Issuu on Google+

anno II - numero 9 - pubblicazione mensile a cura del presidio di ‘’libera cassano - gaetano marchitelli’’

unA GUERRA COPERTA DA LENZUOLA

GIUGNO 2013 - direttori responsabili: angelo luiso & marialuisa caricato - email: liberacassano@gmail.com

Se non state attenti, la mafia richiama l'attenzione. Distogliete gli occhi ma non le orecchie! Se avete dimenticato Giacomo Caracciolese, 32enne ucciso nel mercato di Bari lo scorso 5 aprile, se avete dimenticato gli spari, le guerre tra clan, le lenzuola sporche stese sull'asfalto, potete stare pur tranquilli che ci sarà la mafia a richiamare alla coscienza ciò che abbiamo sotterrato nel più profondo inconscio. Potrete leggere di una nuova sparatoria. Il 19 maggio scorso, verso mezzogiorno, una moto con due persone provviste di casco hanno bersagliato con un kalashnikov e una pistola calibro 9, Vitantonio Fiore, 22 anni, figlio del “rispettato” Giuseppe Fiore del rione San Paolo e in carcere con una condanna di 25 anni, Claudio Fanelli, 31 anni e Antonio Romito, 30. Vitantonio Fiore è morto sul colpo, Fanelli e Romito hanno resistito fino all'ospedale. Fiore aveva addosso un giubbotto antiproiettile e una pistola. La pallottola era nell'aria e lui l'aveva sentita bene. Fiore aveva collezionato diversi precedenti. Era stato arrestato nel 2011 con l'accusa di detenzione di armi e di sostanze stupefacenti. In casa sua la polizia aveva trovato una pistola calibro 38, un sacchetto con 10 grammi di hashish, un passamontagna e una ricetrasmittente. Insomma Vitantonio Fiore era un nome ben noto sia alla polizia che alla mala barese. Ed è per questo che son trapelate indiscrezioni degli inquirenti che vedono Vitantonio Fiore come la vittima designata di quell'agguato violento. Arriva la scientifica, la Squadra Mobile e mafiosi di quartiere. E subito la visione d'insieme si fa chiara: secondo alcune indiscrezioni trapelate dagli inquirenti

ci sarebbe un collegamento tra il triplice omicidio di via Piemonte e quelli che hanno macchiato San Pasquale, Picone e Carrassi. E un filo diretto ha unito Caracciolese, sorvegliato speciale perché considerato un vero e proprio boss, con l'obiettivo di questa nuova scarica di proiettili, Vitantonio Fiore. C'è un collegamento direttissimo tra Caracciolese e Fiore, Romito e Fanelli. Un collegamento che non si restringe solo alla città d'origine ma che si allarga a quelli che sono gli intrecci tra famiglie, a quelle che sono le regole tra clan, a quelli che sono i colpi lanciati quando ci si prepara a cambiar gestione. «Fatemi sapere chi è stato, lo voglio sapere perché gli farò saltare la testa come ha fatto a te. Non finisce qui! La mamma di chi è stato deve piangere lacrime grandi, per quest'omicidio», urla la vedova Fiore. E questo è tutto ciò che rimane per strada: un lenzuolo, le urla delle famiglie, le teste voltate dei passanti, i cordoni della polizia che qualche parente cerca di oltrepassare per raggiungere il corpo senza di vita della vittima. E nelle settimane che verranno, il lenzuolo andrà via, pronto a coprire altri corpi, le urla si spegneranno perché nessuno ci bada più, i cordoni della polizia saranno riavvolti, e sull'asfalto non più il corpo, ma solo qualche macchia di sangue che i passanti, finti smemorati, cercheranno di cancellare con le suole delle scarpe. E forse rimarrà anche qualche interrogativo, che nessuno esplicherà mai perché troppo occupato a coprirsi le orecchie in attesa della deflagrazione. Forse la vecchia mafia barese sta cambiando volto, e forse si sta preparando ad una nuova guerra tra clan. L'unica certezza è un ennesimo lenzuolo bianco, che purtroppo non è il primo e si teme non sarà neanche l'ultimo.


come tasselli di un puzzle, uniti per un mondo migliore Per quest'ultimo numero abbiamo pensato di riproporvi alcuni spezzoni delle nostre interviste. Abbiamo scelto quelle di gente più vicina a noi, il nostro Sindaco, il nostro Parroco e un insegnante. Abbiamo pensato di riproporvele perché è importante ricordarci che noi non siamo soli, c'è tanta gente che la pensa come noi e sostiene il nostro lavoro e, soprattutto, ci mette del suo per combattere la mafia. Questa, per noi, è anche un'occasione per ringraziare tutte le persone che gentilmente hanno risposto alle nostre domande. Dottoressa (Maria Pia Di Medio, ndr), Lei è il Primo Cittadino di un paese apparentemente tranquillo, il luogo ideale dove poter passare le vacanze estive, un paese che, tutto sommato, offre tutto il necessario. Noi sappiamo però che Cassano è un paese con un tasso di criminalità abbastanza alto e alcuni fatti di cronaca lo testimoniano. Lei come si pone di fronte a questo importante problema, come crede di poter tutelare i Suoi cittadini e il Suo paese? Il problema della criminalità non è di facile soluzione perché interessa, purtroppo, diversi aspetti del vivere collettivo. Escludendo i soggetti che ormai hanno fatto del crimine il loro modo di vivere e di cui si devono necessariamente occupare i corpi di Polizia e Carabinieri per il tipo di reati commessi, io credo che i giovani (perché tali sono) che si avvicinano ai soggetti più “incalliti” e che possono essere “buoni maestri”, siano solo persone mai educate ai veri valori del vivere civile e del rispetto degli uni verso gli altri ma, anche persone economicamente disperate e senza lavoro. Questa convinzione ci ha portati, sin dal nostro insediamento, a favorire le aggregazioni (associazioni, gruppi di lavoro), a proporre attività ed eventi culturali che potessero interessare ed essere occasione di riflessione nonché di maturazione intellettuale, ad organizzare anche corsi di qualificazione per avere qualche possibilità lavorativa in più. Dobbiamo continuare con questo impegno, anzi favorire tutte quelle attività imprenditoriali sane che possano creare quelle occasioni di lavoro che ,alla fine, sono l'unico deterrente vero al dilagare della criminalità. Tutti sappiamo che anche a Cassano ci sono delle realtà “difficili”. Ragazzini che passano le loro giornate per strada, pronti a fare giochi da grandi e con un futuro che, spesso, non offre molta scelta. Tu (Don Nunzio Marinelli, ndr) come credi che noi cittadini possiamo evitare che questo accada? Innanzitutto è necessaria la prevenzione attraverso uno sforzo educativo il quanto più

Abbigliamento - Intimo Uomo Donna Bambino

di Talento Maria A. via V. Emanuele III, 54 70020 Cassano delle Murge (BA)

condiviso possibile. Da parte nostra le attività di tipo oratoriale offrono ancora una buona risposta ma forse non sono più sufficienti. Mi ha affascinato molto un'idea di don Luigi Merola, quella di usare le scuole, specie in estate o nelle ore in cui non c'è lezione come spazi per attività ludiche o come laboratorio per attività artistiche e artigianali (specie se si tratta di antichi mestieri), rafforzando in questo modo il legame tra ragazzi e ambiente scolastico, perché la scuola possa davvero essere come una casa di tutti. In questo modo si potenziano le capacità dei ragazzi, spesso geniali, si dà loro possibilità di esprimersi e si rafforza il loro legame con il territorio. Lei (Vito Lionetti, ndr) crede che il nostro lavoro sia utile allo scopo? Crede che la lotta che quotidianamente cerchiamo di combattere abbia senso? Il vostro impegno non solo è utile, ma fondamentale. Il modo più efficace per trasmettere il valore della legalità alle nuove generazioni è quello dell'esempio personale. Voi e le vostre lotte quotidiane rappresentate l'antidoto più efficace a quei modelli beceri e fuorvianti offerti dalla televisione. Vedervi impegnati a redigere un giornale, distribuirlo nelle scuole e per le strade; vedervi sotto i gazebo a propagandare le testimonianze e le azioni di chi si batte per estirpare il cancro delle mafie; vedervi organizzare dibattiti, concerti, eventi è più di una speranza: è la certezza che un mondo migliore è possibile. Io personalmente, poi sono particolarmente fiero di voi perché molti fra i componenti la vostra associazione sono stati alunni miei. E forse il mio lavoro non è stato poi così inutile.


arrestato il presidente della prov. di taranto Arrestati Conserva, ex assessore e Archinà, ex dirigente del'Ilva.

seicentottantasette sono le persone undici procure coinvolte “brillano” denunciate e ottantasette le aziende quelle di Bari e Foggia. sotto sequestro. Giovanni Florido, presidente della Pensare che gente del genere esiste provincia di Taranto, è stato messo in Sono quindici le regioni colpite da davvero. Omuncoli col pancione manette dalla Guardia di Finanza, questo “male”, trentaquattro le fasciato da una giacca troppo con le accuse di concussione in procure coinvolte, e non si può dire aderente, imprigionati da una relazione alla gestione da parte che sia una questione “terrona” cravatta a quadrettini, tutte uguali, dell'Ilva della discarica Mater perché la corruzione ambientale come le bugie che raccontano alle Gratiae. come impatto sul patrimonio gente. Conserva, ex assessore provinciale paesaggistico si sviluppa equamente L'immagine classica di questa all'ambiente, Archinà, ex dirigente tra Nord con tredici procure, Centro gentaglia che gioca a fare dio, artefici dell'Ilva, Vincenzo Specchia, ex con undici e Sud con dieci. dei disastri ambientali degli ultimi segretario della Provincia di Taranto, La Puglia occupa il settimo posto trent'anni, ma soprattutto padroni del gli altri “illustri” tre arrestati. della classifica nazionale sulla nostro futuro. corruzione ambientale: cinque le “Ambiente svenduto”, il nome dell'inchiesta che riguarda l'Ilva, che inchieste, trentotto persone arrestate ha portato a quattro ordinanze di e centotrentuno denunciate. Tra le custodia cautelare, tre in carcere e una ai domiciliari. Mai nome fu più corretto. Florido, era al suo secondo mandato, eletto nel 2004 e rieletto nel 2009. Si era persino candidato sindaco nel 2007 con una coalizione di centrosinistra, sconfitto al ballottaggio. Si vociferava, oltre tutto, una possibile candidatura in parlamento, è per questo che si parlava di ipotetiche dimissioni anticipate anche in riferimento allo scioglimento delle Province stesse. Infine, i legali di Archinà avrebbero presentato una documentazione medica sostenendo che il “target” carcerario non sia compatibile con le condizioni del cliente. «L'evoluzione dell'inchiesta conferma che i reati di corruzione e concussione in campo ambientale rappresentano una seria minaccia per la salute dei cittadini – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – Per combattere e vincere questo cancro bisogna partire dai numeri che sono drammatici». Dal dossier “Corruzione” di Legambiente, Libera e Avvisa Pubblico, è venuto fuori che dal 2010 al 2012, sono state arrestate 1109 persone per 78 inchieste italiane, riguardanti corruzione, connesse all'ambiente, in particolar modo le emergenze ambientali. Se gli arresti hanno superato il migliaio di persone,

la redazione consiglia...

mafia pulita

di elio veltri

La Mafia Spa è la più grande azienda italiana per fatturato. Oggi non ha più bisogno di uccidere: compra. Il suo patrimonio potrebbe da solo colmare il debito pubblico italiano. È una multinazionale del crimine da mille miliardi di dollari, un grande gruppo finanziario con dirigenti e quadri, un universo in cui si coniugano arcaicità e modernità, localismo e globalizzazione. Cinque i personaggi simbolo della "Mafia pulita" qui raccontati da Elio Veltri. Storie vere tratte dai materiali inediti dei processi che li riguardano: affiliati della 'ndrangheta, organici di Cosa Nostra e camorristi insospettabili. Una mafia invisibile che frequenta i salotti dell'alta finanza e parla più lingue, con donne che dal carcere gestiscono il mercato del falso, avvocati che hanno fatto delle discariche un affare miliardario, broker che trattano con i narcotrafficanti e fattorini che viaggiano in Ferrari organizzando traffici illegali alla luce del sole. Penetra così dentro imprese sane, impone i propri metodi e cambia per sempre le regole del gioco.


Giovanni Falcone, un uomo, un magistrato, un pezzo di storia del nostro bel Paese. Una bella storia, fatta di persone che hanno fatto della giustizia, la loro ragione di vita. Persone che credevano che il cancro dell'Italia, la mafia, si potesse estirpare, sradicare con la veritĂ . Persone scomode, per i bassifondi, per i vertici, per le alte cariche dello Stato. Presto detto. Il 23 maggio 1992 Giovanni viene assassinato a Capaci, con sua moglie e gli uomini della sua scorta.

Gocce nell’oceano Giovanni Falcone


Alle ore 17:58, presso la A29, una carica di cinque quintali di tritolo posizionata in una galleria scavata sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine viene azionata per telecomando dal sicario incaricato da Totò Riina. Tante, troppe vittime ha fatto la mafia e, purtroppo, sappiamo continuerà a farle se noi, tutti insieme, non ci ribelliamo. Buona lettura!


«siam tre piccoli porcellin» In un momento di crisi e confusione retributivi più che dignitosi», spinti come quello che stiamo vivendo, in da una «tracotante convinzione cui piovono suicidi figli della d'immunità», sono caduti nel d i s p e r a z i o n e , è r a s s i c u r a n t e ridicolo chiedendo il rimborso per constatare quanto rimanga salda una «spese banali ed irrisorie, giungendo delle nostre poche in qualche caso a livelli certezze: che i cari e t i c a m e n t e politici italiani rubano imbarazzanti», ancora, come sempre. evidenzia il gip di Rimborsi truffa. Potenza, Luigi Spina. S c e n a r i o Rientrano nel «vario e dell'ennesimo caso di diversificato catalogo» mala politica è la di richieste illecite: Basilicata, dove lo l a v o r i d i scorso aprile si è ristrutturazione delle dimesso il governatore abitazioni, cd musicali, Vito De Filippo – pasticcini offerti per il Vincenzo Viti seppur non coinvolto proprio compleanno, in prima persona nelle indagini – con spese di ristorazione, anche non lo scioglimento anticipato del proprie, e di pernottamento in Consiglio Regionale. Agli arresti alberghi inesistenti o in camere domiciliari sono finiti due assessori matrimoniali con prestazioni di della vecchia giunta – «collaboratrici di Vincenzo Viti vario genere», (Lavoro e formazione, consulenze mai P d ) e R o s a avvenute, viaggi e Mastrosimone vacanze con parenti (Agricoltura, esterno «più o meno stretti», in quota Idv) – ed un anche millantate c o n s i g l i e r e trasferte nelle alte d'opposizione – sfere romane, mai Nicola Pagliuca realmente effettuate, (capogruppo Pdl). sostituzione di Notificati, inoltre, p n e u m a t i c i , divieti di dimora per cancelleria, per Rosa Mastrosimone otto consiglieri. giungere persino a Quarantotto in tutto gli indagati nel pacchetti di gomme da masticare e rocambolesco giro di rimborsi sigarette, richieste di rimborso della truccati, compresi i gestori di Mastrosimone, l'unica a quanto pare a ristoranti e attività commerciali, condividere col buon Dio, il dono complici del sistema. dell'ubiquità, avendo presentato Ammonta a 170mila ricevute di spese euro circa, la cifra s o s t e n u t e implicata nel giro di contemporaneamente rimborsi di questi a Roma, Potenza e " l o d e v o l i " Matera. In particolare amministratori della l'ex deputato Dc, Viti, res pubblica, ed a si è dimostrato un 100mila quella dei abile amanuense, con conti posti sotto la pratica degli sequestro. “scontrini gonfiati”, «Uno scenario frutto evidentemente imbarazzante», «un dell'esperienza v e r o e p r o p r i o Nicola Pagliuca politica cumulata . sistema di diffusa e condivisa Anteponeva alle cifre del conto illegalità» afferma il Procuratore esibito delle altre, moltiplicando il capo Della Repubblica di Potenza, risultato finale. Giungendo persino ad Laura Triassi, le cui accuse sono di ostacolare le indagini, con la peculato e false attestazioni. I complicità di un ristoratore di Matera, protagonisti, sebbene fossero i che ha presentato false denuncie di d e s t i n a t a r i d i « t r a t t a m e n t i allagamento, per aggirare la consegna

della documentazione richiesta. Si sa, con i bambini ci vuole controllo. Pertanto ci auguriamo che venga corretta la procedura di verifica in modo tale che si possano perlomeno inibire le tentazioni di individui di siffatta specie, evidentemente privi di dignità, per evitare che il giochino si ripeta. Arriverà il giorno in cui i maiali smetteranno di sentirsi più uguali di tutti gli altri?

IL GIARDINO DELLA MEMORIA

Rocco Dicillo Rocco Dicillo (Triggiano, 13 aprile 1962 – Capaci, 23 maggio 1992) è stato un agente scelto di Polizia italiano.Agente della scorta di Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci. Dicillo viaggiava sul sedile posteriore della prima delle tre F i a t C r o m a c h e riaccompagnavano il magistrato a Palermo. L'auto era guidata da Vito Schifani, al cui fianco sedeva Antonio Montinaro. Nell'esplosione, avvenuta sull'Autostrada A29 all'altezza dello svincolo per Capaci, i tre agenti morirono immediatamente, dato che la loro Croma marrone fu quella investita con più violenza dalla deflagrazione, tanto da essere sbalzata in un oliveto a più di dieci metri di distanza dal manto stradale. Rocco Dicillo è seppellito nel cimitero di Triggiano, suo paese natale, dove gli sono state intitolate una piazza e una via.


i migliori anni della nostra vita «De Gasperi e Andreotti andavano insieme a messa e tutti credevano che facessero la stessa cosa. Ma non era così. In Chiesa De Gasperi parlava con Dio, Andreotti con il prete». Indro Montanelli Sette volte Presidente del Consiglio, otto volte Ministro della Difesa, cinque volte Ministro degli Esteri e tre volte delle Partecipazioni statali. Due volte Ministro delle Finanze, dell'Industria e del Bilancio. Ministro del Tesoro, dei Beni Culturali e delle Politiche comunitarie. È stato membro del Parlamento per sessantacinque anni. Mino Pecorelli, giornalista; Roberto Calvi, banchiere; Michele Sindona, banchiere; Carlo Alberto Dalla Chiesa, capo dei Carabinieri; Giorgio Ambrosoli, liquidatore banca privata italiana; Aldo Moro, presidente Dc; Giovanni Falcone, Magistrato. I suoi Nomi. Andreotti ha avuto una moglie, fedelissima, e quattro figli. Il Divo, il Gobbo, la Volpe, Belzebù, appellativi per un uomo dal grande senso dell'umorismo. La Volpe è stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione per delinquere. Assolto il primo grado nel '99 perché il fatto non sussiste, la sentenza d'appello (2003), distinguendo il giudizio tra 1980 e anni successivi, condanna Andreotti che aveva commesso il reato di partecipazione a cosa nostra, «concretamente ravvisabile fino alla primavera del 1980», reato estinto per prescrizione. Per i fatti successivi al 1980 è stato assolto. Si parla di «.. un'autentica, stabile e amichevole disponibilità dell'imputato verso i mafiosi fino alla primavera dell'80». Lo stesso capo della polizia Stramandino, dichiarò di aver assistito ad un incontro tra A. (la prima lettera dell'alfabeto, come veniva spesso denominato) all'epoca Ministro degli Esteri e il boss Manciaracina, uomo di fiducia di Riina. Colloquio che, a detta sua, fu relativo alla legislazione sulla pesca. Leonardo Messina, per lui A. era “punciutu”, uomo d'onore. Baldassare Di Maggio raccontò di un suo bacio

con Riina. Giovanni Brusca, dichiarò che se A. non avesse voluto gli omicidi Dalla Chiesa e Chinnici non sarebbero avvenuti. «In cosa nostra c'era la consapevolezza di poter contare su un personaggio come Andreotti». Ecco i suoi pentiti. Belzebù ha subito un processo per l'omicidio Pecorelli (1979). Secondo l'accusa aveva commissionato la sua uccisione perché a conoscenza di segreti sulla morte di Aldo Moro avvenuta nel '78 per mano delle Brigate Rosse. Il pentito Buscetta confessò che l'omicidio fu commissionato dai Salvo per conto di Andreotti. Sentenza annullata nel 2003. Nel '78, dopo la morte di Aldo Moro, il generale Dalla Chiesa riuscì a scovare un nascondiglio delle Brigate Rosse. Vennero rinvenuti documenti riguardanti il rapimento e una parte del memoriale. E pochi giorni prima della sua morte lo stesso Pecorelli incontrò il generale per informazioni sul memoriale, consegnandogli dei documenti su Andreotti. Il suo ruolo durante il sequestro Moro fu decisivo: rifiutò qualsiasi trattativa con terroristi in nome della Ragion di Stato. Fondamentalmente non fece nulla. «Si può essere grigi, ma onesti; grigi, ma buoni; grigi, ma pieni di fervore. Ebbene, On. Andreotti, è proprio questo che Le manca. Lei ha potuto disinvoltamente navigare tra Zaccagnini e Fanfani, imitando un De Gasperi inimitabile che è a milioni di anni luce lontano da Lei. Ma Le manca proprio il fervore umano. Le manca quell'insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno, senza riserve, i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo. Lei non è di questi. Durerà un po' più, un po' meno, ma passerà senza lasciare traccia». Memoriale – Aldo

la redazione consiglia...

vi perdono Moro ma inginochiatevi Il 23 maggio del 1992 vengono uccisi dalla Mafia il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e il 27enne Vito Schifani, da poco diventato padre. Vite spezzate perché dedite alla Giustizia e, quindi, contro l'organizzazione mafiosa in ogni sua forma. Film realizzato da La7 per il ventennale della Strage di Capaci con un cast d'eccezione. Il Tv movie è la trasposizione del libro della vedova Rosaria Schifani e del giornalista Felice Cavallaro, con l'aiuto della moglie di Montinaro, caposcorta di Falcone. Il titolo riprende una frase che la stessa Schifani disse ai mafiosi il giorno dei funerali.


arrivederci «agnese, dolce agnese» «Caro Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita, cercando di sapere». È morta Agnese Borsellino lo scorso maggio all'età di 71 anni. Ha lasciato, 21 anni dopo il marito Borsellino, i figli Lucia, 44 anni, Manfredi, 41 anni, e Fiammetta, di 40. Agnese è stata legata tutta la sua vita a quella del magistrato, che ha sposato il 23 dicembre del 1968 e che ha seguito sempre, sempre, tranne quel giorno quando Paolo Borsellino le chiese di non andare con lui. Era il 19 luglio '92. Una donna riservata, incatenata ai suoi dubbi e ai suoi segreti, evitando apparizioni ed interviste, seguendo il marito in silenzio, ma nonostante le poche parole è sempre stato chiaro quale fosse la sua indole quale persona realmente fosse. È sempre stata chiara nel suo impegno antimafia, nella vicinanza ai giovani che si schieravano contro le mafie che le hanno portato via il marito. Una donna forte, di quelle donne delle quali si è ormai perso lo stampo, di quelle donne che non piangono, che soffrono, ma che lottano. «Desidero ricordare: sei stato un padre ed un marito meraviglioso, sei stato un fedele, sì un fedelissimo servitore dello Stato, un modello esemplare di cittadino italiano, resti per noi un grande uomo perché dinnanzi alla morte annunciata hai donato senza proteggerti ed essere protetto il bene più grande, "la vita", sicuro di redimere con la tua morte chi aveva perduto la dignità di uomo e di scuotere le coscienze. Quanta gente hai convertito!» Lei è stata quella donna che ha lottato perché venisse fuori la verità, che non ha mai perso fiducia nel suo Paese anche se questo Paese le ha voltato le spalle, lei era convinta che se fosse venuta fuori la verità su suo Anche quest'anno è arrivato il momento dei saluti finali. Col finire dell'anno scolastico, anche noi ci prendiamo una pausa, per tornare più “carichi” ad ottobre. A costo di sembrare banali e scontati, ci sembra doveroso ringraziare tutte, ma proprio tutte le persone che ci sostengono, che credono nel nostro lavoro, che trovano del tempo per leggere i nostri articoli, i nostri pensieri, la nostra ribellione! Con la speranza in un mondo migliore e con la convinzione che insieme, questo, “Si può fare” vi salutiamo e vi auguriamo buone vacanze! Arrivederci ad ottobre. La Redazione

marito c'erano buone probabilità che l'Italia saltasse veramente in aria, come Paolo Borsellino. Lei è stata quella che per prima ha parlato dell'agenda scomparsa, dei tanti perché che si erano accavallati dopo Via D'Amelio, domande sinora senza risposta. E adesso lei sarebbe quella che avrebbe sofferto per le recenti novità, che poi novità non sono, sulla famosa agenda rossa di suo marito. Forse si sarebbe indignata perché dopo vent'anni non si capisce ancora la verità, perché dopo vent'anni l'unica cosa che ci si azzarda a tirar fuori è un parasole rosso che si spaccia per l'agenda, perché dopo vent'anni le indagini sulla morte di suo marito sono ad un punto morto. È morta senza poter sapere cosa si celasse dietro quell'attentato e soprattutto chi. Nomi ignoti, volti oscuri, trattative, inganni e calunnie. «In questo ventesimo anniversario ti prego di proteggere ed aiutare tutti i giovani sui quali hai sempre riversato tutte le tue speranze e meritevoli di trovare una degna collocazione nel mondo del lavoro. Dicevi: 'Siete il nostro futuro, dovete utilizzare i talenti che possedete, non arrendetevi di fronte alle difficoltà'. Sento ancora la tua voce con queste espressioni che trasmettono coraggio, gioia di vivere, ottimismo. Hai posseduto la volontà di dare sempre il meglio di te stesso. Con questi ricordi tutti ti diciamo 'grazie Paolo'». Ciao Agnese. la post@ della legALITà

Se avete domande, dubbi, curiosità o suggerimenti, non esitate a scriverci all’indirizzo di posta elettronica liberacassano@gmail.com diventa

an

Libera Cassano - Gaetano Marchitelli

la redazione:

marialuisa caricato angelo luiso stella petrelli lilla milli Daniel Dente

Seguici anche su twitter

@LiberaCassano

Registrato al tribunale di Bari n. 370/2012. Stampa: Grafiche Monfreda - via Paolo da Cassano 7 - Cassano delle Murge - tel: 080775091


Numero 9 anno 2