Page 1

Ritorno a casa – 27 novembre 2010 Si aprono le porte della corriera, Alt Invane scende i gradini rapida e corre dentro la stazione dal lato giusto, ma il binario è lontano, deve fare il giro. Vede il treno, il suo, chiudere le porte e partire. La delusione mista a stanchezza e il fiatone per la corsa serrata quanto inutile, si aggrappano alla sua gola ansimante e le scavano una voragine nello stomaco vuoto. Dovrà aspettare due ore per lasciare finalmente Roma e rientrare a casa. Dovrà attendere lì, nella stazione enorme, gremita di tutte le genti del mondo, sporca e trafficata, rumorosa di persone, brutta musica e annunci di treni in arrivo e in partenza. Di solito ama le stazioni, gli aeroporti, le piace viaggiare, spostarsi rapida da un città all'altra affidandosi a qualcun altro, lasciandosi incuriosire dai suoi compagni di vagone o posto aereo. Ma questa volta no. Questa volta è partita con la morte nel cuore: l'ennesima incomprensione, la sensazione che nessuno avvertirà la sua assenza, che nessuno l'aspetterà al suo ritorno, nessuno a cui telefonare per dire: “Sono arrivata”. Non le rimane altro che ammazzare il tempo. Sale al piano superiore, quello pieno di ristoranti a basso costo: i tavolini esterni sono gremiti di giovani di ogni etnia e colore, alcuni non sono viaggiatori, stanno lì, in gruppo, passano il tempo tra un panino e una bibita, due chiacchiere e pochi pensieri. Si ferma e prende una birra, fa il giro della libreria interna e compra un romanzo, quello del suo giapponese preferito: magari le farà compagnia durante il viaggio. Ogni tanto scarica la posta dal telefono ma non c'è nulla: nessuno l'ha cercata, chissà dov'è lui, adesso. Forse sta cercando un modo per andarla a prendere in una stazione in cui lei non arriverà, ad un orario in cui lei sarà ancora lungo la strada. Ma finalmente arriva il suo treno, come un miraggio, lo guarda e immagina la sua casa a poche ore da lì, accoglierla calorosa come ad ogni ritorno. Il convoglio corre veloce, fuori è buio e le luci della galleria scorrono così rapide che sembrano stelle cadenti. La testa appoggiata al sedile, le braccia intrecciate sul petto, le gambe accavallate sotto la gonna corta da liceale, lo sguardo perso fuori, gli occhi stanchi che tendono a chiudersi cullati dal dondolio costante del treno. Il pensiero corre dritto a lui, che ha spento le comunicazioni troppo presto e lei non è riuscita a scrivergli che ha perso il treno, che arriverà due ore dopo e in un'altra stazione. Un uomo seduto poco più avanti, di fronte a lei, continua a sorriderle cordiale. Lei non ci fa troppo caso, forse risponde al sorriso, con educazione, ma la mente è troppo piena d'altro per comprendere le sue intenzioni. Fino alla prima sosta, Firenze: ricordi indelebili di un inverno nevoso ormai lontano, spiccioli di emozioni sbiadite dalla velocità con cui tutto cambia, tutto si trasforma. Scendono insieme per fumare una sigaretta e lui le sfiora un fianco per aiutarla a risalire prima che le porte si chiudano alle loro spalle. Quel contatto rende l'uomo vivo e concreto e allora lo guarda come fosse la prima volta: ha il volto un po' scavato, ma gli occhi sono attenti e luminosi, ha un sorriso contagioso, che infonde subito fiducia e allora lei si presenta, iniziano a parlare e scopre che il suo tono di voce è così caldo e avvolgente che all'improvviso sembra non faccia più tanto freddo, fuori non sia più così buio e il suo cuore non sia più così triste. Le racconta che sta tornando a Torino ma la sua casa è a Roma. Da qualche tempo si divide tra le due città per lavoro, è un montatore audio/video, le mostra i suoi strumenti chiusi dentro valigie rigide d'alluminio. Lei gli racconta della due giorni di formazione appena trascorsa, del treno perso per un soffio, della voglia di tornare a casa. Se ne stanno in corridoio, in piedi, tra un vagone e l'altro, a parlarsi fitto. In sottofondo il rumore del treno che sferraglia sulle rotaie a tratti copre le loro parole e allora devono ripetersi più volte e ridono per questo, lui dice che sembrano due anziani con problemi d'udito che continuano a ripetere: “Come? Che dici? Non ti sento”. Lei ride di gusto, come se la tristezza non potesse far altro che esplodere e trasformarsi in ilarità. Adesso non sta più pensando a lui, forse in attesa in una stazione in cui lei non arriverà mai, ma è tutta presa da questo giovane ambizioso e allegro che ha deciso di fare il viaggio insieme a lei, di rendergli più piacevole il rientro a casa, senza neppure sapere quanto ne abbia bisogno: necessità endemica di compagnia e calore, di parole leggere e risate spontanee, di uno sguardo ammirato che non riesce a staccarsi da lei, dal suo volto stanco e i suoi occhi tristi ma pieni


di desiderio, desiderio di non farsi sconfiggere dalla delusione e dalla sofferenza, di continuare a vivere, nonostante gli ostacoli, a dispetto di tutti i dissapori che si accavallano nella sua quotidiana passeggiata in questo mondo gretto, minuscolo, asfittico. Nessuno dei due ha voglia di tornare al proprio posto: nell'aria c'è voglia di avvicinarsi ancora un po', di coprire la distanza fisica inevitabile tra loro. È un continuo sfiorarsi con gli occhi e la mente, un persistente contatto creato dai loro sguardi che non distolgono mai l'attenzione uno dall'altra, calamita con ferro, l'attrazione è totale, ogni istante più intensa. Non ci sono strategie: nei loro occhi ci sono già immagini di corpi nudi che s'intrecciano e si accarezzano e si baciano. Lei se ne accorge e senza pensare dice: “Vado in bagno”. Lui le sorride senza parlare. Lei s'incammina, sicura che lui la seguirà. Appena si chiude dentro, sente bussare alla porta, apre un poco e vede il suo volto complice, senza attendere oltre lo lascia entrare e richiude. Si aggrappano uno all'altra mentre il treno sballonzola e perdono l'equilibrio, ridono e si baciano con foga, lui la tocca ovunque, infila la mano sotto la sua gonna e le abbassa le lunghe calze spesse. Lei è calda e umida, lo guarda dritto negli occhi mentre lui la cerca con le mani, la gira, lei si abbassa quanto basta per lasciarsi penetrare. Tutto fila liscio: lui è duro e lei umida abbastanza da riceverlo senza alcuna difficoltà. Lui inizia a pompare dentro di lei, sempre più forte, sempre più veloce e lei gode, vestita, in piedi, dentro il bagno di un treno, piegata a metà, le mani appoggiate alla parete, con uno sconosciuto pieno di talento. Una voce meccanica annuncia l'arrivo del treno in stazione: Porta Nuova, Torino. Lei si ridesta all'improvviso, stenta a ricordare dove si trova, ma è solo un momento: si guarda intorno e comprende, si accorge di aver dormito per tutto il viaggio e di aver fatto un sogno. Sposta lo sguardo davanti a sé e incrocia quello dello sconosciuto che ha popolato il suo sonno. Arrossisce al pensiero di quanto è successo tra loro nella sua fantasia fino a poco prima, lui sembra leggerle nel pensiero ma non è possibile. Lei sorride di sé. Comprende in quel momento quanto le manca il suo amore, l'unico uomo al mondo che desidera avere accanto adesso: vorrebbe tornare a casa con lui e accucciarsi sotto le coperte, amarsi fino a non averne più le forze e crollare addormentati senza più nessun pensiero. Invece deve indossare la giacca, recuperare il bagaglio e sbrigarsi a cercare un taxi. Saluta lo sconosciuto con un cenno della mano e si avvia alla porta già aperta, prepara una sigaretta da fumare appena scese le scale: la porta alla bocca, l'accende e tira la prima boccata, soddisfatta. Alza gli occhi e solo in quell'istante scorge il suo volto sorridente, lo sguardo tronfio mentre legge la sorpresa sul suo volto, per essere riuscito a non farle indovinare nulla fino alla fine. Lei ha un moto di stizza, appena si riprende dallo stupore, un angolo delle labbra piegato in un gesto di disapprovazione, ma poi non resiste e spalanca la bocca in un sorriso convinto e risoluto. Sente il battito del cuore che accelera, afferra il suo bagaglio e a passi rapidi si muove verso di lui. Non vede più altro, non sente il freddo né la tristezza che l'hanno avvolta fino a poco prima. Come in un film, la pellicola si riavvolge, guarda a fondo, guarda meglio, il volto estraneo, un sorriso mai visto, allarga l'immagine quanto basta per includere nella scena un'altra donna. Che scherzi fa la mente a volte. O il cuore? Si ferma, scuote la testa, sorride tra sé: sta sognando, di nuovo, questa volta ad occhi aperti. S'incammina verso l'uscita, la sigaretta è quasi finita, la getta sul pavimento della stazione, esce. Un'auto bianca, sul tetto una scritta luminosa, si ferma esattamente davanti a lei. Sale, dà l'indirizzo. Per tutto il viaggio guarda la città fuori dal finestrino, in silenzio.


come back home  

A little tale

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you