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ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO

NUMERO

449.

GENNAIO 2019

NUOVE CASE NUOVE IDEE

ABITARE PARIGI PORTFOLIO TESSUTI PER ARREDAMENTO

FOCUS IL CALDO DESIGN CHE VIENE DAL FREDDO

STORIE ARTE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE


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Editoriale. a destra: Ettore Mocchetti tra Tiziano e Bruno Allievi, titolari di Porada. L’azienda mobiliera comasca promuove ogni anno il prestigioso “Porada International Design Award”. Della giuria dell’edizione 2019 fa parte anche Mocchetti a cui, nella foto, viene consegnato il Porsetto, riconoscimento per il lavoro di giurato.

OPEN MIND SE IL CULT FA FLOP Buon compleanno Valentine! 50 anni fa Ettore Sottsass disegnava per Olivetti la macchina per scrivere Valentine: un cult del design ma anche un insuccesso commerciale nonostante il sostegno di una formidabile campagna pubblicitaria. Un esito inatteso che deve far riflettere. L’OPINIONE È tempo di scuola L'Italia è terra di grandi designer e di istituti di caratura mondiale che insegnano design. Mancano invece le scuole di interior design. Eppure è disciplina vera che rifiuta l’improvvisazione e richiede un sapere profondo in moltissimi campi della cultura materiale e immateriale. È tempo di farne un insegnamento universitario a tutto tondo. La copertina Sulla terrazza-giardino di un appartamento parigino: mobili in ferro battuto italiani del ’900, piatti e tazze di Este Ceramiche Porcellane. ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO

NUMERO

449.

GENNAIO 2019

NUOVE CASE NUOVE IDEE

ABITARE PARIGI

a

bitare a Parigi. Sulla Senna la casa di una designer è insieme ATELIER E FACTORY dove l’industrial style si allea a forme e colori pop creando effetti sorprendenti. Cambio di scena: un BIANCO PERVASIVO è la dominante di un appartamento nel XVI arrondissement scelta per dare risalto a una formidabile raccolta di reperti antichi. Un palazzo seicentesco in place des Vosges è teatro di un interior design SUPERMODERNO sintonico alla collezione d’arte contemporanea del proprietario. Passato e presente dialogano su registri sorprendenti in un’abitazione a ridosso degli Champs-Elysées, mentre nel cuore della metropoli, incontriamo un interno in cui, accanto alle tavole dei grandi del fumetto, impera un raffinato MOOD ANNI '50 . Come è ormai tradizione, AD dedica gran parte del numero di gennaio alla capitale francese e alle sue case nella convinzione ormai consolidata che è qui che si formano e prendono corpo LE IDEE PIÙ INNOVATIVE e suggestive in tema di arredamento, che è qui che gusto e buon gusto trovano la chiave per mettere in ordine e in armonia le tante differenti ispirazioni ed esperienze di ogni tipo che convergono nel paesaggio domestico. D’altronde si tratta di una vocazione antica: come dimenticare che già nell’800 Honoré de Balzac, nella sua Comédie humaine, si divertiva a intrattenere il lettore sulle ultime tendenze dell’“ameublement” di quella Parigi? E poi, nella nostra scelta parigina, giocano anche ragioni contingenti come il fatto che da anni la Ville Lumière è di gennaio sede di due rassegne fondamentali per l’interior design: Maison & Objet e Paris Déco Off, quest’ultima incentrata sulle collezioni 2019 dei TESSUTI DI ARREDAMENTO di cui il nostro PORTFOLIO propone una ragionata anteprima. Il FOCUS ci porta invece nel Grande Nord per scoprire gli spunti decorativi che arrivano dalle Terre fredde, Russia compresa. E, a chiudere, le STORIE dove con Sgarbi si guarda al futuro parlando di Intelligenza Artificiale in veste di artista.

PORTFOLIO TESSUTI PER ARREDAMENTO

FOCUS

ETTORE MOCCHETTI

IL CALDO DESIGN CHE VIENE DAL FREDDO

STORIE

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IN EDICOLA DAL 5 GENNAIO 2019

ISSN 1123-9719

9 771123 971003

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ARTE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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N° 449 — GENNAIO 2019

SOMMARIO. «L’architettura è la madre delle arti». FR ANK LLOYD WRIGHT

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DISC OV ERIES .

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HOME — ARTE CONTEMPOR ANEA

e un originale mix di design per un appartamento parigino.

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LE ASTE — Nelle vendite all’incanto emerge l’idea di WUNDERKAMMER , aggiornata allo spirito di oggi.

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FOOD DESIGN —

Il fascino della MEMORIA in una colta interpretazione gastronomica di Yoji Tokuyoshi.

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TILES — Lastre di grande formato in grès porcellanato per la collezione HighKer di PORCELANOSA .

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IN MOSTR A/1 — Terracotte e maioliche di ARTURO MARTINI in mostra a Cortina d’A mpezzo.

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IN MOSTR A/2 — La forza del colore caratterizza le opere di KATHARINA GROSSE , in mostra a Shanghai.

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WATCH —

Il modello Tonneau secondo CARTIER e un nuovo segnatempo di GR AND SEIKO .

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ITALIAN STYLE — Bel design e personalizzazione per gli arredi e i complementi di RIFLESSI .

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SEVEN FOR THE FUTURE — Un approccio sostenibile all’architettura per MARCO LAVIT NICOR A .

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NEW TRENDS —

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MOTORING — Il debutto della MACAN 2019 , il Suv compatto di medie dimensioni di Porsche.

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INNOVAZIONE — I nuovi controtelai delle porte ECLISSE aumentano la funzionalità degli spazi.

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GR ANDE ARTE —

In una mostra a Milano le opere dei maestri italiani del ROMANTICISMO .

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AGENDA —

PORT FOL IO.

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EMOZIONI DI STOFFA — Una rassegna delle nuove COLLEZIONI TESSILI , dove si spazia dai motivi etnici

alle geometrie, alle forme della tradizione.

FOCUS.

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Arredi e tessuti che traggono ispirazione dai PAESI DEL FREDDO . PASSAGGIO A NORDEST —

BACK STAGE .

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DENTRO AD — Cercando suggestioni e ispirazioni dietro le quinte del numero di GENNAIO. Consigli e spunti per rinnovare l’arredamento della propria casa

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

Un collezionismo eclettico caratterizza la nuova edizione del BRAFA di Bruxelles.

Le MOSTRE e gli eventi d’arte e di design in Italia e nel mondo.

STORIE . Le nuove creazioni artistiche realizzate con l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE .

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RIVOLUZIONE DIGITALE —

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IL DESIGN FLUIDO — Massimo Iosa Ghini racconta BOLIDISMO , l’ultimo movimento del ’900.

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LA FORMA DELLA GIOIA — Bethan Laura Wood ha interpretato per PERRIER-JOUËT l’idea di champagne.

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UN SUCCESSO ALL’ITALIANA —

il

Dagli anni ’60 a oggi, le grandi sfide imprenditoriali di SCAVOLINI . Iconico. a sinistra: il divano New-Tone disegnato da Massimo Iosa Ghini e prodotto da Moroso.


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LE CASE DEL MESE.

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Alla moda. La fashion designer Caroline Sciamma-Massenet, proprietaria della casa in Holland Park.

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

BIANCO ASSOLUTO — Una prestigiosa collezione di antichità risalta sullo sfondo TOTAL WHITE di un appartamento di Parigi.

Chic contemporaneo tra MODA E DESIGN per una casa londinese in un edificio vittoriano in Holland Park. PARIS IN LONDON —

NOTE DI CHARME — Riuscite CONTAMINAZIONI tra antico e moderno in una residenza della Ville Lumière. LA CASA INFINITA — In una dimora a due passi dalla Senna, le stanze sembrano moltiplicarsi in una PROSPETTIVA continua.

Le forme e i materiali della TR ADIZIONE sono reinterpretati in una casa ai piedi delle Dolomiti.

PIETR A E FIENO —

REMIX TOTALE — ARTE all’avanguardia e oggetti d’autore in una dimora in Place des Vosges, nel Marais.

L’ ITALIAN STYLE è protagonista indiscusso in un appartamento nel cuore di Londra.

SPAZIO CONTINUO —

CAMPO GIOCHI — Ha una natura vivace e LUDICA l’atelier della designer parigina VICTORIA WILMOTTE . ENGLISH TEXTS

XAVIER BÉJOT. STEPHAN JULLIARD. KATE MARTIN. GIANNI BASSO/VEGA MG

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In questo numero. CYPRIEN BRU Nato nei dintorni di Parigi nel 1975, si è diplomato alla Scuola di Architettura di Paris Villemin nel 2000 e ha fondato l’agenzia B&C nel 2009, in rue du Faubourg Saint-Honoré. Segue progetti in Francia, Gran Bretagna e Marocco.

Un punto segreto in una piazza famosissima come Place des Vosges? «Il Serpent à plume, un night bar nelle cantine di Place des Vosges, con décor anni 1970-1980 e un programma musicale molto sofisticato».

MAURIZIO PELLIZZONI Interior designer originario del Lago di Como, ha fondato la Maurizio Pellizzoni Ltd nel 2007, promuovendo lo stile e il design italiano nei suoi progetti residenziali e commerciali in tutto il mondo. Vive a Londra.

Un locale nuovo a Mayfair? «Little House Mayfair è uno dei club più piccoli del Gruppo Soho: offre cibo italiano, uno spazio per il caffè e cocktail perfetti».

VICTORIA WILMOTTE Nata a Parigi nel 1985, ha studiato design al Royal College of Art di Londra sotto la direzione di Ron Arad. Ha aperto il suo studio nel 2008 disegnando per ClassiCon, Made in Design, Poliform e molti altri.

OLIVIER ED HÉLÈNE LEMPEREUR Interior decorator parigini, lavorano in coppia: Olivier pensa gli spazi e disegna i volumi, Hélène, che ha una grande sensibilità per i colori, seleziona le tonalità più adatte e i materiali più appropriati.

Una bella novità nella capitale francese? «L’ hotel Brach, in rue Jean Richepin, XVI arrondissement, disegnato da Philippe Starck».

DAVID JIMENEZ Newyorkese, a Parigi è direttore marketing di Draeger Paris. In passato ha sviluppato l’estetica visiva di cinque importanti brand Usa, influenzando il gusto americano per le case.

Cosa vedere a Parigi? «Vicino al Marmottan c’ è il Musée Nissim de Camondo, una casa borghese nello stile del Petit Trianon, con la sua collezione di arte della Belle Époque».

STEFAN RIER Interior designer e architetto, ha lavorato con Massimiliano Mandarini e Matteo Thun. Ha progetti nel settore alberghiero, residenziale, paesaggistico, della ristorazione e di uffici, e ha disegnato vari oggetti e arredi (nella foto è con la compagna Stefanie).

Un’insolita tappa d’arte in Alto Adige? «BRU.17 a Bolzano, un laboratorio di 1.000 metri quadrati per artisti e creativi nel quartiere dei Piani».

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

GIORGIO BARONI. GIANNI BASSO/VEGA MG. XAVIER BÉJOT. JAKE FITZJONES. MADS MOGENSEN. STEPHAN JULLIARD

Dove trovare del design interessante vicino al Canal Saint-Martin? «A me piace quello in vendita da Colonel, al 14 di Avenue Richerand: mobili, illuminazione e piccoli oggetti».


Q U A L I T Y

I S

O U R

B U S I N E S S

P L A N

Ci accontentiamo semplicemente del meglio e creiamo i migliori prodotti editoriali. Per questo abbiamo AD, che da oltre 30 anni racconta le più belle case del mondo, La Cucina Italiana, da oltre 90 anni la guida più autorevole nel mondo del gusto e della tradizione italiana, e Traveller, viaggi straordinari accompagnati da eccezionali reportage fotografici per viaggiare comodamente dalla poltrona di casa. Tradotto in una parola, Qualità. In due parole, Condé Nast. Direttore Responsabile

ETTORE MOCCHETTI Art Director GIUSEPPE PINI Caporedattore Attualità MARIO GEROSA Caporedattore, RUBEN MODIGLIANI Caporedattore ELENA DALLORSO Caposervizio Impaginazione FRANCESCA MARINO Vice Caposervizio, MICHELA BUZZONI Segreteria di Redazione MARIA GRAZIA CECCONELLO Responsabile, FEDERICA CLARI Photo editing Project Consultant RICCARDO BIANCHI New York CHRISTINA NICASTRI Segreteria e Redazione Hanno collaborato: DAVIDE BASSOLI (elaborazione fotografica), SONIA S. BRAGA, NICOLETTA DEL BUONO, FIAMMETTA FADDA, UMBERTA GENTA, SERGE GLEIZES, MARTINA HUNGLINGER, DORIAN MAY, GIAMPIERO NEGRETTI, GAIA PASSI, IAN PHILLIPS, FRANCA ROTTOLA, KURT G. STAPELFELDT, ALESSANDRA VALLI, FRANCESCA VINCI, KATHERINE VOSS, PIETRO T. ZOCCHI STEPHEN PICCOLO traduzioni, STUDIO DIWA revisione testi Fotografie di: FRANCIS AMIAND, GIORGIO BARONI, GIANNI BASSO, XAVIER BÉJOT, CHIARA CADEDDU, JAKE FITZJONES, STEPHAN JULLIARD, KATE MARTIN, MADS MOGENSEN, MATTHIEU SALVAING. Direttore Editoriale e Comunicazione Corporate LUCA DINI Digital Editorial Director JUSTINE BELLAVITA Direttore Generale Sales & Marketing FRANCESCA AIROLDI Sales & Marketing Advisor ROMANO RUOSI Brand Advertising Director CARLO CLERICI, Advertising Manager CRISTINA RONCAROLO Responsabile Content Experience Unit VALENTINA DI FRANCO, Responsabile Digital Content Unit SILVIA CAVALLI Moda e Oggetti Personali: MATTIA MONDANI Direttore Beauty: MARCO RAVASI Direttore. Grandi Mercati e Centri Media Print: MICHELA ERCOLINI Direttore. Arredo: CARLO CLERICI Direttore Branded Content Director: RAFFAELLA BUDA. Digital Sales: GIOVANNI SCIBETTA Responsabile Triveneto, Emilia Romagna, Marche: LORIS VARO Area Manager. Toscana, Umbria, Lazio e Sud Italia: ANTONELLA BASILE Area Manager Mercati Esteri: MATTIA MONDANI Direttore. Uffici Pubblicità Estero - Parigi/Londra: ANGELA NEUMANN New York: ALESSANDRO CREMONA. Barcellona: SILVIA FAURÒ. Monaco: FILIPPO LAMI

EDIZIONI CONDÉ NAST S.P.A. Presidente GIAMPAOLO GRANDI Amministratore Delegato FEDELE USAI Direttore Generale DOMENICO NOCCO

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Vice Presidente GIUSEPPE MONDANI, Direttore Centrale Digital MARCO FORMENTO Direttore Circulation ALBERTO CAVARA, Direttore Produzione BRUNO MORONA Direttore Risorse Umane CRISTINA LIPPI, Direttore Amministrazione e Controllo di Gestione LUCA ROLDI Digital Marketing MANUELA MUZZA, Social Media ROBERTA CIANETTI Digital Product Director PIETRO TURI, Head of Digital Video RACHELE WILLIG Digital CTO MARCO VIGANÒ, Enterprise CTO AURELIO FERRARI Digital Operations e Content Commerce Director ROBERTO ALBANI

Sede: 20123 Milano, piazzale Luigi Cadorna 5 - tel. 0285611 - fax 028055716. Padova, via degli Zabarella 113 - tel. 0498455777 fax 0498455700. Bologna, via Carlo Farini 13, Palazzo Zambeccari - tel. 0512750147 - fax 051222099. Roma, via C. Monteverdi 20 tel. 0684046415 - fax 068079249. Parigi/Londra, 3 Avenue Hoche 75008 Paris - tel. 00331-53436975. New York, Spring Place 6, St Johns Lane - New York NY 10013 - tel. 212-3808236. Barcellona, Passeig de Gràcia 8/10, 3° 1a - 08007 Barcelona - tel. 0034932160161 - fax 0034933427041. Monaco di Baviera, Cuvilliés strasse 23, 81679 München - Deutschland - tel. 004915253345561. Redazione: 20121 MILANO - piazza Castello 21 - tel. 0285611 - fax 0285612698


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ARTE. DESIGN. ICONE. PERCORSI. ASTE. OGGETTI. IDEE. TALENTI.

DISCOVERIES.

FOTOGRAFIE MATTHIEU SALVAING

SPIRITO MODERNO. Adriana Abascal nel suo appartamento parigino, davanti a un’opera di Christopher Wool.


DI S C OVE R I E S .

HOME

Una dimora a regola d’arte

Le COLLEZIONI di opere di maestri contemporanei sono il filo conduttore di un interno parigino in cui va in scena un inedito mix di arredi nuovi e vintage. 30

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L’opera al neon. a sinistra: un tavolo in legno e vetro eglomizzato spicca nell’ingresso, arricchito dall’installazione Genau or Never di Pae White, al soffitto, dalla scultura Mountaineer di Paul McCarthy, e da opere di Christopher Wool e di Carl Andre. pagina precedente : un tavolo anni ’50 di Luigi Massoni accanto a una poltrona dello stesso periodo. Alla parete, Attic Series X di Robert Mangold, 1991. sopra: il soggiorno. Tavolini di Laplace

Bespoke, come il divano, rivestito con tessuti Dedar. Poltrone italiane anni ’50, lampade di Ignazio Gardella e Luigi Caccia Dominioni per Azucena, tappeto Tai Ping, opere di Thomas Houseago e Julian Schnabel. sotto: ancora il soggiorno. Poltrona anni ’60, lampada da terra anni ’40 (Laplace Antiques), divano di Theo Ruth. Alla parete, Stranger 75 di Glenn Ligon e Steer Skull di Sherrie Levine. Lampadario di Fabio Lenci.

FOTOGRAFIE MATTHIEU SALVAING

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n’opera d’arte può raccontare molto della persona che la possiede: rivela i suoi gusti e le sue ambizioni, a volte persino le sue paure. «Attraverso l’arte io riesco a capire chi sei», afferma l’architetto Luis Laplace. Il progettista argentino, che nel 2004 ha fondato a Parigi insieme a Christophe Comoy lo Studio Laplace, ha un autentico talento nel realizzare spazi in cui arte, architettura e design dialogano tra loro in perfetto equilibrio. Come questo appartamento in Avenue Foch, situato in una delle strade più prestigiose di Parigi, che nel 2015 è diventato la casa della collezionista messicana Adriana Abascal e del marito Emmanuel Schreder: «Quando li ho incontrati per la prima volta, ciò che mi ha convinto a lavorare con loro è stata la scultura Mountaineer di Paul McCarthy, che ora si trova all’ingresso: è un artista che conosco e amo, ma i suoi lavori non sono facili da capire. Il fatto che possiedano quest’opera significa che sono persone audaci, con una mentalità aperta». Siamo al quinto piano di un palazzo 

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HOME

Design d’autore. sopra: la stanza padronale. Alla parete, No human is illegal di Andrea Bowers. Vicino alla finestra, poltrone italiane anni ’50 e tavolo in marmo di Angelo Mangiarotti, lampada di Gaetano Sciolari per Stilnovo. in alto, a destra: nella cucina, sgabelli

signorile di fine Ottocento, da cui si ammirano vedute meravigliose sulla Tour Eiffel e l’Arc de Triomphe. «Era importante che si percepisse l’allure parigina: per questo abbiamo preservato alcuni dettagli come le porte, le modanature, i pavimenti. Volevamo mantenere intatta l’anima del luogo, rinnovandolo con dei tocchi di contemporaneità». In ogni stanza le opere d’arte sono protagoniste dello spazio, ma la trasformazione più radicale è avvenuta nell’ampio salone d’ingresso, spesso adibito a sala da ricevimenti: qui l’opera site specific Genau or Never dell’artista americana Pae White crea una sorta di cortocircuito tra la classi-

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di BassamFellows e lampade anni ’50. a destra: nello studio, libreria di Luis Laplace, scrivania e sedia di Jean Adnet, opera Conjunction 96-06 di Ha Chong-Hyun. sotto: marmo Grand Antique per la sala da bagno. Alla parete, Jenny, un’opera di Gregor Hildebrandt.

cità dell’architettura e la modernità estrema dei neon a soffitto. L’alternarsi di mobili dai colori decisi e di molteplici texture – legno, velluto, marmo, vetro – dona all’appartamento parigino una personalità decisamente eclettica, accentuata da un mix sapiente di arredi d’antiquariato europeo e oggetti dall’eleganza funzionale disegnati da Luis Laplace. «Ho voluto creare un ambiente in cui i proprietari possano godersi la loro collezione d’arte, ricevere gli ospiti, ma al tempo stesso vivere comodamente e divertirsi insieme ai figli. Una casa deve essere conviviale, accogliente: non basta che sia fotogenica». □ GAIA PASSI

FOTOGRAFIE MATTHIEU SALVAING

DI S C OVE R I E S .


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FOOD DESIGN

Illusionismo. Gyotaku, mousse di capesante, gamberi rossi e agrumi. Il pesce, farcito e ricomposto, è coperto da finte squame di panko, il pangrattato giapponese, bagnato con carbone vegetale nero, a imitazione dell’inchiostro usato per i gyotaku decorativi.

LA MEMORIA È UN PESCE NERO Ingredienti italiani e cultura giapponese si mescolano in questa creazione che si rifà all’ANTICA ARTE DEL GYOTAKU nell’ interpretazione di un cuoco di grande spessore culturale. di FIAMMETTA FADDA La bella notizia è che questa opera di food design è edibile: ed è buonissima. Si tratta di una triglia farcita con gamberi, capesante, finocchietto, buccia di limone e arancia, cotta in padella e coperta con uno strato di pane grattugiato annerito con carbone vegetale. Un piatto che qualsiasi cuoco di media bravura è in grado di eseguire onorevolmente. Ma Yoji Tokuyoshi, nel suo ristorante a Milano, pratica l’arte della “contaminazione”, vocabolo brutto ma necessario per definire il suo stile di cucina che applica la memoria, la sensibilità e le tradizioni di un Paese agli ingredienti, alle ricette e alla cucina di un altro Paese, lontanissimo e diversissimo. In questo caso l’Italia da un lato e il Giappone dall’altro. Dal menu: Tajarin e katsuobushi: tonno essiccato, burro e

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salvia; Bresaola di Wagyu e verdura marinata; Sashimi di seppia e lardo di Cinta Senese. E questo: il piatto, tra tutti il più esemplare, è l’interpretazione gastronomica del gyotaku, in origine il modo in cui i pescatori celebravano il ricordo di una pesca eccezionale imprimendo la forma del pesce colorato con inchiostro su un foglio di carta di riso. Gli ultimi autentici gyotaku, prima che diventassero una forma d’arte e passassero dal rigore del bianco e nero al colore, risalgono al periodo Edo, circa 300 anni fa. Tokuyoshi stesso racconta di averne visto uno nella casa del nonno a ricordo della cattura di un’enorme orata. Qui l’impronta della testa del pesce, realizzata con un tampone inumidito con acqua al carbone vegetale, accentua l’effetto surreale della creazione.

WHO’S WHO Le prime esperienze significative di Yoji Tokuyoshi (1977) si svolgono a Tokyo. Approdato in Italia all’Osteria Francescana di Modena, è sous-chef di Massimo Bottura per 9 anni. Nel 2015 apre a Milano Tokuyoshi, primo ristorante giapponese in Italia premiato da una stella Michelin. A settembre a fianco del ristorante inaugurerà un wine bar con piatti semplici fedeli al suo originale stile di cucina. ristorantetokuyoshi.com


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DI S C OVE R I E S .

IN MOSTR A/1

Ecco, a Cortina d’A mpezzo, una mostra che non t’aspetti, preziosa e illuminante: “Arturo Martini - Magia della ceramica. Le terracotte e le maioliche della Collezione Costantino Barile” (Galleria Contini, fino al 22 aprile). Protagoniste una quarantina di opere, di medie dimensioni, di Martini, per la prima volta presentate al pubblico nel loro insieme. Si tratta della formidabile raccolta di Costantino Barile (Albisola, 1890-1968), illustre studioso di storia della ceramica ligure e collezionista raffinato di manufatti fittili. Un colpo d’occhio straordinario sul lavoro di quello che per i più è uno dei maggiori scultori della prima metà del ’900. Vi si incontrano capolavori nei quali si avvertono gli imprinting dei “valori plastici”, le pulsioni Déco, lo spirito del realismo magico quale espressione quasi meditativa e insieme vitalissima di un innato senso del sacro. Ci sono classici come La Nena, il ritratto della figlia Maria Antonietta modellata nell’attimo struggente in cui, in treno, si allontana verso il collegio; e 

WHO’S WHO Arturo Martini (1889-1947), trevigiano, scultore, incisore e pittore. Si formò, come orafo e ceramista, nella città natale, e poi a Monaco e Parigi. Aderì nel dopoguerra ai Valori Plastici, seppe ispirarsi a modelli antichi, senza smarrire l’originalità d’ invenzione e la vitalità della forma.

Racconti silenziosi A Cortina d’Ampezzo una mostra preziosa porta in scena per la prima volta le opere di ARTURO MARTINI appartenenti alla Collezione Costantino Barile. Sculture, ma anche piatti e formelle. Capolavori. di KATHERINE VOSS

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COURTESY GALLERIA CONTINI

L’attimo struggente. a sinistra: un classico di Arturo Martini, La Nena, 1930 ca. terracotta cm 45x 30x 31cm. Nena era Maria Antonietta, primogentita di Martini. «Qui l’osservazione realistica tende a farsi stile e armonia», scrisse Carlo Carrà. sotto: Trilogia dei Re-Lo sposalizio dei Principi, cm 94x94x24. 1926-27.


DI S C OVE R I E S .

IN MOSTR A/1

«L’ARTE NON È INTERPRETAZIONE, MA TRASFORMAZIONE». ARTURO MARTINI

poi Ritratto dello Zio, plasmato con tratti da manichino metafisico di dechirichiana e carrariana ascendenza. E ancora La Bagnante, sconvolgente figura ossimorica di tanto ieratica quanto sensuale plasticità. E per intero c’è «il racconto più bello», così Martini soleva chiamare il presepe. Il Presepio piccolo e il Presepio grande, «completamente diversi tra loro ma complementari (verticale l’uno, orizzontale il secondo), pittorico il primo, scultoreo il secondo, veri e propri gruppi plastici», come spiega Nico Stringa, curatore dell’esposizione, docente di Storia dell’arte e grande cultore di Martini. Tutti da godere il San Giorgio e il drago e Lo sposalizio dei Principi, e poi i piatti decorati per i quali Martini s’inventa pittore di vaglia, le formelle della Via Crucis, in una versione con smalti opachi differente da altre più note, le opere felici eseguite per la bottega La Fenice di Manlio Trucco in sentimento novecentista e stillanti un’ironia quasi ingenua: La gabbia d’oro, La schiava del mostro, La donna romantica. Una mostra che emoziona e aiuta a capire la multipla grandezza di Martini, il maestro dei silenzi che affabulano.

Plastici e colorati. in alto, da sinistra: Cavallo, terracotta, 1926, cm 58x52x23; La gabbia d’oro, maiolica dipinta a mano, cm 27x17; Il Pensieroso, maiolica dipinta a mano, cm 25x11x14. 1927. a sinistra: Presepio grande, terracotta, 1926-27, cm 47x56.

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WATC H

Il ritorno di un classico Cartier rivisita ancora una volta il modello TONNEAU , che in questo caso viene proposto anche in una elaborata versione con l’ indicazione del secondo fuso orario ottenuta con un solo movimento. di GIAMPIERO NEGRETTI

Eleganza di precisione. Con la cassa dal profilo arcuato come sui primissimi esemplari, il modello Cartier Privé Tonneau Dual Zone ha come caratteristica principale la struttura del movimento, che non solo è in linea, ma in cui il bilanciere (in basso) e il bariletto di carica (in alto) sono leggermente inclinati rispetto all’asse con imperniati i ruotismi: in questo modo il movimento segue perfettamente l’andamento arcuato della cassa. La corona in basso regola il secondo fuso orario e quando la si preme la lancetta delle ore avanza di uno scatto alla volta.

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Nell’ultima collezione Privé di Cartier riappare il modello Tonneau, una forma di cassa simile a quella di una botte allungata, che la Maison lanciò nel 1906 e che poi nel corso degli anni ha visto l’orologio sempre aggiornato e rieditato. La versione del 2019 è composta di due modelli – un solo tempo e un doppio fuso orario – entrambi disponibili con cassa in platino o in oro. Molto particolare è quello con secondo fuso orario qui illustrato perché la doppia indicazione è stata ottenuta impiegando un solo movimento. Un modello paragonabile Cartier l’aveva già prodotto nei primi anni ’70, ma ognuno dei due quadranti era collegato a un proprio movimento, che poteva essere caricato e regolato indipendentemente dall’altro. Qui, invece, il movimento è uno solo ed è anche di

struttura abbastanza rara nell’orologeria da polso, in quanto tutti i ruotismi sono disposti lungo una sola linea ricurva. Con gli organi meccanici ben visibili grazie alla scheletratura del quadrante e dei ponti del “motore”, il modello ha la cassa (52,4 x 29,8 mm) in oro rosa e presenta due quadranti di forma a trapezio e altrettante corone: quella in alto serve sia per caricare la molla, sia per regolare le lancette del quadrante superiore; quella in basso, invece, serve solo per il quadrante inferiore. Il movimento è un calibro di manifattura, a carica manuale e con 60 ore di autonomia di marcia, reso particolare dalla conformazione in linea e con tutti gli organi ben visibili grazie alla completa scheletratura dell’orologio. Tiratura limitata a 100 pezzi e prezzo indicativo di 67.500 euro.

Le dimensioni degli orologi pubblicati in questa pagina sono quelle reali.

RIGORE NIPPONICO Design efficace ed essenziale e tecnologia evoluta per il nuovo segnatempo di GR AND SEIKO . Grand Seiko, marchio di punta dell’antica Casa giapponese, si presenta con modelli la cui qualità è all’altezza della migliore produzione elvetica. La versione Heritage illustrata ha cassa (40 mm) e bracciale in acciaio lucidato a specchio, secondo fuso orario e data. Il movimento automatico è ad alta frequenza e la precisione è compresa tra -3/+5 sec/ giorno. Impermeabilità fino a 100 metri: 6.500 euro.


We Love Interiors

Tenda: NEWTOPIA | Rivestimento: VIP 14470 | Tappeto: SAGA 80810

Showroom: Via Roggia Lubiana, 141 22040 | Alzate Brianza (Co) St. Gallen | München | Paris | Amsterdam | London | Tokyo

W W W. F I S C H BAC H E R .CO M


DI S C OVE R I E S .

S E V E N F O R T H E F U T U R E /Ch a p te r f ive

Il segno essenziale Da architetto crea capanne di legno che “arredano” il paesaggio. Da designer inventa oggetti di esemplare linearità. MARCO LAVIT NICOR A ama e pratica il progetto trasparente e rifugge il superfluo.

1 di RICCARDO BIANCHI

WHO’S WHO Marco Lavit Nicora (1986), varesino, è architetto. Dal 2005 vive a Parigi dove ha compiuto gli studi universitari e nel 2014 ha fondato l’Atelier Lavit con cui si occupa di architettura, interior design e design. “Rising talent 2017”, per la Galleria Nilufar ha progettato vari oggetti tra cui la poltrona e il portariviste Venezia, con lui nella foto scattata davanti al suo studio.

Per “Seven for the Future” sul prossimo numero incontreremo Matteo Cibic.

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Progetti. 1. Divano modulare Atem ideato da Marco Lavit Nicora per Nilufar: l’esaltazione di un design trasparente in cui non c’è spazio per il superfluo. Da notare la maglia d’acciaio che forma seduta e schienale: avvolgente e comoda. 2. Ispirata al nido degli uccelli, Origin è la camera sospesa sugli alberi di un tree house Hotel, realizzata per Cabanes Nature et Spa a Château de Raray, 2017. 3. L’interno della suite. 4. Narcissus è un cabin galleggiante sulle acque del Lac de la Lionne, 2017.

CHIARA CADEDDU, COURTESY ATELIER LAVIT

Varesino, fisico da cestista (ha giocato come ala incrociando pure Marco Belinelli, oggi star Nba), Marco Lavit Nicora ha 32 anni, è architetto e da tempo vive a Parigi dove ha avviato un’attività di progettazione, l’Atelier Lavit. Il suo studio è in rue Sainte-Anne, vicino al Louvre e a place Vendôme, una vecchia galleria antiquaria affacciata sulla strada con una grande vetrina che invita a entrare, a curiosare. «L’Atelier», dice, «è per me una specie di casa-bottega. Laboratorio, studio, un luogo aperto alla creatività, dove allestire mostre, incontrare gli amici, accogliere i curiosi che chiedono di entrare attratti da ciò che vedono fuori». Un posto multidisciplinare che è un po’ lo specchio della poliedrica personalità, un po’ italiana e un po’ francese, di Marco, architetto e designer, ma anche artista, interessato a ogni forma d’arte, fotografia, cinema, musica, moda. Curioso di tutto. Gli chiediamo qual è il suo approccio al lavoro di progettista. «Da architetto, mi piace pensare il mio intervento in relazione

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al contesto, cerco di creare qualcosa che lo rispetti ma che vi aggiunga qualcosa, che si offra, all’esterno e all’interno, come elemento per leggere il paesaggio, domestico, urbano o naturale che sia, in modo differente». Per questo motivo lavori sul tema dell’ecolodge e del glamping? Sì, però in questo campo sono finito per caso. Ero a una cena e c’era anche un giovane imprenditore che si occupa di questi argomenti. Chiacchierando, mi chiese un progetto per una serie di “capanne”. Dopo un po’ di mesi di silenzio le cose si sono messe in moto e ho cominciato a creare ministrutture di legno immerse nella natura, case sugli alberi, su piattaforme galleggianti, interrate. Sempre mirando a farne un arricchimento del paesaggio. E il design? 4 Lo sento come una conseguenza di questa impostazione. L’oggetto, la seduta, il divano, il tavolo, una luce – mi sto appassionando all’illuminazione – li immagino come parti di uno spazio, che a loro volta generano e caratterizzano un proprio “spazio-oggetto”. Con gli artigiani con cui lavoro mi piace trafficare con i materiali, approfondire le loro possibili declinazioni formali, gli abbinamenti. Sono per un design trasparente, essenziale, in cui la struttura non si nasconda. Non a caso amo Mollino, i Castiglioni, Munari, e il geniaccio Riccardo Blumer che è stato il mio primo mentore. □ ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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M OTO R I N G

PIÙ POTENTE Di Porsche Macan 2019 c’è anche la versione S, più potente (nuovo motore turbo benzina 3.0, 354 Cv) e con accorgimenti che migliorano la guida: le sospensioni PASM a controllo elettronico e il pedale freno a leva accorciata.

Novità. sopra: Macan 2019 è un Suv compatto di medie dimensioni con nuovi colori Miami Blu, Mamba Green Metallic, Dolomite Silver Metallic. sotto: l’unità centrale a led del faro anteriore è affiancata da quattro luci di marcia a led. in basso: Macan 2019 è dotata di sistema PCM con touchscereen da 11” e volante interattivo uguale a quello della Porsche 911. Opzionali ionizzatore d’ambiente e parabrezza riscaldabile.

UN RIUSCITO RESTYLING Debutta su strada MACAN 2019, il Suv compatto di Porsche, versione aggiornata di un bestseller del 2014.

Si veste di nuovo la Porsche Macan versione 2019. A cinque anni dal debutto, questo Suv compatto della casa di Zuffenhausen si presenta ora “ristilizzato” con griglia a listelli orizzontali, fanali anteriori a led più ogivali, le prese d’aria inferiori ristudiate per ottimizzare l’aerodinamica, cerchi in lega da 20” e 21”, e un portellone posteriore rinnovato che esibisce una fascia luminosa tridimensionale a led: elementi che rafforzano lo stile elegantemente muscolare della “Porsche line”. Importanti novità nel rifinitissimo abitacolo dove, insieme a sedili studiati nell’altezza e nella postura per garantire massimi comfort e visibilità, è stato inserito a centro plancia uno schermo Full Hd da 11” touchscreen, mentre le bocchette di aerazione sono state abbassate. Il volante è quello della 911 con selettori di modalità di guida sulle razze facilmente maneggiabili. Aggiornati allo stato dell’arte tutti i sistemi di assistenza alla guida, con il Traffic Jam Assist che adesso è parte integrante del Cruise Control Adattivo. Molto reattiva e stabile, Macan 2019 monta un motore da 2.0 l e 245 Cv che le consente una velocità di 225 km/h e di accelerare da 0 a 100km/h in 6”5. Consumo medio 8,1 l/100 km, emissioni 185 CO2 g/km, prezzo da 62.000 €.

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COURTESY PORSCHE

di PIETRO T. ZOCCHI


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G R A N D E A RT E

La ricerca del Sublime Per la prima volta a Milano una straordinaria mostra racconta il contributo italiano all’arte del ROMANTICISMO , il movimento culturale che nell’Ottocento ha rivoluzionato l’ immaginario e la sensibilità del mondo occidentale.

di SONIA S. BR AGA

Vita e ideale, passione e politica, filosofia e bellezza: il Romanticismo è la rivoluzione epocale della modernità, un arabesco che muove verso l’incognito e l’impossibile nel segno dell’assoluta libertà espressiva. L’arte romantica in Italia ha una storia radicata nella vicenda preunitaria del Paese. È Milano l’industriosa «officina del Romanticismo», l’epicentro di un rinnovamento che dai territori della pittura coinvolgerà ogni ambito creativo, fino a toccare Torino, Firenze e Napoli. A Milano lavorano Francesco Hayez, grande novatore della pittura storica, e Giuseppe Molteni, pioniere del ritratto ambientato. La scenografia domestica «torna al lusso di pendole barocche, letti gotici e scranni rococò». Il paesaggio, genere un tempo considerato minore, scopre l’emozione palpitante della notte, sublime contrappunto alla solarità neoclassica, e conquista scenari inesplorati come le Alpi. Sono alcuni dei temi della mostra “Romanticismo”, la prima sul contributo italiano

La suggestione della notte. Episodio del Diluvio universale di Filippo Giuseppini, 1836, olio su tela, 241×187 cm. pagina seguente , in alto: Notturno a Capri di Salvatore Fergola, 1843, olio su tela, 106×131 cm.

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CREDITI

a destra:


CARTA D’IDENTITÀ Allestita a Milano alle Gallerie d’Italia e al Museo Poldi Pezzoli, la mostra “Romanticismo” (fino al 17 marzo) espone ben 200 opere – articolate in 21 sezioni – dei più grandi artisti dell’epoca, sia italiani che stranieri, da Hayez a Corot, da Turner a Molteni, da Bartolini a Vela. È curata da Fernando Mazzocca, storico dell’arte, che dell’Ottocento è uno dei maggiori studiosi al mondo. Catalogo Silvana Editoriale. gallerieditalia.com

al movimento che ha eluso i canoni del Bello ideale e proiettato le arti nel vivo della modernità. Ne è prova la spettacolare sezione dedicata alla scultura, che apre nuovi orizzonti sulle arti plastiche dell’800. «Dopo Canova gli scultori italiani si affermano come i più virtuosi al mondo. Riscoprono il piacere dell’incanto grazie a un inedito naturalismo declinato in chiave sentimentale», spiega Fernando Mazzocca, curatore della rassegna. È un’esperienza di stato d’animo più che di stile, ma anche di indipendenza e di ribellione, in sintonia con i valori del Risorgimento sui quali si è costruita l’identità nazionale. «Attraverso la memoria del passato, che si esprime nella pittura storica e nel tema eroico, l’Italia recupera il suo orgoglio nel segno della cultura e della bellezza». Sono ben 200 le opere esposte, tra cui costumi di scena della coeva stagione operistica scaligera. «Si delinea una panoramica del Romanticismo nella sua interrelazione con lo spettacolo, la musica e la letteratura, per restituire lo spaccato di un’epoca in cui l’arte è stata realmente partecipe della vita». Non solo. «L’immaginario romantico, in cui si spazia da un’epoca all’altra con rinnovata libertà espressiva, è decisamente rifiorito».

Grande scultura. in alto: Giorgio Rhodios che uccide la moglie Demetria e poi se stesso per fuggire alla crudeltà musulmana (Saremo liberi!) di Giorgio Rhodios, 1841-1851, olio su tela, 170×142 cm. sopra: Autoritratto in gruppo di amici di Francesco Hayez, 1827, olio su tela, 42,8×32,5 cm. a sinistra: La ninfa del deserto di Lorenzo Bartolini, 1836-1852, marmo, 90×125×67 cm.

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LE ASTE

Un mix creativo Nelle vendite all’asta si punta sempre più spesso sulla contaminazione, riunendo oggetti diversi che compongono un’ ideale WUNDERKAMMER contemporanea, spesso legata all’originale visione di un collezionista. di UMBERTA GENTA

DAL MONDO 17-18 GENNAIO • CHRISTIE’S 20 Rockefeller Center, New York Importanti mobili americani, folk art e argenti 23 GENNAIO • IL PONTE via Pontaccio 12, Milano Libri e manoscritti

23 GENNAIO

Il gusto di accostare opere e oggetti apparentemente lontani fra loro, per epoca e stile, cercando segrete affinità, è una tendenza molto presente nelle aste internazionali, testimonianza di un acceso interesse del collezionismo per il modello della Wunderkammer. Ne è un esempio l’asta di Christie’s prevista a Londra il 30 gennaio, “Tales of the unexpected: Peter Petrou”, un mix eclettico di antichità, opere d’arte orientale, oggetti di storia naturale, reperti etnografici e arredi di design contemporaneo (tra i lotti di punta il tavolo Colander del designer svizzero Daniel Rohr): una stanza delle meraviglie (con stime dai 500 ai 100.000 euro), raccolta da Peter Petrou, fondatore dell’omonimo portale dedicato alla vendita di oggetti di diverse culture ed epoche. A Londra è in programma anche una vendita di stampe e fotografie firmate da artisti di fama mondiale, da Andy Warhol a Jeff Koons e Yayoi Kusama, protagoniste di “Evening & Day Editions”, da Phillips il 24 gennaio. Gli appassionati di moto storiche si appunteranno la data dell’asta di Artcurial “Rétromobile 2019 by Artcurial Mortorcars”, che dall’8 al 10 febbraio a Parigi, in occasione del Salon Rétromobile, presenta

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un’importante collezione italiana di moto da corsa, modelli unici di scooter e motocicli, con stime dai 3.000 ai 250.000 euro. Spicca tra le motociclette di prestigio – un mito degli anni ’70 –, una MV Agusta 750S. Il suo prezzo, 100.000- 150.000 euro, è incentivato dalla rarità dell’esemplare; ne esistono al mondo poco più di 1.100. □

• MILLON Salle 2 - Drouot-Richelieu, rue Drouot 9, Parigi Arte tribale 6 FEBBRAIO • SOTHEBY’S place Vauban, Parigi RM Auctions: Paris (automobili da collezione) 7 FEBBRAIO • BONHAMS Grand Palais, Parigi Les grandes marques du monde (automobili d’epoca e accessori)

Grintosa. in alto: moto MV Agusta 750S (1970). 100.000-150.000 euro (Artcurial). in alto, a sinistra: tavolo Colander di Daniel Rohr (2009). 11.200-17.000 euro (Christie’s). a sinistra: Girl with lobster di Jeff Koons (2014). Stampa con serigrafia, 22.300-33.500 euro (Phillips)


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TILES

Per vestire pareti e pavimenti Brand di punta dello spagnolo Porcelanosa Grupo, propone la collezione HighKer impostata su lastre di grande formato in grès porcellanato con texture legno, pietra naturale e cemento. Un prodotto convincente. PORCELANOSA

di FR ANCA ROTTOLA

In fatto di piastrelle per edilizia la Spagna è una realtà di tutto rispetto. Ha una nobile tradizione (si pensi al rivestimento in frammenti di ceramica del Parc Güell di Gaudí a Barcellona), fattura 3,5 miliardi di euro all’anno (5,5 l’Italia). Tra le società che più contribuiscono a tale successo va certamente menzionata Porcelanosa, fondata nel 1973 e oggi divenuta Porcelanosa Grupo, una holding di respiro internazionale cui fanno capo, nella prospettiva di una diversificazione integrata, otto aziende, Porcelanosa, Venis, Gamadecor, Systempool, L’A ntic Colonial, Butech, Noken e Urbatek, attive nei settori dei rivestimenti ceramici e lignei, cucine, arredobagno, rubinetteria e sistemi wellness, materiali per costruzione. Il tutto in una logica di continua ricerca e innovazione per un target affluente. Per il quale è stata pensata la collezione in grès porcellanato HighKer, presentata quest’anno da Porcelanosa: rivestimenti parietali e pavimenti impostati su lastre grande formato realizzate con tecnologie d’avanguardia, studiate per suggerire, grazie alla estesa dimensione, un senso di continuità visiva tra interno ed esterno, adatte anche per l’impiego in luoghi di forte passaggio, ed esteticamente ispirate alle texture di legno, pietra, e cemento. Varie le finiture proposte, disponibili in differenti serie, modelli, formati e colori: Nobu ripropone la qualità del legno nelle tonalità Roble, Arce e Natural; Bottega, Harlem, Rodano, River e Nantes si ispirano ai materiali lapidei; mentre Statuario, principale novità del 2018, stupisce con la sua finitura lucida ed è impiegato anche nelle serie Bianco, Carrara, Portofino e Sochi.

CARTA D’IDENTITÀ 900 milioni (quasi) di euro di fatturato, un complesso di 8 aziende che coprono gran parte dell’universo merceologico della casa, Porcelanosa Grupo, con sede a Vila-Real, Spagna, è presente con mille punti vendita in 150 Paesi nel mondo. In Italia ne conta 11 con 5 showroom monomarca.

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COURTESY PORCELANOSA

Novità 2018. sopra: adatte a rivestire pareti e pavimenti, le lastre di grande formato in grès porcellanato rettificato della collezione HighKer donano una sensazione visiva di continuità. Qui il modello Bottega con texture cemento, formato 120x120 cm. sotto, da sinistra: sempre da HighKer la serie Carrara, effetto marmo, formato 59,6x120 cm; e la serie River con effetto pietra, formato 59,6x120 cm.


gruppoeuromobil.com

HOMESOFTHOME Un lifestyle dalle atmosfere abitative conviviali per una collezione raffinata e dal design confortevole. Una sintesi di ricerca e creativitĂ con una produzione 100% made in Italy. Arlon divano e madia design Matteo Thun & Antonio Rodriguez. Karin poltrona, Stum tavolini e Syon tappeto design Setsu & Shinobu Ito.


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IN MOSTR A/2

PITTURA TOTALE Nei sotterranei di uno shopping center a Shanghai, la personale di KATHARINA GROSSE è un mondo tutto da scoprire. di RUBEN MODIGLIANI L’elemento centrale nell’opera di Katharina Grosse (Friburgo, 1961; vive e lavora a Berlino) è la potenza del colore, con cui riveste/investe oggetti, spazi, intere architetture. Un’occasione speciale per entrare nel suo mondo è la mostra “Mumbling Mud” ospitata al chi K11 Art Museum di Shanghai: un’installazione, divisa in cinque aree, che con i suoi oltre 1.500 mq di superficie è tra le più grandi mai realizzate dall’artista. Lo spazio in sé è particolare: si trova infatti sottoterra, al livello -3 dell’omonimo mall di lusso della metropoli cinese. L’assenza di luce naturale è compensata dal bianco totale dell’ambiente e delle luci al neon. Una volta varcato l’ingresso della mostra, però, ci si trova in una dimensione radicalmente diversa: il pavimento è inondato di

Invasioni spaziali. Opere di Katharina Grosse. in alto: The Horse Trotted Another Couple of Metres, Then It Stopped (2018). al centro: Rockaway! (2016), realizzata a New York per MoMA/PS1. a destra: Showroom (2018), dalla mostra “Mumbling Mud” al chi K11 di Shanghai.

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terra e detriti che creano dune irregolari, dove sono gettati alla rinfusa (da un uragano?) cassoni, materiali da costruzione, fasci di canne di bambù. Tutto è coperto da immensi spruzzi di vernice, come ondate di colore. È l’inizio di un viaggio in un mondo parallelo, un crescendo emozionante in cui la pittura avvolge sempre di più il visitatore. Al termine ci si trova in un salotto: libreria, poltrone, tappeti, una pianta in vaso. Ma, come nel celebre finale di 2001: Odissea nello spazio, la familiarità è solo apparente. Perché anche questo spazio è percorso da esplosioni cromatiche, come immense pennellate su un foglio bianco. Da qui si torna al mondo normale, alla vita di tutti i giorni. Al visitatore rimane un senso di euforia e l’impressione di essere stato testimone di un Big Bang creativo. Una rivoluzione che ha fatto tabula rasa di ogni concetto e categoria estetica preesistente per far nascere qualcosa di nuovo.

PABLO ENRIQUEZ. COURTESY OF THE GOLDEN MEAN. JJYPHOTO COURTESY K11 ART FOUNDATION © KATHARINA GROSSE E VG BILD-KUNST BONN, 2018

LA MOSTR A Aperta fino al 24/2, “Mumbling Mud” è organizzata da K11 Art Foundation, ente no profit che promuove lo sviluppo della scena artistica contemporanea in Cina. Chi K11, nel centro di Shanghai, è il suo museo; aperto nel 2013, collabora con le più importanti istituzioni al mondo.


marble attitude

FRAGRANCE design Giorgio Soressi


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I TA L I A N S T Y L E

Design sartoriale La personalizzazione è uno dei punti di forza degli arredi di RIFLESSI , che declinano il Made in Italy con spirito originale e innovativo. di MARIO GEROSA È un’aria giovane ed elegante, con una marcata vena artistica, la caratteristica degli arredi di Riflessi, un’azienda che da sempre affianca al bel design una notevole attenzione per la personalizzazione. Condividono tali concetti le madie arricchite da interventi pittorici e scultorei, gli specchi dal disegno originale e le console allungabili, che sono un must dell’azienda. Sull’idea di personalizzazione punta molto Luigi Fammiano, presidente di Riflessi. «Tutti i nostri prodotti possono essere considerati unici. Siamo in grado di offrire un servizio sartoriale, con mobili realizzati su misura, di qualsiasi colore, in tempi brevi, in base alle indicazioni del cliente». Alla versatilità, gli arredi di Riflessi affiancano poi, fin dalla prima ora, l’attenzione alla sostenibilità (da sempre prediligono vernici ad acqua) e alla funzionalità. Proprio dallo studio delle esigenze del vivere quotidiano, 11 anni fa sono state ideate le prime console allungabili, divenute un classico di Riflessi, che investe molto sui giovani. «Per questo abbiamo creato il Riflessi Lab, dove si dà spazio alle nuove leve del design», nota Fammiano. Last but not least, gli specchi: ci sono più di 90 modelli, e tra questi alcuni sono disponibili in otto dimensioni, sempre nell’ottica della versatilità e della personalizzazione. □

Forma e materia. sopra: lo specchio Diamante, che grazie alla sua particolare conformazione riflette la luce da ogni angolazione provenga. a destra: la console Living nella versione in ottone spazzolato a mano. in alto: madia Picasso in rovere e

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lampade Dodo T. Sono tutti arredi di Riflessi, i cui prodotti vengono ideati e realizzati in Italia. Recentemente l’azienda ha aperto due nuovi showroom, a Bari e a Bergamo. Inoltre è in programma l’apertura di uno showroom a Miami.


AN EVENT BY


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NEW TRENDS

Dialoghi d’arte Al BR AFA ART FAIR di Bruxelles è di scena un’ idea di collezionismo incrociato, che tende a creare nuove suggestioni, superando le classiche divisioni di epoche e stili. di MARIO GEROSA

Antico, moderno, design. a sinistra: orologio raffigurante Atena attribuito a Claude Galle (1759-1815) in bronzo e marmo (La Pendulerie, Parigi). sopra: Concrete Chair di Jonas Bohlin (Axel Vervoordt, Wijnegem). sotto: Beard Alert 2015 di Gilbert & George, 2016 (Bernier/Eliades, Ixelles). in basso: mobile bar di Osvaldo Borsani, 1945 (Robertaebasta, Milano).

C’erano una volta le classiche fiere dell’antiquariato, dove ogni specializzazione era ben separata e distinta dalle altre. Oggi tutto è cambiato, e il Brafa di Bruxelles, une delle fiere più autorevoli del mondo, sposa la nuova tendenza, che punta su un’idea di collezionismo incrociato, suggerendo corrispondenze tra movimenti e stili diversi tra loro. Gli stand dei 133 espositori belgi e internazionali seguono una disposizione che favorisca la ricerca di affinità, tra l’archeologia e l’arte contemporanea, tra l’arte africana e i mobili déco, tra il design d’autore e le rarissime tavole dei maestri del fumetto. Una rassegna incentrata su possibili affinità elettive, che permette di rivivere quattromila anni di storia dell’arte, in una fiera con pezzi di livello museale. Tra gli stand, poi, saranno esposti cinque lavori su larga scala di Gilbert & Ge-

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orge, gli ospiti d’onore. Quest’anno il Brafa festeggia un traguardo importante: la 64esima edizione della fiera, proposta per la prima volta nel 1956, coincide con il centenario della Belgian Royal Chamber of Antiques and Art Dealers, che presenterà una mostra di opere provenienti da collezioni private, acquistate in gallerie di membri della Camera. Completano l’offerta di questa edizione i Brafa Art Talks, una serie di lezioni giornaliere su vari temi dell’arte, tra cui l’A rt Déco sovietico e l’eredità di Pieter Bruegel il Vecchio. FIER A E DINTORNI Il Brafa Art Fair si tiene dal 26 gennaio al 3 febbraio, a Bruxelles, al Tour & Taxis, avenue du Port 86 (brafa.art). Durante il soggiorno, si possono anche visitare il Museo Reale per l’Africa centrale, appena riaperto, e la mostra “Night Fever” all’Adam - Brussels Design Museum.


Poltrona Twist, tavolino City (by Castello Lagravinese) sospensione Rodin IMM Colonia 14-20 Gennaio 2019 HALL 11.3 Stand S051

www.cantori.it


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I N N OVA Z I O N E

Bellezza invisibile Il nuovo controtelaio per porte Luce di ECLISSE è studiato in modo da consentire, all’ interno della parete in cui è alloggiato, l’ inserimento di cablaggi e interruttori. Tradotto: più libertà per l’ interior designer.

Intelligenza nel muro. in questa pagina: il controtelaio Luce (brevettato) è il primo sul mercato predisposto per l’inserimento, nella stessa parete nella quale è alloggiato, di punti luce, termostati, interruttori e

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cablaggi vari. Una minirivoluzione firmata Eclisse che esalta la libertà di progettazione dell’interior designer consentendogli un più razionale e flessibile trattamento delle pareti.

Volete una porta che scompare, a scorrimento, nella parete o che sia complanare al muro? Non potete non ricorrere ai controtelai firmati Eclisse: sono una sentenza. Frutto di una ricerca continua sull’insieme e sul dettaglio testimoniata da oltre 40 brevetti, sfoggiano una qualità ineccepibile, sono facili da installare e molto duraturi, offrendo prestazioni funzionali che non si alterano nel tempo. Sono belli anche se nascosti dentro il muro: quasi spiace non poterli vedere una volta inseriti. Si diceva della semplicità di installazione: essa è garantita da particolari costruttivi intelligenti e intuitivi che favoriscono la progettazione e la messa in opera dei vari tipi di controtelaio traducendosi in vantaggi concreti per l’utilizzatore. Un esempio di ciò sono i controtelai della linea Luce predisposti per i cablaggi in modo da consentire di avere interruttori e punti luce in prossimità del vano porta. La speciale struttura interna del controtelaio fa sì che vi sia lo spazio per il passaggio dei cavi elettrici, senza il bisogno di avere batterie o comandi in radio frequenza. Un prodotto “amico” che permette il posizionamento di 10 scatole elettriche, 5 da un lato e 5 dall’altro di ogni anta.

COURTESY ECLISSE

di FR ANCESCA VINCI


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AG E N DA PROGETTO E AMBIENTE Design Museum, Gent

LEZIONI DI STILE Le grandi fiere internazionali per cogliere le nuove del paesaggio domestico, le innovazioni di Dior e dei maestri del Bauhaus, e il design sostenibile.

TENDENZE

f ino al 21 aprile Negli ultimi anni si è assistito alla progressiva diffusione dei materiali compositi (fibre e bioplastica), usati per rispondere alle grandi sfide di domani come sostenibilità ambientale e industria 4.0. Un’ampia selezione di progetti nella mostra “Fibre-Fixed. Composites in Design”, con autori come Michael Young e Raw-Edges Design Studio.

di SONIA S. BR AGA

LA FORMA DEI SOGNI Victoria & Albert Museum, Londra

dal 2 febbraio al 14 luglio Nel 1947 cambiò il volto della moda lanciando il New Look. Oggi “Christian Dior: Designer of Dreams” celebra il grande couturier con più di 500 pezzi tra fotografie, abiti e profumi che raccontano la sua visione. Una sezione illustra le sinergie della Maison con famosi brand britannici. ABITARE ALLA FR ANCESE Centro fieristico Paris Nord Villepinte, Parigi

Con il tema “Excuse my French!” torna Maison & Objet, la fiera parigina del design e della decorazione. Al Trend Forum, osservatorio delle tendenze, sarà protagonista il mood della nuova scena francese, le cui parole chiave sono fusion, mix’n’match, classic twist. Designer dell’anno è Sebastian Herkner, 37 anni, a suo agio tra modernità e tradizione.

Spirito green. in alto: Ecocapsule di Tomáš Žáček & Soňa Pohlová, 2015. qui accanto: Bell Coffee Tables di Sebastian Herkner. a sinistra: un bozzetto di Christian Dior (nel tondo) per la collezione Haute Couture A/I 1950.

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©ECOCAPSULE HOLDING. ©STUDIO SEBASTIAN HERKNER. ©CHRISTIAN DIOR

dal 18 al 22 gennaio


Materie. lampade Varjo di Umberto Garcia, all’imm Cologne, sezione Pure Talents Contest. sotto: sedia Hosta in bronzo e rame di Claude Lalanne, 2018. al centro, a sinistra: tavolini di Marcel Breuer, 1926. in basso: Unbound, applicazione in realtà virtuale per visitare la mostra “Sagmeister & Walsh: Beauty”.

TREND E TALENTI

a sinistra:

Centro fieristico Koelnmesse, Colonia

dal 14 al 20 gennaio Sono attesi più di 1.450 espositori all’imm Cologne 2019, una fiera che è un punto di riferimento per scoprire i nuovi trend dell’arredamento, che quest’anno torna con LivingKitchen, salone internazionale delle cucine. Adesioni record (926 da 69 nazioni) per Pure Talents Contest, il concorso annuale rivolto ai giovani designer emergenti.

UNIVERSO LALANNE Ben Brown Fine Arts, Londra

f ino al 25 gennaio

L’OLANDA E IL BAUHAUS Boijmans Van Beuningen Museum, Rotterdam

L’interior designer Manfredi della Gherardesca trasforma la galleria in una sala da tè dal tocco surrealista che mette in mostra l’universo creativo di Claude e FrançoisXavier Lalanne. Oltre 60 le opere esposte dagli anni ’60 a oggi, tra cui nuovi pezzi di design art ornati da un delicato foliage.

dal 9 febbraio al 26 maggio DESIGN ETICO Mak Museum, Vienna

f ino al 31 marzo L’estetica della bellezza nell’etica del buon design. È questo il fil rouge di “Beauty”, il nuovo progetto espositivo di Stefan Sagmeister e Jessica Walsh. Il duo creativo basato a New York propone una serie di installazioni immersive sul tema, tra cui la scintillante Sensory Room creata in collaborazione con il team di ARCHITECTURAL Swarovski. DIGEST • ITALIA

COURTESY BEN BROWN FINE ARTS

Il 2019 segna il centenario della fondazione del Bauhaus, la scuola tedesca di arte e design che ha rivoluzionato la cultura progettuale. La mostra “The Netherlands-Bauhaus. Pioneers of a New World” descrive il contributo olandese alla storia del movimento attraverso grafica, design, arti applicate.


Sofia Boutella and Mads Mikkelsen illuminated by Mito sospeso. Watch the movie on occhio.com

a new culture of light


PORTFOLIO. Emozioni di stoffa Motivi geometrici, etnici e di tradizione animano le nuove collezioni tessili. Servizio di NICOLETTA DEL BUONO Elaborazione fotografica di DAVIDE BASSOLI

UNA GIUNGLA DI COLORI Di Casamance la tenda e il rivestimento dello sgabello in cotone Paradou con stampa digitale (137,62 € al metro), la fodera del sofà in velluto Manade (54,41 € al metro) e i cuscini in misto cotone, lino, lana e alpaca Viola, 120,78 € al metro.


PORTFOLIO.

Folclore con brio Di Osborne & Little la tenda Temara (247 € al metro), il rivestimento del sofà Arlington (127 € al metro) e la fodera del cuscino Tarbouche (216 € al metro) sulla poltrona a sinistra: tutto giocato con fantasie etniche.

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PORTFOLIO.

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PORTFOLIO.

COME UN AR AZZO

Materico e barocco

Di Dedar la tela Schwarzwald in lino, cotone e viscosa spalmata in poliuretano per una maggiore robustezza e idrorepellenza. 228 € al metro.

Fa parte della collezione Supernatural di Dedar Silkbird: misto lino, cotone e viscosa spalmato in poliuretano, antimacchia, ignifugo e idrorepellente. 228 € al metro.

IMPRESTITI DALLA STORIA E DALLA NATURA, RILETTI IN CHIAVE ATTUALE. Foliage Finitura a rilievo e preziosa lavorazione retratta per il misto cotone e seta Lotus di Agena, in 5 varianti di colore e in altezza di 138 centimetri. 139,14 € al metro.

Arreda il Quirinale Di Annamaria Alois il broccato della collezione “borbonica” Principi Colonna, in seta finissima con effetto tridimensionale a trame discontinue. 250 € al metro.

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Tradizione ed esotismo Tenda in lino ricamato Ahmenabad, 364 € al metro; dietro la poltrona, carta da parati À la table du Roi, 168 € al metro; tende in seta rigata Zanaïde, 188 € al metro: tutto di Pierre Frey, poltrona di René Prou.

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ALLA FINESTRA Stampato a doppia larghezza con grandi motivi chevron in nuances fredde o solari, il satin in Trevira CS Zazou di Elitis è resistente al fuoco, lavabile e adatto per tende. Costa 180 ₏ al metro.


PORTFOLIO.

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CONTEMPORARY HOME

METROPOLIS STORAGE SYSTEM DIVANO YORK TAVOLINI KUBICO E RIALTO


UNA TENDENZA RACCONTATA ATTRAVERSO OGGETTI, STORIE E LUOGHI.

FOCUS. PASSAGGIO A NORDEST I paesaggi, la natura, l’arte e la tradizione dei Paesi del freddo sono inesauribili serbatoi di idee. servizio a cura di NICOLETTA DEL BUONO e ALESSANDR A VALLI

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alle Terre del Grande Freddo continuano a giungere suggestioni che accendono l’immaginazione di designer e produttori. Due le direttrici di questo vento creativo. Da un lato la matrice scandinava e quella montana improntate a semplicità ed linearità, a un’ingegnosità essenziale, specchio di un genius loci che mira al sodo. Dall’altro, ecco l’anima russa, un eccesso esornativo che vuole essere una reazione calda ai rigori del clima. □

Sulla scala: plaid frangiato in lana e cashmere a disegni jacquard, 675 €; sulla poltrona: cuscini con bordi in passamaneria, da 145 €; plaid logato in maglia di lana a righe multicolori, 580 €; sul pavimento: cuscino con stemma ricamato, 205 €, e cuscino con ricami folk in velluto, 355 €. Tutto di Etro Home.


FOCUS.

Design in vetta Gli arredi, le luci, i complementi tessili per la casa di MONTAGNA .

Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 160.

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NOTTE DI MAGIA Coordinato letto per un riposo FIABESCO : motivi invernali e colori della tradizione. I motivi decorativi legati alla natura e ai paesaggi del Grande Nord caratterizzano una ampia sezione del repertorio di Caleffi. Sono perfetti, per la dimora fra le montagne, i copripiumini doubleface in puro cotone adorni di fiocchi di neve e alci stilizzati. Il sonno si popola di sogni da favola.

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a sinistra: completo copripiumino doubleface Crystal, da 85 â‚Ź.


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1 – Tavolino della collezione Setacci di Amura, finitura oro brunito e cuoio,di Emanuel Gargano, Anton Cristell, Elisabetta Furin, Rosaria Copeta, 1.079 €. • 2 – Tavolo InOut 871 di Gervasoni, in teak invecchiato e piano a doghe in cemento effetto legno, 3.494 ¤. 3 – Hideout lounge chair di Front per GTV, in paglia di Vienna, massello di faggio curvato, e tessuto a tema invernale. 3.507,50 €. • 4 – Uno scoiattolo e una ghianda nel lume in ceramica opaca Sherwood & Robin di Matteo Ugolini per Karman, da 476 € • 5 – Di Sergio Leoni, Mcz, la stufa a legna free-standing Marlene he sfrutta il riscaldamento ad accumulo mitteleuropeo, 4.060 € . • 6 – Abeti in cedro della collezione Xmas di Riva 1920, 100 € l’uno. • 7 – Scaletta in larice invecchiato e finito a olio, della linea Mountain Modern City di Mobart Ben, 294 €. 8 – Pouf Resting Bear di Front per Vitra, vestito in maglia, 849 €.

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FOCUS.

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L’eco del Nord Linee asciutte, colori chiari, materiali caldi: il FREDDO, in casa, si combatte anche così. 3 1 – Il paravento Kazimir, disegnato da Julia Dozsa per Colè, da 1.394 ¤. 2 – Cabinet Justine, ideato da Matteo Cibic per JCP Universe, in legno e metallo, dall’allure magica, nei colori bianco e oro, 19.886 ¤. • 3 – La poltroncina tessile Pila 47, di Nava + Arosio per Rubelli Casa, costa 1.976 €. 4 – Carrello contenitore in noce Canaletto e marmo, Alfred, di Giorgetti: ha cassetti che ruotano a ventaglio su due perni, il prezzo è 14.375 ¤.

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 160.

5 – Scaletta, ma anche mensola, e console, Altaquota di Lorenzo Damiani per la collezione Fontanot Design, è trasformabile. In vendita online, in questa versione costa 470 €. 6 – Orecchini Luft (in tedesco: aria) di Francesca Mo, con gruppi di zirconi o singoli diamanti e foglia d’argento che paiono “galleggiare” nel nulla. 190 €. • 7 – Specchio esagonale Ego composto da tre elementi, in varie finiture: di Porada, circa 750 €. • 8 – Lampada a sospensione Bon in lega di zinco, della collezione Tivoli by Normann Copenhagen, circa 170 €.

GIOCO DI SCACCHI Disegni a quadri e morbide tinte unite, fantasie per scaldare, con stile, le TEMPER ATURE più basse. Un marchio duttile, che reinterpreta i motivi della tradizione, Casamance offre collezioni adatte a vestire i brand della decorazione d’interni, con proposte dalle ispirazioni più varie. La collezione Edinburgh 3 rivisita, con accenti di contemporaneità, i temi più classici. a sinistra: Balmoral, sul pouf, 176,41 € al metro e Arpège, Mato, per i cuscini Casamance. ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA 75


FOCUS.

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I fasti degli zar Oggetti “barbari”, iperdecorativi e massimalisti, ispirati alla SANTA MADRE RUSSIA : quando l’eccesso diventa armonia.

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1 – Piatti Oro di Doccia di Richard Ginori, da 88 €. • 2 – In bronzo patinato, la panca Anita di Francis Sultana per David Gill Gallery costa 10.030 €. • 3 – Di Rosenthal, la tazza Russian Dream celebra i 25 anni di Rosenthal meets Versace. 185 €. 4 – Candelabro elettrificato Royal di Saint-Louis, in cristallo soffiato e oro con paralume in carta di riso. 20.500 €. • 5 – Vita al Cremlino: con i sofà Montgolfière, da 3.820 €, i tappeti Paris e London, 5.430 l’uno, e i tavolini Chess, da 860 €, tutto di Marcel Wanders per Roche Bobois. • 6 – In acciaio, il samovar di Sambonet rivisita il tipico bollitore russo. 1.090 €. • 7 – Di Pierre Frey il jacquard Bolchoi, 203 € al metro, il jacquard Volga (sui cuscini, 196 € al metro) e il taffetas Zephyr, 152 € al metro. • 8 – Cabinet Coromandel di Fornasetti, in legno e foglia d’argento, dipinto a mano. 10.500 €.

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 160.

DALLE SALE DELL’ERMITAGE Una collezione di TAPPETI ispirata alla sontuosa corte russa. Evoca gli sfarzosi interni del Museo Ermitage di San Pietroburgo – che ospita una delle più importanti collezioni d’arte del mondo – l’omonimo tappeto che va ad arricchire la Palace Collection di Illulian: in lana e seta, annodato e cardato a mano, e tinto con brillanti colori vegetali, con i suoi decori e il suo effetto “used” è carico di suggestioni storico-artistiche.

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sopra: Hermitage di Illulian, da 549 € al metroARCHITECTURAL quadrato. DIGEST • ITALIA 77


FOCUS.

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Idee no-frost ALTE LATITUDINI: cromie, forme, tessuti,

per regalare un tocco di calore. 3 1 – Il radiatore Origami Plug&Play, estensibile e ripiegabile, di Alberto Meda per Tubes, da 2.196 €. • 2 – Panca Beam di Massimo Castagna per Flou: con cuscino (optional, da 270 €), in rovere di recupero, costa 3.160 €. • 3 – Mobile contenitore Portico di Ferruccio Laviani per Emmemobili: dalla forma architettonica, in noce Canaletto con ante laccate lucide, da 14.050 €. • 4 – Imbottita come un piumino, Undecided Chair nella versione dormeuse, di Illka Suppanen e Raffaella Mangiarotti per Manerba, da 2.400 €.

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5 – Di Front per Vitra i pinguini dormienti Resting Bird della collezione Resting Animals, in ceramica lucida, rispettivamente 95 € e 75 €. • 6 – Sedia della collezione 118, ideata da Sebastian Herkner (nella foto) ispirandosi al modello 214, un’icona di Thonet: 348 €. 7 – Poltroncina Nym Soft di Cazzaniga, Mandelli, Pagliarulo per Pedrali, con gambe in massello di frassino, da 770 €. • 8 – Vetro artistico Both Sides Now, pezzo unico di Ida Wieth-Knudsen per Vessel Gallery, esposto in occasione della mostra New Scandinavian Glass. 7.235,32 €. Fotogafia di Ester Segarra.

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Gli indirizzi delle aziende si trovano a pag. 160.

4 RIVISITAZIONI Il know-how manuale nordico, nel TAVOLO DA LAVORO in legno. Di design.

sopra: Sloyd Bench di Snøhetta per Sawaya & Moroni, da 70.000 €.

Un pezzo nato dalla tradizione dei Paesi scandinavi, ideato da Uno Cygnaeus in Finlandia nel 1865 per insegnare la lavorazione del legno e poi diffusosi anche negli USA con il nome di Sloyd, o Educational Sloyd. Qui nell’odierna reinterpretazione dello studio norvegese Snøhetta per il brand Sawaya & Moroni.


CASE. Questo mese AD visita cinque interni di PARIGI: un appartamento in cui prevale il BIANCO ASSOLUTO, una residenza giocata sui contrasti tra ANTICO E MODERNO, una dimora dalle infinite PROSPETTIVE , una casa che coniuga ARTE E DESIGN , e un’abitazione che è anche un ATELIER creativo. Poi, a LONDRA , racconta un originale appartamento di gusto FASHION e un elegante interno in cui domina l’ITALIAN STYLE , e infine descrive un’architettura delle DOLOMITI che reinterpreta le forme della TRADIZIONE .

KATE MARTIN/LIVING INSIDE

In una casa londinese, una sedia anni ’50 accanto alla console Revolution di Villiers con piano in granito.


BIANCO ASSOLUTO Due sole richieste: total white e gli spazi necessari a ospitare importanti pezzi antichi. La ristrutturazione di un grande appartamento parigino nel XVI ARRONDISSEMENT è partita da qui.

interior design di STÉPHANIE COUTAS testo di ELENA DALLORSO fotografie di FR ANCIS AMIAND

Trame preziose. La sala da pranzo, con il tavolo e le sedie disegnati da Joseph Walsh (pezzi unici). Il lampadario in cristallo è Mira di Quasar. Tappeto intrecciato in argento su misura (Patterson Flynn Martin). La scultura greca antica è della proprietaria, così come le opere alla parete, una serie di ricami in seta e filo d’oro del XVI secolo. Lampada a parete in alabastro (Alain Ellouz).

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Mix d’arte. sopra: nel living, grande specchio di SC Edition. La cassettiera, l’armadio e il tavolino intarsiati sono pezzi d’antiquariato siriano. Lo specchio al soffitto è di SC Edition. Divani Minotti. pagina precedente: nell’ingresso, la scultura dei piedi è di Louis Durot (circa 1970). Alla parete, quadri cinetici di Marc Cavell (Maison Rapin). Il cactus è di Guido Drocco e Franco Mello (Gufram). La lampada in argento su disegno di SC Edition è composta da pezzi di vetro vintage. Le cornici argentate sulla parete in selenite racchiudono pannelli Lalique di SC Edition.

S

edicesimo arrondissement, cuore lussuoso di Parigi. In un bellissimo edificio hauss­ manniano Stéphanie Coutas ha disegnato un appartamen­ to di 300 metri quadrati tutto intorno a una palette di bian­ co che amplifica e illumina lo spazio. «Le richieste della proprietaria sono state solo due: il bianco prevalente e l’integrazione, ne­ gli arredi, di armadi e mobili siriani antichi che aveva ricevuto in dono da suo padre, uno dei massimi esperti al mondo di quel tipo di antiquariato», spiega l’interior designer. «Ovviamente quei pezzi, come la ric­ chissima collezione di antichità della pro­ prietaria, sono diventati il focus intorno al quale si è sviluppato l’intero progetto». Cosa

non facile, dal momento che hanno dovuto convivere con l’idea di décor dello studio SC Edition, che ha per esempio ridisegnato la cornice di ogni singola opera d’arte per evi­ denziarne la bellezza. Tutto è bianco, con diverse sfumature, tal­ volta interrotto da pennellate di colore per un effetto pop a sorpresa: «Volevo comuni­ care la sensazione di trovarsi in una specie di museo, l’idea di una cornice importante che contenesse però un ambiente caldo e ac­ cogliente», spiega Coutas. «Mi sono orien­ tata verso ogni tipo di materiale bianco, dalla pelliccia alla pelle, al marmo, che ho declinato in tessuti e rivestimenti morbidi, luminosi, alcuni spazzolati, altri stampati, e in finiture diverse, lucide e matte per con­ servare ovunque un senso di spontaneità».

La grandissima hall geometrica ne è un esempio: il candore del marmo scintillante del pavimento si riflette sulle pareti in selenite che ospitano grandi quadri cinetici di Marc Cavell e una serie di cornici argentate create da Stéphanie Coutas per contenere dei pan­ nelli Lalique. Due grandi sculture originali disegnano una diagonale nello spazio illumi­ nato da un lampadario su disegno di SC Edi­ tion composto da centinaia di frammenti di vetro di recupero: i piedi di Louis Durot e un cactus di Guido Drocco: «Questa è forse una delle zone dell’appartamento che preferisco», dice Stéphanie Coutas. «L’abbiamo comple­ tamente ridisegnata perché volevamo creare, per chi entrasse, una prima impressione forte. I pannelli Lalique, inseriti nella parete di se­ lenite, sono complementari a un grande 

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Tutto è bianco, con diverse sfumature, talvolta interrotto da pennellate di colore per un effetto pop a sorpresa. specchio di metallo e vetro serigrafato che fa come “fiorire” l’opera d’arte che contiene». Da qui si apre la sequenza di stanze che formano la zona giorno: la sala da pranzo, il salone e la cucina. La sala da pranzo, opulenta e unica, è il risultato della collaborazione tra l’interior designer e Joseph Walsh, un giovane artista irlandese scelto insieme alla proprietaria. Sono di Walsh il tavolo e le sedie, pezzi unici con un motivo dorato che richiama i colpi di colore del lampadario di cristallo Mira di Quasar, che come una cascata irradia la stanza di luce. Su un lato una scultura greca della proprietaria e vari altri oggetti di antiquariato (tra i quali dei ricami in seta e filo d’oro del XVI secolo) sono il nucleo intorno al quale si è sviluppato il concetto del décor. Definito il layout, lo studio ha cominciato a disegnare soluzioni d’arredo e mobili su misura, affidandosi al savoir-faire di brillanti artigiani e alla qualità di grandi aziende di design (come Minotti per le sedute o Cassina per i letti). «Abbiamo utilizzato una grande varietà di texture, come lo zigrino, la pergamena, il vetro soffiato, il cristallo, per “aprire” lo spazio», spiega Stéphanie Coutas. Nella grande camera padronale il bianco dominante è interrotto soltanto dalle macchie di colore della scultura Solid Liquid di Arik Levy e dalla seduta Tongue di Pierre Paulin per Artifort rivestita in tessuto Kvadrat Tonus 4. Il resto è bianco, come il letto Volage 

Riflessi. a destra: sul tappeto custom in seta (Maison Stark), il coffee table è un pezzo unico in vernice e vetro. Divani e cuscini Minotti.Il camino è su disegno di SC Edition. Sopra, una collezione di oggetti antichi della proprietaria. Il lampadario, disegnato da SC Edition e creato da Lasvit per la cliente, è fatto di 150 pezzi di vetro sfaccettato che pendono dal soffitto in metallo cromato.

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di Cassina con la testata in pelle, i comodini disegnati da SC Edition in legno lavorato e cornice cromata con top in vetro, il tappeto su misura creato per SC Edition da J.D. Staron. La sala da bagno en suite è tutta bianca (più un Balloon Dog arancione di Jeff Koons per MSP), con pavimenti e pareti in marmo Calacatta, una grande specchiera orizzontale di Designflooring e lavandini in Corian di Cosmic con rubinetteria Rettangolo Gessi. Stesso schema, un po’ ridotto, per la seconda camera da letto, anche questa con un Volage Cassina appoggiato a una parete con carta da parati Panoramic di Wall&Decò e comodini Fendi in zigrino e lacca.

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Tocchi di colore. sopra: carta da parati Panoramic (Wall&Decò), letto Volage (Cassina), comodini in zigrino e lacca (Fendi). sotto: la sala da bagno in marmo Calacatta con lavabo Cosmic Sink (Corian) e vasca Ilot (Aquamass). Balloon Dog di Jeff Koons (MSP). a sinistra: letto Volage (Cassina), comodini custom disegnati da SC Edition. Seduta Tongue di Pierre Paulin (Artifort). Tappeto su misura creato per SC Edition da J.D. Staron. Scultura Solid Liquid di Arik Levy per Artifort. pagina precedente, in basso: nella cucina, divanetto rivestito in tessuto Osborne & Little (Flexform) e calciobalilla in noce e cristallo Teckell. Lampada Orion (Quasar).

La cucina superfunzionale (il piano di lavoro è in quarzo bianco), concepita come uno spazio da vivere davvero, è impreziosita da opere d’arte contemporanee della padrona di casa e da un lussuoso calciobalilla di Teckell in legno di noce e cristallo. Di fronte all’isola con il forno, un divano Flexform ricoperto in tessuto di Osborne & Little accoglie gli ospiti come in un teatro domestico. Il piacere della sorpresa è il filo conduttore dell’intero progetto di Stéphanie Coutas, che amalgama armoniosamente linee neoclassiche e incursioni contemporanee, total white e spot cromatici, design moderno e antichità preziose, nel segno di un’autentica joie de vivre. FINE

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Giocare col colore. qui accanto: la scala che collega il piano terra al primo piano. Accanto alla console Revolution (Villiers), una sedia originale anni ’50. A parete, l’applique Ring (CTO) nella finitura bronzo scuro. a sinistra: un angolo del living, con i particolari tendaggi in velluto senape. Le sedute sono realizzate su disegno e rivestite in tessuti preziosi: un velluto di Nobilis per il divano, un cotone micromaculato di Jim Thompson per il pouf. Coffee table Farfalle di John Tomjoe per Portuondo.

Paris in London La casa di una coppia francese nella capitale britannica, un edificio vittoriano nell’esclusivo quartiere di HOLLAND PARK . Un mix eclettico fatto di stucchi, lampadari anni ’50, fotografie d’autore e design contemporaneo.

LIVING INSIDE

interior design di PETER MIKIC testo di DORIAN MAY — fotografie di KATE MARTIN

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aroline Sciamma-Massenet è stata una modella e oggi è una fashion designer; il marito Arnaud Massenet, finanziere, è uno dei fondatori di Net-a-Porter. È naturale che la loro casa londinese sia un manifesto di chic contemporaneo, un concentrato di stile e di pedigree fashion. «Moda e design di interni parlano lo stesso linguaggio, e lo spazio dove vivi deve rispecchiare il tuo stile per poter resistere alla prova del tempo», spiega Caroline, che per un periodo ha lavorato come stylist a Vogue Paris a fianco di Carine Roitfeld, la Grande Dame del cool parigino: un’esperienza che ha lasciato un segno sul suo gusto. «Con Carine ho imparato a mettere insieme stili opposti e farli vivere in armonia», spiega. «Come nella moda, mi piace accostare cose spiritose, pezzi minimali, opere d’arte piene di colore». L’edificio è una grande palazzina vittoriana a Holland Park, uno dei quartieri più esclusivi della città. «Di questa casa 

«Moda e design di interni parlano lo stesso linguaggio, e lo spazio dove vivi deve rispecchiare il tuo stile per poter resistere alla prova del tempo».

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Glamour e ironia. sopra: un’altra zona del grande living. Sopra il caminetto, un ritratto di Kate Moss firmato dal fotografo di moda Sølve Sundsbø. Lampadario originale anni ’50, poltrona anni ’30 rivestita in montone di Flemming Lassen, tappeto su disegno. pagina precedente: nell’angolo bar le bottiglie sono all’interno di un mobile anni ’50 di Gio Ponti. Tavolino-glacette Flamingo di John Tomjoe per Portuondo.

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Arte da vivere. in questa pagina, dall’alto in senso orario: la cucina, con la zona pranzo realizzata nel bow-window. Il lampadario fatto di lenti è un lavoro di Stuart Haygarth (Carpenters Workshop). L’ingresso della casa: sul treppiede poggia il volume The Rolling Stones (Taschen) in edizione per collezionisti. La sala da pranzo, col lampadario Ferro Vitro di Cox London e il tavolo di Barn in the City; sopra al caminetto un lavoro di Damien Hirst. La scala attraversa tutto l’edificio; al centro è stata posta una sospensione di Jamb. pagina precedente: ancora l’ingresso, con il divano originale anni ’50 (a cui è stato cambiato il rivestimento) e una fotografia di Wim Wenders.

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ci sono subito piaciuti la struttura e il ritmo degli ambienti, ma aveva un disperato bisogno di personalità», spiega Caroline. Che in quel momento stava anche lanciando SKIIM, la sua linea di abbigliamento. Il tempo e le energie da investire nell’arredamento erano pochi. Così col marito hanno chiamato Peter Mikic, interior designer e soprattutto amico, chiedendogli di orchestrare una trasformazione veloce e piena di stile. La tavolozza cromatica ha così preso corpo in modo naturale, partendo dalle tende in velluto senape del salotto, che incorniciavano l’ampio spazio e davano personalità. Creare dei punti di riferimento in questo ambiente, uno spazio che rischiava per le sue dimensioni imponenti di essere freddo, era fondamentale per creare un senso di intimità. Mikic quindi ha progettato un tappeto ispirandosi a un dipinto Art Déco. Una poltrona modernista di Flemming Lassen, rivestita in montone, contrasta

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la formalità dei divani in velluto, e lo spazio è dominato da due spettacolari lampadari a sospensione in ottone anni ’50 che Caroline e Arnaud, appassionati di design d’epoca, hanno trovato a Parigi alle Puces. Una delle scoperte di cui vanno più fieri è un mobile di Gio Ponti, sempre degli anni ’50, utilizzato come bar. Lì accanto è posto un divertente tavolino-glacette con zampe da fenicottero, uno dei pezzi preferiti di Arnaud: «Hanno entrambi personalità molto francesi, piene di ironia», osserva Mikic. «La cosa interessante di questi loro interni è che riflettono la loro passione per la vita: il loro amore per l’arte e per l’antiquariato. E la capacità di dare feste memorabili». Lo stesso gusto per i contrasti è protagonista anche nella sala da pranzo, che ha soffitti di grande altezza, modanature e caminetto (funzionante). Anche qui il tono è dato da un lampadario-scultura in ferro e vetro, mentre le sedie (realizzate


Oro, argento & optical. qui accanto e a sinistra: la suite matrimoniale, al primo piano della casa. L’elemento principale è il letto, il cui rigore è bilanciato dalle linee morbide del divano e dalla poltrona (tutti realizzati su disegno) e dal mobile nero e oro Napoleone III. sotto: il bagno della suite, in marmo rosso Breccia Pernice, ha pareti rivestite con carta da parati effetto optical Zebrawood (Cole & Son).

La suite matrimoniale ha una doppia anima: metalli ed elementi tessili, maschile e femminile. Il tocco personale dei padroni di casa è un piccolo mobile Napoleone III.

su disegno) sono rivestite in tessuto con fantasia ispirata alla pelle dell’anaconda. La cucina, invece, è stata pensata come un luogo semplice, domestico. «Mi piace prendermi del tempo per cucinare, magari mentre i bambini sono al tavolo vicino alla finestra a fare i loro compiti, colorare, mangiare», racconta Caroline. «E trovo bella l’idea di aggiungere degli sgabelli: quando arrivano amici con bambini in cucina non ci sono mai abbastanza posti a sedere. Così abbiamo risolto il problema». Un lampadario dell’artista Stuart Haygarth, fatto con centinaia di occhiali trovati in negozi di beneficenza, riempie la stanza di una luce scintillante – ed è un altro tocco di un design leggero. Per la suite matrimoniale, al piano superiore, sono usati metalli ed elementi tessili: una doppia anima, maschile e femminile. «Anche questo è un ambiente di grandi dimensioni, dove i toni metallici delle pareti e del letto sono resi più soft dal divano

in velluto rosa e dalla poltrona in tessuto bianco bouclé, che creano subito un’atmosfera rilassata». Il letto a baldacchino è un progetto di Mikic, mentre i comodini in foglia d’oro, trovati alla galleria Talisman di Londra, aggiungono una sfumatura di brio. Qui il tocco personale dei padroni di casa è rappresentato da un piccolo mobile nero e oro Napoleone III. E il guardaroba della padrona di casa è come un archivio superorganizzato: «Possiedo molti pezzi vintage che amo mescolare con la mia collezione SKIIM», afferma. «Le mie ispirazioni? Le icone del cinema francese degli anni ’60 e ’70». Il bagno della suite era in un marmo dall’intensa tonalità mattone, che la coppia era indecisa se conservare. L’idea qui è stata usare una carta da parati dal forte pattern avorio/nero. «Oggi è uno degli spazi che preferisco, perché abbiamo creato un contrasto imprevedibile», conclude Caroline. «Ed è questo che lo rende unico». FINE

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Note di charme Lo spirito autentico di PARIGI viene evocato con gusto e originalità in un appartamento a due passi dagli Champs-Elysées dove l’antico e il moderno vivono in sintonia, creando riuscite contaminazioni di stile. testo di SERGE GLEIZES — fotografie di XAVIER BÉJOT

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egli oggetti, nei mobili, nelle decorazioni si sente, inequivocabilmente, lo spirito di Parigi. Uno stato d’animo, un modo di essere, un’atmosfera, che non si può spiegare. Un quid che si evoca soltanto, e che quando emerge inevitabilmente affascina, soprattutto quando si tratta dell’arredamento di una casa. Lo si potrebbe definire genius loci, ma in verità è qualcosa di ancor più sottile, che non si lega direttamente alla storia e alla tradizione, bensì a un approccio più emozionale. Un mood che David Jimenez ha saputo cogliere magistralmente, lasciando aleggiare lo spirito della città in questo appartamento di ottanta metri quadrati in un palazzo haussmanniano dell’VIII arrondissement, non lontano dagli Champs-Elysées. Ogni mobile, ogni oggetto, ogni dettaglio qui racconta una storia di stile. Sul piano di un secrétaire Impero è posta una statuina in terracotta, accanto a rari libri d’arte. Sulle pareti incorniciate dalle modanature delicate, acquerelli 

Classico. pagina precedente: un angolo del soggiorno, con il secrétaire Impero. Accanto al tavolo in stile Impero (Baker Furniture), una poltrona di gusto settecentesco con tessuto di Ralph Lauren. Sul fondo, un dipinto di Talbott degli anni ’50. In primo piano, uno sgabello in ferro battuto, con cuscino in velluto di Pierre Frey. a destra: il corridoio, riflesso in uno specchio. Sul tavolo in stile Impero (Baker Furniture), una coppa neoclassica in terracotta.

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Corrispondenze. sopra: un altro scorcio del soggiorno. Sul tappeto berbero Beni Ouarain poggia un tavolino di Maison Jansen degli anni ’60. Davanti al camino, una bergère Luigi XV (Yveline Antiques, Parigi). Alla parete, opere di Joan Miró, Jacques Nestlé, Lutka Pink, e una fotografia di Kurtis Markus. pagina seguente: una testa di gusto classico su un tavolo col piano in marmo degli anni Venti. Accanto al cabinet, disegni cubisti e acquerelli di Paulina Everitt.

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e fotografie in bianco e nero confermano la passione del padrone di casa per l’arte. Dettagli di stile che raccontano un gusto per la contaminazione di diverse forme espressive. Una propensione che si ritrova nel piacere di mischiare mobili dell’Ottocento e arredi contemporanei, scovati con occhio da intenditore nelle gallerie americane e francesi: alcuni sono stati acquistati da Coup D’Etat a San Francisco, altri da Blackman Cruz a Los Angeles, o ancora da Yveline Antiques a Parigi. Questi arredi e oggetti decorativi, tutti accomunati da una forte perso-

nalità, vengono affiancati con un senso innato delle proporzioni e dei colori, giocando sia con le affinità, sia con i contrasti, dando vita a una serie di associazioni inedite, che rendono ogni ambiente un vero e proprio esercizio di stile. Succede, per esempio, con la moquette maculata come il manto di una pantera della dressing room, un omaggio a Madeleine Castaing, una delle decoratrici predilette del padrone di casa, fonte di ispirazione per le sue creazioni, così come Alexis von Rosenberg, Tony Duquette, Billy Baldwin. «Mi sono trasferito a Parigi 


per ragioni di lavoro, ma soprattutto per motivi sentimentali», spiega Jimenez, direttore maketing della compagnia internazionale Draeger Paris. Prima di tutto Jimenez ama creare spazi personali ricchi di atmosfera. «Fin dal primo istante, sono rimasto affascinato dalla luce di questo appartamento, dall’altezza dei suoi soffitti, dalle proporzioni delle stanze», spiega il padrone di casa, che è riuscito a dare un tocco particolare agli ambienti, notevolmente valorizzati da una ricerca di affinità tra mobili e oggetti di differenti epoche e stili. «Il design è una mia passione fin da quando ero piccolo. Ero bambino e già decoravo la casa dei miei genitori: ricordo che cambiavo regolarmente la posizione dei mobili e dei quadri». In questo interno parigino è stato fatto un importante lavoro di restyling, ma non si è voluta cambiare la fisionomia originaria: non è stato abbattuto nessun muro e non sono state realizzate ulteriori partizioni nelle stanze. Il parquet in quercia è stato conservato e le pareti sono state ridipinte in bianco o in delicate tonalità pastello. Nella dressing room, definita con semplici tocchi di stile, quali la cassettiera Impero e lo specchio dalla cornice dorata dalla forma sinuosa, aleggia un’atmosfera da Wunderkammer. La camera padronale, che in origine era caratterizzata da un tessuto che copriva pareti, letto e finestre, è stata ripensata completamente: è stata creata un’alcova e per i muri è stata scelta una tonalità grigia molto alla moda. «Non ho cambiato nulla nella disposizione delle stanze, conferma Jimenez. «Ho lavorato soprattutto con l’altezza importante dei soffitti, con la luce e con i particolari decorativi di questo appartamento dichiaratamente parigino, per conferirgli un tocco molto personale e il massimo di comfort». Ma tutto il fascino di questo interno che sprigiona un’eleganza letteraria risiede nella personalità del suo proprietario. «Ciò che faccio nel mio lavoro ha influenzato enormemente il mio gusto per l’interior design nella sua globalità. Per contro, non mi considero un decoratore, dato che realizzo questo unicamente per me e per i miei amici». Ecco le premesse per questi ambienti dallo spirito romantico, dove si coglie un gusto massimalista. Una capacità di creare raffinate e riuscite contaminazioni che tramandano l’eleganza di un’altra epoca, declinata senza mai sfociare nel passatismo. Una rara abilità nel dar vita ad atmosfere delicate e ispirate che puntualmente raccontano delle storie, che sanno evocare in maniera delicata l’essenza stessa di Parigi, che si ammira dalle finestre ma che si sente, ben presente, tra i mobili e gli oggetti di questa abitazione dallo charme antico e moderno al contempo. FINE

Eleganza di rigore. sopra: arredi vintage anni ’60 per la cucina. Sulla destra, collezione di piatti in ceramica di Astier de Villatte. sotto: nel salottino attiguo alla terrazza, una sedia Luigi XVI e uno sgabello neoclassico con plaid di Hermès. pagina precedente: un altro angolo del salone. Accanto alla commode Impero, su cui poggia una lampada di Ralph Lauren Home, ci sono due sedie Reggenza in ebano rivestite con velluto Brunschwig & Fils. Alla parete, due applique in ottone francesi del XIX secolo .

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Alcova d’arte. sopra: la stanza padronale. Le lenzuola e le federe in cotone e seta sono di Frette, i cuscini di Pierre Frey. Alla parete, acquerelli astratti, disegni del ’900 e una foto di Gary Cooper di Cecil Beaton. sotto, a sinistra: un vaso vintage in ceramica, una scatola in malachite e una lampada di gusto neoclassico. Disegno di Sue Klein. sotto, a destra: un vaso in porcellana laccata, un portasigari Art Déco e una fotografia di Tom Styrkowicz che ritrae David Jimenez e la sua amica Merrily Jackson. pagina seguente: sulla terrazza, trasformata in un piccolo giardino, mobili in ferro battuto italiani del ’900. Piatti e tazze di Este Ceramiche Porcellane.

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La casa infinita Un appartamento nel cuore di PARIGI si snoda su tre piani, creando continue prospettive e diramazioni di spazi, con stanze ispirate al gusto degli anni ’50 e arricchite da tavole dei grandi maestri del fumetto. interior design di HÉLÈNE e OLIVIER LEMPEREUR testo di MARIO GEROSA — fotografie di STEPHAN JULLIARD styling e production IAN PHILLIPS

Vista Senna. a sinistra: la sala da pranzo. Tavolo e sedie di Eero Saarinen per Knoll International. Credenza anni ’60 di Roger Landault per Magnani (Galerie Pascal Cuisinier, Parigi). Sul tavolo, scultura White Wave S di Helle Damkjaer (Galerie Carole Decombe, Parigi). Sulla credenza, sulla sinistra Moonraker 2 di Wouter Hose (Galerie Patrick Fourtin, Parigi) e una scultura di Michel Lanos (Aurélien Gendras, Parigi). Lampade Keshi S di David Abad per Inedit Lighting. sopra: dalle finestre si vede Notre-Dame.

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uando si entra in questo appar tamento par ig ino nel sesto arrondissement, a due passi da Notre-Dame, si ha l’ impressione che gli spazi non finiscano mai. Gli ambienti si srotolano in una sequenza così articolata da dare l’idea di una progressione interminabile. Le stanze sembrano moltiplicarsi, da un lato e dall’altro, nella direzione delle finestre, che si affacciano sulla riva della Senna, e in quella delle terrazze, popolate di piante e di piccoli alberi che definiscono un’insolita vegetazione metropolitana. Prevale quindi l’idea di uno spazio aperto, dove l’occhio può continuare a vagare: l’appartamento è suddiviso su tre piani e c’è sempre qualcosa da scoprire, qualche percorso architettonico da inventarsi. E ciò che colpisce è la notevole omogeneità tra i vari 

Stile vintage. a destra: il soggiorno. Sul tappeto Bamboo di Ellypse Studio poggiano il divano Cestone di Flexform e due poltrone Lady di Marco Zanuso degli anni ’50. La scala è rivestita in marmo. in alto: un angolo del soggiorno. Tavolino basso OBA della Christophe Delcourt Collection, sgabello Cesar di Minotti.

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ambienti, resi coerenti tra loro grazie a un concept stilistico molto preciso, che punta sulla reinterpretazione dello stile degli anni Cinquanta in chiave contemporanea. Mai si direbbe che questa armonia di spazi è una creazione realizzata a posteriori, dato che in origine questo appartamento dagli spazi così fluidi e compatti era composto da tre differenti unità abitative, ripartite su tre diversi immobili. Come spiegano Hélène e Olivier Lempereur, che hanno curato il restyling dell’abitazione, «l’appartamento, che misura circa 300 metri quadrati, si estende su tre immobili d’epoca, costruiti tra il ’600 e il ’700. Si sviluppa su tre piani, dal quarto al sesto, e per arrivare alla fisionomia attuale sono stati necessari imponenti lavori di ristrutturazione: sono stati ridefiniti completamente gli spazi, abbattuti dei muri e creata una scala interna». Ci sono due letture di questa residenza: chi la visita, coglie un grande ordine e un notevole nitore, dovuto a una giudiziosa suddivisione delle funzioni, mentre a un occhio attento non sfugge l’organicità di questi spazi, risolti brillantemente creando una serie di prospettive e di volumi. Dicevamo della suddivisione delle varie funzioni abitative. Come nota Olivier Lempereur, che negli anni ’90 ha lavorato nello studio di Andrée Putman, dove ha conosciuto anche Hélène, «si arriva al quarto piano, dove si trova l’ingresso. Qui una scala elicoidale, che è un po’ la colonna vertebrale dell’appartamento, suddivide idealmente gli ambienti di questo piano. A destra c’è un salone con la sala da pranzo, a sinistra c’è la grande cucina, affiancata da una camera da letto. Il quinto piano è riservato alla zona notte, mentre il sesto comprende uno studio-biblioteca e la camera degli ospiti». Una lettura squisitamente architettonica, invece, mette l’accento sulla riuscita, sapiente, scomposizione degli spazi, con 

Minimalista. a sinistra: uno scorcio della cucina, con la cantina refrigerata di Provintech. in alto: la cucina. Il piano di lavoro in lava smaltata è di Tradition Pierre, il rubinetto è Tara Ultra di Dornbracht. Sgabelli Fredericia Spine di Space Copenhagen. Alla parete, un’opera di Michel Nedjar. pagina seguente: un salottino. Sul tappeto Polis I della Nephele Collection, di Ed Ng e Terence Ngan per Tai Ping, poggia il divano 772 di JosephAndré Motte. Alla parete, una tavola originale del Tarzan di Burne Hogarth. Sugli scaffali, vasi e candelieri di Sophie Dries.

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Fumetti e design. sopra: lo studio. Scrivania YBU e lampada PSP della Christophe Delcourt Collection. Sulla scrivania, scatola Tangram e pressepapier Horsecut di Hermès, sedia di Eero Saarinen per Knoll International. Tappeto Bamboo di Ellypse Studio. sotto: la camera degli ospiti. Comodino MUC 7 della Christophe Delcourt Collection. Alla parete, tavole di Will Eisner, Bruno Maiorana, Milton Caniff. Tessuti di Society Limonta. pagina seguente: la stanza padronale. Sulla testiera, sculture in ceramica di Nadia Pasquer (Aurélien Gendras, Parigi). Tende Alaya Platino di Dedar.

una serie di scorci, di rientranze e di incastri architettonici. Si coglie immediatamente un’idea di uno spazio libero e articolato, anche per merito delle tante finestrature, poste a diverse altezze, proprio per favorire questa idea di spazio aperto. Queste scelte sono state subito condivise dai proprietari, una coppia di cinquantenni appassionati d’arte e di fumetti d’autore, che oltre alla casa di Parigi hanno una residenza nel Sud della Francia. Nelle varie stanze dell’abitazione, unite stilisticamente dal fil rouge degli arredi di gusto Fifties, si coglie la capacità di dare uniformità ai vari mobili, giocando soprattutto sulle armonie cromatiche. «Come colori, ci sono soprattutto il bianco, il nero, i grigi, i beige e i greige. È un po’ il nostro codice cromatico», spiegano gli interior designer. «Poi ci sono dei

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colpi di colore, per esempio nel salottino, con il tappeto di un blu intenso». Un approccio elegantemente minimalista che valorizza anche le tavole originali dei maestri del fumetto, in bella mostra sulle pareti, accanto a opere d’arte contemporanea. Questo è lo sviluppo interno dell’appartamento, che funziona come un’opera aperta e che, nel suo desiderio di raccontare sempre qualcosa in più, ricorda la classica conclusione dei fumetti, che non di rado riportano la dicitura “à suivre”, ovvero “continua”. E non è finita qui. Parte integrante della casa sono le cinque terrazze. Dalle finestre si vede la Senna, mentre le terrazze, che guardano verso l’interno, «danno l’idea di essere in campagna, mentre in realtà ci si trova nel cuore di Parigi». FINE


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Pietra e fieno A Siusi, ai piedi delle DOLOMITI , la casa di un architetto riprende le forme e i materiali dei fienili locali reinterpretandoli in chiave contemporanea. progetto di STEFAN RIER — testo di MARTINA HUNGLINGER fotografie di MADS MOGENSEN

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Geometrie alpine. La zona living e pranzo, con il camino centrale. Le sedie in velluto verde sono di Fischnaller interior designs. Tavolo custom realizzato da Möbel Rier. Lampade a sospensione bianche Domenica, di Karman. Divano blu e pouf custom realizzati da Fischnaller interior designs. Tavolini in rame Versmissen. Camino Spartherm. pagina precedente: l’esterno della casa di Stefan Rier a Siusi allo Sciliar, un moderno fienile.

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L’utile e il dilettevole. sopra: piastrelle turchesi di Domenico Mori rivestono la cucina, con un top in ottone. Il pavimento è in stile industriale. I pannelli metallici in fondo nascondono i pensili e gli scaffali. Lampade a sospensione Sahara di Karman. Piano cottura Electrolux. pagina precedente: la scala decorativa al taglio laser porta dal piano terra al terzo. Tappezzeria prodotta da Arte e distribuita da Effeitalia.

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uesto è un luogo in cui i sogni si realizzano” potrebbe essere l’incisione sul portone della casa dell’architetto Stefan Rier a Siusi, dove un tempo viveva il sacrestano del paese. Partner dello studio NOA, Stefan ha realizzato il suo sogno di bambino: vivere in un fienile a 1.050 metri di altitudine. Cresciuto a Siusi, ai piedi dello Sciliar, Stefan ha trascorso molti inverni a giocare nei fienili: «Erano un campo giochi perfetto e noi ci divertivamo a saltare nelle balle soffici». Quel campo giochi, con open space e travi a vista, è diventato la principale fonte d’ispirazione per casa sua, la versione contemporanea di un fienile, un mix di linee pulite e architettura fantastica, surreale, da circo. In qualche modo è anche un riflesso del suo passato di decoratore d’interni e architetto, «che sono mondi diversi», precisa. «A un certo punto mia moglie Steffi, che ha un approccio più razionale all’interior, mi ha chiesto di limitarmi, per non esagerare», racconta. E lui lo ha fatto, ma non per ciò che riguarda i materiali: dal tessuto geometrico che ricopre i grandi cubi sospesi appoggiati alle cornici di legno, fino alla carta da parati, o al metallo lavorato al laser per le scale o le piastrelle di recupero che ricoprono la maggior parte degli elementi della cucina e delle sale da bagno. Fedele allo stile architettonico locale, Stefan ha optato per un guscio esteriore in armonia con il genius loci, in-

terpretando invece lo spazio in chiave contemporanea per ciò che riguarda l’interior. Rier ha progettato l’edificio con un plinto di pietra per i livelli inferiori, con il garage e gli appartamenti degli ospiti, sovrastato da una struttura in legno per i piani superiori, che forma il vero e proprio fienile, con la casa privata dell’architetto. «Volevo mantenere l’emozione del grande open space su tre livelli che appartiene alla memoria della mia infanzia», dice. A parte i tre cubi agganciati alla struttura lignea che contiene le camere da letto, separate dal resto, c’è una continua connessione del piano principale con la zona living e la cucina. La suddivisione dei tre piani è stata risolta in modo non convenzionale, con quello principale concepito come uno spazio rivolto verso l’esterno, quasi fosse una piazza, dove le persone si incontrano e socializzano. Fin dagli albori della storia, il focolare ha giocato un ruolo centrale nelle abitazioni. Ed è così anche nella casa di Stefan Rier, dove la socializzazione, la cucina e i pasti si svolgono tutti intorno al camino centrale. Più in alto si sale con la scala decorativa che si avvolge nello spazio come un nastro, più intime diventano le stanze: le camere e le sale da bagno si trovano al primo piano, e al piano più alto si raggiunge la zona più intima della casa con la sauna e la terrazza con l’idromassaggio esterno, diventato parte della routine quotidiana. «È lo spazio dedicato alla pulizia interiore ed esteriore, il santuario in cui raccogliersi dopo una dura giornata al lavoro», spiega Stefan. «E vicinissimo al paradiso», aggiunge. È anche il punto migliore da cui 

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osservare la natura, le Dolomiti e l’altipiano. Tre delle facciate della casa sono completamente rivestite in legno, e creano un’atmosfera discreta, che protegge dal rumore della strada. La quarta, completamente in vetro, dà un senso di apertura e consente una vista incredibile, mentre le travi creano un contrasto armonioso tra l’aspetto contemporaneo e quello tradizionale della casa. Per ciò che riguarda la palette cromatica, Stefan ha scelto colori inattesi come il turchese e il blu petrolio. «La mia casa riflette la mia vita», dice. Ha unito i due mondi in cui è cresciuto in un mix armonioso e perfettamente riuscito di tonalità e stili. «Mettendo insieme materiali tradizionali come il legno, la pietra e il feltro e le varie tonalità di blu, ho combinato i due mondi in cui sono cresciuto», spiega Stefan, facendo riferimento all’infanzia trascorsa nel Sud Tirolo e gli anni successivi nell’area mediterranea, che lo ha influenzato nell’uso di motivi orientaleggianti e dei colori. L’interior design è adattato alla struttura architettonica con diversi cubi e terrazze appoggiati alla struttura in legno, che permettono alla luce proveniente dai grandi lucernari e dalla facciata in vetro, di circolare nell’intero open space. «La principale sensazione che dà vivere in questa casa è la libertà, ma quello che mi rende felice è osservare il sorriso dei miei ospiti», dice Stefan. «La vita è divertente e non dovrebbe focalizzarsi mai solo sul lavoro». FINE

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Metallo e legno. sopra: la sala da bagno degli ospiti, con la tartaruga in bronzo acquistata in un negozio di seconda mano. a sinistra: il guardaroba al secondo piano. Tappezzeria prodotta da Arte, distribuita da Effeitalia. Lampade di Karman. sotto: la sala da bagno en-suite con vasca Teuco. pagina seguente: il box sauna è rivestito di fogli di ottone fatti a mano. Poltroncina in velluto e vaso verde Versmissen. Piantana Bianca di Lifestyle94.


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REMIX TOTALE In un edificio parigino del ’600, in PLACE DES VOSGES , un intervento coraggioso ha reinventato un appartamento riempiendolo di luce. Creando un involucro supermoderno per la collezione di arte contemporanea e di design di un architetto.

progetto e interior design di CYPRIEN BRU testo di RUBEN MODIGLIANI fotografie di GIORGIO BARONI


Galleria privata. Al centro di questa zona del living ci sono due sedute d’autore: Bibendum di Toni Grilo (ToolsGalerie), in acciaio a specchio con pelliccia aggiunta del padrone di casa, e il divano Tomate di Christian Adam per Editions Pierre Cardin, un pezzo del 1970. I due tavolini in granito bianco sono giapponesi anni ’70 e ospitano sculture e vasi. Sopra il caminetto un’opera di Wardell Milan (David Nolan Gallery, New York).

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Spazio alla creatività. sopra: in un altro angolo del living, tre divani Saratoga di Massimo Vignelli (prodotti da Poltronova nel 1964 e rivestiti dal padrone di casa con un tessuto Osborne & Little) creano una zona conversazione. A parete due lavori di Nøne Futbol Club (col neon) e Dario Urzay. pagina seguente: il living visto dal corridoio d’ingresso dell’appartamento, dominato dal grande disegno di The Kid (Galerie ALB). Sopra l’apertura di passaggio, un bassorilievo in gesso del XIX secolo. L’appendiabiti in acciaio con base in granito è un pezzo anni ’70 di Acerbis.

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arigi ha molti epicentri, ed è uno dei motivi del suo fascino. Uno dei più belli è place des Vosges, la più antica piazza della città: nata nel Seicento per volere di Enrico IV, con i suoi quattro lati architettonicamente identici è uno dei primi esempi di pianificazione urbanistica in Francia. Qui, dove vissero la marchesa di Sévigné, Victor Hugo, Colette e Isadora Duncan, si trova l’appartamento di queste pagine. Uno spazio ristrutturato in modo radicale, senza però intaccare l’anima dell’edificio, creando un contrasto affascinante con la zona in cui si trova. Il padrone di casa è Cyprien Bru, architetto ed eclettico collezionista di arte e design: «L’idea alla base del progetto è stata quella di salvaguardare il suo carattere antico, aggiungendo però un segno moderno», spiega. In origine l’appartamento era composto da quattro stanze e una serie di corridoi: uno spazio frammentato, che non veniva toccato da metà degli anni ’40. E che malgrado un’ottima posizione (si trova al terzo piano e l’edificio dirimpetto di piani ne ha solo due) risultava poco luminoso. «Ho razionalizzato la

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pianta, spostando tutta la zona giorno a ovest e creando delle vie di fuga visive, per esempio col corridoio che serve la zona notte e che ha uno sbocco verso l’esterno che lo riempie di luce. In questo modo tutto risulta più grande. E l’affaccio sul cielo e sui tetti è valorizzato al massimo», dice Bru. Il tono del progetto è dato dai materiali che sono stati usati: pareti in legno, metallo traforato, graniglia, marmo, accostati agli infissi tradizionali e alle modanature in stucco. In molti ambienti – il living, le camere – il pavimento è in moquette di lana. «Ho scelto di rivestire alcune pareti del soggiorno in metallo per evitare di riempirle di quadri, come invece avevo fatto nel mio appartamento precedente. Così è più riposante per gli occhi», prosegue il padrone di casa. Un desiderio di vuoto che però è esaudito a metà: qui vive un collezionista colto e curioso, e si vede. Quasi tutti i mobili sono pezzi d’autore, con una spiccata preferenza per la produzione italiana anni ’70: «Un periodo in cui il metallo, materiale che amo molto, era protagonista». Un’epoca il cui gusto è citato abbondantemente da Bru in questo progetto. Ma non tutto è vintage, ci sono anche lavori di giovani designer («me li fa conoscere un amico gallerista»). 


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L’arte ha un ruolo importante in tutto il progetto di decorazione: entra in tutte le stanze, compresi la cucina e i due bagni. Sono elementi di una raccolta in continua evoluzione, frutto di una ricerca costante in giro per l’Europa: molti pezzi arrivano da Italia e Germania, «qui in Francia queste stesse cose avrebbero dei prezzi irrazionali». Alcuni talvolta vengono venduti a clienti, ma succede di rado; per gestire questa massa di oggetti Bru si è organizzato con un deposito dove immagazzina quelli momentaneamente non in uso, una soluzione che giudica estremamente pratica: «Così, se mi capita un momento di spleen o se qualcosa mi viene a noia posso cambiare». Anche l’arte ha un ruolo importante. Entra in tutte le stanze, compresi i due bagni. La testata del letto nella camera principale è in realtà l’opera di un artista. «Mi interessano in modo particolare lavori del 21esimo secolo: supporti poco classici, legno inciso, acquarelli, carte strappate», spiega. Ci sono poi decine di scatti appoggiati su mobili, mensole, anche sul pavimento; e tanti piccoli bronzi fine Ottocento/primi Novecento. In una lunga teca in legno e vetro poggiata a terra in un corridoio, in origine un mobile da merceria, è conservata/esposta la raccolta di sneakers del padrone di casa: e sembra un’installazione. Il colore base di questa casa è un grigio chiarissimo, utilizzato per le pareti in muratura, i soffitti e gli infissi. Un fondo neutro pensato per fare da sfondo a tutti gli oggetti che la popolano. Ma ci sono alcuni ambienti che sfuggono a questa atonalità: il bagno padronale, per esempio, rivestito in un marmo dalle venature così forti che sembrano delle pennellate. E la cucina, una scatola dai lati in lastre di graniglia grigia, usate anche come pavimento, e legno d’acero dal colore caldo. «Sembra di essere in un cassetto», scherza Bru. La parete di fondo, che la divide dal living, è punteggiata da una griglia di fori, da cui al pomeriggio entra la luce diretta con un effetto scenografico. Anche qui praticamente ogni oggetto è d’autore: un lampadario anni ’70 di Gaetano Sciolari illumina un piccolo tavolo bianco con schegge di colore firmato da Shiro Kuramata per Memphis; sul mobile-credenza basso e lineare sono appoggiati tre grandi acquarelli di Léo Dorfner. Mix formidabile di pezzi per una stanza-manifesto dove, come del resto in tutta la casa, sembra di vivere in un’enciclopedia del design. Compilata con cultura e gusto. E un innato senso del gioco. FINE

Scatola magica. a sinistra: nella cucina le pareti sono rivestite in acero e in grandi lastre di graniglia, come il pavimento. La griglia di fori crea dei suggestivi effetti di luce. Il tavolino è un pezzo storico Memphis (Kyoto, di Shiro Kuramata). Sul mobile, acquarelli di Léo Dorfner.

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Antologia. Nella zona pranzo il tavolo è stato creato unendo con un solo piano due tavoli vintage (Sigma di Studio Diapason per Cidue, 1974). Sedie Clay di Maarten Baas (ToolsGalerie, dove è stata acquistata anche la lampada a soffitto in acciaio e vetro). Libreria Valiant (Arflex, 1971). pagina seguente: in una piccola stanza è ricavato un guardaroba. Sul mobile italiano anni ’40 in acero, con ante in pergamena lavorate a intarsio, una collezione di bronzi italiani e tedeschi. Specchio anni ’50. Al soffitto il sistema modulare di illuminazione progettato da Motoko Ishii negli anni ’70 per Staff Leuchten.

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Anima da collezionista. in questa pagina, in senso orario: la camera del padrone di casa si affaccia su un piccolo studio. Scultura luminosa di Nanda Vigo. In uno dei bagni, fotografia di Claudia Imbert e una serie di pezzi di design: vaso e bottiglia di Hella Jongerius, vaso dorato di Marcel Wanders. Nello studio/camera degli amici, un daybed svedese anni ’50 e, sul fondo, la lampada Moa•s in alluminio di Ionna Vautrin (ToolsGalerie). Un vecchio mobile da merceria ospita la collezione di sneakers di Cyprien Bru; a parete, un olio di Guillaume Bresson. pagina precedente: nella camera, la testata del letto è una scultura di Daniel Firman. A terra, in primo piano, una fotografia di Robert Mapplethorpe.

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Spazio continuo Al nono piano di un edificio storico di MAYFAIR , nel cuore di Londra, un luminoso appartamento con vista sulla città è stato ideato come un manifesto del Made in Italy. A partire dal total look Minotti e dalla cura per ogni singolo dettaglio. interior design di MAURIZIO PELLIZZONI testo di ELENA DALLORSO — fotografie di JAKE FITZJONES

Ladies. a destra: un dettaglio della libreria su misura in noce americano. I libri e gli oggetti sono stati selezionati da Maurizio Pellizzoni. pagina seguente: intorno al tavolo Van Dyck, poltroncine Leslie Dining (Minotti). Alla parete, Tyler Shields, Bunny, 2016 (stampa fotografica).

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Titolo didascalia. a sinistra: sit ilissin rehenis apelis que nem dolor re, iderferspel eossima gnatem eserum net labo. Nam es perspid ignienia vid qui ommos et quias vid que nonem aut haribus as quos ex etum evenest aborepr ovidige ntiandam nobitatiam doluptae ni sumendis ipsae


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l nono piano di questo palazzo nel cuore di Londra un tempo si trovavano gli alloggi della servitù. Oggi, dopo l’intervento dello studio Maurizio Pellizzoni Ltd, un grande appartamento luminoso affacciato sulle strade di Mayfair ha preso il posto di due unità abitative, rivoluzionando il layout per ampliare gli spazi del living. «Il progetto è stato in qualche modo un azzardo nel panorama immobiliare londinese, da tempo in stallo e di sicuro abituato a un altro tipo di interior», dice Pellizzoni. «Ma io volevo immettere in questa nuova proprietà il lusso e lo charme italiani, tanto da farne un manifesto del Made in Italy. La mia scelta

è andata al total look Minotti, che esprime perfettamente l’eleganza pulita e senza tempo che cercavo. All’inizio non è stato facile convincere la proprietà, la società di developer Sandringham Land, ma poi ho avuto carta bianca», continua l’interior designer. Oltre alla collaborazione con Minotti London, lo studio si è affidato anche alla Maddox Gallery per le opere d’arte contemporanea che, a rotazione, saranno presenti nell’appartamento. Il risultato è qualcosa di completamente diverso da qualunque altra casa sul mercato a Mayfair. Con una palette di grigi e di blu riscaldata dal legno e dall’oro delle finiture, gli arredi occupano lo spazio senza invaderlo, senza bloccare mai la vista: «Il divano Russell, disegnato da Rodolfo Dordoni, 

Rooftop. sotto: la terrazza della penthouse. Tavolino da esterno vintage, le seggioline sono prototipi. in alto: nel living divano Russell, panca Freeman, bergère Jacques, tavolino in bronzo Ellis e coffee table con top in marmo nero Sahara e gambe in metallo dorato Catlin, tutto Minotti. Tappeto Grey custom di Stepevi. Lampade F1 e F2 di Flos. pagina precedente: sulla console Catlin con piano in marmo Arabescato Purple e base in metallo oro lucido (Minotti), lampada Taccia di Flos. Alla parete, Secret Societies II di Retna (2014).

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Arte e design. sopra: uno scorcio del living. The Connor Brothers, I Don’t Care What Anybody Says About Me (2017) e Tell Me Beautiful Untrue Things (2017). sotto: la cucina in lacquer opaco custom. Forno e worktop Gaggenau. pagina seguente: la camera padronale, con letto Creed e comodino Elliott (Minotti). Tappeto Stepevi custom. Lampada sulla console Goldman di Flos. Alla parete, due oli su tela di Bradley Theodore.

«Volevo immettere in questa nuova proprietà il lusso e lo charme italiani, e farne un manifesto del Made in Italy. Il total look Minotti esprime perfettamente l’eleganza pulita e senza tempo che cercavo».

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ha una forma morbida e curva che non traccia confini spaziali e nel living accompagna lo sguardo oltre la finestra, verso il terrazzo, con panorama londinese incluso, dal Big Ben al London Eye, allo Shard», spiega Pellizzoni. Il senso di continuità è mantenuto anche tra la zona giorno e le due camere da letto, separate da porte scorrevoli a scomparsa fatte su misura in noce americano. La panca Freeman, collocata al limite del tappeto su misura di Stepevi, non impedisce il colpo d’occhio sulle stanze, quando le porte scorrevoli sono aperte. «Funzionale ma volutamente di dimensioni ridotte la cucina, realizzata su misura in lacquer opaco, colore Steel Grey (come i mobili delle camere da letto), e piani di lavoro in Silestone Blan-

co Zeus, dal momento che l’appartamento è stato concepito per una coppia business e si trova a Mayfair, zona ad altissimo tasso di locali per cenare e club», spiega Pellizzoni. Ciononostante, gli elettrodomestici sono professionali, come il forno e il piano cottura di Gaggenau. Nessun dettaglio è stato tralasciato, secondo la filosofia dell’interior designer, nato nella zona del lago di Como, della quale ha portato a Londra il rigore e l’eleganza: «Ho scelto io i libri che si trovano sugli scaffali, così come ogni singolo oggetto presente nell’appartamento», racconta Pellizzoni. «Volevo che risultasse vero, vissuto, accogliente, non una semplice proprietà immobiliare su cui investire». Una casa, insomma. FINE

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Campo giochi È un laboratorio e una factory la casa della designer parigina VICTORIA WILMOTTE . Che davanti alla cucina ha messo una gru gialla.

VEGA MG

testo di KURT G. STAPELFELDT foto di GIANNI BASSO

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Casa e bottega. Lo spazio dell’ufficio, con la gru gialla che serve per spostare materiali e oggetti, in primo piano. Dietro la scrivania, la scaffalatura bianca su cui sono esposti gli oggetti creati da Victoria Wilmotte. pagina precedente: uno scorcio del laboratorio della designer con la cabina per la verniciatura.

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Spazio nitido. L’ufficio di Victoria Wilmotte, con il prototipo della lampada da tavolo Golden Gate e altri oggetti. La sedia in primo piano è la celebre 4867 di Joe Colombo per Kartell, del 1965 (pezzo vintage). Nell’angolo, Chair_One con base in cemento di Konstantin Grcic per Magis. pagina seguente: l’ingresso dello spazio, con un prototipo del tavolo da pranzo Pli (ClassiCon).

Titolo didascalia. a sinistra: sit ilissin rehenis apelis que nem dolor re, iderferspel eossima gnatem eserum net labo. Nam es perspid ignienia vid qui ommos et quias vid que nonem aut haribus as quos ex etum evenest aborepr ovidige ntiandam nobitatiam doluptae ni sumendis ipsae


S

iamo lungo la Senna, tra due ponti, in una via anonima con un negozio altrettanto anonimo davanti. Se non si sapesse cosa si cerca lo si scambierebbe per una bottega qualunque, come un panettiere o un minimarket, ma dentro questo spazio d’angolo si trova l’ufficio, atelier e campo giochi della designer parigina Victoria Wilmotte. Nata nel 1985, ha iniziato a studiare design nella sua città, ma ha poi continuato la sua formazione in quella che senza dubbio è la migliore scuola del genere al mondo, il Royal College of Art a Londra. Un corso di industrial design e la sua vita cambia per sempre, come racconta: «Mentre frequentavo il Royal College ero sempre ai workshop, mettevo in pratica, imparavo, capivo le tecniche. Ero affascinata dal processo che avveniva prima della produzione, fatto che mi ha spinto a provare a realizzare da sola l’intero processo industriale per fare le cose a modo mio».

Al suo ritorno a Parigi, nel 2008, apre il suo primo studio, ma non sono rose e fiori. «Trovai un posto dove stare piuttosto piccolo e chiesi a mio fratello di aiutarmi con il progetto. Lo spazio in cui vivevo era lo stesso in cui lavoravo, il che può essere bello, ma di certo non ideale. E comunque era troppo piccolo». Ma aspetta fino al 2015 per trasferirsi dov’è ora, con lo studio sulla strada e la “factory”, dove succede tutta la magia, dietro. «Mi ci sono voluti un po’ di anni per arrivare dove sono oggi in termini di strumenti e macchinari, perché spesso accade che non ti rendi conto di aver bisogno di una macchina finché non ne hai bisogno». Victoria chiama il suo spazio produttivo sia workshop sia factory, perché è entrambe le cose, in effetti. Le collezioni sono fatte interamente qui, escono solo per essere dipinte o rivestite, ma questo è anche il posto in cui la designer può sperimentare, giocare con le forme, i concetti e i macchinari, che sono parte integrante del processo creativo. 

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Showroom. sopra: l’ufficio, con la scrivania in marmo e la lampada Stone Edge progettati da Victoria Wilmotte e realizzati nella factory della designer. a destra: la cucina, in pietra lavica e resina, processo sviluppato nel 2014 per la collezione Magma ideata per la galleria parigina Torri. Mug X di Victoria Wilmotte per Haviland. sotto: sul caminetto Ice Blue, lo specchio Piega (ClassiCon). In primo piano gli Walking Trestles. pagina precedente: al piano terra dell’atelier di Wilmotte, fronte strada, sono esposti in un grande display antologico tutti i pezzi e i prototipi dello studio.

Parte dalla scintilla di un’idea, la disegna, ne fa un modello ed è in grado di avere un pezzo perfettamente funzionante alla fine della giornata. E questo perché tutto ciò che le serve lo ha a portata di mano. «Di solito i laboratori del metallo sono neri, sporchi e pieni di detriti», spiega, «così ho deciso di dipingere i macchinari per farli diventare belli. Questo spazio non è nato per essere un laboratorio e così ho dovuto metterci il mio “marchio”: ho coperto di gesso alcuni muri, aggiunto una bella cucina, posizionato una gru al centro (colorata di giallo) per poter muovere i materiali e i pezzi finiti. Volevo anche un ufficio pulito e neutro dove esporre i miei pezzi, così esiste una zona con semplici scaffalature bianche su cui gli oggetti sono i protagonisti». La collezione di Victoria Wilmotte è in vendita sul suo nuovo e-shop, direttamente dal suo sito (victoriawilmotte.fr), una scelta coerente con il concetto di design sostenibile. Ogni pezzo è realizzato dalla designer con l’aiuto del suo staff, e subito dopo viene confezionato e spedito direttamente al cliente. Il vero lusso dei tempi, una transazione sincera dal laboratorio a casa. FINE

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SUGGERIMENTI, INDIRIZZI, CURIOSITÀ, DETTAGLI: DIETRO LE QUINTE DI AD.

BACKSTAGE. PAG. 82 Di Bertjan Pot per Moooi, la sospensione Heracleum Endless può moltiplicarsi all’infinito con nuovi rami aggiunti. In rame o nichel, monta led. 2.103 €.

PAG. 130 La nuova versione a led delle lampade d’appoggio Taccia e Taccia Small dei fratelli Castiglioni per Flos ha il diffusore in pmma. Da 1.280 €.

PAG. 130 Coniglio Fat Bunny di Robot City in marmo nero del Belgio con piedistallo in plexiglas: costa 6.000 €.

PAG. 90 Divano-icona Tantisassi di Matteo Thun per Rossi di Albizzate, con rivestimenti in lana o lycra elasticizzata o ecopelle. Prezzo a richiesta.

FOLLIE DI STILE DA PARIGI E NON SOLO La stagione più buia dell’anno illuminata da sgargianti note POP e tanto design. Dimore parigine pervase da contaminazioni di stile, da toni candidi e neutri, da un senso classico della natura appena perturbato da irriverenti note colorate; un appartamento londinese à la parisienne dominato da importanti presenze di design, anzi di Bel Design; o, ancora, una baita tra le Dolomiti, solida, materica, rigorosa: dalle pagine centrali di questo numero arrivano tanti spunti e idee per “scaldare” la casa nella stagione fredda. NICOLETTA DEL BUONO

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PAG. 82 Tavolo-scultura RINN Enignum dell’artistadesigner irlandese Joseph Walsh, in frassino sbiancato, 210.000 €.


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Di Richard Hutten per Ghidini, il cestino Tip Top Trays in ottone lucido o oro rosa, in varie misure, ha la sezione esagonale. Da 580 €.

Disegnato da Gio Ponti nel 1954 e realizzato da Molteni&C in pelle di cavallino a più colori, questo tappeto “futurista” è in vendita su ClassicDesign a 3.623 €.

ANDREW BRADLEYCOURTESY JOSEPH WALSH STUDIO

PAG. 82 L’edizione speciale Psychedelic Cactus realizzata da Franco Mello e Guido Drocco per Gufram e Paul Smith è in vendita online a 6.500 €.

GRANDI PASSI (da pag. 82) Fa parte della linea UP 2000 di B&B Italia il piede Up 7 di Gaetano Pesce. 10.000 €.

FOOT DESIGN Arredo-scultura, il PIEDE di B&B Italia porta l’arte in casa. Ispirato, non senza ironia dissacratoria, alla statuaria classica, UP 7 della collezione UP 2000 di B&B Italia è una scultura che svolge ruoli anche funzionali. Disegnato da Gaetano Pesce nel 1969 è stato successivamente rivisitato. Gli esemplari originali sono battuti in asta con prezzi che raggiungono i 10.000 €. NDB

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STORIE ESTETICA TECNOLOGICA The Butcher’s Son (2017), un’opera di Mario Klingemann, un artista tedesco che utilizza gli algoritmi e l’intelligenza artificiale.

SCOPERTE E RISCOPERTE TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

ARTE, ANNO ZERO a pag. 146

IOSA GHINI BOLIDISTA a pag. 148

SPIRITO CREATIVO a pag. 152

LA PIÙ AMATA DAGLI ITALIANI a pag. 154


STORI E .

Visioni. sotto: Lime Dream (2018), un’opera di Tom White realizzata con le reti neurali. pagina seguente: in alto, a sinistra, Zeus che scaglia fulmini. Omaggio a Giulio Romano di Bruno Cerboni & AI,

2018. In alto, a destra, Ritratto di Edmond Belamy (2018), creato dal collettivo Obvious con la GAN (Generative Adversarial Network). In basso, Mario Klingemann e una sua opera all’Espacio Solo, Madrid.

Rivoluzione digitale C’ è una nuova forma d’arte, che si basa sull’utilizzo dell’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE . I computer immagazzinano un’enorme quantità di immagini e le rielaborano. Per ora seguendo le linee guida dell’uomo. Ma in futuro le cose potrebbero anche cambiare. di MARIO GEROSA


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orse in un futuro neanche troppo lontano gli artisti saranno i fisici e gli ingegneri. Da Christie’s in ottobre è stata aggiudicata per più di 430mila dollari un’opera realizzata dall’intelligenza artificiale, creata istruendo un computer. È il segnale che le macchine prima o poi potrebbero impadronirsi della creatività. Per ora i computer vengono alimentati con decine di migliaia di immagini di opere famose, e poi, processandole, realizzano una nuova opera, che in qualche modo è una sintesi di quelle immagazzinate. Per adesso questo scenario fantascientifico è ancora controllabile, dato che c’è una centralità dell’operatore che seleziona i dati da elaborare. Come nota Vittorio Sgarbi, «ogni azione del computer va rimandata all’uomo. A seconda di come è preparata, l’intelligenza artificiale produce un effetto o un altro». In ogni caso, se adesso l’apporto dell’uomo è preponderante, non è escluso che in futuro il rapporto si ribalti a favore della macchina, che dopo avere imparato potrebbe diventare indipendente. «Ci possono essere opere di straordinaria intelligenza che non nascono direttamente dall’uomo, ma attraverso la mediazione della macchina», conferma Sgarbi. «Il loro valore emerge soprattutto se assumono un’identità e uno stile, e verrà il momento in cui si dirà che è l’intelligenza artificiale ad aver ottenuto quel risultato». Come spiega l’ingegner Bruno Cerboni, tra i primi a dedicarsi a queste sperimentazioni, «la macchina ha già iniziato a elaborare una

RITRATTO DA RECORD In ottobre a New York da Christie’s è stato sancito l’ingresso nel MERCATO di una nuova forma d’arte. L’opera che ha fatto scattare l’interesse per l’arte creata con l’intelligenza artificiale è il Ritratto di Edmond Belamy del collettivo francese Obvious, venduto qualche mese fa da Christie’s a New York, per 432.500 dollari. «Abbiamo cercato di limitare al massimo l’intervento umano nel processo di creazione», spiegano gli artisti e i ricercatori di Obvious. «Per il momento abbiamo scelto di evolvere nella figurazione, perché è il modo migliore per mostrare le possibilità offerte dai modelli algoritmici e perché siamo in un momento di sensibilizzazione e di democratizzazione. Però speriamo che presto si prendano anche altre direzioni, perché le possibilità artistiche offerte da questi modelli sono enormi». □

propria estetica, che migliorerà nel corso del tempo. Ci sono due modalità: nella prima, con la rete GAN, Generative Adversarial Network, si delega tutto alla macchina e il risultato è una sorpresa, un’opera al di là del controllo degli ideatori. Nella seconda, con le CNN, reti neurali convoluzionali, c’è una presenza più forte dell’artista, che ha un maggiore controllo». Nascono diverse problematiche. Per esempio, è più importante il percorso che porta all’opera d’arte o l’opera stessa? «Entrambi. Anche se il percorso è forse l’aspetto più interessante», spiega Sgarbi. Non è prevedibile, invece, dire che tipo di estetica si affermerà, per l’arte elaborata dall’intelligenza artificiale. «L’importante è che sia il prodotto di un’idea», nota Sgarbi, che non vede problemi legati alla certificazione di opere di questo genere. «Saranno riconosciute come tali attraverso l’expertise che si usa per ogni tipo di opera d’arte. Un’opera creata da una macchina verrà considerata alla stessa stregua di un dipinto del ’600». FINE

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STORI E .

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Il design f luido Fondato nel 1986, il BOLIDISMO propugnava, con uno spiccatissimo senso della comunicazione, forme dinamiche, leggere, fumettistiche. Uno dei suoi protagonisti, Massimo Iosa Ghini, ce lo racconta.

CCOURTESY IOSA GHINI ASSOCIATI. TOM VACK. COURTESY OUYI MOD

di RICCARDO BIANCHI

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lla fine degli anni ’80 per il design era tempo di Bolidismo, l’ultimo movimento del Novecento, e forse l’ultimo in assoluto. Movimento nel senso culturale ed estetico, strutturato, con un proprio Manifesto e un cerchio magico, 16 sodali uniti, pur nelle differenze di personalità ed esperienza, da un sentire comune. I loro nomi? Pierangelo Caramia, Daniele Cariani, Maurizio Castelvetro, Maurizio Corrado, Dante Donegani, Fabrizio Galli, Giovanni Tommaso Garattoni, Stefano Giovannoni, Bepi Maggiori, Massimo Mariani, Giusi Mastro, Anna Perico, Roberto Semprini, Ernesto Spicciolato, Guido Venturini. E Massimo Iosa Ghini, oggi architetto e designer di fama mondiale che è con noi per parlarci di quell’avventura stemperatasi giusto trent’anni fa, ma rimasta linfa vitale nel lavoro di chi al Bolidismo aderì. Chi eravate, gli chiediamo? «Un gruppo di neolaureati e docenti che gravitavano intorno alla facoltà di Architettura di Firenze, a Remo Buti e Gianni Pettena, figure carismatiche, già anima del Radical Design e dei Global Tools. L’atmosfera fiorentina era ipercritica, utopistica, si discuteva su Alchimia e Memphis che erano al tramonto di cui ci sentivamo continuatori ma pure antagonisti. Ma c’era anche una 

Visionario realista. 1. Massimo Iosa Ghini con il mobilebar Bertrand disegnato per Memphis nel 1987. 2. Città fluida verde, 1991. Artista, oltre che progettista, Iosa Ghini

è un ispirato illustratore con ascendenze nel fumetto: così immaginava “la città fluida”, una delle intuizioni base del Bolidismo. 3. Poltroncina Juliette, per Memphis, 1987.

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Simultaneità di forme e colori. 1. Scenografia che pare uscita da un fumetto di fantascienza, architettura e arredi iconici: Bolidò, disco-bar di New York, 1988, Manifesto dell’interior bolidista. 2. Scrivania Confluenze, in legno di faggio curvato, piedini in acciaio cromato e lucidato, 1989. Oggi proposta da Iosa Ghini Limited Edition. 3. Salepepe, saliera e pepiera, 1989, Iosa Ghini Limited Edition.

GENI BOLIDISTI 3

Cosa è rimasto del Movimento nell’odierno MODO DI PROGETTARE di Massimo Iosa Ghini. Nell’opera di Massimo Iosa Ghini l’imprinting bolidista si avverte ancora oggi a trent’anni dall’esaurimento del movimento. Le prove? Il letto Grand Soho e pouf Dalton (Smania, 2018, foto sotto) e la cucina per outdoor Bay (premio Good Design 2018) ) per Laboratorio Mattoni. Dice il progettista bolognese: «L’eredità del Bolidismo, piuttosto che negli oggetti o nelle architetture che disegno, è nel mio approccio ai progetti. Per lavorare bene ho necessità che il tema progettuale ammetta un lato espressivo, che non sia solo pratica e problem solving, ma pure esperienza di linguaggi, emissione di radiazioni emozionali. Questi sono “geni” bolidisti».

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«NELLA CITTÀ FLUIDA IL CONTATTO FISICO PERDE IMPORTANZA A FAVORE DEL CONTATTO ELETTRONICO». MASSIMO IOSA GHINI,1988

Linee aerodinamiche. sopra: Oltre Streamline e Organic Design: panca Piana, della Dinamic Collection di Moroso, 1987. in basso: poltrona Numero Uno, Moroso, 1986, sketch di progetto.

vena edonistica, vari di noi erano emiliani o romagnoli più inclini al divertimento, e c’era anche una noce di concretezza dovuta a un legame con Milano, pur sempre il motore del design». Ma che cos’era il Bolidismo? «Prendendo spunto da uno dei nostri scritti dell’epoca: movimento, leggerezza, molteplicità, divenire, azione. Spunti da Futurismo e Streamline, dalla forma organica, dalla linea curva come espressioni di velocità. Si pensava che si dovessero spazzar via gli anni bui di neoclassicismo, postmoderno e nuove accademie. Parlavamo di città fluida, di immobilità combinata alla presenza simultanea in ogni luogo, di velocità meccanica che lasciava il passo all’istantaneità elettronica». Una sorprendente anticipazione della società della Rete... «Un’intuizione che rivendico con orgoglio, oggi sembra ovvia e banale, ma al tempo era davvero visionaria. Puntavamo moltissimo sulla comunicazione, sfruttando l’immagine, la capacità di raccontare le idee rapidamente con medium anomali come il fumetto, allora facevo gruppo anche con dei big dei comics come Andrea Pazienza e Igort. Quasi tutte le riviste con AD in testa ci adottarono subito. Ecco, il Bolidismo è stato prima di tutto comunicazione e, insieme, linguaggio». O somma dei linguaggi in cui semantica e sintassi erano un tutt’uno. Quali sono i prodotti emblematici del Bolidismo? «Direi la Bolid Case di Giovannoni e Venturini, loro usavano modellini che fotografavano facendoli diventare come veri. E poi, considerando quelli industrializzati, i miei, per esempio la poltrona Otello o la panca Piana». FINE

WHO’S WHO Massimo Iosa Ghini (Bologna, 1959), studi di architettura a Firenze e a Milano dove si laurea, è stato tra i fondatori del Bolidismo nel 1986. Oggi (sopra) è tra i più noti architetti e designer italiani. Tra i suoi committenti Memphis, Moroso, Snaidero, Smania, Domodinamica, Antrax Poltrona Frau, Olivari.

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La forma della gioia Perrier-Jouët ha invitato BETHAN LAUR A WOOD a tradurre in un progetto l’ idea di champagne. È nato così un oggetto pieno di colore che diventa una scenografia. Dove si incontrano citazioni Art Nouveau, tecnologia e creatività contemporanea.

1 di RUBEN MODIGLIANI

WHO’S WHO Nativa delle Midlands, in Gran Bretagna, Bethan Laura Wood si è diplomata in Design 3D a Brighton e in seguito al Royal College of Art, a Londra. Il suo lavoro è stato esposto in musei e gallerie in tutto il mondo. Ha collaborato, tra gli altri, con Bitossi Ceramiche, cc-tapis, Hermès e Valextra.

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AL - RACCOON LONDON

li oggetti e i tessuti disegnati da Bethan Laura Wood sono un po’ come lei: frammenti di un caos cosmico allegro e variopinto. Un’esuberanza creativa naturale: «Sono sempre stata affascinata da colori e fantasie», racconta, «ma mi ci è voluto del tempo per capire come organizzarli in un linguaggio creativo. All’inizio era tutto un po’ confuso, ero affascinata dai mille pattern che vedevo ovunque: li fotografavo, li accostavo tra di loro. Una gran confusione. Il periodo di studio al Royal College of Art (dove è stata allieva di Martino Gamper e Jurgen Bey, ndr) è stato molto importante per aiutarmi a mettere a fuoco questa passione». Il nuovo capitolo del suo percorso creativo è stato presentato a Design Miami lo scorso dicembre: HyperNature, oggetto-scenografia realizzato su commissione di Perrier-Jouët. L’antica Maison de champagne da tempo porta avanti il progetto “Art of the Wild”, il cui punto focale è la natura vista attraverso gli occhi della creatività contemporanea. È un percorso iniziato nel 1902, quando Émile Gallé, artista e grande maestro vetraio, crea per Perrier-Jouët una bottiglia con dipinti degli anemoni giapponesi. Per Bethan Laura Wood il punto di partenza è stata proprio l’estetica di Gallé, a cui si sono aggiunti appunti visivi raccolti visitando la casa-museo della Maison, dove sono raccolti più di 200 pezzi Art Nouveau. Wood, ispirandosi a una vetrata, ha così creato un glicine stilizzato in alluminio anodizzato (smontabile: il progetto è di farlo viaggiare e mostrarlo in una serie di appuntamenti-evento) da cui pendono centinaia di tralci in Pvc, tutti colorati con un processo manuale, e spirali in metallo ideate per sorreggere le flûte: «Mi piaceva l’idea di una parte da poter staccare e portare in giro, di creare una nuova ritualità dell’offrire ispirata all’atto di cogliere il grappolo dalla vite», spiega. Una celebrazione del gusto di vivere dove si incontrano passato e presente, arte e design. Una sintesi felice. FINE

3 Tecnologia e manualità. 1. Schemi di colore: «Volevo mantenere la trasparenza del Pvc per creare l’effetto di una vetrata Art Nouveau ma in 3D. Ho provato a tingere il materiale con colori per tessuti sintetici, e ha funzionato», spiega la designer. 2. Il procedimento prevede ripetuti bagni di colore, tutti effettuati a mano, per ottenere le varie sfumature. L’immersione in acqua fredda elimina il pigmento in eccesso. 3. I tralci, tagliati con una macchina a controllo numerico. sotto: Bethan Laura Wood insieme ad Axelle de Buffevent, style director di Perrier-Jouët. in basso, a sinistra: disegno di studio. Wood usa spesso materiale tracciato a mano libera, che poi trasforma in pattern digitali.

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Successo all’italiana Figlia dell’audace intuizione di un imprenditore di genio, quasi sessant’anni fa nasceva SCAVOLINI . Da subito sinonimo di cucina moderna, oggi il gruppo pesarese è oggi leader nel comparto cucine e offre valide soluzioni made in Italy anche per il living e il bagno. di RICCARDO BIANCHI

È

il 1961. Alla Casa Bianca s’insedia John F. Kennedy, l’Italia unita compie 100 anni, i Sovietici alzano il Muro di Berlino, a Milano s’inaugura il Salone del Mobile di Milano. E a Pesaro? Anche lì accade qualcosa, nessuno immagina che farà storia, ma storia la farà eccome. Con un prestito del babbo di 400.000 lire Valter Scavolini fonda una fabbrica, la Scavolini. Non ha ancora vent’anni, ma già vanta una solida bravura ebanistica. Con le cambiali acquista qualche macchinario, realizza buffet per il salotto “borghese”. Pochi mesi e gli si affianca il fratello maggiore Elvino, un sodalizio che da allora diventa inscindibile: l’avventura comincia, il prodotto cambia. «Abbiamo visto», ha raccontato “il fondatore” in un’intervista, «che il mercato era interessato a un nuovo tipo di cucina, quella componibile, basata cioè su moduli coordinati. E ci siamo buttati». La primogenita si chiama Svedese ma parla lo stile americano con un po’ di slang creativo italiano, basi, pensili, piedini in metallo, linee geometriche, come materiale il laminato. Poi verranno la Flower, la Connie, la Carol, la Flux, le isole, le penisole, le cucine che si

aprono sul living: in totale un centinaio di modelli e migliaia di varianti e configurazioni, una girandola di stili, moderno, di design, country, sempre con l’attenzione al dettaglio e la voglia di innovare ma con giudizio. Un successo planetario che non scaturisce dal caso o dalla buona stella, ma da una strategia globale e integrata, affinata negli anni. Per gestire i volumi produttivi in rapida crescita e una committenza sempre più parcellizzata per gusti ed esigenze si costruisce lo stabilimento di Montelabbate: oggi 240.000 mq di cui 110.000 coperti, lavorazioni ineccepibili, un avveniristico magazzino con movimentazioni automatizzate. Si aprono negozi monomarca, si “colonizzano” l’Italia (1.000 punti vendita) e il mondo con oltre 300 punti vendita in Europa, Russia, Cina, in America. Si consolida l’immagine del brand mediante campagne pubblicitarie in Tv che fanno epoca: con Raffaella Carrà e poi Lorella Cuccarini 

WHO’S WHO Valter Scavolini, fondatore dell’A zienda nel 1961, e la figlia Fabiana oggi alla guida del gruppo, che di recente ha ottenuto la “Certificazione di prodotto, provenienza e qualità Made in Italy” a garanzia dell’origine italiana del mobile. «Siamo particolarmente orgogliosi di essere i portabandiera del Made in Italy contribuendo a valorizzare lo stile italiano nel mondo», commenta l’Amministratore Delegato Fabiana Scavolini.

COURTESY SCAVOLINI

1967

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Tappe di un successo. sopra: la cucina con isola centrale LiberaMente è studiata nelle forme essenziali e nei materiali ricercati (moltissime sono le combinazioni possibili) per dialogare con il living. Il design è di Vuesse, 2018. a sinistra, sotto e a destra: una sfilata di besteseller che testimoniano l’evoluzione stilistica di Scavolini e del gusto del pubblico: le cucine Flower, Connie, Carol e Flux.

2007

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1975 ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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«LA CUCINA È SEMPRE PIÙ APERTA, CONVIVIALE E SOCIALE». Fabiana Scavolini

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bene le cose, dalla stessa visione ad ampio raggio. Per decisione concorde Fabiana, 48 anni, figlia di Valter, è ora Amministratore Delegato dell’A zienda e con lei lavorano il fratello Gian Marco e i due cugini Alberto (Amministratore Delegato di Ernestomeda) ed Emanuela. Per una Scavolini 4.0. FINE Partnership e altri ambienti. in alto: in industrial style, Diesel Open Workshop è la nuova cucina (e non solo) che nasce dalla collaborazione tra Scavolini e Diesel iniziata nel 2012.Di Design Diesel Creative Team. sotto: il Living Motus caratterizzato dall’impiego della della “Parete Fluida”.

COURTESY SCAVOLINI

(dal 2016 il testimonial è Carlo Cracco) Scavolini diventa “la cucina più amata dagli Italiani”. Si affrontano target nuovi, i ceti affluenti, i giovani: vanno in questa direzione il lancio di ernestomeda nel 1996, la partnership con Diesel, la collaborazione con designer del calibro di Nendo, Oraïto, Giugiaro, Karim Rashid. Si esplorano altri ambienti della casa, il living e il bagno, ci si attrezza per gli scenari del XXI secolo presidiando i social network e l’e-Commerce, avendo sempre presente la sostenibilità ambientale. E si risponde alla sfida più ardua per una family company: il cambio generazionale. A Valter ed Elvino succedono i figli animati dalla loro stessa passione di far


TERRE LONTANE VIAGGI STRAORDINARI NEI COLORI INFERNALI DELLA DANCALIA, TRA LE DUNE DEL MAROCCO, NEGLI INCANTI DI MAURITIUS, NELLA CINA DEL GUIZHOU, NELLA BUENOS AIRES TANGUERA, NEL FOLCLORE SPAGNOLO

UN SUPER REGALO:

LO SPECIALE ALPI 2019

SETTE PERLE DELLE ALPI Courmayeur, Bormio, Sestriere, Madonna di Campiglio, Alta Badia e Val Gardena. Cortina e Tarvisio: SCI E NON SOLO SCI

TRAVELLER: IL NUMERO INVERNALE È IN EDICOLA


ENGLISH TEXTS. p.82

Absolute white

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Note of charm

TWO REQUIREMENTS ONLY: TOTAL WHITE AND SPACES FOR IMPRESSIVE ANTIQUES. THE RENOVATION OF A FLAT IN PARIS.

THE AUTHENTIC PARISIAN SPIRIT COMES ALIVE WITH TASTE AND ORIGINALITY IN THIS APARTMENT NEAR THE CHAMPS-ELYSÉES.

words ELENA DALLORSO – photos FR ANCIS AMIAND

words SERGE GLEIZES – photos XAVIER BÉJOT

In a beautiful building in Paris, Stéphanie Coutas has designed an apartment of 300 m2 with a palette of white tones to dilate and brighten the spaces. «The owner had only two requests: a white dominant and the right spaces for some remarkable Syrian antiques», says the interior designer. The task was to interface those striking presences with the decor concept of her studio SC Edition. The shades of white are interrupted by surprising touches of color. «I wanted to convey the sensation of being in a sort of museum, but with a warm, welcoming atmosphere», Coutas explains. In the very large geometric hall, pale marble flooring and selenite walls set off big kinetic paintings by Marc Cavell. Two large sculptures form a diagonal in the space, lit with a custom chandelier by SC Edition composed of hundreds of shards of glass. Lalique panels face a large metal and glass mirror. The opulent dining room features a collaboration between the interior designer and the Irish artist Joseph Walsh, who has created the table and chairs, with a golden motif that picks up colorful accents from the Mira crystal chandelier by Quasar. The ample master bedroom is also in white, interrupted only by the colors of the Solid Liquid sculpture by Arik Levy and the Tongue chair by Pierre Paulin for Artifort. The rest is white, like the Volage bed by Cassina. The en suite bathroom is white, of course (plus an orange Balloon Dog by Jeff Koons for MSP), with floors and walls in Calacatta marble, a large horizontal mirror by Designflooring and Corian washbasins by Cosmic with Gessi Rettangolo faucets. The hyperfunctional kitchen has a worktop in white quartz.

Paris is a state of mind, a way of being, an inexplicable atmosphere. A mood David Jimenez has grasped completely in this flat of 80 square meters not far from the Champs-Elysées. Every object, every piece of furniture tells a story of style. An Empire secrétaire displays a terracotta statue alongside rare art books, while the walls present black and white photographs. The decor mixes 19th-century and contemporary presences, items purchased at Coup D’Etat in San Francisco, Blackman Cruz in Los Angeles, Yveline Antiques in Paris. The key concepts are personality, affinity, contrast, to generate novel associations. The panther-pattern carpeting in the dressing room is a tribute to Madeleine Castaing, a source of inspiration for the owner, along with Alexis von Rosenberg, Tony Duquette, Billy Baldwin. «I moved to Paris for work, but also for sentimental reasons», says Jimenez, marketing director of Draeger Paris. «I was fascinated by the light in the apartment, the high ceilings, the proportions». The restyling conserves the original physiognomy, without removing or adding subdivisions. The oak flooring has been restored, the walls painted in white or delicate pastel tones. The master bedroom, once totally lined with fabric, has been completely revised with an alcove and fashionable gray walls. The charm of these interiors lies in a sort of literary elegance that reflects the owner’s personality. «I do not consider myself a decorator, given the fact that I do these things only for myself, and for my friends», says Jimenez. The romantic spirit of the spaces is based on refined contaminations that reference the style of bygone eras while avoiding the pitfalls of nostalgia.

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Paris in London

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The infinite house

THE HOME OF A FRENCH COUPLE IN THE BRITISH CAPITAL IS AN ECLECTIC BLEND OF VINTAGE AND CONTEMPORARY.

AN APARTMENT IN PARIS ON THREE LEVELS, WITH A FIFTIES TONE FEATURING WORKS BY THE GREAT MASTERS OF COMICS.

words DORIAN MAY – photos KATE MARTIN

words MARIO GEROSA – photos STEPHAN JULLIARD

Former model and now designer Caroline Sciamma-Massenet, with her husband Arnaud Massenet, financier and co-founder of Net-a-Porter, have all of the right ingredients to create an effortlessly chic living space: Parisian style and fashion pedigrees, delivered with a contemporary London viewpoint. The seven-bedroom Victorian townhouse in London’s Holland Park area desperately needed some warmth and personality. The busy couple enlisted friend and designer Peter Mikic to orchestrate a high-speed, highstyle interior transformation. The color scheme fell into place organically, starting with the mustard velvet curtains in the drawing room that frame the massive space. Anchoring the enormous room was essential, to foster a sense of coziness in a space that might otherwise feel cold. So Mikic designed a bespoke wool carpet based on an Art Deco painting, perfectly proportioned for the room. A pair of mid-century brass starburst chandeliers and an iconic modernist Flemming Lassen sheepskin chair counter the formality of the velvet sofas. The formal European dining room still boasts high ceilings, classic moldings and a working fireplace. The adjacent kitchen continues in its role as a simple family-style gathering place. Upstairs, the master bedroom suite is an amalgam of feminine and masculine, combining mixed metals, tones and textures to create a sense of inimitable poise. The striking four-poster bed designed by Mikic has a headboard smartly upholstered in Hermès Entrelacs-Cedre. Gold leaf bedside tables from London’s Talisman add sparkle against the textured gray grasscloth walls and fitted gray carpet.

In this flat near Notre-Dame the spaces never seem to end. The rooms seem to multiply, facing the Seine or the terraces filled with plants. In all the settings of the three levels, there is always something to discover, in a flexible itinerary of remarkable harmony, a very precise stylistic concept based on a contemporary reinterpretation of the spirit of the 1950s. Everything seems to have always been there, yet this home is the combination of three different apartments, spread across three different buildings. Hélène and Olivier Lempereur, who did the restyling, explain that «the apartment of about 300 square meters stretches across three historic buildings, from the 1600s and 1700s. It has three floors, from the fourth to the sixth, so extensive structural modifications had to be made to achieve this result». Olivier Lempereur, who worked in the studio of Andrée Putman in the 1990s, where he met Hélène, guides us through the large residence. «You arrive at the fourth floor entrance. A helical staircase divides the spaces, with the dining room to the right and the large kitchen to the left, next to a bedroom. The fifth floor is the nighttime zone, while the sixth contains the studio-library and the guestroom». The Fifties leitmotif triggers harmony among the furnishings and color combinations. «We have used white, black, grays, beige and greige tones», the interior designers say. «There are also brighter accents, like the intense blue carpet in the parlor». An elegant minimalist approach that enhances the original comics by master illustrators proudly displayed on the walls, alongside works of contemporary art.

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA


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Stone and hay

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Continuous space

IN SIUSI, THE GATEWAY TO THE DOLOMITES, AN ARCHITECT’S HOME REINTERPRETS LOCAL HAYLOFTS IN A NOVEL WAY.

ON THE 9TH FLOOR OF A HISTORIC BUILDING IN MAYFAIR, A LUMINOUS FLAT BECOMES A MANIFESTO OF MADE IN ITALY.

words MARTINA HUNGLINGER – photos MADS MOGENSEN

words ELENA DALLORSO – photos JAKE FITZJONES

“This is the house where dreams come true” could be the inscription on the door of architect Stefan Rier’s home in Siusi. A partner of the Italian firm NOA* Architects, Stefan has fulfilled his childhood dream of living in a barn at 1,050 meters a.s.l. In this refurbishing the materials range from geometric fabric covering the large suspended cubes of the rooms, to wallpaper, laser-cut metal for the staircase, and textured tiles covering most of the kitchen and bathroom surfaces. In tune with the traditional local constructions, Stefan has opted for an outer shell that respects the genius loci, while the interior design interprets the space in a contemporary way. The building is set on a stone plinth housing the garage and the guestroom, and has a wooden timber frame structure on top. Inside, the three suspended cubes contain the bedrooms, in constant dialogue with the living area and kitchen on the main floor. The subdivision of the three levels takes a novel approach, where the main floor has been treated like a town square where people can meet and socialize, with the fireplace playing a central role. The next level is reached by means of a striking staircase that winds across the space like a ribbon. After the secluded bedrooms with partly open bathrooms on the first floor, one reaches the most intimate space on the upper level, with a sauna zone and an outdoor terrace with a whirlpool bath. Three facades of the building are almost completely made from a wooden shell, creating a discrete atmosphere and protecting from street noise. The large ground-to-roof glass facade creates a sense of openness and offers stunning views.

The 9th floor used to house the servants. Today, thanks to a project by the firm Maurizio Pellizzoni Ltd, it hosts a large residence incorporating two of the original lodgings in a new layout to expand the living area. «To create a sort of manifesto of Made in Italy», Pellizzoni says, «I chose a total look by Minotti, the perfect expression of clean, timeless elegance. It took some doing to convince the developer – Sandringham Land – but in the end we were granted complete freedom». Besides collaborating with Minotti London, the project involves Maddox Gallery for contemporary artworks that will be shown in rotation inside the flat. The result is a unique solution for the Mayfair housing market. Grays and blues are warmed by wood and gold finishes, and the furnishings are discreet, non-invasive presences: «The Russell sofa designed by Rodolfo Dordoni has a soft, curved form, drawing the gaze to the terrace and the view of London’s landmarks», Pellizzoni says. The living and bedroom areas are separated by sliding doors in American walnut. The Freeman bench, at the edge of a custom Stepevi carpet, leaves an open perspective when the doors are open. The kitchen is intentionally small but functional, in Steel Gray matte lacquer, with worktops in Blanco Zeus Silestone. The professional appliances include an oven and range by Gaggenau. Close attention has been paid to every detail, in keeping with the approach of the interior designer born near Lake Como: «I even chose the books on the shelves, and every single object», Pellizzoni says. «I wanted the place to feel real, lived-in, welcoming, not like a standard investment property». A home, in short.

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Total remix

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Playground

A 17TH-CENTURY BUILDING IN PARIS, ON PLACE DES VOSGES, HOSTS A COURAGEOUS REINVENTION FLOODED WITH LIGHT.

THE HOME OF PARISIAN DESIGNER VICTORIA WILMOTTE IS LIKE A WORKSHOP/FACTORY, WITH A BRIGHT YELLOW CRANE.

words RUBEN MODIGLIANI – photos GIORGIO BARONI

words KURT G. STAPELFELDT– photos GIANNI BASSO

A radical renovation that does not alter the spirit of the building, conducted by the owner of the residence, Cyprien Bru, an architect and eclectic collector of art and design: «The basic idea was to conserve the historical character, adding a modern touch», he explains. The flat was originally composed of four rooms and a series of corridors: a fragmented space that had not been altered since the mid-1940s. In spite of its great position (on the third floor, facing a two-story building) it was rather dark and gloomy. «I rationalized the layout, moving the living area to the west, and creating a corridor to the bedroom zone that faces outward to capture light», Bru says. Walls in wood, perforated metal and marble join traditional casements and stucco moldings. Almost all the furnishings are collectibles, with a clear preference for Italian Seventies design. But there are also works by young talents. Art also plays an important role, entering all the rooms, including the two bathrooms. The eclectic range of items covers unconventional 21st-century works, photographs, small bronze pieces from the turn of the last century. A long display case in the corridor displays the owner’s collection of sneakers, like an installation. The basic color is pale gray, to set off the objects. Exceptions include the master bathroom, in marble with vivid veins, like brushstrokes. The kitchen has stone composite walls and flooring, matched with warm maple. Outstanding presences in the flat include a 1970s chandelier by Gaetano Sciolari over a small white table with colorful accents by Shiro Kuramata for Memphis; a low, linear cabinet displays three large watercolors by Léo Dorfner. A formidable mix.

In Paris, nestled between two bridges on the Seine, an anonymous street with an anonymous storefront. If you didn’t know what you were looking for you might mistake it for a traditional business, but it actually contains the office, workshop and playground of Parisian designer Victoria Wilmotte. Born in 1985, Wilmotte first studied interior design in her home city but soon left familiar surroundings to continue her schooling at the Royal College of Art in London. The industrial design course changed her life: «I was always in the workshops, making, learning, understanding techniques. I was fascinated by the processes that take place before production». She opened her first studio in Paris in 2008, which soon became too small. It took her until 2015 to move into the current location which houses both studio space at street level and the “factory” below, which is where the magic happens. «It took me a few years to arrive where I am today in terms of tools and machinery». Victoria’s whole collection is made here, except for painting or coating operations. This is also the place where she can experiment, play with shapes and concepts, moving from the spark of an idea to sketches and templates, to have a fully functioning piece by the end of the day. Her machines are treated with the nobility and respect they deserve, clean and brightly colored. «We had to construct a crane in the middle, to move materials and finished pieces». Adding her touch to this as well, she has painted it bright yellow, making it a characteristic feature of the space. Wilmotte’s collection is available at her recently launched e-shop, directly from her website (victoriawilmotte.fr). THE END

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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AD.

INDIRIZZI

DISCOVERIES da pag. 27: ARTCURIAL, artcurial.com; BONHAMS, bonhams.com; CARTIER, cartier.it; CHRISTIE’S, christies.com; ECLISSE, eclisse.it; GALLERIA CONTINI, continiarte. com; GALLERIE D’ITALIA, gallerieditalia.com; GRAND SEIKO, grand-seiko.com; IL PONTE, ponteonline.com; MILLON, millon.com; MUSEO POLDI-PEZZOLI, museopoldipezzoli.it; PHILLIPS, phillips.com; PORCELANOSA, porcelanosa.com; PORSCHE, porsche.com; RIFLESSI, riflessi.it; SOTHEBY’S, sothebys.com

ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO Condé Nast International Chairman and Chief Executive: Jonathan Newhouse President: Wolfgang Blau The Condé Nast International Group of Brands includes:

PORTFOLIO da pag. 63: AGENA, agenagroup.it; ANNAMARIA ALOIS, annamariaalois.it; ARMANI/CASA EXCLUSIVE TEXTILES BY RUBELLI, rubelli.com/it; CARVICO, carvico.com; CASAMANCE, casamance.com; CHRISTIAN FISCHBACHER, fischbacher.com/ it; DEDAR, dedar.com; ÉLITIS, elitis.fr/it; OSBORNE & LITTLE, osborneandlittle. com; PIERRE FREY, pierrefrey.com; SAHCO, sahco.com; ZIMMER + ROHDE, zimmer-rohde.com

FOCUS da pag. 71: AMURA, amuralab.com/it; CALEFFI, caleffi.com; CASAMANCE, casamance.com; COLÉ, coleitalia.com; DAVID GILL GALLERY, davidgillgallery.com; EMMEMOBILI, emmemobili.it; ETRO HOME, etro.com/it; FLOU, flou.it; FONTANOT DESIGN, fontanot.it; FORNASETTI, fornasetti.com; FRANCESCA MO, francescamogioielli. it; GERVASONI, gervasoni1882.it; GIORGETTI, giorgettimeda.com/it; GTV, gebruederthonetvienna.com; ILLULIAN, illulian.com/it; JCP UNIVERSE, jcpuniverse.com; KARMAN, karmanitalia.it; MANERBA, manerbaspa.com; MCZ, mcz.it; MOBART BEN, artben.it; NORMANN COPENHAGEN, normanncopenhagen.com; PEDRALI, pedrali.it; PIERRE FREY, pierrefrey.com; PORADA, porada.it; RICHARD GINORI, richardginori1735.com; RIVA 1920, riva1920.it; ROCHE BOBOIS, roche-bobois.com; RUBELLI CASA, rubelli.com/it; SAINT-LOUIS, saintlouis.com; SAMBONET, sambonet.it; SAWAYA & MORONI, sawayamoroni.com; SEBASTIAN HERKNER, sebastianherkner.com; SERGIO LEONI, sergioleoni.com; TUBES, tubesradiatori.com; VESSEL GALLERY, vesselgallery.com; VITRA, vitra.com

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STORIE da pag. 145: PERRIER-JOUËT, perrier-jouet.com; SCAVOLINI, scavolini.com ERRATA CORRIGE Nel servizio Regina d’inverno pubblicato sul numero 448 di AD di dicembre a pagina 152, è stata erroneamente attribuita la proprietà delle ville LV di Cortina a Simone e Francesco Leonardelli anziché a Simone e Francesco Longarini. Nello stesso servizio si parla di sette camere da letto anziché di quattro. Ce ne scusiamo con i proprietari.

UK Vogue, House & Garden, Brides, Tatler, The World of Interiors, GQ, Vanity Fair, Condé Nast Traveller, Glamour, Condé Nast Johansens, GQ Style, Love, Wired, Condé Nast College of Fashion & Design, Ars Technica France Vogue, Vogue Hommes, AD, Glamour, Vogue Collections, GQ, AD Collector, Vanity Fair Italy Vogue, Glamour, AD, Condé Nast Traveller, GQ, Vanity Fair, Wired, La Cucina Italiana, Lisa Germany Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Wired Spain Vogue, GQ, Vogue Novias, Vogue Niños, Condé Nast Traveler, Vogue Colecciones, Vogue Belleza, Glamour, AD, Vanity Fair Japan Vogue, GQ, Vogue Girl, Wired, Vogue Wedding Taiwan Vogue, GQ, Interculture Mexico and Latin America Vogue Mexico and Latin America, Glamour Mexico, AD Mexico, GQ Mexico and Latin America India Vogue, GQ, Condé Nast Traveller, AD Published under Joint Venture: Brazil: Vogue, Casa Vogue, GQ, Glamour Russia: Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Tatler, Glamour Style Book Published under License or Copyright Cooperation: Australia: Vogue, Vogue Living, GQ Bulgaria: Glamour China: Vogue, AD, Condé Nast Traveler, GQ, GQ Style, Condé Nast Center of Fashion & Design, Vogue Me, Vogue Film Czech Republic and Slovakia: Vogue, La Cucina Italiana Germany: GQ Bar Berlin Hungary: Glamour Iceland: Glamour Korea: Vogue, GQ, Allure, W Middle East: Vogue, Condé Nast Traveller, AD, GQ, Vogue Café Riyadh Poland: Vogue, Glamour Portugal: Vogue, GQ, Vogue Café Porto Romania: Glamour Russia: Vogue Café Moscow, Tatler Club Moscow South Africa: House & Garden, GQ, Glamour, House & Garden Gourmet, GQ Style, Glamour Hair The Netherlands: Vogue, Glamour, Vogue The Book, Vogue Man, Vogue Living Thailand: Vogue, GQ Turkey: Vogue, GQ Ukraine: Vogue, Vogue Café Kiev Condé Nast USA President and Chief Executive Officer: Robert A. Sauerberg, Jr. Artistic Director: Anna Wintour Vogue, Vanity Fair, Glamour, Brides, Self, GQ, GQ Style, The New Yorker, Condé Nast Traveler, Allure, AD, Bon Appétit, Epicurious, Wired, W, Golf Digest, Teen Vogue, Ars Technica, Pitchfork, Backchannel, Them

Regina d’inverno Con le Dolomiti inquadrate in ogni finestra, tre chalet di lusso progettati come un piccolo villaggio a sé vogliono riportare CORTINA D’AMPEZZO, in attesa dei Mondiali di sci, all’allure di un tempo, puntando sull’eccellenza dell’artigianato locale e sul Made in Italy. testo di ELENA DALLORSO — fotografie di MATTIA AQUILA

Conca magica. sopra: la vista dalla camera padronale dello Chalet LV01 Dolce Vita sul Monte Cristallo e il centro di Cortina d’Ampezzo. il living dello Chalet LV02 Perla, con malta cementizia per la parete e legno wengè per il mobile e il pavimento. Tavolino in noce americano e vetro. Divano, pouf e cuscini rivestiti con velluto Dedar. Sopra il camino, Apocalisse Londra (2005) di Enzo Fiore. pagina precedente:

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RENOVATE HOUSE  

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