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Periodico della Federazione della Sinistra di Roma - numero 0/7 del 13 febbraio 2013 - prezzo a sottoscrizione - www.liberaroma.it

E’ l’ora della Rivoluzione RIFONDAZIONE COMUNISTA PROTAGONISTA DELLA LISTA INGROIA ALLE POLITICHE

Il doppio appuntamento con il voto, regionale e nazionale, grande occasione di rinnovamento La grande truffa del voto utile

IL PROGRAMMA

Ventitré punti per cambiare il futuro del Paese

Raul Mordenti

Cerchiamo di riepilogare razionalmente la questione del cosiddetto “voto utile”: alla base di tutto c’è una legge elettorale vergognosa (il “porcellum”) che prevede sia un “premio” di seggi per chi arriva primo sia una soglia di sbarramento al di sotto della quale milioni di voti espressi sono condannati a restare senza rappresentanza. Il Pd si è guardato bene dal modificare questa legge-porcata perché pensava che gli convenisse, dato che la coalizione di Bersani è destinata a godere del premio di maggioranza in quanto di gran lunga prima rispetto al bollito Berlusconi. Così, quando Ingroia tentò di proporre un’alleanza al Pd, Bersani neppure gli rispose al telefono. In realtà il Pd e Sel l’alleanza l’avevano già decisa e scritta a chiare lettere nella loro “Carta di intenti”, e non era l’alleanza non con la sinistra democratica ma con Monti e con Casini. Cito testualmente dalla “Carta di intenti” (sottoscritta con la propria firma da Bersani, Vendola, Nencini e Tabacci): “La prossima maggioranza dovrà avere ben chiara questa bussola: nulla senza l’Europa (...)” (ci si riferisce qui anche all’impegno di rispettare tutti i patti sottoscritti da Berlusconi e da Monti con l’Europa, compreso il folle fiscal compact). Prosegue la “Carta” di Bersani (e Vendola): “Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con il centro liberale. I democratici e i progressisti si impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze” (sottolineatura nostra, NdR). Bersani ha chiarito ulteriormente che farà la maggioranza con Monti sia se il centrosinistra prenderà il 49% sia se prenderà il 51%. Più chiari di così si muore: Bersani (e Vendola) si sono impegnati a fare un Governo, anzi un Governo di legislatura!, con Monti e Casini, e dunque con Montezemolo, Caltagirone e Marchionne, e con Riccardi e il Vaticano, e con Fini etc. Ora però, agitando la spauracchio di Berlusconi (che resta comunque dieci punti sotto Bersani in tutti i sondaggi), il Pd ha scatenato una campagna forsennata per invitare la sinistra e “Rivoluzione Civile” a suicidarsi, cioè a dare un “voto utile” al Pd per ... non far vincere Berlusconi. E questo richiamo (stavo per scrivere: questo ricatto) può avere ancora qualche eco nell’elettorato popolare del Pd, il quale votando per una limpida lista nuova e unitaria a sinistra del Pd e di Monti, cioè per “Rivoluzione Civile”, avrebbe finalmente l’occasione di punire il Pd per i suoi colpevoli cedimenti (questo elettorato popolare non dimentica che Bersani ha votato tutte le peggiori leggi di Monti, e sempre assieme a Berlusconi). Domandiamoci: ha qualche fondamento questo ricatto del cosidetto

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Questi i punti qualificanti del programma di Rivolzione civile per la tornata elettorale del24 e 25 febbraio.

Francesco Guido

“Le proposte di Monti e la sua linea in Europa sono quelle dei conservatori, non dei progressisti”. Non sono parole di Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione civile, ma di Sergio Cofferati, parlamentare europeo del Pd, che evidentemente non gradisce molto la strategia del suo partito tutta protesa al centrismo. Insomma, queste elezioni potevano rappresentare una vera occasione di rinnovamento: per la crisi e per lo stato pietoso in cui si trova la politica. E invece saranno, esclusi pochi esempi, tra cui Rivoluzione civile e il movimento di Grillo, la riproposizione trita e ritrita di vecchi schemi. Il serpente fatica a liberarsi dalla sua pelle, ma ormai la strada sembra imboccata. Questo è quel che ci dirà il voto del 24 e 25 settembre. Quello a cui si assiste in questa fase di

propaganda elettorale è uno squallido teatrino della politica, il cui copione rappresenta, invariabilmente, l’ennesima svolta autoritaria del neoliberismo: i tagli alla spesa pubblica. Da un lato le politiche di austerity del Governo Monti, dall’altro il populismo e le bugie di Berlusconi. In mezzo una falsa sinistra che occhieggia vistosamente ai centristi ed alla loro tendenza a salvare le banche a scapito dei cittadini. Questo è il quadro della politica italiana oggi. In questa fase storica era necessaria un’autentica rivoluzione, come sola alternativa ad un sistema malato che calpesta la dignità del lavoro ed i diritti costituzionali dei cittadini. Il programma di Rivoluzione Civile ha una sola idea di base: non si può più accettare un mondo in cui il fiscal compact rappresenta la nuova frontiera di dominio sui popoli europei, un mondo fatto di diritti per i ricchi e doveri per i poveri.

Contro la corruzione e per il sequestro dei beni delle mafie La pressione fiscale, nel nostro paese, colpisce sempre e soltanto i redditi fissi, i salari dei lavoratori, le buste paga dei dipendenti pubblici, mentre una crescente evasione fiscale determina uno stato di sperequazione che non può trovare posto in un moderno paese civile. Per questo uno dei primi punti del programma è una rigida legge contro la corruzione e per il recupero, ed il riutilizzo sociale, dei capitali illecitamente detenuti dalle organizzazioni mafiose e dai grandi evasori. Questi sono capitali che noi riteniamo di “rapina” sociale e devono, pertanto, essere restituiti alla collettività cui sono stati espropriati. In questo senso l’esproprio non è il sopruso della collettività verso il singolo, ma la partecipazione dell’intera comunità alla redistribuzione del

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1) no al fiscal compact Ue 2) abbattere il tasso di interesse sul debito pubblico 3) una nuova politica antimafia 4) contrastare l’omofobia e riconoscere i diritti civili 5) contrastare il razzismo 6) cittadinanza per tutti i nati in Italia. 7) stop al precariato 8) ripristino dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori 9) detassazione delle tredicesime 10) reddito minimo per i disoccupati 11) premiare le imprese che investono in ricerca e creano occupazione a tempo indeterminato 12) archiviare progetti come a Tav in Val di Susa e il ponte di Messina 13) impedire la privatizzazione dei beni comuni a partire dall’acqua 14) valorizzare l’agricoltura di qualità libera da Ogm 15) eliminare l’Imu sulla prima casa ed estenderla agli immobili commerciali della Chiesa e delle fondazioni bancarie 16) istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze, colpire l’evasione e alleggerire la pressione fiscale nei confronti dei redditi me-

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ROMA, I RISULTATI DI UNA RICERCA DELL’UNIONE INQUILINI

I drammatici numeri del disagio abitativo Isabella Borghese

Un tema caldo per l’Italia quello legato al diritto all’abitare, ma che non è più opportuno relegare “all’emergenza”. Sono infatti i dati relativi alla precarietà del settore “casa” e le condizioni di difficoltà in cui sono costretti a vivere i nostri concittadini, nonché la mancanza di politiche abitative adeguate, a dimostrare che le problematicità in cui riversa il diritto all’abitare, da anni sono la quotidianità. «E’ bene dunque parlare di “precarietà abitativa strutturale” – dichiara Massimo Pasquini, Unione Inquilini Romaper l’Italia e la sua Capitale, dove per contrastare questo disagio sarebbe necessario e improrogabile soddisfare il

fabbisogno reale dei cittadini. Ad oggi infatti – aggiunge - l’offerta di alloggi proposta dal Comune di Roma non è stata in grado di sostenerlo, questo fabbisogno reale della città». Solo dopo ben tre anni di silenzio il Comune a gennaio ha emanato il nuovo bando. Questo significa che le 30.000 famiglie che il Comune giudica come aventi diritto a una casa popolare a canone sociale, e che sono collocate in graduatoria andranno ad aumentare. Ad esse infatti se ne aggiungeranno altre 50.000. Sono circa 7000 le nuove sentenze di sfratto che ogni anno si verificano a Roma. Di queste oltre l’80% sono per morosità. Ma sono 2000/2500 le famiglie che ogni anno invece vengono

sfrattate con l’intervento della forza pubblica. Nessun dato è noto circa le famiglie sfrattate senza l’ausilio della forza pubblica. Anche per le famiglie che ricevevano il contributo affitto, vale a dire quelle che grazie a questo non subivano lo sfratto per morosità, la situazione è andata a peggiorare. Dopo il governo Berlusconi, che ha ridotto all’85% il fondo nazionale, ci ha pensato il governo Monti ad azzerarlo del tutto. Non di minore importanza è la situazione di quelle 2000 famiglie circa che, per rispondere alla mancanza di politiche abitative della città, vivono occupando stabili privati. E a completare il quadro un numero importante di studenti. Sono circa 90.000

quelli fuorisede, che a fronte di soli 600 posti letto messi a disposizione dall’Adisu, e di circa 1000 contributi affitto, nel 90% dei casi finiscono nelle mani degli evasori fiscali: affitti senza contratto registrato a canoni extra legem. E’ la legge 431/98 a prevedere che i contratti transitori non possano esistere a canone libero, ma il canone dev’essere individuato all’interno del canale agevolato e dei valori concordati da organizzazioni sindacali e associazioni dei proprietari. Andiamo a chiudere con altre 1400 famiglie. Sono quelle “assistite” nei residence: costano circa 30 milioni di euro l’anno. Vivono in mini alloggi. Il costo

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E l’ora della Rivoluzione Civile

RIFONDAZIONE COMUNISTA PROTAGONISTA DELLA LISTA INGROIA ALLE POLITICHE

SEGUE DALLA PRIMA benessere.

Articolo 18 da ripristinare Altro punto fondamentale del programma è il ripristino dell’articolo 18, la cui cancellazione rappresenta un regresso civile di 40 anni e la distruzione delle lotte operaie condotte in un secolo di storia. L’articolo 18 significa, non solo, la garanzia della dignità e della libertà del lavoratore, ma anche l’opposizione culturale all’ideologia dominante delle nuove forme di egoismo padronale. Allo stesso modo riteniamo inammissibile che, mentre si consenta alla Riforma Fornero di produrre danni sociali irreversibili, lo Stato continui ad impegnare risorse per l’acquisto inutile ed incostituzionale di armamenti pesanti. Per il cambiamento vero di questo paese è necessaria una nuova cultura del lavoro che estrometta dal vocabolario l’ipocrisia costituita dal termine “flessibilità”, dietro cui si nasconde invece un’autentica macelleria sociale. Gli operai ed i precari in questo paese rappresentano la parte più sofferente di tutta una generazione senza speranza che finisce, talvolta, per percorrere la drammatica scelta del suicidio. A questi lavoratori dobbiamo restituire dignità e condizioni di vita e di lavoro coerenti con i diritti fondamentali dell’uomo, tra i quali, riteniamo, rientri anche il diritto ad un’esistenza libera e felice

destra berlusconiana, e cammina nel tracciato dei principi costituzionali di libertà, eguaglianza, antifascismo e laicità dello Stato, ponendo al centro i valori della Resistenza cui è improntata la nostra Repubblica.

Rinegoziare il fiscal compact Ma l’attuale realtà geo-politica impone il dovere di confrontarsi anche con l’Europa e di dire alcune parole chiare sulla nostra idea di funzionamento dell’Unione Europea. Vogliamo l’Europa dei diritti, contro le oligarchie ed i poteri forti delle banche e delle lobby finanziarie. Non vogliamo un’Europa dei tecnocrati perché riteniamo che essi siano i principali artefici, talvolta

consapevoli, talvolta incoscienti, della crisi economica pagata dai più deboli. L’idea alternativa non può che passare attraverso la contrarietà al Fiscal Compact che distrugge i diritti sociali e mina alla base i diritti di cittadinanza. In questo contesto proponiamo l’estromissione del pareggio di bilancio dalla Costituzione.

Territorio, beni comuni e opere inutili Particolarmente importanti sono anche i temi globali dell’ambiente e della salvaguardia del territorio, che non possono essere perseguiti se non si pone fine alla programmazione di mega opere dispendiose e devastanti per l’e-

quilibrio ecologico. Rivoluzione Civile è contraria alla Tav in Val di Susa ed è vicina ai movimenti No-Tav che animano una vera lotta di popolo contro il mostro ferroviario che stravolge lo stato di quei luoghi, espropriando i cittadini del diritto ad un ambiente salubre. Nella stessa prospettiva ci battiamo per la pubblicizzazione di tutti i beni comuni e contro la privatizzazione dell’acqua che, nonostante il Referendum, è ancora, per buona parte, in mano ai privati. Tra i beni comuni rientrano anche i diritti sociali, la cultura, l’istruzione e l’informazione. Rivoluzione Civile vuole eliminare l’Imu sulla prima casa, estendendola, invece, ai locali commerciali della chiesa e elle fondazioni bancarie.

Contro la guerra e per i diritti civili In particolare bisogna cancellare l’acquisto dei cacciabombardieri F-35 e devolvere i relativi miliardi di euro risparmiati alla spesa pubblica ed alla perequazione delle condizioni sociali tra sud e nord Italia. Ma il paese ha bisogno anche di un sistema consolidato di diritti civili, dalle nozze gay alla libertà di scelta sulle questioni di inizio e fine vita, in modo che la legislazione su queste materie non sia esposta ad ingerenze religione, etiche o morali, ma salvaguardi il diritto della persona a disporre liberamente del proprio corpo. Per realizzare questo programma Rivoluzione Civile è nettamente alternativa a Monti ed alla

SEGUE DALLA PRIMA

La grande truffa

“voto utile” per il Pd? Io penso che non abbia nessun fondamento né tecnico-elettorale né storico né - soprattutto - politico. Dal punto di vista della tecnica elettorale: se - Dio non voglia! - la lista di “Rivoluzione Civile” mancasse il quorum, le decine di seggi che ad essa sarebbero spettati finirebbero per dividersi fra le altre forze, e nessuno può sapere se se ne gioverebbe di più il Pd o Grillo o Monti o la destra eversiva e fascista della Lega e di Berlusconi. Il voto veramente utile è dunque quello che aiuta a garantire l’elezione di un bel gruppo di deputati e di senatori a sinistra del futuro Governo Bersani-Monti, e ogni voto è utile, anzi necessario, per superare lo sbarramento. Anche agli elettori di sinistra del Pd (certo ve ne sono) converrebbe certo di più avere in Parlamento una forza politica di sinistra in grado di offrire un’alternativa alla maggioranza con Monti piuttosto che qualche mezzo punto di percentuale in più per il proprio Partito. Dal punto di vista storico: nessuno può dimenticare che l’argomento del “voto utile” servì nel 2008 a Veltroni per conseguire il doppio bel risultato di perdere con Berlusconi e – al tempo stesso – di far sparire la sinistra dal Parlamento (noi romani potremmo aggiungere anche un terzo bel risultato veltroniano: consegnare Roma ad Alemanno e ai fascisti). Tanti bravi compagni, convinti di dare un “voto utile”, votarono nel 2008 per le liste del Pd,

eleggendo col loro voto candidati del Pd come Rutelli e la Lanzillotta, come il prof. Ichino (il nemico giurato dello Statuto dei lavoratori) e come Calearo. Ricordate chi era costui? Un industrialotto veneto, capo della locale Confindustria, che il Pd candidò come suo capolista e che finì per schierarsi con Berlusconi. Anche in queste elezioni il Pd candida (per esempio) il direttore generale della Confindustria Giampaolo Galli e il cislino Giorgio Santini, il numero due di Bonanni, che ha sempre appoggiato le peggiori politiche antisindacali di Berlusconi, di Marchionne e di Monti. È stato utile votare per Calearo? Ed oggi sarebbe utile votare per gente come questa? Dal punto di vista politico: sappiamo tutti (e lo sa anche Bersani) che Berlusconi non può vincere e non vincerà, perché non è possibile neanche per Vanna Marchi (il vero modello di Berlusconi) truffare per due volte le stesse persone; e non cambierà poi molto se nella futura maggioranza BersaniMonti-Casini-Vendola il Pd e Sel avranno un punto in più o uno in meno. Quello che invece davvero può cambiare tutto è invece un’affermazione di “Rivoluzione Civile” che mandi in Parlamento candidati come Ingroia e come l’operaio Fiat De Luca, come la Stramaccioni di “Libera”, come il figlio di Pio La Torre e come Ilaria Cucchi a battersi per il lavoro e contro il precariato; per l’art.18 e i “beni comuni” (a cominciare dall’acqua); per una patrimoniale sulle grandi ricchezze che abolisca l’IMU sulla prima

casa, ridia soldi ai pensionati e finanzi la scuola e la sanità pubblica; per la pace (basta con la partecipazione dei soldati italiani alle guerre!); per risparmiare miliardi dalla lotta alla corruzione e all’evasione, contro le mafie e le massonerie (vedi lo scandalo del MPS); per il taglio dei costi della politica e delle armi, per dire no ai miliardi spesi per gli aerei F35, che Monti, Pd e Berlusconi hanno votato insieme, come hanno votato insieme l’IMU sulla prima casa e la soppressione dell’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori: non lo dimentichiamo!. Per questo il voto per la “Rivoluzione Civile” è il solo voto veramente utile, anzi necessario. Raul Mordenti

Patrimoniale e welfare Diciamo chiaramente che è arrivato il momento di istituire una patrimoniale sulle grandi ricchezze e sulle rendite di posizione, al fine di alleggerire la tassazione sui redditi bassi. Allo stesso modo deve essere riaffermato il valore insostituibile dell’università e della scuola pubblica, pesantemente danneggiate dalla Riforma Gelmini e dai tagli orizzontali effettuati da Tremonti. La politica di devastazione dell’istruzione, della ricerca e della formazione pubblica è stata proseguita e, semmai, aggravata dal governo Monti. Per questo la rivoluzione non può che passare attraverso una netta rottura col sistema che prefigura scuole ed università di classe, dove l’accesso è garantito solo ai ricchi. Il diritto allo studio deve, invece, essere garantito a tutti, indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche, secondo il dettato della nostra Costituzione. Per fare questo proponiamo di accantonare qualsiasi progetto di privatizzazione degli atenei pubblici e l’interruzione dei finanziamenti dello stato alle scuole private. Ma questo non è sufficiente. Infine, ma non meno importante è la “questione morale”, come punto fondamentale del programma e della prassi politica di Rivoluzione Civile. Una delle ragioni della disaffezione alla politica e dell’insorgenza di movimenti a carattere populista ed antipolitico risiede esattamente nella pessima immagine che la politica ha dato di sé negli ultimi anni. Tuttavia riteniamo che la fase della protesta e della ribellione contro la “casta” non sia di per sé sufficiente a restituire democrazia alle istituzioni politiche. Pensiamo che occorrano risposte concrete, a partire dalla non candidabilità dei condannati e degli imputati per reati gravi di tipo finanziario e contro la pubblica amministrazione. E’, altresì, necessario azzerare quegli odiosi privilegi della politica che concorrono a determinare un alto livello di ingiustizia sociale. Così Rivoluzione Civile è per l’abolizione della diaria ai parlamentari, per l’introduzione di un tetto ai compensi degli amministratori locali ed, in particolare, dei consiglieri regionali, nonché per l’introduzione per legge del limite di due mandati per l’elezione in Parlamento o in Regione. Francesco Guido

Ventitré punti

dio-bassi 17) tetto massimo per le pensioni d’oro 18) abrogare la controriforma pensionistica della Fornero 19) una legge sul conflitto di interessi 20) libero accesso a internet 21) ritiro delle truppe italiane impegnate nei teatri di guerra 22) taglio delle spese militari a partire dall’acquisto dei caccia bombardieri F-35 23) limite di due mandati per parlamentari e consiglieri regionali.

Periodico della Federazione della Sinistra numero 0/7 - ciclinprop chiuso in redazione il 13/2/2013

Direttore responsabile Fabio Sebastiani Grafica e impaginazione Giorgio Aurizi Redazione Via Satta 30 00161 - Roma T. 064254045 Stampa: Rotopress srl via E. Ortolani 33 - 37 00125 - Roma Z.I. Acilia


SEMPRE PIÙ VICINI AI NUMERI DELLA CRISI ITALIANA

Roma Capitale, degrado e nuove povertà risultati delle politiche rigoriste Fabrizio Salvatori

Nel 2011 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono diventate l’11,1%. E’ il Censis a dirlo nell’ultimo rapporto pubblicato a dicembre. Un dato che significa 8,2 milioni di cittadini, il 13,6% della popolazione residente. Circa il 5,2% della famiglie, pari a 3,4 milioni di individui in Italia, è addirittura in condizione di povertà assoluta. E anche la classe media arranca: più o meno sei famiglie su dieci (il 57%) mettono insieme ogni anno un reddito inferiore alla media nazionale. Secondo la Caritas, nel Lazio, l’incidenza della povertà relativa è inferiore alla media nazionale: nel 2010 il 6,6% delle famiglie residenti si col-

locava sotto la linea di povertà relativa. Rispetto al 2009, però, la povertà risulta aumentata di 0,6 punti percentuali. E il trend non si è mai fermato. Era sopra il 7% nel 2011. Nel 2012 potrebbe addirittura superare di parecchio l’8%. A Roma, in particolare, aumentano i poveri italiani, e “quelli della porta accanto”, ovvero la classe media proletarizzata..Le nuove iscrizioni presso i centri di accoglienza solo nel 2012 sono 3.500. Questo senza contare che Roma sta perdendo molti più posti di lavoro che nel resto d’Italia. Crollano, infatti i due/tre settori chiave: edilizia, commercio e servizi. Ai disoccupati ufficiali poi va aggiunto il popolo dei clandestini. Il Lazio, comunque, condivide con le regioni del Sud l’alto tasso di disoccupazione giovanile, superiore al 33%. Le persone senza fissa dimora nella Capitale, nel 2012, sono 7.800. Di

Segue dalla prima opagina

I drammatici numeri mensile va dai 2200 euro fino a superare i 4000. La questione urbanistica è strettamente legata alle politiche che trattano il tema del fabbisogno abitativo. Si costruisce a Roma, sì, ma non in modo adeguato. Non si può parlare di aumento di alloggi a canone sociale, di nessuna offerta a canone agevolato. I cittadini sfrattati non possono ancora passare da casa a casa, ma lo stesso accade ancora per le famiglie nelle graduatorie con sfratto eseguito da anni. Per gli studenti stesse difficoltà. Per il social housing si può parlare di efficacia, sì, ma solo nel caso in cui gli alloggi realizzati o recuperati sono assegnati tramite bandi pubblici che si riferiscono a cittadini con redditi tra i 30 mila euro e i 50 mila euro e se i canoni sono stabiliti con accordi stabiliti integrativi con le organizzazioni sindacali. Questa modalità serve a evitare scandali. Ne ricordiamo uno recente legato ai 366 alloggi di social housing:

Non più soltanto extrracomunitari alle mense della Caritas. Aumentano i pensionati e i disoccupati italiani

queste solo 2.800, durante l’inverno, trovano accoglienza notturna, 1.500 presso parrocchie o associazioni di volontariato mentre 1.300 Nei centri convenzionati pubblici. E 4 su 10 vivono in strada da meno di 6 mesi. Crescono le famiglie composte da una sola persona. Nel 1994-1995 su 2.009.000 famiglie laziali quelle composte da un unico componente erano 529.000 e rappresentavano, già allora, il 26% del totale (5 punti in più del dato nazionale). Quindici anni dopo, nel 20092010 il numero è cresciuto fino ad arrivare di 769.000 unità con un valore percentuale del 32,5%. Un aumento nei 15 anni di 6 punti percentuali e una differenza con la media italiana di quattro punti percentuali. Le donne sole sono molto di più degli uomini soli. Nell’ultimo dato di rilevazione, 2009-2010, sono il 59% del totale. La prima osservazione è ovvia: la gran parte delle persone che vivono

sole sono anziane. Ma non si diventa soli da anziani; quella della solitudine è una carriera che inizia prima, in età giovanile e adulta. La popolazione residente nel Lazio all’inizio del 2011 ammonta a più di 5milioni e 700 mila abitanti, concentrati prevalentemente nel comune e nella provincia di Roma: circa un abitante su due vive a Roma, uno su quattro vive nei comuni della sua provincia. La popolazione della regione si presenta complessivamente invecchiata, ma non più della media nazionale. Invecchiamento, mononuclearità della famiglia e disoccupazione insieme rappresentano di fatto una miscela esplosiva perché minano il nucleo famigliare, ultimo ammortizzatore sociale rimasto ancora attivo. A livello nazionale il 75% degli anziani ricoverati è non autosufficiente. Nel Lazio la percentuale di anziani autosufficienti ricoverati risulta maggiore alla media (7,185 ogni 1.000 anziani) dei non autosufficienti (6,565 ogni 1.000 anziani). Nelle RSA sono ospitati prevalentemente anziani con basso reddito. Da una ricerca condotta dalla Comunità di Sant’Egidio in 7 RSA emergeva che la solitudine, ed in particolare l’assenza di figli, fosse uno dei fattori determinanti il ricovero: tra il 40 e il 45% degli intervistati non aveva figli. Inoltre, il 35% era di stato civile celibe/nubile, contro appena l’8% della popolazione della stessa fascia di età.

l’affitto sarebbe dovuto essere a canone agevolato, invece è stato praticato il libero mercato. A usufruirne non sono state neanche le famiglie segnalate dal comune. Senza questo il social housing non è che pura cementificazione speculativa. «Noi siamo pensiamo che vada abbandonata l’idea di continuare a elaborare piani regolatori sulle aree – spiega Pasquini - C’è bisogno di una inversione di tendenza e vedremmo molto favorevolmente l’approvazione di un piano regolatore socialmente utile che si riferisca agli immobili esistenti, con particolare riferimento a quelli non utilizzati definendone modalità di utilizzo insieme a tassazioni speciali che intervengano in particolare sul non utilizzo e che puntino più in generale alla riqualificazione della città. Andrebbe in ogni caso – continua - data la priorità assoluta all’utilizzo degli immobili esistenti per esempio con una ricognizione degli immobili, e in questo caso anche delle aree, del demanio civile e militare, con un occhio particolare ai forti militari ormai collocati all’interno

della città, sia per la loro trasformazione in alloggi di edilizia residenziale pubblica a canone sociale, ai quali destinare almeno il 70% degli investimenti, che ad alloggi sociali a canone agevolato». Ma l’Unione Inquilini nelle proposte va anche oltre. «Occorrerebbe fare un monitoraggio e censimento degli immobili pubblici e privati – spiega Pasquini - che potrebbero essere interessati dal rilancio dell’autorecupero e in caso di aree all’autocostruzione da parte di cooperative interetniche composte da cittadini con disagio abitativo e redditi medio bassi. Andrebbe altresì verificato lo stato di utilizzo dell’immenso patrimonio delle Ipab, e dei patrimoni comunali, regionali e provinciali, ovvero dell’area metropolitana, già esistente nell’ottica del loro utilizzo a fini abitativi e sociali». Chiaro che la situazione attuale è dunque preoccupante, ci troviamo davanti a uno spreco incredibile e inaccettabile di risorse pubbliche al quale sarebbe necessario porre fine. Isabella Borghese

IL 16 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE

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Nuova zona Fiera Interessi speculativi dei poteri forti dietro la metropoli martoriata Roberta Cecili

Giunto quasi alla fine del suo mandato e in vista di un rinnovo che ci auguriamo non arrivi, il sindaco Alemanno decide di passare alla storia con 64 nuove delibere urbanistiche che riguardano praticamente tutto il territorio romano e che lo violentano irrimediabilmente. Avendo poco spazio ci concentreremo qui su una delle 64, quella che riguarda la ex Fiera di Roma e sull’utilizzo che il sindaco ha deciso di fare dei suoi 216 metri cubi di estensione. Messa a riposo dal sindaco Veltroni, che prese la sciagurata decisione di costruire ai margini della città il nuovo polo fieristico, la ex Fiera di Roma è da tempo un luogo dove trovano rifugio molte famiglie e persone in grave disagio abitativo ed economico e proprio questa scusa, rafforzata da un intento presuntamente bonificatorio, ha indotto l’amministrazione di Roma Capitale a decidere di dare nuovo lustro alla stessa con un bel progetto di riqualificazione da ben 312 metri cubi di estensione (circa 100 mc in più) che prevede la costruzione di uffici e di un bel po’ di case di lusso da vendere ai soliti abbienti che in questo periodo hanno maturato capitale da investire nel mattone. La realtà, anche troppo evidente, è che il progetto ha, in continuità con l’operazione Nuova Fiera di Roma voluta da Veltroni, un carattere esclusivamente finanziario ossia serve per sanare il debito che il Comune ha con l’ente Fiera del quale, tra l’altro, fa pure parte. La proprietà del suolo, infatti, è di Investimenti spa, società composta da Camera di Commercio (58%), Comune di Roma (21%) e Regione Lazio (9%) e che, avendo accumulato pesanti “passività” di gestione

nell’investimento fatto sulla Nuova Fiera di Roma ha trovato, così, il modo di ripagare le perdite subite. Insomma, il cemento che si nutre di cemento. E siccome tra “soci” ci si dà una mano, per accelerare i tempi di realizzazione un aiuto viene direttamente dalla Regione Lazio con lo strumento del Piano Casa, voluto dalla ex presidente Polverini e del suo assessore alla casa Luciano Ciocchetti, che proprio per avere previsto (tale Piano) una riduzione e semplificazione delle procedure di attuazione dei progetti urbanistico-edilizi nel territorio regionale, sembra avere una dubbia legittimità giuridica. Ben diverso il progetto che i comitati e le associazioni del municipio XI avrebbero per la riqualificazione del polo fieristico, ad impatto zero sull’uso del territorio ed incentrato esclusivamente su una sua destinazione a carattere sociale che prevede sia la costruzione di case in edilizia pubblica che la nascita di imprese giovanili, per fare alcuni esempi. Il 16 febbraio è prevista una importante manifestazione che toccherà non solo il polo ex Fiera di Roma ma anche le altre due realtà in crisi del Municipio XI, l’ospedale CTO a rischio chiusura e il deposito ATAC di San Paolo, luogo in totale abbandono a rischio anch’esso di speculazione. Parte da qui la risposta che la città deve dare per evitare lo sconquasso urbanistico verso il quale la Giunta Alemanno la sta portando favorendo un’inutile operazione speculativa quando siamo pieni di case sfitte e di siti non riqualificati. Praticamente un’azione, anzi 64 azioni utili solo ai poteri forti, quelli che possono garantire un nuovo mandato.

NOVITÀ IN LIBRERIA

Quando i libri spiegano la crisi economica e sociale “La cultura come bene comune” E’ un dovere sociale in tempi di crisi “prendersi cura” del libri e della cultura come mezzi anti-crisi- I libri possono accompagnare le persone soprattutto nelle difficoltà, essere da stimolo, sostegno e dunque, attraverso i diversi generi, entrare nelle case delle persone per fargli compagnia e avvicinarli. Due sono le letture che proponiamo ai nostri lettori. Azione Popolare, Cittadini per il bene comune, di Salvatore Settis (Einaudi pag. 240 euro 18,00), perché ci ritroviamo tra le mani un libro attuale e necessario. Il messaggio di Settis è preciso: l’imposizione di un’agenda politica centrata sul bene comune. Tema caro alla società civile, ma anche a Settis che si pone domande necessarie: Che società ci aspetta sotto l’assolutismo dei mercati e il ricatto del debito pubblico? Quale ambiente, quale cultura, salute, educazione? Quale giustizia sociale? “Serve un’altra idea di Italia – scrive -

per liberare energie civili, creatività, lavoro. Per la Costituzione, lo Stato siamo noi. Cittadini responsabili. In prima persona”. Ci riaffacciamo poi sulla candidatura di Ilaria Cucchi per Rivoluzione civile che, se eletta, intenderà partire dalla proposta di un decreto legge contro la tortura. Questo proposito dà l’occasione o diventa anche solo il pretesto adatto per soffermarci su una pubblicazione di DeriveAPPRODI, la casa editrice romana in libreria con La tortura in Italia. Parole, luoghi e pratiche della violenza pubblica, di Patrizio Gonnella (pag. 160 16,00 euro). La tortura è un crimine contro la dignità umana. Cosa si propone allora questo libro? Consegna ai lettori un’analisi della violenza pubblica, ma lo fa intrecciando ad essa quella dei concetti, delle norme ma anche delle vicende individuali, perché l’impunità diffusa dei torturatori segna la vittoria del potere politico. I. B.


Cambiamo insieme il Paese 4

INTERVISTA AI CANDIDATI DI PUNTA DI RIVOLUZIONE CIVILE ALLA REGIONE LAZIO E AL PARLAMENTO NAZIONALE

Fabio Nobile: «Interloquire con l’antiliberismo»

Ivano Peduzzi: «I poteri forti puntano sull’area del centrosinistra» «E’ chiaro che il candidato del centrosinistra si tiene le mani libere per costruire alla fine una solida maggioranza di centro che in realtà non ha alcun profilo e serve solo a tirare a campare»

gliendo l’esperienza di questi anni, che è stata sempre in funzione della rappresentanza degli obiettivi di lotta, nella scuola, nella sanità, rispetto alla grande questione del trattamento dei rifiuti, senza parlare dell’occupazione e dell’uso del territorio. Siamo portatori di quello che si è mosso ed è maturato sul piano della politica alternativa. Detto questo, non credo che in una coalizione si possa perdere la rappresentanza, e la sensibilità di origine. Questo però non ostacola assolutamente che il gruppo mantenga e corrisponda al bisogno di rinnovamento della società civile, che è poi la nostra pratica.

Fabio Sebastiani

Nessuno si sta accorgendo di queste elezioni. Non avverti anche tu questa sensazione? Sì, mi sono fatto anche io la stessa idea. E’ uno dei riflessi del dramma che vive la nostra regione dal punto di vista dei servizi e del lavoro, del possibile sbocco verso un nuovo modello economico. Tutti questi non sono temi che sono discussi in campagna elettorale, come elementi su far pronunciare i candidati. Anche i mass media, che evitano di parlare di contenuti a livello della competizione nazionale, immaginiamoci se prestano attenzione a quello che accade nel Lazio. Nemmeno si riesce a rappresentare l’elemento essenziale, ovvero una possibile contrattazione sul rientro del bilancio della sanità, per non essere costretti ai tagli. Eppure qualcosa si potrebbe fare attraverso il taglio dei privilegi e una analisi rigorosa e precisa degli sperperi. Se si liberano risorse da queste voci, oltre al costo della macchina regionale e della corruzione, si può ragionare politicamente e si possono prendere decisioni concrete. Per esempio sui rifiuti, per quanto riguarda la raccolta differenziata. Tra l’altro, c’è anche tutto il pacchetto delle grandi opere che non vengono fatte e non viene messo in sicurezza praticamente nulla. Questi sono tutti temi che permetterebbero un confronto serio e articolato, e invece sono esclusi dalla discussione. Certo, li facciamo noi nelle nicchie dei nostri incontri nei territori con i lavoratori e i cittadini, dalla Videocon al distretto della ceramica. Non si riesce a configurare un piano che metta con chiarezza la richie-

Ivano Peduzzi

sta di risorse pubbliche per dar corso a una politica attiva. E in tutto questo, ovviamente, centrodestra e centrosinistra parlano d’altro.

Ecco appunto, veniamo a centrodestra e centrosinistra. Dopo il caos della Polverini e il totale fallimento di Alemanno, cosa sta accadendo nel quadro politico? Diciamo che il quadro ci fa prefigurare uno spostamento di rappresentanza dei poteri forti dal centrodestra al centrosinistra e quindi una ipotesi di riapertura di dibattito nell’area montiana e centrista. Ho avuto modo di ascoltare Zingaretti in alcune iniziative della Cgil e della Federlazio. Ebbene, mai citata la parola operai e condizione operaia. E’ chiaro che il candidato del centrosinistra si tiene le mani libere per costruire alla fine una solida maggioranza di centro che in realtà non ha alcun profilo e serve solo a tirare a campare. Ma questo non è quello che vogliono i cittadini. La situazione impone delle scelte, a cui nessuno si può esimere. Sembra che non hanno bisogno di fare grandi campagne elettorali. Crediamo che sia difficile poter sostenere provvedimenti della Giunta con questa impostazione. Avevamo chiesto una interlocuzione ma non ci è stata data nemmeno l’occasione di un confronto. Quindi, ciò che stiamo facendo è sviluppare le attività per avere una buona rappresentanza in Consiglio.

L’opposizione di sinistra questa volta parte con una formula inedita, quella della colazione invece che del partito. Rischi e opportunità? Il programma l’abbiamo scritto racco-

Il numero dei consiglieri è diminuito, però se i sondaggi danno la giusta indicazione Rc potrebbe ottenere un buon risultato. Diciamo che si può ragionare di una forbice tra i due e i quattro consiglieri, su cinquanta. Una pattuglia notevole. Prima eravamo due su settanta. La mia paura è che tutta l’operazione di denuncia scandalistica che ancora è tutta in piedi credo che possa rischiare di delegittimare il ruolo del Consiglio. C’è questa imma-

Fabrizio Salvatori

gine negativa che di fatto immobilizza l’attività di quella che dovrebbe essere l’istanza primaria dei poteri della Regione. Ci sembra che Zingaretti, però, abbia in mente questo modello, così come l’ha praticato la Polverini. Alla fine, il Consiglio regionale diventa un fastidio per la Giunta e nient’altro.

La tornata elettorale nel Lazio è una specie di fantasma. In realtà tutti puntano al risultato nazionale sperando che si traduca nelle stesse percentuali grazie alla complicità dell’election day... La tornata elettorale regionale è arrivata in maniera imprevista dopo lo scandalo. Anche questo contribuisce a renderla meno sentita. E poi oggettivamente il peso del voto politico schiaccia quello regionale. Bisogna far capire quanto importante sia per competenze la regione. Quanto sia necessario togliere la cappa dei commissariamenti governativi su rifiuti e sanità sul Lazio. Per quanto ci riguarda le regioni dovrebbero contribuire alla messa in discussione del Fiscal Compact e del disastro economico e sociale conseguente. A Roma e nel Lazio la crisi ha avuto una vera e propria impennata negativa. Eppure quasi nessuno tra i partiti sembra preoccuparsene. La crisi è il tema. Non si può continuare a registrarne gli effetti. Si deve rispondere all’emergenza ad esempio con interventi di rifinanziamento del reddito minimo, oppure con il rilancio del sostegno a quello indiretto. Insieme a questo deve riprendere il ruolo pubblico nella programmazione e nella gestione dell’economia. Rilanciando i settori della ricerca e dell’innovazione, investendo sullo sviluppo connesso alle vocazioni produttive del territorio. Cultura, agricoltura, dissesto idrogeologico, manutenzione del territorio e della città. La stessa formazione professionale deve legarsi

Pare di capire da quello che dici che l’election day di fatto ha sterilizzato il confronto elettorale, perché tutti fanno affidamento sulla tornata nazionale. Anzi, per la destra è una partita che avrà un esito anche per il Campidoglio… Storace potrebbe pure usare questa campagna per poi giocarsi tra qualche mese la partita romana. Il gioco che pongono i tre componenti del centrodestra è il ricompattarsi dal punto di vista della contrapposizione al centrosinistra, contare sul risultato regionale e poi riaprire la partita romana.

Zingaretti? Ho paura che Zingaretti con questo suo sentirsi autosufficiente e vittorioso rischi di avere un’aula in cui la sua maggioranza sarà risicata.

E il rinnovamento tanto sbandierato? Assolutamente nulla. Il centro politico cambia, non è che si rinnova. In più c’è questa apertura ai moderati che è spaventosa. Ed è spaventoso che tutto questo passi nel silenzio, addirittura con i sindaci di centrodestra in piena campagna acquisti. Lui non ha bisogno di rappresentare un rinnovamento ma solo di lavorare nelle retrovie per costruire una maggioranza che poi diventerà una sua dependance.

«Il punto di partenza sono gli interessi di chi vive della propria fatica quotidiana. Difenderli e indicare una prospettiva per renderli egemoni è quello che dobbiamo fare»

alle alte qualifiche e al modello produttivo che si intende promuovere. Ovviamente la pratica si questi obiettivi si deve connettere ad una critica generale del modo di produzione capitalistico e della sua crisi. La crisi del centrodestra invece di far aumentare i contenuti di sinistra sta impegnando il centrosinistra in una assurda gara verso il centro. C’è una subalternità agli interessi dei poteri locali, nazionali ed internazionali. Una subalternità politica e culturale. Questa è la natura vera dello spostamento al centro. La sinistra e noi comunisti abbiamo il compito di metterci a disposizione di un percorso di ricomposizione che sappia contrastare tale subalternità. Il punto di partenza sono gli interessi di chi vive della propria fatica quotidiana. Difenderli e indicare una prospettiva per renderli egemoni è quello che dobbiamo fare. La sinistra antagonista ha scelto una formula nuova per presentarsi agli elettori. Possibilità e limiti?

Fabio Nobile

PARLA LA SORELLA DI STEFANO, CANDIDATA NELLA CIRCOSCRIZIONE LAZIO 1

Ilaria Cucchi: «I cittadini sono stufi della giustizia al servizio dei potenti » Isabella Borghese

Una campagna elettorale tra le gente quella scelta da Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano Cucchi, “il ragazzo morto ammazzato dalla polizia” nel 2009, ma la cui fine, per citare le parole di lei «è proprio iniziata nel loro quartiere, Tor Pignattara». E dopo due anni di vita che la Cucchi ha trascorso a fare politica da sola, proprio quest’anno in occasione delle elezioni, su invito di Antonio Ingroia che l’ha incoraggiata a scendere in campo, Ilaria si è trovata davanti alla possibilità di procedere nel suo percorso politico, ma non più da soggetto singolo. La Cucchi ha chiesto prima di poterci pensare due giorni, poi ha incontrato il candidato leader, si è confrontata con lui e dopo non ha avuto più dubbi. “Ingroia ha una faccia pulita” ha dichiarato Ilaria. Ed è stata questa sua considerazione personale a metterla sulla scelta di cambiare percorso, a spingerla e senza alcuna esitazione, a intraprendere il percorso politico con Rivoluzione Civile. Lei, Ilaria, non è solo la sorella di Stefano, ci tiene molto a specificarlo quando la si incontra.

E’ anche una madre oggi e soprattutto una donna coraggiosa, forte, determinata. Ha deciso di “strumentalizzare” (verbo utilizzato per sbeffeggiare le spregevoli dichiarazioni di Giovanardi) la sua vicenda personale per metterla a servizio dei cittadini, con una candidatura che si pone come obiettivo primo quello di tentare di evitare che la storia della sua famiglia diventi quella di altre.

Tor Pignattara è il suo territorio, ma anche il quartiere dove è “iniziata la fine di Stefano, suo fratello”. Per due anni ha lottato e fatto politica da sola, oggi la sua strada è un’altra. Come sta vivendo questo cambiamento? La scelta di entrare in politica nasce dalla necessità di portare all’attenzione della nostra politica tematiche scomode che in questi anni sono state arricchite solo da parole. Occorrono invece nuove proposte perché sino ad oggi non si è intervenuti né sul problema delle carceri né su quello della giustizia. Ero bambina quando sentivo parlare di carceri. Mio fratello è morto di carcere. In passato non ho sentito mai mio questo problema legato alla giustizia e alle carceri. Oggi, invece, ho conosciuto e so quanto è sbilanciata la giustizia a favore del cit-

«Occorrono invece nuove proposte perché sino a oggi non si è intervenuti né sul problema delle carceri né su quello della giustizia. Mio fratello è morto di carcere»

tadino. So che il tema per il nostro paese è diventato un’emergenza.

La sua entrata in politica avviene in un periodo molto particolare. Gli italiani sono stanchi di essere presi in giro. Molti non voteranno. Altri neanche si interessano più di quello che accade. Quali sono a suo avviso le emergenze? Credo che gli italiani siano stanchi e stufi di avere a che fare con una politica che non è più a loro servizio. Sono stanchi di una giustizia che è solo a favore dei potenti. Anche per questo ho deciso di portare all’attenzione pubblica e della politica la necessità di controllo all’interno della magistratura, perché vengano tutelati i diritti dei cittadini quando

nei processi entra la politica con i suoi processi.

Passiamo alla campagna elettorale. Sì. Ho scelto di farla tra la gente. La politica per riottenere la fiducia da parte delle persone deve stare tra loro. Sto girando molto, con grande soddisfazione e una partecipazione numerosa nei territori. Questo ripaga la stanchezza.

Informazione in rete per fare rete

La campagna elettorale che si prospetta per tutto il primo quadrimestre del 2013 è davvero senza precedenti: primo, perché a Roma si svolgerà su ben tre fronti: locale, nazionale e regionale; secondo, perché è una sfida diretta all’esistenza del Prc come rappresentanza politica; terzo, perché si gioca anche sul terreno della comunicazione multimediale. O, per dirla in altre parole, la comunicazione multimediale avrà molto più peso che nelle volte precedenti. Senza contare che l’antipolitica ha scavato in profondità regalando altri punti percentuali all’astensionismo. Il gruppo redazionale di Liberaroma ha proposto di arrivare quanto prima a una sorta di coordinamento tra militanti Fds che si occupi della propaganda elettorale, soprattutto quella comunale, in una forma nuova e parallela a quella Fds o comunque del nuovo soggetto politico che sta nascendo con Rivoluzione civile. L’idea del coordinamento sul piano dell’informazione e della comunicazione nasce non solo dal fatto che qualsiasi azione di propaganda è più efficace se parte da una azione collettiva (campagna) – pensiamo per esempio a quello che significa agire con questo stile nell’ambito del mondo web – ma anche dalla constatazione che in regime di ristrettezza di mezzi e di forze il nostro obiettivo è innanzitutto quello di mettere a frutto le poche risorse di cui disponiamo. Massimo spazio alla creatività e all’invenzione, quindi, ma dentro un perimetro di pratica collettiva. Si sono già svolti alcuni incontri assembleari. E altri verranno effettuati nelle prossime settimane. La filosofia ispiratrice prende le mosse dall’idea che ogni compagno possa attivarsi per fare campagna elettore facendo confluire poi tutta l’esperienza in una sorta di “cassetta degli attrezzi” collettiva. Una volta condivisa la cassetta degli attrezzi, si può scegliere se muoversi come gruppo locale oppure aderire di volta in volta alle campagne che vengono decise a livello collettivo. Le due modalità ovviamente non si escludono. Quello che chiediamo a tutti, anche a quelli che sceglieranno di essere completamente autonomi, è di partecipare alle campagne virali on line, e comunque di prendere visione via via delle proposte che arrivano dal lavorìo collettivo. www.liberaroma.it

REGIONALI nel Lazio si vota così

Una decreto legge contro la tortura. Sarà il suo primo impegno se verrà eletta? Certo. E’ scandaloso che ancora non sia stato introdotto. E’ scandaloso per il nostro paese e per il senso di civiltà che tutti dovrebbero avere. Per questo chiedo a tutti di sostenere quest’introduzione. Credo che opporsi non solo sia sbagliato, ma se chi si oppone alla legge sulla corruzione viene giudicato corrotto, lo stesso vale per la tortura.

Cosa le resta oggi del passaggio nei Cie? E’ pesantissima la realtà dei Cie. Entrarci significa trovarsi davanti a uomini che vengono privati dei loro diritti e della loro libertà. Una realtà di gran lunga peggiore, dunque, di quella delle carceri.

Certamente l’aver messo assieme sul piano elettorale una parte della sinistra e delle altre forze che si oppongono a Monti e a chi lo ha sostenuto è un merito e un limite allo stesso tempo. Un merito perché c’è bisogno, anche in Italia, di una forza in grado d’interloquire con la sinistra antiliberista che si oppone alla Bce e a Pse e Ppe che si esprimono come garanti politici. Il limite è che la lista comprende solo una parte di tale sinistra e il profilo deve qualificarsi con più forza in tale direzione. Insomma c’è ancora una distanza importante tra l’ opzione politica necessaria e l’offerta elettorale che risente di un processo troppo oggettivamente schiacciato sul piano elettorale. Tale distanza andrà colmata dentro le dinamiche reali che seguiranno le elezioni. Un’altra novità è il movimento di Grillo, anche se nel Lazio ha subito qualche defezione e non sembra così presente. Cosa ne pensi? Il movimento 5 stelle esprime il disagio sociale e l’assenza di un’organizzazione im grado di esprimere una concreta prospettiva di cambiamento. La debolezza della sinistra è il motivo essenziale del successo del fenomeno. Credo copra uno spazio la cui fluidità è la sua fortuna e il suo limite. Credo che tale fenonemo si polarizzerà nel futuro a destra e a sinistra. Dipende da chi ha più filo. Nel Lazio si vedono poco. Ma a Roma il voto d’opinione è alto, anche se peserà soprattutto sulle politiche meno sulle regionali. L’unità dei comunisti, come l’hai sempre chiamata tu, sembra tenere nonostante tutto. Quali futuro prevedi? Tale unità, in realtà, tiene a Roma. A livello nazionale è tutto congelato. Dopo il corteo del 12 maggio che ha visto sfilare 40000 comunisti uniti a Roma non si è prodotto il salto necessario. Si poteva essere da subito perno per quella sinistra di cui il Paese ha bisogno. Ma non è andata cosi, anche se alla fine Pdci e Prc sono unitariamente nella lista rivoluzione civile. Continuo a credere che in Italia il patrimonio organizzato dei comunisti è una risorsa che va unita e allargata a coloro che si battono per trasformare la società a partire dall’opposizione a Bce e alle sue scelte. Rilanciare la questione del socialismo del XXI secolo anche in Italia è un compito per il quale l’unità, ovviamente nella chiarezza strategica, è fondamentale.

Ilaria Cucchi

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La legge elettorale del Lazio è piuttosto complessa. In sintesi: 40 seggi vengono ripartiti proporzionalmente tra le liste concorrenti. Le liste dei candidati sono provinciali: 29 seggi per la provincia di Roma; 4 seggi per la provincia di Latina, come per quella di Frosinone; 2 seggi per la provincia di Viterbo ed 1 solo seggio per la provincia di Rieti. Le liste provinciali sono collegate ad una lista regionale, cosiddetto listino, il cui capolista è candidato alla presidenza della Regione. La lista regionale è composta da 10 candidati. Il candidato presidente che ottiene più voti fa eleggere in blocco i candidati nel listino (premio di maggioranza pari al 20% dei consiglieri). Esistono due tipi di sbarramento: non hanno diritto alla ripartizione dei seggi le liste che non raggiungano il 3% dei consensi, a meno che non siano collegate ad una lista regionale che ottiene almeno 5% dei voti. La legge prevede la possibilità del voto disgiunto. E’ possibile votare per una lista, esprimere la preferenza per uno dei candidati in lista e poi votare per un candidato presidente non collegato a quella stessa lista. In breve, il voto alla lista viene attribuito al candidato presidente collegato a quella lista, a meno che l’elettore non indichi un altro candidato presidente.


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Il sindaco se ne va e lascia lo sfascio TUTTO IN NEGATIVO IL BILANCIO DELLA GESTIONE DI “GIANNI IL PUGLIESE” AL CAMPIDOGLIO

Elezioni di febbraio, resa dei conti nella destra: la partita tra Meloni, Storace e Alemanno Fabio Sebastiani

Fino a poco prima che lo scandalo della Regione Lazio cancellasse la classifica dei fallimenti del centrodestra girava una battuta tra i maggiorenti del Pdl: “A Roma dopo Alemanno non vinciamo nemmeno se candidiamo Gesù Cristo”. Eppure l’aveva detto “Gianni il pugliese” che il 2013 l’avrebbe rivisto di nuovo ai blocchi di partenza per la conquista della Città Eterna. E questo per il semplice motivo che Roma non si fa in un giorno e al lui occorrono “almeno dieci anni per dare una svolta a questa città”. Gliene sono bastati cinque per portarla allo stremo e riempirla di fumo. Ma si sa, l’arrosto non è Roma, ma lui, o meglio il progetto politico della destra sociale “al potere” con quel misto di revival e falso modernismo, razzismo cagnesco e doppiopetto affittato al teatro dell’opera. Dal Gran Premio di Formula Uno all’Eur alla candidatura alle Olimpiadi, dalla valanga di inchieste sugli uomini da lui messi nei posti chiave, e relativi schizzi di fango (punti verdi, dossier da usare contro l’opposizione), per finire all’inglorioso primato del bilancio più evanescente del mondo, quella di Alemanno è stata una giunta che dire inefficiente e inconcludente è senz’altro dire poco. Nessuno oggi ricorda la difficoltà a mettere insieme la squadra degli assessori, indice di una mancanza reale di uomini e idee. Nessuno ricorda i continui rimpasti e né gli scontri con funzionari, direttori e presidenti di municipalizzate. Di fronte a tanto disastro, in realtà, una ratio c’è, ed è il tentativo di Alemanno di trovare una nuova strada di potere legando la sua esperienza politica pas-

sata, ovvero la cosiddetta destra sociale dei picchiatori e di qualche affarista senza scrupolo, contesa al suo antagonista Storace, alla ricerca di legami con i poteri forti della città. Operazione riuscita a metà, evidentemente. Cioè, cinque anni passati a distribuire prebende e regalìe ma quasi nessun progresso sul piano dell’accreditamento nelle stanze che contano. Anzi,

se leggiamo l’operazione Acea (e quella della vignettistica Formula Uno) come un tentativo di consolidare il legame con Caltagirone viene a galla tutta la portata del flop. Alemanno di fronte a tanta incapacità ha sempre giocato la carta “telegenica”, cercando di seguire il maestro Berlusconi sullo stesso terreno: interpretare cioè contemporaneamente il volto del Governo

e quello dell’Opposizione (paradossale il siparietto del “No” alla discarica ai “Monti dell’Ortaccio”). E quando questo non è proprio possibile, né politicamente realistico, eccolo rifugiarsi in un populismo d’accatto mai in sintonia con i cittadini di Roma che hanno sempre stigmatizzato con diffidenza e ironia le esibizioni del potere e della facile ri-

cerca del consenso. An che se sono in pochi a dirlo ma Alemanno è proprio con i cittadini che ha dovuto vedersela in questi anni: dai numerosi comitati no Pup a quelli contro le discariche, tra le rivolte per l’aumento dei biglietti e lo stravolgimento dei percorsi dei servizi pubblici, senza dimenticare gli asili nido e i tagli ai servizi sociali il confronto è stato molto diretto. Quel che è venuto a galla con fascistopoli e parentopoli sono solo alcuni brandelli del percorso di Alemanno dentro una “democristianissima” costruzione del potere. Dentro il Campidoglio ha fatto di peggio: da una parte lo eleva al rango di profondo conoscitore del meccanismo di governo ma dall’altra lo condanna a un profilo da sbruffone che di fatto ha finito per portarlo verso la deriva. “Ad un certo punto deleghe, nomine in incarichi – scrive il suo ex assessore Umberto Croppi nel suo pamphlet dal significativo titolo di “Romanzo Comunale” - . Quelle date e non consiglieri alla fine ammonteranno a trentacinque: c’è un delegato alla memoria, uno alle politiche della disabilità, uno alla sicurezza nello sport, uno all’energia del Tevere, c’è perfino un’addetta alle relazioni con il Dalai Lama!”. Ed ancora, “non era mai successo prima che, in questa misura, il consiglio comunale disponesse di una capacità autonoma di spesa come in questi anni. La presidenza è arrivata addirittura a fare dei bandi per attività di spettacolo. Senza commissioni tecniche, senza valutazione di congruità, senza controlli e senza nemmeno pubblicare le graduatorie. Altro che organo di indirizzo”. Insomma, Alemanno il nomignolo di “Retromanno” se lo conquista sul campo, vittima della sua stessa furbizia.

La sfida è sui voti della destra sociale

CAMPAGNA ELETTORALE FINO A MAGGIO PER TROVARE+ IL NUOVO LEADER DEI CONSERVATORI

Francesco Guido

Cassino è certamente nota nel mondo come il “teatro” naturale dove si svolge la narrazione di Umberto Eco, con la sua celeberrima Abbazia di Montecassino, i suoi misteri, le biblioteche segrete e gli intrighi medioevali. Certamente, oggi, non basterebbe nemmeno la sagacia investigativa di Guglielmo da Baskerville per scoprire i misteri che inducono Berlusconi a stringere l’accordo con Francesco Storace da Cassino. E’ interessante, tuttavia, provare a comprendere perché un partito come il Pdl decide di mettersi “al traino” di una forza di estrema destra populista come “La Destra” di Storace. Il segnale è pericoloso e conferma un dato che già conosciamo: a Roma, come nel Lazio, c’è un lavorio ininterrotto di gruppi diffusi sul territorio, di associazioni, di formazioni neofasciste che hanno acquisito un notevole potere contrattuale nei confronti della destra cosiddetta “moderata”. E’ da tempo che denunciamo l’esistenza di una massa critica di estrema destra, con elementi di xenofobia e di richiamo espresso ai “valori” del ventennio fascista. Oggi possiamo dire che, tramite la candidatura di Storace, questa trama organizzativa è emersa, si è appalesata. Il che sotto un certo profilo è un bene, perché impedisce, a quanti fino ad oggi hanno finto di non vedere, di continuare a voltare la testa dall’altra parte. Roma è una città dai due volti: capace della più generosa resistenza al nazi-fascismo tanto da meritare la medaglia d’oro per la lotta condotta nei quartieri e nelle periferie - ed, al contempo, capace di generare il fenomeno stesso del fascismo istituzionalizzato. La storia, sovente, scherza coi nomi, con le date e con le assonanze di certi episodi che si ripetono in una serie di suggestivi rimandi.

Il 28 ottobre 1922, come è noto, è la data “simbolo” dell’insediamento del regime fascista al governo del paese: la marcia su Roma. Uno dei principali artefici, nonché menti pensanti dell’invasione fascista fu proprio quell’Achille Starace il cui nome risuona sinistramente assonante all’odierno Storace, il quale pure una sorta di marcia romanesca vorrebbe fare, ma, questa volta, con direzione La Pisana. Così si spiega anche la famosa dichiarazione di Berlusconi quando, nella Giornata della Memoria dei delitti del nazi-fascismo, non ha trovato nulla di meglio da dire se non che Mussolini “salvo le leggi razziali, fece molte cose buone per l’Italia”. Berlusconi sa bene che vincere le elezioni regionali nel Lazio non è cosa di poco conto, anche in vista degli equilibri delle elezioni politiche. Quell’affermazione revisionista su Mussolini altro non era se non una blandizia, un prova di fedeltà ideologica verso l’alleato candidato alla Presidenza della regione Lazio. Per altro è noto come la scelta di Storace sorga dal desiderio del Pdl e del suo capo di disfarsi del sindaco di Roma Alemanno. Resta il dubbio se tale scelta sia determinata dalla manifesta incapacità di quest’ultimo a governare, oppure dal fatto che per acquisire il voto del sottobosco fascista romano serviva Storace in persona, il cui rango è certamente meglio accreditato presso le tifoserie di estrema destra e Casapound Italia. Ma Storace non è nuovo ai palazzi regionali ed agli scandali. Presidente della Regione Lazio dal 2000 al 2005 deve essere ricordato per aver ricevuto gli elogi, per la gestione della sanità pubblica regionale, addirittura da Giulio Andreotti in persona e dalle più alte sfere del Vaticano. Ma, probabilmente, il momento di massima notorietà lo raggiunse con il famoso scandalo so-

prannominato “Laziogate”. Siamo nel 2006 e Storace è sospettato di aver assoldato investigatori privati ed operatori informatici della società “Laziomatica”, violando l’anagrafe comunale di Roma, per scoprire dati riservati sugli avversari politici. In particolare sembra essere finita sotto osservazione Alessandra Mussolini, vittima del fuoco amico, anzi del fuoco camerata. Ma non c’è da farsi meraviglia, è ben noto il gusto di destra per lo spirito cameratesco e gli scherzi da caserma. Sotto la lente di ingrandimento del Grande Fratello di destra, e dei dossier preparati per l’occasione, finisce anche Marrazzo, “abbattuto” in seguito da altri intrighi progettati ad hoc. In seguito a queste vicende Storace è stato rinviato a giudizio con l’accusa di accesso abusivo al sistema informatico. Il 5 maggio 2010 è stato condannato ad 1 anno e 6 mesi di reclusione per lo stesso reato. Ma al di là delle vicende giudi-

ziarie ciò che più rileva è il dato politico riassumibile nella dichiarazione rilasciata dal candidato Presidente il 24 gennaio scorso: “Se mi danno del fascista sorrido”. A noi invece non fa sorridere affatto la possibilità che la destra reazionaria e post-fascista governi la Regione con il cui capoluogo è anche la Capitale d’Italia. D’altra parte a guardare le liste non c’è nulla da sorridere. Storace candida il famoso console “fascio – rock” Vattani, conteso dai fascisti del terzo millennio di Casapound, ma anche il giornalista del Telegiornale regionale Fidel Mbanga-Bauna. Ma una parte dei camerati romani sembra non aver gradito la candidatura del giornalista congolese, prontamente insultato con frasi a sfondo razzista sui siti web ed i social network. Le contestazioni “politiche” alla scelta di candidare un “nero” non fanno una piega, rispettando in pieno la folle ideologia fascista: “Dove sta la difesa dell’identità nazio-

nale? A questo punto, vista l’Italianità che vi contraddistingue tanto vale votare per il Pd”; “Gli italiani sono di razza bianca. Sarò bastarda, ma i neri hanno una puzza. Io non li sopporto”. Queste le sottili argomentazioni politiche del popolo fascista romano. Mussolini non avrebbe mai commesso un errore simile! Ma come è evidente il problema vero non è il colore della pelle del giornalista di destra. Piuttosto i camerati della famosa “banda noantri” non avrebbero mai pensato di dover inneggiare un “W Fidel”. Inoltre con un “non italiano” in lista come si fa a difendere l’identità nazionale? Impossibile. L’italiano è bianco, ma senza con ciò considerare i neri inferiori, è solo che non sono bianchi, perché appartengono ad altra razza. Ovviamente qualche elettore non si è limitato a contestare la scelta, affrettandosi ad abbandonare il troppo moderato partito della “Destra”, per approdare ai più sicuri e fascistissimi lidi di Forza Nuova. Lì i neri non entrano. Altri condividono la scelta, perché “se condivide i nostri valori va bene” e poi Mario Balotelli ha sdoganato l’esultanza dei nazionalisti per i gol dei Mondiali. Questo è il mondo “culturale” ed identitario dell’estrema destra romana, questo è l’elettorato cui si rivolge Storace. Certo oggi le paludi Pontine sono già bonificate e l’Eur è già costruito, ma chissà quante nuove opere pubbliche e quante “buone cose” potranno fare i fascisti del 2013 per il Lazio e la città di Roma. Tutto vero, salvo qualche prevedibile Salò nella sanità pubblica, visti gli illustri precedenti della Giunta Storace. Il “Nome della rosa” si conclude con un incendio clamoroso che distrugge l’abbazia di Montecassino, lasciando solo morte e macerie. Il nome della “Destra”, la cui voce narrante è Francesco Storace da Cassino, prevediamo si concluda in modo analogo.


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Città bloccata da tangenti e parentopoli TRASPORTI PUBBLICI A PEZZI DOPO LA SCIAGURATA GESTIONE DELL’ATAC

Le confessioni degli indagati nella vicenda Breda-Menarini danno un nuovo impulso alle indagini Luigi Mazza

319,1 milioni di euro persi nel 2010, e 179,2 nel 2011 dopo la cosiddetta “cura dimagrante” dell’amministrazione Tosti: non sono noti i bilanci del 2012, ma la municipalizzata romana dei trasporti, Atac, è in perenne profondo rosso, nonostante la fusione con le altre due società: Trambus e Metro. L’aumento delle tariffe, la vendita del patrimonio immobiliare e la messa in mobilità dei dipendenti sembrano, per i vertici decisi direttamente dalla giunta Alemanno, l’unica soluzione per far fronte alla crisi. La magistratura ha fatto emergere il sistema “Parentopoli” prima, con le oltre 850 assunzioni a chiamata diretta, e il giro di tangenti per l’acquisto di 45 filobus dalla Menarini di Bologna dopo. E intanto Atac non funziona come dovrebbe.

Il parco bus e i lavoratori. Atac conta 2213 vetture, con età media di otto anni. Di queste il 16 per cento, pari a 360 vetture, ha superato il ciclo di vita utile, ossia ha più di 12 anni. Sono queste le vetture più soggette a guasti e che provocano continue interruzioni di linea, e disservizi per gli utenti. Gli autisti necessari a garantire un servizio efficiente sarebbero almeno 6500 ogni 2.000 autobus, ma a oggi se ne contano 5.700. I bus di linea, da contratto di servizio, avrebbero dovuto percorrere nel 2012 120 milioni di chilometri, ma ne hanno percorsi meno di 100 milioni, proprio a causa di carenza di personale viaggiante e di guasti sulle vetture più vecchie. E se i conduttori dei mezzi Atac sono costretti a lavorare più del dovuto, ad accumulare giorni di ferie non goduti (60 i media lo scorso anno) e a non poter chiedere giorni liberi che non siano per motivi di malattia, i dirigenti intanto sono diventati più di 100, e i quadri 200.

Effetto “parentopoli” “So’ cose che se so’ sempre fatte, sia chiaro. Ma chi ricopre un ruolo da as-

sessore, purtroppo marchette sue ne può fare veramente poche. Io stavo al Patrimonio, e la mia compagna è entrata con Bertucci. Le ho dato una mano ai Trasporti, non l’ho mandata alle risorse per Roma”. Questo è uno stralcio delle intercettazioni telefoniche fra Marco Visconti, assessore all’Ambiente, e Francesco Maria Orsi, consigliere della maggioranza di Gianni Alemanno. Durante questi anni di pessima gestione di Atac, c’è un filo rosso che li percorre e che finisce per intrecciare a stretto giro i vertici di Atac con la maggioranza di Gianni Alemanno in Campidoglio, consegnandoci alla fine la fotografia di un sistema perverso fatto di clientelismo e malaffare. È il novembre 2010 quando, dopo notizie di scandali pubblicate dai principali quotidiani locali e nazionali, la Procura di Roma fa sapere dell’apertura delle indagini relative a ben 854 assunzioni per chia-

mata diretta a dir poco sospette. La Questura di Roma apre un fascicolo: “Atti relativi ad assunzioni a chiamata diretta”; si aprono indagini contro ignoti e l’ipotesi di reato è quella per abuso di ufficio. Il fatto è che fra quegli 854 nomi di persone assunte, ne spuntano alcuni molto strani, e i curriculum ad essi collegati sono piuttosto bizzarri per le mansioni affidate. Agli onori della cronaca balza subito il nome di Giulia Pellegrino, assunta come segretaria (“una delle tante”, specificherà lei) del direttore industriale Atac, Marco Coletti, ma di professione cubista: a fare da tramite fra le discoteche da cui proveniva e la municipalizzata pare sia stato Gianni Sammarco, deputato e coordinatore romano Pdl, legato a Cesare Previti. Parenti di Bertucci, tra cui Patrizio Cristofari, nominato addirittura dirigente. Poi spuntano Francesco Bianco e Gianluca Ponzio, ex esponenti dei Nar. È solo l’inizio della bufera che

sta per abbattersi su Atac: accanto al nome della cubista spuntano quelli di generi, nuore e nipoti di dirigenti, politici e sindacalisti.

Tangenti. 600 mila euro: a tanto ammonterebbe la tangente che la Breda Marini di Bologna, società del gruppo Finmeccanica, avrebbe pagato per garantirsi una commessa di 45 filobus da vendere al Campidoglio per la linea LaurentinaTor Pagnotta. La commessa risale al 2009, e ha un importo di 20 milioni di euro circa, su cui il pm Paolo Ielo ipotizzò subito il rischio di sovra-fatturazioni. Tra i primi indagati compaiono Roberto Ceraudo, ex a.d. di Breda Marini, e Riccardo Mancini, a.d. dell’Ente Eur e uomo vicinissimo ad Alemanno. Corruzione e frode fiscale i reati ipotizzati. Mancini si sarebbe fatto da garante per l’erogazione della maxi-tangente, ottenendo in cambio da Finmeccanica

l’appoggio per essere nominato amministratore dell’Ente Eur: nomina puntualmente arrivata. Il ruolo di Mancini sarebbe poi diventato ancora più determinante nel momento in cui Atac si dimostrò intenzionata a non pagare la commessa. La tangente, che Mancini doveva garantire, sarebbe stata destinata a Lorenzo Borgogni, ex responsabile alle pubbliche relazioni di Finmeccanica, e a Lorenzo Cola, ex consulente di Finmeccanica. Nel dicembre 2011, sentito dai magistrati, Borgogni aveva fatto intuire quali fossero i rapporti tra Finmeccanica e Alemanno: «Cola – dichiarava Borgogni d’accordo con Guarguaglini (all’epoca dei fatti amministratore delegato di Finmeccanica, ndr) mi disse di farmi da parte perché ai rapporti con il sindaco Alemanno ci avrebbe pensato lui, perché con tali ambienti egli coltivava rapporti storici. La cosa venne confermata quando l’ad della Menarini mi disse di interessarmi per una fornitura di autobus che la nuova amministrazione comunale intendeva acquistare nella repubblica Ceca». Interessante rileggere quanto Cola dichiarò a maggio del 2012 davanti ai magistrati: «Propongo la questione dell’ingresso delle controllate Finmeccanica nei lavori della metropolitana. Guarguaglini mi dice di occuparmi della chiusura dell’affare autobus, per poi puntare alla metro e mi dice di parlare con Ceraudo». A questo punto il passaggio di denaro è un dato di fatto: l’imprenditore Edoardo D’Incà Levis, che avrebbe fatto da tramite per far entrare la controllata di Finmeccanica nell’affare dei filobus, nel corso di un interrogatorio rivela che il passaggio di 600 mila euro c’è stato, ed era indirizzato “alla segreteria di Alemanno”. Ceraudo il 24 gennaio viene arrestato per corruzione. E Mancini l’1 febbraio ammette di aver ricevuto una busta di 60 mila euro. Sia chiaro però, spiega Mancini con vaghe e contraddittorie dichiarazioni: si trattò di una “donazione”, e non di una tangente, ricevuta da un mittente ignoto a gara d’appalto conclusa..

Fiumicino, cittadini contro il raddoppio SCEMPIO AMBIENTALE E MIRE SPECULATIVE NEL PROGETTO DI AMPLIAMENTO DELLO SCALO

“Chiediamo a tutti i candidati alla presidenza della Regione Lazio di dichiarare pubblicamente e in modo inequivocabile se sono a favore o contro il Raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino”. Il Comitato Fuoripista è nato da pochi mesi per fermare la colata di cemento e inquinamento che sta per stringere il territorio di Fiumicino in una vera e propria morsa. E non ha nessuna intenzione di far passare la tornata elettorale delle elezioni regionali senza che sul Raddoppio della pista dello scalo internazionale Leonardo da Vinci non si faccia chiarezza. Si appellano a una precisa norma costituzionale, l’articolo 117, che prevede una condivisione di interventi tra Stato e Regione. Finora solo il candidato di centrosinistra, Sandro Ruotolo, si è espresso contro. L’ampliamento dell’hub, secondo gli esponenti del comitato se realizzato consumerebbe 1200 ettari di Riserva Statale del Litorale Romano. Visto che si potrebbero ottenere risultati migliori dal punto di vista della capacità di servizio attraverso una vasta ristrutturazione e riorganizzazione ecco che il “regalo del Governo Monti” ad Adr si rivelerebbe una mera speculazione fondiaria ed edilizia. Il ministro Passera pochi giorni fa ha emanato un atto di indirizzo che ha cancellato l’aeroporto di Viterbo e, ancor prima, aveva aumentato la tassa d’imbarco in favore di Adr con l’obiettivo di dotare la società delle risorse necessarie ad avviare i lavori di ampliamento. Con

il nuovo progetto verrebbero a cessare decine di aziende agricole di piccole e medie dimensioni produttrici di eccellenze ortofrutticole in un territorio vocato all’agricoltura e circa trecento famiglie si vedrebbero espropriate le proprie abitazioni. In questo gioco di interessi economici spicca il caso dei Benetton. Nel caso specifico, infatti, la famiglia Benetton si verrà a trovare nell’ambigua situazione di giocare contemporaneamente diverse parti in commedia: come Edizioni Holding SpA - proprietaria della Maccarese SpA - si vedrebbe espropriata (e risarcita) dallo Stato dei circa 800 ettari sui 1200 del nuovo sedime per poi riaverli in concessione come AdR per l’ampliamento dell’aeroporto, ottenendo nel frattempo il cambio di destinazione d’uso del terreno da agricolo a servizi, con un aumento molto significativo di valore. Insomma, la classica storia italiana nella più classica delle salse, quella della speculazione ai danni della salute e degli interessi dei cittadini. “Il raggiungimento nell’anno 2021 di 51 milioni di passeggeri/anno è una quota difficile da raggiungere vista la continua contrazione degli ultimi anni di voli e passeggeri provenienti da altri continenti e dai paesi europei”, sostengono i cittadini. “Molto più facile sfruttare l’andamento in controtendenza dei voli low cost - aggiungono - che (sebbene registrino anch’essi attualmente una diminuzione) secondo le previsioni

dovrebbero aumentare del 50% rispetto al volume attuale”.Il Comune di Fiumicino è formato da quindici paesi, medi e piccoli, sparsi su una superficie di oltre 200 chilometri quadrati, che presentano una realtà ambientale molto differenziata: piccoli centri rurali immersi nella campagna, centri turistici costieri e centri urbani di maggiore entità, oltre al grande aeroporto. Questo territorio è la “casa comune” di una popolazione in continua crescita, attualmente di oltre 72.000 persone (che d’estate salgono a 150.000) e costituisce uno degli ultimi polmoni verdi della provincia di Roma. Fa. Sa.

Bus e Metro, l’Antitrust contesta al Comune l’affidamento esclusivo della gestione all’Atac

L’Antitrust ha inviato a Roma Capitale un parere con il quale contesta le decisione della giunta capitolina che ha affidato all’Atac, l’azienda municipalizzata per i trasporti, senza gara e fino al 2019 la gestione di bus e metro, parcheggi e servizi di convalida dei biglietti. Lo dice una nota dell’organismo di vigilanza, in cui si aggiunge che se l’amministrazione non rimuoverà le violazioni, l’Antitrust ricorrerà al Tar. L’Autorità, si legge nel provvedimento, “ritiene che la delibera del Consiglio Comunale di Roma Capitale 47 del 2012, con cui è stato disposto l’affidamento ad Atac del servizio di trasporto pubblico di superficie e su metropolitana e delle attività complementari dal 1° gennaio 2013 al 3 novembre 2019 integri una violazione dei principi a tutela della concorrenza”.

L’Autorità di vigilanza contesta la mancata spiegazione delle ragioni dell’affidamento in house, che la Ue vuole motivate, e la mancata riserva del 10% degli appalti che andavano comunque messi a gara. Ma anche e soprattutto viene contestato di non aver stabilito gli obblighi di servizio pubblico imposti ad Atac né aver indicato “un valore delle relative compensazioni, calcolato, come dovrebbe essere, sulla base dei costi di un’azienda media gestita in modo efficiente”. L’Antitrust ha concesso a Roma Capitale 60 giorni per adottare “iniziative per rimuovere la violazione della concorrenza sopra esposta. Laddove entro il suddetto termine tali iniziative non dovessero risultare conformi ai principi concorrenziali sopra espressi, l’Autorità potrà presentare ricorso [al Tar] entro i successivi 30 giorni”.


Liberaroma Speciale Elezioni 2013 n.7