi e di grande interesse. In un paese ancora incontaminato e poco esplorato puoi assaporare un contatto primitivo con la natura e un incontro molto ravvicinato con gli animali nel loro habitat. La vita selvaggia ti conduce a sperimentare le emozioni degli uomini primitivi. Le distese di erba, vegetazione e sabbia ti inebriano di colori e profumi mai esplorati. Il nulla, gli spazi immensi e il silenzio ti regalano una nuova consapevolezza della nostra precaria condizione. >>

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TRAVELS

Ai piedi delle maestose montagne Lebombo e le acque scintillanti del Lago di Jozini, troverai una destinazione speciale chiamata White Elephant (di proprietà della famiglia Kohrs). Essa è un luogo con la magia e l'anima, ispirata da un sogno e creato con passione. Il latifondo è stato costruito nel 1920 in stile coloniale e recentemente restaurato e contornato da una serie di lussuose tende safari. Il White Elephant Safari Lodge (www.dreamlifestyles.co.za) è situato nella bella Pongola Game Reserve (Sud) nel nord vicino al confine Zululand Swaziland. Pongola Game Reserve, è la prima riserva proclamata in Africa, e ospita quattro delle cinque grandi specie animale. Wildlife comprende animali come: bufali, elefanti, rinoceronti, leopardi, iene, giraffe, gnu, zebre, e facoceri nonché dodici specie di antilopi diverse, oltre a più di trecento specie di uccelli e una serie interessante di piccoli mammiferi e insetti. Le attività sono tante e per tutti i gusti ed esigenze. Ci si può inoltrare in safari fotografici all'alba e al tramonto a bordo di veicoli aperti e passeggiate tra gli elefanti e le zebre, oppure un tranquillo bird-watching per osservare la vita degli uccelli oppure una boat crociera sul lago Jozini o un volo aereo panoramico sulla distesa riserva naturale. Si può passeggiare e vedere la cultura di un villaggio Zulù o visitare un Museo d’arte artigianale o un Museo antropologico. Puoi interagire a stretto contatto con il popolo indigeno visitando un villaggio dove incontri cestai, scuole e medici che curano con le erbe. Le guide professionali accompagnano i turisti nella boscaglia e forniscono molto di più che un semplice brivido di avvistamento elefanti e rinoceronti. Si impara a vedere

questi mammiferi preistorici in modo diverso. Le passeggiate ravvicinate con i pachidermi sono un’esperienza esaltante, e consentono di avere una comprensione maggiore dei loro modi e le loro battaglie e sfide che devono affrontare contro l’estinzione. Gli avvistamenti di mandrie di antilopi, gnu e ippopotami, così come un'enorme varietà di specie di uccelli sono comuni e alzano l’adrenalina. È comune vedere questi rumorosi e audaci uccelli rubare la frutta. La crociera in barca sul tranquillo lago Jozini aggiunge una rinnovata dimensione al bird-watching e alla pesca. È incantevole sentire le grida del pesce Aquila, gli ippopotami che sbuffano e inalare la tranquillità dell’Africa. Anche il pescatore debuttante viene catturato così come quello esperto da una natura incontaminata e selvaggia. Salire sul tetto del mondo e volare sopra questo angolo d’Africa, nella missione Zululand, ci porta a vedere le maestose montagne Lebombo. È fantastico perdersi nelle distese rurali intravvedendo i villaggi con una nuova visione della natura africana. Al ritorno ti aspetta un rilassante massaggio o la piscina con il ponte di legno e una squisita cena nella struttura principale del latifondo coloniale restaurato. Per chi poi non può rinunciare ai piaceri occidentali c’è sempre la possibilità di effettuare una passeggiata a cavallo o rilassarsi nello stupendo campo da golf. Infine dopo una giornata irripetibile ti puoi rilassare sulla veranda privata prima di addormentarti nelle lussuose tende safari accuratamente arredate in stile. La giornata è stata magica e la notte, con i suoi rumori, farà vivere il tuo sogno…!

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life people giugno 2012  

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