Issuu on Google+

EDITORIALE N° 1 Gennaio 2010 Distribuzione gratuita Stampato in proprio

“...in questo povero paese in cui la politica, a destra e a sinistra, sembra aver perso la bussola democratica...” (Gianni Barbacetto)

La P2 di Licio Gelli

a pagina 3

Circa i doveri del vero cittadino a pagina 5

Tangentopoli non è mai finita a pagina 4

Il paese delle meraviglie a pagina 6

L’immigrazione a pagina 7

Tutto ciò chevogliamo c’è già a pagina 10


Editoriale

P2 - il programma

Prima dell’invenzione dell’ orologio vivevamo nel tempo, ma senza che questo ci dettasse le sue regole. I ritmi della natura determinavano l’inizio e la fine dell’attività. Si lavorava fino a quando un certo compito non era stato svolto o fino a quando il sole non tramontava. Si dava inizio e si poneva fine agli eventi quando lo si riteneva opportuno. Il tempo non scorreva lungo una linea retta tracciata dell’oggi al futuro; diversi ritmi temporali si alternavano a seconda delle stagioni. John Thackara tratto da In the bubble

La Bussola - periodico culturale Registrato presso il tribunale di Pesaro il 14 - 1 - 2010 n° 568 -----n°1 chiuso il 1° Febbraio 2010 Direttore responsabile Felice Massaro

FeliceM@associazione-liberamente.it

Redazione MonteMaggiore al Metauro (PU) Via Carbonara 40

redazione@associazione-liberamente.it

Editore Associazione Culturale LiberaMente Grafica e impaginazione Paola Bacchiocchi

PaolaB@associazione-liberamente.it

Stampa Stampato in proprio Pubblicità

pubblicità@associazione-liberamente.it

Informazioni

info@associazione-liberamente.it Gli autori si assumo le rispettive responsabilità

1

O Franza o Spagna, purché se magna

di Felice Massaro

Aristotele, uno dei primi studiosi del pensiero politico, sosteneva la natura essenzialmente politica dell’uomo, ( ζῷον πολιτικόν, zoon politicon, animale politico). L’uomo, data la sua natura, è destinato a vivere insieme agli altri. E la vita politica, cioé la vita insieme (politica deriva da πόλις, polis, città) è possibile se si è solidali con gli altri. Ne è derivato che il politico è colui che è preposto a disciplinare tale convivenza. Se viene meno ai suoi compiti necessariamente è un non politico, quindi, un antipolitico. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e si è pervenuti a uno stravolgimento semantico. L’antipolitico (il cattivo gestore della politica), mettendo le mani avanti, definisce antipolitico non se stesso ma colui che avanza giudizi negativi su chi gestisce la politica in maniera sornione, maldestra o truffaldina. Partendo da questo stravolgimento semantico ci mettono poco i cattivi politici ad aggiungere a costoro l’etichetta “qualunquista”. Il lettore voglia considerare tale premessa quale nostro preciso biglietto da visita. I redattori di questo giornale sono politici se tale termmine viene inteso aristotelicamente, antipolitici secondo l’accezione dei truffaldini. Ma attenzione. Siamo consapevoli che il nostro contributo sarà vano se il lettore continua ad adagiarsi. Tuttavia, non ci facciamo illusioni. Nel nostro popolo c’è una propensione genetica verso l’indifferenza. Il fiorentino Francesco Guicciardini, padre della storiografia moderna, guardava alle grandi monarchie nazionali europee che si erano costituite per la forza di una borghesia intraprendente e aperta. Inseguiva il progetto di uno Stato unitario italiano in una Italia del XV secolo che, fin da allora, era scorazzata da una meschina borghesia. Il popolo poi, le masse contadine, “o Franza o Spagna, purché

se magna”. La politica dello Stato Italiano, ancora oggi, è determinata dalla borghesia. E, visto l’affanno famelico che mostra nell’impadronirsi dei gioielli dello Stato, credo che il nostro destino sia segnato. La Fiat compra Ford e mette in cassa integrazione (a carico dello Stato, cioé nostro) tutti gli operai. Si stanno privatizzando persino le Forze Armate. La società Difesa Servizi SpA avrà delle prerogative uniche al mondo. Sarà un soggetto di diritto pubblico che opera in “piena autonomia contabile”, ovvero non dovrà rispondere ad alcuno dell’utilizzo delle risorse pubbliche (cioé nostre) a disposizione, “avvalendosi anche degli strumenti di diritto privato”. Si comincia dalla Difesa per applicare le stesse regole alla Sanità, all’Istruzione, alla Giustizia: non saranno più amministrazioni pubbliche ma società d’affari”, chiosa il senatore pd Gianpiero Scanu. Il Disegno di legge, presentato dal ministro Tremonti (quello che quando parla in Tv è sempre dalla nostra parte e contro i cattivi) è stato approvato dal Senato della Repubblica il 13 novembre 2009. Eni, Telecom, Enel, Alitalia, Immobili degli Enti previdenziali, tutto scomparso. Alcune volte lo Stato (cioé noi) ha dato finanziamenti a fondo perduto a chi ha acquistato tali beni. Come dire: acquista i miei averi con i soldi miei. Incredibile! Proprio come si fece nella Russia di Eltsin e di Putin quando furono smantellate le immense proprietà dello Stato e vendute, con finanziamenti a fondo perduto (cioé senza rimborso), agli amici degli amici che sono gli attuali miliardari sovietici. Gli enti previdenziali italiani, da soli, possedevano 120 mila edifici. Secondo le stime dello stesso ministero dell’Economia valevano tra i 40 mila e i 60 mila miliardi di lire (in numero: 60.000.000.000.000). La rendita di questo immenso patrimonio, calcolata

al 3% all’anno, da sola avrebbe garantito il pagamento delle pensioni agli attuali pensionati e ai futuri senza necessità per i lavoratori di versare più contributi. Dove sono andati a finire? Chiedetelo a Banca Imi, Caboto Intesa Bci, Deutsche Bank e Lehman Brothers, oppure al consorzio G6 di cui fanno parte Pirelli & C. Real Estate, Intesa Bci, Romeo Gestioni, Romeo Immobiliare, Andersen, Knight Frank, ecc., ecc. E il popolo? Chiacchiere al popolo: posto fisso, 500 euro ai giovani, diminuizione delle tasse, immigrati . Parole, parole, parole, parole d’amore (ultimamente) e da dementificio. O Franza o Spagna, purché se magna . Un adagio che alla fine porta a protestare sui tetti.

Il nostro Direttore Responsabile Docente di Lettere nelle Scuole Superiori, è stato Direttore Responsabile di alcune testate locali e di una Tv privata. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti-Elenco Pubblicisti dal 1986. Ha pubblicato alcuni testi scolastici con Ladisa Editore, Theorema, Giorgio Mondadori. Di origini pugliesi, ha due figli e vive a Fano da 12 anni.

La P2 di Licio Gelli

di Cristian Bellucci

Quando il grande pubblico si accorse di che cos’era la P2 - la loggia massonica coperta P2, organismo parassitario della loggia massonica scoperta Propaganda 2 - e in che cosa consisteva il “piano di rinascita democratica”, era già troppo tardi: il progetto gelliano era in stato avanzato, tant’è vero che non mi sembra sia cambiato nulla, anzi. Mi pare ci sia stato un consolidamento. Esso prevedeva la creazione di una rete di potere occulta composta da membri delle istituzioni, pochissimi e selezionati membri dei partiti, dei sindacati, della magistratura, delle forze dell’ordine, del giornalismo, del mondo dell’economia, dello spettacolo, al fine di porre rimedio alla situazione di allora, per una “rinascita”, un “rinnovamento” senza violenza, per “ristabilire gerarchie”, per riportare “meritocrazia” (parole dello stesso Gelli in un intervista a Pandora TV a dicembre 2008, ndr). Senza violenza ma, se necessario, avvalendosi anche di Gladio, l’organizzazione clandestina di tipo stay-behind (“stare dietro”) promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa Occidentale. In Italia Gladio è andata oltre queste prospettive, molto oltre, tanto da essere stata coinvolta in indagini giudiziarie riguardanti la strategia della tensione. La P2 si proponeva di scegliere e reclutare accuratamente e in numero giusto per arrivare a condizionare e indirizzare il potere legislativo e a

Licio Gelli, il “venerabile” (da venerare per che cosa non è dato sapersi), venne eletto nel settembre del 1971 segretario amministrativo della P2, costituita nel 1895 dal gran maestro Adriano Lemmi e a lui consegnata dal gran maestro del grande oriente d’Italia Lino Salvini. La loggia contava appena una quindicina di membri ed era da rifondare. Dallo stesso Salvini, Gelli ottenne il permesso di fare proselitismo; proselitismo indirizzato soprattutto a contrastare le velleità comuniste nella penisola. Ma il PCI, prima, e partiti da esso originatisi, poi, sembra più che altro aver badato a conformarsi alle pessime abitudini morali e di rispetto della legalità dei partiti ai quali avrebbero dovuto e dovrebbero opporsi. Ne sono prova le condanne di Tangentopoli, la corruzione di amministrazioni e governi della “sinistra”, gli inciuci continui e tanti provvedimenti legislativi a tutto campo fatti dal 1994 in poi, non solo da Berlusconi e i suoi accoliti, insegnano tanto a proposito. Insomma, appare che Gelli e Berlusconi abbiano sopravvalutato il problema: i “rossi” sono bravi da loro a tenersi fuori dal governare. Non hanno bisogno di alcun aiuto.

gestire indirettamente i grandi centri di potere economico. Persone i cui nomi (certamente non tutti) compaiono negli elenchi sequestrati a Castiglion Fibocchi, il 17 marzo 1981 durante una perquisizione ordinata dai giudici di Milano Giuliano Turone e Gherardo Colombo che stavano indagando sul finto sequestro di Sindona. Nell’occasione vengono ritrovati anche una impressionante mole di documenti che riguardano, oltre alle vicende massoniche, importanti eventi della vita pubblica del decennio precedente. Instaurando una dittatura nascosta, dolce, si sarebbe creata una Repubblica fondata sul controllo dei media, ad appannaggio di pochi eletti, adatta a concludere affari spregiudicati. Un criptogoverno, insomma, un potere sommerso, occulto, invisibile, ovvero “l’insieme delle azioni compiute da forze politiche eversive che agiscono nell’ombra in collegamento coi servizi segreti, o con una parte di essi, o per lo meno da questi non ostacolati” (dalla definizione di Norberto Bobbio ne “La democrazia e il potere invisibile”, in “Rivista italiana di scienza politica”, n. 2, 1980, pp. 200-201). Un sottogoverno che doveva resistere alle morti dei governi che si sarebbero succeduti. Un potere capace di dirigere gli avvenimenti più tragici come le stragi e i sequestri per cambiare a suo piacimento la storia, per influenzare la vita della Nazione.

2


Editoriale

P2 - il programma

Prima dell’invenzione dell’ orologio vivevamo nel tempo, ma senza che questo ci dettasse le sue regole. I ritmi della natura determinavano l’inizio e la fine dell’attività. Si lavorava fino a quando un certo compito non era stato svolto o fino a quando il sole non tramontava. Si dava inizio e si poneva fine agli eventi quando lo si riteneva opportuno. Il tempo non scorreva lungo una linea retta tracciata dell’oggi al futuro; diversi ritmi temporali si alternavano a seconda delle stagioni. John Thackara tratto da In the bubble

La Bussola - periodico culturale Registrato presso il tribunale di Pesaro il 14 - 1 - 2010 n° 568 -----n°1 chiuso il 1° Febbraio 2010 Direttore responsabile Felice Massaro

FeliceM@associazione-liberamente.it

Redazione MonteMaggiore al Metauro (PU) Via Carbonara 40

redazione@associazione-liberamente.it

Editore Associazione Culturale LiberaMente Grafica e impaginazione Paola Bacchiocchi

PaolaB@associazione-liberamente.it

Stampa Stampato in proprio Pubblicità

pubblicità@associazione-liberamente.it

Informazioni

info@associazione-liberamente.it Gli autori si assumo le rispettive responsabilità

1

O Franza o Spagna, purché se magna

di Felice Massaro

Aristotele, uno dei primi studiosi del pensiero politico, sosteneva la natura essenzialmente politica dell’uomo, ( ζῷον πολιτικόν, zoon politicon, animale politico). L’uomo, data la sua natura, è destinato a vivere insieme agli altri. E la vita politica, cioé la vita insieme (politica deriva da πόλις, polis, città) è possibile se si è solidali con gli altri. Ne è derivato che il politico è colui che è preposto a disciplinare tale convivenza. Se viene meno ai suoi compiti necessariamente è un non politico, quindi, un antipolitico. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e si è pervenuti a uno stravolgimento semantico. L’antipolitico (il cattivo gestore della politica), mettendo le mani avanti, definisce antipolitico non se stesso ma colui che avanza giudizi negativi su chi gestisce la politica in maniera sornione, maldestra o truffaldina. Partendo da questo stravolgimento semantico ci mettono poco i cattivi politici ad aggiungere a costoro l’etichetta “qualunquista”. Il lettore voglia considerare tale premessa quale nostro preciso biglietto da visita. I redattori di questo giornale sono politici se tale termmine viene inteso aristotelicamente, antipolitici secondo l’accezione dei truffaldini. Ma attenzione. Siamo consapevoli che il nostro contributo sarà vano se il lettore continua ad adagiarsi. Tuttavia, non ci facciamo illusioni. Nel nostro popolo c’è una propensione genetica verso l’indifferenza. Il fiorentino Francesco Guicciardini, padre della storiografia moderna, guardava alle grandi monarchie nazionali europee che si erano costituite per la forza di una borghesia intraprendente e aperta. Inseguiva il progetto di uno Stato unitario italiano in una Italia del XV secolo che, fin da allora, era scorazzata da una meschina borghesia. Il popolo poi, le masse contadine, “o Franza o Spagna, purché

se magna”. La politica dello Stato Italiano, ancora oggi, è determinata dalla borghesia. E, visto l’affanno famelico che mostra nell’impadronirsi dei gioielli dello Stato, credo che il nostro destino sia segnato. La Fiat compra Ford e mette in cassa integrazione (a carico dello Stato, cioé nostro) tutti gli operai. Si stanno privatizzando persino le Forze Armate. La società Difesa Servizi SpA avrà delle prerogative uniche al mondo. Sarà un soggetto di diritto pubblico che opera in “piena autonomia contabile”, ovvero non dovrà rispondere ad alcuno dell’utilizzo delle risorse pubbliche (cioé nostre) a disposizione, “avvalendosi anche degli strumenti di diritto privato”. Si comincia dalla Difesa per applicare le stesse regole alla Sanità, all’Istruzione, alla Giustizia: non saranno più amministrazioni pubbliche ma società d’affari”, chiosa il senatore pd Gianpiero Scanu. Il Disegno di legge, presentato dal ministro Tremonti (quello che quando parla in Tv è sempre dalla nostra parte e contro i cattivi) è stato approvato dal Senato della Repubblica il 13 novembre 2009. Eni, Telecom, Enel, Alitalia, Immobili degli Enti previdenziali, tutto scomparso. Alcune volte lo Stato (cioé noi) ha dato finanziamenti a fondo perduto a chi ha acquistato tali beni. Come dire: acquista i miei averi con i soldi miei. Incredibile! Proprio come si fece nella Russia di Eltsin e di Putin quando furono smantellate le immense proprietà dello Stato e vendute, con finanziamenti a fondo perduto (cioé senza rimborso), agli amici degli amici che sono gli attuali miliardari sovietici. Gli enti previdenziali italiani, da soli, possedevano 120 mila edifici. Secondo le stime dello stesso ministero dell’Economia valevano tra i 40 mila e i 60 mila miliardi di lire (in numero: 60.000.000.000.000). La rendita di questo immenso patrimonio, calcolata

al 3% all’anno, da sola avrebbe garantito il pagamento delle pensioni agli attuali pensionati e ai futuri senza necessità per i lavoratori di versare più contributi. Dove sono andati a finire? Chiedetelo a Banca Imi, Caboto Intesa Bci, Deutsche Bank e Lehman Brothers, oppure al consorzio G6 di cui fanno parte Pirelli & C. Real Estate, Intesa Bci, Romeo Gestioni, Romeo Immobiliare, Andersen, Knight Frank, ecc., ecc. E il popolo? Chiacchiere al popolo: posto fisso, 500 euro ai giovani, diminuizione delle tasse, immigrati . Parole, parole, parole, parole d’amore (ultimamente) e da dementificio. O Franza o Spagna, purché se magna . Un adagio che alla fine porta a protestare sui tetti.

Il nostro Direttore Responsabile Docente di Lettere nelle Scuole Superiori, è stato Direttore Responsabile di alcune testate locali e di una Tv privata. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti-Elenco Pubblicisti dal 1986. Ha pubblicato alcuni testi scolastici con Ladisa Editore, Theorema, Giorgio Mondadori. Di origini pugliesi, ha due figli e vive a Fano da 12 anni.

La P2 di Licio Gelli

di Cristian Bellucci

Quando il grande pubblico si accorse di che cos’era la P2 - la loggia massonica coperta P2, organismo parassitario della loggia massonica scoperta Propaganda 2 - e in che cosa consisteva il “piano di rinascita democratica”, era già troppo tardi: il progetto gelliano era in stato avanzato, tant’è vero che non mi sembra sia cambiato nulla, anzi. Mi pare ci sia stato un consolidamento. Esso prevedeva la creazione di una rete di potere occulta composta da membri delle istituzioni, pochissimi e selezionati membri dei partiti, dei sindacati, della magistratura, delle forze dell’ordine, del giornalismo, del mondo dell’economia, dello spettacolo, al fine di porre rimedio alla situazione di allora, per una “rinascita”, un “rinnovamento” senza violenza, per “ristabilire gerarchie”, per riportare “meritocrazia” (parole dello stesso Gelli in un intervista a Pandora TV a dicembre 2008, ndr). Senza violenza ma, se necessario, avvalendosi anche di Gladio, l’organizzazione clandestina di tipo stay-behind (“stare dietro”) promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa Occidentale. In Italia Gladio è andata oltre queste prospettive, molto oltre, tanto da essere stata coinvolta in indagini giudiziarie riguardanti la strategia della tensione. La P2 si proponeva di scegliere e reclutare accuratamente e in numero giusto per arrivare a condizionare e indirizzare il potere legislativo e a

Licio Gelli, il “venerabile” (da venerare per che cosa non è dato sapersi), venne eletto nel settembre del 1971 segretario amministrativo della P2, costituita nel 1895 dal gran maestro Adriano Lemmi e a lui consegnata dal gran maestro del grande oriente d’Italia Lino Salvini. La loggia contava appena una quindicina di membri ed era da rifondare. Dallo stesso Salvini, Gelli ottenne il permesso di fare proselitismo; proselitismo indirizzato soprattutto a contrastare le velleità comuniste nella penisola. Ma il PCI, prima, e partiti da esso originatisi, poi, sembra più che altro aver badato a conformarsi alle pessime abitudini morali e di rispetto della legalità dei partiti ai quali avrebbero dovuto e dovrebbero opporsi. Ne sono prova le condanne di Tangentopoli, la corruzione di amministrazioni e governi della “sinistra”, gli inciuci continui e tanti provvedimenti legislativi a tutto campo fatti dal 1994 in poi, non solo da Berlusconi e i suoi accoliti, insegnano tanto a proposito. Insomma, appare che Gelli e Berlusconi abbiano sopravvalutato il problema: i “rossi” sono bravi da loro a tenersi fuori dal governare. Non hanno bisogno di alcun aiuto.

gestire indirettamente i grandi centri di potere economico. Persone i cui nomi (certamente non tutti) compaiono negli elenchi sequestrati a Castiglion Fibocchi, il 17 marzo 1981 durante una perquisizione ordinata dai giudici di Milano Giuliano Turone e Gherardo Colombo che stavano indagando sul finto sequestro di Sindona. Nell’occasione vengono ritrovati anche una impressionante mole di documenti che riguardano, oltre alle vicende massoniche, importanti eventi della vita pubblica del decennio precedente. Instaurando una dittatura nascosta, dolce, si sarebbe creata una Repubblica fondata sul controllo dei media, ad appannaggio di pochi eletti, adatta a concludere affari spregiudicati. Un criptogoverno, insomma, un potere sommerso, occulto, invisibile, ovvero “l’insieme delle azioni compiute da forze politiche eversive che agiscono nell’ombra in collegamento coi servizi segreti, o con una parte di essi, o per lo meno da questi non ostacolati” (dalla definizione di Norberto Bobbio ne “La democrazia e il potere invisibile”, in “Rivista italiana di scienza politica”, n. 2, 1980, pp. 200-201). Un sottogoverno che doveva resistere alle morti dei governi che si sarebbero succeduti. Un potere capace di dirigere gli avvenimenti più tragici come le stragi e i sequestri per cambiare a suo piacimento la storia, per influenzare la vita della Nazione.

2


Attualità

9 3

Tangentopoli infinita

P2 Identikit di alcuni ruoli - politici: opportunamente finanziati, dovevano prendere il potere nei rispettivi partiti per condizionarne l’azione e “valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica” o altrimenti per favorire “l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSIPSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale)”;

- giornalisti: “almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro”, con il compito di “simpatizzare per gli esponenti politici come sopra prescelti”; - membri istituzionali e magistrati: utili al momento giusto; - sindacalisti: in grado di portare alla spaccatura dei tre sindacati principali in modo da evitare il fronte unito. Previste anche altre misure, per citarne alcune: “acquisire alcuni settimanali di battaglia; coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’ agenzia

P2 Dalla teoria alla pratica Licio Gelli è stato chiaro a proposito. Il suo piano è stato attuato, altri hanno fatto ciò che a lui è stato impedito. Secondo lui manca solo la separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Giudice delle Indagini Preliminari. A me invece pare di notare che manchi, sempre attenendosi al suo “piano di rinascita democratica”, anche la legiferazione di una norma per sottoporre i magistrati a visite psichiatriche ogni due anni. Fortunatamente c’è un politico di oggi che le vorrebbe introdurre! E non solo lui visto che trova l’assenso di parecchie persone. Proprio quel politico, Silvio Berlusconi, al quale, più che ad altri, Gelli chiede “il copyright” perché, a suo dire, avrebbe copiato il piano per redigere il programma del suo partito:. Quel piano di rinascita ritrovato nel sottofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, la figlia, il 4 luglio 1981, in occasione di un fermo all’aeroporto di Fiumicino. Ma non è solo Berlusconi a dovere eventualmente qualcosa a Gelli; diciamo pure che al suo piano hanno attinto in tanti, tanti si sono impegnati e si impegnano per seguirne i dettami, anche alcuni presunti oppositori dell’attuale premier, attuali rappresentanti della sinistra ( quale? ). Uomini bipartisan, si direbbe: come l’atteggiamento del doppiogiochista Gelli che, al tempo di guerra, stava contemporaneamente coi nazifascisti e coi partigiani, a seconda delle convenienze. A dirla tutta più coi primi, vista la sua fede

fascista, ma anche coi secondi se l’è intesa bene. Bipartisan, come la bicamerale delle riforme di D’Alema e Berlusconi, con le bozze sulla giustizia di D’Alema e Boato. Come non ricordare poi che quando Gelli diede l’assalto al Corriere della Sera, Berlinguer si oppose strenuamente fino a far fallire l’operazione, a tutela della libertà di informazione, mentre oggi “il politico più intelligente della sinistra e i suoi compari”, al pari dei berlusconiani, ha tifato per i furbetti del quartierino nella conquista del quotidiano di via Solferino e di qualche banca. La Forleo viene fatta passare per pazza, viene linciata a reti e partiti quasi unificati, trasferita “per incompatibilità ambientale”. Quando i tribunali le danno ragione nessun giornale riporta la notizia!

centralizzata; coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale; dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit.” Non mancano, tra le misure da adottare, alcune anche bizzarre e curiose, tipo “l’adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30’ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private”.

TANGENTOPOLI non è mai finita di Rodolfo Santini

P2 oggi Le strane similitudini La P2 si proponeva di contrastare il pericolo rosso. La Repubblica di Gelli doveva avere il controllo dell’informazione. Le scelte dei governanti e del mondo economico sarebbero state pilotate a favore di pochi. La Magistratura doveva essere sottomessa al Potere Politico. Oggi i potenti si difendono dai processi e non nei processi. Veniamo “informati” che il Senato ha già approvato il “processo breve“ con efficacia addirittura retroattiva (niente di simile in questo mondo), cancellando così i procedimenti giudiziari già a carico. Si vuole ripristinare l’immunità parlamentare già bocciata con referendum (legge!) popolare.

Panem et circenses garantivano gli imperatori romani per controllare i sudditi. E per noi sudditi moderni qual è il pane moderno? E il circo? Forse il calcio, il grande fratello e i continui programmi spazzatura.

Non vorrei cadere nel solito luogo comune secondo il quale tutti i politici sono corrotti, ovvero la politica si fa per interessi. La maggior parte degli amministratori pubblici sono onesti e lavorino per la collettività. Fatta questa breve premessa, debbo anche registrare che la corruzione nella P.A. è dilagante, come ci riferisce la Corte dei Conti (organo contabile dello Stato) nella sua relazione annuale. Allora delle due l’una: o quest’Organo Statale ci racconta una sacco di balle, cosa abbastanza improbabile, oppure quella minoritaria schiera di politici corrotti ruba senza ritegno. I risultati delle indagini svolte dall’Organo Contabile rivelano un mondo del malaffare che si cela dietro i pubblci amministratori; il danno per la nazione è stato quantificato in mille euro a cittadino italiano all’anno, pari a 60 miliardi di euro all’anno (pari 80 euro al mese). Oltre che dalla Corte dei Conti, il dato è confermato da organismi internazionali, quali Trasparency International, la Banca Mondiale, l’Alto Commissario Anticorruzione (organismo soppresso all’insediamento dall’attuale governo). Nella graduatoria mondiale, l’Italia viene collocata al 63° posto su 180 nazioni, dietro l’Arabia Saudita ed il Botswana, all’ultimo posto in Europa.In definitiva, TANGENTOPOLI non è mai finita, si è solo inabissata, ha affinato le sue tecniche, si è evoluta, diventando ancor più insidiosa e subdola, tanto che nessuno se ne accorge. E’ come un cancro che ti lavora dentro e ti conduce alla morte, silenziosamente.Il danno causato alla collettività è immenso e i Comuni non sono esenti da questo fenomeno la cui incidenza viene quantificata pari al 32,7% su 1000 euro; vale a dire che

327 euro a cittadino vengono sottratti al Comune ogni anno e finiscono nelle tasche dei politici e loro complici. Proviamo a riportare questo dato nel Comune di Saltara, che conta 6388 abitanti: il danno ipotetico ammonta ad Euro 2.088.876 all’anno. Un terzo circa del bilancio comunale. Sono numeri da paura, che la gente comune non avverte e non conosce perché nessuno ne parla e, se nessuno ne parla, in particolare i massimi organi di informazione di massa (la TV ndr), il problema non esiste. Altro che la piazza di Calcinelli, per la quale sono corse feroci polemiche sulla spesa e strumentalizzazioni varie. Due milioni di euro sarebbero una manna dal cielo per le esangui casse comunali e questa montagna di soldi potrebbe essere usata sicuramente

riabilitazione, l’assistenza per anziani e l’assistenza pubblica.Insomma sarebbe un mondo completamente diverso nel quale un certo benessere diffuso non ci farebbe rincorrere fantasmi immaginari. Lo straniero, ad esempio, non ci farebbe più paura per cui quelle politiche razziste, che fondano le proprie fortune elettorali alimentando la paura sociale per distrarre le masse dai ladrocini del palazzo,non avrebbero fortuna.

per abbassare le tasse, visto che il Comune di Saltara si pone fra i Comuni con il maggior peso fiscale. Si otrebbe abbassere l’addizionale comunale, la TARSU e tanti altri balzelli. Soprattutto il welfare, ovvero la spesa per servizi alla persona e alla comunità (i servizi sociali, gli asili nido, i servizi di prevenzione e

eventuali arricchimenti sospetti e ingiustificabili. Il figlio dell’assessore Caio, si è comperato una Audi TT, pur essendo disoccupato? La moglie dell’ amministratore Sempronio ha avuto un incarico di progettazione dal comune di …? Il presidente del consorzio di…si è comperato una casa a Cortina? Il terreno agricolo del tale

Le elezioni potrebbero essere un’ ottima occasione per mettere in atto un sistema di controllo democratico, che consenta una verifica da parte del cittadino sulle ricchezze del pubblico amministratore, sia all’inizio della esperienza pubblica che alla fine, in modo tale da poter verificare

4


Attualità

9 3

Tangentopoli infinita

P2 Identikit di alcuni ruoli - politici: opportunamente finanziati, dovevano prendere il potere nei rispettivi partiti per condizionarne l’azione e “valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica” o altrimenti per favorire “l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSIPSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale)”;

- giornalisti: “almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro”, con il compito di “simpatizzare per gli esponenti politici come sopra prescelti”; - membri istituzionali e magistrati: utili al momento giusto; - sindacalisti: in grado di portare alla spaccatura dei tre sindacati principali in modo da evitare il fronte unito. Previste anche altre misure, per citarne alcune: “acquisire alcuni settimanali di battaglia; coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’ agenzia

P2 Dalla teoria alla pratica Licio Gelli è stato chiaro a proposito. Il suo piano è stato attuato, altri hanno fatto ciò che a lui è stato impedito. Secondo lui manca solo la separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Giudice delle Indagini Preliminari. A me invece pare di notare che manchi, sempre attenendosi al suo “piano di rinascita democratica”, anche la legiferazione di una norma per sottoporre i magistrati a visite psichiatriche ogni due anni. Fortunatamente c’è un politico di oggi che le vorrebbe introdurre! E non solo lui visto che trova l’assenso di parecchie persone. Proprio quel politico, Silvio Berlusconi, al quale, più che ad altri, Gelli chiede “il copyright” perché, a suo dire, avrebbe copiato il piano per redigere il programma del suo partito:. Quel piano di rinascita ritrovato nel sottofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, la figlia, il 4 luglio 1981, in occasione di un fermo all’aeroporto di Fiumicino. Ma non è solo Berlusconi a dovere eventualmente qualcosa a Gelli; diciamo pure che al suo piano hanno attinto in tanti, tanti si sono impegnati e si impegnano per seguirne i dettami, anche alcuni presunti oppositori dell’attuale premier, attuali rappresentanti della sinistra ( quale? ). Uomini bipartisan, si direbbe: come l’atteggiamento del doppiogiochista Gelli che, al tempo di guerra, stava contemporaneamente coi nazifascisti e coi partigiani, a seconda delle convenienze. A dirla tutta più coi primi, vista la sua fede

fascista, ma anche coi secondi se l’è intesa bene. Bipartisan, come la bicamerale delle riforme di D’Alema e Berlusconi, con le bozze sulla giustizia di D’Alema e Boato. Come non ricordare poi che quando Gelli diede l’assalto al Corriere della Sera, Berlinguer si oppose strenuamente fino a far fallire l’operazione, a tutela della libertà di informazione, mentre oggi “il politico più intelligente della sinistra e i suoi compari”, al pari dei berlusconiani, ha tifato per i furbetti del quartierino nella conquista del quotidiano di via Solferino e di qualche banca. La Forleo viene fatta passare per pazza, viene linciata a reti e partiti quasi unificati, trasferita “per incompatibilità ambientale”. Quando i tribunali le danno ragione nessun giornale riporta la notizia!

centralizzata; coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale; dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit.” Non mancano, tra le misure da adottare, alcune anche bizzarre e curiose, tipo “l’adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30’ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private”.

TANGENTOPOLI non è mai finita di Rodolfo Santini

P2 oggi Le strane similitudini La P2 si proponeva di contrastare il pericolo rosso. La Repubblica di Gelli doveva avere il controllo dell’informazione. Le scelte dei governanti e del mondo economico sarebbero state pilotate a favore di pochi. La Magistratura doveva essere sottomessa al Potere Politico. Oggi i potenti si difendono dai processi e non nei processi. Veniamo “informati” che il Senato ha già approvato il “processo breve“ con efficacia addirittura retroattiva (niente di simile in questo mondo), cancellando così i procedimenti giudiziari già a carico. Si vuole ripristinare l’immunità parlamentare già bocciata con referendum (legge!) popolare.

Panem et circenses garantivano gli imperatori romani per controllare i sudditi. E per noi sudditi moderni qual è il pane moderno? E il circo? Forse il calcio, il grande fratello e i continui programmi spazzatura.

Non vorrei cadere nel solito luogo comune secondo il quale tutti i politici sono corrotti, ovvero la politica si fa per interessi. La maggior parte degli amministratori pubblici sono onesti e lavorino per la collettività. Fatta questa breve premessa, debbo anche registrare che la corruzione nella P.A. è dilagante, come ci riferisce la Corte dei Conti (organo contabile dello Stato) nella sua relazione annuale. Allora delle due l’una: o quest’Organo Statale ci racconta una sacco di balle, cosa abbastanza improbabile, oppure quella minoritaria schiera di politici corrotti ruba senza ritegno. I risultati delle indagini svolte dall’Organo Contabile rivelano un mondo del malaffare che si cela dietro i pubblci amministratori; il danno per la nazione è stato quantificato in mille euro a cittadino italiano all’anno, pari a 60 miliardi di euro all’anno (pari 80 euro al mese). Oltre che dalla Corte dei Conti, il dato è confermato da organismi internazionali, quali Trasparency International, la Banca Mondiale, l’Alto Commissario Anticorruzione (organismo soppresso all’insediamento dall’attuale governo). Nella graduatoria mondiale, l’Italia viene collocata al 63° posto su 180 nazioni, dietro l’Arabia Saudita ed il Botswana, all’ultimo posto in Europa.In definitiva, TANGENTOPOLI non è mai finita, si è solo inabissata, ha affinato le sue tecniche, si è evoluta, diventando ancor più insidiosa e subdola, tanto che nessuno se ne accorge. E’ come un cancro che ti lavora dentro e ti conduce alla morte, silenziosamente.Il danno causato alla collettività è immenso e i Comuni non sono esenti da questo fenomeno la cui incidenza viene quantificata pari al 32,7% su 1000 euro; vale a dire che

327 euro a cittadino vengono sottratti al Comune ogni anno e finiscono nelle tasche dei politici e loro complici. Proviamo a riportare questo dato nel Comune di Saltara, che conta 6388 abitanti: il danno ipotetico ammonta ad Euro 2.088.876 all’anno. Un terzo circa del bilancio comunale. Sono numeri da paura, che la gente comune non avverte e non conosce perché nessuno ne parla e, se nessuno ne parla, in particolare i massimi organi di informazione di massa (la TV ndr), il problema non esiste. Altro che la piazza di Calcinelli, per la quale sono corse feroci polemiche sulla spesa e strumentalizzazioni varie. Due milioni di euro sarebbero una manna dal cielo per le esangui casse comunali e questa montagna di soldi potrebbe essere usata sicuramente

riabilitazione, l’assistenza per anziani e l’assistenza pubblica.Insomma sarebbe un mondo completamente diverso nel quale un certo benessere diffuso non ci farebbe rincorrere fantasmi immaginari. Lo straniero, ad esempio, non ci farebbe più paura per cui quelle politiche razziste, che fondano le proprie fortune elettorali alimentando la paura sociale per distrarre le masse dai ladrocini del palazzo,non avrebbero fortuna.

per abbassare le tasse, visto che il Comune di Saltara si pone fra i Comuni con il maggior peso fiscale. Si otrebbe abbassere l’addizionale comunale, la TARSU e tanti altri balzelli. Soprattutto il welfare, ovvero la spesa per servizi alla persona e alla comunità (i servizi sociali, gli asili nido, i servizi di prevenzione e

eventuali arricchimenti sospetti e ingiustificabili. Il figlio dell’assessore Caio, si è comperato una Audi TT, pur essendo disoccupato? La moglie dell’ amministratore Sempronio ha avuto un incarico di progettazione dal comune di …? Il presidente del consorzio di…si è comperato una casa a Cortina? Il terreno agricolo del tale

Le elezioni potrebbero essere un’ ottima occasione per mettere in atto un sistema di controllo democratico, che consenta una verifica da parte del cittadino sulle ricchezze del pubblico amministratore, sia all’inizio della esperienza pubblica che alla fine, in modo tale da poter verificare

4


Il vero cittadino viene immotivatamente urbanizzato? E’ chiaro, a questo punto, la ragione per la quale si tende a privatizzare tutta la pubblica amministrazione, trasformandola in Spa, non soggetta ai reati tipici in capo alla P.A. Quale miglior occasione per i candidati o per gli stessi amministratori, di rendersi trasparenti, mettendo in luce le loro sostanze, in modo da poterle esibire quale riprova della loro onestà e trasparenza? Sarebbe sufficiente sottoporsi alla ottima prassi della dichiarazione ISEE, (indicatore della situazione economica equivalente), obbligatoria per i cittadini che richiedono una prestazione sociale agevolata alla pubblica amministrazione (asili, mense, trasporti, tasse universitarie, ecc). Si tratta di un indicatore espresso in euro, che ricomprende patrimoni, stuazioni familiari, redditi. A seguito di segnalazione dell’Amministrazione,

Approfondimento in caso di palese discordanze, è soggetta ad accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Daltronde, per un sacro principio di trasparenza, un uomo politico non può mentire; deve accettare la pubblicità di ogni sua attività quando questa serve a valutare la coerenza tra i valori proclamati e i comportamenti tenuti. Niente doppia morale, niente vizi privati e pubbliche virtù per chi riveste funzioni pubbliche, alle quali è giunto per scelta e non per obbligo, e del cui esercizio deve in ogni momento rendere conto alla pubblica opinione.

CIRCA I DOVERI DEL VERO CITTADINO di Cristian Bellucci

Il vero cittadino è quello che segue da vicino l’azione degli amministratori, andando ai consigli comunali e leggendo gli atti amministrativi per poter capire e pronunciarsi in merito. Di conseguenza è colui che oltre a criticare, legittimamente, gli amministratori sulle scelte che compiono, spiega loro il perché delle sue critiche e le soluzioni che adotterebbe in sostituzione.Il vero cittadino è quello che si ricorda sempre che gli amministratori vanno ringraziati per il loro impegno e la loro disponibilità ma è anche quello che pretende impegno e disponibilità. E coerenza, trasparenza e attitudine al dialogo. E quindi vanno controllati.Il vero cittadino è colui che non dice “tanto sono tutti uguali”, perché non è vero, ma è colui che sa confrontarsi con tutti, sia con quelli che ha votato che con quelli che non ha votato, indipendentemente da chi ha preso il mandato di amministrare.Insomma, il vero cittadino è colui che fa politica, colui che pensa che fare politica sia interessarsi ai problemi, alle necessità, alle scelte da fare per risolvere i primi e soddisfare le seconde. Di tutti, non solo le sue. Prima quelle di tutti e poi le sue.E lo fa da dentro un partito, con un’associazione o semplicemente parlando e confrontandosi con gli altri. E’ il cittadino che partecipa alle scelte anche semplicemente comunicandole e motivandole. Aiutando così gli amministratori che ha concorso a scegliere.Ma un vero cittadino è anche quello che, oltre a pretendere amministratori onesti e capaci, si comporta onestamente e nel pieno rispetto degli altri e della cosa pubblica. Quindi il vero cittadino non vota chi gli promette di più, dalla terra edificabile a qualsiasi altro favore, ma è colui che ascolta, valuta e sceglie al di là degli interessi personali.Il vero cittadino è quello che ambisce ad essere un cittadino vero, anche per un mero calcolo opportunistico: i miglioramenti sarebbero evidenti perché avremmo meno corruzione e quindi una società più giusta e più ricca, quindi più benessere. Per me è questo il vero cittadino.

5

IL PAESE DELLE MERAVIGLIE “Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio.” Morpheus a Neo, nel film Matrix, scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski (1999)

di Angelo D’Agostino

Chi cerca di seguire e capire la società e la politica italiana dei nostri giorni avrebbe l’impressione di vivere un’esperienza virtuale, di osservare cioè una sorta di Matrix o Truman Show diretto da un regista onnipotente e onnipresente, dove milioni di attori e comparse seguono disciplinatamente lo stesso copione.La televisione (purtroppo la principale fonte d’informazione per la maggioranza degli italiani), le radio e la stampa, presentano ogni giorno una manipolazione della realtà, se non una vera e propria simulazione. Ma a parte qualche rara voce di critica o di coraggioso dissenso (confinati perlopiù nelle nicchie della rete), non sembra esservi alcun tipo di reazione civile o moto d’indignazione collettiva; un’estesa e profonda apatia della coscienza sociale in cui tutti, nella quasi totale indifferenza, si comportano esattamente come se nulla di strano stesse succedendo.Sembriamo particolarmente affascinati da questa quieta irrealtà-percepita; preferiamo credere a ciò che appare piuttosto che a ciò che realmente è. Una scorciatoia che la nostra mente percorre con semplicità, restando comodamente seduti sulla poltrona, senza grandi rischi né affanni. Pensare, infatti, ci indurrebbe a ragionare, a porci domande. E le domande, in particolare quelle scomode, richiedono risposte. Ma perché affaticarsi tanto nel cercarle dentro di noi quando il “pensiero unico e preconfezionato” te le porge già da un meraviglioso schermo a led di ultima generazione?Allora meglio impegnarsi a non destar il pensiero dominante/ dormiente, meglio (di)mostrare la realtà attraverso la finzione; provare le verità attraverso gli scandali; le notizie attraverso il gossip; la legge attraverso la trasgressione; il sistema economico attraverso la crisi; la democrazia attraverso la demagogia; la politica attraverso il populismo ... Uno degli aspetti più evidenti di tale iperrealtà è rappresentato dall’attuale economia di mercato, basata sul consumismo diffuso, sfrenato e senza regole, e che trova la sua più efficace rappresentazione nelle grandi catene di distribuzione: i centri commerciali. Qui andare a fare compere diventa un evento in sé e non è più direttamente correlato all’approvvigionamento di beni di cui si ha un reale bisogno. Si fa shopping per colmare il nostro tempo libero anziché trascorrere qualche ora immersi nella natura o magari da soli a leggere un buon libro. Si passano intere giornate all’interno di megastrutture artificiali, al ritmo di jingle invoglianti l’acquisto, per comprare oggetti all’apparenza utili ma, in effetti, del tutto superflui, In certo senso, sono gli oggetti stessi che passano quei momenti con noi. Sono loro ad averci trovato attraverso il richiamo diffuso e insistente della pubblicità.E’ il potere della comunicazione, attraverso la quale “loro”, i governi e i loro portavoce, le grandi aziende, i media e i loro “maghi” del marketing, ci impongono cosa comprare, come apparire, chi sembrare, a chi credere, in una apparente grande pluralità di alternative e opinioni. L’aspetto più tragico è che questa varietà è avvertita come libertà di scelta. Ovviamente essa è solo una simulazione della vera libertà di scelta: possiamo scegliere qualunque cosa dal menù, ma non siamo noi a creare il menù. In quest’opera di simulazione i mass media manipolano il significato delle cose e degli eventi, rovesciando la realtà. Non solo il loro significato dunque, ma anche l’apparenza ne è messa in discussione. Questa è l’iperrealtà che ci viene spacciata oggi per realtà. Simmel, Veblen, Bourdieu e M. Douglas hanno dato contributi interessanti sul fenomeno sociale del consumo.

Come è potuto accadere tutto ciò? Come si è riusciti a negare e deformare così facilmente e massivamente la realtà, facendo “sparire” le cose vere, i fatti scomodi, le persone critiche, le loro idee indipendenti e controcorrente? Siamo alla presenza di un pericolosissimo neo-totalitarismo mediatico che utilizza la televisione come strumento di potere, controllo e manipolazione. Il mezzo televisivo pervade ormai la sfera intima degli individui. Sempre più a fare spettacolo sono le vicende private dei personaggi pubblici, i reality show, le cronache efferate, e sempre più labile diviene il confine che ormai divide il mondo della finzione televisiva da quello della realtà umana, l’ambito della vita privata da quella pubblica. Non siamo più noi a vedere la TV, è lei che vede noi. Molti di noi si sentono così come le comparse, le vallette, gli abitanti della casa del grande fratello, tutti con il proprio x-factor, tutti accomunati dall’unico desiderio di apparire per almeno cinque minuti sulla spiaggia di questa grande isola dei famosi, così perfettamente soddisfatti di esistere in questo sistema mass-mediologo dove tutto è spettacolarizzato, dalla cronaca raccontata nei notiziari di infotainment (neologismo nato dall’unione di information più entertainment, intrattenimento) alla cultura a premi dei quiz milionari, dalle inchieste sociali dei programmi satirici e (ir)riverenti, alla politica dei talk-show e dei salotti. Siamo ancora convinti di avere il controllo del telecomando e di poter cambiare canale quanto e quando ci pare? Forse sì, ma solo sino alla prossima interruzione pubblicitaria ... a reti unificate.

6


Il vero cittadino viene immotivatamente urbanizzato? E’ chiaro, a questo punto, la ragione per la quale si tende a privatizzare tutta la pubblica amministrazione, trasformandola in Spa, non soggetta ai reati tipici in capo alla P.A. Quale miglior occasione per i candidati o per gli stessi amministratori, di rendersi trasparenti, mettendo in luce le loro sostanze, in modo da poterle esibire quale riprova della loro onestà e trasparenza? Sarebbe sufficiente sottoporsi alla ottima prassi della dichiarazione ISEE, (indicatore della situazione economica equivalente), obbligatoria per i cittadini che richiedono una prestazione sociale agevolata alla pubblica amministrazione (asili, mense, trasporti, tasse universitarie, ecc). Si tratta di un indicatore espresso in euro, che ricomprende patrimoni, stuazioni familiari, redditi. A seguito di segnalazione dell’Amministrazione,

Approfondimento in caso di palese discordanze, è soggetta ad accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Daltronde, per un sacro principio di trasparenza, un uomo politico non può mentire; deve accettare la pubblicità di ogni sua attività quando questa serve a valutare la coerenza tra i valori proclamati e i comportamenti tenuti. Niente doppia morale, niente vizi privati e pubbliche virtù per chi riveste funzioni pubbliche, alle quali è giunto per scelta e non per obbligo, e del cui esercizio deve in ogni momento rendere conto alla pubblica opinione.

CIRCA I DOVERI DEL VERO CITTADINO di Cristian Bellucci

Il vero cittadino è quello che segue da vicino l’azione degli amministratori, andando ai consigli comunali e leggendo gli atti amministrativi per poter capire e pronunciarsi in merito. Di conseguenza è colui che oltre a criticare, legittimamente, gli amministratori sulle scelte che compiono, spiega loro il perché delle sue critiche e le soluzioni che adotterebbe in sostituzione.Il vero cittadino è quello che si ricorda sempre che gli amministratori vanno ringraziati per il loro impegno e la loro disponibilità ma è anche quello che pretende impegno e disponibilità. E coerenza, trasparenza e attitudine al dialogo. E quindi vanno controllati.Il vero cittadino è colui che non dice “tanto sono tutti uguali”, perché non è vero, ma è colui che sa confrontarsi con tutti, sia con quelli che ha votato che con quelli che non ha votato, indipendentemente da chi ha preso il mandato di amministrare.Insomma, il vero cittadino è colui che fa politica, colui che pensa che fare politica sia interessarsi ai problemi, alle necessità, alle scelte da fare per risolvere i primi e soddisfare le seconde. Di tutti, non solo le sue. Prima quelle di tutti e poi le sue.E lo fa da dentro un partito, con un’associazione o semplicemente parlando e confrontandosi con gli altri. E’ il cittadino che partecipa alle scelte anche semplicemente comunicandole e motivandole. Aiutando così gli amministratori che ha concorso a scegliere.Ma un vero cittadino è anche quello che, oltre a pretendere amministratori onesti e capaci, si comporta onestamente e nel pieno rispetto degli altri e della cosa pubblica. Quindi il vero cittadino non vota chi gli promette di più, dalla terra edificabile a qualsiasi altro favore, ma è colui che ascolta, valuta e sceglie al di là degli interessi personali.Il vero cittadino è quello che ambisce ad essere un cittadino vero, anche per un mero calcolo opportunistico: i miglioramenti sarebbero evidenti perché avremmo meno corruzione e quindi una società più giusta e più ricca, quindi più benessere. Per me è questo il vero cittadino.

5

IL PAESE DELLE MERAVIGLIE “Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio.” Morpheus a Neo, nel film Matrix, scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski (1999)

di Angelo D’Agostino

Chi cerca di seguire e capire la società e la politica italiana dei nostri giorni avrebbe l’impressione di vivere un’esperienza virtuale, di osservare cioè una sorta di Matrix o Truman Show diretto da un regista onnipotente e onnipresente, dove milioni di attori e comparse seguono disciplinatamente lo stesso copione.La televisione (purtroppo la principale fonte d’informazione per la maggioranza degli italiani), le radio e la stampa, presentano ogni giorno una manipolazione della realtà, se non una vera e propria simulazione. Ma a parte qualche rara voce di critica o di coraggioso dissenso (confinati perlopiù nelle nicchie della rete), non sembra esservi alcun tipo di reazione civile o moto d’indignazione collettiva; un’estesa e profonda apatia della coscienza sociale in cui tutti, nella quasi totale indifferenza, si comportano esattamente come se nulla di strano stesse succedendo.Sembriamo particolarmente affascinati da questa quieta irrealtà-percepita; preferiamo credere a ciò che appare piuttosto che a ciò che realmente è. Una scorciatoia che la nostra mente percorre con semplicità, restando comodamente seduti sulla poltrona, senza grandi rischi né affanni. Pensare, infatti, ci indurrebbe a ragionare, a porci domande. E le domande, in particolare quelle scomode, richiedono risposte. Ma perché affaticarsi tanto nel cercarle dentro di noi quando il “pensiero unico e preconfezionato” te le porge già da un meraviglioso schermo a led di ultima generazione?Allora meglio impegnarsi a non destar il pensiero dominante/ dormiente, meglio (di)mostrare la realtà attraverso la finzione; provare le verità attraverso gli scandali; le notizie attraverso il gossip; la legge attraverso la trasgressione; il sistema economico attraverso la crisi; la democrazia attraverso la demagogia; la politica attraverso il populismo ... Uno degli aspetti più evidenti di tale iperrealtà è rappresentato dall’attuale economia di mercato, basata sul consumismo diffuso, sfrenato e senza regole, e che trova la sua più efficace rappresentazione nelle grandi catene di distribuzione: i centri commerciali. Qui andare a fare compere diventa un evento in sé e non è più direttamente correlato all’approvvigionamento di beni di cui si ha un reale bisogno. Si fa shopping per colmare il nostro tempo libero anziché trascorrere qualche ora immersi nella natura o magari da soli a leggere un buon libro. Si passano intere giornate all’interno di megastrutture artificiali, al ritmo di jingle invoglianti l’acquisto, per comprare oggetti all’apparenza utili ma, in effetti, del tutto superflui, In certo senso, sono gli oggetti stessi che passano quei momenti con noi. Sono loro ad averci trovato attraverso il richiamo diffuso e insistente della pubblicità.E’ il potere della comunicazione, attraverso la quale “loro”, i governi e i loro portavoce, le grandi aziende, i media e i loro “maghi” del marketing, ci impongono cosa comprare, come apparire, chi sembrare, a chi credere, in una apparente grande pluralità di alternative e opinioni. L’aspetto più tragico è che questa varietà è avvertita come libertà di scelta. Ovviamente essa è solo una simulazione della vera libertà di scelta: possiamo scegliere qualunque cosa dal menù, ma non siamo noi a creare il menù. In quest’opera di simulazione i mass media manipolano il significato delle cose e degli eventi, rovesciando la realtà. Non solo il loro significato dunque, ma anche l’apparenza ne è messa in discussione. Questa è l’iperrealtà che ci viene spacciata oggi per realtà. Simmel, Veblen, Bourdieu e M. Douglas hanno dato contributi interessanti sul fenomeno sociale del consumo.

Come è potuto accadere tutto ciò? Come si è riusciti a negare e deformare così facilmente e massivamente la realtà, facendo “sparire” le cose vere, i fatti scomodi, le persone critiche, le loro idee indipendenti e controcorrente? Siamo alla presenza di un pericolosissimo neo-totalitarismo mediatico che utilizza la televisione come strumento di potere, controllo e manipolazione. Il mezzo televisivo pervade ormai la sfera intima degli individui. Sempre più a fare spettacolo sono le vicende private dei personaggi pubblici, i reality show, le cronache efferate, e sempre più labile diviene il confine che ormai divide il mondo della finzione televisiva da quello della realtà umana, l’ambito della vita privata da quella pubblica. Non siamo più noi a vedere la TV, è lei che vede noi. Molti di noi si sentono così come le comparse, le vallette, gli abitanti della casa del grande fratello, tutti con il proprio x-factor, tutti accomunati dall’unico desiderio di apparire per almeno cinque minuti sulla spiaggia di questa grande isola dei famosi, così perfettamente soddisfatti di esistere in questo sistema mass-mediologo dove tutto è spettacolarizzato, dalla cronaca raccontata nei notiziari di infotainment (neologismo nato dall’unione di information più entertainment, intrattenimento) alla cultura a premi dei quiz milionari, dalle inchieste sociali dei programmi satirici e (ir)riverenti, alla politica dei talk-show e dei salotti. Siamo ancora convinti di avere il controllo del telecomando e di poter cambiare canale quanto e quando ci pare? Forse sì, ma solo sino alla prossima interruzione pubblicitaria ... a reti unificate.

6


Approfondimento

LO SPAURACCHIO DELL’IMMIGRAZIONE AGITATO DAI POLITICI

di Galina Todorova Gospodinova

Si potrebbe discutere a lungo ma una cosa è certa è già iniziata l’ennesima campagna elettorale che pare si giocherà di nuovo su questa domanda e sulle soluzioni più o meno repressive prospettate per arginare il fenomeno migratorio che viene indicato come IL PROBLEMA dell’ Italia.Lo scenario di manipolazione dell’elettorato è sempre lo stesso e si ripete ormai da una ventina di anni con piccole sfumature di differenza in cui ci ripropongono sempre il medesimo spauracchio della figura dello straniero criminalizzato e demonizzato di turno. Nei primi anni novanta i mostri demonizzati da utilizzare erano gli albanesi , poi è venuto il turno dei romeni, successivamente dei rom e così via. A ben vedere il medesimo meccanismo di induzione collettiva verso la denigrazione di una minoranza di quegli altri è stata già messo in pratica e forse mai del tutto abbandonato. Una volta sono stati gli ebrei, intenzionalmente screditati e denigrati finché non si è arrivati al punto di credere che la loro deportazione, osservata dai vicini dietro le tendine di casa propria, e il loro sterminio fosse una cosa giusta e comunque normale. Poi sono stati gli italiani del sud a costituire quella valvola di sfogo dei sentimenti di supremazia dai quali sembra non si riesce a fare meno anche oggi. Le discriminazioni e il modo screditante di trattare i c.d. diversi vengono sempre e comunque giustificate. Un motivo si trova sempre per le vere e proprie cacce alle streghe. Storicamente di volta a volta, a seconda delle necessità del momento, il pretesto per cui demonizzare qualcuno ed indicarlo come la causa di tutti i mali viene ricalibrato sulle differenze tra le persone nella stessa comunità e variano secondo diverse condizioni economiche, il colore della pelle, la lingua, la religione, il genere, l’orientamento sessuale, il modo di vestire, ecc. Nel caso dell’immigrato ci è stata inculcata per anni l’idea che si tratta di un soggetto pericoloso e potenziale criminale per prospettare l’urgente bisogno di interventi di repressione, espulsioni e discriminazioni perpetue che si ripercuotano anche sugli immigrati regolari che vivono e lavorano regolarmente da molti anni accanto.Inutile dire che con la criminalità non hanno a che vedere la stragrande maggioranza degli immigrati regolari eppure proprio su di loro si ripercuote l’ondata di xenofobia e intolleranza cavalcata da alcune forze politiche. Con dati alla mano si è dimostrato che gli immigrati regolari delinquono meno e hanno la propensione al crimine di molto inferiore rispetto agli autoctoni. Eppure da anni l’attenzione dell’opinione pubblica viene bombardata da notizie allarmanti sui clandestini e sui delitti afferrati commessi da immigrati. Questi, statene certi, vengono puniti subito e in modo esemplare altro che il garantismo trionfante per i colletti bianchi, per i rei confessi dei reati societari e tributari, per i mafiosi scarcerati per distrazione, per i corrotti e i corruttori nella pubblica amministrazione e nella politica che quando gli va bene godono della prescrizione, delle immunità varie e comunque delle ottime difese e quando gli va male vengono o dichiarati riabilitati, o da latitanti in vittime di persecuzioni giudiziarie o addirittura eroi a cui intitolare strade e piazze.In questa mistificazione della realtà la figura dell’immigrato è molto comoda. Serve un capro espiatorio su cui affermare con forza la primazia della legalità e contemporaneamente giustificare le ulteriori limitazioni dei diritti degli immigrati regolari e le loro famiglie. La disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione giuridica dello straniero innanzitutto riconosce allo straniero presente legalmente nel territorio dello Stato i diritti fondamentali della persona umana, gli stessi diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, una parità di trattamento relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la Pubblica amministrazione e nell’accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi previsti dalla legge. Potrebbe non piacere ma non può essere diversamente in uno Stato di diritto. Tutto questo prevede la legge in via generale e in astratto nei confronti degli immigrati regolarmente presenti in Italia. In quali termini invece si potrebbe parlare di uguaglianza nell’applicazione concreta di queste stesse leggi dello Stato e di esercizio effettivo dei diritti degli immigrati. Chi giustamente si prodiga per l’affermazione della legalità e richiama al rispetto della legge italiana gli immigrati non potrebbe ignorare che nei loro confronti la legge è spesso una lettera morta, specialmente quando attribuisce dei diritti e

7

garanzie nel lavoro e nei rapporti con la Pubblica amministrazione. Bisogna riconoscere che i lavoratori immigrati, anche se non versano nelle condizioni documentati a Rosarno, sono spesso oggetto di vessazioni ed abusi sul luogo di lavoro, che sono bombardati e oggetto generalizzato di messaggi razzisti e offensivi che hanno come effetto diretto la loro esclusione sociale ed emarginazione. Di quale integrazione vogliamo parlare, di quella fittizia raccontata nel mezzo degli applausi compiacenti e reverenziali degli eventi pubblici o di quella reale che tocca ogni lavoratore immigrato che non trova neanche un corso di lingua italiana organizzato decentemente pur a distanza di chilometri? Eppure ne avrebbero bisogno e lo chiedono anche le donne di origine musulmana che rimangono del tutto isolate tra le pareti domestiche. Altro che persone volenterose messe nelle condizioni di fare un percorso di integrazione. Nulla è scontato per lo straniero che è soggetto a un ricatto continuo, nemmeno la sopravvivenza. Gli si chiede indisturbati con la buona pace e totale indifferenza di tutti gli organi di controllo di rinunciare al diritto alle ferie, alla tredicesima, alla maggiorazione per il lavoro straordinario, di non denunciare infortuni devastanti perché non perda il lavoro. In poche parole questa è la minestra, o accetti o te ne vai. Così, se la collocazione nel mercato, la carenza dei controlli degli organi preposti e il perenne rischio di oscillazione del lavoratore immigrato fra una condizione di regolarità del lavoro e del soggiorno in una condizione di irregolarità di entrambi, consente di attribuire al lavoro immigrato una funzione concorrenziale e sostituiva rispetto alle condizioni e ai trattamenti ottenuti o rivendicati dai lavoratori autoctoni, le conseguenze non possono che essere laceranti in termini di discriminazione dell’immigrato, di diffidenza e di incomunicabilità reciproca fra lavoratori. Imporre la legalità in questa situazione significa da un lato realizzare una rete di protezione polifunzionale intorno agli immigrati, garantire l’effettivo esercizio dei diritti in condizioni di parità di

trattamento e di uguaglianza con i lavoratori italiani, dall’altro spezzare e ostacolare la perversa sinergia fra interessi degli immigrati a percepire un reddito, sia pur minimo ed in condizioni di precarietà e quello aziendale a ridurre il costo di lavoro attraverso la disponibilità di una riserva di manodopera caratterizzata da una elevata produttività. Al di fuori del lavoro, all’immigrato si chiede essenzialmente di non esistere, meglio se non si vede nei luoghi di aggregazione sociale e perfino di rinunciare anche al sogno di tutta la sua esistenza che dà il senso del suo sacrificio, quello di dare una vita migliore ai propri figli, di dargli una possibilità di riscatto sociale. L’emarginazione dei figli degli immigrati spesso comincia dalla scuola anche se ci sono degli esempi eccellenti di segno positivo. Purtroppo esiste anche il seguente caso che ci riguarda da vicino. L’anno scorso, un paio di mesi prima della proposta della Lega di creare classi separate per i bambini stranieri, nella nostra realtà locale sono stati precursori dell’idea. Intendiamoci sempre per il bene dei bambini. In una scuola materna di Fossombrone hanno proprio realizzato una classe solo ed esclusivamente per i bambini stranieri. Ottimo segnale di come si vuole educare e crescere i figli degli immigrati nella condivisione dei valori della nostra società e l’amore per Italia che sempre più spesso è la loro patria nativa. Il governo dal canto suo proroga di anno in anno lo stato di emergenza dichiarato alcuni anni fa e poi si procede. Già, non c’è nulla di meglio che rispondere I progetti di integrazione risultano del tutto inadeguati e a tutt’altro servono ma non agli immigrati e alla finalità di contribuire alla loro integrazione. Servono benissimo invece per far lavorare dei precari con la solita logica di clientelismo elettorale.Così si finanziano corsi assolutamente inutili del tipo “Come insegnare alle donne straniere a fare la spesa” oppure “Lingua italiana per alunni stranieri della scuola elementare” da svolgere durante l’orario scolastico, al di fuori delle aule delle loro classi che, nel frattempo continuano le lezioni. Gli immigrati, che vivono e lavorano regolarmente da molti anni se non da decenni nel nostro paese da questi progetti non traggono alcuna utilità. Questi meccanismi li osservano da anni, li conoscono benissimo e non si fanno illusioni. Piuttosto si chiedono com’é possibile che lo stesso scenario si ripeta in modo cosi prevedibilmente elementare da almeno una ventina da anni. Eppure funziona. Com’é possibile che gli italiani non riescano a rendersi conto come l’argomento immigrazione venga usato esclusivamente per manipolazione politica e il governo delle masse attraverso la paura dal diverso? Eppure una volta e in qualche misura anche oggi in alcuni paesi gli immigrati, cioè le persone considerate diverse e, di conseguenza, ghettizzate, criminalizzate, discriminate ed escluse erano proprio gli italiani.Ci si aspetta che, memori del proprio passato, gli italiani dovrebbero essere immuni da simili strumentalizzazioni. Basterebbe osservare attentamente le notizie e sarebbe impossibile non accorgersi quando, passando da una rete televisiva ad altra, o, ascoltando la rassegna della stampa, l’argomento prevalente di cui si tratta in coincidenza dell’apertura di ogni campagna elettorale diventa quello dell’immigrazione.

prontamente alla richiesta della cittadinanza, impaurita fino al panico collettivo, inculcato attraverso anche i mezzi di informazione, rafforzando lo stato di polizia. Tutto ciò avviene a scapito dei diritti civili e delle garanzie costituzionali di tutti i cittadini. Si procede con spettacolari blitz della polizia, con le ronde e con le dichiarazioni dei politici che il personale delle forze dell’ordine deve essere incrementato per garantire la sicurezza e poi via alle assunzioni anche attraverso le c.d. stabilizzazioni (senza concorso pubblico per intenderci) e con i nuovi finanziamenti per i c.d. progetti per l’integrazione. Personalmente reputo questa strategia elettorale un banale e piuttosto elementare teatrino di strumentale deviazione dell’attenzione dell’opinione pubblica che indubbiamente è oltremodo offensivo per l’intelligenza degli italiani. Forse ci sono degli argomenti e problemi molto più importanti dell’immigrazione che

8


Approfondimento

LO SPAURACCHIO DELL’IMMIGRAZIONE AGITATO DAI POLITICI

di Galina Todorova Gospodinova

Si potrebbe discutere a lungo ma una cosa è certa è già iniziata l’ennesima campagna elettorale che pare si giocherà di nuovo su questa domanda e sulle soluzioni più o meno repressive prospettate per arginare il fenomeno migratorio che viene indicato come IL PROBLEMA dell’ Italia.Lo scenario di manipolazione dell’elettorato è sempre lo stesso e si ripete ormai da una ventina di anni con piccole sfumature di differenza in cui ci ripropongono sempre il medesimo spauracchio della figura dello straniero criminalizzato e demonizzato di turno. Nei primi anni novanta i mostri demonizzati da utilizzare erano gli albanesi , poi è venuto il turno dei romeni, successivamente dei rom e così via. A ben vedere il medesimo meccanismo di induzione collettiva verso la denigrazione di una minoranza di quegli altri è stata già messo in pratica e forse mai del tutto abbandonato. Una volta sono stati gli ebrei, intenzionalmente screditati e denigrati finché non si è arrivati al punto di credere che la loro deportazione, osservata dai vicini dietro le tendine di casa propria, e il loro sterminio fosse una cosa giusta e comunque normale. Poi sono stati gli italiani del sud a costituire quella valvola di sfogo dei sentimenti di supremazia dai quali sembra non si riesce a fare meno anche oggi. Le discriminazioni e il modo screditante di trattare i c.d. diversi vengono sempre e comunque giustificate. Un motivo si trova sempre per le vere e proprie cacce alle streghe. Storicamente di volta a volta, a seconda delle necessità del momento, il pretesto per cui demonizzare qualcuno ed indicarlo come la causa di tutti i mali viene ricalibrato sulle differenze tra le persone nella stessa comunità e variano secondo diverse condizioni economiche, il colore della pelle, la lingua, la religione, il genere, l’orientamento sessuale, il modo di vestire, ecc. Nel caso dell’immigrato ci è stata inculcata per anni l’idea che si tratta di un soggetto pericoloso e potenziale criminale per prospettare l’urgente bisogno di interventi di repressione, espulsioni e discriminazioni perpetue che si ripercuotano anche sugli immigrati regolari che vivono e lavorano regolarmente da molti anni accanto.Inutile dire che con la criminalità non hanno a che vedere la stragrande maggioranza degli immigrati regolari eppure proprio su di loro si ripercuote l’ondata di xenofobia e intolleranza cavalcata da alcune forze politiche. Con dati alla mano si è dimostrato che gli immigrati regolari delinquono meno e hanno la propensione al crimine di molto inferiore rispetto agli autoctoni. Eppure da anni l’attenzione dell’opinione pubblica viene bombardata da notizie allarmanti sui clandestini e sui delitti afferrati commessi da immigrati. Questi, statene certi, vengono puniti subito e in modo esemplare altro che il garantismo trionfante per i colletti bianchi, per i rei confessi dei reati societari e tributari, per i mafiosi scarcerati per distrazione, per i corrotti e i corruttori nella pubblica amministrazione e nella politica che quando gli va bene godono della prescrizione, delle immunità varie e comunque delle ottime difese e quando gli va male vengono o dichiarati riabilitati, o da latitanti in vittime di persecuzioni giudiziarie o addirittura eroi a cui intitolare strade e piazze.In questa mistificazione della realtà la figura dell’immigrato è molto comoda. Serve un capro espiatorio su cui affermare con forza la primazia della legalità e contemporaneamente giustificare le ulteriori limitazioni dei diritti degli immigrati regolari e le loro famiglie. La disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione giuridica dello straniero innanzitutto riconosce allo straniero presente legalmente nel territorio dello Stato i diritti fondamentali della persona umana, gli stessi diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano, una parità di trattamento relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la Pubblica amministrazione e nell’accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi previsti dalla legge. Potrebbe non piacere ma non può essere diversamente in uno Stato di diritto. Tutto questo prevede la legge in via generale e in astratto nei confronti degli immigrati regolarmente presenti in Italia. In quali termini invece si potrebbe parlare di uguaglianza nell’applicazione concreta di queste stesse leggi dello Stato e di esercizio effettivo dei diritti degli immigrati. Chi giustamente si prodiga per l’affermazione della legalità e richiama al rispetto della legge italiana gli immigrati non potrebbe ignorare che nei loro confronti la legge è spesso una lettera morta, specialmente quando attribuisce dei diritti e

7

garanzie nel lavoro e nei rapporti con la Pubblica amministrazione. Bisogna riconoscere che i lavoratori immigrati, anche se non versano nelle condizioni documentati a Rosarno, sono spesso oggetto di vessazioni ed abusi sul luogo di lavoro, che sono bombardati e oggetto generalizzato di messaggi razzisti e offensivi che hanno come effetto diretto la loro esclusione sociale ed emarginazione. Di quale integrazione vogliamo parlare, di quella fittizia raccontata nel mezzo degli applausi compiacenti e reverenziali degli eventi pubblici o di quella reale che tocca ogni lavoratore immigrato che non trova neanche un corso di lingua italiana organizzato decentemente pur a distanza di chilometri? Eppure ne avrebbero bisogno e lo chiedono anche le donne di origine musulmana che rimangono del tutto isolate tra le pareti domestiche. Altro che persone volenterose messe nelle condizioni di fare un percorso di integrazione. Nulla è scontato per lo straniero che è soggetto a un ricatto continuo, nemmeno la sopravvivenza. Gli si chiede indisturbati con la buona pace e totale indifferenza di tutti gli organi di controllo di rinunciare al diritto alle ferie, alla tredicesima, alla maggiorazione per il lavoro straordinario, di non denunciare infortuni devastanti perché non perda il lavoro. In poche parole questa è la minestra, o accetti o te ne vai. Così, se la collocazione nel mercato, la carenza dei controlli degli organi preposti e il perenne rischio di oscillazione del lavoratore immigrato fra una condizione di regolarità del lavoro e del soggiorno in una condizione di irregolarità di entrambi, consente di attribuire al lavoro immigrato una funzione concorrenziale e sostituiva rispetto alle condizioni e ai trattamenti ottenuti o rivendicati dai lavoratori autoctoni, le conseguenze non possono che essere laceranti in termini di discriminazione dell’immigrato, di diffidenza e di incomunicabilità reciproca fra lavoratori. Imporre la legalità in questa situazione significa da un lato realizzare una rete di protezione polifunzionale intorno agli immigrati, garantire l’effettivo esercizio dei diritti in condizioni di parità di

trattamento e di uguaglianza con i lavoratori italiani, dall’altro spezzare e ostacolare la perversa sinergia fra interessi degli immigrati a percepire un reddito, sia pur minimo ed in condizioni di precarietà e quello aziendale a ridurre il costo di lavoro attraverso la disponibilità di una riserva di manodopera caratterizzata da una elevata produttività. Al di fuori del lavoro, all’immigrato si chiede essenzialmente di non esistere, meglio se non si vede nei luoghi di aggregazione sociale e perfino di rinunciare anche al sogno di tutta la sua esistenza che dà il senso del suo sacrificio, quello di dare una vita migliore ai propri figli, di dargli una possibilità di riscatto sociale. L’emarginazione dei figli degli immigrati spesso comincia dalla scuola anche se ci sono degli esempi eccellenti di segno positivo. Purtroppo esiste anche il seguente caso che ci riguarda da vicino. L’anno scorso, un paio di mesi prima della proposta della Lega di creare classi separate per i bambini stranieri, nella nostra realtà locale sono stati precursori dell’idea. Intendiamoci sempre per il bene dei bambini. In una scuola materna di Fossombrone hanno proprio realizzato una classe solo ed esclusivamente per i bambini stranieri. Ottimo segnale di come si vuole educare e crescere i figli degli immigrati nella condivisione dei valori della nostra società e l’amore per Italia che sempre più spesso è la loro patria nativa. Il governo dal canto suo proroga di anno in anno lo stato di emergenza dichiarato alcuni anni fa e poi si procede. Già, non c’è nulla di meglio che rispondere I progetti di integrazione risultano del tutto inadeguati e a tutt’altro servono ma non agli immigrati e alla finalità di contribuire alla loro integrazione. Servono benissimo invece per far lavorare dei precari con la solita logica di clientelismo elettorale.Così si finanziano corsi assolutamente inutili del tipo “Come insegnare alle donne straniere a fare la spesa” oppure “Lingua italiana per alunni stranieri della scuola elementare” da svolgere durante l’orario scolastico, al di fuori delle aule delle loro classi che, nel frattempo continuano le lezioni. Gli immigrati, che vivono e lavorano regolarmente da molti anni se non da decenni nel nostro paese da questi progetti non traggono alcuna utilità. Questi meccanismi li osservano da anni, li conoscono benissimo e non si fanno illusioni. Piuttosto si chiedono com’é possibile che lo stesso scenario si ripeta in modo cosi prevedibilmente elementare da almeno una ventina da anni. Eppure funziona. Com’é possibile che gli italiani non riescano a rendersi conto come l’argomento immigrazione venga usato esclusivamente per manipolazione politica e il governo delle masse attraverso la paura dal diverso? Eppure una volta e in qualche misura anche oggi in alcuni paesi gli immigrati, cioè le persone considerate diverse e, di conseguenza, ghettizzate, criminalizzate, discriminate ed escluse erano proprio gli italiani.Ci si aspetta che, memori del proprio passato, gli italiani dovrebbero essere immuni da simili strumentalizzazioni. Basterebbe osservare attentamente le notizie e sarebbe impossibile non accorgersi quando, passando da una rete televisiva ad altra, o, ascoltando la rassegna della stampa, l’argomento prevalente di cui si tratta in coincidenza dell’apertura di ogni campagna elettorale diventa quello dell’immigrazione.

prontamente alla richiesta della cittadinanza, impaurita fino al panico collettivo, inculcato attraverso anche i mezzi di informazione, rafforzando lo stato di polizia. Tutto ciò avviene a scapito dei diritti civili e delle garanzie costituzionali di tutti i cittadini. Si procede con spettacolari blitz della polizia, con le ronde e con le dichiarazioni dei politici che il personale delle forze dell’ordine deve essere incrementato per garantire la sicurezza e poi via alle assunzioni anche attraverso le c.d. stabilizzazioni (senza concorso pubblico per intenderci) e con i nuovi finanziamenti per i c.d. progetti per l’integrazione. Personalmente reputo questa strategia elettorale un banale e piuttosto elementare teatrino di strumentale deviazione dell’attenzione dell’opinione pubblica che indubbiamente è oltremodo offensivo per l’intelligenza degli italiani. Forse ci sono degli argomenti e problemi molto più importanti dell’immigrazione che

8


Attualità dovevano e oggi più che mai richiedono di essere affrontati e risolti. Ci si deve aspettare, quindi, che gli elettori italiani pretendano di essere trattati con rispetto e di non dover per l’ennesima volta assorbirsi l’ insultante, per la loro intelligenza, campagna elettorale incentrata sulla paura dell’uomo nero, del diverso e pericoloso di turno. Sicuramente il minimo che si possa pretendere è sentire finalmente non più discussioni urlate su chi gioca a fare nazionalismo più o meno demagogico in sterili dibattiti politici di stampo razzista o neorazzista. È un diritto degli elettori poter seguire dei dibattiti che nella civile e democratica contrapposizione politica permettano la cristallizzazione di soluzioni condivise per il lavoro e la sanità, per la scuola e l’università, e non per ultimo per la giustizia, in poche parole su tutti i settori della vita che sono la vera garanzia per il futuro del paese. Se proprio dobbiamo parlare dell’immigrazione allora incominciamo a cambiare la terminologia usuale che non rivela rispetto per le persone di nazionalità straniera che sono ormai una componente strutturale della società. Cominciamo a riconoscere che non di una emergenza si tratta ma di un fenomeno. Occorre senz’altro cambiare il nostro modo di discuterne abbandonando la finzione collettiva di immenso stupore e indignazione della sorpresa di fronte a notizie come quella dei fatti di La procedura di assunzioni Rosarno, o quella descritta negli La procedura di assunzione degli immigrati si fonda sull’ipocrita presunzione articoli del giornalista Gatti di conoscenza diretta tra datore di lavoro e lavoratore ancora residente dall’Espresso. Lo sapevamo tutti, le all’estero.Come è avvenuto il famigerato incontro tra offerta e domanda istituzioni, la cittadinanza del luogo e di lavoro ancora nessuno si è degnato a rispondere. Forse perché nella ogni persona pensante nel paese, collettiva finzione in cui sono impegnati in primo luogo le istituzioni è scomodo quello che succedeva lì e in tanti ammettere che ciò avviene nel periodo iniziale di clandestinità di sette su dieci luoghi. Peraltro si tratta degli attuali regolarmente soggiornanti immigrati.In quel periodo ma anche dell’identica situazione descritta per tutta la vita il lavoratore straniero è posto sotto la costante minaccia che il quasi venti anni fa dal A. Dell’Atti venir meno di una della numerose condizioni di legalità dell’ingresso e della nell’articolo La presenza straniera permanenza comporti anche la perdita della posizione di regolarità acquisita, in Italia. Il caso di Puglia, Milano, vive e lavora in condizione di precarietà ed incertezza, spesso confinato nei 1991, secondo il quale si può dire che veri e propri ghetti. Se poi si considera che dalla sussistenza del rapporto era diventata una sorta di clausola di di lavoro dipende non solo la regolarità della permanenza sul territorio, ma stile di ogni ricerca sul tema ricordare anche il riconoscimento dei diritti in materia civile in condizione di parità l’effetto della perversa sinergia tra con il lavoratore nazionale, la possibilità di ricongiungersi con il coniuge e i la disattenzione legislativa e il figli minori, iscrizione nel SSN, si colgono a pieno le conseguenze perverse progressivo ampliamento degli spazi dell’ancor più stretto collegamento istituito tra la regolarità della permanenza occupati dall’azione e della e il rapporto di lavoro.Aver ancorato tutta questa serie di importanti aspetti regolarizzazione burocratica tanto della vita alla persistenza di un rapporto di lavoro che per definizione del Ministero del lavoro, quanto più è un contratto sbilanciato, fa legittimamente pensare che la nozione di intensamente, di quello dell’Interno: subordinazione insita nel rapporto di lavoro con lo straniero in particolare di determinare una “regressione” ed stia subendo una torsione che la riporta a quella condizione di soggezione anzi un “imbarbarimento” del personale da cui si sperava di essersi definitivamente affrancati. sistema “giuslavoristico “ il cui significato reale è (stato) quello di creare una quantità crescente di forza lavoro disponibile a lavorare a condizioni molto inferiori a quelli del mercato ufficiale.”Paradossalmente a distanza di quasi venti anni siamo ancora a parlare di fenomeno nuovo e dell’emergenza nell’affrontarlo sempre e comunque negando i diritti dei lavoratori immigrati. Forse è ora di incominciare a chiederci se non ci conviene, essendo anche giusto e legittimo, richiedere la loro affrancazione da ogni condizione di inferiorità,di schiavismo moderno, di emarginazione e discriminazione perché più che mai sono in gioco i diritti di tutti i lavoratori. I diritti e in primo luogo quelli dell’uguaglianza e solidarietà sono come la democrazia, non costituiscono uno stato delle cose cristallizzato, garantito e consolidato, ma un ideale verso cui tendere e in ogni caso da difendere e costruire quotidianamente. La conquista dei diritti è costata tanto in termini anche di vite umane ed aspre lotte sociali per permettere la loro erosione lenta ma progressiva attraverso l’oppressione dei più deboli. Questo processo potrebbe essere inarrestabile se non viene impedito dalla società che ha tutto l’interesse a difendere chi oggi viene indicato come causa di tutti i mali per essere, in modo indisturbato, ridotto in schiavitù e agitato come arma di ricatto per il resto della società. Eppure è già capitato e la storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Questa a cui assistiamo è un’azione del tutto analoga a quella protrattasi negli anni trenta negli Stati Uniti e negli anni settanta in Germania, Francia, Olanda e Inghilterra dove l’iniziale apertura verso gli stranieri andava sostituendosi con una disciplina dell’immigrazione più restrittiva, conformemente all’opinione di alcuni gruppi di pressione che nel dibattito si concentravano sulla questione della criminalità degli immigrati. I diritti dei lavoratori hanno subito conseguenze devastanti.Uno dei primi studiosi che rilevò tale azione fu Clifford Shaw: “Un’ azione dimistificante degli ingenui stereotipi diffusi nel corpo sociale, che tendevano a demonizzare il diverso, a far rivivere, in forma nuova, il mito sempiterno dello straniero come nemico, come invasore, come causa di tutti i mali”. Forse è il caso di riflettere piuttosto che lasciarsi pervadere dall’onda devastante dell’odio razziale.

9

La legge di riforma n. 189/2002 c.d. Bo Dalla legge di riforma n. 189/2002 c.d. Bossi-Fini è possibile ricavare la rappresentazione dell’immagine della figura dello straniero, che è quella di un soggetto destinato a restare estraneo alla società civile, quasi naturalmente predisposto a delinquere, perciò sottoposto a prova perpetua e costantemente monitorato. Solo che anche il primo strumento attraverso il quale è possibile controllare la regolarità della presenza dello straniero, cioè il permesso di soggiorno, nonostante lo straniero si sia doverosamente attivato di richiedere il suo rinnovo e di documentare con le enormi buste zeppe di documenti comprovanti l’esistenza di un regolare rapporto di lavoro, di reddito sufficiente per la famiglia, di contratto registrato della casa, di residenza e permanenza dei legami e la convivenza parentale, il permesso di soggiorno non arriva mai nei termini di legge, cioè venti giorni. Arriva dopo molti mesi, a volte dopo oltre un anno di attesa e a volte viene consegnato nelle sue mani già scaduto. Ricapitolando, l’immigrato paga 73 euro circa per ogni componente della famiglia che ha più di 14 anni e per mesi e, a volte oltre un anno, aspetta. Nel frattempo la sua tessera sanitaria è scaduta insieme al permesso di soggiorno e il suo rinnovo o proroga diventa una via crucis anche se gli viene effettuata regolarmente la trattenuta per il SSN nella busta paga.Se, malauguratamente, nella crisi economica in corso l’immigrato perde il lavoro, anche se assicurato e con il diritto riconosciuto alla cassa integrazione o ai trattamenti di mobilità e disoccupazione, non può avere più di sei mesi di permesso di soggiorno per attesa occupazione. Anche dopo anni di lavoro in Italia non potendo fare affidamento sull’aiuto di quell’ improprio ammortizzatore sociale che è la famiglia, preziosa anche per i giovani indicati come colpevoli bamboccioni, l’immigrato rischia di ricadere nelle condizioni di clandestinità.

di Paola Bacchiocchi

Credo, più vado avanti mi convinco, che viviamo in una società dove l’apparenza conta più di qualsiasi altra cosa. Si dice che la prima impressione é quella che conta, ma ho scoperto che non si finisce mai di conoscere le persone. Quindi é bene non fermarsi ma andare oltre. Siamo giunti in un epoca dove più sei ben vestito, meglio sarai accettato. Se vediamo un ragazzo nero cambiamo strada avendone paura, se vediamo un gay pensiamo che è malato. Ma perché abbiamo paura di marocchini, africani, cinesi, che girano nel paese ma non ne abbiamo paura invece se sono in televisione, anzi li prendiamo come esempio? Perché un africano che raccoglie arance non deve essere rispettato? Perché indossiamo vestiti di un ragazzo/a gay e ne ascoltiamo la musica, se pensiamo che è un rifiuto della società? La tv influenza e stordisce condizionando i nostri comportamenti ma anche le nostre apirazioni. La massima aspirazione che può avere un adolescente che guarda la televisione è di partecipare al grande fratello per avere una vita piena di tempo libero. Questi messaggi ci vengono non solo dalla pubblicità ma addirittura da testate giornalistiche. Proprio qui si prepara il terreno. Discutendo delle mode e delle tendenze alcune volte le anticipano preparando il terreno a chi poi deve semplicemente lanciare il messaggio pubblicitario su quelle mode o tendenze. Un telegiornale non deve confezionare comportamenti ma deve fare semplicemente pubblica informazione. La pubblicità, di per sé, brucia la facoltà di pensiero di grandi e piccoli, non dice cosa ti offre di più di altri prodotti, ma ti fa credere che é meglio solo perché usa le emozioni. Ad esempio, la pubblicità sulla pasta usa la famiglia, fa vedere che sopra i fusilli ci lavorano nonna, figlia e nipoti, inquadrando immense distese di grano e mettendo in evidenza il costo conveniente. Ma l’industriale non dice che il grano lo paga 14 euro circa al quintale, che i nostri contadini con i soldi che ci prendono non riescono a coprire neppure i costi, che col tempo sono costretti anche a vendere i loro terreni alla nuova borghesia latifondista che preferisce pagare un clandestino e non un italiano. Non dice che la pasta industriale spesso contiene ferro e cromo, non dice che, per giochi di prezzo, il grano viene portato in posti che distano centinaia di chilometri per tornare trasformato in pasta nei luoghi d’origine. L’impatto ambientale, l’aumento di CO2, lo spreco di energie non stanno in cima ai pensieri di quell’industriale che ci propone improbabili nonni a tavola con irrequieti nipoti. Una soluzione potrebbe essere acquistare merce della propria regione. Ma una famiglia dove ci sono più di sei membri preferisce mangiare la pasta che costa 60 centesimi circa al pacco e non quello della propria regione che ne costa il doppio anche se il prodotto è migliore e rispetta le persone. Lo spot pubblicitario, ovviamente, non lavora solo sugli alimenti ma giochi, abbigliamento, cosmesi per tutte le età. C’è da vergognarsi se ci si accontenta di un paio di scarpe per stagione, abbiamo bisogno di averne tre. Le rughe a settant’anni meglio toglierle e l’uomo che non regala il diamante alla propria donna non è in regola con i canoni di convivenza di questa società. Lo sfruttamento di mano d’opera, di risorse, l’aumento di CO2? Perché preoccuparci di tutto ciò quando possiamo essere belle, alla moda e possedere magari un diamante?

10


Attualità dovevano e oggi più che mai richiedono di essere affrontati e risolti. Ci si deve aspettare, quindi, che gli elettori italiani pretendano di essere trattati con rispetto e di non dover per l’ennesima volta assorbirsi l’ insultante, per la loro intelligenza, campagna elettorale incentrata sulla paura dell’uomo nero, del diverso e pericoloso di turno. Sicuramente il minimo che si possa pretendere è sentire finalmente non più discussioni urlate su chi gioca a fare nazionalismo più o meno demagogico in sterili dibattiti politici di stampo razzista o neorazzista. È un diritto degli elettori poter seguire dei dibattiti che nella civile e democratica contrapposizione politica permettano la cristallizzazione di soluzioni condivise per il lavoro e la sanità, per la scuola e l’università, e non per ultimo per la giustizia, in poche parole su tutti i settori della vita che sono la vera garanzia per il futuro del paese. Se proprio dobbiamo parlare dell’immigrazione allora incominciamo a cambiare la terminologia usuale che non rivela rispetto per le persone di nazionalità straniera che sono ormai una componente strutturale della società. Cominciamo a riconoscere che non di una emergenza si tratta ma di un fenomeno. Occorre senz’altro cambiare il nostro modo di discuterne abbandonando la finzione collettiva di immenso stupore e indignazione della sorpresa di fronte a notizie come quella dei fatti di La procedura di assunzioni Rosarno, o quella descritta negli La procedura di assunzione degli immigrati si fonda sull’ipocrita presunzione articoli del giornalista Gatti di conoscenza diretta tra datore di lavoro e lavoratore ancora residente dall’Espresso. Lo sapevamo tutti, le all’estero.Come è avvenuto il famigerato incontro tra offerta e domanda istituzioni, la cittadinanza del luogo e di lavoro ancora nessuno si è degnato a rispondere. Forse perché nella ogni persona pensante nel paese, collettiva finzione in cui sono impegnati in primo luogo le istituzioni è scomodo quello che succedeva lì e in tanti ammettere che ciò avviene nel periodo iniziale di clandestinità di sette su dieci luoghi. Peraltro si tratta degli attuali regolarmente soggiornanti immigrati.In quel periodo ma anche dell’identica situazione descritta per tutta la vita il lavoratore straniero è posto sotto la costante minaccia che il quasi venti anni fa dal A. Dell’Atti venir meno di una della numerose condizioni di legalità dell’ingresso e della nell’articolo La presenza straniera permanenza comporti anche la perdita della posizione di regolarità acquisita, in Italia. Il caso di Puglia, Milano, vive e lavora in condizione di precarietà ed incertezza, spesso confinato nei 1991, secondo il quale si può dire che veri e propri ghetti. Se poi si considera che dalla sussistenza del rapporto era diventata una sorta di clausola di di lavoro dipende non solo la regolarità della permanenza sul territorio, ma stile di ogni ricerca sul tema ricordare anche il riconoscimento dei diritti in materia civile in condizione di parità l’effetto della perversa sinergia tra con il lavoratore nazionale, la possibilità di ricongiungersi con il coniuge e i la disattenzione legislativa e il figli minori, iscrizione nel SSN, si colgono a pieno le conseguenze perverse progressivo ampliamento degli spazi dell’ancor più stretto collegamento istituito tra la regolarità della permanenza occupati dall’azione e della e il rapporto di lavoro.Aver ancorato tutta questa serie di importanti aspetti regolarizzazione burocratica tanto della vita alla persistenza di un rapporto di lavoro che per definizione del Ministero del lavoro, quanto più è un contratto sbilanciato, fa legittimamente pensare che la nozione di intensamente, di quello dell’Interno: subordinazione insita nel rapporto di lavoro con lo straniero in particolare di determinare una “regressione” ed stia subendo una torsione che la riporta a quella condizione di soggezione anzi un “imbarbarimento” del personale da cui si sperava di essersi definitivamente affrancati. sistema “giuslavoristico “ il cui significato reale è (stato) quello di creare una quantità crescente di forza lavoro disponibile a lavorare a condizioni molto inferiori a quelli del mercato ufficiale.”Paradossalmente a distanza di quasi venti anni siamo ancora a parlare di fenomeno nuovo e dell’emergenza nell’affrontarlo sempre e comunque negando i diritti dei lavoratori immigrati. Forse è ora di incominciare a chiederci se non ci conviene, essendo anche giusto e legittimo, richiedere la loro affrancazione da ogni condizione di inferiorità,di schiavismo moderno, di emarginazione e discriminazione perché più che mai sono in gioco i diritti di tutti i lavoratori. I diritti e in primo luogo quelli dell’uguaglianza e solidarietà sono come la democrazia, non costituiscono uno stato delle cose cristallizzato, garantito e consolidato, ma un ideale verso cui tendere e in ogni caso da difendere e costruire quotidianamente. La conquista dei diritti è costata tanto in termini anche di vite umane ed aspre lotte sociali per permettere la loro erosione lenta ma progressiva attraverso l’oppressione dei più deboli. Questo processo potrebbe essere inarrestabile se non viene impedito dalla società che ha tutto l’interesse a difendere chi oggi viene indicato come causa di tutti i mali per essere, in modo indisturbato, ridotto in schiavitù e agitato come arma di ricatto per il resto della società. Eppure è già capitato e la storia dovrebbe insegnarci qualcosa. Questa a cui assistiamo è un’azione del tutto analoga a quella protrattasi negli anni trenta negli Stati Uniti e negli anni settanta in Germania, Francia, Olanda e Inghilterra dove l’iniziale apertura verso gli stranieri andava sostituendosi con una disciplina dell’immigrazione più restrittiva, conformemente all’opinione di alcuni gruppi di pressione che nel dibattito si concentravano sulla questione della criminalità degli immigrati. I diritti dei lavoratori hanno subito conseguenze devastanti.Uno dei primi studiosi che rilevò tale azione fu Clifford Shaw: “Un’ azione dimistificante degli ingenui stereotipi diffusi nel corpo sociale, che tendevano a demonizzare il diverso, a far rivivere, in forma nuova, il mito sempiterno dello straniero come nemico, come invasore, come causa di tutti i mali”. Forse è il caso di riflettere piuttosto che lasciarsi pervadere dall’onda devastante dell’odio razziale.

9

La legge di riforma n. 189/2002 c.d. Bo Dalla legge di riforma n. 189/2002 c.d. Bossi-Fini è possibile ricavare la rappresentazione dell’immagine della figura dello straniero, che è quella di un soggetto destinato a restare estraneo alla società civile, quasi naturalmente predisposto a delinquere, perciò sottoposto a prova perpetua e costantemente monitorato. Solo che anche il primo strumento attraverso il quale è possibile controllare la regolarità della presenza dello straniero, cioè il permesso di soggiorno, nonostante lo straniero si sia doverosamente attivato di richiedere il suo rinnovo e di documentare con le enormi buste zeppe di documenti comprovanti l’esistenza di un regolare rapporto di lavoro, di reddito sufficiente per la famiglia, di contratto registrato della casa, di residenza e permanenza dei legami e la convivenza parentale, il permesso di soggiorno non arriva mai nei termini di legge, cioè venti giorni. Arriva dopo molti mesi, a volte dopo oltre un anno di attesa e a volte viene consegnato nelle sue mani già scaduto. Ricapitolando, l’immigrato paga 73 euro circa per ogni componente della famiglia che ha più di 14 anni e per mesi e, a volte oltre un anno, aspetta. Nel frattempo la sua tessera sanitaria è scaduta insieme al permesso di soggiorno e il suo rinnovo o proroga diventa una via crucis anche se gli viene effettuata regolarmente la trattenuta per il SSN nella busta paga.Se, malauguratamente, nella crisi economica in corso l’immigrato perde il lavoro, anche se assicurato e con il diritto riconosciuto alla cassa integrazione o ai trattamenti di mobilità e disoccupazione, non può avere più di sei mesi di permesso di soggiorno per attesa occupazione. Anche dopo anni di lavoro in Italia non potendo fare affidamento sull’aiuto di quell’ improprio ammortizzatore sociale che è la famiglia, preziosa anche per i giovani indicati come colpevoli bamboccioni, l’immigrato rischia di ricadere nelle condizioni di clandestinità.

di Paola Bacchiocchi

Credo, più vado avanti mi convinco, che viviamo in una società dove l’apparenza conta più di qualsiasi altra cosa. Si dice che la prima impressione é quella che conta, ma ho scoperto che non si finisce mai di conoscere le persone. Quindi é bene non fermarsi ma andare oltre. Siamo giunti in un epoca dove più sei ben vestito, meglio sarai accettato. Se vediamo un ragazzo nero cambiamo strada avendone paura, se vediamo un gay pensiamo che è malato. Ma perché abbiamo paura di marocchini, africani, cinesi, che girano nel paese ma non ne abbiamo paura invece se sono in televisione, anzi li prendiamo come esempio? Perché un africano che raccoglie arance non deve essere rispettato? Perché indossiamo vestiti di un ragazzo/a gay e ne ascoltiamo la musica, se pensiamo che è un rifiuto della società? La tv influenza e stordisce condizionando i nostri comportamenti ma anche le nostre apirazioni. La massima aspirazione che può avere un adolescente che guarda la televisione è di partecipare al grande fratello per avere una vita piena di tempo libero. Questi messaggi ci vengono non solo dalla pubblicità ma addirittura da testate giornalistiche. Proprio qui si prepara il terreno. Discutendo delle mode e delle tendenze alcune volte le anticipano preparando il terreno a chi poi deve semplicemente lanciare il messaggio pubblicitario su quelle mode o tendenze. Un telegiornale non deve confezionare comportamenti ma deve fare semplicemente pubblica informazione. La pubblicità, di per sé, brucia la facoltà di pensiero di grandi e piccoli, non dice cosa ti offre di più di altri prodotti, ma ti fa credere che é meglio solo perché usa le emozioni. Ad esempio, la pubblicità sulla pasta usa la famiglia, fa vedere che sopra i fusilli ci lavorano nonna, figlia e nipoti, inquadrando immense distese di grano e mettendo in evidenza il costo conveniente. Ma l’industriale non dice che il grano lo paga 14 euro circa al quintale, che i nostri contadini con i soldi che ci prendono non riescono a coprire neppure i costi, che col tempo sono costretti anche a vendere i loro terreni alla nuova borghesia latifondista che preferisce pagare un clandestino e non un italiano. Non dice che la pasta industriale spesso contiene ferro e cromo, non dice che, per giochi di prezzo, il grano viene portato in posti che distano centinaia di chilometri per tornare trasformato in pasta nei luoghi d’origine. L’impatto ambientale, l’aumento di CO2, lo spreco di energie non stanno in cima ai pensieri di quell’industriale che ci propone improbabili nonni a tavola con irrequieti nipoti. Una soluzione potrebbe essere acquistare merce della propria regione. Ma una famiglia dove ci sono più di sei membri preferisce mangiare la pasta che costa 60 centesimi circa al pacco e non quello della propria regione che ne costa il doppio anche se il prodotto è migliore e rispetta le persone. Lo spot pubblicitario, ovviamente, non lavora solo sugli alimenti ma giochi, abbigliamento, cosmesi per tutte le età. C’è da vergognarsi se ci si accontenta di un paio di scarpe per stagione, abbiamo bisogno di averne tre. Le rughe a settant’anni meglio toglierle e l’uomo che non regala il diamante alla propria donna non è in regola con i canoni di convivenza di questa società. Lo sfruttamento di mano d’opera, di risorse, l’aumento di CO2? Perché preoccuparci di tutto ciò quando possiamo essere belle, alla moda e possedere magari un diamante?

10


www.associazione-liberamente.it facebook: LiberaMente

Vuoi fare considerazioni sui nostri articoli? Vuoi replicare ad uno di essi? Vuoi pubblicare uno scritto da te? Scrivi a : redazione@associazione-liberamente.it e d’ora in poi tieni d’occhio il nostro sito!


La Bussola n°01