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Quando papa e mamma non portano la fede 14 3 07

Coppie di fatto, famiglie di fatto, unioni, convivenze: definizioni diverse per indicare comunque persone (omosessuali o eterosessuali) che vivono sotto lo stesso tetto, legate da questioni affettive. Quante sono in Italia? Difficile definirlo con precisione, ma quel che si può dire è che sono in aumento: nel 1983 l'Istat ne censiva 192.000, cifra quasi triplicata vent'anni più tardi (oltre 500.000 nel 2003). Secondo il censimento del 2001, erano il 5,12% nel Nord-Ovest (punta dell'8,20 in Valle d'Aosta), il 4,92 nel Nord-Est, il 3,78 nel Centro, l'1,56% al Sud e il 2,05% nelle Isole. La media è il 3,64%. Secondo le indagini condotte dall'Istat sulle famiglie relativa agli anni 2004-2005, il fenomeno è in espansione: solo dieci anni prima erano meno della metà. Un altro dato per rilevare l'incidenza delle unioni di fatto è il numero di bambini nati fuori dal matrimonio: il 15% sul totale, cioè quasi 80mila l'anno. Dieci anni prima il valore era pari all'8%, si tratta quindi di un raddoppio. Di contro, ogni anno, ci dice l'Istat basandosi sui dati rilevati presso gli uffici di Stato civile dei Comuni, mezzo milione di persone si unisce in matrimonio: un dato in continuo calo dal 1972, quando si erano registrate quasi 419mila cerimonie. Aumentano i matrimoni celebrati con rito civile: il 32,4%, mentre 10 anni fa non si arrivava al 20%. Si registrano anche in questo dato differenze geografiche: il 43% dei matrimoni celebrati al Nord sono solo civili, contro il 35% del centro e il 18% del Sud. In 28 comuni capoluogo (tra Nord e Centro) i matrimoni civili hanno superato quelli religioso: spiccano Bolzano, Siena e Firenze (dove si attestano intorno al 70%). Nel 2006 l'Istat ha pubblicato un altro rapporto, "Strutture familiari e opinioni su famiglia e figli", relativo al 2003. Si è chiesto a persone di età compresa tra i 18 e i 49 anni opinioni riguardo la famiglia, il divorzio e i figli. Più della metà degli intervistati (53,9%) è contraria all'affermazione "il matrimonio è un'istituzione superata" (57,7% delle donne e 50,1% degli uomini). D'accordo con questa affermazione sono il 20,5% degli uomini e il 16,5% delle donne. La convivenza è sempre più considerata una delle possibilità della vita di coppia (58,7%: 60,4% degli uomini e 57,1% delle donne). Il maggior consenso si registra nel Nord, invece i contrari (che in totale sono il 19,9%) si registrano al Sud (31,6%, in Calabria il 35,2% e in Puglia il 33,7%) Federica Brusi Radioascoltatrice da Schio (Vicenza) Convive felicemente da oltre 10 anni, lavora part-time e ha due bambini: uno d 3 anni e mezzo e uno di un anno e mezzo. Ci ha chiamato il 28 febbraio chiedendoci di occuparci di quali sono i diritti e i doveri dei genitori non coniugati nei riguardi dei figli e quali sono le tutele che si possono mettere in atto per garantire ai figli una situazione stabile e prestabilita. In particolare la signora si chiede cosa accadrebbe se capitasse qualcosa a lei, al papà dei suoi bambini o a entrambi: si può predisporre qualcosa per l'affidamento? Loro pensavano n particolare agli zii, però ha letto in un articolo che i figli di genitori non coniugati non hanno parenti al di fuori dei nonni. Annamaria Bernardini De Pace Avvocato esperto in diritto di famiglia Quello che dice la signora è vero: secondo la legge italiana i figli di genitori non coniugati non hanno altri parenti all'infuori dei nonni. Ma persino questo è opinabile, perchè secondo l'interpretazione di alcuni giuristi non hanno neanche i nonni. Bisogna chiedere la "legittimazione" per il riconoscimento degli altri parenti. Si tratta di una sorta di ricorso che si fa, tramite un avvocato, al Tribunale dei minori. Si presenta una dichiarazione in cui si dice "noi non vogliamo o non possiamo sposarci ma chiediamo il riconoscimento pieno per i nostri figli". Al che il Tribunale dispone degli accertamenti, controlla se i genitori sono bravi genitori, se il bambino sta bene, se ha un buon rapporto con i genitori, eccetera eccetera. I genitori non coniugati possono nominare dei tutori per i figli, nel caso accada loro qualcosa. Ma questo problema c'è anche per i coniugi: se si vuole stabilire con esattezza a chi lasciare i figli, bisogna lasciarlo scritto. Gianfranco Pasquino Professore ordinario di Scienza politica nell'Università di Bologna Non vedo nessun tipo di problema costituzionale, nessun tipo di ostacolo "formale" all'entrata in vigore dei Dico. Si tratta di una legge che va a regolare i comportamenti tra privati e lo fa in modo chiaro. Non va leso alcun articolo della costituzione In questi casi qualcuno potrebbe fare ricorso alla corte costituzionale, che io credo lo respingerebbe come manifestamente infondato. Se una società si dichiara tale e quindi comunità interessata ai cittadini senza distinzioni allora quando ci sono situazioni che si producono in maniera differenziata e anche molto prolungata, quando ci sono persone che stanno insieme liberamente, se una società riesce a dare una regolamentazione decente a queste situazioni si dimostra all'altezza della sfida. Non so se questi Dico sono un cavallo di troia per l'introduzione del matrimonio omosessuale, non prevedo il futuro. Certo è che c'è chi vorrebbe il riconoscimento del matrimonio tra omosessuali, ma non credo che questa sarebbe la parola giusta. Credo sia comunque possibile giungere anche a un riconoscimento delle coppie omosessuale, credo che questo sia auspicabile. Che sia anche fattibile, beh, questa questo dipende dal Parlamento. La differenza tra i Dico e il matrimonio civile sarebbe da chiedere a un giurista più addentrato nella materia, ma quel che posso dire è che questa è una delle forme possibile del matrimonio civile, ma è sostanzialmente un riconoscimento di un'unione. I Dico cambieranno la società con conseguenze sulle pensioni, sugli alloggi popolari? Certo tutte le conseguenze sono possibili e praticabili. Non so quante sono le coppie di fatto e non so quante chiederebbero il riconoscimento, ma penso almeno 100mila. Quindi qualcosa sicuramente cambierebbe ma non moltissimo. Poi non credo che siano tutte coppie che hanno bisogno di un alloggio popolare, per esempio, e quindi non credo che la sfida alla società sarebbe così potente. Maurizio Blondet Scrittore, giornalista, Direttore di Effedieffe, per 19 anni ha collaborato con Avvenire I DICO non hanno dignità politica, cioè non sono una questione che va sottoposta al popolo italiano. Le questioni veramente importanti, che hanno dignità politica, di cui si dovrebbe parlare sono: la tassazione, la disoccupazione, le iniquità sociali gigantesche per cui i più ricchi sono i grand comi statali e parastatali.


È un trucco, i politici dicono "dividetevi su questo tema", e lo dice specialmente la sinistra no global, la sinistra bertinottiana che non ha più uno scopo sociale di alcun tipo. Questa parte politica dice "cambiamo discorso", perché se si parlasse di altri temi, gli italiani sarebbero molto più uniti: non ci sono destra e sinistra sulla disoccupazione, per esempio. Questa è una considerazione che va al di là della moralità che questi DICO hanno o non hanno. I diritti, comunque, non sono dell'omosessuale o del convivente, ma sono quelli del cittadino. Se un omosessuale vuole lasciare la casa al suo compagno, lo può fare, c'è il codice civile, si può fare un atto testamentario. È un falso problema. Porre l'attenzione su questo serve a sviare l'attenzione non tanto dai temi importanti, quanto dalla inadempienza dei politici. Oggi se c'è una lotta di classe, e c'è, è tra i lavoratori del settore privato che guadagnano 1000 euro al mese e hanno contratti trimestrali, e i grand commis pubblici che guadagnano cifre spropositate. Queste sono cose che un popolo libero non può accettare. La democrazia è nata contro la tassazione, in base al principio che non poteva esserci nessuna tassazione senza rappresentanza. I DICO rappresentano un rischio per la Chiesa? La Chiesa italiana rappresenta un rischio per stessa perché è una Chiesa altamente clericale che ha estromesso i cattolici laici. È un cattolico praticante, ma crede che certi discorsi fatti dalla Chiesa perdono forza.


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