Issuu on Google+

N. 52 – DOMENICA 9 DICEMBRE 2012

Le primarie incoronano Bersani, ma a Casoria il vero vincitore è Tabacci

L’area metropolitana – lavoro e solidarietà – la voce degli studenti – sport, arte, cultura e molto altro!


EDITORIALE

2

Libero Pensiero

di Gennaro Dezio → gennarodezio@libero.it Nonostante un’ultima settimana caratterizzata da risse e polemiche sulle regole, le primarie sono da considerare, comunque la si veda, un positivo esercizio di democrazia in tempi di antipolitica imperante, di allargamento dell'aria di protesta. Bersani ha vinto nettamente, confermando sia al primo turno che successivamente al ballottaggio, un risultato chiaro ed incontestabile, che i sondaggi dell'ultimo mese avevano pressoché unanimemente anticipato. È chiaro però che queste primarie avevano un significato diverso, probabilmente molto più profondo rispetto a quelle che avevano assegnato la vittoria e la leadership in vista delle Politiche del 2006 e del 2008, a Prodi prima e a Veltroni poi. Ciò sostanzialmente per due motivi. Innanzitutto questa volta “l'offerta” è stata davvero plurale. Renzi si è dimostrato un competitor eccellente: ha forse pagato, in questo senso, la sua trasversalità, la sua capacità di piacere anche a destra. Ciò di sicuro non gli ha fatto gioco, coalizzando maggiormente l'elettorato bersaniano, che ha potuto beneficiare al ballottaggio degli endorsement (e quindi dei voti) di tutti gli altri candidati sconfitti, da Vendola alla Puppato, passando per Tabacci. Di certo Renzi ha rilanciato in questi mesi tematiche di un certo rilievo, che non si esauriscono solo nella apparente furia rottamatrice. Ha riproposto l'idea della vocazione maggioritaria del PD, in un momento molto diverso da quello in cui la medesima prospettiva fu avanzata da un Veltroni giustamente restio a volersi caricare in una competizione elettorale che allora si presentava disperata, i fardelli della negativa esperienza dell'Unione e del secondo Governo Prodi. Lo ha fatto chiudendo a Vendola e Casini, consapevole che questa scelta

avrebbe potuto garantire governabilità, minori ricatti, omogeneità alla compagine di governo. Ha avanzato coraggiosamente la necessità di un ricambio generazionale che partisse proprio dal PD, il suo partito, ribadendo alla nausea l'idea (di buon senso) che uno stesso soggetto non possa stare in Parlamento per decenni. Prospettiva questa, anche volta a liberare il PD, dai veti incrociati e reciproci dei dalemiani e

dei veltroniani che più volte ne hanno frenato l'azione. Concreta era anche la candidatura di Vendola, che pure a Napoli ha raggiunto risultati superiori rispetto alla media nazionale personale, e che molto conterà nella formazione della nuova piattaforma programmatica che il centro-sinistra dovrà approntare in vista delle Politiche. L'altro motivo che ha reso queste primarie più importanti delle precedenti deriva dal fatto che, dai candidati, è stato in tutta probabilità scelto colui che guiderà il Paese nei prossimi cinque anni. Appare oggi difficilissimo, quasi irrealistico pensare che il centro-sinistra non possa vincere le prossime elezioni. I bizantinisimi, le incoerenze, i tira e molla infiniti sulle primarie, il logoramento drammatico di una classe dirigente spesso non all'altezza, (spesso terrificante) hanno ulteriormente allontanato gli elettori da un centro-destra già devastato dalle

dimissioni di Berlusconi, dalle inchieste giudiziarie (ultime quelle che hanno portato anticipatamente allo scioglimento dei Consigli Regionali in Lazio e Lombardia), dalle divisioni interne, dalle ripetute sconfitte elettorali. Non sembra ad oggi possibile una rimonta straordinaria nei numeri, come quella del 2006, quando in una situazione simile quanto ad intenzioni di voto, un Berlusconi ancora presidente del Consiglio, sin dalla sconfitta alle Regionali del 2005 avviò una campagna elettorale lunga un anno, durissima nei toni e nei contenuti, arrivando a poco più di centomila voti da una vittoria che sembrava impossibile. L'ultima esperienza di governo ha finito per affossare forse definitivamente un progetto politico che questa volta non potrà probabilmente (ad oggi) contare né sull'apporto di Casini né su quello di Fini, oramai lontani da quel che resta del PDL. Neanche la pur ipotizzata scissione del partito attuale con gli ex-AN al di fuori del progetto mai ancora ufficialmente annunciato di Forza Italia 2.0, con uno scorporamento delle liste riunite poi in una confederazione con piattaforma comune (come già dal '94 fino al 2006), pare possa sparigliare la carte in tavola. Pur se sbiadita l'ipotesi del Monti-bis, caldeggiata da molti, resiste sul tavolo. Molto dipenderà dalla legge elettorale con la quale si andrà a votare, se, quindi, quella attuale sarà cambiata drasticamente, o se come più probabilmente pare, verranno solo modificate (ed aumentate) le quote percentuali per l'attribuzione del premio di maggioranza, elemento questo, che potrebbe rendere ancor più difficile garantire una governabilità stabile e che rimetterebbe in gioco eventuali governi tecnici o la necessità di alleanze postvoto. (Continua a pag. 3)

Libero Pensiero – Reg. Trib. di Napoli n. 5176 del 11/01/2001 Mail / Facebook: liberopensiero.redazione@gmail.com Editore: Club Socio Sportivo Culturale “E. Berlinguer” – Largo San Mauro, 75 – 80026 Casoria (NA) Direttore Responsabile: Daniela De Liso Caporedattore: Emanuele Tanzilli Hanno collaborato: Gennaro Esposito, Nunziante Rusciano, Valentina Nizzardo, Agnese Cavallo, Gennaro Dezio, Sundra Sorrentino, Ivan Rusciano, Carmine Esposito, Luisa De Martino, Stefania Ianniello, Mirka Cardone, Marianna Tanzilli, Alberto Cervo, Salvatore Boccarossa Stampa: Veca Print Srl – Casoria (NA)


Libero Pensiero Ciò, tenuto conto anche del prevedibile boom del Movimento Cinque Stelle che in questi mesi ha continuato a crescere progressivamente. In tutto ciò l'affermazione di Bersani sicuramente colpisce nei numeri. Il segretario del PD è l'unico leader ad aver beneficiato del Governo tecnico, in termini di consensi. Spazzati via dalle inchieste Bossi e Di Pietro, in forte difficoltà per motivi diversi, Fini, Casini e Berlusconi, il segretario ha saputo coalizzare intorno alla sua idea di Paese, non solo PD. Ha basato la sua campagna per le primarie sulla sobrietà, evitando promesse roboanti, ammettendo di voler puntare su un rinnovamento, che pur ritiene necessario, senza rinunciare pregiudizialmente a chi, secondo il suo parere, possa costituire ancora una risorsa, in un futuribile ed eventuale governo, da lui in queste ultime ore definito, di “grande cambiamento”. Ora il difficile sarà cercare di riunire tutte le anime di un centro-sinistra ancora eterogeneo nel solco di un programma elettorale credibile e attuabile. Bersani ci potrà riuscire, ma dovrà probabilmente districarsi dall'abbraccio pericoloso di Di Pietro a sinistra e Casini al centro, con uno sguardo attento sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica che pure monopolizzerà i primi mesi della nuova legislatura. Nel discorso finale,

EDITORIALE dopo la sua vittoria al ballottaggio ha suscitato ironia l'estensione dei suoi ringraziamenti ai “Marxisti per Tabacci”, un’organizzazione politica fittizia nata per supportare la candidatura alle primarie dell’On. Bruno Tabacci. Nelle settimane antecedenti il voto infatti, sul web, da Facebook a Twitter, l'ironia (bonaria) dei naviganti ha preso di mira il candidato in quota Api. Tabacci, politico rispettabilissimo, è passato da “candidato invisibile” a vero e proprio tormentone della Rete. I creatori del tormentone, e della relativa pagina Facebook hanno trasformato il candidato più democristiano in un esponente della nuova avanguardia socialista. Il soprannome di “Compagno Br1”, fotomontaggi che lo raffigurano accanto a Fidel Castro, Stalin e Chavez, oppure nei panni di un fiero agricoltore cinese in sella al suo trattore, sono di sicuro tra i momenti più divertenti che ci lasceranno queste primarie. Ed è proprio Tabacci a far saltare il banco a Casoria (ottenendo, per la verità risultati egregi anche ad Afragola, Caivano, Casavatore ed altri comuni dell'hinterland). La sua è stata, nel nostro comune, una vittoria schiacciante: 2334 preferenze, il 64% dei votanti. Staccatissimo lo stesso Bersani, 748 voti, con una percentuale del 20.08%. Le analisi sociologiche, spesso addirittura

3 antropologiche, che in casi come questi si sono sprecate, non credo convincano. Per anni è stato facile ma nei fatti errato nelle conseguenze e nelle prospettive, derubricare come sprovveduti (nella più benevola delle ipotesi) gli elettori berlusconiani, sottovalutando puntualmente la fiducia degli stessi nel proprio leader. Lo stesso è accaduto, accade e accadrà spesso a Casoria. È legittimo che i politici locali vogliano misurare le proprie aspirazioni e il proprio bacino elettorale ogni qual volta ce ne sia bisogno. Anche questa, giusta o sbagliata che sia è consuetudine. Legittime sono anche le reazioni sdegnate, l'incredulità. Consequenziale (dovrebbe essere) chiedersi le ragioni di tali risultati, magari, mettendo da parte il chiacchiericcio, costruendo ancora con maggiore forza (qualora lo si voglia) un'alternativa che sia tale, concreta e senza trasversalità. Per questi 2334 voti c'è chi pienamente potrà gioire. Chi vorrà costruire l'alternativa, ha a disposizione un bacino ancor più grande, che comprende non solo quelli che, certo, non hanno votato Tabacci, ma soprattutto tutti i concittadini che a votare, proprio non ci sono andati e che magari sono in attesa di quell'alternativa. Ed allora anche quei 2334 voti, non sembreranno poi così tanti.


APPROFONDIMENTO

4

Libero Pensiero

di Agnese Cavallo → ag.cavallo@libero.it Continua il dibattito sulla probabile costituzione di un’ampia “Città Metropolitana” che comprenda non solo Napoli, ma tutto il vasto territorio provinciale – tra cui Casoria, sotto la gestione di un’unica amministrazione. È una storia che va avanti già dal 1990, ma a ritardare progetti e decisioni sono interessi di vario tipo che non permettono di giungere ad un compromesso. Non mancano, inoltre, battibecchi delle diverse fazioni politiche; in prima linea il Presidente della Regione Caldoro e il sindaco di Napoli De Magistris. Durante il Convegno del World Urban Forum alla Mostra D’Oltremare, il sindaco di Napoli fa pollice in su, mentre il governatore della Campania mette precisi paletti. Caldoro spiega i suoi dubbi in merito al progetto: «Così si ripete lo stesso errore del 1990. Si definiscono, cioè, i perimetri amministrativi come elemento di guida senza andare a creare prima almeno il presupposto del governo nelle grandi funzioni […] Nell’8% del territorio regionale vivono circa 3 milioni di cittadini. E se si lasciano quei confini amministrativi senza pensare prima alle grandi funzioni, come mobilità, energia, sanità, acque, depurazione, i processi non li governi ed esplode la spesa pubblica». Molto più fiducioso De Magistris che parla di “sfida importante” e per cui l’istituzione della città metropolitana è un’opportunità da cogliere, visto che è in questa direzione che vanno le maggiori città europee. Conclude: «A Napoli abbiamo ogni giorno tra i 3 e i 4 milioni di persone e troppe volte ci si lamenta per le sovrapposizioni amministrative e burocratiche. Al di là dell’analisi della legge, che si poteva fare prima, stiamo lavorando perché la legge viva subito e viva bene». La legge di cui parla De

Magistris è la n. 142 che, innovando l’assetto delle autonomie locali, istituisce una nuova Autorità: la Città Metropolitana. La legge non fa altro che prendere atto del processo di formazione delle armature urbane sul territorio nazionale. Alla base di questo progetto c’è la volontà di creare un’unica collettività burocraticoamministrativa. La Città Metropolitana, prevista dalla legge 142, è un’autorità sovra-comunale assimilabile alla Provincia, ma con maggiori funzioni: amministrazione di un territorio esteso, che comprende più Comuni; tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche; valorizzazione dei beni

culturali; viabilità e trasporti; smaltimento dei rifiuti; servizi sanitari; istruzione, ecc. Ovviamente i fattori che strutturano un sistema metropolitano hanno intensità diverse con raggi d’azioni differenti e mai nettamente definiti. In ogni caso, dato lo spirito della legge sulle autonomie locali, qualsiasi soluzione dovrà riguardare il sentimento comunitario delle popolazioni interessate, ovvero la volontà di vivere insieme in una stessa comunità gestendo in comune i servizi, costruendo assieme i modi, le forme, i valori di vita sociale. Insomma, sembra un progetto sensato e volto al miglioramento dell’area urbana sotto ogni punto di vista, ma forse poco applicabile alla realtà napoletana. Fattori che compromettono questa iniziativa non sono solo di tipo strettamente geografico - il vulcanismo,

la sismicità, l’inquinamento del suolo, l’abusivismo edilizio, eccetera -, ma anche e soprattutto il fatto che ogni Comune ha problematiche di entità consistente, presenta migliaia di abitanti e riuscire ad inglobare tutto in un’unica amministrazione in un’ottica così ottimistica e migliorativa sembra quasi impossibile. Si tenga conto, ad esempio, che ogni Comune gestisce autonomamente spazzatura, ritiro delle imposte, gestione dei beni culturali. Ci sono Comuni nettamente avanti anche alla stessa Napoli, che è il capoluogo, in cui non viene applicata dappertutto la differenziata! Il progetto è sicuramente valido, ma come si può credere che tutti i Comuni si allineino senza creare in realtà scompigli? E non a torto molti di essi non sono d’accordo alla legge per paura di un arretramento. È necessario che tutta la provincia napoletana abbia un progetto comune, è fuor di dubbio, ma alla base è necessaria una maturazione a 360 gradi che comprenda la stessa Napoli. Se si continua a nascondere la polvere sotto al tappeto prima o poi una folata di vento scoperchierà tutto e rimettere ordine sarà mille volte più difficile. Vi sono priorità che lasciate irrisolte non possono che, creata una municipalità comune, creare ulteriori problemi trascinando con sé quei Comuni, invece, che hanno ben operato in questi anni. Napoli può diventare una grande municipalità, continua ad essere la grande città del Sud e principale città del Mediterraneo ma non può non tener conto della sua complessità che è unica nel suo genere, come unica è l’eccezionalità in quanto città di cultura. Una volta preso coscienza di ciò e risolti gli aspetti più difficili di questa città, nulla può fermare il suo miglioramento.


LAVORO

Libero Pensiero

5

di Emanuele Tanzilli → emanuele.tanzilli@hotmail.com Quando si parla di lavoro, quando ci si confronta con il disagio umano, quando si cerca di far fronte ad emergenze inarrestabili, è facile che la situazione scappi di mano e naufraghi alla deriva. Del Carrefour e dei suoi 194 dipendenti che non percepiscono neppure la CIG da 7 mesi abbiamo già parlato nello scorso numero. A questo si aggiunge la situazione tutt’altro che piacevole della Delphinia, in cui 5 dipendenti sono stati licenziati lo scorso agosto per “mancanza di iscritti” (questa la motivazione ufficiale della società, nonostante il periodo di ferie e vacanze). Fra di essi, anche 2 delegati CGIL che, assieme al resto delle rappresentanze sindacali, si sono fatti promotori di una vertenza presso la società per ottenere risposte chiare e soddisfacenti. L’insieme di queste insopportabili sofferenze ha spinto alla convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio Comunale, martedì 3 dicembre, alla presenza delle sigle sindacali, delle associazioni di categoria, delle parrocchie cittadine, e ovviamente dei lavoratori. Cosa fare per impedire un nuovo caso-Alenia? Per evitare l’ennesimo impoverimento produttivo e lavorativo sul territorio? Le urgenze sono impellenti, a partire dal ripristino della Cassa Integrazione, che, a detta degli onorevoli Antonio Marciano e Teresa Armato, dovrebbe essere questione di

giorni. Ma non basta: c’è da pensare al dopo, a partire da giugno 2013, quando la CIG scadrà e per i lavoratori si apriranno scenari ben più incerti. Nonostante la dimostrata sensibilità dell’amministrazione, l’emorragia persiste e la salvaguardia dei poli produttivi è gravemente a repentaglio, a partire dai casi Carrefour e Delphinia e coinvolgendo

per effetto-domino varie altre realtà come il McDonald’s, il complesso Multibit, e a cascata tutto il sistema dei piccoli negozi. Di fronte all’assenza dei proprietari, alla persistenza di progetti rimasti tali solo sulla carta, il Consiglio conferma la propria solidarietà e disponibilità al vaglio di ogni ipotesi, a partire da un atto di indirizzo che consenta al sindaco di affrontare in prima persona e con pieni poteri la vertenza. A quel punto, però, accade l’imprevisto: cresce l’insofferenza, volano parole grosse e persino una scarpa, mentre l’intervento delle Forze dell’Ordine

stenta ad arrivare. La confusione cresce, neppure il sindaco Carfora riesce a stemperarla, e al termine della seduta, in luogo della prevista fiaccolata di solidarietà, quanto di peggio: l’insistenza di un gruppetto di “facinorosi” sconvolge l’atmosfera, blocca la partenza della folla già disposta in attesa e arriva addirittura a scatenare una rissa. Di fronte ad una simile tensione, non resta altro da fare che annullare ogni programma, nell’amarezza e nella costernazione generale. Dispiace constatare come persino la sofferenza e il disagio dei lavoratori divengano pretesti per creare subbuglio e marasma; proprio tra i lavoratori, o almeno tra quelli che un lavoro lo vorrebbero, insorgono atteggiamenti che di solidale hanno nulla e che invece dimostrano soltanto confusione. I lavoratori Carrefour avevano diritto alla solidarietà e invece hanno ricevuto urla e spintoni. Non è un bel messaggio da lanciare alle istituzioni e al mondo dell’imprenditoria. Chi se ne è reso responsabile dovrebbe rifletterci adeguatamente. Perché poi, alla fine, è inutile lamentarsi di una Casoria divenuta città-dormitorio, quando con questi presupposti siamo destinati a diventare soltanto una città-cimitero. E, a quanto pare, di posti non ce ne sono più nemmeno lì...


INTERVISTA

6

di Salvatore Boccarossa Questa settimana siamo andati a conoscere Giulia, membra del “CAUN” di Napoli, e abbiamo chiacchierato con lei di quanto sta accadendo a Napoli e in Italia negli ultimi tempi. Per iniziare, vuoi presentarti? Sono Giulia, del Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli (www.caunapoli.org), collettivo nato nel 2008 durante il movimento studentesco dell'Onda. La necessità di una lotta tra e con gli studenti ma non “studentista”, l'attenzione alle tematiche del lavoro e alle questioni internazionali, sono gli elementi centrali del nostro agire politico. Alcune settimane fa abbiamo avuto scontri e scioperi: teatro delle proteste è stata soprattutto la città di Napoli. Perché è importante manifestare oggi? Innanzitutto, è importante perché in controtendenza rispetto ad un modello di partecipazione passiva e di individualismo tanto caro a chi governa. Ritengo che la costruzione di una coscienza individuale e collettiva serva sia a formarci come individui, sia come futuri lavoratori; abituarsi a considerarsi parte di un contesto più ampio della propria cerchia, delle quattro mura all'interno delle quali studi o lavori e comprendere la propria posizione sociale è, a mio avviso, ciò che più fa paura a chi ci vorrebbe zitti e obbedienti. Cosa chiedono i ragazzi che erano a manifestare? Qual è la proposta dietro la protesta? Principalmente, ciò che chiediamo, anzi, "pretendiamo" è di poter decidere del nostro futuro, che ci appare sempre più incerto e soprattutto sempre più lontano da come lo immaginiamo. Dietro le proteste non c'è solo un no incondizionato a politiche portate avanti da decenni ormai di smantellamento dei diritti, ma c'è l'esigenza della costruzione di unità e rappresentanza degli interessi di chi subisce questa crisi. Il Ministro Fornero, di fronte a dati che parlano di disoccupazione giovanile a livelli altissimi, con il 50% dei giovani che

Libero Pensiero

salvatoreweb87@gmail.com

svolge un lavoro non corrispondente alle proprie capacità, li ha definiti "choosy": come ti senti di risponderle? Mi sento di rispondere al Ministro che se siamo choosy perché non vogliamo accettare condizioni di lavoro sempre più precarie e ricattatorie, ma un lavoro dignitoso, allora rivendichiamo di essere choosy! Il problema qui è accettare che non esista un'alternativa ad un sistema che smantella sempre più i diritti sul lavoro e che ci vuole pronti ad accettare logiche come quelle della competitività e del merito, oppure rigettare tout court questi diktat e lottare perché ci sia una più equa distribuzione della ricchezza. La Fornero ha inoltre riferito che avrebbe voluto parlare con i manifestanti ma non le è stato concesso: se ne avessi la possibilità, cosa le diresti? Le direi che le nostre posizioni sono inconciliabili e che si aspetti una strenua resistenza! Perché si è contrari all'apprendistato? Penso che l’apprendistato non sia assolutamente una forma contrattuale che agevola i giovani o quelli che entrano nel mondo del lavoro. Al contrario lo considero semplicemente un modo per abbassare i costi del lavoro, diminuire le tutele e disciplinare in ingresso i giovani lavoratori. Gli scontri con la polizia in tutte le città, un’Europa falcidiata dallo spread, il ragazzino spagnolo ferito da una carica della polizia: è la sola risposta che si può dare ad un futuro senza prospettive? O può esistere un’idea diversa su come debbano e possano andare le cose? Le piazze di mezza Europa che, all'unisono, dicono no all'austerità, ai tagli sono indice della reale natura delle politiche che, a vario titolo, stanno portando avanti i governi europei. La risposta della polizia è un altrettanto chiaro segnale mandato dall'alto, che sembra recitare "non protestate, lo facciamo per il vostro bene". E questa è la retorica dominante dei sacrifici da fare tutti per il bene del paese… ma il bene per chi? E i sacrifici di chi? Sono

queste le nostre domande e se le voci di protesta trovano un denominatore comune, a cominciare dai singoli paesi, dalle singole città, se i soggetti che rispondendo a queste domande si accorgono di trovarsi dalla stessa "parte", allora un passo avanti e un'idea di come possano andare le cose, prenderebbe vita da sola. La crisi economica e la crisi del sistemaPaese stanno portando l'Italia ad essere una nazione senza futuro, creando uno scontro tra generazioni e soprattutto interno alle fasce deboli della popolazione. Da dove nasce la difficoltà di stare insieme e come aiutarsi e fare invece fronte comune? La questione dello "scontro generazionale" mi pare sia una mossa propagandistica più che un dato reale. Se siamo così incoscienti da mettere al centro le tematiche di chi ci vuole divisi pone, allora abbiamo un problema. La stessa divisione, tutt'altro che corretta tra "precario" e "lavoratore" non ha fatto altro, con gli anni, che restituirci un Paese in cui pare che il nemico del precario sia il lavoratore con contratto a tempo indeterminato… dando una grossa mano a chi sta invece lavorando alacremente per precarizzare le condizioni complessive dei lavoratori. (Continua a pag. 7)

Il logo del collettivo, che riunisce attorno a sé varie sigle


Libero Pensiero Il punto è dotarci di categorie per leggere le trasformazioni che stanno avvenendo in Italia ma anche nel resto del mondo, autonome rispetto alla lettura dominante e, a partire dalla condivisione di queste, costruire percorsi unitari. Il movimento creato attorno a queste manifestazioni vedrà proseguire il proprio cammino indipendentemente dai momenti di protesta? Quali iniziative verranno attuate per dimostrare che tutto questo non si ferma al 14 Novembre? Al di là della scadenze che via via ci troveremo a costruire, credo che il ruolo e anche l'ambizione che i movimenti debbano avere in questo periodo è costruire una propria autonomia di percorso, provando a dialogare e costruire opposizione e nuovi orizzonti politici assieme ai soggetti che stanno pagando i costi di questa crisi: i lavoratori, gli immigrati, i disoccupati. L'assenza della politica si nota molto in quest'ultimo periodo, con la mancanza di riferimenti forti e precisi, una classe dirigente inadatta, e un crescente senso di antipolitica. Dove si sta dirigendo l'Italia, e cosa pensi della crescente simpatia nei confronti dei movimenti populisti in tutta Europa, da Albadorata alla Le Pen? Per assenza della politica io intendo la mancanza di un orizzonte politico ampio nel quale riconoscersi e far confluire i propri percorsi di lotta. Dopo l'89 ci si affrettò a parlare di "fine della storia", come della fine di una dialettica tra

INTERVISTA classi sociali con interessi contrapposti e questo discorso è penetrato e si è affinato, depoliticizzando gli spazi pubblici e rendendo la politica solo un gioco al quale assistere in tv e partecipare come comparsa al momento delle elezioni. Inoltre, e mi ricollego alla domanda sul populismo, credo che proprio la mancanza e/o carenza di un discorso politico di massa, apra spazi inattesi a tendenze populiste o dichiaratamente fasciste, come nel caso di Albadorata e Le Pen, che attecchiscono proprio semplificando al minimo la complessità e indicando nemici nei soggetti più deboli (come immigrati, donne) e in tal senso, compiendo ancora una volta un'opera di distorsione da quella che è veramente la controparte. Ti sei occupata anche della situazione dell'Estelle, partita da Napoli nell'Ottobre scorso per approdare in Palestina e portare aiuti nonostante il divieto da parte del governo israeliano. Com’è la situazione in Palestina? Qual è stato il risultato della spedizione? Il ricordo non può che andare a Vittorio Arrigoni, un esempio per un Paese smarrito e in cerca d'eroi ma troppo presto dimenticato. Ci siamo occupati dell'accoglienza a Napoli della Estelle e non è certo stato per noi un caso né una scelta casuale. Nel nostro lavoro quotidiano l'attenzione per le questioni internazionali è centrale e la quesitone palestinese, per le

7 contraddizioni che sottende, è la madre di tutte le questioni. L'Estelle e la partecipazione alla campagna internazionale "Ship to Gaza" ci è sembrato un modo per parlare di Palestina e delle ragioni del popolo palestinese ad un pubblico vasto, che di solito, per problemi oggettivi non riusciamo a intercettare. La Palestina non è una questione lontana: l'esistenza di uno stato che tenta di negare il diritto ad esistere ad un popolo è una questione centrale. Uno Stato per due popoli, sembra così semplice e così "bello", eppure è talmente difficile perché gli interessi terzi su quella regione sono tanti. Ancora una volta della vita di milioni di persone decidono interessi economici e le ragioni del profitto. Vittorio non è mai stato e mai sarà un eroe, era un fratello per me e per noi, lo abbiamo ascoltato tante volte durante iniziative all'Università, ci parlavamo quotidianamente e dietro al suo slogan "restiamo umani", c'è il senso più profondo del fare politica attivamente, scendere in piazza e quant'altro: guardare il mondo in cui viviamo con gli occhi di un bambino, scorgerne l'assurdità e scegliere di essere di parte, di essere partigiano.


8

Nonostante i diversi cambi di sede della Scuola Paritaria Orsini, la qualità dei servizi offerti non è mai cambiata dai primi anni di nascita.

L’Istituto nasce nel 1978 come una delle prime esperienze di scuola paritaria sul territorio casoriano, e da allora si affianca con costanza al sistema pubblico, offrendone una valida alternativa soprattutto nei periodi meno fiorenti per la scuola pubblica, che ha vacillato ed è ancora instabile tra decreti, riforme, eccellenze e disservizi. Ambienti colorati e spaziosi, idonei anche all’accoglienza di bambini con handicap e docenti qualificati (la laurea in scienze della formazione o in scienze dell’infanzia

INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

è richiesta come requisito minimo per l’assunzione), sono alla base del servizio offerto dalla scuola, che oltre alle ore di lezione organizza progetti extracurriculari (corsi di danza, partecipazione a concorsi comunali, ecc…), servizio di mensa, di dopo-scuola e di trasporto (pulmino per l’orario di entrata e di uscita). Ovviamente, la retta pagata dai genitori per l’iscrizione alla scuola, varia in base ai servizi di cui gli studenti usufruiscono. La scuola, inoltre, come previsto dalla legge sull’ordinamento delle scuole paritarie, usufruisce di un sostegno economico dal provveditorato (“Fondo di convenzione”) che integra alla rette, permettendo a queste ultime di essere minime e quindi accessibili a molti. La struttura, accessibile da via Principe di Piemonte e da via Matteotti, accoglie le aule per i bambini dell’asilo nido, della scuola dell’infanzia (con annessa sezione Primavera) e della scuola primaria (con sezione sperimentale) oltre ad una palestra polifunzionale, una mensa, un’aula computer in cui gli studenti approcciano

Libero Pensiero

il pc ed internet, ed un giardino per attività all’aperto. Gli studenti, inoltre, hanno insegnanti polivalenti per le materie prevalenti, oltre ad insegnanti di lingua inglese e di religione. Gli stessi docenti attuano il “dopo-scuola”, cioè si mettono a disposizione degli studenti, di fuori dell’orario scolastico, per aiutarli a recuperare le carenze scolastiche nelle diverse materie. La qualità del servizio offerto è indiscutibile: c’è una buona risposta all’impegno economico dei genitori. Molto spesso l’opinione comune condanna il settore scolastico privato per l’eccessivo costo o per l’eccessivo controllo dello studio attraverso la scelta di libri, letture e orientamento del programma scolastico: in questo caso il mito dell’opinione pubblica è sfatato.


Libero Pensiero

RUBRICA

9

“Hi there Delilah” – K. H. Schneider di Stefania Ianniello – Olio su tela, 50x70 cm “Times Square can’t shines bright as you, this one’s for you…” Sono miglia e miglia lontano, ma stasera ho comunque la certezza che tu sia meravigliosa. Ascolta la mia voce: sono lì vicino a te. Tutt’intorno le luci sono spente e non esistono suoni o colori, sono vivi e accesi per tutti, meno che per me. Te li sei portati via, starai bene e non ti mancherò. Quei suoni e quei colori nella notte di New York sono gli unici che ho, li possiedo anche se non li vedo, sento solo che brillano perché tu sei lì e splendi più della piazza illuminata. La mia fantasia di te lontana accende le luci di questa notte buia, solo per ricordarmi che io ti sento, che io ti vedo, che sei qui, anche se non ci sei. “Hey Delilah, ho ancora qualcosa da dirti: se ogni semplice canzone che potrei scrivere per te sapesse toglierti il respiro, le scriverei tutte…” Quindi, anche se non puoi sentirle, ed io so di starle cantando a me stesso e ad uno splendido fantasma che non mi lascia la mano, continua a guardarmi coi tuoi occhi dolci e tenendo fra le mani distratte quel fiore che ti ho strappato in una maniera imbranata ed insicura… Sarà uno scambio equo: io avrò i tuoi colori a dipingermi la notte e tu avrai quella camelia a profumartela, avrai quel profumo anche se il fiore sarà appassito, anche se ti sembrerà di dimenticarmi, lo porterai sulla sciarpa e sul bavero del cappotto… lo porterai sotto la pelle e ti canterà con le mie note, che la tua notte buia è ancora sola, che ti aspetta ancora. “Don’t you worry about the distance, I’m right there if you get lonely, get this song another listen close your eyes… I’m by your side.” Se dovessi sentirti sola, ascolta di nuovo Stefania Ianniello, residente ad Afragola, si è diplomata presso il Liceo questa canzone e non preoccuparti della Classico “Gandhi” di Casoria, conseguendo poi la laurea come Grafica distanza, la supererò per esserti accanto. d’Arte per Illustrazione presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. È “Oh, it’s what you do to me…”

L’Artista

attualmente impegnata con il biennio universitario in Pittura e la Scuola Italiana di Comix. Per info e contatti: 366. 329 67 11

Eventi in Campania – Dicembre 2012

di Mirka Cardone → mirkacardone@gmail.com

GUSTO E TRADIZIONE IN CITTÀ:

CONCERTI:

Notte d’arte – la cultura sveglia, il 15 Dicembre 2012, dalle ore 18.00 alle 3.00 - la II Municipalità si anima con percorsi di arte, cultura, musica e shopping.

Roy Paci e John Lui all'Arenile, 08 - 09 Dicembre 2012 Teatro Augusteo - Stefano Bollani duetta con Irene Grandi, 10 Dicembre 2012 Biagio Antonacci al Palapartenope, 12 Dicembre 2012 Pino Daniele al Palapartenope, 29 Dicembre 2012, “Tutta n’ata storia” Live con il gruppo storico

MOSTRE: 27° Mostra di Arte Presepiale, dal 2 Dicembre 2012 al 12 Gennaio 2013 a San Severo al Pendino - la mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 18.30. Ingresso Gratuito Il Salerno Comicon, dal 7 al 10 Dicembre 2012, aspetta tutti gli appassionati del fumetto al terzo piano del Complesso Monumentale di Santa Sofia. Gli incontri avranno come ospiti una selezione di partecipanti dei MASTERCLASS del Giffoni FF e dei laboratori della Salerno Comix.

CINEMA e DANZA a TEATRO: Pallottole su Broadway, dal 27 al 28 Dicembre 2012, al Teatro Tasso di Napoli - i dialoghi serrati, le tinte rosse di una Broadway che rimane immutata nel tempo, i personaggi esasperati e grotteschi di questa famosa pellicola di Woody Allen, si prestano perfettamente ad una rappresentazione teatrale davvero unica e divertente portata in scena dalla “Compagnia degli Insonni”.

MUSICA EMERGENTE: Torna la rassegna "Save the music, save Naples", con quattro serate a tema live @ Domus Ars, Napoli, via Santa Chiara 10. Ingresso 7 euro. Il 1 Dicembre la rassegna sarà inaugurata con “Teatro Canzone” con: Nicola Dragotto, Francesco Amoruso, Carmine Martucci e Alessandro Freschi (Freschi Lazzi Spilli); Il 7 Dicembre sarà la volta de "Il cantautorato femminile" con: Micaela Tempesta, Carola Moccia, Francesca Fariello e Claudia Sasso; Il 14 Dicembre sarà la volta de "Rock in acustico", con: Antonio Manco, Domenica Bluff, Lorenzo Campese (Panterarosa ) e Cè; Il 21 Dicembre si concluderà con i' "I Gruppi", con: Enzo Colursi e Bruno Bavota, La Bestia Carenna e Diversamente Rossi.


TRADIZIONI

10

Libero Pensiero

di Nunziante Rusciano → alunnideltempo@hotmail.it

“E nu mare annizza-annizza pizzaiò famme na pizza e fammella c'a mozzarella pizzaiò, quanno si bella.” (canto di cui ignoro l’origine)

Eccoci all’ultima parte della storia. Qui analizzeremo grammaticalmente prima gli ingredienti, poi la preparazione di un’ottima pizza ed in ultimo darò un cenno su quelle della più ortodossa tradizione partenopea; senza dimenticare tutti quelli che la pizza non la mangiano, ma la giocano al lotto. Articoli, libri, ricerche di Istituti, Scuole ed Università e quant’altro ho letto e cercato mi dissuadono dal compilare una Bibliografia completa, al lettore segnalerò solo alcuni testi facilmente reperibili, che ritengo interessanti: «A. Altamura, Dizionario Dialettale Napoletano, Fausto Fiorentino, Napoli 1956, A. Colella, Manuale di napoletanità, ed. Ateneapoli, Napoli, 2012, A. Criscitello, L'arte italiana di fare la Pizza, Demetra Giunti, 2006, A. Russo, C. Sabatini, Madame Sfogliatella, ed. Dante & Descartes, Napoli, 1999, F. D’Ascoli, Nuovo vocabolario dialettale napoletano, ed. Gallina, 1993, F. de Bourcard, Usi e costumi di Napoli, riedizione in copia anastatica, tiratura limitata a 999 copie, Napoli, Alberto Marotta [1866], 1965, G. Chiatto, V. Corrado, Il Cuoco Galante , La stupefacente attualità di un cuoco del ‘700 Forio d'Ischia, Malvarosa, 2011, Il libro della pizza, ed.. Fabbri, s.i.d., R. Buonassisi, La Pizza: il piatto, la leggenda, ed. Mondadori,1997.» Ciculo: < lat. volg. isicium ‘salsiccia’ raccostamento a ciccia→ ciaccia, vez. ciacella e/o sciascella | s.m. cicciolo di maiale, avanzi dei pezzetti del grasso di maiale, dopo averne tirato fuori lo strutto (o sugna); dal latino:(ins)cic(i)olu(m), i ciculi sono residui del napoletano lardiciello che è il guanciale formato da due strati di grasso intramezzato da uno strato di carne. Chijarsela a libbretta: letteralmente: piegarsela a libretto. Procedere nel modo seguente: «il disco di pizza va piegato in due e di nuovo ripiegato da destra verso sinistra o viceversa». È il modo in cui si mangiava la pizza, quando le pizzerie erano poco più di piccole e strette botteghe, dove a volte vi trovava spazio solo il forno a legna, figuriamoci un tavolo, allora bisognava

«’ngignarse» (darsi da fare, ingegnarsi) per non sporcarsi gli abiti. Muzzarèlla: s.f. da ‘mosciarella’ «latticino morbido, fresco di forma rotonda a pasta bianca molle, l’originale mozzarella è di solo latte di bufala, ma può anche essere di latte vaccino, in questo caso la ritengo una copia, un «falso»; di origine campana e del basso Lazio, etimologicamente deriva da mozzare → troncare, la muzzatura è il gesto con cui a mano si spezza la pasta filata. ’nzògna: < lat axungia, s.f., «strutto, sugna», la voce napoletana→’nzogna. Dal latino (a)xungia(m), comp. di axis→ ‘asse’ e ungere→ ‘ungere’; inutile elencare le varie scuole di pensiero su questo vocabolo, D’Ascoli ad esempio sosteneva che la voce napoletana ’nzogna possa derivare da una non precisata voce umbra assogna di cui non si hanno notizie certe. Qualche altro studioso afferma, che: «nel tardo latino la voce axungia indicasse un asse di carro e non il condimento derivato dal grasso di maiale “squagliato” ad alta temperatura, filtrato, purificato, raffreddato e conservato in consistenza di crema per uso alimentare, mentre gli assi dei carri venivano unti direttamente con la cotenna di porco ancora ricca di grasso». Cito ancora un’altra idea proposta dagli studiosi della nostra lingua, che prospettano un→ in da cui→ ’n illativo con→ un→ suinia (neut. Plur. f.) “cose di porco” alla cui base c’è un sussuis→ maiale con doppio suffisso di pertinenza: inus ed ius; come risultato si ottiene insuinia→’nsoinia→’nzogna. In ultimo non bisogna dimenticare il passaggio di ns→nz. Pizza: < lat. picea; lat. med. piza1., s. f. «focaccia, schiacciata» di pasta lievitata, salata o dolce: pizza rustica; pizza pasquale | per definizione, focaccia di forma molto schiacciata condita con olio, pomodoro e altri ingredienti e intingoli. Pizza â marenara: non è altro che un’evoluzione della pizza della quale conserva la medesima procedura; cambia invece la parte del condimento. Il nome di questa pizza è affidato a tante altre leggende, alcuni studiosi sotengono che il suo nome deriva dal fatto che gli ingredienti, facilmente conservabili, potevano essere portati dai marinai per preparare pizze nel corso dei loro lunghi viaggi. Non essendoci documenti, atti notarili o quant’altro tra i documenti dei cibi che si portavano a bordo, che possa confermare tale affermazione, non credo ci sia del vero, anche perché sulle

navi a quei tempi si cercava di debellare lo “scorbuto” malattia dovuta a carenza di vitamina C e più che gli ingredienti per la pizza a bordo sarebbero serviti i vegetali tra le scorte di cibo dei marinai. Altri si dicono convinti che il termine “â marenenara” sia da collegarsi a quei marinai che frequentavano le taverne e le bettole nella zona del “mandracchio”, dove si facevano preparare delle pizze condite con olio, pomodoro, sale ed origano, l’aglio, sembra sia stato aggiunto in un secondo momento probabilmente per dare un sapore diverso alla pizza. Un’altra leggenda, vuole che un pizzaiuolo a Port’Alba, stanco di ascoltare le continue lamentele dei suoi clienti per lo più pescatori, sul sapore sempre uguale della pizza, pensò bene di aggiungervi dell’aglio “ntritato” senza aumentare il prezzo, che era di tre soldi, fu subito un successo. Ancora oggi gli ingredienti di questa pizza sono costituiti da sugo di pomodoro, olio d’oliva extra vergine, aglio ripulito e tritato finemente, origano secco e sale. Vorrei che quanti mi scrivono, dessero una risposta al quesito, che sto per sottoporvi: gli ingredienti per la salsa alla pizzaiola sono gli stessi della “marinara”, questa salsa risale al settecento, quindi perché chiamare il piatto di carne: alla “pizzaiola” e non alla marinara? Infine si paventa la possibilità che il nome â marenenara e/o mandracchio → darsena dallo spagnolo → mandracho, gli sia venuto semplicemente per indicare una specialità che si poteva trovare nella zona adiacente al porto frequentata da marinai, zona demolita nei pressi della stazione marittima di Napoli. Pizza alla mastunicola: l’unica, autentica, originaria prima pizza napoletana, ideata da mastro Nicola (mai ben individuato), che gestiva una taverna con cucina casareccia nei dintorni della famosa Rua Catalana, lì avevano bottega numerosissimi artieri ed artigiani, che si ristoravano quotidianamente in quella taverna; tale originaria prima pizza napoletana diede vita a tutte le altre nate dalla creatività di altri pizzaioli Pizza cu ‘alice - pizza cu ‘e cicenielle: Sono l’evoluzione della pizza ‘nzogna pummarola e furmaggio, cambiano gl’ingredienti per il condimento, nella “pizza cu ‘alice”, abbiamo sugo di pomodoro, olio d’oliva extra vergine, aglio “ntritato” finemente, alici piccole, fresche decapitate e diliscate, sale e pepe; (Continua a pag. 11)


Libero Pensiero il condimento della “pizza cu ‘e cicenielle” è costituito da sugo di pomodoro, olio d’oliva extra vergine, aglio “ntritato” finemente, ed un “pugno” di ‘bianchetti’ freschissimi, sale e pepe. Pizza pomodoro, sugna e formaggio: ecco la prima variazione apportata alla pizza originaria, la ricetta originaria prevede per ogni litro di acqua 50 grammi di sale, 5 grammi di lievito e 1,8 kg di farina. La farina deve essere aggiunta ad ogni costo gradualmente e lentamente, qualche esperto pizzaiolo consiglia un tempo non inferiore ai dieciquindici minuti e l’impasto deve essere lavorato per venti minuti fino a che non raggiunga il “punto di pasta”, cioè fino a quando l’impasto non risulti gonfio, liscio, molto estensibile e poco elastico. L’impasto deve riposare su di un piano di marmo o in una madia di legno (purtroppo oggi i contenitori di plastica abbondano) per quattro ore coperto da un panno inumidito per evitare che la superficie diventi dura. Trascorse le quattro ore l’impasto va suddiviso in sfere di circa 180-200 gr. (immaggino la faccia delle signore sempre a dieta). Da ogni singola sfera si ricaverà una pizza che si deve stendere, abilmente con le sole mani senza nessun altro strumento, va stesa su di un piano di marmo coperto di “sciòre” (fior di farina), cosa importante, è lo spessore, deve essere pari a circa 0,3 cm nella parte centrale e pari ad almeno 1cm per il cornicione. A questo punto, é possibile procedere ed aggiungere i condimenti sui dischi di pasta, che saranno di circa 15 – 20 cm. di diametro. I condimenti per la pizza saranno distribuiti, su tutta la superficie, un cucchiaio e mezzo di sugna, con uguale procedimento si aggiungono due cucchiai di pomodoro passato, infine si sala e si aggiunge un cucchiaio e mezzo di pecorino (oggi anche grana sic!) grattugiato distribuito accuratamente su tutta la superficie della pizza. Condita la pizza, è pronta per la cottura, che va fatta in un forno con brace di legna con una base di mattoni refrattari ed una cupola anch’essa in materiale refrattario ad una temperatura di 460 – 490 gradi (il forno è un'altra componente fondamentale per la riuscita di una buona pizza) va sollevata per pochi secondi di tanto in tanto, perché riceva il calore in modo uniforme. A fine cottura il bordo esterno (cornicione) dovrà risultare regolare, gonfio, privo di bolle e bruciature, di colore dorato. La parte centrale dovrà risultare invece morbida (alla faccia di quella specie di guida gastronomica do gammaro russo- Gambero Rosso). Pizza quatte stagiòne o ‘e quatte manere: questa pizza nasce sempre dall’originale «‘nzogna pummarola e furmaggio» a cui si aggiunse sull’originario disco di pasta due

TRADIZIONI bastoncelli di pasta disposti a croce così da determinare quattro divisioni, che vengono conditi tutti con sugo di pomodoro, olio, sale, mentre in ciascuno spicchio si aggiungono ingredienti diversi, nel primo funghetti sott’olio, nel secondo dadini di salame, nel terzo dadini di mozzarella di bufala, formaggio e basilico e infine nell’ultimo aglio “ntritato” ed origano. Anche qui bisogna fare una piccola riflessione linguistica, la pizza in questione dovrebbe essere semplicemente chiamata alla maniera antica «‘e quatte manere» visto che gli ingredienti con cui è guarnita sono reperibili sempre nell’arco dell’anno, inoltre quando ci si riferisce ’a stagiòne (si pronuncia con – gg –) per i napoletani si intende esclusivamente la stagione estiva e non ciascuno dei quattro periodi: primavera – estate – autunno – inverno. Passiamo adesso alle pizze ripiene, napoletanamente dette cazone →calzone, queste pizze saranno sicuramente nate dalla fantasia di qualche pizzaiuolo per distinguersi da altre rivendite di pizza e quindi attirare più clientela, con il tempo si infarcirono secondo il gusto della clientela e la zona in cui il pizzaiuolo aveva bottega. Il primo “cazone” è un ripieno imbottito con pomodoro, mozzarella, ricotta di pecora, formaggio e pepe, cotto al forno. Il secondo ripieno è farcito di “cicole” ricotta di pecora, mozzarella, formaggio pepe e senza pomodoro. La pasta di partenza per questa seconda varietà di calzone è la stessa delle altre pizze, su di una metà del disco di pasta si distribuiscono: la ricotta, cubetti di mozzarella, sugo di pomodoro, formaggio grattugiato, pepe a piacere. Il calzone viene rinchiuso in modo che la farcitura resti chiusa nella pasta; con le dita o i rebbi di una forchetta si fa pressione per sigillare la pasta in modo che la farcitura non fuoriesca mentre viene cotta; sulla superficie viene distribuita una cucchiaiata di sugo di pomodoro, si inforna. Infine la stessa “pizza cicole e ricotta”, si può mangiare fritta in olio bollente, il ripieno va preparato con ricotta di pecora, mozzarella, formaggio pepe e “cicole”. La pasta che accoglie questa generosa, abbondante quantità di ingredienti, non sarà a forma di disco ma un quadrato di circa 10 -12 cm. di lato, poco spesso, il fazzoletto, viene chiuso e sigillato come ho descritto prima e con molta attenzione per non far fuoriuscire la farcitura mentre si frigge, per tre quattro minuti circa per lato in olio ad alta temperatura. Un altro ripieno, che ho trovato in questa mia ricerca è chiamato “caniscione”, nella corruzione popolare di cannicchione → golosone per eufemismo golosità. La spiegazione di caniscione – cannicchione, viene da cannìcchio s.m., ha il significato di “gola” da canna → lat. med. canna «gola, collo: annuzzà ’ncanna, piglià’

11 uno pe’ canna ecc…» questo ripieno quindi è per golosi oppure è una golosità? Quali altri tipi di pizza autenticamente napoletani esistono, non saprei dirlo, ma posso affermare che molte di esse sono venute negli anni: pizza capricciosa, pizza bianca o mimosa, friariélli e salsiccia, la «raccapricciante, atroce fantozziana pizza patatine e wurstel», ai peperoni, alla parmigiana e l’elenco degli orrori potrebbe continuare all’infinito. L’autentica pizza napoletana fu quella portata in tavola per la prima volta nel 1830, da quel “Riccio” di cui ho detto nella seconda parte dell’articolo, con mozzarella disposta, sul disco di pasta già condita con il pomodoro, modellata in forma di petali di una margherita e basilico (ricerca Università degli Studi di Udine, Facoltà di Agraria: “La Pizza”). Pummaròla: s. f. «pomodoro, dim. Pummarulélla , pianta erbacea annuale frutto a bacca, fam. Solanacee dal frutto rosso, commestibile, usato come pietanza e come condimento; la voce napoletana è corruzione di pomo d’oro e da po→pu per cui si è avuto pomo d’oro→pummod’oro→ pummororo→pummarola; dalla vocale atona e il raddoppio espressivo della emme intervocalica, alternanza oscomediterranea→ d/r ed infine dissimilazione r – r →r→l e cambio di genere. Rëcòtta: < it. ‘ricuocere���, cfr. fr. recuite , voce deverbale di recocere (cuocere due volte) di cui è part. pass. f. || s. f. «ricotta latticino molle e bianco, si ottiene facendo bollire il siero di latte rimasto dopo la lavorazione del formaggio schianta → di gusto forte, rumàna, ’e fuscelle, ecc.. Se avete voglia di “giocarvi” una pizza allora: 24 ’a pizza, 2 pizza napoletana , 36 pizza dolce , 37 pizza rustica , 61 pizza con sugna e formaggio, 62 pizza con alici fresche, 53 pizza pomodoro e mozzarella. E fatemi sapere delle vincite. Cù bona salute!


SPORT

12

Libero Pensiero

di Carmine Esposito → carminesposito89@libero.it Finalmente si parte. Dopo una lunga attesa durata ben tre mesi, inizia ufficialmente il campionato di serie D di calcio a cinque. E come da quasi quattro anni a questa parte, il Casoria prende parte alla manifestazione con l’obiettivo di fare il tanto sospirato salto di categoria. Il calendario è stato varato venerdì (non del tutto), e nella prima giornata il team casoriano era atteso dall’Atletico Cardito per l’esordio stagionale dopo quello di Coppa. La gara si mette subito in discesa per gli uomini di Trojano: al 5’ Lucenti realizza il momentaneo vantaggio, ed al 25’ Capillo raddoppia su un batti e ribatti dentro l’area di rigore. La prima frazione di gioco è tutta di marca casoriana, dove il team di Trojano ha sfiorato a più riprese la rete. Ad inizio ripresa, esattamente al 32’, Lucenti realizza la sua doppietta personale portando il parziale sullo 0-3. Ma nel calcio a 5 le partite non finiscono mai: nel giro di un minuto, tra il 42’ ed il 43’, Esposito Mario accorcia le distanze portando i locali sul 2 a 3. Il più pericoloso degli ospiti è ancora Lucenti: il pivot al 46’ colpisce un palo che poteva chiudere la gara. Infatti, il Casoria non chiude la partita e l’Atletico Cardito perviene al pari nei minuti di recupero: è ancora Esposito Mario a realizzare la rete

dell’insperato pareggio, firmando la sua tripletta personale di giornata. Risultato stretto alla compagine casoriana che, per lunghi tratti della gara, ha dominato e poteva chiudere la partita già nel primo tempo. Laconico il commento a fine gara del trainer dei biancoazzurri, Rino Trojano:

“Ci sono stati troppi errori di impostazione, dobbiamo ancora lavorare tanto sul possesso palla, e aggiustare qualche dettaglio all’interno dello spogliatoio. Adesso si inizierà a fare sul serio e sono sicuro che il Casoria sarà protagonista”. Inoltre il tecnico è polemico sul ritardo dell’inizio del campionato: “Mi sembra indegno e discriminatorio il trattamento che la Lega adotta per le serie minori, in particolare per la serie

D, credo sia giunto il momento di far sentire la nostra voce e cominciare a far valere i nostri diritti, puntualmente l’inizio del campionato è previsto dal mese di Ottobre e puntualmente slitta a Dicembre, i nostri team seppur di categoria inferiore, preparano il campionato al meglio, cominciando a formare le squadre, completare le rose di calcettisti ed iniziare la preparazione in vista della data, inizio Ottobre, che la Lega pubblica nei vari comunicati che si susseguono, tutto lavoro sprecato e buttato al vento, le squadre arrivano al campionato fuori forma, stanche ed annoiate tra le tante amichevoli che vengono disputate per provare a mantenere alto lo stimolo ai ragazzi che puntualmente, stanchi ed ormai stufi di fare solo allenamenti, se ne vanno in giro a disputare i vari tornei che vengono proposti dalle tante strutture sportive, che sinceramente mi sembrano molto più economiche e meglio organizzate, i calendari e i gironi sono pubblicati con largo anticipo permettendo ai partecipanti di organizzarsi al meglio. E questo non è giusto”.

(con la collaborazione www.punto5.it)

di

di Marianna Tanzilli → ma.ria.nna.tanzilli@hotmail.it “La tifoseria più violenta del calcio italiano”, “Dove passano fanno danni”, “Una tifoseria vergognosa”, “Tifoso mafioso, violento, puzzolente”. Il tifoso napoletano, nell’ideologia nazionale – e non solo – è questo: un essere immondo, capace solo di far danni, esser volgare e da rinchiudere in uno zoo. Ne sentiamo tante ad ogni partita, ad ogni competizione. Distruggiamo treni, distruggiamo stadi, distruggiamo l’Italia. E forse anche la crisi economica è colpa nostra! Tutte queste maldicenze nascono dalla

bassa considerazione che hanno di noi e vanno al di là del colore della nostra maglia. La partita è solo un pretesto per offendere il nostro popolo, la nostra cultura e le nostre tradizioni. Ma nascono anche dal comportamento esecrabile di alcuni individui, che tifosi non possono definirsi. Non chiamateli tifosi. Quella è gente che tifa solo per se stessa e per la violenza. È la malvita. È la gente di cui ci vergognamo, e che ci fa vergognare quando viene accostata a noi, ai nostri colori, al nostro tifo, alla

nostra città. Ma Napoli non è quella, Napoli non sono loro. Napoli siamo noi! Che facciamo sacrifici per seguire la nostra squadra, che ci arrabbiamo e gioiamo, ma sempre con dignità e rispetto per noi stessi, per la squadra e per gli avversari. Lo stesso rispetto che pretendiamo: i cori da stadio ci stanno tutti, ma il razzismo gratuito no. Pensiamo alla partita, pensiamo alla vittoria. E se perdiamo? È una partita, passerà. Il nostro è amore, al di là del risultato...


SPORT

Libero Pensiero

di Valentina Nizzardo C’era una volta un giovane di appena vent’anni, nato nel Rione Sanità, quindi napoletano verace. La sua storia tra non molto compie trent’anni e ci interessa da vicino perché oggi quel giovane, maestro di taekwondo da ormai una vita, ha ripreso, da poco, la sua attività sportiva dopo un brutto infortunio sul lavoro. Di fermarsi e “andare in pensione” dal taekwondo neanche a parlarne, perché dopo una vita di sport, lavoro e insegnamento un infortunio è niente. Ecco, quindi, che s’imbarca in una nuova avventura con la palestra Casauria Gym, aprendo un nuovo corso di taekwondo da cui nasce un ottimo gruppo di allievi, in breve tempo (il corso è, infatti, iniziato a settembre di quest’anno). Il taekwondo è un’arte marziale coreana, nata e diffusasi tra gli anni’50 e gli anni’60. Creata dal generale Choi è tra le più potenti che ci sono giunte dall’oriente. Oltre ad essere una disciplina di auto difesa, tecnicamente detta “sport da combattimento a contatto pieno” (Tea Kwon Do “Arte dei calci e dei pugni in volo” tradotto dal coreano), è una disciplina adatta al combattimento contro più di un avversario e atta a raggiungere l’equilibrio tra corpo e spirito, uno stato di benessere della mente e dell’organismo. In questo suo aspetto, rafforzato da pratiche di meditazione e rilassamento, si palesano le antichissime origini dello sport vicine alle filosofie orientali. I suoi principi sono: cortesia, integrità, perseveranza, autocontrollo e spirito indomito. In questa disciplina sono presenti dei gradi, rappresentati dal colore della cintura che s’indossa sull’abito tradizionale composto di casacca e pantalone chiamato doboo. Il colore delle cinture è associato a vari

13

valentina.nizzardo@live.it

significati legati alla crescita dell'allievo nel Taekwondo: dalla purezza dell'ingenuità alla cosciente impenetrabilità alla paura. I colori sono: bianca, mezza gialla (ingenuità dell’allievo), gialla (terra, dove l’allievo pianta le radici), mezza verde, verde (l’allievo impara le tecniche basilari come una pianta inizia a germogliare), mezza blu, blu (pianta rivolta al cielo), mezza rossa, rossa (tramonto di una giornata, fine dell’allenamento di base per l’allievo), mezza nera, nera (notte, inizio dell’allenamento agonistico sia fisco che mentale dell’allievo) In seguito si passa ai DAN, che son dieci ma che si .

Il maestro Giovanni Trinchillo

(secondo da destra) e il suo team riescono a raggiungere fino al 5° poiché i seguenti si raggiungono per meriti sportivi e per condotta di vita quasi ascetica. Il maestro è al grado maggiore, cioè cintura nera 5° DAN, raggiunto dopo anni di sport e successi agonistici anche internazionali. I passi, i calci e gli insegnamenti sono sempre gli stessi e l’entusiasmo del maestro è sempre più grande, la grinta è sempre più forte e l’impegno fisico e mentale sono sempre maggiori. La sua abnegazione per lo sport ha coinvolto i tre figli maschi che hanno seguito le sue orme sportive e ha cresciuto diverse

generazioni di allievi che si sono formati fisicamente e mentalmente, sul suo tatami (tappeto su cui si pratica lo sport, rigorosamente a piedi nudi). Lo sport, infatti, porta ad un miglioramento mentale, con la concentrazione, e fisico, con un miglioramento della circolazione sanguigna. La pratica di questo sport non porta obbligatoriamente ad avere un fisico molto muscoloso ma aumenta la massa muscolare. Scompare poi il tessuto adiposo. Il tipo di movimento durante l'esecuzione dei calci, dei pugni e dello stesso "Ki-Up" (cioè le simulazioni di combattimenti e autodifese) porta allo sforzo della parete addominale che è molto allenata. Inoltre, grazie alla pratica costante di esercizi di "stretching", gambe e braccia si abituano gradualmente allo sforzo da affrontare e si evita che durante l'esecuzione di un calcio o anche di un semplice pugno, i muscoli possano stirarsi. Fondamentale è l’aspetto umano del maestro e dello sport. La condivisione della fatica e degli esercizi sul tatami portano gli allievi a stringere relazioni di amicizia che spesso escono dalle ore di allenamento e di pratica di sport. Sempre disponibile ad una carezza, al gioco, soprattutto con gli allievi più piccoli e ad una parola di conforto, il maestro, diventa severo quando è necessario; quando si sfora dalla disciplina e dal rispetto richiesti dallo sport o quando, nella quotidianità si fa una sciocchezza. Insomma vive i suoi allievi come figli, “con il bastone e la carota”. Nome del maestro? Giovanni Trinchillo. Ricordatelo e fategli crescere i vostri figli anche solo per un piccolo pezzo della loro vita.

NEWS DALLA A.S.D. PODISTICA CASORIA – A cura di Alberto Cervo Si terrà domenica 16 dicembre 2012 l’undicesima edizione della “Casoria Corre” – 6° Memorial Vincenzo Montanino. La gara podistica, ormai una tradizione consolidata per gli appassionati della nostra città, e che attira moltissimi atleti anche da tutto il resto d’Italia, si svolge su un percorso di 10 km completamente pianeggiante. La quota d’iscrizione è di euro 6,00. È possibile iscriversi fino al 13 dicembre, a mezzo fax al numero 0823/1764107, o scrivendo una mail all’indirizzo roberto.torisco74@gmail.com, oppure chiedere informazioni al numero 334.3629673. La gara partirà alle ore 8.45 presso la Villa Comunale di Casoria, e per i vincitori sono previsti premi in denaro. Per ottenere tutti i dettagli e leggere il regolamento completo, è possibile consultare il sito internet www.podisticacasoria.com. Un evento svolto con il Patrocinio del Comune di Casoria – Assessorato allo Sport, della Provincia di Napoli e della Regione Campania, oltre che grazie alla preziosa collaborazione della Parrocchia di San Mauro Abate.


14

COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE

Libero Pensiero


Libero Pensiero

BACHECA

15

Il 20 dicembre 2012, presso il Cinema Teatro Lendi, in via Alessandro Volta n. 126 (Sant’Arpino), la scuola “The Company Dance” terrà uno spettacolo di beneficenza in favore dei bambini dell’Ospedale Pediatrico di Napoli, dal titolo “Stelle di Natale”. Allo spettacolo, composto da un medley natalizio ispirato a Michael Bublé e dal musical Pinocchio, parteciperanno anche Sara Musella e Pasquale Palma. Il costo del biglietto è di 5 euro e tutto il ricavato sarà devoluto in beneficenza. I nostri auguri a Nunzia Esposito, che ha conseguito la laurea in Fisioterapia a Sant’Angelo dei Lombardi, presso il Polo riabilitativo specialistico “Don Carlo Gnocchi”, con la votazione di 110 e lode. Complimenti vivissimi con l’augurio delle migliori fortune personali e professionali!

Per info e contatti: Gaetano Tasca 331.8458679 Facebook: Gaetano Tasca AVVISO: è stato smarrito, nella zona tra via Santa Croce e piazza Cirillo, un ciondolo d’oro a forma di “Calimero” dal grande valore affettivo. Si offre una lauta ricompensa per chiunque lo ritrovi. Per info e contatti rivolgersi alla redazione oppure telefonare al numero: 393.5044207

?!? ACQUISTA UNO SPAZIO PUBBLICITARIO: DISPONIBILITÀ E PREZZI VANTAGGIOSI PER INFO E CONTATTI: 338.29 20 977 - LIBEROPENSIERO.REDAZIONE@GMAIL.COM



Libero Pensiero 52