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| | PA R I S , C L I C H Y- B A T I G N O L L E S | N u o v i u f f i c i | A N e w O f f i c e B u i l d i n g | |

581

GENNAIO-FEBBRAIO JANUARY-FEBRUARY Mensile / Monthly magazine Rivista + Libro € 10,00

€ 6,90 (Italy only)

Helsinki Istanbul New York Sguardi sul futuro Glimpses of theFuture

HOME DECORATION

MediaGroup spa - Poste Italiane spa - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art.1, comma 1, DCB Milano Printed in Italy

Dalla tavola alle pareti From Tableware to Walls

IN MONTAGNA

In the Mountains Villas & Chalets


Firme

STEPHEN ZACKS Critico di architettura, urbanista e curatore, vive e lavora a Brooklyn. Ha fondato Flint Public Art Project, di cui è direttore creativo. È stato redattore di Metropolis. Sta scrivendo un libro sulla crisi fiscale che ha colpito New York a metà degli anni Settanta, riesaminando il ruolo delle comunità di artisti nelle trasformazioni urbane. An architecture critic, urbanist and curator based in Brooklyn and a native of Flint, Michigan. Founder and creative director of Flint Public Art Project, has served as an editor at Metropolis. He is currently writing a nonfiction narrative about New York during the fiscal crisis of the mid-1970s, which re-examines the role of artists’ communities in neighbourhood change. MARIA VITTORIA CAPITANUCCI Storica e critica dell’architettura, insegna al Politecnico di Milano (AUIC) ed è autrice di saggi, volumi e articoli sull’architettura contemporanea internazionale e sugli anni Trenta e dopoguerra italiano. Ha studiato l’interazione tra progetto architettonico e sperimentazioni tecnico-ingegneristiche e il rapporto tra arte e architettura. È advisor per la Triennale di Milano e fa parte del comitato scientifico della Fondazione Magistretti. A historian and architecture critic, she teaches at Politecnico di Milano (AUIC) and writes articles, essays and books on international contemporary architecture, on the 1930s and on the post-war period in Italy. She has studied the relationship between art and architecture and interaction between engineering techniques and architectural design. She is advisor for the Milan Triennale, and sits on the Fondazione Magistretti scientific committee.

4 ABITARE 581

GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), narratore, architetto, psicogeografo. Come saggista s’è occupato di leggere e interpretare lo spazio della metropoli contemporanea. Nel 2011 ha vinto il Premio Scerbanenco, nel 2014, in Francia, il Prix Violeta Negra, nel 2018 il Premio Bergamo. Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. Fa parte della redazione di Nazione Indiana. È tradotto in varie lingue europee. Il suo ultimo romanzo si intitola Il sapore del sangue (Guanda, 2018). (Milan, 1966), narrator, architect, psychogeographer. As an essayist he has analysed and interpreted spaces in the contemporary metropolis. He won the Scerbanenco Prize in 2011, the Prix Violeta Negra in France in 2014, and the Bergamo Prize in 2018. He writes for cinema, theatre and television and is part of the editorial staff of Nazione Indiana. His works have been translated into various European languages. His latest novel is entitled Il sapore del sangue (“The Flavour of Blood”, Guanda, 2018). COSTANZA COLETTI Nata nel 1988 a Roma, ha studiato architettura in Italia e in Austria, dove si è laureata nel 2017. Vive a Milano e lavora come grafica e illustratrice. Le piace raccontare spazi fisici e sottili, il fascino imprevedibile delle metropoli e i vasti mondi interiori che esplora tramite la meditazione. Born in Rome in 1988, she studied architecture in Italy and in Austria, where she graduated in 2017. She lives in Milan, working as a graphic artist and illustrator. She likes using images to tell stories about subtle, physical spaces, the unpredictable allure of metropolises and the huge interior worlds she explores through meditation.

FRANCESCO MANNIRONI 36 anni portati di malavoglia , ha provato tutto quello che c’era da provare prima di capire che non c’era altra scelta che fare fotografia. Ha sopportato per due anni Gianluca Vassallo facendogli da assistente, per poi diventare suo socio in White Box Studio, un luogo di senso con l’ambizione di pensarsi la Macondo della produzione visiva. Ama il Fantacalcio più della fotografia, la Sardegna, la sua terra, più di ogni altro mondo scoperto nei libri di Matheson. 36 years old (though reluctant to admit it), he tried his hand at everything there was to try his hand at before coming to the realisation that he had no other option but to become a photographer. He worked as Gianluca Vassallo’s assistant for two years, then became a partner at White Box Studio, a place of the senses that likes to think of itself as the Macondo of visual creativity. He loves fantasy football more than photography, and Sardinia (his homeland), more than any other world he has come across in the books of Matheson.


Sommario

32

Il livello del mare si innalza e New York è tra le città più esposte. Ecco come sta cambiando il paesaggio costiero / Sea levels are rising and New York is at risk. We look at how the landscape of the coast is changing.

13

Orizzonti

30

Libri

32 46

Resilient New York

txt stephen zacks

Helsinki, ode alla biblioteca Ode to the Library

txt sara banti, photos tuomas uusheimo

54

Un teatro “vaporoso”

A “Nebulous” Theatre

txt fabrizio gallanti, photos james brittain

62

A sbalzo sui binari

Overhanging the Tracks

txt sara banti, photos luc boegly

70

Il fiore di Istanbul

46

Helsinki celebra i 100 anni di indipendenza dalla Russia con la biblioteca disegnata da ALA Architects / Helsinki celebrates 100 years of independence from Russia with a public library by ALA Architects.

The Flower of Istanbul

txt_photos francesco mannironi / white box studio

82

Caleidoscopio montagna

Mountain Kaleidoscope

txt maria vittoria capitanucci

90

Il piacere dell’invenzione The Delight of Invention

txt michele calzavara, photos andrea martiradonna

70

La nuova e avveniristica torre di controllo dell'aeroporto di Istanbul firmata da Pininfarina con Aecom / The new and futuristic control tower of the Istanbul airport by Pininfarina with AECOM.

581 ABITARE 7


Sommario

106

In un palazzo settecentesco di Napoli la casa-studio dell’architetto Antonio Martiniello / In an 18th century townhouse in Naples the home and studio of the architect Antonio Martiniello.

100

Dinamiche londinesi London Dynamics

txt alice piciocchi, photos rory gardiner

106

Presente provvisorio Provisional Present

txt laura cardia, photos pierrick verny/photofoyer

114

18 metri di creatività

Eighteen Square Metres of Creativity txt irene guzman, photos fernando schapochnik

120

Custodi fidati molto creativi

Trusted and Highly Creative Repositories

txt gianni biondillo

128

Stamperemo meno, ma meglio

We’re Going to Be Printing Less, but Better txt stefano benedetti, photos Naphtalina

132

120

Le teche dei Goppion, famiglia milanese di origine veneta con un talento unico al mondo / The cases made by the Goppion, a Milanese family of Veneto origin with a unique talent.

Progettare la tavola Tableware Design

txt mia pizzi

142

Trame interessanti

Weaving Interesting Stories txt mia pizzi

146

Percezioni, relazioni, situazioni

Perceptions, Relations, Situations drawing costanza coletti

132

I piatti, i bicchieri e le posate riflettono i nuovi approcci del design / Crockery, cutlery and glassware reflect new approaches to design.

8 ABITARE 581


imm Cologne, January 14−20 Hall 2.2 | Stand A-003

www.pedrali.it

M&O Paris, January 18-22 Hall 6 | Today Stand I2 J1

SFF Stockholm, February 05-09 Hall A07:18


Staff

| | PA R I S , C L I C H Y- B A T I G N O L L E S

581

| Un nuovo palazzo

| A New Building ||

GENNAIO-FEBBRAIO JANUARY-FEBRUARY Mensile / Monthly magazine Rivista + Libro € 10,00

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IN MONTAGNA In the Mountains Villas & Chalets

è pubblicata da / is published by RCS MediaGroup S.p.A.

ACDF Architecture Chalet La petite soeur Canada (photo Adrien Williams) p. 82

Presidente e Amministratore delegato Urbano Cairo Consiglieri Marilù Capparelli, Carlo Cimbri, Alessandra Dalmonte Diego Della Valle, Veronica Gava, Gaetano Miccichè Stefania Petruccioli, Marco Pompignoli Stefano Simontacchi, Marco Tronchetti Provera

Direttore responsabile Editor in chief Silvia Botti

Direttore generale News Alessandro Bompieri

Capiredattori Managing editors

Collaboratori Contributors

Sara Banti Architettura, attualità, sito web Architecture, news, web site

Stefano Benedetti Gianni Biondillo Luc Boegly James Brittain Michele Calzavara Cristiana Campanini Maria Vittoria Capitanucci Laura Cardia Costanza Coletti Ali Filippini Elena Franzoia Fabrizio Gallanti Rory Gardiner Irene Guzman Claudia Lodetti Francesco Mannironi Andrea Martiradonna Maria Miti Naphtalina Francesca Oddo Fernando Schapochnik Tuomas Uusheimo Pierrick Verny Stephen Zacks Matteo Zambelli

Chiara Maranzana Sistema multimediale Multimedia system Design consultant Mia Pizzi Curators Alice Piciocchi Web and events Roberto Ricci Infographic and maps Graphic Staff Fabio Grazioli Caposervizio digital Digital senior editor Elena Liberatore Caposervizio paper Magazine senior editor Segreteria di redazione Editorial secretary Monica Guala Ricerca fotografica Photo research Progetto grafico Graphic design Antonio Meda

Rivista internazionale a periodicità mensile edita in lingua italiana e in lingua inglese e diffusa in tutto il mondo, fondata da Piera Peroni nel 1961. An international magazine published monthly in Italian and English, founded by Piera Peroni in 1961 and sold all over the world.

Ufficio tecnico / Technical office Allen Michi, allen.michi@rcs.it Stampa Rotolito, Seggiano di Pioltello (MI). Printed in Italy

via Angelo Rizzoli 8 – 20132 Milano tel. +39 0225843420 redazione@abitare.rcs.it

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Traduzioni / Translations

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Connie Chiaro connie.chiaro@rcs.it Magazine Nicoletta Porta nicoletta.porta@rcs.it Digital

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Letto Urbino, tavolini City Tamburino, sospensione Sofia. By Castello Lagravinese studio IMM Colonia 14-20 Gennaio 2019 HALL 11.3 Stand S051

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581 COURTESY ALBERS FOUNDATION

Orizzonti

Josef Albers, Homage to the Square, series dal / from 1949.

Che anno sarà per la progettazione questo 2019? Le previsioni sono precise quanto spiazzanti. Sarà l’anno delle tecniche tradizionali (tipo il terrazzo veneziano) ma anche quello dei materiali supertecnologici; è confermato il minimalismo nordico dalle linee essenziali ma si annuncia il ritorno allo stile figurativo ispirato alla natura; il colore di riferimento sarà il Living Coral, a metà tra l’arancio e il rosa (Pantone) o anche un classico verde scuro chiamato Night Watch (PPG Paints). Di certo sappiamo che festeggeremo i 100 anni del Bauhaus e che aprirà la XXII Triennale di Milano curata da Paola Antonelli, dedicata al delicato rapporto con la natura e a una necessaria nuova sensibilità progettuale. Così come prendiamo atto che in molte aree del pianeta l’architettura resterà una prova di forza. E infatti verranno completati il Wuhan Greenland Center, il più alto edificio in Cina, e il Ponte crimeano in Russia, il più lungo d’Europa (e il più problematico, visto che investe la questione ucraina). Silvia Botti What kind of year will 2019 be for the world of design? The forecasts are as precise as they are disorienting. It will be the year of traditional techniques (like Venetian terrazzo flooring) but also of ultra hi-tech materials. Nordic minimalism with its simple lines will continue to feature prominently, but there is also likely to be a return to the figurative style inspired by nature. As for colours, Living Coral (midway between Pantone pink and orange) will be big, along with a classic dark green called Night Watch (PPG Paints). We know for sure that we will be celebrating 100 years of the Bauhaus and that it will be the year of the 22nd Milan Triennale (curated by Paola Antonelli) which will be devoted to the delicate relationship with nature and to the need for a new design sensibility. Finally, architecture will continue to be used as a show of strength in many parts of the world. Due for completion in 2019 are China’s tallest building, the Wuhan Greenland Center, and Russia’s Crimea Bridge, Europe’s longest (and most problematic, since it is part of the Ukraine question).

581 ABITARE 13


COURTESY HANS J. WEGNERS TEGNESTUE

PICTURE ALLIANCE / REUTERS / HANNIBAL HANSCHKE

Orizzonti

VITRA CAMPUS

DIMMI COME TI SIEDI

GETTY / JOSSE LEEMAGE

SITTING AND SEATING

FINO AL 17 FEBBRAIO 2019 AL VITRA SCHAUDEPOT di Weil am Rhein Rhein (il museo disegnato da Herzog & de Meuron) si celebra il rapporto tra seduta e potere con la mostra Seats of Power, a cura di Heng Zhi. Un legame antico riconducibile all’idea di trono, scranno riservato ai vertici della società che solo nell’Ottocento, con l’avvento della produzione industriale, si trasformò nella sedia moderna, accessibile a tutti. Selezionate dalle collezioni museali, sono venti le sedute del potere – politico, sociale ed economico – che raccontano l’evoluzione culturale di questo oggetto che dall’autoritarismo arriva a una visione più egualitaria e partecipativa. (Irene Guzman)

THE SEATS OF POWER EXHIBITION AT THE SCHAUDEPOT in Weil am Rhein, which runs until 17 February 2019 and is curated by Heng Zhi Vitra, celebrates the ways in which the act of sitting down has always been associated with expressions of power. This ancient connection is most clearly represented by the idea of the throne of antiquity. Originally, only the highestranking members of society would ever use a seat, and it was not until the advent of industrial production in the 19th century that chairs became accessible to all. Selected from various museum collections, the twenty seats of political, social and economic power on display trace the cultural evolution of this object, which gradually became more egalitarian.

NUMBERS

Dall’alto / From above, Ivanka Trump, Christine Lagarde, Angela Merkel sedute su / sitting on East River Chair di / by Hella Jongerius; John F. Kennedy su / on the JH501 chair by Hans J. Wegner; Napoleone Bonaparte ritratto da / painted by Paul Delaroche.

Di tutte le specie vegetali e animali del mondo vive nelle foreste pluviali tropicali Of all plant and animal species in the world live in tropical rainforests

14 ABITARE 581


NAMGOONG SUN

NAMGOONG SUN

NAMGOONG SUN

Orizzonti

Interni grafici e facciate a rilievo per questo edificio slanciato su un tipico lotto stretto coreano. Graphic interiors and relief façades for this slender building on a typical narrow Korean lot.

MOON HOON

TORRE UNIFAMILIARE A SEUL

SINGLE-FAMILY HIGH-RISE IN SEOUL

COURTESY MESSE FRANKFURT EXHIBITION

DOGOK MAXIMUM È UN EDIFICIO A USO MISTO dalla forte personalità pensato dall’architetto coreano Moon Hoon, in una zona alta di Gangnam, il distretto più popoloso e ricco di Seul. Con i suoi quindici metri di altezza, lo stretto edificio svetta nella Beverly Hills coreana accanto a una parete di pietra. Dal piano terreno, pensato come zona di accoglienza, si scende al livello interrato, che ospita lo studio fotografico del figlio del proprietario, mentre i quattro livelli superiori sono occupati dall’abitazione. Con l’obiettivo di ripararsi da sguardi indiscreti, su tutte le facciate sono state inserite piccole finestre angolari che, nonostante la dimensione, consentono un buon equilibro interno tra aree d’ombra e punti luce. (IG)

16 ABITARE 581

DOGOK MAXIMUM IS A MIXED-USE BUILDING with a strong personality designed by the Korean architect Moon Hoon in the high part of Gangnam, the most populous and rich district of Seoul. With its fifteen metres in height the narrow building rises up in the Korean Beverly Hills next to a stone wall. From the ground floor, designed as a reception area, you descend to the basement level, which houses the owner’s son’s photography studio, while the four upper levels are taken up by the residence. With the aim of protecting the inhabitants from prying eyes, small, angular windows were inserted into all of the façades. Despite their size, they offer a good indoor balance of shaded and brightly lit areas.

EXHIBITIONS

DESIGN IN FIERA / DESIGN AT THE FAIR Si inizia a Colonia con imm Cologne (dal 14 al 20 gennaio), dove l’annuale installazione Das Haus - Interiors On Stage è firmata dagli australiani Truly Truly. L’attenzione di Maison&Objet a Parigi (18-22 gennaio) si concentra sul lavoro di Sebastian Herkner e dei Rising Talents, sei giovani cinesi. A Bolzano, dal 23 al 26 gennaio, Klimahouse si occupa di green technology. La Stockholm Furniture Fair (5-9 febbraio) punta su talks di design e architettura condotti da celebrities. Infine Ambiente a Francoforte (8-12 febbraio) copre l’intera gamma dell’oggettistica con le sezioni Dining, Living e Giving. (Mia Pizzi)

First appointment imm Cologne (from 14 to 20 January), with the annual installation Das Haus – Interiors On Stage, this year created by the Australian Truly Truly. The attention of Maison&Objet in Paris (18-22 January) is focused on the work of Sebastian Herkner and of six young Chinese Rising Talents. In Bolzano, from 23 to 26 January, Klimahouse is devoted to green technology. The Stockholm Furniture Fair (5-9 February) is betting on talks on design and architecture given by celebrities. Finally Ambiente in Frankfurt (8-12 February) covers the whole range of objects in its Dining, Living and Giving sections.


UNA NUOVA AMICA VI ASPETTA IN EDICOLA Con un nuovo sfoglio più ricco, fluido e sorprendente. E una nuova palette di colori. Per portarvi dentro il nostro mondo di moda, bellezza, attualità, lifestyle

amica

CODE CI VEDIAMO IL 19 FEBBRAIO 2019


COURTESY OPUS 5 ARCHITECTES

LUC BOÉGLY

Dopo il restauro, la Chiesa abbaziale è stata adibita a biblioteca. After the renovation, the abbey church is now used as library.

OPUS 5 ARCHITECTES

THE ABBEY IS REBORN ACQUISITA DALLA REGIONE NORMANDIA, l’abbazia di Ardenne (uno dei tre grandi complessi della Normandia fondati dai canonici premontresi) è stata riqualificata dallo studio parigino Opus 5 Architectes che, con 25 anni di lavoro distribuiti in tre fasi e un costo complessivo di 17 milioni e 600mila euro, l’ha trasformata nell’Imec, Institut Mémoires de l’Edition Contemporaines. La chiesa abbaziale ospita oggi una straordinaria biblioteca, mentre nel granaio trova spazio un teatro-auditorium. Appena conclusa, la terza fase del progetto si è concentrata sulle ex scuderie, che ospitano le sale espositive, e sulla Porta di Bayeux, l’edificio più antico del complesso trasformato in uno spazio per l’accoglienza dei visitatori. (Elena Franzoia) Acquired by the region of Normandy, the Ardenne abbey (one of the three Norman complexes founded by the Premonstratensian Canons Regular) was completely renovated by the Parisian firm Opus 5 Architectes which, after 25 years of work divided into three phases and at an overall cost of €17.6 million, turned it into the IMEC, Institute for Contemporary Publishing Archives. Today the abbey’s church houses an exceptional library, while in the old tithe barn there is a theatre-auditorium. Recently completed, the third phase of the project focused on the old stables, which house the exhibition rooms, and the Bayeux Gate, the complex’s oldest building which was converted into a space to welcome visitors.

TEATRO ALLA SCALA

IL RACCONTO DI UNA GRANDE ISTITUZIONE THE STORY OF A GREAT INSTITUTION UNA NARRAZIONE PER CAPITOLI CRONOLOGICI, filmati d’epoca, un’installazione con foto storiche su leggii, una maquette con cui interagire tramite tablet. La mostra La magnifica fabbrica – 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta, a cura di Fulvio Irace e Pierluigi Panza, illustra la storia del teatro milanese, le cui trasformazioni sono andate di pari passo con quelle della città. Fino al 30 aprile al Museo teatrale. (Chiara Maranzana)

A NARRATIVE IN CHRONOLOGICAL CHAPTERS, old film footage, an installation with historic photographs on lecterns, a model to interact with using a tablet. The exhibition The Magnificent Factory – 240 years of Teatro alla Scala from Piermarini to Botta, curated by Fulvio Irace and Pierluigi Panza, illustrates the history of the Milan Opera House, whose transformations mirror those of the city generally. Until 30 April at the Theatre Museum. ANDREA MARTIRADONNA

L’ABBAZIA RIVIVE

581 ABITARE 19


OSCAR PROPERITES / ÅKE E:SON LINDMAN

Orizzonti OMA + BIG

RESIDENZEASTOCCOLMA HOUSING IN STOCKHOLM

DUE NUOVI MEGA-PROGETTI a Stoccolma, a cura di Oscar Properties, un developer specializzato in edifici residenziali. Norra Tornen di OMA definisce una sorta di “portale” urbano con due torri accostate, l’Innovationen Tower e l’Helix Tower. Il rivestimento di lastre prefabbricate di cemento armato è stato scelto per rispettare la palette di colori richiesta dal Comune. L’opera di BIG – 79 & Park – utilizza invece il tema della corte per “abbracciare” il verde e creare un mix di architettura e natura, con l’intento di rendere indistinguibili il complesso residenziale e l’adiacente collina, (Matteo Zambelli) TWO NEW MEGA-PROJECTS in Stockholm developed by Oscar Properties, specialised in residential buildings. OMA’s Norra Tornen uses the term urban “portal” to describe the two adjoining towers, the Innovationen Tower and the Helix Tower. The precast exposed reinforced concrete slabs containing aggregate pebbles was chosen in order to comply with the colour specifications set out by the municipal authorities. Meanwhile, the BIG project – 79 & Park – uses the idea of the inner court to “embrace” the greenery and create a blend of architectural and natural features.

YACHT

MULTIPROPRIETÀ GALLEGGIANTE

FLOATING TIMESHARE

LA SOCIETÀ SVIZZERA DI MANAGEMENT E CHARTER di yacht di lusso Floating Life ha presentato il suo ultimo progetto: Dream K43, un innovativo 43 metri pensato per essere condiviso secondo due nuove formule di multiproprietà (Fractional Ownership e Time Sharing). L’Expedition Yacht presenta carena d’acciaio e sovrastrutture d’alluminio totalmente vetrate, in base a un design sviluppato con lo Studio Sculli. Risponde alle esigenze più varie grazie a un elevato livello di customizzazione degli interni. (Claudia Lodetti) THE SWISS GROUP FLOATING LIFE, which specialises in the management, charter and sale of super yachts, has presented Dream K43, an innovative 43-metre boat designed either for so-called “fractional ownership” (involving the acquisition of shares in the vessel), or for a time-share. The Expedition Yacht has a steel hull and a fully-glazed aluminium superstructure, and is based on a design developed with Studio Sculli. It responds to a whole range of demands and offers a high degree of interior customisability. 20 ABITARE 581

OSCAR PROPERITES / ÅKE E:SON LINDMAN

Sotto, Norra Tornen di OMA a Stoccolma. A sinistra, lo yacht Dream K43 di Floating Life. In alto, 79 & Park di BIG a Stoccolma. Below, Norra Tornen by OMA in Stockholm. Left, the Dream K43 yacht by Floating Life. Top, 79 & Park by BIG in Stockholm.


MATT HARVEY / COURTESY BLAMEY SAUNDERS HEARS

MATT HARVEY / COURTESY BLAMEY SAUNDERS HEARS

LEAH HEISS

GIOIELLI CHE AIUTANO L’UDITO JEWELLERY AS A HEARING AID L’APPARECCHIO ACUSTICO FACETT, progettato dalla designer australiana Leah Heiss, trasforma una disabilità in un’occasione per sfoggiareaccessoriespressivi.Prodottodall’azienda Blamey Saunders Hears, il dispositivo-gioiello ha una forma sfaccettata che si ispira alla collezione di mineralogia del Museums Victoria di Melbourne ed è disponibile in diverse tonalità (argento, oro rosa, nero e bianco). Non è il primo prodotto di tecnologia indossabile ideato da Heiss, che ha firmato gioielli per somministrare insulina o rilevare dati biologici e persino dispositivi deglutibili per individuare le malattie. Facett si compone di due elementi accoppiati tramite magnete, uno dei quali è la batteria, da ricaricare con Usb o da sostituire con una carica (quattro le batterie nel kit). (Alice Piciocchi)

THE FACETT HEARING AID created by Australian designer Leah Heiss turns disability into desirability: hearing loss as an opportunity to wear an attractive accessory. Produced by Blamey Saunders hears, the jewellery itemdevice has a faceted shape inspired by the mineralogy collection at Museums Victoria in Melbourne, and comes in a choice of colours (silver, pink gold, black and white). This is not Heiss’s first wearable device: she has already produced items to administer insulin or biosignal sensors and even swallowable devices to detect disease. The Facett hearing aid is made up of two elements held together by a magnet, one of which is the battery that is easily recharged in a USB socket or replaced by another fully charged one (four batteries in the kit).

FLASH

Cuscino o pouf, ma soprattutto orso. La collezione Resting Animals di Front per Vitra regala un’esperienza emotiva. A cushion or a pouf, but above all a bear. Front’s Resting Animals collection for Vitra offers a truly emotional experience.

SMART HOME

UNA FUORISERIE IN CUCINA

SOMETHING SPECIAL IN THE KITCHEN ILVE PRESENTA COLONNA STELLATA, autentica macchina per cucinare che comprende in un’unica struttura forno trivalente (aria calda, vapore e microonde), abbattitore e macchina per il vuoto. Sogno di chi cucina, perché eroga le stesse prestazioni di una cucina professionale ottimizzando i “cicli sinergici”, cioè la razionale sequenza dei movimenti operativi. Sogno anche dell’interior designer: perché riassume con razionalità ed eleganza più elettrodomestici in uno spazio compatto. (MP)

ILVE PRESENTS COLONNA STELLATA, an authentic machine for cooking that comprises in a single structure a combi-oven (convection, steam and microwave), blast chiller and vacuum machine. A cook’s dream because it provides the same functions as a professional cooker while optimizing the “synergic cycles”, i.e. the rational sequence of movements required for its operation. The dream of the interior designer too, as it combines several appliances in a compact space with rationality and elegance.

581 ABITARE 21


PARTI CON I GIORNALISTI DI

DONNA

MARRAKECH

LA MAGIA DEL MAROCCO TRA RIAD E MERCATI VOLO, HOTEL 5* IN SUITE E TOUR GUIDATO DAL 20 AL 23 FEBBRAIO 2019 Un tempo città imperiale oggi Marrakech è un importante centro economico. Visiteremo la Medina, cittadella medievale fortificata con la sua piazza Jamaa el Fna cuore pulsante, luogo di incontro di musicisti, acrobati e incantatori di serpenti e la Moschea della Kutubiyya sovrastata dall’omonimo minareto, splendido esempio di architettura moresca. Non mancherà una mattinata ai giardini Majorell, vero gioiello, tempestato di cactus, yucca, ninfee, gelsomini e buganvillee che creano un meraviglioso quadro impressionista e tante altre meraviglie. A raccontarvi aneddoti e farvi da in questa realtà in esclusiva per voi una giornalista d’eccezione: Cristina Milanesi, beauty editor di iO Donna. 3 notti in bellissimo hotel 5* (Es Saadi Palace Resort & Spa) con prima colazione; sistemazione in Junior Suite (70 mq); 3 cene in ristoranti selezionati; 1 show cooking di cucina marocchina con pranzo; tutti i trasferimenti previsti in loco con bus privato; accompagnatore in partenza dall’Italia; guida locale parlante italiano; visite e ingressi come da programma: Medina, Jardin Majorelle e museo di Yves Saint Laurent, moschea Koutobia, tombe saadiane, il souq, quartiere Palmeraie, giardini di Menara; assicurazione medico bagaglio. Volo Ryanair da Orio al Serio a/r, tasse incluse, 1 bagaglio in stiva e imbarco prioritario. Assicurazione contro l’annullamento: 60€.

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FLORIAN HOLZHERR / COURTESY KEITH SONNIER / ARTIST’S RIGHTS SOCIETY (ARS) NEW YORK

FLORIAN HOLZHERR / COURTESY KEITH SONNIER / ARTIST’S RIGHTS SOCIETY (ARS) NEW YORK

Orizzonti

KEITH SONNIER

SCRITTURA SPAZIALE

LUCE, VIDEO E AMBIENTI: un’arte da “attraversare”. Due mostre negli Usa (Until Today al Parrish Art Museum, fino al 27 gennaio, e il riallestimento dell’installazione Dis-Play II del 1970, visibile fino al 26 maggio al Dan Flavin Art Institute a Bridgehampton) gettano un nuovo sguardo sull’opera di Keith Sonnier, post-minimalista che scrive nello spazio con tubi di luce al neon. Da fine anni Sessanta produce sculture, video e installazioni, ma anche grandi opere d’arte pubblica, sempre in stretta relazione con l’architettura. Una collaborazione con la Nasa, nel 1977, lo conduce a immaginare una trasmissione dell’arte attraverso il satellite. I suoi brevi grafismi tra astrazione e figurazione delineano volumi impalpabili. (Cristiana Campanini)

GARY MAMAY

WRITING IN SPACE

LIGHT, VIDEO AND SPACE: art designed to be “traversed”. Two exhibitions in the USA (Until Today at the Parrish Art Museum, until 27 January, and the re-installation of the historic installation Dis-Play II, which can be seen until 26 May at the Dan Flavin Art Institute a Bridgehampton) shine a new spotlight on the work of Keith Sonnier, the post-minimalist who writes in space using tubes of neon light. Since the late 1960s he has produced sculptures, videos and installations, but also large public works of art, always closely tied to architecture. A collaboration with NASA, in 1977, led him to imagine the transmission of art through a satellite. His concise graphics, somewhere between abstraction and figuration, outline impalpable volumes.

NUMBERS È il peso in tonnellate delle infradito che ogni anno vengono abbandonate sulle spiagge keniote. L’impresa sociale locale Ocean Sole le recupera e le ricicla creando oggetti d’arte. The weight in tonnes of the flip-flops abandoned on Kenya’s beaches every year. The local social enterprise Ocean Sole retrieves them and recycles them as works of art.

Sopra / Above, Keith Sonnier, Ba-O-Ba I (Ba-O-Ba Series, 1969). In alto, a sinistra / Top left, Verbindung Rotblaugelb (2002); a destra / right, Tears for St. Francis (2002).

581 ABITARE 23


IL VERO PECCATO È NON ESSERCI

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STUDIO IDOM

UNA CANTINA NEL PAESAGGIO

A WINERY IN THE LANDSCAPE DA POCO TERMINATA DAL GRANDE STUDIO di architetti e ingeneri Idom nella regione vinicola spagnola della Rioja, la Bodega Beronia Rueda si estende su circa 3700 metri quadrati. Perno dell’approccio progettuale appare il rapporto con il paesaggio. L’edificio è stato collocato nel punto più alto della proprietà vicino a un gruppo di alberi e presenta uno sviluppo in larga parte ipogeo. Il complesso si compone di sei “portali” costituiti da pannelli e travi di cemento armato su cui appoggiano lastre prefabbricate che raggiungono i 14 metri di lunghezza, donando identità architettonica all’edificio. L’uso di una limitata gamma di materiali (cemento, acciaio, legno e vetro) contribuisce all’austera eleganza degli spazi. (EF)

ALFONSO BATALLA

ALFONSO BATALLA

Orizzonti

RECENTLY COMPLETED BY THE GREAT ARCHITECTURE and engineering firm Idom in the Spanish winemaking region of Rioja, Bodega Beronia Rueda stretches across nearly 3,700 square metres. The relationship with the landscape appears to be the linchpin of the design approach. The building was placed at the highest point of the property near a group of trees, and unfolds for the most part underground. The complex consists of six “portals” made of reinforced concrete panels and beams upon which rest prefabricated concrete slabs that reach 14 meters in length, giving an architectural identity to the building. The use of a limited range of materials (cement, steel, wood and glass) contributes to the austere elegance of the spaces.

ENERGY

TURBINA DA APPARTAMENTO

THE APARTMENT-FRIENDLY TURBINE IDEATA DA NICOLAS GONZALO ORELLANA e Olguin Yaseen Noorani della Lancaster University, O-Wind Turbine (premio James Dyson) sfrutta i venti per produrre energia. È particolarmente adatta ai contesti urbani dove le correnti, intrappolate dai palazzi, sono imprevedibili e impossibili da catturare da turbine più convenzionali. Grazie ai bassi costi di produzione e alle dimensioni ridotte incoraggia i cittadini a produrre energia “pulita”. (Claudia Lodetti)

CREATED BY NICOLAS GONZALO ORELLANA and Olguin Yaseen Noorani, Lancaster University, O-Wind Turbine (James Dyson Award) harnesses wind to produce energy. It is particularly suited to urban contexts where air currents are trapped by buildings, which makes them unable to be captured by conventional turbines. Because of the system’s low production costs and compact size, city dwellers are encouraged to take an active part in producing “clean” energy. 581 ABITARE 25


SPECIALE ITALIA 2019

LA MA XI MAPPA DI

ROM A

CON TUTTI I LUOGHI E GLI EVENTI DA NON PERDERE

Un numero dedicato a scoprire il paese più bello del mondo. Con tante idee e proposte per viaggi unici nel Belpaese: dalle Dolomiti a Pantelleria, dalla cucina romagnola a Matera, capitale europea della cultura 2019.

LOMBARDIA ARTE, SPORT, FOOD METE E APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Itinerari slow fra borghi e terme

GRANDE NATURA DA VIVERE IN BICI, A PIEDI, SUGLI SCI

IN REGALO DOSSIER LOMBARDIA 68 pagine tra cultura, sport, benessere, enogastronomia e con la riscoperta degli itinerari lombardi di Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte.


COURTESY BAROVIER & TOSO

Orizzonti

MURANO

LA CASA DEL VETRO

A HOUSE FOR GLASS

COURTESY BAROVIER & TOSO

THE CALVI BRAMBILLA STUDIO CREATED THE INTERIOR DESIGN concept for Palazzo Barovier & Toso in Murano, which was refurbished as the showroom-museum of the glassmaking company founded in 1295. On the banks of Rio dei Vetrai – where the world’s most famous glassmaking concerns have been operating for centuries – this building has three floors displaying Barovier&Toso’s creations, which are a blend of innovation and tradition, art and design. The Calvi Brambilla studio has created an elegant space that is defined by its colour scheme and choice of materials: black or white Venetian flooring, white curtains and large mirrors.

COURTESY BAROVIER & TOSO

È FIRMATO DALLO STUDIO CALVI BRAMBILLA IL CONCEPT DEGLI INTERNI di Palazzo Barovier & Toso a Murano, rinnovato per diventare showroom-museo dell’azienda vetraria fondata nel 1295. Sulle rive di Rio dei Vetrai – che da secoli ospita le fornaci più famose al mondo – il palazzo accoglie tre piani di spazi espositivi, tempestati dalle creazioni Barovier&Toso, connubio tra innovazione e tradizione, arte e design. Lo studio Calvi Brambilla ha creato uno spazio elegante che fa da sfondo ai lampadari, definito da scelte materiche e cromatiche: il pavimento nero o bianco di seminato veneziano, tendaggi bianchi, grandi specchi. (AP)

FLASH Vasi di Visi e Visi Diversi: 20 designer hanno progettato gli oggetti, gli ospiti disabili di Sacra Famiglia li hanno realizzati (nella foto il vaso di Elena Salmistraro). Il nuovo showroom-museo di Barovier & Toso si estende su 900 metri quadrati nella vecchia fornace dell’azienda a Murano. The new showroom-museum of Barovier & Toso extends over 900 square meters in the old furnace of the company in Murano.

Face Vases and Different Faces: 20 designers dreamed up these objects, and the disabled residents of Sacra Famiglia made them (pictured, a vase by Elena Salmistraro).

581 ABITARE 27


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SATOSHI SHIGETA

SATOSHI SHIGETA

Orizzonti

SATOSHI SHIGETA

L’architetta ha adattato questa casa a Tokyo alle esigenze di quattro generazioni, dalla bisnonna ai nipoti. The architect has adapted a house in Tokyo for the needs of four generations, from great-grandmother to grandchild.

TOMOMI KITO

INVENTIVA STRUTTURALE

STRUCTURAL INVENTIVENESS

COURTESY MAK

NELLA CONTINUA RICOSTRUZIONE che caratterizza l’architettura giapponese, Tomomi Kito si è trovata a ristrutturare una casa di Tokyo realizzata una quarantina di anni fa. Oltre a dedicarsi a un attento studio delle aperture, la progettista ha interpretato come veri e propri “hub” gli spazi comuni cioè luoghi di interazione e condivisione. Dato però che i committenti attribuivano maggiore importanza alle camere, orientate a sud, Kito ha dovuto affrontare una sfida: garantire la luce naturale anche alle aree del primo piano, interamente esposte a nord. Ha quindi scelto di porre al secondo piano, che presenta due sole stanze, un soffitto a catenaria, le cui forme curvilinee riflettono la luce naturale permettendole di raggiungere gli spazi sottostanti. (EF)

IN THE UNENDING PROCESS OF REBUILDING that seems to characterize Japanese architecture, Tomomi Kito was asked to renovate a house in Tokyo built some forty years ago. In addition to carefully redesigning the openings to the outside and between rooms, the architect created common areas as hubs where the family can connect. Since the clients wanted to maintain the bedrooms that completely occupy the south side of the ground floor, Kito was faced with the challenge of bringing natural light to the common areas on the north side. She thus chose to install a ceiling with a catenary peak on the upper floor, which has only two private rooms: the curving ceiling reflects the natural light down through the stairwell to the floor below.

MAK

VIENNA OMAGGIA MOSER

VIENNA HONOURS MOSER

QUASI 600 OGGETTI sono esposti al Mak di Vienna per la mostra Koloman Moser: Universal Artist tra Gustav Klimt e Josef Hoffmann (fino al 22 aprile). Tra le più complete retrospettive mai dedicate all’influente artista-designer, la mostra è curata da Christian Witt-Dörring ed Elisabeth Schmuttermeier. Di grande fascino la parte dedicata alla collaborazione con Josef Hoffmann, che espone creazioni senza tempo della Wiener Werkstätte come progetti di interni, mobili, oggetti e gioielli. (EF)

NEARLY 600 OBJECTS are on display at MAK in Vienna thanks to the exhibition Koloman Moser: Universal Artist between Gustav Klimt and Josef Hoffmann (until 22 April). Among the most complete retrospectives ever dedicated to the influential artist-designer, the exhibition is curated by Christian Witt-Dörring and Elisabeth Schmuttermeier. The part dedicated to the collaboration with Josef Hoffmann shows the timeless creations of the Wiener Werkstätte as projects for interiors, furniture, objects and jewellery. 581 ABITARE 29


A destra / Right, Paraty House, Parati, Brasile / Brazil (2006-2009).

MARCIO KOGAN

UN’ARCHITETTURA FELICE HAPPY ARCHITECTURE

Filippo Bricolo propone una lettura colta e approfondita dell’opera di Marcio Kogan e del suo studio, valorizzandone un’autorialità che nasce dalla fusione di due fondamentali approcci con il Razionalismo internazionale: da un lato la lezione dominante di Le Corbusier e Mies van der Rohe, dall’altra quella più laterale ed eversiva di Bruno Taut e Carlo Scarpa. Bricolo analizza attraverso foto, ma soprattutto disegni e schemi esplicativi da lui stesso realizzati, gli elementi ricorrenti dell’architettura di Kogan, tra cui l’orizzontalità, la sovrapposizione volumetrica e la ricchezza formale e materica, in cui si riflette la ricca classe sociale brasiliana che costituisce la committenza di Studio mk27. Lontana dalla rappresentazione del conflitto, l’architettura di Kogan esprime infatti una elitaria idea di ordine, in cui si fondono un’apparente semplicità compositiva e una complessa risoluzione del dettaglio e della realizzazione costruttiva, che giungono a permeare tutte le scale del progetto, dall’impostazione planimetrica all’interior design. (Elena Franzoia) Filippo Bricolo offers a highly informed and in-depth reading of the work of the Brazilian architect Marcio Kogan and his studio, showcasing a style that arises from the fusion of two fundamental approaches to international rationalism: on the one hand the dominant lesson of Le Corbusier and Mies van der Rohe , on the other the more lateral and subversive one offered by Bruno Taut and Carlo Scarpa. Using photos, but most of all drawings and explanatory schematics that he himself made, Bricolo analyses the recurring elements in Kogan’s architecture (see Casa da Rampa and the Somosaguas neighbourhood, in the suburbs of Madrid), including horizontality, volumetric overlap and formal and material richness, which reflect the wealthy Brazilian social class that constitutes Studio mk27’s main clientele. Far from representing conflict, Kogan’s architecture expresses an élite idea of order, in which an apparent compositional simplicity and a complex resolution of detail and of the built construction are fused together, managing to permeate all the scales of the project, from the planimetric layout to the interior design.

Qui sopra / Above, Ramp house; in alto / top, P House, entrambe a San Paolo / both in São Paulo. Immagini da / Images from La casa felice. Indagine su Marcio Kogan Studio mk27.

30 ABITARE 581

La casa felice. Indagine su Marcio Kogan Studio mk27 Filippo Bricolo LetteraVentidue Edizioni, 2018 pp. 152, € 18


LA CITTÀ COME UNA PATATA? ARE CITIES LIKE POTATOES? Il libro raccoglie le mappe di 40 città (pubblicate in ordine alfabetico da Addis Abeba sino a Zurigo) realizzate imitando la notazione grafica sviluppata nel 1943 da Patrick Abercrombie per il County of London Plan, conosciuta come “diagramma a uovo”. La metafora originale è qui sostituita da quella della “patata”, perché allude a un organismo, che non solamente ha forme arrotondate ma implica trasformazioni possibili nel tempo, di crescita oppure decrescita. (Fabrizio Gallanti)

CACCIA DOMINIONI

MERAVIGLIE MILANESI MILANESE WONDERS

Nell’ambito della Biennale di Architettura 2018 Cino Zucchi ha tributato un omaggio a Luigi Caccia Dominioni con l’installazione Everyday Wonders, una ricerca ora trasfusa in un libro. Architetto e designer, Caccia Dominioni (1913-2016) ha accompagnato nel corso della sua lunghissima vita e carriera la profonda trasformazione di Milano dal Dopoguerra in poi, costellando la città di quelle meraviglie silenziose e quotidiane che sono le architetture d’autore. Anche grazie a documenti originali dall’Archivio LCD, un nuovo servizio fotografico curato da Zucchi e modelli di architettura appositamente realizzati, il libro si sofferma sul celebre edificio multifunzionale di corso Italia (1957-64), realizzato in un quartiere pesantemente danneggiato durante la Seconda guerra mondiale e risolto dal maestro milanese con un elegante, attentissimo approccio che dalla scala urbana giunge a scandagliare i dettagli degli interni, sempre all’insegna di quella rilettura improntata all’innovazione che è inscindibile dalla vera architettura. (EF) As part of the 16th Biennale Architettura in Venice Cino Zucchi paied tribute to Luigi Caccia Dominioni with the installation Everyday Wonders, an investigation now transfused into a book. Architect and designer, founder of the famous company Azucena, over the course of his long life and career Caccia Dominioni (1913-2016) mirrored the profound transformation of Milan that started in the post-war period, dotting the city with those silent and everyday wonders that are architectural masterpieces. And thanks to original documents from the Archivio LCD, a new photoshoot edited by Zucchi and specially made architectural models, the book focuses in particular on the famous multifunctional building on Corso Italia (1957-64), built in a neighbourhood heavily damaged during the Second World War and designed by the Milanese master with an elegant, very careful approach that from the urban scale goes all the way down to affecting the details of the interiors, always epitomising that reinterpretation characterised by innovation that is inseparable from true architecture.

The Potato Plan Collection 40 cities through the lens of Patrick Abercrombie Mirjam Züger, Kees Christiaanse nai010 publishers pp. 240, € 39,95

PRESENZE INQUIETANTI DISTURBING PRESENCES Il libro è il risultato di studi condotti tra Europa e Usa al fine di determinare quanto la tecnologia militare possa influenzare urbanistica, architettura e stili di vita contemporanei. “Big data”, censura, realtà virtuale e sicurezza sono solo alcuni dei temi trattati, tra scenari di guerra urbana e questioni filosofiche come il rapporto tra privacy e sorveglianza nella quotidianità. (Stefano Benedetti) The book is the result of research conducted in Europe and the USA in order to determine how much the military technology can influence urban planning, architecture and contemporary lifestyles. Big data, censorship, virtual reality, security and militarization are just some of the topics discussed, from scenes of urban warfare to highly relevant philosophical questions, like the relationship between privacy and surveillance in everyday life.

UNMANNED × Architecture and Security Series ×

Everyday Wonders | Meraviglie Quotidiane Luigi Caccia Dominioni e Milano: il complesso di corso Italia Cino Zucchi with Orsina Simona Pierini Corraini Editore, 2018 pp. 128, € 20

This book brings together the maps of 40 cities (arranged alphabetically from Addis Ababa to Zurich) which have been drawn up in imitation of the graphical style developed in 1943 by Patrick Abercrombie for the County of London Plan and nicknamed the “egg diagram”. The original metaphor is here replaced with that of a “potato”, because it alludes to an organism that is not only rounded in shape, but also one that can change shape over time, either growing or shrinking in size.

× Ethel Baraona, Marina Otero & Malkit Shoshan (eds.) ×

Edificio in corso Italia (Milano), inserimento urbano / Building on Corso Italia (Milan), urban situation.

DRONE

Drone. Unmanned, Architecture and Security Series Ethel Baraona Pohl, Marina Otero, Malkit Shoshan Edizioni dpr-barcellona, 2018 pp. 140, € 15

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32 ABITARE 581

BILL TATHAM / SWA / COURTESY SWA / BALSLEY AND WEISS / MANFREDI


paesaggio

RESILIENT NEW YORK

txt Stephen Zacks

| Il livello del mare si innalza, e la metropoli americana è tra le più esposte. Attraverso le opere già

realizzate e i progetti futuri vediamo come sta cambiando il paesaggio costiero, che si ammorbidisce per accogliere l’acqua, e torna in qualche modo alle origini. Lasciando spazio a paludi, erbacee perenni e una nuova variegata fauna / Sea levels are rising and the american metropolis is one of the most at risk. Through the works already in place and the projects for the future we look at how the landscape of the coast is changing as its interface with the water is softened and it returns to some extent to its origins. Leaving room for marshes, perennial plants and a new and varied fauna

ASCOLTANDO I PAESAGGISTI DI NEW YORK attivi nella progettazione che affronta l’innalzamento dei mari, c’è un tema che risulta assolutamente evidente: l’acqua scorrerà attraverso la città. È sempre stato così, ma ce ne sarà ancora di più e sommergerà le infrastrutture. Nel 2012 l’uragano Sandy ha lanciato un avvertimento inondando le aree più basse degli oltre 80 chilometri di litorale. In futuro sarà meglio lasciarla fluire, controllarla meno e offrirle una maggiore varietà di modi per essere gradualmente assorbita dalla città. Tra Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx e Staten Island si stanno spendendo 20 miliardi di dollari per il programma di resilienza OneNYC. Il futuro sarà fatto di terreni paludosi, paesaggi soggetti alle maree, contorni cedevoli e lievi invasi per contenere l’acqua. Questo vale anche per le aree in cui il boom edilizio ha prodotto migliaia di nuove unità abitative lungo i litorali. L’acqua salirà lungo pendii progressivi fino ai piedi delle torri finché non tornerà in mare e sarà assorbita da parchi, giardini comunitari, zone piantumate e nuovi paesaggi urbani dai contorni più morbidi. ○

ONE THING IS OVERWHELMINGLY CLEAR FROM LISTENING TO LANDSCAPE ARCHITECTS advising New York City on planning and building for rising seas. Water will flow through the city. It always has, but there will be much more of it, overwhelming infrastructure systems. In 2012, Hurricane Sandy served as a warning, inundating low-lying areas along the 52 miles of waterfront. In the future, we would do better letting it flow, controlling it less, giving it gentler and a greater variety of ways to be absorbed by the city. Across Manhattan, Brooklyn, Queens, the Bronx, and Staten Island, the city is spending $20 billion on its OneNYC resiliency program. The future is all about wetlands, tidal landscapes, soft edges, and water retaining swales. This is true even where dense, booming condo developments install thousands of units of new housing on the shore. Water will roll up graded slopes to the foot of towers until it pushes back into the sea and be absorbed by parks, community gardens, parklets, tree plantings, and softened streetscapes. ○ 581 ABITARE 33


BILL TATHAM / SWA / COURTESY SWA / BALSLEY AND WEISS / MANFREDI BILL TATHAM / SWA / COURTESY SWA / BALSLEY AND WEISS / MANFREDI BILL TATHAM / SWA / COURTESY SWA / BALSLEY AND WEISS / MANFREDI

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Hunters Point South Park Thomas Balsley and Weiss / Manfredi Architects

HUNTERS POINT SOUTH PARK, È STATO AMPLIATO DI RECENTE su progetto di Thomas Balsley e Weiss/Manfredi Architects. Il parco si trova ai piedi di un “canyon” di nuove torri e direttamente sopra il Queens-Midtown Tunnel, in cui transitano circa 74 mila auto e camion da Midtown Manhattan a Long Island City, Queens e oltre. Lungo i vialetti sinuosi del parco l’alto sparto, un’erbacea dalle foglie rigide a suo agio sul prato imbevuto di acqua salmastra, si appoggia alla bassa recinzione che separa i visitatori dalle aree golenali. Un tempo questa pianta ricopriva gran parte dei margini della città, prima che fossero riempiti di terra e costruiti. Oggi erbacee dallo stelo blu, neri alberi di caucciù e pini – che sopportano bene gli spruzzi di acqua salata – formano insieme ai roseti irti di spine una barriera visiva naturale allo skyline della città. Durante l’uragano Sandy la prima tranche costruita del parco ha funzionato, assorbendo l’acqua, che è poi rifluita nel fiume senza inondare i condomìni. ○ THE NEWLY EXPANDED SECTION OF HUNTERS POINT SOUTH PARK was designed by Thomas Balsley and Weiss/ Manfredi Architects. The park sits at the foothills of a canyon of new towers and directly on top of the Queens-Midtown Tunnel, which carries some 74,000 cars and trucks from Midtown Manhattan to Long Island City, Queens, and beyond. Along the park’s gently curving walkways, tall saltmeadow cordgrass that thrives in a mixture of salt and fresh water bends over the low fencing that separates visitors from the tidal landscapes below. It once populated much of the city’s edges before the land was filled and built over. Above the walkways, blue stemmed grass, black gum trees, and itch pine that tolerate the spray of saltwater and thorny rose form a natural visual barrier to the built-up skyline further upland. When Sandy hit, the first section of the park absorbed the water and it flowed back to the river without flooding the condos. ○


DAVID LLOYD / SWA / COURTESY SWA / BALSLEY AND WEISS / MANFREDI

Situato sopra il tunnel che collega Manhattan a Long Island, il nuovo parco offre radure e sentieri per il fitness in mezzo a una natura rigogliosa. In apertura di servizio, la vista dall’alto di un punto soprelevato panoramico. Situated above the tunnel that connects Manhattan to Long Island, the new park offers open spaces and jogging paths in a setting of lush vegetation. Opening photo, an aerial view of a raised panoramic section. 581 ABITARE 35


COURTESY MICHAEL VAN VALKENBURGH ASSOCIATES

Brooklyn Bridge Park Michael Van Valkenburgh Associates

REALIZZATO IN CINQUE FASI A PARTIRE DAL 2007 su progetto di Michael Van Valkenburgh Associates, il Brooklyn Bridge Park va ancora oltre: utilizza fondazioni “a scogliera” di pietrame, panchine a gradoni, spiagge e insenature per avvicinarsi all’acqua. Sui bordi Valkenburgh ha rimosso i pali dalle zone dove il limo sarebbe stato depositato naturalmente dal fiume, eliminando zone d’ombra ed evitando di riempire di terra le aree in cui possono vivere le specie delle paludi. Insieme agli esperti di ecologia delle coste, lo studio ha rialzato la topografia e messo al sicuro le radici degli alberi dove non rischiano di essere sommerse dall’acqua salata. Quando Sandy ha colpito, il parco ne è uscito senza troppi danni e ha anche fatto da scudo alle aree residenziali. Per il resto è un paesaggio variegato con prati su cui rilassarsi, giardini, una giostra e vialetti che costeggiano le preesistenti paratie poste a barriera contro l’acqua. ○ 36 ABITARE 581

THE MAJOR PRECEDENT AT BROOKLYN BRIDGE PARK went further. Opening in five phases since 2007, designed by Michael Van Valkenburgh Associates, it uses riprap, stepped benches, beaches, and tidal creeks to render the water approachable. On the edges, Valkenburgh removed piles in areas where silt would naturally be deposited by the river, removing shading and not filling in land where marshland species could thrive. They worked with specialists in shoreline ecologies, elevating trees above 100year storm level, lifting the topography, placing tree root balls out of danger levels where they would not be inundated by salt water. When Sandy hit, it survived well. The parks served as shields for residential areas. Elsewhere, it’s filled with a variegated landscape of recreation, grasses for lounging, gardens, meadows, a carousel, and walkways along more traditional existing bulkheads that form hard barriers against the water. ○


581 ABITARE 37

COURTESY MICHAEL VAN VALKENBURGH ASSOCIATES

COURTESY MICHAEL VAN VALKENBURGH ASSOCIATES


Freshkills Park James Corner Field Operations

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COURTESY FRESHKILLS PARK COURTESY FRESHKILLS PARK

FRESHKILLS PARK RAPPRESENTA UN ARGINE URBANO DI TUTT’ALTRE DIMENSIONI. Nei suoi 890 ettari sono immagazzinati 150 milioni di tonnellate di spazzatura sotto un terreno ondulato, quattro gigantesche collinette coperte di plastica impermeabile con bocchette di drenaggio e sfiato dei gas, e poi un ulteriore strato di terra che varia dai 15 cm ai 3,5 m di spessore. Sulle collinette crescono liberamente erbe seminate, lungo la riva cresce la fragmite (una graminacea perenne), e poi ci sono alberi nati spontaneamente, passeri locustella e cervi, forse anche qualche coyote. Il parco si trova sul lato ovest di Staten Island, pesantemente colpito dalle grandi ondate dell’uragano Sandy, ed è attraversato al centro da una confluenza di acque dolci provenienti dai torrenti Main Creek e Richmond Creek. Nel 2002 James Corner di Field Operations ha vinto il concorso internazionale per il masterplan, di cui ha impostato l’orientamento, la filosofia, il metodo, la distribuzione, le idee per la programmazione e le tempistiche di intervento. La maggior parte del parco non è ancora accessibile al pubblico, ma è iniziata la progettazione dei giardini pubblici. Per il momento è ancora il New York City Department of Sanitation a gestire il sito, con la costruzione di un’importante infrastruttura sotterranea per estrarre metano da biomassa ed effluenza di percolato, che viene essiccato. L’acqua pulita viene riversata nel letto dell’English Kills. L’acqua piovana forma pozze sopra i rifiuti incapsulati e le grosse ondate delle tempeste vengono assorbite e respinte dalle collinette, che proteggono così le case vicine. ○ FRESHKILLS PARK IS A WHOLE OTHER MAGNITUDE OF URBAN EARTHWORK. The 2,200-acre site stores 150 million tons of trash beneath a rolling terrain of four giant mounds topped with impermeable plastic, gas and drainage vents, then covered with six inches to twelve feet of soil. The mounds are wild with seeded grasses, fragmites along the shore, trees that nobody planted, grasshopper sparrows, and deer - maybe a coyote. It sits on the westward side of Staten Island, which took in large waves during Hurricane Sandy. A confluence of fresh water flows through the middle from the Main and Richmond Creeks. James Corner Field Operations won the international competition for the master plan in 2002, setting out the orientation, philosophy, method, circulation, ideas for programming, and time scale for change on the site. Most of it is still not publicly accessible, but they are beginning to design public parks, working from the edges toward the center. For the moment, the New York City Department of Sanitation still runs the site, managing a major engineered infrastructure underground that captures methane from decomposing biomass and leachate effluence, which is dried out, the water cleaned and released into English Kills. Rain water forms ponds on top of the capped waste, and storm surges get absorbed and repelled by the mounds, protecting the nearby homes. ○ 581 ABITARE 39


COURTESY BIG-BJARKE INGELS GROUP

COURTESY BIG-BJARKE INGELS GROUP

COURTESY BIG-BJARKE INGELS GROUP

East Side Coastal Resiliency Bjarke Ingels Group

IL PROGETTO EAST SIDE COASTAL RESILIENCY riguarda una riqualificazione paesaggistica da 760 milioni di dollari di un terreno di 3,8 km, il cui completamento è previsto per il 2023. Sarà un parco con pista ciclabile, 8 campi da baseball e 3 da calcio, 4 e mezzo da basket, 12 da tennis, una pista da corsa, un campo polivalente, centri per il kayak, edifici culturali, approdi per traghetti e ponti sopra l’arteria FDR drive che lo collegano ai quartieri limitrofi. Ma sarà anche un enorme terrapieno progettato per trattenere le acque di piena. Il progetto è nato per proteggere la costa di New York City da future inondazioni, come evoluzione del concorso Rebuild by Design Hurricane Sandy Design Competition, sotto la guida di Bjarke Ingels Group. Lo stanno portando avanti il Department of Design and Construction, il Department of Parks and Recreation e l’Office of Recovery and Resiliency del Sindaco di New York City, insieme a un team di consulenti ingegneristici tra cui AKRF, KS Engineers e Arcadis. ○ 40 ABITARE 581

THE EAST SIDE COASTAL RESILIENCY PROJECT IS a 2.4-mile, $760 million landscaped terrain planned for completion in 2023 that has a dual function. It’s a park with a bikeway, eight baseball fields, three soccer fields, a running track, a multipurpose field, four and a half basketball courts, 12 tennis courts, ferry landings, cultural facilities, kayaking amenities, and bridges over the FDR drive from adjacent neighborhoods. It’s also a massive earthwork, a levee designed to hold back flood waters. It began as an outgrowth of the Rebuild by Design Hurricane Sandy Design Competition to protect coastal New York City from future floods, with urban design led by Bjarke Ingels Group. Now the New York City Department of Design and Construction, Department of Parks and Recreation, and the Mayor’s Office of Recovery and Resiliency are carrying it forward with a team of engineering consultants including AKRF, KS Engineers, and Arcadis. ○


Living Breakwaters SCAPE

THE SOUTH SHORE OF STATEN ISLAND SUFFERED PARTICULARLY BADLY FROM DAMAGE during hurricane Sandy. Rather than restraining floodwater with a berm, SCAPE’s Living Breakwaters project embraces the flows with offshore breakwaters on the ocean floor. Econcrete blocks and habitat stone will attenuate the force of waves, nurture aquatic ecosystems such as finfish, shellfish, and lobsters, and limit erosion of beaches along the shoreline of Tottenville. Working with engineers at Parsons Brinckerhoff and Arcadis as well as marine life consultants, they’ve done hydrodynamic and wave modeling and collected ecological data. They expect to begin the first phase of implementation this year. ○

COURTESY SCAPE

LA RIVA SUD DI STATEN ISLAND HA SUBITO MOLTI DANNI A SEGUITO DELL’URAGANO SANDY. Anziché trattenere le acque alluvionali con una diga, il progetto Living Breakwaters di SCAPE contiene le correnti con frangiflutti offshore fissati sul fondo dell’oceano. I blocchi di Econcrete e di pietra locale attenueranno la forza delle onde, fornendo nutrimento agli ecosistemi marini di pesci, crostacei e aragoste e limitando l’erosione delle spiagge lungo la costa di Tottenville. In collaborazione con gli ingegneri di Parsons Brinckerhoff e Arcadis e con biologi marini, Scape ha già realizzato i modelli idrodinamici e del moto ondoso e raccolto dati ecologici. L’inizio della prima fase di attuazione è previsto quest’anno. ○

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Bushwick Inlet Park Donna Walcavage ANCORA IN FASE DI REALIZZAZIONE, il Bushwick Inlet Park si trova sopra un canale che era stato colmato ed edificato a scopo industriale. Oggi gruppi di cittadini delle comunità di Williamsburg e Greenpoint chiedono a gran voce la riqualificazione della riva dell’East River e la sua trasformazione in uno spazio verde aperto che ristabilisca l’assetto ecologico del litorale. Un progetto schematico di Donna Walcavage rifletteva l’idea generale iniziale, che è stata poi disegnata e realizzata in parte da Stephen Whitehouse di Starr Whitehouse. La fase successiva riguarderà probabilmente la riqualificazione ecologica dei terreni paludosi, attraverso la coltivazione di alghe e piante per l’allevamento di pesci e uccelli. ○ IN A STATE OF TRANSITION between built and planned, Bushwick Inlet Park sits on top of a tidal inlet that was filled in and built up for industrial use. Now Williamsburg and Greenpoint community groups have clamored to redevelop the East River shore into green open space that restores the shoreline ecology. A schematic design by Donna Walcavage reflects the initial planning consensus, part of which was designed and built by Stephen Whitehouse of Starr Whitehouse. The next phase is likely to include a wetland ecology growing algae and intertidal plants for breeding and nourishing fish and birds. ○

COURTESY AECOM

Lower Manhattan Coastal Resiliency AECOM Studio

LA PRIMA FASE DEL PROGETTO LOWER MANHATTAN COASTAL RESILIENCY, che è separato dal progetto East Side Coastal Resiliency, prevede l’impiego di chiuse a ribalta agganciate sotto l’arteria FDR Drive come protezione dalle inondazioni. Sotto la direzione dello studio paesaggistico Aecom New York, il progetto Lower Manhattan si svilupperà dal Manhattan Bridge, attorno alla punta dell’isola, fino a Battery Park City, ridisegnando la linea costiera per contenere l’innalzamento del livello del mare. La sezione Two Bridges – tra i ponti di Manhattan e Brooklyn – ha già stanziato 203 milioni di dollari per iniziare la costruzione. ○ 42 ABITARE 581

SEPARATE FROM THE EAST SIDE COASTAL RESILIENCY PROJECT, the first phase of the Lower Manhattan Coastal Resiliency project will use flip up gates attached beneath the FDR Drive highway as flood protection. Led by the landscape studio of AECOM New York, the Lower Manhattan project will eventually stretch from the Manhattan Bridge around the tip of the island to Battery Park City, redesigning the shoreline for rising sea levels. The Two Bridges section-between the Manhattan and Brooklyn Bridges-already has $203 million earmarked to begin construction. ○


COURTESY DLANDSTUDIO

Bight: Coastal Urbanism DLANDstudio

NEL 2017, PER IL SUO QUARTO REGIONAL PLAN, l’influente Regional Plan Association ha indetto un concorso per reinventare la regione intorno a New York City. L’estesa area costiera a rischio di inondazioni, chiamata Bight, comprende Rockaway Beach, Jamaica Bay e altre isole-barriera a Long Island e nel New Jersey. Il DLANDstudio, diretto dall’architetto paesaggista Susannah Drake, e l’architetto Rafi Segal hanno collaborato a un progetto che mostra in che modo l’area potrebbe essere abitata a seconda della permeabilità dell’acqua e del movimento dei sedimenti. Questi disegni sono visioni per il futuro, che spesso aprono la strada a cambiamenti nel lungo termine. ○

IN 2017, THE INFLUENTIAL REGIONAL PLAN association ran a competition for architects to participate in reimagining the region around New York City for its Fourth Regional Plan. The large flood-prone area of the New York shoreline called the Bight includes Rockaway Beach, Jamaica Bay, and other barrier islands in Long Island and New Jersey. DLANDstudio, led by landscape architect Susannah Drake, and architect Rafi Segal collaborated on a project to show how the area could be inhabited in accordance with permeability of water and movement of sediment. These drawings are visions for the future, which often lead the way to long-term change. ○ 581 ABITARE 43


CLIMA, 7 CHIAVI DI LETTURA CLIMATE FROM 7 ANGLES txt Alice Piciocchi

| Sono tanti i nuovi titoli che affrontano questo importante tema. Abbiamo selezionato alcuni tra i più interessanti / There are a lot of new titles tackling this important subject. We have picked some of the most interesting

TOO BIG

Rebuild by Design: A Transformative Approach to Climate Change Henk Ovink, Jelte Boeijenga nai010 publishers March 2018 pp. 272 € 34,95

A MOVING BORDER

Alpine Cartographies of Climate Change Marco Ferrari, Elisa Pasqual Andrea Bagnato Columbia University Press February 2019 pp. 192 $ 30

A YEAR WITHOUT A WINTER Dehlia Hannah

Columbia University Press December 2018 pp. 284 $ 23

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Dopo il devastante uragano Sandy del 2012 negli Stati Uniti è stato lanciato il concorso di progettazione Rebuild by Design, iniziativa del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD) in collaborazione con organizzazioni no profit. Il volume, scritto dagli olandesi Henk Ovink e Jelte Boeijenga, racconta il percorso e l’approccio innovativo di questa operazione diventata un modello da replicare e uno strumento con cui governi e comunità potranno affrontare le sfide future, soprattutto nelle città costiere.

Following the devastating impact Hurricane Sandy had on the eastern United States in 2012, the Rebuild by Design competition was launched in partnership with the Department for Housing and Urban Development (HUD) in collaboration with various non-profit organisations. This book, by Dutch authors Henk Ovink and Jelte Boeijenga, tells the story and describes the innovative approach of this operation, which went on to become a model to be replicated elsewhere, and a tool with which governments and communities can face future challenges, especially in coastal towns and cities.

Sulle Alpi è nato di recente un nuovo concetto geografico, quello del “confine in movimento”, dovuto al fatto che lo scioglimento dei ghiacciai fa fluttuare la posizione della linea di confine italiana, per convenzione legata allo spartiacque che separa i bacini idrografici dell’Europa settentrionale e meridionale. Partendo dai risultati del loro progetto di ricerca Limes (ideato nel 2014 per rilevare in tempo reale le fluttuazioni della linea di confine attraverso le Alpi), gli autori ragionano sul nesso tra nazionalismo e cartografia.

A new geographical notion has arisen recently in the Alps: that of the “moving border”, which has come about because melting glaciers are altering the position of Italy’s border that have always been based on the watersheds separating the drainage basins of northern and southern Europe. Starting from the results of the Limes research project (created in 2014 to survey fluctuations in the boundaries between countries that run along the Alps in real time), the authors offer their thoughts on the link between nationalism and cartography.

Nel 1815 l’eruzione del vulcano indonesiano Tambora avvolse il globo in una nuvola di cenere provocando nell’anno successivo pesanti anomalie climatiche. Un cataclisma che ebbe un effetto collaterale positivo: il proliferare di scritti e opere d’arte di autori costretti a trascorrere il tempo chiusi in casa (solo per citarne uno: il romanzo horror Frankenstein). Nel 2016, dopo 200 anni dall’“anno senza estate”, quattro celebri autori di fantascienza si sono incontrati nella città sperimentale di Arcosanti, progettata da Paolo Soleri, per ragionare sulla crisi climatica attuale. Il libro di Dehlia Hannah rielabora il rapporto tra clima, crisi e creazione.

In 1815 the eruption of Mount Tambora, a volcano in Indonesia, enveloped the globe in a cloud of ash, causing serious climate abnormalities. And yet something positive did come out of the cataclysm: the proliferation of works by writers and artists forced to spend long periods indoors (one of them being the horror novel Frankenstein). In 2016, some 200 years on from the “year without a winter”, four celebrated science fiction writers met in the experimental town of Arcosanti, designed by Paolo Soleri, to discuss the current climate crisis. This book by Dehlia Hannah examines the relationship between climate, crisis and creation.


GEOSTORIES

Ghosn Rania, Jazairy El Hadi Actar Publishers July 2018 pp. 232 € 31,20

EXTREME CITIES

The Peril and Promise of Urban life in the age of Climate Change Ashley Dawson Verso Books October 2017 pp. 384 $ 29,95

DRAWDOWN Paul Hawken

Penguin Books February 2018 pp. 256 £ 16,99

SUSTAINABLE NATION Urban Design Patterns for the Future Douglas Farr Wiley Edition April 2018 pp. 400 $ 80

Attraverso disegni e racconti immaginifici, gli autori (e fondatori dello studio Design Earth) dipingono un territorio afflitto da emergenze ambientali – carenza d’acqua, acidificazione degli oceani, inquinamento atmosferico, detriti spaziali ecc – e ipotizzano strategie di sopravvivenza che oscillano tra utopia e distopia. Rivolgendosi ad architetti e progettisti.

The authors (and founders of the Design Earth studio) use imaginative drawings and stories to portray a land suffering the consequences of environmental emergencies – water shortages, ocean acidification, atmospheric pollution, space debris etc. – and suggest survival strategies somewhere between utopia and dystopia. They call on architects and designers to help them.

A meno che gli abitanti e i leader civici non si impegnino in un ripensamento sostanziale della città – senza perdersi nella retorica “green” – il futuro della vita urbana è debole. Lo sostiene nel suo ultimo libro il professore, esperto di ambiente e attivista Ashley Dawson, che mettendo in connessione cambiamenti climatici, strutture politiche e capitalismo descrive un presente e un futuro alquanto allarmanti.

Unless citizens and leaders commit to a substantial rethink of the city – without getting lost in “green” rhetoric – the future of urban life is a bleak one. That is the idea put forward by environment expert and activist, professor Ashley Dawson in his latest book. In making a connection between climate change, political structures and capitalism he offers an alarming portrait of what the future holds.

Questo catalogo di possibilità “smart” per affrontare il cambiamento climatico evidenzia, di ciascuna soluzione, l’impatto finanziario, sociale e ambientale a lungo termine, cioè nell’arco dei prossimi trent’anni. Dalla silvopastorizia alle foreste di bambù. Dalle fattorie solari agli impianti eolici, fino alla bioplastica. L’autore, Paul Hawken, è un ambientalista, imprenditore e attivista americano.

This catalogue of “smart” ways of tackling climate change highlights, in each case, its long-term financial, social and environmental impact, that is to say over the next thirty years. From sylvopastoral practices to bamboo forests. From solar energy systems and wind farms to bio-plastics. The author, Paul Hawken, is an American environmentalist, businessman and activist.

Per l’architetto e urbanista americano Douglas Farr il fattore tempo è essenziale in un momento di crisi climatica, demografica e umanitaria. Urge un’azione immediata che impegni urbanisti, politici, architetti, committenti e comunità ad andare nella direzione di un mondo più equo e sostenibile. Il saggio fornisce gli strumenti e i modelli di riferimento per un cambiamento realizzabile in quattro generazioni.

For American architect and urban planner Douglas Farr, time is of the essence in this moment of climate change and demographic and humanitarian crisis. He urges urban designers, politicians, architects, clients and communities to take immediate action in order to move towards a more equitable and sustainable world. This book suggests some of the tools and reference models that can help bring about change over the next four generations.

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HELSINKI

ODE ALLA BIBLIOTECA ODE TO THE LIBRARY

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a rchitettura

| Per celebrare i 100 anni di indipendenza dalla Russia, a Helsinki ha aperto al pubblico Oodi, la gigantesca biblioteca pubblica disegnata da ALA ARCHITECTS. Simbolo della lungimirante politica culturale finlandese / To celebrate 100 years of independence from Russia, the country has opened Oodi, a gigantic public library designed by ALA Architects. It hasbecomea symbol of Finland’s far-sighted cultural policy

txt Sara Banti photos Tuomas Uusheimo

A sinistra, l’ingresso della biblioteca. Sopra, il lungo atrio al piano terreno si estende visivamente nella piazza adiacente; è un luogo d’incontro attrezzato con caffetteria e piccolo auditorium. Include un teatro accessibile dalla piazza. Left, the library entrance. Above, the long foyer on the ground floor extends visually into the adjoining square; it is a meeting place equipped with a cafeteria and a small auditorium. It includes a theatre accessible from the square.

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IL SOFFITTO ARCUATO E IRREGOLARE RICORDA QUELLO DI UNA LUNGA GROTTA APERTA SULLA PIAZZA, con rilievi a pavimento per consentire ai non vedenti di “leggere” lo spazio come fosse un libro. La prima sensazione che si prova entrando nella nuova Biblioteca Centrale di Helsinki Oodi – in finlandese “ode”, 17mila metri quadrati dedicati alla cultura e alla socialità in pieno centro – è quella di trovarsi in un’accogliente caverna luminosa. Ma poi le suggestioni si rincorrono perché questo edificio, la cui gestazione è durata vent’anni (per arrivare al concorso nel 2016), è davvero una “macchina” complessa dai significati molteplici. «Si è voluto creare una continuità con lo spazio urbano al piano terreno e avere un piano superiore fluttuante sulla città, dove poter studiare e leggere protetti dai rumori», spiegano Antti Nousjoki e Juho Grönholm, partner dello studio ALA Architects che firma il progetto. «Poi tra l’uno e l’altro ha preso corpo un livello intermedio più introverso, dove si sviluppa il gigantesco arco portante cui

THE CURVED AND UNDULATING CEILING IS REMINISCENT OF A LONG GROTTO OPEN TOWARDS THE SQUARE, with tactile paving to allow the blind to “read” the space as if it were a book. The first feeling you get when you enter Helsinki’s new Oodi Central Library – which encompasses some 17,000 square metres dedicated to culture and social life in the city centre – is that of being in a welcoming light-filled cave. But then the allusions multiply because this building, whose gestation lasted twenty years (culminating in the competition in 2016), is really a complex “machine” with multiple meanings. According to Antti Nousjoki and Juho Grönholm, partners at ALA Architects, the firm which designed the project, “We wanted to create a continuity with urban space on the ground floor and have an upper floor that floated above the city, where people could study and read protected from the noise. Then a more introverted intermediate level took shape between the two, where the gigantic supporting arch that holds up the structure develops, surrounded by 581 ABITARE 49


Project Oodi Central Library Architects ALA Architects Consultants Competition phase: Arup (energy technical specialist mechanical engineering, structural engineering and facade engineering) VIZarch (renderings) Klaus Stolt (scale models) Implementation phase: YIT (main contractor) E.M. Pekkinen (contractor for excavation work and basement construction), Ramboll CM (project management) Ramboll Finland (structural engineering, HVAC energy technology) Granlund (theater technology) Rejlers (electrical engineering and AV consulting) Finnmap Infra & Sipti Infra (geo planning), Helimaki Acoustics (acoustical engineering) Gravicon (BIM coordinator) Palotekninen insinööritoimisto Markku Kauriala (fire safety) Pöyry Finland (traffic planning) Saircon (kitchen design) VIZarch (renderings) and StoltModels (scale models) Client City of Helsinki

SECOND FLOOR

Timeline 2015-2018 Built area 17,250 sqm Budget 98.000 € Location Helsinki, Finland

FIRST FLOOR

GROUND FLOOR

OODI HELSINKI CENTRAL LIBRARY

HELSINKI MUSIC CENTER

PARLIAMENT OF FINLAND KIASMA MUSEUM 50 ABITARE 581

L’edificio si confronta con il Parlamento, l’Helsinki Music Centre e il museo Kiasma progettato da Steven Holl. Nella pagina accanto, uno degli introversi ambienti al primo piano. The building stands next to the Parliament, the Helsinki Music Centre and the Kiasma Museum of Contemporary Art designed by Steven Holl. Facing page, one of the introverted spaces on the first floor.


è appesa la struttura, circondato da sale più raccolte a disposizione di tutti per riunioni di lavoro e altre attività. Perché qui si viene non solo per leggere ma anche per cucire, stampare in 3D, fare musica. Oltre agli spazi ci sono le attrezzature, robot inclusi». Al piano terreno la lunga manica che include l’ingresso, la hall (con auditorium e caffetteria) e il teatro (con accesso diretto dalla piazza) si estende da sud a nord «connettendo tra loro due diversi paesaggi, uno decisamente urbano e l’altro più campestre, grazie alla presenza del parco», precisano gli architetti. A metà di questo percorso una spettacolare scala a chiocciola nera collega i tre livelli. E la sorpresa maggiore attende i visitatori al terzo. «Benvenuti nel paradiso dei libri», annunciano i progettisti mentre si approda su un’estesa piattaforma di legno di betulla che pare una tolda di nave e racchiude migliaia di libri, sovrastati da un soffitto morbido e candido che assorbe i rumori. La luce esaltata dalle tonalità chiare qui è protagonista. Penetra dai lucernari tondi ricavati nella copertura, ma anche dalle pareti perimetrali vetrate, schermate solo da una lieve retinatura “effetto neve”. Il senso più profondo dell’imponente biblioteca Oodi, costruita con 100 milioni di euro di denaro pubblico, risiede proprio in questo ampio e confortevole “salotto” sospeso sulla smaller rooms that are open to everyone for work meetings and other activities. Because people come here not just to read but also to sew, print in 3D, make music. In addition to the space there’s the equipment, including robots”. On the ground floor, the long wing that includes the entrance, the hall (with the auditorium and cafe restaurant) and the theatre (with direct access from the square) stretches from south to north, as the architects explain: “connecting two different landscapes, one decidedly urban and the other more rural, thanks to the presence of the park.” In the middle of this route a spectacular black spiral staircase connects the three levels. And the biggest surprise awaits visitors on the third floor. “Welcome to book heaven”, the architects announce as you arrive at an expansive birch platform that looks like a ship’s deck and contains thousands of books, capped by a soft and white ceiling that absorbs noise. Here daylight, enhanced by the use of light shades, is key. It pours in from the round skylights cut into the ceiling, but also from the glass perimeter walls, screened only by a thin “snow-like” mesh. The most profound expression of the purpose of the imposing Oodi library, built with €100 million of public funds, lies in this large and comfortable “living room” that is suspended over the

«OODI È IL SIMBOLO DI VALORI IMPORTANTI COME EGUAGLIANZA E DEMOCRAZIA» “OODI IS THE SYMBOL OF IMPORTANT VALUES AS EQUALITY, TRANSPARENCY, DEMOCRACY”

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città. «La vetrata principale si affaccia sulla sagoma neoclassica del Parlamento finlandese, lievemente in altura. Uno degli obiettivi del progetto era che la biblioteca dialogasse alla pari con questa istituzione. L’inusuale sala da lettura tra le nuvole nasce così». L’orgoglio di sentirsi una delle grandi istituzioni del Paese non è un fatto accessorio, anzi è il pilastro portante di una politica culturale che qui ha radici profonde. «A Helsinki le biblioteche rappresentano la seconda voce di investimento pubblico in servizi, dopo l’acqua», sottolinea l’assessore alla Cultura e al Tempo libero, Tommi Laitio. «In città ce ne sono e continueranno a essercene tante, almeno una per quartiere, tutte funzionanti a pieno ritmo», continua la direttrice di Oodi Katri Vänttinen. «Non a caso siamo l’unico Paese al mondo a vantare una legge che disciplina questa materia, il Library Act. Le statistiche dicono che i finlandesi leggono una media di 40 libri l’anno e visitano strutture come questa almeno dieci volte l’anno, accedendo non solo ai libri ma anche a giochi e a sale comuni». Gratis, naturalmente. «Ho trascorso in biblioteca gran parte del mio tempo dai 6 ai 16 anni. E per me non era un’opzione», racconta il sindaco di Helsinki Jan Vapaavuori. «Così oggi a chi mi chiede come mai abbiamo costruito una biblioteca nell’area più pregiata della città, rispondo che siamo un Paese povero che ha investito in risorse umane. È questo il nostro piccolo miracolo. Oodi è il simbolo di questa politica ma anche dell’eguaglianza, della trasparenza, della democrazia, valori in cui crediamo profondamente e che oggi è importante riaffermare». ○

«A HELSINKI LE BIBLIOTECHE RAPPRESENTANO LA SECONDA VOCE DI INVESTIMENTO PUBBLICO IN SERVIZI, DOPO L’ACQUA» “IN HELSINKI LIBRARIES REPRESENT THE SECOND BIGGEST PUBLIC SERVICE EXPENDITURE, AFTER WATER”

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city. “The main window looks onto the neoclassical outline of the Finnish Parliament, slightly above it. One of the objectives of the project was that the library should interact on an equal footing with this institution. That is how the unusual reading room in the clouds was born”. The pride of feeling like one of the country’s great institutions is not an ancillary fact, but rather the central pillar of a cultural policy that has deep roots here. As the City of Helsinki’s Executive Director for Culture and Leisure, Tommi Laitio, states: “In Helsinki libraries represent the second biggest public service expenditure, after water. And Oodi’s director, Katri Vänttinen, adds that: “In the city there are and will continue to be many, at least one per neighbourhood, all working at full speed. It’s no coincidence that we’re the only country in the world to have a law governing this matter, the Library Act. Statistics show that the Finns read an average of 40 books a year and visit facilities like this at least ten times a year, accessing not just books but also games and rooms that are open to everyone.” And all this for free, naturally. The mayor of Helsinki, Jan Vapaavuori, remembers that: “From 6 to 16 I spent most of my time in libraries. And for me it wasn’t an option. So to those who today ask me why we built a library in the most valuable part of the city, I respond that we are a poor country that has invested in human resources. That is our little miracle. Oodi is the symbol of this policy but also of equality, of transparency, of democracy, values we believe in deeply and that today it is important to reaffirm”. ○

Il terzo livello è una specie di “paradiso dei libri”, una piattaforma per la consultazione arredata con sedili confortevoli. The third level is a sort of “paradise of books”, a platform for consultation furnished with comfortable seats.

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UN TEATRO “VAPOROSO” A “NEBULOUS” THEATRE txt Fabrizio Gallanti photos James Brittain

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| ATELIER TAG e JODOIN LAMARRE PRATTE ARCHITECTES firmano nei sobborghi di Montréal una macchina dello spettacolo al servizio della comunità. Con una “pelle” industriale a contrasto con i caldi interni di legno / Atelier TAG and Jodoin Lamarre Pratte Architectes have designed a machine of the performing arts in the service of the community for the suburbs of Montreal. It has an industrial “skin” that contrasts with its warm wood-lined interiors a rchitettura

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L’edificio è rivestito di alluminio perforato, fatto salvo il fronte di ingresso, interamente vetrato (nelle pagine precedenti). A destra, il foyer è coperto da un tetto di legno che si estende anche all’esterno. The building is clad in perforated aluminium, with the exception of the main entrance, which is all glass (previous pages). Right, the foyer is topped by a timber canopy that extends out over the forecourt of the main entrance.

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ADRIEN WILLIAMS

IL NUOVO CENTRO RAFFORZA IL SENTIMENTO DI APPARTENENZA LOCALE THE NEW CENTRE REINFORCES A FEELING OF BELONGING TO THE LOCAL COMMUNITY

IL THÉÂTRE GILLES-VIGNEAULT A SAINTJÉRÔME è una nuova dotazione culturale che arricchisce la vita di una cittadina di 70mila abitanti. La politica di decentramento promossa dai governi della provincia del Québec (Canada) ha progressivamente dotato di infrastrutture e servizi un arcipelago di oltre 80 municipi che costituiscono la grande area metropolitana di Montréal, per rafforzare il sentimento di appartenenza locale. Tra i soggetti più dinamici nella produzione e promozione delle arti della scena THE THÉÂTRE GILLES-VIGNEAULT AT SAINTJÉRÔME is a new cultural facility that will enrich the life of a small city with a population of 70,000. The policy of decentralization followed by the governments of the province of Quebec (Canada) has progressively endowed this archipelago of the over 80 municipalities that make up the metropolitan area of Montreal with infrastructure and services, with the aim of reinforcing a feeling of belonging to the local community. One of the most dynamic forces in the production and promotion of the performing arts is the private non581 ABITARE 57


ADRIEN WILLIAMS

La sala ospita fino a 850 spettatori ed è rivestita interamente di legno. The auditorium, which was designed for different kinds of performances, can accommodate an audience of 850.

MACCHINA FLESSIBILE, IL TEATRO PUÒ ACCOGLIERE DIVERSI TIPI DI SPETTACOLO FLEXIBLE PIECE OF MACHINERY, THE TEATRE PUTS ON DIFFERENT KIND OF PERFORMANCE

c’è l’organismo privato senza fini di lucro Diffusion en scène Rivière-du-Nord, che attraverso una complessa iniziativa di co-finanziamento tra diversi soggetti privati e pubblici, lanciata già nel 2010, ha condotto un concorso di architettura per la realizzazione di un teatro, vinto nel 2014 da un consorzio temporaneo tra gli studi montrealesi Atelier TAG e Jodoin Lamarre Pratte Architectes. L’edificio, inaugurato nel gennaio del 2018, si trova nel centro di Saint-Jérôme e in poco tempo è già diventato un polo di attrazione. Concepito come una macchina flessibile, in grado di ospitare diverse tipologie di spettacoli, il teatro può accogliere oltre 850 spettatori. L’intelligenza del progetto si legge soprattutto nella planimetria: l’accesso avviene lateralmente, utilizzando grandi superfici

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profit organization Diffusion en Scène Rivière-du-Nord, which through a complex initiative of co-financing involving a variety of private and public players, which was launched back in 2010, staged a competition for the design of a theatre that was won in 2014 by a temporary consortium of the Montreal-based firms Atelier TAG and Jodoin Lamarre Pratte Architectes. This building, which opened in January 2018, is located in the centre of Saint-Jérôme and within a short space of time has already become a magnet. Conceived as a flexible piece of machinery, able to put on different kinds of performance, the theatre can hold an audience of over 850 people. The intelligence of the design is most evident in the plan: the entrance is at the side, where large expanses of glass are used to create


Project Théâtre Gilles-Vigneault Architects Atelier TAG and Jodoin Lamarre Pratte Architectes in consortium Structural consultant SDK et associés Civil engineering Marchand Houle et associés Mechanical and electrical consultant SMi Enerpro Lighting design CS Design Acoustics Legault & Davidson Client Diffusion en Scène Contractor Construction Demathieu & Bard Timeline 2014-2017 Location Saint-Jérôme (Canada)

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14.

Main entrance Ticket office Cloakroom Ground-floor foyer Parterre Acting area Artist’s entrance Green room Person dressing room Storage Director office Depot Piano room Storage and repair

GROUND-FLOOR PLAN 0

LONGITUDINAL SECTION

2

8m

0

2

8m

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Il rivestimento esterno di alluminio perforato crea sorprendenti effetti visivi. The external cladding of perforated aluminium creates amazing visual effects.

L’EDIFICIO SI STAGLIA AL MARGINE DEL CENTRO STORICO DI MONTRÉAL COME UNA PICCOLA FABBRICA

THE BUILDING STANDS ON THE EDGE OF THE HISTORIC CENTRE RESEMBLING A SMALL FACTORY

vetrate per creare una continuità visiva tra lo spazio pubblico esterno, ed è arricchito di una grande scalinata e dal foyer su più livelli. La grande hall di accesso è coronata da un tetto-origami con intradosso di legno lamellare (di peccio nero, una conifera autoctona), che fuoriesce dal perimetro dell’edificio per proteggere lo spazio antistante. Il rivestimento esterno di alluminio perforato ha un sapore industriale, mentre le finiture interne di legno chiaro addolciscono il rapporto con il pubblico. Si legge una notevole abilità nella disposizione degli spazi accessori intorno alla sala principale. Effetti volutamente ambigui sono ottenuti attraverso operazioni di rotazione e deformazione dei volumi, che si rivelano utilissime per contenere i vari servizi tecnici di appoggio al teatro e per garantire agli uffici dell’amministrazione ambienti allo stesso tempo luminosi e intimi. Quello che è il primo edificio pubblico costruito negli ultimi vent’anni a Saint-Jérôme si staglia al margine del centro storico come una piccola fabbrica dove la freddezza del rivestimento esterno in metallo si attenua, sostituita da una apparenza eterea. Come se il teatro fosse avvolto da un velo vaporoso che svanisce al crepuscolo. ○

a visual continuity with the public space outside and is enriched with a grand staircase and a multi-level foyer. The large entrance hall is crowned by an origami roof with an underside of laminated timber (black spruce, a native conifer) that protrudes from the building’s perimeter to protect the space in front. The external cladding of perforated aluminium has an industrial look, while the internal finishes of pale wood soften the relationship with the public. Considerable skill has been displayed in the arrangement of the accessory spaces around the main auditorium. Deliberately ambiguous effects have been obtained through operations of rotation and deformation of the volumes, which have proved useful in terms of housing the theatre’s various technical support services and ensuring that the administrative offices are at once well-lit and intimate. This is the first public building to have been constructed in Saint-Jérôme over the last twenty years and it stands on the edge of the historic centre, resembling a small factory in which the coldness of the external metal cladding has been attenuated, resulting in an ethereal appearance. It is as if the theatre were cloaked in a nebulous veil that vanishes at dusk. ○ 581 ABITARE 61


a rchitettura

A SBALZO SUI BINARI

OVERHANGING THE TRACKS

txt Sara Banti photos Luc Boegly

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| Sembra tuffarsi sullo scalo ferroviario di Batignolles il nuovo super ecologico palazzo per

uffici di BAUMSCHLAGER EBERLE e SCAPE a Parigi. La sua forma trilobata offre spazi di lavoro inusuali e viste mozzafiato sulla città . Torre Eiffel inclusa / Baumschlager Eberle and Scape’s new and thoroughly environmentally friendly office building in Paris looks as if it is about to take a plunge into the railway yard of Batignolles. Its three wings offer unusual workspaces and breath-taking views of the city, including the Eiffel Tower

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Negli schemi, orientamento, affacci e doti eco-sostenibili dell’edificio. Nella pagina accanto, la facciata principale del palazzo, sulla nuova rue Rostropovitch. In the diagrams, the building’s orientation, its views and its eco-sustainable qualities. Opposite page, the main front of the building, on the new Rue Rostropovitch.

OPTIMIZE SUN EXPOSURE AND VIEWS

Martin Luther King Park

CREATE A CONNECTION BETWEEN THE BUILDING AND THE PARK

PHOTOVOLTAIC PANELS 1950 sqm Photovoltaic panels = energy production

ADIABATIC CTA For summer comfort

RADIANT PANELS For thermal comfort

CONNECTION TO THE CPCU For heating purposes SNCF SLAB

GREEN AREA For the retention and recovery of rainwater

GREEN OFFICE ENERGY PRODUCTION = 123% CPEDD REQUIREMENTS

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FINO A DUE ANNI FA RUE MSTISLAV ROSTROPOVITCH A PARIGI NON ESISTEVA, al suo posto c’era un enorme deposito di binari. Oggi attorno a questa nuova via nel nord-ovest della città che ha come sfondo l’etereo Palazzo di Giustizia di Renzo Piano si sviluppa Clichy-Batignolles, eco-quartiere da 12mila euro al metro quadrato opera di grandi firme francesi e non, come Périphérique, Francis Soler, Lan Architects, MAD, Aires Mateus e altri ancora. Da un lato residenze con balconate ampie che godono del parco Martin Luther King (vedi Abitare n. 579); dall’altro, affacciati su un trafficatissimo scalo ferroviario, palazzi per uffici super performanti. Tra i più curiosi c’è quello “color cappuccino” concepito dai tedeschi Baumschlager Eberle con lo studio italo-francese Scape. «Il nostro lotto è particolare perché non poggia a terra ma su una piattaforma di cemento, una sorta di ponte che “vola” sopra i binari», spiega la

RUE MSTISLAV-ROSTROPOVITCH IN PARIS DID NOT EXIST UP UNTIL TWO YEARS AGO. In its place there was an enormous marshalling yard. Today around this new street in the north-west of the city, which has Renzo Piano’s ethereal courthouse as its backdrop, extends Clichy-Batignolles, a so-called eco-district where apartments sell for 12,000 euros a square metre in buildings designed by some big French and foreign names, such as Périphérique, Francis Soler, Lan Architects, MAD, Aires Mateus and others. On the one hand there are residences with ample balconies that enjoy views of Martin Luther King Park (see Abitare no. 579); on the other, facing onto a busy railway yard, we find highly energy-efficient office buildings. Among the most curious of these is the “cappuccino-coloured” building conceived by German firm Baumschlager Eberle and Italo-French studio Scape. As Scape’s proprietor Ludovica Di Falco explains: “Our lot is peculiar because it is not set on


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ARCHPHOTO INC / COURTESY BAUMSCHLAGER EBERLE ARCHITEKTEN


Un particolare della facciata, rivestita con pannelli a sandwich di alluminio, di una calda tonalità che è stata definita “color cappuccino”. Il fronte su strada ha rientranze e dettagli che lo rendono più urbano rispetto a quello affacciato sui binari. A detail of the façade clad in aluminium sandwich panels, in a shade that has been defined as “cappuccino colour”. The street front has recesses and details that give it a more urban look than the side overlooking the railway tracks.

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titolare di Scape Ludovica Di Falco. Per poter ricavare gli oltre 17mila metri quadrati di superficie utile su sette piani senza gravare troppo su questo piedistallo aereo, i progettisti hanno optato per una struttura quasi interamente di legno, che pesa un terzo del cemento. «Non è wood-washing», scherza l’architetta. «Ma di fatto la scelta strutturale si è rivelata interessante anche dal punto di vista eco-sostenibile, perché significa 2.900 tonnellate di CO2 in meno in atmosfera». Inoltre, per evitare la dispersione di calore tipica delle classiche scatole di vetro per uffici, le facciate hanno solo il 37% di finestre, “ritagliate” in un guscio compatto di sandwich d’alluminio. Ma a spiegare il bilancio energetico positivo dell’edificio – produce il 23% in più di quanto serve al suo funzionamento – concorrono anche duemila metri quadrati di pannelli fotovoltaici sul tetto, e l’accorto orientamento. Il volume infatti non è il tipico parallelepipedo, ma una sorta di trifoglio che ingloba anche un giardino ed è pensato per avvantaggiarsi del soleggiamento così come degli affacci sulla città, sot-

the ground but on a concrete platform, a sort of bridge that ‘flies’ over the tracks.” In order to obtain the over 17,000 square metres of useable floor area laid out on seven storeys without imposing too much of a burden on this elevated pedestal, the designers have opted for a structure built almost entirely of wood, which has only a third of the weight of concrete. “It is not wood-washing,” jokes the architect. “But this choice of structure has also proved interesting from the viewpoint of environmental sustainability, as it means 2,900 tonnes less CO2 in the atmosphere.” In addition, to avoid the dispersion of heat typical of the classic glass box for offices, only 37% of the façades consist of windows, “cut out” of a solid shell of aluminium sandwich. But to explain the positive energy balance of the building – it produces 23% more than it needs for its operation – we also need to look at the 2,000 square metres of photovoltaic panels on the roof and the shrewd orientation. In fact the volume is not a typical parallelepiped but a sort of trefoil that also incorporates a garden and is designed to take advantage of the exposure to the sun as well as provide openings onto the 581 ABITARE 67


COURTESY VECTUEL / STUDIOSEZZ / PBA

Situato tra i binari e il parco, il quartiere è uno ZAC, o “zona di sviluppo concertato”, cioè un’area di proprietà pubblica riqualificata con la progettazione partecipata di cittadini, Comune, promotori pubblici e privati. Situated between the railway tracks and the park, the neighbourhood is a ZAC, concerted development zone: a publicly owned area, regenerated on a participatory planning basis with citizens, local authorities and public and private promoters.

tolineati in facciata da due logge a doppia altezza (una incornicia la torre Eiffel, l’altra il Sacré-Coeur). «Questo inusuale corpo trilobato consente inoltre di organizzare gli spazi interni degli uffici in modo più funzionale e insieme piacevole, con visuali dinamiche sulla città», fa notare l’architetta. Clichy-Batignolles, che occupa circa 50 ettari, è solo uno dei grandi cantieri parigini del momento. «Quello di Paris Rive Gauche è ancora più esteso di questo, ma ce ne sono in corso almeno altri dieci, di varie dimensioni», racconta Di Falco. «E poi c’è Grand Paris, il piano voluto da Nicolas Sarkozy e portato avanti dai successivi governi, che entro il 2030 prevede di riempire i vuoti fra il centro e i sobborghi per poi espandere la città fino al nuovo margine segnato da Le Grand Paris Express, la futura metropolitana circolare automatica pensata per collegare tra loro le maggiori arterie che innervano la metropoli al territorio». Lo studio Scape disegnerà una delle 68 nuove stazioni di questo anello, destinato a generare molto lavoro per architetti e costruttori. Conclude Di Falco: «Qui c’è tanto da fare, e in Francia l’edilizia è governata da un’impalcatura normativa rigida ma efficace. Non è un caso se importanti studi internazionali come Snøhetta e MVRDV hanno appena aperto lo studio a Parigi». ○ 68 ABITARE 581

city, underlined on the façade by two double-height loggias (one frames the Eiffel Tower, the other the Sacré-Coeur). As the architect points out: “This unusual trilobate form also makes it possible to organize the internal spaces of the offices in a way that is both more functional and pleasant, with dynamic views of the city.” Clichy-Batignolles, which covers an area of 50 hectares, is just one of Paris’s big construction sites at the moment. Di Falco states that: “The one in Paris Rive Gauche is even larger than this, but there are at least ten others currently underway, on various scales. And there is Grand Paris, the plan drawn up at the behest of Nicolas Sarkozy and continued by successive governments, which envisages filling the gaps between the centre and the suburbs by 2030 and then expanding the city as far as the new edge marked by the Grand Paris Express, the future automated circular rapid transit line that is intended to link up the main arteries connecting the metropolis to its hinterland.” The Scape studio will design one of the 68 new stations on this ring, which will generate much work for architects and constructors. For Di Falco, in conclusion: “There’s a lot to do and in France the building industry is governed by a rigid but efficient framework. It is no coincidence that major international firms like Snøhetta and MVRDV have just opened branches in Paris.” ○


Project Green Office Enjoy Paris Batignolles Architects Baumschlager Eberle Architekten Paris (lead architect), Scape (associated architect) Developer Bouygues Immobilier Consultants Scyna 4 (structure) Arcora (façade) Aia Ingénierie (wood structure) Barbanel (MEP) Energelio (sustainability) Latz + Partner and Techni’Cité (landscape) Systal (kitchen fitter) Lamoureux (acoustics) J.P. Trehen – Egis (Bim manager) Main construction companies Mathis and Les Maçons Parisiens (building) Arbonis (façade) Voisin (landscape) Engie Ineo and Engie Axima (systems)

PLAN AT +3

Timeline 2013-2018 Building floor area 17,400 sqm Budget € 34,500,000 Location ZAC des Batignolles, Paris

UPPER LEVEL ENTRY PLAN

1. Retail 2. Reception 3. Main entrance hall 4. Technical room 5. Third Place (co-working) 6. Kitchen 7. Office 8. Bicycle room 9. Full ground 10. Central patio 11. Hall 12. Coffee bar 13. Meeting room 14. Dining room 15. Laundromat 16. Larder 17. Archive 18. Tisanerie area LOWER LEVEL ENTRY PLAN

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reportage

IL FIORE DI ISTANBUL

THE FLOWER OF ISTANBUL txt_photos Francesco Mannironi / White Box Studio

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| Si ispira al tulipano, simbolo della maggiore città turca, la nuova avveniristica torre di controllo di uno degli aeroporti più trafficati del mondo. Progetto firmato dagli italiani di PININFARINA con la multinazionale Aecom / The new and futuristic control tower of one of the busiest airports in the world is inspired by the tulip, the symbol of Turkey’s biggest city. It was designed by the Italian Pininfarina firm in collaboration with the multinational AECOM company

X xxx padiglioni affacciano sul parco nazionale tasmano grazie a pareti vetrate curvilinee e a un sistema di balaustre di rete di xx xxxxxx xxxx. Xxx nine pavilions face onto the national park in Tasmania through curved glass walls and a system of netted balu xxxxx.

La nuova torre sviluppa il tema dell’ellissi in chiave dinamica. Con la sua forma scultorea è oggi il fulcro visivo dell’aeroporto. The new tower offers a dynamic take on the theme of the ellipse. Its sculptural form gives the airport a new visual focus.

ARRIVIAMO AL NUOVO AEROPORTO DI ISTANBUL CON IL SOLE PIENO. I minivan carichi di giornalisti da tutto il mondo attraversano gli ultimi sobborghi della città e si tuffano nella poca campagna che divide la capitale dal Mar Nero. L’aeroporto è annunciato da un dedalo di raccordi stradali che dovranno smistare, si stima, 200 milioni di passeggeri l’anno. Dopo l’ultima rampa si apre alla vista un’enorme piana di terra rivoltata, rimestata e appiattita. Il cantiere, smisurato, si estende su una superficie di 76 chilometri quadrati, e più ci avviciniamo più pare evidente dal traffico di uomini, mezzi, gru, dalla dimensione delle intelligenze e dei capitali in ballo, che qui il governo si stia giocando un pezzo del proprio futuro. Nonostante diventi operativo a breve, il viale di accesso non è ancora asfaltato, ma il grande corpo prin72 ABITARE 581

WE ARRIVE AT ISTANBUL’S NEW AIRPORT WITH THE SUN AT ITS HEIGHT. Minivans laden with journalists from all over the world drive through the city’s outermost suburbs and head into a small strip of countryside that separates it from the Black Sea. The airport is heralded by a maze of road junctions that will have to handle an estimated 200 million passengers a year. After the last slip road an enormous expanse of earth that has been turned over, mixed up and flattened comes into sight. The vast construction zone covers an area of 76 square kilometres, and the closer we come to it the more evident it seems from the traffic of people, vehicles and cranes, and from the scale of the investment in intelligence and capital, that the government is putting a piece of its own future at stake here. Even though it will be in operation shortly, the access road has not yet been tarmacked, but a large


Il titolo del reportage su Istanbul è Quasi Oriente. The title of the Istanbul reportage is Quasi Oriente (Almost East.)

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IL NUOVO SCALO TURCO È ENERGETICAMENTE AUTOSUFFICIENTE, E HA UNA CAPACITÀ DI 200 MILIONI DI PASSEGGERI ALL’ANNO SELF-SUFFICIENT IN ENERGY, THE NEW TURKISH AIRPORT WILL BE ABLE TO HANDLE 200 MILLION PASSENGERS A YEAR

Evoca le volte ottomane di Istanbul il nuovo terminal firmato dagli studi Grisham e Scott Brownrigg. The vaulted ceilings of Grisham and Scott Brownrigg’s new terminal evoke the Ottoman architecture of Istanbul.

cipale da cui si diramano i terminal sembra ultimato. La carovana arriva sul lato est dove attraccheranno i primi aerei. Di lì a pochi giorni infatti l’aeroporto verrà inaugurato ufficialmente con alcuni voli nazionali, e promette di diventare uno degli scali più trafficati del pianeta. Fiore all’occhiello della nuova infrastruttura è la torre di controllo disegnata dallo studio italiano Pininfarina con la multinazionale Aecom. E di fiore trattasi davvero, perché la soluzione che ha avuto la meglio su quelle proposte dai più importanti progettisti del settore richiama nella forma il tulipano, simbolo di Istanbul. Quando arriviamo sotto l’avveniristica torre, sola nella pianura in mezzo alle piste di atterraggio, il vento soffia freddo da nord. A quel punto mi è chiara la scelta, vedendo quelle linee e quelle forme sovrastate dalle nuvole che corrono veloci a sud. Pochi avrebbero saputo interpretare la sfida meglio dello studio torinese. E l’immagine di questa 76 ABITARE 581

main block from which the terminals branch out seems to be finished. The convoy arrives on the east side, where the first planes will dock. Within a few days the airport will be officially opened with sofastwebme national flights, and it looks like becoming one of the busiest on the planet. The showpiece of this new infrastructure is the control tower designed by the Italian firm Pininfarina with the multinational AECOM company. And this building really is a flower in the airport’s buttonhole, because the solution that won out over the ones proposed by some of the most important designers in the sector harks back to the tulip, symbol of Istanbul. When we arrive under the futuristic tower, standing by itself on the plain in the middle of the runways, there is a cold wind blowing from the north. At that point, watching the clouds scudding rapidly to the south over those lines and those forms, the choice becomes clear. And few could have taken up the challenge more effectively than the Turinese studio. The image of


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L’IMMAGINE DELLA NUOVA TORRE SI TROVA GIÀ OVUNQUE IN CITTÀ, ALLE FERMATE DEGLI AUTOBUS E NEI CENTRI COMMERCIALI THE IMAGE OF THE TOWER CAN BE FOUND EVERYWHERE IN THE CITY: AT BUS STOPS AND IN THE SHOPPING MALLS

L’aeroporto è circondato da un dedalo di raccordi stradali in grado di far fronte al grande traffico di passeggeri. The airport is encircled by a maze of road links, created in order to cope with the huge passenger traffic.

torre già simbolo dell’aeroporto si trova ovunque anche in città, alle fermate degli autobus, sui muri e nei centri commerciali. Quando il giorno dopo parlo con il tassista che mi porta in centro, non sa dove sorge il nuovo aeroporto e sono io a mostrarglielo sul telefono. Forse si sono abituati a vivere in una città in perenne trasformazione. Tra le ultime grandi opere c’è il tunnel sotto lo stretto, che unisce Europa e Asia. Non sembra però che le abitudini cambino così in fretta come la città, e la sera il Bosforo è vivo come sempre. Negli imbarcaderi si fa la fila per attraversare i due chilometri scarsi che separano le due metà di una città che si guarda allo specchio da duemila anni. E come dappertutto l’acqua affascina e attira. La sera le sponde si affollano. Giovani e anziani che passeggiano, pescano dai tanti ponti e dalle tante banchine o restano seduti, mangiando un pretzel, ad ammirare il profilo della loro città in un tramonto unico. ○

this tower, which is already the emblem of the airport, can be found everywhere in the city, at bus stops, on walls and in shopping malls. Yet, when I talk to the taxi driver who takes me into the centre the following day, he doesn’t know where the new airport is going to be, and I have to show him it on the phone. Perhaps the people here are used to living in a city undergoing perpetual transformation. Another recent major work is the tunnel under the strait, linking Europe and Asia. Yet habits do not appear to change as quickly as the city, and in the evening the Bosporus is as lively as ever. People queue at the landing stages to cross the mere two kilometres that separate the two halves of a city that has been staring at itself in the mirror for two thousand years. And just like everywhere else water fascinates and attracts. In the evening the shores are crowded. Young and old are out for a stroll, fishing from the many bridges and quays or eating pretzels and admire the skyline of their city in the light of a unique sunset. ○ 581 ABITARE 81


i nterni

CALEIDOSCOPIO MONTAGNA MOUNTAIN KALEIDOSCOPE txt Maria Vittoria Capitanucci

| Quattro case declinano l’architettura montana nel mondo. Al netto dei differenti approcci

L’ARCHITETTURA MONTANA È SOSTENIBILE QUASI PER DEFINIZIONE, ma da sempre è anche occasione di sperimentazione. Lo dimostrano i quattro edifici che proponiamo in queste pagine: una solida casa dei primi del Novecento (la Rothaus) trasformata e ri-orientata da Jonathan Tuckey ad Andermatt, nel Cantone Uri (Svizzera); il poetico ampliamento di uno chalet petit a Saint-Donat in Canada, in cui un nuovo piccolo volume affianca e si connette a una preesistenza, su progetto di ACDF Architecture; lo chalet ispirato alla hytte norvegese, dello studio Mork-Ulnes Architects; e infine un complesso composto da una ex stalla e una cascina reinterpretati in termini abitativi a Isola, al confine tra Italia e Svizzera, a firma dello studio Ruinelli Associati. Strutture dai caratteri distinti e dalle dimensioni variabili accumunate tutte da un elemento ricorrente: la necessità di impadronirsi dello 82 ABITARE 581

JAMES BRITTAIN

JAMES BRITTAIN

c’è in comune la necessità di un segno contemporaneo, in dialogo con un’ampia costellazione di tradizioni culturali e linguistiche. Fatto (anche) di tanta cura per il dettaglio / Four houses discussed here represent mountain architectureinvariouspartsoftheworld. Notwithstanding the different approaches, they have in common a contemporary touch, in conversation with a wide range of cultural and stylistic traditions and – in part – a great deal of attention to detail

MOUNTAIN ARCHITECTURE IS SUSTAINABLE ALMOST BY DEFINITION, but it has also always been an opportunity for experimentation. Evidence of this is provided by the four buildings we present in these pages: a solidly built house from the beginning of the 20th century (the Rothaus), transformed and re-orientated by Jonathan Tuckey in Andermatt, in the canton of Uri (Switzerland); a poetic extension of a chalet petit at Saint-Donat in Canada, in which a small new form has been built alongside and connected with a pre-existing one, with a design by ACDF Architecture; a chalet inspired by the Norwegian hytte, by the Mork-Ulnes Architects practice; and finally a complex made up of a former cowshed and a farmhouse reinterpreted for residential use at Isola, on the border between Italy and Switzerland, designed by the Ruinelli Associati studio. These are all structures with distinct characters and variable dimensions that are united by the


Il nuovo ampliamento dello chalet è disposto in modo da godere al massimo di vista e soleggiamento. The new chalet extension is organised in a way that takes full advantage of the view and the hours of sunshine.

JAMES BRITTAIN

Jonathan Tuckey Design / Rothaus Switzerland

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ADRIEN WILLIAMS

ADRIEN WILLIAMS

ACDF Architecture / Chalet La petite soeur Canada

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ADRIEN WILLIAMS

Gli spazi di uno chalet tradizionale sono stati raddoppiati con una casa gemella. Un passaggio sospeso vetrato li mette in comunicazione anche visiva. Ai due estremi, la cucina e il soggiorno. The spaces of a traditional chalet have been doubled in size with a twin house. A glazed overhead walkway connects the buildings physically and visually. At the ends, the kitchen and the living-room.

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BRUCE DAMONTE

BRUCE DAMONTE

Mork-Ulnes Architects / Mylla Hytte Norway

Quattro fronti con il tetto a una falda creano una configurazione a girandola. La hytte (tipico chalet norvegese) può ospitare fino a dieci persone grazie alla presenza di tre camere da letto. Four fronts with penthouse roofs create a pinwheel configuration. The hytte can accommodate up to ten people owing to the presence of three bedrooms.

stupefacente paesaggio circostante, che viene “puntato” come da un telescopio, letto attraverso finestre che sono riquadrature, minime o ampissime, sfiorato con passaggi sospesi, tutto all’insegna di un linguaggio fatto di austera essenzialità, soprattutto nella composizione dei fronti esterni, nella sagoma irregolare dei volumi e nei materiali di rivestimento. La Rothaus è di legno e cemento a vista pigmentato di rosso rosato e si sviluppa su un “basement” preesistente. Con i suoi giochi di volumi tra orientamento originario e nuova impostazione, questa residenza dagli evidenti richiami al tema vernacolare all’interno è attraversata da una scala centrale, che permette di leggere le traslazioni e la successione degli spazi ai vari livelli. Lo chalet La Petite Soeur, sulle rive del Lago Ouareau, è invece concepito come una piccola folie in un parco naturale. La sagoma puntuta di questo ampliamento di un cottage tradizionale sembra “galleggiare” sul candido piano nevoso grazie anche alla sua base di cemento a vista, ritratta rispetto al piano superiore di doghe bianche. Un volume quasi del tutto indipendente, anche nell’orientamento, se non fosse per il passaggio sospeso e vetrato, connessione con la preesistenza, che si fa belvedere e si apre su un paesaggio mozzafiato. A partire da una grande cornice lignea fuoriscala, che parla del passato e guarda verso il presente. In Norvegia, La Mylla Hytte sorge a un’ora da Oslo, a Jevnaker e, in quanto rielaborazione della tradizionale cabina-capanna compatta ed efficiente, ospita tutto il necessario in soli 84 metri quadrati. Casa ME, infine, 86 ABITARE 581

same factor: the need to take a hold on the stunning landscape that surrounds them, which is “sighted” as if with a telescope, viewed through windows that are frames, of a small or large size, or skimmed with suspended passageways, all in the key of an austere and essential language, especially in the composition of the external fronts, the irregular shape of the volumes and in the cladding materials. The Rothaus is built of wood and raw concrete stained with a pinkish red pigment and stands on a pre-existing set of foundations. With the interplays of forms between the original orientation and new layout, this residence makes obvious allusions to the vernacular theme on the inside and is traversed by a central staircase, from which it is possible to see the shifts in and series of spaces on the various levels. Then there is La Petite Soeur chalet, on the shore of Lake Ouareau, which is conceived as a “little folly” in a nature reserve. The pointed shape of this extension to a traditional cottage seems to “float” on the white blanket of snow thanks in part to its base of raw concrete, set back from the upper floor clad in white planks. This form is almost completely independent, including its orientation, if it were not for the suspended and glazed passageway connecting it to the pre-existing building, which serves as a viewpoint onto breath-taking scenery. And it all begins with a large, out-of-scale wooden frame that speaks of the past and looks to the present. The Mylla Hytte is located an hour’s drive from Oslo, at Jevnaker, and as a reworking of the traditional hytte, a compact and efficient cabin-hut that contains all that is needed in just 84 square metres. Casa ME,


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BRUCE DAMONTE


COURTESY RUINELLI ARCHITETTI

COURTESY RUINELLI ARCHITETTI

Ruinelli Associati / Casa Me Switzerland

a poca distanza dal passo Maloja, si compone di due distinti edifici per tipologia e funzione la cui continuità è data dalla pavimentazione di malta battuta. Spazialità e materiali differenti: la stalla con basamento di pietra intonacato di calce e cemento, sovrastata dal fienile con struttura a travi incrociate (Blockbau), al cui interno è stato inserito un volume di larice massiccio. La cascina è riproposta nella forma originaria avvolgente e materica, ma con muri di calcestruzzo ritagliati da aperture minute e sguinciate, con l’eccezione di una grande finestra a ovest che incornicia il panorama del lago di Maloja. ○ a short distance from the Maloja Pass, is composed of two buildings of distinct type and function whose continuity is provided by the flooring of beaten grout. Its is formed through different sets of spatialities and materials: the cowshed has a base of stone plastered with lime and cement, topped by a hayloft with a structure of interlocking logs (Blockbau), into which has been inserted a volume built of solid larch. The farmhouse has been proposed in its original enveloping form, but with concrete walls pierced by tiny slanting openings, with the exception of a large window to the west that frames the panorama of Lake Maloja. ○

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COURTESY RUINELLI ARCHITETTI

L'interno della cascina presenta muri di calcestruzzo (nella foto, il soggiorno) in contrasto con il legno della ex stalla, oggi zona notte (pagina accanto). The interior of the farmhouse has concrete walls (pictured, the living room) in contrast with the wood of the former cowshed, which is now a bedroom (facing page).

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i nterni

IL PIACERE DELL’INVENZIONE THE DELIGHT OF INVENTION

txt Michele Calzavara photos Andrea Martiradonna

| A Milano, in un palazzo anni Quaranta, l’abitazione dell’architetto LAZZARO RABONI è un gioco libero ma misurato di volumi, geometrie e materiali. Che incorpora la lezione di alcuni tra i più eminenti maestri della scuola milanese: Umberto Riva, Luigi Caccia Dominioni, Vittoriano Viganò / In a block of flats in Milan dating from the 1940s, the home of the architect Lazzaro Raboni creates a flexible but measured interplay of shapes, forms and materials. It is a place that links up to the work of some of the most important exponents of the Milanese school, such as Umberto Riva, Luigi Caccia Dominioni and Vittoriano Viganò 90 ABITARE 581


Uno scorcio del soggiorno. Nella pagina accanto, il controcampo: un varco rialzato con soglia di pietra mette in comunicazione il soggiorno con lo studio. A view of the living room. Facing page, a raised opening with a stone threshold connects the living room with the study.

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È PRIMA DI TUTTO IN PIANTA CHE BISOGNA LEGGERE QUESTA CASA WE NEED TO LOOK AT THE PLAN FIRST, TALKING ABOUT THIS HOUSE

«NON SONO UN DOGMATICO», sostiene Lazzaro Raboni conversando su questa casa progettata per sé. Che è come dire «non ho certezze, quindi vado per approssimazioni», come più volte ha detto di sé Umberto Riva, un architetto che per ragioni biografiche prima che disciplinari Raboni frequenta fin dall’infanza. Ma poi (o meglio: prima) tutto è scrupolosamente governato in pianta. Una pianta calibrata con attenzione sui ritmi e le cadenze strutturali, e quindi accelerata con necessarie “anomalie”, scarti e raccordi in diagonale, episodi apparentemente accidentali che articolano lo spazio, la luce e i percorsi. Non è un dogmatico quindi, Raboni, ma senz’altro è un “piantista”, per rubare la celebre autodefinizione del maestro milanese Luigi Caccia Dominioni. È prima di tutto in pianta, quindi, che bisogna leggere questa casa, ed è interessante farlo dopo l’incommensurabile “grandeur” spaziale (raccontata su Abitare n. 573) di una clientela russa con cui lo stesso autore ha da tempo il piacere di misurarsi: rispetto a essa, con tutt’altro cimento, accortezze a grana fine sono qui più necessarie. La pianta dunque: che facendo perno su un’isola baricentrica a forma di “boomerang”, nucleo servizi intuibile già dall’in“I’M NOT A DOGMATIST,” declares Lazzaro Raboni, talking about the home he has designed for himself. Which is like saying, in Umberto Riva’s words, “I have no certainties, so I proceed by phases.” Riva is an architect Raboni has known since childhood, but more for biographical rather than architectural reasons. But in the ends (or rather: first) everything is under control in this plan. It is a plan carried out with careful attention to structural rhythms and cadences and then adjusted with necessary “anomalies”, deviations and diagonal connections, and apparently accidental episodes that shape the space, the light and the pathways. So Raboni is no dogmatist, but he is a “piantista” (a plan specialist) to borrow the Milanese architect Luigi Caccia Dominioni’s famous description of himself. Thus we need to look at the plan first, and it is interesting to do so after the extraordinary spatial “grandeur” (described in Abitare no. 573) of the Russian clientele with whom Raboni has had the pleasure of dealing for some time now. In comparison, and in a quite different test of his expertise, more fine-grained stratagems that are needed here. The plan hinges on a central boomerang-shaped island, a core of services already perceptible from the entrance, which marks

A destra, in alto, vista del soggiorno con la lampada da tavolo Nesso di Giancarlo Mattioli e Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova per Artemide; in basso, la cucina. Nella pagina accanto, vista dall’ingresso verso il nucleo servizi centrale con pareti di smalto lucido e mensole di ferro sostenute da tondino d’ottone. Lampada 2065 di Vittoriano Viganò per Astep. Right, the kitchen. Top, view of the living room: on the table a Nesso lamp designed by Giancarlo Mattioli and the Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova for Artemide. Left, view from the entrance towards the central core of services with walls painted in glossy enamel and iron shelves supported by a brass rod. Lamp 2065 by Vittoriano Viganò for Astep.

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Il doppio soggiorno si sviluppa in lunghezza con librerie sospese, che unificano i due ambienti dove convivono diversi oggetti d’affezione, tra i quali una lampada Toio di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos. The double lounge is lined with suspended bookshelves that unite the two spaces, where several of the architect’s favourite objects can be found, including a Toio lamp designed by Achille and Pier Giacomo Castiglioni for Flos. 581 ABITARE 95


Project Flat Architects Lazzaro Raboni Project team Giulio Raboni Cristina Margarini Susanna Scarano Federica Falcone Year of completion 2016 Floor area 140 sqm Location Milano

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Cucina e zona pranzo sono connesse da una mensola passante di pietra. Pagina accanto, in alto, il sopra luce tra pranzo e cucina rende più ampio lo spazio (lampade PH5 di Poul Henningsen per Louis Poulsen). In basso, il terrazzo. Kitchen and dining area are connected by a stone shelf that runs between them. Facing page, top, the lowered ceiling of the dining area re-proportions the space flush with the windows (PH5 lamps by Poul Henningsen for Louis Poulsen); bottom, the terrace.

gresso, articola tutte le aree diurne – zona pranzo, soggiorno esteso da un lato all’altro della casa, studio – in una successione di spazi interconnessi, che arricchisce la circolazione con un ininterrotto e fluente anello perimetrale, che poi trascina con sé anche la cucina in un circuito addirittura “a farfalla”. Una logica chiaramente kahniana di spazi serventi e serviti, che valorizza traguardi e sequenze, da sottolineare poi con i dettagli – strutturali, d’arredo, di finitura – che sottilmente si rimandano l’un l’altro. Come il “boomerang” (la cui sagoma di smalto lucido si flette in diagonale per lambire una finestra, accompagnando la luce all’interno), che dialoga formalmente con le mensole di ferro all’ingresso sostenute da un pendino d’ottone; come la lunga mensola di pietra passante tra il pranzo e la cucina, e l’invenzione di un taglio corrispondente sul pannello di chiusura a libro; come le lunghe librerie appese, che uniscono gli ambienti del doppio soggiorno e intanto liberano lo spazio sottostante, mentre un mobile nero li divide, quegli ambienti, ma non trop96 ABITARE 581


U N A LO G I C A K A H N I A N A D I S PA Z I S E R V E N T I E S E R V I T I VA LO R I Z ZA T R A G UA R D I E S E Q U E N Z E A KAHNIAN LOGIC OF SERVICE AND SERVED SPACES THAT MAKES THE MOST OF VISTAS AND SEQUENCES

out all the living areas – the dining zone, and the lounge stretching from one side of the flat to the other study area – in a succession of interconnected spaces that enriches the sense of movement with an uninterrupted and fluid circle around the perimeter and then draws the kitchen with it into a circuit in the form of a butterfly. There is, here, a clearly Kahnian logic of service and served spaces that makes the most of vistas and sequences, and this is further underlined by the details – of structure, of furnishing, of finish – that allude subtly to one another. Like the “boomerang” (whose polished outline flexes diagonally to brush against a window, bringing light inside the flat) that converses with the iron shelves in the entrance supported by a brass rod; or the long stone shelf running between the dining area and the kitchen, as well as the invention of a cut in the leaf of the folding door to accommodate it. There is also a long set of suspended bookshelves that unite the spaces of the double living area and leave the space underneath free, while a piece of black furniture divides those same areas, but only slightly. There are the doors, shutters 581 ABITARE 97


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In questa pagina, la zona notte con solette ribassate che mediano tra il bagno, la camera da letto, la cabina armadio. Pagina accanto, lo studio: sul tavolo, la lampada Piani dei Bouroullec per Flos; sullo scaffale, Costanza di Paolo Rizzatto per Luceplan; nella nicchia, I componibili di Anna Castelli Ferrieri per Kartell. This page, the sleeping area with lowered slabs that mediate between the main bathroom, the bedroom and the walk-in wardrobe. Facing page, the study: on the table, lamp Piani by the Bouroullec for Flos; on the shelf, Costanza by Paolo Rizzatto for Luceplan. In the recess, I componibili by Anna Castelli Ferrieri for Kartell.

po; come le porte, le ante, i pannelli scorrevoli uniformati dal legno di tulipier, “sgrigiato” ad alleggerirne la presenza mantenendone il calore; come infine il nero ricorrente del ferro, dei telai delle aperture, delle putrelle a vista che impaginano gli spazi, o che sostengono solette aeree ribassate che scandiscono i passaggi da un ambiente all’altro ma, come segni volanti, non interrompono la continuità dei soffitti (ottenuta anche con i sopraluce di vetro). E in questo c’è l’amato Vittoriano Viganò (dell’appartamento di Milano del 1957-58, per esempio). Ma anche Riva e i suoi riferimenti ai “casiers” lecorbusiani dell’attico di via Paravia (1967), e altre tracce ricorrenti come le diagonali, ma più morbide, o rettificate a creare trapezi (come nella cabina armadio in camera da letto) e sempre in ragione della luce e di un’ergonomia dello spazio: in equilibrio tra unità e frammento, tra attitudine brutalista, digressioni del linguaggio e piacere del dettaglio d’invenzione. ○

UN’ERGONOMIA DELLO SPAZIO IN EQUILIBRIO TRA UNITÀ E FRAMMENTO AN ERGONOMICS OF SPACE: POISED BETWEEN A SENSE OF UNITY AND FRAGMENTATION

and sliding panels rendered uniform by the use of tuliptree wood, “greyed” to lighten its presence while maintaining its warmth. And finally there is the recurrent black of the iron frames of the openings and exposed girders that frame the spaces, and that support the lowered airy slabs that mark the passages from one room to the next but, like movable signs, do not interrupt the continuity of the ceilings (something which is also achieved through the use of glass transom windows). And in this there is a touch linked to Raboni’s beloved Vittoriano Viganò ( from his apartment in Milan of 1957-58, for example), ass well as Riva and his references to the Le Corbusian casiers of the attic on Via Paravia (1967), and other recurrent traces like the diagonals, which are softened here, or amended to create trapezia (as in the walk-in wardrobe in the bedroom) and again in relation to the light and an ergonomics of space: poised between a sense of unity and fragmentation, between Brutalist propensity, digressions of language and delight in invented detail. ○

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i nterni

DINAMICHE LONDINESI LONDON DYNAMICS

| Tra magazzini vittoriani sul Tamigi, un nuovo complesso a uso misto offre tagli suggestivi su piĂš livelli. Grazie a un elaborato incastro che si ispira al gioco del Tetris / Among Victorian warehouses on the banks of the Thames, a new mixed-use complex has interlocking split-level apartments. Thanks to an elaborate dovetailing inspired by the game of Tetris txt Alice Piciocchi photos Rory Gardiner

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Un’immagine della scala condominiale. Pagina accanto, l’involucro strutturale è caratterizzato da finestre a L e a T che lasciano intravedere la disposizione interna su più livelli. The structural shell of concrete cast on side is cut by distinctive L- and T-shaped windows that offer a glimpse of the internal split-level arrangement of the spaces. 581 ABITARE 101


«MISURIAMO LO SPAZIO IN METRI CUBI, NON IN METRI QUADRATI», dice il londinese Roger Zogolovitch. L’architetto e developer della società Solidspace ha messo a punto un’ingegnosa suddivisione in sezione con cui realizza appartamenti su più livelli, articolati da mezzanini e blocchi-scala. Un esempio recente, studiato con Allford Hall Monaghan Morris Architects, è il complesso a uso misto di Weston Street nell’ex zona industriale di Southwark, oggi in piena “gentrification”. Ci sono voluti dieci anni per ultimare questo movimentato edificio che accoglie otto appartamenti e uffici al piano terreno ed è situato tra i vecchi magazzini in stile vittoriano e il Guy Street Park. Le unità si incastrano secondo uno schema a “tetris” in modo da presentare uno spazio centrale a doppia altezza a sud (soggiorno, cucina, sala da pranzo e studio) e volumi secondari più raccolti per le camere da letto, due o tre a seconda del taglio. «In questo modo la casa appare molto più ampia dei metri quadrati effettivi», fa notare l’architetto Sadie Morgan, uno degli otto condòmini. Mentre Simon Allford, uno dei quattro soci dello studio d’architettura, spiega: «Era giusto che questo sistema geometrico e formale fosse leggibile in facciata». Così sono state concepite le singolari vetrate a L e a T che permettono di intravedere la disposizione spaziale interna su più livelli e nello stesso tempo inondano di luce le case. La composizione tridimensionale e il gioco di volumi si traducono anche nel profilo “mosso” del complesso, 102 ABITARE 581

“WE MEASURE IN CUBIC METRES RATHER THAN SQUARE METRES,” says the Londoner Roger Zogolovitch. The architect and developer from the firm Solidspace has come up with an ingenious means of subdivision in section that makes it possible to realize split-level apartments, articulated by landing and staircases. A recent example, designed in collaboration with Allford Hall Monaghan Morris Architects, is the mixed-use complex on Weston Street in the former industrial zone of Southwark, nowadays undergoing a process of gentrification. It has taken ten years to finish this animated building that houses eight apartments and an entire floor of offices (the top one) and is located between old warehouses in the Victorian style and Guy Street Park. The units are fitted together in a “Tetris-like” scheme so that they have a double-height central space facing south (living room, kitchen, dining room and study) and more intimate secondary volumes for the bedrooms, two or three depending on the size of the apartment. “As a result the flat looks much bigger than the actual number of square metres,” points out the architect Sadie Morgan, one of the eight residents. While Simon Allford, one of the four partners of the architectural practice, explains: “It was right for this geometric and formal system to be legible on the façade.” Out of this came the distinctive L- and T-shaped windows that offer a glimpse of the internal split-level arrangement of the spaces and at the same time flood the apartments with light. The three-dimensional composition and in-


«LA COMBINAZIONE TRA LE TRAIETTORIE VISIVE E IL MODO IN CUI PENETRA LA LUCE CONFERISCE ALL’AMBIENTE UN FORTE SENSO PLASTICO» (Alison Nimmo, abitante) “THE COMBINATION OF THE VISUAL FLOW AND THE WAY THAT LIGHT FLOODS THE APARTMENT FROM MANY DIFFERENT DIRECTIONS THAT CREATES A UNIQUE SENSE OF SPACE AND VOLUME” (Alison Nimmo, resident)

Gli otto appartamenti multilivello sono articolati da mezzanini e blocchi scala che separano le funzioni domestiche comuni. La verticalità permette a ciascun abitante di ritagliarsi il proprio spazio di azione. The eight split-level apartments are articulated by landing and staircases that divide the common domestic functions. The verticality allows separation between people doing different activities in the flat.

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LE SUPERFICI INTERNE DI CEMENTO GREZZO SI SCALDANO GRAZIE ALLA PRESENZA DEL LEGNO THE COLDNESS OF THE INTERNAL SURFACES OF RAW CONCRETE IS ASSOCIATED WITH THE “WARMTH” OF THE WOOD

Le finiture – esterne e interne – dialogano tra loro per contrasto: artigianale e industriale, ruvido e liscio, caldo e freddo, finito e grezzo. Materials and finishes dialogue with one another through contrast: handcrafted and industrial, rough and smooth, warm and cold, finished and raw.

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Project Weston Street mixed-use complex Architects AHMM Structural engineers Form Structural Design MEP engineer Desco Environmental Consultant Hilson Moran Acoustic Consultant Sandy Brown Associates Landscape architects Coe Design Landscape Architecture Client Solidspace Main Contractor Bryen & Langley Year of completion 2017 Gross floor area Office: 470 sqm Residential (8 apartments) 1,400 sqm 3-bed apartment: 150 sqm 2-bed apartment: 118 sqm Location London

da cui sbucano lunghi balconi prefabbricati di calcestruzzo. Per poter dare vita a un’architettura così articolata si è preferito evitare la struttura tradizionale a travi e pilastri, a favore di un involucro strutturale di calcestruzzo gettato in opera. Materiali e finiture dialogano tra loro per contrasto: artigianale e industriale, ruvido e liscio, caldo e freddo, finito e grezzo. A una “pelle” di mattoni rifiniti a mano è accostato un trattamento delle superfici interne di cemento grezzo; al freddo del cemento è associato il “calore” del legno che definisce alcuni elementi o arredi interni come la scala (di quercia e noce) e la libreria. “Questo complesso ambisce a diventare un modello per gli edifici di media altezza londinesi, una ‘specie’ tradizionale da preservare e difendere. Soprattutto ora che proliferarano i grattacieli”: così scriveva l’urbanista Hank Dittmar, consulente di governi e città nel mondo. ○

AXONOMETRIC VIEW

TIMOTHY SOAR

1. Roof terrace 2. Bedroom 3. Work 4. Live 5. Eat

terlocking volumes are what produces the irregular profile of the complex, from which jut long prefabricated concrete balconies. In the creation of such an intricate work of architecture the designers chose to avoid the traditional post-and-beam structure and rely instead on a structural shell of concrete cast on side. Materials and finishes dialogue with one another through contrast: handcrafted and industrial, rough and smooth, warm and cold, finished and raw. A “skin” of hand-finished bricks is juxtaposed with internal surfaces of raw concrete; the coldness of the concrete is associated with the “warmth” of the wood that defines certain elements and internal fittings like the stairs (oak and walnut) and bookcases. As the the urbanist Hank Dittmar, consultant to governments and cities around the world, wrote “this complex aspires to become a model for buildings of medium height in London, a traditional ‘species’ to be preserved and protected. Especially now that skyscrapers are proliferating.” ○ 581 ABITARE 105


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PRESENTE PROVVISORIO PROVISIONAL PRESENT i nterni

MATTHIEU SALVAING

txt Laura Cardia photos Pierrick Verny/Photofoyer

| I saloni di un nobile palazzo settecentesco di Napoli rivivono come casa-studio dell’architetto ANTONIO MARTINIELLO, che qui ha voluto conservare le tracce stratificate del passato. Ma ha aggiunto nuove transitorie presenze / The rooms of an 18th century aristocratic townhouse in Naples have been brought back to life as the home and studio of the architect Antonio Martiniello, who has chosen to preserve the stratified traces of the past. Meanwhile, however, new and transitory presences have been added

NEL CUORE DI NAPOLI l’intensa e lunga storia del settecentesco Palazzo Ruffo di Castelcicala, con un passato industriale oltre che aristocratico, contribuisce al potente fascino della casa-studio di Antonio Martiniello. Racconta l’architetto: «La prima volta che sono entrato qui le sale erano devastate da ottant’anni di abbandono. Ma la spazialità e la luce mi sono bastate». Martiniello rientrava a Napoli dopo aver studiato alla Technische Universität di Graz e aver lavorato in Austria, per partecipare alla rinascita della città anche attraverso il suo studio Keller Architettura (che promuoIN THE HEART OF NAPLES the long and intense history of the 18th-century Palazzo Ruffo di Castelcicala, with its industrial as well as aristocratic past, contributes to the potent charm of Antonio Martiniello’s home and studio. As the architect explains: “The first time I set foot in here the rooms were devastated by the effects of eighty years of neglect. But the space and the light were enough for me.” Martiniello returned to Naples after studying at the Technische Universität in Graz and working in Austria in order to play a part in the renaissance of the city, through his Keller Architettura prac-

Il restauro del settecentesco Palazzo Ruffo di Castelcicala (sopra) ha recuperato gli affreschi rosso pompeiano e i soffitti dipinti. The restoration of Palazzo Ruffo di Castelcicala (above) has uncovered the frescoes in Pompeii red and the painted ceilings.

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Molti elementi originari sono stati lasciati a vista: resti di vecchie tappezzerie e tinteggiature, mattonelle di vario genere. Sotto, scorcio della camera da letto. Many original elements have been left visible, including patches of paintwork and tiles of various origins. Below, view of the bedroom.

LA RISTRUTTURAZIONE CONSERVA IL TAGLIO OTTOCENTESCO DELL’APPARTAMENTO THIS RENOVATION HAS PRESERVED THE 19TH-CENTURY DIVISION OF THE APARTMENT

ve il progetto di rigenerazione urbana Keller Officina). La ristrutturazione conserva il taglio ottocentesco dell’appartamento. Intorno all’ingresso si aprono le ampie sale dell’atelier d’architettura, collegate internamente tra di loro; a fare da cerniera con gli spazi domestici, lo studio privato di Martiniello. Nella parte più interna, intorno a un piccolo cortile e raccordati da quelli che furono i corridoi segreti della servitù, ci sono i locali di servizio (cucina, bagni e lavanderia). Il restauro ha recuperato gli affreschi rosso pompeiano, le carte da parati finemente disegnate, i soffitti dipinti «realizzati da artisti arrivati qui da mezza Europa», commenta l’architetto. Molte tracce del tempo sono state lasciate intenzionalmente a vista: brandelli di vecchie tappezzerie e tinteggiature, tice (which promotes the Keller Officina scheme of urban regeneration). This renovation has preserved the 19th-century division of the apartment. Around the entrance are ranged the large rooms of the studio of architecture, which are connected to each other internally. A hinge with the domestic spaces is provided by Martiniello’s private study. In the innermost part, laid out around a small courtyard and linked together by what used to be the secret passageways of the servants, there are the service rooms (kitchen, bathrooms and laundry). The restoration has uncovered the frescoes in Pompeii red, the finely patterned wallpaper and the painted ceilings which are, as the architect says, “decorated by artists who came here from all over Europe.” Many of the marks left by time have deliberately been 108 ABITARE 581


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Gli arredi comprendono anche pezzi di design, come le poltrone Bubble Club di Philippe Starck per Kartell (sopra sulla destra), la lampada Tolomeo di De Lucchi per Artemide (sotto) e le Plastic chair degli Eames per Vitra, attorno al tavolo disegnato dallo stesso Martiniello (pagina accanto). The furnishings also include some designer pieces, including Philippe Starck’s Bubble Club armchairs for Kartell (above on the right), De Lucchi’s Tolomeo lamp for Artemide (below) and the Eames’ Plastic Chairs for Vitra around the table designed by Martiniello himself (facing page).

mattonelle di varia origine. L’architetto ha scoperto e valorizzato anche alcune tecniche costruttive dell’Ottocento: i solai di legno nascosti da carta su tela dipinta a mano, la trave di ferro imbrigliata con cui si è ovviato all’abbattimento del muro maestro nella biblioteca e, sempre nella biblioteca, il soffitto di ferro cui sono agganciate le catene che reggono la passerella. Le finiture perdute negli anni dell’abbandono sono state sostituite con materiali contemporanei, come il legno multistrato dei pavimenti e le porte di plexiglass rosso della cucina. Mobili vintage o contemporanei, alcuni disegnati su misura, costituiscono l’arredamento. Il contrasto esalta la forte relaleft visible, including patches of paintwork and tiles of various origins. The architect has also brought to light and made the most of construction techniques from the 19th century, with wooden floors concealed by hand-painted paper on canvas, the shored-up iron beam that was used to avoid demolishing the main wall in the library and, again in the library, the iron ceiling from which hang the chains that support a walkway. Finishes lost during years of neglect have been replaced with contemporary materials, as with the plywood of the floors and the red plexiglass doors of the kitchen. The furniture is made up of vintage or contemporary pieces, some of them made to measure. This contrast enhances a strong relationship be581 ABITARE 111


IL CONTRASTO TRA GLI ARREDI VINTAGE E QUELLI DISEGNATI SU MISURA ESALTA LA FORTE RELAZIONE TRA PASSATO E PRESENTE THE CONTRAST BETWEEN THE FURNITURE MADE UP OF VINTAGE AND CONTEMPORARY PIECES MADE TO MEASURE ENHANCES A STRONG RELATIONSHIP BETWEEN PAST AND PRESENT

zione tra passato e presente, dando un sorprendente senso di provvisorietà, come se il contenitore sottolineasse la propria eternità rispetto a una decorazione la cui datazione è riconoscibile e dunque “transitoria”. A conferma di ciò Martiniello rivela che la libreria della biblioteca, restaurata e lasciata nell’originaria posizione sospesa, è volutamente vuota «come se fossi appena arrivato, o stessi per andare via». Nella stanza più isolata dell’appartamento c’è la camera da letto, che presenta un elemento originale alle spalle del letto su ruote, disegnato dall’architetto: «È una sorta di scatola con struttura di ferro e indipendente: all’interno c’è un bagno; nella parte superiore, raggiungibile con una scaletta, c’è una vasca, da cui si gode la vista sul quartiere di Capodimonte». Anche in questo, la forza del passato e la provvisorietà del presente. ○ tween past and present, creating a surprising sense of temporality, as if the container were underlining its timelessness with respect to a decoration of recognizable date that is therefore “transitory”. For example, Martiniello reveals that the bookcase of the library, restored and left in its original suspended position, has deliberately been kept empty, “as if it had just arrived, or were about to leave.” The most isolated room in the apartment serves as the bedroom, which appears an original element behind the bed on castors, designed by the architect As he says, “It’s a sort of box with an independent iron structure: inside it there is a bathroom; in the upper part, accessible by a small ladder, there is a tub, from which you can enjoy a view of the district of Capodimonte.” In this too, we see a combination of the force of the past with the impermanence of the present. ○ 112 ABITARE 581

MATTHIEU SALVAING

MATTHIEU SALVAING

Nello studio si trovano le lampade Tolomeo (sotto) e le Panton Chair disegnate da Verner Panton per Vitra (pagina accanto). In the part of the building housing the studio are Vitra’s Panton Chairs by Verner Panton (facing page) and Tolomeo lamps (below).


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18 METRI DI CREATIVITĂ€ EIGHTEEN SQUARE METRES OF CREATIVITY

txt Irene Guzman photos Fernando Schapochnik

| A Buenos Aires un mini-appartamento si estende, visivamente e non solo, grazie a una terrazza a mezzaluna, che diventa elemento chiave dello spazio, e a mobili su misura. Progetto di IR ARQUITECTURA / A small flat in Buenos Aires has been extended, and not just visually, by a crescent-shaped terrace that has become a key element of the space and by made-tomeasure furniture. The design is by IR arquitectura 114 ABITARE 581


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La terrazza-veranda è schermata da un infisso e da una pannellatura verticale curva, composta da elementi reticolati di metallo espanso. The terrace-veranda is enclosed by a glass wall and curving vertical expanded metal meshwork panels.

C’ERA UNA VOLTA UN PICCOLO APPARTAMENTO a Chacarita, quartiere residenziale di Buenos Aires discretamente vivace nonostante sia noto soprattutto per il suo camposanto, il più grande del Paese. Il progetto di IR arquitectura per questo monolocale di appena 18 metri quadrati detto “el Camarín” (il Camerino), risultato della frammentazione di un edificio degli anni Cinquanta, si gioca sull’ampliamento ricavato abbattendo l’intera parete ad angolo su strada per realizzare una terrazza a mezzaluna di sette metri quadrati, cui si accede da un’ampia porta-finestra ad ante pieghevoli (che risponde anche alla richiesta di maggiore luminosità da parte del proprietario). La terrazza-veranda funziona come ambiente aggiuntivo all’aperto d’estate, mentre nei mesi più freddi viene chiuso e contribuisce in modo naturale alla climatizzazione: di giorno accumula il calore del soleggiamento, di notte isola dal fred-

ONCE UPON A TIME THERE WAS A SMALL FLAT in Chacarita, a fairly lively residential district of Buenos Aires (even though the place is best-known for its cemetery, the biggest in the country). IR arquitectura’s project for this bedsit of just 18 square metres called el Camarín (“the Dressing Room”), the product of the subdivision of a building dating from the 1950s, is centered on the extension resulting from the demolition of the entire wall on the corner of the street to create a crescentshaped terrace of 7 square metres, accessible through a large French window with folding leaves (which is also a response to the owner’s request for more light). The terrace-veranda functions as an outdoor space in the summer, while in the colder months it is enclosed and contributes in a natural way to the air conditioning. In the daytime it gathers warmth from the sun, while at night it insulates from the cold. 116 ABITARE 581


INTIMO E ACCOGLIENTE, “EL CAMARÍN” SI ESTENDE VERSO L'ESTERNO CON UN PICCOLO AMPLIAMENTO PANORAMICO INTIMATE AND COSY, “EL CAMARÍN” EXTENDS TOWARDS THE EXTERIOR WITH A SMALL PANORAMIC EXTENSION

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do. Lo studio argentino ha optato per una copertura di vetro e una pannellatura verticale curva che non passa inosservata, composta da elementi reticolati di metallo espanso. Un pattern in grado di assicurare anche il giusto livello di privacy, in base al momento della giornata: di giorno, quando l’incrocio stradale è più affollato, scherma l’interno da sguardi indiscreti ma consente una buona visibilità dall’interno; di notte, quando il quartiere è più tranquillo, trasforma l’appartamento in una curiosa “lanterna urbana”. Per rendere lo spazio flessibile sono stati demoliti i pochi tramezzi, a parte il piccolo bagno rivestito di microcemento, cui ora si accede da una porta mimetizzata in un grande armadio: qui si nascondono anche angolo cottura, frigorifero e lavatrice mentre un’anta si trasforma in tavolo ribaltabile. Una seconda struttura di Mdf, progettata dallo studio, ingloba il letto matrimoniale rialzato, una scrivania, mensole e spazi di contenimento. È ancora in fase di cantiere la terrazza sul tetto, cui si accederà dalla finestra del bagno. ○

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The Argentine studio has opted for a glass roof and a curved vertical panelling of reticular elements of expanded metal that does not go unnoticed. This set-up is also capable of ensuring different degrees of privacy, depending on the time of day. When the road junction is at its busiest, in the daytime, it screens the interior from prying eyes but is still fairly transparent from the inside. By night, when the neighbourhood is quieter, it turns the flat into a curious “urban lantern”. To make the space flexible, the partitions have been demolished, apart from the small bathroom lined with micro-cement, which is now entered through a door hidden in a large cupboard. Tucked away here too are the kitchenette, refrigerator and washing machine, while one door turns into a folding table. A second structure of MDF, made to the studio’s design, incorporates the raised double bed, a desk, shelves and storage spaces. Work is still underway on the terrace on the roof, which will be accessible from the window of the bathroom. ○


LE ARMADIATURE MULTIFUNZIONE GARANTISCONO COMFORT IN SOLI 18 METRI QUADRATI MULTI-FUNCTIONAL CABINETS ENSURE MAXIMUM COMFORT IN JUST 18 SQUARE METRES OF SPACE

In questa pagina, la struttura che ingloba il letto matrimoniale rialzato, una scrivania e le mensole. Nella pagina accanto, il grande armadio che nasconde l'ingresso al bagno e contiene angolo cottura, frigorifero e lavatrice. Un’anta ribaltabile funge da tavolo. This page, the structure containing the raised double bed, a desk and shelves. Facing page, the large cabinet concealing the entrance to the bathroom contains the cooking corner, refrigerator and washing machine. One of the front panels folds up to form a table.

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CUSTODI FIDATI MOLTO CREATIVI TRUSTED AND HIGHLY CREATIVE REPOSITORIES

txt Gianni Biondillo

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ARCHIVIO FOTOGRAFICO GOPPION

| Dalla Gioconda alla Venere di Milo, dai gioielli della Corona alla Convenzione di Ginevra, difficile trovare un capolavoro dell’arte, un manoscritto originale o un oggetto prezioso che non sia stato racchiuso in una teca prodotta dai Goppion, famiglia milanese di origine veneta con un talento unico al mondo / From the Mona Lisa to the Venus de Milo, from the Crown Jewels to the Geneva Convention, it is hard to find a masterpiece of art, an original manuscript or a precious object that has not been put on display in a case made by the Goppion, a Milanese family of Veneto origin with a unique talent storie italiane

DA QUI LA VISTA POTREBBE APPARIRE INCOMPRENSIBILE. Alessandro Goppion mi sta facendo visitare la nuova sede degli uffici dell’azienda che porta il suo nome. Un’ad­ dizione volumetrica che va a saldarsi alla facciata della fabbrica esistente. «Allungherò anche le campate retro­ stanti sul cortile», mi dice. «Abbiamo tanto di quel lavoro che lo spazio di produzione non ci basta più». Mi mostra i divisori di cristallo, gli arredi incassati nelle pareti, le fini­ ture dei pavimenti. E, appunto, l’enorme vetrata al primo piano che si affaccia su un paesaggio che di ameno ha as­ sai poco. Una vista incomprensibile. La Goppion s.p.a. è, come si dice in questi casi, un’eccel­ lenza. Portandomi appresso quel malcelato orgoglio un po’ puerile che contraddistingue noi italiani non c’è vol­ ta che in giro per musei del mondo non ammiri un’opera d’arte, un reperto archeologico, un documento materiale che venga dal nostro Paese. Sembra che non si possa fare un museo senza un’opera italiana. Quello di cui non m’ero mai reso conto è che a Chicago, a Parigi, a Tokyo, ovunque io sia stato, in qualunque museo dove ho ammirato l’espo­ sizione e la conservazione dell’opera, la maggior parte delle volte, se non tutte, il sistema espositivo era prodot­ FROM HERE THE VIEW MIGHT APPEAR INCOMPREHENSIBLE. Alessandro Goppion is taking me on a tour of the new offices of the company that bears his name. Housed in a space that has been added to the front of the existing factory. “I’m going to extend the bays that give onto the courtyard at the rear,” he tells me. “We have so much work that there’s no longer enough space for production.” He shows me the plateglass partitions, the furniture built into the walls, the finishes of the floors. And, as I was saying, the enormous expanse of glass on the first floor that faces onto a scene that can hardly be said to be pleasant. An incomprehensible view. Goppion S.p.A. is, as they say in these cases, a centre of excellence. Carrying with me that ill-concealed and somewhat childish pride typical of us Italians, there is no museum anywhere in the world where I have not come across a work of art, an archaeological find, a material document from our country. It does not seem possible for a museum to exist without an Italian work in it. What I had not realized is that in Chicago, in Paris, in Tokyo, wherever I have been, in whatever museum I’ve admired the way in which a work has been presented and conserved, in the majority of cases, if not all, the display system was made by Goppion. 581 ABITARE 121


ARCHIVIO FOTOGRAFICO GOPPION

to dalla Goppion. Non c’è icona dell’arte mondiale che non sia messa in mostra e preservata dalla Goppion: la Venere di Milo, la Gioconda, l’Uomo Vitruviano, la Porta del Paradiso. L’incredibile teca Ardabil al Victoria & Albert Museum: ses­ santa metri quadrati apribili a sollevamento, la più grande vetrina del mondo per capirci. Studiata, progettata, proto­ tipata, messa in produzione qui, a Trezzano sul Naviglio. E poi, come non bastasse, sempre qui alle porte di Milano, di ogni teca espositiva viene elaborato il sistema di smontaggio, trasporto, messa in opera in situ. Ogni opera d’arte messa in sicurezza, ogni reperto esposto, ogni manufatto conservato ha uno studio attento, una soluzione unica, personalizzata. Vetrine che sono pezzi tecnologicamente innovativi, mac­ chine complesse che si occupano di controllare l’umidità relativa, la temperatura, la qualità dell’aria. Che mitigano le vibrazioni prodotte dai visitatori, oppure che mettono in sicurezza l’opera in caso di incendio o terremoto. Sarebbe quasi da ammirarle di per sé, se non fosse che tutto quello che cercano di fare, di continuo, è sparire. Mettersi al servi­ zio dell’opera, non prevaricarla. È nel marzo del 1952 che Nino Goppion, il padre di Alessan­ dro, fonda la società che porta il suo nome. Era un’azienda che si doveva occupare di arredi espositivi. Nino, giunto dal Veneto, aveva conosciuto una Milano in piena attività, fre­ 122 ABITARE 581

There is no icon of world art that has not been put on show and protected by Goppion: the Venus de Milo, the Mona Lisa, the Vitruvian Man, the Gates of Paradise. The incredible Ardabil showcase at the Victoria & Albert Museum: sixty square metres that can be raised above the ground, the biggest display case in the world was planned, designed, prototyped and put into production here, at Trezzano sul Naviglio. And then, as if that were not enough, it is here on the outskirts of Milan that the system of disassembly, transport and installation of each display case is developed. Each work of art secured, each exhibit put on show, each artefact conserved receives careful study and a unique, customized solution. These are showcases that are technologically innovative, complex pieces of machinery capable of controlling relative humidity, temperature and the quality of the air. These dampen the vibrations produced by visitors or protect their contents from fire or earthquake. There are also almost worthy of admiration in themselves, if it were not for the fact that all they are trying to do, continually, is disappear. They aim to serve the needs of the exhibit, not overshadow it. It was in March 1952 that Nino Goppion, Alessandro’s father, founded the company that bears his name. It was set up to make display systems. Nino, who had come to Milan from the Veneto, had found a bustling, hectic, innovative city that did not want


È NEL MARZO DEL 1952 CHE NINO GOPPION FONDA LA SOCIETÀ

ARCHIVIO FOTOGRAFICO GOPPION

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IT WAS IN MARCH 1952 THAT NINO GOPPION FOUNDED THE COMPANY

In questa pagina, i gioielli della Corona d’Inghilterra esposti alla Torre di Londra. Nella pagina a fianco, la teca Ardabil al Victoria & Albert Museum, sempre a Londra. In apertura, la Venere di Milo al Louvre di Parigi. This page, the Crown of England jewellery displayed at the Tower of London. Facing page, the Ardabil showcase at the Victoria & Albert Museum, London. Previous pages, the Venus of Milos at the Louvre in Paris.

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EACH ARTEFACT CONSERVED RECEIVES A CUSTOMIZED SOLUTION

netica, innovativa, che non solo voleva produrre, ma voleva sfoggiare, mettere in mostra i suoi prodotti. Nino concepisce un sistema di espositori che trovano subito il favore della Ferrero che ordina decine di migliaia di pezzi per l’esposi­ zione dei suoi prodotti dolciari in giro per l’Italia. Da lì Nino passa alla produzione di allestimenti completi per farmacie, gioiellerie etc. Stava insomma trasformando la Goppion in un’azienda di exhibit design, forse senza neppure renderse­ ne conto. Con la stessa inconsapevolezza produsse le vetrine espositive per il Civico Museo di Antichi Strumenti Musicali di Milano. Era il 1956, per la prima volta in un museo la vetri­ na era una custodia disegnata e prodotta ad hoc. Ma fu Ales­ sandro, quando negli anni Settanta entrò in azienda, a com­ prendere il potenziale enorme di una produzione mirata alle esposizioni museali. Occorreva fondere assieme il design più raffinato, le competenze storiche, artistiche, la museografia, le tecnologie più avanzate. Era una bella sfida. Vinta. Oggi i manoscritti del Mar Morto, la Convenzione di Ginevra, il co­ dice Leicester sono tutti protetti da teche Goppion. Alessandro mi racconta della sfida che sta portando a termi­ ne in questi giorni: il più grande vetro posato in Italia, per conservare i cartoni di Raffaello all’Ambrosiana. Si sono do­ vuti pure occupare di come farlo entrare nella sede storica del museo, non essendoci un’apertura così grande che po­ tesse permetterlo. Certo che in Italia il lavoro non manca, gli dico. Sorride. «A dir al verità il 95 per cento del nostro lavoro si fa sull’estero. Nel mondo ci saranno al massimo altri due

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Sopra, la Porta del Paradiso del Battistero di Firenze nel Museo dell’Opera del Duomo. Sotto, la Convenzione di Ginevra al Museo della Croce Rossa. Nella pagina accanto, la Gioconda. Above, the Gate of Paradise of the Baptistery of Florence in the Museo dell’Opera del Duomo. Below, the Geneva Convention at the Red Cross Museum. On the next page, the Mona Lisa.

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PER OGNI MANUFATTO CONSERVATO UNA SOLUZIONE PERSONALIZZATA

just to produce things, but to show them off, to put its products on display. Nino conceived a system of showcases that immediately found favour with Ferrero, which ordered tens of thousands of them for the presentation of its confectionery in shops around Italy. From there Nino moved on to the production of complete installations for pharmacies, jewellers, etc. In short, Goppion was turning into a company of exhibit design, perhaps without even realizing it. In the same unwitting fashion it made the showcases for the Civic Museum of Ancient Musical Instruments in Milan. This was in 1956, and for the first time the display cases of a museum had been designed and produced ad hoc. But it was Alessandro, when he joined the company in the 1970s, who grasped the enormous potential of a production aimed at display systems for museums. What this would take was a combination of refined design with historical, artistic and museological expertise and advanced technology. It was quite a challenge. And one that was met. Today the Dead Sea Scrolls, the Geneva Convention and the Leicester Codex are all protected by Goppion showcases. Alessandro tells me about the undertaking that he is bringing to a close in these days: the largest sheet of glass in Italy, used to conserve Raphael’s cartoons in the Biblioteca Ambrosiana. They have also had to find a way of getting it into the historic premises of the museum, as there was no opening big enough for it to pass through. Certainly there’s no lack of work in Italy, I say to him. He smiles. “To tell the truth 95 per cent of our work is done abroad. At the most we have two competitors in the world that have developed such advanced technology.” And he talks


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N E L M O N D O S O L O A LT R I D U E COMPETITOR HANNO SVILUPPATO UNA TECNOLOGIA COSÌ AVANZATA

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THERE ARE ONLY TWO COMPETITORS IN THE WORLD THAT HAVE DEVELOPED SUCH ADVANCED TECHNOLOGY

Sopra, il Civico Museo di Antichi Strumenti Musicali di Milano. A destra e nella pagina accanto, il Santuario del Libro a Gerusalemme (Museo d’Israele), dove sono conservati i manoscritti del Mar Morto. Above, the Civic Museum of Ancient Musical Instruments in Milan. Right and facing page, the Sanctuary of the Book in Jerusalem (Museum of Israel), where the manuscripts of the Dead Sea are preserved.

competitor che hanno sviluppato una tecnologia così avan­ zata». E mi racconta dell’incarico per il museo di Oslo otte­ nuto dopo una procedura, chiamata “dialogo competitivo”, durata un anno, dove i tre competitor globali hanno portato le loro soluzioni più avanzate prima che le autorità decides­ sero chi scegliere. Goppion, ovviamente. «Noi qui realizziamo l’irrealizzabile», mi dice. In effetti li ho visti all’opera: dispositivi meccanici progettati al computer, tagliati al laser, montati a mano senza neppure una saldatu­ ra. «Siamo i maestri comacini della meccanica», aggiunge sorridendo. E finalmente intuisco il senso di questa vista all’apparenza incomprensibile: ciò che si ammira da qui è il paesaggio del lavoro. Una zona dove nel raggio di neppure un chilometro si possono trovare carpentieri, meccanici, ferramenta, artigiani con un bagaglio d’esperienza straor­ dinario. I capannoni che si vedono da qui sono come un tri­ pudio dell’intelligenza delle mani, di chi davvero sa fare ad arte i manufatti. Così la Goppion ha conquistato la fiducia del mondo. «Se vuoi una data precisa – mi dice – fu quando realizzammo le 126 ABITARE 581

to me about the commission for the National Museum in Oslo, won after a procedure, called “competitive dialogue,” that lasted a year, in which the three global rivals presented their most advanced solutions so that the authorities could decide which to choose. The winner, obviously, will be Goppion. “Here we do the impossible,” he tells me. Indeed, I’ve seen them at work: they use mechanical devices designed on the computer, then laser cut and assembled by hand without a single weld. “We are the Comacine masters of mechanics,” he adds with a smile. And finally I understand the sense of this apparently incomprehensible view: what you can admire from here is the scenery of work. A place where within the radius of less than a kilometre it is possible to find woodworkers, mechanics, ironmongers and other artisans with an extraordinary wealth of experience. The sheds that are visible from this point are like a triumph of the intelligence of hands, of those who really know how to make things. And so Goppion has earned the trust of the world. “If you want a precise date,” he says, “it was when we made the display cases for the Crown Jewels of the United Kingdom.” This was in 1992. It was not just a question of putting


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vetrine per i gioielli della Corona d’Inghilterra». Era il 1992. Non si trattava solo di esporli nella torre di Londra. Bisogna­ va soprattutto assicurare che il simbolo stesso della casa rea­ le non subisse furti, o peggio ancora, attentati terroristici. I servizi segreti per la sicurezza interna, il famoso MI5, fece produrre dei prototipi delle teche alla Goppion. Poi provaro­ no a forzarli, smontarli, addirittura bombardarli. Niente da fare. «Sono ancora lì», mi dice Alessandro, con malcelato or­ goglio. «Dopo un quarto di secolo di onorato servizio». Ciò che invece è andato perduto sono le prime teche prodotte da Nino, quelle per le gioiellerie o per gli strumenti musicali del Museo Civico. Un pezzo di storia del design scomparso. «Non proprio tutto», mi dice, come svelandomi un segreto. E mi racconta di quella volta che andò da Cucchi, la storica pa­ sticceria milanese, e bevendo un caffè fu attratto da una ve­ trina in fondo alla sala. «L’avevo riconosciuta da lontano. Era un espositore prodotto del mio padre». Una sorta di epifania familiare. Un piccolo miracolo privato. La cosa, lo ammetto, mi emoziona. S’è fatto tardi, devo andare. Do un appunta­ mento ad Alessandro per un caffè assieme. Da Cucchi. ○

them on show in the Tower of London. What was needed above all was to ensure that these symbols of the monarchy would be protected against theft, or worse still, terrorist attacks. The country’s domestic security agency, the famous MI5, had Goppion make prototypes of the showcases. It then tried to break into them, take them apart, even bomb them. Nothing worked. “They are still there,” Alessandro tells me, with undisguised pride. “After a quarter of a century of honourable service.” What have been lost though are the earliest showcases produced by Nino, the ones made for jewellers or for the musical instruments of the Civic Museum. A piece of the history of design that has vanished. “Not completely,” he says, as if letting me in on a secret. And he tells me about the time he went to Cucchi’s, the historic Milanese pasticceria, and while drinking a coffee his attention was caught by a showcase at the back of the room. “I had recognized it from a distance. It was a product display case made by my father.” It was a sort of family epiphany. A small private miracle. I find the story, I must admit, moving. It is getting late, I have to go. I arrange to meet Alessandro for a coffee. At Cucchi’s. ○ 581 ABITARE 127


STAMPEREMO MENO, MA MEGLIO

WE’RE GOING TO BE PRINTING LESS, BUT BETTER

| I lavori della giuria del Fedrigoni Top Award 2019 sono l’occasione per fare il punto sul futuro della carta stampata. Che potrebbe essere radioso, se scandito da rigore, semplicità e passione. Parola di Frank Goerhardt e Astrid Stavro / The work of the jury for the 2019 Fedrigoni Top Award provides an opportunity to take a look at the future of print media. Frank Goerhardt and Astrid Stavro argue that his could be a bright future, if approached with care, simplicity and passion txt Stefano Benedetti photos Naphtalina 128 ABITARE 581


d es i g n

Dopo un’accurata preselezione online, condotta individualmente sui più di mille candidati al premio, i giurati del Fedrigoni Top Award 2019 si sono riuniti per valutare insieme e dal vivo le quattrocento opere semifinaliste. Tra queste verranno poi individuati – per ognuna delle quattro categorie (publishing, corporate identity, packaging e labels) – i tre finalisti in lizza per il riconoscimento più prestigioso. L’obiettivo è premiare i migliori prodotti cartacei riconoscendo il merito al grafico, allo stampatore e al cliente. Nello storico archivio Fedrigoni di Verona alcuni tra i nomi più importanti nel panorama internazionale dell’editoria e del design si aggirano tra i tavoli sfogliando brochure, soppesando libri e maneggiando scatole «come fossimo bambini in un negozio di caramelle». Parola di Frank Goerhardt, direttore editoriale di Taschen, che spiega: «La qualità della carta, la scelta della materia, sono le cose più importanti. Un libro è pur sempre un oggetto, basta aprirlo o sfogliarlo e ti accorgi subito se è fatto come si deve. D’altra parte il mestiere dell’editore oggi è completamente diverso; la stampa non è più l’unico mezzo di comunicazione. Quindi deve essere più raffinata, deve dare senz’altro qualcosa in più». Gli fa eco Astrid Stavro, triestina di nascita e spagnola d’adozione, designer apprezzata a livello internazionale e co-fondatrice dello Studio Atlas: «Stiamo andando verso un futuro in cui si stamperà sempre meno, ma sempre meglio: il “come” sarà sempre più importante. Quando stampo, deve valerne davvero la pena, deve essere qual-

After a painstaking preselection online from the thousand nominees for the prize, the members of the jury for the 2019 Fedrigoni Top Award met to evaluate together the four hundred works on the short list. From these will be chosen – for each of the four categories (publishing, corporate identity, packaging and labels) – the three finalists in contention for the top award. The aim is to assign this award to the best paper products, giving credit to graphic designers, the printers and the clients. In the Fedrigoni historical archives in Verona some of the biggest names on the international panorama of publishing and design are wandering around the tables, browsing through brochures, lifting books and feeling boxes “as if we were children in a sweetshop”. So says Frank Goerhardt, global publishing director at Taschen, who explains: “The quality of the paper and the choice of material, are the most important things. A book is always an object, all you have to do is open it or leaf through it and you realize at once whether it has been made properly. On the other hand the publishing profession today is completely different. Print is no longer the only means of communication. So you have to be more refined, you have to put in something extra.” This is a sentiment echoed by Astrid Stavro, who was born in Trieste but is Spanish by adoption, a designer with an international reputation and the co-founder of Studio Atlas: “We are heading towards a future in which we’re going to be printing less, but better. The ‘how’ is going to be more and more important. When I print something, it has to be really worth it, it has to be a thing made to last: today we are living

I giurati del Fedrigoni Top Award valutano i prodotti in gara: sopra, Frank Goerhardt, direttore editoriale di Taschen; nella pagina accanto, Astrid Stavro, fondatrice dello Studio Atlas. The Fedrigoni Top Award jury assess the competition entries: above, Frank Goerhardt, the global publishing director of Taschen; facing page, Astrid Stavro, co-founder of Studio Atlas.

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COME DICEVA BRUNO MUNARI (UNO DEI PRIMI GIURATI DEL PREMIO), COMPLICARE È FACILE, SEMPLIFICARE È DIFFICILE AS BRUNO MUNARI (WHO SAT ON ONE OF THE FIRST JURIES OF THE AWARD) USED TO SAY, MAKING THINGS COMPLICATED IS EASY, SIMPLIFYING THEM IS DIFFICULT

cosa fatto per durare nel tempo: oggi viviamo in una società all’insegna del consumismo più sfrenato, ma le cose ben fatte non sono mai usa e getta». Ecco perché tiene a precisare che «tra i candidati cerchiamo soprattutto le idee, la carta è il mezzo per dar loro vita. Ci sono alcune realizzazioni con quell’idea particolare che ti colpisce. Però il presidente della giuria (Simon Esterson, già direttore artistico del Guardian) giustamente si è raccomandato di non essere troppo istintivi o precipitosi nello scartare certi prodotti, perché alcuni tra loro, che all’inizio non sembrano nulla di che, potrebbero nascondere caratteristiche interessanti, come un’ottima fattura o una cura del particolare. Non per forza quello che strilla merita più attenzione: è il concetto di “giusta misura”, l’opera perfetta è un matrimonio tra l’idea e l’esecuzione». La valutazione, tiene poi a precisare Goerhardt, va necessariamente oltre il fattore estetico: «Spesso si dimentica che il lavoro creativo va anche al di là della bellezza: un valore comune a tutte le categorie per me è stato che il prodotto fosse accessibile, facile da usare. Il potenziale destinatario di un oggetto non è per forza un esperto di quell’oggetto. Un’etichetta o una confezione devono mettere in risalto il contenuto, non l’involucro in sé, altrimenti qualcosa non funziona». Ma se il prodotto finito può o deve essere accessibile a chiunque, altrettanto non si può dire della sua creazione e

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in a society of rampant consumption, but well-made things are never disposable.” This is why she is keen to point out that “what we are looking for from the nominees is above all ideas; paper is the means of putting them into effect. There are some creations with an idea that is particularly striking. But the chair of the jury (Simon Esterson, former art director of The Guardian) has rightly advised us not to be too impulsive or hasty in excluding certain products, as some of the ones that at first do not seem to be anything special may have interesting characteristics, such as excellent craftsmanship or attention to detail. It is not necessarily what stands out that deserves most consideration. In keeping with the concept of the ‘right measure’, the perfect work is a marriage between idea and execution.” This evaluation, Goerhardt likes to stress, must necessarily be based on more than aesthetics: “It is often forgotten that creative work goes beyond beauty: for me a common value in all the categories has been that the product should be accessible and easy to use. The potential end user of an object is not necessarily an expert on that object. A label or a package should highlight the contents, not the wrapping, otherwise there is something wrong.” But if the finished product can or should be accessible to anyone, the same cannot be said of its creation and manufacture. According to Astrid Stavro: “Today anyone can turn on a laptop and play at being a designer, but that’s not


Tutti gli oggetti presentati al concorso sono stati messi a disposizione della giuria nello storico archivio Fedrigoni di Verona. All the items taking part in the competition came under the critical scrutiny of the jury in the historic Fedrigoni archive in Verona.

realizzazione. Secondo Astrid Stavro, «oggi chiunque può aprire un portatile e improvvisarsi designer, ma non è così. Certo, c’è una componente di gusto personale, ed è un bene che molti abbiano accesso a possibilità creative, ma ci vuole anche la professionalità di chi fa questo lavoro da tempo». In questo senso, la strada intrapresa oggi dalle grandi aziende e dalle case editrici, per Goerhardt, è tutt’altro che consolante: «A livelli più alti stiamo perdendo la professionalità e l’amore per il contatto con l’opera. La digitalizzazione, il fatto che oggi tutto possa farsi online, non aiuta affatto, perché spinge a una fruizione veloce, superficiale, perdiamo la capacità di distinguere cosa è fatto bene e cosa invece no». Il rimedio? «Partire dalle cose semplici», sostiene Astrid Stavro. «Come diceva Bruno Munari (che è stato anche uno dei primi giurati del premio), complicare è facile, semplificare è difficile». Ma soprattutto, conclude Goerhardt, «Se vogliamo che il pubblico non perda la passione per la materia, per l’oggetto, noi per primi dovremmo ricominciare a fare questo lavoro con umiltà e mettendoci il cuore». ○

how it works. Certainly, there’s an element of personal taste, and it’s good that a lot of people have access to possibilities for creativity, but you also need the skills of someone who’s been doing this work for a long time.” In this sense, the direction in which large companies and publishing houses are moving today is anything but heartening. As Goerhardt argues: “We are losing professional competence at the highest levels as well as the pleasure of direct contact with the work. Digitization, the fact that today everything can be done online, does not help at all, because it encourages rapid and superficial use. We are losing the capacity to distinguish what is well made from what is not.” The answer to this problem, for Stavro, is “to start out from simple things. As Bruno Munari (who also sat on one of the first juries of the award) used to say, making things complicated is easy, simplifying them is difficult.” But above all, concludes Goerhardt: “If we don’t want the public to lose its enthusiasm for the material, for the object, then we will have to be the first to start doing this work with humility again and putting our hearts into it.” ○ 581 ABITARE 131


PROGETTARE LA TAVOLA TABLEWARE DESIGN txt Mia Pizzi

NIKA ZUPANC, Florida Bowl, Ghidini 1961 L’ottone fuso e sapientemente sagomato crea un prezioso oggetto, quasi più elemento scultoreo che portafrutta. Cast and polished brass becomes a beautiful, even whimsical object. Not so much a fruit bowl as a flamboyant crucible. www.ghidini1961.com

DA TEMPO CI SIAMO LIBERATI DAGLI STRETTI CONFINI DI UNO STILE UNIVOCO, a favore dell’interazione di più tendenze. Nel design sono confluiti nuovi stimoli dai territori dell’arte e della moda, suggestioni da Paesi lontani, ma un pensiero recente e più libero ha riproposto l’elemento decorativo come valore qualificante del progetto: “Una fuga dall’ovvio, un rinnovato concetto di estetica, a volte accompagnato da una componente ludica e ironica” (Chiara Pagni, L’ornamento non è un delitto, FrancoAngeli editore). In molti progetti permane tuttavia una seduzione minimalista, in cui l’essenzialità di forme e un più morbido utilizzo di colori e texture trasforma la semplicità in elemento decorativo. Una nuova cultura degli interni è evidenziata da elementi che sempre più rivelano la personalità di chi li utilizza, atteggiamento che permea l’intera sfera del lifestyle. Così è anche per l’architettura della tavola, quotidiano manifesto di possibilità, giocato tra necessità e piacere. ○ 132 ABITARE 581

MICHELE BRANCA / PIERO FASANOTTO

| Piatti, bicchieri e posate riflettono i nuovi approcci del design, tra un ritrovato piacere per il figurativo e una riproposizione più morbida del minimalismo / Crockery, cutlery and glassware reflect new approaches to design, displaying a new-found delight in decoration but also a return to a softer kind of minimalism

STYLISTIC LIMITATIONS AND UNEQUIVOCAL DESIGNS WENT OUT SOME TIME AGO, their place taken by different interacting trends. Design has picked up on a range of new stimuli from the worlds of art and fashion, and evocations of far-off lands. Now, decorative elements are making a comeback as the qualifying value of the design. Nothing obvious: this is a whole new aesthetic concept, sometimes playful, sometimes ironic. And yet on many designs the appeal of minimalism persists, its essential forms and softer use of colours and textures transforming simplicity into a decorative element. Today’s interior design culture is characterised not merely by objects that serve a functional purpose, but increasingly by elements that say something about the personality of their user, in an approach that permeates every aspect of lifestyle. And this also applies to the architecture of the dining table: a daily manifesto of what can be done when you mix necessity with pleasure. ○


d es i g n

NIGEL PEAKE, A Walk in the Garden, Hermès Il giardino immaginario dell’artista irlandese ha pattern di foglie e intrecci stilizzati. Venti i pezzi della collezione, liberamente componibili per dimensioni, forme e cromie. The garden dreamed up by the Irish artist consists of a stylised pattern of leaves and twigs against a latticed background. A collection of twenty items of different shapes, sizes and colours that can be variously combined. www.hermes.com

ILARIA INNOCENTI, Quelmazzolin, ilaria.i Le decalcomanie – applicate a mano su porcellana – celebrano il mazzo di fiori, regalo per antonomasia. Stickers – applied by hand to porcelain – celebrating flowers as a universal gift, for all occasions. www.ilariai.com

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GUIDO BARBAGELATA

AITCH, La Tavola Scomposta, Bitossi Home con Funky Table Personaggi fiabeschi si nascondono in un personale universo floreale, trasposizione culturale della giovane illustratrice rumena. Fairy-tale characters hidden in a personal floral universe, a cultural transposition of the work of the young Romanian illustrator. www.bitossihome.it

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TIZIANO ROSSI

ELENA SALMISTRARO, Primates, Bosa Smalti colorati e metalli preziosi, applicati a pennello in questo set di piatti decorativi (sei i soggetti), definiscono la forza vitale dell’elemento animale. Coloured enamels and precious metals, applied by hand to this set of decorative plates (in six patterns), define the vital power of the apes that are its subject matter. www.bosatrade.it

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DIEGO DE POL HOLIC LAB

SIMONE CIARMOLI E MIGUEL QUEDA, Athinas Series Una raffinata autoproduzione, la cui grafica è tributo ai vasi ellenici, di porcellana color gesso e profilo d’oro (realizzata da Rosenthal). An elegant, self-produced series, decorated with Greek vases, in chalk-white porcelain with gold edging (by Rosenthal). info@cqstudio.it

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MARCO ZITO, Io & Te, Lunardelli Venezia Trasposizione del paesaggio lagunare, il set è composto da un vassoio di noce e da una coppia di bicchieri di vetro colorato, rifiniti a mano, le cui trasparenze sovrapposte originano una terza cromia. An idea inspired by the landscape of the lagoon. This set is made up of a walnut tray and a pair of hand-finished, coloured glass tumblers, whose subtle transparencies are superimposed to give rise to a third shade. www.lunardellivenezia.net


ALAIN GILLES THE STUDIO

ALAIN GILLES, Plateau à Fromage, Switzerland Cheese Tra rito e mise-en-scène, un oggetto tridimensionale, un’architettura scomponibile di piatti di legno nero sormontati da un piccolo contenitore di rame. A whole new take on the cheeseboard. This three-dimensional table stand comprises a series of circular black wood trays topped by a small copper container. www.cheesefromswitzerland.com

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SANDA PAGAIMO

NOÉ DUCHAUFOUR-LAWRANCE, Caractère, Revol Imperfezione formale (la lavorazione è rigorosamente manuale), nero contorno perimetrale, spessori e sottigliezza dei bordi applicate a forme volutamente elementari. Formal imperfection (everything is strictly hand crafted), black edging and variously thick and thin contours applied to deliberately elementary forms. www.revol1768.com


SARAH LINDA FORRER, Indulge Un unico elemento per apparecchiare, un atteggiamento più sensuale di gustare il cibo: piatti-conchiglia di porcellana di Limoges da portare alla bocca. A new, more sensual approach to dining: guests are invited to pick up these shell-like plates (crafted from high-end Limoges porcelain) and elegantly lick and slurp food from them. hello@sarahlindaforrer.com

AKIHIRO YOSHIDA

NENDO, Cutlery Project, Valerie Objects La funzionalità è mantenuta nella riduzione al minimo del materiale (“Come un corpo passato ai raggi X”). Da appendere su barra o ancorare alle stoviglie. Functionality is maintained by reducing the material to an absolute minimum (“Like a skeleton seen in an X-ray”). To hang on a rail or prop on the side of a cup or bowl. www.valerie-objects.com

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ALBERTO STRADA

ANNA PERUGINI, Quanto Basta, Ichendorf Ogni ampolla – vetro borosilicato lavorato a lume e realizzato a mano – è costituita da due parti: una bottiglia da 30 cl e una fiala per cospargere l’olio o l’aceto. Each hand-made borosilicate glass container in this cruet set is in two parts: a 30-cl bottle and a pipette-style oil and vinegar sprinkler. www.ichendorfmilano.com

NAOTO FUKASAWA, Itsumo, Alessi Angoli ottusi e contorni piacevoli percepiti anche tattilmente. “Oggetti che ci accompagnano sempre”, come dice la traduzione di Itsumo dal giapponese. Obtuse angles and pleasant, textural contours. “Objects that always accompany us”, as the translation Japanese says. www.alessi.com

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COURTESY STELTON

HOLMBĂ„CKNORDE OFT, Emma, Stelton Un classico, un evergreen nella vasta produzione danese. Terracotta in toni delicati e manico di legno. A timeless classic from the prolific Danish firm. Terracotta in delicate colours and wooden handles. www.stelton.dk

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TRAME INTERESSANTI

WEAVING INTERESTING STORIES txt Mia Pizzi

| L’utilizzo di nuovi materiali trasforma le superfici tessili in elementi altamente performanti. Anche grazie a una

DESIGNTEX, Loop to Loop Tessuto poliestere derivato dal riciclo post consumo di bottiglie PET e tessuti. Quattro le aziende coinvolte nel sistema in cui il materiale aumenta di qualità nel virtuoso percorso rigenerativo. Polyester fabric derived from post-consumer, recycled PET bottles and fabrics. Four firms are involved in this system, in which the material increases quality in a virtuous regenerative process. www.dtex.com 142 ABITARE 581

DMWPHOTO

tecnologia sempre più avanzata. Dalle sperimentazioni siamo ora approdati alla produzione industriale, mantenendo una costante attenzione all’estetica e all’impatto ambientale, ridotto grazie a processi virtuosi e all’economia circolare / New materials and the availability of advanced technologies are adding extra highperformance features to the surfaces of fabrics. Experimentation has now led onto industrial production, with efforts constantly made to ensure aesthetic appeal and reduce environmental impact, thanks to virtuous processes and contributing to the circular economy


d es i g n

2MMEDIA / FOTOLIA

PIXIE, Pura, design Research Lab Ioni d’argento incorporati nella superficie di questo rivestimento a basso spessore eliminano il 99,9% dei batteri presenti nell’ambiente. Biocompatibile, antimacchia e impermeabile, con finiture personalizzabili. The silver ions incorporated into the surface of this thin cladding material remove 99.9% of bacteria present in the environment. Bio-compatible, stainproof and waterproof, with finishes that can be personalised. www.pixieonweb.com

PETRA TEEUWSEN

DENIMX Fibre di tessuto di jeans dismessi sono combinati con la bioplastica e successivamente pressate in pannelli termoformati. Per uso interno e esterno. Discarded denim is shredded and the fibres combined with bio-plastic to create thermoformed panels. For indoor and outdoor use. www.denimx.nl

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FILOMAESTRO, Desert Art Il nuovo brand utilizza la Fibra Bibielle – un filo continuo multifilamento di poliammide con ottime performance – per il tessile. Il processo di lavorazione – al momento unico – produce una percezione tridimensionale della trama. This new brand uses Fibra Bibielle – a continuous, multi-filament polyamide thread that offers excellent performance features. The production process, which at the moment is quite unique, creates the visual impression of a three-dimensional textured surface. www.filomaestro.com

KADIKOYFOTOGRAFMERKEZI

MOGUL, Madaline Microfilament Un non-tessuto realizzato con tecnologia di estrusione bicomponente brevettata con qualità – tintura, taglio e cucitura – proprie dei tessuti tradizionali. A non-woven fabric made using bi-component extrusion patented technology and involving other traditional textile processes such as dyeing, cutting and stitching. www.mogulsb.com

DEDAR, Supernatural Un unito e 12 grafiche che si rifanno alla tradizione, la cui innovazione è data dalla stampa digitale su tela di cotone, lino o viscosa spalmata di poliuretano, per aumentarne resistenza, idrorepellenza e proprietà ignifughe. A plain version and 12 graphic designs based on traditional patterns. The innovation lies in the digital printing onto cotton canvas, linen or viscose coated with polyurethane, which makes the fabric stronger, water-repellent and flame retardant. www.dedar.com

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RUBELLI, Thirtytweed Realizzato in speciali filati di poliestere, per utilizzo in & out, ignifugo e innovativo per la ricchissima gammadi colore, è frutto di un’accurata ricerca estetica che molto lo avvicina alle fibre naturali. Made of special polyester yarns, in & out, flame retardant, innovative in terms of its particularly wide colour range, it is the result of a careful aesthetic research project to make the yarns as similar as possible to natural fibres. www.rubelli.com

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Percezioni, relazioni, situazioni / Perceptions, Relations, Situations drawing Costanza Coletti


Assi del Cansiglio

Anniversary

Itlas – v i a d e l l a v o r o – n°35, 31016 C o r d i g n a n o, Tre v is o – I t a li a

p h. +39 043 8 36 8 04 0 w e b sit e: itlas.com

A D: S t u d i o M a l is a n ∕ I m a g e: N u d e s i g n s t u d i o

dal 2OO9

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Il pavimento in legno di faggio italiano proveniente dalla Foresta del Cansiglio, antico bosco da reme della Serenissima Repubblica di Venezia. Un prodotto unico ed inimitabile per qualità, bellezza e materiali.

Assi del Cansiglio con gli anni è diventato il simbolo dell’eccellenza italiana, dell’eccellenza veneta, del 1OO% made in Italy, del pavimento a km O... anzi, del km 25 come ci piace definirlo. Assi del Cansiglio

è il pavimento realizzato risparmiando CO2, salubre, stabile, brevettato. Una foresta va curata. Solo così la si ama davvero. Oggi comprando Assi del Cansiglio diamo una mano alla rinascita della foresta.


THE SPIRIT OF PROJECT

RIMADESIO.IT

SISTEMA ARMADI COVER FREESTANDING DESIGN G.BAVUSO

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RENOVATE HOUSE  

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