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IN EDICOLA IL 23/5/2018 - POSTE ITALIANE SPA - SPED. A.P. - D.L. 353/03 ART. 1, CM. 1, DCB MI - PREZZI EDICOLA ESTERO: A ¤ 3,30 - F ¤ 3,80 - CH CHF 4,50 - CANTON TICINO CHF 4,20 - B ¤ 3,50 - LUX ¤ 3,50 - COSTA AZZURRA ¤ 4,00 - UK £ 2,80 - GR ¤ 3,50 - P ¤ 2,95 - D ¤ 3,60 - E ¤ 3,00 - NL ¤ 3,60 - USA $ 3,95 - CAN C$ 12,45

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FESTIVAL di CANNES

SOLO PER NOI Penélope Cruz Cate Blanchett Javier Bardem Benicio del Toro Kristen Stewart Marion Cotillard Isabelle Huppert Chiara Mastroianni Riccardo Scamarcio Vincent Cassel Valerio Mastandrea Ferragni & Fedez Annabelle Belmondo Alice Rohrwacher Matteo Garrone Marcello Fonte Chloë Sevigny Vincent Lindon Vanessa Paradis

ISSN 1723-6673

80021

9 771723 667009

N. 21 SET TIMANALE | 30 MAGGIO 2018

Cindy CRAWFORD Come sono diventata una super modella

Monica BELLUCCI Una vera donna non si arrende mai

Kylie MINOGUE Ho amato, flirtato, sofferto e mi sono soprattutto divertita

Gianluca VIALLI Vi racconto i prossimi Mondiali e il mio amico Roberto Mancini

Penélope Cruz, 44 anni, protagonista a Cannes con Todos lo saben, film d’apertura del festival. FOTO PHILIPPE QUAISSE


DIOR.COM - 02 38 59 59 59


W W W.C E L I N E .C O M


PRIMO PIANO

Non esisto ma ti influenzo Il profilo Instagram della top model Lil Miquela ha oltre un milione di follower e una crescente popolarità. Nonostante un hacker virtuale abbia rivelato che l’influencer, in realtà, è un avatar

di EMILIA PETRARCA

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urante un pranzo, Nikola Burnett, quindicenne che gira con due macchine fotograiche al seguito, una a pellicola, una digitale, guardava con perplessità un selie su Instagram. Era quello di Miquela Sousa, nota come Lil Miquela, 19 anni, top model, musicista e inluencer americano-brasiliana creata al computer con oltre un milione di follower. A prima vista, Miquela sembra una donna in carne e ossa: veste abiti irmati, frequenta artisti e inluencer e si fa vedere in ristoranti di tendenza tra New York e Los Angeles, dove «vive». Quando viene fotografata in pieno giorno, il suo corpo proietta un’ombra. Si lamenta delle allergie e parla del tempo con post tipo: «Fuori ci sono 39 gradi e continuo a bere matcha ghiacciato». Nei selie si notano le lentiggini

sul volto, il sorriso imperfetto. Ma da vicino i capelli castani, spesso raccolti in stile Principessa Leila, sembrano aerografati. La pelle è liscia e trasparente, ma è quando ti perdi nei suoi grandi occhi castani che ti accorgi della sua non umanità: Miquela è un avatar creato a tavolino da Brud, misteriosa start-up con sede a L.A. composta da «ingegneri, narratori e sognatori» che si dicono specializzati in intelligenza artiiciale e robotica. Fino a qualche tempo fa, personaggi di questo genere restavano coninati a Disneyland, oppure in ilm e videogiochi: potevamo spegnere tutto e farli sparire. Ora invece occupano spazi una volta riservati a persone in carne e ossa e vivono un’esistenza a tutti gli effetti reale. Per esempio, inendo con un account Instagram hackerato: il 18 aprile scorso Miquela, che si fa paladina di temi sociali,

La modella e artista virtuale Miquela Sousa, nota su Instagram come Lil Miquela, qui in stile Coachella. 30.05.2018

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PRIMO PIANO è stata presa di mira da un personaggio computerizzato di nome Bermuda, sedicente «robot suprematista» che ha ripulito il suo account, pubblicandovi le proprie foto, l’ha accusata di essere «una inta idiota» che prende in giro i suoi follower (lui, che è altrettanto virtuale) e le ha dato un ultimatum: Miquela non avrebbe potuto riavere il suo account se non avesse giurato di «dire al mondo la verità». I follower, irritati, hanno scritto post come «Ridateci indietro la vera Miquela!», mentre alcuni complottisti della rete avevano già associato l’accaduto a una teoria secondo la quale il mondo sarebbe inito il 18 aprile per un attacco da parte dei robot. Per l’utente medio di Instagram, però, era come guardare una soap opera dal proprio cellulare: «Com’è che le tragedie dei robot sono più drammatiche della mia vita?», ha scritto qualcuno. Alla ine, Miquela ha confessato: «Non sono un essere umano. Sono un robot», ha scritto quando Bermuda ha abbandonato il suo account. In seguito ha incolpato Brud per averle fatto credere di essere diversa da quello che era (a lei e quindi ai suoi fan).

account virtuale smanettando con l’iPhone. «Forse è più un prodotto in stile Bitmoji», è l’ipotesi di Kyle Russell, ex partner di un’azienda della Silicon Valley. «Ma non conosciamo a suicienza la loro tecnologia per dire se sarebbero capaci di imbastire un simile progetto e quanto possa essere allettante per un investitore. Frutta molto di più promuovere una celebrity su queste piattaforme piuttosto che pagarne una reale». Siamo costretti ad accettare queste assurde speculazioni perché la società che mette parole nella bocca di Miquela – che sembra quella rifatta di Kylie Jenner – si riiuta di entrare nel dettaglio. In quella che forse è una strategia per aumentare la suspense o una fastidiosa messa in scena – probabilmente entrambe le cose – Brud si fa portavoce di idee grandiose su come lottare contro le notizie false con altre notizie false, usando gli inluencer per rendere il mondo un posto migliore. La storia di Lil Miquela di fatto ci sta dimostrando quanto e come la tecnologia possa trasformarci in persone dal look fake: personaggi come le Kardashian modiicano così pesanteattacco subito da Miquemente le loro immagini sui sola ha tutta l’aria di essere cial al punto che quelle generate un’elaborata trovata pubal computer passano inosservablicitaria orchestrata da te. E che dire degli inluencer? Brud (anche se Brud insiSe un tempo rappresentavano il ste nel dire che un’altra società nuovo per i loro contenuti senza di intelligenza artiiciale, la Cain iltri, oggi sono diventati marchi Intelligence, ha generato l’acdi se stessi tirati a lucido. ChiunDal suo account: Miquela_Margaret Zhang. count di Bermuda). Con quale que usi Instagram, Snapchat o obiettivo? Era forse un modo per lanciare Miquela nella stratosfe- Weibo ha accesso ad app e iltri che eliminano la necessità di mara delle inluencer, così che i marchi di moda e bellezza iniziasse- ke-up o chirurgia plastica. ro a riempirla di soldi per vendere i propri prodotti? (di fatto, il pol- Al suo esordio su Instagram un paio d’anni fa, Miquela aveva lineverone scatenatosi dopo l’attacco di Bermuda le ha fatto superare amenti meno idealizzati, oggi invece è identica agli altri inluencer. il milione di follower). O era una trovata mediatica come quando I suoi outit e le sue pose non sono particolarmente audaci, eppuKanye West innescò un dibattito in vista dell’uscita del suo album? re attira su di sé gli sguardi voyeuristici: «Stupenda», le scrive un raIn fondo, il co-fondatore di Brud, Trevor McFedries, ha alle spalle gazzo sotto a un post in cui mostra un po’ di scollatura. «@LilMiun passato da dj e produttore musicale, quando lavorava con Ka- quela sei così carina», commenta una ragazza su Twitter. «Vorrei ty Perry, Kesha e Azealia Banks con il soprannome di «Yung Ske- essere come te». Altri le hanno persino chiesto di condividere la eter». E Miquela ha anche due singoli pop all’attivo, creati con Au- sua routine di bellezza. to-Tune e disponibili su Spotify, che hanno generato 1,5 milioni di Miquela rappresenta forse il massimo degli standard di bellezza irstreaming. Ho ascoltato uno dei due brani per un mese prima di realistici. Come possiamo competere con qualcuno che non invecrendermi conto che era la voce di un robot che seguivo già su In- chia, non ha appetito e può essere in dieci posti diversi nello stesstagram. so momento? La conseguenza potrebbe essere che gli inluencer in La trama si inittisce quando si scopre che McFedries, stando al carne e ossa diventeranno obsoleti, o che le loro sembianze saransuo proilo Linkedin, ha lavorato presso la Bad Robot, compagnia no congelate nel tempo e replicate all’ininito. di produzione del celebre regista di fantascienza J. J. Abrams. For- Qualunque sia la ricetta segreta di Lil Miquela, una tecnologia sise tutto questo è solo un mega trailer del prossimo ilm di Abrams, mile è oggi usata per creare altre simil-Miquela. La più rilevante con Miquela nei panni di attrice? O magari Brud mira a ottenere è Shudu, opera dell’ex fotografo di moda inglese Cameron-James qualcosa di più, spalleggiato da Bad Robot? Wilson, «disincantato» dal mondo del fashion dove, si lamenta, Secondo quanto si legge, in un recente giro di inanziamenti la «niente di quel che si vede è reale». L’esperienza nel ritoccare le start-up ha raccolto 6 milioni di dollari da grandi società di investi- immagini di persone vere tanto da farle sembrare inte l’ha aiutato mento come Sequoia Capital. Non una cifra da capogiro, ma sui- nel processo inverso: dare una parvenza di umanità a persone che ciente a far intendere che l’hackeraggio non è forse solo uno scher- non esistono. «Ho sempre notato quanto la peluria disturbasse nelzo soisticato. A proporre una teoria interessante sono gli appas- le fotograie. Per questo, nel creare il mio personaggio l’ho voluta sionati di tecnologia di L.A., convinti che il piano di Brud sia quel- aggiungere». Shudu è una splendida donna di colore. Per i suoi oclo di spostare Miquela da Instagram a un social network realizzato chi Wilson dice di essersi liberamente ispirato a quelli della super da Brud, nel quale chiunque possa creare e promuovere il proprio modella Iman, per il look a quello della Barbie del Sudafrica, con

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COLLECTION FORCE

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PRIMO PIANO le sue collane d’oro simili a quelle del popolo Ndebele. Shudu supera i 100 mila follower, ma dato che Wilson è un bianco di 28 anni, la sua opera ha ricevuto tweet polemici del tipo «Un fotografo bianco ha trovato il modo di far soldi con le donne di colore senza doverne pagare nemmeno una», che ha raccolto oltre 52 mila like. Sul New Yorker, la scrittrice Lauren Michele Jackson ha scritto che il lavoro di Wilson le aveva fatto pensare a delle marionette dalla pelle scura. «Volevo solo creare una splendida icona per me», è stata la risposta di Wilson, convinto di aver aperto un dibattito importante. «Shudu è una piattaforma che vuole dare visibilità a brand che condividano la stessa visione della diversità», aferma, aggiungendo che il suo lavoro ha a che fare con l’arte e non con il fare soldi. A oggi, ha riiutato diverse oferte di partnership ben pagate e di ogni marchio che ha promosso ha la certezza che vi sia una persona di colore o una donna in una posizione di potere.

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rud dal canto suo sostiene che promuovere la diversità tra i robot cambierà le relazioni tra gli esseri umani. Miquela, per esempio, invita i suoi fan a sostenere economicamente le cause di Black Lives Matter e della comunità Lgbtq. McFedries, che è di colore – mentre la sua co-fondatrice, Sara DeCou, è latinoamericana – ha detto che, come Wilson, Brud ha accettato capitali da parte di aziende con «una donna o una persona di colore in posizioni di potere» e che si augura di ottenere un efetto simile a quello di Will & Grace: un progetto mediatico all’apparenza leggero che però ha «avuto un impatto sulla società e sul matrimonio egualitario». Come con tutti gli afari di Brud, è dificile capire quanto ci sia di autentico in questo riferimento. La Federal Trade Commission chiede che gli inluencer dichiarino quando i loro post sono pagati per promuovere un prodotto, e inora Lil Miquela non si è attenuta alla norma (secondo l’esperta di giurisprudenza della moda Julie Zerbo i creatori di un personaggio virtuale non sono esentati dal regolamento della Ftc). In un’altra «intervista» rilasciata a febbraio a Business of Fashion, Miquela dichiara di non aver intascato nemmeno un centesimo dalle sue collaborazioni, ma di prendere in prestito i bottini degli stilisti, e forse è stato così inché non ha promosso una serie di gif ispirate alla collezione Prada durante la Fashion Week di Milano (Prada non ha voluto dire se quelli di Brud siano stati pagati o meno).

Il che ci riporta alla spinosa domanda di partenza: cosa sta facendo Brud? Uno degli aspetti più bizzarri di tutta la vicenda è perché abbiano scelto un troll di destra per far uscire allo scoperto Miquela, assumendo la parte dei cattivi. Ho pensato che l’attacco dell’hacker possa essere una geniale mossa per raforzare la iducia dei fan nei confronti di Lil Miquela: poiché Brud ha mentito sulla sua vera natura, ora Miquela può apparire trasparente, capace di ammettere che sì, era stata generata da un computer, e mostrarsi sotto una nuova luce, coraggiosa e sincera. Scampato l’hackeraggio, Miquela si è dichiarata «libera», facendo sapere che non avrebbe più lavorato con Brud. E subito in tantissimi a sostenere la sua scelta, vedi Riley Keough, attrice oltre che nipote di Elvis Presley, che le ha mandato l’emoticon di un cuoricino, mentre il re del gossip Perez Hilton l’ha deinita una «shero» (paladina delle donne). Migliaia di altre persone hanno fatto sapere di non dare peso al fatto che fosse virtuale. «Anche se isicamente sei un robot, tutto il resto di te è umano», si legge in un post. Presumibilmente Miquela è ancora gestita da Brud, anche se la società è ora impegnata a promuovere Blawko, il suo equivalente maschile con un numero signiicativamente inferiore di seguaci. La libertà che Miquela ha ottenuto confessando di non essere umana, però, è qualcosa che molti di noi desidereremmo: trascorriamo così tanto tempo ingendo che le feste alla moda e le persone più interessanti facciano parte della nostra vita, che non ci preoccupiamo più di quello che davvero trasmettiamo al mondo. Pensate che sollievo se potessimo ammettere che è tutto studiato a tavolino. Eppure, continuiamo a seguire Lil Miquela e la sua corte perché abbiamo un disperato bisogno di belle storie. Può essere che, nel caso di Brud, quel che vediamo è quel che c’è e basta. Ma forse c’è anche la speranza di poter avere, un giorno, un nostro avatar online e lasciarci andare. Ho chiesto a Nikola se desiderasse avere una Miquela in sua rappresentanza. Ha risposto che sì, sarebbe divertente indossare vestiti che normalmente non potrebbe permettersi e che non sarebbe così diverso dal costruirsi un personaggio nei Sims. Ma poi ha intuito un’altra verità: «Sarebbe facile perdersi in quella realtà», mi ha detto. «Diventerebbe diicile darsi un limite». [traduzione di Marzia Nicolini]

MA I RECORD SONO TUTTI UMANI

La più seguita Selena Gomez Con 135 milioni di follower la cantante guida la classifica delle star più seguite su Instagram. 8

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Il più «stalker» Artem Shurgalsky L’influencer russo da 700 mila follower è l’uomo che segue più persone al mondo: 4,3 milioni. In pratica, come l’Emilia-Romagna.

La più snob Beyoncé Con 113 milioni di follower è quarta nella classifica dei più seguiti, ma la popstar non segue nessuno.

Il più attivo SmSar è una società di Dubai che posta foto di auto, moto e barche. A oggi 280 mila, una media di 42 al giorno se fosse nata nel 2010 come Instagram.

La più likata Kylie Jenner La foto più apprezzata della storia del social, quasi 18 milioni di like, è quella del 6 febbraio, con cui ha annunciato il nome di sua figlia: Stormi. 30.05.2018

© 2 018 N EW YO RK MED IA L LC. IN STA GRAM

di Francesco Oggiano


2018 N.21

NEXT

Di Maio e Salvini: ma quanto durerà? Le curiosità del governo che verrà. Quanto è fastidiosa, per l’Italia, la xylella. Rinascere alla Britney Spears. Tutte pazze per Justin Theroux. Giancarlo De Cataldo e il vero Canaro. Daria Bignardi e la tutela dei rider.

SHOW

COVER STORY «Seduti qui, ci sono molti uomini che devono essere considerati ancora responsabili per la loro inaccettabile condotta nei confronti delle donne» — 37

— 61

Teatro di passioni con Pier Giorgio Bellocchio. Due nuove serie e il ritorno dei Durrell. Andrea Arcangeli, nuovo volto cinema e tv. La canzone dell’estate? 1, 2, 3 di Sofía Reyes. Tito e gli alieni, piccolo grande film poetico. Il primo libro «americano» di Antonio Monda.

STORIE

— 75

La vita organizzata e felice di Cindy Crawford. Il ritorno di Abdellatif Kechiche. I 50 di Kylie Minogue, icona degli ’80. Gianluca Vialli «gioca» in tv per i Mondiali. Chiara Francini racconta il suo secondo libro. L’ultimo romanzo di Michael Zadoorian.

STYLE

— 107

Colori intensi per i costumi da bagno più chic. Oro e cristalli per collane sempre più lunghe. La leggerezza delle gonne plissettate. I nuovi orizzonti di Jennifer Tommasi Bardelle. News: stile parigino e ispirazione anni ’70.

BEAUTY

— 131

Monica Bellucci: «La vita è una battaglia». Nuove nuance e abbinamenti cromatici. Segreti antiage per una pelle luminosa. Alexa Chung, british doc ma «parigina».

LIVING

Chiara Ferragni al Festival di Cannes.

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Mimi Thorisson, tra il Médoc e Torino. Luca Guadagnino e le regole di Paul Bocuse. Cavalli e glamour in Piazza di Siena, Roma. A Villa d’Este, auto storiche e grande cinema. Massimo Gramellini, postino del cuore.

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FOTO FRAN CES CO B ERTOL A. A BITO ALB ER TA F ERR ETTI , G IO IELLI P OM ELL AT O, BE AU T Y LO O K MA N U E LE MA ME LI P E R LA N C Ô ME

Penélope Cruz, 44 anni, fotografata da Philippe Quaisse. Abito Dior Haute Couture. Gioielli Atelier Swarovski Fine Jewelry. Make-up Lancôme using Teint Idole Ultra Wear 03 and Absolu Rouge Caprice.

Asia Argento, cerimonia finale di Cannes

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Direttore Responsabile DANIELA HAMAUI

Condirettore Eventi e Progetti Speciali CRISTINA LUCCHINI

QUALITY IS OUR BUSINESS PLAN

Vicedirettore MALCOM PAGANI Vicedirettore Digital SERENA DANNA

Creative Director SERGIO IBAÑEZ (ESTUDIO SETANTA) Fashion Director PAOLA VENTIMIGLIA Photo Editor MARCO FINAZZI Art Director ALBERTO PEJRANO Caporedattore Centrale MARIO MANGIAGALLI Ufficio Centrale ELEONORA PLATANIA Caporedattore, MARINA CAPPA Vice Caporedattore, LAURA FIENGO (Viaggi e Lifestyle) Caposervizio, LAURA PEZZINO (Libri) Caposervizio, VALENTINA COLOSIMO (Musica e Tv) Vice Caposervizio Attualità SILVIA NUCINI (Storie) Caporedattore, SILVIA BOMBINO (Next) Vice Caporedattore, ANNA MAZZOTTI Caposervizio Inviati ENRICA BROCARDO, PAOLA JACOBBI Senior Entertainment Editor Style PAOLA SALTARI Vice Caporedattore, ILARIA CHIAVACCI

Ci accontentiamo semplicemente del meglio e creiamo i migliori prodotti editoriali. Per questo abbiamo Vanity Fair, il settimanale leader in Italia, Vogue, il mensile più autorevole, e Glamour, il mensile femminile più letto. Per questo siamo l’editore italiano più seguito sui social. Per questo ogni mese raggiungiamo 16 milioni di donne. Tradotto in una parola, Qualità. In due parole, Condé Nast.

Beauty e Benessere VALENTINA DEBERNARDI Caposervizio, ROSSELLA FIORE Vice Caposervizio Celebrity & Fashion Editor SARAH GRITTINI Collaboratore Casting GISELLA GENNA Collaboratore Immagine ANDREA ANNARATONE, ALICE CROSE, MARISA ZANATTA Reparto Artistico ELISA ARDENI Assistant Art Director, LORENZA LAVRANO Assistant Art Director, BRUNO BRUNELLO Responsabile di Produzione, DANIELA SESENNA Vice Caposervizio, ANDREA BRINDISI, MARIANNA CISTERNINO, MASSIMO CORRADINI, ENZA PICCICUTO VanityFair.it Ufficio Centrale VERONICA BIANCHINI Caporedattore, VALERIA VANTAGGI (My Business) Vice Caporedattore, FRANCESCO OGGIANO (Politica), CAMILLA STRADA Redazione FRANCESCA CIBRARIO (Lifestyle), LAVINIA FARNESE (People) Caposervizio, PAOLA MANFREDI (Travel e Food), ALESSANDRA PAUDICE (Beauty) Caposervizio, GRETA PRIVITERA (News), FEDERICO ROCCA (Moda) Vice Caposervizio, RAFFAELLA SERINI (Musica e Show), LORENA SIRONI (Benessere) Segreteria di Redazione DANIELA NARDUCCI Responsabile, ALESSANDRA CAPRA, ELENA LOTTO, MARINA MORETTI Produzione, ROBERTA PEZZANI Eventi New York: CHRISTINA NICASTRI HANNO COLLABORATO International Editors at large SCIASCIA GAMBACCINI, DEVIN PEDZWATER CARLA BARDELLI, ALBERTA BEGHINI, DARIA BIGNARDI, FRANCESCO BISOZZI, CLEO CASINI, MARGHERITA CORSI, FERDINANDO COTUGNO, ELIZABETH DAY, GIANCARLO DE CATALDO, MASSIMO GRAMELLINI, LUCA GUADAGNINO, CAMILLA GUSTI, TIZIANA LO PORTO, SARA MAGRO, ELEONORA NEGRI, MARZIA NICOLINI, GIULIA PERONA, EMILIA PETRARCA, ADRIANA PINTO DE AZEVEDO, MARCO ROSSARI, ANNAMARIA SBISÀ, MICHELE SERRA, SIMON & THE STARS, SIMONA SIRI, STUDIO DIWA Direttore Editoriale e Comunicazione Corporate LUCA DINI

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Big Pilot’s Watch Edition «Le Petit Prince». Ref. 5010: È proprio vero, raramente si raggiungono posti nuovi percorrendo le strade abituali. Così come è vero che non esistono svolte giuste o sbagliate: ognuno deve trovare la propria via, guidato dalla propria intuizione. Ma soprattutto, chi ha detto che il fine ultimo di un viaggio sia solo raggiungere la meta? Lungo il cammino si possono incontrare cose ben più preziose, per esempio se stessi. Concepito in origine

come uno strumento robusto e di facile lettura per i pionieri dell’aviazione, il Big Pilot’s Watch è dedicato agli uomini che hanno capito tutto questo. Con la cassa da 46 mm, le lancette luminose, l’iconica corona Big Pilot e il grande calibro di manifattura IWC 52110 con sistema di ricarica automatica a doppio cricchetto e 7 giorni di autonomia di marcia, questo segnatempo è progettato in tutto e per tutto per essere un compagno di viaggio affidabile. Sempre. I WC . E N G I N E E R E D FO R M E N .

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Dopo le nozze, Harry e Meghan hanno lasciato il castello di Windsor per festeggiare con i circa 200 invitati a Frogmore House. Per il party, la neo duchessa di Sussex ha scelto un abito di Stella McCartney, orecchini Cartier e scarpe di manifattura fiorentina Aquazzura. Last but not least: al dito, l’anello con acquamarina appartenuto a Diana.

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LA SVOLTA?

Matteo Salvini, 45 anni, leader della Lega, e Luigi Di Maio, 31, capo politico del Movimento 5 Stelle.

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Il giro del governo in 80 giorni

ono passati 80 giorni dal 4 marzo e l’accordo sul «contratto di governo» è raggiunto tra Lega e Movimento 5 Stelle. Probabilmente verranno superati gli 83 serviti al governo Amato per formarsi nel 1992. Come mai? «Perché si tratta di una situazione senza precedenti», spiega Giovanni Orsina, storico e vicedirettore della School of Government presso l’università Luiss. «La Prima repubblica aveva una grammatica degli accordi, per cui alla ine le alleanze in qualche modo si formavano. Nella Seconda repubblica con il sistema maggioritario, una maggioranza, appunto, si trovava. Oggi, dopo che dal 2013 è entrato in gioco il Movimento 5 Stelle, la situazione si regge su tre poli molto diversi, che soprattutto si muovono su due assi: uno tradizionale destra/sinistra, l’altro vecchio/nuovo – che si può anche chiamare europeismo/sovranismo. Per cui il Movimento ha l’elasticità di tentare un accordo sia a sinistra, perché

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Nasce il governo giallo-verde di Movimento 5 Stelle e Lega: lo storico Giovanni Orsina ci spiega perché ci è voluto tanto e che cosa ci aspetta di SILVIA BOMBINO

votato da molti ex elettori di sinistra, sia con chi si pone elemento “nuovo”, come la Lega. Perché la destra non è più a “trazione Berlusconi”». All’indomani delle elezioni, lei diceva che un governo Lega-5 Stelle era improbabile. «Ho sbagliato: contavo su una mia convinzione, ossia che alla Lega non convenisse allearsi con i 5 Stelle per iccarsi in un governo fragile. Dentro il centrodestra la Lega ha la possibilità di guidare un movimento oltre il 40%, recuperando astenuti e forzisti: Berlusconi ha 81 anni e il suo 14% è un buon terreno di caccia, Salvini doveva puntare a nuove elezioni».

Perché invece si è accordato con Di Maio? «La trattativa è stata molto complicata, sui temi e sulle poltrone, e ha rischiato di fallire molte volte. Salvini però, di fronte al rischio di governo tecnico, ai freni di Mattarella sullo scioglimento delle Camere per andare a nuove elezioni, ha voluto incassare. Nella politica italiana si ragiona sul brevissimo periodo. La logica è, citando un ilm di Woody Allen, Prendi i soldi e scappa». La consultazione della base ha portato 44 mila persone a votare online (94% sì) e 215 mila ai gazebo dei leghisti (91% sì). Non sono numeri bassi?

MILIARDI

Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani di Carlo Cottarelli, il contratto costa tra 108,7 e 125,7 miliardi di euro: 50 per la flat tax e 17 per il reddito di cittadinanza.

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PILLOLE DI PROGRAMMA ACQUA PUBBLICA Sull’acqua hanno avuto la meglio i grillini. Oltre che di proprietà pubblica, stando al contratto deve essere gestita a livello locale da società di servizi interamente partecipate dai Comuni.

SIGARETTE ELETTRONICHE Alla fine Matteo Salvini, grande sostenitore delle «svapo», l’ha spuntata. Il contratto di governo apre a una correzione dell’extra tassa sulle e-sigarette.

LEGITTIMA DIFESA L’ampliamento della legittima difesa è da sempre un cavallo di battaglia della Lega. Nel mirino dell’accordo gli elementi di incertezza interpretativa, come la valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa.

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Più giallo o più verde? di FRANCESCO BISOZZI

l contratto giallo-verde tra M5S e Lega è stato sottoposto al parere degli elettori sulla piattaforma Rousseau e all’ombra dei gazebo del Carroccio. I contenuti, tra retromarce e ripensamenti, sono stati cambiati numerose volte. Così la trattativa si è tradotta in un braccio di ferro, utile alle due formazioni anche per misurare la rispettiva forza. Ma alla ine chi è stato più persuasivo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini? Quale dei due schieramenti è stato costretto a fare più rinunce? Insomma, risalta di più il giallo o il verde? L’economista Giampaolo Galli, ex direttore generale di Conindustria, deputato con il Pd nella passata legislatura, va dritto al punto: «Ho l’impressione che i leghisti abbiano saputo imporre meglio la propria visione, facendo valere la loro maggiore esperienza politica. Inilando nel contratto la lat tax, operativa già dal 2019, hanno vinto in pratica la partita. Mentre i 5 Stelle si sono inilati in un vicolo cieco con il reddito di cittadinanza. Prima di poter erogare il sussidio bisogna stabilire che ine faranno gli altri ammortizzatori sociali. Anche i due miliardi previsti per raforzare nell’immediato i centri per l’impiego rischiano di non essere suicienti: per rilanciare questi centri serve una strategia di lungo periodo».

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LEGA

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CIAO FORNERO

La legge Fornero non verrà abolita, ma rivista. Per Salvini la riforma preventivata, che per anticipare la pensione punta sull’introduzione di «quota 100» (somma dell’età e degli anni di contributi) e «quota 41» (anzianità contributiva), costituisce una mezza vittoria. Il contratto parla di uno stanziamento di 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie oggi escluse.

PARADISO FISCALE

Doppia flat tax? In ambito fiscale ha prevalso la linea ultra-liberista della Lega. Il valzer delle aliquote ha movimentato le trattative. Si è passati da un’aliquota unica per famiglie e imprese a due diverse per le famiglie, al 15 e al 20%, e una sola per le aziende (15%),

per poi virare su una flat tax a due velocità valida per tutti. Ma secondo l’Associazione per l’equità fiscale solo 4 contribuenti su 10 ne trarrebbero vantaggio.

PIÙ ESPULSIONI

Le espulsioni sono il cuore del programma del Carroccio. A fronte di 500 mila migranti irregolari presenti sul territorio, la politica dei rimpatri è protagonista nel contratto. Chiesto il superamento del Regolamento di Dublino, il sistema comune in materia d’asilo. Oltre al ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo negli Stati membri dell’Ue.

MINICONFLITTO D’INTERESSI

Un altro capitolo considerato strategico dai pentastellati è quello dedicato al conflitto d’interessi. Emerge la volontà di estendere la disciplina sul conflitto d’interessi a coloro che hanno il potere di influenzare decisioni politiche, pur non ricoprendo ruoli governativi. Per esempio? Sindaci di grandi città e dirigenti di società partecipate dallo Stato. Ma non vi è traccia di misure in grado d’impensierire Berlusconi.

«NI» TAV

La Torino-Lione si farà. Anzi, «ni». Sulla Tav inizialmente sembrava essere passata la linea

leghista, favorevole alla realizzazione dell’opera. Poi però i grillini, che la giudicano inutile, sono corsi in difesa. Nel contratto non si parla di sospensione dei lavori, però. Ma di ridiscutere integralmente il progetto, avviando una rinegoziazione nell’ambito dell’accordo tra Italia e Francia.

REDDITO A TEMPO?

Sul reddito di cittadinanza, bandiera del M5S, la Lega è sempre stata scettica. Il contratto giallo-verde prevede un assegno di 780 euro mensili per gli aventi diritto. Ai centri per l’impiego, ancora da riformare, concede 2 anni di tempo per formulare 3 proposte di lavoro ai beneficiari del sussidio. E se i centri non dovessero riuscire a rispettare i tempi stabiliti? In questo caso non è chiaro se l’assegno debba decadere o meno. 30.05.2018

G ETTY IMA GES

«Il problema è che è un plebiscito, non un vero referendum, e con percentuali bulgare. Si è presentato un menu lungo, generico, senza l’indicazione di tempi e priorità. Chiunque, se gli promettono la luna, prima o poi dice che la vuole: si tratta solo di un’operazione di marketing». Posto che in media la durata dei governi italiani si attesta su un anno e due mesi, reggeranno? «È molto diicile, bisognerà capire quanto gli elettori di sinistra del Movimento saranno contenti di stare con la Lega. Come interpreterà il suo ruolo il nuovo Presidente del consiglio. Se non si riesce a coinvolgere Fratelli d’Italia, al Senato il governo ha una maggioranza molto risicata di sei voti. Dopodiché, il potere è un buon collante: se la legislatura parte, ci sono degli elementi che tendono a conservare, fare il ministro piace. Comunque sarei davvero sorpreso se questo governo durasse oltre le elezioni europee del 2019, molto dipende dai primi passi». Uno dei primi nodi è la questione dell’Ilva. «I 5 Stelle vogliono chiuderla, la Lega vuole salvare i posti di lavoro. Quella è davvero una cartina di tornasole». Lei ha da poco pubblicato con Marsilio La democrazia del narcisismo. Chi è il più narciso tra Di Maio e Salvini? «Il narcisista non è solo chi si guarda allo specchio tutto il giorno, ma anche chi reinterpreta la realtà a proprio uso e consumo: faccio promesse iperboliche non curandomi se ci sono i soldi. Di Maio e Salvini ormai fanno storytelling, in cui conta solo se la iction avvince. Ma la responsabilità non è solo loro: è tutta la politica che ormai ha un rapporto fragile con la realtà. Comunque, per rispondere: Di Maio più di Salvini». È grave quello che dice: siamo in mano a gente che ha perso il contatto con la realtà? «Assolutamente sì, è terrorizzante».


Le Petit Prince® The Little Prince® © Antoine de Saint Exupéry Estate. Licensed by LPP612.

C r e a t i n g n ew h e i g h t s . Hugh Jackman dà forma all‘immaginazione con la nuova Montblanc Meisterstück Le Petit Prince.


le PRETENDENTI di JUSTIN

EX A DISTANZA

Jennifer Aniston, 49 anni, e Justin Theroux, 46. I due attori – fidanzati dal 2011, sposi nel 2015, separati lo scorso febbraio – non si sono più visti insieme da allora.

Selena Gomez Avete presente quella che si fidanza sempre con gli ex delle amiche appena si mollano? Ecco, potrebbe essere lei: nel 2017 si parlò di un flirt con Brad Pitt. Ma tra lei e Justin ci sono ben 21 anni di differenza.

TUTTE PAZZE PER THEROUX

E che vinca sempre la migliore

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i solito è un gioco di cui sono vittime le donne: basta una foto per darle idanzate. Oggi tocca invece a Justin Theroux: single da neanche sei mesi, si è scatenata la curiosità di vederlo di nuovo accoppiato. Prime fra tutte Selena Gomez: la loro amicizia di lunga data si sarebbe trasformata in qualcosa di più, si dice nel giro. Ma è situazione che sa d’incesto, visto che i due si conoscono da tempo grazie a Jennifer Aniston, che Selena considera una sorella maggiore. L’altra pretendente è l’artista Petra Collins, musa di Gucci. Gli indizi della presunta relazione sono sull’Instagram di lui: foto in cui non si vedono le facce, ma si capisce che sono loro sdraiati e con versioni diverse di una maglietta disegnata dalla stessa mano. Uniti dalla passione per l’arte e da amici comuni, sarebbero coppia molto intellettuale e metropolitana. Poi c’è Emma Stone. Gli amanti della favola hollywoodiana tifano per lei. Hanno appena inito di girare una serie per Netlix, Maniac, e sul set andavano molto d’accordo, tanto da essersi regalati almeno una cena fuori. Tre donne nel giro di pochi mesi. Che dire? Vinca la migliore. Tra le famose litiganti, magari la spunta l’outsider: è una ragazza riccia e sconosciuta, con cui Justin è stato pizzicato complice per Manhattan. SIMONA SIRI

GIGI HADID

SI È RIPRESA

ZAYN MALIK?

Un bacio per strada sotto casa tra due che si sono lasciati è forse prova di un amore che si dà una seconda possibilità. Gigi Hadid, 23 anni, sembra essersi così ripresa Zayn Malik, 25. Dopo il colpo di fulmine a un party di Victoria’s Secret nel 2015, crisi varie poi rientrate, la super modella e l’ex One Direction si erano detti addio a marzo, «eternamente grati» e augurandosi «il meglio». Ora pare tornino a camminare insieme, lei felice di essere il suo «calmante» (Zayn ha dichiarato di essere schiavo dell’ansia), lui impaziente di essere di nuovo romantico, come canta in Let Me: «Se tu mi lasci essere il tuo uomo/Allora mi prenderò cura di te/Per il resto della nostra vita». LAVINIA FARNESE

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VANITY FAIR

Vicini sul set di Maniac, insieme anche al Met Gala, fotografati sull’auto che li stava riportando a casa. Lei dopo Andrew Garfield, lasciato nel 2015, non ha più avuto fidanzati noti alle cronache.

Petra Collins Sulla carta la più compatibile. Problema: è molto amica di Selena Gomez (ha diretto un suo video, Fetish, e l’ha fotografata spesso), che non glielo perdonerebbe. Per sé stessa o per Jennifer?

30.05.2018

GETTY IMA GES, I NS TAGRA M/GI GI HA DI D

PERCHÉ

Emma Stone


VICINO GALLIPOLI

Dopo 1.500 anni muore il Gigante di Alliste, l’albero secolare che, nonostante le cure, non è riuscito a superare la Xylella fastidiosa.

La sconitta dell’ulivo

> IN SINTESI <

L’

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XYLELLA FASTIDIOSA

L’UE AI RIPARI

GLI INSETTICIDI

I SINDACI

I POLITICI

In Puglia il primo focolaio viene confermato nel 2013: prima il batterio risultava confinato nel continente americano. Ad aprile erano 3.100 gli ulivi infetti nella fascia di contenimento, contro i 735 di inizio anno. In tutto sono circa 10 milioni gli alberi malati.

L’Ue nel 2015 ha emanato due decisioni di esecuzione con le misure da adottare per impedire la diffusione di questo batterio: ispezioni annuali e rimozione di tutti gli ulivi distanti meno di 100 metri dalle specie infette.

Le misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione del batterio nel territorio italiano sono state definite per la prima volta nel 2016. Quest’anno un nuovo provvedimento ha imposto l’uso di insetticidi, tra cui alcuni vietati dall’Ue.

Dopo il deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia europea, la Regione Puglia ha detto di essere pronta a opporsi alle ordinanze dei sindaci che vietano l’utilizzo di pesticidi nella lotta al vettore della xylella, come a Gallipoli.

Contro il governatore della Puglia Michele Emiliano, accusato di non aver saputo gestire l’emergenza, si è schierato compatto il M5S. I pentastellati sono contrari all’eradicazione degli ulivi e all’uso degli insetticidi.

VANITY FAIR

f oto

ANTONIO SORRENTINO

30.05.2018

LU Z

emergenza xylella poI troppi vincoli però rallentano le proteva essere prevenucedure… ta», spiega Emilio Ste«Il problema sono i vettori della mafani, un guru del batte- L’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia lattia. In Puglia la loro estrema mobilieuropea per l’emergenza xylella. Emilio rio (Xylella fastidiosa), tà costituisce il maggiore fattore di peStefani, guru del batterio, spiega perché tra i primi a occuparsene. «Negli anricolo. Per questo indugiare è letale». ni ’90 ci fu un allarme in Francia, riPer debellare l’agente patogeno non è di FRANCESCO BISOZZI velatosi infondato, dove notarono sinsuiciente combattere questi vettori? tomi pericolosi su materiale importato dall’Italia». Il rappresentan- «Si tratta senz’altro di una strategia in grado di ottenere dei risultate del ministero delle Politiche agricole all’agenzia europea per la ti. Questa soluzione però viene osteggiata per via dei timori legati protezione delle piante volò a Parigi e efettuò i primi test. Nel 1996 all’uso degli insetticidi. Diversi sindaci hanno vietato con ordinanera in Kosovo, quando ischiavano le pallottole: «Altra segnalazio- ze l’impiego di itofarmaci». ne, non confermata». Poi in Turchia: «Tre casi, il primo nel 2005, Che altro si può fare? su un mandorlo». Poi Iran («altro campanello d’allarme») e Liba- «Non esiste un principio attivo sistemico in grado di eliminare il no («altra balla»). Ora, dopo il deferimento alla Corte di giustizia batterio. Poiché questo vive all’interno delle piante, il rame non è europea, l’Italia rischia pesanti sanzioni per non aver abbattuto in consigliato. È possibile però gestire gli uliveti con pratiche agricotempo le piante malate. le sostenibili, tecniche corrette di potatura e gestione del terreno». Sradicare gli ulivi infetti è l’unica strada percorribile? È una battaglia persa? «L’Europa non ci chiede di abbatterli tutti. In alcune aree non si può «Si può arrivare a convivere con il batterio ostacolandone la difupiù far nulla. Verso Bari, invece, gli ulivi infetti sono ancora pochi: sione verso nord e considerando anche varietà nuove di ulivo tollelì dobbiamo eradicare, per creare una sorta di cordone protettivo». ranti al germe. Ma è tardi per eliminare la xylella per sempre».


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di GIANCARLO DE CATALDO

E IL CANARO SI FECE LEGGENDA

uando la leggenda diventa un fatto, stampa la leggenda», dice un giornalista a James Stewart nell’Uomo che uccise Liberty Valance di John Ford (1962). Il motivo: sarà sempre più forte della storia, e gli uomini la preferiranno sempre alla verità. È quello che è accaduto alla vicenda tragica del Canaro della Magliana: perché di come andò veramente in quei giorni del febbraio del 1988 non si sa poi proprio tutto. Quando viene scoperto il corpo, semicarbonizzato e orrendamente seviziato, della vittima ci si chiede se sia un delitto di maia o l’opera di un pazzo. Poi salta fuori che l’assassino è un omino piccolo piccolo, uno che vuole bene alla sua bambina e per campare fa un mestiere gentile: tiene belli e puliti i cani degli altri. E per questo lo chiamano, con l’ironica afettuosità del gergo romanesco, Canaro. Lui se la racconta così: che era stanco dei soprusi di questo pugile violento e arrogante, che ha trovato inalmente il coraggio di agire, che ha catturato il suo amico/nemico, l’ha chiuso in gabbia come uno dei suoi adorati cani, l’ha colpito e colpito e colpito, e poi l’ha torturato, e seviziato, e alla ine ne ha bruciato il corpo. Il Canaro inisce sotto i rilettori. Si racconta. Aggiunge particolari su particolari. Col morto aveva un rapporto perverso. Ne era ossessionato e succube. Più che scusarsi, rivendica. Non è pazzo, anzi. Se tornasse indietro, lo rifarebbe. Non è pazzo, ma una prima perizia lo giudica tale, e rovescia la responsabilità sulla cocaina. È stata la Dama Bianca a trasformare il mite omarino in un killer assetato di sangue. Una seconda perizia degrada la follia totale a semi-infermità. Seguono condanna ed espiazione. Nel frattempo, la leggenda si è imposta. C’era una volta un uomo piccolo angariato da uno grande e grosso. Quest’uomo perde la pazienza e si vendica. Anche se c’è molto che non torna nella storia come ci è stata tramandata. Ci sono, per dire, le perizie: la scienza che smentisce il racconto allucinante del Canaro,

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la scienza che ci dice che la vittima muore per i colpi subiti, muore presto, prima di essere torturata. Ammesso che poi tortura vi sia stata e che il racconto allucinante di una sequenza di crudeltà non sia, invece, il racconto allucinato di un delirio da cocaina. Ma non conta. Il Canaro, con la sua crudeltà più ittizia che reale, è un modo di dire. Come è potuto accadere? C’è sicuramente un aspetto legato allo scenario. La vendetta ha meritato al Canaro quel rispetto che la subcultura della marginalità riconosce a chi non china il capo, secondo una linea di lettura dei rapporti umani che collega la foresta di Sherwood all’odierno trap. E dal rispetto deriva l’onore, vale a dire il nome pronunciato con ammirazione, il riconoscimento di una croce d’argento guadagnata sul campo. Questo, e solo questo è il Canaro. Almeno a Roma. Ma né un grande scrittore come Vincenzo Cerami – che al Canaro dedicò un capitolo del suo storico Fattacci: il racconto di quattro delitti italiani – né un grande regista come Matteo Garrone, autore, con i suoi formidabili sceneggiatori Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, di quell’autentico capolavoro che è Dogman, vengono dalla strada. Sono rainati intellettuali, eppure non possono sottrarsi a una così perversa fascinazione. Cerami ci fornisce un indizio importante, quando commenta una dichiarazione del vero Canaro, che dice più o meno: sono uno come tanti, mi sono imbattuto nell’imponderabile, potrebbe capitare a chiunque. Nota Cerami: «L’assassino fa riferimento, senza saperlo, ai demoni che dentro tutti gli uomini perennemente dormono, come dentro gli antichi vulcani». Demoni che, se scatenati, ci divoreranno. Per questo vanno lasciati riposare. Per sempre. E Garrone completa il quadro, quando distoglie lo sguardo – il suo e il nostro – dal massacro e lo fa rivivere negli occhi inquieti ma innocenti dei cani. In quella dimensione selvaggia della natura che non conosce il male cosciente e i suoi demoni e si arresta inorridita sulla sua soglia. Come è giusto che sia davanti al mistero.

Giancarlo De Cataldo — 62 anni, magistrato e scrittore (Romanzo criminale), ha appena pubblicato per Einaudi L’agente del caos (pagg. 328, ¤ 19). 26

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VANITY FAIR

30.05.2018

FOTO GRAM MA. RI TRATTO D I E STU DIO SETA N TA

l’ospite inatteso


Rinascere (come Britney) A 20 anni da Baby One More Time, la Spears ne ha 36 e sembra essersi lasciata alle spalle ogni eccesso. Adesso spopola sui social mentre fa ginnastica (e bacia) il suo giovane amore: Sam, personal trainer iraniano. Che le sta insegnando quanto si diventa più forti insieme di LAVINIA FARNESE

1. Intatta nel tempo La vita per lei infatti è (ancora) in top corto e shorts, con il sorriso stampato e gli addominali scolpiti. A 36 anni, all’apparenza non ha più un segno: dei numerosi ex fidanzati d’ogni genere (dal collega Justin Timberlake al suo agente Jason Trawick, dall’impiegato David Lucado al produttore Charlie Ebersol); degli ex mariti (l’amico d’infanzia Jason Allen Alexander, durato 55 ore, e il ballerino americano Kevin Federline, da cui divorziò nel 2007); di un successo mondiale di oltre 100 milioni di copie vendute tra album e singoli che è stato il suo toccare il cielo e poi la caduta, nell’alcol, nella droga e nella depressione. Ma rehab, rasarsi a zero e altre crisi nere finite su tutte le prime pagine dei giornali sono il passato che non la tocca più. Lo è la custodia dei figli (due, Sean Preston, nato nel 2005, e Jayden James, nel 2006) allora persa, e poi riconquistata in tribunale dopo ricoveri 28

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psichiatrici, con la polizia che la trovava sotto stupefacenti.

2. Innamorata Se adesso il paesaggio si è disteso, schiarito, in una nuova era di luce, è anche grazie a un amore «prestante», il modello e personal trainer iraniano Sam Asghari, 25 anni, più piccolo di lei di 11: lo conosce nel 2016, sul set del video Slumber Party, si fidanzano nel febbraio 2017. Da lì, sono allenamenti sensuali di coppia, esercizi acrobatici, panche e baci. Con un conquistato fisico da atleta olimpica per lei, e una tendenza del fitness che dal suo profilo Instagram fa scuola per tutti: «Si è più forti insieme».

3. La popstar casalinga Lontani gli esibizionismi da palco, l’equilibrio è nell’aria anche in casa: «I miei bambini hanno smussato la mia personalità, mi hanno riempita. Loro vengono sempre prima di tutto». Due maschi con ormai l’età dei suoi esordi (a 11 anni, star del Mickey Mouse Club), che si gode in un villone con giardino in California, lei che «venivo da un paesino della Louisiana, e non mi aspettavo niente». Non manca che una femmina. Perché «risposarsi no, ma una bambina sarebbe divertente, la vorrei».

Showbiz — Ci sono dentro da 20 anni, alle critiche non faccio più caso. Ho il mio rapporto con Dio, con me stessa, e solo questo conta

AMORE SPORTIVO

La principessa del pop Britney Spears, 36 anni, abbraccia il modello e personal trainer iraniano Sam Asghari, 25. La loro relazione dura da inizio 2017.

4. Sguardo al domani Pantaloncini jeans da adolescente, occhi però di madre su ragazzi che vuole (pure loro) sportivi, sani: «Mi piace vederli riuscire in quel che si mettono in testa, anche se barano sulle flessioni». 30.05.2018

INS TAGRA M

C’è una verità che Oscar Wilde, nel Ritratto di Dorian Gray, mette in bocca a Lord Henry in una frase simbolo che dentro Britney Spears sembra riecheggiare come un vangelo apocrifo: «Non c’è nulla al mondo che valga come la giovinezza». Così, seppur passati 20 anni da quando nel 1998 faceva il suo trionfale ingresso nel pop da Lolita cantando e ballando Baby One More Time, lo è rimasta, ragazza. O forse sarebbe meglio dire: è tornata a esserlo.


# thefurlasociety | furla.com


NOTIZIE dal MONDO di FERDINANDO COTUGNO

COREA DEL NORD

Cameriere...

MIAMI, FLORIDA

...e cheerleader

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alvate la cheerleader. Kristan Ann Ware ha 27 anni e ha fatto parte delle cheerleader dei Miami Dolphins, una delle squadre della Nl, la lega di football. Con una serie di post sui social e un intervento su The Players Tribune ha sollevato la questione di come vengono trattate queste ragazze di cui si vede tanto e sa poco. Un pandemonio: altre hanno raccontato la propria esperienza e in tanti si chiedono se nel 2018 (e all’epoca del #MeToo) sia ancora accettabile avere una squadra di ballerine seminude per intrattenere il pubblico. Tra i temi sollevati: il fatto che venissero allenate a gestire le molestie dei tifosi col sorriso e quasi scusandosi, le discriminazioni della sua fede, interferenze nella sua vita sessuale. I Dolphins si sono scusati, e basta. Lyndsey Raucher ha detto che i due anni con i Patriots le hanno causato disordini alimentari, depressione e ansia. Le cheerleader degli Eagles hanno fatto causa quando hanno scoperto che i giocatori le spiavano nello spogliatoio. Per non parlare delle discriminazioni sulla paga: guadagnano da 15 a 75 dollari lordi a partita, in uno sport in cui ai giocatori vanno decine di milioni all’anno e le mascotte arrivano a 65 mila. Il New York Times ha lanciato un appello perché altre parlino. Sei squadre su 32 non hanno più cheerleader, i Buffalo Bills dopo essere stati citati in tribunale, i New York Giants perché «ilosoicamente contrari». La sensazione è che il numero aumenterà.

Sopra, alcune cameriere nordcoreane ballano e cantano in un ristorante della città cinese di Dandong, al confine con la Corea del Nord. Sotto, alcune cheerleader dei Tampa Bay Buccaneers, a Tampa, Florida.

30.05.2018

GE T T Y I MA GE S

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n attesa dell’esito dei colloqui di pace tra Kim Jong-un e Trump, la Corea del Nord rimane il Paese più inaccessibile al mondo. Un varco però esiste: sparsi in tutta l’Asia, da Dubai a Pechino, ci sono un centinaio di ristoranti nordcoreani. Si chiamano Pyongyang, come la capitale, sono parte della stessa catena, che fa capo al regime, e hanno lo stesso menu, stessa estetica e stesse regole. I primi sono stati aperti negli anni ’60 in Corea del Nord da Kim Il-sung, nonno di Kim Jong-un, poi hanno silenziosamente cominciato a espandersi in tutta l’Asia. Lo staf è tutto nordcoreano, diverse inchieste negli ultimi anni hanno appurato che le cameriere, selezionate tra le famiglie più ricche e leali al leader, vivono recluse nei ristoranti, non hanno il telefono o accesso a Internet. A volte riescono a scappare: due anni fa in 13 (un manager e dodici cameriere) sono riusciti a disertare da una città cinese e arrivare in Corea del Sud. Questi ristoranti difondono la cultura del Paese, dai famosi noodles freddi (i naengmyeon, pare ottimi) agli spettacoli di musica, balletti e canzoni patriottiche tra le portate. In più sono una fonte di denaro verso il regime e servono a raccogliere informazioni sulla percezione del Paese all’estero. I bagni sono pieni di microspie: questo per dire che se vi lamentate dei noodles freddi mentre vi lavate le mani, vi ascoltano.


MATTEO PIANO

Prenderla con ilosoia di FRANCESCO OGGIANO

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VANITY FAIR

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FRANCESCO BERTOLA •

T-shirt, pantalone e felpa, Freddy. se r viz io

SARAH GRITTINI

30.05.2018

HA COLL AB ORATO MA RTIN A AN TIN ORI. G RO OMIN G SEIKO N IS HIGORI@GR EE N APPLEIT A LY . C O M. H A I R P A T T I B U SSA @B LA N C H E MI LA N O

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ella campagna astigiana c’è un albero rarissimo: un ciliegio, nato sopra a un gelso. Bialbero, si chiama. Lì sotto è andato Matteo Piano, per farsi fotografare e scrivere per i suoi fan su Instagram l’annuncio più triste. Il pallavolista 27enne, cresciuto nel Modena e passato l’anno scorso al Power Volley Milano, sarà costretto a operarsi al tendine e vivrà solo da spettatore l’avventura dell’Italia alla neonata Nations League (l’ex World League) che parte il 25 maggio. Ma come da un gelso è nato un ciliegio, ha scritto, così da quell’infortunio lui rinascerà più forte di prima, magari anche in tempo per giocare ai Mondiali che si terranno in Italia dal 9 al 30 settembre. Matteo Piano è un centrale, ma ama pensare laterale, stare su un piano opposto e rimanere libero. «Il centrale è il ruolo considerato più “sigato”. Salta a ogni azione, fa meno punti rispetto agli altri, non ha la gloria dell’opposto né l’importanza dell’alzatore. Ma a me è sempre piaciuto». Che cosa farà adesso che non può fare il centrale per l’Italia? «Staccherò un po’. Lo feci già dopo la inale persa all’Olimpiade nel 2016. Comprai un biglietto aereo e me ne andai a girarmi l’Uruguay, col mio amico Luca». VOLLEY Luca Vettori, compagno di nazionaMA NON POSSO le con cui conduce un podcast. Di Matteo Piano, 27 anni. Argento a Rio 2016, per cosa parlate? infortunio deve rinunciare «Di tutto, tranne che della noalla Nations League, ma stra carriera: i nostri viaggi, i ilm, punta ai Mondiali di le poesie…». settembre in Italia. Qualcuno vi chiama «i ilosoi della pallavolo». «Ma no, siamo ignorantissimi. Al massimo abbiamo una ilosoia simile. Viviamo tranquillamente il lato sportivo della nostra vita. Non vogliamo esaurire la nostra esistenza soltanto nella pallavolo, vogliamo rimanere “umani”». Questo è parlare da ilosofo… «In passato sono stato anche aiutato da Cecilia, una psicologa dello sport: era il 2014, attraversavo un momento di crisi, non mi divertivo più in campo. Abbiamo iniziato a parlare. All’inizio, ci incontravamo una volta ogni due settimane». Che cosa le ha fatto capire? «Mi ha aiutato a non prendere tutto troppo sul serio. Prima di entrare in campo per una partita molto importante, le ho mandato un messaggio: “Sono felice Il suo ruolo nella pallavolo è «centrale», ma ora che è di andare a giocare”. Ecco, ora me la godo in pausa coltiva pensieri laterali. In attesa dei Mondiali di più».


di DARIA BIGNARDI

2018: GLI SCHIAVI CHIAMATI RIDER

rancesco detto Naples ama gli amici e la famiglia, gli piacciono lo sport, la musica techno, la birra. È un bel ragazzo con le spalle larghe, le braccia muscolose, un sorriso sicuro. È nato a Castellammare di Stabia e ha fatto il liceo scientiico a Torre Annunziata. È stato in Marina e ha il valore del servizio e della solidarietà. Da adolescente era campione italiano di Nuoto per salvamento: voleva fare il bagnino, salvare vite e vivere al mare. È ancora iscritto a Scienze motorie, a Napoli. Ma il lavoro l’ha trovato a Milano, due anni fa. Ora ha ventotto anni. Fa le consegne col suo scooter ed è uno dei pochi rider assunti e in regola. «Sono fortunato», dice a Elisabetta Andreis, che è andata a trovarlo in ospedale. «Non come quei tremila rider che schizzano da una parte all’altra della città per guadagnare di più. Io ho un contratto annuale, 1.500 euro netti al mese, con l’assicurazione e le tutele minime, anche se spesso lavoro ino a tarda notte». È stato assunto come fattorino da un partner di Just Eat e smista gli ordini dall’uicio per le consegne a domicilio. Quando serve, spesso, fa consegne anche lui. Come giovedì scorso. Aveva appena portato delle pizze, era in via Montegani, una via lastricata di masselli di pavé, terrore di ciclisti e motociclisti, una delle

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tante di Milano. Se poi insieme al pavé ci sono le rotaie del tram, è un casino. Francesco era dietro a un tram: ha cercato di evitare una buca, è caduto, è inito sotto al tram che arrivava dall’altra parte. Sul Mattino di Napoli c’è un video impressionante dove lo si vede steso a terra, incastrato sotto alla vettura. Anche il guidatore del tram è in ospedale, sotto choc. «Ma lui non ha nessuna colpa», lo difende Francesco. «La colpa è delle condizioni della strada». Francesco detto Naples ama i tatuaggi. Ha un grosso dragone colorato su una spalla. Quello sul polpaccio destro, un grande disco BATTAGLIA A DUE RUOTE Dopo l’incidente con un tram in cui il 17 di vinile, non ce l’ha maggio il rider Francesco Iennaco, 28 più perché il tram gli anni, ha perso una gamba, il 23 si tiene ha portato via mezza un presidio a Milano davanti a Palazzo gamba. Marino, e il 25 ci sarà uno sciopero delle Nel letto d’ospedale consegne per una revisione dei contratti. sorride tra i genitori arrivati da Torre Annunziata. È positivo, è sempre stato sicuro di sé, della sua forza, della sua giovinezza. «Spero che ora aumentino le tutele ai rider e che migliorino le strade. Io non andavo di fretta. Non ho fatto nessun sorpasso, come hanno detto». Il tema della tutela del lavoro dei rider è urgente. Sono i nuovi lavoratori sfruttati. Francesco aveva un minimo di garanzie, la maggior parte non ne ha, lavora per pochi soldi, pagato a consegna, in condizioni estreme, senza orari. Gli infortuni non si contano. Il gruppo Deliverance Milano ha organizzato per mercoledì 23 un presidio davanti a Palazzo Marino, con l’hashtag #nonaspettiamoilmorto e la Filt Cgil ha annunciato per venerdì 25 lo sciopero dei fattorini per chiedere la veriica dei contratti e delle forme di controllo, delle retribuzioni, dell’organizzazione del lavoro. Non aspettiamo il morto.

Dove seguirla — Potete leggere DARIA su Twitter, @dariabig, e trovare tutte le sue rubriche su Vanityfair.it/daria-bignardi. 34

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30.05.2018

FOTO GRAM MA. RI TRATTO D I E STU DIO SETA N TA

le vite degli altri


COVER STORY 2018

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hi ha detto che non c’erano le star a Cannes? C’erano, bastava cercarle (e fotografarle, come abbiamo fatto noi). Chi ha detto che l’era dei tappeti rossi è finita? Sono cambiati, questo sì. Diventano palcoscenico di protesta, un po’ come lo furono nel maggio ’68, quando anche a Cannes scoppiò la rivoluzione. Solo che questa volta, in prima linea, ci sono state le donne. E, naturalmente, il red carpet dei nuovi tempi è sempre più «social». A dispetto del «divieto di selfie» imposto dal Festival, accoglie «intrusi» di lusso, come la coppia più famosa di Instagram, la trovate tra poche pagine.

CATE BLANCHETT 49 anni, l’attrice australiana ha festeggiato il compleanno (il 14 maggio) proprio a Cannes come presidente della giuria. A tal proposito, ha dichiarato che il movimento #MeToo non avrebbe influenzato il concorso. Non siamo al Premio Nobel». Presto la vedremo in Ocean’s 8 di Gary Ross, spin-off della trilogia di Steven Soderbergh (in Italia dal 26 luglio). Abito, Giorgio Armani Privé. Gioielli, Chopard.

di PAOLA JACOBBI foto PHILIPPE QUAISSE ser vizio SARAH GRITTINI


VANITY COPERTINA

JAVIER BARDEM

CROISETTE

49 anni, è Paco, un vecchio amore di Laura-Penélope Cruz nel film Todos lo saben. Nel 2010, proprio a Cannes, dedicò il premio vinto per Biutiful di Iñárritu alla neomoglie, allora ancora segreta: «Alla mia fidanzata, la mia compagna, il mio amore. Ti devo tutto e ti amo moltissimo». Tuxedo custom made, Ermenegildo Zegna Couture.

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PENÉLOPE CRUZ 44 anni, è stata la regina del primo red carpet del Festival: assieme al marito Bardem è protagonista di Todos lo saben dell’iraniano Asghar Farhadi. La diva spagnola interpreta Laura, una donna che reincontra il suo ex innamorato quando all’improvviso una delle sue due figlie scompare misteriosamente. Abito, Dior Haute Couture. Gioielli, Atelier Swarovski Fine Jewelry. Make-up Lancôme using Teint Idole Ultra Wear 03 and Absolu Rouge Caprice.

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CHIARA FERRAGNI E FEDEZ 31 e 28 anni, a un mese e mezzo dalla nascita del piccolo Leone, i neogenitori più famosi del mondo son tornati sotto i riflettori del red carpet per il film di Lellouche Le Grand Bain. Mano nella mano, si sono baciati e lasciati fotografare, per tornare però subito dal loro bambino in Italia, dove si tratterranno per i prossimi mesi in attesa del matrimonio che dovrebbe avvenire ad agosto a Noto, in Sicilia. Per Chiara: abito, Alberta Ferretti. Gioielli, Pomellato. Make-up Lancôme by Manuele Mameli using Skin Feels Good and Custom Strobing Drop and Monsieur Big Waterproof. Per Fedez: smoking, Moschino.

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FRANCESCO BERTOLA 30.05.2018


CHIARA MASTROIANNI 45 anni, semplice ed elegante, l’attrice francese è stata per anni la musa del regista francese Christophe Honoré, che l’ha voluta sul red carpet per la proiezione del film Plaire, aimer et courir vite, in concorso. Chiara ha anche premiato Alice Rohrwacher per la sceneggiatura di Lazzaro felice. Abito, Saint Laurent by Anthony Vaccarello. Gioielli, Bulgari High Jewelry.

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VINCENT CASSEL 51 anni, è il protagonista del lungometraggio di Romain Gavras Le monde est à toi presentato alla Quinzaine des réalisateurs. Negli ultimi giorni è uscita la notizia del suo matrimonio con Tina Kunakey che, secondo i ben informati, si svolgerà a Biarritz, dove Tina è nata e cresciuta e dove i due si sono incontrati mentre facevano surf.

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VANESSA PARADIS 45 anni, protagonista del thriller Knife + Heart di Yann Gonzalez, presentato in concorso al Festival. L’attrice francese interpreta una produttrice di film porno gay a Parigi negli anni ’70. Tra qualche mese, Vanessa sposerà Samuel Benchetrit, il fidanzato regista. Abito e scarpe, Chanel. Gioielli, Chanel Jewelry. Make-up and manicure by Chanel.

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ISABELLE HUPPERT 65 anni, è una delle habituée della Croisette. In questi giorni è anche nei cinema italiani con il film Eva del francese Benoît Jacquot, dove interpreta una borghese di provincia costretta a prostituirsi. Per l’occasione, indossa una parrucca con caschetto scuro: splendida. Completo, Saint Laurent by Anthony Vaccarello. Gioielli, Boucheron.

VINCENT LINDON 58 anni, protagonista di En guerre di Stéphane Brizé, uno dei film politici del Festival, in cui l’attore francese interpreta un operaio sindacalista. Un ruolo impegnato simile a quello che nel 2015 gli valse il premio per la migliore interpretazione maschile in La loi du marché. 44

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VALERIO MASTANDREA E RICCARDO SCAMARCIO 46 e 38 anni, nel secondo film da regista di Valeria Golino, Euforia, nella sezione Un certain regard, interpretano le parti di due fratelli molto diversi: Scamarcio è un giovane imprenditore, spregiudicato e sicuro di sé, mentre Mastandrea è un professore, grigio e dimesso. Entrambi sono alle prese con un importante cambiamento nella propria vita che cambierà il quadro. Per Valerio: smoking, Giorgio Armani. Per Riccardo: smoking, Prada. 30.05.2018


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BENICIO DEL TORO 51 anni, è stato presidente della giuria della sezione Un certain regard del Festival, dove dieci anni fa vinse il premio per la migliore interpretazione maschile per il suo Che Guevara nel film Che di Steven Soderbergh. Completo, Giorgio Armani. 46

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MARION COTILLARD 42 anni, al suo nono Cannes, è stata tra le protagoniste di questa edizione: un film nella sezione Un certain regard, Gueule d’Ange, l’annuncio della partecipazione a 355, la spy-story tutta al femminile voluta da Jessica Chastain, e l’appoggio alla marcia delle 82 «guerriere» a sostegno dei diritti delle donne. Tuta, Giorgio Armani Privé. Gioielli, Chopard.

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ANNABELLE BELMONDO 30 anni, modella, è la nipote del leggendario Jean-Paul Belmondo, che appare nella locandina ufficiale di questa edizione del Festival: la scena è quella del bacio tra lui e la bellissima Anna Karina nel film Il bandito delle 11 di Jean-Luc Godard del 1965. Abito, Twinset. Gioielli, Tiffany & Co.

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CHARLIE GRAY 30.05.2018


KRISTEN STEWART 28 anni, giurata della 71esima edizione, si conferma la star più controcorrente: memorabili gli scatti in cui, durante la tradizionalissima passerella rossa, in barba al rigido protocollo si è fermata per sbarazzarsi di un impegnativo paio di décolletées tacco 12. E i social impazzirono tutti. Abito, Chanel. Gioielli, Chanel Jewelry.

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PIERRE DELADONCHAMPS E VINCENT LACOSTE 39 e 24 anni, sono i due protagonisti del film francese Plaire, aimer et courir vite, storia d’amore tra uno scrittore sieropositivo e un giovane studente negli anni ’90. Deladonchamps interpreta anche il ruolo del pedofilo di Les chatouilles, in concorso a Un certain regard. Per Vincent: abiti, Dior Homme.

GOLSHIFTEH FARAHANI MADS MIKKELSEN 52 anni, in Arctic, presentato nella sezione Séance de Minuit, interpreta uno scalatore in cerca di soccorsi al Polo Nord. Famoso per il ruolo di Hannibal Lecter nella serie Hannibal, l’attore danese ha da poco girato At Eternity’s Gate, sulla vita di Vincent Van Gogh. 50

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34 anni, iraniana, attrice e cantautrice, al Festival ha partecipato come protagonista, nel ruolo di Bahar, di Les filles du soleil, film in concorso di Eva Husson su un battaglione di donne curde sfuggite alla schiavitù imposta dagli uomini dell’Isis. Farahani è conosciuta anche a Hollywood, dove ha girato con Ridley Scott e nella saga dei Pirati dei Caraibi. Abiti, Chloé. 30.05.2018


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STACY MARTIN 27 anni, lanciata da Lars von Trier con il ruolo estremo della ninfomane di Nymphomaniac nel 2013, a Cannes lâ&#x20AC;&#x2122;attrice interpreta un personaggio con unâ&#x20AC;&#x2122;altra dipendenza, quella dal gioco, nel film Joueurs. Anche lei ha preso parte alla protesta a favore delle donne, guidata da Cate Blanchett. Abiti e scarpe, Dior.

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BEN FOSTER 37 anni, è un veterano di guerra che combatte contro la sindrome da stress posttraumatico e che vive con la figlia teenager in un parco pubblico nel film fuori concorso Leave No Trace, di Debra Granik. Foster ha confidato che per lui e la compagna questo è il primo viaggio internazionale dalla nascita della loro figlia lo scorso agosto.

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LARS VON TRIER E MATT DILLON

ALICE E ALBA ROHRWACHER

62 e 54 anni, hanno fatto parecchio scalpore (molte urla e qualche «abbandono» prima della fine) le scene di violenza spinta contenute nel film The House that Jack Built dove Dillon interpreta un serial killer. All’uscita della proiezione il regista danese avrebbe dichiarato: «Diciamo che va tutto bene».

36 e 39 anni, sono la coppia al femminile più amata (e premiata) del cinema italiano. Dopo il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2014 (per Le meraviglie), quest’anno Alice ha vinto quello per la miglior sceneggiatura di Lazzaro felice, dove recita anche la sorella. Abiti, Prada. Make-up Nicoletta Pinna@Simone Belli Agency. Hair Roberto D’Antonio.

MATTEO GARRONE 49 anni, grazie al fiuto di regista di lunga esperienza (è tornato quest’anno a Cannes, dopo avere vinto due Grand Prix con Gomorra e Reality e dopo la partecipazione nel 2015 con Il racconto dei racconti - Tale of Tales) ha portato il proprio attore Marcello Fonte a vincere il premio come migliore attore per il ruolo da protagonista in Dogman, al cinema in questi giorni. Felpa ufficiale del film Dogman. 54

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CHLOË SEVIGNY 43 anni, è ancora «la ragazza più cool del mondo» nonostante siano passati 24 anni dall’articolo in cui lo scrittore Jay McInerney la battezzava così in un memorabile articolo sul New Yorker. Anche per questo, Blanchett l’ha voluta nella propria giuria. Il prossimo film in cui la vedremo è Lizzie, thriller psicologico dove reciterà accanto a Kristen Stewart.

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Abito, Chanel Haute Couture. Scarpe, Chanel.

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UNA PRODUZIONE NICOLAS PASCO @PASCOANDCO ASSISTENTE FOTOGRAFO JEAN-MICHEL GRARD VANITY FAIR

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Roberto Benigni, 65 anni, premia Marcello Fonte, 39, come migliore attore per la sua interpretazione in Dogman di Matteo Garrone.

spalancati che mai, come a dire «non ci posso credere». È il frastornato protagonista di una favola vera: da usciere di un centro sociale a re della Croisette, vorrei vedere voi. Poco dopo lo fotografavano a una festa, bicchiere in mano, circondato da signore su di giri. Zain Al Rafeea, il bambino profugo siriano del ilm Capharnaüm di Nadine Labaki (Palma d’oro nelle previsioni della vigilia, trasformatasi in Premio della giuria, 56

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scelte controverse: da questo momento, almeno per un po’, polemiche e critiche saranno sedate. La Palma d’oro Hirokazu Kore’eda, 55 anni, sta in disparte e si capisce che non si aspettava il premio maggiore. Ma la vittoria del suo ilm, Shoplifters (borseggiatori) non deve stupire. Il regista, poco noto al pubblico, è attivo dagli anni Novanta e ha irmato alcuni dei ilm più belli visti nel circuito dei festival. Poco è arrivato

nelle sale italiane (l’ultimo, Ritratto di famiglia con tempesta, e questo nuovo che è già stato acquistato) ma, da questa Palma in poi, Kore’eda diventerà sempre più conosciuto, anche perché è già in pre-produzione il suo prossimo ilm, il primo con interpreti occidentali: Juliette Binoche e Catherine Deneuve. Tutto cambia, in un soio. Chi mai avrebbe immaginato 40 anni fa che, al Festival di Cannes, si sarebbe proiettato Grease sulla spiaggia, uno dei momenti più allegri del Festival? I ilm hanno vita propria, diventano di culto o scompaiono come lacrime nella pioggia, ma quando escono non si conosce il loro destino. Sempre sulla spiaggia, quest’anno, c’è stata la festa, con fuochi d’artiicio e inconfondibile colonna sonora di John Williams per Solo: A Star Wars Story, unica vera incursione hollywoodiana in un festival «più da cinefaghi che da cineili», come ha detto l’attore francese Édouard Baer. Chi avrebbe mai immaginato solo un anno fa che invece di essere lì ad applaudire per il premio ricevuto per un ilm da lui prodotto, Harvey Weinstein sarebbe stato evocato nella cerimonia inale solo da Asia Argento, in un discorso che è stato un beneico pugno nello stomaco? Rivolgendosi alla platea in smoking, ha detto: «E anche stasera, seduti qui, ci sono ancora molti uomini che devono ancora essere considerati responsabili per la loro inaccettabile condotta nei confronti delle donne». Il Festival di Cannes voleva lanciare un messaggio in bottiglia, anzi molti messaggi. A favore dell’inclusione (più neri, più donne), a favore della libertà di parola (il premio a Panahi che non può lasciare l’Iran, gli applausi a Serebrennikov, regista gay agli arresti domiciliari nella Russia di Putin), persino a favore del perdono agli imperdonabili: ha riaccolto lo scandaloso Lars von Trier con un ilm inevitabilmente scandaloso. Il Festival voleva lanciare un messaggio anche contro il nuovo modo di fare e consumare cinema e lo ha lanciato. Contro Netlix, lasciata alla porta del festival ma rientrata dalla inestra. Il giorno stesso in cui si consegnavano i premi, la piattaforma digitale ha annunciato di avere acquistato i diritti sia di Lazzaro felice di Alice Rohrwacher che di Girl, il ilm che ha vinto la Caméra d’or, miglior opera prima. È il futuro, caro Festival, e non ci puoi fare niente. 30.05.2018

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Festival di Cannes inisce con l’immagine di Sting e Shaggy che, sulla scalinata del Palais, cantano Message In A Bottle. Dietro di loro, la giuria e i premiati di quest’edizione complicata e convulsa. Cate Blanchett sempre splendente, ma il sorriso professionale non riesce a nascondere la stanchezza, dovuta a dieci giorni di discussioni, appassionate e, si è intuito, molto intense con gli altri membri della giuria. Marcello Fonte (miglior attore per Dogman di Matteo Garrone) ha gli occhi più

ovvero nel terzo onorevole posto) viene accarezzato sulla testa da Léa Seydoux vestita da navicella spaziale e ha tutta l’aria di volersi addormentare lì, sulla montée des marches, forse stufo di essere portato in giro da giorni come un chihuahua. La regista Ava DuVernay e Kristen Stewart si complimentano con Alice Rohrwacher (premio alla miglior sceneggiatura per Lazzaro felice, ex aequo con l’iraniano Jafar Panahi). Spike Lee balla e sembra contento: ha vinto il Grand Prix, nobilissimo secondo posto anche se lui, probabilmente, per BlacKkKlansman si aspettava il primo. Nessun problema: c’è da scommettere che lo ritroveremo agli Oscar. Balla anche la protagonista femminile, Laura Harrier, che non ha vinto niente, personalmente, ma è bellissima e brava, già entrata nel radar di tutti quelli che contano, il suo momento è appena iniziato, durerà a lungo. Balla, e fa bene, persino il direttore del Festival Thierry Frémaux, autore di molte


* Founded in St-Tropez in 1971

Fondé à St-Tropez en 1971*


barbanapoli.com


SHOW CHIEDIMI SE SONO FAMOSA Forse la faccia non vi dirà granché, ma di sicuro avete ascoltato la sua voce. Jess Glynne, 28 anni, è la popstar inglese che con l’album d’esordio I Cry When I Laugh ha presidiato radio e servizi di streaming nel 2015. Autrice oltre che cantante, ha scritto canzoni anche per altri: Iggy Azalea, Rita Ora e Tinie Tempah. Oggi torna con I’ll Be There, singolo pop con un sapore gospel e soul che anticipa l’album in uscita a settembre.

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NADINE IJEWERE

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Il rischio della fuga Un breve incontro di sesso e passione che torna, a richiesta, dopo vent’anni: PIER GIORGIO BELLOCCHIO lo vive in scena con uno spettacolo crudo (vietato alle figlie). Ma, per tante ragioni, ne vale la pena di MARINA CAPPA

uò capitare di nonostante le burrasche che avere un inconmi sono arrivate in faccia tro che dura po(si riferisce alle foto di lui che ore. Sesso, con Ambra uscite sette anni passione. E poi fa, ndr) e ad avere certezze non una telefonata, non un sentimentali che anni fa non messaggio. Ad Aristide però avevo. Ho scoperto una macapita che, vent’anni dopo, niera di amarsi che va al di quell’incontro fugace si rilà dell’innamoramento, che faccia vivo. E gli chieda di non bada alle forme del barivedersi. Aristide in scena cetto ma è di sostanza». (ino al 27 maggio all’Off/ In questo tipo di rapporto ci Off Theatre di Roma, per ripuò stare qualche «svago»? partire dopo l’estate) è Pier «Dipende. Io non sono uno Giorgio Bellocchio, protache non guarda le donne, gonista con Vanessa Scaleperò poi capisci che quello ra di Autobiograia erotica, svago di un’ora ti porta conda un testo di Domenico seguenze che ti fanno star Starnone. Figlio di Marco male. E io invece voglio star Bellocchio e spesso inbene. Poi, io vengo fuori da DA STARNONE terprete dei suoi ilm genitori separati, ho una soPier Giorgio (da Buongiorno, rella che mio padre ha avuBellocchio, 44 anni: fino al 27 maggio è in scena notte a Bella addorto da una seconda moglie a Roma in Autobiografia mentata), stavolta e che io adoro, comunque erotica (in basso, con la Pier Giorgio è imuna famiglia scombinata». coprotagonista Vanessa pegnato in un faccia Com’era ai tempi il suo rapScalera, 41). a faccia dal linguaggio porto con papà? crudo, senza alcuno scon«Sporadico e sempre legato to a organi genitali e atti sessuali, con un avvicinamento anche isico a una festa, non c’era una quotidianità. È mia madre che mi ha caalla sua partner al limite del brivido. Tanto che, papà di due iglie di 11 ricato sulle spalle, ino a vent’anni. Poi, è sul terreno del cinema, lae 7 anni, nonostante le loro richieste non le ha volute fra il pubblico. vorando insieme, che io e mio padre abbiamo costruito un rapporto, Perché ha scelto di interpretare questo spettacolo? forse è per questo che abbiamo fatto tante cose insieme». «Quando ho letto il testo mi sono guardato allo specchio e chiesto: Quando tornerà sul set? come si fa a farlo? Ma il produttore è Silvio Orlando, persona di se- «Ho in progetto un ilm con Francesco Dal Bosco, Cielo nero, dorietà rara in questo mondo, e ho pensato valesse la pena. Anche per- vremmo girarlo in autunno, afronta la travagliata igura storica di ché c’era Vanessa, che conosco da sempre: è amica delle mie iglie, Galeazzo Ciano. E continuerò col teatro: Autobiograia erotica ma di mia moglie. Abbiamo un rapporto fraterno e quindi baciarci in anche una ripresa di Lacci. Ci sono poi alcuni progetti tv, ma ino scena è una cosa da ridere. Così ho deciso di afrontare il rischio». alla ine non hai certezze: ormai sono i dirigenti delle strutture teleQuale rischio? visive a compiere le scelte artistiche, più di produttori e registi». «Mostrare un personaggio che si è comportato in maniera violenta ma non ha compiuto nessuna violenza. Qualcosa che tutti probabilmente «Sono cresciuto in un abbiamo afrontato». periodo in cui era quasi La «violenza» è il suo personaggio che dopo un atto rivoluzionario l’incontro sparisce. Rivede se stesso giovane? «Non proprio così, ma mi è capitato di svegliarsepararsi: a scuola ero mi al mattino con una ragazza che non sapevo spesso l’unico iglio chi fosse, e a dir la verità è successo anche che lei si fosse scordata di me. Certo, la fuga quandi divorziati. E questo do diventi uomo impari che non va mai bene». mi faceva sentire solo» Adesso è sposato, ormai da sedici anni. «Sì, sono riuscito a difendere il mio matrimonio

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FABIO LOVINO

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Tv CHE SERIE!

Il vostro prossimo binge-watching è israeliano Se siete a caccia di nuove serie tv, su Netflix c’è un titolo non inglese da vedere: FAUDA (la seconda stagione dal 24 maggio), miglior serie internazionale del 2017 secondo il New York Times. Creata dal giornalista israeliano Avi Issacharoff e dal protagonista Lior Raz, ex soldato e guardia del corpo di Arnold Schwarzenegger, è ambientata in Cisgiordania e segue l’agente israeliano Doron e la sua squadra di «mista’arvim», infiltrati fra i palestinesi per prevenire gli attacchi di Hamas. La novità di Fauda (in arabo, «caos») è che racconta entrambi i punti di vista del conflitto. Ma è soprattutto un thriller avvincente, basti pensare agli esempi di Homeland e In Treatment, remake di serie israeliane. Avete trovato il vostro prossimo binge-watching. M.C.

A corfù tra le lontre I panorami di Corfù, gli animali che si aggirano per casa, le gag dei protagonisti. I Durrell – La mia famiglia e altri animali (la seconda stagione va in onda dal 25 maggio alle 21.10 su laF) è la commedia tv che ha ottenuto ascolti che il canale Itv non vedeva dai tempi di Downton Abbey. Tratta dai libri dello zoologo Gerald Durrell, la serie racconta la storia dei Durrell, guidati dalla vedova Louisa, che decide di trasferire tutti a Corfù perché è al verde. Nei sei nuovi episodi la saga tragicomica continua con Gerry che ha trasformato la casa in uno zoo (incluso un LE MIE MEMORIE allevamento di lontre) e Louisa che si mette a La serie I Durrell - La mia famiglia e altri cucinare piatti tradizionali inglesi da vendere animali, tratta dai memoir ai locali. Peccato che avveleni qualcuno. M.C. dello zoologo Gerald Durrell. La seconda stagione parte il 25 maggio alle 21.10 su laF.

È il 2003 e siamo a Erie, Pennsylvania. Un uomo entra in una banca con una bomba attaccata al collo. Fa una rapina. Esce con poche migliaia di dollari e viene fermato dalla polizia: dice di essere stato costretto, che non sa come disinnescare il timer né come aprire il lucchetto. Intanto il tic toc della bomba procede. Sono i primi quindici minuti di EVIL GENIUS, la miniserie ora su Netflix sulla rapina più assurda della storia. Se La casa di carta non vi ha convinto, questa fa per voi, perché è l’esatto opposto: una storia di criminalità così folle e violenta da sembrare frutto di fantasia. Invece è tutto vero, a partire dai personaggi: Brian Wells è il rapinatore, fa il portapizze e non si capisce come sia finito con una bomba al collo. Poi c’è Bill Rothstein (sopra, a sinistra), un tipo strano che all’inizio aiuta la polizia. Ma soprattutto Marjorie Diehl-Armstrong (a destra), la vera protagonista: donna geniale quanto malata (disturbo bipolare), rea confessa di una serie di altri reati che si scopriranno man mano. Sono solo quattro puntate, ma è un colpo di scena dietro l’altro, un complicare la storia, invece che risolverla. SIMONA SIRI

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Radar

SHOW in 5 domande La sua biografia in breve? «Nato a Pescara, papà tipografo e mamma insegnante di sostegno. Ho fatto il liceo artistico, intanto un corso di recitazione, dovevo studiare architettura a Milano. Poi un agente mi notò e mi consigliò di venire a Roma e fare l’attore. Ora vivo qua con mio fratello Antonio, 22 anni».

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La prima volta sul set? «Nel 2012 nella serie Benvenuti a tavola 2 con Fabrizio Bentivoglio e Giorgio Tirabassi. Avevo l’apparecchio ai denti e facevo di tutto per nasconderlo: recitavo con la bocca deforme e il regista diventava matto perché non capiva le mie facce. Ma non mi ha beccato».

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Status sentimentale? «Sono felicemente fidanzato da un anno e tre mesi con la collega Matilda De Angelis. Ci conoscevamo di vista, incontrati all’anteprima di un film. Ci siamo messi insieme un anno dopo perché al tempo lei era impegnata».

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Il ruolo che non si sarebbe aspettato? «Quello di Trust: non avrei mai immaginato di lavorare con Danny Boyle. Lo amo da quando avevo 13 anni: adoro Trainspotting e The Millionaire. Potrebbe tirarsela, invece è di un’umiltà pazzesca. Al mio provino rideva fortissimo, anche se la scena non era comica».

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Gli inizi in tv, oggi il ruolo nella serie di un regista premio Oscar e l’amore per una collega. Identikit di ANDREA ARCANGELI, attore da tenere d’occhio di MARGHERITA CORSI

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è una cosa da cui Andrea Arcangeli non si separa mai: «L’orecchino al lobo sinistro. Quando me lo devo togliere per recitare e mi guardo allo specchio, non mi sento più io». Ma l’attore abruzzese di 24 anni, nuovo volto da tenere d’occhio, deve farne a meno sempre più spesso. Le ultime occasioni? Trust (il mercoledì alle 21.15 su Sky Atlantic), la serie sul sequestro di John Paul Getty III diretta da Danny Boyle, dove è uno dei rapitori, e il ilm Dei di Cosimo Terlizzi, nelle sale dal 21 giugno. f oto

ROBERTA KRASNIG

La band preferita? «A 15 anni ho scoperto i Chemical Brothers, che mi hanno aperto gli occhi sulla musica elettronica. Mi ha folgorato il film del loro concerto in Giappone. Oggi mi diletto a fare il deejay, l’ultima volta ho suonato all’Ex Dogana, un locale in voga ora a Roma».

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Danny Boyle, Matilda e i dischi


Musica

SHOW Vuoi un po’ di sangria?

Grandi manovre in casa Sony per sfornare la hit globale dell’estate. In campo CAMILA CABELLO e PHARRELL WILLIAMS con una canzone dal titolo che più estivo di così non si può: Sangria Wine. Lei è la popstar cubana che con il suo album d’esordio, Camila, macina record su record. Lui è il re Mida della musica, esperto «tormentonista» di lungo corso: suoi Get Lucky e Happy. La canzone mescola inglese e spagnolo, suoni latini e un testo accattivante. Perfetta da ballare sulla spiaggia con un bicchiere di sangria in mano. V.CO.

Despacito, spostati Con la sua 1, 2, 3, SOFÍA REYES punta al tormentone mondiale dell’estate. Orgogliosamente latino di FERDINANDO COTUGNO

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piace tutto quello che è arte: musica, pittura, recitazione». E bilingue, come la sua musica. «Sì, è paradossale, ma per me è più facile scrivere in inglese. Lo spagnolo è come l’italiano, fai in fretta a suonare stupido, in inglese funziona sempre tutto, mi fa sentire più rilassata». Le va bene essere inquadrata nella musica latina o è un’etichetta che le sta stretta? «Ne vado iera. Voglio raggiungere il mondo e piantare la bandiera messicana, come Guillermo del Toro e Alejandro Iñárritu. Sono i miei modelli, non fanno solo ilm messicani ma il Messico in qualche modo c’è sempre». Lei ha anche il vantaggio che lo spagnolo sta diventando la nuova lingua globale della musica. «Sì, è incredibile cosa è successo con Despacito, per noi è bello vedere russi o cinesi cantare in spagnolo un, dos, tres. Me lo dicevano: un giorno tutti vorranno cantare insieme a un artista latino. Finalmente sta succedendo, ed è solo l’inizio».

Voglio vederti danzare Questa estate balleremo musica house ibrida. Parola del dj francese Feder, che dalla pista ha deciso di spazzare via due cose: «La prima è la musica latina, non se ne può più». La seconda è «l’elettronica senza sorprese o cambi di ritmo». Il suo contributo è Keep Us Apart, singolo pubblicato col produttore Jen Jis e con la voce dei Bright Sparks. «Volevamo dare quell’effetto da spiaggia estiva al tramonto, mescolando house, suoni tropicali ed elettropop», spiega. Feder e Jen Jis vivono a Parigi, capitale del French touch, il tocco francese che ha prodotto l’elettronica più interessante degli ultimi decenni: Air, Daft Punk, Phoenix. «Per noi la loro eredità sta nel bisogno di eleganza, nel lavorare per sottrazione». Tutto finito in Keep Us Apart, candidata a essere una delle canzoni dell’estate: «Vogliamo farvi divertire con qualcosa di diverso dal solito». F.C. 30.05.2018

HÉL ÈN E PAMB RU N

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l titolo non ha puntato sull’originalità, ma d’estate non si sbaglia mai se si canta 1, 2, 3 (letto: un, dos, tres), come fa Sofía Reyes nel suo nuovo singolo, con la partecipazione di Jason Derulo e De La Ghetto. Dopo il trionfo di Despacito (5 miliardi di visualizzazioni su YouTube), la popstar messicana prova con 1, 2, 3 a replicare il golpe latino sulla musica globale di Luis Fonsi e Daddy Yankee. Sofía ha 22 anni, a 17 è arrivata a Los Angeles. Sognava di conoscere Avril Lavigne e Johnny Depp, è stata scoperta dal re della bachata Prince Royce. Sofía, com’è cominciato tutto? «Da piccola scrivevo canzoni con papà. Professionalmente sono “nata” nei mesi prima di trasferirmi, quando ho studiato chi è Sofía, cosa le piace, cosa mangia, qual è il suo colore preferito. Il mio progetto rappresenta ciò che sono, non una bolla, ho guardato interviste ad altre popstar per ispirarmi». E chi è Sofía? «Sono una ragazza messicana a cui


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Cinema

SHOW Unsane in 3 punti Ispirato a casi (veri) di truffe ai danni delle assicurazioni mediche americane, Unsane, in uscita il 7 giugno, è la storia di una giovane donna, Sawyer Valentini, internata contro la sua volontà in una clinica psichiatrica. Ce lo racconta in 3 punti il regista Steven Soderbergh (in basso). • LA

REGINA CLAIRE •

«Claire Foy, l’attrice protagonista del film, l’ho incontrata la prima volta ai Golden Globe. Mi ha affascinato quanto fosse diversa dal personaggio della regina Elisabetta che interpreta nella serie e sono andato a Londra a parlarle. Sembrava entusiasta del film. Le ho detto: “Comunque, sono solo due settimane, anche se ti trovassi malissimo passerà velocemente”». • TUTTO

C’È VITA LASSÙ?

Gli esordienti Chiara Stella Riccio e Luca Esposito con Valerio Mastandrea in una scena di Tito e gli alieni, nelle sale dal 7 giugno.

Un divano nel deserto

Piccolo film poetico, TITO E GLI ALIENI racconta di un uomo con i nipoti a caccia di suoni dall’universo

CON IL TELEFONINO •

«Il film è girato tutto con l’iPhone. Da un paio di anni lavoravo sull’idea di fare un esperimento del genere. È stata una scelta creativa, non di budget. È come usare una penna, puoi mettere la telecamera ovunque. Mi sembrava di essere tornato a quando, da ragazzo, giravo i miei primi film in Super 8». • UN

PIZZICO DI #METOO •

«Viviamo in una realtà costruita dagli uomini per gli uomini. Non solo Sawyer, tutti i personaggi femminili, qualunque sia la storia, devono lottare per essere considerate allo stesso livello dei maschi. Movimenti come MeToo o Time’s Up avranno di certo un impatto su cinema e tv». E.B.

di ENRICA BROCARDO

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NICOLAS GUERIN

CON TOU R BY GETTY IMAG ES

l professore passa notti e giorni ad ascoltare i suoni che provengono dallo spazio, sdraiato su un divano nel mezzo del deserto. Intorno soltanto il suo laboratorio goniabile, un container-abitazione con patio estraibile e un tunnel laboratorio. Non ci vuole molto a capire che il vero alieno è proprio lui, ormai disconnesso dal resto dell’umanità. E chissà che brutta ine farebbe se non gli piombassero fra i piedi i due nipoti, igli del fratello che gli annuncia in videomessaggio la propria dipartita e la conseguente consegna dei ragazzini: Anita, adolescente in piena tempesta ormonale, e il piccolo Tito, ancora avvolto in un bozzolo di stupore infantile. Presentato lo scorso anno al Torino Film Festival, il 7 giugno arriva nei cinema Tito e gli alieni con Valerio Mastandrea (il professore). Una sci-i comedy, l’ha deinita Paola Randi, regista al suo secondo ilm (il primo, Into Paradiso, del 2010, aveva ricevuto quattro candidature ai David di Donatello), che ha citato tra le ispirazioni Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg. Girato fra il Nevada, sul conine con l’Area 51, la zona militare dove si dice che ci sarebbero stati atterraggi di oggetti volanti, e il deserto di Tabernas, in Spagna, dove Sergio Leone ambientò i suoi spaghetti western, Tito e gli alieni è un ilm piccolo, fatto di poco ma poetico e originale nel modo in cui afronta il tema del lutto, riportando al suo signiicato letterale il termine «extraterrestre». Da un lato c’è la perdita del professore che scruta i rumori provenienti dall’universo, nella speranza di captare un segnale della moglie morta, dall’altro quella di Tito, incapace di accettare che le comunicazioni con il padre si siano chiuse per sempre. Contrariamente a quanto canta Paolo Conte, si scoprirà che il cielo non è «vuoto, abissale». 30.05.2018


Mi piace piacermi

PROTETTA DALLA TESTA AI PIEDI

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SHOW

Libri

Il prete innamorato Il sesto volume della sua decalogia su New York è appena stato pubblicato nella sua patria di adozione, gli Stati Uniti. ANTONIO MONDA racconta le ispirazioni, i maestri e i sentimenti dietro il suo romanzo di LAURA PEZZINO

RICONOSCIMENTO

Antonio Monda, 55 anni, è autore dell’Indegno (Mondadori) appena pubblicato negli Usa con il titolo Unworthy. Il 23 maggio presenta il libro a New York con Jonathan Safran Foer.

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baglierò e peccherò chissà quante volte, ma l’abito della mia indegnità non smetterò mai di indossarlo, perché sono un discepolo di Pietro, il pescatore che rinnegò il proprio maestro nel momento in cui Cristo veniva arrestato, torturato e messo in croce». In bilico tra peccato e grazia, sintesi impossibile tra divino e terreno, ricettacoli di tentazioni e intermediari di miracoli, in letteratura i preti sono stati raccontati da Manzoni, Bernanos, Greene, Mauriac e molti altri. Mancava, però, una igura umanamente tragica come quella di Abram Singer, protagonista dell’Indegno, il romanzo di Antonio Monda appena uscito negli Stati Uniti per Penguin Random House con il titolo Unworthy, importante riconoscimento per un italiano che vive a New York da quasi 25 anni e ha votato la vita alla cultura. Il volume è la sesta «puntata» di un’opera in dieci parti sulla città, ognuna ambientata in una decade del ’900 (qui siamo nei ’70, la prossima sarà dedicata ai ’90). Con una lingua asciutta ed eicace (i suoi maestri sono Hemingway, Isaac Singer e Borges, e anche Roth, Bellow e Miller, uno a cui, lui dice, «ho rotto molto le scatole»), racconta le vicende, anche erotiche, di un sacerdote innamorato di una donna e per questo intimamente lacerato. In America, il libro ha già ottenuto recensioni da capogiro: per Daniel Mendelsohn, la lotta di Abram ha radici nelle Confessioni di Sant’Agostino; Colum McCann ha usato le parole «eleganza, grazia, chiarezza»; Mary Karr lo ha accostato a Graham Greene. Sulla cover è riportato il blurb-feticcio per eccellenza, quello di Philip Roth: «Con grande rainatezza narrativa, Monda ha scritto un romanzo denso e potente che ricorda un macabro racconto erotico di Boccaccio».

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LA DOMANDA «DIO ESISTE?» È L’UNICA ETERNA. RIMANE IN OGNI UOMO, IN QUALUNQUE MODO LA PENSI

Mi racconta come è andata con Roth? «Gli avevo chiesto un parere sul libro, facendogli anche una battuta: sii sincero ma, se non ti piace, sii gentilmente sincero. Una settimana dopo mi ha mandato una lunga email, dove ne parlava molto bene e mi diceva quali erano state le sue scene preferite – una è quella dei preti che guardano la boxe. Colpito dalla sua generosità, gli ho chiesto: “Vorresti condividere quello che pensi?”». Perché proprio questo è stato il primo della decalogia a essere pubblicato negli Usa? «Sia per il tema attualissimo, il rapporto tra amore, attrazione erotica e fede, sia perché è il meno “newyorkese”, una storia d’amore che poteva accadere ovunque». Abram è un confessore che si «confessa». Chi c’è dall’altra parte della grata?

«Chiunque abbia vissuto una storia d’amore impossibile, che di solito sono le più forti». Che prete è Singer? «Un buon prete, che però fa cose che non dovrebbe. Uno che litiga con Dio. Litigare con Dio non è una bestemmia, ma la forma più alta di preghiera. Lo fa anche Giobbe». Un peccatore che rimane umanissimo. «Io amo gli scrittori umanisti, quelli che amano i propri protagonisti. Io non giudico mai Abram, un po’ perché mi ci riconosco e un po’ perché è fragilissimo». Nel libro riporta i versi di due donne mitiche, la poeta Wislawa Szymborska e Patti Smith. «Szymborska volevo citarla da una vita. Patti è un’amica: ha chiesto per me a Springsteen i diritti di Because the Night, una delle mie canzoni preferite di sempre». 30.05.2018


STORIE

AARON TRA VERITÀ E FINZIONE

ui, o meglio, Quicksilver, il personaggio che interpreta nella saga di supereroi più amata, è stato visto aggirarsi sul set di Avengers 4 (atteso a maggio 2019). A parte il grosso (per gli appassionati) spoiler, questo è un momento produttivo per l’attore del Buckinghamshire Aaron Taylor-Johnson, 28 anni, che avrà il ruolo di protagonista nel film A Million Little Pieces. Regista del lungometraggio è sua moglie Sam Taylor-Johnson, che gli ha anche affidato il compito di scrivere la sceneggiatura. La pellicola è basata sull’omonimo memoir del 2003 dove lo scrittore James Frey (interpretato da Aaron) raccontava la propria dipendenza dalle droghe, e che venne successivamente accusato di avere esagerato e inventato alcuni fatti.

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Abiti, Prada. Scarpe, Red Wing. Collana, Me & Ro.

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VANITY AL TOP

COSÌ SONO DIVENTATA

CINDY CRAWFORD Organizzata, disciplinata, determinata, la modella più famosa del mondo ha un istinto naturalmente positivo, un sorriso da un milione di dollari che non smette di incantare e una storia che parte da lontano e che non prevedeva nessun successo e nessun esito di PAOLA JACOBBI foto PAMELA HANSON ser vizio DEBORAH AFSHANI

THAT’S AMORE Cindy Crawford, 52 anni. L’ex top model americana è protagonista della seconda campagna San Benedetto, I love you diretta da Gabriele Muccino. 76

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Mi viene da chiederle se sia mai stato un «piano» diventare Cindy Crawford. «Ah no. Per fortuna il destino è sempre più fantasioso della nostra immaginazione. Non avrei mai avuto l’audacia di sognare quello che è diventata la mia vita. Quando ho iniziato, posare per un catalogo a Chicago, per me, ragazza di una piccola città di provincia, era già clamoroso. Ricordo che sono arrivata a New York e non sapevo nemmeno come chiamare un taxi». Che ruolo ha avuto sua madre in tutto questo? «Non sapeva nulla del mondo della moda, non era mai nemmeno uscita dagli Stati Uniti né aveva mai desiderato farlo. Ma è una donna di grande forza. Ha saputo sopravvivere al dolore della perdita di un iglio, mio fratello è morto a tre anni, quando io ne avevo otto e le mie due sorelle pochi di più. La sua capacità di rialzarsi e di andare avanti mi è stata d’esempio e lo è ancora oggi». Lei ha due igli che sono entrambi modelli: Kaia e Presley. Ma lei, a differenza di sua madre, sa tutto del mondo in cui stanno entrando. «Kaia ha sempre voluto fare la modella. Quando era piccolissima mi diceva “mamma, dai, giochiamo a fare le foto”. E io la vestivo, la truccavo un po’ per farla 78

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indy Crawford e famiglia, il giorno prima di partire per Roma, sono tornati a casa dal festival musicale di Coachella. La mattina dopo, lei ha messo la sveglia alle 5, fatto la valigia, si è allenata per un’oretta, come tutti i giorni. Quando la incontro, è reduce da una decina di ore sul set di Gabriele Muccino, con cui per la seconda volta ha girato gli spot per l’acqua San Benedetto. E, inita quest’intervista, mi ha salutato per andare tutta felice al Colosseo, in visita privata. Sembrava una ragazza, jeans bianchi e scarpe basse e quel sorriso da un milione di dollari. Ho pensato che forse un’altra, con la scusa del jet lag e della lunga giornata di lavoro alle spalle, sarebbe andata a farsi fare un massaggio nella spa dell’hotel di lusso dove alloggia. Ma Cindy Crawford non è una modella qualsiasi. Cindy Crawford è organizzata, disciplinata («in famiglia mi prendono anche in giro per questo», racconta) e non vuole perdersi nemmeno un’opportunità nella sua già meravigliosa vita. «Più passano gli anni e più sto attenta a come impiego il mio tempo, è questo il mantra». Mantra o arma segreta di un istinto naturalmente positivo, Cindy è come Mary Poppins, praticamente perfetta. 52 anni, sposata da venti allo stesso uomo, l’imprenditore Rande Gerber, 56, non ha nostalgie del passato, non si atteggia da leggenda. È qui, che mi guarda negli occhi, fa domande («quante ore di treno ci vogliono da Milano a Roma?») e commenta con me l’ultima stagione di Billions (le piace molto).


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Perché non ha più fatto cinema, dopo quell’unico ilm del 1995, Facile preda? «Io non sono un’attrice né ho mai voluto esserlo. Non avevo mai nemmeno partecipato a una recita scolastica! Un amico produttore mi convinse a girare quel ilm e io accettai. Fu un’esperienza disastrosa ma anche la prova deinitiva che non era una cosa per me. Io posso solo essere me stessa, non so interpretare un’altra». Kaia segue i suoi consigli? «Sì, perché sa di che cosa sto parlando! Per ora viaggia sempre accompagnata, ma ho saputo che si sa gestire benissimo da sola. A una silata a Parigi, quando ha visto che l’abito che avrebbe dovuto indossare era troppo trasparente, ha chiesto se potevano darle una fodera da mettere sotto. Sapeva che io non avrei approvato e quindi ha fatto la cosa giusta. D’altronde, sta anche lavorando con persone con cui io stessa ho lavorato, a partire da Karl Lagerfeld (Kaia è protagonista di una campagna Chanel, ndr). Mi sento tranquilla, mio marito un po’ meno perché TU VUÒ FA L’ITALIANA vorrebbe che restasse la sua bambina per Ve la ricorderete sicuramente in abito scollato e tacchi a spillo mentre beve sempre, ma sappiamo che non è possibile». da una bottiglia d’acqua per le strade di Roma. Per la seconda stagione, e sempre Quanto è cambiata la moda dai suoi tempi nella capitale, Cindy torna a far girare la testa degli italiani (e non solo) a quelli di Kaia? come protagonista della campagna San Benedetto, I love you, che sarà on air «Molto. Chi avrebbe mai detto che un dedal 26 maggio. Dietro la cinepresa, ancora una volta, il regista Gabriele Muccino, signer come Virgil Abloh, che viene dallo 51 anni (sotto), mentre la fotografia è stata affidata a David Bellemere. streetwear, sarebbe diventato direttore creativo di Louis Vuitton? Cambia la moda, cambia la storia, cambia il concetto stesso di couture… E poi, ovviamente, Instagram. Diventano personaggi gli stilisti, ma anche le redattrici di moda, i parrucchieri e i truccatori. Ai miei tempi, senza un giornalista, io non avevo modo di raccontarmi, al di là dell’immagine, oggi le modelle sono personalità in diretto contatto con il pubblico, questo cambia tutto. Instagram è un secondo lavoro, utilissimo per valorizzare il proprio nome e quello dei marchi che rappresenti. Ed è anche un nuovo parametro divertire. A dieci anni, ha fatto una piccola cosa che mi aveva chie- per giudicare una modella: oggi non si guarda solo alle misure ma sto Donatella (Versace, ndr) e da allora ha cominciato a tormen- anche ai followers». tarci. Io le ho detto di aspettare almeno i sedici anni e i sedici anni Un bene o un male? sono arrivati, così, in men che non si dica. Presley è diverso. Lui «È un nuovo mare in cui si naviga. Ti esponi molto di più, anche ai odiava essere fotografato. Dovevamo dargli una mancia perché ac- commenti cattivi della gente. Le ragazze di oggi dovranno svilupcettasse di essere nelle foto di famiglia! Infatti sono molto stupita pare una pelle molto dura per respingere questa negatività». che adesso stia lavorando. Ma sono sicura che non continuerà a Un’altra novità di questi tempi è che l’immagine della donna matura lungo, penso che diventerà un imprenditore come suo padre». è molto cambiata. Oggi ci sono campagne di grandi marchi anche Suo marito mi ha detto che la forza della vostra coppia è l’amicizia. con modelle con i capelli bianchi. «Sì, quando ci siamo conosciuti, nessuno dei due era lì per sedurre «Lo so, è bellissimo, fa parte di una nuova cultura di inclusione, di l’altro. Io non ero in quelle situazioni da “primo appuntamento” una visione inalmente non stereotipata della bellezza. È giusto che in cui ingi che ti piaccia il baseball per compiacere lui, quando ci sia varietà di peso, razze, età. Ma io glielo dico: non sono pronta a il baseball ti ha sempre fatto orrore (ride). Il nostro matrimonio si smettere di tingermi i capelli, non sono ancora così coraggiosa!». basa su un autentico desiderio di passare del tempo insieme e condividere le cose della vita». Make-up Monika Blunder. Hair Johnnie Sapong.

«NON SONO ANCORA PRONTA A SMETTERE

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DI TINGERMI I CAPELLI»


VANITY ALTA TENSIONE

IL COLLEZIONISTA

DI IMMAGIΝI Ci sono molte costanti nella carriera del regista Abdellatif Kechiche, diventato popolare con La vita di Adele: scoprire talenti, realizzare centinaia di ore di girato, essere amato dalla critica. Ma anche suscitare polemiche, al punto da incontrare diicoltà per inire il nuovo ilm, primo di una trilogia. Riuscirà a completarla? di ENRICA BROCARDO

ASPETTANDO IL DUEMILA Una scena di Mektoub My Love Canto Uno, l’ultimo film di Abdellatif Kechiche, al cinema dal 24 maggio.

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fare promesse d’amore infondate a un’altra ragazza. Filma idealmente le giornate trascorse in spiaggia e le notti che iniziano al ristorante gestito dalla famiglia, dove stazionano decine di parenti, per inire in discoteca all’alba. Un iume di parole e un turbinio di zie, zii e nipoti, baci, avance, pettegolezzi e confessioni. «Mi piacciono questi rapporti non conlittuali fra generazioni diverse», dice. «Perché, alla ine, i giovani passano attraverso le stesse tappe che abbiamo afrontato noi». Kechiche è arrivato con la famiglia a Nizza, all’età di sei anni. La sua passione per il cinema e il teatro l’ha portato a studiare arte drammatica al Conservatorio e, inizialmente, a fare l’attore. «Ma, col tempo, ho capito che non faceva per me. Quando mi trovo una telecamera davanti, mi auguro solo di vederla esplodere».

DA ATTORE A REGISTA Abdellatif Kechiche, 57 anni, nato a Tunisi, vive a Parigi. Ha esordito come attore di teatro, poi dal 2000 ha diretto 6 film. Nel 2013 ha vinto la Palma d’oro con La vita di Adele.

«NON VOGLIO CHE I MIEI FILM ASSOMIGLINO ALLA VITA. VOGLIO CHE SIANO PEZZI DI VITA VERA» 84

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E così, come si dice, passa dall’altra parte. Il suo debutto alla regia è del 2000, con Tutta colpa di Voltaire, che vince il premio Luigi De Laurentiis a Venezia. Nel tempo, lo stile dei suoi ilm non è cambiato molto. Uguale la scelta frequente di attori non professionisti – lo stesso Shaïn Boumedine che interpreta Amin è stato reclutato mentre faceva il cameriere – che hanno molte volte iniziato la loro carriera nel cinema grazie a lui («Quello che più mi eccita è scoprire talenti, giovani che mi stupiscono e che mi meravigliano, e con i quali si possono provare un sacco di cose, liberamente»). Stessa la passione per il realismo estremo che lo porta a ilmare senza interruzione, collezionando centinaia di ore di girato. Altra costante: il riconoscimento della critica. Da Cous cous, Leone d’argento – Gran premio della giuria a Venezia nel 2007, ino a La vita di Adele, Palma d’oro a Cannes nel 2013. Ma quello che doveva essere l’anno della sua consacrazione è inito per diventare l’inizio di una serie di polemiche con strascichi che arrivano a oggi. Le due protagoniste della Vita di Adele, Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux, si sono lamentate per i suoi metodi non proprio ortodossi sul set e la troupe lo ha accusato di lavorare nel caos. A sua discolpa, Kechiche avrebbe potuto usare il suo credo: «Non voglio che i miei ilm assomiglino alla vita. Voglio che siano pezzi di vita vera». E, invece, sentendosi accerchiato dai nemici e vittima di complotti (non deve aver aiutato il fatto che la Seydoux sia la nipote del presidente della casa di produzione cinematograica Pathé, la stessa che avrebbe dovuto distribuire il ilm) ha fatto lievitare le tensioni. E ha perso per strada i inanziamenti. Per inire il montaggio del ilm, il regista ha messo all’asta la sua Palma d’oro, più altre memorabilia recuperate dal set. Mektoub My Love - Canto Uno è passato lo scorso settembre al Festival di Venezia, dove ha raccolto qualche accusa di sessismo per le tante inquadrature altezza glutei delle attrici. Ma il vero problema è che non si sa che ine farà il Canto Due, già girato – in realtà Kechiche ha in mente una trilogia –, che immagina la vita dei personaggi oltre il romanzo di Bégaudeau. «Non posso svelare tutto, ma nella seconda parte Amin incontra un produttore cinematograico», concede lui. E noi ci auguriamo di scoprire presto il resto. 30.05.2018

RO CH A RMAN D O /CON TO UR BY G ETTY IMA GES

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egli anni Ottanta dicevamo: “Mancano solo vent’anni al nuovo secolo”. Poi, negli anni Novanta: “Ne mancano solo dieci. Tra poco è il Duemila e sarà straordinario, saremo ancora più liberi”. In realtà qualcosa cominciava a incrinarsi, a corrompere quella speranza che, allora, ci metteva in uno stato di efervescenza». Nasce dal bisogno di tornare indietro, dimenticare un presente fatto di terrorismo e tensioni sociali il nuovo ilm di Abdellatif Kechiche, Mektoub My Love - Canto Uno, al cinema dal 24 maggio. «Una fuga», lo deinisce il regista, agli anni in cui sentì quella speranza formarsi per la prima volta. «Avevo 13, 14 anni quando vidi un ilm di Bertrand Blier, I santissimi. Mi trasmise un desiderio di libertà che, oggi, ormai è perso», ma che ancora muove i personaggi della storia ispirata al romanzo La ferita, quella vera di François Bégaudeau, lo stesso della Classe, dal quale fu tratta la sceneggiatura del ilm di Laurent Cantet, Palma d’oro al Festival di Cannes giusto dieci anni fa. Ma se il libro, appena pubblicato in Italia da Einaudi, è ambientato nel 1986, Kechiche ha preferito spostare la storia al 1994, a Sète, nel Sud della Francia. Per avvicinarsi alla ine del secolo, agli sgoccioli di quell’attesa. E, probabilmente, anche se non lo ammette in modo esplicito, per allontanare il sospetto – legittimo – di autobiograismo. Dice: «Non penso che tu possa davvero parlare di te in un ilm. Sono gli altri che mi spiegano chi sono». Eppure si fa fatica a non trovare corrispondenze fra lui e il protagonista, Amin. E non solo, banalmente, per le origini tunisine. «Ama la letteratura, scrive sceneggiature, come sognavo io da ragazzo». E siccome è appassionato di fotograia, il suo sguardo inquadra tutto quello che gli accade intorno. Spia la ragazza della quale è innamorato tradire il proprio idanzato con suo cugino, Tony. Osserva quest’ultimo


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VANITY SENZA TEMPO BELLEZZA D’ORO Kylie Minogue, 50 anni il 28 maggio. Nata a Melbourne, ha esordito come attrice nel 1979 e nell’industria discografica nel 1987. Da poco è uscito il suo album Golden.

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I colpi di fulmine. Gli amori. Le separazioni. La curiosità. I rischi. Le vittorie. Le sconitte. Un’icona degli anni ’80 si mette a nudo raccontando un’epopea romanzesca e avventurosa come le montagne russe. Arrivata a un traguardo signiicativo, l’artista australiana si racconta partendo dagli inizi e, oltre a mostrare un’invidiabile forma isica, sventola un’ironia sottile: «Ho sempre avuto paura che scoprissero che ero soltanto un bluff» di ELIZABETH DAY foto JEM MITCHELL 30.05.2018

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«AMO L’AMORE E AMO SENTIRMI INNAMORATA, ACCADRÀ ANCORA, È SICURO»

a iglia degli anni Ottanta, sono cresciuta guardando Kylie Minogue che interpretava il meccanico Charlene Robinson nella soap opera australiana Neighbours. In camera mia avevo un poster con lei e il co-protagonista Jason Donovan e sognavo che i due fossero innamorati anche nella vita (in seguito sarebbe saltato fuori che lo erano). A farmi scoprire il suo primo album, Kylie, era stata la mia migliore amica. Lo ascoltavamo durante i lunghi viaggi in auto, costringendo i nostri genito- ammette di essere uscita «a pezzi» da quella relazione. Per riprenri a continui replay. dersi è andata in Thailandia con due amiche. «Ho avuto un esauriCon gli anni Minogue è maturata an- mento nervoso, avevo bisogno di una pausa. Ero lì che pensavo soche come artista. In tre decenni ha lo: “no, no, no, no”. La Thailandia mi ha permesso di diventare più pubblicato 13 album e venduto più di forte e andare avanti». Alla ine del viaggio si è sentita «pienamente 8 milioni di copie. E si è reinventata calma». «Mi sono bastati sei giorni: ci metto un attimo a inire ko, di continuo: gattina sexy, showgirl, ma non ci resto a lungo. Sono una persona troppo pragmatica». dance queen elettro-pop e cittadina Spiega che una parte di lei sentiva che sposare Sasse nonostante inglese onoraria dopo essersi trasferi- i quasi vent’anni di diferenza tra loro fosse la cosa giusta, ma agta a Londra nel 2011 nel quartiere di giunge: «Ho fatto tutto in modo meccanico, pensando “È quello Knightsbridge. Il suo ultimo album, che fa la gente”. Invece non era la relazione giusta. Non sono mai Golden, la vede nella nuova incarna- stata una di quelle ragazze che sogna di attraversare la navata di zione di pupa della musica country. una chiesa». Le canzoni hanno un ritmo veloce e ti Eppure la cantante resta un’inguaribile romantica. Le sue storie restano in testa tutto il giorno. d’amore con uomini bellissimi sono sempre molto passionali, dalla La incontro all’hotel Ritz, e sem- rockstar scomparsa Michael Hutchence all’attore francese Olivier bra ancora la ragazza del poster di Martinez, al modello spagnolo Andrés Velencoso. trent’anni fa: sorridente, occhi espressivi e guance da scoiattolo. «Amo l’amore e amo sentirmi innamorata. Probabilmente sucCompirà 50 anni il 28 maggio, ma ha solo un accenno di zampe cederà ancora. Funzionerà? Forse no. Forse sì. Devo darmi una di gallina intorno agli occhi: è minuta e lessuosa come un elegante possibilità, ma al momento mi sto godendo la sensazione di essere levriero, e indossa una maglietta bianca, stivali di pelle dorati e una perfettamente centrata su me stessa». gonna con orlo luccicante. «Che gioia! Adoro ascoltare queste sto- Minogue ha sempre seguito il principio guida che qualunque cosa rie», urla quando le racconto i miei aneddoti su di lei. Una delle co- accada lo spettacolo deve continuare. Sin da bambina, sognava di se che le piace di più dello stare sul palcoscenico è la sensazione di lavorare nello show. Suo padre, Ron, faceva il contabile, la madre, intimità con il pubblico. «Una sensazione che, su un piano cosmi- Carol, era una ballerina professionista e portava regolarmente i tre co, amo da morire. Quella gente ha igli (Kylie ha un fratello e una socomprato i biglietti, ha ascoltato le rella più piccoli) a teatro e a lezioni mie canzoni. Alcuni hanno preso di musica. Lei suonava il piano e una babysitter per venirmi a sentire il violino, poi ha scoperto Prince, e c’è chi è andato dal parrucchiere: Adam Ant e i Duran Duran e ha piccole cose che mi riempiono il perso l’interesse per la musica clascuore». Non a caso, ai fan ha dedisica. Sognava di diventare come cato il pezzo Sincerely Yours. «Olivia Newton-John in Grease o la Negli anni il pubblico l’ha vista bionda degli Abba». La svolta che attraversare momenti complicati, l’ha resa una celebrità è arrivata nel non ultimo la separazione, lo scor1986, quando ha esordito nel ruolo so febbraio, dal idanzato trentendi Charlene in Neighbours: lo stress ne, l’attore Joshua Sasse che, si è era intenso. Per un po’ ha soferto di detto, non le è stato fedele. Si erano ansia, appoggiandosi al fratello che conosciuti nel 2015 sul set della serie tv americana lei descrive come «una roccia, una valvola di sfogo». PAZZI PER LEI Galavant, e a rendere ancora più crudele la ine della Una valvola che continua a usare. Ultimamente, doKylie al Jeffrey loro relazione è stato il fatto che Minogue, di solito vendo viaggiare parecchio, «ci sono dei momenti in Sanker’s White molto riservata, nel 2015, ospite del programma Decui sono così stanca che ho solo bisogno di farmi un Party di Palm sert Island Discs su Bbc Radio 4, aveva dichiarato bel pianto». Così cerca un ilm strappalacrime, un Springs il 28 tutto il suo amore per Sasse, dicendo che «sarebbe classico come La mia Africa. aprile scorso. stato fantastico metter su famiglia». La cantante All’apice della celebrità adolescenziale, Minogue ha


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bar”. E questa cosa semplicissima diventa un’impresa». Si zittisce. Gli occhi le si velano. «Non è un’esperienza facile da ricordare». Si è riconciliata con la propria mortalità? «È una grossa domanda. E non so la risposta». Sono consapevole del paradosso che c’è nel discutere di morte con qualcuno così associato all’idea dell’eterna giovinezza. Per molto tempo Minogue è sembrata senza età, in parte perché – ammette – si è un po’ aiutata con il botox. Poi ha mollato, e da quel momento ha un aspetto decisamente migliore: il viso è più aggraziato e sembra più in pace con se stessa. Sembra sempre di almeno vent’anni più giovane, ed è incredibile pensare che ne stia per compiere 50. «Lo so», dice con tono lamentoso, e poi si ferma. Si raddrizza sulla sedia e dice allegramente: «Lo so che faccio 50 anni! Mi sento di fare qualcosa che non è tanto da me, tipo organizzare una mega festa: quest’anno credo proprio che lo farò». In passato Minogue ha parlato del suo desiderio di mettere su famiglia. Avvicinarsi a mezzo secolo di vita le ha fatto mettere in discussione la cosa. Li vuole ancora dei AMORI PASSATI igli? Dall’alto a «No, non fa per me», dice con sinistra, Kylie fermezza. «Ci ho ragionato socon Jason pra, più volte, e mi sono chiesta Donovan, Michael “è una cosa che voglio?”. La Hutchence, risposta è no. Perché se provo a scomparso nel immaginare a come debba essere 1997, e Joshua diventare madre e guardare tuo Sasse, il suo iglio negli occhi, ecco…». Ci ultimo gira intorno, cercando il modo compagno. giusto per esprimere una conclusione a cui è arrivata con dolore. «È chiaro che mi domando come sarebbe. Ma il tuo destino è il tuo destino e, se per qualche miracolo dovessi rimanere incinta, non riesco a immaginare… a questo punto della mia vita, mi chiedo, è una cosa che saprei gestire?». Si ferma un attimo. «Non rientra tra i progetti della mia vita. Mentirei se dicessi che non provo un po’ di tristezza nella cosa, ma non mi lascio soprafare. Non posso. Anche perché, che altro potrei fare? E poi, se e quando conoscerò qualcuno, ci sono buone probabilità che comunque quel qualcuno avrà già dei igli. Così posso immaginare di diventare matrigna». C’è un istante di silenzio e poi l’atmosfera cambia, passando in un battito di ciglia dall’intimismo rilessivo a un allegro ottimismo. Sorride e i suoi stivali dorati luccicano e scintillano. Mi chiedo se sia nello spazio, in quella zona di conine dove indossa la sua «giacca dell’ego» prima di salire sul palco, perché qualunque altra cosa accadrà, qualunque cosa stia attraversando, Kylie Minogue ha sempre saputo che lo spettacolo deve continuare. [traduzione di Tiziana Lo Porto] 30.05.2018

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fatto qualche disco in Australia, prima di ritrovarsi catapultata a Londra per incontrare i discograici Stock, Aitken e Waterman. Per giorni, ha vagato per la città aspettando una telefonata. Quando l’hanno convocata, i produttori non sapevano bene cosa farne di questa ragazza ingenua dagli occhi azzurri. Uno di loro ha detto: «Ci serve una canzone». E un altro: «Dovrebbe avere un bel colpo di fortuna». È nato così un classico della musica pop, I Should Be So Lucky, che ha venduto più di un milione di copie. Da allora, la carriera è andata avanti «quasi in automatico. Quando si accende la spia rossa, sono sempre pronta. Immagino sia retaggio dei tempi di Neighbours: non c’era mai tempo, dovevi imparare le battute e passare alla scena successiva». È stata questa sua capacità di stare sempre al passo a farle superare alcuni dei momenti più diicili della sua vita. Dal 1989 è stata legata al cantante degli Inxs, Michael Hutchence, che nel 1997 è stato trovato morto in una camera d’albergo a Sydney. «Rip», sospira Minogue. Che tragedia, dico io. «Proprio così», dice facendo sì con la testa. «Era una creatura meravigliosa! È stata proprio una grande perdita». Attribuisce a Hutchence il merito di averle dato la sicurezza necessaria a esplorare la propria sessualità, sia sul palcoscenico sia nella vita privata. Non faceva che ripeterle, prima di ogni concerto, che era arrivato il momento «di indossare la giacca dell’ego». «Noi performer siamo le persone più insicure del mondo. Siamo sempre lì a chiederci “Quand’è che si accorgeranno che sono un bluf?”». Poi, a volte, la vita vera irrompe con una forza sconquassante. Era a metà del suo Showgirl Tour, nel 2005, quando le è stato diagnosticato un tumore al seno. Aveva 36 anni, ha sentito un nodulo ed è andata a fare una mammograia in una clinica di Melbourne. L’infermiera per rassicurarla le ha detto: «Che ci fai qui? Non hai nemmeno 40 anni». «E io, scherzando, devo averle risposto qualcosa tipo: “No, ancora non ne ho 40, ma sono sulla buona strada”». Quando sono arrivati i risultati «non ho mai pensato cose tipo: “Perché proprio a me?”, anche se ovviamente è stato uno shock. Mi ricordo ogni istante. Era come se vivessi tutto al rallentatore. Come se il tempo si fosse fermato». Ha cancellato il tour e si è fatta curare a Parigi, dove viveva con il idanzato dell’epoca, Oliver Martinez. Le hanno fatto una mastectomia parziale e dei cicli di radioterapia e chemioterapia che l’hanno indebolita così tanto che «arrivare a piedi al bar era diicile: non hai più capelli, né ciglia, e sei lì che ti dici, “Ok, adesso vado giù al


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NON È TUTTO “LORO” QUELLO CHE LUCCICA Che cosa si è disposti a fare pur di mantenere i propri privilegi? È la domanda attorno a cui ruota Nobili bugie di Antonio Pisu (a sinistra, con Giancarlo Giannini), \a^oZgmZng\Zlm\hkZe^]bikbfhk]bg^ capitanato dai grandissimi Claudia Cardinale e lo stesso Raffaele Pisu (sopra), insieme tra gli altri a Giannini, Ivano Marescotti, Nini Salerno, Tiziana Foschi, Federico Tolardo e la debuttante Gaia Bottazzi (a sinistra). La black comedy, in sala dal prossimo 24 maggio, è prodotta e distribuita dalla Genoma Films di Paolo Rossi (a destra), che ha scoperto di essere Û`ebh]bKZ__Z^e^Iblnlhehk^\^gm^f^gm^ e ha voluto portare in dono alla nuova kbmkhoZmZ_Zfb`ebZeb]^Z]b_Zk^ngÛefmnmmb assieme, oltre a essere coprotagonista ]^eÛef'LbZfhg^e*2--lnb\heeb[heh`g^lb% dove una famiglia di nobili decaduti cerca di sopravvivere al declino. Per questo motivo, accetta di nascondere tre ebrei in fuga disposti a pagare un ebg`hmmh]hkhZef^l^'JnZg]heZ`n^kkZ Ûgbl\^%i^kiZnkZ]bi^k]^k^engb\Z_hgm^ di sostentamento, tutti si ingegnano i^kÛg`^k^\a^be\hgÜbmmhghglbZ ancora terminato, in un susseguirsi di situazioni tragicomiche.


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ELEGANZA DA MAESTRO Gianluca Vialli, 53 anni, è dal 28 maggio al 10 giugno nella squadra di History (canale 407 di Sky) per History of Football, una storia dei Mondiali. I prossimi, in Russia, iniziano il 14 giugno.

Le telefonate all’alba di Gianni Agnelli e i riti della vigilia. I successi e le cadute. In attesa di condurre un programma sulla storia dei Mondiali, Gianluca Vialli racconta la propria di FRANCESCO OGGIANO

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Avevate qualche rito? ianluca Vialli, ma lei, ai Mondiali chi tiferà? «Il Brasile, squadra che sento più vicina a me sin «Un toast e una Coca-Cola, come spuntino di mezzanotte, alla vigilia di ogni partita. Uscivamo insieme. Lui era il bello. Veniva mandai tempi di Pelé». dato in avanscoperta davanti alle ragazze. Poi arrivavo io che, doNon l’Inghilterra, Paese in cui abita? vendo contare sulle armi che avevo, le conquistavo con la simpatia». «Quella mi basta viverla, non tifarla». Il «bello» è diventato il nuovo Ct della Nazionale. Abita ancora a Londra? «Sì. Adoro il senso di libertà che si respira, e la ci- «È giusto che giocatori come noi, che hanno ricevuto così tanto dal viltà. Qui faccio la coda senza che nessuno mi pas- calcio, mettano in gioco la propria reputazione e accettino un lavosi avanti, ho politici che si dimettono, un sistema ro tanto prestigioso quanto complicato». scolastico eccezionale per le mie due iglie, e tanto Lei tornerebbe ad allenare? «Non lo so. Ma mi piacerebbe gestire una squadra di calcio, sto stusport da fare e vedere». diando l’ipotesi da anni». Che sport fa, un ex calciatore? «Un po’ di scacchi. E tanto golf. Ho capito cosa si- Diciamo che la assumono. Cosa fa come prima cosa? «Tolgo il cellulare ai calciatori (ride)». gniica avere un idolo a 50 anni, vedendo Tiger Woods». Gianluigi Buffon ha appena annunciato che lascerà la Juventus. Che La licenzierebbero subito. «Immagino. Ora i giocatori sono aziende medio-piccole, legittimaconsiglio si sente di dargli? «Nessuno. Se si ritirerà, gli auguro solo di trovare l’equilibrio. A un mente interessati a portare avanti il proprio brand personale. Il concalciatore a ine carriera serve per convivere con la mancanza di cetto di squadra è cambiato. Ma per me è importante che tornino a quelle botte di adrenalina che ha avuto ogni weekend degli ultimi passare del tempo insieme, e non stiano, in ritiro, ognuno ripiegato sul proprio smartphone». vent’anni. E per cercarne di nuove. Io, le mie, le Con i suoi compagni cosa facevate? ho trovate davanti a una telecamera». «Guardavamo ilm insieme, giocavamo a carte. Complicata vita, quella dell’ex calciatore. Devi Vivevamo insieme la vigilia della battaglia. Una ritagliarti un nuovo spazio in un mondo che non è cosa quasi spirituale». ancora il tuo, e che tu, che hai conosciuto i campi Ha un rimpianto di quegli anni? di calcio prima dei brufoli, vivrai veramente solo «Forse la inale Champions del 1992 a Wembley, quando appenderai le scarpe a qualche tipo di persa contro il Barcellona. Alla ine piangevamo. muro e riderai dentro a un bar. Gianluca Vialli, Boskov ci guardò in faccia e disse: “Gli uomini 53 anni, quel mondo se l’è ritagliato, anzitutto non dovrebbero mai piangere per il calcio. Le pricome uomo, poi come allenatore, inine come orità della vita sono altre”. Ma io sapevo che era opinionista per Sky Sport. Sarà lui il volto italiano l’ultima partita che giocavo con quella maglia. di History of Football, l’evento televisivo di History Dopo, sarei andato alla Juventus». Channel (canale 407 di Sky, visibile per l’occasioCon Ravanelli e Del Piero, alla Juve, lei vinse la ne a tutti i clienti abbonati) che racconterà 24 ore Champions. su 24 per due settimane, dal 28 maggio al 10 giu«Ricordo Alessandro, appena arrivato a Torino. gno, la storia del calcio e dei Mondiali. Tirava in porta. Mi guardò e disse: “Non avete È l’unico trofeo che manca, il Mondiale, a un EROE NAZIONALE ancora visto chi è il vero Del Piero”. Gli risposi giocatore che ha vinto praticamente tutto, prima Ex bandiera di Cremonese, scherzando: “Spero di vederlo presto. Ma ti precon la Sampdoria, poi con la Juventus, inine col Sampdoria e Juventus, go, non parlare di te in terza persona”». Chelsea. E che è partito, quinto iglio di una faGianluca Vialli ha avuto Si dice che i suoi rapporti con Baggio non furono miglia borghese di Cremona, giocando 10 ore al una lunga storia con altrettanto buoni… giorno a calcio, all’oratorio. «Fu là che Franco, la Nazionale: con gli azzurri «Malignità. Roberto è sempre stato una brava professore di Lettere, mi vide calciare i palloni e 59 presenze e 16 reti. persona, un uomo corretto. Lo incoraggiavo solmi chiese se volevo entrare nelle giovanili del Piztanto a sbattersi più per la squadra. Ma lui era così, più introverso, zighettone, squadra in provincia di Cremona. Accettai». non un trascinatore». Si ricorda il primo vero maestro? «Guido Settembrino, della Cremonese. Il Sergente di ferro che mi Anche lei riceveva le famose telefonate mattutine di Gianni Agnelli? insegnò la disciplina. Leggenda vuole che abbia cresciuto anche i «Come no. Alle 6 del mattino. Il problema era che tra tutti i pregi, l’Avvocato non aveva quello della pazienza. Se capiva che non avevi fratelli Baresi». Alla Sampdoria rimase dal 1984 al 1992. Come ricorda quegli anni? niente di interessante, intelligente e iccante da dire – ripeto, alle 6 «Stupendi. Paolo Mantovani, il presidente, ci vendette il progetto e del mattino – ti licenziava subito: “Va bene, la saluto, buona giornata”. Nel frattempo tu ti eri giocato la reputazione, e ti eri svegliato… noi ce ne innamorammo». un incubo, per me che non andavo a letto prima delle due». Che progetto? «La creazione di una piccola squadra che andasse contro l’establi- Bella grana. shment del calcio nazionale. Un sogno che noi giocatori condivi- «Ero entrato in conidenza con le sue segretarie. Riuscii a farmi metdemmo subito. Eravamo diventati come fratelli, che andavano a tere in fondo alla lista. Guadagnai un’ora e mezzo di sonno in più. dormire tutti insieme sotto lo stesso tetto, col pigiama della Samp». Stabilii con loro anche una parola d’ordine, per veriicare che fosse veramente lui a chiamare e non il solito scherzo dei miei compagni». Lei con chi dormiva? «Con Roberto Mancini. Ma dopo che mi fratturai il naso, iniziai a Qual era la parola? «Questo non lo dirò mai. Rimarrà un segreto in bianco e nero». russare. E lui chiese di cambiare stanza…».


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DOTI POLIEDRICHE Chiara Francini, 38 anni, ha scritto il suo secondo romanzo. Terminato il giro d’Italia a teatro con Raoul Bova, è attesa da Love Me Gender, su laF dal 6 giugno. 30.05.2018

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arti da non recitare per conquistare Chiara Francini: «Non amo gli uomini che mi chiedono “vuoi bere qualcosa?” o peggio “di che segno sei?”. Sono astemia, non voglio bere niente e lo Zodiaco per me resta soltanto il nome di un bar. All’insincerità di un approccio simile, preferisco mi venga detto “vuoi scopare?”. In quel caso saprei come sottrarmi, gestire la situazione, stemperare l’assalto con l’ironia». Nel suo secondo scatenato libro, Mia madre non lo deve sapere, l’attrice a suo agio con l’ermeneutica come con la semplicità – «Il mondo sarà salvato dall’autoironia e da una fetta di pane e mortadella» – ha messo la vita che conosce – «Ci sono le persone che conosco e ci sono soprattutto io». L’atmosfera, monicelliana, è un vorticare di padri, madri, amiche, compagni, odori condominiali, cessi in cui rifugiarsi, quando il mondo, fuori dalla porta, bussa con indelicata insistenza: «Di cosa parla? Di come sia diicile e assolutamente magico essere una donna oggi. Dell’importanza di essere bucate, sbeccate, sanguinanti e di come la perfezione sia disumana perché l’essere umano è sempre imperfetto». Ne è convinta da sempre? «Fin da bambina. Sono cresciuta con i miei nonni materni, osservando un mondo di adulti di grande acume con la terza elementare in tasca. Trascorrevo poco tempo con i miei coetanei. Amavo la bizzarria e l’anomalia. Mia madre mi diceva sempre: “Oh Chiara, ma da dove sarai uscita tu?”». Una madre riapparsa dopo anni di assenza è uno dei personaggi centrali del romanzo. «La madre è la igura più ingombrante, devastante, avvolgente e imprescindibile che esista. Dimmi che madre hai e ti dirò chi sei. Volevo raccontare una madre non madre che non segue alcun canone, sa farsi amare comunque e allo stesso tempo stabilire che una donna, per essere tale, non debba diventare necessariamente madre. Ne conosco tante che pensavano di risolvere un rapporto e scoprirsi felici mettendo al mondo un iglio o restando accanto al marito anche quando la sera non c’è più niente da darsi o da dirsi. Ma non si decide di essere madri né di essere felici. O lo si è o non lo si è». Le donne del suo libro provano a esserlo. «Sono personaggi che hanno un unico comun denominatore: non si vergognano di loro stesse. Hanno tutte una ferita e non hanno paura di guardarsi allo specchio e di dire: “Sto di merda”. Cadono e nella caduta 98

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«FATICHEREI A NON DIRMI LA VERITÀ, ANCHE

era dovuto. La notte prima di laurearmi la passai in bianco. E partivo da 110». Ora la laureano scrittrice. «Ma resto la ragazza che tiene accese le lucine di Natale per 12 mesi l’anno e che nei ringraziamenti non dimentica di omaggiare la pizza toscana, la schiacciata. Ho avuto un’infanzia allegra e vedono una possibilità. L’opportunità di ve- quell’allegria cerco di portarmela dietro nei dersi addosso le cicatrici, le memorie, le ca- libri che scrivo e nella vita. Ridere è fondaratteristiche che ti rendono unica». mentale. Con i miei amici, ogni anno, facciaSenza cadere la realtà non è reale? mo un viaggio di 15 giorni in cui, utilizzan«Sbagliare è meraviglioso e inciampare in do il nostro gergo davanti al cafellatte, metuna buca ti permette di non ruzzolare do- tiamo da parte i mattoni che terranno in piemani. La sconitta è pedagogica e la peda- di la casa di domani. Tendo alla positività. gogia della sconitta fa crescere. Sofrire fa Penso che anche quando le cose vanno male parte della vita, farsi male e sofrire, anche». in fondo vadano benissimo. La vita per me è Le è capitato di farsi male? come la “strobo” della discoteca. Muta il ri«Un’ininità di volte. E non c’è stata occasio- lesso, ma la luce emanata è sempre la stessa. ne in cui dopo essermi fatta male non abbia A volte, per trovarla, basta spostarsi». guardato con più iducia al fuCon Love Me Gender, viagturo. Senza rancore. Senza ingiando alla ricerca di storie vidia. Chi non si è mai ferito che andranno in onda da giunon può provare il godimengno su laF, l’ha appena fatto. to sommo di un segno che si «Con l’aiuto di Simona Ercorimargina e ti consente di rilani sono andata a scoprire salire la china. Sono medaglie che non esiste una sola forma di bellezza, le cicatrici, perché d’amore e ad ascoltare persola bellezza è una magia di prone che, pur ammaccate, sono porzioni inspiegabili che la rarimaste fedeli a loro stesse. Ho zionalità non può deinire». trovato ragazze che sono diLei come si deinirebbe? ventati maschi, madri titani«Sono egocentrica, come tutche, fatiche che arrivate al trate le attrici. Non amo le smanguardo hanno visto splendere cerie e non ho molti amici, ma il loro premio di una brillanARIA MONICELLIANA considero l’amicizia come la tezza nuova. L’amore è multiIn Mia madre più suprema tra le forme d’aforme e i bambini, che non sonon lo deve more. Sono determinata e no né buoni né cattivi, ma plasapere (Rizzoli, quasi calvinista. Se decido di smano semplicemente la lopagg. 303, € 18) arrivare in un punto ci arrivo, ro vita come si farebbe con il Francini dice di ma ci arrivo a modo mio. Mi Pongo o con il Das, lo sanno aver «osservato sento una grande combattente meglio di tutti gli altri. Io ho gli altri, come e posso accettare di vincere o incontrato bambini cresciufaccio da sempre». di perdere, ma mai di non gioti, con un sogno ardito, inalcare». mente realizzato». Cosa non si perdonerebbe? Chi ha incontrato davvero? «Faticherei a non dirmi la verità, anche «Persone non più in transito che avevano quando è sgradevole. Mentirsi è triste. Non compiuto il loro viaggio identitario e che esiste afronto più grande che si possa fare volevano anche un riconoscimento dal rea sé stessi. Raccontarsi una bugia equivale a sto del mondo. Una patente. Un timbro. Un negarsi la possibilità di una rinascita». abbraccio, magari formale. Gli ho chiesto: È refrattaria ai bilanci? “Ma è davvero più importante la carta della «Tendo alla felicità, mai alla completa soddi- carne?”. Mi hanno risposto di sì». sfazione. Far bene, con l’educazione che ho 96-97: abito, Paolo Isoni. Orecchini a cerchio, avuto, è normale. A mia madre comunicavo Pagg. Crivelli. Styling Stefania Sciortino. Make-up Rossano De Cesaris using Make Up For Ever. Hair Piero Giordi. solo i brutti voti perché prendere il massimo

SE È BRUTTA»

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NATURA ITALIANA


SCONTRI IN STRADA

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La polizia di Detroit affronta alcuni passanti durante le rivolte del luglio 1967, al centro del nuovo romanzo di Michael Zadoorian, Beautiful Music, in libreria dal 24 maggio.

THE LIF E PIC TURE COL LECTIO N/ GETTY IMA GES

LE FIAMME

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DetroiT

La città industriale del Michigan è la protagonista del nuovo romanzo di Michael Zadoorian, che torna dopo nove anni a raccontare una storia di rinascita e salvezza, quella dell’adolescente Danny (molto simile a lui). Sullo sfondo, il rock’n’roll della Grande Ballroom e le sommosse sociali della ine degli anni Sessanta di MARCO ROSSARI foto LEE BALTERMAN 30.05.2018

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agente, che inalmente riesce a venderlo a un nuovo editore. 8. Ripeto tutto da capo. Ecco perché ci metto nove anni. In America ho quattro editori diversi, solo in Italia mi volete bene». Come il ilm Quasi famosi, questo libro è anche una dichiarazione d’amore per la musica. «Sì, è un peana sul potere trasformativo del rock che, nel corso della storia, cambia quasi tutto per Danny: non è solo un porto sicuro, ma una scossa di energia. Riesce a credere in se stesso, senza badare agli ostacoli, che siano un padre assente, una madre depressa, un bullo o un bigotto. Va notato che lui manca il momento topico per la musica di Detroit, e cioè il periodo dal ’67 al ’72. Danny va a uno degli ultimi concerti degli Stooges, se non proprio l’ultimo». A cosa era legata quell’ondata? «Al successo della Grande Ballroom, una leggendaria sala da ballo che si trasformò in sala concerto dove, in tre anni, suonò quasi ogni band di successo: gli Who, i Led Zeppelin, i Pink Floyd. Gli MC5 erano sempre in cartellone. La canzone Kick Out the Jams era una specie di avvertimento per gli altri che dovevano suonarci. Poco importava quanto fossero grandi i gruppi, gli MC5 entravano e incendiavano il locale. Non si facevano impressionare da nessuno. Era come dire: “È Detroit, meglio se tiri fuori i coglioni, bello”. Ce ne furono di grandi band che se ne andarono con la coda tra le gambe». Sullo sfondo c’è la sommossa del 1967, che ha ispirato anche il ilm Detroit di Kathryn Bigelow. Ma, soprattutto, la città.

LA MUSICA CHE GIRAVA INTORNO Sotto, gli MC5 registrano Kick Out The Jams alla Grande Ballroom nel 1968. Michael Zadoorian, l’autore di Beautiful Music (marcos y marcos, pagg. 397, € 18; trad. C. Tarolo) sarà al Festival delle Letterature di Massenzio, a Roma, il 12/6 alle 21.

«Detroit è sicuramente un personaggio del libro. Gli anni sono quelli dopo l’estate del 1967, con tutta la violenza e il disagio sociale. Io me li ricordo bene. Ero un bambino, quindi avevo paura, anche se non capivo benissimo che cosa stesse accadendo. I miei non mi lasciavano vedere i servizi alla tv, ma ricordo gli incendi. Tutto il quartiere era come avvolto nella nebbia per il fumo e la cenere. Poi le auto della polizia e persino i carri armati. A un certo punto mi sono reso conto che queste tensioni dovevano avere un ruolo importante nel libro ed è stato in quel momento che il romanzo ha trovato un senso. La rivolta del ’67 proietta la sua ombra sulla città a venire e sui personaggi della storia. Certo, il ilm della Bigelow era tosto, ma come avrebbe potuto essere altrimenti? Ha fatto un buon lavoro nel raccontare la brutalità e il razzismo istituzionale così prevalenti all’epoca. In molti si sono chiesti se fosse lei la persona giusta per farlo. Forse non hanno tutti i torti, ma qualcuno doveva raccontarla quella storia, anche se il resoconto più accurato di quei fatti rimane il libro capolavoro di John Hersey, The Algiers Motel Incident». E oggi? «Credo che il razzismo non sia mai andato via, che sia andato solo a nascondersi. Sembra che per un mucchio di tempo la gente avesse la sensazione di non poter dire le cose orribili che pensava. Secondo me tutto è esploso con Obama. Certa gente proprio non è riuscita a reggere otto anni con un presidente afroamericano. E così all’improvviso con la presidenza Trump un certo tipo di americano si è sentito autorizzato a comportarsi in modo svergognatamente razzista». Ascolta musica quando scrive? «Non ci riesco. Ogni tanto metto su Iggy Pop quando sono solo. Mi piacciono anche le ultime cose, la roba alla Gainsbourg che sta facendo. Mi sembra quello invecchiato meglio. È ancora lui, senza maglietta a settant’anni. Mi piace il modo in cui sembra dire: “Sono io, con mille rughe. Non ti piace? Vai a fare in culo”. Che igo. Poi sull’isola deserta mi porterei le cose amate da Danny: Houses of the Holy dei Led Zeppelin. Forse Car Wheels on a Gravel Road di Lucinda Williams e The Velvet Underground & Nico». Quindi è sempre come diceva Lou Reed: il rock’n’roll ti salva la vita? «Ah, Rock and Roll dei Velvet Underground. Sa che fu rifatta da un cantante locale? E nella sua versione Jenny, la protagonista, si sintonizza su una “Dee-troit station”. Lou Reed afermò che quella versione era meglio della sua. E chi sono io per dargli torto?». 30.05.2018

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n liceo degli anni ’70 a Detroit, un’insegnante per niente hippy e una classe di mezzi delinquenti appassionati di rock. Uno le chiede di ascoltare della musica da un giradischi, per variare il piano studi. Perché no, dice lei. Dalle casse erompono le chitarre degli MC5 con l’insegnante che si ionda verso lo stereo e, invece di riuscire a far cessare il frastuono, inciampa e rovina a terra. È solo una delle tante scene memorabili di Beautiful Music, il ritorno alla narrativa di Michael Zadoorian, autore di In viaggio contromano (2009), diventato un ilm di successo grazie a Paolo Virzì, Ella&John - The Leisure Seeker. Il nuovo romanzo è una lieve e toccante storia di formazione sullo sfondo delle tensioni sociali che attanagliavano Detroit, con al centro un ragazzino sensibile e curioso al quale la musica arriva a salvare la vita da problemi famigliari e bullismo. «È un personaggio basato in larga parte su di me», racconta l’autore. «Ero un ragazzino corrucciato, sempre a pensare troppo, mi sentivo in colpa per tutto e mi preoccupavo di continuo, spaventatissimo di cacciarmi nei guai. Ero in troppo sensibile. Gli altri ragazzi mi beccavano subito: “Ah, eccolo qua: la vittima perfetta”». È passato parecchio tempo dal romanzo precedente. Come mai? «Tra un romanzo e l’altro metto sempre nove anni. Il motivo è l’editoria americana. Il ciclo di solito è questo: 1. Pubblico il libro. 2. Ne scrivo un altro, credendo che pubblicarlo sarà molto più semplice. 3. Me lo vedo riiutato da ogni editore. 4. Perdo l’agente, l’editor e l’editore. 5. Afronto un periodo di spaventosa disperazione. 6. Riprendo a scrivere. 7. Trovo un nuovo


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Costume intero di ciniglia, Calzedonia. Foulard di seta, Hermès. Cintura di vernice, Max Mara. Bracciale dâ&#x20AC;&#x2122;argento della collezione Ellisse, Iacopini.


Costume di jersey a fascia, Undercolors of Benetton. Orecchino a cerchio d’argento, Thomas Sabo. Foulard di seta, Hermès. Girocollo d’argento con pendente a V, Fabiani Gioiellerie. Bracciale d’argento della collezione Ellisse, Iacopini. Shorts di cotone, Moncler. Cintura in pelle di vitello e seta con fibbia di cristalli, Ca&Lou. Pagina accanto: reggiseno imbottito a fascia e brasiliana, Liu Jo. Foulard di seta, Hermès.


Costume intero, Yamamay. Foulard di seta, Hermès. Pagina accanto: costume intero con inserti di tulle, U&B Twinset. Orecchino a cerchio d’argento, Thomas Sabo. Foulard di seta, Hermès. Girocollo d’argento con pendente a V, Fabiani Gioiellerie. Bracciale d’argento della collezione Ellisse, Iacopini.


Costume intero con scollo a cuore, F**K. Orecchino a cerchio d’argento, Thomas Sabo. Foulard di seta, Hermès. Cintura di cuoio con maxi fibbia, Orciani. Bracciale d’argento della collezione Ellisse, Iacopini. Pagina accanto: costume a fascia intrecciato sul davanti, Oroblù Beachwear. Orecchino a cerchio d’argento, Thomas Sabo. Foulard di seta, Hermès. Girocollo d’argento con pendente a V, Fabiani Gioiellerie. Bracciale d’argento della collezione Ellisse, Iacopini. Cintura di cuoio con maxi fibbia, Orciani. Pantaloni ampi di crêpe, Emme Marella.


Bikini a triangolo e slip, Triumph. Gilet di piqué, iBlues. Orecchino a cerchio d’argento, Thomas Sabo. Foulard di seta, Hermès. Girocollo d’argento con pendente a V, Fabiani Gioiellerie. Bracciale d’argento della collezione Ellisse, Iacopini. Cintura di cuoio con maxi fibbia, Orciani. Pagina accanto: costume intero monospalla, Vilebrequin. Foulard di seta, Hermès. Girocollo d’argento con pendente a V, Fabiani Gioiellerie. Bracciale d’argento della collezione Ellisse, Iacopini.


Costume intero drappeggiato sul davanti, Anita. Chemisier di lino, Peserico. Foulard di seta, Hermès. Pagina accanto: trikini, OVS. Foulard di seta, Hermès. Bracciale d’argento della collezione Ellisse, Iacopini. HANNO COLLABORATO ADRIANA PINTO DE AZEVEDO E ALBERTA BEGHINI. MAKE-UP MELANIE INGLESSIS@ FORWARD ARTISTS USING CHANEL. HAIR DIMITRIS GIANNETOS@FORWARD ARTISTS USING ORIBE. MODEL BAMBI NORTHWOOD-BLYTH@IMG MODELS. PER LA LOCATION SI RINGRAZIA WWW. IMAGELOCATIONS.COM. PRODUZIONE SOHO MANAGEMENT LONDON, MIKE DAGDAG FOR PROOF FILMS.


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La dea della Fortuna Dai prati francesi al collo delle principesse: i primi cinquant’anni di un gioiello porte-bonheur di PAOLA SA LTA R I

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Alhambra, tutto d’oro giallo, con venti motivi ispirati al quadrifoglio. Il resto è leggenda. Da Françoise Hardy a Romy Schneider, alla principessa Grace di Monaco, le donne più belle e invidiate del mondo scelgono questa collana, che è molto più che un gioiello: è lo spirito di un’epoca, un modo nuovo di indossare i preziosi, perché più quotidiano, facile e creativo. Nella sua rainata semplicità permette infatti un numero quasi ininito di combinazioni di materiali, ampliicate dall’introduzione del bracciale a cinque motivi e poi di orecchini, anelli, orologi. Negli anni, l’oro giallo è stato aiancato da quello rosa e bianco, abbinati di volta in volta a corallo, malachite, turchesi, diamanti, ino alle ultime proposte della collezione commemorativa Vintage Alhambra, in quattro varianti speciali. Fedele all’originale rimane però il proilo di piccole perle d’oro che è un altro elemento distintivo di questa grande famiglia di gioielli, il cui nome – piccola curiosità – racconta l’amore dei suoi creatori per i viaggi intorno al mondo. Viaggi, a quanto pare, fortunati.

In alto: la principessa Grace di Monaco nel 1978. A sinistra e sopra: due scatti di Damian Foxe per il 50esimo anniversario di Alhambra, con protagonista Audrey Marnay. AN WA R HU SSEI N/ GETTY IMA GES

er deinizione, il talismano è un oggetto a cui si attribuisce un valore e un potere magico – in alcuni casi di protezione – e che perciò si conserva o si porta sempre con sé. Non a caso, si tratta spesso di un gioiello. E non a caso, tra i gioielli, uno dei più celebri di tutti i tempi ha questo carattere positivo e benaugurante: è la collana Alhambra di Van Cleef & Arpels, anima e punto di partenza della collezione che porta il suo nome e che compie cinquant’anni. «Per avere fortuna bisogna credere nella fortuna», amava ripetere Jacques Arpels, nipote di Estelle, che fondò la maison insieme con il marito Alfred Van Cleef, all’inizio del Novecento. Collezionista nato, Jacques si divertiva a cercare e raccogliere quadrifogli nel giardino di casa sua a Germigny-l’Évêque, nel Nord della Francia, per regalarli ai suoi collaboratori insieme con un poema americano sull’incoraggiamento, Don’t Quit. Su questa scia, nel 1968 nasce il primo sautoir

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EXTRA LONG Le collane si allungano e si arricchiscono di ciondoli di varie forme

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1. Di metallo con finitura oro rosa e cristalli, Swarovski (€ 199). 2. Della collezione Locked placcato oro rosa, Calvin Klein (€ 89). 3. D’ottone dorato e glitter, Stroili (€ 44,90). 4. Con ciondolo Clover placcato oro rosa con onice, Bronzallure Milano (€ 99). 5. Con pendente a cerchio d’argento placcato oro rosa con spinelli, Kurshuni (€ 74). 6. Ribbon d’ottone rodiato e oro rosa con pavé di zirconi, Brosway. 122

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CAMILLA GUSTI ·

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1 — Top (€ 39,95) e gonna (€ 59,95) di chiffon e cotone United Colors of Benetton. Sandali, Vic Matié. 2 — Shopper di pelle ecologica con disegni geometrici, Valentino di Mario Valentino (€ 99,90). 3 — Orecchini della collezione Locked placcati oro rosa, Calvin Klein (€ 69). 4 — Sfilata Etro. 5 — Sfilata Tod’s. 6 — Sandali con cinturino alla caviglia di vitello verniciato, Salvatore Ferragamo (€ 550).

CAMILLA GUSTI

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STYLE resistenze. Poter dire che non avevo le competenze per prendere in mano l’azienda». Jennifer, che lavora nella moda in da studentessa – «Ho iniziato come hostess, poi mi sono fatta le ossa nelle pubbliche relazioni» –, vanta un curriculum accademico di tutto rispetto: «Ho studiato alla Cattolica di Milano e alla Sorbona di Parigi, ma una parte cruciale della mia formazione la devo al teatro». Soprattutto, è stata a fianco del marito nell’avventura Jacob Cohën in da subito: «Mi sono innamorata appena l’ho conosciuto, gli ripetevo che era un genio e lo incoraggiavo». Nuovi orizzonti

ortare a termine i sogni che Nicola non ha potuto concretizzare, questo l’obiettivo di Jennifer. «Il negozio di Milano era un suo pallino, come l’espansione della collezione donna». Lo store milanese, il terzo dopo Saint-Tropez e Courchevel, inaugurato da poco in via della Spiga, si inserisce in un progetto di crescita del brand come marchio lifestyle a tutto tondo: «La boutique è un ambiente che offre un’esperienza che mi piace definire di lusso emozionale. L’obiettivo è quello di rimettere al centro l’artigianalità, il made in Italy e la maniacalità per i dettagli, i capisaldi di mio marito. Solo chi ha vissuto con lui può capire e riportare il marchio agli standard di quando era ancora vivo». Oltre alla collezione donna, oggi potenziata, si punta su una capsule bambino e prodotti per la casa, come le agende di cavallino, candele e profumatori.

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Qualcosa di Personale

Jennifer Tommasi Bardelle

Ricomincio da me Una tragedia familiare e la fatica di prendere in mano il timone del marchio. Poi la risalita, che passa per la collezione donna e un nuovo store di I LA R I A CH I AVACCI La grande avventura

icola Bardelle è morto sei anni fa, travolto in moto su una strada della Costa Azzurra. Ha lasciato la moglie, due igli e un marchio di denim deluxe all’apice del successo. Raccogliere la sua eredità e il brand Jacob Cohën, per

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Jennifer, è stato tutt’altro che scontato: «In Italia purtroppo le donne sono ancora vittime di pregiudizi e prevaricazioni. Se ci ho messo cinque anni ad avere di nuovo voce in capitolo è anche per una questione di genere. A molti ha fatto comodo potermi screditare senza incontrare troppe

Jeans mon amour

ualcosa di denim Jennifer lo indossa sempre: «È un elemento imprescindibile del mio guardaroba. Fino a poco tempo fa evitavo il total look, ora mi piace moltissimo, soprattutto per la sera. Adoro le nostre tute e i completi: come blazer e chinos corti abbinati a tacchi alti». Nella vita di tutti i giorni diicile vederla senza jeans a palazzo o a zampa: «Mi piacciono sia con la gamba molto larga che stretta: l’importante è che le scarpe si intravedano appena, che si tratti di stiletti o sneakers. Trovo molto più chic quando il pantalone sfiora terra». Nel primo caso porta delle Gianvito Rossi altissime, altrimenti le neonate in casa Jacob Cohën: scarpe da tennis di denim o cavallino. «Cerco sempre pezzi unici o particolari: come la Kelly Hermès fatta dal dipartimento Sur-Mesure: puoi personalizzarla scegliendo il colore delle cuciture».

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STEFA NO GU IN D AN I

Jennifer Tommasi Bardelle ha raccolto l’eredità del marito Nicola alla guida del marchio di luxury denim Jacob Cohën.


Difende e idrata la mia pelle La composizione di principi attivi dellâ&#x20AC;&#x2122;innovativa linea con ANTI-POLLUTION COMPLEX naturale forma uno strato protettivo invisibile sulla pelle e dona unâ&#x20AC;&#x2122;intensa idratazione.

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STYLE SAPORE DI MARE È un’estate italiana un po’ anni Settanta, quella che si respira nella collezione Summer di Rinascimento. Come in un film in video 8, dove le immagini scorrono lente, i protagonisti sono lunghi abiti leggeri, tute monospalla, bluse e shorts di denim. Capi pensati per le vacanze al mare, ma non solo.

RICETTA FRANCESE Si chiama Île de Ré, come l’isola situata a ovest della costa francese, la capsule di pezzi essenziali per l’estate firmata Claudie Pierlot. Lo stile è come sempre parigino: chemisier, pantaloni alla caviglia, cappelli di paglia, piccoli fiori. E naturalmente il vichy in versione prendisole con fiocco sulla schiena (€ 225).

NEWS di PAOLA SALTARI

HAI VOLUTO LA BICICLETTA? Ovviamente è tutto rosa, come la celebre maglia del Giro d’Italia, l’orologio pensato ad hoc da Tag Heuer, che è Official Timekeeper della manifestazione. Connected Modular 45 esiste in appena 101 esemplari, come il numero delle edizioni del Giro. Venduto in cofanetto dedicato – che include due cinturini in caucciù, uno fucsia l’altro nero, e una maglia da ciclista personalizzata – costa € 1.900. 128

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HAPPY BIRTHDAY Compleanno importante per Erreà: il marchio d’abbigliamento sportivo compie 30 anni, nel corso dei quali non ha mai smesso di esaltare i valori positivi di condivisione e libertà. Gli stessi che ritroviamo nella linea street-urban Republic, nata nel 2009, e che dedica la sua collezione estiva proprio a questo compleanno. 30.05.2018


BEAUTY

C’È, MA NON SI VEDE Le italiane usano più rossetti, fondotinta e detergenti viso delle europee. Ma la metà di loro non si trucca tutti i giorni. Ecco perché L’Oréal Paris ha creato la linea Mi sono svegliata così: formule leggere effetto super naturale tra cui Bonjour Nudista, fondotinta green al 92%, Glow Mon Amour, illuminante infuso con olio di cocco, La vie en Glow, palette per scolpire il viso, e Life’s a Peach, blush impalpabile con olio di pesca (da € 12,99 a 15,99).

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CRISTINA DAL BEN ·

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FEDERICO MILETTO

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BEAUTY SULLA SUA PELLE

Monica Bellucci, 53 anni, è la nuova ambasciatrice Nivea per la linea viso antietà Hyaluron Cellular Filler, che riattiva il capitale giovinezza dall’interno.

A BITO CHRISTIA N D IOR

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Monica La vita delle donne è una battaglia che lascia cicatrici: M O N I C A BE L LUCC I racconta le sue, dai ricordi d’infanzia alle rughe di oggi. Tra la fatica di imparare ad amarsi e un appello da vera combattente di VALENTINA DEBERNARDI foto FRED MEYLAN

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giovani non abbiamo coscienza di noi stesse. È chi hai intorno che ti fa prendere consapevolezza di te. Dicono che un bambino appena nato non abbia la percezione del proprio corpo. È quando lo tocchi che capisce di esistere. È una catena: l’amore ricevuto fa sì che ti ami. Più sei amata, più ti ami». C’è qualcosa nella sua routine di bellezza a cui dire oggi «grazie»? «A Nivea. Esiste da più di 100 anni, fa parte della nostra tradizione familiare, è la madre di tutte le creme e il suo profumo riaccende i ricordi. Sono felice che per la nuova immagine abbiano scelto una cinquantenne come me». Eh, facile così. «L’importante è comunicare l’idea di bellezza che avanza. Qualcuno disse che a 20 anni hai il viso che la natura ti dà, a 40 quello che la vita ti plasma e a 50 quello che ti meriti».

«LE DONNE HANNO CAPITO CHE LA FORZA È LEGATA SOPRATTUTTO AL RISPETTO PER SE STESSE»

Quali sono i luoghi silenziosi che frequenta? «Le spa degli hotel. A Parigi e Milano ce ne sono di bellissime. Viaggiando molto in aereo, quando arrivo chiedo massaggi drenanti. E nuoto in piscina: amo l’acqua perché contrasta la gravità, ti fa sentire leggera. Poi mi piacciono yoga e Pilates». Sport da ferma quindi? «Abbiamo troppe cose per correre: seni, ovaie, troppa roba. Non mi piace, mi stanca. È faticoso per noi donne. Anche esistere lo è». In che senso? «Nel senso che dovremmo curare l’anima 134

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tano anche tanto di te». E se gli amori non rimanessero? «Non possiamo chiuderci in noi stessi e non vivere niente». La sua più grande battaglia è stata questa? «È un continuo combattere. Anche se è bella, la vita è una battaglia». Che cosa insegna alle sue figlie Deva e Léonie, 13 e 8 anni, sul tema bellezza? «Sono molto femminili: per esempio mettono lo smalto, colorano le unghie una diversa dall’altra. Lascio loro la libertà di essere creative, anche con il corpo. Ma la prima regola è piacersi, perché ho notato che molte donne non riconoscono il loro potenziale». Perché seconde lei? «È un fatto di amore. Quando siamo

Allora lei è stata buona. «Ma no, smettiamo di guardare le rughe come fossero “il” pericolo. Sono la prova che nella vita sei riuscita a superare delle lotte. Sono le nostre cicatrici. Le donne hanno capito che la loro forza non è legata solo alla bellezza pura, alle ovaie e alla reputazione, ma anche al rispetto per se stesse. Lei è ancora giovane e non ha questo problema». Insomma. «Quanti anni ha?». Trentasette. Senza igli. «Vabbe’ c’è tempo, non viviamola come un dramma. A parte far igli, prima cosa facevamo? Niente. Se il iglio non aveva il cognome del padre era un “bastardo”, non avevamo potere sociale, non votavamo, non esistevamo. Avevamo potere solo dentro 30.05.2018

CO STU ME ERES, COLLI ER CA RTIER. LE FOTO D EL SERVIZ IO SON O D ELL ’A GEN Z IA H&K

«Mi piacerebbe prendere delle case distrutte e rifarle completamente». Se non fosse Monica Bellucci a parlare, potremmo interpretarla come una metafora legata al tempo che passa, alla voglia che viene di chiamare il chirurgo plastico appena superi i 50. Ma visto che per lei i radicali liberi hanno deciso di mettersi in sciopero naturalmente, questa frase probabilmente è solo il desiderio di fare qualcosa di nuovo. Non si sa quante volte le abbiano chiesto dell’età che avanza. Troppe, forse inutilmente. È l’eleganza, più che gli anni, a parlare per lei: tailleur pantalone bianco, décolletées color carne tacco 12, nessun gioiello e una manicure nude. Ogni volta che risponde lasciando scivolare le parole lentamente, a bassa voce, costringendoti all’immobilità per ascoltare, alza la spalla e lo sguardo nella stessa direzione, da vera diva: «Andiamo nel mio camerino, c’è troppo rumore qui».

per essere belle. Ci sono persone in forma isicamente che dentro hanno una grande confusione. Non si vede da fuori, ma a un certo punto bisogna capire che cosa si vuole, dove migliorare, che cosa condividere, come porsi verso gli altri. Il gran lavoro è quello lì e io l’ho fatto». Che cosa ha capito? «Che vivere non è facile. Per nessuno. Qualcuno disse: “Sii gentile con chiunque incontri, perché ognuno ha la sua dura battaglia”. È molto vero». Quando sono iniziate le sue battaglie? «A scuola. A sei anni. Mi ricordo tutto. Essere in una classe era già come essere in una società. Umiliazione, competizione, amicizia. E io ero molto timida, forse è per quello che ho fatto l’attrice, è stato terapeutico. Al liceo classico, poi, avevo amiche che vedo ancora oggi. Bello. Dico sempre alle mie iglie che amore e amicizia sono i valori più importanti, perché rimangono e ti raccon-


LE PASSIONI DI MONICA

«Non sono vegetariana o vegana. Sono onnivora: mangio tutto, purtroppo. Mi piacciono pasta, dolci formaggi, tartufi. E bevo molta acqua».

casa, tra il lavare e lo stirare. Oggi invece abbiamo un’impronta sociale fortissima: più rispetto di noi stesse in quanto esseri sociali». Ma non crede che, soprattutto nelle grandi città, sotto questo claim del self-empowerment in cui si lotta per l’affermazione personale e lavorativa, ci si dimentichi di avere un «tempo» biologico, specie per fare igli? Non dovremmo avere rispetto anche di questo e trovare un equilibrio tra realizzazione professionale e familiare? «Il problema è che ci vorrebbero più aiuti 30.05.2018

per noi donne. Ci ritroviamo a fare troppe cose, ci si chiede troppo. Siamo madri, lavoriamo tutto il giorno, portiamo i igli a scuola, laviamo, stiriamo…». Quando dice «manca un aiuto», pensa al vuoto legislativo? «È tutto nuovo. Questa rivoluzione è la conseguenza della battaglia femminista, ma c’è ancora bisogno di tanto sostegno. Soprattutto quando si parla di igli. Le donne sono molto stanche, molto. Stanchissime. Bisognerebbe insegnare anche agli uomini a essere d’aiuto».

Quattro ore dopo, alla conferenza stampa in cui si annuncia che sarà testimonial per la linea antiage Hyaluron Cellular Filler di Nivea, rilascia una dichiarazione che sembra una richiesta uiciale di intervento alle istituzioni: «Se vogliamo avere igli in una società sana, quando le donne decidono di diventare madri dovrebbero essere pagate, avere una mensilità, perché quello che fanno è un lavoro sociale, è il lavoro più importante. Invece, dopo tre mesi interrompono l’allattamento per tornare a lavorare». Altro che diva: in lei c’è una combattente. VANITY FAIR

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Campioni cromatici Dalla tinta sorprendente da sfoggiare sul red carpet alla meta colorful più amata della Terra, passando per la nuance di ombretto più venduta. Ecco i nuovi colori e i nuovi abbinamenti di ELEONOR A N EGR I

2.500 È il numero dei campioni di colore presenti nella Forbes Pigment Collection, mostra permanente al quarto piano dell’Harvard Art Museums.

Gli opposti si sposano (bene)

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Al Festival del Cinema di Cannes Hailey Baldwin, 21 anni, ha sfoggiato sul red carpet un pink bun, uno chignon rosa.

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Sono i colori che il poeta Arthur Rimbaud cita nella sua composizione del 1871: «A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali...», creando il tipico esempio di sinestesia sensoriale.

Nel 1872 il pittore Claude Monet completa l’opera Impressione, levar del sole. Si tratta di una marina di un blu fumoso in cui si staglia un piccolo sole arancio anche sull’acqua. L’accostamento di blu e arancio stregò l’immaginario cromatico di Christian Dior, sostenitore del potere del colore sia nella moda sia nel make-up. La coppia cromatica è stata anche d’ispirazione per le palette di ombretti Dior Cool Water di quest’anno: «Sono colori pastello ma elettrizzati», dice Davide Frizzi, trainer e national make-up artist Dior. «Parliamo di nuance fredde che ricordano i toni dell’acqua e del cielo, ma anche di sfumature calde e profonde come quella della sabbia dorata e del tramonto». Di nuance vibranti si vestiranno anche le labbra, ma con una lucentezza effetto specchio.

2018 In Arizona, l’Antelope Canyon è stato eletto uno dei luoghi più impressionanti della Terra in cui scattare un selfie per via delle sinuose scanalature plasmate dal vento (dati Skyscanner.it). 136

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n.214 Shimmering Eye Color è l’ombretto in crema più venduto di Shiseido: è un concentrato luminoso e modulabile di pigmenti.

Nella ruota dei colori vale anche la regola delle sovrapposizioni di texture apparentemente lontane: «Per accentuare il trucco basta osare un velo di ombretto metallico sopra il rossetto mat», dice Michele Magnani, global make-up artist di Mac. «Per esempio, un ombretto rame sopra un lipstick prugna o della polvere argento sopra un rossetto fucsia». Con un tocco di colore cambia tutto. 30.05.2018

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IL TOCCO MAGICO

Nuovo Rinascimento

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Gli antiage «rewind» riportano luce e compattezza. Il segreto è avere formule a tripla azione e con effetto blur di ROSSELLA FIOR E

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isogna immaginare la pelle come un muretto tenuto insieme da un «cemento» di lipidi e collagene. Sono loro i responsabili della luminosità, perché trattengono l’acqua e mantengono integra la barriera cutanea. Con l’avanzare dell’età, però, si deteriorano, comportando lo spegnimento della luce dell’incarnato e la comparsa delle rughe. Le nuove formule cosmetiche possono riavvolgere il nastro rinforzando la struttura intercellulare in profondità e lisciare lo strato corneo in superficie. Grazie a un itocomplesso di piante giapponesi Wrinkle Repair Essence di Sensai

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(1), per esempio, ha una tripla azione: in 14 giorni, accelera la degradazione del vecchio collagene, ne promuove la produzione di nuovo e ne contrasta il deterioramento (€ 204). L’estratto di lino, invece, contenuto nella Rénergie Multi Glow Crème Rose Révélatrice d’Éclat di Lancôme (2) lifta la grana della pelle, mentre quello della bacca rossa di schizandra uniforma e dona un efetto glow (€ 100,70). La Supra Radiance Crème Rénovatrice Anti-Ox di Lierac (3) sfrutta inine il potere biomimetico della proteina NRF2, antiossidante, e polveri a effetto soft focus per restituire alla pelle la freschezza originale (€ 65). E luce fu, nuovamente.

JEAN-PHILIPPE MALAVAL ·

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ADRIANA PINTO DE AZEVEDO

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L’applicazione della crema decreta la sua efficacia. Da provare il modelage con pressioni lente e scivolate dal mento alla fronte, dall’interno all’esterno del viso.


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Parigine si diventa

Non esistono vere regole: il fascino delle francesi è inimitabile, un mix tra efortless chic e self confidence. Alexa Chung, it girl londinese, le ha studiate bene ed è diventata una di loro di ELEONOR A N EGR I

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British doc, designer, fashion icon da 2,9 milioni di follower su Instagram e ambasciatrice dello stile parigino allo stesso tempo. Non è un controsenso: Alexa Chung, 34 anni, se ne dichiara orgogliosa, seduta con disinvoltura sul divano della suite dell’Hotel Les Bains a Parigi in cui l’abbiamo incontrata: «Il segreto delle francesi è la sicurezza in sé. Su questo si basa il loro fascino senza sforzo. Io però le ho anche studiate bene: ho trascorso tutta la vita a guardare ilm francesi e a cantare canzoni degli anni ’60. Mi ispiro ad Anna Karina, moglie di Godard, e Jane Birkin», dice Alexa, nuova ambasciatrice – non a caso – di Parisian Nudes di L’Oréal Professionnel, collezione colore dedicata alle castane, e di Pro Fiber per la ricostruzione capillare. Merito della sua attitude lo deve al bob, il suo taglio di sempre: «L’ho portato in tutte le versioni. Persino a scodella. Non mi dispiacerebbe rasarmi per una volta». Quest’ultimo desiderio rivela il lato ribelle e forse più londinese di Alexa, che però esprime al massimo con una non-piega: «Non uso il phon: amo il tocco selvaggio. E poi, mi basta pettinarli da bagnati per averli perfetti». Il resto della beauty routine è però rigoroso: «Mi sveglio, mi lavo i capelli, metto la crema corpo Kiehl’s Creme de Corps e il burro cacao del Dr. PawPaw. Idrato il viso con il Rosewater Face Spray di Glossier, stendo il correttore di Crème de La Mer e metto il mascara dopo aver incurvato le ciglia. Niente fondotinta, meglio la BB cream con un blush in gel. Adoro i mini smalti che trovo solo a Parigi, come il color Muguet 108 di Dior, un rosa chiaro, très bon ton». Più parigina di così.

«Ho trascorso tutta la vita a guardare film e cantare canzoni francesi. Mi ispiro ad Anna Karina e Jane Birkin»

I numeri in testa Per l’88% delle donne, i capelli sono protagonisti del look e per loro sono disposte a spendere il 40% del budget estetico. Il sondaggio è stato effettuato su 5.000 donne dall’Osservatorio di Avon Cosmetics. L’ingrediente più amato dal 51% delle intervistate è l’olio d’argan, il 49% ama i tagli scalati lunghi, il 23% il bob e il 33% non cambierebbe il suo colore naturale. Ma tra spazzola e pettine vince la prima a mani basse.

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Note tra i capelli

1. Un bouquet a base di gelsomino, tuberosa e rangoon creeper, pianta indiana «cipriata»: Gucci Bloom Hair Mist, Gucci (€ 43). 2. Arricchito con olio di camelia che protegge, nutre e profuma: Eau de Sens Hair Mist, Diptyque (€ 45). 3. Un’acqua cosmetica che dà sostegno e ripara la fibra capillare dallo smog: Semi di Lino Sublime Water, Alfaparf Milano (€ 23,90).

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100% PURO COTONE


BEAUTY UN SORRISO CHE NON SI DIMENTICA All’anagrafe Ariane, sceglie il nome d’arte in onore della sua scultrice preferita ai tempi della scuola, Louise Bourgeois. È l’attrice francese Louise Bourgoin, 36 anni, appena entrata nel cerchio delle ambasciatrici di bellezza L’Oréal Paris insieme a Eva Longoria, Blake Lively, Leïla Bekhti, Bianca Balti e Aishwarya Rai. Alla 71esima edizione del Festival di Cannes, ha rappresentato il brand sul tappeto rosso, e contemporaneamente è al cinema con Famiglia allargata di Emmanuel Gillibert. L’Oréal Paris l’ha scelta per il talento e la tenacia. «La bellezza inizia dall’autostima e dalla solidarietà. Come donne, dovremmo gridare insieme “Tutte noi valiamo”», dice Louise.

CAMBIO DI ROTTA

NEWS

«Dobbiamo allearci alla natura e pensare a un progetto di economia circolare». È il messaggio di Antonio Cianciullo, giornalista, ambientalista e autore del libro Ecologia del desiderio (Aboca Edizioni, € 15). Perché una svolta green dei consumi è ancora possibile (aboca.com/it).

di ROSSELLA FIORE

GRAFFITI ALTERNATIVI Ripassare storia dell’arte mentre ci si trucca diventa un gesto quotidiano con la collezione make-up di Deborah Milano dedicata a Keith Haring. I lipstick sono incisi con i famosi omini (€ 9,50), ma ci sono anche mascara, cipria, kajal e matita occhi.

RISTRUTTURAZIONI DI LUSSO «Basta una goccia di profumo per essere vestite». Christian Dior era anche un couturier olfattivo. Al suo amore per le fragranze si deve il relookage dei corner alla Rinascente di Milano Duomo e di Roma Tritone, che si trasformano in appartamenti concept store dove provare i profumi più preziosi, per sé e per la casa. L’immersione nel mondo Dior è totale e immediata. L’unico rischio è perdere il senso del tempo.

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UNA TORTA DA MIGLIAIA DI LIKE Una mattina di primavera, Mimi Thorisson ha trovato il giardino in fiore e ha pensato di fare una garden cake con quello che vi cresceva: foglie, fiori e frutti rossi. Cotta e postata, e da lì una valanga di like. Nasceva così Manger, il blog di Mimi, di professione cuoca, giornalista, conduttrice tv, scrittrice, madre di famiglia. Avrà una squadra di aiutanti, penserete. No, fa tutto lei con le sue forze, ed è sempre gentile, paziente e creativa. Il suo trucco? Non avere trucchi. Voltate pagina per conoscerla.

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ODDUR THORISSON

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Viaggi

La vita, l’amore le vigne Cresciuta tra Hong Kong e Parigi, MIMI THORISSON si è trasferita con la sua numerosa famiglia in un castello nella campagna francese del Médoc. Otto figli, la passione per la cucina, l’orto, un blog di successo. E un sogno tutto italiano di SARA MAGRO

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ODDUR THORISSON

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DAL WEB ALLA REALTÀ I workshop sono il cuore del blog mimithorisson.com: tre giorni a casa di Mimi a Saint-Yzansde-Médoc o in viaggio (a sinistra, nella sede di Caffè Vergnano 1882 a Chieri). Sono anche il momento d’incontro con i follower che arrivano da tutto il mondo per imparare le mise en place e i piatti visti sui social, come le tartellette alle fragole (a destra). Con lei, ci sono sempre il marito, qualche figlio (sopra, le tre piccole), e un fox terrier.

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el polo gourmet di Cafè Vergnano, a Chieri, vicino a Torino, c’è gente indafarata intorno alla cucina a vista. Sono una dozzina di persone e arrivano da Los Angeles, Minnesota, Australia per fare un corso di cucina piemontese. Bevono Barolo e seguono attenti le spiegazioni di Mimi Thorisson, famosa food blogger, anche se la deinizione è riduttiva. Mimi è una star dei social, con un sito, Manger, nato per gioco, e un account Instagram con 273 mila follower che la seguono davvero, un po’ perché la sua cucina è invogliante, un po’ perché lei è bella: alta e sottile come la mamma francese, con gli occhi allungati eredità del padre cinese. Mimi è riuscita a trasformare la casalinga madre di famiglia in un’immagine sensuale. E ce ne vuole, come ben sanno le donne intorno ai 45 anni. Vive in un castello nel Médoc, tra le vigne di Bordeaux e l’Atlantico, con il marito Oddur, fotografo e collega, nove cani e, udite udite, otto igli. Altra cosa straordinaria è la scelta culinaria. Mimi prepara millefoglie di quaglia, cavolo ripieno, meringate ai frutti rossi, le ricette più succulente. Parte dalla cucina francese, ma si cimenta volentieri in altre tradizioni, e sempre più in quella italiana, che lei e Oddur adorano. L’Italia l’hanno girata in lungo e in largo, e di Torino si sono innamorati pazzamente. E non si spiegano perché se ne parli così poco: «È autentica, vitale. Si mangia bene, ha bei monumenti e tanta arte». L’amore a prima vista si è trasformato in qualcosa di più serio, e ora i Thorisson cercano casa a Torino. «Vorremmo trasferirci per un po’. Così i bambini imparano l’italiano e i valori di una cultura che sentiamo vicina»,

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«Il mio prossimo libro è sulla cucina italiana: spiego come si fa la carbonara più buona del mondo» dice Mimi, con il sorriso che non l’abbandona mai. Anche perché sta scrivendo un libro sulla nostra cucina per l’editore Clarkson Potter: «Racconterò come si fanno il pane e la carbonara, tante ricette e un capitolo dedicato alla nostra scoperta della Sicilia». Tra le varie passioni italiane c’è quella per il caffè. Perciò quando ha conosciuto Carolina Vergnano è nata subito un’ainità, e hanno creato insieme la miscela Mimi’s Blend. Ma non è inita lì. Perché Mimi, che di solito fa i suoi workshop a casa, ha portato gli allievi in Piemonte. A Chieri hanno cucinato, mangiato (agnolotti e vitello tonnato), bevuto, e fatto un mini corso di sommelier del cafè per imparare a discernere tra un espresso e le comuni «ciofeche». È un’idea che l’antica torrefazione coltiva da tempo, e che il prossimo settembre diventa realtà con l’inaugurazione dell’Accademia Vergnano. Anche i workshop di Mimi continueranno dopo il primo esperimento riuscito. A cosa attribuisce il suo successo? «A quello che vede su Instagram: l’orto, i piatti, le cene. Lo faccio con le mie mani, è tutto vero e alla portata di tutti. Perciò le persone mi seguono. Non c’è messa in scena. L’autenticità è ancora un valore: evidentemente si trasmette e si percepisce». 30.05.2018


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del Gu sto

di LUCA GUADAGNINO

Sognando un Savarin Ingredienti di stagione ma soprattutto passione e dedizione: le regole di Paul Bocuse, il grande chef francese della Nouvelle cuisine e maestro di vita

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a mia passione per la le ibre seppellendola avvolcucina, e in generale ta nel grasso (alla Beuys!!!) il gusto, è piuttosto sotto terra in giardino per precoce. Da bimbo i giorni interi aprivano in me miei giochi erano… la conoscenza di un mondo padellini e pentoline. magniicamente tradizionaPoi, lasciata l’Etiopia le e laborioso. della mia infanzia, arrivato a Palermo trovai in una vviamente dopo libreria dove il mio babbo approfondita letusava andare spesso un mitura mi tufai nella sterioso, grande volume blu prova: e così quante e oro, afascinante ai miei nottate ad aspettare occhi come una bibbia: La che l’impasto del cucina del mercato di Paul Savarin di Bocuse Bocuse. lievitasse, ore e ore. Quanta Oh quale forza evocatinoia dell’adolescenza sconva quel nome sviluppò in itta con le storie lionesi di me quasi immediatamente! Bocuse, della sua inesauConvinsi mio padre a comsta voglia di tramandare la prarmi quel librone, immaconoscenza del suo sapore gino anche costoso, e apino alla fondazione del Bopena a casa mi tufai nella cuse d’Or, premio dedicato voluttà delle sue numerose ai cuochi delle nuove genepagine e poche foto. razioni e che mille ne ha lanE così scoprii il mondo ciato nell’empireo. CUOCO VISIONARIO dell’alta gastronomia, l’idea che una vita potesse Quanti sogni a occhi aperti pensando al giorno in essere completamente dedicata a nutrire gli altri, cui avrei fatto io stesso la soupe aux truffes Elysée, Dall’alto, il ristorante di Collonges-au-Montla personalità dello chef come quella di qualcuno invenzione bocusiana dedicata all’allora presidend’Or, Lione, dello chef Paul che sapeva insegnarti la vita. te della Repubblica Giscard d’Estaing, dove tartui Bocuse, scomparso lo scorso Quel grande volume, caposaldo della letteratura e brodo di pollo sono cotti in tazze individuali sotto gennaio. La soupe aux gastronomica del ’900, era raccontato quasi tutto un tetto di pasta sfoglia, come vedete nella foto. truffes Elysée da lui creata in prima persona, dall’introduzione folgorante, in E poi misteriosamente questo libro talismano si per Giscard d’Estaing. cui il maestro invita il lettore a seguire due regole perse. Che grande malinconia. per la buona cucina, scegliere ingredienti di stagioSmisi di cucinare Bocuse, sognando di mangiare ne e, soprattutto, cucinare con amore. Che forza in quelle parole. alla sua mensa, il leggendario ristorante a Collonges-au-MontChe forza Paul Bocuse. Che gioia scoprire piano piano, in un’epo- d’Or. Ma l’amicizia è la cosa che salva sempre tutto e un giorno ca pre-Google, informazioni sul mio eroe di Lione. conobbi la grande Maria Sole Tognazzi e lei mi invitò a casa, nelBocuse, vanto assoluto della Francia intera, cuoco di una famiglia la villa dove era cresciuta con sua mamma Franca Bettoja e suo di cuochi dal 1600, fondò la Nouvelle cuisine, tendenza che rese papà Ugo, mito del nostro cinema, ovvio, ma anche cuciniere folle l’antica gastronomia francese conscia della modernità nell’uso di cui parlerò presto. E proprio nella biblioteca di Tognazzi ritrodei grassi e nelle cotture. vai il libro sacro della mia memoria. Sole vide la mia emozione e Eppure queste ricette, come il Civet di lepre, che prevedevano 10 con gesto di rara generosità me lo regalò. Bocuse ci ha lasciato lo ore di cottura così che la carne potesse «mangiarsi con il cucchia- scorso gennaio, io non sono mai andato al suo ristorante e mai ci io senza coltello», o la tacchinella tartufata da farne aromatizzare andrò, perché penso che Paul Bocuse un po’ sia entrato in me.

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Alberto Zorzi Lorenzo De Luca

Il vento che accarezza l’erba Il concorso ippico Piazza di Siena torna all’antico splendore. Grazie anche a due cavalieri speciali che fra tradizione e innovazione daranno battaglia ai migliori al mondo sul prato verde di VILLA BORGHESE di FRANCESCA CIBRARIO

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uando ero piccolo il mio sogno era gareggiare nell’ovale di Piazza di Siena. Entrare in quel campo in erba e confrontarmi coi migliori era un traguardo inarrivabile». E invece quel traguardo l’ha tagliato, eccome, Lorenzo De Luca, che sarà uno degli uomini da battere nell’edizione 2018 del prestigioso Concorso Ippico Internazionale Uiciale (Csio) di Roma. Il 31enne di Lecce è uno dei maggiori talenti che il salto ostacoli abbia mai espresso nel nostro Paese: è il primo italiano a entrare nella top ten mondiale, arrivando addirittura al secondo posto nel ranking. Dopo il trionfo storico dell’anno scorso dell’Italia in Coppa delle Nazioni, un successo che mancava dal 1985, e il terzo posto individuale, sarà di nuovo tra i protagonisti del Rolex Gran Premio Roma. «Quest’anno il concorso, grazie al salto di qualità della partnership organizzativa tra Federazione Italiana Sport Equestri e Coni 152

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– che, per volontà del presidente Giovanni Malagò, ha preso a cuore la rinascita di questo evento – e di importanti sponsor, riprenderà il prestigio che aveva in passato», continua l’aviere scelto dell’Aeronautica militare. L’area di Villa Borghese, che in dagli anni Venti ospita il concorso, è stata sottoposta a un importante bio-restauro che la riconsegna ai romani come era stata concepita alla ine del Settecento. Sarà lo scenario di iniziative museali, culturali e, naturalmente, del concorso ippico che dal 24 al 27 maggio tornerà a disputarsi sull’erba, dopo undici anni di utilizzo di sabbia silicea. Inoltre, le gradinate sono state ristrutturate e il campo di gara è stato esteso e delimitato, come in origine, da cipressi e anelli di siepi. Qui venerdì 25 si terrà la Coppa delle Nazioni Intesa Sanpaolo. La competizione per squadre vedrà nove tra le migliori nazioni del mondo contendersi il trofeo e, per la prima volta, sarà salutata 30.05.2018


PARTERRE DE ROIS

dalle Frecce Tricolori e seguita dalla tribuna d’onore anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nei giorni successivi si svolgeranno le prove individuali più importanti, il Trofeo Loro Piana di sabato e il Rolex Gran Premio Roma di domenica. La rappresentanza azzurra è formata da 18 cavalieri e amazzoni, tra cui Giulia Martinengo Marquet, fresca dell’oro ottenuto ai Campionati italiani assoluti.

L’OVALE DEI SOGNI Piazza di Siena non è solo il concorso ippico internazionale più importante d’Italia: dal 24 al 27 maggio Villa Borghese sarà una location magica. L’ovale green è un’incantevole immersione fra bio-architettura, rispetto della natura e tutela dei monumenti. Sarà il teatro della danza che cavalieri, amazzoni e cavalli porteranno all’eccellenza. E sabato 26 tanti ospiti e celebrity parteciperanno a una cena speciale organizzata da Vanity Fair, proprio all’interno dell’ovale, mentre la tribuna degli sponsor – Eni, Intesa Sanpaolo, Loro Piana e Rolex – sarà trasformata in un suggestivo palcoscenico.

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Nel 1961 la Regina Elisabetta, in visita a Roma, ha assistito al concorso Piazza di Siena. Sopra, l’installazione di Edra, sponsor dell’86ma edizione del Csio, con i pezzi Getsuen e Rose Chair della collezione Flower di Masanori Umeda a Villa Borghese.

«Sarà un momento di adrenalina pura. Perché il nostro sport è così: una preparazione di mesi che si esprime in 60 secondi di competizione», spiega De Luca che dovrà vedersela con grandi cavalieri come l’americano Kent Farrington, lo svizzero Steve Guerdat, il britannico Scott Brash, l’olandese Harrie Smolders e il veterano canadese Eric Lamaze. Ma dovrà guardarsi anche dagli amici, perché a Roma ci sarà Alberto Zorzi, un altro da top ten mondiale, con cui Lorenzo trascorre ogni weekend di gara. Nato a Padova nel 1989, il caporal maggiore dell’esercito Zorzi va a Roma con intenzioni bellicose: bissare l’ottimo secondo posto nel GP dello scorso anno. Le sue «armi segrete» si chiamano Danique e Luna, due splendide cavalle con cui ha un vero «rapporto d’amore», ci spiega. «Mi piace coccolarle e renderle felici: i cavalli per dare il massimo devono idarsi di te». L’abilità del cavaliere, infatti, sta proprio nel gestire il cavallo che «è vivo, ha un cuore e un cervello. Non è come un’auto che basta girare la chiave». E poi servono precisione, assetto e coraggio per afrontare un salto vincente. Cavalli, cavalieri e una grande équipe intorno, composta anche da veterinari, chiropratici, preparatori atletici: sono tanti i fattori che contribuiscono alla prestazione. Per arrivare sempre più in alto. VANITY FAIR

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In movimento Appuntamento dal 25 al 27 maggio a Villa d’Este e Villa Erba (Como): il Concorso d’eleganza dedicato alle auto e moto d’epoca dal 1929 accoglie gli appassionati.

Red carpet a quattro (e due) ruote 51 automobili e 30 motociclette storiche sfileranno lungo le rive del LAGO DI COMO nel tradizionale Concorso d’eleganza Villa d’Este. Che quest’anno celebra la golden age del cinema

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lark Gable l’aveva scelto per una fuga d’amore in giornata e, invece, è rimasto tre settimane; Alfred Hitchcock, ospite abituale, nel 1925 ci ha ambientato il suo primo lungometraggio, Il labirinto delle passioni. Qui hanno soggiornato anche Bette Davis, Frank Sinatra, Arturo Toscanini, Elizabeth Taylor, Richard Burton e Gregory Peck. E, in tempi ben più recenti, Antonio Banderas, Angelina Jolie con l’allora compagno Brad Pitt e Chrissy Teigen col marito John Legend: il Grand Hotel Villa d’Este a Cernobbio, benché si trovi a migliaia di chilometri da Los Angeles, è stata una delle location preferite dalle star durante la golden age di Hollywood e lo rimane ancora oggi. Soprattutto in concomitanza con l’annuale Concorso d’eleganza che, dal 1929, si tiene nei giardini dell’hotel e in quelli della vicina Villa Erba. Patrocinato da Bmw Group Classic, l’evento raduna il meglio delle auto d’epoca, e quest’anno ha scelto come tema proprio

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«Hollywood on the Lake». Così, dal 25 al 27 maggio quel ramo del Lago di Como sarà trasformato in uno scenario da ilm, con protagoniste 51 auto e 30 fra moto e sidecar. Le auto selezionate sono state prodotte dal 1909 al 1985 e appartengono a

Il motto dell’edizione 2018 è«Hollywood on the Lake», in omaggio al grande schermo

proprietari di 15 nazioni e 28 produttori; le due ruote, invece, sono state costruite tra il 1907 al 1969 e sono di 25 produttori. Le partecipanti sono divise in otto classi – una delle quali è dedicata ai prototipi e un’altra, chiamata «Quando il sesso era sicuro e le corse pericolose», alle monoposto di Formula 1– e coprono tutte le epoche del cinema, dal muto ai blockbuster. Tra le altre, daranno spettacolo la spider Lancia Aurelia B24 guidata da Vittorio Gassman nel Sorpasso, le tre Mini Cooper S protagoniste di Un colpo all’italiana del ’69 e quella della serie Mr. Bean, oltre alle Bmw che sfrecciavano nelle spy story dell’agente 007 e nella saga di Mission: Impossible. Vip anche la giuria onoraria, che si aianca a quella di esperti presieduta da Lorenzo Ramaciotti, e che quest’anno è composta anche da Lapo Elkann, da Yasmin Le Bon e dal capo del design di Apple, Sir Jonathan Paul «Jony» Ive, da sempre afascinato dalle auto del passato almeno quanto dalla tecnologia del futuro. 30.05.2018

COU RTESY O F BMW PRES S IT ALIA

di FRANCESCA CIBRARIO


Oroscopo 23 – 29 MAGGIO

di SIMON & THE STARS

Gemelli, tutta un’altra musica 21.03 – 20.04

24.08 - 22 .09

23.09 - 22 .10

Ariete

Vergine

Bilancia

Tra una cena romantica e un weekend con le amiche, scegli la seconda opzione. Con Venere in quadratura, incomprensioni, polemiche e litigi. Molto meglio la condivisione femminile di progetti e segreti. Sarà per questo che Jessica Chastain ha prodotto una serie con un cast di sole donne. Girls just want to have fun.

Sogni di tornare su quell’isoletta della Grecia che sembra un paradiso? Ora puoi: con Mercurio a favore, gli affari vanno a gonfie vele. Punta su porti sicuri, in cui stringere accordi che ti porteranno lontano. Anche Colin Firth torna a girare il seguito di Mamma mia! dopo dieci anni. Dig in the dancing queen!

Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, scurdàmmoce ’o passato. Chiudere i conti con una storia d’amore o un lavoro deludente può essere catartico. Se però i conti sono quelli con la banca, la storia si complica. Pare che Monica Bellucci abbia qualche guaio col fisco. Tu argina la voglia di «evasione».

21.04 - 20.05

23.10 - 22 .11

Toro

Scorpione

23.11 - 21.12

Gemelli

Sagittario

2 2 .06 - 2 2 .07

Cancro Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX, ha stilato le 6 regole d’oro per essere produttivi. Una tra tutte? «Uscire da una riunione o interrompere una chiamata quando è evidente che non portano valore». Se vuoi dunque lanciare un business su Marte, o lanciarti in una love story, vai al sodo senza sprecare tempo. 23.07 - 23.08

Leone Marte di traverso rischia di spingerti sull’orlo di una crisi di nervi. Da vero regista, pretendi di avere il controllo della situazione e non tolleri chi ti rovina la scena. Soprattutto se ingiustamente. Non a caso, Roman Polanski minaccia una causa contro la sua espulsione dall’Academy. Carnage in vista?

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Non ti impuntare sui cavilli e vai al sodo, altrimenti rischi di spostare l’asse dell’equilibrio. Se invece l’asse è quello del wc, il discorso cambia. C’è chi, come Carlo d’Inghilterra, se lo porta dietro quando viaggia. Assieme alla carta igienica e al letto. Ognuno ha le sue priorità: bada ai bisogni reali.

21.05 - 21.06

Hai mandato la demo della tua band a una casa discografica? La troverà strepitosa! È tempo di nuovi ingaggi, conferme e promozioni. Già due volte baronetto, Paul McCartney è stato nominato Compagno d’Onore da Queen Elizabeth. Anche tu presto esulterai per i riconoscimenti ricevuti: All you need is love.

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il Segno Fortunato

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20.02 - 20.03

Pesci Nessuna stagione come la primavera fa fiorire la voglia di cambiare: vestiti, amori e soprattutto lavori. Detto fatto: Caterina Balivo lascia la sua storica trasmissione per tuffarsi in acque aperte. Pescata dalla rete ammiraglia? Tu butta l’amo con il curriculum. I palinsesti autunnali riservano sorprese.

UN FILM PER TUTTI Voglia di tenerezza (1983). Venere incontra la poesia del Cancro. È il risveglio del materno: il desiderio di fare casa, di protezione, di far parte di una famiglia, anche di appendere un iocco rosa o celeste alla porta. Un «ti voglio bene» pronunciato con il cuore vale più della somma delle sue sillabe: questa Venere ci insegna a dirlo e a non darlo mai per scontato.

Sei stato nominato: questa settimana qualcuno ti metterà in mezzo a una discussione che richiederà diplomazia e arti conciliatorie. Temi di non essere all’altezza? Pensa che Gianni Morandi è stato indicato dai suoi colleghi cantanti come premier ideale per il nostro Paese: la repubblica di Banane e Lampone. 22 .12 - 20.01

Capricorno «Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama. Ma queste cose costano. Ed è qui che si comincia a pagare: col sudore!». Anche Michelle Obama ha detto agli studenti americani che con impegno e preparazione nulla è impossibile. Neanche diventare presidente degli Usa. Insisti, presto i tuoi progetti Saranno famosi. 21.01 – 19.02

Acquario Quando l’asfalto si fa bollente, bisogna sfrecciare via. La consapevolezza dei tuoi limiti o di quelli altrui deve spronarti ad agire con una certa urgenza. L’ha capito pure Valentino Rossi che, dopo i problemi con la Yahama, ha detto di non aver ancora molto tempo per correre. Se ha fretta lui, tu che aspetti? 30.05.2018

IL LU STRAZ IO NE ESTU D IO SETAN TA

Elettra Lamborghini prima nelle classifiche musicali. È la fine del mondo? No. È l’ora della verità. Per chi ha saputo rinnovarsi in ambito lavorativo, è il momento di raccogliere consensi o rivedere certe scelte. Ma verità è anche saper dire «no» a una relazione se, come per Francesco Monte, l’amore non c’è.


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VANITY SECONDO VOI Dove ci leggi? Quando? Attraverso l’hashtag #meandmyvanity i lettori si raccontano

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di MASSIMO GRAMELLINI

QUEL FACEBOOK SENZA ETÀ

Caro Massimo, Sono un pensionato di 75 anni. Lo scorso anno io e mia moglie abbiamo festeggiato le nozze d’oro. Qualche mese fa i nostri nipoti ci hanno convinto a iscriverci a Facebook e mia moglie ha aderito con entusiasmo, restando connessa diverse ore al giorno. Recentemente mi ha detto di aver ritrovato, proprio grazie a Facebook, un amico d’infanzia di cui non aveva notizie da 60 anni e che abita in Puglia, la nostra terra di origine (noi abitiamo in Toscana). La cosa in sé mi ha fatto piacere, ma ho notato che ultimamente si sentono spesso per telefono, condividono molti ricordi e, quando sento mia moglie ridere di gusto con lui, ho la sensazione di essere tagliato fuori. Provo un disagio che non riesco a spiegarmi. Ho motivi per preoccuparmi di questa amicizia che ha radici lontane o devo lasciare che mia moglie la viva tranquillamente? — Enzo

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aleotto fu Facebook e chi chattò… Perdona la citazione irrispettosa: tua moglie non è Francesca, il suo amico virtuale non è Paolo e il loro sarebbe un tradimento solo se tu, sbagliando, decidessi di considerarlo tale. Però la tua lettera rappresenta una tappa miliare nella storia del costume. D’ora in poi esisteranno un Avanti Enzo e un Dopo Enzo. Avanti Enzo (A.E.), i sett-ottantenni ignoravano felicemente l’esistenza dei social e riempivano il tempo della nostalgia nello sfoglio indulgente del proprio passato. Scorrevano con commozione pesanti album fotograici rilegati in pelle e indugiavano in poltrona tenendo tra le mani lettere d’amore ingiallite e cartoline dalla irma incerta e dimenticata… Dopo Enzo (D.E.) una tribù di arzilli chattatori irrompe nel rutilante mondo della socialità. Gli anziani (ma con l’approssimarsi del mio ingresso nella categoria preferirei la dizione «diversamente giovani») si attaccano alla tastiera con mani adunche e partono alla caccia dei sopravvissuti, riscoprendo gli afetti, e talvolta gli effetti, dell’adolescenza. La Rete sembra pensata apposta per loro: garantisce la massima difusione con il minimo sforzo. Tra un po’

neanche Facebook basterà a placare la loro voglia di comunicazione sedentaria e si iscriveranno in massa a Instagram, inondando il web di autoritratti attraversati da un reticolo delizioso di rughe. Come in tutte le rivoluzioni, ci sono però gli efetti collaterali. Avanti Enzo era tecnicamente complicato riallacciare un’amicizia con qualcuno che avevi perso di vista da oltre mezzo secolo. Intanto bisognava appurare che fosse ancora vivo. Poi rintracciarne l’indirizzo e superare la timidezza nello scrivergli, e la pigrizia nel farlo davvero. Alla ine non succedeva quasi mai e gli Enzo-prima-di-Facebook potevano festeggiare tranquillamente le nozze d’oro al riparo dalla gelosia. Intanto, ti faccio i complimenti. Se un uomo è ancora geloso di sua moglie dopo cinquant’anni di matrimonio, signiica che li ha azzeccati entrambi: la moglie e il matrimonio. Ma amare qualcuno non signiica possederlo in toto e in esclusiva. Nemmeno alla vostra età. Lei è talmente una parte di te che fatichi a riconoscerle il diritto di coltivare una zona franca in cui intrattenere rapporti conidenziali con altri. Specie se questi «altri» hanno il torto inemendabile di provenire dai territori lontani dell’infanzia, l’unica scena del ilm della sua vita nella quale tu non interpreti la parte del protagonista. Dall’alto del tuo amore per lei, dovresti invece riconoscerle la possibilità di annoiarsi e di porvi rimedio in modi, tra l’altro, più che legittimi. L’entusiasmo con cui lei (non tu) ha accolto l’iscrizione a Facebook testimonia che aveva bisogno di distrarsi e di incontrare facce inedite o dimenticate, sia pure senza uscire di casa. Cercava nuovi stimoli e un sistema virtuale di togliersi le pantofole. Se interpreti questo suo desiderio con gli occhi della gelosia, fai un cattivo servizio a lei e a te stesso. Si diventa vecchi quando si smette di fare qualcosa per la prima volta. Tua moglie non vuole diventare vecchia. Perciò continua a sperimentare e ad aprirsi al mondo. Invece di temere la sua iniziativa, perché non provi a imitarla? Magari cercando anche tu qualche antica conoscenza su Facebook. Il disagio verso tua moglie evaporerà immediatamente e, quel che più conta, non correrà il rischio di trasformarsi in ossessione.

Scrivere e leggere — Scrivete (non oltre i 1.000 caratteri) a: ilpostino@vanityfair.it. Tutte le risposte di Massimo Gramellini su vanityfair.it 160

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illu s t r a z io n e L E O N A R D B E A R D

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I NOSTRI PLANTARI IN SUGHERO SONO “NATURA PURA” !

A N AT U R

Vengono prodotti presso la nostra azienda di plantari in sughero con sede in Portogallo, dove nelle immediate vicinanze crescono le sughere utilizzate per la produzione. Poiché il ciclo di lavorazione è molto breve, non è necessario l’utilizzo di prodotti chimici per la conservazione; ciò fa sì che i plantari in sughero MEPHISTO siano ben tollerati dalla pelle. Per questo sono NATURA PURA! Indossando i nostri sandali con plantari in sughero avvertirete la piacevole sensazione di camminare su una soletta anatomica con cuscinetto SOFT AIR e rivestimento in pelle. Quasi tutti sono dotati di imbottiture massaggianti risultando meravigliosamente comodi e garantendo un’andatura naturale e corretta. MEPHISTO è stata l’unica azienda produttrice di calzature ad essere stata più volte premiata come migliore marca di scarpe della Francia. MEPHISTO: NATURA PURA! DISPONIBILI IN 900 PUNTI VENDITA MEPHISTO PRESENTI IN TUTTO IL MONDO E PRESSO I NEGOZI DI CALZATURE PIÙ ASSORTITI. PER CONOSCERE I RIVENDITORI MEPHISTO PRESENTI NELLA VOSTRA ZONA, POTETE CLICCARE NELLA SEZIONE “MEPHISTO STORE LOCATOR” SUL SITO: WWW.MEPHISTO.COM


Vanity fair italia n 21  
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