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Š Liberaria Editrice s.r.l. Via Abate Gimma 171, 70122 Bari www.liberaria.it P.I. 07256920724 ISBN 978-88-97089-09-4


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DAPPERTUTTO francesco gavatorta


C’è un locale in zona quadrilatero, a Torino, che non è come tutti gli altri. Ha le marionette appese al tetto e i libri legati fra loro, che uno può prendere e leggere mentre sorseggia un the o una pinta di birra doppio malto. Si chiama Casa MAD, e si trova in via Santa Chiara. E laggiù, alla sera, si può trovare qualcuno che suona, che legge ciò che ha scritto o che dipinge davanti a tutti. La titolare si chiama Daniela, ed è una pittrice. Racconta sempre che in principio il suo locale era il suo laboratorio di pittura e scenografia. Alla sera, dopo il lavoro, si trovava là con tutti i suoi amici, per parlare e bere insieme. Era casa sua, la stessa dove oggi le persone possono trovarsi. Così come lei aveva fatto un tempo, con i suoi amici. 8


Io e Daniela ci siamo conosciuti per caso. Una notte passeggiavo da quelle parti alla ricerca di una birra, quando ad un certo punto intravidi nella vetrina l’ombra delle marionette sulla parete blu. Decisi di entrare. Fuori pioveva, lei mi accolse come un vecchio amico. Ogni tanto, capitava che chiedessi ad Antonio – il marito di Daniela e l’uomo dei cocktail - di prepararmi qualcosa di unico da bere. Lui allora mi chiedeva: «Dimmi che sensazioni vuoi che ci metta dentro». La prima volta scambiai quella richiesta per una storia di droga. Antonio invece intendeva proprio sensazioni. Aveva un modo tutto suo di associare i sentimenti ai sapori, e per i cocktail questo valeva doppio. Così gli descrivevo storie di poche parole, fatte di incontri, sguardi, saluti, e lui mi preparava qualcosa che non mi ha mai deluso. Da Casa MAD, di solito, ci andavo da solo o al massimo con Daz, il mio più caro amico. Stavamo lì ore e ore, ci sedevamo fuori e guardavamo la gente passare, e parlavamo. 9


Eravamo insicuri. Abbastanza grandi per crescere ma troppo piccoli per farlo sul serio, rimanevamo legati a un modo poetico d’osservare il futuro, e quel luogo era l’ultima oasi che ci era rimasta al mondo per farlo. Vivevo in una sorta di limbo senza particolari picchi, né positivi né negativi. Con Daz attendevamo l’occasione vera, che a CasaMAD ci sembrava essere sempre a portata di mano, come la ragazza giusta e tutto ciò che ci sarebbe piaciuto conquistare. Una sera Daniela mi chiese cosa volessi fare nella vita di speciale. Le raccontai che fin da quando ero bambino avevo sempre sognato di raccogliere tutte le storie che mi sarebbe capitato di incontrare. Di scriverle, farne film e un mare di fotografie, poi metterle in mostra, fare in modo insomma che tutti, ma proprio tutti, potessero trovarle. «Di che storie parli?» mi chiese, incuriosita. «Non so, sai quando incontri le persone... Tipo per strada». 10


Book Box Vol. II  

Quattro racconti Singolari editi da Liberaria

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