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Valsesia, una delle zone italiane più colpite da Chernobyl Dettagli Pubblicato Venerdì, 08 Marzo 2013 17:41 Scritto da Cristina Pettenuzzo

Il comprensorio della Valsesia, dove sono stati trovati i cinghiali contenenti il Cesio 137, fa parte di una delle zone più colpite dalla ricaduta del materiale radioattivo dovuto all'incidente di Chernobyl. Lo si deduce dalla mappa stilata dopo il disastro dall'Unscear, il comitato scientifico Onu sugli effetti della radiazione atomica. Secondo le rilevazioni le zone più colpite, anche se le stime hanno sempre parlato di livelli di Cesio non preoccupanti, sono proprio le Alpi nord occidentali, il nord Est, soprattutto il Friuli Venezia Giulia, e una parte dell'Appennino centrale, in corrispondenza di Umbria e Lazio: "A determinare l'andamento irregolare del fallout sono state le condizioni atmosferiche del periodo - spiega Fabrizio Bianchi dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr - l'unione dell'effetto di venti, inversioni termiche e precipitazioni ha portato all'accumulo del Cesio in certe zone e in altre no". Per quanto riguarda la quantità di radiazioni ricadute, un rapporto dell'allora Cee ha escluso dosi preoccupanti, mettendo comunque il nostro paese al terzo posto dietro Grecia e Germania. Dal documento risultò che le dosi effettive medie assorbite nel primo anno dopo Chernobyl e da un neonato erano di 420 sieverts in Grecia, 230 in Germania e 160 in Italia, di poco superiori a quelle dovute alla radiazione di fondo già presente nel nostro paese: "L'ipotesi Chernobyl per i cinghiali è plausibile, anche se va confermata - afferma Bianchi - il Cesio ha un tempo di dimezzamento di 30 anni, e se i cinghiali in cui é stato trovato sono particolarmente vecchi potrebbero avere 20 anni, quindi con tutto il tempo di far accumulare l'elemento nei tessuti. Certo, è difficile però spiegare perché sono stati trovati valori così alti solo ora".


Valsesia, una delle zone italiane più colpite da Chernobyl