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anno II - numero 6 - pubblicazione mensile a cura del presidio di ‘’libera cassano - gaetano marchitelli’’

Buttiamo via la maschera, non la faccia marzo 2013 - direttori responsabili: angelo luiso & marialuisa caricato - email: liberacassano@gmail.com

«Siamo noi qua a decidere cu deve crepare e cu deve vivere chi deve prendere gli apparti e cu resta un morto di fame chi se ne deve andare a roma e cu resta co culu petterra! Qui lo Stato sono io» (Totò Riina). Sì, avete letto bene, è proprio uno dei più noti mafiosi, proprio su una pagina del giornale di Libera. E come mai, vi chiederete. Noi lavoriamo per portare alla luce le vittorie della giustizia, quelle piccole e quelle grandi, ma siamo qui anche per accendere l'attenzione su fatti che non vorremmo mai scrivere, su frasi che non vorremmo mai leggere, su storie che vorremmo fossero diverse, e anche su ragazzi che vorremmo pensassero diversamente. Vorremmo non trovare ragazzi che inneggiano alla mafia sul web, vorremmo che su facebook non ci fossero pagine dedicate a Totò Riina, pagine in cui ragazzine si ispirano a donne malavitose delle fiction. «La strada insegna più della scuola». Siamo arrivati a questo. Siamo arrivati a credere che la scuola sia solo un luogo da imbrattare, che il banco dove siederemo sia solo un pezzo di legno su cui attaccare le nostre gomme masticate, su cui fare quattro linee in croce per giocare a tris con il compagno di banco. Dove sono finiti il diritto alla parola, all'espressione per i quali si è lottato negli anni della rivoluzione? Ora, lontani dai meravigliosi anni '60 si sta forse tornando indietro, e su internet si leggono frasi come «È meglio fare la fame che l'infame», «Tu per me sei come la televisione e io ti guardo e guardando la vita tua mi rendo conto ke ho fatto bene a scegliere quella mia» (dedicato a Riina, ndr). E leggendole si può pensare che questo mondo stia fallendo, che la mafia attiri più della vita, più della cultura, e anziché aprirsi, ci si chiude nella propria testa, a soli 15

anni. Forse a 15 anni si pensa di poter mettere in tasca il mondo, si pensa che il rispetto sia tutto. «Tutti dicono che l'onore non conta niente e invece conta più della vita», si pensa di poter prendere il potere usando la forza. \Se l'autostima deriva dal gruppo, il ragazzo di 15 anni non può che salire sul palco e recitare una parte, e pian piano convincersi che quella è la sua vita e che, se questa sarà la sua maschera, farebbe meglio a cominciare a crederci veramente. Purtroppo la domanda da porci è chi è lo sceneggiatore di questa farsa e se questa commedia sia rimasta relegata sul palco o se non si sia così estesa da non poterla controllare. La mafia coinvolge e cattura migliaia di giovani a partire dalla prima infanzia; essa socializza, forma, educa e trasmette la sua cultura, superando abissalmente l'educazione impartita in maniera formale dalle istituzioni culturali. Come si spiega ciò? Lo si spiega col fatto che i luoghi di formazione sono sprovvisti di quella forza emozionale che presentano invece i vincoli di parentela e di vicinato, sono privi di quella suggestione esercitata dai modelli di tipo mafioso, di cui è percepito l'aspetto esteriore, che rappresenta forza, distinzione, potere, autorità, successo. Certo è che c'è una grande fetta di ragazzi disinformati che vedono come unica alternativa modelli di comportamento mafiosi, forse perché non hanno mai visto altro, o forse perché hanno veramente scelto. Ciò che è sicuro è che ci sono ragazzi già sconfitti che non credono più nello Stato e nelle sue istituzioni, che non vedono nella scuola, una casa, ed è per questo che da questa scappano e preferiscono, invece, indossare una maschera e provare un costume che vada loro meno stretto.


Per non dimenticare Giunge alla diciottesima edizione la “Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, voluta dall'associazione Libera e Avviso Pubblico, e si svolgerà a Firenze il prossimo 16 marzo. La Giornata della Memoria e dell'Impegno ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie. Oltre 900 nomi, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell'ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere, o perché si trovavano nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Anche il presidio di Libera Cassano – Gaetano Marchitelli non vuole dimenticare. Ed è per questo che il 21 marzo ricorderà le vittime di mafia con i cittadini cassanesi. Presso l'oratorio S. M. Assunta, infatti, presenterà “Per questo mi chiamo Giovanni”, una recita ispirata all'omonimo libro di Luigi Garlando, fatta con i ragazzini di terza media della scuola “Vincenzo Ruffo” di Cassano, termine di un percorso che dura da 5 mesi. Verso la fine di ottobre, infatti, è stato cominciato un percorso con una quindicina di ragazzini che, spontaneamente, è importante sottolinearlo, hanno

deciso di parteciparvi. È un percorso che mette in luce gli aspetti della legalità e dell'illegalità e che, ovviamente, li ha portati a ragionare sul “perché” bisogna scegliere la legalità. La storia che vi racconteranno è quella di Giovanni, un bambino di Palermo. Per il suo decimo compleanno, il papà gli regala una giornata speciale: una gita attraverso la città, per spiegargli come mai, di tutti i nomi possibili, per lui è stato scelto proprio Giovanni. Tappa dopo tappa, nel racconto prendono vita i momenti chiave della storia di Giovanni Falcone, il suo impegno, le vittorie e le sconfitte, le rinunce, l'epilogo. Giovanni scopre che il papà non parla di cose astratte: la mafia c'è anche a scuola, è nel ragazzino prepotente che tormenta gli altri, è nel silenzio di complicità che ne avvolge le malefatte. La mafia è una nemica da combattere subito, senza aspettare di diventare grandi, anche se ti chiede di fare delle scelte e subirne le conseguenze. A fare da contorno a questa manifestazione, ci sarà anche una mostra fotografica e non solo, allestita in alcune stanze dell'oratorio stesso. Due sono, quindi, gli appuntamenti per questo mese: il 16 marzo a Firenze e il 21 a Cassano. È importante esserci per NON DIMENTICARE!

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per questo mi chiamo giovanni di Luigi garlardo Giovanni è un bambino siciliano. Per il suo decimo compleanno il padre Luigi decide di trascorrere una giornata insieme a lui, portandolo in giro per Palermo e parlandogli di Palermo e della mafia. Egli la paragona a ciò che succede nella sua scuola, dove è presente un bullo che sfrutta i più deboli per ottenere ciò che vuole . Durante la gita, il papà gli racconta la storia di Giovanni Falcone, dal maxiprocesso alla sua morte, avvenuta per mano della mafia. Quando arrivano a Capaci, dove avvenne il tragico fatto, i due si recano davanti alla casa di Falcone, dove ora

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si trova l'Albero Falcone, sui cui rami i bambini appendono i loro pensieri per Giovanni. Al termine della gita il papà confessa che anche lui un tempo aveva pagato il pizzo alla mafia e che, quando si rifiutò di pagare ancora, il suo negozio venne raso al suolo, ma con esso anche un pezzo di mafia. Giovanni, al termine di questa giornata densa di emozioni, decide di portare dei fiori alla signora Maria, sorella di Falcone. Il giorno dopo torna a scuola e si ribella a Tonio, compagno di scuola che lo obbligava a dargli i soldi.


Anche a cassano riparte il futuro? Riparte il futuro a Cassano delle Murge. La Camera del lavoro aderisce al progetto “Io riattivo il lavoro” . Un'iniziativa a tutela dei lavoratori delle aziende confiscate, per migliorare le agevolazioni sociali, promuovere la legalità per le aziende al momento della gestione da parte delle autorità, e sostenerle durante la loro rinascita. Abbiamo chiesto un commento al sig. Angilecchia, promotore dell'iniziativa in quanto responsabile della Cgil. Si è cercato di trasportare un'iniziativa di livello nazionale su Bari e sul nostro territorio. Al momento pare che il numero delle firme si aggiri intorno a cento «un buon numero, tutto sommato, data la giovane età dell'iniziativa». «Il problema è che molti leggono e lasciano stare», queste le sue parole, che lasciano intendere come la cittadinanza abbia paura di possibili ritorsioni da parte di coloro che, a quanto pare, non sono del tutto favorevoli a riattivare il lavoro a Cassano delle Murge. Il lavoro che nobilita l'uomo e lo rende libero, pare non rientrare negli interessi di molti, che dovrebbero invece garantirlo, come diritto e dovere del cittadino. Qui subentrano le mafie, ben insediate in qualsiasi ramo produttivo italiano. Dobbiamo invece dare voce e forza alle aziende confiscate. Ecco il motivo di una banca dati che protegga il lavoratore e la stessa impresa. Non dobbiamo avere paura, dobbiamo avere il coraggio di reagire e di difendere i nostri diritti oltre che doveri. L'invito che rivolge quindi il sig. Angilecchia, a cui si aggiunge il presidio di Libera – Gaetano Marchitelli, è quello di sostenere questa iniziativa all'insegna della legalità. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare presso la Camera del Lavoro in Via dei Mille 9, dalle 17 alle 19:30. Raggiunte le 50.000 firme si potrà sollecitare i parlamentari ad una celere approvazione.

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la mia ndrangheta di rosy canale

Una giovane donna che si ribella alla 'ndrangheta. Altre donne che da sempre, sull'Aspromonte convivono con questa efferata organizzazione criminale. “La mia 'ndrangheta” ha il carattere delle sue diverse protagoniste: è un libro crudele e ironico, appassionante e raggelante, fitto come la trama dei suoi destini al femminile che si incrociano su strade imbrattate di sangue e si riuniscono in queste pagine, seguendo un ritmo alternato tra inchiesta giornalistica e romanzo verità. La voce narrante è di Rosy Canale, nata a Reggio Calabria, imprenditrice, vittima della boria della 'ndrangheta e viva per miracolo. Finché si ritrova a San Luca, il paesino dell'Aspromonte ombelico delle cosche storiche, ad avviare un'attività di volontariato. E tra i vicoli in salita di un borgo che pare pietrificato a cent'anni fa, il suo dolore incontra quello delle donne del posto, madri delle vittime della famigerata strage di Duisburg, sorelle di altre vittime e carnefici di una faida senza fine. “La mia 'ndrangheta” è diverso da altri libri sulle mafie. Perché per la prima volta ritrae San Luca dall'interno e da una visuale tutta al femminile. Perché alterna la cadenza serrata e scarna dei fatti di cronaca alle atmosfere morbide, talvolta paradossalmente ironiche, degli aneddoti personali e delle riflessioni intime. Perché le due autrici sono state minacciate prima ancora della pubblicazione. Perché tenta un progetto ambizioso: scavare a fondo nell'anima di un popolo. Per comprendere come, a certe latitudini, la criminalità organizzata trovi un terreno umano e sociale tanto fertile per prosperare e avvinghiare intere regioni nella morsa di un immobile sottosviluppo.


Portare cultura del lavoro e sviluppo dove questi valori non esistono perché alla legalità si preferiscono le leggi non scritte della malavita. Un'impresa ardua, ma non per Rosy Canale, imprenditrice calabrese che ha fatto della lotta alla 'ndrangheta una missione di vita. Era proprietaria e gestore di un locale a Reggio Calabria, poi la criminalità organizzata l'ha presa di mira, voleva che il suo locale diventasse una base per lo spaccio di droga. Lei si ribella, loro la minacciano. L'hanno picchiata fino a ridurla in fin di vita e ha deciso di lasciare la Calabria per la Capitale. Poi la svolta. È la strage di Duisburg del 15 agosto 2007, in cui rimasero uccise sei persone calabresi, a farle capire che il suo posto era

Gocce nell’oceano Rosy Canale


nella sua terra, la Calabria. Si trasferì a San Luca, il paese della Locride considerato l'epicentro della criminalità organizzata calabrese, e fondò il “Movimento delle donne di San Luca e della Locride”. Si avvicinò alle facendo volontariato nella scuola frequentata dai loro bambini. Parlando con alcune mamme si rese conto che covava dentro di loro una voglia di cambiamento. Crearono l'associazione. Avevano una ludoteca, producevano sapone, vestiti da sposa, cose artigianali. Le donne possono sconfiggere la mafia, perché se loro cambiano educheranno in maniera diversa, e con valori diversi, anche i loro figli, i cittadini di domani. Buona lettura!


una nenia lunga 20 anni, che si interrompe oggi «L'estorsione in diritto è un reato clan a capo del territorio. commesso da chi, con violenza o Infatti tra gli arrestati c'è anche minaccia, costringa uno o più soggetti Domenico Falanga, figlio del boss a fare o a non fare qualche atto al fine del clan Falanga, Giuseppe, e sua di trarne un ingiusto profitto con altrui moglie, che è stata l'unica donna a finire con il danno». È questa la marito, in carcere definizione in manette. c o m u n e d i È stato inoltre estorsione che a r r e s t a t o troverete su Domenico internet, magari su G a u d i n o , riviste, ma la ritenuto l'attuale troverete anche r e g g e n t e nelle storie di tutte dell'organizzazio quelle persone che ne camorristica, hanno perso anni uscito di galera della propria vita a due anni fa. lavorare e che si Alla fine del sono viste costrette gennaio 2013 a versare il frutto ancora una volta del loro lavoro, l a t e r r a onesto, soltanto napoletana ha p e r p o t e r assistito ad continuare la un'ennesima propria attività. maxi-operazione E come in una sorta che ha posto fine, di piccolo stato si spera, ad un marcio, la formula giro di racket del adottata dalla pizzo che camorra è: «se vuoi andava avanti l a v o r a r e d e v i I 35 accusati, affiliati del clan Falanga da anni a danni versare dei contributi». di tanti imprenditori, titolari di La differenza è che in cambio dei farmacie e supermercati stretti contributi, lo Stato ti dà dei servizi, lo nella morsa delle estorsioni e Stato di garantisce ciò che tu costretti a subire le violenze degli garantisci con il tuo lavoro. affiliati. Lavori per te stesso, per la tua Gli uomini del clan Falanga per famiglia, per la tua vita, ma lavori imporre il racket del pizzo non anche per una collettività. esitavano a compiere raid Purtroppo la intimidatori, m a f i a s p e s s o ragiona impugnando diversament un'arma, e ed è per all'interno di q u e s t o c i r c o l i motivo che si ricreativi e sentono s a l e ancora, oggi, videopoker nel 2013, casi di Torre del di arresti per Greco. estorsioni a Tra le tante danno di imprenditori. storie, tra i tanti nomi di vittime di Questa storia, questa volta, si svolge a estorsione, spicca quella di un Napoli, a Torre del Greco, dove gli farmacista, che è stato costretto, da agenti della polizia di Stato e della Dia sempre, a sottostare alle regole del di Napoli hanno notificato le clan e ad assecondare di volta in volta ordinanze di custodia cautelare in la nuova gestione, un farmacista che è carcere per 35 individui, presunti stato costretto a veder presentarsi al affiliati del clan Falanga, ritenuto il suo negozio, volti nuovi, sconosciuti,

ma i cui nomi erano conosciuti da tutti, purtroppo. Il titolare della farmacia è stato pronto a confessare, dopo gli arresti, di aver pagato il pizzo cominciando dai lontani anni Novanta, e ricorda il primo, Giuseppe Mannella con il nome di Peppe Pezzettiello, a cui versò 400mila lire per quasi 5 anni, fino all'ultimo, nel 2010, quando arrivò il figlio del padrino, Domenico Cascone che «mi chiese un “fiore” e, in quella circostanza, accettai di dargli qualcosa». Negli ultimi anni il sistema si è evoluto. Niente più file per la mafia, niente più code inutili e interminabili che ti fanno perdere tempo utile, e se è vero che il tempo è denaro, la camorra ha visto bene di utilizzare il comodo sportello automatico, che permetteva di avere i soldi in tempo record. Un vero e proprio “bancomat”, insomma. D'altronde in un mondo distorto, il commerciante è colui che offre il servizio, e la mafia è il compratore, e il cliente, si sa, ha sempre ragione. O quasi.

IL GIARDINO DELLA MEMORIA

Antonio Sottile e Andrea De Falco Il 23 febbraio 2000, a Contrada Jaddico (Br), nel corso di un'operazione anticontrabbando, i finanzieri Antonio Sottile e Alberto De Falco perdevano la vita in seguito allo speronamento dell'autovettura di servizio, una Fiat Punto, rimanendo incastrati nelle lamiere della stessa, da parte di un fuoristrada corazzato guidato da un contrabbandiere. Nella circostanza altri due finanzieri rimasero feriti. Il gravissimo episodio destò grande commozione in tutto il Paese, da cui prese avvio il piano straordinario anticrimine per la Puglia, meglio noto come operazione “Primavera”.


la legge non è uguale per tutti Pare che per gli uomini d'onore, la interni. Carabinieri: il generale Mori, legge non sia uguale per tutti. il generale Subranni e l'ex colonnello È il caso del soprannominato killer De Donno. Inoltre Ciancimino, figlio Mauro Marra, scarcerato per dell'ormai famoso sindaco di decorrenza dei termini. Siamo a Palermo, indagato per associazione Napoli, Marra si accusò di circa trenta mafiosa e calunnia aggravata. Ad ogni omicidi. Anni Ottanta, il suo caso modo, secondo i periti, Provenzano permise il chiarimento circa giudicato il 23 gennaio, non era nelle l'innocenza del presentatore Enzo condizioni psichiche adatte a seguire Tortora, accusato ingiustamente. le udienze. Al momento la Procura di Dopo venti anni di reclusione, nel Palermo ha chiesto il rinvio degli 2006 viene nuovamente undici uomini, pare che arrestato e condannato a “abbiano trattato con la venti anni. mafia in nome di La sentenza però è stata un'inconfessabile ragion annullata, lasciando di Stato”. libero il super latitante I reati risalgono alle ricercato da quasi stragi del '92 e del '93, trent'anni. attentato, con violenza e Non solo camorra, minaccia a corpo parliamo di 'ndrangheta: politico, amministrativo cancellate le motivazioni e giudiziario dello Stato. sulla sentenza del Tutto aggravato Mauro Marra processo “Mafia al Nord”. dall'aiuto a cosa nostra. Si è verificata infatti la possibilità, che Una sorta di patto di sangue tra i vengano annullate le 110 condanne politici e i mafiosi con tramite del maxi-processo di Milano sui casi Dell'Utri. In cambio, un attenuazione di presenza di 'ndrangheta in tutto il del 41 bis, il regime di carcere per i territorio lombardo: “Operazione reati legati alla mafia. Infinito” (luglio 2010). Pare che in Italia la legge non sia Pare che siano state smarrite uguale proprio per tutti. Pare che ci c e n t o v e n t i p a g i n e , e q u e s t o siano delle eccezioni d'onore, porterebbe all'annullamento del dovute a quanto il tuo nome sia deposito delle motivazioni fornite al famoso e rispettato all'interno degli tempo. Pare che la scomparsa sia ambienti “che contano”. O dovuta a “problemi tecnici della semplicemente al tipo di avvocato stampante”. Sarà adesso compito che puoi permetterti. della Corte d'Appello di Milano Non viene trattato allo stesso modo risolvere la questione, che si presenta chi sbaglia, chi nega di aver come un caso senza precedenti. Per il momento mancherebbe la parte riguardante il “destino” di una decina di imputati, e quella sul trattamento sanzionatorio per tutti i condannati. Motivo per il quale la difesa presenterà un'istanza di nullità, seguita dalla richiesta di scarcerazione. I termini di custodia cautelare, ad ogni modo, scadranno tra febbraio e aprile. Proseguiamo il nostro cammino: direzione Palermo. Caso Stato-mafia, è stato chiesto il rinvio a giudizio per undici imputati. Gli accusati sono quattro: Bagarella, Riina, Brusca e Cinà, capimafia corleonensi. I politici invece: Mannino ex ministro democristiano, Dell'Utri, senatore del Popolo della Libertà e Mancino, ex ministro degli

commesso errori, chi si proclama innocente, o ancora peggio “accusato ingiustamente”.

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la santa L a S a n t a . Vi a g g i o n e l l a 'Ndrangheta sconosciuta è un documentario del 2007 diretto da Ruben H. Oliva e Enrico Fierro. Ha vinto il premio Paolo Borsellino edizione 2007. e il premio Globo d'Oro edizione 2007–2008, Premio Itaca 2009. Il lavoro è un viaggio all'interno dell'organizzazione criminale che più è riuscita a crescere e espandersi nel mondo. Racconta di come i cartelli dei Narcos colombiani lavorano per la 'ndrangheta, di come l'organizzazione che negli anni '70 si è rinominata "Santa" o "Cosa Nuova" si sia radicata nei cinque continenti. La Santa è uno dei pochissimi documentari esistenti sulla 'ndrangheta calabrese. Dopo la strage di Duisburg del 15 agosto 2007 poco si è detto e saputo delle attività delle diverse ndrine che la compongono. I Santisti riescono a mantenere un profilo basso, superando le diverse stagioni politiche ed economiche. Investe in affari leciti e detiene il controllo mondiale della cocaina.


estate 2013, volontariato sui terreni confiscati alla mafia Tanti giovani scelgono di fare un'esperienza di volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Segno questo, di una v o l o n t à d i ff u s a d i e s s e r e "protagonisti" e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responsabilità e di condivisione. L'obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto. Si dimostra così, che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà. Caratteristica fondamentale di E!State Liberi è l'approfondimento e lo

studio del fenomeno mafioso tramite il confronto con i familiari delle vittime di mafia, con le istituzioni e con gli operatori delle cooperative sociali. L'esperienza dei campi di lavoro ha tre momenti di attività diversificate: il lavoro agricolo o attività di risistemazione del bene, la formazione e l'incontro con il territorio per uno scambio interculturale. E!state Liberi è la rappresentazione più efficace della memoria che diventa impegno, è il segno tangibile del cambiamento necessario che si deve contrapporre alla "mafiosità materiale e culturale" dilagante nei nostri territori. Per maggiori informazioni sui Campi di volontariato: estateliberi@libera.it (da www.libera.it)

libera sui dispositivi mobili E' disponibile l'applicazione gratuita per dispositivi mobili Apple e Android di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie che ti aggiorna sui nostri appuntamenti, eventi, dossier e le news.Rimani in contatto con l'associazione incontrando i coordinamenti che ci sono in tutta Italia, scopri gli appuntamenti in programma nella regione in cui ti trovi grazie al servizio di geolocalizzazione. Inoltre troverai: i comunicati stampa, una serie di link utili per informarti e formarti sulla lotta alla criminalità organizzata e i modi migliori

per sostenere le nostre attività. Potrai aiutarci a far conoscere la nostra applicazione e diffondere le n o s t r e a t t i v i t à condividendole sui social network (Facebook e Twittet) e sarai sempre aggiornato sugli ultimi video caricati sul nostro canale di Youtube. Per combattere contro le mafie c'è bisogno di ognuno di noi, della nostra responsabilità e consapevolezza, oggi puoi fare parte della nostra rete anche con questa applicazione.

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