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ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO

NUMERO

453.

MAGGIO 2019

MILANO GOURMET IN ESCLUSIVA: IL BISTROT DI CARLO CRACCO E LA NEO-PIZZERIA DI PHILIPPE STARCK

POP & CHIC

Giochi di contaminazioni tra Storia e Avanguardia

PORTFOLIO I NUOVI TAVOLI • FOCUS I MOBILI “MOBILI”


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Editoriale. a destra: Ettore Mocchetti tra Antonio Citterio, a destra, e Fabio Novembre, architetti e designer di fama mondiale che si sono “sfidati” alla Domus Academy sul tema “Maximalism vs. Minimalism”. I due, con altri importanti esponenti della cultura del progetto, saranno protagonisti di una tavola rotonda sui destini del design contemporaneo che AD sta organizzando per l’autunno.

OPEN MIND

CULTURA VIVA Dubai, made in Italy È mio grande piacere segnalare che il progetto del padiglione italiano per l’Expo 2020 di Dubai è stato affidato a un amico di AD di lunga data: Italo Rota. Con lui abbiamo sostenuto importanti battaglie per il buon design. Ne parleremo. L’OPINIONE Il valore dei Simboli Il rogo di Notre-Dame a Parigi riporta all’attenzione il ruolo dei simboli quale espressione di un sentire e di una cultura comuni. La società, anzi la civiltà che li dimentica, è destinata essa stessa a sbriciolarsi.

La copertina Nel segno di un verde pop, una scultura di Fausto Melotti dialoga con un sofà vintage rivestito di velluto. Siamo in un antico castello francese. ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO

NUMERO

453.

MAGGIO 2019

MILANO GOURMET IN ESCLUSIVA: IL BISTROT DI CARLO CRACCO E IL RISTORANTE DI PHILIPPE STARCK

POP & CHIC

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umero importante questo di AD: evidenzia uno degli indirizzi dell’odierno interior design. Prendiamo, per iniziare, il colorato salone di un antico maniero francese nel Périgord: qui due bianchi ciliegi intagliati fanno da cornice a un camino e si moltiplicano in un pannello specchiante a creare l’ ILLUSIONE di una foresta: lo spazio abitato si fa arte, teatro, narrazione in una commistione di codici rappresentativi che alludono, con gusto raffinato, alla disinvoltura linguistica della cultura di massa. Un’ex tessitura lombarda sfoggia invece un arredamento di impronta industrial chic molto contemporanea che “ospita” però, con brillante EFFETTO DIVERTISSEMENT, mobili vintage. Ancora: a Houston e a Firenze due palazzetti del primo ’900 cambiano il loro STORYTELLING in virtù di arredi made in Italy. Lo stesso avviene a Roma, ma qui ad andare in scena è il confronto tra un’architettura del ’500 e le sculture di una coppia di ARTISTI VISIONARI , affascinati l’una dalla mitologia, l’altro dal “macchinismo” tecnologico. Insomma, contrasti accesi, spiazzamenti, citazioni shock, ma anche armonia, eleganza, consonanza: negli interni che visitiamo in questo numero di maggio si dimostra come – ecco la nostra tesi – una linea di tendenza dell’ interior design attuale scaturisca dal connubio, auspice il BUONGUSTO , tra due concetti apparentemente antitetici: Pop & Chic. Nella rivista c’ è molto altro. Il PORTFOLIO illustra i tavoli più belli visti al Salone del Mobile, il FOCUS passa in rassegna gli arredi trasformabili e trasportabili che cambiano l’aspetto della casa con il minimo dispendio di energia e di costi. Nelle STORIE si parla, tra l’altro, delle collezioni del Barone Empain, leggendario miliardario egittologo belga. E poi ci sono le nostre VISITE ESCLUSIVE : protagonisti, in una Milano sempre più grand gourmet, sono il nuovo bistrot di Carlo Cracco arredato da Gio Tirotto, e la pizzeria new style Amor ideata da Philippe Starck per la dynasty Alajmo.

Giochi di contaminazioni tra Storia e Avanguardia

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ISSN 1123-9719

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PORTFOLIO I NUOVI TAVOLI • FOCUS I MOBILI “MOBILI”

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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N¡ 453 — MAGGIO 2019

SOMMARIO. «L’arredamento della nostra casa diventa il teatro della vita privata». ALESSANDRO MENDINI

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DISC OV ERIES . HOME —

Una palette bi-cromatica in bianco e nero per l’appartamento milanese di LORENZA LUTI . PLAY —

I giochi di BRUNO MUNARI creano connessioni inedite tra il mondo ludico e quello del progetto. FOOD DESIGN — L’estro gastronomico di ToulouseLautrec, artista e buongustaio, ispira MAX STROHE . OSPITALITÀ — A Roma, cinque nuove SUITES con vista

sul Colosseo dove dialogano classico e contemporaneo. DESIGN —

Matericità e dinamismo nelle nuove lampade Black Belt di PETER MARINO per Venini. MOTORING —

Una parata di 100 FERR ARI per la terza edizione della Cavalcade International. ITALIAN STYLE —

Un nuovo concept di lounge bar messo a punto da SICIS con Marco Lucchi. IN LOVE —

Rendono omaggio a Milano e alle sue architetture i gioielli di LETIZIA CARIELLO . LE ASTE —

Il DESIGN del ’900 è tra i grandi protagonisti nelle vendite all’incanto. IN VETRINA —

Eleganza anni Trenta per il nuovo showroom milanese di DOM EDIZIONI .

PORT FOL IO.

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GEOMETRIE D’APPOGGIO — Forme e materiali dei nuovi TAVOLI da pranzo e da lavoro.

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TREND —

Anche i designer riscoprono e reinterpretano l’estetica del BRUTALISMO . YACHT — Un gigante del mare: O’PTASIA di Golden Yachts stupisce con i suoi 85 metri. WATCH —

Un nuovo cronografo di BREITLING e un segnatempo di NOMOS dal disegno lineare. ARTE/1 —

Alla BIENNALE D’ARTE ci si confronta con i temi più attuali del nostro tempo.

MITI D’OGGI — Citazione mitologica e design per una seduta della VERSACE HOME COLLECTION . ARCHITETTURA — Swallow Cabin è la casa mobile luxury ideata dallo STÆRK & CHRISTENSEN di New York. ARTE/2 — Un’originale lettura dello spirito novecentista nelle sculture e nelle medaglie di FEDERIGO PAPI . KITCHEN DESIGN — AEG

e VALCUCINE hanno ideato un innovativo progetto per cucine all’avanguardia. AD protagonista in vari eventi organizzati durante la MILANO DESIGN WEEK . SOCIAL —

AGENDA —

Una selezione di MOSTRE d’arte e design in Europa e nel mondo.

STORIE .

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VISIONARIO ORGANICO — Nelle architetture di LEONARDO RICCI

un’inedita lettura del Modernismo.

FOCUS.

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Arredi leggeri, adattabili, poliedrici, adatti a case in continua MUTAZIONE .

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DENTRO AD —

Cercando suggestioni e ispirazioni dietro le quinte del numero di MAGGIO.

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

L’ATELIER DEI MIR ACOLI — La MAISON LESAGE , un’epopea

nel segno della moda e del gusto.

IL DESIGN È MOBILE —

BACK STAGE .

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IL SOGNO DEL BARONE — La favolosa storia di HELIOPOLIS ,

in Egitto, un’utopia urbana nata nel segno degli svaghi e del lusso. a sinistra: testa e corona del faraone Menkaure (Micerino) proveniente da Giza, 2500 a.C.

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SOM M ARIO.

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LE CASE DEL MESE.

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SECONDA VITA —

Un trionfo d’arte e di colori dona nuova energia agli interni di un antico castello del PÉRIGORD . C’ER A UNA VOLTA IN TEXAS —

Il design d’autore è protagonista in una residenza dei primi del ’900 a HOUSTON . COLOR POESIA —

Lo stile e la personalità di MARTA FERRI in una dimora di Borgo Egnazia, nel cuore della PUGLIA . QUESTIONE DI DNA —

Il gusto industriale è la cifra stilistica di un appartamento di GALLAR ATE ospitato in una ex tessitura. QUI IL CLASSICO SI FA MODERNO —

Una villa presso FIRENZE dove lo spirito della storia dialoga con il senso della modernità.

A MISUR A D’ARTE — Nel centro di ROMA , un’originale collezione di sculture e di design caratterizza un’elegante casa-atelier. TR A GUSTO E DESIGN 1/AMOR — PHILIPPE STARCK ha firmato il décor della pizzeria gourmet di MASSIMILIANO ALAJMO . 2/CARLO E CAMILLA IN DUOMO — Il design metropolitano di GIO TIROTTO per il nuovo ristorante di CARLO CR ACCO .

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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MATTIA AQUILA. GIORGIO BARONI. TOM MANNION

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Direttore Responsabile

ETTORE MOCCHETTI Art Director GIUSEPPE PINI Caporedattore Attualità MARIO GEROSA Caporedattore, RUBEN MODIGLIANI Caporedattore ELENA DALLORSO Caposervizio Impaginazione FRANCESCA MARINO Vice Caposervizio, MICHELA BUZZONI Segreteria di Redazione MARIA GRAZIA CECCONELLO Responsabile, FEDERICA CLARI Photo editing Project Consultant RICCARDO BIANCHI New York CHRISTINA NICASTRI Segreteria e Redazione Hanno collaborato: SONIA S. BRAGA, EDWIGE BRONSON, SONIA COCOZZA, ANTONELLA COTTA RAMUSINO, CESARE DE SETA, NICOLETTA DEL BUONO, FIAMMETTA FADDA, UMBERTA GENTA, PAOLA MORETTI, GIAMPIERO NEGRETTI, GAIA PASSI, FRANCA ROTTOLA, ALESSANDRA VALLI, FRANCESCA VINCI, MICHELE WEISS. STEPHEN PICCOLO traduzioni, STUDIO DIWA revisione testi Fotografie di: FRANCESCA ANICHINI, MATTIA AQUILA, GIORGIO BARONI, GABRIELE BASILICO, GIANNI BASSO/VEGA MG, CHIARA CADEDDU, GUIDO FUÀ, MASSIMO LISTRI, TOM MANNION/PAOLA MORETTI PRODUCTIONS, DIVYA PANDE, ANTONIO ROSATA, MONICA SPEZIA/LIVING INSIDE

Direttore Editoriale LUCA DINI Digital Editorial Director JUSTINE BELLAVITA Chief Marketing Officier FRANCESCA AIROLDI Sales & Marketing Advisor ROMANO RUOSI Brand Advertising Director CARLO CLERICI, Advertising Manager CRISTINA RONCAROLO Responsabile Content Experience Unit VALENTINA DI FRANCO, Responsabile Digital Content Unit SILVIA CAVALLI Moda e Oggetti Personali: MATTIA MONDANI Direttore Beauty: MARCO RAVASI Direttore. Grandi Mercati e Centri Media Print: MICHELA ERCOLINI Direttore. Arredo: CARLO CLERICI Direttore Branded Content Director: RAFFAELLA BUDA. Digital Sales: GIOVANNI SCIBETTA Responsabile Triveneto, Emilia Romagna, Marche: LORIS VARO Area Manager. Toscana, Umbria, Lazio e Sud Italia: ANTONELLA BASILE Area Manager Mercati Esteri: MATTIA MONDANI Direttore. Uffici Pubblicità Estero - Parigi/Londra: ANGELA NEUMANN New York: ALESSANDRO CREMONA. Barcellona: SILVIA FAURÒ. Monaco: FILIPPO LAMI

EDIZIONI CONDÉ NAST S.P.A. Presidente GIAMPAOLO GRANDI Amministratore Delegato FEDELE USAI Direttore Generale DOMENICO NOCCO

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Vice Presidente GIUSEPPE MONDANI, Direttore Centrale Digital MARCO FORMENTO Direttore Circulation ALBERTO CAVARA, Direttore Produzione BRUNO MORONA Direttore Risorse Umane CRISTINA LIPPI, Direttore Amministrazione e Controllo di Gestione LUCA ROLDI Digital Marketing MANUELA MUZZA, Social Media ROBERTA CIANETTI Digital Product Director PIETRO TURI, Head of Digital Video RACHELE WILLIG Digital CTO MARCO VIGANÒ, Enterprise CTO AURELIO FERRARI Digital Operations e Content Commerce Director ROBERTO ALBANI

Sede: 20123 Milano, piazzale Luigi Cadorna 5 - tel. 0285611 - fax 028055716. Padova, via degli Zabarella 113 - tel. 0498455777 fax 0498455700. Bologna, via Carlo Farini 13, Palazzo Zambeccari - tel. 0512750147 - fax 051222099. Roma, via C. Monteverdi 20 tel. 0684046415 - fax 068079249. Parigi/Londra, 3 Avenue Hoche 75008 Paris - tel. 00331-53436975. New York, Spring Place 6, St Johns Lane - New York NY 10013 - tel. 212-3808236. Barcellona, Passeig de Gràcia 8/10, 3° 1a - 08007 Barcelona - tel. 0034932160161 - fax 0034933427041. Monaco di Baviera, Cuvilliés strasse 23, 81679 München - Deutschland - tel. 004915253345561. Redazione: 20121 MILANO - piazza Castello 21 - tel. 0285611 - fax 0285612698


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In questo numero. PAOLO FAZZINI Si è laureato nel 2005 in Economia aziendale e nel 2008 ha conseguito un master in Marketing e comunicazione. Dal settembre 2005 è amministratore in Fazzini insieme al fratello Marco.

Un sito di archeologia industriale? «A Favignana, l’ex stabilimento per la lavorazione del tonno della famiglia Florio».

PAOLA CREMA Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze dedicandosi inizialmente alle sculture tipo Wunderkammer e ai gioielli, per passare ai bronzi di grandi dimensioni. Vive e lavora tra Firenze e Roma.

Il suo angolo di Roma preferito? «Il nuovo sito archeologico sopra via dei Cerchi: ha qualcosa di magico, un’atmosfera unica perché è qui che è stata fondata la città».

STEFANO DORATA Architetto e designer noto in tutto il mondo, ha realizzato i progetti più diversi, dalla villa all’hotel, allo chalet. Ha pubblicato il libro Case by Stefano Dorata (Gangemi).

GIORGIO BARONI Bergamasco di Caravaggio, formato alla School of Visual Arts di New York, si specializza in foto di interni. Collabora con riviste di interior come AD, Elle Decor, House & Garden.

Un gioiello poco conosciuto di Firenze? «Il museo del Duomo, un’opera di incredibile impatto architettonico. È imprevedibile, dall’esterno, il fatto che possa essere così imponente nella sua volumetria interna».

Un nuovo ristorante di design? «Veleno, dello chef Maurizio Amato a Brescia. In un palazzo in cui la cornice storica incontra il design e l’arte contemporanea, piatti tradizionali e grande ricerca di materie prime».

GIORGIA DENNERLEIN

Un’insolita prospettiva romana? «Sant’Andrea della Valle vista dal largo del Pallaro. Dal piccolo slargo a due passi da Campo de’ Fiori, davanti al Teatro dei Satiri, la si apprezza in tutta la sua maestà».

MATTIA AQUILA Fotografo creativo specializzato in interior design e architettura, collabora da anni con importanti aziende del settore, studi di architettura e riviste.

Una mostra di fotografia da non perdere? «Quella di Ferdinando Scianna, “Viaggio, racconto, memoria”, alla Galleria d’arte moderna di Palermo. Fino al 28 luglio 2019».

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

FRANCESCA ANICHINI. MATTIA AQUILA. GIORGIO BARONI

Architetta di origini tedesche, è nata a Padova. Con i suoi marchi (Elabora, Loto Design e Loto AD Project) segue i progetti dall’ideazione dello spazio alla scelta di materiali e oggetti che lo animano.


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MANIFESTO. Lorenza Luti, direttrice marketing e retail di Kartell, in un angolo del living della sua casa. Divano Largo di Piero Lissoni, lampada Kabuki di Ferruccio Laviani, vaso Jelly di Patricia Urquiola, tavolo/sgabello Sparkle di Tokujin Yoshioka. Tutto Kartell. Poltroncina vintage e Kilim marocchino antico.


DI S C OVE R I E S .

HOME

INTORNO AL TERRAZZO. 1. Uno scorcio del salone, con le vetrate aperte sul terrazzo. Poltrone Cara di Philippe Starck, lo sgabello/tavolino Stone di Marcel Wanders e la lampada Taj di Ferruccio Laviani. 2. Un’altra prospettiva del salone, con il sofà Largo di Piero Lissoni, la lampada Kabuki di Ferruccio Laviani, il tavolo Invisible di Tokujin Yoshioka e il tavolino Tip Top di Philippe Starck. Tappeto Kilim marocchino. Poltroncina vintage.

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Il mondo in bianco e nero 2

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Nell’azienda di famiglia LORENZA LUTI lavora circondata dai colori. Forse per questo nella sua casa milanese ne ha voluti solo due.


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MONICA SPEZIA/LIVING INSIDE

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egli anni in cui ha vissuto, ancora ragazza, a Parigi, Lorenza Luti ha portato a Milano, nella casa dove aveva abitato da bambina per poi tornarci dopo la nascita della sua prima figlia, un’allure vagamente francese: pavimenti in parquet a spina, muri verniciati di bianco e cornici. La pianta dell’appartamento, in un palazzo d’inizio ’900 che affaccia su una via tranquilla del centro, è stata totalmente ridisegnata intorno a un cuore ideale: il terrazzo. «Per tutta la bella stagione è una stanza in più, ma ce lo godiamo anche d’inverno, perché quando siamo in casa lo illumino e l’effetto è scenografico e gioioso», spiega Lorenza Luti. Affidato il progetto alle sorelle Nathalie e Virginie Droulers, Lorenza ha scelto una palette bi-cromatica di bianco e nero. «Sarà forse perché nel lavoro

sono costantemente circondata dai colori che questa mi è sembrata la scelta obbligata», dice. Nere le lampade, le poltrone, i tavolini, a righe bianche e nere il grande e insolito tappeto kilim marocchino che copre buona parte del parquet della sala. «In realtà qualche tocco di colore in casa c’è, come le poltroncine ottocentesche del salotto che ho fatto rivestire con un tessuto verde o qualche quadro, compreso quello che sogno da una vita ma che non ho ancora trovato: qualcosa che sembri Pollock, ma che non ne abbia il prezzo!». In un angolo del living, di fianco al televisore, una collezione di foto (in bianco e nero anch’esse) testimonia la passione dei padroni di casa per il cinema. Il resto dello spazio è occupato da un grande sofà Largo di Piero Lissoni, affiancato dalle poltrone Cara di Philippe Starck e dalla lampada Kabuki di Ferruccio Laviani nella sua versione “big”. Il marchio di

UN POSTO TRANQUILLO. 3. Nella zona TV, sedie Lou Lou Ghost di Philippe Starck e tavolino/sgabello Stone di Marcel Wanders. In primo piano ancora le poltrone Cara di Philippe Starck. 4. Sul mobile, lampada Planet di Tokujin Yoshioka. 5. Nella zona pranzo, sedie Masters di Philippe Starck. Librerie e camino su disegno.

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DI S C OVE R I E S .

HOME

AREA RISERVATA. 1. Davanti all’opera Milano di Maurizio Galimberti, lampada Kabuki di Ferruccio Laviani. 2. Nella cucina, sotto al lampadario Fl/y di Laviani, tavolo Top Top di Philippe Starck e sedie Victoria Ghost. I mobili sono realizzati su disegno da un artigiano di Padova. 3. Nella camera padronale, sul contenitore Ghost Buster di Starck, lampada Bourgie di Ferruccio Laviani. 4. Cameraguardaroba. Sedia Mademoiselle di Philippe Starck.

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OGGETTI, ARREDI, ILLUMINAZIONE COMUNICANO SENSO DI APPARTENENZA, COERENZA DI MATERIALI E LA PROPRIA PERSONALITÀ. 3

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famiglia è ovunque, nella casa della direttrice marketing e retail di Kartell. Oggetti, arredi, illuminazione comunicano senso di appartenenza e coerenza di materiali, ma mantengono ognuno la propria personalità, secondo il principio fondante dell’azienda che mette a disposizione dei suoi artisti il proprio know-how tecnico, ma li lascia liberi di esprimere culture diverse e soprattutto energia. Soltanto i mobili della cucina sono totalmente custom, realizzati in ferro e acciaio da un artigiano di Padova. Anche qui, però, il tavolo è un Top Top, le sedie sono le Victoria Ghost (di Philippe Starck entrambi) e la lampada una Fl/y di Ferruccio Laviani. «La cucina è la mia stanza preferita», racconta Lorenza Luti. «Non è soltanto il posto dove si cucina o si cena. È qui che mi piace stare quando sono da sola, mi fa sentire protetta. Inoltre è una stanza molto silenziosa». Nella reinvenzione dei volumi della casa da parte delle architette, Lorenza Luti ha voluto, seguendo un’intuizione del tutto femminile, rinunciare a una stanza per poter contare su ben tre camere-guardaroba, due per sé e le figlie e una per suo marito: «Un po’ mi vergogno a dirlo, ma ero certa che mi servisse molto più un closet che un’ulteriore stanza. La casa è già grande abbastanza». □ ELENA DALLORSO


DI S C OVE R I E S .

PL AY

WHO’S WHO BRUNO MUNARI (19071998), protagonista dell’arte, del design e della grafica del ’900, ha dedicato la propria creatività alla sperimentazione, con un’attenzione particolare ai bambini. Ha progettato libri e giochi per pensare.

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Sregolatevi! Una nuova serie dei giochi di BRUNO MUNARI inaugura un percorso creativo che coinvolge artisti e designer. Mettendo in connessione il mondo del progetto e quello dei bambini. di ELENA DALLORSO

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DA COSA NASCE COSA. 1. ABC con fantasia (Bruno Munari ed Enzo Mari). 2. La nuova edizione della Scatola di Architettura MC1 del 1945, ora con mattoni di faggio non trattato. 3. Immagini della realtˆ (Bruno Munari e Giovanni Belgrano) con 40 fotografie di soggetti visti da varie prospettive.

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GILIOLA CHISTÉ. COURTESY CORRAINI EDIZIONI

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ontaminazione, sperimentazione, intuizione, libertà: su questi pilastri Bruno Munari ha fondato la propria creatività applicata ai giochi per bambini mettendo in produzione, già dal 1945, i suoi “giochi senza regole”. Oggi la casa editrice Corraini, legata all’artista per oltre 20 anni, dopo averli presentati durante il Fuorisalone 2019 nella mostra “Play no rules. Artist’s toys”, ristampa una serie di giochi, libri e libri-gioco che hanno fatto la storia del design italiano: Trasformazioni, Metti le foglie, Immagini della realtà, Strutture, Otto sequenze, ai quali si aggiungono quelli ideati con Enzo Mari e una nuova edizione della Scatola di Architettura MC1, realizzata in faggio non trattato da Maco Creazioni di Emanuele Piana. «Non sono giochi vintage, ma creano connessioni importanti, ci fanno trovare soluzioni inattese, utili anche per capire il mondo del web», spiega Marzia Corraini. «Si possono usare a diversi livelli, anche molto semplici, e in ogni caso ci portano oltre il conosciuto, senza la paura dell’errore, perché anche l’errore è divertente». In questo spirito Corraini ha scritturato artisti e designer contemporanei (come Parasite 2.0, Lorenzo Bravi, Ludosofici, Alessio D’Ellena) perché inventino una serie di giochi inediti che smontino e rimontino il pensiero. Nello spirito del maestro.


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DI S C OVE R I E S .

FOOD DESIGN

Henri e Max. La strana coppia Può un cuoco IDENTIFICARSI con un famoso pittore al punto da fare la cucina che sarebbe piaciuta a lui? di FIAMMETTA FADDA

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i scrive Toulouse-Lautrec, si pronuncia Tulùs Lotrèk. Max Strohe, cuoco trasgressivo, che col grande pittore parigino condivide il gusto per i locali dove siedono fianco a fianco studenti e operai, cattive e brave ragazze, ha chiamato così il suo ristorante a Berlino. Per sentirsi più in confidenza. Sempre in quello spirito, ha creato uno spazio tra design e mercato delle pulci, nel quartiere multietnico di Kreuzberg, una Montparnasse contemporanea. Meno facile semmai poteva essere interpretare l’estro gastronomico di Henri de Toulouse-Lautrec, grande buongustaio, spesso ai fornelli per gli amici. Max Strohe ha risolto il problema mettendo in atto una cucina, dice lui, “di pancia” che disprezza i sapori perbene e i trend, e punta all’intensità e alla sorpresa. E se la tradizione tedesca ha patate, maiale, radici, e poco altro da esibire, tanto meglio. C’è spazio per inventare. Come piace alla “generazione Z”, i ventenni di oggi, mutanti e trasversali, che popolano Berlino. E allora: Giappone nei brodi che hanno il sapido del dashi; Francia per la conoscenza tecnica; Nord Europa per le presentazioni finto-selvagge; mondo per l’uso disinibito delle spezie. Dal menu: Capesante, testina di vitello, anice stellato, fingerlime, pomelo; Razza, riduzione di ossi, cipollotti, burro bianco; Agnello, ostriche, costine, coriandolo, cumino. Servizio soave, tutto al femminile.

NEL NOME DI UN ARTISTA MAUDIT

METAFORA DI SPIAGGIA. sopra: un (apparentemente) banale padellino racchiude uno scorcio di spiaggia selvaggia: ciottoli, conchiglie e, al centro, la capasanta protagonista.

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Max Strohe, 37 anni. Nel 2016, a un anno dall’apertura di Tulus Lotrek, ha ricevuto il premio “Berliner Masterchef”, seguito, nel 2017 dalla stella Michelin. Nato vicino a Bonn, si considera quasi autodidatta. È protagonista del programma di successo Kitchen Impossible 2019. tuluslotrek.de

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Ha solo 4 anni, ma Tulus Lotrek è già un mito della ristorazione berlinese. Merito di uno CHEF ANTICONFORMISTA che rifugge trend e formalismi.


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Razionalismo imperiale

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ncorniciato in ognuna delle finestre che disegnano la facciata come una maglia ortogonale di blocchi di travertino, il Colosseo. È il progetto con cui Matteo Thun ha trasformato la facciata di un edificio dei primi del Novecento in intonaco rosso in un palazzo neo-razionalista. La trama architettonica ideata per la ristrutturazione incornicia le aperture a tutt’altezza, e una galleria esterna fra la struttura e le vetrate offre una vista magnifica sul teatro. È questo il guscio che ospita le Grand View Suites Ludus Magnus dei conti Manfredi, proprietari dell’adiacente hotel 5 stelle lusso Palazzo Manfredi e delle nuovissime Palm Suites, in un vicino palazzo del XVIII secolo. Il travertino, che all’esterno è usato a spacco, liscio o lavorato, ritorna anche negli interni, a sottolineare l’importanza dell’eredità classica dell’edificio e il suo rispetto del contesto storico circostante. Giorgia Dennerlein, fondatrice della Loto Ad Project (società di architetti e designer), firma il progetto dell’interior dei 5 appartamenti, con metrature dai 45 ai 100 metri quadrati: concepite come spazi unici suddivisi da pareti trasparenti, le suite hanno una zona letto, un living e un’area wellness superattrezzata e hanno arredi e rivestimenti diversi per conservare 48

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Incorniciato in ogni finestra, il COLOSSEO entra negli spazi di 5 nuove suites in un edificio ristrutturato da Matteo Thun. Dove antico e contemporaneo dialogano e si compenetrano. di ELENA DALLORSO

CLASSICO MODERNO. sopra: la Grand View Gallery Suite. Divano Sherazade (Edra), poltrone Utrecht (Cassina), tavolino Saarinen (Knoll), lampada Arco (Penta), tavolo in primo piano Porada, mensola tv Modern (Porro), tappeto Appunti di Moog. sotto: la facciata dell’edificio, progettata da Matteo Thun, è una griglia in blocchi di travertino.

GUIDO FUÀ

DI S C OVE R I E S .


CALIBER RM 67-01 EXTRAFLAT


DI S C OVE R I E S .

RO M A

«MATTEO THUN HA USATO IL TRAVERTINO IN MODO CONTEMPORANEO». GIORGIA DENNERLEIN VISTA SORPRENDENTE. sopra: la Grand View Colosseo Suite, su due livelli. Divano Tactile (Baxter), poltrone Utrecht (Cassina), tavolino Moog, lampada Contardi. Sul terrazzo, poltrone Dedon. a destra: un altro

scorcio della suite. Lampada a sospensione Aria (Slamp), pouf di Promemoria, tavolo DOM Edizioni, tappeto Gt design. Carta da parati Wall&decò. in basso: la camera, con letto Porro, carta Wallpaper, lampade Contardi.

e sottolineare un’identità unica. Il razionalismo scelto da Thun per l’involucro si riflette nella scelta di Giorgia Dennerlein per l’interior: materiali e forme che rimandano al repertorio del Novecento, con grande uso di pezzi di design italiano, come le poltrone di Cassina, i divani Baxter, Edra, Flexform, i tavoli Porada. Un richiamo alla classicità del paesaggio circostante è dato dalle carte da parati (Wallpepper e Wall&decò), che creano prospettive o improvvise aperture nelle suite, e dalla scelta di un parquet a listoni posato a spina francese. Sobria la palette cromatica, che ripete all’interno il gioco di luci e ombre che scolpisce i volumi del Colosseo, con piccole licenze di colore che interrompono la sequenza di crema, grigi, marroni. Totalmente domotizzati (impianto elettrico, sistema audio e riscaldamento), gli appartamenti sono un guscio contemporaneo e tecnologico davanti a uno dei siti archeologici più spettacolari del mondo e un modo nuovo di vivere la città eterna. 50

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DESIGN

LUMINOSE CON MOTO Le nuove lampade della collezione Black Belt di Venini, disegnate da PETER MARINO, sono pervase da un delicato dinamismo. di MARIO GEROSA ICONICA. sotto: una delle lampade in vetro della linea Black Belt di Peter Marino per Venini. in basso, a destra: Peter Marino con Silvia Damiani, vicepresidente di Damiani Group, azionista di maggioranza di Venini.

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ono le fasce che corrono lungo la superficie circolare, in un movimento sinuoso e vibrante, a dare il nome alla collezione di lampade in vetro Black Belt, ovvero cintura nera, disegnata da Peter Marino per Venini. Quelle fasce ondeggianti, che paiono volersi dilatare, conquistando nuovi spazi, raccontano la predilezione di Peter Marino per un’estetica incentrata sul dinamismo. «Mi piace tutto ciò che è in movimento, traboccante di vita, non concepisco la staticità neoclassica», spiega l’archistar, che a dispetto del suo outfit ha un’anima classica. «La mia musica preferita è quella barocca, mi piace il primo Vivaldi, che è incredibilmente moderno, con tantissima energia, e mi piace collezionare bronzi barocchi». L’energia e il senso del movimento sono i punti di forza delle nuove lampade disegnate per Venini, proposte nelle versioni color cristallo e cristallo e ambra. Un’altra componente essenziale è la vocazione plastica delle lampade. «Fin dai tempi dell’università mi dedicavo alla scultura, e pur essendo architetto, mi piace considerarmi uno scultore». Proprio grazie a questa sensibilità, le lampade Black Belt si pongono come opere di confine, avvicinandosi ai territori dell’arte. Un concetto sottolineato da Silvia Damiani, vicepresidente di Damiani Group, secondo cui «la bellezza di questa linea, dove la forma della cintura nera rimanda a una superficie molto morbida, è data anche dalla matericità».

WHO’S WHO

MARCO PIONATO

Archistar, nome di riferimento dell’architettura del lusso, autore di progetti per i più grandi brand, PETER MARINO è nato a New York City nel 1949. Oltre a lavorare come architetto, coltiva la sua vena artistica, che si esprime tra l’altro nella collezione limitata di preziose scatole in bronzo.

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tavolo Skorpio Keramik sedie Belinda lampada Phoenix madie Tiffany tappeti Mumbai

The Place we Live

cattelanitalia.com

photo Emanuele Tortora


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M OTO R I N G

LE MILLE E UNA FERRARI Cento bolidi del Cavallino Rampante si sono ritrovati negli EMIR ATI AR ABI per la terza edizione della Cavalcade International. Un esclusivo tour di 1.200 km tra feste, galà, sfilate e corse nel deserto. di MICHELE WEISS

AVVENTURA. Alla terza edizione della Cavalcade hanno partecipato 100 auto marcate Cavallino Rampante. Non solo corse a tutta velocità nel deserto – come nelle foto accanto e in alto –, però: la kermesse ha vissuto momenti entusiasmanti anche at a slow pace, con la carovana di bolidi che ha attraversato gli Emirati Arabi sfilando nel cuore di Dubai e Abu Dhabi. Nel menù, sfide al Dubai Autodrome e parate davanti ai luoghi più iconici delle due note metropoli emiratine.

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mmaginate di guidare una delle macchine più belle e desiderate del mondo e, in un rombante corteo colorato, salire a folle velocità sul picco più alto degli EAU, il monte Jebel Jais (1.934 m), da dove si squaderna un panorama incredibile. Solo un sogno? Neanche per idea, è la pura realtà. «Quella in quota è stata la tappa più emozionante di un’avventura on the road che mi porterò dentro per sempre». Parole di Ettore Mocchetti, che ha avuto l’onore, e il piacere, di partecipare alla spedizione insieme a un ristrettissimo numero di giornalisti internazionali. L’occasione è stata la prima Cavalcade International Ferrari in terra emiratina, esclusiva kermesse per festeggiare l’amicizia tra la casa di Maranello e gli EAU, cominciata 25 anni or sono. Cento bolidi fiammanti decorati con la preziosa effigie del Cavallino Rampante, insieme ai loro proprietari arrivati da 20 Paesi, hanno inscenato un’esclusiva parade di 1.200 km che ha attraversato gli Emirati da Dubai ad Abu Dhabi: un tour entusiasmante tra dune, cene di gala, sfilate e test drive in circuito. Se avete letto che l’ascensione al Jebel Jais è stata elettrizzante, è perché in vetta


ci arriva una vera autostrada che consente di spingere le vetture al massimo su lunghi tornanti rocciosi che non finiscono mai. Insomma, uno spettacolo unico culminato con un’esperienza ancor più emozionante, la discesa dalla cima con la zipline più lunga del mondo: 3 km in picchiata a 150 km all’ora di velocità. Per i piloti assuefatti all’adrenalina, la Cavalcade ha riservato anche test e sfide al Dubai Autodrome, dove si sono scatenati portando i bolidi oltre il muro dei 300 km all’ora. Emozioni di altro tipo sono quelle che ha vissuto la carovana ferma in parata sotto il tetto del pianeta, il grattacielo Burj Khalifa (828 m), reso magico dallo spettacolo di luci in omaggio alla Rossa più famosa del mondo. Quella organizzata negli EAU è stata la terza volta della Cavalcade International, un evento che raduna i ferraristi purosangue sparsi in tutto il mondo: le altre edizioni, non meno sfavillanti, si sono tenute in Giappone (2014) e negli Usa (2016). La prossima? Sulla luna!

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720 CV DI POTENZA La Ferrari “di serie” più potente di sempre? Quella che state ammirando. La F8 Tributo è la nuova berlinetta di Maranello che rende omaggio al motore V8, eccezionale propulsore di 720 cv con potenza record di 185 cv/l, capace di vincere per tre anni di seguito (dal 2016 al 2018) il “Best Engine of the Year”. La F8 Tributo combina prestazioni monstre a un piacere di guida unico: nonostante i 50 cv in più rispetto alla 488 GTB, che sostituisce, si avvale di un incremento dell’efficienza aerodinamica del 10%, oltre che di una riduzione del peso a secco di 40 kg.

L’aggressivo e magnetico profilo della nuova F8 Tributo (1). Il cruscotto dal vago sentore vintage, e il volante hi-tech con corona di diametro ridotto, che amplifica la sensazione di sportività garantendo ancora più maneggevolezza durante la guida (2). Uno sketch (3) del Centro Stile Ferrari svela le soluzioni avveniristiche di design, derivate dall’esperienza maturata in gara dalla 488 Pista.

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I TA L IA N S T Y L E

Luxury bar Sempre alla ricerca di sfide importanti, SICIS ha ideato un nuovo concept di lounge bar. Con un bancone di strepitosa suggestione. 2

di NICOLETTA DEL BUONO

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ATMOSFERA COINVOLGENTE. 1. Versione della Lounge Bar Sicis realizzata su progetto dell’architetto Marco Lucchi, con pannelli in Vetrite Gem Glass retroilluminati sia a parete che a soffitto. Per creare un’atmosfera rilassata e seducente. 2. e 3. Due scorci della Lounge Bar di Sicis al recente Salone del Mobile di Milano.

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ll’ultimo Salone del Mobile Sicis ha svelato una Lounge Bar realizzata sulla base di un concept tutto nuovo, ideato dall’architetto Marco Lucchi, che prevede l’impiego dell’intera gamma dei prodotti della Factory al fine di ottenere innumeri variazioni del decoro bi e tridimensionali. Contrapponendo mosaico, Vetrite, acciaio e tessuti, è stato sviluppato un banco bar realizzabile su misura in ogni sua parte: dalle mensole alle postazioni cocktail

e caffè, dalla champagneria alle celle frigo, lavandini, macchine del ghiaccio. Interessante l’altezza ribassata rispetto ai normali banconi per favorire un’atmosfera particolarmente conviviale. Il fronte è eseguibile in mosaico, secondo pattern esclusivi, con tessere diverse per forma e materiali, mentre il corrimano è in acciaio e all’interno ha un sistema a led per illuminare il decoro del banco, elemento forte della composizione. Insomma una soluzione “wow”, destinata a fare la fortuna di bar, ristoranti e alberghi.


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I N LOV E

Architettura sentimentale

Il rosone di una chiesa, un cortile, una statua: dei LUOGHI amati ricordiamo lo sguardo con cui li abbiamo osservati. Che ora un’artista ha catturato in piccole opere da portare con sé. di ELENA DALLORSO

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i chiama “Pegni d’amore per Milano” il nuovo progetto artistico di Letizia Cariello Ω inserito in quello più ampio delle “Opere portatili” Ω, che nasce da due esigenze: il bisogno di portare con sé lo sguardo sui luoghi che amiamo, e quella di inventare un’opera d’arte che costi poco. Ha ideato così una serie di anelli in bronzo con dettagli architettonici (stampati su cabochon in ceramica) della città in cui è cresciuta e lavora. «Non sono gioielli d’artista ma vere opere d’arte in miniatura e, insieme, il frutto di una performance silenziosa, quella nata andando in giro per Milano riuscendo a percepirne lo spirito, la bellezza, fino a innamorarsene come è successo a me. Portare addosso un pezzo della città mi fa sentire di appartenerle, e viceversa», spiega. Non cartoline, non ritratti, ma particolari, come quelli che lo sguardo dell’innamorato ricorda e archivia della persona amata. «Nella loro estrema linearità i “Pegni d’amore per Milano” assomigliano a sigilli medievali, in cui il design è talmente semplice da non essere neppure design, ma idea ancestrale di anello, suo prototipo», dice ancora. Il progetto è all’inizio, e si svilupperà in altre forme.

WHO’S WHO Laureata in Storia dell’arte all’Università di Milano e in Pittura all’Accademia di Brera, dove insegna Disegno anatomico, LETIZIA CARIELLO esplora le relazioni tra lo spazio interiore e il mondo esterno con diverse tecniche e mezzi artistici. Le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo. 58

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COURTESY GALLERIA MASSIMO MININI. ANDREA ROSSETTI

MILANO ADDOSSO. sotto: su uno degli anelli di Letizia Cariello, particolare di San Maurizio al Monastero Maggiore. qui accanto: l’artista Letizia Cariello ritratta nell’opera My Sister Is Always With Me. a destra, dall’alto: particolare della scalinata dell’Accademia di Brera. Particolare del cortile dell’Accademia di Brera. Particolare della Pusterla di Sant’Ambrogio, con San Protaso e San Gervaso.


Vivere momenti straordinari in ambienti in cui tutto è in perfetta armonia e dove le forme sono semplici e chiare.

bulthaup.com


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LE ASTE

ISTANTANEE DEL GUSTO In ascesa il DESIGN d’autore degli anni ’50 e ’60, sempre al top le opere dei grandi maestri dell’arte contemporanea, stabile la richiesta di fotografie da collezione. di UMBERTA GENTA

IN ITALIA 9 MAGGIO • CAMBI Mura di San Bartolomeo 16, Genova Design 9 MAGGIO • VISCONTEA via G. Cavalcanti 8, Milano Antiquariato, moderno, contemporaneo, preziosi e bottiglie da collezione

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n rinnovato gusto per l’estetica industriale del design degli anni ’50 e ’60 guida lo spirito delle prossime aste, dove a farla da padrone sono le lampade in ottone e metallo verniciato firmate dai pionieri italiani del design per l’illuminazione. Le stime spaziano dai 500 ai 2.000 euro, con Gino Sarfatti e Oscar Torlasco in testa, tra i protagonisti della prima asta interamente dedicata al design del ’900 di Bolaffi, “Design”, che si terrà a Torino l’8 maggio nello spazio di corso Verona 36E. Tra i 350 lotti non mancano i progettisti da riscoprire, come Giglio Tarone e Sandro Bigliani, contemporanei di Carlo Mollino e autori di arredi su misura per una dimora torinese degli anni ’50. A New York il 15 e 16 maggio, Phillips celebra i big della pittura del ’900 e contemporanea con “Evening & Day Sales of 20th Century & Contemporary Art”. Tra le star all’incanto, una selezione di opere su carta di Jean-Michel Basquiat appartenute al leggendario produttore di hip hop Matt Dike, insieme al più grande autoritratto del pittore newyorchese, Self-portrait (1983), stimato 8-10.6 milioni di euro. Per chi segue i maestri della fotografia dai primi del ’900 a oggi, l’appuntamento è il 16 maggio a Londra da Sotheby’s (“Photographs”).

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15 MAGGIO • FINARTE piazza SS Apostoli 80, Roma DI MODA. in alto: Untitled (Red/black Figure) di Jean-Michel Basquiat, 1982. 353.900-530.900 euro (Phillips). sopra: lampada da parete 232 di Gino Sarfatti per Arteluce, 1961 (una di una coppia). 1.000-1.500 euro (Bolaffi). sotto: Lightness of Being (Pink gel) di Chris Levine, 2011, 34.700-57.900 euro (Sotheby’s).

Arte moderna e contemporanea 15 MAGGIO • WANNENES piazza Campetto 2, Genova Ceramiche europee 22 MAGGIO • IL PONTE via Pontaccio 12, Milano Dipinti e sculture del XIX e XX secolo


Showroom Milano / Roma / Cortina d’Ampezzo / Viterbo Parigi / Cannes

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Info e richiesta catalogo info@ethimo.com +39 0761 300 400

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S PA Z I

WHO’S WHO Nato in una famiglia di imprenditori, DOMENICO MULA a 22 anni esce dall’azienda del padre per studiare interior design. Dopo la collaborazione con Modénature Paris, galleria/studio di progettazione, nel 2011 fonda DOM Edizioni. INTERNO CON STILE. In questa pagina, tre spazi dello showroom milanese di DOM Edizioni: tutti i mobili nelle foto sono di loro produzione. 1. Sgabelli da bar Pauline in velluto con gambe laccate e puntali metallici bronzati. 2. Per la sala da pranzo, tavolo Andrea con piano in ebano makassar lucido. Poltroncine dinner Pauline. 2. In primo piano, console Charlotte con piano in ebano makassar lucido e base in finitura ottone lucido. Poltrona e pouf Marie in tessuto bouclé.

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PENSIERO CHIC In un appartamento milanese nel cuore di Brera, lo showroom privato di DOM EDIZIONI racconta una storia fatta di stile e di dettagli. di RUBEN MODIGLIANI

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a nostra sede a Cesena è meravigliosa: una chiesa sconsacrata del Quattrocento dove abbiamo ricavato uffici e showroom. Ma avere uno spazio anche a Milano era un’esigenza che non si poteva ignorare»: a parlare è Domenico Mula, fondatore e anima creativa di DOM Edizioni, che di recente ha inaugurato nel quartiere di Brera uno spazio speciale. È un appartamento anni ’30, dove un intervento decorativo contemporaneo – pannelli a specchio, stucchi lineari – ha creato un contenitore raffinatissimo, dove gli arredi progettati da Mula vivono come in una casa vera. «Avrei voluto chiamarlo “showflat” ma non l’avrebbe capito nessuno», prosegue Mula. «Non volevamo un affaccio su strada: questo non è un punto vendita aperto al pubblico, è un luogo di lavoro pensato per accogliere gli architetti. E che faremo vivere nel corso dell’anno ospitando eventi». 62

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© 2019 Antolini Luigi & C. S.p.a. - All Rights reserved.

HAUTE NATURE

Black Ice (Granito)

Antolini crede nel potere di ciò che è autentico. La maestosa forza di madre natura racchiusa in sorprendenti creazioni. La pietra naturale è un frammento del flusso della vita, il battito del cuore delle epoche, la pelle del nostro pianeta. È la purezza nella sua forma più perfetta: design, colori e trame che ci ha consegnato la storia. Creato dalla natura, perfezionato in Italia. antolini.com


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TREND

L’estetica del grezzo Da movimento architettonico a fenomeno di stile. A Parigi un’originale rassegna esplora l’evoluzione e i linguaggi del BRUTALISMO nel design contemporaneo.

A TUTTO VOLUME I protagonisti del mondo del progetto hanno interpretato la poetica del CEMENTO GREZZO .

di SONIA S. BR AGA

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ome si crea un immaginario comunicativo capace di durare nel tempo, tanto da diventare l’origine di un nuovo codice stilistico? Il fenomeno si chiama Neo Brutalismo e indica una corrente tornata alla ribalta proprio nell’ultimo decennio. Semplice revival? Quella che ieri era l’avanguardia “etica” del béton brut, dei volumi massicci e dell’architettura “as found” estende oggi i suoi confini disciplinari al design. Accade alla Carpenters Workshop Gallery di Parigi, dove una ventina di lavori firmati da

MATERICO. sotto: commode in alluminio Inner Vortex di Vincent Dubourg, 2013. in alto: attaccapanni in faggio di Lionel Scoccimaro, 2009. Dalla collettiva da Carpenters Workshop Gallery, Parigi.

COURTESY CARPENTERS WORKSHOP GALLERY

Diffusisi in Europa dagli anni ’50, i termini Brutalismo e Neo Brutalismo indicano l’architettura del cemento grezzo, contraddistinta da volumi imponenti e purezza strutturale della composizione. Alison e Peter Smithson furono i pionieri della corrente, teorizzata da Reyner Banham e praticata, tra gli altri, da James Stirling, Ernö Goldfinger, Lina Bo Bardi, Tadao Ando.

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TREND SOLIDA IDENTITÀ. 1. Poltrona in cemento Flatpack di Atelier Van Lieshout, 2016. 2. Lampada-scultura in bronzo The Molecule that Changes All the Problems in the World di Atelier Van Lieshout, 2018. 3. Poltrona Sensory Deprivation Skull di Atelier Van Lieshout, 2007. In poliestere rinforzato con fiberglass. 4. Tavolo destrutturato Vent sur la table di Vincent Dubourg, 2008. Bronzo. Sono tutte edizioni limitate.

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otto creativi internazionali rivisitano l’estetica brutalista con un’anima glam rock e industrial chic. Spiega Virginia McLeod, curatrice di Atlas of Brutalist Architecture, che il rinato interesse per la corrente si deve alla qualità grafica dell’architettura in cemento armato degli anni ’60 e ’70, peraltro riscoperta da fotografi, cineasti e game designer. Anche tra gli artisti emergono modi di

progettare del tutto nuovi, giocati sulla percezione sensoriale e sulla fisicità scultorea di materiali come cemento e acciaio. Decostruzione, discontinuità, disordine rimpiazzano la pulizia formale dei rapporti aurei. Ecco l’approccio visionario di Atelier Van Lieshout, sospeso tra minimalismo brutalista e una visione artistica della scienza. Quello decostruttivista di Vincent Dubourg, che esplora il tema della metamorfosi basandosi sull’uso neoespressionista della linea, unito alla torsione dinamica dei volumi. O il postmodern dall’accento neobarocco flamboyant dei mobili di Maarten Baas, cui fanno eco le ruvide sedute architettoniche di Martin Laforet. E l’immaginario ribelle di Lionel Scoccimaro, ispirato dalla controcultura californiana di bikers e surfisti, con un tocco esotico e tribale di Tiki Art.

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YAC H T

85 METRI DA SOGNO

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Uno yacht che è quasi una nave. Un nome che sa di leggenda. Un interior di rara eleganza. O’PTASIA di Golden Yachts è un capolavoro. di ANTONELLA COTTA R AMUSINO

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ptasia in greco significa apparizione e il maxiyacht O’ptasia davvero è un’apparizione. Una visione fantastica lunga ben 85 metri realizzata da Golden Yachts su progetto dello Studio Vafiadis che ha firmato tutti gli yacht di questo gruppo. «La sfida principale del progetto O’ptasia», spiega Stefano Vafiadis, «è stata creare un’imbarcazione così perfetta nel suo stile da suscitare la passione di qualsiasi armatore sia che abbia gusti classici, sia che prediliga il moderno, e indipendentemente dalle sue abitudini di vita». D’altro canto O’ptasia è uno yacht fortemente orientato al charter, e pertanto non idoneo a una customizzazione con elementi di design troppo stravaganti. L’aspetto rassicurante degli interni si deve a un’ispirazione di stampo mediterraneo e a un arredamento basato su mobili sofisticati ma dalle forme semplici e colori in nuance o a contrasto. Di grande impatto per dimensioni i due saloni e la beach area a livello del mare adatta a ogni tipo di gioco acquatico. Lo yacht può ospitare fino a 22 persone in 11 cabine, con ben 26 persone di equipaggio, e tocca una velocità di crociera di 16 nodi.

2 3 GRANDE ED ELEGANTE. 1. Il salone del ponte superiore: il chiaro dei sofà crea un contrasto espressivo con l’ebano dei contenitori. 2. La suite con vista panoramica. 3. Gli 85 m di O’ptasia nel Canale di Corinto.

SU MISURA Le imbarcazioni progettate da Studio Vafiadis nascono con l’intento di INTERPRETARE le esigenze dei committenti. Nel segno del lusso ricercato. Da quasi 40 anni lo Studio Vafiadis progetta barche da sogno calzate sul gusto del committente. Non fa eccezione O’ptasia, la cui progettazione risponde perfettamente alle aspettative di un cliente che necessitava di una barca “per tutti i gusti”. O’ptasia ha ampi spazi comuni dai forti chiaroscuri, e cabine personalizzate grazie all’impiego di legni e altri materiali differenti.

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WATC H

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opo l’apparentamento con un mito delle quattro ruote come la Bentley, la Maison svizzera ha stretto una partnership con un altro mito inglese, ma questa volta delle due ruote: la Norton. È infatti dedicato alla gloriosa marca il cronografo Breitling Premier B01 Norton Edition, un orologio che rispecchia la grande tradizione dei due marchi. Il nuovo cronografo ha la cassa (42 mm) in acciaio e si presenta con un quadrante molto ben leggibile sul cui fondo nero spiccano a contrasto i due contatori bianchi e risaltano i numeri e le lancette dorate, mentre tutt’attorno si sviluppa la scala tachimetrica per il calcolo della velocità. L’orologio è molto classicheggiante, con pulsanti rettangolari dai bordi arrotondati e corona di medie dimensioni: sul lato opposto della cassa è apposta una targhetta (✱) con la scritta Norton, mentre sul fondello trasparente in vetro zaffiro troviamo serigrafati il logo della marca inglese e la sagoma di un suo modello. Impermeabile fino a 100 metri, il cronografo è equipaggiato con un movimento a carica automatica e di manifattura – con 70 ore di autonomia – la cui precisione di marcia è attestata dal certificato di cronometro Cosc. In stile vintage, infine, il cinturino in pelle non trattata: 7.800 euro.

Il tempo corre Il Premier B01 Norton Edition di BREITLING è il risultato di una riuscita sinergia tra la Maison svizzera e il brand inglese di motociclette. Il risultato è un cronografo classicheggiante, con un tocco vintage. di GIAMPIERO NEGRETTI

DESIGN RIGOROSO Con collezioni caratterizzate da un design estremamente semplice, la marca tedesca Nomos ha presentato un modello, il Tangente Sport, che all’eleganza metropolitana unisce la sportività. Infatti è anche un supersubacqueo potendo scendere fino a 330 metri. Cassa (42 mm) e bracciale in acciaio con corona a vite, quadrante (disponibile anche nero) con riferimenti luminescenti e movimento di manifattura a carica automatica: 3.980 euro. SPORTIVO. in alto, a sinistra: sul quadrante del Breitling Premier B01 Norton Edition le lancette di ora e minuti hanno la parte centrale ricoperta di materiale luminescente. a sinistra: sul fondello serrato a vite del Breitling il logo della Norton e la sagoma di una moto modello Commando. Le dimensioni degli orologi illustrati in questa pagina sono quelle reali.

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TOUR DU MONDE

DEDON COLLECTION SWINGREST Design by Daniel Pouzet

Distributore per l’Italia: RODA Srl · Via Tinella, 2 · 21026 Gavirate (Va) · info@rodaonline.com

www.dedon.de


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Niente di certo

Dall’11 maggio al 24 novembre all’A rsenale e ai Giardini di Venezia torna la BIENNALE D’ARTE . E stimola artisti e pubblico a riflettere sulla precarietà del nostro mondo.

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LA BELLEZZA DELLA COMPLESSITÀ. 1. Padiglione Italia: Enrico David, Untitled, bronzo, 2015. 2. Evento collaterale di Studio la Città (Verona), sull’isola della Giudecca: Jacob Hashimoto, Gas Giant, installazione, 2013, Fondazione Querini Stampalia.

iviamo in un’epoca di disorientamento e contrasti, che la 58esima Esposizione Internazionale d’A rte di Venezia riassume nel proprio titolo, mutuato da una maledizione cinese: “May You Live In Interesting Times”. Dove Interesting evoca sì una minaccia, ma anche l’opportunità di considerare gli eventi nella loro complessità. Le opere dei 79 artisti da tutto il mondo invitati a confrontarsi con il tema riflettono gli aspetti precari e contraddittori della nostra esistenza, con particolare attenzione agli ambiti che vengono percepiti come i più minacciati: le tradizioni fondanti, le istituzioni. Curatore della

mostra è Ralph Rugoff, direttore della Hayward Gallery di Londra, che nella presentazione della “sua” Biennale ha riconosciuto che: «L’arte non esercita le sue forze nell’ambito della politica. Non può fermare l’avanzata dei movimenti nazionalisti e dei governi autoritari, né può alleviare il tragico destino dei profughi, ma può offrire una guida che ci aiuti a vivere e pensare in questi “tempi interessanti”». Per Rugoff la funzione sociale dell’arte deve poter includere, infatti, sia il piacere sia il pensiero critico. Di qui la scelta degli artisti e delle loro opere, tutti concentrati a mettere in discussione conoscenze acquisite e categorie di pensiero codificate. Tra le 90 nazioni presenti,

MATTIA AQUILA. RODRIGO MERINO. MJT. MICHELE ALBERTO SERENI. THE ARTIST, COURTESY MICHAEL WERNER GALLERY, NEW YORK E LONDRA

di ELENA DALLORSO


3 IL MONDO A VENEZIA. 3. Padiglione Cina: Fei Jun, Re-Search, 2019. 4. “The Spark Is You”, evento collaterale in mostra al Conservatorio Benedetto Marcello: Farideh Lashai, When I Count, There Are Only You… But When I Look, There Is Only a Shadow. 5. Voluspa Jarpa Subaltern Portraits Gallery: Hysteric 2. Serie “Altered Views”, 2019.

4 sono al loro debutto: Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan. “Né altra Né questa: La sfida al labirinto” è il titolo della mostra del Padiglione Italia, a cura di Milovan Farronato: «Venezia è un labirinto che nei secoli ha affascinato e ispirato l’immaginazione di tanti creativi, tra cui Jorge Luis Borges e Italo Calvino, i due più grandi labirintologi contemporanei a detta del matematico Pierre Rosenstiehl. Le opere in mostra, in dialogo tra di loro e con l’allestimento, generano continuamente nuovi percorsi e nuove interpretazioni, ramificati come un micelio». Affiancano le esposizioni della Biennale anche 21 eventi collaterali.

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PENSIERO POSITIVO Dal 7 al 25 maggio, PAOLA BURATTO CAOVILLA porta a Venezia, in occasione della mostra per la Biennale alla Bugno Art Gallery, Life is Beautiful. Il messaggio dell’artista è questa volta declinato su una lastra di onice, materiale duro ma dolce che sa cogliere ed esprimere la natura fragile e bellissima della città, da sempre crocevia di Oriente e Occidente ed espressione di un’eleganza da cogliere nei dettagli architettonici.

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MITI D’OGGI IN & OUT. a sinistra e a Pop Medusa, nuovo progetto di Versace Home Collection, adatta anche per esterni. in basso: due Icon Bag Versace, P/E 2019.

destra:

Nuova vita per Medusa Una seduta di VERSACE HOME COLLECTION reinventa con spirito leggero un’icona classica. Dando un volto pop a un mito millenario.

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u po’ feticcio e un po’ gioco, Pop Medusa – nuovo pezzo nella Versace Home Collection – è una seduta lucidissima, ironica e glamour già dal nome. Il volto, monumentale, emerge come un bassorilievo dallo schienale. Ma ogni contatto con lo stile classico finisce qui, perché sedia/poltroncina è in uno speciale materiale plastico (che la rende adatta anche all’uso in esterni) e ha colori neon. Del resto anche le statue dell’antica Grecia erano dipinte a tinte vivaci. Pop Medusa mixa in modo brillante la citazione mitologica e un design essenziale che evoca le rivoluzioni estetiche degli anni ’60, la cui freschezza è ancora contagiosa. Dandogli un tocco fashion 100% contemporaneo.

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di RUBEN MODIGLIANI

WHO’S WHO Musa, forza creativa: DONATELLA VERSACE è dal 1997, anno della morte del fratello Gianni, alla guida della direzione artistica del brand da lui fondato. Il suo stile inconfondibile – glamour, moderno, grintoso – l’ha fatta diventare un voltomanifesto della moda mondiale. Un’icona.


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DI S C OVE R I E S .

A RC H I T E T T U R A ECOLOGIA DA ABITARE. a sinistra: la Swallow Cabin, casa mobile prefabbricata e sostenibile progettata dalle bellissime del design, Camilla Stærk e Helena Christensen. La sua poetica essenzialità si esalta nel confronto con il magnifico paesaggio. Il tetto è a forma di rondine in volo. in basso: la Swallow Spa, annesso della cabin.

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Nido di rondine Prendendo ispirazione dalla forma del volatile, STÆRK & CHRISTENSEN hanno progettato una casa mobile prefabbricata con annesse spa e palestra. di EDWIGE BRONSON

WHO’S WHO Titolari a New York dello studio Stærk & Christensen che opera nei campi della moda, dell’interior design, della fotografia e del cinema, HELENA CHRISTENSEN (a destra) e CAMILLA STÆRK, rispettivamente supermodella/fotografa e fashion designer, per i loro interventi si rifanno allo stile scandinavo e al Mid-Century arricchiti di motivi gotici, mitologici e dell’horror modello vecchia Hollywood. 76

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ersonaggi dai mille interessi, l’una supermodella, fotografa, scrittrice e attrice, l’altra designer di moda e di tessuti, Helena Christensen e Camilla Stærk questa volta sono scese in campo con il proprio studio multi-fattoriale, per progettare e realizzare una casa mobile prefabbricata battezzata Swallow Cabin. Come spiegano le due imprenditrici danesi: «L’edificio prende il nome dall’inedita forma del tetto “a rondine” (swallow) in volo. Un omaggio alla natura di cui siamo entrambe grandi amanti. Sfoggia un’essenziale struttura in legno con tamponamenti fatti di assi pure loro in essenza, tinte di nero, e grandi vetrate grigio fumo». Il tutto, caratterizzato da linee minimaliste e da interni semplici, eleganti molto accoglienti, si sviluppa su due livelli collegati tra loro da una scala elicoidale, e si articola in due soggiorni, sala da pranzo, cucina, tre camere da letto e tre sale da bagno. Per una superficie complessiva di 144 metri quadrati cui si aggiungono i 44 della terrazza. Una villa di estrema raffinatezza da piazzare, con i dovuti permessi e i necessari allacciamenti tecnici e di servizio, nelle location più straordinarie, in riva al mare come sulle sponde di un lago, tra spettacolari panorami montani o in un giardino privato urbano. A completare il programma, Helena e Camilla hanno disegnato una Swallow Spa e una Swallow Gym, padiglioni prefabbricati e attrezzati di tutto punto studiati nell’arredamento per rilassarsi e tonificare i muscoli al meglio.


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A RT E / 2

WHO’S WHO FEDERIGO PAPI (Siena, 1897), medaglista, scultore e disegnatore, lavorò a Siena, a Milano (docente a Brera) e a Roma (vi morì nel 1982). Su di lui esiste un’ampia bibliografia; Valeria Mileti Nardo gli ha di recente dedicato un’approfondita tesi di dottorato presso l’Università di Siena.

Artista da medaglia

Senso della Storia e sensibilità moderna. FEDERIGO PAPI , un grande scultore senese del ’900 tutto da riscoprire. di ALESSANDRO UBERTAZZI

ARTISTA POLIEDRICO. in alto: Federigo Papi, Autoritratto, olio su cartone, 1922, 141 x 239 mm. al centro: Ritratto di Franca Obici, medaglia, bronzo fuso a cerapersa, 1952, Ø 91 mm. sopra: medaglia per l’Opera Nazionale Balilla, metallo bianco coniato, 1929, Ø 32 mm. a destra: Adamo ed Eva, carboncino, anni ’30 del XX secolo, 140 x 240 mm.

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ederigo Papi appartiene al novero degli artisti dal temperamento inquieto e perfino ribelle che, proprio per tal motivo, sono stati poco valorizzati in vita. Apprezzato da colleghi e amici (gli scultori Publio Morbiducci e Duilio Cambellotti e il critico Mario Valeriani), durante il Ventennio Papi ricevette importanti commissioni pubbliche dal regime fascista benché non ne condividesse l’enfasi ideologica. Esempi? La via Crucis nella “città di fondazione” Pomezia o le bellissime medaglie per l’Opera Nazionale Balilla. Profondo conoscitore della medaglistica classica, soprattutto rinascimentale, ne declinò la perentoria nobiltà entro lo spirito novecentista, come a preludere a una nuova Roma. Nel dopoguerra Papi si è interessato a una dimensione più minimalista, sociale e perfino religiosa: popolane e maternità sono descritte in quel periodo con tratti essenziali che ricordano i primitivi come Della Quercia e Masaccio. All’interno di un cospicuo numero di opere lasciate dall’artista agli eredi, ho recentemente avuto modo di ammirare un gran numero di magistrali disegni e ne ho profondamente apprezzata la capacità di suggerire spazi vitali, di proporre oggetti corporei, di divenire terracotta, bronzo o marmo scolpito. Sono convinto che presto la sua città natale dedicherà all’artista il meritato tributo di stima e di visibilità.


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K I TC H E N D E S I G N

Intorno alla cucina Dalla collaborazione tra AEG e VALCUCINE nascono veri “laboratori del cibo” in cui si fondono alta tecnologia, bellezza estetica e convivialità. di RICCARDO BIANCHI

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ue aziende che fanno la storia della cucina di design. Parliamo di AEG e Valcucine. Non a caso. Spiega Giuseppe di Nuccio, ceo di Valcucine: «Stiamo sviluppando il concetto della qualità anche attraverso i partner giusti: in tal senso AEG sta facendo un ottimo lavoro sull’alto di gamma per garantire a Valcucine soluzioni innovative sul lato degli elettrodomestici». Dal canto suo Manuela Soffientini, presidente e ad di Electrolux Appliances Italy, osserva: «È un po’ la nostra vocazione. AEG si rivolge a un pubblico esigente che desidera soluzioni innovative e durature in un design sobrio e distintivo». Inimitabile e timeless, la cucina Artematica è la sintesi dei rispettivi know-how, dei rispettivi valori. A

PAROLA DI DESIGNER AVANGUARDIA TIMELESS. sopra: volumi puri, eleganza geometrica, abbinamenti materici di grande emozione visiva e tattile caratterizzano la cucina Artematica. Icona di Valcucine in produzione dal 1988 e di continuo aggiornata, è stata studiata per rendere più semplici e sicuri i gesti di chi la usa. L’azienda friulana, nata nel 1980, è stata la prima a usare il vetro nella composizione delle cucine.

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Designer e cofondatore di Valcucine, GABRIELE CENTAZZO spiega così la “sua” Artematica: «L’intuizione di usare materiali “puri”, non accoppiati, sulla struttura in alluminio delle ante consente infinite combinazioni. Artematica è stata studiata nei dettagli per rendere i gesti più semplici e disinvolti». E più sicuri, con accorgimenti ingegnosi come le chiusure morbide e la stondatura di spigoli e profili.


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K I TC H E N D E S I G N

caratterizzarla sono infatti l’innovazione, la durabilità, la studiatissima ergonomia che si traduce in libertà di movimenti, il pregio dei materiali, la perfezione delle lavorazioni: un prodotto d’eccellenza che fa capo alla regia del designer Gabriele Centazzo. Dal punto di vista formale colpiscono il purismo di linee e volumi, l’esasperata attenzione al dettaglio, il gioco elegante dei colori, la tattile texture dei materiali di rivestimento,la flessibilità delle composizioni: un combinato disposto che consente a ciascuno di “costruirsi” la propria cucina. In questo contesto di grande bellezza gli elettrodomestici hanno un ruolo fondamentale: dai forni combinati multipurpose (compresa la cottura sottovuoto) ai piani cottura multitasking, devono assicurare, con un design inattaccabile e tecnologie intelligenti, l’assoluta funzionalità con il minor spreco di energia possibile. Compiti che gli elettrodomesti AEG svolgono al massimo livello.

ALTO DESIGN. Artematica, combinata con lo schienale superspazioso New Logica System. sopra: sketch di progetto per il telaio d’alluminio dell’anta. a destra: forno a incasso SteamPro AEG anche per cotture sottovuoto. in basso: piano di cottura AEG MaxiSense®TFT SenseFry. a sinistra:

TUTTO PER LO CHEF DOMESTICO Gli elettrodomestici AEG sono il perfetto COMPLETAMENTO TECNOLOGICO delle supercucine targate Valcucine. Per cucinare in casa alla grande. Fin da quando il grande Peter Behrens ne progettò sede (1911), prodotti e image corporate, AEG, ora nel gruppo Electrolux, è sinonimo di perfezione funzionale, inventiva tecnologica e lusso estetico. Lo ribadiscono oggi gli elettrodomestici, partner ideali del cuoco che c’è in ciascuno di noi. Esempi? I piani cottura a induzione SenseFry®, che regola in automatico la temperatura in base all’ingrediente che si sta cucinando; e ComboHob® la cui cappa integrata adegua la potenza secondo le cotture in atto. O i forni come SteamPro abbinabile al cassetto per cotture sous vide, e le lavastoviglie il cui cestello inferiore, grazie a ComfortLift®, si solleva per facilitare il carico delle stoviglie. Oggetti perfetti in perfetta sintonia con l’eccellenza qualitativa di Valcucine. 82

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FUTURI MAESTRI 10

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el corso della Milano Design Week, per festeggiare il successo della prima edizione del suo progetto “Seven for the Future”, teso a incentivare la giovane creatività, e presentare quella del 2019, AD ha organizzato, presso lo spazio eventi di Vranken-Pommery, una cena cui hanno preso parte i designer di entrambe le edizioni. Durante serata, Ettore Mocchetti, direttore di AD, ha premiato i partecipanti 2018, complimentandosi con tutti i creativi coinvolti in questo progetto e sottolineando l’impegno dimostrato e la qualità delle proposte Tra gli invitati, anche il professore Alessandro Ubertazzi e Silvana Annicchiarico, già direttore del Triennale Design Museum e curatrice di importanti mostre sui nuovi talenti del design.

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1. La sfilata dei premi con incisi i nomi dei designer di “Seven for the Future 2018”. 2. Ilaria Innocenti e Giorgio Laboratore. 3. Domenico Nocco. 4. La “generazione 2019” con Ettore Mocchetti: Andrea de Chirico, Alessandro Stabile, Ilaria Bianchi, Sara Ricciardi, Cesare Bizzotto, Giulio Masciocchi. Assente giustificato Guglielmo Brambilla. 5. Andrea Bonini e Leila Pasar. 6. Gli champagne VrankenPommery. 7. Alessandro Ubertazzi e Silvana Annicchiarico. 8. Luca Alessandrini. 9. Martino Pinto, Maria Teresa Palmisano. 10. Paolo Nava. 11. Luca Arosio. 12. Marco Lavit Nicora. 13. Giuseppe Pini, Riccardo Bianchi e Mario Gerosa. 14. La tavola imbandita. 15. Martino Crespi. 16. Cristina Roncarolo e Marco Belloni. 17. Federico Peri. 18. Carlo Clerici e Federica Clari. 19. Elena Dallorso e Ruben Modigliani.

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Metti una sera a cena. Per premiare i designer dell’edizione 2018 del progetto SEVEN FOR THE FUTURE e presentare quelli selezionati per il 2019.


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PROGETTI AL GIN Premiati durante la Milano Design Week gli elaborati degli studenti di Domus Academy per il contest

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ome fare a comunicare e implementare il successo di un gin di alto profilo? Era la sfida del contest “Young Talents for Bombay Sapphire” firmato Bombay Sapphire che ha coinvolto 36 studenti di DomusAcademy suddivisi in 9 squadre. Due i temi del concorso: Best Strategy e Best Visual. Per scelta (sofferta data l’alta qualità delle proposte) dei giurati Ettore Mocchetti, Cristina Lucchini, Luca Marroni, Elisa Chiodo, Francesco Sorrentino, Elena e Giulia Sella, a imporsi sono stati rispettivamente i progetti Bombay Your Way e The Blue Factory. In un’atmosfera di festa, la premiazione si è svolta durante il Fuorisalone milanese nella suggestiva cornice del Vanity Fair Social Garden, in via Tortona.

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Way, vincitore del contest per la categoria Best Strategy. 6. Il team che ha primeggiato nella categoria Best Strategy. 7. Luca Marroni e i vincitori della categoria Best Visual con il progetto The Blue Factory. 8. Il premio per Best Strategy. 9. Un elemento del progetto The Blue Factory. Le foto senza numero illustrano alcuni momenti della serata.

GABRIELE BASILICO

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1. Ettore Mocchetti, uno dei sette giurati del contest “Young Talents for Bombay Sapphire”. 2. Le giurate Elena e Giulia Sella (DesignByGemini). 3. Cristina Lucchini (Vanity Fair) e Luca Marroni (Bombay Sapphire), giurati. 4. I membri della giuria, Elisa Chiodo e Francesco Sorrentino entrambi di Domus Academy. 5. Alcuni elaborati del progetto Bombay Your

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YOUNG TALENTS FOR BOMBAY SAPPHIRE .

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ERA QUI LA FESTA 5

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Un parterre di tutto riguardo ha contraddistinto l’opening dello SPAZIO EDR A a Milano. Le vere protagoniste sono state però le novità del brand toscano.

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otte magica durante la Milano Design Week, malgrado la pioggia, per l’opening dello Spazio Edra in via Crocefisso, a ridosso dei Navigli. Accompagnata dalle note alla Coltrane di un ottimo trio jazz e con il “sostegno” di bollicine d’autore, l’evento organizzato dall’azienda toscana in collaborazione con AD ha visto sfilare in gran numero progettisti, industriali, artisti, giornalisti, intellettuali, il meglio insomma dei personaggi in città in quei giorni. Grandi anfitrioni Monica e Valerio Mazzei, i fratelli oggi alla guida di Edra, protagoniste le novità presentate dal brand per l’occasione, la poltroncina Ester e il tavolino Full Moon di Jacopo Foggini, e il divano Grande Soffice di Francesco Binfaré.

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1. Lo Spazio Edra in via Crocefisso 27, a Milano. 2. Maurizio Pellizzoni. 3. Sara Lucci e Francesco Mattiroli. 4. Antonella Basile e Carlo Clerici. 5. Vera Mazzei e Humberto Campana. 6. Francesco Binfaré, Vania Petrini e Marco Giuri. 7. Edoardo Mazzei e Diletta Mazzone. 8. Simone Vago, Monica Mazzei, Paola Vago, Roberto Mazzei. 9. Monica Mazzei e Diamante D’Alessio. 10. La band. 11. Paola Greggio, Maria Teresa Mocchetti, Monica Mazzei e Carla Tolomeo. 12. Francesca Fasano e Roberta Iliprandi. 13. Bianca Sinibaldo e Costantino Gucci. 14. Paola Caovilla, 15. Carolina Guimaraes, Irina Meshe, Maria Roca. 16. Un momento dell’affollata festa dentro lo Spazio Edra. 17. Jacopo Foggini e Giovanni Gastel. 18. Valerio Mazzei ed Ettore Mocchetti.

ANTONIO ROSATA

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AG E N DA

Stili in divenire Nelle ricerche e nelle sperimentazioni più avanzate sull’arte e sul design si colgono i SEGNALI di un futuro atteso da tempo, che sta prendendo forma dopo una lunga gestazione.

VERSO IL DOMANI. la mano di un robot. Dalla mostra “Gesten”. a destra: Jardin Zen, scultura in legno di pino cembro proposta dall’atelier Le Bois d’Ylva, diametro 30 cm. A Révélations. in basso: Dynamic Nude, 2001 di David LaChapelle (2001). Cm 152,4x127. a sinistra:

Grand Palais, Parigi

di SONIA S. BR AGA

DAL

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MFK, Berlino

FINO AL SETTEMBRE

LINGUAGGIO UNIVERSALE Che ruolo hanno i gesti nella comunicazione umana? Che cosa dicono della nostra lingua, cultura e tecnologia? Con un approccio antropologico e ludico la mostra “Gesten” ripercorre la storia della gestualità attraverso installazioni interattive e sorprendenti opere d’arte.

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Galleria Mucciaccia, Roma

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FINO AL GIUGNO

MONDO A PARTE Atmosfere surreali e oniriche negli scatti di David LaChapelle, maestro della fotografia artistica. Ne sintetizzano la carriera le 34 opere in questa personale che racconta il suo lavoro dagli anni ’80 a oggi, con serie come Lost and Found.

©MUSEUM FÜR KOMMUNIKATION, BERLIN. ©LE BOIS D’YLVA. ©DAVID LACHAPELLE

CREATIVI DOC 450 creativi tra makers, artigiani, artisti e designer di 33 Paesi – ospite d’onore è il Lussemburgo – partecipano alla quarta edizione di “Révélations”, la Biennale internazionale di alto artigianato e creazione contemporanea. Alla Maison Deyrolle, opere tessili di Aude Franjou e ceramiche e bronzi di Olivia Trégaut.


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AG E N DA GUSTO POP. a destra: pubblicità del 1971 della seduta Pratone (sotto, a destra), disegnata da Giorgio Ceretti, Piero Derossi e Riccardo Rosso per Gufram. a sinistra: lampada da terra Lily Pad Tree di Nacho Carbonell, 2018. A “Dysfunctional”. in basso: Anywhere Lamp di Greta Von Nessen, 1951.

Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Venezia

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DALL’ MAGGIO AL 24 NOVEMBRE FORME DI CONFINE Durante la Biennale, Carpenters Workshop Gallery presenta “Dysfunctional”, collettiva dedicata a 17 creativi di fama internazionale che lavorano tra arte e design, da Studio Drift a Maarten Baas, da Nacho Carbonell ai Verhoeven Twins.

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DAL MAGGIO AL 21 GIUGNO ALL’AVANGUARDIA Una mostra e un libro celebrano il decennio d’oro (1965-75) del design radicale italiano: “Radical Living” espone le icone pop create in quella rivoluzionaria stagione creativa. Completano l’esposizione il volume SuperDesign e l’omonimo docufilm.

MoMA, New York

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BELLO E FUNZIONALE

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Scopo della mostra “The Value of Good Design” è spiegare come gli oggetti possano migliorare la vita quotidiana. Lo spunto sono le pionieristiche esposizioni sull’etica del “buon design” organizzate dal MoMA tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’50. Sono esposti pezzi di statura museale che uniscono estetica e funzionalità, dalle sedie degli Eames alla Fiat 500.

© PHOTO UGO MULAS/COURTESY PIERO DEROSSI. ©CARPENTERS WORKSHOP GALLERY. ©2019 THE MUSEUM OF MODERN ART, NEW YORK

R & Company, New York


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Ovali, ellittici, tondi, rettangolari con bordi stondati, i nuovi tavoli, da pranzo o da lavoro, prediligono materiali naturali: essenze pregiate, marmi e pietre a effetto.

Servizio di NICOLETTA DEL BUONO

NORDICO INDUSTRIALE. Di Archirivolto per Calligaris, il tavolo allungabile Berlin si ispira alle strutture metalliche della metro U1 della città tedesca. Piano è in vetro. 2.103 €.


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MARMO E OTTONE . 1. Tavolo Cube in marmo nero Marquina con basi in legno listate in ottone satinato. Di Chelini Contemporaneo, 9.758 €.

OTTONE E PIETRA Ha la base ed elementi decorativi in ottone satinato finito a cera e il piano in mdf e alluminio laccato lucido con inserti in pietra, il tavolo Selene di Hagit Pincovici per Baxter. Prezzo da definire.

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Qualche tocco d’Oriente, atmosfere CHIC e ispirazioni naturalistiche: il pranzo, con piani d’appoggio dai materiali insoliti e dalle preziose lavorazioni artigianali.

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GAMBE TRIANGOLARI Firmato da Giorgio Soressi per Erba Italia, il tavolo con gambe triangolari della capsule collection Pensami è proposto in ebano, noce Canaletto e rovere mixati con laccati e metalli. Da 5.725 €.


PORTFOLIO.

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ISPIRAZIONE VITICOLA

Fa parte della collezione Vine, ispirata alle trame dei tralci di vite, di Frank Jiang per Turri, il tavolo-scultura con top in più finiture e base in legno, metallo dorato e marmo. Prezzo da definire.

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DESIGN IN LEGGEREZZA Di Piero Lissoni per Porro, Pascal si contraddistingue per la leggerezza delle gambe in pressofusione e per il piano in vari materiali come marmo, vetro retroverniciato e pietra lavica. Prezzo da definire.

COME TU MI VUOI Una base in bronzo patinato sorregge il piano in marmo Black Cosmic: il tavolo sagomato Teseo di Cantori esiste anche rettangolare e in varie dimensioni e finiture. In questa versione costa 5.800 €.

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PORTFOLIO.

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EFFETTO MARMO Tavolo Atlantis Keramik di Paolo Cattelan per Cattelan Italia, con base in acciaio verniciato goffrato e piano in ceramica Marmi nelle nuove finiture Makalu o Emperador. 240x120x74,5 cm, da 3.383 €.

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CURVY

Zefiro di Antonio Citterio per Flexform è un tavolo ellittico, qui con gambe in metallo brunito e piano in marmo Calacatta oro. Disponibile in tanti altri materiali e finiture, da 7.519 €.

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FATTURA ARTIGIANALE Si chiama Master il tavolo di Molteni/Baron Associati per Riflessi, qui con base in ottone spazzolato a mano e piano in rovere bisellato con finiture di serie. Da 3.037,80 € per la versione dell’immagine.


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LEZIONI DI VOLO Gambe in metallo a forma di elica e nome che cita il noto aeroporto londinese per Gatwick con piano in marmo, disegnato da Rodolfo Dordoni ed edito da Molteni & C. Prezzo da definire.

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TITOLINASDYQ UO Et eostiat ecaecep elecaborro il ius, aboriae voluptame noneseriam auditem fuga. Ut rempel millacest quo to modia ab inctem estor si as re reiunt optati imporp Riflessi Et eostiat ecaecep elecaborro il

Forme stondate ed ELLITTICHE, angoli smussati, riferimenti al mondo dell’aeronautica: il tutto coniugato in legni, marmi e metalli dalle finiture sapienti, con lavorazioni manuali o artigianali ed effetti speciali. 99


PORTFOLIO.

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NATURALE AL 100% Ha i bordi stondati il tavolo Nox di Team 7 dal design primitivo, in rovere, noce, faggio selvatici con nodi e venature a rilievo, oppure in ontano, ciliegio e acero. Prezzo a richiesta.

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ARCHITETTONICO

Time di Costantini Pietro ha il piano in legno massiccio e il basamento a 6 colonne a sezione rettangolare e allineate in modo da parere 3 se viste frontalmente. Prezzo a richiesta.

Proporzioni generose e imponenti, linee SQUADRATE e ispirate all’architettura per tavoli scultorei che prediligono calde essenze enfatizzate da dettagli in metallo lucente.


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MASSIMALISTA Imponente e scultoreo, il tavolo Kensington di Jean-Marie Massaud per Poliform ha la struttura in alluminio, ferro e bronzo e il piano in olmo nero, vetro o marmi vari. Prezzo da definire.

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RUSTICO CHIC

Tavolo D.T. Plank di C.R. & S. per Riva 1920, con base in ferro laccato grigio antracite e piano in noce massiccio composto da 2 tavole uniche con fuga centrale e bordi squadrati o naturali. Costa 3.975 €.

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A CAVALLETTO Due cavalletti con gambe ad angolo e un piano con bordi arrotondati in massello di quercia per Hunting Table, progettato da Børge Mogensen per Carl Hansen & Søn, da 3.436 €.

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PORTFOLIO.

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CERCHIO PERFETTO

Si chiama Compass il nuovo tavolo circolare progettato da Giuseppe Bavuso per Alivar, con struttura in massello di frassino o noce nazionale e top in marmo o legno. Da 5.300 €.

Scenografici e scultorei, levigati e lavorati I TAVOLI ROTONDI favoriscono la convivialità.

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MONOLITICO Esalta la purezza statuaria del marmo Calacatta e della ceramica finemente lavorata a Vietri il tavolo tondo Dione di Paolo Castelli, qui con elemento girevole centrale. Prezzo a richiesta.

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NOCE E CUOIO

Lui Table di Giada by Giorgetti è un ampio tavolo tondo realizzato in legno massiccio di noce rivestito in cuoio, con dettagli in bronzo e cuciture fatte a mano. Prezzo da definire.


UNA TENDENZA RACCONTATA ATTRAVERSO OGGETTI, STORIE E LUOGHI.

FOCUS. Un concentrato di soggiorno. Sistema-scultura Malitte, riedizione del capolavoro surrealista del 1966 frutto dell’intesa Roberto Matta e Dino Gavina. L’arredamento di un salotto concentrato in 2,5 mq: lo propone Paradisoterrestre, brand storico rinato nel 2017 per merito di Gherardo Tonelli e Alisée

IDENTITÀ MULTIPLE Arredi, complementi, strutture per esterni leggeri, componibili, trasportabili, e con spirito trasformista. Per lo stile di vita contemporaneo, fluido, in continuo divenire. servizio a cura di NICOLETTA DEL BUONO e ALESSANDR A VALLI


FOCUS.

IL DESIGN • mobile

La creatività al servizio delle esigenze abitative ATTUALI : che richiedono arredi sempre pronti a mutazioni e spostamenti.

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1 – Noctambule di Konstantin Grcic per Flos: tanti moduli in vetro soffiato configurabili a piacere. Prezzi da definire. • 2 – Accoutre n° 2 in pelle, acciaio e piume è una limited edition di Glen Baghurst con l’artigiano Maxime Leroy. Prezzo a richiesta. • 3 – Riedizione di Malitte di Roberto Matta: Paradisoterrestre per “Les Arcanistes” (progetto di Studiopepe per la Milano Design Week 2019), con tessuto Dedar. 7.800 €.

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na casa fluida, fungibile, in continuo movimento e trasformazione: la contemporaneità, con la sua società liquida teorizzata da Zygmunt Bauman, la vuole così. Con spazi che si restringono e si dilatano secondo le necessità di chi li abita (o di chi li vende!), con ambienti che cambiano d’uso e di senso a piacere. E gli arredi? La risposta di designer e aziende sono prodotti sempre più leggeri in vista di essere spostati, adattabili, poliedrici, come testimoniano le proposte dell’ultimo Salone del Mobile di Milano. Dai letti che si piegano e si mettono in borsa alle librerie a sviluppo variabile, pronte persino a chiudersi in un baule, dai tavoli trasformabili alle lampade portatili da “indossare” come accessori fashion. Le linee si rinnovano, ma attingono anche al passato, con riedizioni di pezzi iconici che hanno fatto la storia dell’arredamento. Un occhio di riguardo ai materiali, che spesso hanno caratteristiche tecnologiche avanzate, ma non scordano i criteri di sostenibilità, recupero e riciclo.

[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.

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Auction in Paris: May 15, 2019 - 6 PM

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Auction in Paris: May 22, 2019 - 6 PM

Auction in Brussels : June 19, 2019 - 6 PM

Auction in Paris: July 3, 2019 - 6 PM

MODERN AND CONTEMPORARY ART

AMERICAN, SCANDINAVIAN AND BRAZILIAN DESIGN

70’S TO 90’S ITALIAN DESIGN INCLUDING « UGO LA PIETRA,

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UPCOMING AUCTIONS AND RESULTS

For enquiries please contact: m.sanjou@piasa.fr

DESIGN + ART »

VIEWING AND AUCTION IN BRUSSELS LA PATINOIRE ROYALE Rue Veydt 15 1060 Brussels - Belgium T. : +33 1 53 34 10 10 For enquiries please contact: m.sanjou@piasa.fr

PIASA SA - agrément n° 2001-020 - Commissaire priseur habilité : Frédéric Chambre


FOCUS.

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LEGGERI & trasportabili 1 – Lampada Bibendum di Paola Navone per Karman, ispirata allo storico omino, mascotte della Michelin, disegnato da O’Galop nel 1898, da 402,6 €. • 2 – Vassoio e portavassoio Tray-Tot, di Hermès, in quercia, con maniglie in cuoio, prezzo a richiesta.

[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.

UNA STANZA NEL VERDE UNA STRUTTURA PER L’OUTDOOR CON DIVERSE DESTINAZIONI D’USO. DA COLLOCARE A PIACERE.

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Si chiama La stanza che non c’•, ed è realizzata da Il Giardino di Corten, la struttura in acciaio Corten che può essere installata dove si desidera, senza permesso di costruzione, e si può riservare agli usi più diversi: dalla sala lettura alla sauna, dal capanno per attrezzi o biciclette alla zona relax. Da 6.100 €, per il modello base.

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tempotest.it


FOCUS.

LEGGERI & trasportabili

[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.

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IDEE DALLO SPAZIO UNA LAMPADA VERSATILE, DALLA LINEA R AZZENTE . V-2 Schneider è la lampada, che simboleggia leggerezza e velocità, di Studio Job per Qeeboo. Si ispira al razzo V-2 della Seconda guerra mondiale, ma è stata chiamata così da una canzone di David Bowie degli anni ’70, che omaggia anche uno dei cofondatori di Kraftwerk, gruppo che aveva influito sulla sua musica. Da 149 €, con finitura plastica.

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1 – Automobilina delle Oxford Racers di Lars Beller Fjetland per Bottega Ghianda, in legno e pelle, da 1.000 €. • 2 – Ripresa dalle edicole votive siciliane, Edicola di Andrea Branciforti per Timelam, in legno e laminam, prezzi a richiesta. • 3 – Poltrona con ruote Ben Hur di Jean Paul Gaultier per Roche Bobois, in multistrato di pioppo e alluminio. Da 4.450 €.

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Per chi ama il benessere e la raffinatezza un materasso Simmons è di casa. Lo straordinario comfort e l’incomparabile fascino assicurano un riposo impareggiabile. La cura meticolosa dei dettagli, la scelta dei materiali più nobili e la manifattura artigianale più scrupolosa, esclusivamente made in Italy, sono gli elementi caratterizzanti dell’indiscussa qualità Simmons. Perchè i materassi non sono tutti uguali e per dormire bene c’è bisogno di Simmons.

Simmons. Nient’altro.

I materassi Simmons li trovate presso i BetterSleepLAB di: Milano, via Aselli 9 - Como, via Mentana 12 ang. via XX Settembre - Lissone (MB), via Bramante da Urbino 9 - Chieri (TO), Corso Torino 78 - Roma, Via Tuscolana 225 Roma, Via Gregorio VII 482 - Simmons Store Milano, Corso Italia 22 e presso i Rivenditori Autorizzati Simmons 800 250407 simmons.it


FOCUS.

LEGGERI & trasportabili

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[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.

1 – Si chiama Jet, ed è un pouf su ruote, che contiene un letto singolo gonfiabile trasportabile come un trolley morbido. Disegnato da Giulio Manzoni per Campeggi, il prezzo parte da 657 €. • 2 – Panca in carta superpieghevole Paper Bench di Papirho, 189 €. • 3 – Carrello in legno Bea Tea Cart disegnato da Luan Del Savio per il brand brasiliano San German, 764 €.

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3 VIAGGI COLORATI UNA JOINT VENTURE DINAMICA TRA RIMOWA E ALEX ISRAEL. Per suggellare la collaborazione tra Rimowa e l’artista angeleno Alex Israel è stata lanciata una linea di trolley colorati che “reinventano” l’iconico Rimowa Original in alluminio: con le sfumature dei tramonti di Los Angeles. Nella foto: Hector Muelas, chief brand officer. 112

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FOCUS.

COMPONIBILI & trasformabili

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1 – Portariviste Mastro di Danillo Faria per San German, dalla forma ispirata a un’amaca, 358 €. • 2 – Tavolo multitasking, anche a uso di scrittoio, adatto per il lavoro in casa, Benjamin di Samuel Accoceberry per Flexform. 8.718 €. • 3 – Appendiabiti Aero V di Shibuleru per Living Divani, da 3.131 €.

[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.

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COME TU MI VUOI UN PAR AVENTO ICONICO, PASSEPARTOUT PER LA CASA D’OGGI.

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Autoportante, in carta ondulata, ricavata da pura cellulosa totalmente riciclabile, il paravento Cartoons (1992) di Luigi Baroli per Baleri Italia è un pezzo cult adatto alle esigenze della casa contemporanea. Oggi personalizzabile con vari motivi e grafiche. Anche in versione limitata con disegni di Crepax (da 780 €).


ITALIAN STYLE, OUTDOOR DESIGN.

Corradi fa emergere l’energia originale di ogni esterno per trasformarlo in uno spazio da vivere, personalizzato e su misura per te. CORRADI, STILE ITALIANO E CREATIVITÀ PER DARE SPAZIO AL TUO TEMPO.

PERGOTENDA® MILLENIUM® CELEB Design accattivante per Millenium® Celeb, pergola con telo a impacchettamento che dona il massimo comfort molti mesi l’anno grazie alla completa personalizzazione.


FOCUS.

COMPONIBILI & trasportabili MONTESSORI INSEGNA LETTI COME GIOCHI DA COSTRUIRE IMPARANDO A FARE I DESIGNER.

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Presentata allo scorso Fuorisalone, nel contesto dell’installazione “Generous Nature” di Belgium is Design all’Opificio 31 di via Tortona, Altezza di Pierre-Emmanuel Vandeputte è una strutturaletto modificabile per bambini, in legno di pino e batyline, che può trasformarsi in casetta sull’albero e “crescere” insieme ai suoi inquilini.

1 1 – Appendiabiti-paravento Otto di Manifestodesign, in noce e alluminio, 1.010 €. • 2 – Piantana Chandelier di Corvasce, in cartone riciclato e legno. Di ispirazione barocca, da 1.318 €. • 3 – Bookcase Byron di Paolo Castelli, customizzato, in galuchat, con interni in betulla e pelle, prezzo a richiesta.

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[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.


FOCUS.

COMPONIBILI & trasformabili

[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.

2 RELAX MULTIFUNZIONALE COMFORT A PORTATA DI MANO, CON SEDUTE COMPONIBILI MORBIDE E VERSATILI. Il divano componibile Softbench di Massimo Castagna per Flou: risponde alle esigenze di dinamismo e flessibilità degli arredi più innovativi, consentendo molteplici posizioni di seduta e infinite personalizzazioni. Gli schienali mobili, non ancorati, ma zavorrati, per assicurare un solido appoggio, si possono disporre a piacere e permettono di ospitare con la stessa comodità persone di diversa statura. Il prezzo parte da 5.258 €.

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1 – Sgabello impilabile Brooklyn di Eugeni Quitllet per Vondom, da 100 € circa. • 2 – È ormai un’icona il divano componibile ispirato ai pixel Do-Lo-Rez (2008) di Ron Arad per Moroso, ora anche con nuovi rivestimenti. 9.406 € a modulo. • 3 – Sgabello con zip, una creazione sperimentale dei giovani designer olandesi Visser & Meijwaard. Il prezzo è a richiesta.


FOCUS.

COMPONIBILI & trasformabili 1 – Tappeto Mariposa di Carnovsky per Artep: come un grande caleidoscopio cambia colore e decorazioni con il variare della luce. Prezzo a richiesta. 2 – Riedizione di un pezzo storico dell’austrocarioca Martin Eisler, la poltrona Reversible (1955), da posizionare in due modi. Di Tacchini, costa 2.396 €. • 3 – Panca a rulli in cotone indiano bouclé assemblabili a piacere, di Mario Milana per Masand, tutta fatta a mano, prezzo a richiesta.

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[ ] Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 208.

VERSO NUOVE CULTURE UN TAVOLO PIEGHEVOLE CHE NON RINUNCIA AL PREGIO DEI MATERIALI. Il concept trae spunto dal Grand Tour, da cui la collezione prende anche il nome: il viaggio alla scoperta di nuove culture che intraprendevano i giovani aristocratici, dal XVII secolo in poi. Arredi leggeri e pieghevoli, di Giorgetti, come il tavolino, disegnato da Paolo Suman, in noce canaletto con inserti in cuoio, 3.355 €.

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L‘innovazione nella tecnologia della conservazione. 6 zone di temperatura: una sola grande apparecchiatura per la conservazione degli alimenti e del vino.

QualitĂ , Design e Innovazione

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CASE.

FRANCESCA ANICHINI

Questo mese AD visita un castello del PÉRIGORD che vive una seconda giovinezza all’insegna dell’arte, una villa in TEXAS dove è di scena l’Italian style, una dimora in PUGLIA firmata da Marta Ferri, un appartamento di GALLARATE che rievoca la sua originaria identità industriale. E poi una villa alle porte di FIRENZE dove il classico si fa moderno, una casaatelier nel cuore di ROMA e, a MILANO, due nuovi ristoranti dove il design incontra l’alta cucina. In una casa di Roma, Milqart e Bellator, due sculture di Paola Crema ispirate a un’idea di archeologia immaginaria.


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S E C O N D A V I T A

Nelle stanze di un castello da fiaba nella campagna del PÉRIGORD l’arte regala nuova energia alle antiche mura, nel pieno rispetto dell’equilibrio tra classico e moderno. progetto di CYRIL DE COMMARQUE e REV ARCHITECTURE produzione di PAOLA MORETTI testo di YVES MARBRIER e PAOLA MORETTI fotografie di TOM MANNION

A SINISTRA: IL CASTELLO LA BOURLIE, NELLA REGIONE FRANCESE DEL PÉRIGORD, CIRCONDATO DAI BOSCHI DELLA TENUTA. DAL 2000 LA TENUTA È GESTITA DA CYRIL DE COMMARQUE, ARTISTA DI FAMA INTERNAZIONALE LA CUI OPERA SI CONFRONTA CON I TEMI PIÙ ATTUALI DEL NOSTRO TEMPO. IL CASTELLO, ABITATO DA OLTRE OTTOCENTO ANNI DALLA FAMIGLIA DE COMMARQUE, SI PUÒ ANCHE AFFITTARE.

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Gli alberi intagliati si riflettono sulla parete rivestita di specchi, portando L’IDEA DELLA NATURA ALL’INTERNO DELLA CASA e creando un contesto teatrale e scenografico.

A SINISTRA: INTERVENTO ARTISTICO DI CYRIL DE COMMARQUE NEL GRANDE LIVING AL PIANO TERRA. PANNELLI A SPECCHIO CON ALBERI INTAGLIATI, ISPIRATI AI CILIEGI GIAPPONESI DI SAKURA E LAMPADA AL NEON FLOREALE. IN ALTO: CYRIL DE COMMARQUE E ORTENSIA VISCONTI CON LA LORO FIGLIA ORO SULLA SCALA DEL XIV SECOLO DEL CASTELLO.

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Avere la responsabilità di garantire il futuro di un castello che appartiene alla propria famiglia da ottocento anni non è una scelta, nel XXI secolo è una sfida. Fortunatamente La Bourlie si trova nel Périgord Noir, regione isolata che nel tempo ha saputo preservare il proprio stile di vita anche per la distanza. Per raggiungerla bisogna prendere due aerei, seguiti da un lungo viaggio in automobile fra suggestivi paesaggi, boschi di noci, città medioevali e mercati dove si vendono foie gras, tartufi, formaggi, frutta e verdura deliziose. Prerogative molto apprezzate dagli stranieri, specialmente gli inglesi, che adorano il Périgord. Cyril de Commarque ha avuto la gestione della tenuta nel 2000. I suoi genitori se ne occupavano da molti anni ed erano pronti a cederla. Cyril aveva lasciato Parigi per la Dordogne con Cécile Hohenlohe, la sua prima moglie, talentuosa designer di gioielli rari e originali. Ma il matrimonio non ha resistito alla vita di campagna. Cyril è un artista preoccupato per la tragedia degli emigranti e per la distruzione della natura. Argomenti importanti e impegnativi, ai quali le sue origini russe non sono certamente estranee. Attraversando una campagna intatta, il castello appare maestoso in mezzo a un bosco, come nelle fiabe. Torri rotonde e quadrate con i tetti a cono coperti di tegole, una classica facciata in pietra dorata, la cappella del XIX secolo nascosta, per fortuna, nel cortile decorato da rose rampicanti e limoni. I fossati del castello sono stati riempiti nel corso dei secoli, lasciando spazio al bosso scolpito alla francese e a splendide aiuole, create e curate con amore dalla madre di Cyril, Vera de Commarque: la sua collezione di rose inglesi comprende non meno di duecentosessanta varietà. Il castello e la tenuta sono tutelati, in quanto monumenti storici. Da sempre abitato dalla

A SINISTRA E SOTTO: RUBINETTI CON FIGURE ANIMALI. SOPRA: GLI ELEMENTI DELLA CUCINA BULTHAUP IN CONTRASTO COL VECCHIO PAVIMENTO IN PIETRA. A PARETE PLATZ DER REPUBLIK IN DISTRUZIONE, FOTO DI CYRIL DE COMMARQUE. PAGINA PRECEDENTE: CARTE CINESI DEL ’700, COLLEZIONE DELLA FAMIGLIA DI ORTENSIA VISCONTI. LAMPADARIO IN VETRO DI MURANO DEI PRIMI ’900, TAPPETO DI VERNER PANTON.


A SINISTRA: UN ANGOLO DELLA CAMERA DA LETTO ANTARIOS. SULLO SCRITTOIO, UNA COPPIA DI LAMPADE IN TARTARUGA, DIOR ANNI ’60. A DESTRA: LA CAMERA ALCIONE, CON SOFFITTO CON VOLTE A CROCIERA DEL XIV SECOLO. DIPINTO DI GALILEO CHINI DELLA COLLEZIONE DI LUCHINO VISCONTI, LETTO SU DISEGNO DI CYRIL DE COMMARQUE. SOTTO: NELLA CAMERA BELLATRIX, UN ELEMENTO DEL BAGNO IN MARMO AMAZZONIA, DESIGN CRISTIANO BENZONI ARCHITETTO. PAGINA SEGUENTE: UNA SCULTURA DI FAUSTO MELOTTI NELLA CAMERA BELLATRIX. VECCHIO DIVANO RIVESTITO IN VELLUTO.

famiglia, La Bourlie non è mai stato venduto ma è stato trasformato nel corso dei secoli. Era indispensabile più di un vero restauro: una riflessione sul futuro del luogo. Travi divorate dalle termiti, infiltrazioni dai tetti, serramenti da sostituire, impianto elettrico e idraulico antidiluviani: grandi opere ed energie notevoli. a come tra smet tere questa proprietà alle generazioni future garantendo almeno un bilancio paritario per la sua manutenzione? Cyril si è affidato ai preziosi consigli degli architetti Cristiano Benzoni e di sua moglie Sophie Thuillier che, dopo aver lavorato per Jean Nouvel, hanno fondato a Parigi lo studio REV. Specialisti di negozi di lusso, come quello di Louis Vuitton sugli Champs-Élysées, anziché farsi influenzare dallo spirito storico dell’edificio si sono lasciati ispirare da idee originali che hanno condiviso con Cyril de Commarque. Nessuna nostalgia storica o intervento minimalista per realizzare un progetto veramente nuovo. Ritornare ai volumi originali, abbattere pa-

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I colori decisi delle pareti sono un elemento distintivo dell’interno del castello. E tra le quinte di un paesaggio domestico DAI FORTI CROMATISMI spiccano mobili vintage e oggetti di design. reti divisorie e controsoffitti del XIX secolo, per creare al piano terra del corpo principale quattro grandi living. La cucina medioevale, dove si fa colazione, è collegata a una cucina contemporanea riservata al cuoco. Le preoccupazioni ecologiche di Cyril hanno guidato la scelta dei materiali e la filosofia del restauro del castello. Il legname proviene dai boschi della tenuta, la caldaia funziona con i rifiuti agricoli, l’acqua, che origina da una fonte sulla proprietà, viene riciclata per annaffiare il giardino. Gli orti sono naturalmente bio e alimentano la cucina. erminati i lunghi e costosi lavori strutturali, che anima si poteva dare alla casa? È qui che interviene Ortensia Visconti, la nuova moglie di Cyril. Ortensia è scrittrice, condivide con Cyril il gusto per una vita epicurea e nomade, e la passione per le sfide. La sua vita da reporter di guerra l’ha abituata a vivere in modo intenso i conflitti. È un’esplosione di colori a invadere la casa, opera di Marina de Lagarda, artista della decorazione, complice la madre di Ortensia, Patrizia Ruspoli, interior designer. Ortensia ha dato alle stanze, che ha voluto tutte di colori diversi, nomi di corpi celesti. Ha mescolato ricordi e mobili dei Visconti con quelli dei Commarque, Cyril ha usato la sua abilità di scultore creando nel grande living alberi ispirati ai ciliegi giapponesi di Sakura, dipinti di verde lime su pareti di specchi. Nella camera da letto, Ortensia ha scelto i colori del pavone, più facile a dirsi che a farsi, anche per Marina de Lagarda che ha ottenuto questo effetto sovrapponendo strati di blu e di verde. In una stanza ha utilizzato pigmenti oro e turchese dei dipinti del XVII secolo della collezione Visconti. In un’altra, dipinta di blu Klein, Cyril ha drappeggiato un baldacchino con tessuto camouflage, mentre il letto è vestito da un tessuto blu copiativo di Allegra Hicks. Forse questi eccessi nel castello, che può essere affittato, non sarebbero dispiaciuti al grande zio Luchino Visconti, raffinato maeFINE stro della ricostruzione storica.

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SOPRA: UN ANGOLO DEL BAGNO IN MARMO, NELLA CAMERA ELETTRA, DESIGN DELL’ARCHITETTO BENZONI, STUDIO REV. PAGINA PRECEDENTE: NELLA CAMERA DA LETTO ELETTRA, SEDUTA E LAMPADA ANNI ’70. WALLPAPER FLOREALE DEL XIX SECOLO.

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C’era una volta

IN TEXAS

Una villa d’inizio Novecento a HOUSTON torna all’eleganza delle origini grazie al restauro di un giovane architetto e al suo fortunato incontro con il Made in Italy. progetto di JERRY HOOKER testo di ELENA DALLORSO — fotografie di DIVYA PANDE

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IN QUESTA PAGINA: IL PASSAGGIO COPERTO FRA LA VILLA E LA GUEST HOUSE, OGGI CHIUSO DA VETRATE TERRA-CIELO E CON UN PAVIMENTO REALIZZATO IN QUARZITE BIANCA. PAGINA PRECEDENTE: LA VILLA, DALL’ARCHITETTURA IN STILE COLONIAL REVIVAL, È DEL 1909. IN PRIMO PIANO DUE MAXXI POPPY, LUCI/SCULTURA DI VIABIZZUNO CON DIFFUSORI IN VETRORESINA.

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IN QUESTA PAGINA: JERRY HOOKER È SEDUTO SULLA POLTRONA LADY DI UMBERTO ASNAGO (GIORGETTI). PAVIMENTO IN ROVERE LISTONE GIORDANO. LAMPADA IN OTTONE DI MARCO GUERRA (VIABIZZUNO). PAGINA SEGUENTE, IN ALTO: IN SALA, CAMINO E MARMI ORIGINALI. DIVANI, POLTRONE, TAPPETI, TAVOLI E ACCESSORI GIORGETTI. OPERA DI MARCO GUERRA, LUCI VIABIZZUNO. PAGINA SEGUENTE, IN BASSO: L’ESTERNO, DI NOTTE. LUCI VIABIZZUNO, LANTERNE IN RAME BEVOLO, ARREDI OUTDOOR GIORGETTI. LE SCULTURE SONO DI MIGUEL ÁNGEL MARTÍN DEL CAMPO.

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el 1909, appena costruita nel nuovissimo quartiere residenziale di Courtlandt Place a Houston dallo studio di architettura Sanguinet & Staats per il banchiere C.L. Neuhaus, si guadagnò l’epiteto di “casa bianca come una torta nuziale” grazie al suo stile Revival Coloniale. La villa, che agli inizi del XX secolo era nella periferia verde della città – la prima eretta in uno dei 26 lotti destinati ad accogliere altrettante mansion per l’establishment della città – oggi si trova in fondo a una strada privata nel cuore del quartiere di Montrose, a due passi da downtown. All’inizio del XX secolo Houston stava velocemente trasformandosi in una metropoli moderna, piena di traffico e di disordine. Nell’ottica di uno sviluppo urbanistico razionale, si cominciò a fondare nuovi quartieri chiamati “private places” sullo stile di quelli che avevano avuto tanto successo a St. Louis, nel Missouri. Houston era fondata sul commercio e sulla ricchezza di businessmen del cotone, avvocati, compagnie mercantili, e Courtlandt Place era nata per loro, che si con-

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SOPRA: IN CUCINA, I MOBILI CUSTOM EMULANO LE GRONDE DEL TETTO. INTORNO AL TAVOLO ANTICO, SEDIE GIORGETTI DAL DESIGN LINEARE. PAGINA PRECEDENTE: NELLA SALA DA PRANZO, ARREDI E LAMPADARIO GIORGETTI. L’OPERA A PARETE, SUL FONDO, È UN GRANDE ACQUERELLO DI CORNELIA WHITE SWANN.

sideravano socialmente diversi dai magnati del petrolio: vecchia guardia, con pedigree e case adeguate. «Questa era disabitata da decenni, in pessime condizioni, circondata da una specie di giungla, ma io e il mio compagno ce ne siamo innamorati e abbiamo cominciato a scrivere agli eredi perché ce la vendessero», ricorda Jerry Hooker che, oltre a essere insieme a Jacob Sudhoff l’attuale proprietario dell’edificio al 6 di Courtlandt Place, è anche l’architetto che ne ha curato nei minimi dettagli il restauro. Ai 600 metri quadrati della casa originale (che aveva una soffitta per la servitù, un sotterraneo per i locali caldaia e lavanderia; e inoltre la rimessa per le carrozze, la stalla, un pollaio e un ovile) ne sono stati aggiunti altri 200 circa di dépendance. In oltre due anni di lavori la casa è stata riportata allo splendore delle origini: sono state eliminate le aggiunte incongrue fatte nel tempo, sollevati i pavimenti per consolidare le fondamenta in modo da sostenere la mansion per almeno altri cent’anni e rifatti tutti i muri. Stessa operazione ha riguardato il giardino. Ricondotto il verde

entro canoni classici, l’esterno è stato dotato di illuminazione “architettonica” Viabizzuno e arredato con mobili outdoor Giorgetti e sculture in bronzo dell’artista messicano Miguel Ángel Martín del Campo. Ovunque si sente il rumore rilassante dell’acqua, che proviene dalla piscina e dalle fontane sparse nel giardino, dove Jerry e Jacob trascorrono molto tempo. «Alla fine il budget è raddoppiato, ma ne è valsa la pena: il mio è stato un restauro onesto, con pochissime variazioni rispetto al progetto originale (che per esempio prevedeva, in una metratura così ampia, solamente due sale da bagno)», commenta Hooker. Tra le modifiche, una master suite al di sopra della cucina nel retro, la copertura del passaggio tra la villa e la rimessa che adesso è stata trasformata in guest house, con cucina, salotto, due camere, piscina e loggiato. «Fortunatamente i piani architettonici del 1909 erano molto dettagliati», spiega Hooker, «così abbiamo potuto utilizzarli per ridisegnare le modanature in gesso, i tagli del legno o le balaustre e le cor-

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nici. Il parquet, in un rovere antico di 180 anni sbiancato, è di Listone Giordano, posato a spina francese proprio come in origine». Gli interni, anch’essi opera di Hooker, sono un mix di elementi restaurati Ω come le maniglie in ottone, i camini o la scala Ω e particolari progettati in stile, in un dialogo coerente: le porte, i mobili della cucina, la soffitta destinata alla servitù oggi incorporata nel resto della casa sono attuali ma classici. Una notevole collezione d’arte, messa insieme in anni di viaggi, completa l’interior. Uno dei battenti della stalla è oggi una porta scorrevole nella guest house che, come il resto della proprietà, è arredata con mobili Giorgetti e illuminata con elementi Viabizzuno.

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A SINISTRA: NELLA CAMERA PADRONALE, LETTO A BALDACCHINO IRA, COMODINI SYN E POLTRONE PROGETTI (TUTTO GIORGETTI). TAPPETO KYMO. SOTTO: LA SALA DA BAGNO PADRONALE, INTERAMENTE RIVESTITA IN MARMO ARABESCATO. VASCA ALISSA DI MTI, RUBINETTERIA AQUABRASS. PAGINA PRECEDENTE, IN ALTO: IL CANE BELLA DAVANTI ALLA CULLA CUSTOM BASSINETT DELLA FIGLIA DELLA COPPIA (GIORGETTI). TAPPETO KYMO. PAGINA PRECEDENTE, IN BASSO: NELLA CAMERA ARMADIO, MOBILI OLI DI CHI WING LO PER GIORGETTI E TOILETTE VENUS (SEMPRE GIORGETTI).

Hooker è anche il proprietario dello store Casa Houston dedicato a brand italiani come Giorgetti, Poltrona Frau, Rimadesio, Listone Giordano, Viabizzuno mentre suo marito Jacob Sudhoff è proprietario e Ceo di Sudhoff Companies, una compagnia che si occupa di real estate, marketing, investimenti e sviluppo. Insieme hanno portato avanti un progetto del tutto nuovo per la tradizionalissima Houston: Giorgetti Houston, il primo condominio brandizzato con 32 residenze private. «Il mio rapporto con Giorgetti, che ho scelto per arredare completamente Courtlandt Place, è nato così. Non è affatto detto che la relazione tra un designer e un’azienda con una forte identità creativa funzioni senza contrasti, ma per noi è stato così», spiega Hooker.

Di Giorgetti sono anche le sedie e gli sgabelli che circondano il tavolo della colazione, un arredo di famiglia che Jerry Hooker ha ereditato da suo nonno e che è stato collocato in un angolo della grande cucina. «Questa è senza dubbio la mia stanza preferita, quella in cui viviamo di più, dove accogliamo gli amici e cuciniamo», spiega. Da poco più di due mesi, però, gli equilibri spaziali e sociali della coppia sono mutati: l’arrivo della piccola Brinley ha spostato verso ambienti più intimi il centro della casa. Per lei Giorgetti ha studiato un oggetto speciale: Bassinett, una culla custom dall’avveniristica e insieme ancestrale forma a uovo sorretta da una putrella, a simboleggiare le professioni dei genitori. FINE

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SOTTO: LA CASA DI MARTA, LA VILLA ARREDATA DA MARTA FERRI ALL’INTERNO DI BORGO EGNAZIA, A SAVELLETRI DI FASANO. A DESTRA: MARTA FERRI (A SINISTRA) E CAMILLA VENDER MELPIGNANO INDOSSANO ABITI DELLA COLLEZIONE SCIROCCO DI MARTA FERRI, REALIZZATI IN ESCLUSIVA PER BOTTEGA EGNAZIA, IL NEGOZIO ALL’INTERNO DEL BORGO.

COLOR POESIA In Puglia, a Borgo Egnazia, MARTA FERRI ha firmato l’interior design di una dimora dai delicati cromatismi che riflette la sua personalità e il suo stile. interior design di MARTA FERRI — testo di MARIO GEROSA — fotografie di GIORGIO BARONI

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Grazie ai COLORI PASTELLO, tra le note distintive di ogni ambiente, nella villa prende forma un altro modo di intendere il classico stile della casa pugliese, che nell’immaginario è sempre inequivocabilmente bianca.

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SOPRA: NEL SOGGIORNO, UN DIVANO RIVESTITO CON TESSUTI DI MANUEL CANOVAS E POLTRONCINE IN RATTAN. LE COPERTE IN LINO SONO DI POMAX, IL TAPPETO È DI ALBERTO LEVI GALLERY. FOTO DI CARLO GAVAZZENI. PAGINA SEGUENTE: SUL TAPPETO DI ALBERTO LEVI GALLERY POGGIA UN DIVANO VINTAGE CON PIZZO DI FUNKY TABLE. SCULTURA ALBERO IN FERRO DI GIAMPAOLO CELADA DI G LAB MILANO PER BOTTEGA EGNAZIA.

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Nelle stanze della Casa di Marta è di scena l’armonia. In questa dimora, che rappresenta uno spazio magnificamente ritratto in una propria personalissima dimensione di gusto, all’interno di un luogo che di per sé è un’oasi elegante nel cuore della Puglia, ogni cosa risponde alla cifra stilistica della poesia. I colori delicatissimi, le tinte pastello accostate con misurata nonchalance, le atmosfere dolcemente rarefatte, gli oggetti che riscrivono la tradizione contribuiscono a creare un luogo piacevolissimo dall’indole colta e letteraria. Artefice di questa squisita alchimia è Marta Ferri, la giovane designer milanese che, con le sue esclusive creazioni bespoke, ha il dono innato di ideare riuscitissimi accostamenti cromatici in abiti che raccontano la sua joie de vivre e il suo gusto, forgiato da una tradizione artistica e creativa di famiglia. Qui la designer, figlia del fotografo Fabrizio Ferri e dell’interior designer Barbara Frua, ha trasferito la sua vena poetica in un altro ambito, arredando una delle dimore di Borgo Egnazia, a Savelletri di Fasano. Marta Ferri si è trovata un po’ per caso a cimentarsi con questa avventura, incoraggiata da Camilla Vender Melpignano, proprietaria di Borgo Egnazia. «Camilla è la mia migliore amica, e da quando ha cominciato a frequentare la Puglia, sono andata a trovarla regolarmente: ho visto crescere il borgo casa dopo casa, e da allora è rimasto il mio posto del cuore. Un giorno, l’anno scorso, siamo passate davanti a una casa al confine estremo del borgo, una casettina un po’ isolata, mai finita, che si affacciava direttamente su un campo di ulivi fuori dal complesso. Il giorno stesso, a cena, Camilla e suo marito mi proposero di arredare quella casa. «Finiscila tu», mi dissero. «La chiameremo La casa di Marta». Sviluppata su due piani, la dimora, che ha tre camere da letto, aveva notevoli potenzialità. Una volta deciso di conservare i


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pavimenti in pietra, Marta ha cominciato a regalare agli ambienti la sua verve creativa, puntando soprattutto su luminosissimi cromatismi. «Tutto il borgo è bianco, non è mai stato usato un colore, ma quando si entra in casa, il concetto cambia completamente, anzi, ancor prima di entrare, dato che il portico è rosa», spiega. «Ci sono pareti turchese, c’è una stanza d’oro, una stanza rosa, una verde smeraldo». La partitura cromatica dà il tono a questa dimora vivace e delicata che Marta ha pensato come fosse la propria casa al mare. E in effetti, ogni volta che Marta Ferri va in Puglia, è ospite qui. «Ci vado a Natale, in maggio, a luglio... e quando non sono lì, la casa si può affittare». Gli interni hanno uno stile molto ben definito. «Mi fido ciecamente di Marta, della sua visione e del suo modo di creare», aggiunge Camilla Vender. «Per

me e stato facilissimo affidarle una casa del Borgo da reinventare. È successo tutto senza che ce ne rendessimo conto. Improvvisamente stavamo scegliendo stoffe e colori, girando per antiquari e rigattieri come se fosse l’ennesima casa da vivere insieme. La cosa più bella è stata vedere l’espressione di stupore dei ragazzi di Borgo Egnazia che hanno lavorato con noi: non abituati a tutto quel colore ma felici di vedere la luce della loro terra sui muri e sulle stoffe». Tutto riflette la personalità della designer, che si è trovata in perfetta sintonia con Camilla Vender. «Il team era composto da me, da Camilla e da mia mamma: insieme ci siamo divertite molto», nota Marta. «Mia mamma è stata importantissima: un paio di volte è scesa in Puglia a farci delle consulenze di emergenza». La casa ha preso forma in modo fluido, e per

IN ALTO: A SINISTRA, NELLA SALA DA PRANZO, BICCHIERI E PIATTI IN TERRACOTTA MARTA FERRI BY ENZA FASANO PER BOTTEGA EGNAZIA, DI CUI SONO ANCHE I PIATTI CON I DECORI ROSSI. A DESTRA: IN UN ALTRO AMBIENTE, APPLIQUE ULIVO DI GIAMPAOLO CELADA DI G LAB MILANO PER BOTTEGA EGNAZIA. PAGINA SEGUENTE: SUL TAVOLO, CERAMICHE MARTA FERRI BY ENZA FASANO PER BOTTEGA EGNAZIA. SEDIE VINTAGE.

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Ogni particolare della dimora riscrive in chiave di DESIGN la tradizione. E all’artigianato classico si sostituiscono oggetti ispirati alla storia e al contesto locale ma con una spiccata vena di contemporaneità. A DESTRA: UN ANGOLO DELLA STANZA PADRONALE. SULLA SCRIVANIA, UNA FOTO DI STEPHANIE SEYMOUR SCATTATA DA FABRIZIO FERRI. SOTTO: UNA CAMERA DA LETTO. I TESSUTI DELLA TESTIERA, DELLE SEDIE E DELLE TENDE SONO DI MANUEL CANOVAS. COPRILETTO PIQUET VINTAGE. SUL TAVOLINO IN FERRO E PAGLIA, LAMPADA DI ENZA FASANO, E BICCHIERE DI MARTA FERRI PER BOTTEGA EGNAZIA. PAGINA SEGUENTE: SULLE ANTE DELL’ARMADIO A MURO, DECORO SU CARTA DA PARATI DI PICTALAB.

l’occasione la designer ha disegnato una piccola home collection. Come nota, «dal laboratorio milanese G Lab ho fatto realizzare delle applique in ferro a forma di ulivo, un grande albero, sempre in ferro, e delle lampade da tavolo, tutti oggetti fatti in esclusiva per Borgo Egnazia». Non solo. «Marta ha creato una collezione di ceramiche realizzate a mano e prodotte dai maestri artigiani di Grottaglie», aggiunge Camilla Vender. E tutti gli oggetti che si trovano in casa si possono anche comprare, tramite il negozio interno del borgo. Anche gli arredi contribuiscono a definire la personalità della casa, che ha il tono disteso e disinvolto di una dimora vissuta. Come spiega Marta, «i mobili sono un mix di ritrovamenti di vecchi magazzini e rigattieri, ci sono divani che abbiamo fatto rifoderare e poltroncine che abbiamo dipinto a mano». A questo punto viene spontaneo chiedersi se ci saranno altri progetti di case. «Perché no?», risponde Marta, che è riuscita a distillare una rara idea di semplicità. «Quando faccio una casa, penso a come vorrei viverla, a come ci vorrei stare, a cosa vuol dire starci bene». E per quanto riguarda lo stile? La risposta è FINE dolcemente perentoria: «Colore, colore, colore».

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IN QUESTE PAGINE: LA PISCINA DELLA CASA DI MARTA. LETTINI CON TESSUTO DI MANUEL CANOVAS. SULLA PARETE A DESTRA, SCARABEI IN CERAMICA DI ENZA FASANO PER MARTA FERRI. SUL FONDO DELLA PISCINA, DISEGNI DI CARPE REALIZZATI DA PICTALAB.

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interior design di MAR JOLEIN BARTELSMAN, PAOLO FAZZINI e MARGHERITA MONTI — testo di RUBEN MODIGLIANI — fotografie di MATTIA AQUILA

In una ex tessitura, a GALLARATE, un progetto dove l’antica anima industriale diventa una chiave estetica moderna.

QUESTIONE DI DNA 152

IN QUESTE PAGINE: NELLA SALA DA PRANZO, SOSPENSIONE BRASS 96 DI PAOLA NAVONE (GERVASONI) SUL TAVOLO DISEGNATO DAL PADRONE DI CASA. SEDIE HOUSE DOCTOR, TAPPETO FAZZINI. CONTENITORI A PARETE CUSTOM. SPECCHIO DI MAISONS DU MONDE. A SINISTRA, LAMPADA TOIO DI ACHILLE E PIER GIACOMO CASTIGLIONI PER FLOS.


Materiali e dettagli evocano un gusto industriale, in linea con la storia dell’edificio: il CAMINO IN METALLO NERO, le finestre dall’intelaiatura in Cor-ten, gli infissi interni in ferro e vetro, i pavimenti in gettata unica, senza fughe, per entrambi i livelli.

IN QUESTE PAGINE: IL LIVING, CON SOFFITTI ALTI 5,5 METRI E FINESTRE DI STILE INDUSTRIALE REALIZZATE IN ACCIAIO CORTEN. SULLA DESTRA, LA SCALA CHE PORTA AL LIVELLO DELLE CAMERE, REALIZZATO CREANDO UN SOPPALCO. LE POLTRONE ATTORNO AL CAMINO ANTEFOCUS (FOCUS) ERANO DEI NONNI DEL PADRONE DI CASA. CUSCINI FASCINO DI FAZZINI. PAVIMENTO CEMENTIZIO DI SUPER PAV: UNA MISCELA INDUSTRIALE CHE, LEVIGATA, RIVELA LE PICCOLE PIETRE NASCOSTE AL SUO INTERNO.

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voluto dai padroni di casa. Il terzo episodio fortunato è stato trovare in questa parete, che essendo perimetrale era di grande spessore, un’apertura che era stata in seguito murata: molto probabilmente all’epoca era una finestra, e oggi è il passaggio tra la grande cucina con area pranzo e il living, da cui si accede poi al piano superiore dove sono ricavate le camere. Il progetto è stato fatto a sei mani insieme a Marjolein Bartelsman, interior designer olandese stabilmente basata in Italia. Il disegno degli spazi è fluido, le divisioni nette sono poche: la cucina comunica col living, camera matrimoniale e area bagno (aperta, con porte solo per cabina doccia e servizi) sono separate da una quinta dietro il letto che non arriva fino Nei progetti di ristrutturazione compare spesso un elemento al soffitto. Dettagli e materiali dettano lo stile, perfettamente a cui viene data un’importanza marginale. E invece il suo in linea con l’edificio: il camino in metallo nero, le grandi apporto spesso è il punto di partenza di tutto. Chiamiamolo finestre dall’intelaiatura in Cor-ten dal caratteristico colore fattore F, dove la F sta per “fortuna”. Nel grande appartamento rugginoso, gli infissi interni in ferro e vetro, i pavimenti in di queste pagine, a Gallarate, il suo intervento è stato gettata unica per entrambi i livelli, senza fughe, realizzati in fondamentale. I padroni di casa, Paolo Fazzini e Margherita un materiale industriale dove un trattamento di lucidatura Monti, abitavano già in questa ex tessitura dei primi del ha fatto emergere la ghiaia al suo interno, facendolo diventare Novecento, affacciata sul verde e riconvertita nel 2005 in unità una sorta di microseminato. commerciali, al piano terra, e abitative. «Ci piaceva l’idea di Alcuni mobili – il tavolo da pranzo con la sua panca, il letto vivere in un edificio di questo tipo, che racconta un’epoca matrimoniale – sono stati ideati dal padrone di casa: sono importante per il territorio, di crescita economica e di energia. in ferro, con saldature levigate ma non nascoste, e assi da E sia io sia Margherita proveniamo da famiglie di industriali: cantiere. Altri sono oggetti di famiglia, a cui si mescolano la mia produce tessili per la casa, la sua lavora metalli. Questa pezzi di design contemporaneo, o invenzioni brillanti come architettura parla un linguaggio che ci è molto vicino, abitarla le armadiature nelle camere: per quella padronale una è come rafforzare il legame con la nostra storia». Quando sono parete monolitica scura ritmata da nicchie, senza maniglie arrivati qui l’appartamento non era come lo vediamo. Innanzi a interrompere il suo disegno; per quella delle bambine, tutto era molto più piccolo. Spiega Fazzini: «L’edificio era stato una serie di vecchie porte, tutte diverse e dipinte di bianco, diviso in moduli e noi ne avevamo preso uno. Poi è arrivata utilizzate come ante a filo della porta d’ingresso, anche questa la prima bambina (a lei se n’è aggiunta una seconda, ndr) e ci di recupero. «Con Marjolein ci siamo subito trovati, il suo gusto siamo messi a cercare qualcosa di più grande, nordico ci è sembrato l’ideale per interpretare senza successo. È stato allora che il modulo questo spazio dai volumi importanti: nel living PAGINA PRECEDENTE: accanto al nostro è stato messo in vendita: lo l’altezza è di 5,5 metri, quando ci si siede sul LA CUCINA COMUNICA abbiamo preso subito». È stato il primo di tre divano non si vede il soffitto», dice ancora COL LIVING ATTRAVERSO episodi fortunati. Il secondo è stato quando, Fazzini. «Oltre alla praticità – l’isolamento UN’APERTURA PREESISTENTE CHE È STATA SCOPERTA nella prima fase dei lavori di ristrutturazione, termico è ottimale –, ci colpisce la cura che DURANTE I LAVORI DI sotto mani di intonaco è emerso il muro è stata messa nel costruire questo edificio. Ai RISTRUTTURAZIONE. TAVOLO in mattoni che oggi, riportato alla luce, è nostri tempi sarebbe impensabile». È bello E PANCA IN FERRO E ASSI DA l’elemento visivo più forte di tutto lo spazio. vedere come il testimone sia stato raccolto da PONTEGGIO SU DISEGNO DEL Era la facciata originaria dello stabile, e parlava due giovani. Che hanno scelto di entrare in un PADRONE DI CASA, COME LA quel linguaggio industriale così apprezzato e dialogo vivo con la storia. FINE CUCINA IN ACCIAIO. SULLA SINISTRA, LAMPADA DA TERRA THE GREAT JJ TR DI LEUCOS. SEDIE DI POMAX.

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SOPRA: LA CAMERA DA LETTO PADRONALE. PARETE-ARMADIO CON NICCHIE REALIZZATA SU DISEGNO. SUL LETTO, MIX DI SET UNICO E IRLANDA DI FAZZINI. SOTTO, A SINISTRA: DIETRO LA QUINTA ALLE SPALLE DEL LETTO, L’ANGOLO BAGNO CON VASCA FREESTANDING AMSTERDAM DI JEE-O. SOTTO, A DESTRA: NELLA CAMERA DELLE BAMBINE, UNA PARETE CON ARMADI È REALIZZATA CON PORTE D’EPOCA. SUL FONDO, UN VECCHIO BANCO DI SCUOLA. PAGINA PRECEDENTE: IL BAGNO DEGLI OSPITI, PARETE IN OTTONE (PROFITAL) E LAVELLO IN CEMENTO BETON ROUND (CIPÌ).

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Qui il classico

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si fa moderno Salendo verso Fiesole, sopra FIRENZE, s’incontra una villa del primo ’900 sapientemente riformulata. Incrociando il fascino della storia con una rassicurante modernità. progetto di STEFANO DOR ATA testo di NICOLETTA DEL BUONO fotografie di GIORGIO BARONI

A SINISTRA: LA VILLA È AFFACCIATA SU UN AMPIO GIARDINO ALBERATO, CON VISTA SULLA CITTÀ DI FIRENZE. LA FACCIATA HA SUBITO UN INTERVENTO DI RESTAURO CONSERVATIVO: AL PIANTERRENO SI INTRAVEDE UN SALOTTO, CON SALA DA PRANZO E SALA VIDEO.

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Al confine tra i comuni di Firenze e Fiesole, già nell’aria frizzante della collina, il palazzetto è come affondato in un gorgo verde di fitta vegetazione che lo serra in un profumato abbraccio di essenze. La costruzione risale ai primi del Novecento ed è un solido esempio dell’architettura di quel periodo in cui si sfidavano lo Storicismo e le prime avvisaglie della modernità. Di recente l’architetto romano Stefano Dorata l’ha sottoposto a un intervento di ristrutturazione i cui contorni riassume così: «Il palazzetto è un acquisto recente dei miei committenti, una coppia di brillanti professionisti con due figli. Volevano conservarne l’aspetto originario, ma adattando gli interni alle esigenze della vita d’oggi, ai comportamenti vari e flessibili che essa impone. Così ci siamo indirizzati verso un restauro conservativo dell’involucro riconferendo alle facciate l’aspetto ritmato e signorile che le caratterizzava appena uscite dal cantiere, mentre all’interno, condotta una rigorosa opera di consolidamento, si è proceduto a una radicale riconfigurazione della distribuzione planimetrica». Ora l’edificio esibisce tre livelli fuoriterra colorati in un elegante bianco panna ed espressivamente marcati, sul fronte affacciato sul giardino e rivolto verso Firenze, da colonne e voluminosi soprafinestre. A questi piani si aggiunge un sottotetto ove sono allocate una lavanderia e una minipalestra. Un salotto, la sala da pranzo e una sala video occupano il livello più basso, a quello successivo si trova-

A SINISTRA: IL SALOTTO A PIANO TERRA, QUASI UN GIARDINO D’INVERNO. DIVANETTO VINTAGE FRANCESE, POLTRONCINE ITALIANE DEGLI ANNI ‘50, TAVOLO SU DISEGNO CON PIANO IN MARMO BIANCO. LE TENDE SONO DI DEDAR, LA SCULTURA DI GUENDALINA DORATA.

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no l’atrio, il soggiorno principale e la cucina. Sopra, infine, le camere da letto con i rispettivi servizi. Per rivestire i pavimenti si sono impiegati il travertino per i primi due piani e per le scale, e il rovere invecchiato per il piano delle camere da letto. Le pareti e i soffitti sono finiti a smalto bianco con riquadrature e cornici in gesso. Un lavoro paziente che ha conferito una veste di ricercata semplicità alla nuova scena domestica. Stefano Dorata spiega così i criteri che l’hanno guidato in questo progetto: «Pur dovendo fare i conti con una rivoluzione degli spazi, siamo restati quasi sentimentalmente attaccati alla storia dell’edificio. Il concetto chiave che sta alla base dell’intervento è stato quello di assecondare la vocazione classica della casa e dei suoi ambienti enfatizzandone gli aspetti

«Abbiamo voluto affermare la CONTEMPORANEITÀ della casa con un arredamento composto da pezzi disegnati ad hoc, mobili e oggetti vintage e opere d’arte di oggi». Stefano Dorata

PAGINA PRECEDENTE, IN ALTO E A DESTRA: NEL SALOTTO, CAMINO IN MARMO NOIR DORÉ E, SOPRA, UNA TECNICA MISTA DI ANDREA BRANDI. POLTRONE ITALIANE DEGLI ANNI ’60, PANCHETTI IN GALUCHAT DI FLAIR. NELLA CUCINA SU DISEGNO, TOP IN OKITE E ELETTRODOMESTICI DI NEFF. LA ZONA PRANZO IN SALOTTO, CON UN TAVOLO REALIZZATO SU DISEGNO DI DORATA.

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di assialità e simmetria, “rincorrendoli” con decisione, ma sempre in vista di soddisfare le necessità dei membri della famiglia». Per ottenere tale risultato, Dorata inserisce nel paesaggio domestico punti di attenzione che orientano lo sguardo e comunicano un senso d’ordine: i grandi camini, la contrapposizione di arredi, le infilate di ambienti guidate dagli affacci sull’esterno. Spiega l’architetto: «Ho cercato di realizzare situazioni in cui chi vi è coinvolto abbia sempre modo di godere della percezione di una fuga prospettica e della sensazione di abitare spazi decorativamente ben bilanciati». Si tratta, per Dorata, di un sapiente e ormai collaudato uso dei codici della classicità a cui fa da contrappunto la contemporaneità della scena decorativa espressa compitando un arredamento fatto di pezzi disegnati ad hoc, di mobili e oggetti vintage e contemporanei, di pezzi d’arte. Un mélange evidente, per esempio, nel soggiorno principale dove convivono in armonia il grande camino in marmo nero Noir Doré sormontato da una tecnica mista di Andrea Brandi, due divani vis-à-vis, il tavolo tondo in legno su disegno di Dorata, due poltroncine italiane anni Sessanta nonché un paio di panchette francesi acquistate da Flair a Firenze. ella grande, bianca cucina progettata su misura dall’architetto romano, l’elemento ordinatore è l’isola centrale, mentre nella camera da letto padronale sono molti i fuochi prospettici rimarcati dagli arredi anche strutturali come il camino o le finestre, e dagli artefatti, in particolare il quadro Collage di Matteo Giampaglia e la scultura in legno tinto in acrilico di Guendalina Dorata. In ogni locale grande importanza ha la luce che Dorata vuole pervasiva per esaltare il latteo candore di pareti e soffitti, in più occasioni contrastato dal nero intenso di mobili e complementi con un esito decorativo affine alla sensibilità estetica di oggi e al gusto dei committenti. Un lavoro progettuale di grande sapienza che aggiunge un quid di novità al già ricco linguaggio creativo di Dorata. FINE

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IN ALTO: CORRIDOIO CON VISTA SU SOGGIORNO E GIARDINO. CONSOLE SU DISEGNO, A DESTRA LA SCALA CHE SALE AL TERZO PIANO DELLA VILLA. SOPRA: BAGNO PADRONALE. MOBILE-LAVABO CON TOP IN MARMO BIANCO ASSOLUTO. A DESTRA: NELLA CAMERA MATRIMONIALE, CAMINO IN MARMO VENATO, COLLAGE DI MATTEO GIAMPAGLIA, SCULTURA DI GUENDALINA DORATA, POLTRONA ANNI ’60.

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SOPRA E SOTTO. UNSIT ILISSIN REHENIS APELIS QUE NEM DOLOR RE, IDERFERSPEL EOSSIMA GNATEM ESERUM NET LABO. NAM ES PERSPID IGNIENIA VID QUI OMMOS ET QUIAS VID QUE NONEM AUT HARIBUS AS QUOS EX ETUM EVENEST ABOREPR OVIDIGE NTIANDAM NOBITATIAM DOLUPTAE NI SU EVENESTABOREPR OVIDIGE NTIANDAM MENDIS IPSAE EUM IPSANDIGENIS ALIA IL INIHILI QUUNTIBUSAM, UT ODITAS ALIQUAM EA DOLUPTA TEMPELI GENDISTRUM ERCIM COMNIS ET EXCEAQUIS SIMI, OPTI ATIOSSI NOBIT AUDIONSEQUI DISSEQUA ABOREPR OVIDIGE NTIANDAM MENDIS IPSAE EUM IPSANDIGENIS ALIA IL INIHILI QUUNTIBUSAM, UT

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A SINISTRA: NELLA SALA, STRUTTURA ILLUMINANTE IN VETRO E FERRO ASCOLTO, NEO VITRUVIO, BERENICE, LAMPADA A FIBRE OTTICHE E DECOR TRUMEAU IN LEGNO LACCATO DI FALLANI. A DESTRA: SOTTO LA SCALA, TEFNUT, BRONZO PATINATO DI PAOLA CREMA (2007) ILLUMINATO DA LEDA, IN FERRO E VETRO DI MURANO DI ROBERTO FALLANI (1992).

A Misura D’Arte In un antico palazzo del centro di Roma la casa-ATELIER di due artisti racchiude oggetti e opere come un museo magico di civiltà immaginarie, passate e future. testo di ELENA DALLORSO fotografie di FR ANCESCA ANICHINI

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SOPRA: NELLA SALA, TRA LE DUE PORTE SETTECENTESCHE, TAVOLO TRE CERCHI IN FERRO E VETRO DI ROBERTO FALLANI, CON TRE CANDELIERI, UNA TESTA DI ANTINOO EMERGENTE DA UN PIATTO RETTO DA TESTE EQUINE E UN FRAMMENTO DI ELMO. SUL TAVOLINO, NAIADE , MODELLO PER UNA GRANDE FONTANA. TUTTO DI PAOLA CREMA. SULLA PARETE, SISTINA 3, ELABORATO FOTODIGITALE SU FOREX DI FALLANI. IN BASSO: DAVANTI ALLA VETRATA, GU-MOM E CRETTO, BRONZI DI PAOLA CREMA. PAGINA SEGUENTE: MINOTH, BRONZO DI PAOLA CREMA (2006).

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robabilmente, al tempo dei suoi primi abitanti – la nobile famiglia dei Serlupi che lo fece costruire nel 1580 – le grandi sale a volta dove oggi una coppia di artisti fiorentini ha fissato la propria dimora romana erano le scuderie. Grandi volumi, grandi aperture ad arco su un piccolo giardino, un’altezza notevole soppalcata dai precedenti proprietari hanno convinto Paola Crema e Roberto Fallani che era esattamente quello il posto che stavano cercando per la loro casa-atelier nel cuore della capitale. Un posto che potesse innanzi tutto ospitare la loro vasta collezione di sculture in bronzo e design d’arte. «Le nostre molte sculture limitano le scelte», spiega Paola Crema. «Dal momento che il loro trasporto è complicato e oneroso, trovare

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un pianoterra per giunta già predisposto con scale e soppalchi in acciaio è stata una fortuna. Noi non abbiamo fatto altro che eliminare una parete di cartongesso che chiudeva la sala rendendola angusta. Il resto l’abbiamo lasciato così com’era, perché ci piaceva ed era funzionale, compreso il pavimento in cotto in gran parte originale». La trasformazione dello spazio altrui in spazio personale avviene con gli oggetti Ω molti Ω che abitano la casa come presenze viventi. Nella grande sala, per esempio, un Neo Vitruvio realizzato da Roberto Fallani in alluminio fuso, bronzo, ferro e vetro domina lo spazio di conversazione delimitato dai divani in pelle e sembra dialogare con una Emersione (di Paola Crema) e con un ela-


SOPRA: TAVOLO IN FERRO E VETRO TONDO II, MOBILE LIBRERIA IN LEGNO LACCATO LIBRO (FALLANI). SOPRA, VOLTO E DAGA E VOLTO E RAPACE, ELABORATI FOTODIGITALI DI PAOLA CREMA, COME LE STATUE TI-HO E BRA-HAMÍ IN BRONZO PATINATO. A DESTRA: PALME-HA E AKITEA, BRONZI PATINATI DI PAOLA CREMA. PAGINA PRECEDENTE: INTORNO AL TAVOLO ROTONDO II, SEDIE POZZETTO IN LEGNO LACCATO E IMBOTTITO. LUME A FIBRE OTTICHE GALAX (ROBERTO FALLANI). LEO, ELABORATO FOTODIGITALE E STATUA ALATA HYBRID IN BRONZO PATINATO DI PAOLA CREMA.

Gli oggetti, che abitano la casa come PRESENZE VIVENTI, trasformano lo spazio altrui in spazio personale.

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borato fotodigitale che ripropone in chiave contemporanea il Giudizio Universale della Cappella Sistina. Anche gli arredi hanno un ruolo in questo teatro mitologico in cui ogni elemento partecipa a creare una sorta di incantamento ed estraniamento per chi sosta fra queste pareti. «La mia arte è una specie di archeologia immaginaria», spiega Paola Crema. «È come se fossi a conoscenza del sito di una civiltà ignota, un’Atlantide personale da cui attingo statue di una mitologia antica, classica, i miei bronzi emersi dalle profondità di un mare ancestrale. Il passato, ancorché inventato, è il mio rifugio, così come il futuro è quello di mio marito Roberto. A nessuno dei due pare interessare la dimensione temporale del presente, che spesso delude». L’“Art Design” di Fallani, oltre alle sue opere, è in ogni stanza e trasforma gli elementi di arredo in opere essi stessi. Così è per il Decor Trumeau in lacca nera che occupa un angolo della sala con i suoi volumi cilindrici o il tavolo Tre cerchi in ferro e vetro sul quale sono allineati, come reperti archeologici, candelieri in bronzo, una testa di Antinoo che sorge da un piatto retto da teste equine e un frammento di elmo di Paola Crema. «Per molti anni ho fatto l’antiquaria a Firenze, poi ho cominciato a realizzare piccoli oggetti magici in metallo, ispirata dai capolavori di Palazzo Pitti», racconta Paola Crema. «Erano oggetti da Wunderkammer. Convertirmi a dimensioni più grandi e lavorare il bronzo è stato il passaggio successivo. I bronzi hanno

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la grandissima qualità di poter essere replicati, grazie allo stampo. Ma io realizzo a mano finiture sempre diverse, così che non esiste una mia statua uguale a un’altra. Per me è più divertente, per l’acquirente significa avere un’opera unica». Una stanza a un livello inferiore al resto dell’appartamento conserva, come un deposito, varie creazioni di Roberto Fallani: è un luogo vagamente inquietante in cui si esprimono le paure dell’artista e il suo interesse per la manipolazione biologica dell’essere umano. Non a caso le due sedute presenti nello spazio, un Trono e un Sedile alchemici, evocano al tempo stesso automi settecenteschi e sedie elettriche ante litteram. Alle loro spalle, una serie di infissi in alluminio, vetro e legno che potrebbero uscire da un romanzo di Jules Verne, sono stati ideati allo scopo di riqualificare edifici poco significativi o deteriorati, sostituendone finestre e porte con una nuova dignità estetica. Si rientra in una dimensione domestica nella zona pranzo di fianco alla grande cucina, arredata con un andamento intimo, di cui sono protagoniste le poltroncine Pozzetto di Roberto Fallani in legno laccato e imbottite internamente in pelle, piccole alcove conviviali. Qui un armadio custodisce le stoviglie e tutto ciò che serve alla tavola, come in una casa tradizionale. Dice Paola Crema: «Almeno una volta al mese organizziamo una grande cena ed è questo il fulcro della casa, in queste occasioni». Che per una volta, intorno a un tavolo imbandito, smette di essere atelier. FINE

SOPRA: NELLA CAMERA PADRONALE, LETTO IPNO IN FERRO E BRONZO, TAVOLO PLANETARIO IN FERRO, VETRO E SPECCHIO E TAVOLO ROTONDO II E LAMPADA A FIBRE OTTICHE PICCOLA BERENICE DI ROBERTO FALLANI. SOTTO: LA SALA DA BAGNO PADRONALE CON LAVABO CENTRALE IN ACCIAIO. PAGINA SEGUENTE: TUTTI GLI ARREDI SONO DI ROBERTO FALLANI: TRONO (IN LEGNO E PELLE DORATA) E SEDILE ALCHEMICI (IN LEGNO E PELLE), LUCE ALCHEMICA. INFISSI E PORTA IDEATI PER RIQUALIFICARE AMBIENTI POCO SIGNIFICATIVI O DETERIORATI.


NUOVI POSTI

Gourmet

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Philippe Starck, Raffaele e Massimiliano Alajmo del nuovo Amor.

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MATTIA AQUILA. GIORGIO BARONI

Grandi chef e designer di rango (una star e un giovane) per DUE RISTORANTI inattesi e frizzanti che cambieranno la scena meneghina. Anzi, l’hanno già cambiata.


a MILANO

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Chi conosce bene e ama Milano sa anche che la milanesità migliore è quella understated. La stessa che anima il progetto di due nuovi locali che si affacciano insieme sulla già molto vivace scena gastronomica della città: Amor, di Massimiliano Alajmo, e Carlo e Camilla in Duomo, di Carlo Cracco. In comune, oltre a un’idea democratizzata dell’alta cucina, hanno la vocazione al design: affidato, per quanto riguarda il primo, a Philippe Starck (che con Massimiliano e Raffaele Alajmo, suo fratello e braccio destro, ha un sodalizio decennale), e a Gio Tirotto per il secondo. Ironia, citazioni industriali e geografico-culturali per sottolineare la sorpresa e il privilegio di trovarsi in una città in trasformazione.

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Carlo Cracco e Gio Tirotto di Carlo e Camilla in Duomo.

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Amor, una pizza d’autore testo di RUBEN MODIGLIANI foto di GIORGIO BARONI

Erano mesi che, giusto all’ingresso di uno dei concept store più famosi al mondo (10 Corso Como, il nome è anche l’indirizzo), c’erano due vetrine chiuse da una pellicola grigia. Cosa stava succedendo? La risposta è arrivata ai primi di aprile, in piena Milano Design Week: una pizzeria dal nome poetico, Amor. Non una pizzeria qualunque. Dietro, infatti, c’è un’invenzione dello chef Massimiliano Alajmo (il suo Le Calandre, vicino a Padova, ha tre stelle Michelin dal 2003). E un décor firmato da Philippe Starck, che di questa avventura è anche socio. «I fratelli Alajmo fanno la miglior cucina al mondo, con uno spirito profondamente radicato nel Veneto ma totalmente reinterpretato in qualcosa di poetico e artistico», spiega Starck. «Max ha sviluppato e brevettato una tecnica di cottura al vapore per la pizza, che ne fa un oggetto estremamente sano e straordinariamente diverso e buono. Come elemento decorativo principale del locale ho creato una maschera, una sorta di spirito veneziano,

A SINISTRA: LA SALA DI AMOR A MILANO, RISTORANTE DEI FRATELLI ALAJMO PROGETTATO DA PHILIPPE STARCK (SUA ANCHE LA MASCHERA SIMBOLO DEL LOCALE) E INCENTRATO SU UN INNOVATIVO CONCETTO DI PIZZA COTTA AL VAPORE. IL MENU SCORRE SU UN LEDWALL DIETRO AL BANCONE.

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SOPRA: DETTAGLIO DELLE CAMPANE IN OTTONE USATE PER TENERE IN CALDO I PIATTI. OGNUNA È COLLEGATA A UNA LAMPADA DELLA SALA: SOLLEVANDOLA, SCENDE LA LAMPADA CORRISPONDENTE IN UNA COREOGRAFIA «SENZA FUNZIONE MA DIVERTENTE», DICE STARCK. PAGINA SEGUENTE: LA SALA È LO SPAZIO PRINCIPALE DEL LOCALE, LE CUI SPECIALITÀ SONO ANCHE DA ASPORTO. ATTORNO AI TAVOLI, SGABELLI TORQUEMADA DI PHILIPPE STARCK (DRIADE). LE MASCHERE, CON ESPRESSIONI TUTTE DIVERSE, SONO DIPINTE A MANO.

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un genio creativo divertente come sono loro due. Così è nato un décor al tempo stesso moderno, veneziano, elegante e sovversivo». Dove la dimensione ludica gioca un ruolo importante: le maschere che punteggiano le pareti hanno tutte un’espressione lievemente diversa, il sorriso è lo stesso ma gli occhi vanno in tutte le direzioni; sul bancone, i piatti da servire sul posto (in alternativa alla soluzione da asporto) sono tenuti in caldo sotto campane in ottone che, quando sollevate, mettono in movimento le lampade in sala; sul ledwall dietro al bancone, dove scorre il menu, ogni tanto campeggia gigantesca la maschera-simbolo. on è il primo incontro tra Starck e gli Alajmo (oltre a Massimiliano c’è anche il fratello Raffaele, suo braccio operativo e Ceo dell’azienda di famiglia): il designer francese infatti ha progettato il Caffè Stern, il loro primo locale a Parigi (2014), e il Gran Caffè Quadri a Venezia, totalmente ridisegnato e inaugurato a inizio 2018. «Vado spesso a mangiare da loro. È il meglio del meglio ma è caro, com’è giusto che sia. Non tutti se lo possono permettere», prosegue Starck. «È triste fare qualcosa di così buono e non poterlo condividere. Questi ragazzi pensavano come fare, e un giorno hanno avuto l’idea». Cosa l’ha spinta a unirsi al progetto? «Sono trent’anni che cerco di democratizzare il design, e posso dire che ce l’abbiamo fatta. Adesso è il momento di democratizzare l’eccellenza del cibo. Anche il nome parla di questo: Amor perché amiamo la gente. Mi sono preso un anno per disegnare la maschera, nostro nume tutelare. Volevo che incarnasse lo spirito così speciale di Venezia: infatti è ispirata al personaggio carnevalesco del Dottore. Ma parla soprattutto dell’idea alla base di questo posto, il “fast casual dining”. Qualcosa che puoi portare via o mangiare qui ma che non è fast food». «Con Starck abbiamo lavorato prendendo come punto di partenza l’esperienza che volevamo far provare al cliente», spiega Raffaele Alajmo. «L’idea? Far accogliere gli ospiti da personale messo non dietro al bancone ma davanti, con un tablet in mano un po’ come succede negli Apple Store. E di far assistere il cliente, una volta passata l’ordinazione, a tutte le fasi di preparazione». Come mai iniziare da Milano? «Quando abbiamo iniziato a discuterne tra soci abbiamo deciso che Milano era la città che aveva tutti i requisiti di maturità per poter capire il nostro concept, per dargli più possibilità di successo. Non potevamo partire da una città piccola. Milano un tempo non mi piaceva, non mi metteva voglia di venirci. Ma è cambiata molto, e oggi c’è un mix di business e di svago che è incredibile. È il posto giusto da dove far iniziare questa avventura. E infatti stiamo già penFINE sando a un secondo spazio».

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SOPRA: IL PASSAGGIO VERSO IL CORTILE INTERNO. LE LAMPADE A GLOBO, COLLEGATE ALLE CAMPANE DEL BANCONE DI SERVIZIO, HANNO UN EFFETTO MATERICO. A DESTRA: UNA DELLE SPECIALITÀ DI AMOR È LA PIZZA CROCCANTE UOVO E BACON, CON BASE INTEGRALE E CIPOLLA AL BALSAMICO. SPECIALE ANCHE LA BIBITA: COCALANDRE, ANCHE LEI MADE IN ALAJMO. PAGINA SEGUENTE: IL DEHORS RICAVATO NEL CORTILE. SEDIE OFFICINA DI ERWAN E RONAN BOUROULLEC (MAGIS). LAMPADE PH 3-2½ DI POUL HENNINGSEN (LOUIS POULSEN).

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2 Carlo e Camilla in Duomo: ispirazioni underground

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testo di GAIA PASSI foto di MATTIA AQUILA

Sulla vetrina d’ingresso l’insegna al neon, in corsivo blu elettrico, è già tutta un programma: “Carlo e Camilla in Duomo”, recita, dando il benvenuto nel nuovo ristorante milanese di Carlo Cracco. L’indirizzo, in realtà, è un déjà-vu: gli spazi di via Victor Hugo sono gli stessi che per quasi vent’anni hanno ospitato il ristorante dello chef stellato (Cracco Peck nel 2001, poi solo Cracco), prima dell’apertura in Galleria Vittorio Emanuele II nel 2018. Già dall’esterno, però, s’intuisce che qualcosa è cambiato: nel locale, rinnovato sotto la direzione artistica dell’interior designer Gio Tirotto, l’eleganza borghese ha lasciato il posto ha un’anima più anticonformista. «Ho voluto recuperare questo spazio, di cui conservo dei bellissimi ricordi, trasformandolo radicalmente: ora è un gastro-bistrot, dove a pranzo e a cena proponiamo cibo di alta qualità con uno stile accessibile, divertente, senza troppi formalismi», spiega Cracco. Il format richiama (fin dal nome)

A SINISTRA: LA SCALA CHE PORTA AI PIANI INFERIORI. ALLE PARETI, UNA BOISERIE COLORATA REALIZZATA CON I MODULI DELLE TAPPARELLE. DIETRO LA SCALA SI INTRAVEDE UN’OPERA DELLA SERIE FOLLOW DI ERON, TRA GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL GRAFFITISMO E DELLA STREET ART.

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l’atmosfera informale di Carlo e Camilla in Segheria, aperto da Cracco in una ex fabbrica di viale Tibaldi. Qui però siamo in pieno centro, basta girare l’angolo per ritrovarsi a tu per tu con la Madonnina. Il bar con ingresso su strada (ricavato in uno spazio prima appartenuto a Peck) evoca gli androni dei vecchi palazzi milanesi: uno scintillante chandelier di Venini rischiara l’ambiente total black, giocando sul contrasto tra gusto classico e contemporaneo. Il bancone in acciaio («per il rivestimento abbiamo utilizzato dei portaposate da cucina», rivela Cracco), le sedute foderate di jeans nero, le sedie in alluminio non verniciate danno alla stanza un look metropolitano. Da qui, il bistrot si sviluppa per due piani sottoterra, con un’architettura insolita che ha contribuito all’ispirazione underground del restyling. Scendendo la scala, l’occhio viene catturato da un paesaggio dipinto a tutta altezza: è una delle due opere spray su tela realizzate da Eron, artista italiano pioniere del writing, per Carlo e Camilla in Duomo. L’altra si trova nella sala principale. Due dipinti dalle tonalità neutre che raffigurano gli scorci di una campagna familiare avvolta nella nebbia. Le cromie delle opere si riflettono sulle pareti grazie alla particolare

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SOPRA: L’AREA LOUNGE AL PIANO AMMEZZATO DEL RISTORANTE. LE SEDUTE SONO DI INFINITI, IL TAVOLINO DI WESTWING. PAVIMENTI IRON DARK DI MARAZZI. SOTTO: LA BALCONATA DELL’AREA LOUNGE SI AFFACCIA SULL’ANFITEATRO AL PIANO INFERIORE. PAGINA SEGUENTE: IL BANCONE DEL BAR È RIVESTITO CON MODULI REALIZZATI CON PORTAPOSATE D’ACCIAIO. LAMPADARIO IN VETRO DI MURANO OLIVIA D, VENINI.


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«Ho voluto utilizzare i MODULI DELLE TAPPARELLE, elementi che caratterizzano fortemente il contesto urbano» boiserie scelta dall’interior designer: «Per decorare l’ambiente ho voluto utilizzare i moduli delle tapparelle, elementi che caratterizzano fortemente il contesto urbano: ho mescolato diverse tonalità per richiamare i colori delle tele di Eron. Così la boiserie diventa parte dell’opera e assume una valenza espressiva», spiega Tirotto. Il piano ammezzato ospita l’area lounge, con una balconata che si apre sulla sala anfiteatro sottostante. È questo il cuore del locale, un luogo immaginato per la convivialità: lungo il perimetro della stanza Gio Tirotto ha creato una tribuna con due ampi gradoni in rovere tinto di nero, dove gli ospiti possono sedersi per sorseggiare un cocktail o mangiare in modo informale. l centro si trova un lungo tavolo su disegno del progettista, pensato per la condivisione del cibo e dei pensieri. Allo stesso livello si trova una sala privata con tavolo ovale e salottino, e un’altra sala allestita con tavoli più piccoli modulabili. L’illuminazione è scenografica, con piccoli fari puntati sui tavoli e le luci soffuse dei chandelier Venini. Tutto è cambiato, qui in via Victor Hugo, tranne la stanza forse più importante: «C’è ancora la cucina storica del mio vecchio ristorante, che per me ha un grande valore affettivo», confida Cracco. Dietro i fornelli lo chef Gabriele Faggionato (arrivato da Garage Italia con tutta la brigata) propone menu dai nomi evocativi, come “Imbruttito”, “Fashion Week” e “Biodiverso”. Un altro omaggio alla milanesità che non si prende troppo sul serio. FINE

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A SINISTRA: LA STANZA ANFITEATRO, CON I GRADONI IN ROVERE LUNGO LE PARETI. IL TAVOLO, SU DISEGNO DI GIO TIROTTO, VIENE DEFINITO “SOCIAL TABLE” PERCHÉ SUGGERISCE UN’IDEA DI CONDIVISIONE. SEDIE RUELLE DI INFINITI. CUSCINI DI NATALIA PEPE RIVESTITI IN JEANS NERO, OPERA DI ERON DELLA SERIE FOLLOW IN ESCLUSIVA PER IL RISTORANTE CARLO E CAMILLA IN DUOMO.

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SUGGERIMENTI, INDIRIZZI, CURIOSITÀ, DETTAGLI: DIETRO LE QUINTE DI AD.

BACKSTAGE. PAG. 168 Come un sole raggiante, l’applique Soleil di Brabbu è in ottone dorato matte martellato a mano e ha raggi irregolari. Il suo prezzo è 1.990 €.

PAG. 124 PAG. 168 L’uomo vitruviano di Leonardo decora le ante in legno vecchio della libreria di Dialma Brown, con ripiani laccati verde ottanio. Costa 4.037 €.

SOLE DI PRIMAVERA Da Nord a Sud, da Est a Ovest: alto artigianato, nostrano o orientale, e design onirico per ILLUMINARE gli spazi domestici.

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a stagione calda è alle porte, si pensa alle vacanze, ai viaggi in luoghi diversi, vicini e lontani, nasce il desiderio di qualcosa di nuovo, o di antico ma rivisitato, di cambiare faccia alla casa, almeno finché si rimane in città: AD questo mese esplora scenari familiari ed esotici, paesaggi urbani e mediterranei, 190 ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

fornendo tanti spunti e suggerimenti per accendere l’ambiente domestico. Temi solari dalla Puglia, un décor d’arte da un castello del Périgord, tocchi industrial chic da un ex-fianda lombarda, arredi essenziali, ad hoc e vintage, da Fiesole, visionari pezzi di arte e design – pure un omaggio a Leonardo – dalla dimora romana di una NICOLETTA DEL BUONO coppia d’artisti.

Lampada da terra Ginkgo Biloba prodotta da Vismara Design, in ottone dorato lucidato e lavorato a mano. Misura 80x29 centimetri e costa 3.500 €.


POETICA BRUTALITÀ PAG. 124 Sono tavoli e sedute, ma soprattutto grandi SCULTURE quelle che compongono una suggestiva collezione in cemento.

PAG. 152 PAG. 142 Tripolina Santiago di Maisons du Monde, pieghevole, con struttura in ferro laccato nero, seduta e schienale in cuoio cucito e impunturato. Costa 180 €.

Di Constance Guisset per Petite Friture, la sospensione Vertigo è realizzata in ferro, fibra di vetro e poliuretano, in vari colori e dimensioni. Da 788 € per la più piccola.

PAG. 152 Concepita con affettuosa ironia da Studio Job per Venini, la lampada a stelo Mae West Hat ha la base in ottone. Prezzo a richiesta.

Progettata da Marialaura Rossiello Studio Irvine per Forma&Cemento, la collezione Betti di tavoli e sedute dalle forme antropomorfe è stata presentata in occasione dell’ultimo Salone del Mobile nell’esclusiva cornice dell’esposizione “Palazzo delle Meraviglie” all’interno del prestigioso Museo Bagatti Valsecchi. Betti è una misteriosa figura femminile di impronta classica che ingentilisce il brutalismo del cemento, scaldato da cromie che vanno dal rosso all’ottanio.

PAG. 178 Presentato al Salone del Mobile, il tavolo Canal di Patricia Urquiola per Riva 1920, in legno massiccio, ha un vano contenitore centrale in ferro. 240x110 centimetri, 4.520 €.

PAG. 134 Cuscini Gabrielle e Brighton Jacquetta di Ralph Lauren Home, in pelliccia e seta al 100%. 56x56 centimetri, 1.695 € l’uno.

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STORIE WHO’S WHO Nato a Roma e di educazione valdese, Leonardo Ricci (19181994) fu allievo e assistente di Giovanni Michelucci. Tra le sue opere maggiori i villaggi valdesi di Agàpe e Monte degli Ulivi in Piemonte e in Sicilia, il villaggio di Monterinaldi a Firenze con la sua casa-studio, il Palazzo di Giustizia di Savona. La sua architettura mira a valorizzare il senso della comunità e la simbiosi con il paesaggio.

ARCHITETTURA, ARTI DECORATIVE E APPLICATE, ARCHEOLOGIA

LEONARDO RICCI, ARCHITETTO ORGANICO a pag. 194

MAISON LESAGE: LA MAGIA DEL RICAMO

COURTESY CASA-STUDIO RICCI A MONTERINALDI

a pag. 198

HELIOPOLIS, EGITTOLOGIA E IL BARONE EMPAIN a pag. 202


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Visionario organico Architetto, scenografo, pittore, scrittore, LEONARDO RICCI è stato uno dei protagonisti della Scuola Fiorentina che, sulle orme di Giovanni Michelucci e Frank Lloyd Wright, tentò di sprovincializzare la nostra architettura con una interpretazione sui generis del Modernismo. A Firenze una mostra di disegni, quadri, foto e maquette ne ricostruisce l’opera e l’uomo a cent’anni dalla nascita. di CESARE DE SETA

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Architettura comunitaria. 1. Bozzetto dell’interno di un edificio del villaggio valdese Agàpe a Prali (To), 1947-1951. Come scrive lo storico Manfredo di Robilant: «Nella formazione professionale di Leonardo Ricci, Agàpe è cruciale». 2. Scorcio dell’esterno della casa-studio di Ricci nel villaggio di Monterinaldi da lui progettato sulle colline sopra Firenze, 19491964. 3. L’interno della casa-studio. Si nota l’uso, di impostazione organica, di materiali naturali sia per la struttura che per la decorazione.

COURTESY CASA-STUDIO RICCI, MONTERINALDI. CHIARA CADEDDU

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icorrono i cento anni dalla nascita di Leonardo Ricci (1918-1994), nato a Roma ma fiorentino purosangue. Ebbe per mentore Giovanni Michelucci, uno degli autori della stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Fu uomo inquieto e irrequieto: negli anni ’50 visse a Parigi ove si confrontò con Albert Camus, Jean-Paul Sartre e Le Corbusier, nel 1960 approda al Mit, poi alla Pennsylvania State University e ancora in Florida (1968-71) e alla Kentucky University (197783): da questa frequentazione derivò il suo rapporto con Frank Lloyd Wright. A ricostruirne l’opera e il personaggio, a celebrarne il genio è ora, dopo una bella rassegna curata a Parma dal Csac, la grande mostra “Leonardo Ricci 100. Scrittura, pittura e 

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Ville e villaggi. 1. Villa Balmain (oggi Della Valle): dalla forma di una stazione spaziale, è una sorta di scultura abitabile in pietra, cemento e vetro che sta in rapporto simbiotico con la plasticità della natura circostante, 1957-1959. All’Isola d’Elba, sulla salita che da Marciana Marina conduce a Poggio. 2. Bozzetto del villaggio ecumenico valdese di Monte degli Ulivi a Riesi (Cl), 1962-1968: il calcestruzzo intonacato di bianco delle strutture si contrappone ai basamenti squadrati in conci di pietra a vista, in un evidente richiamo dell’architettura organica di Frank L. Wright. 3. L’iniziale versione del progetto del villaggio ecumenico valdese di Agàpe in un acquerello di Leonardo Ricci.

RICARDO SCOFIDIO. COURTESY CSAC. COURTESY CASA-STUDIO RICCI, MONTERINALDI.

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IL SEGNO DEL GENIO Una mostra conclude le celebrazioni per il CENTENARIO della nascita di Leonardo Ricci. Nell’ex refettorio di Santa Maria Novella a Firenze è di scena fino al 26 maggio la mostra “Leonardo Ricci 100. Scrittura, pittura e architettura: 100 note a margine dell’Anonimo del XX secolo”. Esposti disegni, schizzi, quadri, composizioni musive, modelli architettonici, molti inediti, provenienti dello Csac di Parma e dalla casastudio dell’architetto a Monterinaldi.

architettura: 100 note a margine dell’Anonimo del XX secolo” curata da Maria Clara Ghia, Ugo Dattilo e Clementina Ricci, in cartellone a Firenze fino al 26 maggio. Insieme a vibranti e materici lavori pittorici di matrice astratta trabordanti di colore e spiritualità, sono esposti i disegni e gli schizzi di alcuni progetti: dai villaggi valdesi Agàpe a Prali (To, 1947-1951) e Monte degli Ulivi a Riesi (Cl, 1962-1968), passando per la sua casa al Villaggio di Monterinaldi sulle colline di Firenze (1949-1963) e per le ville marinare, fino ai concorsi per la sede della Camera di commercio di Carrara (1956) e per la Fortezza da basso a Firenze (1967) e ancora progetti irrealizzati. ciana: come ho chiarito nel mio La civilUna dimostrazione di quanto fosse abile tà architettonica in Italia dal 1945 a oggi nel disegno (sapeva pure modellare pie(Longanesi). Nelle opere di questo periodo tra e cemento con grande destrezza). Il Ricci si spinge in una direzione formalitutto è “cucito” insieme da brani stralciati stica di non facile decifrazione. Del resto da Anonimo del XX secolo, il volume di uno sperimentalismo impaziente e non del imprinting esistenzialista che Leonardo tutto risolto fu una condizione particolare Ricci scrisse negli Stati Uniti nel 1957, LEONARDO RICCI dell’architettura negli anni Sessanta e ha «non un libro dotto per specializzati, ma una simmetrica rispondenza nel tentativo aperto a tutti». Ricci fu architetto, scenografo, pittore – fu a lungo incerto se di sprovincializzare tutta la cultura italiana: Alberto Arbasino seguire la vocazione dell’arte o dell’architettura – e scrittore di parlò metaforicamente di “una gita a Chiasso” a proposito nuove felice vivacità. Allestì mostre importanti tra cui, formidabile, “L’e- generazioni della nostra avanguardia. Tornando a Ricci si devono spressionismo: pittura, scultura, architettura” (1964) a Palazzo menzionare le belle e stereometricamente ingegnose e complesse Strozzi. Nel ruvido intervento di edilizia residenziale a Sorgane ville Mann Borgese a Forte dei Marmi e Balmain (oggi Della Val(1963-66) a Firenze, con Leonardo Savioli (gli edifici La Torre e le) all’Isola d’Elba. Ho conosciuto bene Ricci e lo andavo a trovare La Nave), e nel coevo villaggio valdese a Riesi in Sicilia, si avver- nella sua bella casa sulle colline fiorentine. Il primo libro che ho te l’influenza di Wright per lo scardinamento delle tipologiche recensito da studente fu proprio Anonymous (20th Century), poi razionaliste, mentre la drammaticità esibita dalla struttura a edito dal Saggiatore col titolo Anonimo del XX secolo: sarebbe FINE lame di Sorgane è in bilico tra Brutalismo e tradizione micheluc- bene che l’editore milanese lo ristampasse.

“HO DOVUTO TRATTARE LA MATERIA IN MODO CHE NON FAVORISSE L’ERRORE MA AL CONTRARIO CHE L’EVENTUALE IMPRECISIONE NE ARRICCHISSE L’ESPRESSIONE”.

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L’atelier dei miracoli Un archivio da 80.000 campioni, un magazzino da 75 tonnellate di perline, cristalli e pendenti, una scuola: viaggio dentro la MAISON LESAGE , dove nascono ricami e sogni. di RUBEN MODIGLIANI

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I ferri del mestiere. 1. Il portastrumenti di una ricamatrice, magnificamente decorato: crochet di Lunéville, dal manico anatomico in legno, forbici e altri utensili. 2. Una fase preliminare nella realizzazione di un ricamo su tulle. 3. La fase del piquage: il disegno del ricamo, tracciato su carta da lucido, viene perforato con uno speciale attrezzo dotato di ago. 4. La disegnatrice, in seguito, trasferisce su tessuto il motivo utilizzando la poncette, una sorta di sfumino in pelle di camoscio su cui si mette del colore polverizzato, che passa attraverso i fori del disegno. 5. Effetto tweed ricreato intrecciando fili diversi, nastri e cordoncini.

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rançois Lesage diceva spesso che il ricamo è la seconda professione più antica del mondo; la prima naturalmente sappiamo qual è». Inizia così la conversazione con Hubert Barrère, direttore artistico della Maison a cui Lesage ha dato il suo nome, punto di riferimento a livello planetario di quest’arte. Parlare con lui è fare un viaggio nel tempo e nello spazio: l’Egitto copto, la Cina arcaica, l’Europa del Medioevo («epoca in cui è nato il ricamo in bianco, all’inizio utilizzato solo per oggetti religiosi e poi adottato dalla nobiltà»), le Crociate, la Persia. Poi re e regine di Francia: Francesco I («con lui la rappresentazione del Re diventa un’arte»), Maria de’ Medici, Luigi XIV (sotto il cui regno si iniziano a regolamentare le professioni artigiane). Barrère dà dell’emergere dell’arte francese del ricamo una lettura che mette insieme storia e società: «Nei secoli la Francia diventa sempre di più un polo di attrazione per talenti di ogni tipo, un caso unico di mescolanza, di accoglienza, di cultura che si rinnova», spiega. Una ricchezza che si traduce in un’arte dell’ornamento sempre più elaborata e sofisticata. È nel cuore dell’Ottocento (1858), secolo in cui Parigi diventa ufficialmente la capitale del mondo in fatto di gusto, che

4 qui nasce Michonet, un atelier di ricamo che diventa presto fornitore dei primi grandi nomi della haute couture: Worth, Paquin, Vionnet. Anni dopo, da Vionnet entra come modista e ricamatrice una giovane donna: Marie-Louise Favot, che nel 1924 – assieme al marito Albert Lesage – rileva Michonet e gli cambia nome. La Maison Lesage diventa presto famosa per l’innovazione tecnica ed estetica dei suoi motivi. Racconta Barrère: «Marie-Louise ha la competenza tecnica, Albert disegna. Una delle loro collaborazioni più importanti è quella con Elsa Schiaparelli, che apre a Lesage le porte di una creatività fantasmagorica, surrealista. Tra il 1945 e il 1950 il loro figlio François vive a Hollywood, dove si trasferisce per lavorare con i grandi studios cinematografici. Da lì in avanti si susseguono le collaborazioni importanti: la più longeva, 44 anni, è quella con Yves Saint Laurent, comunicatore d’immagini e di sogni. E poi Valentino, Armani. Una grande storia». Nel 1992 inizia un nuovo periodo nella vita di questo atelier straordinario: per trasmettere il tesoro di tradizioni e competenze che lì vivono ogni giorno François Lesage fonda una scuola. «Una struttura piccola, oggi riconosciuta dallo Stato, organizzata in moduli ognuno dedicato a una tecnica», 

COURTESY CHANEL

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Ordine e sogno. sopra: l’archivio della Maison Lesage. All’interno dei classificatori sono conservati più di 80.000 documenti, una delle più grandi raccolte di ricami al mondo. a sinistra: dettaglio di un pizzo decorato con perle dalle varie forme (“a scodella”, sfaccettate) e ciniglia di velluto. pagina seguente: dettaglio di uno dei magazzini dedicati ai materiali. Nei sacchetti ci sono perle e canottiglie, tutte raccolte in fili e raggruppate per tipologia e per colore, con un campione del contenuto cucito fuori da ogni sacchetto. Il peso di tutto il materiale in giacenza è di circa 75 tonnellate.

spiega Barrère. «Qui si impara come si fanno le cose ma soprattutto a usare la creatività, a tradurla in modi concreti. È una iniziazione al gusto. Molti studenti arrivano dall’A sia, circa il 40%; poi dall’Europa, dagli Stati Uniti. Qui imparano che ricamare un capo d’abbigliamento è regalargli un supplemento d’anima: perché il nostro è un lavoro che si fa con le mani e col cuore, esige una passione assoluta. E in un mondo sempre più tecnologico abbiamo bisogno di cose o gesti dalla forte dimensione umana. Per questo bisogna resistere: Maison come la nostra hanno bisogno di stabilità, non delle oscillazioni della moda. E dobbiamo anche condividere il nostro patrimonio, perché il ricamo è una forma di cultura. E la cultura è la vita di un Paese». Nello spirito di Lesage, questo si traduce in una costante apertura: «Oggi lavoriamo con computer e stampanti 3D, utilizziamo materiali che prima non esistevano. Cerchiamo di mettere insieme passato e futuro per creare un presente sempre nuovo, una nuova estetica», conclude Barrère. «È divertente aggiungere un po’ di sale e di pepe alle cose: è anche così che il FINE gusto e lo stile vanno avanti».

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WHO’S WHO Dopo studi di Diritto, Hubert Barrère sceglie di diplomarsi all’École de la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. Nel 1995 lancia una linea di corsetti, che l’anno successivo riceve il Grand Prix de la Mode de la Ville de Paris. Dal dicembre del 2011 è il direttore artistico di Lesage, storica Maison di ricami che dal 2002 fa parte della compagine dei Métiers d’Art Chanel.


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Il sogno del Barone Inizi del Novecento: un imprenditore belga si trasferisce al Cairo per affari. E se ne innamora. Nasce così l’ idea di costruire nel deserto una CITTÀ IDEALE elegante, dallo stile eclettico, capace di offrire i comfort della modernità: era Heliopolis, le cui tracce esistono ancora. di RUBEN MODIGLIANI

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na delle zone più prestigiose del Cairo, metropoli da 20 milioni di abitanti, era nata ai primi del secolo scorso come un’utopia: viali alla francese in quello che allora era deserto, ville, palazzi sontuosi. Il più bello e anche il più incredibile di tutti è quello chiamato “Hindou Palace”, per la sua architettura ispirata ai templi indù, oppure “Qasr el Baron” (il Palazzo del Barone). Il Barone in questione è Édouard Louis Joseph Empain, imprenditore di straordinario successo e appassionato viaggiatore. Lo aveva fatto costruire, insieme a tutto il resto, su un grande

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appezzamento di terreno acquistato letteralmente per pochi spiccioli e situato 10 chilometri a nord-est della città, da cui è stata poi col tempo raggiunto e inglobato. Empain, belga, arriva al Cairo nel 1904 per seguire da vicino un progetto importante, la realizzazione della linea ferroviaria tra Mansourah e Matariya. L’appalto viene poi concesso a un’altra ditta, ma lui nel frattempo si è innamorato dell’Egitto. Ha l’idea di costruire qualcosa di grandioso, una città pensata per il lusso e per gli svaghi. Il nome scelto è Heliopolis, dal nome (come tramandato dai Greci) di un’antica città egizia non 


JACQUES SAUCIN. COURTESY FONDATION BOGHOSSIAN. ALAMY. ROYAL MUSEUMS OF ART AND HISTORY, BRUSSELS

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Tra reale e immaginario. 1. La grandiosa villa che Empain aveva fatto costruire per sé tra il 1907 e il 1911. Il progetto, realizzato in cemento armato, era del francese Alexandre Marcel. 2. Una cartolina dei primi del Novecento raffigura l’Obelisco di Heliopolis, uno tra i pochi resti dell’antico centro religioso. 3. Testa e corona del faraone Menkaure (Micerino) proveniente da Giza. Quarta dinastia, 2500 a.C.

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WHO’S WHO L’ imprenditore belga Édouard Louis Joseph Empain (18521929), ingegnere, divenne ricco costruendo strade ferrate. Nel 1904 si trasferì per affari in Egitto. Il titolo di barone gli venne concesso nel 1907 da Leopoldo II del Belgio.

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FONDATA NEL 1906, HELIOPOLIS AVEVA TRAM, PARCHI, HOTEL DI LUSSO, CAMPO DA GOLF, IPPODROMO. E UN LUNA PARK. Millenni di storia. 1. Una delle sale della mostra, con reperti archeologici. Il percorso è articolato in tre sezioni: l’antico Egitto, la tradizione cristiana, il Novecento. 2. Ornamento in bronzo a forma di ureo, il serpente sacro egizio. Databile tra l’800 e il 400 a.C. Provenienza geografica sconosciuta. 3. Il villaggio di Matariya (anticamente un sobborgo di Heliopolis) in una cartolina illustrata dei primi del Novecento.

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lontana da lì. I lavori iniziano nel 1906, il progetto prevede infrastrutture all’altezza del luogo: rete idrica e fognaria, elettricità, tram con collegamenti diretti per il Cairo, parchi, un ippodromo, alberghi di lusso, un campo da golf, un luna park. “La plus belle situation climatérique de tout l’Orient”, enuncia un manifesto del 1913. Empain invita anche un egittologo belga, Jean Capart, a effettuare scavi sul sito della futura città. I reperti trovati vengono poi donati al museo di Bruxelles. Il “Qasr el Baron” è l’abitazione privata di Empain, che l’imprenditore vuole con linee che gli ricordino gli edifici sacri di Angkor Wat e di Orissa. Un aspetto esotico che nasconde un’ossatura moderna, interamente in cemento: è anche per questo che l’edificio è ancora oggi in piedi. I vasti giardini della città, invece, sono stati negli anni inghiottiti dal bisogno di superficie per nuovi palazzi. A Heliopolis si ritrova tutto il bel mondo egiziano e un buon numero di europei; la generale tolleranza religiosa è testimoniata dalla presenza di moschee, chiese (in una è sepolto Empain stesso) e una sinagoga. Tutto questo oggi rivive in una mostra a Bruxelles, “Heliopolis - La Ville du Soleil”, organizzata dalla Fondation Boghossian. Sono esposti fotografie, antichità (circa cento pezzi), documenti ufficiali. L’edificio che la ospita è una superba villa Art Déco commissionata da Louis, uno dei figli del Barone, all’architetto svizzero Michel Polak e ultimata nel 1934. La abiterà solo fino al 1937, per poi donarla allo Stato belga. FINE Ma qui inizia un’altra storia…


www.steel-cucine.com


ENGLISH TEXTS. p.124

Second life

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The color of poetry

A FAIRYTALE CASTLE IN THE PÉRIGORD COUNTRYSIDE, WHERE ART BRINGS NEW ENERGY TO THE HISTORICAL CONTEXT.

IN APULIA, AT BORGO EGNAZIA, MARTA FERRI INTERPRETS THE INTERIOR DESIGN OF A RESIDENCE WITH DELICATE HUES.

words YVES MARBRIER and PAOLA MORETTI – photos TOM MANNION

words MARIO GEROSA – photos GIORGIO BARONI

La Bourlie, a family property for 800 years, stands in Périgord Noir, an isolated region. Cyril de Commarque took over its management from his parents in 2000. In a setting that has remained intact over time, the chateau appears in all its majesty in the midst of a forest. Round and square towers, a classic stone facade, a hidden chapel from the 19th century. The property is protected by heritage regulations, but it required extensive restoration, with an eye on the future. Cyril turned to the architects Cristiano Benzoni and his wife Sophie Thuillier, who after working with Jean Nouvel founded the firm REV in Paris. They specialize in luxury retail design, like the Louis Vuitton boutique on the Champs-Elysées, and instead of limiting their approach to conservation of the building’s historic spirit, they brought some original ideas as well. They removed dividers and suspended ceilings added in the 19th century, creating four large living areas on the ground floor of the main building. The medieval kitchen, where breakfast is served, is connected to a modern space equipped for the cook. The new residence is ecological, with locally sourced wood, heating provided by burning agricultural waste, recycled water for the organic gardens. After the costly renovation, the complex needed to find its image. This is where Ortensia Visconti, Cyril’s wife, enters the picture. The decorative artist Marina de Lagarda has added an explosion of colors; working together with her mother Patrizia Ruspoli, an interior designer, Ortensia has given different colors to all the rooms, which are named for planets.

Marta Ferri is a young Milanese fashion designer whose exclusive bespoke creations feature joyful color combinations. Here she has shifted her poetics into another context, decorating one of the houses in Borgo Egnazia, at Savelletri di Fasano. She was encouraged in this adventure by Camilla Vender Melpignano, owner of Borgo Egnazia. On two levels with three bedrooms, the house already had great potential. Conserving the stone floors, Marta focused her creative flair on bright chromatic effects. «The whole settlement is white, but the concept changes inside the house, even before you enter, thanks to the pink porch, turquoise walls, a pink room, another in emerald green», Marta says. Whenever she visits Apulia, this is where she stays. «I go at Christmas, in May and July... otherwise the house can be rented». The interiors have a very clear style. «I trust Marta completely», Camilla Vender adds. «So it was very easy to assign her the task of reinventing one dwelling in the Borgo. It all happened very naturally, and we found ourselves choosing fabrics and colors, visiting antique stores to look for special pieces». The project developed in a fluid way, including the creation of a small home collection by the design for the occasion. «I asked the G Lab in Milan to make iron appliques with the form of olive trees, exclusive table lamps and other objects for Borgo Egnazia». Ferri has also designed pottery made by the master craftsmen of Grottaglie. All the objects in the house are also on sale at the village store.

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Once upon a time in Texas

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A question of DNA

A HOUSE FROM THE EARLY 20TH CENTURY IN HOUSTON RETURNS TO ITS ORIGINAL ELEGANCE THANKS TO A YOUNG ARCHITECT.

IN A FORMER TEXTILE MILL AT GALLARATE, INDUSTRIAL IDENTITY IS THE KEY TO A MODERN AESTHETIC.

words ELENA DALLORSO – photos DIVYA PANDE

words RUBEN MODIGLIANI – photos MATTIA AQUILA

When it was built in 1909, the new residential district of Courtlandt Place was in the green suburbs of the city of Houston. The house shown here was the first of 26 mansions for the city’s upper echelons. Today it stands on a private street in the Montrose neighborhood, very close to downtown. «The house had been abandoned for decades and was in very bad shape, surrounded by a sort of jungle, but we fell in love with it and began writing to the heirs of the family, asking them to sell», says Jerry Hooker, the present owner – together with Jacob Sudhoff – and also the architect behind the restoration. Over two years of work were required to restore the property to its original splendor, including structural improvements. The exterior now features architectural lighting by Viabizzuno, alongside outdoor furnishings by Giorgetti and bronze sculptures by the Mexican artist Miguel Angel Martín del Campo. A master suite has been created over the kitchen at the back, and the garage has become a guesthouse with two bedrooms. Many fine details have been reproduced using the drawings from 1909, including herringbone wood flooring by Listone Giordano. Hooker is also the owner of the Casa-Houston store, which offers Italian brands like Giorgetti, Poltrona Frau, Rimadesio, Listone Giordano and Viabizzuno, while his husband Jacob Sudhoff owns and manages Sudhoff Companies, a real estate, marketing and investment firm. Together they have created Giorgetti Houston, the city’s first branded condominium complex, with 32 private residences.

Luck was an important factor in the making of this large apartment in Gallarate. The owners, Paolo Fazzini and Margherita Monti, were already living in this former textile mill from the early 20th century, but in a smaller unit. As their family grew, they searched for a larger home, but to no avail. Then the apartment next door went up for sale. The first stroke of luck. The second came during the renovation, when the removal of layers of plaster revealed bricks that are now the key visual feature of the space. This was the original facade of the building, with just the industrial look the couple was seeking. The third lucky break was the discovery of an opening in the brick wall, probably once a window, which permitted the creation of a passage between the large kitchen and the dining-living area, from which a staircase leads to the upper level with the bedrooms. The couple worked on the project together with Marjolein Bartelsman, a Dutch interior designer now based in Italy. The spaces are fluid: the kitchen communicates with the living area, while the double bedroom and the bathroom are separated by a partition behind the bed that does not reach the ceiling. The industrial look extends to the details: a black metal fireplace, large Cor-ten window frames, iron and glass casements, poured floors. Some of the furnishings – the dining table with bench, the double bed – have been designed by Fazzini himself in iron and scaffolding planks. The rest are either family heirlooms or contemporary pieces.

206 ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA


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Classic becomes modern

ON THE WAY UP TO FIESOLE, OVERLOOKING FLORENCE, A VILLA FROM THE EARLY 1900S HAS BEEN INTELLIGENTLY RESTORED. words NICOLETTA DEL BUONO – photos GIORGIO BARONI Luck was an important factor in the making of this large apartment in Gallarate. The owners, Paolo Fazzini and Margherita Monti, were already living in this former textile mill from the early 20th century, but in a smaller unit. As their family grew, they searched for a larger home, but to no avail. Then the apartment next door went up for sale. The first stroke of luck. The second came during the renovation, when the removal of layers of plaster revealed bricks that are now the key visual feature of the space. This was the original facade of the building, with just the industrial look the couple was seeking. The third lucky break was the discovery of an opening in the brick wall, probably once a window, which permitted the creation of a passage between the large kitchen and the dining-living area, from which a staircase leads to the upper level with the bedrooms. The couple worked on the project together with Marjolein Bartelsman, a Dutch interior designer now based in Italy. The spaces are fluid: the kitchen communicates with the living area, while the double bedroom and the bathroom are separated by a partition behind the bed that does not reach the ceiling. The industrial look extends to the details: a black metal fireplace, large Cor-ten window frames, iron and glass casements, poured floors. Some of the furnishings – the dining table with bench, the double bed – have been designed by Fazzini himself in iron and scaffolding planks. The rest are either family heirlooms or contemporary pieces.

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Gourmet treats in Milan

GREAT CHEFS AND DESIGNERS OF RANK FOR TWO UNEXPECTED AND SPARKLING RESTAURANTS THAT WILL CHANGE THE MILANESE SCENE. ACTUALLY, THEY HAVE ALREADY CHANGED IT.

AMOR, A SIGNATURE PIZZA words RUBEN MODIGLIANI – photos GIORGIO BARONI For months, at the entrance to one of the world’s most famous concept stores (10 Corso Como) there were two windows blanked out with gray film. What w a s h a pp en i ng? The answer came in April, for Milan Design Week: a pizzeria with a poetic name, Amor. It is an invention of the chef Massimiliano Alajmo (his restaurant Le Calandre, near Padua, boasts three Michelin stars since 2003). With decor by Philippe Starck, also a partner in the venture. The walls feature masks with slightly different expressions. This is not the first collaboration between Starck and the Alajmo brothers (along with Massimiliano there is also Raffaele, Ceo of the family business): the French designer also created Caffè Stern, their first venue in Paris (2014), and Gran Caffè Quadri in Venice, opened in 2018.

Made for art

A PALAZZO IN THE CENTER OF ROME FOR THE HOME-STUDIO OF TWO ARTISTS, LIKE A MUSEUM OF IMAGINARY CIVILIZATIONS.

CARLO E CAMILLA IN DUOMO: UNDERGROUND INSPIR ATIONS

words ELENA DALLORSO – photos FR ANCESCA ANICHINI words GAIA PASSI – photos MATTIA AQUILA The large vaulted spaces inhabited by a Florentine couple – both artists – were probably once the stables of this complex built by nobles in 1580. The large, high volumes make a perfect home-studio for Paola Crema and Roberto Fallani, with room for their large collection of sculpture and art-design. The transformation of the space relies on objects, like living presences. A Neo Vitruvio by Roberto Fallani in cast aluminium, bronze, iron and glass for the conversation zone, flanked by leather sofas, or Emersione (by Paola Crema) near a digital reinterpretation of the Sistine Chapel. The furnishings play an important role in this sort of mythological theater where every piece contributes to the overall spell. Fallani’s “art design” is deployed in every room, making the furnishings become works in their own right. The Decor Trumeau in black lacquer occupies a corner, while the table Tre cerchi in iron and glass presents bronze candlesticks, and a head of Antinous on a plate supported by horse heads and a fragment of a helmet, by Paola Crema. A room on the lower level contains many creations by Fallani, vaguely disquieting presences. The domestic dimension returns in the dining room, next to the large kitchen, with an intimate tone, where the protagonists are Pozzetto chairs by Roberto Fallani in lacquered wood with leather inner upholstery, for a small convivial alcove. Here a cabinet contains the cookware and all the items for the table, as in a traditional home. When guests arrive, the atelier takes on a convivial atmosphere.

The electr ic blue neon sig n says “Carlo e Camilla in Duomo”, welcoming guests to the new restaurant of Carlo Cracco in Milan. The spaces on Via Victor Hugo contained the restaurant of the prize-winning chef for two decades (Cracco Peck in 2001, then just Cracco), prior to the opening Galleria Vittorio Emanuele II in 2018. Thanks to interior designer Gio Tirotto, the previous bourgeois elegance has given way to a less conventional approach. After the radical transformation, the space becomes a gourmet bistro, for lunch and dinner, offering quality food with an accessible, nonchalant style, “not too formal”, as Cracco explains. The cafe entered from the street features a sparkling chandelier by Venini in a total black space, playing THE END with classic-contemporary contrasts. ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA 207


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INDIRIZZI

DISCOVERIES da pag. 39:

AEG, aeg.it; BOLAFFI, bolaffi.it; BOMBAY SAPPHIRE, bombaysapphire.com; BREITLING, breitling.com; CAMBI, cambiaste.com; CARPENTERS WORKSHOP GALLERY, carpentersworkshopgallery.com; CORRAINI, corraini.com; DOM EDIZIONI, domedizioni.com; EDRA, edra.com; FERRARI, ferrari.com; FINARTE, finarte.it; GOLDEN YACHTS, goldenyachts.gr; IL PONTE, ponteonline.com; KARTELL, kartell.com; LETIZIA CARIELLO, letiziacariello.com; NOMOS, nomos-glashuette.com; PALAZZO MANFREDI, palazzomanfredi.com; PHILLIPS, phillips.com; SICIS, sicis.com; STÆRK & CHRISTENSEN, staerkandchristensen.com; VALCUCINE, valcucine.com; VENINI, venini.com; VERSACE, versace.com; VISCONTEA, visconteacasadaste.com; VRANKEN-POMMERY, vrankenpommery.com; WANNENES, wannenesgroup.com.

PORTFOLIO da pag. 95:

ALIVAR, alivar.it; BAXTER, baxter.it; CALLIGARIS, calligaris.com/it; CANTORI, cantori. it; CARL HANSEN & SØN, carlhansen.com; CATTELAN ITALIA, cattelanitalia.com; COSTANTINI PIETRO, costantinipietro.com/it; ERBA ITALIA, erbaitalia.it; FLEXFORM, flexform.it; GIADA BY GIORGETTI, giorgettimeda.com/it; MOLTENI & C, molteni. it; PAOLO CASTELLI, paolocastelli.com; POLIFORM, poliform.it; PORRO, porro.com; RIFLESSI, riflessi.it; RIVA 1920, riva1920.it; TEAM 7, team7.it; TURRI, turri.it.

FOCUS da pag. 105:

ARTEP, artep-italia.com; BALERI ITALIA, baleri-italia.it; BOTTEGA GHIANDA, bottegaghianda.com; CAMPEGGI, campeggisrl.it; CORVASCE, corvasce.it; FLEXFORM, flexform.it; FLOS, flos.com/it; FLOU, flou.it; GIORGETTI, giorgettimeda.com/it; GLEN BAGHURST, glenbaghurst.com; HERMÈS, hermes.com/it; IL GIARDINO DI CORTEN, ilgiardinodicorten.it; KARMAN, karmanitalia.it; LIVING DIVANI, livingdivani. it; MANIFESTODESIGN, manifestodesign.eu; MARIO MILANA, mariomilana.com; MOROSO, moroso.it; PAOLO CASTELLI, paolocastelli.com; PAPIRHO, papirho. it; PARADISOTERRESTRE, paradisoterrestre.it; PIERRE-EMMANUEL VANDEPUTTE, pierreemmanuelvandeputte.com; QEEBOO, qeeboo.com; RIMOWA, rimowa.com; ROCHE BOBOIS, roche-bobois.com/it; TACCHINI, tacchini.it; TIMELAM, ibleamosaici. it; VISSER & MEIJVAARD, vissermeijvaard.nl; VONDOM, vondom.com/us.

BACKSTAGE da pag. 190:

BRABBU, brabbu.com; DIALMA BROWN, dialmabrown.it; FORMA&CEMENTO, formacemento.com; MAISONS DU MONDE, maisonsdumonde.com/it; PETITE FRITURE, petitefriture.com; RALPH LAUREN HOME, ralphlaurenhome.com; RIVA 1920, riva1920.it; VENINI, venini.com/it; VISMARA DESIGN, vismara.it.

Precisazioni

A pagina 89 del numero 452 di AD, nella didascalia dell’articolo “Una storia di successo che vuole continuare” si deve leggere “Alessio e Alessandro, figli di Renato Minotti, e Susanna, figlia di Roberto Minotti...”. A pagina 110 del numero 452 di AD, nell’articolo “Nuovi orizzonti”, nella didascalia riferita al ritratto di Maurizio Leo Placuzzi, si deve leggere “Maurizio Leo Placuzzi, presidente di Sicis, gruppo fondato nel 1987”. Con riferimento allo speciale AD Outdoor allegato al n. 452 di AD, si segnala che il sistema di sedute Quadrado di Minotti, illustrato nelle pagine 90-91, è prodotto dal 2018.

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208 ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO Condé Nast International Chairman and Chief Executive: Jonathan Newhouse President: Wolfgang Blau The Condé Nast International Group of Brands includes: UK Vogue, House & Garden, Brides, Tatler, The World of Interiors, GQ, Vanity Fair, Condé Nast Traveller, Glamour, Condé Nast Johansens, GQ Style, Love, Wired, Condé Nast College of Fashion & Design, Ars Technica France Vogue, Vogue Hommes, AD, Glamour, Vogue Collections, GQ, AD Collector, Vanity Fair Italy Vogue, Glamour, AD, Condé Nast Traveller, GQ, Vanity Fair, Wired, La Cucina Italiana, Lisa Germany Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Wired Spain Vogue, GQ, Vogue Novias, Vogue Niños, Condé Nast Traveler, Vogue Colecciones, Vogue Belleza, Glamour, AD, Vanity Fair Japan Vogue, GQ, Vogue Girl, Wired, Vogue Wedding Taiwan Vogue, GQ, Interculture Mexico and Latin America Vogue Mexico and Latin America, Glamour Mexico, AD Mexico, GQ Mexico and Latin America India Vogue, GQ, Condé Nast Traveller, AD Published under Joint Venture: Brazil: Vogue, Casa Vogue, GQ, Glamour Russia: Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Tatler, Glamour Style Book Published under License or Copyright Cooperation: Australia: Vogue, Vogue Living, GQ Bulgaria: Glamour China: Vogue, AD, Condé Nast Traveler, GQ, GQ Style, Condé Nast Center of Fashion & Design, Vogue Me, Vogue Film Czech Republic and Slovakia: Vogue, La Cucina Italiana Germany: GQ Bar Berlin Hungary: Glamour Iceland: Glamour Korea: Vogue, GQ, Allure, W Middle East: Vogue, Condé Nast Traveller, AD, GQ, Vogue Café Riyadh Poland: Vogue, Glamour Portugal: Vogue, GQ, Vogue Café Porto Romania: Glamour Russia: Vogue Café Moscow, Tatler Club Moscow South Africa: House & Garden, GQ, Glamour, House & Garden Gourmet, GQ Style, Glamour Hair The Netherlands: Vogue, Glamour, Vogue The Book, Vogue Man, Vogue Living Thailand: Vogue, GQ Turkey: Vogue, GQ Ukraine: Vogue, Vogue Café Kiev Condé Nast USA President and Chief Executive Officer: Robert A. Sauerberg, Jr. Artistic Director: Anna Wintour Vogue, Vanity Fair, Glamour, Brides, Self, GQ, GQ Style, The New Yorker, Condé Nast Traveler, Allure, AD, Bon Appétit, Epicurious, Wired, W, Golf Digest, Teen Vogue, Ars Technica, Pitchfork, Backchannel, Them Direttore Responsabile: Ettore Mocchetti. Copyright © 2019 per le Edizioni Condé Nast. Registrazione del Tribunale di Milano n. 98 del 7.3.1981. La Edizioni Condé Nast S.p.A. è iscritta nel Registro degli Operatori di Comunicazione con il numero 6571. Tutti i diritti riservati. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/03 Art. 1, Cm. 1, DCB - MI. Distribuzione per l’Italia: SO.DI.P. “Angelo Patuzzi” S.p.A. via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (Mi), tel. 02660301, fax 0266030320. Distribuzione Estero Sole Agent for Distribution Abroad A.I.E. - Agenzia Italiana di Esportazione SpA, via Manzoni 12, 20089 Rozzano (Milano) tel. 025753911. fax 02 57512606. www.aie-mag.com. Stampa: Elcograf S.p.A. Verona - Printed in Italy. Numeri arretrati € 10,00. Inviare importo a IeO Informatica e Organizzazione Srl Ufficio Arretrati, a mezzo c/c postale n. 56427453, tel. 039.5983886 - fax 039.9991551 - e-mail: arretraticondenast@ieoinf.it. Per spedizioni all’estero maggiorare l’importo di € 2,50 per le spese postali. ACCERTAMENTI DIFFUSIONE STAMPA CERTIFICATO N. 8549 DEL 18-12-2018


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