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Introduzione Il sottosviluppo è una condizione di arretratezza sociale ed economica in cui vive la popolazione di un paese rispetto ai paesi con sistemi economici più avanzati. I paesi poveri sottosviluppati o in via di sviluppo, nelle analisi geopolitiche, erano inizialmente raggruppati nel cosiddetto Terzo mondo, contrapposto al Primo mondo cioè i paesi industrializzati ad economia capitalista, e al Secondo mondo vale a dire i paesi a economia pianificata dell’Europa socialista.

I paesi sottosviluppati sono quelli caratterizzati da un minor reddito

pro

capite,

una

minore

efficienza

produttiva,

una

organizzazione economica meno complessa e curata, una ricerca tecnico-scientifica meno progredita, un più basso grado di industrializzazione, i consumi della popolazione meno ricchi e variati, e una demografia differente, a causa di più elevati tassi di natalità e mortalità. Il sottosviluppo di cui si parla è economico, ma è indubbio che le sue manifestazioni oltrepassano i confini dell'economia.

Stimare al momento attuale la quantità di poveri nel mondo è difficile, si calcola però che circa 1 miliardo di persone in questo preciso momento, stiano soffrendo la fame. Sono le 15.45 del 28/07/10 ed in questo preciso istante siamo 6.860.870.433 persone sul nostro pianeta, nati oggi: 250.950, morti: 109.670, quindi aumentiamo.

E anche se abbiamo prodotto quest’anno circa 3 miliardi di tonnellate di cibo, ci sono pressappoco un miliardo di persone che


ora hanno fame e, 18.840 oggi sono già morte per questo. Questo non è sostenibile.(1)

Mentre la crisi economica imperversa nelle economie sviluppate del vecchio e del nuovo continente, nel terzo mondo la gente lotta per un pezzo di pane o contro la desertificazione che noi provochiamo. La mancanza di acqua e di terre da coltivare, l’erosione dei suoli, la distruzione di foreste (6.489.251 di ettari quest’anno) fanno in modo che esista un constante (e crescente) numero di persone che sarebbero disposte a tutto pur di mangiare e questo crea i presupposti per criminalità, degrado e ovviamente fame, in una parola, Povertà.

1) Paesi in via di sviluppo Lo sviluppo è la capacità di una società di soddisfare i bisogni primari della popolazione e di permettere di accrescere il proprio benessere e deriva da fattori di tipo: Economico: una crescita economica crescita del reddito e della produzione Sociale: un miglioramento della qualità della vita con riguardo ai livelli d’istruzione, disoccupazione, disuguaglianze sociale, salute


Demografici: infatti spesso i paesi poveri hanno una crescita di popolazione molto elevata e i bambini che nascono hanno prospettive di vita difficili rispetto a quelli del mondo. In alcuni casi sono attuate politiche demografiche per frenare la crescita Geopolitici: esistenza o meno di guerre e conflitti interni (es: Africa, Centroamerica, Europa balcanica e area del Caucaso, Asia centro meridionale) Inoltre per non avere una situazione di sottosviluppo non devono esserci carenze alimentari e sanitarie e assenza di migrazioni di massa da zone di tensione. Il processo di globalizzazione ha contribuito solo in parte a ridurre le differenze di sviluppo, e l’intensificazione delle relazioni economiche con gli Stati e le regioni e la integrazione nel sistema mondo è forte solo per alcuni paesi mentre per altri sono deboli o nulle. La suddivisione di aree forti e aree deboli non è statica ma è dinamica

in

quanto

vi

sono

paesi

che

sono

cresciuti

economicamente e altri che sono peggiorati come l’Argentina.

1.1 Cause storiche del sottosviluppo Le cause storiche del sottosviluppo sono da ricercare nel fenomeno del colonialismo. Le conquiste coloniali intraprese alla fine del quindicesimo secolo da parte dei paesi europei hanno avuto come conseguenza l’imposizione del modello economico, sociale, politico e culturale dell’Europa nei paesi colonizzati. Ad esempio le società dei Maya e degli Incas e di alcuni grandi regni africani erano sviluppate sia dal punto di vista economico che scientifico e culturale, ma la colonizzazione ha causato un fattore negativo per la loro società. La colonizzazione europea del mondo è stata un


origine del sottosviluppo, tuttavia, alcuni paesi sono diventati più ricchi della madrepatria, come ad esempio gli Stati Uniti. Un’altra causa del sottosviluppo è rappresentata dal tipo di economia e di società che si è formata nei vari paesi. Uno sviluppo economico è avvenuto dove era presente un’economia mercantile e industriale e si distingueva la borghesia produttiva. Quindi, la forza politico – militare espressa dai paesi colonizzatori e la spinta dell’economia capitalistica e delle classi borghesi sono all’origine delle differenze tra paesi ricchi e poveri. Ad indipendenza ottenuta, “il decollo” economico dei paesi ex coloniali

si

è

rivelato

più

difficile

del

previsto.

In molti casi, essi si trovano a fare i conti, in primo luogo, con condizioni naturali sfavorevoli (per clima, qualità dei terreni ecc.) che già prima del colonialismo ne avevano ostacolato la crescita economica. E’ questo il caso, soprattutto, dell’africa a sud del Sahara, mentre India e Cina, o il mondo islamico, avevano conosciuto nel passato, epoche di relativo benessere e solidità economica, tali da renderli quanto meno competitivi (se non più progrediti) nei confronti dell’Europa industriale.

1.2 Il sud del mondo Di paesi sottosviluppati si cominciò a parlare negli anni 50 del novecento. Si pensava allora al problema dello sviluppo economico come una specie di scala. In cima alla scala c’erano i paesi capitalisti avanzati, sviluppati, ricchi, come gli Stati Uniti e l’Europa occidentale e settentrionale, il Giappone e L’Australia. A seguire venivano le potenze economiche di secondo livello, sono solo secondi ai paesi sviluppati più importanti, e sono India, Brasile, Sudafrica e la Cina.


Poi i Nuovi paesi industrializzati (NIC) quei paesi che hanno avuto un rapido processo di industrializzazione grazie a particolari requisisti (basso costo del lavoro, governi stabili, presenza di aree urbane, infrastrutture risorse). Sono Corea del Sud, Singapore, Taiwan e, con uno sviluppo meno intenso o iniziato di recente Turchia, Pakistan, Filippine, Indonesia, Malaysia,Cile. Poi ci sono i paesi produttori di petrolio, : paesi africani (Nigeria, libia, algeria) asiatici (iran, iraq, arabia suadita, kwait) americani (Venezuela, messico) che hanno permesso di accumulare grandi capitali e assicurarsi tecnologie e tecnici stranieri Ed infine il Quarto Mondo vale a dire

paesi che non hanno

risorse naturali, redditi bassi, elevata crescita demografica, popolazione attiva e dedita all’agricoltura che spesso non soddisfa le esigenze alimentari minime, l’industria è quasi assente, il commercio si basa sul baratto. Esempio classico è l’Africa subsahariana, piccoli paesi dell’America centrale, alcuni della zona meridionale andina, nella penisola arabica lo Yemen, in Asia il Bangladesh, Nepal, Afghanistan, Cambogia, Laos, Papua nuova guinea piccoli stati insulari dell’Oceania. Nell’analisi del fenomeno di sottosviluppo inoltre bisogna tenere in considerazione sia il grado di sviluppo economico che umano. Lo sviluppo economico rappresenta un mezzo per raggiungere un determinato livello di vita. Lo sviluppo umano indica una crescita quantitativa, ma anche qualitativa del tipo di vita della popolazione. Negli ultimi anni nella maggior parte degli stati del Sud del Mondo purtroppo è aumentato il divario economico rispetto ai paesi industrializzati e fortunatamente è leggermente diminuito il divario riguardante l’aspettativa di vita tra il Nord e il Sud del Mondo.


L’ONU per misurare il grado di sviluppo economico ed umano ha istituito un indicatore, l’ Indice di Sviluppo Umano (ISU), che è un indicatore utilizzato per misurare il progresso umano, elaborato su iniziativa del PNUS (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) a partire dal 1990. I suoi tre elementi chiave sono:

Il livello della salute, rappresentato dalla speranza di vita alla nascita;

Il

livello

di

alfabetizzazione

istruzione, e

dal

rappresentato

tasso

di

dal

tasso

scolarizzazione

di

della

popolazione fra i 12 e i17 anni; •

Il PIL per abitante individuato tenendo conato del potere di acquisto reale della popolazione.

I valori dell’ISU sono compresi fra 0 e 1; più il valore si avvicina ad 1 più il paese è sviluppato, al contrario un valore in prossimità dello 0 indica un paese sottosviluppato. Per calcolare il valore dell’ISU si prendono in considerazione i tre indici assegnandogli un valore massimo e uno minimo:

per la speranza di vita, 85 anni e 25 anni;

per il tasso di alfabetizzazione e il numero di anni di scuola frequentati da 0% a 100%;

per il PIL reale per abitante da 100 a 40000 dollari;

successivamente si fa una media delle tre cifre ottenute, che viene infine sottratta alla cifra 1. L’ISU si può arricchire con altri dati, per esempio prendendo in considerazione le differenze sociali o le disparità tra uomini e donne, che possono comportare una differenza nel valore che si


ottiene rispetto a quello registrato in precedenza. In relazione al valore dell’ISU ottenuto i paesi vengono classificati in:

paesi a sviluppo umano elevato, in cui il valore dell’indice è compreso tra 0,80 e 1;

paesi a sviluppo umano medio, in cui il valore dell’indice è compreso tra 0,50 e 1;

paesi a sviluppo umano basso, il cui valore dell’indice è inferiore allo 0;50.

1.3 I principali organismi che combattono il sottosviluppo LA FAO La Food and Agriculture Organization of

the United Nations

(Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura) è un’agenzia specializzata

del

sistema

delle

Nazioni

Unite

ed

accoglie

attualmente 180 paesi membri e la Comunità Europea. Dal 1951 la sede è a Roma. L'organo direttivo è la Conferenza dei paesi membri, costituita dai delegati espressi da ciascun paese avente ognuno diritto ad un voto. Presso la FAO lavorano circa 4000 persone, tra funzionari e impiegati. I paesi che vi aderiscono si impegnano a collaborare al fine di "elevare il livello di nutrizione e le condizioni di vita delle popolazioni che dipendono dalle loro rispettive giurisdizioni; migliorare il rendimento delle produzioni, l'efficacia della distribuzione dei prodotti alimentari e agricoli e le condizioni delle popolazioni rurali; contribuire all'espansione dell'economia mondiale e liberare l'umanità dalla fame". Queste sono le principali attività della Fao: • Assistenza ai paesi in via di sviluppo attraverso progetti di assistenza tecnica. Le politiche che attualmente adotta tendono ad


incoraggiare nella formulazione dei progetti approcci integrati che includono valutazioni ambientali, sociali e economiche. •

Informazioni su nutrizione, alimentazione, agricoltura,

foreste e pesca. Centro informativo per agricoltori, scienziati, pianificatori governativi, operatori economici e organizzazioni non governative (Ong). Il Sistema mondiale di avviso rapido (GIEWS) controlla i raccolti e le previsioni alimentari per individuare le crisi e stimare le richieste alimentari di urgenza. • Consulenza ai governi: fornisce consulenze sulla politica, sulle pianificazioni agricole, sulle strutture amministrative e legali necessarie allo sviluppo, in particolare le strategie nazionali per lo sviluppo rurale, per incrementare la produzione e ridurre della povertà. Attraverso il Codex Alimentarius stabilisce una normativa su standard e direttive alimentari. • Foro neutrale in cui tutte le nazioni possono incontrarsi per discutere strategie su problemi alimentari ed agricoli. Nel 1998 gli stati membri hanno adottato la Convenzione di Rotterdam sulle procedure di consenso previa informazione per alcuni prodotti chimici e pesticidi. Tale convenzione prevede che determinati prodotti,

potenzialmente

dannosi,

possano

essere

esportati

solamente verso i paesi che accettino esplicitamente di importarli. L’UNICEF L'UNICEF, Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, un'Agenzia delle Nazioni Unite fondata nel 1946 per aiutare i bambini vittime della Seconda Guerra Mondiale. Nel periodo tra il 1946 al 1953 fu presente in vari paesi europei, con moltissimi interventi a difesa dei bambini e aiutò anche l'Italia del dopoguerra in modo massiccio. Con la ripresa dell'economia dei paesi europei, le attività del Fondo


vennero rivolte ai bambini dei paesi in via di sviluppo in Africa, Asia e America Latina. Nel 1989 viene approvata la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia nella quale si stabilisce che l'UNICEF sia parte in causa per garantire il rispetto dei diritti dei bambini di tutto il mondo. Oggi il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia opera in 158 paesi di tutto il mondo, dove vivono oltre due miliardi di bambini e ragazzi sotto i quindici anni, con programmi di sviluppo a lungo termine nel settore sanitario, dei servizi, delle forniture d'acqua, dell'istruzione e dell'assistenza alle madri, oltre che con programmi di emergenza, per difendere i bambini dalle conseguenze delle guerre e di altre calamità. Cibo, acqua potabile, vaccini e medicine portare gli aiuti necessari ai bambini, ovunque ce ne sia bisogno è il lavoro dell'UNICEF. Gli aiuti vengono fatti arrivare dal grande centro di immagazzinaggio e imballaggio UNICEF situato a Copenaghen, per accelerare i soccorsi in caso di emergenza. In tutti i paesi in cui lavora, l'UNICEF impiega soprattutto personale locale per garantire un più facile ed efficace rapporto con la popolazione, con le singole famiglie e comunità. L'UNICEF prepara gli insegnanti e i tecnici locali, forma infermieri e medici affinché possano operare nei villaggi, utilizza tecnologie semplici, che non richiedono necessariamente la presenza di tecnici stranieri. In altre parole, cerca di aiutare i paesi più poveri a difendere da soli la vita dei loro bambini. Perché i bambini sono il futuro di un paese, la risorsa più importante. Per salvare i bambini e farli vivere meglio non servono sempre soluzioni costosissime spesso basta garantire acqua potabile,


vaccinazioni, pochi e semplici farmaci di base, gli strumenti per lavorare e la scuola elementare per tutti: senza scuola non c'è futuro, né per un bambino né per il suo paese. Per questa grande impresa spesso i mezzi scarseggiano: l'UNICEF è finanziato soltanto con contributi volontari di Governi e privati. Nel 1996 si è tenuto a Roma il primo vertice mondiale sull'alimentazione, con rappresentanti di 185 paesi, della Comunità Europea. Il vertice è partito dal dato che più di 800 milioni di persone nel mondo non avevano possibilità di accedere ad un nutrimento sufficiente e si è concluso con l'impegno di dimezzare entro il 2015 le persone che nel mondo soffrono la fame. Tale impegno è stato sancito con la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare e con un Piano di Azione. La Dichiarazione afferma "il diritto per ogni essere umano ad avere accesso ad un cibo sano e nutriente conformemente al diritto ad un'alimentazione adeguata e al diritto fondamentale di ognuno a non soffrire la fame." Nella Dichiarazione si individua nella povertà una delle maggiori cause dell'insicurezza alimentare, problema per risolvere il quale bisogna mobilitare tutti i mezzi a disposizione dei governi di tutto il mondo. Nel nostro paese una associazione si occupa del coordinamento delle diverse ONG. L’Associazione ONG italiane si compone di oltre 160 ONG, agisce secondo i principi espressi nella "Carta delle ONG di sviluppo" e rappresenta il mondo delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, al fine di diffondere la cultura della solidarietà, oltre alla difesa dei diritti fondamentali di tutte le persone e di tutti i popoli.


1.4 Gli Ogm e la fame nel mondo Gli organismi geneticamente modificati sono da tempo al centro di discussioni riguardo al loro utilizzo nei paesi aridi e con particolari condizioni climatiche, la domanda che ci si pone è se l’uso di sementi geneticamente modificate per resistere alle avversità ambientali sia sufficiente per sfamare tutti coloro che ne hanno bisogno. Le opinioni al riguardo sono discordanti. Alcuni studiosi, valutando i dati del Programma mondiale sul Cibo delle Nazioni Unite, ritengono che si stia producendo più cibo di quanto necessario per sfamare tutti i popoli della terra, secondo adeguati valori nutrizionali. Ciò nonostante, più di una persona su sette soffre la fame, perché le risorse non sono distribuite in maniera equa. Come ha affermato l’economista indiano Amartya Sen, premio Nobel nel 1998 ”la fame è il risultato del non avere abbastanza da mangiare, non è il risultato del non esserci abbastanza da mangiare”. Anche se le biotecnologie fossero in grado di mantenere le loro promesse di alte rese e di raccolti resistenti a batteri o virus, il problema della fame nel mondo non risolto

in

quanto

le

vere

cause

della

sarebbe

malnutrizione

sono

principalmente politiche ed economiche. Negli scenari più allarmanti, alcuni esperti (ricercatori ed economisti) arrivano a prefigurare un futuro in cui, eliminata la biodiversità naturale, poche multinazionali detentrici dei brevetti sulle varietà agricole potrebbero decidere (vendendo o meno le sementi) chi mangia e a quali condizioni. Inoltre le multinazionali potrebbero imporre ai coltivatori l’utilizzo di sementi e prodotti chimici che esse stesse vendono, al loro prezzo, annullando i sistemi di agricoltura tradizionale basati sull’uso di risorse locali che aiutano le piccole comunità ad autosostenersi.


I sostenitori delle colture GM adducono a loro favore diverse argomentazioni: la riduzione dell’uso di erbicidi, la possibilità di coltivare varianti oggi non più coltivabili (pomodoro S. Marzano), la possibilità di interventi mirati e non diffusi per poter ottenere varietà migliori. L’esempio del Golden Rice, il riso geneticamente modificato Il Golden Rice è una pianta geneticamente modificata per fornire un apporto vitaminico maggiore alle popolazioni malnutrite. Il “riso d’oro” è una varietà agricola transgenica molto particolare la cui produzione è frutto, quasi esclusivamente, della ricerca pubblica. Ingo Potrykus e Peter Beyer riescono a modificare una varietà da laboratorio di riso giapponese il “Taipei 309”, di fatto più adatto al clima temperato dell’Europa che a quello delle aree tropicali Per ottenere il Golden Rice, i due ricercatori hanno inserito nel riso tre

geni

estranei:

due

estratti

dal

narciso

(Narcissus

pseudonarcissus) ed uno dal batterio Erwinia uredovor. La nuova varietà di riso potrebbe trasformare questa coltivazione primaria in una fonte di vitamina A nelle zone affette da VAD (sindrome da deficienza di vitamina A). Incrociandola con le varianti locali si potranno evitare le monocolture salvaguardando la biodiversità. I suoi semi non sono sterili, potranno quindi essere ripiantati. Nel Gennaio 2001 dopo diverse vicende l’legate allo sfruttamento dei bravetti i due ricercatori istituiscono un apposito consiglio, il Golden Rice Humanitarian Board, per valutare le strategie più opportune per sfruttare al meglio il potenziale del riso d’oro in tutti i paesi in via di sviluppo che ne facciano richiesta. Questo progetto è sostenuto da numerosi finanziatori, il principale dei quali è la Fondazione Rockefeller. Ulteriori finanziamenti sono


forniti dal programma sulle biotecnologie FAIR dell’Unione Europea, dall’Ufficio Federale Svizzero per l’Educazione e la Scienza e dall’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia. Il gruppo di ricerca

collabora

con

i

centri

Internazionali

di

ricerca

sull’agricoltura (IARC)-compreso l’Istituto di Ricerca sul Riso (IRRI) filippino, l’ICRISAT Indiano, la CNRRI Cinese ed il CIAT colombiano, per eseguire coltivazioni incrociate e sperimentazioni in campo nei diversi paesi. Il primo carico parte per le Filippine dove i ricercatori dell’IRRI iniziano ad effettuare i primi studi di valutazione, prevedendo entro cinque anni i primi risultati delle valutazioni di tossicità, allergenicità, sostanziale equivalenza, oltre a quelli degli studi sull’impatto ambientale e su quello socio economico. Nonostante questo grosso impegno, i risultati non sono stati soddisfacenti e le coltivazioni non sono state sviluppate. Nel 2005 scienziati britannici della Syngenta annunciano una nuova varietà di Golden Rice modificato per produrre

una

maggiore quantità di β−carotene, dichiarando di rinunciare ai diritti sui risultati scientifici delle prime prove in campo della nuova linea di riso e sulle tecnologie associate alla sua produzione. Nonostante le opposizioni da parte di agricoltori ed ambientalisti, il Golden Rice Humanitarian Board ha dichiarato che, grazie alla donazione della Syngenta, si potrà dare inizio alle coltivazioni sperimentali nei centri di ricerca asiatici. Gli oppositori cercano di frenare il progetto affermando che esistono diverse misure alternative per fronteggiare il problema della deficienza di vitamina A e citano la Banca Mondiale che ha stimato che gli interventi di integrazione e miglioramento alimentare per prevenire le tre deficienze di micronutrienti più comuni (ferro, iodio e vit.A) possono essere eseguiti per un costo totale di 1 dollaro pro capite.


Concludendo si possono trovare vantaggi e svantaggi dovuti all’utilizzazione del Golden Rice. Vantaggi Il Golden rice potrebbe risultare vantaggioso, in tempi brevi, per le popolazioni dei paesi sottosviluppati la cui alimentazione limitata è carente di vitamine essenziali e

per le quali non si possono

utilizzare in tempi brevi le strategie sopra menzionate. Le conseguenze più gravi di questa carente alimentazione sono la morte prematura e la cecità. Il discorso è particolarmente valido per le zone dell’Asia, dove la maggior parte della popolazione si nutre esclusivamente di riso. Svantaggi Gli

scettici

temono

che

le

popolazioni

povere

dei

paesi

sottosviluppati possano diventare troppo dipendenti dal benestante e tecnologicamente avanzato mondo occidentale . Non è inoltre del tutto accertato quale sia la quantità giornaliera di riso pro capite necessaria per ricevere un adeguato apporto di vitamina A. Per di più, per trasformare la pro vitamina A in vitamina A, l’organismo ha bisogno di un adeguato apporto in grassi, di cui le popolazioni denutrite sono carenti. Secondo gli oppositori, nel breve termine il riso GM sarebbe il metodo più costoso ed ecologicamente più rischioso per affrontare la carenza di vitamina.A, mentre a lungo termine, le monoculture di riso GM potrebbero rappresentare una minaccia per l’ambiente e la sicurezza alimentare.


2) Microfinanza e Finanza etica 2.1 La speculazione La speculazione è l'attività dell'operatore che entra sul mercato nel momento presente, presumendo degli sviluppi ad alto rischio il cui esito, positivo o negativo, dipenderà dal verificarsi o meno di eventi su cui egli ha formulato delle aspettative.


tesi