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Specula n°8

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a dream come true

he 12th of October of this year was an extremely important day for all of us because the European Union received the Nobel Prize for peace. This means that each and every one of us, not only the institutions that represent us, has been rewarded for all the values and activities that we have developed since we joined the EU more than 60 years ago. As a matter of fact, it’s only thanks to this union that Europe has changed from a continent of war to a continent of peace and now we’re all promoting peace and security in the rest of the world. I’m very proud of this. Indeed the award of the Nobel peace prize represented an opportunity to think about all the things that the EU has accomplished during these years. Just think about the terrible wars which struck our countries until the middle of the 20th century and about the current situation: it’s unlikely that such a thing could happen again in our countries. In our mind the idea of fighting against France, Spain, the United Kingdom or ever the farther eastern European countries is inconceivable. This is marvelous because for us young people it’s difficult to imagine Europe differently from what it is now since we haven’t personally experienced what it means to live in isolation always on the brink of conflict. The EU was born to spread peace, but peace isn’t only the absence of war, but rather the impossibility to make war. This is achieved though the elimination of any threat through a common law agreed to by everyone, to reach this goal the EU is commited to spreading some fundamental values like: the respect for human rights, liberty, democracy, equality, solidarity, justice and social protection for different cultures. All of these values are really great and it would be wonderful if they were put into practice all over the world. Nowadays this is still only a dream: you just have to look around to see it. But we could state that the first steps have been made thanks to organizations like the EU and the ONU. I can say I’m sincerely glad to be a European citizen because, as such, we have many advantages: for example we have the possibility of studying in whatever country of the EU that we choose and can obtain a qualification valid everywhere within the EU. In my opinion, it’s an opportunity not to be wasted especially for young people. Besides there is free circulation of goods, capital and especially people within the EU. This means that we don’t have to go through a lot of bureaucracy as we are all bound by EU laws. We can’t understand how lucky we are if we don’t realize what is happening in the rest of the world. There are so many people from different countries that meet someone, fall in love, and would like to live together but they can’t because their national laws prevent it. However, if you are born in the EU you are free to marry any European citizen in any country of the EU, unlike if you are born in some of the other states in the world. In many situations people can’t simply emigrate because they are bound by visa and travel restrictions and have to live their lives in their own countries except for short periods. This is only one example of what happens in a reality that isn’t so far from ours. I think that it’s terrible and unjust! We should count ourselves lucky to be born in a situation like ours where there is someone committed to developing the society in a civilized manner. It’s important that we don’t loose focus on this objective but on the contrary we should get more actively involved in improving it and spreading it all around the world. Clara Punzi, Alice Mullin IIIBT

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a.s. 2012-2013

LA PROTESTA STUDENTESCA: SIAMO STUDENTI O GLADIATORI?

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l fine giustifica i mezzi “ affermava Machiavelli. Ma quando il “mezzo” è rappresentato dallo sciopero di studenti, il fine non è mai chiaro. Difatti, ogni anno, da novembre a dicembre, gli studenti sembrano portare avanti una tradizione scolastica che li impegna a 360° gradi, sottraendoli ai doveri scolastici che, negli ultimi tempi sono ritenuti noiosi e, nei casi estremi, facoltativi. Il problema non è lo sciopero in sé, quanto la motivazione che spinge masse studentesche a protestare annualmente contro le politiche austere del governo italiano. Ci si domanda, infatti, se la figura dello studente scioperante sia mosso da animo rivoluzionario o da animo negligente. La risposta? Scontata nella maggior parte dei casi: l’animo negligente sovrasta quello rivoluzionario. È chiaro che l’alunno negligente appoggi una manifestazione studentesca per il puro piacere di saltare ore di lezione e pedanti interrogazioni che spesso si annidano alla soglia delle vacanze di Natale. È vero anche che un quarto dei manifestanti è rappresentato da ragazzi in grado di “intendere e volere”. “Intendere” le ingiustizie alle quali la scuola è spesso sottoposta e “voler” cambiare le sorti di un sistema scolastico avvelenato dagli interessi personali, a favore di una nuova idea di futuro, di libero accesso al sapere, di sacrosanto diritto allo studio. Insomma, ogni anno si allarga il fronte di chi esige a gran voce il diritto allo studio posto in bilico dai continui tagli e dalle riforme scolastiche che oggi si inseriscono in un quadro internazionale drammatico. Ma la veridicità di tali proteste sembra anch’essa in bilico quando le contestazioni sfociano nella violenza non solo verbale, ma fisica. Perché usare la violenza quando si è mossi dallo stesso intento? Si parte solidali e rafforzati dalle stesse idee e si arriva sconfitti e per niente credibili al cospetto del governo. Sembra anche questa una tradizione: ogni sciopero esige degli scontri fisici con conseguenti feriti, perdendo di vista il fine. Durante le contestazioni studentesche di novembre alcuni cartelli riportavano la frase: “lo sciopero è il mezzo , non il fine”. Ma vien da chiedersi: quale fine? Quello di sfogare la propria ferocia causando vittime e feriti? Non si era partiti, invece, dall’ idea di far capire al governo che a sbagliare è Lui, che l’ ingiusto è Lui che se la prende con i più deboli, esercitando la propria pressione? E allora, evitiamo di esigere diritti, rispetto, giustizia, se i primi a non conoscerne il significato (o a dimenticarlo quando ci conviene ) siamo noi. Il cambiamento nasce dal basso, non va esatto dal basso, soprattutto se non si dà dimostrazione di essere persone civili, in grado di godere di diritti altrettanto civili. Dunque, è giusto rivendicare i propri diritti, a patto che si agisca in maniera coscienziosa e si tengano presenti i motivi della protesta e lo scopo che si vuole raggiungere. Oltrepassare i limiti denigra la figura dello studente , ma, ancor più , sporca l’ idea della nuova scuola che tanto si desidera vivere. Oltrepassare i limiti non è sinonimo di civiltà e credibilità. Tanti gli studenti italiani che il 24 novembre 2012 si sono riuniti nelle loro piazze per scioperare e, tra questi, anche noi ragazzi dell’Istituto Don Quirico Punzi di Cisternino. Il nostro corteo ha sfilato pacificamente per le strade del paese, partendo dal cortile del Liceo sino alla Pineta Comunale, dove erano stati organizzati dei laboratori didattici a cura di professori e studenti. Laboratori dedicati alla sociologia, alla crisi economica nazionale e ai movimenti studenteschi in lotta contro la pressione statale dagli anni ‘70 ad oggi. Non sono mancate le interviste ad alunni, professori e passanti, atti ad ampliare il dibattito sul problema quotidiano della scuola. Rilevante è stato cogliere l’impegno che i ragazzi hanno mostrato nell’organizzare la manifestazione, abbattendo il muro dell’indifferenza e mettendo a tacere le malelingue che pongono lo studente sempre al centro di una diatriba tra chi sostiene che sia mosso da giusta ragione e chi lo crede negligente. Certo non possiamo credere che tutti abbiano a cuore la scuola, ma si spera che la voglia di rivendicare i propri diritti da studente sia sempre sincera. Per fortuna Cisternino ha dato esempio di civiltà e gli studenti non hanno creato disagi o scompigli atti a sollevare sommosse o scontri fisici, come è accaduto in altre piazze. Perché spesso pretendiamo “un ” futuro, ma ci comportiamo da gladiatori romani, pronti ad aggredire nelle piazze. Pretendiamo “il” futuro e continuiamo ad insanguinare il presente. Guardiamoci , riconosciamoci e all’ unisono rivolgiamoci ai nostri governanti dicendo loro: siete voi gli “incivili” ! Ridateci i nostri diritti: siamo pronti a goderne! Curri Luna IVCP

“Lo sciopero è il mezzo, non il fine”

LA REDazione

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onostante la crisi abbia pesantemente minato il settore scolastico nell’anno corrente, “Specula” non demorde! Al contrario, questa ottava edizione sembra il segno tangibile che con la volontà è possibile continuare a ritagliarsi un prezioso angolo per osservare la realtà contemporanea e un luogo per condividere esperienze e dibattere opinioni. In un periodo caratterizzato da profonda crisi morale e politica, abbiamo scelto di organizzare i contenuti all’insegna della legalità, parola-chiave nonché filo conduttore delle questioni trattate in questo numero. La domanda che ci siamo posti è: come si può essere “ legali” in una società in cui il vento sembra spirare ostinatamente nella direzione contraria? Innanzitutto cerchiamo di definire il termine legalità. Legale è un comportamento conforme alle leggi. Leggi che mirano soprattutto ad una buona convivenza civile. Essenziale, a tal fine, è il rispetto. La legalità è dunque identificabile con il rispetto per le persone, per le cose e per l’ambiente in cui viviamo. Attraverso questo numero di “Specula” vogliamo passare in rassegna vari esempi di illegalità che minacciano non solo il nostro territorio nazionale, ma hanno diffusione globale, per usare un termine che oggi denota in positivo, più spesso in negativo, tanti fenomeni della società contemporanea Un sentito ringraziamento alle insegnanti, che, come ogni anno, hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro pazienza. Per l’edizione dello scorso anno abbiamo conseguito un premio e questo ci gratifica molto. REDAZIONE: (IBP) Spalluto Margherita; (ICP) Scialpi Rebecca; (2BT) Christian Valente; (3BT) Deborah Erculeo, Cosimo Moretti, Clara Punzi, Manuel Rendini, Daniele Scarafile, Valeria Semeraro, Angelo Soleti, Patty Spalluto, Gianpiero Vignola; (4AL) Angelica Mastro, Federica Amati, Valeria Potenza, Simona Potenza, Giulia Semeraro; (4BT) Sabatelli Elena. COPERTINA: Clara Punzi (3BT) IMPAGINAZIONE E PROGETTO GRAFICO: Gianpiero Vignola (3BT) GESTIONE ARTICOLI E IMMAGINI: Cosimo Moretti, Clara Punzi, Manuel Rendini, Daniele Scarafile, Valeria Semeraro, Angelo Soleti (3BT) DOCENTI: Gabriella Ciccarone, Marzia Cino, Angelita De Pascale, Mariangela Gabellone, Vittoria Magno, Filomena Vignola.

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Specula n°8

PRimo PIano FEMMINICIDIO: LA COLPA DI ESSERE DONNA

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n terzo delle donne in tutto il mondo, dai 16 ai 45 anni, subisce una violenza fisica, sessuale o psicologica da parte di un uomo. In particolare in Italia, ogni tre giorni una donna viene uccisa dal proprio partner. Questi dati, enunciati in fretta da uno statistico o da un giornalista, possono provocarci solo un effimero senso di disgusto, che svanisce appena si spegne la tv o si chiude il giornale. Tuttavia, dietro a numeri sconcertanti si celano le vite di tante donne

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stroncate da raptus, attacchi di gelosia e istinti vendicativi. La violenza è la principale causa di morte delle donne in tutto il mondo, più che gli incidenti e i tumori. Non c’è un giorno in cui i telegiornali non parlano di donne uccise o violentate, sfruttate e picchiate. Alcune di loro riescono a svincolarsi dalle grinfie dei mostri di cui sono vittime e trovano nella denuncia l’unica ancora di salvezza. Altre non sono in grado di difendersi, per paura, perché manipolate psicologicamente, perché troppo deboli. La società di oggi sembra quasi nutrirsi di violenza quotidiana. Uomini, donne e bambini vengono uccisi senza pietà, senza umanità. Ma allora perché parlare più precisamente di femminicidio? La spiegazione è molto semplice: il termine è stato coniato con l’intenzione di diversificarlo da quello più generale di omicidio. Infatti, nell’omicidio di genere si uccide una donna perché tale, perché “colpevole” di aver agito contro il volere dell’uomo. Secolari pregiudizi e idee arcaiche impongono ancora nei costumi una visione della donna distorta e per niente rispettosa. I mass-media continuano a fornirci un’immagine del gentil sesso sbagliata, che, indirettamente, influenza il nostro pensiero. Donne senza veli e senza cervello, mute o in cucina pronte a sfamare l’uomo che torna stanco da lavoro. Un “modello” che non può essere definito tale, perché finto, perché ispirato a una realtà inesistente. Ma questo non si capisce. Non si capisce che le donne non vivono in funzione del piacere di qualcun altro, che siano uomini o no. Non si capisce che le donne non si pagano, non si comprano, non si gettano via quando non funzionano più. Non si capisce che non sono robot. Sono anima e carne, come gli uomini. Parlare in tali termini può sembrare disfatti-

sta. Generalizzare così, puntando il dito contro i mass-media e gli uomini, si direbbe troppo facile. Ma la colpa è anche della società, della scuola, della famiglia, che non parlano abbastanza di rispetto verso il prossimo. La colpa è anche delle donne stesse, le quali non sembrano prendere sul serio un problema che tocca proprio il loro sesso. Come sradicare allora questi pregiudizi? Prima di tutto, parlandone. A scuola, in famiglia, in televisione, a lavoro, per strada... per suscitare disgusto, per suscitare indignazione, fino a che si spenga il fuoco della violenza. Sì, perché non si deve solo parlare di femminicidio, ma di omicidio in generale. Sono la violenza, l’arroganza e la presunzione i reali vermi che fanno marcire il nostro mondo, alimentate ancora di più da esempi di personaggi famosi che, invece, dovrebbero solo essere un modello esemplare di comportamento. Oggi molte donne e uomini collaborano al fine di realizzare l’uguaglianza, la pari dignità, i medesimi diritti, indispensabili per la creazione di un’umanità degna di essere chiamata tale. Perciò, bisognerebbe ritrovare quel senso civico che forse non è mai esistito, ma che per questo, ormai nel XXI secolo, andrebbe conquistato attraverso una lotta pacifica. Sarà la nostra una lunga, tortuosa, lenta rivoluzione, segnata da altre vittime innocenti. Ma fino a quando morirà una donna per mano di un uomo, morirà la speranza. La speranza di non sentirsi fischiare da dietro per strada. La speranza di non venire discriminate in campo lavorativo. La speranza di incontrare un uomo che ci rispetti per tutta la vita. La speranza di non veder scritto sui giornali “uccisa per gelosia” invece di “uccisa, perché donna”. Giulia Semeraro IVAL, Elena Sabatelli IVBT


PRimo PIano

NON C’É BISOGNO DI ESSER FIGLI DI CHISSÀ CHI PER CAMBIARE IL MONDO…

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ome tutti sappiamo, non sono poi così tante le donne che, dall’origine dai tempi, hanno potuto raggiungere posizioni di spicco nei nodi fondamentali della storia dell’umanità. Sono trascorsi pochi decenni, infatti, da quando alle donne era praticamente negata ogni possibilità di esprimere se stesse e di far valere i propri ideali. Eppure, in particolari situazioni, si sono verificate delle rarissime eccezioni. Tra queste, senz’altro degna di nota è l’esperienza della “pulzella di Orléans”, Giovanna d’Arco, divenuta niente di meno che eroina nazionale di Francia. A voler sintetizzare tutti i suoi meriti, basterebbe affermare che, con il suo coraggio e la sua determinazione, è stata in grado di cambiare le sorti di una guerra il cui destino pareva ormai segnato dal corso dei combattimenti. Erano allora i primi anni del Quattrocento, da quasi un secolo infuocava la guerra dei cent’anni sul suolo francese contro l’Inghilterra e quest’ultima, final-mente, pareva aver giocato la carta vincente in occasione della battaglia di Azincourt. Tuttavia, proprio in quel momento scese in campo Giovanna d’Arco, giovanissima contadina analfabeta proveniente dalla campagna di una cittadina francese. Ella, desiderosa di preservare l’indipendenza della propria nazione, sebbene ancora agli albori, raccolse un vasto consenso popolare e riuscì in questo modo a convincere il re di Francia Carlo VII in persona ad inserirla nell’armata diretta ad Orléans. Poté quindi infondere negli animi di tutti i suoi seguaci, soldati e contadini, lo stesso spirito fervido che l’aveva stimolata ad agire. Uno spi-

rito che lei affermava provenisse addirittura da Dio, il quale la guidava attraverso delle “voci”. Questo ardente carisma era espressione della profonda fede che Giovanna nutriva verso Dio e verso la chiesa cattolica. Purtroppo, questo non bastava a dispensarla dall’essere ritenuta una donna troppo strana e misteriosa non solo dai nobili inglesi e francesi

“La storia ci insegna che quando una persona “diversa” comincia ad emergere nella società, allora si fa di tutto pur di eliminarla” ma anche dagli ecclesiastici. Da questa sorte non fu sollevata nemmeno Giovanna d’Arco. L’esser riuscita a far eleggere re Carlo VII il Delfino, contro i progetti che si andavano delineando, istigò l’Inquisizione ad avviare un processo che all’inizio pareva assolutamente infondato dal momento che Giovanna non aveva compiuto nulla di riconducibile all’eresia. In se-guito, però, venne ingannata e presto scattò la condanna al rogo. Era il 30 maggio 1431, a Rouen, quando Giovanna d’Arco, 18 anni, morì tra le fiamme con urla insistenti di commiserazione e perdono. È questa una storia che ha sicuramente tanto da insegnarci. Ad esempio il senso della fede, oggi quasi scomparso. Oppure lo spirito patriottico, verso cui invece tendiamo a provare sempre maggiore sconforto. L’insegnamento della salute dei lavoratori e degli abitanti delle zone limitrofe, i Riva hanno portato avanti, in modo totalmente consapevole, un’impresa che recava molti più danni di quanti se ne potessero immaginare. Tant’ è vero che con una spregiudicatezza che non ha avuto limiti, i proprietari dell’impresa hanno violato sia l’articolo 41, che le norme dell’Unione Europea, che impongono di adottare tutte le direttive tecnicamente possibili al fine di ridurre l’impatto ambientale. La domanda sorge spontanea: com’ è possibile che siano riusciti a violare per così tanto tempo le leggi? E com’è possibile che l’abbiano passata liscia? Perché nessuno, né l’ASL né l’ARPA (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente) a cui spetta questo compito, hanno mai controllato se tutti i lavori procedessero con norme adeguate? Dov’è il

“Il fine non giustifica i mezzi” Taranto e il caso Ilva

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’articolo 41 della Costituzione Italiana afferma, nel primo comma, che “l'iniziativa economica privata è libera”; ma nel secondo, subito chiarisce che “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Di conseguenza è l’interesse sociale che ha la priorità su quello economico e personale. Ma non sempre accade ciò. Infatti, prendendo in considerazione il caso Ilva, di cui si è discusso molto negli ultimi tempi, non si può non notare come l’interesse collettivo sia stato sopraffatto per lasciar via libera all’interesse personale della famiglia Riva, proprietaria dell’azienda. Senza preoccuparsi né dell’impatto ambientale dell’industria, né

più profondo, però, io credo che venga direttamente dalla personalità di Giovanna d’Arco, caratterizzata da audacia, risolutezza, intelligente spirito d’adattamento e soprattutto dalla convinzione nel perseguire degli ideali che diventeranno punti di riferimento nella sua vita. Sono questi gli ideali che rendono un individuo davvero libero. Ma se nel Quattrocento interveniva l’Inquisizione a stroncare ogni minimo focolare di innovazione, oggi altri sistemi svolgono lo stesso compito, forse con meno violenza ma ugualmente con efficienza. Ed è su questo punto che la vicenda di Giovanna d’Arco dovrebbe spingerci a riflettere: potrebbe bastare la buona volontà di una sola umile persona a risollevare le sorti di una società dormiente. Clara Punzi IIIBT rispetto delle leggi? I fumi di scarico che fuoriescono dalle canne fumarie dell’industria e che ricoprono la città di Taranto sono altamente inquinanti e invadenti: effettivamente non conoscono confini né di fabbrica, né di provincia. È errato pensare che soltanto i lavoratori e gli abitanti di Taranto siano soggetti a problemi di salute: gli inquinanti si espandono ovunque, così come i casi di tumore si moltiplicano ovunque. È inutile quindi dire che a Taranto, a 200 metri dalle canne fumarie, non c’è via di scampo. “Se su tutte le porte delle case, in cui almeno una persona è morta di tumore, ci fosse una targa” afferma una signora intervistata “la città ne sarebbe piena fino all’orlo”. È impensabile che un datore di lavoro possa anteporre i suoi interessi alla salute dei suoi circa ventimila dipendenti, eppure è così. Con sufficienza il rampollo della famiglia Riva ha commentato: “Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata!”. Un diabolico qualunquismo da parte di una persona consapevole di aver avvelenato la propria città e di aver nociuto ai propri lavoratori, ora posti tra l’incudine il martello, tra il terrore di perdere il posto di lavoro e l’angoscia di doversi piangere addosso o peggio ancora di dover piangere qualche caro. Perché è andata così? Tutti si chiedono e lo chiedono alle istituzioni. Eppure in molti sapevano del pezzo di pecorino alla diossina, diventato ormai un aneddoto che si racconta. Lo Stato ha permesso che il lavoro andasse avanti in modo illegale, per troppo tempo, senza effettuare severi controlli e applicare le sanzioni previste. Ha chiuso un occhio, anzi due, di fronte a qualcosa che trovava conveniente. Poi ha manipolato le informazioni… ed il gioco è fatto. Il fine, l’interesse personale, come accade ormai troppo spesso in Italia, giustifica sempre i mezzi. Forse Machiavelli conosceva fin troppo bene gli uomini! Valeria Potenza IVAL

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Specula n°8

FACCIAMO SCENDERE IN PIAZZA I NOSTRI DIRITTI

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l 10 ottobre 2012 si sono svolte le votazioni finali alla Camera sul famoso disegno di legge “Aprea” che presentava come punti cardine: la privatizzazione della scuola da parte di finanziatori esterni; la sostituzione del “consiglio d’istituto” con il “consiglio dell’autonomia” - formato dal dirigente, da una rappresentanza di docenti e genitori e da presenze esterne quali enti pubblici o privati - con il compito di deliberare il proprio regolamento, quello d’istituto e di gestire il POF; la costituzione di un meccanismo di autovalutazione dei docenti anch’esso gestito da figure esterne alla vita scolastica; la creazione di un nuovo sistema di valutazione degli istituti che affianchi l’attuale INVALSI. Per questi e molti altri motivi, studenti e professori di ogni parte d’Italia hanno deciso di scendere nelle piazze dei rispettivi paesi e comuni in diverse giornate dei mesi di ottobre e novembre. Una delle date più importanti per le scuole del territorio è stata quella del 24 novembre, durante la quale gli studenti del Polivalente “Don Q. Punzi”, affiancati dal “Pepe Calamo” di Ostuni, l’ I.I.S.S “C. Agostinelli” di Ceglie e istituti di Fasano, sono scesi in strada manifestando il loro disaccordo. La giornata, organizzata dai rappresentanti del Liceo di Cisternino, si è svolta seguendo un programma ben preordinato. Inizialmente è stato formato un corteo che, attraversando le vie principali della città, si è diretto verso il suo cuore: la Pineta Comunale.

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Durante il tragitto gli studenti, guidati dai rappresentanti d’istituto e da professori aderenti, hanno gridato slogan e mostrato striscioni da loro editati con lo scopo di sensibilizzare anche le persone non direttamente coinvolte. Una volta giunti in pineta, i ragazzi si sono concessi un breve momento di svago, accompagnato da musiche e balli, che è servito a calmare i bollenti spiriti e a passare alla fase successiva del programma: laboratori mirati all’informazione, allo studio e al dialogo su diversi argomenti riguardanti temi importanti, tra i quali la crisi economica e la rivoluzione studentesca del ‘68. Alla fine della mattinata gli studenti hanno ripulito la pineta e riportato l’ordine, da loro momentaneamente sconvolto, nella città e sono tornati a casa con la soddisfazione di aver potuto dire la propria riguardo ad un argomento così decisivo per la vita scolastica. Insomma, unendo l’utile al dilettevole, hanno espresso liberamente e consapevolmente il proprio pensiero grazie a questa protesta fortemente voluta. Le manifestazioni a livello nazionale hanno dato finalmente i loro frutti nella giornata del 28 novembre, quando si è diffusa la notizia del blocco della legge Aprea. Ragazzi, ora il nuovo governo è stato costituito. Quali saranno le sue manovre inerenti alla scuola e soprattutto ai diritti dello studente? A noi le conclusioni. Antonio Diceglie IVBT, Cosimo Moretti IIIBT


PRimo PIano

ROGO CITTÀ DELLA SCIENZA: A FUOCO ANCHE LA CULTURA

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il 4/03/2013, quasi dopo cena. La notizia si diffonde immediatamente su tutti i telegiornali : la «Città della Scienza» di Napoli è stata colpita da un incendio. Al momento del disastro non ci sono persone, grazie alla chiusura settimanale del lunedì, ma i danni sono molto vasti: sopravvivono solo i muri perimetrali, l’interno dei padiglioni è devastato e l’area distrutta dalle fiamme è stimata in 10-12 mila metri quadrati. Il giorno dopo l’incendio al di fuori del museo, ridotto in cenere, si sono presentati i 160 dipendenti angosciati per il loro futuro occupazionale. Il 10 marzo, però, migliaia di persone e bambini si sono riuniti a Napoli in un Flash Mob con striscioni ricchi di frasi consolatorie, per chiedere l’immediata ricostruzione del museo, gioiello scientifico di Napoli e dell’intera Europa. Le analisi fatte in seguito confermano che a distruggere la Città della Scienza è stato un incendio doloso, un piano molto accurato, perché il fuoco è stato appiccato contemporaneamente in più punti.Il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo, rende noti i risultati delle analisi: su ben sei reperti provenienti da quattro aree diverse, sono state trovate tracce di benzina. In attesa di nuovi sviluppi c’è stata la visita di solidarietà dei vertici dell’ Ecsite. Per il presidente Firmhofer: « La Città della Scienza non può, ma deve risorgere, e noi ci stiamo mobilitando per dare una mano all’allestimento dei nuovi padiglioni – e aggiunge - l’Europa

è rimasta scioccata da quello che è successo qui e vuole manifestare il proprio sostegno alla ricostruzione. Abbiamo ricevuto tante mail da tutto il mondo e non c’era mai stata prima una simile mobilitazione. Città della Scienza è importante per l’Europa». Prosegue, anche, la gara di solidarietà tra fondazioni, università, mondo della cultura e anche dello sport. Ad esempio, il museo delle

Scienze di Trento affitta i locali al piano terra e il ricavato andrà al complesso musieale partenopeo. L’Università di Firenze aprirà eccezionalmente in orario serale la Specola: l’ingresso sarà libero e i visitatori saranno invitati a lasciare un’offerta da destinare alla ricostruzione. Spalluto Pasqua IIIBT, Erculeo Deborah IIIBT, Spalluto Margherita IBP

Un mondo senza denaro...

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econdo voi, come sarebbe un mondo senza denaro? Una domanda al quanto sconcertante, questa, dato che da centinaia di anni le nostre abitudini sono state influenzate dal denaro. Ma  proviamo  un momento a pensare, a immaginare un paese senza moneta, dove tutto è a disposizione di tutti: tecnicamente sarebbe possibile. Oggi, alcune comunità di persone si riuniscono frequentemente per discuterne. Esistono gli Open Source che sono progetti e software gratuiti a disposizione di molti, disponibili grazie alla collaborazione di tante persone. Avete mai pensato da cosa derivi la criminalità e perché esiste? Il maggiore responsabile è proprio il denaro, perché si ritiene che non ce ne sia mai abbastanza. L’eliminazione del denaro sembra che sia un obiettivo irraggiungibile, ma in realtà non è così. Per prima cosa, bisognerebbe stipulare un accordo tra governi, attraverso uno Statuto di libertà. Attualmente  esiste Il Free World Charter, che si basa su  principi di collaborazione, sottoscritto già da 30mila persone a 2 anni dalla sua pubblicazione in rete. Dopo di che si potrebbe procedere  all’attuazione di progetti riguardanti il lavoro per l’esportazione di materie prime e la produzione. Alla fine di questo percorso si dovrebbe debellare  il “concetto” di denaro. Avete mai pensato cosa succederebbe ai ricercatori se avessero tutto a disposizione, macchinari, strumenti per la ricerca...? Il ritmo di crescita tecnologica si accrescerebbe esponenzialmente  e ciò sarebbe  un vantaggio per l’umanità. Ma continuiamo ad essere

ostacolati dalla barriera DENARO Molte multinazionali non fanno altro che rompere l’equilibrio del nostro pianeta e solo allo scopo di arricchirsi. Anche le istituzioni private

riescono ad avere sempre più potere e non attraverso la politica, ma attraverso il denaro. Molti di noi si accontentano di quello che vedono. Non riescono a cogliere l’aspetto negativo delle “cose”. Non si accorgono di quel che succede dietro le quinte. Ovviamente la causa è la disinformazione. Tuttavia, una grande nemica della disinformazione è la rete internet che sarà il supporto su cui si baserà  il principio di collaborazione del Free World Charter. Oggi la maggior comunità che collabora per la realizzazione di un mondo diverso è il movimento tedesco ZeithGeist. Questa associazione è nata grazie ad un progetto che riguarda la struttura fisica delle città, allo scopo di utilizzare fonti di energia rinnovabili e risolvere problemi che tutt’oggi persistono, come l’ allagamento delle strade, la distruzione causata dagli uragani e molto altro. Un progetto ancora in

fase di elaborazione è quella dell’ingegnere Jaque Frescò, col nome di “Venus Project”. E tu? Cosa ne pensi? Ti Piacerebbe un mondo simile? Cosimo Moretti IIIBT

Movimento ZeitGeist Italia http://www.zeitgeistitalia.org/

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Specula n°8

TERritorio, SOcietà E... La crisi? Nessun problema! Basta mettere le ali ai sogni

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embra una favola. Invece è realtà. A Monopoli, a due passi da noi, due imprenditori pugliesi hanno messo su una fabbrica che realizza aeroplani biposto ultraleggeri in fibra di carbonio. Si chiama Blackshape Aircraft. Le ordinazioni fioccano da tutto il mondo e l’azienda sta vivendo un felice momento di crescita. Loro sono Angelo Petrosillo, laureato in giurisprudenza alla scuola superiore S. Anna di Pisa e specializzato all’Ecole normale di Parigi, e Luciano Belviso, laurea al Politecnico di Torino in ingegneria aerospaziale, master a Losanna e Parigi. Hanno rispettivamente 29 e 30 anni. Ma com’è possibile che in un periodo di crisi come quello in cui ci troviamo due giovani imprenditori riescano in un’impresa che ha dell’incredibile? Incuriositi, ci siamo rivolti ai diretti interessati per capire come stanno le cose. Ecco le risposte del Dott. Petrosillo, Sales Manager di Blakshape. D:Quanti modelli realizzate attualmente, con quali materiali principali e a quali costi indicativi? R:Realizziamo due versioni dello stesso modello: una da 472 kg, peso al decollo, e una da 600. La scocca dei nostri velivoli è in fibra di carbonio; possono atterrare in appena 180 m e, a 275 km/h, hanno un’autonomia di 1400 km. Il costo orientativo va da 160.000 a 260.000 euro. D:Qual è il target al quale vi rivolgete? R:100 % estero. Sia clienti privati che distributori e agenti. Chiaramente si tratta di persone molto facoltose. D:Quanti dipendenti avete attualmente? Il loro numero complessivo è cambiato nella breve vita dell’azienda? Che tipo di requisiti richiedete a chi lavora con voi? R:Attualmente abbiamo circa 50 dipendenti,

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età media 35 anni. All’inizio, nel 2009, eravamo in due. A chi lavora con noi chiediamo conoscenza di almeno due lingue straniere, laurea  e post graduate per gli indiretti, qualifiche di tipo aeronautico e meccanico per i diretti. D:La scelta di localizzare la vostra azienda a Monopoli si sta rivelando vincente o comporta qualche problema? R:Vincente perché siamo vicini a casa. Comporta certamente qualche problema logistico per via dell’assenza in zona di una struttura aeroportuale industriale. D:Da quali Paesi esteri ricevete il maggior numero di ordinazioni? R:Il 50 % dall’Europa (Portogallo, Francia, Benelux, Repubblica Ceca, Bulgaria), il 30 % dalla Russia e dal Medio Oriente. D:Da quali aree europee o extraeuropee arriva invece la concorrenza maggiore? R:Non vi sono al momento prodotti in concorrenza diretta. Nessuno applica la nostra tecnologia costruttiva. D:A quali strategie specifiche ricorrete per promuovere e vendere i vostri prodotti in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo? R:La crisi economica è principalmente un problema europeo. Il resto del mondo continua a crescere e, alcune aree del mondo, più di altre. L’importante è sempre investire in innovazione e ricerca e mantenere molto alto il valore aggiunto del prodotto. Ciò non toglie che per competere e crescere bisogna innovare sempre; se innovi, la crisi ti fa meno male. D:Avete delle nuove idee per il futuro? R:Certo, molte... Il sogno sarebbe avere all’interno della Fabbrica un campus per gli ingegneri di tutto il mondo che volessero venire a fare la tesi da noi. D:Qual è il vostro motto? R:“Se fosse facile… ci riuscirebbe chiunque.”

D:Pensate di dover dire grazie a qualcuno per i risultati raggiunti sino ad oggi in tempi così rapidi? R:A molti ovviamente, ma per il supporto e la fiducia... non per altro! Comunque sono stati determinanti il finanziamento iniziale della Regione, che abbiamo ottenuto vincendo il bando di Principi attivi, e il sostegno economico dell’imprenditore monopolitano Vito Pertosa. D:Che cosa vi sentite di consigliare a dei giovani che vorrebbero metter su un’attività di successo come la vostra in un momento storico così critico? R:Studiare bene le lingue e fare un’esperienza all’estero prima di concludere gli studi universitari. Fidarsi poco o nulla dei consigli dei tanti che ne danno e seguire il proprio istinto, la propria passione e le proprie inclinazioni. Evitare di solcare sentieri già solcati e purtroppo ormai improduttivi. Avere la testa dura, non rinunciare ai propri sogni e non mollare mai. La differenza tra il rischio e l’azzardo è la differenza che c’è tra l’imprenditore e il giocatore. Senza un po’ di rischio non si cresce, ma guai a esagerare. Fumarola Antonella, Sabatelli Giuseppe IVAT


TERritorio SOcietà E...

“LA LIBERTà NON è STAR SOPRA UN ALBERO...”

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ibertà. Una parola che solo in apparenza sembra essere come tutte le altre, ma che in realtà cela una miriade di densissimi significati. Libertà è la condizione di chi può agire senza restrizioni o condizionamenti, è indipendenza, autonomia, mancanza di vincoli. Queste molteplici definizioni, possono trovare un effettivo riscontro nella realtà concreta sotto i più disparati punti di vista, affondando le proprie radici nel passato. Infatti,

andando a ritroso nel tempo è possibile costruire un percorso storico-letterario attraverso il quale nasce e si sviluppa un ideale (destinato a porsi alla base della civiltà umana sin dai suoi antipodi e ad installarsi stabilmente tra i suoi innumerevoli componenti) che è oggi, in maniera ancor più marcata e radicale, uno dei pilastri portanti della vita di un uomo. Già Catone, nel I secolo a.C., preferisce morire piuttosto che rinnegare le proprie posizioni politiche filosenatorie d’orientamento anticesariano. Dante, nella Divina Commedia, gli affida il ruolo di custode della montagna del Purgatorio che simboleggia la libertà, tanto vagheggiata dallo stesso Catone. Contemporaneo a questo emblematico personaggio latino è Cicerone, celeberrimo letterato della Roma repubblicana: egli considera lo Stato come “l’aggregazione di un gruppo di persone unite da un accordo sui reciproci diritti”; da ciò si denota il desiderio che i cittadini potevano affermarsi come pienamente consapevoli di far parte di uno Stato in cui libertà individuale e il rispetto reciproco, sono valori intrinseci allo stesso. Quella ciceroniana è un’affermazione quanto mai attuale, anlogamente si proietta in epoca quasi moderna, nel corso del Settecento: il movimento illuminista, stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e i diritti imprescrittibili dell’uomo. Rivoluzioni che hanno stravolto i delicati equilibri di un quadro mon-

diale in piena evoluzione come quella francese e quella americana in cui, da un lato, si rivendicano un dispotismo radicato e i privilegi di un ceto aristocratico accentuatamente conservatore; dall’altro, tredici colonie americane intolleranti alla dipendenza dalla madrepatria inglese e ai suoi soprusi. La comune aspirazione di entrambi i grandi movimenti di protesta che la storia ricorda è, ancora una volta, la conquista di una libertà totalitaria. Potrebbe essere interessante analizzare ora un celebre aforisma di Oscar Wilde:

“Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri”

La riflessione dello scrittore irlandese, seppur risalente all’incirca a due secoli fa, può conformarsi perfettamente alle idee contemporanee: nel nostro tempo infatti, l’omologazione è un fenomeno divagante che i mass-media quotidianamente propinano in maniera inarrestabile; ma la libertà è la facoltà di un individuo di disporre, a propria discrezione della propria persona, senza lasciarsi influenzare dai luoghi comuni. In una sua canzone, il cantautore Fabrizio Moro dice di voler sentirsi “libero dalla convinzione che la terra è tonda/ [...] libero dalla paura del futuro/ libero perché ognuno è libero di andare/ [...] e da uomo libero ricominciare/ perché la libertà è sacra come il pane.” La libertà è sacra come il pane. Daniela Bellisario IVBL

L’AMORE PER LE DONNE LO INSEGNANO LE MAMME

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ella nostra realtà quotidiana veniamo sempre più spesso a conoscenza di eventi drammatici: padri che picchiano le figlie perché considerate troppo “indipendenti”, mariti che massacrano le mogli per gelosia, uomini che, riferendoci alla sola Italia, uccidono una donna ogni tre giorni. Ormai questo è diventato un vero e proprio fenomeno, una piaga sociale da sconfiggere, ma di cui non si conoscono pienamente cause e ragioni. Tutti gli uomini sono figli delle donne, ma spesso se ne dimenticano. Senza le donne loro non ci sarebbero e senza le donne la vita stessa non esisterebbe. E allora perché alcuni uomini non prendono consapevolezza di quanto meravigliosa e fondamentale sia la presenza di una donna, ma la considerano semplicemente un “oggetto”e credono di poterne fare ciò che vogliono? Personalmente penso che sia un fattore culturale legato, in alcuni casi, all’educazione che gli uomini ricevono fin da bambini. La prima donna con cui essi vengono a contatto è, ovviamente, la mamma, che dovrebbe insegnare ai propri figli l’amore per le donne, non in maniera astratta, ma nella vita di tutti i giorni. Purtroppo, nel nostro Paese, in tempi non molto remoti,si pensava che avere un figlio maschio fosse una benedizione e che lo si dovesse quasi “ringraziare” e “omaggiare” tutta la vita per essere nato tale. Conosco mamme che hanno venerato e viziato i propri figli facendoli sentire padroni dell’Universo. Il vero problema si è presentato però quando questi bambini, crescendo, sono entrati a far parte del mondo reale rendendosi conto che andava avanti indipendentemente da loro; allora, per cercare un posto all’interno della

società, hanno dovuto usare la violenza e sopraffare gli altri. Ed è noto che un violento ha la tendenza a sfogare le sue frustrazioni sempre contro chi è più debole e indifeso. Con questo non voglio colpevolizzare le mamme, né emettere sentenze contro di loro, dico solo che devono farsi rispettare dai propri figli prima di tutto in quanto donne. Dovrebbero insegnare ai loro “ometti” a fare il bucato, a stirare, a lavare i piatti, per far com-

prendere che queste non sono “mansioni da donna” solo perché lo impone la società; dovrebbero insegnare che non tutto è dovuto ad un uomo, soprattutto non l’amore di una donna, che il rispetto per la donna non è un optional, ma un dovere, che se non si è in grado di apprezzare una donna per le sue qualità, non si è in grado di apprezzare la bellezza del mondo e della vita. Mariangela Del Prete IIIBP

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Specula n°8

...INTercultura LO STAGE CHE INSEGNA L’INGLESE...E A VIVERE

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ome un viaggio di studio tutto english si sia rivelato una lezione di vita” 33,9 %: questo è il tasso di disoccupazione giovanile calcolato nel 2012. La crisi economica italiana ha portato molti neolaureati a trovarsi senza lavoro e a dover considerare inutili i propri anni di studio. Oggi, forse, il requisito principale per poter svolgere un lavoro e intraprendere una carriera è avere una mente aperta al mondo e una capacità di flessibilità notevole. Una delle prerogative in assoluto è la conoscenza di un'altra lingua, oltre a quella madre, per gestire agilmente l’ interazione con tutti. E sicuramente, essendo oggi inglese la lingua più parlata nel mondo, sembra indispensabile la sua approfondita conoscenza. Questo è l'obiettivo proposto dal Liceo Polivalente "Don Quirico Punzi" agli studenti della stessa scuola: grazie ai fondi europei, infatti, il liceo di Cisternino ha dato la disponibilità ai ragazzi di poter aderire a due progetti PON, "First Class" e "To take a step forward", frequentare lezioni gratuite in Inghilterra per quattro settimane ( per un totale di 80 ore di lezione) e, infine, affrontare in modo sicuro il First Exam. Questa certificazione conferisce allo studente una preparazione di livello B2, la quale apre le porte ad innumerevoli possibilità. L’esperienza si è rivelata per i ragazzi non solo l'occasione di prepararsi a fondo per affrontare il First Exam (da non prendere assolutamente sottogamba), ma soprattutto una sfida alle proprie abilità, ai propri limiti e ad un'analitica conoscenza di sè, oltre che della lingua inglese. La permanenza per un mese

intero all'interno della "Bulmersche Court", ex college universitario, ha portato gli alunni ( la cui età oscilla tra i diciassette e diciott’ anni), a essere flessibili , pazienti, indipendenti e maturi in una situazione in cui non è facile esserlo, soprattutto quando si è lontani dalle famiglie, dalle proprie amicizie e dalla propria routine. Indispensabile è stato, in questo senso, l'aiuto dei docenti Annamaria Sicilia, Chiara Suma, Gabriella Ciccarone, Nice Montanile, Mario e Quirico Zizzi, che hanno accompagnato e seguito i trenta studenti durante la permanenza, e dello staff dell' Ardmore School:

“Come un viaggio di studio tutto english si sia rivelato una lezione di vita”

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Dave, il direttore generale, disponibile in ogni situazione, John, direttore degli studenti, sempre incoraggiante, gli insegnanti Kevin ed Annie, con i quali si è instaurato molto più che un rapporto docente-studente, e tutti gli activity-leaders, brillanti, pieni di inziative e, soprattutto, pazienti. I due progetti PON promossi dal "Don Quirico Punzi", hanno sicuramente centrato due obiettivi: sviluppare nei ragazzi la conoscenza e l’uso della lingua inglese e arricchirli sul piano umano. Obiettivi indispensabili per poter affrontare il mondo del lavoro e acquisire una maggiore sicurezza nelle relazioni con gli altri. Giulia Semeraro IV AL


...INTercultura

PROGETTO COMENIUS “Different stories, same values”- 2011/2012 IN GRECIA

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er molti potrebbe risultare una frase tanto banale quanto incomprensibile... Ma per noi, ragazzi che sin dall’anno scorso abbiamo partecipato e continuamo a far parte del progetto Comenius, un’iniziativa che prevede uno scambio culturale basato sul valore dell’ospitalità, è stato il motore, l’energia, lo stimolo che ci ha permesso di continuare a tener ben presente l’immagine della nostra scuola all’interno del progetto “Different stories, same values” nonostante la scomparsa di colei che era e continua ad esserne l’anima: la Professoressa Grazia Cecere! È grazie a lei e alla sua profonda volontà di aprire le porte del Polivalente a studenti stranieri che avrebbero condiviso con noi le loro conoscenza, le fantastiche e sempre vive tradizioni che accomunano vari popoli, la loro amicizia e i loro stili di vita, se adesso noi tutti, il preside e i docenti che hanno vivamente collaborato all’organizzazione dei vari incontri nei quattro Paesi, possono fermamente affermare di aver vinto. Abbiamo principalmente vinto per la Professoressa Cecere, per noi stessi e per mantenere ben issata la bandiera italiana tra quella svedese, tedesca e greca! Le delegazioni facenti parte del progetto sono appunto quattro: l’Italia, la Grecia, la Svezia e la Germania. L’ultimo incontro, avvenuto in Grecia nella settimana compresa tra il 23 e il

30 settembre, ha costituito per gli studenti di ogni delegazione l’ennesima opportunità di ritrovo, di unione, di condivisione di idee, sentimenti ed amicizie! La Grecia ci ha accolti a braccia aperte ed è stato per noi motivo di grande emozione vedere quanto ci tenessero alla nostra presenza. I nostri amici, gli studenti e i professori, ci hanno dimostrato in ogni singolo momento il loro caloroso affetto e mai ci siamo sentiti sottovalutati o poco considerati... Basti pensare a Klitos, il preside della “Vasiliadis School” ovvero l’istituto che ci ha ospitati, Maria e Thanasis i quali ci hanno trattato come fossimo loro amici da una vita intera. Il tema dell’incontro si basava sull’importanza dei valori che accomunano i Paesi membri dell’UE e sul loro sviluppo durante la storia della Grecia Antica. Ognuna delle quattro delegazioni ha preparato un lavoro in cui era ben illustrata l’importanza che ciascuna delle Nazioni attribuisce a fondamentali valori come la democrazia, la solidarietà, l’uguaglianza, la parità dei diritti tra uomini e donne e il ripudio della guerra... Questi lavori sono stati poi condivisi con tutti i membri del progetto e a ciò è seguito un confronto tra noi studenti volto a migliorare le nostre abilità comunicative utilizzando come lingua veicolare l’inglese e a far valere le nostre idee nonostante la nostra opi-

nione potesse essere non accettata da qualcuno con ideali differenti. Questo viaggio è stato altresì un motivo di svago in cui non sono mancate risate, momenti di gioco e divertimento com’è accaduto durante la mattinata trascorsa al mare o la gita ad Edessa e nei tanti momenti di apprendimento, riflessione e confronto. Durante il meeting ci è stata concessa la possibilità di confrontare il nostro sistema scolastico con quello attuato dalla scuola privata che ci ospitava, di conoscere caratteristiche e sfaccettature della cultura greca che giorno dopo giorno hanno rapito la nostra attenzione e il nostro cuore, di consolidare i ben saldi rapporti instaurati mesi prima in Italia, di condividere con i nostri amici momenti ed emozioni che ci hanno reso una vera grande famiglia. È stato meraviglioso vedere come le famiglie ospitanti tenessero a noi, quanto si preoccupassero di rendere perfetto ogni minimo particolare, quanto fossero felici di avere con loro persone che rallegravano e riempivano di vitalità e gratitudine le loro case. Abbiamo riscontrato nel loro comportamento i tipici tratti italiani: il calore, l’affetto, l’esuberanza e la gioia del condividere! Se tutto ciò è stato possibile e a noi ragazzi è stata concessa la possibilità di vivere un’esperienza indimenticabile che ha lasciato un segno profondo nel cuore di tutti noi, dobbiamo sicuramente a qualcuno la nostra riconoscenza. La prima persona a cui si rivolgono i nostri ringraziamenti è il Preside Gennaro Boggia, senza la cui approvazione e disponibilità nessuno, frequentante la nostra scuola, avrebbe potuto unirsi al progetto! Lo ringraziamo altresì per aver condiviso con noi parte del viaggio e per essersi dimostrato comprensivo e cordiale, uscendo talvolta dai rigidi schemi in cui lo si trova invece ogni giorno tra le mura scolastiche; per aver inoltre dimostrato di tenere alle sue idee difendendole con forza e determinazione. Fondamentale per la buona riuscita del meeting è stata la collaborazione della Professoressa Angelita De Pascale la cui disponibilità e gentilezza sono state fortemente apprezzate da tutti noi. Nonostante non fosse con noi in Grecia, siamo partiti con la consapevolezza che alla base del nostro lavoro ci fossero lei e le sue illimitate conoscenze. Grande è stato anche il contributo di Elena Baccaro (5AT) che con la sua disponibilità e competenza ha saputo realizzare il video che ha ben rappresentato il lavoro svolto. Sentiti ringraziamenti sono rivolti alla docente di diritto Anna Francesca Amati sempre pronta a ridere e scherzare, ascoltare le nostre avventure giornaliere e a non arrabbiarsi per qualche nostro gesto, a volte “spericolato”. C’è qualcuno, però, il cui lavoro non sarà mai ripagato abbastanza se non con la riconoscenza, che costituisce la colonna portante del progetto; una persona che ha speso le sue energie per costruire, tappa dopo tappa, qualcosa di grande che recasse prestigio alla nostra scuola. Si tratta del cuore del progetto, colei che essendo presente ad ogni meeting, fa sentire la sua vicinanza a noi alunni in ogni momento: la professoressa Anna Maria Sicilia! Senza i suoi incoraggiamenti, i suoi “dai che siete grandi”, la sua bravura nel farci sentire importanti nel nostro piccolo, il suo entusiasmo e il suo credere nel potenziale di noi ragazzi, quest’esperienza non sarebbe stata tanto entusiasmante! Simona Guarini IIBL

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Specula n°8

L’esperienza del Comenius continua…

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tupendo”. Sicuramente non c’è aggettivo migliore per definire il proseguo dell’esperienza del Comenius che durante l’anno scolastico ha continuato a coinvolgere alcuni ragazzi di tutti gli indirizzi e di tutte le classi del nostro Liceo. Il momento più emozionante, ma anche il leitmotiv, è stato la visione del filmato “Apotheosis of a smile” dedicato alla professoressa Grazia Maria Cecere, il cui sorriso, che da sempre e per sempre costituisce il fulcro del NOSTRO progetto, ci ha ricordato quanto sia bella la vita e, soprattutto, quanto questo progetto sia importante e speciale per lei e per tutti noi. Dopo l’esperienza in Grecia di settembre, nel mese di dicembre cinque alunni, accompagnati dal professore Sandro Crescenza e dalla professoressa Anna Maria Sicilia, sono partiti per prender parte al quinto incontro del progetto. Appena arrivati in Svezia, siamo stati accolti da un paesaggio innevato che ci ha accompagnati per tutta la durata del viaggio, scaldati, però, dagli abbracci e dalla meravigliosa accoglienza delle studentesse e dei professori svedesi precedentemente venuti in Italia. Il tema portante dell’incontro era “Why European Union is important to me?” e a riguardo sono state scritte storie e saggi valutati e in seguito premiati dai professori. A vincere il primo premio assoluto è stata Clara Punzi del 3BT (testo a pagina 2), mentre a ricevere il primo premio per la narrativa è stato Martino Genchi del 3BL. Oltre ai workshop, abbiamo potuto percorrere le vie di Stoccolma, assaporandola in tutte le sue sfaccettature: una città dove le fioche luci e i colori delle case creano, a ridosso della neve, uno spettacolo meraviglioso e magico. Nel mese di marzo l’esperienza si è spostata a Cisternino: dal 5 al 9 Marzo per chi ospitava Greci e Tedeschi e fino al 12 marzo per chi ospitava le ragazze Svedesi. In poco più di una settimana abbiamo potuto vivere una magnifica opportunità, condividendo i lavori multimediali sulla comunanza di valori nelle diverse religioni, sui nostri giochi tradizionali e visitando tre tra le più belle città dei nostri dintorni: Bari, Lecce ed Otranto. Nonostante il tempo scarseggiasse, con un po’ di organizzazione siamo riusciti a realizzare molto, ma soprattutto a divertirci. Avere un’altra persona in casa e dover comunicare esclusivamente in in-

glese è stata un’esperienza di gran lunga interessante e formativa, un’esperienza che è, sotto tutti i punti di vista, un vero e proprio metodo di Apprendimento. È stata una bella occasione non solo per noi ragazzi, ma anche per le nostre famiglie, che hanno imparato ad accogliere, ad affezionarsi, a vivere insieme e ad accettare le diversità degli altri integrandole con le proprie. Ma la storia non è finita qui … Infatti, il 23 marzo otto alunni del Liceo sono volati in Germania per dar vita, insieme ai ragazzi appartenenti alle altre delegazioni, a quello che è stato l’ultimo meeting del progetto! L’incontro ad Essen ha rappresentato per tutti i partecipanti un’occasione per rivisitare tutto il lavoro fatto durante questi due anni e per trascorrere insieme l’ultima, ma non unica, meravigliosa esperienza legata a questo progetto. Ad accoglierci in Germania c’era un clima sereno e quasi festoso! A scuola abbiamo lavorato con un insegnante di teatro che ci ha spiegato come preparare degli sketch che rappresentassero brevemente gli “stereotipi” di ogni popolo europeo. È stato divertente vedere come, in maniera simpatica e talvolta pungente, venivano illustrate le caratteristiche di Italiani, Greci, Inglesi, Francesi, Tedeschi, Svedesi, Polacchi, etc. Fatto ciò, la giornata di giovedì è stata dedicata alla visione del filmato “Apotheosis of a smile” e alla presentazione generale dei lavori svolti da ogni delegazione, che saranno poi caricati in rete, per far sì che tutti possano consultarli e accedere alla piattaforma “Different Stories, Same Values” creata sul Web. È stato bello e al contempo interessante passare del tempo con le famiglie ospitanti e approcciarsi alla loro cultura in maniera totale; rincontrare i ragazzi che avevano partecipato agli incontri nell’anno 2011-2012 ha rappresentato per tutti noi un motivo di gioia immensa e ha fatto sì che ci venisse data conferma di quanto questo progetto sia stato fondamentale per la nascita e il rafforzamento di nuove amicizie che, nonostante la lontananza, continuano ad essere vive e forti nel cuore di tutti. Un ringraziamento particolare per quest’esperienza vissuta in Germania, va a Karina Delzer, l’attenta e sempre molto professionale docente madrelingua del nostro istituto, e alla professoressa Anna Maria Sicilia che, nonostante tutto, è sempre stata presente

INTITOLAZIONE DEL LABORATORIO LINGUISTICO MULTIMEDIALE ALLA PROF. SSA

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GRAZIA MARIA CECERE

l 20 dicembre 2012 gli alunni di tutte le classi, insieme a tutto il personale della scuola, hanno condiviso un momento di riflessione dedicato alla gioia che la prof.ssa Grazia Maria Cecere ha saputo trasmettere alla nostra comunità e della quale tutti noi continuiamo ad avvertire la presenza. Dopo un momento musicale con pensieri e riflessioni degli alunni ed un intervento del Dirigente Scolastico, le è stato intitolato il laboratorio linguistico della nostra scuola.

e pronta a sostenerci nella nostra esperienza! Senza ombra di dubbio è stata una delle migliori occasioni per approfondire la lingua inglese, apprendere nuove lingue e vivere l’interculturalità. Grazie a questo progetto abbiamo imparato a comunicare, a stare insieme e ad eliminare tutti i pregiudizi (se di pregiudizi ce ne fossero) nei confronti dei ragazzi delle nazioni che abbiamo e ci hanno ospitato. Abbiamo imparato a conoscerli e a relazionarci con loro, abbiamo creato nuove amicizie, siamo entrati a far parte di una seconda famiglia. Dire che ci siamo affezionati molto a tutti è poco: la loro dipartita ha creato una “valle di lacrime”. A distanza di mesi si sente la mancanza e c’è la voglia di rivederli e rivivere al più presto la stessa entusiasmante esperienza. A parer nostro rimane sicuramente la più bella e fantastica esperienza che abbiamo vissuto in tutto il nostro percorso scolastico, che tutti dovrebbero fare, poiché porta ad un arricchimento culturale, esperienziale, ma soprattutto personale. Rebecca Scialpi ICP, Simona Guarini IIBL, Simona Sardella IIICP

“GURI I REND NE VEND TE VET”

(“ogni pietra deve stare al suo posto”)

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ono tanti gli emigrati dall’Albania nel nostro paese, dal 1991 ad oggi, ma nonostante tutto, dopo 20 anni, continuano a difendere la propria terra e a sentire un legame indissolubile con le proprie radici. Abbiamo intervistato Diana su tradizioni e usanze albanesi.

D:Qual è la storia dell’Albania? R: L’Albania è stata sottomessa al dominio turco per molti anni, fino al 1912. Durante la II guerra mondiale è stata conquistata da Mussolini e poi è diventata uno Stato comunista fino al 1991, quando ci furono gli sbarchi di massa verso l’Italia. Ancora oggi non è un paese unito e per questo si continua a lottare. D:Quali sono i balli tipici dell’Albania? R: Il ballo tradizionale è il “Napolon”: si balla in coppia, l’uomo indossa un cappello, un pantalone stretto e calze lunghe, mentre la donna indossa un gilet, una gonna lunga e un grembiulino tutto ricamato a mano e durante questo ballo si sventola un fazzoletto, o rosso o bianco. Quello bianco si utilizza nei matrimoni, per indicare la purezza della donna, come in Italia, mentre il fazzoletto rosso rappresenta il sangue e indica il valore della propria terra. D:Quali sono i cibi tradizionali del vostro paese? R: la colazione è molto ricca, il pane accompagna le uova sode, fritte o al burro. Abitualmente, a pranzo si mangia la nostra cosiddetta “minestra” a base di carne con cipolla, sempre

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accompagnata dal pane. Dopo dieci anni, a causa dell’emigrazione, nel mio paese mangiamo anche della pasta. Durante alcune cerimonie, eventi importanti come il matrimonio (i cui festeggiamenti durano una settimana), consumiamo varie porzioni di insalate, patatine fritte e salse. Le carni gradite sono l’agnello, il montone e il pollo. Il fegato è considerato un cibo proibito. Ci sono parecchi tipi di frutta secca (come noci, mandorle, pinoli e nocciole) usati come salse o schiacciate con l’aglio. Il pane del nostro paese è realizzato con grano di mais tagliato a pezzi, mangiato con il formaggio o con il kos. Per chi abita in campagna, in mancanza di strade e macchine, è difficile andare in paese a comperare il pane, quindi si provvede a prepararlo in casa. Il dolce tipico è il Bakllava, composto da quaranta paste sfoglie preparate a mano, con noci e pane grattugiato, macerate per due ore e decorate con lo sciroppo. Si può mangiare dopo tre giorni dalla preparazione e dura un mese. D:Quali sono le feste più importanti in Albania? R: Come in Grecia e in Turchia, a Natale si prepara l’albero, ma i regali che si ricevono si aprono a Capodanno. Il sette Marzo è la festa della maestra, si va ugualmente a scuola, nonostante sia un giorno festivo, però si balla, si recita e si fanno le visite di cortesia alle maestre più care. L’otto Marzo è la festa delle donne, d’altronde come in Italia. Altre feste importanti sono quelle del 28 e 29 novembre. Il 28 si festeggia l’Indipendenza dai Turchi e proprio quest’anno si compiono 100 anni e si festeggia

ovunque. Il 29 novembre si celebra la festa nazionale della liberazione del 1944 dalle truppe nazifasciste. D:Ci sono una o più religioni in Albania? R: Nel mio paese ci sono tre religioni: il 67% sono musulmani, poi ci sono gli ortodossi e i cattolici. D:Cambia qualcosa anche riguardo la scuola? R: La scuola è composta da tre anni di scuola materna, quattro di scuola elementare e cinque di scuola media, ma obbligatori sono solo 9 anni di studio. Se qualcuno volesse continuare gli studi, frequenta quattro anni di scuole superiori (professionali e licei) e poi l’Università. D:Si parla il dialetto? R: Sì,c’è il gek e il tosk. “Gek” sta a significare il dialetto del Nord, mentre “Tosk” quello del Sud. D:Grazie, con quale espressione possiamo congedarci? R:“GURI I REND NE VEND TE VET”: “ogni pietra deve stare al suo posto”, la mia terra è e sarà sempre L’Albania! Cisternino Valeria, Petrelli Rossella ICP


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Specula n°8

A cura del Liceo Polivalente “don Quirico Punzi” di Cisternino (BR) a.s. 2012-13 Bibliografia: • Mafie Origini e sviluppo del fenomeno mafioso di Antonella Colonna Vilasi, Dissensi editore, 2011 • La mafia spiegata ai miei figli (e anche ai figli degli altri), Tascabili Bompiani, 2006 • La speranza non è in vendita, Luigi Ciotti, 2011 • Delibera n. 7 del 04-02-2007 del Comune di Cisternino Oggetto: "Le istituzioni e la legalità contro la piaga delle estorsioni" • Sdisonorate. Le mafie uccidono le donne, Associazione daSud Sitografia: • www.chilhavisto.rai.it • www.antimafiaduemila.com • it.wikipedia.org • www.esercito.difesa.it • news.oria.info • it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Lucarelli • cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadld=ManlioMilani • www.ostuninews.it/operazione-fast-19-arresti-in-provincia-di-brindisi Filmati: • Carlo Lucarelli ,“Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste” Hanno lavorato, del Liceo Polivalente “don Quirico Punzi” di Cisternino: • 3 B Scientifico opzione Scienze Applicate: Antonella Canzio, Domenico Chirico, Antonella Convertino, Rossana D'Errico, Cosimo Moretti, Pietro Pugliese, Clara Punzi, Marco Urso, Gianpiero Vignola • 2 B Scientifico opzione Scienze Applicate: Clarissa Chirulli, Cinzia Moggia, Cosimo Mai, Christian Valente • 2 A Linguistico: Anna Laura Arpino, Giada Biasi, Clarissa Cofano, Vittoria Elia • 4 A Linguistico: Valeria Potenza, Giulia Semeraro • prof.sse: Gabriella Ciccarone, Angelita De Pascale, Anna Amati, Vittoria Magno Indice: 1. Rispondiamo con la poesia all’illegalità (poesia) 2. Vite strozzate (racconto) 3. Sconfiggere la mafia … si può! 4. La mafia non esiste (racconto) 5. Una lunga storia 6. Puglia: sole, mare e mafia 7. Le istituzioni contro le estorsioni e il racket 8. Gli innocenti 9. Lo stivale corrotto

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1. RISPONDIAMO CON LA POESIA ALL’ ILLEGALITÀ Come il ragno arriva in silenzio in un angolo tesse la tela sempre più grande, sempre più forte, sempre più colma di prede. Così la mafia nell’ombra si nasconde, tra la gente penetra, la soccombe. Indistricabile è la sua ragnatela, sempre più colma di prede. Vittime sono persone comuni che amano la vita e lottano per un mondo migliore, che il ragno han voluto sfidare e abbiamo lasciato intrappolare. Son morte per noi, non per straziare altri cuori. Cosa aspettiamo? Non gettiamo parole al vento. Agiamo! Se vogliamo evitare altri orrori. Dobbiamo uscire dal passato, per ritrovarci in un futuro rivoluzionato. Dobbiamo farlo noi. E subito. Perché la storia sa andare avanti da sola, ma il nostro compito è guardare lontano.

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2. VITE STROZZATE

o sempre pensato che il mio ruolo non fosse quello che mi avevano attribuito. Ho sempre pensato di avere più importanza di quella che tutti mi davano. Io non ero un semplice soldato, dedito al silenzio rassegnato e all’obbedienza, come tutti gli altri ragazzi. Io ero e sono molto più di questo. Io merito di più. Io sono obbedienza, silenzio, minaccia, consenso, forza, abilità, responsabilità. Ma, prima di tutto, io sono rispetto. Una persona il rispetto se lo deve guadagnare e il costo è sangue, sudore, paura e coraggio. Paura e coraggio. Una l’opposto dell’altro, ma inseparabili. Da soli sono solo vigliaccheria. Assieme sono potenza. Avevo paura quando mi mandarono per la prima volta lì, in quel posto buio e sinistro, dove l’odore acre della stanza umida si mischiava al ronzio delle macchine che lavoravano incessantemente. Avevo paura quando varcai la soglia e consegnai il pacchetto all’uomo robusto che fumava un sigaro e mi guardava con l’aria di chi la sa lunga. Avevo paura quando mi diede una pacca sulla spalla e mi sorrise satanico, con la bocca che, invece di distendersi amichevolmente, si dischiuse in un ghigno. Ma avevo molta più paura del boss. Se non avessi fatto ciò che mi ordinava, la sua furia sarebbe stata potente, troppo potente da sopportare. Era questa la mia paura più grande. Era questa la paura che mi rendeva coraggioso. Mi facevo forza e, anche se il cuore mi batteva all’impazzata e una voce nella mia testa mi scongiurava di scappare, io andavo avanti e facevo il mio lavoro. La mia paura è la mia forza. Una volta assegnatomi un lavoro non potevo più tirarmi indietro. L’avevo giurato sull’immaginetta della Madonna dell’Annunziata, il giorno in cui mi avevano “portato”, ed ero diventato un “uomo d’onore”, due anni prima. Mentre l’immaginetta bruciava tra le mie mani, bagnata del mio sangue, avevo formulato un giuramento: quello di assoluta fedeltà e obbedienza al “clan”, altrimenti sarei bruciato come l’immaginetta santa. Ogni volta che ti assegnavano un compito guadagnavi dei punti. Più alto era il tuo punteggio, più eri rispettato. Io ne avevo trentadue. Sudore, coraggio, paura. Il trinomio inscindibile che mi perseguitava. I compiti che mi affidavano non erano molto pericolosi, per la mia giovane età: qualche consegna mi procurava solo un punto; qualche rapina tre punti, cinque se vicino ad una caserma; tre punti per aver forzato con successo un posto di blocco e uno per ogni anno d’attività. Ma quello che ti fruttava più di tutti era il carcere: la tappa fondamentale e inevitabile. Non era una cosa negativa, no, era piuttosto un percorso obbligato, accolto come un apprendistato, utile per la “carriera”. Il carcere valeva dieci punti, più altri dieci se ti facevi rispettare al suo interno. Alcuni miei amici si facevano arrestare appositamente. “Ho già deciso la mia vita, questa è la mia strada”, dicevano. Io ero forse l’unico tra loro che non sapeva ancora se quella fosse o meno la strada giusta. Mi esaltava il rispetto che tutti mi rivolgevano, mi piaceva girare per le strade e vedere che tutti mi guardavano e mi consideravano uno di loro. Ma, a parte questo, odiavo quello che mi ordinavano di fare. Odiavo consegnare quei ripugnanti pacchetti, pesanti come un macigno sulla mia co-

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Specula n°8

scienza. Odiavo girare per le strade con una pistola nascosta nei calzini. Odiavo dovermi guardare attorno circospetto ogni qualvolta uscivo da un luogo o semplicemente ogni volta che camminavo per la strada. I poliziotti erano dappertutto. Dovevo depistarli. Dovevo sembrare innocente, un ragazzo come tanti, per non creare sospetti. Ma non era facile. La paura era sempre in agguato, come un gatto nascosto tra le foglie che, senza farsi vedere, punta il suo nemico e si avvicina quatto quatto per poi procedere all’assalto. Il nemico ero io. Era a me che la paura tendeva l’agguato, continuamente. Il pallore mi assaliva, le labbra mi tremavano e gli occhi si spalancavano. Non sempre era facile dissimulare questa reazione, alla vista delle forze dell’ordine. Ma era minacciare la cosa che odiavo di più. Da poco ero entrato nel giro dei “grandi” e il mio lavoro si era fatto più difficile. Adesso toccava a me, assieme ad altri due compagni, riscuotere il denaro che i debitori rifiutavano di restituire. Dovevamo minacciarli, picchiarli, intimidirli, obbligarli, farli piangere e supplicare. Dovevamo essere duri, fermi nella nostra posizione. Io non sempre ci riuscivo. In cuor mio desideravo fuggire da questa situazione. Avevo un biglietto del treno nascosto nel taschino della giacca. Per ogni evenienza. Ma non avevo coraggio. La paura era troppa questa volta. Loro mi avrebbero trovato, dovunque fossi. Volevo un mondo migliore, senza violenza e delinquenza. Volevo esser libero di far tutto quel che desideravo, di studiare, di giocare, di ridere e scherzare. Volevo vivere normalmente, come i ragazzi che vedevo in tv, nei film americani. Paradossalmente, invece, mi trovavo catapultato in questa situazione senza via d’uscita, incastrato in una vita che non mi apparteneva, che non avevo scelto io. Io c’ero nato lì, non era colpa mia se ero diventato così. Era colpa loro. Loro avevano scelto al posto mio. Loro mi impedivano di vivere, di sognare. Loro non si erano mai chiesti cosa volessi fare della mia vita, se volessi studiare legge o medicina, se volessi diventare giornalista o musicista, se volessi farmi una famiglia o meno. Loro erano la mia famiglia, io dovevo solo obbedire. L’ultima cosa che mi ricordo è quella casa, l’uomo, il mio compagno che gli puntava la pistola sulla fronte e poi, all’improvviso, altri due o tre uomini usciti da chissà dove. Pistole. Rumore. Sangue. Grida. Dolore. Buio. Luce bianca. Vuoto. Era troppo tardi adesso. Il mio biglietto sarebbe rimasto nel taschino. Il treno era già passato.

3. SCONFIGGERE LA MAFIA … SI PUÒ!

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La testimonianza di G.A, parente di una vittima deceduta per mano di un pregiudicato vicino agli ambienti della SCU

timolare la coscienza ed il buon senso. Uno degli obiettivi primari che G.A., una donna della nostra terra, si è prefissa di trasmettere al figlio. E che vorrebbe potessero raggiungere tutti i giovani italiani. Una premessa di grande valore per introdurre la sua storia, una vicenda densa di dolore e disperazione. Un passato da piccolo consumatore di droghe leggere quello del marito, ma che esemplifica la situazione di molta gente del Sud Italia, costretta o indotta a dover affrontare un nemico troppo, troppo potente. Un mostro che devi fronteggiare a testa bassa. Che la giustizia avrebbe dovuto stanare già al primo tentennamento, perché esseri come lui lasciano una scia di sofferenza così marcata che la si potrebbe scorgere da chilometri. Una traccia contagiosa che spinge, per vendetta, a compiere gesti altrettanto violenti. Un inutile circolo vizioso che va stroncato sul nascere. Proprio come ha fatto A. G. la quale, nonostante la sua collezione di pesanti batoste, è riuscita a trarre il vigore necessario per non lasciarsi sedurre dal dominio dei nostri “uomini d’onore”. Seppur senza l’appoggio di molti compaesani si è fatta forza non per sopravvivere, ma per poter continuare a vivere, in particolare per aprire a suo figlio le strade di un mondo migliore rispetto a quello che lo ha privato di un padre. Parliamo di un omicidio avvenuto nel 2001 nei pressi di Ceglie (Br) a causa di un movente banale, a tal punto da apparire ridicolo a distanza di anni. L’uomo venne infatti assassinato da un pregiudicato ostunese per avere ospitato la sua convivente una notte in cui ella era stata sbattuta fuori casa in seguito ad un litigio. I giudici non sono stati in grado di delineare chiaramente la posizione dell’omicida. Certo è che tra i suoi più cari amici vi erano degli affiliati della Sacra Corona Unita. Per gente dal grilletto facile compiere deliberatamente gesti di tale portata non è altro che un motivo di sfogo. Queste sono persone contro le quali bisogna combattere e non contrattare, rifiutando privilegi squallidi e meschini. Il denaro non deve essere la ragione per vendere la propria anima e quella degli altri, perché averne troppo rende ugualmente infelici, come ci confida A.G. Ma i punti deboli che vincolano l’esistenza di tutti noi sono molteplici: svogliatezza, avidità, egoismo … ed è esattamente agendo su di essi che la mafia riesce ad attrarre nella sua rete tanti giovani incoscienti, desiderosi di una vita più agiata, all’insegna del lusso e del potere di comandare e decidere su tutto, persino sulla vita stessa delle persone. Dopo secoli di convivenza, ci si augura che sia finalmente giunta l’ora di porre fine all’egemonia mafiosa, la quale, contrariamente a ciò che molti credono, è assai diffusa e radicata sul territorio italiano, non solo nelle regioni meridionali. Episodi come quelli menzionati in questo capitolo se ne contano a bizzeffe. Possibile che non riusciamo ancora a renderci conto di quanto grave sia la situazione della nostra quotidianità? Secondo l’intervistata, il problema è proprio questo: se davvero vogliamo liberarci dalla schiavitù degli “uomini d’onore” perderemmo solo tempo aspettando una chissà quale grandiosa arma in grado di dissolvere la criminalità organizzata. L’unico mezzo che realmente può fornire un contributo decisivo è la presa di coscienza della realtà. Cambiamo la nostra mentalità e rendiamoci liberi.

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4. LA MAFIA NON ESISTE: DI PARADOSSO IN PARADOSSO

a mafia non esiste. Se ti giri e ad un certo punto la serranda del tabaccaio è un buco in fiamme, fai finta che quel negozio non esista. Se in mezzo alla strada, mentre cammini, trovi due tipi che si scambiano una busta e del denaro, dimentica le loro facce: loro non sono mai stati lì, loro non si sono mai incontrati, loro non si conoscono. Se poi trovi delle donne sulla strada di notte, devi far finta che loro siano felici. Se la polizia o i giornalisti hanno dei dubbi e ti chiedono qualcosa, devi dire che lo fanno tutte per scelta. E no, assolutamente, tra loro non ci sono minorenni! Dicono che la nostra mafia non sia molto importante. Cosa fanno, dopotutto, i nostri mafiosi? Estorsioni ai negozianti e ai commercianti, spaccio di droga, traffico di armi, sfruttamento della prostituzione. In genere, però, sono piccolezze. Non toccano i bambini, dicono, non uccidono nessuno. Voci che circolavano anche l'anno scorso, quando Melissa Bassi fu ammazzata da una bomba piazzata davanti alla sua scuola. Sono uomini d'onore. Aiutano la gente, sono benefattori. Non attentano mica alla vita dei magistrati o della gente innocente. La Sacra Corona Unita non è mafia, la mafia non esiste in Puglia. La mafia è in Sicilia, quelli sì che sono violenti. Qui invece? Cosa vuoi che facciano? Ormai sono tutti in carcere, non ci sono capi, è solo microcriminalità. E' così che mi tranquillizzo. Abito al quarto piano di una palazzina. Sotto di me, il tabaccaio ha sempre il sorriso nonostante la bomba appena esplosa di fronte al suo negozio. Alla finestra, alla mia destra, la signora che di notte è sulla strada piange, struccata, con suo figlio in braccio e un occhio nero. Alla mia sinistra c'è sempre quel ragazzo in canottiera con le narici sempre più grandi e gli occhi più dilatati. Conta freneticamente i soldi. Sopra di me abita un benefattore. Il benefattore che , per diritto, rivendica i soldi del tabaccaio. Il benefattore che ha trovato lavoro alla mia vicina e al mio vicino. Grazie a lui, la donna dà da mangiare a suo figlio di due anni. Quel ragazzo in canottiera ha abbastanza soldi per vivere ed evadere attraverso quei pochi grammi di polvere che gli dà. Si, è polvere. Non è cocaina. E' farina. E quell'occhio nero della mia vicina, se l'è procurato perché è caduta dalle scale, come il tabaccaio. Chi abita sopra di me è un benefattore, un uomo buono, che dà lavoro e, a volte, chiede i soldi che gli spettano. Il benefattore non ha mai ucciso per voglia di farlo. E’ solo un tipo nervoso. Capita a tutti di voler uccidere qualcuno, perché non ci ha portato rispetto. Lui punisce, perché ha saldi principi. E' coerente con quello che pensa. Io lavoro con quella donna e quel giovane è il mio ragazzo. Ma non posso stare con lui per ora, perché faccio la vita. Sono parte di questo sistema. So come vanno le cose, tra questa microcriminalità. Non è più SCU, non ci sono più riti iniziatici e i minorenni fanno i lavori migliori. Questi poveri ragazzi, che non hanno un posto di lavoro, se lo trovano così, vendendosi e vendendo droga, spaventando la gente, in cambio di una cinquanta e di altra droga... perché quella non basta mai. Guardandomi allo specchio vedo una prostituta. Il benefattore mi aveva promesso un lavoro ed eccolo. Ormai confondo il giorno con la notte. Non potevo rifiutare di vendermi, mi avrebbero uccisa e io voglio vivere ancora. La paura della morte porta all'omertà, alla crudeltà, all'egoismo. Potrei uccidere qualcuno, pur di non essere uccisa. No, lui non è un benefattore. E' il referente della mia sporca città. è il tiranno che non si sazia mai nel vederci ridotti a bestie. Come lui ce ne sono altri a Mesagne, a Brindisi, a Ceglie, a Ostuni. Ovunque nel Salento c'è un uomo che parla per il capo. Al capo va tutto il denaro sporco che ricicla in quel bel ristorante sul mare. Oppure ci costruisce una bella strada, grazie alle agevolazioni di appalto che qualche politico gli ha regalato in cambio di voti. E’ il mio datore di lavoro. Lui è il burattinaio, io la marionetta. Avrei potuto ribellarmi. Come quella ragazzina a Fasano. Si è fatta bruciare viva, pur di non vendersi come sua sorella. E nonostante le sue grida e le testimonianze in punto di morte, ufficialmente è considerata una suicida. Si è riempita d'alcool e si è data fuoco. Ma ha avuto abbastanza tempo per coprirsi la faccia con le mani. Poi dicono: "Denunciate, lo Stato vi aiuterà". Ma neanche lo Stato crede alle nostre denunce. Quando le istituzioni non aiutano i cittadini, arrivano i mafiosi a darci una mano. Ma si fanno pagare caro. Si fanno dare l'anima. Che il diavolo se la porti via la mia anima, ormai non esiste più. Sono svuotata nella mia dignità. Il mio ragazzo deve uccidere una persona, domani. Uno che ha alzato troppo la testa. Si compirà un rito che ormai conosco a memoria: "Pensi di essere più furbo di me, ma io te la faccio pagare. Tu non sa con chi hai a che fare". Tutto ieri ho pianto per il mio ragazzo e ho riflettuto a lungo. Ci vorrebbe un'altra operazione "Mediana". Un'operazione che arresti centotrenta e rotti referenti e capi, per restituirci la dignità di essere uomini e donne. Che mi restituisca il diritto di essere giovane e con una vita davanti. Che doni al tabaccaio la sicurezza di non dovere denaro a nessuno, di non provare costantemente la paura di sentire una bomba che spacchi la serranda del suo negozio. Che salvi il mio ragazzo dall'accusa di omicidio. Che doni un futuro al figlio della mia collega. Ci vorrebbe un altro mondo. Una Puglia che parli. Una Puglia che bandisca anche il solo atteggiamento mafioso, capace di sbaragliare anche la microcriminalità, un'appendice terribile dei grandi progetti mafiosi. Una Puglia dove non si miri principalmente ad arrestare i "boss", ma anche i referenti minori come il mio. Ci vorrebbe un altro mondo. Continuo ad avere speranza. Ma domani il mio ragazzo userà per la prima volta una pistola e darà anche una lezione al tabaccaio. La mia vicina mi fa cenno. S'è fatta notte. Dobbiamo andare a lavorare. Muta. La mafia non esiste.

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5. UNA LUNGA STORIA

l sole calava su Palermo il lunedì di Pasqua dell’anno 1282, quando un agguerrito gruppo di siciliani, carichi di grinta e determinazione, proruppe in una storica sommossa finalizzata a smorzare il potere che gli Angioini stavano consolidando sul loro territorio. “Morte Alla Francia Italia Anela” è il motto che risuonava negli animi dei rivoltosi, lì dove per “Francia” erano genericamente intese le truppe del re Carlo d’Angiò, mentre “Italia” era il nome che all’epoca designava la zona meridionale della penisola, in particolare la Sicilia. Se analizziamo il motto, si osserva che, collegando le lettere iniziali delle parole che lo costituiscono, si ottiene niente di meno che il termine “mafia”. A questo punto vi starete chiedendo se si tratti di un puro caso. La risposta è no: a quell’epoca, ma soprattutto in quel territorio, il potere costituito era talmente debole nel Sud d’Italia che ad assicurare un minimo di ordine e giustizia fra i cittadini erano proprio i mafiosi, i quali esercitavano la loro autorità illegalmente. Ma a dispetto dell’intento benevolo delle origini, gli sviluppi della storia hanno convogliato le organizzazione mafiose verso strade ben più oscure. Potremmo affermare che la situazione attuale ha in comune con quella originaria solamente la forte tendenza all’illegalità, che però a sua volta ha raggiunto livelli sempre più esorbitanti col passare degli anni. La mafia è quindi passata dalla difesa dei diritti dei contadini a quelle delle prerogative delle classi dominanti, incapaci di esercitare dovunque il proprio potere dopo l’indipendenza ottenuta nel1861. Da allora la situazione è andata degenerando. La mafia ha proceduto indisturbata anche verso un’opera di “modernizzazione”, infiltrandosi in nuovi settori economici come lo spaccio di droga, la speculazione edilizia e il racket nel commercio. In quel contesto cominciarono anche a scatenarsi le sanguinose lotte fra cosche mafiose per il controllo dei territori e allo stesso tempo per l’individuazione di nuove regioni da assoggettare. Tra queste, la Puglia. Qui la criminalità organizzata ha cominciato a esercitare la sua influenza solo a partire dagli ultimi decenni del Novecento. Se non ha mai raggiunto la stessa potenza, soprattutto a livello strutturale, delle altre mafie (Cosa Nostra in Sicilia, la ‘Ndrangheta in Calabria, la Camorra in Campania), non di certo la mafia pugliese, la Sacra Corona

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Specula n°8

Unita, va considerata meno pericolosa. Il primo tentativo di innesto di mafie risale al 1981, quando il boss camorrista Raffaele Cutolo riuscì a fondare la Nuova Camorra Pugliese che però attecchì soprattutto nel foggiano. Successivamente anche la ‘Ndrangheta decise di espandersi in Puglia e la notte di Natale del 1983, nel carcere di Trani, il mesagnese Giuseppe Rogoli ottenne il permesso per fondare la SCU. Ad intralciarla in partenza interviene una lotta durata tre anni per un conflitto di interessi fra Rogoli e il suo braccio destro, Antonio Antonica, ucciso con due colpi di fucile nel proprio letto in ospedale. In seguito la SCU ha continuato a espandersi, anche se non in modo particolarmente significativo, e ha raggiunto il massimo sviluppo con le famiglie Buccarella e Donatiello. In diverse occasioni alcuni suoi affiliati si sono dissociati, dando vita a nuove organizzazioni minori, come ad esempio la Sacra Corona Libera e la Remo Lecce Libera. Oggi in Puglia la criminalità organizzata ha una struttura decisamente disomogenea e si mostra relativamente fragile agli occhi delle forze dell’ordine. Tuttavia, questo non basta a limitare le conseguenze sul territorio, probabilmente a causa della reciproca debolezza manifestata dalle forze dell’ordine stesse, le quali però hanno comunque tentato di arginare il fenomeno attraverso le operazioni Salento, Primavera e Poseidon. In realtà non si può nascondere che l’illegalità diffusa è un dato di fatto in tutta la regione.

6. PUGLIA: SOLE, MARE E MAFIA

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a mafia inizialmente nasceva come forma sostitutiva di governo che, anche se in modo illegale, voleva portare ordine in una società alquanto disordinata. Col tempo, però, ha cominciato a colpire altri ambiti sociali tanto che oggi con la parola “mafia” intendiamo il traffico di droga, l’ecomafia, l’usura, la prostituzione e il gioco d’azzardo. Il termine ecomafia generalmente indica le attività illecite di imprese private e amministratori locali, i quali compiono reati ambientali con lo smaltimento illegale di rifiuti tossici o di scorie nucleari nell’ ambiente. In particolare, sappiamo che la Puglia è una delle regioni più colpite dall’ecomafia. Un esempio molto vicino a noi è quello della “Murgia Violata” , verificatosi a Bari nell’ aprile del 2002. Dopo un incendio nella discarica abusiva di Santeramo in Colle, le forze dell’ ordine hanno iniziato ad indagare sulla questione scoprendo che nei territori baresi, destinati alla coltivazione di prodotti agricoli, venivano in realtà smaltiti diversi prodotti provenienti dal centro nord dell’ Italia. Le ricerche sul traffico illecito di rifiuti hanno portato all’ arresto di sei persone. Il traffico di droga è un sistema per la vendita illegale di sostanze stupefacenti ed è una delle attività principali di cui si occupano i diversi gruppi mafiosi. Sappiamo che la 'Ndrangheta ha iniziato a praticare quest’attività negli anni settanta e si è ingrandita tanto da conquistare il monopolio del traffico di cocaina nell’Europa. Mafia e usura possono sembrare due termini scollegati, ma in realtà sono fin troppo in relazione tra loro, più di quanto possiamo realmente immaginare. L’usura impone prestiti e tassi d’interesse elevati, spesso considerati illegali, che portano il debitore ad accettare qualsiasi compromesso pur di salvarsi la pelle. Risale al 26 ottobre, a Foggia, l’arresto di 14 uomini colpevoli di usura e droga. In quell’occasione sarebbero emersi anche casi di violenze sessuali che coinvolgevano gli stessi 14 mafiosi. Anche dottori, commercianti e professionisti molte volte si ritrovano a chiedere piccoli prestiti a intermediari finanziari, i quali sono collegati a cosche mafiose che richiedono tassi d’interesse superiori al cento per cento. I pregiudicati pedinano e spiano la vittima tanto da arrivare a proporre compromessi estremi, come uccidere, se la situazione non si evolve a proprio vantaggio. Ma non finisce qui. La mafia è strettamente collegata anche alla prostituzione. A Brindisi la criminalità albanese, collegata alla SCU, agisce a largo raggio nello sfruttamento della prostituzione. Essa è controllata da rumeni e italiani i quali tendono ad allargare i propri affari entrando in conflitto con altre organizzazioni. La mafia albanese gestisce nella nostra Puglia diversi forme di prostituzione: la prostituzione negli hotel, nelle case pubbliche, in strada, in caffetterie e ristoranti, negli appartamenti e nelle istituzioni statali. La mafia, negli ultimi tempi, ha ampliato il proprio raggio d’azione spostandosi anche sul gioco d’azzardo illegale che, a livello nazionale, fattura circa 10 miliardi annui. Ben 41 clan vedono nel gioco d’azzardo un terreno fertile per i propri guadagni o spesso una maschera plausibile per le proprie entrate. La guardia di finanza ha sequestrato attività in cui si gestiscono scommesse e arrestato numerosi affiliati alla Sacra Corona Unita. A seguito dell’operazione Fast, portata a termine nel marzo 2013 in tutta la provincia di Brindisi, sono stati ammanettate diciannove persone legate alla S.C.U. Il materiale sotto sequestro si quantifica in quote societarie, beni mobili ed immobili con un valore pari a 3,6 milioni A seguito dell’operazione Fast, portata a termine nel marzo 2013 in tutta la provincia di Brindisi, sono state ammanettate diciannove persone legate alla S.C.U. Il materiale sotto sequestro si quantifica in quote societarie, beni mobili ed immobili con un valore pari a 3,6 milioni di euro e ad una somma di denaro di 19.553.00 euro, profitto del reato. Un giro di affari incredibile!

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LE ISTITUZIONI CONTRO LE ESTORSIONI E IL RACKET L’esempio virtuoso di Cisternino

l nostro è un paese dal tessuto sociale sostanzialmente sano e nei dintorni ci considerano quasi un'isola felice". Con queste parole il presidente del Consiglio Comunale di Cisternino ha aperto il dibattito consiliare tenutosi ieri 4 febbraio 2007 per discutere recenti episodi di estorsione perpetrati ai danni di operatori economici locali. Nonostante la provincia di Brindisi, in cui ricade il nostro territorio, combatta da tempo contro racket ed usura che rappresentano, come ha affermato il senatore X ospite dell'assemblea, "il primo anello della catena alimentare della criminalità organizzata", fenomeni di illegalità di questo tipo a Cisternino sono stati sempre limitati ed abbastanza circoscritti. Proprio per questo forte è stata la reazione dei cittadini e dell'Amministrazione comunale impegnati nella tutela della legalità nell'intento condiviso di assicurare un corretto sviluppo civile ed economico alla comunità. Per favorire la partecipazione dei cittadini, il consiglio comunale si è svolto domenica mattina in una sala della Scuola Materna “Giannettino”, storicamente “il cuore pulsante di Cisternino”. Il Consiglio Comunale è stato così il simbolo della solidarietà espressa dalle istituzioni verso le vittime delle estorsioni. L'obiettivo dell’ iniziativa è stato quello di opporsi con fermezza a qualsiasi pretesa dell'estorsore "di turno" e di aiutare chi è vittima di questo fenomeno. Ricordiamo che sul territorio brindisino si sono moltiplicate le associazioni antiracket ed esiste anche una legge che aiuta chi denuncia. Da qualche anno la criminalità organizzata ha modificato la sua strategia facendosi pagare meno, ma da tutti. Per questo è necessario “spronare” i cittadini a reagire e affidarsi alle istituzioni. Il consiglio comunale ha ottenuto ottimi risultati. Infatti, grazie alle denunce delle

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vittime, dopo anni di inferno, la polizia ha arrestato i due estorsori che si erano illusi di poter continuare a vivere sulle spalle di alcuni lavoratori di Cisternino. Tra questi il titolare di un panificio, un ristoratore e il gestore di un bar, costretti a pagare ai due malviventi somme di denaro per soddisfare i loro interessi personali. Discutere, aprirsi, cercare di abbattere la disoccupazione sul territorio (proprio tra chi non ha lavoro la criminalità organizzata ingaggia la propria manodopera), interagire senza tener conto dello schieramento politico di appartenenza, accrescere la presenza sul territorio delle forze dell'ordine, diffondere la cultura della legalità anche attraverso l'operato di "agenzie educative”, la scuola innanzitutto.

8. INNOCENTI Il sequestro di Marzio Perrini

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no dei primi crimini mafiosi che ha scatenato molta preoccupazione nel centro brindisino, esattamente a Fasano, é stato il caso di Marzio Perrini, titolare, con il fratello Florindo, di una azienda agro-industriale locale avviata intorno al 1988. Ogni giorno alle 5 del mattino Perrini scendeva di casa per raggiungere la sua auto e dirigersi verso il luogo di lavoro. Ma il 28 dicembre 1988 fu aggredito e rapito da una banda che lo fece salire nella propria auto per poi fuggire. Sua moglie, che ancora era a casa, sentì delle urla e si precipitò fuori per vedere cosa fosse accaduto: non trovò altro che una scarpa malconcia e gli occhiali semidistrutti di suo marito. Naturalmente, l’idea di un rapimento spinse la donna a chiamare affrettatamente i carabinieri i quali, successivamente, trovarono per strada poche tracce lasciate dai rapitori. Il signor Perrini è stato vittima del primo sequestro di persona nella storia del brindisino. Rapito sotto casa alle prime luci del mattino, l’imprenditore fasanese fu rilasciato l’11 luglio dell’89, dopo una dura prigionia trascorsa in una tenda con catene ai piedi e al collo e che gli è costata la mutilazione di un pezzo del lobo dell’orecchio sinistro. La sua azienda era specializzata nella trasformazione e nell' import-export di prodotti agricoli, come carrube e mandorle, destinati all' alimentazione animale ma anche alle case farmaceutiche. Un'azienda che era stata in grado di conquistarsi un posto nel mercato italiano e estero probabilmente non faceva comodo alla criminalità organizzata di Fasano e della zona. L’adolescenza bruciata di Palmina Martinelli

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bella, intelligente, un fiore cresciuto nel fango. Il suo sogno è quello di sposarsi per fuggire via dall’ambiente fatiscente in cui viveva. Palmina è piccola, ingenua e si innamora di Giovanni Costantini che, con il fratellastro Enrico Bernardi, procacciava ragazzine per avviarle alla prostituzione. L’11 novembre del 1983 Palmina Martinelli esce di casa e incontra Bruno, il quale si sospetta abbia messo voci false su di lei, calunnie accendendo un’aspra discussione. Il Padre la raggiunge sul posto riportandola a casa. Alle 16.25 rincasa il fratello maggiore, Antonio. Entrando coglie un odore di bruciato e dei lamenti provenire dal bagno dove scopre la sorella in piedi sul piatto doccia del bagno: il corpo è avvolto dalle fiamme. Palmina sta cercando di salvarsi, ma la mancanza d’acqua rendono vano ogni suo tentativo. Sia al giudice Nicola Magrone che ai carabinieri la vittima riferì con lucidità i nomi dei suoi carnefici che, dandole fuoco, avevano voluto punirla per essersi rifiutata di prostituirsi. Ecco alcuni drammatici passi delle sue dichiarazioni: - “Chi ti ha fatto del male?”- “Giovanni, Enrico” - “Puoi dire anche il cognome di queste persone?”- “Uno Costantino. L’altro non lo so” - “Cosa ti hanno fatto queste persone?”“Alcol, fiammifero”. Palmina, però, non venne creduta per via del suo stato e della sua fragile condizione sociale. Così il caso fu archiviato come suicidio. Giovanni Costantino, uno dei due uomini indicati da Palmina, era il ragazzo di cui lei era innamorata. All’epoca dei fatti egli aveva 19 anni. L’altro uomo, Enrico, era il fratellastro di Giovanni e aveva costretto una delle sorelle maggiori di Palmina, Franca, a prostituirsi. Come Enrico con Franca, anche Giovanni stava tessendo la sua tela intorno a Palmina. Pochi giorni dopo le sue dichiarazioni, il 2 dicembre, la ragazza morì. Il 22 dicembre 1983 la Corte d’Assise di Bari assolse Costantini e Bernardi per insufficienza di prove. I due, però, vengono condannati a 5 anni per sfruttamento della prostituzione di altre donne (tra cui Franca Martinelli). Palmina finì per esser ritenuta una suicida che in punto di morte aveva voluto calunniare dei ragazzi per una macabra intenzione di far loro del male. Da vittima

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Specula n°8

divenne colpevole. Oggi l’associazione Libera chiede a gran voce di riaprire il caso e di fare giustizia. Il 23 aprile 2012 a Fasano, il paese da cui Palmina non riuscì a fuggire, è stata intitolata una piazza in suo onore. Un riconoscimento importante per mantenere almeno viva la memoria e per continuare a combattere. I colpevoli della sua terribile morte non hanno un volto per i giudici del suo processo. Palmina è una vittima innocente e rischia di non essere rispettata ancora una volta. Ma quello che la società civile oggi chiede è che Palmina abbia almeno una dignità processuale da morte per omicidio; perché di questo si trattò, di un ennesimo caso di violenza per mano degli uomini a discapito delle donne. Un reato, questo, in costante aumento in Italia, paese giudicato civile, solo a parole. Se si viene a conoscenza di tragici episodi simili a quello di Palmina, allora non possono che sorgere dei dubbi... L’appello che proponiamo sta nel ricordo di un’ adolescente uccisa in circostanze tragiche proprio negli anni più belli della sua vita.

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9. LO STIVALE CORROTTO

ontinuiamo a chiamarli misteri. Ma non lo sono. Sono segreti. I misteri sono cose di cui non sai la verità. I segreti sono cose che hanno la verità in un cassetto. Basta aprirli”. Così recita in un’intervista su Raitre Carlo Lucarelli, uno scrittore che ha dedicato importanti saggi al bollente tema dell’illegalità e si è occupato dei disastri più bui della nostra nazione. Fra i reati che vengono commessi nel nostro Paese solo in una piccola percentuale la verità giudiziaria coincide con la dinamica effettiva degli eventi. Ed è questo dettaglio a rivelare l’anello debole della catena che dovrebbe apparire ai nostri occhi come un sostegno: la giustizia. Sì, la giustizia in Italia: un sistema mediocre che si preoccupa di additare un colpevole piuttosto che comprendere le reali intenzioni del gesto. La conseguenza è molto spesso la stessa. Il caso non viene risolto. Rimane lì. A marcire col tempo. Un caso esemplare è la strage di Piazza Fontana dove, nonostante si conoscano gli artefici ed i moventi, non scaturisce una decisa presa di posizione da parte dello Stato, il quale preferisce tacere anziché urlare a voce alta la verità. Un silenzio che pesa su gente come Manlio Milani, presidente dell’Associazione Casa della Memoria dei familiari uccisi in piazza della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974, giorno in cui si spense sua moglie. L’illegalità è concreta, reale. Ma viene snobbata per paura di dover fare i conti con un essere troppo grande, troppo sofisticato, troppo aggrovigliato, in cui gli italiani hanno ben imparato ad avvilupparsi, con la conseguenza di vederlo trasformato così in qualcosa di astratto e fantasioso. Lo scopo primario del nostro lavoro è tentare di far rinascere in tutti noi una coscienza responsabile che ponga fine alla parola silenzio, che squarci il velo su fatti apparentemente invisibili ma assolutamente evidenti. Una coscienza che inneggi alla lotta giornaliera contro brutalità avvolte da un alone di mistero. Anzi di segreto. “La speranza è la tensione della vita che si fa progetto. Ogni persona spera, e non potrebbe fare altrimenti, perché ogni esistenza è iscritta nel “registro” del possibile. Se togli alla vita la speranza, le togli il suo elemento, l’aria che respiri, la terra su cui cammini.” da “La speranza non è in vendita” di Luigi Ciotti, Giunti edizioni GruppoAbele, 2011

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SCUola APerta L’emozione della storia Quinta BP e quinta CP del nostro istituto in visita al Sacrario Militare dei caduti d’oltremare di Bari

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ari, 23 marzo, ore 10.00. Tre squilli di tromba annunciano il nostro omaggio ai caduti del Sacrario Militare. Quando, subito dopo, partono le note della celebre “Canzone del Piave” l’emozione è tanta; forse è la prima volta che la storia ci emoziona davvero, che la percepiamo come qualcosa che ci appartiene, che quantifichiamo le conseguenze atroci di scelte irrazionali e scellerate. Il luogo in cui ci troviamo è maestoso e allo stesso tempo sobrio. Ha le sembianze di un tempio: infatti noi ragazzi abbiamo immediatamente assunto un comportamento rispettoso nei confronti di questo luogo sacro. Qui ogni anno vengono centinaia di persone, reduci di guerra e loro familiari, studenti come noi, ma anche autorità dello Stato, tutti per omaggiare i caduti. Forse è anche per questo che la cerimonia alla quale partecipiamo ci emoziona. Il sacrario è meta di tanti e tali visitatori poiché custodisce i resti di oltre 75.000 caduti, di cui 45.000 ignoti, del primo e del secondo conflitto mondiale. Si tratta di combattenti impegnati nei settori esteri in cui l’Italia era coinvolta o di militari e civili deceduti in campi di concentramento tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre. I numeri, letti così sulla carta, dicono poco o nulla. Mentre è impressionante trovarsi di fronte a 30 colombari altissimi e

tentare di leggere le centinaia di nomi riportate su ogni lastra, rendendosi conto che si possono a malapena abbracciare con lo sguardo. Quando scopriamo che ogni settore ha i cognomi in ordine alfabetico, cerchiamo il nostro e ci rendiamo conto che c’è, che le persone dentro quelle enormi tombe potrebbero essere nostri parenti, che la guerra non risparmia proprio

nessuno. Come se non bastasse, ecco le tavole in pietra di Trani affisse alle pareti del sacrario, dove sono riportati i dati relativi a tutti i caduti italiani della seconda guerra mondiale. E sono più di 400.000. Allora iniziamo a riflettere sul serio: se per 75.000 caduti ci troviamo di fronte ad un tempio, ad un “cimitero” così grande, quali spazi potrebbero ospitare le tombe di tutti i caduti dell’ultima guerra? Ci sentiamo piccoli, anzi minuscoli, davanti a questa pagina della nostra storia studiata sui manuali, ma forse non ancora compresa realmente. L’emozione è incrementata anche dal racconto dei fatti che ci propone una guida d’eccezione, il tenente colonnello Donato Maresco, direttore del sacrario, che –convinto dell’importanza della trasmissione della memoria storica proprio a noi giovani- ha rinunciato al suo giorno di riposo per accoglierci, assisterci in questo percorso a ritroso nel tempo e comunicarci, con enorme passione, il suo importante messaggio. Il desiderio che resta alla fine di questa esperienza è quello di dare volto, nome, vita a tutti i numeri sterili dei libri di storia. Perché tutti i caduti meritano la dignità della memoria. E’ un’impresa impossibile, me ne rendo conto. Però forse qualcosa si può fare. Si può iniziare da un nome, quello del cistranese Giovanni Nicola Soleti, medaglia d’argento al valor militare nell’Albo d’Onore del sacrario.

“Perché gli eroi sono vicini a noi più di quanto crediamo “

Caterina Laghezza VBP

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Specula n°8

ROMA 20 marzo 2013: a Palazzo Koch sede della Banca d’Italia “Il culmine del potere nel mondo di oggi sta nel potere di emissione del denaro. Se tale potere venisse democratizzato e focalizzato in una direzione che tenga conto dei problemi sociali ed ecologici allora potrebbe ancora esserci la speranza di salvare il mondo”

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Thomas H. Greco, Jr.

uesta frase del celebre economista Thomas H. Greco, Jr sintetizza quanto stiamo studiando in Economia grazie al “Progetto di educazione economica e finanziaria”, organizzato in collaborazione con la Banca d’Italia. Tutto quello che abbiamo imparato tra i banchi della nostra scuola, lo abbiamo visto al

Museo della Moneta presso il palazzo Koch a Roma dove sono conservate le prime forme di moneta, dalle tavolette d’argilla provenienti da Adab (sud della Mesopotamia), risalenti al periodo tra il 2450 e il 2200 a.C., che venivano utilizzate come strumenti contabiliamministrativi nei contratti di compravendita, alla prima moneta metallica coniata nell’età greco-romana, alle prime monete cartacee usate come strumento di garanzia rilasciate dal re a quanti depositavano denaro. In Italia il primo biglietto fu stampato nel 1746 ad opera delle Regie finanze di Torino, così nacquero le banconote da L. 100, L. 200 , L. 500, L. 1000 e L. 3000. Attraverso l’evoluzione delle monete si ripercorrono le differenti tappe della vita sociale ed economica dei popoli che hanno abitato le terre affacciate sul Mediterraneo e le regioni del vicino Oriente. Il ruolo della Banca d’Italia, le funzioni della Banca Centrale Europea, l’evoluzione del sistema monetario e delle politiche monetarie, la stabilità dei prezzi, l’inflazione, i tassi di interesse, lo spread, i derivati: tutti concetti sicuramente non semplici da comprendere. Noi, però, un piccolo passo l’abbiamo compiuto, ci siamo avvicinati ad un mondo tanto affascinante ma sempre più complesso, difficile da comprendere nell’era della globalizzazione e di mercati finanziari sempre più “fittizi” e meno ancorati all’economia reale. Colucci Maria, Domenica, Chiafele Viviana e Sforza Marika IICP

FRANTUMI DI MEMORIA

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'Assessorato al Diritto allo Studio e alle Attività Culturali del Comune di Martina Franca, per celebrare la "Giornata della Memoria 2013", ha promosso una serie di incontri con Scuole ed Enti per ricordare la tragedia della Shoah.

"Nella Città di Martina Franca – ha dichiarato l'Assessore Antonio Scialpi - ormai è tradizione celebrare questa Giornata non solo come momento di riflessione storica ma anche come monito per i pericoli insiti nel ritorno a forme varie di razzismo e di pregiudizi razziali. Tra l'altro la persecuzione degli ebrei si inquadra storicamente nel grande scontro bellico della 2^ guerra mondiale, accentuando il peso della tragedia della stessa guerra. I conflitti per motivi etnici, geopolitici ed i fondamentalismi di varia natura purtroppo continuano ad attraversare il nostro tempo, minando la convivenza civile e pacifica fra i popoli, specie quelli che vivono sulle sponde del Mediterraneo. Ebbene sì, la nostra scuola ha partecipato a quest´iniziativa con un rappresentazione teatrale che si é tenuta nell´Auditorium Comunale “V.Cappelli” il 30 gennaio 2013! Per l’ideazione dell’opera, abbiamo soprattutto fatto affidamento sui documenti che alcuni professori hanno potuto fornirci per aver partecipato al Treno della Memoria. Un’accurata elaborazione dei testi, l’imbastitura dei costumi, la costruzione della scenografia, un intenso lavoro di interpretazione ed ecco il risultato finale: “Frantumi di memoria”... Cinque donne esprimono la loro paura e disperazione per ciò che vedono accadere al di là del muro del ghetto: camion carichi di persone che lasciano la città, assassinii, urla disperate di persone che imprecano pietà... e intanto le stesse donne evocano con nostalgia dei ricordi pre-occupazione tedesca. Poi la scena cambia: dal ghetto di Cracovia si piomba all´interno di un campo di concentra-

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mento: le urla strazianti di bambine che cer- di cui non ricordo il nome) per averci dato cano la propria mamma, parole ingannevoli un’occasione per capire e soprattutto ricordare riguardo le “camere della morte” e infine la l´importanza della Shoah. musica di un povero violinista che suona le sue ultime note sulla propria tomba, ormai asfisCosimo Moretti, Clara Punzi, IIIBT siato... Sullo sfondo scorre una serie di foto, foto che rimarcano l´agonia, la disperazione degli Ebrei e l´indimenticabile monumento a PlacBohaterow Ghetta a Cracovia, Polonia. “Frantumi di memoria” é stato realizzato con grande impegno e commozione: un gruppo di attori e un altro di scenografi hanno unito le forze sviluppando un eccellente lavoro! Ringraziamo le professoresse Sicilia, Ciccarohttp://youtu.be/4GFUZtYtFq4 ne, Amati e il professor Russo (personale ATA


SCUola APerta

“costruire il nostro futuro sulla ricchezza del nostro passato”

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ai dimenticherò quella notte, la prima notte al campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherà quel silenzio notturno che mi ha tolto per tutta l'eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai." Elie Wiesel, A7715 Mai dimenticherò la mia prima volta al campo, urla e terrore divenute silenzi assordanti. Volti umani disegnati sui muri e sulla neve. .. Binari di treno e di vita diretti chissà dove, chissà con chi... Mai dimenticherò il gelo e l'aria pesante, ghiaccio che opprime non gli arti o il viso, ma che sgretola il cuore, che schiaccia l' animo sotto un grido flebile di vergogna e dolore, la mia mente stenta a capire. " Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa: la demolizione di un uomo." [Cit. Primo Levi] E chiedo scusa se non sono in grado di raccontare... Simona Oliva VAT

Un giorno a Montecitorio: 21 marzo 2013

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ntrare in uno dei palazzi del potere italiano fa un certo effetto: allo stupore per le bellezze architettoniche segue un certo retrogusto nel camminare in quei corridoi. Magari fra qualche anno… Ecco, il “Parlamento” sembra emanare un fascino seduttore a cui nessuno può sottrarsi.. è la storia dell’Italia… è il tempo che stiamo vivendo. E’ bello essere in quel palazzo soprattutto per chi la politica la considera un’arte, un servizio a disposizione degli altri. Sembra meno affascinante quando si pensa che, in quello stesso palazzo, la politica, che deve essere sana, pulita, efficiente, si trasformi in qualcosa di molto lontano dalla “cosa pubblica”. Allora quella camminata nei corridoi si trasforma nella nostra mente in una traviata logorante ed inevitabile è il senso di colpa che si prova guardando i busti dei protagonisti della storia dell’Italia (Cavour, Garibaldi, Mazzini, Cattaneo… ) che hanno lottato per dare vita all’Italia e alla democrazia. Forse stiamo sbagliando qualcosa tutti noi, chi vota e chi in quell’aula non svolge, come dovrebbe, il lavoro a cui è preposto. L’onorevole dott. Gero Grassi, che ci ha accolti calorosamente prima di entrare nel palazzo, ci ha detto “Il Parlamento è composto da persone con alto senso di responsabilità ma anche di persone che questa responsabilità la esercitano in maniera diversa, o quantomeno molto lontana, da quei principi che un grande politico pugliese come Aldo Moro ci ha insegnato” . Intanto continuiamo a non avere un governo, non c’è una maggioranza netta, si ha voglia di

giocare a “tira e molla”, i partiti non vogliono trovare un accordo ignorando la situazione di emergenza in cui si trovano gli italiani. Il sogno idilliaco del “mondo perfetto” in Parlamento, però, non può finire qui! Possiamo mobilitarci affinché le cose seguano un’altra direzione, quei busti esposti nel corridoio, sui quali noi ragazzi abbiamo posto il nostro sguardo, devono trasmetterci la speranza che

noi giovani possiamo essere in grado di sensibilizzare gli uomini del potere a lavorare nel rispetto di tutti. Se quel palazzo è così perfetto in ogni angolo vuol dire che al suo interno la politica deve tendere alla perfezione e creare un’armonia con il luogo che la ospita. Graziana Basile IICP

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Specula n°8

L’ orientamento in entrata

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l processo di crescita di ogni persona inizia in giovane età, più precisamente nel momento in cui si impone la necessità di una scelta. La scuola, le amicizie, il lavoro, la famiglia. Tutto intorno a noi si basa su delle scelte, che andranno ad influenzare, in maniera più o meno decisiva, la nostra vita. Ciò che conta è prendere decisioni in maniera ponderata, serena e consapevole. La prima delle “choices” tra le quali bisogna orientarsi si pone alla tenera età di 13 anni, nel momento in cui avviene il passaggio dalle scuole medie alle scuole superiori. Non si tratta semplicemente di una scelta a “risposte multiple”, bensì di un passo importante che può cambiare profondamente il nostro destino. Ed ecco che si apre davanti a noi una moltitudine di strade e si teme di imboccare quella sbagliata o, ancora peggio, di non imboccare quella che gli altri vorrebbero scegliessimo. Un aiuto giunge da chi, come noi, queste scelte le ha già compiute e vuole mettersi a disposizione dei più piccoli, con consigli e suggerimenti. E' proprio con queste finalità che, coordinati dalla prof. Lilia Soloperto, dopo aver organizzato con i docenti coinvolti nel progetto delle mini- lezioni su argomenti vari, ci siamo diretti verso alcune scuole medie dei comuni limitrofi : Martina Franca, Ostuni, Montalbano e Pezze Di Greco. E’ lì che è avvenuto l’orientamento. Quattro o cinque turni di una trentina di bambini ciascuno: una vera e propria sfida. Noi alunni abbiamo impartito lezioni di chimica, fisica, tedesco, spagnolo, psicologia, sociologia e persino economia. Senza dubbio ai ragazzi è stata offerta l’opportunità di avere un assaggio di quelle che sono le materie principali degli indirizzi del nostro Liceo. Obiettivo comune era coin-

volgerli nelle attività e nelle materie che tanto ci appassionano. Nonostante la difficoltà e a volte il timore derivanti dalla timidezza, stare dall'altra parte della cattedra si è rivelata un'esperienza formativa per tutti. Superati i primi attimi di titubanza, si è creato un clima sereno e familiare, favorito da lezioni di tipo interattivo. Non finisce qui. Le attività di orientamento sono proseguite nel mese di gennaio nelle domeniche degli “ Open days “. Il liceo, è infatti stato aperto di mattina per offrire la possibilità di visitare l’istituto alle famiglie interessate. Per l’evento sono state organizzate ulteriori lezioni per permettere ai giovani di valutare con attenzione ciò che li attende. I risultati? dopo l’accoglienza molte famiglie si sono dirette agli uffici della segreteria, per

compilare i moduli di iscrizione al prossimo anno scolastico. Un vero successo su tutti i fronti. Non solo vi è stato un “boom” di iscrizioni ma, ancora più importante, noi liceali abbiamo ricoperto il fondamentale ruolo di guide, di orientatori, davvero con grande entusiasmo. D'altronde era impossibile non lasciarsi coinvolgersi, poiché c’era tanta immedesimazione nei ragazzi che abbiamo incontrato: tutti, qualche anno fa, ci siamo trovati ad un bivio e abbiamo dovuto scegliere una strada. All’epoca non c’erano ancora le iscrizioni on-line. Ma se un semplice “clic” facilita tante cose ed è segno di un cambiamento, ci sono realtà umane che non cambiano, perchè nonostante le generazioni siano tanto diverse le une dalle altre, c'è un filo rosso che le unisce tutte: la voglia di affermarsi e crescere in quanto esseri unici, correndo talvolta il rischio di scontrarsi con chi quella crescita vorrebbe condizionarla. Simona Potenza IVAL

Liceo Economico Sociale: un convegno per capirne di più

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l 15 Novembre 2012 si è tenuto nell’Aula Magna del nostro liceo “Don Quirico Punzi” il seminario “Investire nel valore e nell’identità del LES” per discutere sulle prospettive che il nuovo indirizzo del Liceo delle Scienze Umane, opzione Economico – Sociale offre agli studenti. Il nostro Preside Gennaro Boggia ha ricordato i partners importanti,

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come il Ministero dell’Istruzione, la fondazione Rosselli, l’Agenzia economica Europea e la Banca d’Italia ed ha ribadito il valore aggiunto ed esclusivo del LES. L’ispettore Donato Marzano ha sottolineato la necessità di “combinare i diversi LES della regione (i cui rappresentanti erano presenti in aula), in modo da mettere insieme i pezzi di un grande mosaico, la Rete Puglia LES, per poter entrare nel vivo dei contenuti del LES, per migliorare l’organizzazione del tempo scuola, le conoscenze, la flessibilità, le abilità e i processi di verifica e valutazione. Il professore di economia politica Giovanni Ferri della LUMSA di Roma ci ha aiutato a riflettere sull’orizzonte occupazionale con cinque punti fondamentali. Il primo riguarda la crisi ed il cambiamento di paradigma: il dominio del modello economico occidentale è recente, poiché fino all’inizio del 1800 dominavano Cina e India, che sono ritornati tra i paesi emergenti (i cosiddetti BRICS: Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Il secondo punto concerne i profili occupazionali: se Cina ed India diverranno le fabbriche del mondo, questo non avrà implicazione solo sulla ricchezza relativa ovest-est, ma anche su quali produzioni si

dovranno realizzare nel resto del mondo, inclusa l’Europa. Da ciò dipenderà anche la domanda per tipologia di profilo professionale. Il suo suggerimento è di “costruire il nostro futuro sulla ricchezza del nostro passato”. Il terzo punto affronta il tema degli andamenti nel mercato del lavoro: serve essere più istruiti, studiare di più accresce le opportunità occupazionali, poiché cambiano le professioni che “tirano”, che sono sempre meno pratiche. Il quarto punto è attinente alla necessità dell’Approccio Interdisciplinare, sul quale conviene investire per avere maggiori opportunità lavorative future. L’ultimo punto, il quinto, racchiude il LES come Iter adatto alle attuali circostanze, perché affianca Istruzione tecnica ed approccio interdisciplinare e mette gli allievi in condizione di beneficiare di “un ottimo mix interdisciplinare per minimizzare i rischi e massimizzare le potenzialità di adattamento flessibile alle mutate circostanze”. L’ultimo ad intervenire è stato il professor Roberto Fini sul tema delle relazioni pericolose tra l’economia e le altre scienze sociali. Ci ha ricordato che l’economia è una scienza giovane: nasce nella seconda metà del ‘700 ed è figlia della filosofia e della scienza politica. Lo stesso professore il giorno seguente ha tenuto una lezione di economia alle due classi frequentanti il LES. È stata una lezione interessante, seppur a tratti incomprensibile per la complessità dei contenuti. Ne siamo usciti esterrefatti, ma consapevoli della grande opportunità: abbiamo appreso che con il nostro Liceo Socio Economico “il lavoro che non c’è lo si può creare”. Petrelli Rossella, Cisternino Valeria ICP


SCUola APerta

INTERVISTA PROFESSORE TEDESCO Ulrich von Ensingen ospite della nostra scuola

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onvegno “Da Lisbona a E.T. 2020:esperienze d’Europa nelle Scuole di Puglia e Basilicata”, Liceo Polivalente Punzi di Cisternino, 11 e 12 Aprile. Intervista al Prof. Bernd Burkhardt 1972 2012 : Docente, Vicepreside, Preside presso la scuola “Ulrich von Ensingen realshule” Ulm In pensione dall´agosto 2012.

D:Cosa nota di diverso fra la scuola tedesca e quella italiana? R:La mia breve permanenza qui a Cisternino non mi permette di poter esprimere un giudizio su due sistemi scolastici così diversi fra loro. Ogni scuola deve essere considerata nel contesto socio-culturale ed economico in cui opera. L´obbiettivo di cui si è tanto parlato in questo convegno, ormai comune a tutte le scuole degli stati membri, è l´educazione alla cittadinanza europea, unita al sentimento di appartenenza all´Europa. (interviene il Prof. spagnolo - Il confronto andrebbe fatto piuttosto tra scuola rurale e scuola urbana) D:Quali proposte avanza per diffondere l´informazione all´interno della scuola? R:L´informazione è l´asse portante dell´istruzione. Pertanto credo che le scuole dovrebbero dare agli alunni tutti i mezzi per informarsi, siano essi cartacei o elettronici, e soprattutto dovrebbe dedicare all´informazione alcune ore scolastiche creando spazi per discutere e con-

frontarsi. D:In quale settore si potrebbe intervenire per migliorare la scuola? R:La scuola di oggi è in continua trasformazione. Si può e si deve migliorarla. Credo che non si possa intervenire in settori specifici, ma si dovrebbe intervenire invece in termini di “qualità”. (Prof. spagnolo - Non bisogna focalizzare l’attenzione completamente sugli obbiettivi; infatti quello che stiamo realizzando noi è piuttosto un percorso che necessita del suo tempo. Quindi, è meglio cogliere i problemi del presente e risolverli!) D:Com’è stato lavorare con i docenti italiani? R:Lavorare e confrontarsi con i docenti italiani è senza dubbio un’esperienza positiva. Ciò che ho avuto modo di apprezzare è la loro capacità di adattarsi velocemente alle diverse situazioni. D:Quali sono le prospettive future per una nuova scuola europea? R:La scuola europea è in essere. Due sono i fattori che la cambieranno radicalmente: la lenta ma inarrestabile diffusione del capitale di conoscenze nel funzionamento della mente e nelle modalità di apprendimento rilevate dalla psicologia genetica, dalle scienze cognitive, dalle neuroscienze, che spingono a modificare totalmente il binomio “Insegnamento-Apprendimento”; lo sviluppo delle nuove tecnologie dell´informazione e l´arrivo nelle scuole di generazioni di allievi cresciuti in un mondo mo-

dellato da queste tecnologie. I cosiddetti Digital Natives! La redazione

LA MIA ESPERIENZA ERASMUS A VALENCIA

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inzia Soleti è una ex studentessa del Liceo socio-psico-pedagogico. Iscritta alla facoltà di Scienze e Tecniche psicolologiche dell’Università degli Studi di Bari, da settembre 2012 studia all’Università Cattolica “San Vincente Màrtir”di Valencia con una borsa di studio del progetto Erasmus. L’abbiamo intervistata per carpire informazioni, ma anche suggerimenti… D:Cosa significa andare a studiare all’estero con l’Erasmus? R:È davvero difficile poter sintetizzare in poche parole una delle esperienze più valide e formative che possano capitare a qualsiasi studente universitario, ma cercherò di soffermarmi su quei particolari che possano risultarvi utili e considerevoli dal punto di vista scolastico. Tralasciando la lunga trafila burocratica iniziale, le difficoltà nel cercare un appartamento, nell’adattarsi ad uno stile di vita nuovo e ad una cultura che, seppur molto simile alla nostra e molto mediterranea, ha le sue particolarità, la vera scoperta qui è stata proprio l’organizzazione all’interno dell’università. D:Cosa cambia a livello universitario tra Bari e Valencia? R:Sembra un ritorno al Liceo e, a mio parere, è un paragone ottimo. Le classi hanno un numero di studenti ridotto, si persegue un insegnamento individualizzato, con progetti pomeridiani, lavori di gruppo, collaborazione con studenti di altre facoltà e un continuo utilizzo “intelligente” della tecnologia informatica che forma gli studenti ad essere fin da subito dei piccoli lavoratori e non solo delle macchine di apprendimento. D:Cosa pensi della tua esperienza liceale a Cisternino? R:Vivere all’estero mi ha fatto pensare a quante occasioni, negli anni del Liceo, non ho sfruttato al meglio. Studiare in un Liceo Polivalente ha un potenziale maggiore rispetto agli altri licei, e questo potenziale di differenze e confronto sfugge

agli occhi degli studenti frequentanti, che non sanno ancora dove li porterà il loro futuro. Oggi, a tre anni di distanza dal mio diploma Socio-Psico-Pedagogico, mi accorgo di quante assemblee di Istituto, assemblee di Classe, progetti pomeridiani gratuiti e formativi, sarebbero stati di aiuto per la mia esperienza all’estero. D:Cosa consiglieresti a noi, attuali studenti del Liceo? R:Un consiglio che do agli studenti di tutto il Polivalente è “COLLABORATE!” Create assemblee di Istituto in cui condividere i diversi saperi, in cui chi studia Psicologia o Sociologia apprenda le basi di una nuova lingua dagli alunni del Linguistico, o faccia qualche ripetizione di matematica con gli amici del Liceo Scientifico-Tecnologico, perché non immaginate quante credenziali, competenze sociali, economiche, linguistiche vi richiederà il vostro futuro. Penso che l’apprendimento tra pari sia molto efficace. Forse un giorno anche voi, come me, deciderete di andare a studiare un anno all’estero, o dovrete affrontare un difficile esame di matematica, o avrete bisogno di comunicare in una lingua straniera e rimpiangerete i vostri amici del liceo che, nel loro piccolo, vi hanno insegnato, con semplicità, qualcosa di utile.

Siate aperti al sapere generale, per specializzarvi in ciò che più vi piace: avete lunghi anni universitari che vi attendono. D:Qual è il valore aggiunto di un’Erasmus? R:La possibilità di frequentare una facoltà universitaria in un paese straniero è l’occasione di imparare la lingua attraverso Istituzioni specializzate, di sviluppare al massimo il senso d’appartenenza europeo, di confrontarsi con studenti di tutta Europa, anche con l’aiuto di una modica borsa di studi. Ora ho moltissimi nuovi amici, di tutte le nazionalità europee (francesi, tedeschi e spagnoli in prima linea) e ho la consapevolezza che dovunque mi porterà il mio futuro lavoro, dopo questa esperienza saprò cavarmela da sola e che sono forte e spigliata abbastanza da non avere alcun problema. D:Quindi, consigli a tutti di partire? R:Certo, sia per l’esperienza umana e personale unica, che ricorderete per sempre, sia perché dal punto di vista lavorativo un’esperienza all’estero può rappresentare una carta importante da giocare. Saluti da Valencia. E ci vediamo a Cisternino! Cinzia Vignola IVCP

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Specula n°8

LAb-For-PRogress MUSICA PER LE NOSTRE ORECCHIE!

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uale può essere mezzo migliore per trasmettere emozioni se non la musica? La musica: un linguaggio costituito

da vibrazioni, vibrazioni di Partecipazione... La musica: un mezzo di diffusione delle proprie idee, delle proprie emozioni... La nostra scuola ha messo a punto un laboratorio musicale con lo scopo di formare una piccola comunità dedita ad attività di socializzazione e di insegnamento reciproco. Il Laboratorio é situato nell´aula adiacente all´Auditorium, quella che un tempo fungeva da refettorio. Grazie ai fondi della scuola, è stata riempita di strumenti di vario tipo, dalle chitarre alle tastiere, da strumenti tribali ad un favoloso set di batteria! In più alcuni ragazzi hanno espresso la loro vena artistica realizzando dei bellissimi murales, tra i quali uno in particolare è messo in evidenza dalla scritta che lo affianca: ”Never stop dream” (mai smettere di sognare)! Ogni lunedì pomeriggio i ragazzi si riuniscono per insegnare o imparare: in un vero e proprio “teatro di partecipazione”! Il Laboratorio ha dato già i suoi primi frutti, tra cui la festa preparata per i ragazzi stranieri del Comenius, ma anche e sopratutto lo strabiliante Teatro delle Ombre realizzato sul tema della Pasqua cristiana. Insomma … Per tutti i partecipanti é stata una grande novità che sicuramente continuerà a sfornare le sue pagnotte farcite di felicità! Grazie a Michele Mancone, al Preside e, ovviamente, a tutti i ragazzi che partecipano. Siete tutti invitati ogni lunedì Pomeriggio! Luca Gianfrate, Cosimo Moretti, Clara Punzi, Valeria Semeraro IIIBT

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LAb-For- PRogress

PER CONSERVARE IL POTERE DEI SEGNI

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ome quasi ogni anno l’instancabile professor Michele Mancone è riuscito ad unire i ragazzi attraverso un’attività extrascolastica che, oltre ad ottenere un risultato lodevole e lodato, ha trasmesso agli altri, ma in primo luogo ai protagonisti, contenuti estremamente profondi ed interessanti. Ciò che quest’anno abbiamo proposto è uno spettacolo teatrale che ha visto messi in scena i momenti più significativi della passione di Cristo. Non si è trattato però della solita esibizione a cui siamo abituati, ma di un tentativo (molto ben riuscito) di riprodurre il teatro delle ombre. Le scene sono state infatti rappresentate attraverso un telo in controluce. Una tecnica del tutto innovativa che, a differenza di quanto si potrebbe credere, richiede un maggiore impegno di una rappresentazione normale. Infatti il telo copre, ma allo stesso tempo scopre più di un palco, poiché mette in evidenza ogni minimo dettaglio. A dare voce ai 14 quadri rappresentati attraverso le ombre sono stati quattro narratori, tra cui va ringraziato particolarmente il professor Crescenza che ha prestato la sua voce alla figura di Gesù, interpretato da Vittorio Semeraro (IIIBT). A vari quadri è seguito il commento della voce di un poeta. Quest’ultima, attualizzando le scene con passi della narrazione e relativa esegesi, ha avuto il compito di risvegliare le coscienze di ognuno di noi. Ad armonizzare il tutto, le voci di Grazia D’Aversa e del professor Mancone, accompagnate dalle dolci note del pianoforte, delle percussioni di Andrea Semeraro e del sassofono di Antonio Marzili, che hanno reso l’atmosfera più calda e accorciato le distanze con il pubblico facendo leva con i forti messaggi dei testi. Messaggi

che estraniavano la rappresentazione dal luogo comune dello spettacolo banale e con copione preconfezionato. Infatti l’insieme, dai testi alla modalità di esecuzione, è stato realizzato dai ragazzi e dal Professor Mancone, i quali hanno dato allo spettacolo un tocco di originalità senza andare a sminuire i valori immensi di cui i protagonisti, attori, registi e scenografi, erano e sono testimoni e promotori. Malgrado i

AMBIENTE SALUTE LAVORO LEGALITà

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ino a qualche tempo fa si credeva che l’inquinamento non esercitasse alcuna influenza sull’ambiente e sulla salute dell'uomo. In realtà, pensare che le sostanze inquinanti sprigionate in grande quantità dai poli industriali si limitino a rimanere entro le barriere delle fabbriche o che danneggino solo l’ambiente circostante è senza dubbio paradossale. Gli scarichi non solo non rimangono nelle fabbriche ma giungono anche là dove non sorgono industrie, provocando ovunque conseguenze drammatiche ormai ampiamente dimostrate sulla salute di tutti. Un esempio di questo problema è rappresentato dalla città di Lecce che, pur non avendo insediamenti industriali a forte impatto ambientale, si colloca geograficamente in una sorta di “triangolo maledetto” costituito dall’Ilva di Taranto e dal petrolchimico e dalla centrale a carbone di Brindisi: solo per questo motivo la città risulta caratterizzata da un elevato tasso di inquinamento e da un numero eccessivo di gente che ha contratto un tumore. A richiamare l’attenzione degli studenti del Liceo Polivalente Statale “Don Quirico Punzi” di Cisternino sull’inscindibile binomio ambiente-salute è stato il dott. Stefano Palmisano, avvocato penalista che, oltre ad occuparsi della tutela dell’ambiente e della salute pubblica, è anche impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori nei processi del petrolchimico di Brindisi (questione “amianto”) e dell’Ilva di Taranto. L’incontro, tenutosi il 19 febbraio nell’Auditorium della scuola, organizzato dal D.S. prof. Gennaro Boggia insieme alle prof.sse Magno Vittoria e Amati Anna Francesca e ai rappresentanti degli studenti, è stato un’occasione di riflessione su un problema di stretta attualità: il caso ILVA. L’avvocato Palmisano ha esordito presentando i risultati degli studi condotti

da Lorenzo Tomatis, ex direttore della IARC (Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro), che hanno messo in luce come ben l’80 % dei tumori trae origine da cause ambientali: la possibilità di contrarre la malattia è perciò legata principalmente al luogo in cui si vive e si lavora e di conseguenza all’aria che si respira e all’alimentazione. L’Ilva di Taranto, una fabbrica grande due volte la città, produce acciaio e morte; da quella fabbrica fuoriescono polveri e sostanze nocive, il cielo di Taranto è coperto da nubi bianche che si trasformano in “morti bianche”. Agli studenti che hanno chiesto i motivi per i quali, in questi anni, le istituzioni non sono intervenute a tutela dell’ambiente, il dott. Palmisano ha risposto citando innanzitutto l’art. 41 della Costituzione italiana che, pur garantendo la libertà di iniziativa economica privata, sancisce anche che tale libertà non è totale in quanto l’organizzazione dell’attività economica non può svolgersi in contrasto all’utilità sociale e

tempi ristretti, ognuno di noi ha messo l’anima per questo spettacolo e questo dev’essere preso come emblema della potenzialità di ciascuno di noi. Poiché, senza altra ricompensa fuorché l’amore per ciò che facciamo, possiamo affermare d’aver realizzato uno spettacolo di cui andare fieri. Antonio Galetta, Giuliana Laporta, Clarissa Chirulli IIBT, Francesco Santoro IVBT

non può recare danno alla sicurezza e alla dignità umana. Pertanto, pur tutelando la libertà dell’iniziativa economica, dalla nostra Costituzione si evince l’obbligatorietà di adottare tutte le misure tecnologicamente POSSIBILI e non solo economicamente POSSIBILI affinché il livello di emissione degli agenti inquinanti venga ridotto nel rispetto delle leggi italiane, della normativa europea e del Protocollo di Kyoto. Per l’ILVA di Taranto, invece, le misure di antinquinamento, seppure inadeguate, sono state consapevolmente ignorate sia dall’impresa che dagli enti pubblici preposti alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica. L’amara constatazione che noi studenti abbiamo tratto da questo interessantissimo incontro con il dott. Palmisano è stata che ogni qual volta si parla di sviluppo economico, slittano in secondo piano la tutela del lavoro, l’inalienabile diritto alla salute e il rispetto dell’ambiente. Daniela e Valentina Scatigna VAL

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Specula n°8

QIC: LA LIBERA ESPRESSIONE SUL WEB

CINEFORUM A SCUOLA

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ra i progetti P.O.F. realizzati quest’anno, il cineforum rivolto alle classi quarte e quinte di tutti gli indirizzi del nostro istituto si è rivelato particolarmente stimolante. “Fahrenheit 451” -Percorsi di storia, letteratura e legalità attraverso il cinema d’autore- è il titolo del progetto tratto dall’omonimo romanzo di Ray Bradbury; si tratta di un percorso che insegue il fil rouge di avvenimenti storici di portata nazionale ed internazionale con incursioni in alcuni classici della letteratura. La rassegna ha infatti proposto una serie di pellicole che mettono in scena quadri storici dalla Restaurazione al Risorgimento, dal Fascismo agli anni ’70, che passano tra le mani di registi italiani e non, come Rossellini, Bellocchio, Giordana e Truffaut, ma anche Faenza e Bondarchuck. È così che, attraverso “Waterloo”, “Viceré”, “Vincere”, “Roma città aperta”, “Buongiorno notte”, “Delitto italiano”, si colgono verità su tanti lati oscuri della storia, sulle relazioni che intercorrono tra le strutture narrative dei film e quelle dei libri a cui essi si ispirano, ma anche sull’evolversi e l’affinarsi delle tecniche cinematografiche. Altri film inseriti nella programmazione, tra cui “Cristo si è fermato a Eboli”, “Ladri di biciclette”, “Il giorno della civetta” e “Fahrenheit 451” per mancanza tempo non sono proiettati, forse verranno riproposti il prossimo anno. Il cinema è un’arte che affascina e stupisce

sempre, soprattutto se si tratta di film di qualità entrati nel gotha del cinema internazionale. Esso costituisce inoltre una proficua risorsa per la didattica in quanto consente agli studenti di apprendere in modo dinamico con un coinvolgimento sinestetico. Infine il cineforum dà la possibilità di sviluppare e discutere tematiche che non sempre vengono trattate o approfondite durante le tradizionali lezioni inoltre accresce il senso critico degli studenti. Federica Amati IVAL

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iccole coscienze sviluppano le proprie idee ed esprimono la propria opinione sul Web grazie al concorso promosso dall´Osservatorio Permanente Giovani Editori “Il quotidiano in Classe”. Tre testate giornalistiche tra le più famose d´Italia, tre temi settimanali e … via, verso una corsa sfrenata in direzione della libera espressione digitale. Grazie alla piattaforma creata ad hoc è possibile creare inchieste testuali e pubblicare anche lavori multimediali attraverso youtube! Vari premi aspettano i vincitori, tra cui abbonamenti digitali, I-Pad e, infine, la meta piú ambiziosa: il grandioso viaggio a New York! Nella nostra scuola sono nate alcune redazioni che hanno dimostrato la loro rilevanza all´interno della Classifica generale, tra cui Calamus, Giornalmente, Powerful, i Ritardatari, La Groviera, IIICP, Carini e Coccolosi, ecc. Partecipazione, Libera Espressione, Lavoro di gruppo sono i principi su cui si basa il progetto. E aggiungiamo Perseveranza, che mai deve mancare nell’ambito di qualsiasi attività!

PALLAVOLO: VITTORIE E … DELUSIONI

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a sempre, i giochi studenteschi hanno costituito per tutti i ragazzi un'occasione di divertimento e soprattutto di confronto con altri studenti che condividono una stessa passione. Quest’anno, tuttavia, a causa dei finanziamenti che stentavano ad arrivare, eravamo molto poco fiduciosi sulla possibilità che i soliti tornei interscolastici potessero essere organizzati. Infatti non ci sono giunte notizie positive fino ai primi di marzo, quando finalmente è arrivata la comunicazione che i fondi necessari erano stati stanziati e pertanto i giochi studenteschi si sarebbero potuti svolgere regolarmente, sebbene con notevole ritardo rispetto agli anni passati. La nostra scuola ha partecipato al torneo di pallavolo femminile per la categoria “allieve” che comprende le studentesse di primo, secondo e terzo anno di scuola secondaria di secondo grado. Le ragazze entrate nella squadra scolastica, gestita dal professore Salvatore Giacovelli, sono state: Antonella Cuppone (III AT), Elisa Moschettiere (III AP), Valentina Flore (III BP), Clara Punzi (III BT), Alessia Semeraro (II AT), Marika Caliandro, Federica Francavilla, Fabiana Salvatore (II AP), Silvia Greco (II BT), Martina Cavassa (II AT), Roberta Monna (II AL) e Jasmine Toth (I AL). La prima giornata del torneo si è svolta il 14/03/2013 nella palestra della nostra scuola. Inizialmente abbiamo sfidato il l'I.T.C. di Fasano vincendo 2-0. Successivamente il Liceo Calamo di Ostuni ha battuto con lo stesso risultato il Liceo Vinci di Fasano e infine le due vincitrici (Cisternino e Ostuni) si sono scontrate per determinare la squadra finalista, squadra che è risultata essere proprio quella della nostra scuola. Per la finale del torneo, svoltasi il 26/03/2013, abbiamo ospitato la squadra del Liceo Lilla di Francavilla (sezione distaccata del liceo di Oria). Purtroppo, nonostante un inizio ben promettente, la partita si è poi risolta a favore del Francavilla, che è riuscita a sconfiggerci per 2-1, aggiudicandosi il primo posto a livello provinciale.

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La delusione per la sconfitta non è stata piccola, ma a parte questo possiamo dire che l'esperienza ha prodotto i risultati attesi. Tutte le partecipanti, infatti, fino ad allora si erano prevalentemente incontrate solo nell'ambito dei campionati federali, spesso giocando l'una contro l'altra. Ciò nonostante, in occasione dei giochi studenteschi, sono comunque riuscite a sfruttare l'opportunità di schierarsi dalla

stessa parte della rete per mettersi in gioco nel nome della scuola che le accomuna. Fra tutte si è instaurata una buona intesa, grazie alla quale nessuna ha dimostrato rilevanti difficoltà a mettere condividere con le altre le proprie qualità sia inerenti alla pallavolo sia alla propria personalità. La squadra


RECensioni FAI BEI SOGNI PER ALZARE GLI OCCHI AL CIELO

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l secondo romanzo di Massimo Gramellini, "Fai bei sogni", edito da Longanesi, è autobiografico e ci porta per mano attraverso un racconto che si snoda per tutta la vita dell'autore, dall'infanzia fino alla maturità. Mentre si preparava a varcare la soglia dei primi cinquant'anni, quando aveva trovato la compagna per la vita, viene a sapere la verace verità sulla morte della madre dalla fidata madrina che con cura aveva conservato quell'articolo di giornale di quarant'anni prima. Un romanzo alla ricerca della felicità, attraverso la verità che passa dalla capacità di perdonare, poiché solo il perdono ti rimette in contatto con l'energia dell'amore. "L'intuizione ci rivela di continuo chi siamo. Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, co-

prendoli con il ticchettio dei pensieri ed il frastuono delle emozioni. Preferiamo ignorarla la verità, per non soffrire, per non guarire, perchè altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi." Un modo

“A mio nonno che mi ha insegnato ad amare e che la verità è il sale della vita.”

semplice, ma efficace, senza giri di parole, per spiegare che la verità è la sola con cui possiamo essere noi stessi, poichè spesso la verità è avvolta dal mantello dei pensieri e dalla coltre di emozioni che ricoprono la nostra parte più in-

tima, ci appesantiscono, ci rendono un po' più simili agli altri e senza i quali mettiamo a nudo la nostra vera personalità. Per poter cambiare gli effetti, bisogna cambiare le cause, la vita risponde sempre anche quando camminiamo sulle punte e la guardiamo di continuo, perchè non siamo capaci di alzare gli occhi al cielo. Con la sua prosa scorrevole, leggiadra e accessibile l'autore ci porta a tuffarci non solo nella sua storia, ma anche nella nostra, scavando fin sotto le nostre radici per poter anche da lì alzare gli occhi al cielo ricordandoci di come fosse straordinario, facendolo come se fosse la prima volta, per rimanere ancora una volta a bocca aperta. Annamaria Moro IVBL

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Specula n°8

RECENSIONI INSERITE NEL DAVID DONATELLO 2012-13 Il rosso e il blu

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n insolito Riccardo Scamarcio veste i panni del giovane professor Prezioso, precario come tanti, ma appassionato e motivato come pochi, che si ritrova a fare il supplente in una scuola superiore alla periferia di Roma. Pur facendo parte di quell’ esercito di precari che si “danno battaglia” nelle graduatorie, egli si sforza ostinatamente di cercare sui visi apatici dei suoi studenti, un bagliore di interesse, curiosità e motivazione. Fa, insomma, quello che il suo cinico ma preparatissimo collega, il professor Fiorito, non ha più voglia di fare e pertanto svolge la sua professione con tanta rassegnazione e ben poca convinzione, anelando alla tanta vicina pensione, rimpiangendo malinconicamente la scuola del passato, ormai disinteressato al futuro di quegli studenti apatici e incapaci di cogliere qualsiasi stimolo. Prezioso però, dal basso della sua inesperienza, ha compreso che quei ragazzi apatici, prima che studenti, sono innanzitutto individui con una storia tutta loro e che, per spronarli e farli crescere, non basta fermarsi alla spiegazione su Montale o su Napoleone; bisognerebbe andare oltre, metterli alla prova, scavare un po’ dentro di loro per conoscerli meglio, aprire un dialo-

VIVA L’ITALIA

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osa accadrebbe se i segreti e le bugie della politica italiana venissero messi a nudo? Questo è il mondo (purtroppo) parallelo presentato da Massimiliano Bruno che dopo aver lavorato nei teatri, recitato e sceneggiato per molti anni, si ripresenta sulla sedia su cui è scritto ‘regia’ dopo il film, vincitore del Nastro D’Argento 2011, “Nessuno mi può giudicare”. Per realizzare questo ‘ambizioso’ e ‘pericoloso’ progetto il regista fa uso di un cast di spessore: Michele Placido nel ruolo di Michele Spagnolo, il ‘tipico politico italiano’, che pensa solo alle donne e al denaro; Raoul Bova nel ruolo del figlio ‘ribelle’ Riccardo, medico di un reparto di geriatria che rischia la chiusura; Alessandro Gassman, che interpreta Valerio, il figlio non molto intelligente, che è direttore del personale di un’azienda che opera nella ristorazione; infine Ambra Angiolini, che recita nei panni di Susanna, nel ruolo di un’attrice dalle dubbie capacità, che soffre di sigmatismo. Riccardo, Valerio e Susanna hanno le porte spalancate nel mondo del lavoro solo grazie alle raccomandazioni del padre. Questi quattro personaggi rappresentano la situazione attuale dell’Italia messa in ginocchio dal debito pubblico, dalla recessione economica, da una politica non presente nella vita dei cittadini, dalla corruzione e concussione, dal ricorso alla raccomandazione,

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go costruttivo, insomma, mettersi alla pari con loro per comunicare. Non la pensa così la preside della scuola; una donna algida ma irreprensibile sul lavoro, la cui freddezza dovrà fare i conti con la richiesta d’aiuto e d’affetto di un ragazzo, dimenticato e abbandonato a sé stesso dalla propria madre,e di cui proprio lei dovrà prendersi cura. È proprio Margherita Buy, nelle vesti della preside, ad offrire forse il più significativo spunto di riflessione di tutto il film, quando ricorda al professor Prezioso che nella scuola c’è un dentro e un fuori, e i professori si occupano solo di quello che accade dentro. Ed innanzi a

quella scena, verrebbe di fermare la pellicola, e chiedere alla preside come si possa pensare di dall’alto tasso di disoccupazione e chi più ne ha, più ne metta. Ma arriva l’inaspettato: Michele viene colpito da un ictus che lo priva dei freni inibitori e ciò lo porta a dire e fare ciò che vuole, senza autocontrollo. Si entra, quindi, nel vivo del film che, genialmente, viene commentato, nel corso dei 100 minuti della pellicola, da Massimiliano Bruno stesso nel ruolo di uno Showman all’interno di uno spettacolo televisivo “La verità ti fa male” in cui si commenta la Costituzione Italiana, articolo per articolo con un tono satirico. Lo Showman si rivolge al pubblico con domande retoriche per spingere gli spettatori a fare una riflessione personale, proprio come se il film ci volesse parlasse. Tutto si svolge parallelamente rispetto alla trama centrale. La verità, ora sempre raccontata da Michele, inizialmente crea problemi nella sua vita familiare e professionale, ma come se fosse un’ “epifania” proveniente direttamente dalle opere di James Joyce, la malattia porta una novità non solo nella vita dell’onorevole, ma anche in quella dei suoi figli. I personaggi lasciano la loro ‘maschera di superficialità’ iniziale per indossare man mano quella della sensibilità e della correttezza: “Sono guarito” dirà Michele stesso alla fine del film. Una grande considerazione deve essere data alla scelta delle musiche operata da Giuliano Taviani e Carmelo Travia che spazia da Caparezza a Frankie HI-NRG MC, da Daniele Silvestri ad Alessandro Mannarino: hanno reso

essere l’insegnante per cinque anni di un ragazzo di cui non si sa praticamente niente, se non nome, cognome e rendimento scolastico? È quasi un ammonimento da cogliere al contrario, un monito a tutti quegli insegnanti che nello svolgere la loro professione, si limitano ad essere istruttori, dimenticandosi di essere anche educatori e, perché no, anche esempi da seguire, in un luogo che andrebbe considerato come il cantiere della vita, oltre che della formazione culturale. Giuseppe Piccioni firma così il film sui professori per i professori: per una volta, infatti, i protagonisti di un film sulla scuola non sono gli studenti, ma proprio coloro che, dopo essere stati alunni studiosi o svogliati, ribelli o lodevoli, hanno fatto la scelta di passare dall’altro lato della cattedra e rimanere nel luogo che tutti almeno una volta nella vita, pur sbagliando, hanno maledetto. Un film che invita a riflettere non tanto sui problemi dell’attuale sistema scolastico, quanto sull’odierna figura dell’insegnante, in un momento in cui si sente il bisogno, oltre che di “addetti all’istruzione”, di vere e proprie guide capaci di stimolare ed incoraggiare anche il più svogliato degli studenti a trovare un interesse, e soprattutto abili a costruire un rapporto con i ragazzi attraverso il dialogo e la comunicazione, che deve transitare attraverso una lezione, ma di certo non può fermarsi lì. Palma Palmisano VAL

le scene ancora più intense, comunicative e di grande effetto. Basti pensare alla scena della manifestazione di protesta, dove Michele Spagnolo percorre la piazza sotto le note di “Italia” di Mino Reitano: tutto è più emozionante e suggestivo. Ciò dimostra come la musica porti una simile produzione a un livello ancora più elevato. Bruno vuole lasciare un messaggio, vuole parlare agli italiani, vuole dare coraggio e lo fa giocando con le vite dei suoi personaggi, lo fa mostrando la situazione anche dei personaggi secondari e lo fa soprattutto con il discorso di Placido nell’atto finale del film. Un discorso intenso, di speranza, di fiducia negli italiani e nelle loro scelte, un discorso che vuole toccare i cuori degli spettatori. Un messaggio che per non renderlo impegnativo e, quindi, duro da digerire viene ‘condito’ con scenette simpatiche, ironiche ma alcune, a mio avviso, inutili (la storia dello stalker era come un ‘tumore’ nella trama). Nel complesso però c’è da apprezzare il lavoro fatto da Massimiliano Bruno che per aver diretto solo due film, ha mostrato una maturità e una gestione degli elementi messi sul tavolo che sono difficili da non ammirare. Un film che è un inno a reagire, a non arrendersi, è come un cartellone in piazza che cita la frase detta da Michele a Riccardo: “Le cose non ti vanno bene? E cambiale no?”. E’ un film che al centesimo minuto ti fa venir voglia di essere fiero di essere italiano, di voler dire “Viva l’Italia”. Giuseppe Semeraro VCT


a.s. 2012-2013

STUDENTI E CITTADINANZA I grafici permettono di confrontare il numero e la provenienza degli studenti stranieri del nostro liceo col numero e la provenienza degli stranieri residenti in Italia al momento dell’ultimo censimento. Margherita Spalluto

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Specula n째8


Specula 2013