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TUTTO PASSA, TUTTO MARCO LUPO

IL DISTURBO DELLE ONDE raffaele riba

VAGONE N 3 ARIANNA PETROSINO


Š Liberaria Editrice s.r.l. Via Abate Gimma 171, 70122 Bari www.liberaria.it P.I. 07256920724


TUTTO PASSA, TUTTO MARCO LUPO


Nel momento in cui l’acqua scorreva a ritroso sui sassi, nel momento in cui si formava la risacca, con un fruscio su ogni sasso per migliaia di sassi. Nel momento in cui quella massa si univa ad altra massa e veniva schiacciata dalla corrente che le passava sopra. Nel momento in cui si formava il mulinello che ritornava a cavalcare la corrente. Nel momento in cui, avvicinandosi alla riva, l’acqua s’increspava migliaia di volte al giorno; infinite in una vita. Nel momento preciso in cui quell’onda si schiantò sul bagnasciuga messo di traverso al sole delle sette, suo padre e sua madre ebbero l’amplesso che fu il principio di Agostino Neri da tutti detto Marconi. 9


IL DISTURBO DELLE ONDE RAFFAELE RIBA


La panchina è come una barca che scivola mentre il sole si infila nelle scarnificazioni che riproducono iniziali e cuoricini e parolacce nelle palazzine bianche a cento metri dal tappeto di foglie. Lei ha la carnagione dei cereali, lui muove le dita lunghe sulla fascia verde che le tiene i capelli. Profumano di mela. Quella primavera gli dà la sensazione dell’acqua frizzante, come quando si piega il bicchiere e il liquido scende attraverso la lingua, le bollicine esplodono, la bocca si rinfresca. Hanno gli occhi scuri e guardano un vecchio 26


di fronte a loro, su una panchina piazzata sotto un platano. Lui le tocca un seno. Lei finge di arrabbiarsi. Lui stringe il capezzolo. Il vecchio muove i piedi tra le foglie e guarda qualcosa, da qualche parte nel palazzo bianco che li ha visti crescere. Quell’anno fanno di tutto per salvarsi. Nessuno ha ciò che merita, ma loro sono a una distanza dignitosa dalla felicità. Hanno appena vent’anni, lui ne compie ventiquattro a marzo, lei ventuno a luglio. Si sono sistemati in un monolocale, a metà strada tra l’ufficio dove lui impila moduli assicurativi per una società che affitta automobili e il pastificio dove lei lavora da poco meno di un anno. I mobili gli sono stati regalati da uno zio di lui. Sono scuri e pieni di cassetti. La cucina 27


andava di moda negli anni novanta. Funziona e non occupa tutto lo spazio a disposizione. La madre di lei si chiama Clara e soffre di crisi depressive. Una volta al mese o una volta ogni due mesi va da loro a cena. Porta sempre una torta di mele e una bottiglia di vino bianco. Il padre di lei è morto quando aveva la pertosse: caduto da un’impalcatura in un tunnel scavato dalla ferrovia. Lui è il terzo di sette figli. Il padre e la madre sono vivi e invecchiano in una città lontana, a sette ore di macchina, su una collina dove un bosco di ulivi secolari ricorda cicatrici di battaglie, di grandinate di sassi, di respiri trattenuti tra cespugli bassi, vendicativi. La casa di famiglia è bianca e ci sono otto stanze. Di fronte alla facciata principale c’è il frutteto, e accanto una pineta. Sul lato posteriore della casa la terra è più scura, ha il colore del rame. 28


VAGONE N 3 ARIANNA PETROSINO


Lo sapevi che ad Amsterdam ci sono duecentocinquantamila alberi? Non ci siamo presentati, ma io ti do lo stesso del tu. Shhh. Zitto. Non dirmi il tuo nome, io non ti dirò il mio e scenderemo da questo treno senza esserci mai conosciuti e potremo fare, dire e pensare quello che vorremo senza farci troppi problemi. Ecco. Potrai prendermi per pazza logorroica, dirmelo in faccia e non te lo rimprovererò mai, potremo correre in prima classe e rovesciare bottiglie di champagne senza 51


sentirci stupidi perché in fondo non saremo nessuno. Questo viaggio potrebbe durare per sempre. Fermo, non toccarmi il braccio. - Oh, scusa. Lividi? - No, sogni. Sono paranoica forse, ma hai presente quei sogni ricorrenti, che ti svegli la notte e non sai che pensare e ti vengono in mente le cose più assurde? C’è un uomo, anzi ci sono io, che esco dalla stazione, e sto salendo le scale quando quest’uomo, che di solito è sbronzo, anche se a volte non sembra, dicevo quest’uomo mi dice qualcosa di non troppo assurdo, ma io mi allontano velocemente perché è buio, e sono sola – quasi sola. Ma quello mi segue. Io non riesco a correre, non riesco a urlare e quando mi chiede perché scappo rispondo che ho paura; e allora lui si arrabbia, mi stringe il braccio e io non so 52


cosa abbia in mente ma voglio scappare, o svegliarmi (perché a volte lo so che è un sogno), sono terrorizzata e anche ora che te lo sto raccontando sto sudando e tremo. Poi qualcuno dà un calcio da dietro al tale, lui mi molla e io ringrazio prima di andare più in fretta possibile verso l’università. Anche se è buio, anche se non c’è nessuno. E a questo punto mi sveglio. - Ugh. - Come scusa? - Ugh, wow. Come vuoi insomma. Oh, sto diventando banale e stupida, tu ti annoierai e cambierai posto. Scusami, se vuoi ecco, mi sposto e tu puoi andare, tranquillo, come se non ci fossimo mai conosciuti, e in effetti è così. Dio santo, sei più piccolo di me forse. L’età, almeno quella possiamo dircela. Prima tu. - Ventiquattro. 53


Singolari Books Box Vol. V