Grillo 2013

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Presentazione Mostrami, Signore, la tua via (cf Salm 27,11). Proprio questa richiesta sintetizza la Quaresima, nella quale ti accingi ad entrare: un tempo speciale, un’occasione da prendere al volo e da non lasciarsi scappare per tornare a Dio, per mezzo di Gesù Signore. E’ come incamminarsi per una via, iniziare un percorso di avvicinamento spirituale alla Pasqua. Per operare quel cambiamento che attendi da tempo, per muovere quel famoso “primo passo”, che stai rimandando da tanto tempo, hai bisogno di una spinta speciale e di un clima giusto. La Quaresima è il momento adatto. Ora è tempo di partire per il viaggio che si chiama “conversione” e per un bene che è possibile, alla tua portata, nelle tue mani. Non lasciare che l’abitudine e la stanchezza fiacchino i buoni propositi. Il tuo cuore, sicuramente, sente il richiamo dello Spirito Santo che invita a una fede più forte, a una carità più sincera e concreta e a una speranza che sostiene e rimette in cammino. Lo Spirito chiama, convoca, guida a Gesù. Lo fa sempre. Ma in alcuni momenti agisce in modo speciale. Ora soffia con forza. La sua voce si fa dolcemente insistente e la nostalgia di un Dio, che protegge e salva, rifiorisce. Parti per il viaggio quaresimale. Porta con te soltanto l’umiltà. Ti aiuterà ad ascoltare, a comprendere, a trovare il coraggio di trasformare in gesti e scelte la Parola che verrà versata nel tuo cuore. Confida nella preghiera e nell’intercessione della Chiesa, che ti è madre e che ti ha generato alla fede: sii costante nella celebrazione dell’Eucaristia domenicale; partecipa più che puoi alla vita e alle proposte della comunità cristiana parrocchiale. La fede non matura attraverso eventi sconvolgenti e spettacolari: si rafforza nella vita di ogni giorno, vivendo con amore i gesti e le relazioni quotidiane.


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Non ti scoraggiare mai. Dio rialza. Dio è amore. Lui può cambiarti: non è frutto dei soli tuoi sforzi. Abbandonati a lui. Il suo volto autentico si incontra in Cristo Gesù. Questa Quaresima 2013 ha, inoltre, un’attenzione particolare: il tema della fede. Il Santo Padre Benedetto XVI, ha infatti proclamato quest’anno anno della fede per tutta la Chiesa cattolica; così egli si esprime nell’udienza generale del 14 novembre 2012: “Oggi - lo sappiamo – non mancano le difficoltà e le prove per la fede, spesso poco compresa, contestata, rifiutata. San Pietro diceva ai suoi cristiani: «Siate sempre pronti a rispondere, ma con dolcezza e rispetto, a chiunque vi chiede conto della speranza che è nei vostri cuori» (1 Pt 3,15). […] Sempre di più il credente deve essere capace di dare ragione della sua fede. Il beato Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Fides et ratio, sottolineava come la fede sia messa alla prova anche nell’epoca contemporanea, attraversata da forme sottili e capziose di ateismo teorico e pratico (cfr nn. 46-47). […] La Chiesa, fedele al mandato di Cristo, non cessa mai di affermare la verità sull’uomo e sul suo destino. Il Concilio Vaticano II afferma sinteticamente così: «La ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da Lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e se non si affida al suo Creatore» (Cost. Gaudium et spes, 19). […] Soprattutto nella realtà del nostro tempo, non dobbiamo dimenticare che una via che conduce alla conoscenza e all’incontro con Dio è la vita della fede. Chi crede è unito a Dio, è aperto alla sua grazia, alla forza della carità. Così la sua esistenza diventa testimonianza non di se stesso, ma del Risorto, e la sua fede non ha timore di mostrarsi nella vita quotidiana, è aperta al dialogo che esprime profonda amicizia per il cammino di ogni uomo, e sa aprire luci di speranza al bisogno di riscatto, di felicità, di futuro”. A tutti voi i migliori auguri di buona Quaresima e buona Pasqua 2013.

Don Giuseppe


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“Show me your way, my Lord”. Just this request summarizes the Lent : a special time, an occasion you can’t miss to return to God through Jesus Christ. To achieve that change you have been waiting for for a long time, you need a special push and the right atmosphere. The lent is the right moment. Now it’s time to leave for the journey which is called “conversion”, to leave for a good which is possible since it is in your hands. Don’t let habits and tiredness weaken your good intentions. Surely your heart feels the call of the Holy Spirit who invites you to a stronger faith, a more sincere and tangible charity and a supporting hope that puts you again on your way. The Spirit calls, summons, leads to Jesus. It always does it, but, in some moments, acts in a special way. Now it blows in a strong way. Its voice sweetly becomes insistent and the nostalgia about a God who protects and saves, blossoms again. Leave for your lent journey. Bring only humbleness with you. It will help you listen, understand, find the courage to turn into signs and choices the Word that will be poured into your heart. Trust prayer and the Church intercession: be persevering in attending the Sunday Mass; take part in the Christian parish church community proposals and life as much as possible. The faith doesn’t mature through devastating and extraordinary events: it is strengthened in our daily life, by living with love everyday actions and relationships. Never let yourself be discouraged: God is love. He can change you: it’s not only the result of your efforts. Give yourself up to God. His real face can be met in Jesus. This Lent 2013, through everyday Gospel passages, will follow the theme of Faith. The Pope Benedetto XVI has proclaimed this year “ the faith year” for the whole Catholic Church. To all Bellocchi’s people, here and abroad, the best wishes for a holy Lent and a Good Easter.

Don Giuseppe


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Quaresima Tu riapri alla Chiesa la strada dell'esodo quaresimale, perché ai piedi della santa montagna, con il cuore contrito e umiliato, prenda coscienza della sua vocazione di popolo dell'alleanza, convocato per la tua lode nell'ascolto della tua parola, e nell'esperienza gioiosa dei tuoi prodigi. Messale Romano, Prefazio di Quaresima V

Il duplice carattere della Quaresima Spesso nella nostra prassi pastorale il tempo quaresimale viene quasi anestetizzato e trasformato in una sorta di tempo "devoto" nel quale si intensificano le iniziative, ma anche dove ci si dimentica della radice più propria di questa importante stagione liturgica. Già SC 109 si premura di ricordare il duplice carattere della Quaresima: tempo di immediata preparazione al Battesimo per coloro che lo celebreranno nella Veglia pasquale e tempo di riscoperta o di recupero della propria identità cristiana smarrita o deturpata dal peccato per i già battezzati. La Quaresima, allora, si configura come tempo iniziatico per eccellenza: 40 giorni durante i quali la Chiesa completa la preparazione dei candidati ai sacramenti pasquali e, attraverso la dimensione penitenziale, si impegna nell'opera delicata, discreta e faticosa di ricondurre i suoi figli peccatori alla bellezza della grazia battesimale. Tempo iniziatico e, pertanto, tempo educante nello sforzo di non smarrire il legame con Dio intessuto nella storia della salvezza e che ha trovato il suo culmine nell'alleanza nuova e definitiva in Cristo.


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Una Chiesa penitente A questo recupero conduce uno dei compiti principali di tutta la comunità cristiana, a maggior ragione in Quaresima, ovvero la penitenza, l'impegno intenso e accurato per intavolare cammini credibili di conversione per tutti i credenti. La tradizione cristiana, in piena linea con l'insegnamento evangelico, conosce la dimensione penitenziale come pratica concreta di rinnovamento dell'esistenza in reazione all'appello di Cristo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Per questo nella Chiesa pastori e fedeli sono chiamati a prendersi a cuore i peccatori e a promuovere azioni di riscatto concrete, fatte di ascolto della Parola e di preghiera, di dialogo interpersonale e di tappe comunitarie, di spazi di silenzio e di momenti di verifica. Questo è l'agire di una Chiesa che fa penitenza, tutta coinvolta nello sforzo di prendere per mano il fratello che ha sbagliato, nell'indicargli la strada di casa, nell'elevare suppliche fiduciose al solo che può guarire, nel tracciare piste convincenti e fattibili di vera conversione. Tutto il corpo ecclesiale deve sentire il peso e la fatica dell'accompagnare, seguire e curare i componenti più deboli. La Quaresima si presenta proprio come il tempo in cui tutta la compagine ecclesiale si incammina verso la salvezza e il perdono, tempo in cui ciascuno si assume le proprie responsabilità nei confronti dei fratelli. È altresì il tempo che aiuta tutti a comprendere che è proprio la Chiesa il luogo dove si può e si deve fare penitenza, non il luogo dove si riceve un servizio, possibilmente celere e indolore, ma lo spazio vitale entro il quale si attua la terapia della conversione, dell'ascolto e della preghiera, dell'esortazione e della maturazione personale. Così il perdono incondizionato di Dio misericordioso si salda con la responsabilità


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della Chiesa, sempre impegnata a generare e a rigenerare i suoi figli. Con questo respiro ampio è possibile programmare autentici percorsi di riconciliazione e penitenza nelle comunità garantendo concretamente la possibilità della celebrazione nelle forma individuale, ma anche e soprattutto dando maggiore cura e spazio alle celebrazioni comunitarie del sacramento. In esse, infatti, viene ad emergere il valore di azione rituale (spesso soffocato nei tempi e nei modi) compiuta da una comunità penitente. È un popolo convocato e radunato (cfr. Gl 2,16-17) che sa darsi tempo e sostare per ascoltare Dio che nuovamente rivolge l'annuncio della salvezza e l'appello alla conversione, e per innalzare fiducioso la supplica del pentimento e la lode riconoscente per il perdono ricevuto. In tale prospettiva, è forse possibile comprendere e valorizzare anche i segni più elementari di questo tempo liturgico: dal colore viola delle vesti, alla cenere sul capo, ai salmi e canti tipici del pentimento, alle opere della penitenza ben delineate in Mt 6,1-18. Le indicazioni evangeliche e la prassi ecclesiale lungo la storia concorrono a mantenere viva la valenza sensibile e corporea di queste opere e a non renderle troppo astratte ed evanescenti riducendole ad una presunta “intenzione”. Accettare che la salvezza dell'uomo passi attraverso esperienze corporee e dunque attraverso forme di preghiera liturgiche e personali, gesti concreti di solidale attenzione verso gli ultimi e anche attraverso il proprio rapporto con il cibo, significa riconoscere che tutto l'uomo è soggetto al peccato e tutto l'uomo è oggetto dell'azione salvifica di Dio. Il nostro corpo, orante o intento a compiere o ricevere gesti di carità o occupato a prendere cibo o ad astenersi dal mangiare, è la pagina sulla quale possono essere impresse le tracce del nostro fallimento, ma anche della nostra vittoria con Cristo. Chi crede in me non sarà deluso Un nuovo cammino verso la Pasqua si è aperto. La Quaresima ripropone l’impegno dell’ascolto della parola di Dio, della conversione, della preghiera, della carità fraterna perché la Chiesa riscopra il senso della propria vocazione e appartenenza al Signore,


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in un continuo passaggio verso la vita nuova. Ogni momento è segnato da questi impegni, ma il tempo quaresimale ha un’efficacia particolare perché è memoria viva e attuale del cammino pasquale di Cristo, del suo «sì» alla volontà del Padre nel segno della comunità che si converte. Ci sono momenti della vita in cui si impongono scelte decisive: per il lavoro o la professione, per la famiglia, per l’orientamento dei figli, o più radicalmente ancora, per l’impostazione dell’esistenza in rapporto a valori autentici o a pseudo-valori. Per i credenti, il battesimo è stato la scelta fondamentale per Cristo, l’accettazione di criteri evangelici di vita. Ma vivendo nel mondo è inevitabile respirarne l’atmosfera e subirne gli influssi negativi: la sollecitazione a rincorrere i miti del profitto, della produzione, del consumo, a fondare la vita più sull’avere che sull’essere. Il fascino di queste prospettive alienanti arriva facilmente a determinare le decisioni, specialmente se manca una lucida capacità critica. Ponendosi contro ogni manipolazione della verità e smascherando ogni tradimento dell’uomo, la parola di Dio diventa criterio di giudizio e grazia liberante. Il punto di riferimento di questa domenica è Cristo, presentato da Luca come nuovo Adamo, capostipite di una nuova umanità (cf Lc 3,23-38: la genealogia di Gesù), che nel deserto fa esperienza di incertezza: o cedere alla tentazione del prestigio umano e del facile successo, o fidarsi del Padre. La sua scelta cade dalla parte più scomoda, cioè dalla parte di Dio (vangelo), e resta fedele alla sua identità di Figlio. Per lui, al di fuori del Padre, non ci sono altri signori che meritino adorazione e servizio. Alle insinuazioni del tentatore e alla seduzione della potenza Gesù ribadisce la sua scelta di fedeltà al progetto del Padre: «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Il primato di Dio non intende mortificare l’uomo, ma mira a salvaguardarne la libertà e la dignità. Tempo di preghiera Dichiarare che Gesù è Signore significa prendere posizione per lui, non essere neutrali nelle scelte che la vita cristiana impone. Momento e luogo privilegiato per questa professione di fede è la preghiera che vuole essere riconoscimento di Dio come


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protagonista della nostra storia di salvati, ed espressione di una coscienza filiale che risponde alla sua paternità. La preghiera è uno degli impegni quaresimali più forti. Non è sufficiente affermare che «tutta la vita è preghiera»; può essere uno slogan per coprire elegantemente la nostra pigrizia. Esimersi da momenti di preghiera specifici e qualificanti può essere una spia che segnala una crisi di fede. Ma per essere una autentica professione di fede la preghiera non può limitarsi a invocazioni vuote. Ciò che conta è il consenso alla volontà del Padre (cf Mt 7,21), che conduca a scelte evangeliche nella vita concreta e che manifesti il significato liberante del nostro essere figli di Dio. Professare la fede nel Dio della Pasqua Il popolo d’Israele, per tener viva la memoria delle meraviglie operate dal Signore, specialmente nell’esodo, è chiamato a scandire la sua esistenza con una professione di fede che è il compendio della sua storia singolare (prima lettura). La sua dignità di popolo libero, il dono e la fecondità della terra sono opera solo del Signore, esplicitamente confessato come protagonista e creatore della storia. Questa professione di fede storica tende a creare nel popolo la coscienza riconoscente dell’iniziativa di Dio e la fiducia nella sua assistenza provvidente. Se Dio non è estraneo alla vicenda dell’uomo, se ha dato prova della sua vicinanza, il fedele proclama che tutto avrà esito positivo perché tutto è nelle mani del Signore della storia. Chi fa credito a Dio, si radica in lui e si lascia guidare dalla sua parola, è in grado come Gesù di superare ogni difficoltà: «Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi (salmo responsoriale). Lo stesso tema della fede ricorre in Paolo (seconda lettura), il quale esorta a riconoscere nella Pasqua di Cristo il fondamento e il centro della vita cristiana. La professione di fede del nuovo popolo di Dio consiste nel riconoscimento della signoria di Cristo sull’uomo, sull’universo e sulla storia. Riconoscimento che


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implica il cuore e la bocca», ossia tutto l’uomo nella sua apertura di fede, nelle sue decisioni, nella sua testimonianza. Maria Madre di riconciliazione Duplice è il carattere del Tempo di Quaresima: battesimale e penitenziale. Per questo già dal Mercoledì delle Ceneri risuona nella liturgia la voce dell'Apostolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo; lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20). Nei primi secoli i santi padri, trattando del mistero della incarnazione del Verbo, non di rado affermano che il grembo verginale della Madre del Signore e stato il luogo dove si è instaurata la «pace» tra Dio e l'umanità. A tale dottrina è mirabilmente conforme il magistero dei Pontefici del nostro tempo: «a motivo della sua maternità divina la beata Vergine è divenuta socia di Dio insegna Giovanni Paolo II - nella stessa opera della riconciliazione». Com’è fatta la Quaresima? La misura del tempo per prepararsi alla Pasqua è stata adottata dalla Chiesa in riferimento ai quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto (cf Lc 4,1-2; Mc 4,1-2; Mt 4,1-2), prima di iniziare la predicazione del regno di Dio. Il tempo di Quaresima si estende dal Mercoledì delle Ceneri fino all’inizio della Messa in Coena Domini. La Quaresima è basata sulle domeniche, dette rispettivamente I, II, III, IV, V Domenica di Quaresima. L’ultima, la VI, in cui ha inizio la Settimana Santa, è detta Domenica delle Palme della Passione del Signore. La Quaresima comprende anche i primi quattro giorni della Settimana Santa; essi introducono alla celebrazione della Passione del Signore.


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Ogni Venerdì di Quaresima è giorno di astinenza dalle carni e nel quale si consiglia il digiuno da un pasto per devolvere l’equivalente in carità per i poveri. Alle ore 18.30, nella Chiesa parrocchiale, si prega con la Via Crucis. Venerdì 22 marzo 2013: con partenza alle ore 21.00 dalla Chiesa parrocchiale: VIA CRUCIS PER LE VIE DI BELLOCCHI: un importante momento di testimonianza cristiana, di preghiera e di fede.

Triduo pasquale Al centro della settimana santa e dei 50 giorni di Pasqua c’è un triduo le cui celebrazioni costituiscono la sintesi di tutto il mistero cristiano. Il Giovedì santo Il giorno del Giovedì, nella storia, non è mai appartenuto al Triduo. La riforma liturgica del Concilio Vaticano II lo considera una introduzione. Il giovedì santo è l'ultimo giorno della Quaresima e, con la Messa In Coena Domini, dà l’avvio in qualche modo al Triduo pasquale dei tre giorni «Passionis et Resurrectionis Domini».


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Diciamo che la memoria dell’ultima Cena è l’annuncio globale degli eventi pasquali e della loro finalità come appare chiaramente nel discorso di Gesù riportato da Giovanni. Ricorda l’amato papa Benedetto: “Oltre all’istituzione del

Sacerdozio, in questo giorno santo si commemora l’offerta totale che Cristo ha fatto di Sé all’umanità nel sacramento dell’Eucaristia. In quella stessa notte in cui fu tradito, Egli ci ha lasciato, come ricorda la Sacra Scrittura, il "comandamento nuovo" - "mandatum novum" - dell'amore fraterno compiendo il gesto toccante della lavanda dei piedi, che richiama l’umile servizio degli schiavi. Questa singolare giornata, evocatrice di grandi misteri, si chiude con l’Adorazione eucaristica, nel ricordo dell’agonia del Signore nell’orto del Getsemani. Preso da grande angoscia, narra il Vangelo, Gesù chiese ai suoi di vegliare con Lui rimanendo in preghiera: "Restate qui e vegliate con me" (Mt 26,38), ma i discepoli si addormentarono. Ancora oggi il Signore dice a noi: "Restate e vegliate con me". Così possiamo meglio comprendere il mistero del Giovedì Santo, che ingloba il triplice sommo dono del Sacerdozio ministeriale, dell’Eucaristia e del Comandamento nuovo dell’amore (agape).


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Il Venerdì santo Dall'antichità questo giorno è stato aliturgico, cioè privo della celebrazione eucaristica. Il nucleo della celebrazione, come apprendiamo dall'Apologia di Giustino, è la celebrazione della Parola di Dio e, in modo particolare, la Passione secondo Giovanni. Il Venerdì santo non celebra il funerale di Gesù! Il colore rosso delle vesti liturgiche è segno della regalità e della vittoria. La chiesa fino al XII secolo amava rappresentare Gesù in croce vivo, con gli occhi aperti, con la tunica bianca del risorto o rossa del re, e sovente anche con una corona regale sul capo. L’adorazione della croce è senza dubbio l’aspetto più popolare all’interno dell’austero rito odierno. Essa fa la sua entrata solenne sul modello della processione d’ingresso del cero pasquale nella Veglia (cfr. MR p. 152, n. 17). E’ l’adorazione del ‘glorioso albero della croce’ come canta l’inno liturgico che accompagna questo rito: «Pange lingua gloriosi proelium certaminis». E’ ancora Benedetto XVI che ci guida nella comprensione del primo giorno del Triduo pasquale. Egli dice: “Il Venerdì Santo, che commemora gli eventi che vanno dalla condanna a morte alla crocifissione di Cristo, è una giornata di penitenza, di digiuno e di preghiera, di partecipazione alla Passione del Signore. L’Assemblea cristiana ripercorre, con l’aiuto della Parola di Dio e dei gesti liturgici, la storia dell’umana infedeltà al disegno divino, che tuttavia proprio così si realizza, e riascolta il racconto commovente della Passione dolorosa del Signore. Rivolge poi al Padre celeste una lunga "preghiera dei fedeli", che abbraccia tutte le necessità della Chiesa e del mondo.


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La Comunità adora quindi la Croce e si accosta all’Eucaristia, consumando le sacre specie conservate dalla Messa in Cena Domini del giorno precedente. Commentando il Venerdì Santo, san Giovanni Crisostomo osserva: "Prima la croce significava disprezzo, ma oggi essa è cosa venerabile, prima era simbolo di condanna, oggi è speranza di salvezza. E’ diventata davvero sorgente d’infiniti beni; ci ha liberati dall’errore, ha diradato le nostre tenebre, ci ha riconciliati con Dio, da nemici di Dio ci ha fatti suoi familiari, da stranieri ci ha fatto suoi vicini: questa croce è la distruzione dell’inimicizia, la sorgente della pace, lo scrigno del nostro tesoro" (De cruce et latrone I,1,4). Sabato Santo E’ il giorno del grande silenzio – perché – come dice un'antica omelia, «il Re dorme. La terra tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormono». La chiesa romana non ha mai istituito alcuna celebrazione del Cristo nel sepolcro. E' la celebrazione silenziosa del tempo sospeso, del riposo, ma non del nulla-fare. Spiega papa Benedetto: “Il Sabato Santo è giorno in cui la liturgia tace, il giorno del grande silenzio, ed i cristiani sono invitati a custodire un interiore raccoglimento, spesso difficile da coltivare in questo nostro tempo, per meglio prepararsi alla Veglia pasquale. In molte comunità vengono organizzati ritiri spirituali e incontri di preghiera mariana, quasi per unirsi alla Madre del Redentore, che attende con trepidante fiducia la risurrezione del Figlio crocifisso”. La Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore Inizia con la Veglia della Notte santa, che S. Agostino definisce la Madre di tutte le veglie. Essa si colloca al cuore dell'Anno liturgico, al centro di ogni celebrazione. Essa rappresenta il Totum pasquale sacramentum.


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Infatti in essa si celebrano non solo i fatti della risurrezione, ma anche quelli della passione di Cristo. Infatti la Veglia pasquale è il vertice di una sequenza celebrativa unitaria che si articola su tre giorni senza soluzione di continuità. Dalla messa in Cena Domini fino alla conclusione della Veglia pasquale non c’è l’abituale congedo dell’assemblea. La veglia non è una celebrazione come tante altre; è la più importante celebrazione della comunità cristiana.

Calendario della Settimana Santa 2013 Domenica 24 marzo 2013 – Domenica delle Palme: ore 11.00: la benedizione delle palme si fa sul piazzale della Chiesa. Segue la Santa Messa, nella chiesa parrocchiale. I bambini del catechismo parrocchiale propongono le palme da benedire con una scritta augurale. Le libere offerte verranno destinate alle attività parrocchiali per i più poveri. Lunedì 25 marzo 2013: alle ore 21.00, nella Chiesa parrocchiale: la liturgia penitenziale. Approfittiamo di questa occasione per accostarci, con calma e preparati, al Sacramento della Riconciliazione. Giovedì 28 marzo 2013 - Giovedì Santo: la Santa Messa “nella cena del Signore” con la lavanda dei piedi verrà celebrata alle ore 21.00, nella Chiesa parrocchiale. Particolarmente invitati i bambini che hanno seminato il grano, o compiuto altri gesti, insieme ai loro genitori. Alla celebrazione seguirà un tempo di adorazione dell’Eucaristia.


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Venerdì 29 marzo 2013 - Venerdì Santo: la Liturgia della Morte del Signore sarà celebrata alle ore 21.00, nella Chiesa parrocchiale. Sabato 30 marzo 2013 – Sabato Santo: alle ore 08.00 si celebrano le Lodi nella cappella feriale; la Veglia di Pasqua inizia alle ore 22.00, sul piazzale di fianco alla Chiesa, se il tempo lo consente. Arriviamo puntuali. Domenica 31 marzo 2013 – Pasqua di Risurrezione: le Sante Messe hanno orario consueto (08.30 e 11.00). Ricordiamo che la Santa Messa vespertina della domenica si celebra alle ore 17.00. Lunedì 1 aprile 2013 – Lunedì nell’Ottava di Pasqua: le Sante Messe verranno celebrate soltanto alle ore 08.30 e alle ore 11.00. A tutti i parrocchiani, di ogni lingua, giungano gli auguri più belli per la S. Pasqua 2013. Auguri di buona Pasqua in Albanese:

Gezuar Pashket te gjithe kristianeve te gjohes shqipe Auguri di buona Pasqua in Rumeno:

Un Paste fericit la toti crestinii romani si un calduros. “Cristos a inviat!”. Auguri di buona Pasqua in Moldavo: Felicitari de bon Paste Auguri di Buona Pasqua in Russo: Pozdravleaen s dobroi pascoi Auguri di buona Pasqua in Spagnolo: Felices Pascuas


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Tempo di purificazione “La Quaresima è un periodo di purificazione e di riflessione prima della Pasqua. In questo periodo Gesù ci invita ad un cambiamento del cuore; per operare questo cambiamento dobbiamo fare silenzio e rientrare in noi stessi. Rientrare in noi stessi non è facile poiché viviamo in un mondo che ci stordisce con suoni e voci inutili, nel vano tentativo di riempire il vuoto che c’è dentro di noi. Per questo motivo Cristo ci invita ad entrare nel deserto per riflettere sulla nostra vita e scoprire quali sono gli ostacoli che ci impediscono di essere veramente felici. Il cammino della Quaresima è un invito a guardare dentro noi stessi, a prendere coscienza di tutto ciò che ci allontana dall’amore di Dio, poiché abbiamo sostituito Dio nel nostro cuore con altri idoli: il denaro, il potere, il sesso, il lusso sfrenato, la corruzione. Idoli per i quali siamo disposti a perdere tutto anche il nostro bene più prezioso: la vita eterna. Nel vangelo di Marco Gesù grida al popolo di Galilea: convertitevi e credete al vangelo! “Convertitevi” è un invito alla purificazione cioè a lasciare cadere dal nostro cuore, dalla nostra mente e dalla nostra vita tutto ciò che ci impedisce di


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camminare verso il Padre, verso il Regno, verso l’eterna felicità. Questo cammino però non è facile perché, essendo un cammino di perfezione, è irto di ostacoli, di cadute, di ripensamenti e di tentazioni. Il male escogita ogni mezzo per poter distrarre l’uomo, per attrarlo a sè e farlo deviare dalla giusta via; lo abbaglia sventolando, davanti ai suoi occhi ogni sorta di vanità, di onnipotenza e di falsa felicità. Oppure lo spaventa con la paura della morte, della malattia, della sofferenza e lo incita a godere di questa breve vita anche con l’inganno, il sopruso, la violenza e la sopraffazione del più debole, coinvolgendolo in una spirale che lo porta a scendere sempre più in basso. Ma la preghiera continua, la preghiera del cuore ci viene in aiuto, dissipa la nebbia dell’inganno e ci mostra la verità. La parola del Vangelo ci esorta: “… considerate perfetta letizia,

quando subìte ogni sorta di prova, sapendo che la vostra fede messa alla prova produce PAZIENZA. La PAZIENZA completa l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri senza mancare di nulla.” (dalla lettera di S. Giacomo apostolo.) Il Signore Gesù vuole salvarci tutti, vuole addirittura santificarci per farci godere appieno le gioie del Paradiso. L’unica condizione è che noi lasciamo i nostri pesi, i nostri difetti per essere perfetti, per essere più somiglianti al Padre suo che è perfetto. Ogni prova che noi accettiamo e superiamo è un passo verso la perfezione e, nello stesso tempo, il metro di misura del nostro cammino spirituale. Nelle prove ci fa capire su che cosa dobbiamo ancora lavorare, modellare, rinunciare, per camminare verso la perfezione. Allora si capisce che le prove devono essere accettate come un segno dell’attenzione e delle cure che Dio ha per noi e non come un segno di abbandono e di crudeltà. Come una madre affettuosa si scioglie dall’abbraccio del suo bambino per insegnargli a camminare, così Dio permette che l’uomo cada e soffra durante le prove della vita, per fargli raggiungere una meta di perfezione. E, come la madre non può sostituirsi al figlio in questo cammino di crescita, così Dio non può sostituirsi all’uomo nel suo cammino di salvezza.


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La madre (Dio) può sorreggerlo, infondergli fiducia (con la lettura della Parola), ma non può sostituirsi a lui: è il bambino che deve agire, fidarsi dell’amore della madre e fare il passo decisivo. Dio non può salvarci senza il contributo della nostra volontà. Ma Gesù ci esorta ancora: credete al vangelo! Cioè meditate la parola che ci infonderà fiducia nell’amore del Padre; Lui ci darà coraggio e forza nel momento della sofferenza e del dolore, ci aiuterà ad abbandonarci nelle sue braccia quando sarà troppo difficile fare la sua volontà. […] La Chiesa in questo particolare periodo ci offre vari strumenti affinché il cammino quaresimale porti i suoi frutti di salvezza: 1. Confessione – rinuncia al peccato e ritorno a Dio. 2. Eucarestia – nutrimento dell’anima. 3. La preghiera del cuore – forza per combattere il male che ci tenta continuamente. 4. L’Adorazione eucaristica – ricerca dell’aiuto di Dio per vincere le tentazioni e superare le debolezze e le fragilità della nostra natura umana. 5. Pratica della Via Crucis – la Chiesa ci mostra Gesù sofferente che abbraccia le nostre croci, paga per i nostri misfatti, muore in croce per ridare a noi la vita eterna. 6. Invito alla Carità – esortazione all’umiltà ed alla Carità perché il vero amore si realizza in due direzioni: una verso l’alto, ovvero verso Dio ed una verso il basso, avvero verso i nostro prossimo”.

Assunta Piscopo – www.ventochemuove.it


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Album parrocchiale Rinati nel Battesimo Fascinetti Leonardo, 08/01/2012; Fascinetti Riccardo, 08/01/2012; Conti Diego, 26/02/2012; Agostini Riccardo, 04/03/2012; Sonnante Viola, 04/03/2012; Leanza Andrea, 04/03/2012; Busca Rebecca, 25/03/2012; Biagioli Alessandro, 09/04/2012; Gjyuzeli Mattia, 28/04/2012; Gjyuzeli Angelo, 28/04/2012; Gori Elia, 13/05/2012; Pasimeni Mattia, 13/05/2012; Pasimeni Davide, 13/05/2012; Aiuti Michael, 16/06/2012; Amatori Alice, 17/06/2012; Morelli Victoria, 17/06/2012; Primavera Lisa, 17/06/2012; Russano Sofia, 17/06/2012; Ferri Irene, 17/06/2012; Falcioni Alessia, 01/07/2012; Assenti Giada, 01/07/2012; Roberti Emma, 01/07/2012; Lorenzoni Noemi, 01/07/2012; Ricci Riccardo, 01/07/2012; Del Campo Alessandro, 01/07/2012; Massetti Giada, 01/07/2012; Bracci Emanuele, 29/07/2012; Bana Gabriel, 29/07/2012; Bana Kristiana, 29/07/2012; Santinelli Olimpia, 26/08/2012; Bendia Pierfrancesco, 23/09/2012; Bianchi Anita,


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23/09/2012; 23/09/2012; 14/10/2012; 11/11/2012; 08/12/2012; 30/12/2012; 06/01/2013.

Melchionda Manuel, 23/09/2012; Folco Gabriele Lino, Chiffi Susanna, 14/10/2012; Tucceri Lorenzo, Manoni Alessandro, 11/11/2012; Grossi Riccardo, Gambella Emma, 08/12/2012; Lodato Gabriele, Mariotti Monia, 16/12/2012; Nastasia Samuel Pio, Montanari Vittoria, 30/12/2012; Garulli Riccardo,

Hanno ricevuto il sacramento della Riconciliazione il 06/05/2012 Aguzzi Denise, Aiudi Andrea, Bartolucci Elia, Bellavista Lorenzo, Bonazzelli Gabriele, Cecchetti Massimiliano, Ceramicoli Cesare, Coacci Tommaso, Delonte Chiara, Engay Cristine Rose, Esposito Gabriella, Faccenda Lorenzo, Falcioni Chiara, Ferrazzano Fabio, Gabbianelli Sofia, Giannotta Angela Manila, Giuliani Beniamino, Gramolini Alessia, Gramolini Giada, Gregori Elena, Iaccucci Margherita, Jacopino Martina, Mencarini Francesco, Messina Antonio, Molinnelli Asia, Occhialini Margherita, Ordonselli Alberto, Palazzetti Enrico, Patregnani Federico, Polverari Massimo, Pucci Eleonora, Ridolfi Matteo, Salvatori Alessandro, Serfilippi Vittoria, Shahini Nicolò, Torcoletti Nicole, Vedovi Alessandro, Rossi Mattia, Badelli Davide, Florea Jessica, Titas Adriana (25/05/2012). Hanno ricevuto il sacramento dell’Eucaristia il 27/05/2012 Antognoni Riccardo, Avino Francesca, Battistoni Martina, Berluti Sofia, Caldari Pietro, Cataldo Luigi Ferdinando, Ceccarelli Lorenzo Colucci Letizia, Conti Antonio, D’Alessio Sofia, Filippetti Giulia, Fratini Samuele, Giacomoni Sofia, Guerra Alessandro, Luzietti Maria Lavinia, Mazzoleni Francesco, Mencarelli Filippo, Orfei Nicola, Pedini Andrea, Pedini Giulia, Ratti Matteo, Rovinelli Leonardo, Staffolani Andrea, Titas Adriana.


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Hanno ricevuto il sacramento della Confermazione il 10/06/2012 Aiudi Nicole, Avino Giulia, Baldelli Pietro, Bartomioli Romolo, Bavosi Lorenzo, Berluti Giovanni, Bonci Alessia, Brocchini Sara, Casabianca Chiara, Cecchetti Lucia Claretta, Cini Marco, Delonte Mattia, Diamantini Diletta, Di Martino Tristano, Focarini Nicholas, Gabbianelli Alberto, Gabellini Anna, Giacomi Emanuele, Grossi Davide, Marini Chiara, Mazzotta Lorenzo, Montesi Michele, Morsucci Alessandro, Occhialini Filippo, Paci Leonardo, Pagnoni Letizia, Panzieri Niccolò, Pasqualini Ilaria, Pirozzi Marica, Ragni Milena, Rossi Christian, Sambughi Sara, Uguccioni Sara, Valentini Enrico. Hanno ricevuto il sacramento del Matrimonio Vitali David – Rotari Aliona, 12/05/2012 Meletti Simone – Francesca, 13/05/2012 Ricci Alessandro – Laura, 24/11/2012

Patregnani Bernacchia

Sono tornati alla casa del Padre Ronchini Berta, 21/12/2011; Aiudi Adalgisa, 14/01/2012; Tarini Tullia, 29/01/2012; Confalonieri Salvatore, 17/02/2012; Gabellini Ilvano, 28/02/2012; Girolomoni Adelelmo, 02/03/2012; Bramucci Giuseppe, 03/03/2012; Bossi Vera, 21/06/2012; Polverari Albina, 15/04/2012; Guidi Alfio, 20/04/2012; Bartolucci Tina, 30/04/2012;


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Vitali Giuliano, 16/05/2012; Baldarelli Marziano, 20/05/2012; Uguccioni Fausto, 08/06/2012; Marchetti Renata, 12/06/2012, Taus Maria, 12/07/2012; Fontemaggi Nella, 26/08/2012; Bregamotti Palma, 31/08/2012; Ghironzi Maria Teresa, 15/09/2012; Ciacci Giuseppe, 29/09/2012; Renzi Marco, 29/09/2012; Grandoni Maria Gabriella, 16/10/2012; Tomassini Maria, 09/11/2012; Vitali Elio, 20/11/2012; Guidi Renato, 07/12/2012; Amadori Ida, 09/12/2012. La Santa Messa è da considerarsi il miglior suffragio per le anime del Purgatorio. Già San Tommaso aveva indicato nella Messa il miglior mezzo per liberare le anime sofferenti, tre secoli prima che il Concilio di Trento si pronunciasse esplicitamente: “Le Anime del Purgatorio sono sollevate dai suffragi dei fedeli, ma soprattutto dal prezioso sacrificio dell'altare”. Con la Santa Messa, dunque, il sacerdote e i fedeli chiedono e ottengono da Dio la grazia per le Anime del Purgatorio, ma non solo: il beneficio speciale spetta sì all'anima per cui la Messa è celebrata, ma del suo frutto generale è l'intera Chiesa a goderne. Essa infatti nella Celebrazione comunitaria dell'Eucarestia, mentre chiede e ottiene il ristoro delle anime dei fedeli e la remissione dei peccati, aumenta, rinsalda e risveglia la sua unità segno visibile dell'invisibile "Comunione dei Santi". Tutti i documenti parrocchiali (salvo appuntamento) si ritirano tutti i giorni nella sacrestia della chiesa parrocchiale prima (ore 18.30 -19.00) o dopo (ore 19.30-19.45) la Santa Messa feriale Oppure prima o dopo una delle SS. Messe domenicali e festive. Si può incaricare anche un’altra persona di ritirare i documenti. In assenza del parroco, si può fare riferimento a una delle persone che si occupano della sacrestia. Ci sarà sempre qualcuno presente. Grazie.


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Sant’Antonio Abate Domenica 13 Gennaio 2013 § Alle ore 11.00: ci ritroviamo in Chiesa per la Santa Messa. § Poi tutti a tavola insieme, presso il Circolo Anziani “Cicogna”, gentilmente concesso, in II strada, alle ore 12.30. § Alle ore 15.30: Benedizione degli animali nel piazzale della parrocchia.

FESTA PATRONALE Anche quest’anno si è svolta con la consueta partecipazione di fedeli e di enti della nostro caro paese di Bellocchi. La novità di quest’anno è stato l’ingresso nei nuovi locali ell’ex chiesa parrocchiale, il cui restauro è quasi del tutto ultimato. L’inaugurazione più solenne avverrà più avanti, a lavori terminati. L’aula della precedente chiesa parrocchiale verrà utilizzata come sala polivalente della comunità e gli annessi locali come sede per gli Scout e la Caritas parrocchiale.


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Tutti gli anni diamo ampio rilievo a questo appuntamento. Questa volta ci limitiamo a ricordare le varie iniziative dei due giorni della festa, per dare spazio ad altre attivitĂ parrocchiali.


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Concilio da ricordare e da vivere

11 ottobre 1962 – 11 ottobre 2012: 50 anni sono passati da quella mattina in cui 2500 vescovi di tutto il mondo insieme al vescovo di Roma, il papa Giovanni XXIII, sfilarono in Piazza San Pietro per inaugurare il Concilio Ecumenico Vaticano II, annunciato dal papa bergamasco il 25 gennaio 1959 nella Basilica di San Paolo, dopo soli sette mesi della sua elezione a successore di Pietro. Benedetto XVI a cinquant’anni esatti da quel grandioso evento ha voluto aprire solennemente un particolare anno dedicato alla riscoperta della fede in Cristo, centro di tutta la vita della Chiesa e di ogni uomo, che non va mai data per scontata e va comunicata in un contesto sempre più scristianizzato. Ecco allora la necessità di riscoprire l’attualità delle intuizioni del concilio per vivere questa fede immutata e immutabile nel nostro mondo in un clima sempre più di comunione e di dialogo. Ecco a proposito uno stralcio molto


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significativo dell’omelia del nostro papa all’apertura di questo anno della fede: Nel Discorso di apertura, papa Giovanni presentò il fine principale del Concilio in questi termini: «Questo massimamente riguarda il Concilio Ecumenico: che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito ed insegnato in forma più efficace. (…) Lo scopo principale di questo Concilio non è, quindi, la discussione di questo o quel tema della dottrina… Per questo non occorreva un Concilio… E’ necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo» (AAS 54 [1962], 790-791-792). Alla luce di queste parole, si comprende quello che io stesso allora ho avuto modo di sperimentare: durante il Concilio vi era una tensione commovente nei confronti del comune compito di far risplendere la verità e la bellezza della fede nell’oggi del nostro tempo, senza sacrificarla alle esigenze del presente né tenerla legata al passato: nella fede risuona l’eterno presente di Dio, che trascende il tempo e tuttavia può essere accolto da noi solamente nel nostro irripetibile oggi. Perciò ritengo che la cosa più importante, specialmente in una ricorrenza significativa come l’attuale, sia ravvivare in tutta la Chiesa quella positiva tensione, quell’anelito a riannunciare Cristo all’uomo contemporaneo. Ma affinché questa spinta interiore alla nuova evangelizzazione non rimanga soltanto ideale e non pecchi di confusione, occorre che essa si appoggi ad una base concreta e precisa, e questa base sono i documenti del Concilio Vaticano II, nei quali essa ha trovato espressione. Per questo ho più volte insistito sulla necessità di ritornare, per così dire, alla «lettera» del Concilio – cioè ai suoi testi – per trovarne l’autentico spirito, e ho ripetuto che la vera eredità del Vaticano II si trova in essi. Il riferimento ai documenti mette al riparo dagli estremi di nostalgie anacronistiche e di corse in avanti, e consente di cogliere la novità nella continuità. Il Concilio non ha escogitato nulla di nuovo come materia di fede, né ha voluto sostituire quanto è antico. Piuttosto si è preoccupato


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di far sì che la medesima fede continui ad essere vissuta nell’oggi, continui ad essere una fede viva in un mondo in cambiamento.1 Ecco allora l’invito per tutti noi, preti e laici, per questo anno e anche per tutta la nostra vita, a riscoprire la radici della nostra fede, riscoprendone anche la storia, che ha avuto nei documenti del concilio una svolta fondamentale. In particolare vorrei porre l’attenzione sull’importanza ecclesiologica del concilio emersa in tutti i documenti, ma soprattutto dalla costituzione Lumen Gentium che ha messo a tema la Chiesa stessa nella sua essenza e nella sua missione. Una Chiesa anzitutto che ha la sua origine nel mistero di Cristo “luce delle genti” e che nella sua essenza è una comunione di persone unite dallo stesso Battesimo e non gerarchia di diseguali. E’ in questo contesto che ognuno è chiamato a fare la sua parte e a compiere la sua vocazione ministeriale e laicale al servizio l’uno dell’altro secondo il comandamento di Gesù. Solo così potremmo essere credibili e annunciare la fede non con le parole ma con la nostra vita.

Testimonianza

Don Gabriele Micci

Ripercorrendo ancora la mia vita, in vista della prossima ordinazione, vorrei soffermarmi oggi sull’importanza che ha avuto la mia famiglia e la mia parrocchia nel cammino vocazionale, soprattutto pensando al tempo appena precedente all’ingresso in seminario e al seminario stesso, dove ho maturato la scelta definitiva del sacerdozio ministeriale; in particolare poi vorrei sottolineare la necessità di aver avuto e di avere una guida spirituale a sostenermi e guidarmi. Ripensando alla mia famiglia, mi vengo subito in mente le lacrime di mamma il primo giorno di seminario. www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2012.

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Di quelle lacrime posso dire senz’altro che non erano lacrime di dolore, ma lacrime di emozione e partecipazione piena al mistero di un figlio che iniziava il suo cammino di discernimento e formazione insieme ad altri “figli” verso la consacrazione totale della sua vita al Signore, scelta che ha comportato certo anche distacco e rottura; quelle lacrime mi hanno indicato che non ero solo nel mio cammino e, come la mia famiglia mi aveva lasciato libero e sostenuto negli anni precedenti, ancor più poteva farlo da quel momento in poi, nonostante la distanza e gli incontri che da quel momento si sarebbero fatti molto meno frequenti. Anzi, posso dire che la distanza non ha fatto altro che rafforzarmi e rendere più autentiche le relazioni, anche con gli amici della parrocchia, con cui condividendo nei primi anni di seminario i pochi ritorni a casa, avevo modo di confrontarmi con altre scelte di vita “più normali” ed ero obbligato a scendere dal piedistallo del prescelto e distaccato dal mondo e mettermi sul loro piano. La parrocchia, e in particolare il parroco di San Lorenzo in Campo di quegli anni, mi ha sicuramente aiutato in questo, non avendomi fatto mai pressioni in nessun senso e avendomi lasciato molto libero; anzi, anche provocandomi nel senso opposto! Scherzando, tale parroco (don Giuseppe Marini) mi diceva che se, nonostante lui, io perseveravo nel cammino, avevo la vocazione! In tutto questo, però, ho visto la mano sapiente di un Dio che mi plasmava giorno per giorno secondo la Sua volontà, grazie anche alle persone che mi metteva vicino. E, per leggere bene tutto quello che mi accadeva e che mi accade, ecco la fondamentale importanza del Padre spirituale, per discernere i pensieri e le emozioni e non fare solo di testa mia. Nei due anni precedenti l’ingresso in seminario ricordo l’esperienza del centro vocazionale, sotto la guida di don Giacomo Ruggeri, insieme ad altri giovani della diocesi e poi, di fondamentale importanza, il Padre spirituale in seminario, che con serenità e fermezza mi ha aiutato nei momenti di sconforto e mi ha confermato nella scelta, facendomi capire che più che scelta propria, la vocazione è una risposta ad una chiamata personale e unica, facendomi sempre rientrare in me stesso per capire


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l’importanza di essere sinceri per poter fare verità nella propria vita e crescere umanamente, spiritualmente e nella vocazione a cui si è chiamati.

Battesimo di Gesù

Don Gabriele Micci

Un generoso mecenate ha donato alla nostra parrocchia una tela dipinta a mano, copia di un dettaglio dell’opera Il Battesimo di Gesù. Attingiamo qualche informazione sull’opera dal sito: http://kigeiblog.myblog.it/archive/2011/01/07/l-opera-il-battesimodi-cristo-dell-artista-piero-della-fran.html “Il dipinto intitolato Il Battesimo di Cristo, è una stupenda opera realizzata tra il 1440 ed il 1445, dal grande artista italiano Piero della Francesca.


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L’opera

Il dettaglio

La stupenda opera, che adesso si trova presso la National Gallery di Londra, è stata commissionata a Piero della Francesca per essere una Pala d'altare, cioè un dipinto che deve essere posto al centro e sopra un altare di Chiesa o di Cappella, avente come tema un soggetto, un evento o una scena religiosa. È una tavola di legno, con dimensioni di circa 165 per 116 centimetri, e la tecnica usata è quella dei colori a tempera, visto che i colori ad olio non erano ancora conosciuti in Italia (si diffonderanno dopo qualche anno). Già dal titolo stesso, possiamo capire cosa voglia rappresentare l'artista, e cioè un episodio tratto dal Vangelo secondo Matteo, il Battesimo di Cristo, da parte di Giovanni Battista, che si svolge presso il famoso fiume Giordano. Se andiamo a leggere questo episodio del Vangelo (Mt 3,13-17), troviamo che Gesù dalla Galilea, andò verso il fiume Giordano, per farsi battezzare da Giovanni Battista. Quest'ultimo, riconosciuto Gesù, disse che era lui a dover essere battezzato dal Messia e non viceversa. Ma Gesù, disse: <<Lascia fare per ora, perché conviene che così si adempiamo ogni giustizia>>. Il Battista a queste parole, battezzò Gesù, ed ecco che si aprirono i cieli, e vide lo Spirito di Dio, scendere su Gesù come una colomba, mentre la voce di Dio


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Padre dal cielo affermava che quello era il Figlio Suo prediletto, nel quale si era compiaciuto. I personaggi principali, cioè Gesù e Giovanni Battista, sono raffigurati in primo piano al centro del quadro, mentre alla sinistra possiamo vedere tre Angeli vicini ad un albero, facilmente riconoscibili per le ali che si intravedono. Al centro del “cerchio” esatto del quadro, l'artista ha collocato l'elemento più importante, e cioè lo Spirito di Dio, rappresentato dalla colomba bianca, che sta a simboleggiare la purificazione da tutti i peccati attraverso il battesimo dello Spirito Santo e, contemporaneamente, rivela per la prima volta agli uomini la vera natura Divina del Cristo che si è fatto uomo per salvare l' Umanità […]. I colori usati nell’opera sono molto chiari e luminosi e la luce è accecante, quasi senza ombre, sempre per rappresentare la forza e l'emanazione della potenza divina che scende sul Cristo durante il Battesimo. Lo sfondo è quello del Borgo di San Sepolcro (che è anche il paese natale dell'artista) con la Valle del Tevere, quindi è un paesaggio vero, realistico, forse anche per avvicinare molti più fedeli di quella località che si immedesimavano nel loro paesaggio, visto che la Pala di Piero della Francesca era destinata alla Cattedrale di Borgo San Sepolcro. Questa è una delle più belle opere realizzate da uno dei più grandi ed importanti pittori italiani, che fu un grande Maestro per l'arte e per gli artisti a venire”. La copia dell’opera è stata collocata accanto al fonte battesimale, su un cavalletto di legno e attende una sistemazione definitiva, sempre in relazione allo spazio dell’aula liturgica dedicato alla celebrazione del Santo Battesimo.

Don Giuseppe


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La vita di Casa Serena

La finalità di Casa Serena è l’inclusione sociale, che non è un atto di solidarietà della società verso la persona ‘scartata’, perché fragile e non costituisce neppure la risposta terapeutica ad un suo bisogno riabilitativo: l’inclusione sociale è un diritto di cittadinanza della persona con disabilità. E non in quanto disabile, ma perché persona: è un diritto di cittadinanza ed un debito di fraternità.

Le relazioni costituiscono la trama e l’ordito del tessuto sociale della Città: il debole è il vero catalizzatore dei processi di attivazione di una Comunità, di un Paese, di una Città, nella quale ciascuno di noi vorrebbe vivere. Attivando un processo di cambiamento da visione meramente assistenzialistica, propria di molte strutture, ad una visione della persona del disabile come persona in grado “reciprocare”.


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Una ospite della nostra Casa, che aiuta un’altra compagna… Inclusione è anche divertimento e tempo libero. Le feste, le gite, le vacanze, la scuola di ballo, la piscina, i momenti con i nostri volontari. Ecco gli ultimi eventi di festa, con tanti amici. Il primo obiettivo è la ricerca del benessere dell’utente all’interno della struttura, il secondo è situato fuori di qui (al di fuori dalla struttura in cui viene erogato il servizio), nella vita reale. L’obiettivo ambizioso di Casa Serena è anche attivare un processo di cambiamento dei presupposti culturali della città e della comunità sulla disabilità. Il processo è organizzato in modo tale che dall’intervento iperstrutturato finalizzato all’apprendimento di singole e specifiche abilità, si passi al percorso che – creando, con una crescente progressione, ambienti che simulano la realtà – facilitano la relazione tra la persona e l’ambiente sino al creare le opportunità di vita, di relazione, di lavoro nel contesto reale di vita. Ecco allora i nostri laboratori. L’AUTONOMIA PERSONALE, domestica, non meno importante della cura di sé e della cura nell’abbigliamento . IL LAVORO Il nostro laboratorio di oggettistica. Produciamo collane, orecchini, bracciali, oggetti ornamentali, che poi sono venduti (ad offerta libera), nei mercatini, nella struttura ai nostri visitatori, ai negozi che espongono la nostra merce. IL LABORATORIO DI PITTURA Per divertirci con i colori, apprendere e raggiungere nuovi traguardi, dipingiamo con le mani le tele. IL LABORATORIO DI APPRENDIMENTO


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Qui apprendiamo nuove abilità e miglioriamo le nostre capacità cognitive. IL LABORATORIO DI TEATRO In questo quadro è altrettanto significativo ed importante il ruolo del teatro come aspetto non solo sociale e creativo, ma anche come mezzo efficace per poter esprimere se stesso come persona ed apprendere nuove abilità per comunicare meglio, relazionarsi e lavorare sulle emozioni. Il progetto di laboratorio teatrale e la creazione della compagnia “Serena-mente”, è diretta a promuovere la socialità e l’inclusione sociale delle ospiti di Casa Serena. Altro obiettivo aumentare la cultura del territorio sulla disabilità. Per

questo anche i temi delle rappresentazioni sono scelti al fine di far riflettere il pubblico. La nostra compagnia soltanto negli ultimi mesi ha messo in scena 6 repliche dell’ultimo spettacolo e siamo arrivati fino a…Tortona (AL). Il nostro ultimo spettacolo di settembre 2012: “Il rumore del silenzio”. Qui siamo in scena al Parco Miralfiori di Pesaro.

Questa invece la nostra libera interpretazione della storia di Hellen Keller. “Il bene...degli altri”, con diverse repliche questa estate.

Cosa dicono di noi i ragazzi che hanno assistito al nostro spettacolo: “Due cose mi hanno stupito: la storia di Ellen che ci parla di una speranza infinita e il fatto che queste donne disabili hanno recitato con convinzione usando la loro inabilità per costruire un messaggio che ha coinvolto tutto il pubblico. Le volontarie di Casa Serena erano fiduciose nelle loro allieve e ci hanno creduto. Ho capito una cosa fondamentale: aiutando gli altri si aiuta se stessi. Si possono fare grandi cose per noi e per gli altri quando la speranza di migliorare il mondo ci sostiene!”.


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IL PROGETTO DI CENTRO DI LAVORO GUIDATO Numerosi gli obiettivi del centro: proporsi come struttura altamente specialistica per l’inserimento lavorativo, non assistenziale; attivare network in collaborazione con i servizi territoriali (UMEA, Provincia, Centri del lavoro) di aziende ed enti disponibili alla sperimentazione step to step all’inserimento, ma anche attivare percorsi di lavoro protetto, con lavoro per terzi in struttura; creazione di una banca dati utenti (profili sociolavorativi), banca dati aziende; matching; tirocini; realizzazione di programmi di inserimento lavorativo mirato; attivazione di convenzioni di cui alla legge 104/92 art. 18; attivazione di una serra e creazione per step di una cooperativa di serie B; utilizzazione temporanea delle borse lavoro nel periodo di training del lavoratore disabile; incrementare il numero di persone con disabilità che vengono collocate al lavoro ai sensi della legge 68/99; accostare al mondo del lavoro; apprendimento di conoscenze e competenze prelavorative; apprendimenti cognitivi e disciplinari mediati dall’esperienza di alternanza scuola-lavoro; includere persone con gravi disabilità in attività di lavoro guidato; generare una cultura che vede la persona con disabilità in grado di lavorare in condizioni di compatibilità con la propria condizione e in grado di reciprocare con il proprio lavoro di servizio alla comunità contribuendo attivamente alla sua crescita; generalizzare gli apprendimenti di base per sviluppare una vita indipendente attraverso programmi organizzati (cura di sé, sport, tempo libero, partecipazione alla vita sociale); produrre il cambiamento dei modi collettivi di pensare e di agire nella comunità.


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VIVERE LO SPIRITO DEL DON ORIONE Essere “alla testa dei tempi”, operare (coltivare – audacia apostolica) con attenzione ai segni dei tempi ”(Don Orione) ai cambiamenti culturali, sociali, tecnologici, per rispondere con carità e giustizia ai bisogni della persona secondo il carisma orionino. E’ chiara in questa espressione, ma anche in tutte le Sue opere, una personalità d’innovatore, che ha come motore e strumento la carità. Le Opere così connotate hanno un valore ed un peso “specifico” di umanità, carità, che travalica e deve travalicare i tempi, quindi impongono un senso di grande responsabilità di chi vi opera all’interno. Altro aspetto è trovare il giusto ed armonico equilibrio tra l’essere sempre tecnicamente all’avanguardia, per offrire il miglior servizio possibile, essendo sempre “alla testa dei tempi”, e vivere il carisma quotidianamente, garantire sostenibilità e prospettiva alle Opere, che devono sopravviverci per realizzare il disegno divino per cui sono nate. Tutto questo si può realizzare soltanto con una condivisione profonda del carisma, essendo consapevoli di lavorare tutti per lo stesso fine, con l’entusiasmo di chi vive dedicandosi agli altri.


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Un gruppo di preghiera Dietro suggerimento di alcuni parrocchiani, nasce in Parrocchia un gruppo di preghiera mariana. L’idea è quella di ritrovarsi insieme, nel dopocena, per uno spazio di spiritualità che consenta di pregare, di portare le esigenze della vita quotidiana a Dio, per mezzo dell’intercessione forte e dolce della Vergine Santa. Gli incontri si tengono nei locali della Parrocchia (I strada, 21), alle ore 21.00, di venerdì e sono quindicinali; ecco i prossimi incontri: • Venerdì 15 febbraio. • Venerdì 1 marzo. • Venerdì 15 marzo. Ci sarà la recita del S. Rosario, sempre accompagnata dall’ascolto della Parola di Dio perché il vero volto di Maria è quello che scaturisce dalle pagine evangeliche. “Gli atti di culto e di venerazione che noi le tributiamo devono corrispondere a questa immagine di Maria; devono corrispondere ai suoi gusti, non ai nostri gusti” (E. Piciroli). Vieni a pregare Gesù per intercessione di Maria, modello di fede e Madre della Chiesa!


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LO SAPEVATE CHE … A BELLOCCHI C’E’ IL LAB – ORATORIO?!?! Qualche anno fa … nella nostra parrocchia i ragazzi si riunivano per distrarsi e divertirsi insieme. Abbiamo sentito l’esigenza di condividere questi momenti con loro per vivere le loro emozioni, idee ed interessi … volete sapere come? E’ NATO IL LAB … uno spazio dove si gioca, ci si relaziona e si diventa grandi insieme!!


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Gruppo famiglie di Bellocchi Il gruppo famiglie della parrocchia di S. Sebastiano si riunisce nei locali parrocchiali una domenica al mese, si inizia con la partecipazione alla messa delle ore 11 per proseguire con il pranzo comunitario e l’incontro pomeridiano con Don Gianni su tematiche legate alla coppia, all’educazione dei figli, alla vita familiare. Le famiglie che partecipano agli incontri sono variegate per provenienza, numero dei componenti, età, interessi ma sono legate dal comune desiderio di appartenenza ad una comunità dove è possibile confrontarsi su problematiche della vita quotidiana in un cammino di fede. Il primo appuntamento è divenuto il tradizionale week-end a S. Agata Feltria presso il Convento di S. Maria Maddalena delle clarisse di clausura che ci ospitano nella accogliente foresteria. L’incanto della cittadina che con i suoi paesaggi, conventi, chiesette emana spiritualità ad ogni angolo, ci cattura e conquista ogni volta. Suor Debora e suor Elisabetta con le loro Lectio ci affascinano, ci interrogano nel profondo, ci coinvolgono nella vita vissuta in un modo che per noi, agli inizi, era assolutamente sorprendente in quanto avevamo un’idea completamente diversa della vita di clausura. In questi due giorni abbiamo la possibilità di partecipare alla Liturgia delle ore che hanno una particolare suggestione. Tutti siamo presi dalle dinamiche della gestione pratica: dalla preparazione dei pasti, alla (dis)organizzazione del tempo gioco con i figli, alla distribuzione delle camere. Si ricreano situazioni conosciute in ambito strettamente familiare (figli accapigliati sul prato e coperti di fango, mariti attaccati al barbecue o alla ricerca della trasmissione della partita del cuore, mogli che discutono, davanti a un buon vino rosso, di andamento scolastico, (non)tempo libero, dieta…) ma il tutto assume un'altra ottica, permette il confronto di diversi stili familiari, la condivisione dei problemi, la sdrammatizzazione delle questioni. Attratti da tutto ciò siamo tornati anche a dicembre in preparazione del Natale.


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Sulla base della nostra esperienza personale questo gruppo, in continuo divenire, offre l’occasione di inserirsi nel tessuto sociale della popolosa frazione di Bellocchi quindi invitiamo a partecipare soprattutto le famiglie di nuovo insediamento. Il calendario degli appuntamenti è affisso in bacheca all’ingresso della chiesa.

Loretta e Gabriele Paci

Ave o Maria Il S. Rosario recitato nelle nostre famiglie nel mese di maggio, è una bella esperienza che ci riempie di gioia. Si parte con il pulmino della Parrocchia pieno delle persone disponibili e consapevoli di fare un servizio doveroso a quei parrocchiani che altrimenti, vista la lontananza, non potrebbero partecipare in chiesa. Man mano, a gruppetti, ci si ferma nei vari punti dove le famiglie hanno dato la disponibilità di stanze oppure un garage per potersi riunire e recitare il S. Rosario. Il mio gruppo è il più lontano, infatti andiamo alla località Torno. Tempo fa si andava dalla famiglia Paoloni, poi, per esigenze della stessa, abbiamo cercato un’altra sede. Ora andiamo presso la famiglia Carletti, la quale ha messo a disposizione un’ampia stanza e tutte le sere del mese di maggio siamo lì per pregare il nostro bel Rosario. E’ bello pregare insieme per i bisogni delle nostre famiglie, per i nostri cari che non ci sono più e magari poco tempo fa erano proprio in quella stanza, con noi. Tutte le sere, chi vuole, indica la


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propria intenzione e per tutte si prega. E’ bello, ancora, vedere con quanta devozione e senza rispetto umano i nostri uomini pregano e cantano le belle canzoni alla cara Madonnina. Sicuramente, da brava mamma, ella sarà la prima ad esserne contenta. A fine mese Don Peppe, il nostro parroco, celebra sempre una messa in suffragio di tutti i nostri cari. La stanza si riempie di volti sorridenti e gioiosi anche se un po’ di nostalgia fa capolino, perché è giunto il momento dei saluti. Per finire c’è un momento di fraternità a base di dolci fatti in casa e vino buono! Grazie di tutto cuore e arrivederci, a Dio piacendo, al prossimo anno.

Giuseppina Paoletti e gli animatori dei centri di preghiera

Notizie Scout San Giorgio di gruppo Il 22 aprile 2012 il riparto Brownsea è andato al San Giorgio regionale: un’uscita di due giorni in cui sono presenti tutti i riparti della regione. Purtroppo a causa del cattivo tempo, l’uscita è stata modificata: essa si è svolta di gruppo e non di regione, alla pineta. La maggior parte del percorso si è svolta in autobus e solo l’ultima parte a piedi. Arrivati alla pineta abbiamo scaricato i nostri materiali dal furgone e abbiamo montato la tenda. Poi i capi ci hanno fatto preparare la scenetta per il fuoco serale, ci hanno fatto disputare una partita di palla avvelenata e per finire abbiamo cenato e fatto il fuoco serale. Il mattino dopo, appena alzati, abbiamo fatto la ginnastica di riparto e poi abbiamo fatto colazione. Dopo aver smontato i materiali si è dato inizio al gioco. Prima di tutto la staff ha diviso il gruppo in due parti una con la maglia blu e una con la maglia bianca.


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Dopo aver dato le spiegazioni, è iniziato il gioco che consisteva nell’entrare nella base nemica (bianchi) senza essere scalpato dai difensori e scrivere su un foglio il proprio nome. Naturalmente il nostro gruppo (blu) ha vinto. La seconda parte del gioco consisteva nello scalpare due della staff legati con una corda; se ci riuscivi si poteva entrare in un cerchio per cercare un oggetto; chi lo trovava vinceva. Dopo aver finito il gioco abbiamo iniziato a preparare il pranzo e dopo aver finito abbiamo caricato tutti i vari materiali. Finito tutto abbiamo aspettato l’arrivo dei nostri genitori.

Uscite di riparto 1° giorno Dal 26/11/11 al 27/11/11 il riparto Brownsea è stato in uscita a Novilara. Dopo aver decifrato le coordinate le squadriglie sono partite dalla chiesa di Fenile e si sono dirette verso la destinazione. La nostra squadriglia è stata la prima a partire e ad arrivare a destinazione anche se con parecchia difficoltà. Infatti, questa era la prima uscita dei nostri novizi e – com’è solito – essi sono stati i primi a stancarsi. Arrivati alla chiesa e scaricati gli zaini, ci siamo preparati e abbiamo cominciato a fare delle prove. Dopo un’ora i capi ci hanno fatto uscire fuori e hanno dato il via al gioco ragni-ragnetti, ci hanno fatto cenare e infine, una volta ben coperti ci siamo diretti al piccolo borgo poco distante. Lì i capi ci hanno spiegato in cosa consisteva il gioco: le squadriglie dovevano cercare e ri-nascondere delle candele che erano sparse per tutto il borgo. Terminato il gioco ci siamo diretti verso la chiesa e siamo andati a dormire. _______________________________________________________ 2°giorno


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Il secondo giorno, appena svegliati, siamo andati fuori a fare ginnastica, io ho detto i vari esercizi da eseguire, abbiamo consumato una sostanziosa colazione e ogni ragazzo ha preparato il suo zaino e se l’è portato fuori. Una volta liberata la stanza, ci siamo diretti di nuovo al borgo e abbiamo continuato il gioco. Verso le 11:00 siamo andati a messa e poi ci siamo messi a cucinare per il pranzo. Finito di mangiare e riordinate le nostre cose, sono state date le seconde classi e le specialità. Infine, ci siamo diretti verso la chiesa di Fenile e siamo tornati a casa. *** Il 31 marzo 2012, il riparto Brownsea è andato al rifugio Grande Gelso per effettuare una delle ultime uscite dell’anno. Il percorso dalla sede al rifugio si è svolto in bici. Arrivati al rifugio, Ambro ci ha fatto sistemare gli zaini e poi abbiamo cominciato a pensare alla scenetta per il fuoco serale. Dopo aver cenato e finito il fuoco, Seba e Franci si sono fermati con i capi per la veglia d’armi. Il giorno dopo, ci fu una sostanziosa colazione e poi Ambro ci ha fatto rifare gli zaini. Finito tutto, è iniziato il gioco che prevedeva che ogni sq. avesse una base in cui custodiva dei foglietti. Gli avversari dovevano cercare di toccare il guidone superando la difesa. Si difendeva scalpando. La prima sq. che riusciva a raccogliere tutti i suoi foglietti vinceva. Dopo il gioco è iniziata la gara di cucina. Il nostro menù prevedeva: spaghetti alla carbonara, cotolette, purè e panna cotta. Finito di mangiare abbiamo riordinato il rifugio, dato i vari distintivi e poi siamo partiti per la sede. Arrivati a destinazione sono state fatte le premiazioni e noi siamo arrivati dappertutto secondi.


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Quale Natale? Considerato il successo che l’esperienza della drammatizzazione ha riscosso nel nostro gruppo poiché si è dimostrata un metodo alquanto efficace per memorizzare le conoscenze apprese durante l’anno di catechesi, in occasione delle festività natalizie ci siamo riproposti in un nuovo piccolo spettacolo dal titolo “Quale Natale?”. Il nostro obiettivo è stato quello di riscoprire l’autenticità del Natale cristiano. Così, all’interno della chiesa parrocchiale, di fronte a un pubblico di genitori, parenti, amici e membri della comunità, il 27 dicembre abbiamo messo in scena due famiglie vicine di casa e i loro due modi antitetici di vivere il ricordo della nascita di Gesù. Ecco la storia: la famiglia Dell’Albero vede in questa festa un’occasione per abbuffarsi e strafare con regali e addobbi… “E’ Natale, è Natale, ma che giorno eccezionale, luci giochi e panettoni, regalini e regaloni! Da me in questa gran vacanza sempre regna l’abbondanza” – dice, nell’introduzione, il figlio minore. La famiglia Del Presepe invece sa che il Natale è la festa di Gesù che rinasce nel cuore di ognuno di noi e lo ricorda, anche qui, il più piccolo del gruppo: “E’ Natale, è Natale, ma che giorno eccezionale, nasce oggi il Salvatore e nei cuori c’è più amore. Nella mia famiglia è usanza festeggiarlo in fratellanza”. I componenti dei due nuclei famigliari hanno modo di dare prova di queste loro convinzioni in tre diversi momenti. Il primo vede in scena le due mamme che si incontrano e si confrontano sui preparativi della vigilia di Natale. Una esce di casa per andarsi a confessare, l’altra è tutta ansiosa per il menù della cena e per la cura del suo aspetto fisico in modo da essere impeccabile di fronte ai suoi ospiti. Nel secondo sketch si incontrano i due babbi: il primo racconta l’allestimento del presepe e la rinnovata emozione di vivere questa esperienza con suo figlio. Il babbo Dell’Albero pensa invece solo ad addobbare la sua casa nella maniera più appariscente possibile per accogliere poi gli amici con i quali giocare a carte.


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Nella terza scena a confrontarsi sono i due bambini, ovviamente sui regali: al ragazzino Del Presepe dispiace un po’ rinunciare al suo dono, ma lo fa volentieri se serve ad aiutare una famiglia amica in difficoltà… il bambino Dell’Albero al contrario non vede l’ora di ricevere l’ultimo modello di un gioco del computer. L’evoluzione della storia a questo punto subisce un esito inaspettato: la famiglia Dell’Albero comprende di essere affannata nella preparazione di una festa alquanto arida e decide di celebrare vigilia e Natale insieme ai vicini di casa, unendosi a loro anche per la Veglia. Questo cambiamento radicale nello spettacolo è stato rappresentato dai gesti che i bambini hanno scelto di mimare, accompagnati dalla suggestiva cornice creata dalle voci dei genitori che si sono esibiti nel canto “Tu scendi dalle stelle”. La serie degli eventi si conclude con la saggezza delle due nonne: mai la nonna Dell’Albero si sarebbe immaginata che la nuora avrebbe rinunciato all’estetista per la Messa e che suo figlio avrebbe preferito la Veglia alle carte. Entrambe le vecchiette ricordano, emozionate, il momento in cui, dopo la mezzanotte, i nipoti hanno posto insieme Gesù bambino nel presepe. Ecco la battuta finale della nonna Dell’Albero: “Se qualcuno, il prossimo anno, mi chiedesse quale Natale io vorrei festeggiare non avrei dubbi… un Natale come questo!”. Al termine dello spettacolo, alcuni bambini si sono esibiti nella lettura e mimo di alcune frasi tratte e riadattate da una poesia sul Natale di Madre Teresa. A conclusione di tutto, i genitori ci hanno di nuovo stupito con la loro deliziosa interpretazione del canto gospel “Oh happy day”. L’esperienza è stata quanto mai significativa. Abbiamo avuto la conferma che lavorare insieme è bello perché rappresenta un’occasione per ciascuno di trovare uno spazio in cui essere utile agli altri sfruttando il proprio talento (recitativo, organizzativo, mimico, scenografico…). Il coinvolgimento dei genitori è stato anch’esso molto prezioso sia per noi catechisti che per i bambini perché ci ha fatti sentire parte di un gruppo molto unito e numeroso, con l’entusiasmo di collaborare a concreti progetti comuni, per realizzare una “catechesi


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a tutto tondo”, esperienziale, che ci coinvolge e ci arricchisce di contenuti e di belle emozioni. Un gruppo che ha voglia di fare e di stare insieme! Che ne sarà del nostro futuro? Beh, che dire… non vediamo l’ora di unire ancora le nostre forze per lanciarci in nuove avventure teatrali! Ovviamente, siete tutti invitati!

I catechisti dei bambini di Prima Comunione

Dai luce alla Marcia della pace Come ogni anno, l’Azione Cattolica dei Ragazzi della Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli, Pergola organizza la tradizionale festa della Pace. L’edizione 2013 avrà luogo nel pomeriggio di sabato 26 gennaio, partendo dalle ore 15.00 fino alle 18.00. I ragazzi di tutte le parrocchie della nostra diocesi, nelle quali in cui si vive l’esperienza dell’ACR, saranno coinvolti in un mese di preparazione in cui avranno modo di studiare iniziative concrete per costruire la Pace. Questo tempo di Pace permetterà ai bambini e ai ragazzi di “accendere i riflettori” su alcune realtà della loro città, del loro paese verso cui non hanno mai avuto interesse. I ragazzi sono invitati a camminare per le vie del proprio quartiere/parrocchia, osservando ciò che li circonda e individuando sia le zone di luce, le bellezze (riflettore acceso come se fossimo in un palcoscenico), sia quelle zone, oggetti, arredi che vorrebbero


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cambiare, sistemare, rimodellare, ripulire, restaurare … insomma ciò che è stato messo in ombra (riflettore spento) a causa di sporcizia, povertà, disordine, malasanità. Lasciandosi accompagnare ed aiutare dal resto della comunità saranno chiamati ad ipotizzare migliorie per i quartieri in cui vivono, giocano e crescono attraverso un vero e proprio progetto. Tali progetti saranno illustrati proprio in occasione della festa della Pace, durante una marcia che partirà dall’ex seminario proseguendo per le vie del centro storico di Fano fino ad arrivare in piazza XX settembre. Ogni parrocchia, durante la marcia presenterà al resto della diocesi il proprio progetto e, una volta arrivati in piazza, lo consegnerà ufficialmente al sindaco della propria città, affinché il comune prenda in seria considerazione le iniziative e le proposte dei ragazzi. In piazza, ad accoglierli, ci sarà il nostro Vescovo Armando che guiderà la preghiera conclusiva.

Erika Landini

Presepe 2013


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Il presepe è stato realizzato dai ragazzi di terza media ACR e di prima superiore ACG, in particolare si sono attivamente impegnati: Andrea Falcioni, Davide Grossi, Enrico Valentini, Federico Citarelli, Leonardo Paci, Luca Pagnoni, Nicholas Ceccarelli e Samuele Tonelli, insieme agli educatori: Enrico, Bando e Giovanni. E’ come sempre un bel regalo che questi ragazzi fanno a tutta la comunità perpetuando una tradizione e il fascino natalizio del presepe. Quest’anno la novità è stata l’impianto per riprodurre la pioggia, unito a un bel fiume d’acqua che attraversava l’intera scena. Grazie ragazzi! Bravi!

Enrico C.


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I 100 ANNI DI TINA MENCARELLI Domenica 16 settembre Anna Mencarelli, conosciuta come Tina, ha festeggiato il suo secolo di vita. Alla mattina ha partecipato, con gioia ed emozione, alla Santa Messa, circondata dall’affetto della sua famiglia, delle amiche e delle “Consorelle dell’Addolorata”, che le hanno donato una targa-ricordo. Al pomeriggio, presso il club anziani “Ciconga” di Bellocchii, sono intervenuti a festeggiare tantissimi parenti, amici e compaesani, creando una vera festa di paese. Ha ricevuto tanti doni tra cui la targa del Comune di Fano e delle volontarie del telefono amico, del club Cicogna e dell’Auser Fano. Ha ricevuto numerosi omaggi floreali che l’hanno resa felice e raggiante come una sposa.

Marisa L.


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Canzone per Tina

Siam riuniti a festeggiare questa cara signorina Mencarelli Anna detta Tina, che ha tagliato con onore in gran forma ed in splendore el traguard dla cinquantina ...dla seconda, no dla prima! Si, cento anni, secol d'oro all'insegna del lavoro, traverset da sta ragassa con onore e molta grassia. Ha vissuto il Novecento senza alcun tentennamento: due conflitti, il fascismo, guerra fredda e comunismo, superando anca i dì di guverne dla Dicì e pu sensa tant magoni anca Prodi e Berlusconi. In sustansa, la su memoria è una sintesi dla storia. Noi che sim tanto ansiosi curim sempre, tutti nervosi, ce chiedem con meraviglia, a riguardo de sta figlia: cum ha passet indenne gli anni evitand problemi e danni mantenend ste purtament e un giuvanil temperament? La risposta è presto detta, la esponiamo in tutta fretta: s'è occupeta d' affar suoi del lavoro e di chi fioi. Quand è entrata nel Duemila subit j ann j ha mess in fila. Sa un con de cipria e na cremina è arnuta ragassina. Ogg sal femor e il cor nov guardat vatre cum se mov: lesta e rapida la vedi cum su una bici marca Eusebi!

"E novellando vien del suo buon tempo, quando ai dì della festa ella si ornava, ed ancor sana e snella solea danzar la sera intra di quei ch'ebbe compagni dell'età più bella".


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Lia s'arcorda d'ogni co chi era quella, chi ha spuset, nom di fioi e di cugnet, quella volta clatra ancora ...pol parlè anca un'ora, specialment di fatt d'un tempo del lontano Novecento: la miseria non mancava ma la gente s'industriava e senza il becco d'un quattrino sa un cappot vecchi faceva un vestitino, vita stretta e ampia gonna per valorizè la donna. A quei temp la gioventù c'era non serviva la balera, se balleva dai cuntadin sotta j occhi de mamma, babbo e fiulin. Ma passiamo alla questione centro della trattazione: el regal ma sta signurina che è la nostra zia Tina: le cuchier e le furcin i bichier e le tarin le lensol e la biancheria en mancheran cert ma lia. I truscei ja avut in dota, en è el ches de mettli in nota. Na maestra de cucito che per anni ha servito eleganti cittadine e modeste contadine, che ha avuto ad imparare una schiera di scolare, pensi fors che en avrà egh, fil, forbic in quantità?! Non parlam d'un per d'ucchiei che a cent'ann, lia ce ved mej de tut no mess insiem. Non facem la part di scem! Gira, mista aven decis de seguì l'insegnament del Vangelo, che a la gent dic che è mej gussè l'ingegn e usè i sold per el Regn. D'acsì avem penset, cara zia de cumprèt tre libre dla Liturgia e tu, dopo che la firma c'avrai apportato li regalerai al curato! Ogni volta che pregherà, il suo pensiero a te andrà. Resterai davanti agli occhi e nel cuore di Bellocchi. Pu en bastassa, casomai, te facen n'altre regai: al restaure vlen dè na man dla chiesa vecchia de San Sebastian. Anca lia na cerqua dura che ha ret secoli de sventura: guerre, incuria, indifferenza terremot, neve...ogni emergensa. Sa la croce sulla vetta c'ha prutet da ogni disdetta. E' per quest che l'aggiustiamo e al paes la ridoniamo.


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Zia, anche questo ti varrà giuvament nell'aldilà. Per finì, amici e parent nò ce dem appuntament, ve spettan un per uno per festeggè.... i 101.

Patrizia Mencarelli - 15 settembre 2012

Caccia a Fossombrone La prima domenica d’Avvento il Branco dei Lupetti Fiore Rosso è partito per la prima caccia del nuovo anno. Le nuove sestiglie formate sono i Grigi, i Neri e i Bianchi i cui capi sono Tommaso Coacci, Lorenzo Bellavista e Andrea Aiudi. Quest’anno sono saliti al Riparto 9 lupetti e sono entrati 5 cuccioli in Branco. Ora siamo in 16 lupetti.

La giornata era un po’ grigia ma siamo partiti ugualmente per vivere insieme la prima avventura di quest’anno. Siamo arrivati alla chiesetta di Sant’Antonio per la S. Messa celebrata da Don Francesco, un capo scout del nostro Gruppo Fano I°. Dopo la Messa abbiamo iniziato le attività con un grande gioco con delle prove di abilità fisica tra le quali canestro, tirare con la cerbottana, lo scalpo, i coccodrilli, le freccette. Per vivere bene il periodo di Avvento ogni sestiglia ha realizzato la corona con le 4 candele e le foglie recuperate vicino all’argine del fiume Metauro che abbiamo portato in tana negli angoli di sestiglia.


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Il gioco che abbiamo fatto nel pomeriggio permetteva di superare alcune prove della pista del lupetto inerenti la conoscenza della bandiera d’Italia, delle principali città e caratteristiche fisiche del nostro paese. La prima tappa per ogni cucciolo che viene ammesso al Branco è la promessa che dice così: con l’aiuto di Dio prometto di fare del mio meglio per essere fedele a Dio, ai miei genitori e alla mia Patria, per osservare la legge del Branco e fare una buona azione a vantaggio di qualcuno ogni giorno. Alla prossima caccia i cuccioli diventeranno piedi teneri pronunciando la loro promessa di fronte ai vecchi lupi ed ai propri genitori. Buona caccia dai vecchi lupi: Akela, Haati, Bagheera, Kaa e Mang.

Giovanni Biancolini

BELLOCCHI NEL TEMPO Giornale La Concordia, 27/09/1913 “BELLOCCHI - Preceduta da un triduo di preparazione ebbe luogo domenica scorsa la festa della B.V. Addolorata che riuscì bella nella sua semplicità campestre e traboccante di amore a Maria per la sincerità della fede di questi buoni e laboriosi coloni. Al mattino venne amministrata la Prima Comunione ai fanciulli e fanciulle che riuscì davvero edificante e fu cantata assai bene la Messa solenne dalla “Schola cantorum” delle Figlie di Maria. Nel pomeriggio si svolse per le vie della Villa la processione con la bellissima statua della Madonna che riuscì ben ordinata e devota ed alla quale presero parte, oltre alle Confraternite e associazioni locali, una lunga schiera di fedeli e l’ottimo Concerto del Ricreatorio dell’Immacolata di Fano.


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Terminata la processione, il popolo si riversò nella chiesa ove uno zelante sacerdote pronunciò brevi ma elevate parole di circostanza e quindi venne impartita la benedizione. Alle funzioni religiose seguirono i festeggiamenti profani preparati da un solerte comitato. Alla sera, la facciata del chiesa, le case e le vie della Villa furono bellamente illuminate; furono pure accesi fuochi artificiali ed innalzati palloni aerostatici ed il Concerto del Ricreatorio dell’Immacolata eseguì sul piazzale della chiesa uno scelto programma musicale”. Giornale Il Metauro, 21/09/1923 “BELLOCCHI – Festa religiosa. Domenica si celebrò l’annuale festa dell’Addolorata resa più solenne per la presenza di S. Ecc. M.r Pascucci Vescovo di Trivento che alla prima Comunione e alla Cresima di un gruppo di bambini della parrocchia disse parole di circostanza. Anche dopo l’imponente processione del pomeriggio S. E. non potè fare a meno di rallegrarsi per il grande concorso alla Mensa Eucaristica e alla solenne manifestazione di affetto all’Addolorata tributato da tutte le varie associazioni e da tutto un popolo devoto di Maria. Il concertino del Can.co Gentili ha rallegrato la festa che si è chiusa senza incidenti lasciando in tutti un caro ricordo”.

Aspettando


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l’inaugurazione Lo scorso 20 gennaio, nel giorno della festa del nostro patrono San Sebastiano, la vecchia chiesa di Bellocchi è stata aperta al pubblico per presentare alla comunità i lavori che ormai da più di un anno stanno interessando questo patrimonio storico della nostra parrocchia e del territorio. Chi è entrato ha potuto rivedere o vedere per la prima volta, questo ampio spazio un tempo dedicato alle funzioni religiose e due ampi locali posti al lato con i relativi servizi igienici. I lavori sono stati resi possibili grazie alla decisione del nostro vescovo Armando di destinare, due anni fa, i finanziamenti che alla diocesi arrivano dall’8xMILLE della C.E.I. proprio al nostro edificio. Se il contributo preponderante è quello dell’8xMILLE, anche la parrocchia ha destinato all’opera importanti somme derivate da alcune dismissioni: si ricordano anche i contributi della Banca di Credito Cooperativo di Fano e del comune di Fano. La visita ha fatto comunque emergere la stallo dei lavori per alcune lavorazioni ovvero gli infissi, gli apparecchi illuminanti e la tinteggiatura, in quanto le somme fino ad oggi raccolte non permettono l’appalto di tali lavori. E’ chiaro che tutto il complesso non potrà essere utilizzato finché tutti i lavori non saranno portati a termine, per questo motivo si è aperta una sottoscrizione al fine di riaprire e far funzionare pienamente questa grande risorsa per la comunità. Le donazioni possono essere versate direttamente al parroco don Giuseppe o tramite bonifico bancario con beneficiario “Parrocchia di San Sebastiano in Bellocchi, via I strada n. 21, Fano” con causale “completamento ex chiesa di Bellocchi”, Banca di Credito Cooperativo di Fano, codice IBAN IT85S0851924302000020116621. Il bonifico effettuato presso gli sportelli BCC di Fano o da conto corrente della banca stessa non ha spese di commissione. Le donazioni potranno essere portate in detrazione nella dichiarazioni dei redditi.

Simone Tonelli


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Un ricordo sempre caro… Il parroco don Giuseppe Carloni, che per tanti anni ha retto questa nostra parrocchia di Bellocchi, era uno spirito eclettico, abile in molte attività. Fra le altre cose, era anche un inventore! Ha elaborato e brevettato alcuni progetti di nuove macchine e strumenti vari. Fra i tanti, vogliamo ricordare la sua tastiera mobile o “traspositore di tonalità atto ad essere applicato a strumenti a tastiera fissa per estendere l’impiego all’accompagnamento di canti in genere”, come leggiamo nel brevetto, depositato all’Ufficio Centrale Brevetti di Roma, il 20 settembre 1985. Così prosegue la descrizione dello strumento nel sopracitato documento: “L’impiego di strumenti a tastiera fissa, quali ad esempio gli organi, presentano dei problemi quando si deve accompagnare un canto popolare, poiché in genere la tonalità in cui i canti sono scritti non è adeguata alle possibilità di estensione vocale dei cantanti non professionisti. Se l’organista non è particolarmente esperto, occorre allora riscrivere tutti i brani in tonalità più accessibili, con notevole perdita di tempo […] Il dispositivo in oggetto permette di realizzare meccanicamente la trasposizione di tono su qualsiasi strumento a tastiera fissa […] in relazione al tipo di voci da accompagnare, siano queste di bambini,


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di donne, uomini, gruppi misti e con varie caratteristiche […] Il dispositivo può essere rapidamente rimosso quando […] non ci sono problemi di tonalità. Nel telaio sono inserite delle aste di collegamento di opportuna lunghezza, ognuna delle quali può premere su un tasto della tastiera originale per trasmettere il movimento dei tasti supplementari ai tasti dello strumento.

La tastiera supplementare è trasferibile, potendo essere spostata da una parte e dall’altra per toni e semi-toni, facendola traslare sul telaio con le aste. Sono previste tacche o battute di riferimento per bloccare la tastiera aggiuntiva nella posizione voluta e una indicazione visiva per segnalare la trasposizione effettuata”. Che dire? Non solo un buon sacerdote, ma anche un uomo intelligente, colto e creativo.


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Il Cristo che risorge glorioso porti a tutte le famiglie della comunità la fede, la salute, il lavoro, l’unità fra i coniugi, la speranza. Vengano tempi migliori sotto il profilo economico, ma anche etico e sociale. Cessi ogni odio e rancore. Nel cuore di ciascuno ci sia più pace e più capacità di amare e di portare la propria croce. Buona Pasqua 2013.


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