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SOMMARIO

Marzo 2014

PECIALE SCUOLA NOI E GLI ALTRI Cultura e scuola

VIAGGIO DELLA MEMORIA Scrittori crescono

LA SCUOLA LETTERA

ITALIANA A UNA

SI INTERROGA. PROFESSORESSA

Gentilissima professoressa, questa è la prima lettera che scrivo da quando ho memoria (in effetti considerando la mia memoria questo non significa poi molto). La destinataria è la mia prof di italiano e latino, perciò dovrei essere formale, ma non me la sento. Scriverò e basta, perché penso che lei possa apprezzare, o comunque sopportare. Sto scrivendo con la penna che ho rubato a mio fratello, che sospetto lui abbia rubato prima a me. Adoro questa penna, scrive velocemente e senza sforzo, così come sto cercando di fare ora io. Ho sempre adorato scrivere, fin dai temi in classe delle elementari, e ancora adesso mi piace avere due ore ogni tanto per buttare giù qualche riga. Proprio adesso il mio gatto si è sdraiato sulla lettera che sto scrivendo e si sta strusciando sulla penna (come sempre fa quando vuole le coccole), rendendo arduo il mio compito; il richiamo di mia madre al cibo l’ha allontanato, ottimo. Come stavo dicendo, ho sempre adorato scrivere, ma a scuola è diventato sempre più difficile potere esprimere la propria personalità, complici professori non motivati, tempo sempre più scarso e un programma asfissiante. Così che da finti scrittori siamo diventati finti robot, sempre alla ricerca di un varco per fare uscire noi stessi tra le maglie strettissime delle consegne. Il problema dell’identità e dell’espressione del sé (che paroloni!) è generale, ma è più evidente in italiano, che è la materia che offre più possibilità di guardarci dentro, di fare emergere qualcosa. La scuola in generale però dovrebbe stimolare i ragazzi a sviluppare le proprie capacità e ad inseguire i propri sogni, ma tutto corre e non c’è tempo per simili sciocchezze. Molto meglio studiare a memoria date (che rimarranno in testa per due giorni al massimo) o leggere testi di autori “che saranno sempre insuperati”, o fare imparare a non capire importantissime formule di gente “troppo intelligente”. Questo sì che aiuta i ragazzi a crearsi un proprio futuro, una propria identità. Ci accontentiamo del minimo e cerchiamo Dio in Gesù, in Cristiano Ronaldo, in Brad Pitt, perché non siamo in grado di trovarlo in noi stessi. E’ tornato il mio gatto, che mi guarda con una calma spaventosa. Lui Dio l’ha trovato senz’altro, senza fronzoli o giri di parole, e non se ne cura. Se la scuola cercasse di entrare nei cuori dei ragazzi, anziché nel registro, forse non butterebbe via la grandissima opportunità che ha: far sbocciare il fiore che ognuno ha dentro di sé. A presto. Marco

SCUOLA LA PAROLA

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CUBANA:

AGLI

STUDENTI

La nostra reporter Alicia, durante l’estate, è tornata a Cuba, l’ isola di origine del padre, a trascorrere le vacanze . Ha approfittato dell’occasione per farsi raccontare da alcuni ragazzi come è organizzata e vissuta la scuola nella realtà di un altro continente. Pavel, il più piccolo tra gli intervistati, frequenta la terza elementare, Beatriz, 16 anni, frequenta il penultimo anno ovvero il dodicesimo “grado”, José Pablo e Josué sono neo diplomati della classe di quest’anno. Veronica è diplomata già da due anni. Ecco l’intervista di Alicia. Potete spiegare come funziona il percorso scolastico di uno studente cubano? Che tipi di scuole esistono? Veronica: La scuola a Cuba, in primo luogo, è gratuita. L’anno scolastico inizia a settembre e termina il 30 di giugno con gli esami di fine corso; luglio e agosto sono di vacanza. La settimana dura dal lunedì fino al venerdì, alcune volte anche nel fine-settimana per i ragazzi che hanno materie da recuperare e/o domande sulle lezioni tenute quella settimana. Si entra alle 8.00 e resti fino alle 16-16.30 a seconda dell’orario di quel giorno. Pavel: Per i più piccoli c’è il “pre-scuola” , a 6 anni compiuti inizia la primaria che dura fino al sesto “grado”; in questi anni si gettano la basi: si impara a leggere, scrivere, a fare i primi conti, s’impara anche un po’ di musica attraverso l’inno nazionale, canzoni infantili ed alcune allegoriche dedicate alla rivoluzione. I bambini vengono inoltre inseriti in un gruppo chiamato UPC, Unión de Pioneros de Cuba, che promuove un concorso ogni anno a cui si partecipa per città e in cui si devono approfondire i simboli della patria: bandiera, scudo, inno, uccello e fiore nazionali. Beatriz: In questo periodo inoltre i bimbi vengono iniziati alle manifestazioni politiche e culturali organizzate dal consiglio municipale e dal Partito Comunista, così che inizino a prendere conoscenza degli “eroi nazionali”. Già dalla scuola elementare i ragazzi cominciano a fare del “lavoro volontario”, ossia un “volontariato obbligatorio”, costituito da pulizia delle aule, palestre scolastiche e giardini pubblici. A partire dal settimo grado c’è la scuola media che può essere di tre tipologie: la scuola vocazionale, accessibile solamente a studenti con una media superiore a un certo valore, che si prefigge di fornire le basi per una carriera particolare; la scuola “secundaria basica”, che può essere “di città” o “del campo”, “IL QUARTO” a seconda dell’attività della è PRODOTTO DALLA REDAZIONE CROSSMEmezza giornata di lezione: in DIAL DEL LICEO BERTOLUCCI DI PARMA una si fanno attività sportive, COORDINAMENTO: SILVIA FONTANA nell’altra si va in campagna a DIRETTORE RESPONSABILE: ALUISI TOSOLINI lavorare.


SPECIALE SCUOLA José Pablo: Alla fine dei tre anni di scuola media, in base alle valutazioni ottenute nel triennio, si può scegliere se fare un istituto politecnico (agricoltura, meccanica, enologia, economia…), un liceo di “scienze esatte” [tipo un nostro scientifico], un istituto di “preparazione atletica” oppure anche un istituto pre-universitario urbano in cui le varie materie vengono impartite senza nessun particolare approfondimento. Lo stato cubano ogni anno mette a disposizione una serie di specialità universitarie per preparare le generazioni in base al piano di sviluppo economico del Paese. Un comitato preposto valuta le richieste di carriera universitaria, in base alla media accademica e al comportamento politico e scolastico degli studenti, quindi smista questi ultimi nelle università anche secondo esami attitudinali di ingresso alle facoltà. In ogni caso esiste un tempo obbligatorio nel servizio militare: un anno per chi poi farà l’università, due per chi proseguirà con un istituto tecnologico, una scuola professionale o semplicemente il lavoro. Devi vestirti in un modo particolare per andare a scuola? Beatriz: Esistono delle uniformi secondo i tre livelli scolastici e le organizzazioni che li raggruppano. Nella primaria i bambini appartenenti all’UPC devono indossare pantaloni/gonna rossi con una camicia bianca e un fazzoletto al collo (azzurro dal primo anno al quarto, rosso il quinto e il sesto). Alla secondaria, dove i ragazzi fanno parte del FEEM (Federación Estudiantes Escuela Media/Federazione degli studenti della scuola media), i colori passano al giallo senape: gonna o pantaloni gialli e camicia bianca, senza fazzoletto. Alle superiori la divisa cambia in base al tipo di scuola, per le scuole urbane camicia azzurra e pantaloni o gonne-pantaloni blu scuro, per le scuole vocazionali lo stesso ma sui toni del beigemarrone. Per l’università non esiste un’uniforme. Josué: Tutte le uniformi comportano scarpe nere. Inoltre esistono altre particolarità: portare orecchini è consentito solo alle ragazze, lo stesso vale per gli anelli, purché siano solamente col cerchio, senza fronzoli e la gonna non può essere più corta di quattro dita dal ginocchio; i ragazzi devo portare i capelli tagliati in modo pari, quindi senza creste o “pelate” e non possono coprire le orecchie.

Come si svolge una giornata tipica di uno studente? José Pablo: Un giorno tipico di uno studente di una scuola urbana dura dalle 8.00 alle 16-16.30, mentre per chi è nella scuola del campo è diverso. La giornata comincia alle 6: dieci minuti di allungamenti muscolari e 20 minuti per l’“aseo personal”, ovvero lavarsi e vestirsi; mezz’ora per pulire il dormitorio prima della colazione alle 7. Dalle 7.30 alle 8, in giorni particolari, gruppi di studenti a turno preparano sketch a proposito dell’evento che caratterizza quel giorno nella storia cubana o mondiale. Dalle 8 fino alle 12.30 lezione poi pranzo con tempo sino alle 14, inizio delle attività pomeridiane che terminano alle 17. Sport fino alle 19, cena fino alle 20. Quindi sono previste due ore di studio individuale. Una volta a settimana c’è un gruppo che suona o si organizza una festa alla sera per gli studenti. Ci sono verifiche e/o interrogazioni? Beatriz: Ci sono tante verifiche scritte quanto orali, a seconda di come il professore preferisce verificare la particolare lezione. Di solito ci sono verifiche scritte ogni due settimane chiamate “trabajo de control”, lavoro di controllo, poi a metà e a fine anno ci sono tre prove (spagnolo, storia e matematica) per passare al semestre successivo. Da quanti alunni è composta una classe? Pavel: Dai 20 ai 30 alunni… più o meno 25. Come sono i rapporti con i professori? Veronica: Le relazioni con i professori sono buone e ogni volta che tu ne avrai bisogno, loro saranno lì per aiutarti. Josué: Il rapporto è abbastanza confidenziale, vengono chiamati per nome, per esempio “professor Antonio”… Ci sono lavori da fare a casa? Josué: Sì, tutti i giorni porti a casa dei compiti da fare, dato che ciascuna materia ti dà sempre qualcosa da ripassare o ricerche per cui devi visitare dei musei o altri luoghi per avere informazioni. Com’è il sistema di valutazione? José Pablo: Alle elementari la valutazione si calcola sui 10/10, alle medie e pre universitario sui 100/100 e all’università sui 5/5.

Come si vive la scuola? Pavel: Si vive in modo stupendo! José Pablo: La maggior parte degli studenti si trova gli amici a scuola e tiene ad avere buoni voti. Beatriz: È bellissimo arrivare e condividere le tue esperienze con i tuoi Come ti procuri i libri? compagni che diventano sempre amici ed è altrettanto bello imparare Pavel: I libri vengono dati dalla scuola e devono essere ricoperti e con- qualcosa di nuovo tutti i giorni. servati nel migliore dei modi per poi essere riconsegnati a fine anno. Veronica: Anche da diplomata a volte mi manca tanto. Inoltre dallo stato vengono forniti matite, quaderni e gomme. Quali sono le materie che si studiano? Veronica: Le materie base sono: Lingua spagnola, Matematica, Storia cubana, americana ed europea, Scienze naturali (biologia e chimica), una Lngua straniera, solitamente inglese (ma mi è capitato un anno anche italiano), Educazione fisica (sport). Dalle medie in poi si aggiungono Letteratura spagnola, Cultura politica, Fisica.

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Alicia Carrillo


NOI E GLI ALTRI IL BULLISMO NON HA ETA’ Il video di Bollate in cui una ragazza picchia con una violenza inaudita una sua coetanea, senza che nessuno dei ragazzi presenti alla scena intervenga, ha sconvolto il Paese. In effetti, di per sé la scena è angosciante, perché mostra non solo l‟aggressione, ma anche le risate e i commenti ironici del “pubblico”, come se i ragazzi stessero assistendo ad un video su youtube. La questione è proprio questa: i giovani di oggi non solo hanno comportamenti violenti ma, anche se non li praticano, li accettano come normali”. Le notizie di atti del genere vengono elencati quotidianamente sui giornali come bollettini di guerra. Anche in una città come Parma, comunità generalmente tranquilla, un nostro compagno è stato aggredito da altri adolescenti in un parco cittadino in pieno giorno, alcune zone del centro sono “infestate” da bande di giovanissimi che non rispettano alcuna regola e si comportano come i padroni della città. Dire però che tutto ciò è colpa solo dei ragazzi, maleducati, annoiati, violenti, non spiega il perché di tali comportamenti. Che tutti noi siamo abituati alla violenza, o meglio ad immagini violente è un dato di fatto, ma mentre gli adulti il più delle volte riescono a distinguere la finzione dalla realtà, i ragazzi riproducono ciò che hanno visto alla tv, sul web ecc… nella vita reale, cercando di rivivere quelle emozioni e sensazioni che tali immagini hanno provocato. Gli studi degli esperti ( psicologi, sociologi) concordano tutti sul fatto che, alla base, c‟è una sorta di emulazione di episodi shock e il desiderio di poter “diventare qualcuno”, per pochi minuti, sul web. Ma il bullismo non esiste solo nel mondo dei ragazzi, ma purtroppo anche in quello degli adulti, più subdolo e pericoloso, perché, il più delle volte, si esprime con la violenza verbale. Basta pensare ai nuovi “pseudo politici” che urlano imprecazioni, insulti, minacce in rete a chi non la pensa come loro. A quegli insegnanti, pochi per fortuna, che usano il “potere” del voto per mortificare continuamente gli studenti. A quegli allenatori a bordo campo che imprecano contro un ragazzino perché ha solo sbagliato un passaggio o a quelli che tirano le pallonate nella pancia delle ragazzine perché sbagliano una schiacciata. Da questa analisi trovare una soluzione sembra impossibile, e non bastano certo gli spot del Ministero contro questa, che ormai viene definita, una piaga sociale. E‟ necessario che lo stesso mondo adulto si ripensi, diventi capace di esprimere esempi positivi, di ispirare fiducia e di coinvolgere i ragazzi. Per fortuna ci sono ancora molte persone capaci di instaurare relazioni positive, di sentirsi parte di una comunità, di esprimere gioia, entusiasmo e amicizia nei confronti degli altri, che riescono a presentarsi per quello che sono e che pensano rischiando anche di essere “impopolari”. Greta Ghinelli

NON TOCCATECI. NEANCHE CON UN FIORE

Rosso come il sangue, rosso come l‟amore, molteplici sono le sfumature di questo colore. Infatti non si ha idea di quanto possa essere pericoloso innamorarsi. Dati sconcertanti mostrano come una donna su tre abbia subito violenze, contando ben 128 vittime nel 2013; di queste il 70% sono state uccise da partner (48% consorti), fidanzati o ex, comunque uomini con cui si sono condivise gioie e passioni. Questi numeri sono relativi esclusivamente a violenze fisiche e sessuali, ma molte di più sono le donne soggette a violenze psicologiche. La predominanza maschile sul sesso femminile si riscontra fin dall‟antichità. Nell‟epoca dell‟impero romano, ad esempio, l‟uomo rivestiva la figura del pater familias ed aveva il potere di decidere della vita stessa di sua moglie. Tale fenomeno oggi non riguarda soltanto le aree più povere e civilmente arretrate della Terra, bensì ne sono interessati anche i paesi più sviluppati. Solo nel „900 si inizia a parlare del problema del femminicidio; alcuni, come lo psicologo Alessandro Meluzzi, affermano che si possa parlare di una sindrome. L‟uomo non capace di resistere all‟abbandono reagisce con violenza; fra i casi di femminicidi, il 78% degli aggressori tenta il suicidio. L‟opinione di Dario Fo, premio Nobel nella letteratura, è che l‟uomo aggressore ricorra alla forza perché si sente impotente, incapace di conquistare intellettualmente, fisicamente ed economicamente la donna. La donna viene spesso comparata a un oggetto, per entrare nel mondo dei mass-media deve ricorrere a mostrare il proprio fisico e non le proprie capacità. Il modo in cui appare su giornali e pubblicità, corpi esibiti in cambio di soldi e popolarità, sicuramente non contribuisce a trasmettere un linguaggio di rispetto. È infatti necessario ridare sacralità e inviolabilità al corpo, che alcool, droghe e atteggiamenti lascivi portano a consumare in maniera irrimediabile. Il 25 novembre abbiamo celebrato la giornata internazionale contro la violenza alle donne. Molte hanno sottolineato questa data portando calzature di colore rosso, simbolo della lotta contro la violenza. Il messaggio trasmesso da tale giornata deve però essere ricordato ogni giorno, perché mai più devono ripetersi tali tragedie: le donne non si toccano neanche con un fiore. Andrea Fava (testo e disegno)


NOI E GLI ALTRI MOHAMMED BA “SONO

INCAZZATO BIANCO”

L’uomo non è un albero, ha gambe non radici, quindi può spostarsi”. Queste parole hanno aperto l‟intervento di Mohammed Ba, uomo dalla pelle lucente come una notte d‟estate e dalle gambe lunghe di chi davvero ha camminato tanto. Parole, tante parole piene di vita e di passione che hanno mosso in noi incredulità e curiosità, tristezza e lacrime. Ma anche sorrisi. Ci ha lasciato regalandoci questo quasi-decalogo come sintesi degli atteggiamenti e dei modi con cui ognuno di noi dovrebbe vivere dentro la società complessa, plurale e multiculturale nella quale siamo immersi. Lo abbiamo trascritto e lo regaliamo a tutti i nostri compagni perché ci sembra davvero bellissimo.

Il DECALOGO INTERCULTURALE 1) Avrai altro DIO al di fuori di te 2) Non nominare la nazionalità dell’altro invano 3) Onora la memoria della tua città e raccontala agli altri, i suoi nuovi abitanti 4) Onora e rispetta tutte le feste delle culture presenti nella tua città 5) Non testimoniare mai sulla cultura di altri avendone solo sentito dire o non sapendone nulla 6) Non rubare la parola ai nuovi compagni, impara ad ascoltarli 7) Non desiderare solo la tua cultura; rischi la solitudine e l‟arretratezza culturale 8) Non desiderare nemmeno solo la cultura degli altri 9) Non uccidere le differenze culturali perché sono la bellezza dell‟umanità Benedetta Aliani, Silvian Bajireanu, Federico Miselli, Giulia Guatelli

LA NELLA

VERITA’ STA CONTRADDIZIONE

“La verità sta nella contraddizione”. Queste sono le parole che più ci hanno colpito tra quelle pronunciate da Lubna Ammoune, ragazza italiana di origine siriana. Lubna è nata a Milano e sta per laurearsi in farmacia. Da quasi cinque anni scrive per il blog “Yalla Italia”, che tratta argomenti di attualità dal punto di vista dei ragazzi di seconda generazione. Il suo intervento si è svolto con il racconto di due storie che ci hanno fatto riflettere sui valori positivi della diversità e su quanto possano essere stupidi i nostri pregiudizi. “L’Italia ha investito su di me, io mi sento maledettamente italiana”. Con questa frase Lubna ha concluso il suo discorso, volendo affermare il suo amore per l‟Italia, che molto spesso, “noi”, di origini italiane tralasciamo e sottovalutiamo. Inoltre, Lubna ci ha fatto capire che l‟origine di ognuno di noi non è uno strumento di discriminazione, come la maggior parte di noi pensa, ma, al contrario è uno strumento molto utile per migliorarsi e per capire che “il mondo è bello perché è vario”. Vi invitiamo a visitare il suo blog “Yalla Italia” (http:// www.yallaitalia.it/). Piccinini, Rabaglia, Roveri, Sidoli, Panero, Miselli


CULTURA E SCUOLA LA RISCOPERTA DEI CLASSICI

QUESTIONI DI FISICA

I classici. Sono considerati antiquati, vecchi, antichi... Chi li compra in libreria sono professori e studenti per lo più. E Virgilio, insieme a Terenzio, finisce impolverato e dimenticato su uno scaffale della nostra biblioteca. Ma i classici Romani possono essere allegri e dilettevoli. Basta fare qualche nome: Plauto e Ovidio. Il primo, vissuto attorno al III sec. a.C., fu un commediografo; scrisse tantissime commedie che i nostri antenati si divertivano a guardare a teatro. La comicità dei Romani, e di Plauto in particolare, è legata alla sensualità e al rapporto uomo -donna. Nulla di sconosciuto a noi che quando guardiamo Zelig o altri programmi comici alla televisione, a nostra insaputa, assistiamo a battute plautine. Ovidio fu uno straordinario poeta del I sec. a.C. che descrisse tutti i modi possibili immaginabili per “rimorchiare” una donna, dando anche «I maître-à-penser dell’altroieri, un Jean-Paul consigli al gentil sesso per Sartre, un Jacques Lacan o essere più attraenti. Basta persino un Sigmund Freud, pensare al nome delle sue opere: “Arte di Amare”, “Il mostrano tutti i loro anni. Omero, invece, pare ancora trucco delle donne”, “Rimedi contro l'amore”... I un ragazzino». classici sapevano come diG. Ieranò vertirsi e non a caso furono loro ad inventare la satira. In secondo luogo sfatiamo il mito che i classici hanno un antiquato modo di pensare. Sono tantissimi gli scrittori e filosofi Romani: tutti hanno il proprio lato particolare, le proprie convinzioni. Cicerone è fissato con il bene dello Stato, Virgilio è traumatizzato dalle guerre civili, Seneca è terrorizzato da Nerone, Cesare è occupato con il consenso. Hominem te memento direbbe qualcuno. “Ti ricordo che sei un uomo”. Erano uomini anche loro e allora come oggi le emozioni che s'imprigionano nell'inchiostro lì rimangono per mille e più secoli. Anche loro, come noi, erano preoccupati della crisi del presente e del futuro. I loro problemi sono diversi dai nostri, ovviamente, ma il fascino e il loro coinvolgimento sono moderni. Il mondo di duemila anni fa non è lontano dal mondo di oggi. Chi pensa che i classici siano inutili e che la nostra vita debba essere concentrata verso il preoccupante futuro, dovrebbe sapere che “estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente e «Il problema non è se temono per il futuro: giunti al i classici siano at- momento estremo, tardi comprentuali, il problema è dono, disgraziati, di essere stati se lo siamo noi ri- occupati tanto tempo senza conspetto a loro». cludere nulla”. Parola di Seneca.

Nell’estate tra la prima e la seconda la nostra professoressa di fisica ci ha assegnato un libro, intitolato “Più o meno quanto?” di Lawrence Weinstein e John A. Adam, pieno di problemi da risolvere. A noi alunni già costa molta fatica leggere un libro, figuriamoci se poi ci viene detto che contiene una sessantina di problemi di fisica!

G. Pontiggia

Una volta iniziato a sfogliare il volume ci siamo accorti però che non erano i soliti noiosi problemi, ma facevano richieste insolite, per esempio, vi siete mai chiesti quante palline da golf servirebbero per fare il giro dell‟Equatore? Arrivare alla soluzione inizialmente non è stato semplice, ci chiedevamo come potessimo fare senza dei dati. Poi leggendo le spiegazioni poste in fondo al libro, abbiamo capito che i dati dovevamo ricavarli da soli basandoci sulle nostre esperienze personali. Dovevamo insomma utilizzare noi stessi come modello perché in questi problemi l'obiettivo non è la precisione del risultato, ma la stima di ciò che stiamo cercando. Tornati a scuola, abbiamo continuato il percorso creando dei cartelloni che raffiguravano la soluzione di problemi simili a quelli del libro. Abbiamo lavorato in gruppi e devo dire che ci siamo anche divertiti. Secondo voi quanto ci vuole per andare a piedi da Cosenza a Roma? Beh, secondo i nostri calcoli dovremmo camminare 6 giorni ininterrottamente, bella fatica eh? Anche in italiano ci siamo sbizzarriti a creare testi ironici e divertenti di "fisica dell‟immaginazione” risolvendo problemi fantasiosi e senza apparente soluzione, creando anche delle nuove formule. Alcuni titoli: quanti kg di Nutella produrrà la Ferrero per risollevare studenti italiani con crisi di identità nel corso dell'anno 2013? ; Quanto tempo impiegherò nella mia vita a fare acquisti in un centro commerciale il sabato pomeriggio?. Il testo vincitore risolveva questo inquietante quesito: quanti libri ho fatto finta di leggere nella mia vita? Devo confessare che sull'argomento eravamo effettivamente molto esperti. È stata una bella esperienza, abbiamo imparato, collaborato, lavorato e ci siamo impegnati affinché i nostri lavori potessero risultare istruttivi e divertenti. Virginia Alberini

Rocco Melegari Pagina 5


Mentre eravamo a Mauthausen la guida ci ha raccontato di un uomo... Una SS un giorno gli ha tolto il berretto... Ciò equivaleva ad ucciderlo, infatti il giorno seguente se si fosse presentato all'appello senza berretto così sarebbe successo. Durante la notte l'uomo ha rubato il berretto a un suo compagno. Il giorno dopo l'ha visto morire. Le condizioni di vita erano così dure da costringere quest'uomo ad un gesto che lui sapeva essere sbagliato ma il desiderio di vivere ha prevalso, l'istinto di sopravvivenza ha vinto. Cecilia Massera

Un medico polacco organizza cure dentistiche per i deportati, alcuni prigionieri procurano un po’ di cibo per i compagni più deboli, un’anziana signora austriaca nasconde nella sua casa alcuni russi fuggiti dal campo .Mauthausen non è solo dolore, morte, indifferenza. Mauthausen è anche solidarietà, compassione, coraggio. Nadia Catelli

Visitando Mauthausen,Gusen ed ogni altro campo di sterminio, comprendi sempre più che non è stato un solo uomo a rendere possibile tutto ciò. Capisci come l’idea, partita da un solo uomo, è cresciuta nella mente e nelle azioni di una moltitudine, portando alcuni ad arrogarsi il diritto di trasformare altri uomini prima in numeri e poi in cenere. Tutto ciò solo perché considerati uomini pericolosi che occupavano lo”spazio vitale” di coloro che si ritenevano “superiori”. Michele Fasoli

“Un campo di concentramento è un luogo di annientamento della persona e dell'umanità." Spesso avevo sentito dire questa frase, ma mai avevo compreso fino a che punto questo annientamento potesse essere avvenuto, fino a quando non ho potuto vedere con i miei occhi cosa si intendeva. Dopo questo viaggio della Memoria , io mi chiedo: si pensa sempre che una tragedia di questa portata non potrà mai più avvenire perché ormai "abbiamo imparato dalla storia". E’ davvero così? L'uomo è capace di imparare dai propri errori o la storia ripeterà se stessa? Siamo sicuri che ciò non stia già accadendo, magari più vicino di quanto noi possiamo pensare? Andrea Canali

Umanità:essenza dell’uomo. Umanità è quel velo sottile ed immenso che ci distingue dagli animali. I quattro giorni del Viaggio della Memoria sono stati tra i più intensi ed emozionanti della mia vita, lì ho toccato con mano la fragilità dell’essere umano, ho percepito la mia piccolezza in rapporto alla realtà che mi circondava. I corpi, i volti delle centinaia di deportati, così gracili e indifesi, erano il riflesso delle loro anime annientate, annichilite. Però vi era in loro Umanità:essenza dell’uomo. Non ho visto Umanità: essenza dell’uomo nelle S.S che, pasciute e in salute, si crogiolavano al sole nel campo di Mauthausen. Beatrice Ferrari – Liceo Musicale Bertolucci.

VIAGGIO DELLA MEMORIA. CA

Parma, 5 febbraio 2014. Dieci alunni accompagna- n ti dalla prof. Catelli partono con altre centotrenta d p persone, per visitare i luoghi della deportazione

Come dice Primo Levi, “conoscere è necessario”. La nostra voce, la voce dei nostri figli, deve farsi portatrice di verità. In questo presente che ci viene dato a disposizione, noi non dobbiamo essere spettatori apatici, non dobbiamo cadere nell'indifferenza di fronte alle atrocità commesse. La testimonianza deve rendere la Shoah un evento irripetibile e creare un terreno in cui si possa coltivare una vera e propria cultura della memoria. La Shoah può essere un insegnamento per ciascuno di noi, per questo bisogna preservarne il ricordo. Tuttavia, ancora oggi, vi sono negazionisti desiderosi di dimostrare che questo “abuso dell'umanità” non sia mai accaduto. Ma com'è possibile smentire uno dei più grandi errori commessi quando le foto, le testimonianze, i resti dei lager tornano puntualmente a ricordarci quanto è accaduto? Nei campi di concentramento e di sterminio, si può ancora respirare un'aria intrisa di un dolore incancellabile. Camminare sul terreno dove sono morte migliaia di persone, vedere con in propri occhi le stesse mura che le rinchiudevano, può aiutare a immedesimarci maggiormente nella storia e renderci consapevoli che nel mondo non devono più verificarsi eventi simili. Per questo motivo è importante che la Shoah non venga trattata come un tabù, ma che sia al centro di cerimonie, iniziative, incontri, momenti di scambio, riflessioni. E la scuola è il luogo che più di tutti si presta alla diffusione della memoria, poiché il futuro è tutto riposto nei giovani e nelle loro scelte. I “viaggi della memoria”, organizzati ogni anno in occasione della ricorrenza del 27 gennaio, il “Giorno della memoria” che ricorda l'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, sono lo strumento più adatto per avvicinare i ragazzi a questo avvenimento e stimolare in loro la riflessione. Tornati dal viaggio, questi ragazzi parleranno della loro esperienza in famiglia, con gli amici, con i parenti...E da condivisione nasce sempre più voglia di condividere. Un po' la stessa esigenza che si incontra leggendo il Diario di Anna Frank: un libro che guarda all'orizzonte, in cui la fanciullezza e l'adolescenza sono rappresentate in tutta la loro bellezza e E


ARTOLINE DA MAUTHAUSEN

nazista, della Shoah. Partono per conoscere un po’ di più gli eventi della storia, per capire un po’ di più il loro passato.

in cui tutte le donne e ragazze del mondo si possono riconoscere. Quella di Anna è l'esigenza di scrivere nero su bianco la sofferenza vissuta sulla propria pelle avendo come obiettivo la lotta per la liberazione dell'uomo dai suoi mali. La scrittura è l'unica salvezza ad ogni male del mondo: in essa si trova un conforto, un rifugio, la speranza che un giorno chi leggerà potrà imparare e non ripetere. È per questo che Levi scrive, cioè fissa nel foglio i suoi stati d'animo, non si stanca di lasciare ai posteri un ricordo del dolore che ha investito la sua esistenza. Il suo è un lavoro contro la rimozione e per la verità. Nell'opera I sommersi e i salvati, egli tiene rigorosamente ferma la distinzione fra carnefice e vittima, contro le ricorrenti tentazioni dell'estetismo e di un sempre più diffuso azzeramento delle responsabilità. E se la pretesa di non essere disturbati da ricordi scomodi avesse conquistato le giovani generazioni? Secondo d'Arcais sarebbe una tragedia e le tragedie talvolta avvengono, come ci dimostra la storia. E non si tratta di una tragedia compiuta nei confronti degli israeliti per volere di Dio, come emerge da un singolare colloquio ne Gli occhiali d'oro di Giorgio Bassani. Si tratta piuttosto di uomini incapaci di scegliere, vittime di insulse ideologie, assassini di altri uomini come loro. Ecco il risultato della Germania hitleriana e della sua innegabile grandezza. Dove era mai finita la dignità umana? È questo l'interrogativo di fronte al quale non dobbiamo smettere di interrogarci, per far sì che la memoria rimanga viva e continui a crescere alimentata dall'indignazione e dal non-giustificazionismo. Se ci fosse già una risposta al perché venne attuato il meccanismo di eliminazione totale del popolo ebraico, non ci sarebbe più memoria. E senza memoria, non si potrebbe imparare dal passato. È nel grido di dolore lanciato dalla Shoah, che nasce il più sincero inno alla vita. I deportati erano privati di quello che è uno dei più grandi diritti dell'uomo: vivere. Vivere, nonostante tutto. Anche nella notte più cupa, c'è sempre la speranza...per un mondo migliore, più onesto. Forse, più giusto.

Chi può sapere se avremmo avuto il coraggio di opporci a ciò che ci appariva insensato. Chissà se ci saremmo ribellati alla massa o se invece ci saremmo fatti trascinare dall'autorità. C'è stata gente che ha avuto la forza di dire no al crimine che si stava compiendo, come le persone che diedero riparo ad alcuni prigionieri russi fuggiti dal campo di sterminio di Mauthausen, mettendo a rischio la propria vita. Altri non furono così coraggiosi, spinti forse dalla paura o forse dall'odio, denunciarono numerosi fuggitivi condannandoli così a morte certa. Bertozzi Federico

Viaggio della Memoria,un viaggio che tutti dovrebbero compiere...Il viaggio della Memoria serve per ricordare, per capire un po’ di piu’ la storia, serve per impedire che tragedie simili si ripetano... Mi sconvolge pensare che vi è stata gente che ha permesso tutto questo dolore, che ha seminato tanta morte. Mi riempie di sdegno sapere che oggi qualcuno ha il coraggio di negare eventi così manifesti, che qualcuno oggi giustifica tanta violenza. Raccontiamo quel che abbiamo visto a Mauthausen, a Gusen, a Ebensee. Non stanchiamoci di ricordare. Valentina Bizzoccoli

Da quei forni, da quelle ceneri nasce l'appello alla pace del mondo. Da quelle foto, da quei volti scavati e da quegli occhi così pieni di dolore di coloro a cui è stata strappata ingiustamente la vita, nasce la voglia di combattere la violenza e la crudeltà del mondo. Da quei resti, da quelle rovina nasce la voglia di comprendere e di rendere memoria a quegli avvenimenti atroci che hanno scritto pagine e pagine di storia. Ciolfi Elisa

Del viaggio mi è rimasta l’immagine di un uomo, ex deportato a Mauthausen. Dopo la liberazione si è fatto subito scattare una foto con in mano un foglio: nel pezzo di carta erano scritti il numero assegnatogli nel lager ed il suo nome. Nei campi le persone non perdevano solo la vita; ogni diritto , ogni dignità, ogni identità erano annullati. Per favore non diamo mai per scontato il valore della nostra identità di uomini. Giulia Pantò

Eleonora Rossi Pagina 7


GIOVANI SCRITTORI CRESCONO Il POETA del MARE Sui ripidi scogli pietrosi ed aspri e rotti, di là dai pendii ove s’erge la vite presso il salino, imparano i lari a intrecciar nido marino. Flutti repentini svelano i sordi tuffi dei volatili, che riappaiono svelti coi becchi nutriti di lucenti argenti. Così nel sonno del mare dalla canicola oppresso, la quiete è rotta per un istante da un volo equoreo.

Gianmarco Beccarelli, Ombre sul mare, Tapirumè poesia, 2013

Sopravvive il propagarsi dell’increspatura e cerchi e spuma sono la viva memoria del furto della vita. Gianmarco Beccarelli Il libro di poesie di Gianmarco ha una barca in copertina, ferma in mezzo al mare con la tromba di un grammofono puntata a prua verso il mare aperto, in ascolto, perché la voce di un poeta, dice lui, non è destinata al porto. Gianmarco, che ha diciotto anni, racconta con orgoglio che ha respirato il mare ad appena tre giorni di vita e il mare gli è entrato nelle vene sulla barca del papà con cui prendeva il largo, in compagnia degli amici come il pescatore-filosofo Paolo che gli ha consigliato Schopenhauer e i Giganti della montagna e ha letto per primo le sue prime poesie. Le stesse che, ora pubblicate, sfoglia delicatamente per spiegarmi che ciò che voleva dire l‟ha detto e adesso per un po‟ si fermerà, per maturare nuove riflessioni. (…) In Gianmarco le parole poetiche avevano un senso privilegiato. Germogliavano. Proclamavano per voce sua che la poesia è di pochi e nello stesso tempo di tutti, come alzare gli occhi al cielo per guardare la luna e vederla non semplicemente gialla, o tonda o piena di macchie, ma “marmorea, confitta nella fronte spaziosa della notte”. E scoprirsi “mutevole come il mare, effimera moda o classica colonna, voce d‟estate o acqua fredda, viva scaglia o cupo flutto”, insomma un poeta.

La notte della GRANDE BELLEZZA Jep Gambardella, scrittore di un solo romanzo giovanile di successo, “L‟apparato umano”, è ora un giornalista ed opinionista tuttofare. Originario di Napoli, si è trasferito a Roma in giovane età per cercare fortuna. Jep si inserisce subito nell‟alta società romana, non con la semplice ambizione di farne parte, ma di esserne il maggior esponente. Il re della mondanità, il re di una mandria di persone che vivono di apparenze e in totale amoralità, che nascondono però un grande vuoto interiore con il loro status di “ricchi borghesi”. Tutto questo immerso in una Roma mattutina lenta e assonnata, accompagnata da musiche corali che le conferiscono un‟aria quasi sacra ed inaccessibile, in contrasto con una Roma notturna, scintillante e movimentata in superficie ma che nasconde un grande vuoto al suo interno. L‟ambientazione, i personaggi e le lunghe feste non possono che ricordare “La dolce vita” felliniana”, ma nel film di Sorrentino tutto è caratterizzato da un tono malinconico. Nonostante tutto in Jep traspare una sorta di umanità davanti alla morte di un ragazzo solo e problematico, unico rappresentante della nuova generazione, vittima della propria follia e davanti alla scomparsa di Ramona, ultima donna in grado di conquistare il suo cuore. Ed è proprio la morte della donna a condannarlo definitivamente ad una sorta di solitudine interiore che può essere sconfitta solamente arrivando a conoscere “La grande bellezza”, identificabile con la purezza e l‟innocenza del suo primo amore. È durante il finale che Jep, recatosi all‟isola del Giglio, per un reportage sul naufragio della Costa Concordia, si ricorda del suo primo amore che sembra riaccendere in lui un barlume di speranza. Il film di Sorrentino non va però scambiato per un inno al rinascimento di Roma o dell‟Italia. “La grande bellezza” è una denuncia del decadimento della società italiana e della crisi dei suoi valori, esemplificata nel film da intellettuali che non pensano, poeti che non parlano, chirurghi da botox, donne di professione “ricche” e cardinali che pensano più alla cucina e alle macchine lussuose che alla spiritualità ed ai valori cristiani di cui dovrebbero essere i portatori. Persone inutili alla società che non fanno il loro mestiere, ma che pensano alle feste notturne con i loro “trenini di persone, belli perché non portano da nessuna parte”. Sorrentino ci invita a pensare ai problemi di oggi ricordandoci che in un passato incontaminato, di non molto tempo fa, possiamo trovare la salvezza, identificabile con la nostra “grande bellezza”. Nicola Brignoli

esperto di cinema e collezionista di movies)

Maria Borelli Il cast del film La Grande Bellezza Pagina

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Il Quarto - marzo 2014  
Il Quarto - marzo 2014  

Edizione di primavera del Giornalino di Istituto del Liceo Bertolucci

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