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singolari


BOUTIQUE ELITE LETIZIA BOGNANNI


Erano stati giorni intensi per l’ispettore Miceli. Prima le indagini, poi, dopo l’arresto, la fatica di tenere a bada i cittadini che si accalcavano davanti al negozio, infine la prima conferenza stampa della sua carriera. Adesso, finalmente, si godeva la calma di una cena in famiglia. La moglie aveva preparato tutti i suoi piatti preferiti, dolce compreso. I bambini si erano addormentati senza fare storie. Il pomeriggio dai nonni li aveva sfiniti. Donatella servì il primo, spaghetti alla chitarra con ragù, e si sedette. Prese una forchettata di pasta ma era chiaro che aveva molta più voglia di parlare che di mangiare. Da parte sua, Aldo non vedeva l’ora di raccontare un’altra volta tutta la storia. Da quando era entrato in polizia, vent’anni 4


prima, non aveva mai lavorato a un caso tanto eclatante, e adesso si sentiva euforico come se avesse arrestato Totò Riina. Il giorno dopo, la storia avrebbe occupato le prime pagine di Parcopiano Oggi, Il Quotidiano di Parcopiano e Nuova Parcopiano, per non parlare dei tg regionali. “È vero che c’è dentro anche Anna Manocchio?” chiese Donatella. Aldo sorrise complice. “Vorresti vederla in manette, dì la verità”. “Ma va, esagerato. Però. Se è vero quello che si dice...”. “È vero” confermò Aldo. “Il suo numero è nell’agenda. Sotto il nome...” uno scoppio di risate stava per soffocarlo. Bevve un sorso d’acqua e continuò “sotto il nome Lady Oscar”. “Oh mio dio. E durante l’atto chiamava i clienti André? Anzi no, cosa dico, lei non si abbassa coi proletari. Probabilmente li chiamava Conte di Fersen”. “Che storia” disse Aldo scuotendo la testa. “Noi ci ridiamo, ma pensa al marito, pover’uomo”.

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Un racconto singolare di Letizia Bognanni

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