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Modulazioni di presenza di Francesco Formaggi

Scendendo le scale che danno sulla strada, l'altra mattina, la signora Antonia, mia padrona di casa nonché dirimpettaia, ha messo un piede di sguincio ed è capitombolata. Pare portasse in mano una sporta piena di banane che miracolosamente sarebbero andate a finirle per cappello proteggendole la testa come un casco, tant'è che sta cominciando a diffondersi la voce nel quartiere che se non fosse stato per le banane la signora Antonia, dopo quel volo, non si sarebbe più rialzata. Pare sia rimasta spalmata a terra per più di un'ora, gridava aiuto ma nessuno la sentiva. Poi è arrivato il postino e l'ambulanza e il vicinato e i parenti e i curiosi. Mentre gli infermieri la caricavano sulla barella, più che per il dolore pare si disperasse perché la gonna si era sollevata e tutti le avevano visto le mutande, e pare che chiamasse il nome di un certo Gianni, come ipnotizzata, e pare che il marito, di nome Antonio, sia rimasto piuttosto perplesso. Diagnosi: frattura della nona vertebra lombare aggravata da osteoporosi cronica in stadio avanzato. Non sono ancora andato a trovarla ma qui intorno si dice che debba restare in ospedale per mesi, ingessata fino al mento, e che le abbiano innestato una barra al titanio nella schiena, per sorreggere la colonna, e ho sentito qualcuno che parlava di una gamba artificiale, qualcun altro di uno sfregio sulla faccia che l'avrebbe sfigurata, poi di un femore che sarebbe esploso come una bottiglia di vetro sbattuta a terra, e una chiosa, anonima: «Le sta bene!». Quello stesso pomeriggio il marito si è presentato alla mia porta chiedendomi se potevo occuparmi del gatto per qualche giorno, finché lui non tornava.


«Parte?» gli ho chiesto. «Sto fuori qualche giorno per lavoro» ha detto lui. Ho indicato il grosso trolley contro il muro alle sue spalle. «Quella non sembra una valigia per stare fuori qualche giorno». «Mi piace viaggiare comodo» ha detto lui, e mi ha mollato la cesta col gatto e si è fiondato nell'ascensore trascinandosi dietro il trolley prima che le porte si richiudessero. Nella cesta c'era un biglietto; diceva che non avrei avuto problemi. Bisognava dargli da mangiare, due volte al giorno (crocchette, negli orari indicati) e mettergli l'acqua dentro una ciotola. Niente di più. Dopo i ringraziamenti, era indicato l'indirizzo di un supermercato dove, testuali parole: «Vendono l'unica marca di crocchette che questo bastardo di gatto mangia senza poi scagazzare per tutta casa. Saluti». Così mi ritrovo con una padrona di casa storpia, un marito fuggiasco e un gatto bastardo che scagazza. A mio vantaggio il silenzio, finalmente. Senza più il trambusto elettrodomestico e le nenie gregoriane di Radio Maria che la signora Antonia ascolta tutte le mattine come sottofondo per le faccende di casa. Ramona, la donna delle pulizie, si è presentata alla porta piangendo. Tornava dall’ospedale, dove era andata a far visita alla padrona di casa, ed era inconsolabile. Non aveva ancora appoggiato il mazzo di fiori sul davanzale, disse, che la signora Antonia aveva cominciato a prenderla a parolacce e a gridarle addosso che era tutta colpa sua e soltanto sua se era caduta, perché aveva lavato le scale con la varechina e le aveva detto mille volte di non usare la varechina perché non serve a niente, le consuma le scale e poi si scivola, e lei invece niente, l'aveva usata lo stesso, e se non fosse stata così stronza e ottusa e l'avesse ascoltata a quest'ora lei non si sarebbe trovata con la schiena rotta per colpa sua, maledetto il giorno che l'aveva fatta entrare in casa e trattata come una figlia, ecco quali erano i ringraziamenti, e tutte le cose che le aveva regalato e caffè e zucchero e farina, sempre, perfino i panni per far vestire quei fannulloni dei figli che stanno tutto il giorno al bar a giocare a carte invece di andare a lavorare, farabutti loro e farabutta lei che l’aveva fatto apposta a


farla cadere cosĂŹ poteva fare i porci comodi col marito e sculettargli attorno e sbattergli le tette in faccia brutta stronza che non era altro.


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