Page 1

giugno 2012 - pubblicazione mensile a cura del presidio di ‘’libera cassano - gaetano marchitelli’’

un altro passo per la legalità

numero Viii - direttori responsabili: angelo luiso & marialuisa caricato - email: liberacassano@gmail.com

È difficile. È davvero difficile rinchiudere una persona in 500 parole. È difficile parlare di un uomo nato il 5 gennaio del 1948 a Cinisi, e non sentirsi un po’ . responsabili, per queste parole. È difficile raccontare la storia di un Uomo morto per le proprie azioni, per i propri ideali, per le proprie parole, per una, la più brutta di tutte: mafia. Peppino Impastato sarebbe potuto essere un ragazzo come tanti, un ragazzo nato e cresciuto all’ombra della mafia, con una vita facile, senza ribellioni, senza difficoltà, senza lotta. E invece no. Peppino già da giovanissimo entra in contatto con gli ideali di sinistra e impara parole come proletariato, lotta di classe, . diritti civili. « M i o p a d re , c a p o d e l piccolo clan, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività.» Lui non si ferma. E nel 1975 fonda il circolo “musica e cultura”, associazione che promuove la coscienza individuale e che diventa il punto di riferimento per molti giovani di Cinisi, costretti in un ambiente culturalmente oppresso dalla grave influenza mafiosa. Ma la voglia di Peppino di combattere concretamente la realtà in cui è costretto lo porta con i suoi compagni a fondare “radio Aut”, emittente autofinanziata che punge con la sua voce . satirica le politiche mafiose locali. Peppino è un ragazzo scomodo. Peppino è una parola che non vuole inserirsi nel rigo, non ha uno spazio, o meglio non ha lo spazio che l’inchiostro vorrebbe, e

Tano Badalamenti, capo mafia di Cinisi, lo vuole in riga . come tutti gli altri, muto e controllabile. Ma la parola Peppino arriva alle orecchie di tutti nel 1978 quando partecipa, con la lista Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali di Cinisi. E il mafioso Badalamenti capisce che non è più gestibile, che l’inchiostro è colato, e che sta macchiando tutto il foglio. Lo uccide. Il 9 maggio 1978. Peppino vien fatto saltare in aria sulla linea ferroviaria Palermo-Trapani, con . una carica di tritolo. “Peppino si è suicidato” questo è quello che appare sui giornali e sulle bocche silenziose di tutti, a Cinisi. Vien detto che con il suo pazzo gesto, Peppino, volesse orchestrare un attentato. Ma per sfortuna dei mafiosi di Cinisi, l’inchiostro è indelebile. E la madre e il fratello di Peppino, lottano fino alla sentenza definitiva, pronunciata nel 2002, per vedere attribuito l’omicidio di Peppino Impastato a Gaetano Badalamenti e Vito Palazzolo. Cento passi separavano la casa di Peppino da quella di Don Tano, cento passi che Peppino sentiva gli pesavano nelle scarpe. Di lui son stati trovati dei pezzi, sul luogo del delitto. È stato dilaniato dalla mafia. Ci sono voluti 24 anni perché si distinguessero tra loro due parole: omicidio e suicidio. Quanti passi separano voi da Peppino, dopo 34 anni di storia, di mafia? Vi sembrerà davvero lontanissimo. Per noi, per noi di Libera, questi passi pesano, queste parole, così diverse tra loro, come mafia e legalità, omicidio e libertà, voce e silenzio, sono macigni. Ma che siano uno, due, tre o cento passi tra noi e l’illegalità, lotteremo, come Peppino, anche solo per un centimetro, perché solo . dentro quel piccolo spazio siamo davvero liberi.


In molti probabilmente si chiederanno il perché di questo nostro lavoro, di questi nostri sforzi.

Sicuramente ci sarà chi crederà che “perdiamo il nostro tempo, perché le cose non cambieranno mai”, e chi apprezzerà il nostro operato e non lo considererà vano. Argomento principale di questo mese è Peppino Impastato, un uomo che ha dedicato la sua vita alla lotta alla mafia, ucciso per i suoi ideali di giustizia all’età di trent’anni. È il suo esempio, non il solo, che noi abbiamo deciso di seguire, e crediamo che i suoi ideali debbano essere un insegnamento per i futuri cittadini del mondo. Devono essere seminati nelle loro coscienze sin da subito e per questo, il


nostro Peppino, questo mese vestirà i panni di Peppino Impastato, ripercorrendo i momenti più salienti della sua vita. È vero, Peppino Impastato ha pagato con la vita la sua lotta, ma noi dobbiamo far sì che il suo sacrificio, quello di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e di tutte le persone che hanno inseguito per una vita l’ideale di giustizia, abbia un senso, noi abbiamo il dovere di continuare la loro lotta. “Solo chi è così folle da pensare di poter cambiare il mondo lo cambia davvero” e con questo pensiero di Albert Einstein, vi diamo appuntamento al prossimo ottobre. Buona lettura e buone vacanze!


tutto il mondo è paese Chiamala come vuoi, chiamala Organizatsya in russo, Cartello in colombiano, o semplicemente Crimine organizzato in albanese, la mafia parla tutte le lingue, gode di protezioni politiche e sta diventando sempre più spregiudicata. Solncevo, è un quartiere operaio di Mosca. Solnce in russo significa “sole”, ossimoro, perché in questo quartiere il sole non esiste, molti l'hanno dimenticato. Sole anche il nome dell'organizzazione criminale più potente nata dalle ceneri dell'Unione Sovietica, la “fratellanza del sole”. Temuta in tutto il mondo, i loro pezzi grossi sin da piccoli hanno imparato ad uccidere le loro paure, attraverso la violenza. I tatuaggi sono simboli di distinzione, ognuno è un simbolo, una carta di identità, svela agli altri la propria essenza. Due stelle sul ginocchio, stanno a significare “non mi piegherò mai dinanzi alle autorità”. La figura più importante è il padrino. Vi sono delle semplici regole, “la legge dei ladri”: no famiglia, no lavoro, no indirizzo. Infine: tra delinquenti non ci si tradisce. La mafia russa si occupa di traffico di droga e armi, contrabbando, pornografia, frodi su Internet. Ma l'attività principale nasce agli inizi degli anni '80. È racket e i commercianti devono pagare il pizzo. Aziende e società sono state costrette a scendere a compromessi con la malavita. «Chi si rifiuta di pagare, ha problemi. Prendevamo un barbone dalla strada, lo pettinavamo, lo vestivamo per bene, dopo di che gli dicevamo di rispondere di No ad ogni domanda e andavamo dai nostri debitori. Pagherai? No. E gli tagliavamo la testa. Ecco cosa succede a chi non paga». Sergej Michailov, noto padrino russo. Anni fa Colombia era sinonimo di ottimo caffè e tabacco, è ora diventata il primo produttore mondiale ed esportatore di

( parte 2 )

Cocaina. Centinaia di miliardi di dollari di profitti. Le foglie di coca vengono coltivate da famiglie poverissime in accordo con i narcotrafficanti. Lo Stato è assente, non ci sono alternative. I cartelli più importanti della mafia colombiana sono il Cartello di Cali, il Cartello di Medelin e quello di Norte del Valle. Non si occupano solo di droga, spesso coinvolti in rapimenti ed atti di terrorismo. Impiantare un ettaro di coca, vuol dire espiantare tre, quattro ettari di foresta amazzonica; quando si consuma cocaina, non si consuma solo se stessi, ma il mondo dove viviamo tutti. In paesi come la Colombia ci sarà sempre qualcuno che coltiverà, fin quando ci sarà un mercato ed enormi profitti, continuerà ad esserci la droga. Fino a quando ci saranno enormi guadagni ci sarà una mafia a regolarne i conti. In Albania, tutto è regolato dalla legge del Kanun, un codice, antichissimo, alternativo allo Stato, che si occupa di “mantenere l'ordine”, attraverso la pratica della vendetta tra le famiglie. «Se tu uccidi un membro della mia famiglia, io sono autorizzato a far fuori un uomo della tua.» Le donne e i bambini solitamente, non vengono toccati; si tratta di onore. Le famiglie non tendono a collaborare, anzi, spesso sono in conflitto tra loro, ed ecco spiegate le famose faide interne alle associazioni mafiose albanesi, che si occupano principalmente di traffico di eroina, di prostituzione, e vendita di armi. Chiamala come vuoi, Organizatsya, Cartello, o Crimine organizzato, la mafia non si ferma, ti entra dentro e non ce ne accorgiamo; non ci accorgiamo che fa parte del nostro vivere quotidiano, e non puoi farci niente, se non aprire gli occhi perché è l'indifferenza che ti rende complice.

insieme si può! Siamo giunti all’ultimo numero del nostro giornale. Con la chiusura delle scuole, anche noi ci prendiamo una pausa, almeno fino al prossimo ottobre. Questo progetto, com’è ormai noto, è nato inizialmente per i più piccoli, per i cittadini di domani, è nato come mezzo per i docenti per insegnare, o perlomeno spiegare, a bambini e ragazzi, cos’è la legalità e con quali strumenti si può raggiungere. Purtroppo non è andata proprio così. I tempi ristretti dei docenti e la poca attenzione di qualcuno (è importante sottolineare che qualche docente ha apprezzato e sostenuto il nostro lavoro, dandoci la spinta per andare avanti), non ci hanno permesso di raggiungere totalmente il nostro scopo, ma siamo sicuri che l’anno prossimo le cose andranno diversamente. Di contro, però, sappiamo che molti, molti lettori, anche un po’ più grandi, ci hanno apprezzato e ci hanno dato gli spunti per diversi numeri e ci auguriamo che il nostro pubblico cresca ogni mese di più. Ci sembra doveroso ringraziare una ad una, tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione di questo giornale, coloro i quali ci hanno sostenuto e hanno creduto in questo progetto sin da subito, chi ha condiviso con noi l’idea, forse utopistica, di legalità per la quale combattiamo ogni giorno. Primi fra tutti, vogliamo ringraziare i nostri redattori, chi continua a scrivere con noi e chi ha preso strade diverse, Stella, Lilla, Alessandra e Francesca, grazie per aver ”messo la faccia” insieme a noi. Un ringraziamento particolare, poi, va ai nostri amici di vignetta, che ogni mese hanno dato il loro preziosissimo contributo al nostro giornale, Iiisa, Frango, Baloco, Wisloslengo e Antonio. E infine vogliamo ringraziare “I Malavoglia”, tutti, perché senza di loro, probabilmente, il presidio di Libera Cassano “Gaetano Marchitelli”, non si sarebbe mai costituito e, di conseguenza, questo giornale non sarebbe nato. Vogliamo lasciarvi ricordandovi il nostro motto, “Si può fare!”, sì insieme possiamo sconfiggerla la mafia, insieme possiamo contribuire ad un mondo migliore, pulito, dove il rispetto delle persone in quanto tali viene prima di qualsiasi altra cosa. Ci sono persone che sono morte per questo ideale, persone che hanno dedicato la loro vita alla legalità, noi insieme, possiamo far sì che il loro sacrificio non sia stato vano.

Piazza Aldo Moro 44 Cassano delle Murge

o ci vediam e! ad ottobr nze! ca va buone

la post@ della legALITà Se avete domande, dubbi, curiosità o suggerimenti, non esitate a scriverci all’indirizzo di posta elettronica

liberacassano@gmail.com diventa

an

Libera Cassano - Gaetano Marchitelli

la redazione:

marialuisa caricato angelo luiso stella petrelli lilla milli Un ringraziamento particolare ad Antonio Milli per la vignetta in prima pagina.

080764029

Registrato al tribunale di Bari n. 370/2012. Stampa: Grafiche Monfreda - via Paolo da Cassano 7 - Cassano delle Murge - tel: 080775091


Si può fare! n.8  

Ottavo (e ultimo) numero del mensile "Si può fare!" dell'associazione Libera - Gaetano Marchitelli di Cassano delle Murge (Ba)

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you