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marzo 2012 - pubblicazione mensile a cura del presidio di ‘’libera cassano - gaetano marchitelli’’

«prima che il ‘’gallo’’ canti, mi rinnegherai tre volte» numero V - direttori responsabili: angelo luiso & marialuisa caricato - email: liberacassano@gmail.com

«Sport: Attività che impegna, sul piano dell’agonismo oppure dell’esercizio individuale o collettivo, le capacità fisico-psichiche, svolta con intenti ricreativi ed igienici o come professione; per puro divertimento senza ricavare utile alcuno», questa la definizione di sport che si può trovare su un qualsiasi dizionario della lingua italiana. Belle parole, che purtroppo non sempre . trovano riscontro nella realtà. Le pagine di cronaca italiana di questi ultimi giorni vedono una branca dello sport, il calcio nello specifico, al centro di uno scandalo che ha poco a che fare col divertimento e che, piuttosto, mettono quest’ultimo in secondo piano per dare spazio al ricavo di ingenti . somme di denaro. Dove c'è denaro, c'è potere, c'è male, c'è mafia. Il potere più grande di cui la mafia dispone, che sia Camorra, 'Ndrangheta o Sacra Corona Unita, è il consenso. Senza influenza sulla gente, sulle parole e sulle idee anche il politico più avvenente non potrebbe nulla, se poi al tutto si aggiunge un contorno di denaro sporco diventa tutto più succulento per la malavita. Per questo la mafia da sempre cerca “sponsor” per migliorare la propria immagine, qualcosa che la gente ami, qualcosa che la gente segua senza curarsi di cosa potrebbe celarsi nell'ombra, qualcosa come il calcio. Per le mafie il calcio è fondamentale non soltanto per i guadagni ricavati dal bagarinaggio, dal merchandising abusivo, dal settore delle scommesse, ma soprattutto per il forte consenso che esso raccoglie e perché tra le sedute degli

spalti si possono incontrare persone di qualsiasi estrazione sociale che procurino agganci vantaggiosi. Nel 2011 è esploso un altro scandalo calciopoli che non è ancora volto al termine e che vede Bari come centro nevralgico. Decisiva svolta all'inchiesta sulla questione del calcioscommesse l'ha data alla procura di Bari Andrea Masiello, ex giocatore del Bari, da poco nell'Atalanta. Dai verbali degli interrogatori è emerso che uomini vicini al clan Parisi di Bari avrebbero pagato con tangenti di 80.000 euro i giocatori del Bari per truccare alcuni importanti match, primo fra tutti quello del 7 maggio 2011 contro il Palermo. Sono emersi in seguito altri giri di ricatto e tangenti che hanno interessato match contro la Roma, il Chievo e la Sampdoria, condotti da un sedicente infermiere, Iacovelli, spesso accompagnato agli allenamenti da uomini del clan Parisi e Zingari, che interpretava la figura dell’ intermediario. Gli interrogatori sono stati condotti dal procuratore Stefano Palazzi, figura già emersa negli scandali del 2006 che videro come protagonista di illeciti la squadra juventina. Tutto questo a dimostrazione che non basta far emergere giri di calcioscommesse per smontare un sistema di tangenti e illeciti, e che ovunque si guardi c'è marcio, sporco e illegalità, e che spesso la più profonda e accurata inchiesta che porta in carcere molti personaggi anche noti, serve soltanto a grattare la superficie. .


Il calcio italiano è sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Non di certo per la bellezza del nostro campionato. Anche il nostro amico Peppino allena una squadra di calcio con la quale, inconsapevolmente, diventa preda di Tano. A Mondovicino, sfondo di tutte le nostre storie, si sta svolgendo, infatti, la finale di campionato di calcio, che vede la squadra allenata da Peppino, i “Pesi Piuma”, scontrarsi con i favoriti “BULL-i”. Il nome della città di Peppino, però, non è un caso. Mondovicino è quel paese che potrebbe essere, se tutti ci impegnassimo nel renderlo


un po' più “vicino” a noi. È una nuova possibilità, ecco perché l'uomo ha inventato le gomme sulle matite. Nonostante il perfido Tano voglia sporcarlo con le “malattie” dei grandi, insieme a Peppino cerchiamo di curarlo e di proteggerlo, e anche se i nostri sforzi possono sembrare vani, “noi attaccheremo fino al 90° minuto”. Non vogliamo rinunciare ai nostri colori. Basta solo un pizzico di immaginazione e di buona volontà per vedere finalmente come un mondo diverso non è mai stato così vicino a noi. Buona lettura!


MARZ0 2012 - pubblicazione mensile a cura del presidio di ‘’libera cassano - gaetano marchitelli’’ numero V - direttori responsabili: angelo luiso & marialuisa caricato - email: liberacassano@gmail.com

‘’GIUSTI’’ ACCORDI, NOTE DI INGIUSTIZIA

Ci sono delle canzoni, dei tormentoni che si impossessano della tua estate, che si ascoltano distrattamente sotto l'ombrellone, che occupano le tue orecchie per qualche mese e cadono nel dimenticatoio. Ci sono poi, canzoni destinate a durare negli anni; di quelle canzoni che ti basta una nota e già sei lì con i brividi sulla pelle. . Di quelle che hanno fatto la storia: la tua. Ecco, la storia di Paolo Borsellino ha inizio in pieno inverno palermitano 1940, cresce nel quartiere arabo kalsa e a 22 anni consegue la laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti. Pochissimo tempo dopo subisce la grave perdita del padre e si ritrova a dover provvedere alla famiglia. Così tra piccoli lavori e ripetizioni Borsellino riesce a superare il concorso in magistratura nel 1963. Paolo ama la sua terra, il profumo del mare che ti entra nel naso e il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, quel sole che solo la Sicilia sa regalarti. E vuole che la sua adorata casa sia amministrata dal suo valore più grande: la giustizia. L'incontro dei suoi due grandi amori. Per questo decide di diventare magistrato a Palermo, senza mai trascurare i suoi doveri verso la famiglia. Nel '65 è uditore giudiziario presso il tribunale civile di Enna. Due anni dopo il primo incarico direttivo: pretore a Mazara del Vallo. Nel '69 verrà trasferito al fianco del capitano dei Carabinieri Basile, nella pretura di Monreale. Sarà però il '75 l'anno della svolta: viene trasferito al tribunale di Palermo. Con il capitano Basile lavora alla prima indagine di Mafia. Da questo momento comincia la sua scalata, si arrampica sulla montagna della Mafia con i suoi numerosi ostacoli, perché vuole arrivare in cima, per tornare a veder splendere il suo mare. Il 1980 è l'anno di una grande vittoria, l'arresto dei primi sei mafiosi, e di una grande perdita: Basile viene ucciso in un agguato. Per il giudice e la famiglia inizia un periodo inquieto, fatto di scorte e di difficoltà. Nonostante tutto continua a svolgere la sua brillante carriera di magistrato e di giudice inquirente. Viene costituito un pool di quattro magistrati. Borsellino collabora a stretto contatto con il suo caro amico Giovanni Falcone e con Barrile, sotto la guida di Rocco Chinnici. Falcone e Borsellino sapevano farsi ascoltare, sapevano che per un futuro libero sono le menti dei giovani che devono esserlo. Ecco perché hanno sempre reso i ragazzi protagonisti della lotta alla mafia. Ma si rende conto che il lavoro del pool da solo non basta, chiede il potenziamento della polizia giudiziaria e maggiori controlli bancari per la confisca dei capitali alla mafia. Pretende, insieme al collega Falcone, la presenza attiva dello Stato. Chinnici scrive una lettera al presidente del tribunale di Palermo per ricevere un encomio per Borsellino, che puntualmente non arriverà. Ed ecco un'altra tragedia: Chinnici viene strappato alla vita. Borsellino è distrutto. Viene a mancare il pilastro del pool. Caponetto andrà a sostituirlo e di certo non terminano qui i successi contro la malavita. Nel 1984 viene arrestato Ciancimino e si pente Buscetta. È proprio in questo momento che Borsellino richiede una legge di tutela ai pentiti, che verrà approvata solo nel 1993, dopo la sua tragica scomparsa. Comincia la preparazione al "maxi processo", ma l'elenco delle vittime è destinato ad aumentare: viene ucciso il commissario Beppe Montana. Borsellino e Falcone vengono trasferiti d'urgenza all'Asinara, per evitare ulteriori rischi. Nonostante le iniziali critiche ai magistrati, terminò due anni dopo nel 1987 con un totale di 360 condanne e 2665 anni di carcere. Questo

anche grazie alle dichiarazioni del boss pentito Buscetta. Borsellino chiede il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala per ricoprire l'incarico di Procuratore Capo, richiesta straordinariamente accolta, nonostante si venisse meno al criterio di anzianità. Vivrà quindi in un appartamento della caserma, per risparmiare gli uomini della scorta. Ma il clima comincia a cambiare: il fervore iniziale che aveva portato alle numerose vittorie per la magistratura inizia a spegnersi. Nell '87 Caponetto è costretto per motivi di salute ad abbandonare la sua carica. Tutti si aspettano che sia Falcone a prendere il suo posto. Ma questo non avverrà. Borsellino caldeggia la promozione del suo collega attraverso una vera e propria lotta politica, scatenando numerose polemiche, tanto da rischiare un provvedimento disciplinare. Antonino Meli viene eletto con 14 voti, contro i 10 per Falcone. Borsellino ad ogni modo continuerà a svolgere la sua formidabile lotta, sottolineando sempre l'importanza dei pentiti, quali reali conoscitori dei "dietro le quinte" malavitosi. Da questo momento il percorso dei due magistrati sarà costellato di ostacoli e di indiscrezioni, che i due saranno sempre pronti a smentire. Mentre Falcone giunge a Roma, come direttore degli affari penali, grazie alle sue capacità investigative, una volta insediatosi presso la Procura di Palermo nel 1991, Borsellino è delegato al coordinamento dell'attività dei Sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Nel frattempo a Roma viene aperta la superprocura, Falcone si candida come superprocuratore e difeso a spada tratta dall'amico vince a pieni voti il 22 Maggio del '92. Il giorno dopo, 17:55. Un'esplosione: mille chilogrammi di tritolo, in una canaletta che scorreva lungo l'autostrada Trapani-Palermo. Scene drammatiche, scene di guerra. Lamiere contorte, una Croma bianca, o quel che ne resta. Apparteneva a Giovanni Falcone, fatto esplodere insieme a sua moglie e i tre agenti della scorta, tre agenti pugliesi Montinari, Di Chillo e Schifano. È tragedia, per l'uomo Paolo, legato da un rapporto fraterno a Giovanni Falcone. Per la prima volta ha paura, appare intimorito, ma mai demotivato. Continua a lottare, nonostante gli abbiano strappato ogni piccolo dettaglio, ogni esile particolare del vivere quotidiano, lui non cede. Famosissima è l'esclamazione fatta a Giuseppe Caponetto che gli chiedeva di calmarsi e di rallentare: "Giuseppe, io ho poco tempo. Molto poco tempo." E aveva ragione, era consapevole che in un modo o nell'altro, il suo momento sarebbe arrivato presto. Resta a Palermo, nella procura dei veleni, per proseguire il suo lavoro che non cessa mai di andare avanti. I pentiti si fidano di lui, della sua integrità morale e del suo intuito investigativo. Ottiene la delega per ascoltare il pentito Mutolo. È il 19 luglio 1992. Di nuovo fiamme. Una strada sventrata. Lui non c'era più, solo brandelli di un corpo che è stato, e che sempre sarà. Agnese Borsellino respinse l'idea dei funerali di Stato, disgustata da quel governo che li aveva abbandonati e non aveva saputo proteggerli. Furono espulsi tutti i politici che ebbero la loro giornata di passione ai funerali dei 5 agenti di scorta, tra cui la prima donna poliziotta Emanuela Loi, uccisa in un attacco mafioso. Non tutte le musiche si dimenticano in una sola estate. Queste note esplosive riecheggiano oggi non solo nelle nostre orecchie, ma continuano a farci rabbrividire sin dal primo accordo richiamandoli alla nostra memoria. Sono indelebili, ed è nostro dovere, oltre che diritto, mantenere vive le parole di questa canzone, così attuale, combattere perché non la si dimentichi come un tormentone estivo, che cerchiamo di evitare, quando passa in radio.


Un fiore tra la spazzatura Insieme si può! È un urlo, un sogno diventato realtà, come quando da piccoli, alla fine i buoni vincevano sempre sul male. Trapani, Giugno 2000, nasce la ditta “Calcestruzzi Ericina”, uno dei tanti, mai abbastanza, beni confiscati alla mafia. I protagonisti del progetto sono la Prefettura di Trapani, le forze dell'ordine e la Procura della Repubblica, l'Agenzia del Demanio e la Regione siciliana, l'associazione Libera, Unipol Banca e Unipol Gruppo Finanziario, Anpar, Legacoop e il commissario straordinario di . Governo, Antonio Maruccia. La “Calcestruzzi Ericina” non ha avuto vita facile, come tutte le cose giuste; l'azienda viene confiscata al boss Vincenzo Virga, e di lì, parte la sua lunga lotta per la legalità. L'azienda, ottima fonte di guadagno nel periodo precedente, sembra aver perso il suo "fascino". Nessuno aveva più interesse nell'acquistare calcestruzzo, non sarà per caso stato un tentativo da parte della malavita di screditare la società per poi riacquistarla? Ma questa volta gli è andata male, l'azienda è gestita da sei soci che avevano un sogno e che hanno combattuto contro dei mostri, che ti inseguono perché vogliono appropriarsi di ciò che hai di più importante: la tua libertà. La cooperativa può vantare un impianto di riciclaggio tecnologicamente all'avanguardia che consente di recuperare rifiuti derivanti dalle attività di costruzione e demolizione dell'edilizia e riutilizzarli per la produzione di nuovo calcestruzzo di ottima qualità. L'azienda

diventa, così, un emblema della lotta alla mafia e in particolare all'ecomafia grazie al rispetto dell'ambiente e allo sfruttamento delle risorse che il riciclaggio garantisce. Suona un po' come: ripuliamoci da quel marcio che nessuno aveva mai voluto scrostare via. Purtroppo, ancora oggi, ci sono problemi. I prodotti finali non vengono valorizzati come dovrebbero, chiamiamolo pregiudizio, non ci si fida del riciclato. Non ci si fida forse del buono che c'è in qualcosa che rinasce dalle proprie ceneri. Noi invece, crediamo nel fascino di un fiore che cresce nella spazzatura, abbiamo la ferma convinzione che il bene risponda con il bene, in ogni occasione. I silos dello stabilimento sono stati ridipinti di verde: il colore di un calcestruzzo pulito in quanto legale ed ecologico. È insomma una vittoria per Libera, che si impegna fortemente nell'attenzione all’ ambiente e nella diffusione di questo concetto, che questo cementificio, come tante altre aziende in tutta Italia, adottino questo parametro: specialmente in un settore come l'edilizia il rispetto dell'ambiente è più che mai indispensabile nella lotta all'ecomafia, ed è l'unico modo per tentare di sconfiggerla. Crediamo nell'utilizzo "ripulito" dei materiali prodotti in quest'azienda, nella tutela dell'ambiente, nell'impegno di questi sei soci che gridano a gran voce che talvolta qualcosa che sembrava così improbabile e impossibile, da adesso ha un nome, noi la chiamiamo realtà.

la redazione consiglia... ‘’La lotta alle mafie come narrazione collettiva’’ - pasquale iorio La lotta alle mafie è una narrazione collettiva, perché la cultura mafiosa isola e colpisce i suoi avversari lasciati soli, come ricorda Giovanni Falcone. È narrazione perché la stessa cultura mafiosa prospera negli anfratti dell'omertà. Narrazione collettiva, dunque, come doppia sfida alla cultura mafiosa, prima ancora che alle mafie stesse, quella cultura che è, ancora Falcone, «contiguità morale» tra mafia e non-mafia, più insidiosa, se possibile, dell'adesione aperta. Il lavoro di Pasquale Iorio offre tre chiavi di lettura, distinte e connesse. La prima è il contenuto stesso del libro. La seconda è la sua narrazione itinerante. La terza è la narrazione sulla narrazione. La costruzione a più voci di questo volume, la pluriformità degli spaccati d'osservazione, la ricchezza del dibattito generato e delle intelligenze mobilitate, la varietà dei luoghi delle discussioni e delle generazioni coinvolte, la fatica del narratore itinerante, la mobilitazione delle istituzioni ospitanti, la buona disposizione al confronto rendono l'esperienza del Sud che resiste visto dagli altri una «buona pratica», sia come contributo alla resistenza contro la cultura mafiosa, sia come restituzione della dignità ad un popolo oppresso, sia come, infine, metodologia efficace di produzione collettiva di conoscenza. Tre motivi, questi, che fanno del lavoro di Pasquale Iorio uno strumento fondamentale.

«Io non ci credo che tutti gli italiani sotterrerebbero l’amianto nei campi infangherebbero il nome degli avversari al solo scopo di non averli lì davanti e comprerebbero la partita agli arbitri ma in quanto arbitri si farebbero comprare racconterebbero bugie su una disgrazia è l’occasione che fa l’uomo criminale» (Adriano Celentano - La cumbia di chi cambia)


noi a piedi contro la mafia ‘’in riserva’’ Libera a Genova il 17 Marzo 2012, per la giornata in ricordo di tutte le vittime di mafia. In quella giornata verranno ricordate 900 vittime, e purtroppo ce ne sono ancora molte non scritte e ricordate, ancora perse. Come ogni anno si cerca, con la marcia della memoria, di far capire a tutti coloro che ascolteranno che purtroppo 900 vittime non sono un numero di morti tra cittadini comuni, giornalisti, magistrati, preti, sindacalisti, imprenditori, uomini politici e amministratori locali, ma sono prima di tutto persone che sono state uccise perché con rigore e coerenza hanno compiuto il proprio dovere e alle quali non è stato riconosciuto il diritto più importante, il diritto alla vita, che, purtroppo, non può . essere più dato per scontato. Quest’ anno la marcia si muoverà tra le strade di una città del settentrione, non è un caso. Con questo gesto simbolico, Libera vuole sensibilizzare le persone e far capire alla mafia, che continua a radicarsi sempre più a fondo nell'Italia settentrionale, che la forza per combatterla c'è e non cesserà mai. Da anni ormai la mafia vede le regioni del Nord come il Piemonte, la Lombardia e la Liguria, come terra da sfruttare e sulla quale imporre il proprio monopolio, cominciando dal controllo sullo smaltimento dei rifiuti fino a penetrare nell'economia legale del paese, non accontentandosi più dei

piccoli affari criminali, molto frequenti anche al settentrione. .Libera invece utilizza forza lavoro pulita come quella dei giovani, che mettono a disposizione il proprio entusiasmo, proiettato al futuro, ad una terra con una profonda tradizione di legalità e democrazia che sta attraversando un periodo difficile di disagi e alluvioni. Ogni anno la città ospitante lascia sfilare una marcia colorata di persone diverse ma con uno stesso ideale, e ogni anno ne esce cambiata, diversa, più ricca, perché l'incontro di persone tanto diverse e tanto opposte costruisce una rete ricchissima di rapporti umani, di sensibilità sociale collettiva e privata. Libera stessa si arricchisce continuamente, ogni anno di più, perché non sarebbe nulla senza ogni persona, ogni individuo, ogni singolo, che decide di partecipare attivamente alle sue iniziative e che capisce che può mettere sulle spalle un semplice zaino e nelle scarpe dei passi, per poter percorrere una lunga marcia verso la legalità. . «Che la primavera arrivi e faccia sbocciare una nuova coscienza collettiva contro la mafia. Che lo faccia ovunque, partendo da Genova.» (Nando dalla Chiesa, . presidente onorario di Libera).

libera la mente

la redazione consiglia...

fORTAPàSC Giancarlo Siani è un giovane giornalista napoletano che lavora nella redazione locale de Il Mattino a Torre Annunziata; Siani scrive di "cronaca nera". Occupandosi di "cronaca nera" e di omicidi di camorra, il giornalista incomincia a indagare sulle alleanze dei camorristi torresi con i reggenti di altri clan della Campania e scopre vaste aree di corruzione e connivenze tra politici e criminalità organizzata. Nonostante le minacce più o meno velate della classe politica locale, Siani continua nella sua inchiesta, in special modo dopo la "strage del circolo dei pescatori". I suoi articoli però infastidiscono particolarmente i boss camorristi della zona, mettendone in crisi le alleanze, fino all'arresto del boss Valentino Gionta, preso fuori Casa Nuvoletta, appartenente ai boss Lorenzo e Angelo Nuvoletta. Smaschererà anche il corrotto Sindaco di Torre Annunziata, Cassano, che viene condannato a sette anni e mezzo. Così, dopo esser stato trasferito a Napoli, in un summit di camorra viene decisa la condanna a morte di Siani, che viene ucciso sotto casa la sera del 23 settembre del 1985. L'omicidio avviene nel quartiere residenziale del Vomero, nei pressi di piazza Leonardo, quando Siani ha solo da qualche giorno compiuto 26 anni.

Piazza Aldo Moro 44 Cassano delle Murge

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Libera Cassano - Gaetano Marchitelli

la redazione: marialuisa caricato angelo luiso stella petrelli alessandra d’andrea francesca rizzo lilla milli

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Registrato al tribunale di Bari n. 370/2012. Stampa: Grafiche Monfreda - via Paolo da Cassano 7 - Cassano delle Murge - tel: 080775091


Si può fare! n.5  

Quinto numero del mensile "Si può fare!" dell'associazione Libera - Gaetano Marchitelli di Cassano delle Murge (Ba)

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