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LA STAMPA DOMENICA 20 MAGGIO 2012

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GIACOMINI I FRONTI APERTI

“Se chiude l’azienda muore tutto il paese” Operai in cassa integrazione: “Ma restiamo fedeli alla famiglia” Le voci dei lavoratori

Reportage MARCELLO GIORDANI SAN MAURIZIO D’OPAGLIO

avoro alla Giacomini da 27 anni e mezzo; mai un problema, un ambiente di lavoro molto positivo, un rapporto coi dirigenti e la proprietà veramente soddisfacente. Per me è più che un lavoro, è il posto dove sono cresciuta, che mi ha dato soddisfazioni». Marta Rossetto, lavora nei magazzini della Giacomini travolta dalla tempesta giudiziaria di queste settimane. Ieri la Giacomini era chiusa, ma anche venerdì lo stabilimento ha osservato una giornata di stop: l’azienda, prima degli avvenimenti di questi giorni, aveva chiesto un giorno la settimana di cassa per 3 mesi. I dipendenti, gli ex lavoratori, i pensionati della Giacomini fanno quadrato attorno all’azienda ed alla famiglia, ma nessuno commenta direttamente la lettera aperta che il fondatore del gruppo Alberto Giacomini ha scritto per sottolineare il suo impegno a salvare il patrimonio dell’azienda. «Sono una pensionata della Giacomini, così come mio marito, ma ancora oggi ci lavorano mio figlio e mia nuora. Questa azienda ha dato il pane, il benessere, praticamente a mezzo paese - esclama Rita Faranda - siamo sempre stati trattati bene». Simone Sabatino ha lavorato fino a poco tempo fa in azienda, oggi è in proprio: «Un’esperienza molto positi-

L

Simone Sabatino

Giada Porta

Carlo Consonni

Rita Faranda

Maurizio Ronchi

Martino Padovan

Giuseppe De Lise

Francesco Bencivinni

Enzo Ronchi

Giulio Di Giovanni

Biagio Di Lorenzo

Marta Rossetto

va. Alla Giacomini ho imparato piegati si servono in negozio. a lavorare bene, gli sono ricono- Questa azienda è una fonte di bescente». Marco Frattini è opera- nessere importante per tutto io da 38 anni: «Siamo tutti pre- San Maurizio, guai se non ci fosoccupati, anche perché le vicen- se, sarebbe un disastro». Biagio de di questi giorni possono ri- Di Lorenzo è il titolare di un bar percuotersi negativamente sul nella frazione Sazza, dove si tronostro lavoro. Noi operai siamo vano molti operai della Giacomimolto legati all’azienda ma an- ni: «Questa famiglia ha fatto soche alla famiglia: sono persone lo del bene a San Maurizio, lo per bene, con noi sono sempre sanno tutti: lo scriva che noi siastati più che cormo con loro, perretti». E su queL’INDOTTO ché sappiamo i sto punto insistoche hanIl futuro dell’impresa sacrifici no tutti: «Siamo no fatto. E’ gente preoccupa tutti: che si è guadaallibiti - dice Giuseppe De Lise - dal barista al barbiere gnata una posiper il modo con zione con tanta cui sono stati trattati. Le perso- fatica e un lavoro duro». ne che ammazzano sono in liberGiulio Di Giovanni commentà, loro sono stati sbattuti in pri- ta: «Chi ha lavorato in Giacomima pagina, senza alcun rispet- ni è orgoglioso di quel posto, to. Non è giusto. Ci si dimentica vuol dire che si è trovato bene. Il che questa gente ha fatto la for- problema è che in questa azientuna di tutto il paese». da ci lavorano molte coppie, se Carlo Consonni, panettiere e venisse a mancare il lavoro per pasticcere, ogni giorno sforna tutto il paese sarebbe un dram25 chili di pane per la mensa ma». Tutti sperano che la vicenaziendale: «Poi tanti operai e im- da si concluda il più rapidamen-

te possibile: «Mi auguro per la famiglia, i lavoratori - osserva Martino Padovan - e tutto il paese, che ha un grosso indotto». Enzo Ronchi e il figlio Maurizio, tabaccai, commentano: «Quanti operai passano di qui a prendere le sigarette ed esprimono grande preoccupazione. E’ come se questa vicenda avesse colpito tutte le famiglie del paese». Francesco Bencivinni è un pensionato della Giacomini: «E’ il fiore all’occhiello del paese, non voglio neanche pensare alla sua chiusura». Aggiunge Piero Morreale: «Non ci sono soltanto gli 800 operai, ma anche l’indotto, altre piccole imprese». Giada Porta, barista, dice che «da qualche giorno il paese è nervoso, tutti parlano di questo». Adriano D’Angelo e Dino Torraco sono parrucchieri: «Abbiamo almeno trenta, quaranta clienti di questa fabbrica: sono giustamente preoccupati. Se viene meno la Giacomini per San Maurizio è una mazzata terribile».

Lo stabilimento «Giacomini» di San Maurizio d’Opaglio

Il lavoro dei magistrati

Domani a Verbania riprendono interrogatori e analisi dei documenti Dopo un giorno di riposo (oggi), domani in procura a Verbania riprenderà l’analisi dei documenti (a quintali) sequestrati in questi mesi di indagini. Si ricomincerà anche con gli interrogatori, perché i pm hanno ancora qualche zona d’ombra da ricostruire nei dettagli. L’inchiesta che coinvolge i fratelli Corrado ed Elena Giacomini e, a cascata, i consulenti che hanno permesso di portare all’estero un’ingente mole di denaro (si par-

la di almeno duecento milioni) è a buon punto. Presto, per competenza territoriale, potrebbe passare tutto al tribunale di Novara, intanto però la procuratrice Giulia Perrotti e il sostituto Fabrizio Argentieri vogliono approfondire alcuni aspetti di queste scatole cinesi costruite per creare fondi neri lontano dagli occhi del fisco italiano e dei familiari, in qualche modo estromessi dalla storica (e ricca) azienda di rubinetti di San Maurizio d’Opaglio.


Verbania, caso Giacomini.