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Periodico di Informazione e Cultura

Anno II n° 4 - Gennaio 2008

L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va di Massimiliano Nicosia

simbolo di una “periferia abbandonata” spesso senza neanche scomo’anno che è appena finito è stato per il nostro darsi a metterci piede. A seguito dei fatti del Cibali quartiere un anno particolarmente intenso. La vil’Arcivescovo di Catania Gristina cenda di febbraio degli scontri al Cibali e della ha mosso un appello alle forze morte dell’ispettore Raciti ha nuovamente ripordella città chiedendo l'impegno tato Librino all'attenzione mediatica additandolo nuovae impegnando in prima persona mente all'opinione pubblica come quartiere "degradato". la Chiesa catanese. In effetti per Gli articoli e i servizi che in quella occasione si sono sprela Chiesa nel territorio il 2007 è cati hanno cercato di scavare nel “popoloso quartiere”, stato un anno di grande fernei suoi “palazzoni” straripanti di giovani “disadattati” mento; A Marzo padre Giuseppe Coniglione, parroco della Risurrezione del Signore (zona Librino/Castagnola) annuncia il suo imminente LUCIANO BRUNO trasferimento al Santuario di Mompileri per volontà delra il primo gennaio 1983, quando misi piede per la prima volta l'Arcivescovo, il trasferimento ava Librino. La mia nuova casa si trovava il secondo piano di un verrà subito dopo Pasqua; 6 mesi più palazzo sito in viale Librino 52; appena arrivati abbiamo scaricato il tardi si spegnerà Padre Concetto Greco primo camion con dentro la stanza da letto, il soggiorno, e la cucina. parroco al Pigno. Padre Coniglione e padre Quei mobili erano stati comprati da mia madre con i soldi della liGreco hanno rappresentato in un certo senso quidazione del lavoro di collaboratrice domestica,presso l'istituto di rispettivamente le anime culturali e sociali padre Musumeci,nel secondo camion c'era il salone di mio nonno del territorio; entrambi diventati parroci che regalò a mia madre. La mia nuova casa non mi piaceva, era picquando Librino e il Pigno nascevano, encola, umida, e lontana da mio nonno; lui si accorse che ero scontento trambi mal sopportavano di essere chiamati e mi disse: “Non preoccuparti anche se non vivi più a casa mia, io “Monsignore” pur essendolo, entrambi diverrò a trovarti tutti i giorni”. L'indomani andai a fare un giro nel ventati umilmente e silenziosamente punto mio nuovo quartiere; più giravo e più mi rendevo conto che quel di riferimento indiscutibile nel territorio. quartiere non aveva nulla, c’erano solo le case, mancavano i servizi La nomina di padre Salomone (succeduto più elementari: una centrale di polizia, la strada, l'ospedale, un a padre Coniglione) è stata seguita dall'ancampo di calcio; rimpiangevo la vecchia casa, anche se era una banuncio dello stesso della nascita di un proracca, almeno lì c'era il campo di calcio. getto "interparrocchiale" su iniziativa di Dopo un mese di passeggiate per il quartiere una mattina ho inpadre Salomone e del parroco del Borgo ancontrato dei ragazzi della mia età; uno si chiamava Piero (Pietro tico di Librino padre Lo Cascio; il progetto tigna), il secondo Maurizio (pidocchio) e l'altro si chiamava propone di coinvolgere e coordinare le parNino(grattacielo). C’erano anche Stefano (funcia), Carmelo (mezza rocchie della zona su alcune iniziative cobirra), e mio cugino Luciano (Lucio muni tra le quali la formazione dei laici, la Dalla). continua a pag 4 costituzione di un portale web e di un giornalino. Altri segni dell’azione della Chiesa nel territorio sono l’inizio dei lavori per la costruzione di una nuova chiesa a San Giorgio, l'annuncio del Vescovo che proprio a Librino Un luogo di accoglienza si svolgerà la prossima Pentecoste dei giovani a Maggio 2008, evento che annualin un bene mente coinvolge migliaia di giovani della diocesi catanese; la nascita del centro di acconfiscato alla mafia coglienza per immigrati "Padre Pino Puglisi" con sede in via Delpino in un fabbricato confiscato alla mafia e la nascita del centro "Talità Kum" gestito dalla Caritas diocesana e aperto dalla stessa in viale Moncada 2. In modi diversi entrambi i centri operano attivamente nel quartiere nonostante alcune difTra feste scout ficoltà iniziali: non sempre è facile farsi accettare ed essere accolti in un territorio e incontri letterari così tanto spesso violentato. L'impegno della Caritas a Librino muove i suoi passi da uno studio approfondito del territorio che a Maggio si è tradotto nella pubblicazione del volume "Librino, un presente per quale futuro?", un'importante ricerca sociologica del territorio redatta dalla Parcheggio Acquicella ricercatrice Giuliana Gianino impegnata da tempo nel quartiere e oggi responsabile del una “soluzione” centro "Talità Kum". E' proprio all'interno di questi avvenimenti che comincia a prendere inutilizzata forma il progetto, nato in seno al gruppo scout di Librino, di dar vita ad un mensile che possa dar voce al territorio e fungere da collegamento. L'esigenza di mettere insieme una informazione corretta del resto si è resa necessaria in più d'una occasione nel corso Le attività della dell'anno. A settembre il Sindaco Scapagnini Pestalozzi, dichiarava in un’intervista a “ilGiornale” che Librino rappresenta una “rivoluzione”, una scuola senza frontiere scommessa vinta dall’Amministrazione co-

LIBRINO ANNO 1983

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Centro Padre Pino Puglisi

Giochi e cultura al Talità Kum

Errori di connessione

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Equi-azione e barca per il futuro

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munale; dichiaraz i o n i queste che, a chi vive quotidianamente il quartiere, s o n o apparse paradossali. La vicenda di villa Fazio è del resto emblematica di come l'assenza di una voce-denuncia locale abbia facilitato l'incancrenirsi di una classe politica che, a qualsiasi livello, nei confronti del quartiere si è spesso mostrata incapace di soluzioni efficaci e durature e talvolta colpevolmente poco trasparente nel rapporto con i cittadini. A quattro mesi dall'annuncio del Comune che villa Fazio sarebbe tornata all'antico splendore non è ancora dato sapere il progetto su di essa dei parroci, ai quali è stata assegnata, e il ruolo della Multiservi nella gestione della stessa: il Comune parla di servizio di guardianìa e manutenzione ordinaria, alcuni parlano della trasformazione di villa Fazio a parcheggio della Multiservizi, altri sostengono che la società non abbia alcuna intenzione di accollarsi gli oneri di gestione della struttura visto che i bilanci sono già in rosso (a proposito dei bilanci della Multiservizi il mensile "Isola Possibile" ha pubblicato un'interessante servizio sul numero di dicembre). Lo stato dei fatti, al momento, è che villa Fazio è semidistrutta ed è stata trasformata in una discarica a cielo aperto. A chi vanno attribuite le colpe di questo sperpero di denaro? (era stato speso un milione di euro per sistemare la masseria a più riprese), chi ha privato in questi anni il quartiere di questa importante struttura? Eppure proprio nel caso di villa Fazio occorreva semplicemente che la virtuosa gestione che aveva visto collaborare la Uisp e padre Coniglione potesse essere presa a modello ed imitata. Le stesse domande possono essere rivolte riguardo la vicenda del teatro di viale Moncada che proprio in questi giorni ha aperto le porte per alcune iniziative natalizie del Comune ma su cui ancora pende un futuro incerto a causa dell’assenza di un progetto chiaro e di lungo respiro tanto da doverne rimandare ancora una volta a data da destinarsi l’inaugurazione ufficiale. Ciò che invece non è sembrato subire particolari interruzioni è la costante cementificazione del quartiere. Proprio ad Aprile del 2007 la proposta di una variante al piano regolatore di Catania prevede la costruzione di un milione di metri quadri di edilizia popolare nel quartiere seguita ad agosto da un accordo siglato con il Ministro Di Pietro per costruire ancora case; nessuno invece propone seriamente di ricostruire e consegnare ai senza casa i palazzi abbandonati e vandalizzati già costruiti a suo tempo. Non che la costruzione di strade, case, ponti e parcheggi sia un fattore secondario, anzi, il recente completamento del viale Moncada e il collegamento dello stesso con la Tangenziale appare ad esempio un’opera talmente importante che viene da chiedersi come mai si siano dovuti aspettare più di 20 anni per ultimarla; ma un quartiere, per essere vissuto, non può essere solo un insieme di case, strade e ponti: servono anche, in misura proporzionale, parchi, servizi, centri sportivi, sociali e culturali; occorre che questi ci siano e, fattore non secondario, occorre che funzionino a pieno ritmo. Anche la questione “sicurezza” nel quartiere è fondamentale e purtroppo il 2007 non ha portato alcuna grande novità su questo fronte: mentre il commissariato di zona continua ad essere ospitato all’interno di un immobile inadeguato (un appartamento condominiale) un silenzio inquietante è sceso sul progetto di co-

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LaPeriferica

Be n v e n u ti a C a s a P ad r e P i n o P u gl i s i

Il centro Don Pino Puglisi è nato il 14 gennaio 2007 da un bene confiscato alla mafia. Possiamo definirlo una succursale del più conosciuto Centro Astalli, un’associazione Onlus internazionale che da diversi anni opera a livello internazionale ma che ha sede anche a Catania ed è dedita all’accoglienza degli immigrati. Il centro apre la

sera dalle 19.30 alle 22.30 per dare ospitalità notturna a circa sessanta uomini, per lo più rumeni, nordafricani, bulgari, ma c’è anche chi proviene dalla Palestina e dall’Afghanistan, poi la mattina la sveglia è dalle 6.30 alle 7.30 tranne nei giorni festivi che è posticipata alle ore 7.00 con l’uscita prevista per le 8.00. Il tempo massimo di ospitalità in questo dormitorio dipende dall’esigenza della persona. Due settimane, massimo un mese, ma per i casi più disagiati i tempi sono molto più lunghi. La maggior parte degli uomini che approdano al centro si trasferiscono qui in Italia perché sono alla ricerca di un lavoro o per fuggire dalle problematiche legate al loro paese quali il fanatismo, la guerra o perché perseguitati. Abbiamo incontrato Haissam, volontario del centro, una presenza oramai fissa che ci ha raccontato qualcosadella sua esperienza ma anche sulle aspettative che possiede un giovane uomo o un adulto quando arriva al centro Don Puglisi. Haissam, quali sono i problemi più grandi che trovate appena arrivati in Italia? I problemi principali sono il lavoro e il permesso di soggiorno, i posti dove poter dormire e la lingua, tutte cose difficili da trovare se manca l'opportunità di avere un permesso di soggiorno almeno per trovare un lavoro che sicuramente non è un lavoro

rubato agli italiani, anzi sono quelli che gli italiani hanno quasi abbandonato, come ad esempio l’agricoltura e l’artigianato. Molto di noi lavorano 13 -14 ore al giorno guadagnando meno di 25 euro, e questo lo ritengo uno sfruttamento bello e buono. Quindi ci sono difficoltà ad integrarsi con il territorio? L’aspetto dell’ integrazione è molto importante e serve ad evitare diversi problemi quali la sicurezza del territorio. Se una persona è disagiata non riesce a comunicare, e tutto questo ostacola il processo di integrazione. Ci deve essere un punto di incontro

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bbiamo voluto dedicare ad un grande testimone del nostro tempo la casa di accoglienza notturna per uomini ottenuta con tanta insistenza e perseveranza. Una vittoria civile ancorché sociale. Un alloggio notturno per i cittadini stranieri indigenti è l’espressione materiale del riconoscimento del diritto di asilo. Il 14 gennaio del presente anno, al numero 12 di Via Federico Delpino a Catania abbiamo organizzato una grande festa di inaugurazione della casa con i primi venti posti letto che si è riusciti a rendere fruibili. I tempi erano maturi e finalmente la città ritornava ad avere un ricovero per quanti non possono permettersi un alloggio. Una città grande come Catania, punto di arrivo di molti cittadini stranieri, fino a quattro anni fa contava alcuni ricoveri notturni per senza fissa dimora. Poi questi, scadute le convenzioni con i gestori e venuti meno i fondi del Comune, sono stati chiusi. Per noi volontari dell’Astalli un grande dolore dover dire ai nostri amici stranieri: ”mi spiace, non posso aiutarti per la notte”. Insieme con altre associazioni abbiamo rivendicato spesso il diritto a luoghi di accoglienza notturna, scritto articoli e lettere al quotidiano locale, parlato con le Istituzioni. Abbiamo dovuto assistere impotenti anche alla morte all’addiaccio di un uomo polacco e di un altro rumeno…. Due anni fa fu aperto un dormitorio per uomini e uno per donne gestito dalla Caritas diocesana: utile ma insufficiente. Frattanto p. Rosario “inseguiva” assessori cercando di ottenere un immobile confiscato alla mafia per realizzare un grande dormitorio. Molte volte ci è parso di giungere all’obiettivo desiderato provando poi la frustrazione di un rifiuto al momento decisivo. Finalmente, alle porte del Natale 2006, la notizia che si aspettava: l’Assessore alle politiche sociali definiva la concessione in comodato al Centro Astalli di un immobile di circa 400 mq confiscato a un mafioso e da destinarsi alla realizzazione di un dormitorio. Impossibile esprimere la nostra contentezza! Grazie a Dio il nostro sogno si stava realizzando. Appresa la notizia e stabiliti gli aspetti formali si è messa subito all’opera la macchina organizzativa per rendere fruibili in poco tempo i primi venti posti letto. L’impresa multietnica sotto la direzione di Filippo ingegnere volontario dell’Astalli ha lavorato alacremente con entusiasmo tra noi e le istituzioni perchè altrimenti non saremo mai integrati del tutto. Molti sono senza permesso di soggiorno, a causa dell’entrata in vigore della legge Bossi-Fini che ha reso molto difficile ottenere una regolarità dei permessi, infatti molti immigrati sono costretti a lavorare in nero, lavorando anche fino a 14 ore al giorno per 25 euro. Ma, allora, come si trovano in Italia? Beh, per quel che mi raccontano gli amici, al nord il rapporto tra loro e gli abitanti del luogo è molto freddo e le persone hanno molti pregiudizi a riguardo, mentre al sud si sentono più a loro agio e spesso vengono anche aiutati dalla gente. Cosa offre il centro Astalli? Il centro si occupa principalmente degli immigrati, ma in certe occasioni di quei cittadini italiani che presentano delle situazioni spiacevoli. Poi abbiamo: un centro di prima accoglienza; un centro ascolto dove si analizzano l’esigenze con l’immigrato e si compila una scheda dove vengono raccolti tutti i dati dell’immigrato. In assenza di scheda vengono segnalati solo i suoi dati anagrafici e poi dal centro ascolto si compila una scheda che indirizza il soggetto ad un lavoro specifico. Abbiamo uno sportello legale composto da avvocati volontari che of-

avendo compreso l’importanza di questa realizzazione. Una squadra composta da italiani, romeni bulgari, bangladesi, srilankesi che ha lavorato in armonia e solidarietà reciproca come se stesse ristrutturando la propria casa. Contemporaneamente si è cercato di stabilire relazioni di buon vicinato con gli abitanti della zona, all’inizio diffidenti e man mano sempre più disponibili. All’esterno invece si cercava di reperire l’arredo necessario (letti, materassi, armadi, etc etc) e fondi perla realizzazione delle opere strutturali con appelli e passaparola. Insomma, un’agitazione che è esplosa in festa il 14 gennaio giorno dell’inaugurazione del Dormitorio padre Pino Puglisi. Una folla di amici e conoscenti coinvolti da i volontari si è riunita. Circa centocinquanta persone hanno potuto visitare l’immobile apprezzando il bel lavoro svolto e avvertendo il senso di calore e accoglienza che tutto l’insieme emanava: era quello che speravamo.Gli amici dell’Associazione Libera hanno portato in dono la pasta prodotta dalle cooperative sorte sui terreni confiscati alla mafia in Sicilia occidentale: un gesto fortemente simbolico che abbiamo accolto con molto gradimento. Abbiamo dovuto sostenere, come si può immaginare, anche molte spese. La Provvidenza però non ci ha abbandonatie così, dopo qualche mese, abbiamo potuto sistemare altri quaranta posti letto facendo una seconda inaugurazione il 29 aprile. Si è deciso di affidare il servizio di custodia del centro padre Pino Puglisi ad un giovane italo-egiziano che ha già prestato servizio civile presso il Centro Astalli. Haissam è stato assunto ed insieme ai volontari che si sono resi disponibili acoglie gli ospiti che arrivano ogni sera. A qualche mese dall’apertura possiamo dire che la Casa ha accolto, in modo pieno, moltissime persone svuotandosi solo nel periodo estivo. E’ stata anche luogo di incontro per riunioni e iniziative formative, è diventata un posto dove si scambia solidarietà e si confrontano mondi diversi. Grazie a questa casa abbiamo potuto accogliere, in regime di arresti domiciliari, anche un detenuto albanese e potremo realizzare ancora tanti altri progetti di accoglienza. Gli eventi si manifestano e abbiamo la possibilità di essere “strumento” della Provvidenza per tanti uomini in cerca di un futuro migliore. Simonetta Cormaci volontaria Centro Astalli

frono consulenza gratuita; una scuola di italiano ed un servizio-carcere molto importante perchè fa da tramite tra il detenuto e la famiglia. Poi ci sono i volontari che oltre a portare indumenti offrono assistenza psicologica. Che esperienza stai vivendo al centro? Sicuramente un’esperienza positiva perchè ogni giorno accade qualcosa di nuovo. Io sono il custode del dormitorio ma faccio anche da mediatore; ad esempio quando qualcuno ha bisogno di determinate cose cerco di aiutarlo, non a livello psicologico

perchè non è il mio lavoro, ma cerco di stabilire un dialogo tra me e lui, infatti ho messo tante scritte al centro per cercare di fare integrare meglio tutti gli ospiti e cercare

di fare capire loro che siamo tutti una grande famiglia, ove occorre rispettare le regole del centro e cercare di rispettarci l’uno con l’altro. Per sensibilizzarli e diminuire il muro che c’è tra noi e loro, ognuno mantiene i propri usi e costumi che spesso sono la causa dei litigi, ma io intervengo e cerco di evitare che ciò accada. Inoltre io faccio il mediatore culturale e linguistico e ciò mi ha aiutato a capire ognuno di loro. Tante volte hanno nostalgia della famiglia e di una messa celebrata nella loro religione, per questo, lo scorso Natale abbiamo preparato una piccola festicciola, mentre per capodanno abbiamo giocato a tombola cercando di creare un clima piuttosto familiare, e trascorrere del tempo insieme. Questa principalmente è l’ esperienza che vivo. Arrivo al mio successo quando esiste amicizia e fratellanza. Si sente molto la differenza di religione tra loro? Non molto perchè la maggior parte di loro ha un livello culturale basso ed hanno pochi pregiudizi, e poi perché l’accoglienza che ricevono li sollecita all’integrazione. Intervista a cura di Stefano Mazzeo, Nino De Luca e Riccardo Salerno, rover del gruppo scout Catania 18.


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Arrivano gli scout: Giochi, balli e tanta gioia

LaPeriferica

Portare un sorriso: è questo l'obiettivo che i clan dei gruppi scout CT 14° e CT 19° si sono prefissati al momento in cui hanno deciso di aiutare i bambini meno fortunati delle case famiglia, delle caritas e degli altri centri di assistenza della città di Catania. I ragazzi, armati di buona volontà e tanta pazienza, hanno sponsorizzato attraverso volantini un'attività di raccolta giocattoli usati alla

a la Periferic

Anno II n 4 - Gennaio 2008 ——————————— °

mensile di informazione e cultura Distribuzione Gratuita

www.laperiferica.it ____________________ Registrazione Tribunale CT n. 39/07 del 14/09/2007 ——————————— Direttore Responsabile Riccardo Orioles riccardoorioles@gmail.com Direttore Editoriale Massimiliano Nicosia librino@gmail.com

Coordinamento Leandro Perrotta perleandro@gmail.com ——————————— Editore Gruppo Scout Agesci Catania 18 viale Castagnola, 4 95121 - Catania catania18@librino.it ——————————— Redazione Viale Moncada, 2 95121 - Catania Tel. 346 8401072 redazione@laperiferica.it ——————————— Stampa Litocon srl C.da Torre Allegra Zona Industriale - Catania Tel. 095 291862 ____________________ Con la collaborazione di Caritas diocesana Catania

quale molte famiglie hanno aderito spinti sicuramente dalla volontà di liberare stanze piene di giocattoli ormai in disuso dai propri figli cresciuti ma, pur sempre, da uno spiccato senso di solidarietà. I giocattoli raccolti sono stati accuratamente catalogati in base ad età e sesso, puliti e simpaticamente incartati affinchè venissero smistati nei vari centri. Successivamente, i ragazzi hanno pensato di poter organizzare una simpatica festicciola con i bambini della CARITAS del quartiere Librino dove il 23 Dicembre sono arrivati con gran parte dei regali che avevano raccolto durante la settimana ma anche tutto l'occorrente per animare quello che sarebbe stato un bel pomeriggio in compagnia. Attraverso giochi, balli di gruppo e quant'altro, i ragazzi sono riusciti a far trascorrere un pomeriggio "diverso" a questi bambini che purtroppo, a volte, sono trascinati in realtà che non permettono loro di vivere serenamente l'età che hanno. Alla fine della serata, un simpaticissimo Babbo Natale ha distribuito tutti i regali che

erano stati portati ed è stato davvero emozionante poter vedere sui volti di quei bambini la curiosità che li animava nello scartare quei pacchi. Tra le considerazioni dei ragazzi, alla fine di quest'esperienza, non si può omettere che quel pomeriggio sia stato sicuramente divertente ma, soprattutto gratificante perchè i sorrisi di quei bambini hanno acceso in loro uno spiraglio di speranza e voglia di mettersi a disposizione degli altri, cosa che continueranno a fare come scouts e come persone. Il 3 Gennaio anche il Clan del CT 18° ha animato i bambini al centro Talità Kum mentre nello Roberta Abate stesso giorno un gruppo di giovani capi scout ha (Scolta del Gruppo incontrato alcune realtà del quartiere. Scout CT 14°)

Incontri letterari ai piedi del palazzo di cemento

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orse il luogo più adatto per raccontare la contemporaneità è quello che si propone come immagine del reale: uno spazio non stratificato dalle acquisizioni storiche, né modificato da ampie opere di ristrutturazione, privo di costruzioni culturali o frutto di un compromesso critico e interpretativo. Il luogo che esiste indipendentemente da chi lo osserva, è lo spazio più idoneo in cui fare letteratura e costruire opinione. Esso può suscitare pensieri e sentimenti veri, come vera è stata la paura di chi, pure essendo un affezionato del Certame letterario, ha disatteso all’appuntamento per timore. Il Circolo degli Scrittori Iulio Riveras ha proposto il Certamen letterario di Etempodiscrivere (www.etempodiscrivere.wordpress.com) presso il nuovo centro d’aggregazione aperto recentemente dalla Caritas Diocesana a Librino, “Talità Kum”, ubicato proprio ai piedi del palazzo di Cemento. L’iniziativa, che da due anni è la prima ed unica nel genere a Catania e nella Sicilia orientale, riunisce giovani autori di racconti metten-

doli a confronto secondo la formula del CERTAMEN. I racconti vengono letti pubblicamente, e il pubblico infine decreta il vincitore. Gli autori sono giovani scrittori o appassionati di scrittura, qualcuno ha già delle pubblicazioni alle spalle, altri nascondono numerosi racconti dentro il cassetto. Ma Etempodiscrivere non ha come obiettivo unico quello di mappare le risorse e le potenzialità letterarie della nostra provincia; ma l’obiettivo principale è quello di creare un momento di scambio e confronto di idee e opinioni, letterarie e non solo. L’incontro del 30 dicembre ha avuto come tema “la

Perife-

ria”. I racconti sono stati scritti

da Francesco Gianino, Angelo Spanò, Stefania Nibbi e Gabriele Montemagno, mentre Guido Pistorio è stato autore di due poesie che hanno introdotto il tema della serata. La lettura pubblica è stata affidata alla brava attrice teatrale Elena Ragaglia. Le storie parlavano di degrado, di bellezza, amore, abusivismo, di speranza e di pregiudizio. E ascoltare quelle storie ai piedi del luogo certamente più difficile e degradato di Librino, ha aggiunto ancora più significato all’incontro. Noi letterati usiamo la scrittura per scavare oltre l’immagine, per raccordare il tempo, ritrovare linee di senso occultate dall’indifferenza o dall’abitudine. La periferia è il luogo in cui così platealmente la bellezza s’alterna col deterioramento e la bruttura. Molti luoghi incutono ti-

more, perché platealmente al limite con la legalità. Come tutte le periferie delle grandi città, Librino è luogo amato e odiato, ricercato e allontanato; e il luogo della sperimentazione, del disagio, del laboratorio civile di idee e fatti. È un cuore politico, una valanga di schede elettorali unidimensionali, una valanga di promesse disattese, un continuo esserci per il futuro. Forse solo un genere letterario potrebbe raccontare questa parte della nostra città, l’anello più lontano ed esterno dal centro cittadino, ed è la fantascienza, per scoprire uno spazio che è a più dimensioni, una stratificazione di umanità ed esperimenti urbanistici avveniristici. Le speranze, i ricordi, le tradizioni sono state rimosse dal loro habitat naturale e impiantate in uno spazio artificiale, in una rete immaginifica di relazioni e spazi, di palazzi e portici, dove la città gioca ancora col proprio futuro. Il nostro prossimo appuntamento letterario avrà come tema

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bambini” e si svolgerà molto presumibilmente nuovamente a Li-

brino, in questo spazio così reale e concreto che per raccontarlo ci vorrebbe la penna di Philip Dick o di Stanislaw Lem. giulio traversi

Casablanca è un mensile di informazione coraggiosa nato dall’esperienza di alcuni collaboratori de “I Siciliani” di Pippo Fava, il giornalista che, in seguito alle sue inchieste, smascherò gli intrecci fra mafia, imprenditoria e politica e perciò venne assassinato. Ogni mese la Periferica offre un abbonamento annuale a Casablanca al prezzo simbolico di 1 euro ad una realtà o associazionie di volontariato presente nel Nella foto Valentina Marletta e Piero Mancuso, del centro Iqbal Masih, riterritorio. Que- cevono simbolicamente una copia di Casablanca consegnando un euro ad Alessto mese ab- sandra Giuffrida in rappresentanza del Gruppo Scout Agesci Catania 18, editore biamo offerto de “la Periferica”. Casablanca al Le associazioni e i gruppi che vogliono essere inseriti in lista per ricevere l’abbocentro Iqbal namento annuale al costo di 1 euro possono scrivere a redazione@laperiferica.it Masih.


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L i b r i n o s ce n d e i n c a m po !

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L'incontro di calcio tra le squadre Celebrities - Nazionale Calcio Tv e "No fair no play Team" si è disputato sul campo dell'ex Cibali per aiutare la raccolta fondi per il nuovo campo di calcio dell'Oratorio di suor Lucia, il Centro Giovanile "Giovanni Paolo II" di Librino.

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ra i tanti significati della parola inglese “fair” abbiamo: giusto, imparziale, bello, onesto... insomma diverse qualità che oggi non possiamo più attribuire al nostro sport nazionale del calcio, ma che tutti noi sentiamo la necessità di far rinascere. Ed eccoci pronti per la seconda edizione della manifestazione “NO FAIR - NO PLAY 2007”, sostenuta anche dall’UNICEF, che quest’anno si è svolta qui a Catania. L’incontro di calcio tra le squadre Celebrities - Nazionale Calcio Tv e “No fair no play Team”, quest’ultima composta da campioni di ogni disciplina sportiva, si è disputato lunedì 17 dicembre 2007 sul campo dello Stadio Angelo Massimino di Catania. Il match ha voluto essere un’occasione per la città catanese, ed anche per tutto lo sport nazionale, per provare a ridare allo sport quella dimensione di “gioco” che spesso viene dimenticata e per offrire al pubblico presente, composto in maggioranza da bambini e ragazzi frequentanti le scuole della città di Catania, momenti di gioia, fratellanza, rispetto e giustizia. Tale momento non poteva, per essere realmente apportatore di “cambiamento”, non essere accompagnato da un’iniziativa di raccolta fondi destinata, neanche a dirlo, alla realizzazione di un campo di calcio. Questa volta, però, non si tratta di realizzare un terreno che sarà calcato dalle scarpette di uomini quali Yuri Chechi o Jimmy Ghione o Stefano Tacconi, del mondo dell’atletica leggera o della tv o del calcio, ma sarà allestito un terreno di gioco per essere calpestato da Claudio, Manuele, Gabriele, Massimo, Luigi, Nino, Michael, Piero, Antonino, Daniele, Samuele, Francesco e perché no da Alessandra, Giorgia, Marika... Ecco solo alcuni dei nomi dei ragazzi dell’Oratorio Centro Giovanile “Giovanni Paolo II” di Librino, che avranno la possibilità di giocare su un vero campo di calcio, e non più su un appezzamento di terreno misto di sassi e fango e con due porte delimitate da sassi e pietre! Infatti parte della raccolta benefica è stata destinata all’Oratorio di Suor Lucia, che, con l’inconfondibile determinazione che la contraddistingue, è riuscita a portare non solo i ragazzi dell’Oratorio allo Stadio ad assistere alla partita, in modo da “regalare” ai suoi ragazzi una serata indimenticabile, ma anche a portare in oratorio un segno concreto della volontà

continua da pag 1 LUCIANO BRUNO

Un giorno insieme con i miei nuovi amici siamo andati a rubare arance, limoni, mandarini nei terreni vicini al quartiere; mentre ero sull'albero che raccoglievo arance ho sentito uno sparo, era il guardiano che mi disse: “cornuto figghiu di bona madri lassa stari i me aranci annunca t’ammazzu”. A quelle minacce saltai dall'albero e cominciai a correre, i miei amici mi aspettavano fuori del non giardino. Da quel giorno non siamo più andati a rubare. Non avevamo un campo di calcio dove giocare; un pomeriggio insieme abbiamo deciso di giocare a calcio sotto i portici di un palazzo; mentre giocavamo dal balcone del primo piano si affacciò un signore di mezza età e disse: “carusi iu aju a dommiri sta notti, mineghiri a travaghiari, cià finiti stu budellu?”, io risposi: “nuautri ama jucari”. Dopo cinque minuti sentimmo aprire il portone; era quel signore che era sceso con un bastone; non appena lo abbiamo visto siamo scappati chi a destra e chi a sinistra, lui ci ha detto: “se tornate qui a giocare il bastone ve lo rompo in testa”. L'indomani vennero a suonarmi a casa Pietro Tigna e Pidocchio che mi dissero: “Minnirossi così mi chiamavano - attruvamu u

di cambiamento, doveroso verso tutti i piccoli-giovani abitanti del nostro quartiere. Tutto ciò grazie alla forte vocazione che spinge Suor Lucia ad operare qui, tra noi, nel nostro quartiere, per raggiungere grandi risultati di carattere sociale. Ed è stata proprio Suor Lucia a dare il calcio d’inizio al centro dello Stadio Massimino, come ci racconta lei stessa, in mezzo all’entusiasmo e alle grida festose di tutti gli spettatori delle tribune: “Questo non è stato solo un gesto simbolico”, continua Suor Lucia “ma la reale voglia di stravolgere il corso della vita di molti piccoli catanesi, che sembrano spesso essere già predestinati dalla loro nascita in questo quartiere”. Suor Lucia è un’amante della “bellezza”, impegna parte del suo tempo, insieme ai volontari e alle sue

terrenu ppo campu”. Era un terreno in creta pieno di dislivelli. Io pensai: “Qui ci vuole una settimana di lavoro, dobbiamo procuraci il materiale per trasformarlo in campo da calcio.” Dopo una settimana di lavoro senza tregua il nostro campo era pronto, cominciammo subito ad organizzare dei tornei con i quartieri vicini; le partite si giocavano di domenica. Una mattina siamo andati al campo per gli allenamenti per preparare la partita contro il quartiere San Giorgio ma con sorpresa abbiamo visto che nella strada adiacente il campo c'era una ruspa, così ci siamo avvicinati per chiedere spiegazioni. L'unica spiegazione che ci hanno dato è stata che loro l'ordine di abbattere il campo l'avevano ricevuto dall'amministrazione di allora, perché in quel terreno dovevano passare i tubi dell'acqua. Eravamo punto e a capo: non avevamo più un posto dove giocare, l'unica soluzione era quella di ricostruire un altro campo sportivo. “Non sono d'accordo - disse Pidocchio - “tanto poi u sdurrubunu di novu”. “Cosa facciamo?” chiesi io, e lui mi rispose: “jucamu ‘ntà piazzetta, non penzu ca sdurubunu macari chidda”. Iniziammo a giocare nella piazzetta vicino il mio portone, dopo circa mezz’ora si sentì una voce che diceva: “Finitela di giocare davanti il portone, rischiate di rompere i vetri”. Io risposi: “senta, noi da

qualche parte dobbiamo giocare!”. Dopo un minuto il signore scese, si avvicinò a me, mi diete due schiaffi e se ne andò via. Un’altra mattina eravamo seduti nelle scale vicino il mio portone e parlavamo di quale futuro ci aspettava in quel quartiere dimendicato da tutti; si alzò Pidocchio e disse: “invece di stare qui perché non andiamo al mare?”, “E' una buona idea - risposi io - “andate a mettervi il costume, ci vediamo qui tra 15 minuti”. Appena pronti siamo andati alla fermata del 45 che era l'autobus che da Librino ci portava al Duomo e poi il 30 che ci avrebbe portato vicino la spiaggia di San Giovanni Licuti. Appena arrivati lì ci spogliammo per tuffarci; nessuno voleva tuffarsi per primo allora io dissi: “facciamo il gioco dello scoglio a mare; per primo mi tuffo io e poi chiamerò uno di voi, in base al nome che farò lui si butterà”. Arrivato il turno di Pidocchio prese la rincorsa e si buttò; allora ci siamo accorti che aveva difficoltà a restare a galla, io Tigna e Lucio Dalla ci siamo tuffati per aiutarlo e lui ci disse: “grazie amici se non era per voi a casa oggi non ci tornavo”. Per varie ragioni le nostre strade si sono divise, ma io non dimenticherò mai quell’estate perché mi ha insegnato una cosa: anche se vivi in un quartiere povero e non hai i soldi per fare tante cose, quello resta il tuo quartiere.

consorelle, a rendere l’Oratorio più bello e gioioso possibile, colorato, vivace e pieno di speranza, perché, come lei stessa afferma, “i giovani, in Oratorio, devono sentirsi una famiglia, come a casa loro, attorniati di affetto e persone che si prendano cura di essi! L’oratorio del quartiere Librino non deve assolutamente essere differente da nessun altro oratorio presente in una qualsiasi altra parte del mondo! Anche qui, in questo ambiente difficile, l’oratorio deve continuare ad essere un punto di riferimento per la crescita morale, civile e spirituale dei giovani, dando loro anche la possibilità di praticare uno sport, per loro importante e venerato, come il calcio”. Adriana Marino

continua da pag 1 MASSIMILIANO NICOSIA

struire proprio a Librino la nuova sede della Questura di Catania con cittadella della polizia annessa. Eppure sono stati stanziati …. di euro dal Cipe che però avrebbero dovuto spendersi entro la fine dell’anno trascorso, eppure a Marzo il Comune aveva annunciato di aver ceduto un terreno di 40 mila metri quadri tra viale Bonaventura, via zia Lisa e viale Nitta per costruirla. Nonostante questi fatti a Giugno alcuni sindacati in conferenza stampa chiedono che la Questura si costruisca in corso Martiri della Libertà lasciando solo la cittadella della polizia a Librino. Da allora niente di nuovo è dato sapere a parte che i lavori non sono neppure cominciati. Ma forse dopo tanti allarmismi, annunci e servizi sul quartiere in seguito ai fatti del Cibali la città ha deciso di rinunciare a dare anche questa risposta concreta. Un forte segno ed elemento di speranza anche per il futuro continua a provenire dalle scuole: l’attività di bookcrossing promossa dall’I.C Angelo Musco, il campo di basket inaugurato alla Campanella-Sturzo, Equi-azione e le “barche di Catania” concluse dalla Pestalozzi sono alcune delle attività straordinarie che si ag-

giungono all’impegno formativo ordinario e quotidiano che le scuole hanno speso nel territorio anche nel 2007. Anche la Cgil e il comitato “Librino attivo” quest’anno si sono impegnate nel dare nuovo impulso alla “piattaforma per Librino” un progetto che coinvolge varie realtà nel tentativo di dare nuovo slancio e attuazione al piano di zona. Oltre le cose di cui abbiamo già parlato per questo nuovo anno ci piacerebbe pensare che il Poliambulatorio, risolto il problema del parcheggio, possa essere attivo e funzionante; che Librino, istituita “Zona Franca Urbana” possa ricevere i fondi destinati all’apertura di attività imprenditoriali nel quartiere; ci piacerebbe sapere che almeno un istituto di istruzione superiore è già concretamente operativo anche grazie ai fondi già destinati a questo scopo dalla Regione e che il parco di Librino possa essere consegnato al quartiere. E poi, tra le novità del 2007, ci siamo anche noi de laPeriferica. In questi 3 mesi ci siamo ancora più convinti della necessità di dar voce al quartiere e di mettere in collegamento le realtà del territorio, per il 2008 ci auguriamo possiate sentire ancora più vostro questo strumento.


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ERRORI DI CONNESSIONE

quasi 1000 posti auto e 20 posti bus per un’opera costata 3 milioni di euro

Parcheggio Acquicella. Una splendida soluzione, inutilizzata Per realizzarla sono stati spesi quasi 3 milioni di euro, è stata costruita secondo le indicazioni della Protezione civile perché in casi di emergenza possa ospitare container e tendopoli per 500 persone, contiene 20 posti bus e 985 posti auto compresi quelli per i disabili, provvista di impianto di illuminazione a pali alti e di un’area di circa 2000 mq destinata all’attività di servizio di distribuzione plurienergetica a basso impatto, prodotta da pannelli fotovoltaici per l’utilizzo di vetture elettriche. C’è solo un particolare: si tratta di un’opera praticamente inutilizzata. Ci riferiamo al parcheggio scambiatore “Acquicella” inaugurato in pompa magna l’8 giugno 2007, presenti, tra le altre autorità, il sindaco di Catania Umberto Scapagnini e l’immancabile Assessore ai lavori pubblici Filippo Drago. “Questo parcheggio – dichiarò in quella occasione il sindaco Scapagnini – offre una splendida soluzione per chi deve recarsi in visita al Cimitero. Inoltre, per la sua posizione strategica, si può tranquillamente collocare tra quegli strumenti che stiamo mettendo in atto per lo sviluppo e la crescita di Librino e delle sue aree limitrofe”. In realtà i cancelli del parcheggio, che è direttamente

collegato al cimitero grazie ad un viadotto che scavalca il torrente Acquicella, per inspiegabili motivi sono stati aperti solo in occasione della festività dei defunti; eppure grazie alle sue dimensioni il parcheggio, a cui si accede da via Madonna del Divino Amore, potrebbe comodamente ospitare anche il mercato dei fiori liberando dagli ingorghi domenicali la via Zia Lisa. Nicosia Massimiliano

COLLEGATO IL VIALE MONCADA

PROVE DI

TRASMISSIONE Animazione in piazza a Librino “Tanti auguri di buon anno dall'assessorato al decentramento del Comune di Catania, e dall'assessore”. Domenica 30 Dicembre in piazza dell'Elefante, in viale Bummacaro, non c'era quasi nessuno. Ogni tanto si affacciava qualche bambino dalle auto di passaggio, chiedeva al papà o alla mamma di scendere a vedere, e quelle rare volte in cui il genitore assecondava il piccolo “capriccio”, prontamente gli animatori del gruppo “Pikappa” li accoglievano festanti come se il bimbo in questione fosse stato un piccolo principe (o principessa), appagando l'ego del neo-nobilitato con tanti palloncini quanti se ne possano desiderare, piegati (in senso letterale) ai voleri del bimbo. Bravi e volenterosi gli “animatori di strada”, ma cronicamente senza pubblico quella domenica 30 dicembre, e quindi costretti a trovare il consenso di quell'unico bimbo che si avvicinava curioso, senza possibilità di errore, bimbo allettato da spade giraffe papillon giganti corone e chissà cos'al-

tro, tutto ricavato da palloncini colorati. A coprire i lunghi momenti di solitudine la musica, che risuonava un pò sinistra nella piazza completamente vuota, ma necessaria a ridurre l'imbarazzo degli animatori, ritrovatisi soli in mezzo a una piazza che non è una piazza; e quando la situazione si faceva troppo “strana”, spazio allo slogan, evidentemente da pronunciare per contratto: “tanti auguri dall'assessorato”. Meglio spiegare il perchè di questo “evento” a Librino, dire che l'ha voluto l'assessorato al decentramento questo strano concertino di fine anno, sottolineare che gli animatori si sta facendo solo il proprio lavoro, che, in sostanza, non si chiedono oboli in denaro per la prestazione fornita, e ci si può avvicinare senza timori. Ottima iniziativa, bravi gli animatori, ma la piazza dell'elefante, l'unica di Librino, è solo un grande spiazzo vuoto dove non passa nessuno, e quando qualcuno

completata la circonvallazione di Librino

passa (in auto), magari è perchè ha fatto acquisti per necessità nella vicina farmacia, ed è talmente diffidente da non avvicinarsi nemmeno. Chi abita a Librino e al viale Bummacaro in modo particolare non è abituato a simili attenzioni, anche se semplici come l'animazione di strada, e ci vede sempre qualche cosa di sospetto sotto. Al minimo le migliaia di occhi che dalle finestre dei palazzoni guardavano questi animatori, dopo qualche ora avranno anche superato la diffidenza, pronti a portare i propri figli a prendere un palloncino. Ma l'evento è già finito, e chissà quando si ripeterà. Tanti auguri dall'assessorato al decentramento, ma non abituatevi troppo alle iniziative pubbliche in periferia, ultimamente anche il centro di Catania è piuttosto decentrato... Leandro Perrotta

E’ stato aperto il tratto di strada che collega i viali Moncada e S.Teodoro alla strada provinciale 54 e alla tangenziale ovest di Catania. L’opera è costata 1 milione e 870 mila euro; ad inaugurare l’importante arteria l’assessore ai Lavori Pubblici, Filippo Drago, accompagnato dal direttore dei lavori Francesco Lo Giudice. Presente anche il presidente della IX Municipalità, Rosario Patanè, il consigliere Sicali,

e il consigliere comunale Calabrese. Con l’apertura della nuova strada verrà inoltre ripristinato il collegamento con il servizio pubblico che raggiungerà la zona le linee 555 e 54.


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Pestalozzi: la scuola senza frontiere, una barca per il futuro

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Bambini, ragazzini, adulti si mescolano nel vortice di lezioni e fermento culturale che avvolge l’Istituto Comprensivo Pestalozzi, che ospita sezioni di scuola dell’Infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di I grado e centro EDA n°4 (educazione degli adulti). Tra le numerosissime attività extra-scolastiche organizzate per i più piccoli, l’istituto fornisce annualmente anche una serie di corsi gratuiti rivolti agli adulti, nell’ambito di un progetto operativo regionale (P.O.R.): dallo studio dell’inglese di base ai corsi di ricamo con il tombolo, all’iniziazione al mondo della creazione della terracotta, passando per la patente del computer, si cerca di fornire ai frequentanti strumenti nuovi e stimolanti, che aprono le porte della conoscenza e spesso anche quelle ben più serrate del mondo del lavoro. Si riscoprono così mestieri antichi e preziosi, molto spesso abbandonati o poco praticati dalla generazione di internet e della tecnologia, come quello della “custurera”, ovvero l’arte della sarta, o del “mascru r’ascia”, colui che con la sapienza delle proprie mani e dell’esperienza regala la forma al telaio delle barche in legno, quelle che non sono cambiate molto da come ce le descriveva Giovanni Verga nel suo “I Malavoglia”. All’arte antica del costruire le barche in legno e le guaine di copertura si rivolgeva appunto il corso “LE BARCHE DI CATANIA, CITTA’ DI MARE” , che ha impegnato studenti universitari, pensionati e giovani disoccupati in un mestiere difficile e affascinante che, come spiega la tutor del corso, l’insegnante Maria Piana, “segue ancora regole, tradizioni e tecniche legate al passato ed ha fatto vivere il piacere di veder nascere da un pezzo di legno, la “chiglia” di un imbarcazione che sfiderà il mare alla ricerca di pescato, telline e di tutto ciò che il mare può dare”. A seguire questi giovani nel loro viaggio di scoperta della costruzione di piccole imbarcazioni c’era “u zù Angiulu”, nome con cui è conosciuto al porto di Catania il maestro d’ascia

Angelo Belfiore, che dal 1955 dedica a questo mestiere la passione e la professionalità acquisite con il tempo e l’espe-

rienza. “Il signor Belfiore – afferma Maria Piana - è stato esempio lodevole di come l’esperienza e l’amore per il proprio lavoro permetta di lavorare con assoluta sicurezza e determinazione, riuscendo a realizzare barche diverse l’una dall’altra. In cantiere – continua - ci è stato possibile vedere lo “scheletro” di varie imbarcazioni, visitare le lance ed i pescherecci presenti in cantiere, osservare come viene tagliato il legno per le varie parti della barca; il signor Bel-

fiore, ci ha infine guidati nella costruzione di un’imbarcazione che resterà patri-

monio della scuola, permettendoci di vivere in prima persona le varie fasi di costruzione; in questa fase ci siamo tutti pontati a collaborare, corsisti, tutor ed anche il collaboratore scolastico, che ha aiutato Belfiore in varie fasi ed è riuscito ad integrarsi positivamente ed attivamente nel gruppo”. Il corso, attivato il 28 maggio 2007 e conclusosi il 4 luglio 2007, si è svolto in parte presso l’Istituto Comprensivo Pestalozzi, in parte presso il cantiere navale BELMARE, con una media di tre incontri settimanali, ed è stato concluso il 13 dicembre 2007 da una manifestazione tenutasi nei locali del Museo del Mare di Via Porto Ulisse 14/15. A giudizio della tutor del corso, “ molto importante è stato il clima che si è creato all’interno del gruppo, poiché si sono confrontati individui con realtà socio-economiche diverse, qualcuno con una concezione di vita assolutamente pessimista, altri pronti a mettersi in gioco a tutti i costi; abbiamo avuto – continua - molti scambi con le persone, per lo più proprietari di barche ed operai, che si trovavano in cantiere, che ci chiedevano informazioni e scherzavano sulla nostra barchetta; un signore, pescatore di telline, in varie occasioni ci ha fatto dono del suo pescato. In occasione dell’ultimo incontro – conclude la tutor - abbiamo deciso di vivere insieme l’esperienza di un pranzetto a base di pesce, proprio per concludere serenamente un percorso che ci ha insegnato molto dal punto di vista didattico ma anche dal punto di vista umano”. Questo corso, che ha riscosso grande successo tra i partecipanti, è solo una delle tante realtà di partecipazione attiva al mondo dell’istruzione che si incontrano all’interno dell’I.C. Pestalozzi e del centro EDA in esso ospitato. Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi alla Segreteria dell’ I.C. “Pestalozzi” – tel. 095/454566 o visitare il sito internet www.pestalozzi.cc, dove è disponibile anche un elenco completo delle attività extra-scolastiche rivolte a tutti gli alunni della scuola dell’infanzia, delle primarie e delle secondarie di I grado.

Equi-azione un cavallo per amico Sabato 15 dicembre Con una manifestazione equestre presso la sede centrale dell'I.C. Pestalozzi di Catania, si è conclusa brillantemente l'attività svolta nell'ambito del progetto Equi-azione un cavallo per amico promosso in rete dagli Istituti Pestalozzi, Fontanarossa e Brancati. Guidati dalla dott.ssa Giada Morales, presidente del Centro Polivalente Equita di Aci Bonaccorsi, e dall'istruttore Emanuele Francalanza, gli alunni hanno realizzato un saggio delle competenze acquisite. La prof.ssa Rosalia Ingrascì, responsabile FSE e tutor del progetto, ha così descritto l’esperienza, che ha coinvolto numerosi ragazzi provenienti dalle tre scuole: “Il bilancio complessivo di Equi-azione è estremamente positivo: gli alunni partecipanti sono stati assolutamente entusiasti di quanto hanno potuto vivere in questi mesi: se nei primi tempi lo scetticismo era l'atteggiamento prevalente, nel corso dell'attività l'entusiasmo è stato sempre crescente e alla fine gli alunni hanno dimostrato un coinvolgimento emotivo che ne ha evidenziato anche una maturazione interiore”. Il rapporto tra bambini e animali si conferma dunque un’esperienza sana e formativa, da consigliare a tutti, per riscoprire l’amore per la natura e le sue manifestazioni e ritrovare un equilibrio che troppe ore seduti tra i banchi di scuola o davanti ad un televisore non sempre permettono di avere. In alto: dott.ssa Giada Morales. A lato, da sinistra: prof.ssa Rosalia Ingrascì; Emanuele Francalanza


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LA PAROLA AI COMMERCIANTI

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inella Cuffari ha 25 anni, due grandi occhi azzurri e sei anni di attività lavorativa alle spalle, come proprietaria e responsabile di un bel negozio di scarpe al numero 96 dello Stradale S.Giorgio: il New Market. Pinella è giovane, innamorata – lo si capisce quando sorride dicendo di essere fidanzata – ed ha le idee chiare sulla vita da commerciante: è un'esperienza di grande valore, che le ha insegnato a gestire contemporaneamente problemi di varia natura, dai rapporti con i rappresentanti, alla gestione economica del negozio, al rapporto con la clientela. “L'idea di aprire un negozio di scarpe qui a S.Giorgio è venuta a mio padre – ci racconta – e dopo un periodo in società con altre persone mi sono messa in proprio. Il lavoro mi piace e va anche bene a livello di guadagni, anche se mai quanto il periodo pre-euro. Con la lira si vendeva meglio e di più. Certo – ci confessa – per andare incontro alle esigenze della gente devo mantenere dei prezzi medio-bassi, e c'è comunque chi su un articolo già scontato del 50% chiede ancora di togliere qualcosa...però vendendo di tutto, dalla pelletteria alla scarpa, riesco a gestire bene gli affari”. Il mercatino del martedì, proprio lì accanto, le toglie qualche cliente, ma non più di tanto: “la gente che viene a comprare è ormai affezionata. Sono per lo più famiglie, che preferiscono non spostarsi fino in centro o nei centri commerciali per comprare ed acquistano soprattutto il pronto moda, gli ultimi arrivi. Se trovano rimanenze non ne vogliono sapere di comprare. I giovani, invece, chiedono di più il prodotto di marca, proprio per questo con loro vendo meno, preferiscono comprare in centro. Per poi rendersi conto che io ho gli stessi prodotti, le stesse marche. Certo, il periodo natalizio è andato maluccio – afferma – troppa crisi, ma speriamo che vedendomi sul giornale la gente decida di non spendere troppi soldi in benzina e venire a comprare qui da noi!”. Pinella sembra entusiasta all'idea che un giornale si occupi finalmente della periferia di Catania e lo esamina tutto, dalla prima all'ultima pagina. “Finalmente – esclama – qualcuno che si interessa di S.Giorgio. Eppure il quartiere è cresciuto molto negli anni: quando ho aperto il negozio c'ero solo io in pratica, ma a poco a poco tra la profumeria , il parrucchiere e qualche altro negozietto carino iniziamo a farci notare. La zona è tranquilla, ringraziando Dio io non ho mai avuto problemi, forse perché ci sono cresciuta e tutti mi conoscono. Solo una volta mi hanno distrutto la vetrina per rubare la cassa...vuota! Se avessi problemi, però, lo denuncerei immediatamente, anche tramite il giornale, perché non è giusto che la gente lavori e faccia sacrifici per poi subire rapine o atti di delinquenza. Comunque sia vedo girare spesso carabinieri e polizia, quindi credo che ci sia un buon controllo. Poi chissà – ride – magari a me sembra così ed invece passano solamente per andare a casa o in caserma a Librino! Chi lo sa?”. La Periferica indagherà...

Cristina Perrotta

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Libera Informazione

osservatorio sull’informazione per la legalità e contro le mafie

l 19 Settembre 2007 nasceva a Roma la Fondazione Libera Informazione. Negli stessi giorni qui a Catania si stava lavorando al primo numero di la Periferica. Ad un primo sguardo sembrerebbe una pura coincidenza, ma i segnali che stiamo avendo ultimamente anche qui a Catania (vedere a pagina 7 di la Periferica di dicembre 2007), ci confermano che c’è grande fermento attorno all’informazione. Fermento che nasce, come la periferica, dall’esigenza di un tipo d’informazione diverso in Italia. Magari un’informazione più semplice e vicina alla vita e ai problemi di ogni giorno, che racconti i micromondi che tutti insieme compongono la nostra società. E Libera Informazione, precisamente con il suo Osservatorio sull'informazione per la legalità e contro le mafie, ha come obiettivo di dare spazio a questo nuovo tipo di informazione “dal basso” che sempre più si sta sviluppando in Italia. Creare una rete tra i micromondi dell'antimafia e della stampa locale (associazioni, fondazioni, comitati, siti web, blog, quotidiani, emittenti radio e tv, riviste, singoli attivisti, enti locali e istituzioni decentrate) e il grande mondo dell'informazione nazionale. Dunque, da una parte fare rete raccogliendo notizie, informazioni, spunti, lavori e progetti, dall'altra opera di pressione sui media italiani, per dare spazio a quelle notizie (non solo in negativo) che spesso faticano a trovare spazio nei palinsesti di radio e tv e sulle colonne dei giornali.

Libera Informazione ha iniziato a svolgere con dei seminari rivolti alle piccole realtà locali questo lavoro di rete. A inizio dicembre Liber Informazione ha quindi tenuto un seminario anche qui a Catania, al quale ha partecipato anche la Periferica. Dall’incontro é apparso evidente come la situzione della piccola informazione catanese sia una delle più attive in Italia, ma allo stesso c’è un vero e proprio monopolio della “grande informazione” locale nei tre settori della stampa quotidiana cartacea dell’informazione televisiva e di quella radiofonica, con le edizioni Domenico SanFilippo (lo stesso del quotidiano La Sicilia) dell’imprenditore Mario Ciancio. Tutto questo pone Catania in una situazione fortemente critica. <<A Catania ho viso molta frustrazione fra i tanti operatori dell’informazione autonomi per via del monopolio di Ciancio.>>. Sono le parole di Roberto Morrione presidente di Libera Informazione tornato a Catania a un mese dal seminario di dicembre per ricevere il premio giornalistico dedicato a Giuseppe Fava. <<C’è molto sfruttamento del lavoro anche nel settore dell’informazione in Sicilia, regione che conta un grandissimo numero di giovani entusiasti che svolgono il proprio lavoro di giornalisti snza avere nessun riconoscimento legale e sottopagati con 2 o 3 euro a servizio, quando non lavorano gratis. Questi stessi sono anche costretti alla censura dai proprio editori, quando non proprio alla auto-censura, attuata pur di guadagnare qualcosa.>>. Morrione e Libera Informazione sembrano aver preso a cuore la situazione catanese. Infatti oltre alla denuncia pubblica della situazione, è stato annunciato un evento pubblico per febbraio (data da stabilire) con al centro della discussione la situazione di monopolio dell’informazione a Catania e il “caso la Repubblica”. La Repubblica, il secondo giornale d’Italia per vendite, ha una redazione regionale con sede a Palermo, redazione che si occupa di creare una edizione con notizie regionali del giornale. Fin qui nulla di particolarmente strano, solo che la Repubblica viene stampato alla zona industriale di Catania, nella tipogrfia da sui ogni giorno esce il giornale La Sicilia e di proprietà del suo editore. Da Catania la Repubblica viene distribuito in tutte le province siciliane in edizione intagrata di 20 pagine di cronaca regionale. Tutte le province eccetto Catania, Siracusa e Ragusa, province dove viene redatta l’edizione locale de La Sicilia. Dietro a tutto questo c’è un accordo fra gli editori per non farsi concorrenza. <<Un fatto vergognoso di cui Libera informazione farà parlare.>>. La Periferica attende con fiducia un futuro migliore per l’informazione a Catania.

Leandro Perrotta

Premio Giuseppe Fava 2008 assegnato a Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione. Nella foto sopra un momento del dibattito tenutosi al centro culturale ZO di Catania il 5 gennaio. A destra Roberto Morrione.

Sotto, Roberto Morrione e l’onorevole Claudio Fava , figlio del giornalista e scrittore Giuseppe Fava al quale è dedicato il premio consegnato a Morrione.


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LaPeriferica

Torretta di Guardia in viale Moncada

Caritas Diocesana di Catania Il centro Talità Kum avvisa che sono aperte le iscrizioni ai corsi gratuiti per adulti di: TAGLIO E CUCITO metodo “LA BASE” (geometria a mano libera) tutti i MERCOLEDI’ dalle ore 9:00 alle ore 12:00 RICAMO tutti i LUNEDI’ dalle ore 9:00 alle ore 12:00. ...e prossimamente: ballo latino-americano, pittura su stoffa. I corsi verranno tenuti da esperte istruttrici. Per informazioni: centro Talità Kum - Viale Moncada n.° 2 – Librino Telefono 3477659619

CARTOL INA DA LIBRINO

Comitato cittadino rinascita San Giorgio

In 15 anni di attività tante battaglie per il quartiere, l’ultima la richiesta di un ufficio postale

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l comitato cittadino rinascita S. Giorgio opera nel quartiere ormai da più di 15 anni.Nel corso degli anni, si è reso protagonista di diverse attività socio ricreative (tombola di fine anno, corsi di ceramica, gite), offrendo anche consulenze legali gratuite. Inoltre va anche ricordata la recente convenzione

con l’ADOC per dare un servizio in più ai cittadini (vedi box informativo). Il presidente del comitato, Salvo Vasta, si preoccupa molto del suo quartiere ed dei suoi abitanti e non si tira certo indietro quando c’è da far valere i loro diritti. Non mancano infatti le iniziative per sensibilizzare l’amministrazione comunale sui problemi che affliggono San Giorgio e per far valere i diritti di chi vive in periferia. Diritti che in altri quartieri sembrerebbero scontati ma che qui devono essere strillati, rincorsi, agguantati stretti. L’ultima di queste “battaglie” riguarda il diritto ad essere serviti da un ufficio postale. Infatti, è sotto lo sguardo di tutti l’inadeguatezza dei servizi postali nella periferia sud di Catania,

coperta da sole due poste, Zia Lisa e Librino, a fronte di un bacino d’utenza di quasi 100.000 abitanti. Il comitato rinascita S. Giorgio, già nel Giugno del 2006, denuncia questo disservizio con una petizione popolare, raccogliendo nel solo territorio di S. Giorgio quasi 2.500 firme. A settembre dello stesso anno le poste italiane, per bocca del direttore della filiale di Catania Dott. Aldo Andaloro e del Dirigente e responsabile dell’ufficio comunicazione delle poste italiane in Sicilia, Dott.ssa Maria Grazia Lala, danno la disponibilità per svolgere i dovuti accertamenti per l’apertura di un nuovo ufficio postale a San Giorgio. Dalle parole non si è passati ai fatti: un anno è trascorso e di questa presunta disponibilità si sono perse le tracce. Nel mese di ottobre dello scorso anno, con la speranza di svegliare dal loro torpore chi è pagato per far valere i diritti dei cittadini, l’Onorevole Salvo Fleres presenta una mozione su questo tema all’Assemblea Regionale Siciliana. Ne segue una conferenza stampa indetta dal comitato cittadino rinascita San Giorgio a cui sono stati invitati anche i due dirigenti delle poste italiane sopra citati. Questi ultimi però declinano l’invito spiegando che non potranno essere presenti alla conferenza. Ci ritroviamo sempre allo

stesso punto: in questo modo si dimostra solo che chi abita in periferia è un cittadino di serie B e che per lui ogni diritto non è dovuto ma gli è dato solo per gentile concessione. Sappiamo bene però che non è vero, lo sappiamo noi e chi abita in periferia… spesso però bisogna ricordarlo anche a chi ci

amministra. Non è possibile lottare continuamente solo per farsi sentire e far valere i propri diritti di cittadino. Gli abitanti di S. Giorgio attendono ancora il loro ufficio postale. Speriamo a breve di poter dare loro questa lieta notizia.

L’ADOC (Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori) si occupa di dare una consulenza legale gratuita (previo tesseramento annuale di € 15). L’associazione si trova all’interno della sede del comitato cittadino Rinascita San Giorgio sito in Viale Grimaldi, 15. I servizi di assistenza sono attivi dal Lunedì al Venerdì dalle 15.00 alle 20.00 La responsabile dell’amministrazione dell’uffcio è la Sig.rina Desirè Mertoli. Il consulente tributario (che si occupa di TARSU, ICI…) è il Dott. Salvo Spinella. Il consulente informatico è il Dott. Marco Di Franco, esperto nel settore, che riceve il Venerdì dalle 17.00 alle 19.30 Gli avvocati Di Ruggero Desy (civilista), Filippello Giuseppe (civilista), Nicotra Pietro (penalista) ricevono ogni mercoledì dalle 17.00 alle 19.30 . Per ulteriori informazioni è possibile chiamare i seguenti numeri: 095/571095 – 349/5562660

L'Associazione di volontariato artistica-teatrale STELLA DEL SUD cerca urgentemente attori volontari per la messa in scena di opere Religiose (Il martirio di sant'Agata, Nascita di Maria, etc.) e insegnante volontario di ballo. Per info: 392/4223045


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