LesRoutes #2

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rumori dai bassifondi. Magazine di cultura urbana. Musica|Arte|Fotografia|AttualitĂ numero2



Edito. Et voilà. Seconda uscita di questo magazine che con orgoglio ci tiene vivi e pulsanti. Il primo ha ricevuto un gradito consenso da parte dei lettori sul web e molte sono state le proposte per un arricchimento nei temi e nei contenuti. Un “bella” va quindi agli aficionados. Anzi sarebbe forse meglio dire aux amateurs. Si, perchè proprio con questo numero abbiamo voluto donare uno spirito di internazionalità, creando connessioni e interpellando esponenti dell’arte urbana nelle varie sue dinamiche e in particolare i nostri cugini d’oltralpe. È infatti con uno special dedicato ad artisti francesi, che vogliamo iniziare a raccontare movimenti culturali provenienti da più parti, al di là del nostro stivale, grazie alle nostre conoscenze ed esperienze personali. Ampio spazio inoltre alle ultime news sulle produzioni musicali nostrane e tanto altro. Salutiamo così questo nuovo ed ultimo anno. Non ci piace contraddire le antiche predizioni precolombiane! Il secondo numero di Routes è fuori, amici. Bon appétit! Et voilà. We are very proud to go on and show you the 2 nd issue of the ROUTESmag which keeps us alive and full of energy. The 1st number got a big approval from the web readers and, after that first step, we thought about a lot of new ideas regarding the subjects and the contents for the next levels. So “big up” to our aficionados, or better aux amateurs.Yes, beacause in this issue we decided to give to the mag a soul of internazionalism: we built links and connections with the representative urban art artists, especially with our French cousins. This number is a special issue about French artists and in this way we want to start to tell about the cultural movements from all over the world.As usual we keep a place to talk about news, productions and other. We greet this new and also “last” year, the 2012. We don’t want to deny the ancient pre-Columbian predictions! The 2ndROUTESmag’s issue is out now, people! Bon appétit! Et nous voilà. Deuxième numéro de notre mag, qui nous tient vivants et fiers. Le premier numéro a reçu un bel accueil de la part des web-lecteurs, et nous avons ainsi reçu vos propositions de sujets pouvant enrichir le contenu. Big up donc aux aficionados, mieux aux amateurs, oui, parce qu’avec ce numéro nous avons décidé de devenir internationaux, en créant des connexions et en interpellant des représentants de l’art urbain et de ses dynamiques, et en particulier nos cousins gaulois. C’est en fait avec un numéro spécial dédié à des artistes français que nous commencerons à vous présenter les mouvements culturels provenant d’autres lieux, au-delà de notre botte, grâce à nos connaissances et expériences personnelles. Une grande partie reste également dédiée aux dernières news sur les productions musicales d’Italie et d’ailleurs. Nous saluons ainsi ce nouvel et dernier an; il ne me plaît guère de contredire les anciennes prédictions précolombiennes! L’année 2012 comence et Routes#2 est out now, les amis! Bon appétit!


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Routes issue#2

AP2P CLEMENTINO AKUA NARU ALBOROSIE HOCUSPOCUS

Urban Cultcha a 360°

SETH VU#14. BORDEAUX FABRIZIO PAVOLUCCI LIFE STYLE RECENSIONI

redazione/traduzioni: Nicoletta Cogoni Nadia Montanari grafica e impaginazione: filippomozone.com booking/eventi: Mattia Raschi hanno partecipato e collaborato: Francesco Iampieri, Francesco Rovito, Simone Zime Stringati Marco Sibi Sibillano, Marta Ciccolari Micaldi, Sara Fattori Roberta Ledda, Barbara Panico, Elisa Pascuccio, Tamara Gasparini, Laura Ziccheddu. THANX to: Matteo Montesi, Romain Rooble Thiriau, LFC, Peinture Fraiche, Max MXBX Dubois, Julien Seth Malland. www.lesroutes.it | FB: Routesmag | Issuu.com: LesRoutes info.lesroutes@gmail.com foto di copertina e queste pagine: Luca Arko Rossi illustrazione pag dx: Sara Fattori Vietata ogni riproduzione totale o parziale di testi o immagini senza consenso degli autori. lesRoutes 2012. All Rights reserved.

Tema del prossimo numero: RADICI possano esse essere territoriali, culturali, linguistiche, legnose... Chi volesse partecipare con i propri scatti, illustrazioni o grafiche può inviare una mail a info.lesroutes@gmail.com immagini a 300dpi, CMYK.


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All Power to the People. Più che un nome, un ordine da urlare a squarciagola in faccia ai potenti. Un urlo globale, valido in qualunque protesta. AP2P è formato da Bonnot, dj e beat maker dello storico gruppo militante romano Assalti Frontali, e da M-1, rapper del duo statunitense Dead Prez. Dopo aver collaborato su Intergalactic Arena, album solista di Bonnot, hanno deciso di unire le forze, per portare la lotta ad un livello successivo, per espanderla a livello globale.

AP2P la lotta globale passa attraverso la musica. A cura di Francesco Rov Rovito

1.Come vi siete conosciuti e come nasce la vostra collaborazione? M-1: Ho conosciuto la musica di Bonnot tramite internet. Lui ha contattato la mia manager e ci siamo accordati per realizzare una canzone insieme a me e stic.man, il mio compagno nei Dead Prez, per Intergalactic Arena. Bonnot: Ci siamo conosciuti a Incompatibile, festival in onore dello scomparso Mc Giaime, a cui erano stati invitati vari artisti: c’erano i Dead Prez, Assalti Frontali, Inoki, Piotta, tanti artisti. Lì è stato il primo incontro, ma non c’è stato modo di legare tantissimo. Dopo vari anni ho realizzato Intergalactic Arena e sono riuscito a ricontattarli tramite Cynthia, la loro manager e gli ho detto “vi va di fare ‘sto pezzo?”. Loro ne sono stati felicissimi! M-1 ha avuto Intergalactic Arena, l’ha ascoltato e “Bomba! Da paura!”. Gli è piaciuto tantissimo e abbiamo cominciato a collaborare più spesso. La cosa fondamentale è che durante la presentazione di Intergalactic Arena M-1 ha fatto un piccolo tour in Italia, di due date, durente le quali ha anche vissuto a casa mia. In studio, un giorno, gli era venuto in mente di realizzare un pezzo dedicato all’indipendenza dello Zimbawe, che è poi diventata Real Rivolutionaries, il primo singolo di AP2P. Lui mi ha detto: “guarda ho questa idea”, perché sia Stephen Marley, che altri amici, gli avevano chiesto “Perché non fai una canzone con dei testi così”, e lui mi ha detto: “Perché non fai la musica tu?”, “Proviamo”. Gli è piaciuta tantissimo, è piaciuta a tutti, anche oltre oceano, e da lì è partita l’idea della creazione di un album. Di dar vita a AP2P. 2.Parlateci dell’album. Cosa troveremo all’interno? Bonnot: L’album è uscito il 9 dicembre e si può trovare in tutte le date del tour. È distribuito da Venus, quindi è stato distribuito in tutti i negozi, in modo molto capillare. Intanto siamo usciti con una prima tiratura per l’Italia. Stiamo aspettando di chiudere un contratto con un’etichetta americana per poi dare l’esclusiva per tutto il mondo sia sul digitale, sia su CD. Ci sono tanti ospiti: Talib Kweli, Nym, G.O.D., Albe Back, Pol G., Militant A, Paolo Fresu, Tino Tracanna, General Levy e altri. 3.Ho letto che per scrivere l’album non avete lavorato a distanza, come fanno oggigiorno molti artisti, ma a stretto contatto. M-1: Vero! Ho sempre apprezzato lavorare con Bonnot nella stessa stanza, soprattutto perché ho imparato molto dal suo

stile e dalla sua produzione. Perché non è lo stesso sound che si sente negli Stati Uniti. Uno stile diverso, tra dubstep ed elettronica, e mi è piaciuto. Per cui è stato meglio per me essere nello stesso studio a lavorare con lui. L’album è venuto fuori abbastanza in fretta e non sono stati necessari molti giorni di registrazione. Forse abbiamo usato una settimana per registrare tutto l’album. Ma con questo non dico che fosse già finito. Significa la maggior parte di esso. Gran parte del lavoro è stato portato avanti a Bergamo, un po’ a New York e una piccola parte a Miami, in Florida. 4.È impossibile scindere la vostra musica dall’impegno politico. Siete stati attivi per anni con i vostri rispettivi gruppi in molte questioni sociali. Cosa ha di diverso questo progetto, politicamente parlando? M-1: Politicamente penso che questo progetto sia ovviamente connesso con i nostri lavori precedenti. Il nome stesso, AP2P, significa “Tutto il potere alla gente” (All Power to the People), che è ciò che la rivoluzione porterà, alla fine: il potere nelle mani delle persone. Sembra semplice ma è ciò che vogliamo davvero. In Italia, con Bonnot, in questo tipo di centri sociali, militiamo esattamente come negli Stati Uniti. Quindi politicamente questa è un’estensione del modo in cui sono gli Assalti Frontali e del modo in cui sono i Dead Prez. La differenza è, secondo me, nella combinazione di quel che significa a livello internazionale. Perché siamo in grado di connettere le lotte al di là dei confini e l’intenzione fare in modo che tutto ciò possa attraversare anche altri confini, non solo tra Europa e America, ma anche fra Europa e Sud America, Centro America etc. AP2P è un concept di musica di resistenza, che penso sia figo e che sia globale. 5.Il mondo sta passando un momento critico. C’è un profondo senso di sfiducia, alimentato dall’inadeguatezza di chi ha governato finora. Qual è la vostra opinione circa l’attuale periodo? M-1: Penso che le recenti dimissioni di Berlusconi e le azioni del presidente eletto degli Stati Uniti, Obama, insieme simbolizzino questo nuovo strappo. Perché se si guarda alle somiglianze, il governo italiano è in crisi economica, crisi sociale; e la stessa cosa sta accadendo negli Stati Uniti. Quindi, cos’altro possiamo dire? Ovviamente è il momento per la gente di prendere i problemi nelle proprie mani. Vediamo le persone farlo in tutto il mondo. Il video che abbiamo recentemente messo on-line, Sound Weapon, è una sorta di documentario di masse di persone che lottano per capire come cambiare la situazione. Questo è lo stato delle cose. E chi lo sa dove arriveremo. 6.E riguardo al futuro? Possiamo guardare ad esso con fiducia, secondo voi? M-1: Penso che il futuro e ciò che sta accadendo dipenda da chi è al potere. Stavamo parlando proprio di questo poco fa, mentre eravamo in viaggio da Milano. Il futuro dipende da chi ci sta pensando, da chi se ne interessa. Il futuro della tecnologia, il modo in cui la tecnologia è oggi (i social network, il world wide web come lo conosciamo) e la tecnologia futura, è nelle mani dei capitalisti. Ma se fosse nelle mani della gente, senza dubbio non sarebbe così intrusiva nelle nostre vite, farebbe indubbiamente ciò che pensiamo sia giusto che essa faccia. Credo che chiunque sia vivo abbia buone ragioni per avere sfiducia verso qualunque governo, chiunque sia vivo oggigiorno: sia che tu abbia otto anni, sia che tu ne abbia ottanta, dovresti sentirti in questo modo.

Ciò significa che dobbiamo mettere il governo nella mani di persone che siano in grado di controllarlo nella giusta maniera. E se sapessi che c’è un rivoluzionario, se sapessi che Che Guevara fosse alla testa del governo italiano, non avrei sfiducia; se sapessi che Malcolm X fosse al posto di Obama, non avrei sfiducia. Dobbiamo cambiare la leadership. 7.Siete al momento impegnati nel vostro tour europeo. Quale risposta vi aspettate da parte del pubblico a questo progetto? M-1: AP2P è una nuova idea: va costruirla dalle fondamenta e ciò che ne faremo sarà quello che dovrà essere. Le mie più alte aspettative per AP2P sono il mondo. Vedo che tutti capiscono e percepiscono questa come musica di resistenza, o di un nuovo tipo, più o meno allo stesso modo in cui i Public Enemy furono in grado di unire le persone; e dopo di loro c’è tutto: dai Prodigy, ai Rage Against the Machine, a AP2P. 8.Forse è un po’ presto per chiederlo, ma questo rimarrà un episodio isolato o in futuro sentiremo altra musica targata AP2P? M-1: AP2P è più che musica. AP2P consisterà sicuramente in più progetti musicali. Si spera che possa essere un filo conduttore per la musica di resistenza in tutto il mondo, come ho detto prima. Quindi sicuramente c’è un altro progetto di AP2P a cui stiamo già pensando. Sappiamo cosa vogliamo che diventi. Quindi sì, saremo qui l’anno prossimo a fare la stessa cosa, allo stesso modo in cui un anno fa ero qui con Bonnot, ma non ci chiamavamo AP2P, stavamo ancora cercando di capire chi eravamo. È ovvio che continueremo a lavorare insieme e a portare avanti più progetti. Io spero, è il mio più grande desiderio, che diventi parte di un movimento, che sia musicale, ma anche di più; che giochi il ruolo di una cultura. Pensa in grande! 9.Una domanda per te: ti piace l’Italia? M-1: Mi piace l’Italia. Il mio apprezzamento per l’Italia nasce come la relazione di uno studente, dal capire questa nuova frontiera. Anche se siamo venuti in Europa in generale per tanti anni, non so molto sull’Italia. Sto arrivando a conoscere meglio questo Paese e la sua cultura. Ci sono caratteri che mi piacciono davvero: la positività della natura delle persone, sono molto propositive. La cosa che non mi piace dell’Europa è il tempo, odio il freddo (ride). Finita l’intervista lascio che i due si preparino e vado ad unirmi al pubblico del Tpo di Bologna. Poco dopo inizia finalmente il concerto: un’esplosione di energia. Non si fanno intimorire dal pubblico scarso, ma anzi riescono a coinvolgerlo. A dare manforte al duo ci sono Militant A e Inoki, che fanno prendere un po’ di fiato a M-1 con alcuni brani degli Assalti. In definitiva un ottimo concerto. Come prima data del tour Europeo, in una città così importante per l’hip hop, Bonnot e M-1 si sarebbero meritati molto di più. Ma se è vero che “AP2P è una nuova idea”, che andrà costruita passo per passo, a Bologna Bonnot e M-1 hanno gettato delle ottime fondamenta.


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All Power to the People. Not only a name, but an order to be yelled in the face of the leaders. A worldwide scream, legitimate in every riot. AP2P are Bonnot, dj and beatmaker of the militant group from Rome, Assalti Frontali, and M-1, rapper of the historic US group Dead Prez. After their collaboration on Intergalactic Arena, Bonnot’s solo album, they decided to join efforts, to bring the struggle to the next level, to expand it worldwide. 1. How did you meet and how did your collaboration start? M-1: I was introduced to Bonnot’s music through the internet. He got in contact with my manager and we agreed to do a song together, me and Stic.man, my partner, for Intergalactic Arena. Bonnot: We first met at Incompatibile, festival to remember Mc Giaime, who passed away years ago, where had been invited a lot of artists: there were Dead Prez, Assalti Frontali, Inoki, there was Piotta, a lot of artists… We met there for the first time, but there was not a lot of time to become friends. Then, years later, I did Intergalactic Arena, I got in touch with them through Cynthia, their manager, and I told them “do you want to make a song together?”. They were so happy and he got the album Intergalactic Arena, he listened to it and “Yeah! Cool!”. He liked it so much and from that moment on we started collaborating more often. During the presentation of Intergalactic Arena, which was four big shows, one of them here at Tpo in Bologna, M-1 did a small tour in Italy, of two events, and at that time he stayed also at my home. One day, while we were in studio, it came up in his mind to do a song dedicated to the independence of Zimbawe, which then became Real Revolutionaries, AP2P’s first single. He told me: “look, I got this idea”, because Stephen Marley and other friends asked him “why don’t you do a song with this type of lyrics?”, and he told me: “why don’t you do the music? Let’s try”. He liked the song, everybody liked it, even overseas, and from there started the idea to do an album together, to do AP2P. 2. Tell us about the album. What can we find inside it? B.: The album was out December 9th, you can find it in every tour date. It’s distributed by Venus, so in every store, very widespread. We’ve done a first edition for Italy. We’re waiting to sign a contract with an American label to give the franchise for the world on digital and on CD. There are some guests: Talib Kweli, Nym, G.O.D., Albe Back, Pol G., Militant A, Paolo Fresu, Tino Tracanna, General Levy and others. 3. I’ve read that to make this album you didn’t work from remote, as many artists do today, but you worked closely together. M-1: You know? It is true. I’ve always enjoyed working with Bonnot in the same room, mainly because I learned so much from his style and his production. Because it’s not the same kind of sound that’s in the US. So I was learning from the

style which was something like dubstep and electronic and I liked it. So it was better form me to be in the same studio to work with him, and so we started. The album pretty much happened very quickly, that was not a lot of days of recording. We maybe have used one week to record the whole album. It doesn’t mean it was done. It just means that’s the most of it. And then we did most of it in Bergamo, some of it in New York, and we worked on just a small bit of it in Miami, in Florida. 4. It’s impossible to split your music from your political commitment. You’ve been active for years with your respective groups in many social issues. What’s different in this project, politically speaking? M-1: Politically, I think this project is obviously connected with our previous works. The name itself AP2P means All Power to the People, which is ultimately what the revolution will bring: power in the hands of the people. It sounds simple but is what we really want. In Italy with Bonnot, in this type of social centers, we represent in the same way as we want inside the US. So politically, the way Assalti Frontali is, and the way Dead Prez is, this is an extension. The combination of what it means internationally is, I think, the difference. Because we’re able to link struggle across borders, and the intention is that: this will even cross other borders, not just from Europe to America, but also from Europe to South America, Central America. AP2P is a concept of resistance music, which I think it sounds so good to be worldwide music. 5. The world is going through a critical moment. There is a deep sense of distrust, fed by the unsuitability of who governed till now. What is your opinion about the present? M-1: I think the recent resignation of Berlusconi, and the actions of United States’ selected president Obama together symbolize this new stretch. Because, if you look at the similarities, the Italian government is in crisis, economic crisis, social crisis, and the same is happening inside the United States. So, what more can we say? It’s time, obviously, for people to take matters in their own hands. We see people doing that all around the world. The video that we recently put on-line, Sound Weapon, is kind of a documentary of everybody around the world struggling to figure out how to change it. So, that’s the state of things and who knows where we will end up. 6. And what about the future? Do you think we can look at it with trust? I think the future and what’s happening depends on who’s in control. We were talking about this just now, as we were traveling here from Milan today. The future depends on who’s thinking about it, who cares. The future of technology, the way technology is today (social networking sites, world wide web as we know it) and future technology; is the hands of the capitalists. But if it were in the hands of the people there’s no doubt that it wouldn’t be so intrusive in our life, there’s no doubt that it will do something we think it will do. I think anybody who’s alive right now has great reason to be in distrust of any government, anybody who’s alive today: if you’re eight years old, if you’re eighty years old, you should feel this way. However this means that we gotta put the government in the hands of people who can control it the right way. And if I knew that we have a revolutionary, if I knew that Che Guevara was

in the control of the Italian government, I will not distrust the government; if I knew that Malcolm X was in instead of Obama, was in the head of US government, I will have no distrust. We have to change the leadership. 7. You’re now busy with your European tour. What do you expect the public response to this project will be? M-1: AP2P is a new idea. So we will have to build it from the ground up, and what we make it is what it will be. So now my highest expectations of AP2P are the world. I see everybody understanding this as resistance music, or the newest kind, in a certain kind of way Public Enemy have done to unite people; and then you have everything from Prodigy, to Rage Against the Machine, and AP2P. I see it being that. Now who knows what people see, but in my mind, that’s what I see. 8. Maybe it’s a bit early to ask that, but will this remain a single episode or we’re going to hear more music from AP2P? M-1: AP2P is more than music. AP2P will definitely be many musical projects. It will hopefully be the thing that can be a common thread, like I said, for resistance music around the world. So definitely there’s another AP2P project we’re already thinking about it. We know what we want it to be. So yes, we will be here next year doing the same thing, the same way I was here with Bonnot last year, but it just wasn’t called AP2P, we were just figuring out who we were. Is obvious we’re going to continue to work together and to make more things. I hope, even my biggest wish is that it becomes a compartment of a movement, to be musical but more than music, to play the role of a culture. Think big! 9. Just a question for you: do you like Italy? M-1: I do like Italy. My like for Italy is from a relationship of a student, to understand this new frontier. Even if we’ve come through Europe in general for many years and Italy in specific for not many times, I know very little about Italy. I’m becoming to know more about it and its culture. There are things that I really like: the progressiveness of the nature of the people, they’re very progressive. The thing that I don’t like about Europe is the weather, I don’t like cold weather (he laughs). Definitely a very good concert. However, there has been a bad advertising: because it was the first date of the European tour, in a city so important for Italian hip hop, the duo should have deserved much more. But, if it’s true that “AP2P is a new idea”, that will be built step by step, in Bologna, Bonnot and M-1 laid good foundations.


I.E.N.A. IL NUOVO ALBUM DI

CLEMENTINO A cura di Simone Zime Stringati


U

te old school, Afterparty si è dimostrato un lavoro che non piace solo ai b-boy, bensì a diverse tipologie di ascoltatori. Pensi che sia questa la sua grande forza? Un disco che non ha deluso le aspettative, E dove vuole arrivare in futuro Videomind? “Per me ripagandone l’attesa con 12 tracce muniuna cosa o spacca o non spacca! È inutile perdersi dietro te di una palese musicalità. Un prodotto a cinquemila cazzate: Videomind è stata per me un’esperienza unica che rifarei tranquillamente. Certo che che scorre, gradevole anche dopo ripetucon una canzone più “underground” si può parlare di ti ascolti. Simpatia e serietà sono in percerte cose, attirando un certo tipo di pubblico, mentre fetta simbiosi, in una miscela di stile che rappare su qualcosa di più “elettronico” può anche far vede alternarsi picchi di altissimo livello. ballare le persone che vengono ad ascoltarti. Versatilità è la parola chiave. E comunque new Videomind coming Si tratta del nuovo disco di Clementino, soon!” Prossimamente anche una collaborazione con I.E.N.A. (Io E Nessun Altro), di cui, a Fibra, ormai distante dal panorama underground. primo acchito, colpiscono flow extraterCi vuoi anticipare qualcosa? “Mi dispiace, top-rapsecret” ride Clemente “Scherzi a parte presto ne sentirerestre e collaborazioni da paura. te parlare tantissimo. Le bombe sono pronte e nessuno Metriche travolgenti più una spiccata inpuò immaginare cosa abbiamo creato! Credo proprio terpretazione sono i due punti cardine che Fibra dia la merda a tanti che si spacciano per “undel disco, fattori a cui Clementino ci ha derground”. “Clementino rappa in napoletano, Iena White in italiano. A voi la scelta!”. sempre abituato. Hai studiato recitazione. Quanto incide sul palco durante le tue performance live? “Credo che il 70% Il disco presenta suoni piuttosto differenti che ciò nodel mio rap sia proprio quello! Ci sono i rapper forti nostante si incastrano perfettamente tra loro. Parte in studio, quelli con la bella voce, quelli che quando con una traccia sapientemente prodotta e scratchata scrivono hanno poesia e quelli che sono nettamente più da Bioshi Kun; com’è nata la vostra collaborazione? forti quando fanno i live. Io credo di far parte degli ul“Bioshi è una persona che stimo sia umanamente che timi!”. È incredibile come potremmo ascoltare rap artisticamente. Aveva questo beat, me lo fece ascoltare americano e francese per ore senza capire una parola. al telefono e capimmo subito che era per me. Poi al riPunto di forza una struttura linguistica che permette tornello c’è “una certa” Mama Marjas e il risultato finale un maggior numero di incastri; risultato: Le parole è stato dinamite!”. rimbalzano sul beat con una maggiore frequenza staQual’è stato il criterio usato per la scelta delle produbilendo una netta superiorità ritmica. Detto questo, zioni? “Dall’underground DefJux come nel pezzo “Butè interessante constatare che la stessa cosa si risconterfly Effect” o “La vita del palo”, fino a produzioni più tri nel tuo rap e in particolar modo negli scritti in palleggiate come “Senecade” con il resto dei Videomind. napoletano. Capita di rimanere travolti prima dalla Comunque sono dodici produttori per dodici pezzi”. metrica che dal senso; quanto la metrica influisce sul Hai scartato qualcosa? flow, e quanto questi due fattori sono importanti per “Sì, un paio di pezzi con l’aiuto di Night Skinny, che è un buon rap ma soprattutto per raggiungere un pastato il supervisore dell’intero album assieme alla Relief! norama internazionale? “Fortunatamente nell’album Abbiamo scartato tutto ciò che non ci convinceva!”. abbiamo messo la traduzione di tutti i testi in italiano. Non si può fare a meno di notare collaborazioni ad alCosì chi non capisce il napoletano può tranquillamente tissimo livello. Tra nomi come Mama Marjas, Paura dare un’occhiata al booklet. Poi per il flow: beh, quele Dope One, R.A. The Rugged Man e Ill Bill colpiscolo non si può tradurre! È una questione di scrittura, di no particolarmente. Come siete arrivati a stabilire un stile e personalmente quando ascolto una base la pricontatto, e cosa si prova a lavorare con loro? ma cosa che penso è se scrivere in italiano o in dialetto “I primi tre sono fratelli miei e logicamente è stato un “by Naples”. Pensi che il Napoli quest’anno vincerà lo onore lavorare con loro. Bill E Rugged sono tra i miei scudetto? rapper preferiti e li seguo da anni. Ci siamo anche cono“È difficile, ce la metteremo tutta. Forza Cavani!”. sciuti e la cosa che mi ha colpito è che loro non rilasciavano facilmente featuring senza prima ascoltare i “rap” degli artisti che proponevano collaborazioni. Per cui è stata una grande soddisfazione riuscirci!”. L’altro tuo progetto è Videomind che porti avanti con Paura e Tayone. Per quanto alcuni puristi non digeriscano l’idea di un sound sempre più distante da quello tipicamen-


female mc:

Akua Naru Tra america e europa con il boom bap. A cura di Nicoletta Cogoni Fotografie di David Dรถnges


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L’ abbiamo fatto. Abbiamo raccolto la sfida e finalmente abbiamo scelto una ragazza che sapesse rappresentare al meglio una delle quattro discipline dell’hip hip. Lo sappiamo: non sono molte le ragazze e le donne che possono vantare, ahimè, reali capacità tecniche nell’arte dell’mcing e che soprattutto vengano riconosciute. Eppure, lanciandosi nelle ricerche, si possono fare scoperte davvero sorprendenti. Tra queste va certamente annoverata e menzionata Akua Naru, nata nel New Heaven (CT) ma attualmente residente a Cologne, in Germania, dove crea la sua musica: il classico “boom bap” hip hop mixato con le rime ricche di contenuto ed elementi jazz-soul.

Abbiamo parlato con Akua circa la scena underground tedesca e le differenze tra la cultura della doppia h americana e quella europea. “Ci sono molte persone in Germania che apprezzano sul serio questo boom bap hip hop. Gli artisti locali … Trovo che le persone siano molto aperte e cerchino di supportare la musica e la cultura. Ci sono decisamente delle vere teste hip hop qui” racconta Akua. Sei nata negli Usa. Quante differenze hai riscontrato qui in Europa? “La mentalità dei party è diversa rispetto a quella americana per molte ragioni. Una su tutte è certamente il fatto che la gente degli States esce dai club prima. A Cologne le persone solo all’una del mattino arrivano nei locali, mentre negli Usa a quell’ora si è diretti a casa!” sorride. Quando sei stata iniziata all’arte dell’mcing? “Ho cominciato a rimare quando ero davvero molto giovane, attorno ai sei o sette anni. Sono cresciuta in un’area dove l’hip hop era ovunque. C’era sempre qualcuno che rappava o faceva beatbox. Ho iniziato a scrivere poesi appena imparai a leggere e a scrivere. Quei poemi erano sempre in rima. Poco dopo ho iniziato a rimare quelle poesie sui beat. È venuto tutto in modo molto naturale” risponde Akua. Storicamente non ci sono molte ragazze impegnate nell’mcing, risultando tra l’altro molto difficile trovare qualcuno del gentil sesso in grado di farlo in modo appropriato. Come vive una “signora” che si esprime attraverso una disciplina “monopolizzata” più che altro dagli uomini? “Certamente si tratta di una sfida. Ci sono persone che a priori giudicano il tuo talento prima di darti una qualsiasi possibilità. L’hip hop non è diverso dal resto. È un microcosmo del mondo in cui viviamo. Contemporaneamente ci sono felici di sentire una voce femminile nell’hip hop. Io sto con queste persone”. Come reagisce la gente alla tua musica, al tuo hip hop? “Abbiamo ricevuto tanto supporto da persone da tutto il mondo. È una benedizione”. Credo che le donne in questo senso possano essere definite “l’underground dell’undeground”. Perché secondo te ci ritroviamo ancora in questa situazione? Come potrebbero emergere le donne in questa cultura? “Credo ci siano molte ragioni. La realtà è che le donne nell’hip hop non hanno ricevuto lo stesso supporto degli uomi-

ni. Suppongo che le etichette discografiche non ci considerino abbastanza redditizie, Soprattutto se non accettiamo di esibirci nude su un palco. D’altra parte credo che la gente ora si stia rendendo conto internet è una risorsa davvero potente e che molti artisti di talento producano la propria musica indipendentemente senza il supporto delle label. Potremmo emergere usando le nostre risorse per supportare le artiste hip hop che ci rispecchino. Alla fine dei conti siamo noi, le persone, a possedere il potere per cambiare le cose”. Per quanto riguarda gli artisti underground in Germania, è possibile vivere in maniera adeguata pur realizzando una musica molto distante da quella mainstream? “Penso sia possibile vivere come un artista underground, davvero. Tutto dipende dagli scopi che ti prefiggi. Abbiamo risorse tecnologiche necessarie per poter creare le nostre etichette e per poter spingere la nostra musica senza il supporto delle grandi case discografiche. Soprattutto quando vogliamo rimanere coerenti con il nostro messaggio e mantenere la consapevolezza nella musica”. A Gennaio 2011 è uscito il tuo ultimo lavoro, The Journey Aflame. “Vero. Si tratta della fotografia dei miei viaggi che mi hanno riportata al punto in cui iniziai a registrare. I contenuti variano molto: dall’amore, al dolore, dalla politica alla passione. Tutto ciò che provo e ho provato si trova in questo disco. Ho collaborato con parecchie persone. Nell’album ho avuto l’onore di lavorare con The Drumkidz, JR & PH7, la mia band DIGFLO, African Footprint, Mic Donet, Blitz The Ambassador e tanti altri”. Vorresti collaborare con qualche artista in particolare? “Sarebbe magnifico poter realizzare un brano con Black Thought”. In altre parole, anche nell’hip hop le donne possono essere la giusta alternativa per riappropriarsi del reale significato di questo Modus Vivendi, dove il rispetto è la base fondante di una forte e potente cultura.

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We did it. We finally chose a female mc to start to discuss about an important part of the hip hop culture. There are not many girls and women able and recognized in mcing; however if you start to research them you can find something really surprising. One of these artists is called Akua Naru. She is from New Heaven, CT but now she lives in Cologne, Germany, where she currently creates her music. With the classic “boom bap” hip hop sounds, Akua Naru mixes conscious rhymes and jazz-soul elements.

We spoke with her about the German’s underground scene and the differences between the American hip hop culture and the European one. “There are a lot of people here in Germany who really appreciate that boom bap hip hop. Local artists get a lot of love here. I think that people are open and looking to support the music and culture. There are definitely some true hip hop heads here” answers Akua. You were born in USA. How many differences did you find here in Europe? “The party scene here is different from the

American scene for many reasons, one of them is that people in the States leave the club much earlier. In Cologne, people are just coming out at 1 am, in the States people are ready to head home at that time” she smiles. When did you start mcing? “I started rhyming when I was really young, around 6 or 7 years old. I grew up in the area where hip hop was everywhere. There was always somebody rapping or beatboxing or something. I began writing poetry when I started reading and writing. Those poems would always rhyme. After a while, I started rhyming those poems to beats. It just came naturally” says Akua. Historically there are not many girls that go in for mcing. And is very hard to find good female mcs, too. How is for a “lady” committed in this discipline that is most of all “monopolized” by boys? “As a woman in hip hop, there are definitely challenges. There are people that make assumptions about your talent before giving you a chance. I have been rhyming my whole life though. I know that this is there, but hip hop is not different than anything else. It is a microcosm of the world we live in. At the same time, there are a lot of people who are happy to hear female voices in hip hop. I rock for those people”. How do these people react to your music, your hip hop? “We have received a lot of support from people from all over the world. It is a blessing”. I am from Italy where survive as an artist is very hard. Women in this case are like the “underground of the underground”. Which is the reason of this situation? How can ladies emerge in this culture? “I think there are many reasons. The reality is that women in hip hop are not being supported like their male counterparts. I suppose record companies don’t see us as profitable. Especially if we don’t agree to be naked on stage. I think that people are seeing now that the internet is a powerful resources and a lot of talented artists are making music independently outside of label support. I think we can emerge by using the resources to organize in support of female hip hop artists that we feel reflect us. At the end of the day we, the people, have the power to change things”. What about an underground artist in Germany? Is it possible to live properly making something far from mainstream music? “I think it’s very possible to live as an underground artist. It depends on which aims they have. We have technological resources that can help us building our own labels and learn how to push our music without major label support if we choose to. Especially when we want to stay true to our message and keep the consciousness in the music”. In January 2011 it was released The Journey Aflame, your last album. “True. It is a reflection of my journeys which led up to the point where I started recording. The content has a wide range from discussions of love and pain to politics and passion. Everything that I feel and have felt is on that album. I collaborated with a few people. On the album, I had the honor of working with the The Drumkidz, JR & PH7, my band DIGFLO, African Footprint, Mic Donet, Blitz The Ambassador and others”. Would you like to collaborate once with some artist in particular? “I would love do a track with Black Thought”. Women also in hip hop could be the right alternative to get again the possession of the real meaning of this way of life where respect is the foundation of a strong and powerful culture.

Akua Naru’s top 10: the best songs and records that had been produced from ever Marvin Gaye- “I Want You” Common “Like Water For Chocolate” Lauryn HIll ‘Unplugged” Talib Kweli ‘Reflection Eternal” Isaac Hayes “Hot Buttered Soul” Roberta Flack “Chapter Two” Anthony Hamilton “Aint Nobody Worryin” Tribe Called Quest “Midnight Marauders” The Roots “Things Fall Apart” Erykah Badu “Baduism” Nas & Damian Marley “Distant Relatives” Raphael Saadiq “Instant Vintage”


Q

Questione di centimetri. A volte è davvero questione di pochi centimetri e le cose possono cambiare di molto. Un tennista vince un torneo, o si accontenta del secondo posto, solo perché la pallina è caduta di poco oltre la linea. Un calciatore diventa l’eroe della giornata, osannato da tutti, appunto, come quelli che mi hanno permesso, in una notte infrasettimanale di dicembre, di passare dal freddo gelido della Pianura Padana al caldo caraibico, solamente oltrepassando la porta del Live Club di Trezzo sull’Adda. Torna in Italia il nostro Alborosie per un’unica data, dopo vari concerti in giro per l’Europa dove sarà impegnato ancora per un mese. Fresco vinche vanno ben oltre il premio. Qui, in Val Padana, Alberto “Alborosie” D’ascola ci è cresciuto: si trasferì da bambino quando venne a vivere qui dalla natia Sicilia. Insieme al suo amico di sempre, il batterista Alex Soresini e Fabio “Sir” Merigo, diede vita al gruppo musicale Reggae National Tickets, che si avvalse di altri grandi musicisti tra i quali Marco Zaghi e Gianluca “Pelo” Pelosi. Per gran parte degli anni ’90 il riscontro di successo fu ottimo: oltre 200.000 copie vendute con cinque album pubblicati e varie collaborazioni con altri talentuosi gruppi del periodo e numerose apparizioni televisive che valsero a Stena e compagni notorietà e fama. Stena era il nome con cui si faceva chiamare in quegli anni Alberto, un nome ottenuto anagrammando il secondo nome del Profeta del reggae Bob Marley, all’anagrafe Robert Nesta Marley appunto. Nel 2000, dopo la partecipazione al Reggae Sumfest in Giamaica, i Reggae National Tickets pubblicarono il loro ultimo lavoro come band. Ritornati in Italia decisero di sciogliersi e di intraprendere ognuno la propria strada. Per Stena il destino era scritto nella traccia Zion dell’ultimo album come Reggae National Tickets, dove ispirazione: “Vorrei arrivare a Zion, cambiare quel che sono, vorrei arrivare a Zion, quello è il mio posto, il seme ormai è un albero, non si può ignorare, Zion è la crescita, forse una rinascita, chiamala tu come vuoi, io non avrò dubbi mai…”. terra che non regala nulla se non la sua energia positiva, divenne quello che è oggi. Cambiò il suo nome in Alborosie, unendo le prime due lettere del suo nome “Al” e il dispregiativo associato al colore dei suoi dread, “Borosie”. Divenne uomo e cambiò anche l’impostazione della sua voce, adottando un suo genere particolare prendendo il meglio degli stili musicali del Paese. Grazie a collaborazioni con artisti famosi come Ky-mani 2008 chiamato Soul Pirate, dopo il successo internazionale riscontrato pubblicando big tune come Herbalist e Kingston Town. La storia recente ci racconta di tour mondiali sold out, altri due ottimi album con combination di alto livello e produzioni musicali di artisti emergenti.

Una serata giamaicana in val padana con

Alborosie A cura di Francesco Iampieri

Hai da poco trionfato agli ultimi M.O.B.O. Awards, vincendo il premio come miglior artista guardo da quando hai iniziato la tua carriera solista. Lo consideri un punto da cui ripartire con nuovo entusiasmo e nuovi stimoli verso i tuoi numerosi fans? ALBOROSIE: “Se devo essere sincero è stata davvero una grande sorpresa, non me l’aspettavo, veramente. È una vittoria pura e sincera, che viene dalla gente comune che mi ha votato senza condizionamenti o pressioni. La dedico a loro e a tutti quelli che mi hanno sostenuto in questi anni e che mi danno la spinta a fare sempre meglio. La dedico anche

uomo e artista, perché non sempre ad un grande uomo può corrispondere un grande artista”.

della parola umiltà”.

Che idea ti sei fatto della crisi economica mondiale in atto? E soprattutto come vedi la posizione dell’Italia dopo il cambio di Governo di poche settimane fa con le dimissioni di Silvio Berlusconi? ALBOROSIE: “La crisi mondiale è grave; purtroppo, molto spesso, anche cambiando il pilota l’aereo rimane sempre lo stesso. Staremo a vedere. Ci siamo trovati a suonare in molti Paesi investiti dalla crisi, specialmente in Grecia: eravamo lì nel momento dei disordini scoppiati ad Atene e abbiamo visto con i nostri occhi l’indignazione della gente che davvero non ne poteva più. Ognuno deve fare la propria parte. Piano piano ce la faremo”.

Cosa pensi delle recenti questioni che hanno riguardato artisti famosi come Buju Banton ed ultimo Vybz Kartel? ALBOROSIE: “Provo veramente molta tristezza e sono molto dispiaciuto; penso comunque che bisognerebbe sempre fare una grande distinzione tra

Sei al tuo terzo lavoro e come i precedenti anche 2 Times Revolution ha riscosso grande successo in tutto il mondo. Con la tua personale rivoluzione cosa stai preparando per il 2012? ALBOROSIE: “Non guardo mai troppo oltre, guardo alla vita con molto fatalismo. Vivo giorno per

giorno senza pensare troppo a quello che mi riserva il domani. Stiamo preparando alcune cose da fare anche in Africa, dove siamo stati invitati, tra cui Ghana, Congo e Sudafrica”.

tanti sorrisi in una serata piacevole e divertente, quella di Trezzo Sull’Adda. La temperatura all’interno è salita oltre i trenta gradi e si balla a maniche corte, la serata volge al termine e i numerosi da non perdere qui a Trezzo. Pochi passi e mi ritrovo all’ingresso che mi riporta alla realtà ambientale qui in Val Padana; pochi centimetri per uscire e già sento freddo di nuovo; la musica si sente minimamente e tutto intorno è un brulicare di auto con i vetri coperti di brina invernale. Mi allontano e il silenzio avvolge tutto. Vorrei tornare indietro e di nuovo superare quella piccola misura metrica capace di restituirmi al caldo e alla musica. Una questione di centimetri.


A

A matter of inches. Sometimes it’s really a matter of a few centimeters and things can change a lot. A tennis player can win a tournament, or he can settle for the second place, just because the ball fells over the line. A soccer player can be the hero of the day, acclaimed by everybody, or he can be the target of derisive chants from the fans because the ball is over the line. It is a matter of centimeters, such as those who have allowed me, in a midweek night of December, moving from the icy cold of the Po Valley in the warm Caribbean, just passing the door of the Live Club in Trezzo Sull’Adda. “Our” Alborosie is back in Italy just for a single show, after several concerts around Europe where he will be performing for another month. He just won the last M.O.B.O. Award, where he beat successful reggae artists. A victory full of meanings that goes beyond the material prize. Here, in the Po Valley, Alberto ‘Alborosie’ D’Ascola grew up: he moved here from his native Sicily when he was a child. Together with his friends, the drummer Alex Soresini and Fabio “Sir” Merigo, gave birth to the band Reggae National Tickets, also with other great musicians including Marco Zaghi and Gianluca “Pelo” Pelosi. For most of the ‘90s, the feedback was a great success: over 200,000 copies sold and five albums with various collaborations with other talented groups of the period were published and many television appearances helped them to earn the right fame. Stena was the nickname used by Alberto in those years: it was the anagram of the middle name of the reggae prophet Bob Marley, Robert Nesta Marley. In 2000, after the participation at the Reggae Sumfest in Jamaica, the Reggae National Tickets released their latest work as a band. When they came back to Italy they decided to disband and to undertake their own separate ways. Stena’s fate was written in the song Zion, a track of the last album by the Reggae National Tickets, which used prophetic words about his near future and the fire that burned in his soul, hungry to discover the roots of the earth from which it drew inspiration: “Vorrei arrivare a Zion, cambiare quel che sono, vorrei arrivare a Zion, quello è il mio posto, il seme ormai è un albero, non si può ignorare, Zion è la crescita, forse una rinascita, chiamala tu come vuoi, io non avrò dubbi mai…” (I would like to get in Zion, to change what I am, I would like to get inside Zion, that is my place, now the seed is a tree, you cannot ignore, Zion is the growth, perhaps a renaissance, call it as you want, I will never have doubt.... ) Alberto did not have doubts. He moved permanently to Jamaica and he worked hard every day, not without great sacrifice in a land that gives nothing but just positive energy. Here he became what he is today. He changed his name to Alborosie, combining the first two letters of his name “Al” and a disparaging associated with the color of his dreads, “Borosie”. He became a man and also changed the setting of his voice, taking a particular kind of the best of country’s music styles. Thanks to collaborations with famous artists such as Ky-mani Marley, Sizzla and Jah Cure he made his way into the Jamaican hard music industry, leading him to release his first solo album in 2008 called Soul Pirate, after releasing big international hits as Herbalist and Kingston Town. Recent history talks of sold out world tours, two albums with excellent combination of highlevel music and a work as producer of emerging artists. You have recently triumphed at the last M.O.B.O. Awards, winning the award for best reggae artist. This means a great achievement for you, since when you started your solo career. Do you consider it a place to start again with new enthusiasm and new ideas towards your many fans? Alborosie: “To be honest it was really a surprise, I did not expect it, really. It is a victory pure and sincere that comes from ordinary people who voted for me without interference or pressure. I dedicate it to them and to all those that have supported me over the years giving me the impetus to do even better. I dedicate it also to my parents that taught me the meaning of the word humility”.

What is your idea about the global economic crisis? And what is your point of veiw about the position of Italy after the change at the Government a few weeks ago with the resignation of Silvio Berlusconi? Alborosie: “The global crisis is a serious thing, unfortunately, very often even if you change the pilot the plane remains the same. We’ll see. We had shows in many countries affected by the crisis, especially in Greece: we were there at the time of the riots in Athens and we have seen with our own eyes the indignation of people who really could not stand it anymore. Everyone must do their part. Slowly we’ll make it”.

What do you think about the recent issues that have concerned famous artists such as Buju Banton and Vybz Kartel? Alborosie: “I really feel very sad and I am very sorry, I think that you should always make a big distinction between man and artist: not always a great man is a great artist.”

This is your third job and as the previous records, 2 Times Revolution is a great success all over the world. With your personal revolution, what are you planning for 2012? Alborosie: “I never look too far, I look at life with a lot of fatalism. I live day by day without thinking too much about what the future holds for me. We are

preparing something to do in Africa, where we have been invited, including Ghana, Congo and South Africa. “

In Trezzo people spent hours full of music and good vibrations; there were so many smiles in a funny and entertaining night. The internal temperature rosed above thirty degrees and guys danced in short sleeves; time is passing fast and the show is almost over. Everywhere in the club you can see several flyers promoting next shows in Trezzo. A few steps and found myself at the exit that brings me back to real environment here in the Po Valley, a few inches to go and I feel cold again, now the music you can hear is soft and the only things you can see are cars with the windows covered with frost in winter . I walk away and the silence surrounding the whole environment. I wish I could go back over and pass again that small metric measure capable to bring me back to the warm and the music. A matter of inches.


Hocus Pocus. Nantes Seth. Paris Vibrations Urbaines #14. Bordeaux Bacalan. Bordeaux.

Lomo Smena 8M by Filippo Mozone


GLI STREGONI DI NANTES:

Hocus Pocus A cura di Francesco Rov Rovito


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Hocus Pocus! La classica formula magica. Se però, pronunciandola, il risultato è il jazz-rap dell’omonimo gruppo di Nantes, possiamo stare certi che la formula funziona davvero. In Italia forse qualcuno li conosce par la base di “Hip Hop?!”, riutilizzata da Clementino per la sua “Frutti del funk”; oppure per la base di “Una vita nel giorno” di Ghemon, prodotta dal leader del sestetto francese, 20Syl. In Francia però, sono molto apprezzati e non c’è da stupirsi. Nati nel 1995, gli Hocus Pocus si sono passo dopo passo imposti sulla scena musicale francese, arrivando a calcare svariati palchi in giro per la Francia e per l’Europa. Buttando nel loro calderone giuste dosi di jazz, funk, rap e scratch, gli Hocus Pocus hanno creato un mix capace di far muovere i fianchi anche ad un zombie, creando live show sempre dinamici e coinvolgenti. Provare per credere! Da duo rap a sestetto con evidenti influenze jazz e funk. Come nascono gli Hocus Pocus e come sono diventati ciò che sono adesso? “Gli Hocus Pocus si sono evoluti molto negli ultimi diciassette anni. Gli HP sono nati nel 1995 sotto l’influenza della scena Hip Hop-Jazz degli anni ’90 (A Tribe Called Quest, Jurassic 5). All’inizio furono due amici del liceo che cominciarono a rappare e a produrre beats nel loro scantinato, a cui presto si unì Dj Greem. Dopo aver prodotto il loro primo mixtape, la loro volontà di produrre diventò più forte e molto naturalmente si aggregarono vari musicisti, anno dopo anno. Siamo diventati ciò che siamo con duro lavoro e passione”. Come scrivete le vostre canzoni? “Parlando dei testi, sono influenzato dalle persone attorno a me, dalle mie esperienze, ma anche molto dagli eventi che accadono in giro per il mondo. La parte compositiva è sempre un processo lungo; partiamo dall’improvvisazione, componiamo molte tracce, facciamo scelte, le arricchiamo con l’apporto dei musicisti che partecipano al progetto. È sempre tutto registrato in casa, nello studio di 20Syl.” L’anno scorso è uscito il vostro ultimo album, 16 Pièces, che ha riscosso un notevole successo. “È uscito già da un anno e mezzo, il tempo passa davvero in fretta. Siamo soddisfatti di come sia uscito questo album e dei molti feedback positivi che abbiamo ricevuto.

Il suo successo commerciale non è stato così importante come quello del precedente, Place 54, ma abbiamo suonato in giro per l’Europa per tutto l’anno e ci siamo davvero divertiti. Se dovessimo rifarlo da capo, non lo cambieremmo per niente al mondo”. Il disco vanta varie collaborazioni: come sono nate? “Le collaborazioni su questo album sono nate in modo naturale. Abbiamo contattato ed incontrato Alice Russell, che ha davvero apprezzato la canzone “Beautiful Losers”. Eravamo stupiti dalla sua energia, ci ha dato molto di più si quanto ci saremmo aspettati e il risultato è ottimo. Oxmo Puccino e Akhenaton degli I AM sono grandi influenze per noi; loro hanno assunto i ruoli più influenti nell’Hip Hop francese e queste collaborazioni sono sembrate spontanee e naturali. Questi featurings sono stati grandi incontri sia musicali, sia umani”. È da poco uscita l’applicazione per iPhone Hocus Pocus. Spiegateci cosa è possibile fare grazie ad essa e soprattutto com’è nata l’idea di un’applicazione. Con la nostra nuova applicazione per iPhone potete: Sapere tutto sugli eventi della band (concerti, prossimi album) Ascoltare l’intera discografia con tracce nuove e remix esclusivi Visualizzare l’intera videografia e gli eventi live in tempo reale Molte altre sorprese e indovinate un po’?!? E’ gratis! Diventare un beat maker e suonare col nostro MPC di 16 Pièces. Tutti i vostri album contengono un numero nel titolo (73 Touches, Place 54, 16 Pièces). Esiste un rapporto particolare tra voi e i numeri, oppure ogni titolo è stato scelto per un motivo diverso? Non c’è una ragione particolare per i numeri presenti nei titoli di tutti gli album degli Hocus Pocus. Sono sicuro che se cercassimo, troveremmo una coerenza in questo ahaha! Nelle vostre canzoni citate spesso artisti come Miles Davis, Dizzy Gillespie o John Coltrane. Qual è il vostro rapporto con la musica jazz? La musica jazz è una delle nostre più grandi influenze. Tutti gli artisti citati nei nostri testi hanno avuto un ruolo molto importante nel nostro modo di comporre e di suonare live. Chi ha avuto la fortuna di partecipare a un vostro concerto, sa che le vostre performance sono in genere molto coinvolgenti. Come vivete il vostro rapporto col pubblico? Siamo nove musicisti sul palco e consideriamo il nostro

pubblico come il decimo. È quello più importante e decide come si evolverà lo show. 20Syl ha in passato collaborato con Ghemon, producendo una sua canzone. Abbiamo speranza di vedervi un giorno suonare in Italia o dovremo aspettare ancora a lungo? Al momento non ci sono date fissate in Italia ma, chi lo sa, magari verremo presto?! Avete spesso suonato a Nantes, la vostra città natale e nel resto della Francia? Abbiamo la fortuna di venire da Nantes, dove si può trovare una grande e variegata scena musicale. Parlando in generale, la Francia è un paese dove la musica è pressoché onnipresente, e siamo supportati dalle vendite dei cd e dal pubblico che viene ai nostri show. Siamo fortunati! Quali progetti avete in serbo per il futuro? Potete darci qualche anticipazione? Al momento Greem, Pfel, Atom e 20Syl stanno preparando il primo album dei C2C (campioni mondiali DMC per quattro anni consecutivi! NdR.), il che significherà una breve pausa per gli Hocus Pocus. Stiamo ovviamente preparando qualche sorpresa per il 2012!z

H

Hocus Pocus. The classic magic formula. But if you pronounce it, and the result is the jazzrap of the homonymous group from Nantes, you can be sure that the formula works for real. In France they are really valued, no wonder. Born in 1995, step by step Hocus Pocus have evolved and imposed their name in the French music scene, coming to tread many stages all around France and Europe. Hocus Pocus put into their cauldron right doses of jazz, funk, rap and scratch to create a mix able to move even the hips of a zombie, to create dynamic and engaging live shows (try it to believe it!). From a rap duo to a very jazz & funk influenced sextet. How did Hocus Pocus born? and how did they become what they are now? “Hocus Pocus has indeed evolved a lot during the past seventeen years. HP was born in 1995 due to the influence of the Hip-Hop Jazz scene of the 90s (A Tribe called Quest, Jurassic 5...). At the beginning it was Two High School Friends that began rapping and producing beats

in their basement and that were soon joined by DJ Greem. After producing their first Mixtape, their will of producing became stronger and they were naturally joined by more musicians year after year. We became who we are with hard work and passion” How do you write your songs? “Lyrically speaking, I’m influenced by the people around me, my experiences but also a lot by the current events happening in the world. The composing stage is a long process; we start from scratch, compose many tracks, make choices; enrich them with musicians participating in the project... It’s always all home made recordings in 20syl’s Studio”. Your last album, 16 Pièces, has been released last year and it has reported a considerable success. “It’s out since more than a year and a half, time really passes quickly... We are satisfied of how this album turned out and the many great feedbacks we had about it. Its commercial success has not been as important as our previous album Place 54, but we toured all over Europe all year long and really had great times. If we had to do it all over again, we wouldn’t change it for the world.” The album contains several collaborations: how did they born? “The collaborations on this album were born naturally. We contacted and met Alice Russell who really enjoyed the Track Beautiful Losers. We were surprised by her peps; she gave us much more than we would have expected and the result is great. Oxmo Puccino and Akhenaton of the “I AM “ Band are big influences for us; they have assumed the most influencial roles in French Hip-Hop and this collaborations seemed natural at this stage. Those featurings were both great human and musical encounters”. Some months ago your iPhone app, Hocus Pocus has been released. Please, explain to us what it’s possible to do with it and how the idea of an app came to you. On our brand new Free iPhone App, you can : Know all about the current events of the band (concerts, album releases) Listen to the whole discography with new & exclusive tracks and remixes. Watch their whole videography and events in real time (video clips, live concerts) Many more surprises to come and guess what ?! It’s free ! Become a Beat-maker and play with our own 16 Pièces MPC. Every album you’ve done got a number in the title (73 Touches, Place 54, 16 Pièces). Is there a particular relationship between you and numbers, or did you choose every title for a different reason?

“There is no real particular reason for the numbers contained in title of every Hocus Pocus Albums. I’m sure if we search we could find a coherency haha!” In you songs you often mention jazz artists like Miles Davis, Dizzy Gillespie and John Coltrane. What is your relationship with jazz music? “Jazz Music is one of our biggest influences; all the artists that are mentioned in our texts have played a real important role in our way of composing and playing Live”. Who had the luck to see one of your live performances knows that they usually are very involving. How do you live your relation with the audience? “We are nine musicians on stage and we consider that our public is the 10th one. They are the most important and decide of how the show is going to evolve”. Some years ago 20Syl collaborated with the Italian rapper Ghemon, for the production of one of his songs. Is there any chance to see you play in Italy soon or we still have to wait? “At the moment there are no dates planned in Italy but who knows maybe we’ll come over soon ?!.” You have often played in Nantes, your city, and in the rest of France. “We have the chance to come from Nantes where you can find a big and varied musical scene. Generally speaking, France is a country where Music is nearly omnipresent and we are either supported by the sale of Cds or our public coming to our live Shows. Lucky us!” What projects do you have in mind for the future? Could you give us any anticipation? “Right now Greem, Pfel, Atom & 20syl are preparing the first album of C2C which means a little break for Hocus Pocus. We are of course planning a few surprises for the year 2012!”


Seth pitture dal globo Intervista e traduzione FR di Filippo Mozone Tonni traduzione EN di Laura Ziccheddu


E

Con profondo piacere vi presento un artista che mi ha subito colpito quando lo conobbi due anni fa in una festa di carattere basco nelle Lande Francesi. Sapevo molto poco di lui, così ho scelto di intervistarlo. Si tratta di un artista poliedrico che spazia in vari campi. Sempre attivo, sforna cose davvero interessanti per la scena francese nella fattispecie, ma non solo. Leggete, guardate e capirete il perché. Mesdames et messieurs, à vous Seth. Nome, tag e una piccola descrizione per il lettori di Routes Julien Malland, firmo le mie opere col nome Seth. Ho cominciato a dipingere a bombola sui muri a metà degli anni ‘90, essenzialmente dei personaggi. Oggi mi definirei un pittore-viaggiatore. Il nome Seth mi ricorda l’Egitto, da dove viene? Quando cercavo un mio pseudonimo, il nome Seth si è subito imposto. Si pronuncia come il mio numero fortunato, ma ha altri significati. È una divinità guerriera della mitologia egiziana ed è il terzo figlio di Adamo ed Eva nella Bibbia, quindi il progenitore dell’umanità. Vabbè, tante cose. Tu abiti a Parigi, giusto? Per un artista com’è vivere nella ville lumiere? Parigi propone sempre idee, ispirazione, visioni come ho sempre saputo, visto, respirato? Parigi è una città dove la storia e l’arte sono presenti dappertutto. Nella sua architettura, nei suoi monumenti, nei musei; Parigi assomiglia a un museo gigante! Contrariamente a paesi giovani, come America del sud e del Nord o Asia (che anche se con cultura millenaria alle spalle, vedono rinascita economica solo oggi), il peso della nostra storia ci opprime e rende difficile la creazione. Tutto non è altro che recupero e riutilizzo. Abbiamo di fronte un’arte del sample. Con la crisi d’identità che viviamo in Francia, la maggior parte delle cose si assomiglia. Basta confrontare la scena brasiliana e quella francese per rendersene conto. Ci sono pochi posti a Parigi per esprimersi (al contrario di Berlino per esempio): tutto è protetto, vietato, controllato e writers e street-artists si battono per un posto. La mia fortuna è quella di vivere in un quartiere popolare che lascia un po’ di libertà, Ménilmontant. I tuoi muri con Dem189 sono davvero belli, per dimensioni e particolarità del tratto, com’è nata questa simbiosi? Dipingiamo insieme da 2004. All’inizio facevamo pezzi classici, personaggi volgari e lettere wild style. Dopo, a forza di dipingere insieme, ci si è resi conto che un b-boy o una ragazza sexy di fianco alle lettere non significava più

nulla per noi, non eravamo thugs Losangelini o ragazzetti di NewYork. Essere noi stessi e evolvere la collaborazione, mischiare completamente i nostri stili, in modo da avere l’impressione che la nostra pittura sia l’opera di una sola persona. Credo che ci si conosca bene e che ognuno apprezzi il lavoro dell’altro, anche facendo cose diverse: un writer e un illustratore. Alla fine funziona bene. I graffiti ti hanno permesso di viaggiare molto con progetti in testa, dall’India al Brasile, dal Sud Africa al Cile, un tour geniale dei Continenti dove tu hai catturato, preso, disegnato. Ma qual’è stata l’esperienza più particolare di questo pellegrinaggio artistico che ti ricordi e che ti ha segnato come artista e come uomo? I viaggi sono tutti formatori e rivelatori. Si scoprono altre culture e ci si svela a sé stessi; mi sono enormemente arricchito. Le mie ultime esperienze mi hanno segnato molto, soprattutto in Indonesia, dove con gli abitanti di un villaggio devastato da un vulcano abbiamo dipinto per una settimana sui muri delle rovine. Un mezzo per attirare attenzione sulla tragedia di queste persone. Un modo per loro di esprimersi, una maniera per me di sentirmi utile: praticamente tutti vincenti. Questi viaggi sono raccolti sul tuo sito e in alcuni libri dove tu sei l’autore. Dal successo di Kapital, libro che tratta la scena graffiti a Parigi, a Tropical Spray, il tuo soggiorno brasiliano, come è nata l’idea di questa pubblicazione e la sua realizzazione? Ho sempre amato i libri e li ho subito collegati ai graffiti. Prima di dipingere scattavo già foto. Ho quasi subito voluto fare un libro di graffiti: è così che nel 2000 con Gautier Bischoff abbiamo pubblicato Kapital che ha tracciato un anno di graffiti a Parigi, un successo! (quasi 25000 copie vendute). Per bisogno di libertà, abbiamo poi deciso di creare una nostra struttura editrice “Wasted Talent” con la quale abbiamo editato una serie di monografie di writers. È prendendo fiducia in me che piano piano è venuta l’idea di fare libri sempre più personali, “Globe Painter”, carnet di viaggio sul mio giro del mondo nel 2003, e poi “Tropical Spray” sulla mia esperienza brasiliana. Hai collaborato con Canal+, ti vedi come presentatore di una trasmissione in futuro? Sono già presentatore di una trasmissione. Continuo a collaborare con Canal+, nel quadro di “Nuovi Esploratori” (in Italia in onda su Rai 5, ndr), una serie di documentari di 52 minuti, dove faccio scoprire un paese attraverso il prisma della sua arte di strada. Mi si segue durante i miei incontri e descrivo al telespettatore ciò che mi succede. Un po’ come la serie Lonely Planet, ma specializzata per l’arte. Ho già fatto 8 episodi: Brasile, Sud Africa, india, Cina, Cile, Messico e Senegal. Il lavoro d’oro! C’è gente che mi maledice.

I graffiti in galleria: cosa ne pensi? I graffiti in galleria non esistono. I graffiti non si vendono, restano nella strada. In galleria si trovano dei writers e degli street-artisti che utilizzano il loro sapere per fare delle “opere”. Ne traggono un beneficio pecuniario e intanto a qualche borghese sembra di avere acquistato un pezzo di strada. Questo a volte mi diverte e a volte mi fa rabbia. Ho molta ammirazione per quelli che sono passati dal supporto muro al supporto tela con talento; ma sono rari. Il mercato dell’arte si interessa alla street-art perché è un nuovo filone. Oggi nel mondo, dove tutto non è altro che buzz e communication, la street-art è diventata corrente artistica della propria epoca. Vendere la street-art è un nuovo modo per vendere l’arte. E comunque se dei writers riescono a trarre profitto tanto meglio. Ma è inquietante oggi l’utilizzo della strada come mezzo d’esposizione in galleria. Ha sporcato la purezza e il romanticismo che i graffiti hanno di loro. L’umanità è fatta così... Internet è il futuro, ha permesso connessioni impossibili tempo fa. Ma non pensi che si è arrivati ad un’omologazione/glogalizzazione di stili nei graffiti, nelle linee e nei concetti? Penso che internet sia un mezzo incredibile per comunicare e per scoprire cose. In effetti c’è una tendenza alla globalizzazione dello stile. Fortunatamente ovunque sul pianeta, ci sono artisti intelligenti che hanno capito i pericoli di internet e che cercano il loro modo di esprimersi personale e il proprio stile. Cosa fa Seth in questo momento? Sto preparando il prossimo viaggio per Nuovi Esploratori, in Israele-Palestina. Sto preparando anche un nuovo libro che raggruppi i miei ultimi viaggi.


Paris, MĂŠnilmontant, 2010

Paris, 2011


Mumbai, India 2010

Beijing, China 2010


avec Libre, Mexico DF

Ho Chi Minh City, Viet Nam 2010

Mexico DF


Mong Kok, Hong Kong, 2010 avec Hobsek, Ready, Jam, Amson


avec Dem189, Fleury-les-Aubrais, France 2011 photo Thomas ChrĂŠtien


I

It’s with great pleasure that I want introduce you an artist that immediately caught my attention during a Basque party in the French lands two years ago. I didn’t know many things about him, so I’ve decided to interview him. He is a polyhedral artist able to range over various fields. Always active, he creates really cool stuff not only for the French scene. Pay attention to his words and you’ll understand the reason why.

Your works with Demi189 are very beautiful in their dimensions and details of the strokes. How did this symbiosis born? We’ve been painting together since 2004. At the beginning we used to do classical works, vulgar characters and wild style letters. Than we realized that a b-boy or a sexy girl next to some letters didn’t mean anything to us, we were not Los Angeles thugs or New York kids. We just wanted to be ourselves and develop the collaboration, mix our styles to give the impression that our works come from the same person. I think we really know each other and we appreciate each other works, even if we do different things: a writer and an illustrator, it works.

You have collaborate with Canal+, can you imagine yourself as a presenter of a transmission in your future?

Please, give us a name, a tag and a little description about yourself to our readers.

Graffiti gave you the opportunity to travel a lot with a lot of projects in your mind, from India to Brazil, from South Africa to Chile, a brilliant tour of the continents where you captured, took, painted. Which experience during this tour you remember and marked you the most as artist and man?

Graffiti in galleries don’t exist. You can’t sell them, they just exist on the street. In a gallery you can find writers and street artists that use their knowledge to create their works. They can earn some money and this seems to some bourgeois as a chance to buy a “piece of street”. Sometime this amuses me, sometime it really makes me angry. I really admire those who passes with from the wall support to the canvas support because of their talent; but they are rare. The art market is interested in street-art just because it is a new trend. In our days everything in this world is just buzz and communication and street-art has become the new artistic movement of this period. Selling street art is the new way to sell art. Merchants are using writers like scientists use monkeys. Anyway, if writers can earn something from this, it’s fine. But the use of the street-art as a means to expose something in a gallery is very worrying. This has tainted the purity and romance that graffiti have. The mankind was born this way.

Julien Malland, I sign my work with the name of Seth. I’ve been painting on the walls with the bottle since mid-’90s, mainly pictures of characters. Today I’d define myself as a traveling painter. The name of “Seth” reminds me of Egypt. Where it comes from? When I was trying to find a pseudonym, the name Seth immediately stood out. The pronunciation of this name is the same of my lucky number, but it also has different meanings. In Egyptian mythology Seth is a warrior god, in the Bible is the third son of Adam and Eve, so the progenitor of mankind. Well, a lot of things... You live in Paris, right? How is living in the Ville Lumière for an artist? Does Paris always offer ideas, inspiration, visions as I have always known, seen, breathed? History and art are everywhere in Paris: in its architecture, in its monuments, in its museums... Paris looks like huge museum! Contrary to young countries like North and South America or Asia (even if they have an ancient culture they’ve just started to live the economic regrowth), the weight of our history oppresses us and makes creation very difficult. Everything is nothing but recovery and reuse. We have in front of us a SAMPLE art. Because of the identity crisis we are going through in France, most of the things look very similar. Just compare the French scene to the Brazilian one and you’ll realize this. In Paris there are not a lot of places where you can express yourself (contrary to Berlin, for example): everything is protected, forbidden and writers and street-artists fight for a place suitable for them. I’m lucky because I live in a district that allows me to have a little bit of freedom, Ménilmontant.

All trips are learning and revelatory experiences. You discover a lot of things about different cultures and yourself as well; I have greatly enriched. My last experiences have been very important to me, especially the one in Indonesia where, together with locals, we painted for a week on the walls of the ruins of a village devastated by a volcano. It was a way to catch the attention to the tragedy of this people. It was a way to express themselves for those people and to feel myself as useful for me: we were all winners. All this trips are collected on your website and books. From the success of Kapital about the graffiti scene in Paris, to Tropical Spray about your Brazilian trip, how did the idea of this publication and its realization born? I’ve always been a lover of books and I linked them to graffiti. Before start painting I used to shot photos. After a very short time I decided to make a book about graffiti: that’s how Gautier Bischoff and me published Kapital in 2000, a book that has marked a year of graffiti in Paris, a great success!(we sold almost 25000 copies). Because of freedom, after that we decided to create our publishing house, Wasted Talent, and we published a series of writers’ monographs. When I felt more self-confident I decided to write more personal books like Glob Painter, a travelbook about my trip around the world in 2003, and Tropical Spray about my Brazilian experience.

I’m already presenting a transmission. I’m still collaborating with Canal+ for New Explorers (ired on Rai 5 in Italy), a series of documentaries that last 52 minutes, where I discover a country through its street art. It is about my encounters with people and I describe what’s happening to the viewer. It’s very similar to Lonely Planet, but about art. I’ve already done 8 episodes: Brazil, South Africa, India, China, Chile, Mexico, Senegal. The golden work! Some people curse me. Graffiti in galleries: what do you think about it?

Internet is the future, it allows connections that few years ago were impossible. But don’t you think that this has created an approval/globalization in graffiti’s style, in their lines and in their concepts? I think Internet is a great means to communicate and to discover a lot of things. But actually it tends to globalize styles. Fortunately, there are clever artists all over the world that understand the dangers of the Internet and that try to find their own way to express themselves and their style. What is Seth doing at the moment? I’m working to the next trip for New Explorers in Israel-Palestine. I’m alsoworking to my new book about my last trips.

C

C’est avec plaisir que je veux vous présenter un artiste qui m’a impressionné quand je l’ai connu il y a deux ans à une fête basque dans les Landes françaises. Je ne savais pas grandes choses de lui, donc j’ai décidé de lui demander une interview pour notre magazine, parce que je considère ce qu’il fait particulièrement relatif à notre ligne. Il est un artiste polyédrique qui espace son opéré en différents domains et qu’il est toujours actif, en faisant choses vraiment intéressantes, pour la scène française, mais non seulement. 10 questions pour 10 images. Mesdames et messieurs, à vous Seth.

Nom, tag, petite description s’il te plaît. Julien Malland, je signe mes peintures du nom de Seth. J’ai commencé à peindre à la bombe aérosol sur les murs au milieu des années 90, essentiellement des personnages. Je me définierai aujourd’hui comme peintre-voyageur. Le nom Seth me rappelle l’Egypt...il vient d’où? Lorsque j’ai cherché mon pseudo, le nom de Seth s’est très vite imposé. Il se prononce comme mon chiffre fétiche, mais il a d’autres significations. C’est une divinité guerrière de la mythologie égyptienne et c’est le troisième fils d’Adam et Eve dans la Bible, donc l’ancêtre de l’humanité. Bref, pas n’importe quel type ! Tu habite à Paris, n’est-ce pas? Pour un artist c’est comment la vie dans la ville lumière? Paris propose toujours des idées, l’inspiration, des visions, comme je l’ai toujours su, vu, respiré? Paris est une ville où l’histoire et l’art sont partout présents. Dans son architecture, dans ses monuments, dans ses musées. Paris ressemble à un musée géant. Contrairement à des pays plus neufs, comme en Amérique du sud et du nord où en Asie (qui bien que dotée d’une culture millénaire, voit aujourd’hui dans sa renaissance économique une renaissance culturelle), le poids de notre histoire nous écrase et rend difficile la création. Tout n’est que réapropration ou réutilisation. Nous sommes dans un art du sample. Avec la crise identitaire que nous vivons en France, la plupart des créations se ressemblent. Il n’y a qu’à comparer la scène du street-art brésilien à la scène française pour s’en rendre compte. Il y a très peu de lieux à Paris pour s’exprimer (contrairement à Berlin par exemple), tout est protégé, interdit, controlé, et les graffeurs et street-artists se battent pour un emplacement. J’ai heureusement la chance de vivre dans un des seuls quartiers populaires qui laisse un peu de liberté, Ménilmontant.

Tes murs avec Dem189 sont vraiment cool, pour dimensions et particularité du trait; comment est née cette symbiose? Nous peignons ensemble depuis 2004. Au départ des pièces classiques, persos vulgaires et lettrages wild-style. Et puis à force de peindre ensemble, on s’est rendu compte qu’un b.boy où une meuf sexy à côté d’un lettrage, ça ne rimait plus à rien pour nous, on n’était pas des thugs de Los Angeles où des gamins de New York. Il fallait être nous-même et aller plus loin dans notre collaboration, mélanger complètement nos styles, pour qu’on ait l’impression que notre peinture soit l’œuvre d’une seule personne. Je crois qu’on se connaît bien et qu’on apprécie chacun le travail de l’autre sans faire la même chose : un graffeur et un illustrateur. Ça fonctionne finalement bien. Les graffiti t’ont permis de voyager beaucoup avec des projets dans la tête, de l’Indie au Brasil, de l’Afrique du sud au Chile, un tour génial des continents où tu as capturé, édité, dessiné, essentiellement...mais est-ce qu’il y a un’experience particulière dans ce “pélerinage artistique” que tu rappelle et qui t’as marqué en tant que artiste en tant que personne? Les voyages sont toujours formateurs et révélateurs. On y découvre d’autres cultures et on se dévoile à soi-même ; Ils m’ont énormément enrichi. Mes dernières expériences m’ont beaucoup marqué, notamment en Indonésie, où avec les habitants d’un village dévasté par un volcan, nous avons peint des personnages pendant une semaine sur les murs des ruines. Un moyen d’attirer l’attention sur la tragédie de ces paysans. Une manière pour eux de s’exprimer, Une façon pour moi d’avoir l’impression d’être utile. Bref tout le monde gagnant. Ces voyages sont rassemblées dans ton site web et dans des livres dont tu es l’auteur. Du succès de Kapital, livre qui parle de la scène graffiti à Paris, à Tropical Spray, ton séjour brasilien, comment est née l’idée de la publication, et aprés la realisation de ça? J’ai toujours aimé les livres, j’ai tout de suite accroché avec le graffiti. Bien avant de peindre je prenais déjà des photos. J’ai presque tout de suite voulu faire des livres sur le graffiti, c’est comme ça qu’en 2000 avec Gautier Bischoff nous avons sorti Kapital, qui retraçait une année de graffiti à Paris, un succès (vendu à presque 25000 exemplaires). Par besoin de liberté, nous avons ensuite décidé de monter notre propre structure d’édition « Wasted Talent » avec laquelle nous avons édité une série de monographies d’artistes graffiti. C’est en prenant confiance en moi, petit à petit que m’est venu l’idée de faire des livres de plus en plus personnels, « Globe-Painter », carnet de voyage sur mon tour du monde en 2003, puis « Tropical Spray » sur mon expérience brésilienne.

Tu as collaboré avec Canal+, tu te vois comme présentateur d’une émission dans un future? Je suis déjà présentateur d’émission. Je continue de collaborer avec Canal+, dans le cadre des « Nouveaux Explorateurs ». Une série de documentaires de 52mn, où je fais découvrir un pays par le prisme de son art de rue. On me suit au cours de mes rencontres et je décrypte au téléspectateur ce qui m’arrive. Un peu comme la série « Lonely Planet », mais spécialisé art ! J’ai déjà fait 8 épisodes : Brésil, Afrique du Sud, Inde, Chine, Chili, Mexique et Sénégal. Le job en or. Il y en a un paquet qui doivent me maudire devant leur poste… Les graffiti en gallerie: qu’est-ce que tu en penses? Le graffiti en galerie n’existe pas. Le graffiti ne se vend pas, il reste dans la rue. En galerie, on trouve des graffeurs et des street-artists qui utilisent leur savoir pour faire des « œuvres ». Ils en tirent un bénéfice pécuniaire, pendant qu’un bourgeois a l’impression d’acheter un bout de rue. Ça a le don parfois m’amuser, parfois m’énerver. J’ai beaucoup d’admiration pour ceux qui sont passés d’un support mur à un support toile avec talent. Ils sont rares. Le marché de l’art s’intéresse au street-art parce que c’est un nouveau filon. Aujourd’hui dans un monde où tout n’est que buzz et communication, le street-art est devenu le courant artistique de son époque. Vendre le street-art est un nouveau moyen de vendre de l’art. Si des graffeurs peuvent en tirer profit, tant mieux. Ma seule inquiétude est qu’aujourd’hui l’utilisation de la rue comme moyen d’exposer en galerie, a salit la pureté et le romantisme que le graffiti et le street-art portaient en eux. L’humanité est ainsi faite… Internet est le future, il a permis des connexions impossibles il y a des années... Mais à ton avis, tu penses pas qu’on est arrivé à une homologation/globalisation du style des graffiti, dans les lignes et dans les concepts? Qu’est-ce que t’en penses? Je pense qu’internet est un outil incroyable pour communiquer et pour découvrir des choses. En effet il y a une tendance à la globalisation des styles. Heureusement partout sur la planète, il y a des artistes intelligents qui ont compris les dangers d’Internet et qui cherchent leur propre moyen d’expression et leur propre style. Il fait quoi Seth dans ce moment? Je prépare mon prochain voyage pour « Les nouveaux explorateurs », en Israël-Palestine. Je prépare également nouvel ouvrage qui regroupe tous mes derniers voyages.


Vibrations Urbaines Quelle super jam. Pessac, Bordeaux, F. A cura di Filippo Mozone Tonni foto di questa pagina Luca Arko Rossi fisheye by Max MXBX Dubois reportage by Romain Rouble Thiriau e Arko traduzione EN Laura Ziccheddu


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La regione dell’Aquitania è uno dei posti che preferisco. C’è l’oceano per fare surf con spots ottimi, del buon vino, e tanta gente cordiale che si dà da fare; mi è capitato di vivere per qualche tempo a Bordeaux e lì ho conosciuto tanti artisti, in particolare writers che hanno fatto della propria passione un lavoro. Tutti gli anni (questo è il 14°) nelle campagne della città del vino, precisamente a Pessac, alcuni ragazzi organizzano un evento fra i più importanti in Francia: Vibrations Urbaines, 2 settimane di bmx, skate, skimboard evolution, calcetto, concerti, djset dub, dub-step, reggae, elettronica, ateliers, cinema, dibattiti, esposizioni, breakdance e graffiti. A disposizione skate park coperti e all’aperto, piste in terra battuta, campi da basket e calcio, una hall per la musica e i contest in flat e metri quadri su metri quadri di muro da dipingere. Con questo numero di Routes volevamo implementare la sezione dedicata alla Francia, quindi non potevamo esimerci dal proporre un reportage sull’evento, in particolare sull’aspetto writing di questo appuntamento così importante. La crew local Les Frèree Couloures ha avuto l’incarico di contattare artisti per dare un po’ di colore fra un’evoluzione e l’altra. Gli scorsi anni il tutto si svolgeva fra artisti della zona, ma quest’anno dato il successo riscosso, gli organizzatori hanno voluto arricchire il tutto aggiungendo un pizzico di internazionalità. Presenti quindi alcuni writers italiani e spagnoli, oltre ad alcuni nomi fra l’ampia scena parigina. Il risultato: un groviglio di stili, colori, visioni. Un week-end organizzato a puntino, un’occasione di confronto, divertimento e soprattutto di incontro fra amici, fra una pittata e una bevuta. Amici ai quali non passa la voglia di spruzzare. Cribbio!

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The region of Aquitaine is one of my favourite places: there’s the ocean where you can surf with very good spots, wine is very good and people are friendly and always do their best. I lived in Bordeaux for some time and there I met a lot of artists, especially writers that turned their passion into a business. Every year (this is the 14th) in the countryside of the city of wine, precisely in Pessac, some guys organize one of the most important event in France: “Vibrations Urbaines”, two weeks dedicated to bmx, skateboard, skimboard evolution, soccer, concerts, djset dub, dub-step, reggae, electro, ateliers, movies, expositions, breakdance and graffiti. They have at their disposal indoor and outdoor skate parks, clay tracks, soccer and basketball fields, a hall for music and contests and huge walls they can paint on. In this Routes issue we want to implement the section about France, so we can not avoid to offer you a report on this event, especially about the aspect of “writing” in this important event. The two local crews “Les Frèree Couloures” and “Peinture Fraiche” have been commissioned to contact some artists to give a little bit of colour between a wheel and another. During the past years this event involved only local artists but this year, thanks to the its success, the organizers wanted to enrich the event adding a touch of internationality. In addition to some artists from the big Parisian scene there were also some Italian and Spanish writers. The result was a jumble of styles, colours, visions. A weekend organized to perfection, an opportunity to confront, have good time but especially to meet some friends between a pitta and a drink. Friends who always want to spray, damn!

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La région Aquitaine est un des endroits que je préfère. Il y a l’océan pour le surf, avec des spots excellents, du bon vin, et des gens trop cool; j’ai habité quelque mois à Bordeaux et c’est là-bas que j’ai rencontré beaucoup d’artistes, en particulier des graffeurs qui ont fait d’une passion un travail. Chaque année (cette édition est la 14 ème) dans la banlieue de la ville du vin, plus précisément à Pessac, la ville organise un évènement très important en France pour la street culture: les Vibrations Urbaines. 2 semaines de compétitions, de démonstrations, d’ateliers et d’expositions : bmx, skate, skimboard évolution, danse, street-football, basket, djset dub, dub-step, reggae, electro, concerts, cinema, expos et graffiti. A disposition pour les riders : skate park couvert et en plein air, piste de dirt, terrains de basket et de football, une salle pour les concerts et les contests de flat et des mètres carrés de mur à peindre. Avec ce numéro de Routes nous voulions compléter la section dédiée à la France, voilà donc un réportage sur les VU, plus particulièrement sur la partie writing. Le crew local Les Frères Coulures a eu la charge de contacter des artistes pour donner de la couleur entre une evolution et l’autre. L’an dernier la jam s’est déroulée entre artistes originaires de la région bordelaise, mais cette année, vu le succès obtenu, les organisateurs ont voulu relever le tout d’une pincée d’internationalité! Présents donc des graffeurs d’Italie, d’Espagne et de la scène parisienne et bordelaise. Le résultat : un ensemble de styles, de couleurs, chacun avec sa vision. Un week-end inoubliable, l’occasion de comparer, de s’amuser et surtout de se retrouver entre amis - entre une peinture et un verre - amis auxquels il ne passe pas l’envie de vaporiser! Putain!








NO HYPSTER NO HEROINE NO COCAINE NO REGRETS NO MONEY NO NUKE NO COMMENT NO TAGZ NO WORRIES

La Base sous-marine. Bordeaux. Lomo Smena 8M by FilippoMozone

lesroutes.it


L

“L’immagine del musicista jazz mi ha sempre colpito per l’eleganza e la passionalità che trasmette, per il magnifico luccichio degli strumenti che usa, per le romantiche espressioni che ha durante gli assoli”. Si presenta così Fabrizio Pavolucci, pittore o quasi.

DIPINTI CHE SUONANO L'INTERVISTA A FABRIZIO PAVOLUCCI A cura di Elisa Pascuccio

Ciao Fabrizio e grazie per il tuo tempo, parliamo un po’ del tuo iter, quali sono stati i tuoi percorsi e qual’è stata la scintilla che ha acceso la tua passione per la pittura? “Da che mi ricordo, in qualche maniera, ho sempre disegnato. Da piccolo, quando ancora non sapevo scrivere, facevo dei fumetti e lasciavo a mio padre il compito di scrivere i dialoghi nei baloon. Ho sempre mantenuto vivo l’interesse per l’arte: andando a vedere mostre di pittura, pur frequentando la terribile scuola di ragioneria di Rimini. Per un po’ quindi ho sviluppato completamente da solo questa passione, poi intorno ai vent’anni ho iniziato a frequentare un corso serale di disegno e mi sono reso conto che avevo veramente tanto da imparare, che mi si apriva un mondo di possibilità praticamente infinite. È una sensazione che ancora oggi provo quando mi cimento con tecniche nuove oppure cerco strade diverse per tecniche che già conosco. Da lì ho cominciato a seguire tanti altri corsi, in particolare di incisione, e nel 2003 ho iniziato a fare le mie prime mostre personali e collettive. Oggi mi cimento in prevalenza con la pittura ad olio, ma pratico anche l’incisione su zinco e la xilografia, incisione su legno”. ROUTESmag si occupa principalmente di musica “black” in generale e di tutte le sue declinazioni, anche le più moderne. Colpiscono tantissimo i tuoi quadri sul jazz: sono dei ritagli che raccontano le radici di tutta la musica afroamericana con grande intensità. Cosa ti ispira e cosa ti guida con tanta emozione a realizzare queste opere? “Per un certo periodo, dai quattordici ai vent’anni circa, ho suonato la tastiera in un gruppo rock. La musica, in ogni sua forma, mi ha sempre appassionato molto. Ne ho sempre ascoltata a pacchi: classica, jazz, rock, metal, cantautori. Nel periodo in cui ho iniziato a realizzare la serie di quadri dedicata al jazz, (siamo nel 2003 circa) mi sono documentato sulla storia di tale genere musicale, saccheggiando letteralmente la biblioteca, leggendo libri e riviste, e durante i concerti riprendendo con veloci schizzi a matita o penna, i vari musicisti impegnati nel suonare magnifici assoli. Questi quadri quindi nascono spesso da piccoli disegni dal

vero, realizzati a volte in posizioni scomode e con scarsa illuminazione, per cogliere al meglio l’atmosfera e la vitalità di tale genere musicale. L’immagine del musicista jazz mi ha sempre colpito per l’eleganza e la passionalità che trasmette, per il magnifico luccichio degli strumenti che usa, per le romantiche espressioni che ha durante gli assoli; devo sottolineare però che non si tratta mai di ritratti, non voglio raffigurare quel musicista: piuttosto l’altro, non mi interessa il nome, è più un’idea generale, un archetipo direi. Per qualche tempo ho abbandonato questa serie di lavori, dedicandomi per lo più a scene di interni, ritratti di amici e parenti, visti attraverso uno specchio deformante che altera la percezione dello spazio e delle forme. Ultimamente sono tornato a realizzare qualche opera sul jazz, producendo una nuova piccola serie di quadri ad olio appositamente per una mostra, in cui i personaggi raffigurati sono più caricaturali e ironici”. Mentre dipingi ascolti la musica e qual’è il principale motivo che ti ispira? “Ascolto quasi sempre musica mentre dipingo, ma non solo jazz. Dalla classica alle colonne sonore, dal rap al metal, dal minimal alla musica elettronica, tutto mi può colpire. Ultimamente, comunque, mi piace ascoltare alcuni cantautori riminesi che stanno producendo un’ottima musica”. Sappiamo bene che in Italia è particolarmente difficile esprimersi in maniera congrua e sulla nostra pelle viviamo quotidianamente una grande indifferenza per tutte le forme d’arte. Anche tu hai vissuto e vivi la stessa sensazione? “Sicuramente non è facile proporsi oggi per la sovrabbondanza di artisti più o meno bravi che si trovano in giro, per le oggettive difficoltà economiche che attanagliano i vari stati, per un bombardamento di immagini che ci vengono proposte tutti i giorni. Il pubblico è sempre più esigente e preparato, meno facile da sorprendere e catturare, le istituzioni spesso distratte da vari giochi di potere. Comunque, per quanto riguarda la pittura, oggi si può esporre un po’ ovunque, dai bar ai ristoranti, dalle piccole gallerie agli spazi comunali. Eppure, o proprio per questo, sempre più le gallerie d’arte faticano a sopravvivere. Sono gli artisti che devono muoversi per portare le loro opere nei posti che non sono propriamente dedicati all’arte, mettendosi in gioco e creandosi da soli le opportunità di farsi vedere”. Vivi la pittura come un lavoro? “Diciamo che cerco di viverla in modo serio, responsabile, perché credo che ogni persona che si voglia proporre come artista non deve sottovalutare l’importanza che ha l’arte nel-

la vita, anche di tutti i giorni, e come essa sia testimone dei tempi in cui si vive. Nel mio piccolo credo di dover crescere ancora, di aver veramente ancora tanto da imparare. Se intendi dire invece che la pittura è il mio lavoro per sostenermi, allora certamente no, devo fare altro”. Effettivamente intendevo dire entrambe le risposte! Hai colto nel segno! Hai dei progetti per il futuro? “Vorrei semplicemente continuare a fare quello che sto già facendo, in maniera sempre più profonda. Dipingere, dipingere, dipingere”. L’Associazione Culturale Routes (di cui ROUTESmag è progetto satellite) ha all’attivo anche un collettivo di Dj e produttori che propongono stili di musica alternativa alla solita “merce” discografica, cosa ne pensi della scena musicale contemporanea? “Non credo di essere così autorevole come voce, comunque ribadisco il mio entusiasmo per una scena musicale riminese molto fervente, ispirata certamente ad alcuni cantautori italiani anni 70, ma molto originale sia nei testi, sia in alcune soluzioni musicali”. Ci piacerebbe moltissimo poter fare da “cornice” musicale a una tua esposizione prima o poi e per adesso ti ringraziamo ancora per la gentile disponibilità e le tue meravigliose opere e ti salutiamo con grande stima. “Certamente sarebbe una gran bella cosa, e chissà? Nel futuro speriamo di poter realizzare qualcosa insieme. Intanto un ringraziamento sincero e un gran “in bocca al lupo” per tutto alla redazione”. Nome: Fabrizio Cognome: Pavolucci Età: 35 anni Professione: Pittore (quasi)



I'm Still Here (Casey Affleck, 2010)

TRA FOULARD E VANS.

Il pizzo sostituisce i soliti e classici leggings in cotone. Si tratta di calze che abbinate in total black ad un cappotto che ricorda lo stile militare, danno vita ad un look perfetto sia per il giorno che per la sera, giocando solo con il cambio di accessori. Il tocco in più viene dato però dalla borsa. Acquistata in un sito inglese dal nome Abandon Ship, la sua vendita sarebbe sicuramente vietata in Italia, visto la stampa rappresentante una croce capovolta. Un look del genere, accompagnato da un accessorio così particolare, rende lo stile ancora più personale. Al bando le borse, le cinture e accessori vari che possono essere notati indosso a chiunque in mezzo alla strada e che non trasmettono nulla se non il solito, vecchio desiderio di omologazione! Impariamo a sfoggiare qualcosa che ci identifichi davvero e che non implichi il fatto di doversi a tutti i costi vestire come gli altri per sentirsi parte del “branco”.

A cura di Roberta Ledda e Barbara Panico. Modella: Michela Contu È importante capire che la vera moda dopotutto la lanciano le persone stesse, i giovani soprattutto. Gli stilisti, da che mondo e mondo, si ispirano alla strada, alle personalità che capita loro di incontrare casualmente nella vita di tutti i giorni per dare vita alle proprie creazioni. La moda vera è quindi lontana dalle passerelle, è frutto del carattere e della personalità di qualcuno che riesce a far suo qualsiasi pezzo possa indossare. Mai seguire esattamente ciò che detta la moda del periodo, la parola chiave è “personalizzare”. Di qualunque cosa si tratti. L’importante è sentirsi bene con se stessi e avere la sensazione che quel determinato capo ci appartenga, ci dia modo di esprimerci senza l’uso della parola, e come disse Oscar Wilde: “La moda è ciò che uno indossa. Ciò che è Fuori moda è ciò che indossano gli altri.”

P recensioni

life style

N

Niente regala più un effetto vintage di un’acconciatura stile anni ‘50 avvolta da un foulard o una bandana, quest’ultima magari risalente agli anni ‘80. Più sono gli stili ispirati ad epoche differenti che vengono mescolati insieme e meglio è. Il vintage fa da padrone in questi ultimi anni. È quasi impossibile al giorno d’oggi non trovare nell’armadio ognuno di noi almeno un pezzo che sia ispirato ad un’epoca passata, magari rubato dall’armadio della mamma o regalato dalla nonna, come i fantastici colletti di pizzo da applicare sopra candide camice. La bandana, pezzo cool anni ‘80, viene rivisitata in chiave anni ‘50 direttamente ispirata ad un’icona culturale degli Stati Uniti “Rosie the river” da cui appunto prende il nome l’acconciatura, che rappresentava le donne americane impiegate nelle fabbriche di munizioni durante la seconda guerra mondiale, per tenere insieme e abbellire una particolare acconciatura ispirata al medesimo periodo. Funziona alla perfezione il mix di stili diversi, come ad esempio la stessa acconciatura abbinata ad un chiodo in pelle e una camicia a quadri e ai piedi come nel caso della nostra modella Michela, le Vans, sneakers intramontabili, usate dagli skaters sin dalla fine degli anni ’60. Massiccia la presenza dell’animalier che in ambienti lontani dall’alta moda era già ben presente negli anni precedenti. Una pelliccia come quella della nostra modella, rigorosamente sintetica, risale infatti a due stagioni fa. Ma mai come adesso è a tutti gli effetti attuale, e ora più che mai l’animalier non si ferma solo ai capispalla o alle tshirt ma sta impazzando anche tra le calzature e le borse.

A cura di Tamara Gasparini

Presentato al festival di Venezia nel 2010 come documentario sulla rinascita in veste hip hop di Joaquin Phoenix, I’m Still Here è un profluvio di parole-monologo, nonchè la messa in immagine di un corpo in libera improvvisazione. Un filmfreestyle che segue passo a passo il suo uomo e l’anno perduto dietro la nuova identità, in cerca di una narrazione inedita che possa descrivere una verità personale che non si conquista senza sprofondare e abbandonarsi. Una sorta di Passione di Joaquin Phoenix, sballottato tra vita privata e riflettori sempre accesi: stanze d’albergo, home studio, passerelle, droghe, amici, prostitute e dolorose apparizioni televisive. Infine (necessariamente) il ritorno a casa, a Panama, nei luoghi familiari dell’infanzia e l’abbraccio del fiume (il Fiume), a cui arrendersi. La notizia era trapelata durante uno spettacolo di beneficenza in memoria di Paul Newman ed era rimbalzata su tutti canali, alimentando il gossip di circostanza: l’attore, chiusi i conti con il cinema e una carriera costruita sulla finzione (o alimentata da essa), accompagnato dallo sguardo della macchina da presa di Casey Affleck, avrebbe documentato la propria svolta musicale ed umana. Visto così I’m Still Here è la storia di una lotta, un movimento in avanti che coincide con la voglia e la fatica di reiventarsi, di uscire dal ruolo - emozionale, complicato, intenso e alla lunga suicida -cucitogli (o cucitosi) addosso; un film incontinente e incontenibile, che include i sussulti e le spinte invisibili - endogene, necessarie - dell’esistenza, vissute in prima

persona da una star non certo sul viale del tramonto ma alla ricerca di un nuovo battesimo. Invece l’opera prima di Affleck è un falso, come confermato a posteriori dal regista/attore, una potentissima messa in scena che mostra sì la disintegrazione di una celebrità ma al contempo ragiona sul sottilissimo limite che separa finzione e realtà nel mondo delle immagini - Hollywood e per metonimia l’America intera - dove la fiction è un modo di vivere e, tutto sommato, un labirinto senza uscita. Phoenix è irriconoscibile rispetto all’immagine pulita di Two Lovers (James Gray, 2008) ma ne conserva un lampo, un guizzo, il tormento e l’inquietudine evidentemente non sopita, che è la carta vincente del nostro. Un corpo in caduta libera, un po’ scassato, imbolsito e messo a dura prova dal cambiamento, sputa parole, liriche esplicite che attraversano e riflettono gli stadi di un percorso di evoluzione/elevazione dell’uomo da personaggio a persona. I don’t wanna play the caracter Joaquin anymore, spiega, incappucciato in una felpa blu che lo camuffa. Parla dalla cima di una collinetta - forse sotto l’enorme scritta Hollywood - mentre in basso brillano le luci della città, della ribalta, la gabbia scintillante da cui rivendica la dipartita. La risalita sarà faticosa, spesso deludente (il rifiuto di Sean Puff Diddy Combs), persino mortificante (l’apparizione al David Letterman Show, la parodia agli Oscar di Ben Stiller e le irrisioni dei media) ma siamo tutti gocce d’acqua che vanno al mare, evaporano e ritornano in alto, in cielo a ingrossare le nubi. Rise and Fall. Eccitazione.

Abbandono. Pianto. Risa. Vomito. Voglia di vincere. E il sogno americano di raggiungere la vetta sempre in agguato. Il film sembra mettere in campo una battaglia, un dualismo tra la parola - libera, esplosiva, di protesta della cultura hip hop - e il dominio dell’immagine, del fake. Hollywood è tutti noi. “J.P. È tutti noi.” Un mockumentary che porta ciò che gli ruota intorno al cortocicuito. Non è una parodia come This is Spinal Tap (finto documentario su una finta heavey metal band che fa il verso a Scorpions, AC/DC...& Co.), nemmeno un discorso diretto libero di una wannabe-hip hop-star, ma una lucida disamina sul potere delle immagini di truccare il mondo. È in questo varco che il film si infila, lasciando la storia affiorare, seguire il suo percorso, incontrare ostacoli e resistenze (da parte dello stardom, dei fans, dei media) e andare alla deriva con il suo personaggio. Questo è the Last/Lost show di Joaquin Phoenix; una performance assoluta (“it’s the performance of his career” spiega Affleck), una immersione totale che si suggella proprio con il bagno nel fiume, concludendo il film allo stesso modo in cui era iniziato. Creatività, flusso dell’esistenza, bufala mediatica. Ciò che conta è che regista e attore elaborano tutto ciò in forma di vasi comunicanti, fluidi, aperti, liberi di trasformarsi e contaminarsi a vicenda. Le parole si sospendono. Rimangono solo i suoni naturali. La cascata. Il fiume. Annullarsi. Per ritrovare il contatto con quel che resta di autentico. Annullarsi come nuova iniziazione. Ancora qui.


IL BOULEVARD DEI SOGNI ANCORA DA INFRANGERE La pattuglia dell’alba, Don Winslow (2010), Einaudi, pp. 365

recensioni

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A cura di Marta Ciccolari Micaldi

La pattuglia dell’alba è atmosfera di esterni, è scrittura per lettori duri, preferibilmente trentenni. È un poliziesco giovane, verrebbe da dire rock, che scivola agile sulla retorica del surf e della California tutta sole e crimine senza però mai affondare nel torbido fango del già detto hollywoodiano o, ancor peggio, del velenoso stereotipo cattura-attenzione. Il racconto è introdotto da una definizione razionale, scarna e semplice, posta subito sotto il titolo, come un avvertimento piano: onda, movimento periodico da un luogo ad un altro luogo, propagato attraverso un mezzo continuo. L’onda, tuttavia, non è solo ragione. Al contrario, per un implicito processo romanzesco di allusione e trasferibilità, l’onda diventa protagonista annunciata di stile e trama, metafora di scrittura e intrigante visione di vita. Quando poi, a rapida sequenza, si gira pagina per mordere il primo brevissimo paragrafo, l’obiettivo mette a fuoco un coerente paesaggio oceanico e si ferma su Boone, il protagonista del romanzo che, a cavalcioni della vecchia longboard, sta aspettando la sua compagnia e la sua grande onda. Un’onda che, a giudicare dall’aspetto dell’oceano, sembra preannunciarsi come un evento imperdibile ed epocale, così come epocale è il nome della sua compagnia, la sua famiglia elettiva: la pattuglia dell’alba, un gruppo di surfisti che cavalcano l’oceano durante le prime, indefinite ore del giorno, prima di iniziare la giornata vera. L’obiettivo cambia presto soggetto, però: c’è un’altra pattuglia dell’alba in arrivo, composta da bambine argentee e quasi galleggianti, che si muove inesorabilmente lenta nella foschia del mattino, verso i campi di fragole che pullulano di uomini in attesa. Chi sono queste bambine? Qual’è la loro provenienza e perché sembrano bambole inanimate in balia di onde e dolori indomabili?

sentimentale è un casino, è indisciplinato e indomabile, è geniale e sta dalla parte giusta. Tutto al suo posto, fin qui.

Boone è un detective, lui lo scoprirà, categoricamente prima dell’arrivo della grande onda. Boone deve ritirare la tavola da surf per 48 ore e risolvere – velocemente – un caso. Qui inizia il poliziesco e qui la maestria dell’autore – detective anche lui prima di diventare scrittore – inizia la sua intrigante semina e raccolta di indizi, scoperte, epifanie ed occultamenti. Come retorica vuole, il poliziesco conta criminalità organizzata, prostitute, droga, night club, armi, fuoco, pedofili, risse, sesso. Come retorica vuole, ancora, Boone è incredibilmente figo, la sua vita

Boone, Petra (la collega amante di Boone), Dave the Love God (il leggendario bagnino), Sunny Day (la campionessa di surf, nonché storica ragazza di Boone), Johnny Banzai (il poliziotto di origini giapponesi), Hang Twelve (rasta bianco con sei dita per piede) sono i nuovi pionieri della Terra dei Sogni: loro arrivano dall’oceano e sembrano volare giù direttamente dal sole; tu, lettore, arrivi dalla terra e, fino a un attimo fa, non potevi neanche immaginare cosa fossero il surf e la California.

Qualcosa brilla, però, conquista e travolge, più dello stilema classico del poliziesco californiano. Potrebbe essere l’onda, la descrizione cacofonica dell’oceano che si infrange sulla costa e che caratterizza ogni scena del romanzo; potrebbe essere l’onda, l’andare e venire di ogni personaggio sulla scena, con ritmo indefinibile ma serrato e, a lungo andare, ipnotico; potrebbe essere l’onda, sempre l’onda, che travolge passato presente e futuro dei personaggi senza che questi abbiano il tempo di salire in superficie a respirare un po’ e capire. Più di tutto, tuttavia, potrebbe essere l’onda delle parole, che investe il lettore e lo trasporta in paesaggi e situazioni, digressioni e aneddoti che si credevano conosciuti, culturalmente assimilati, ma che – in realtà – si scoprono nuovi, inebrianti, pazzeschi. Don Winslow esplora e ritrae la California dei surfisti, delle coste infinite e del sole giallo, per farne un film che ancora nessuno ha mai visto, per svelare un sogno che ancora nessuno ha mai fatto, per cavalcare un’onda che ancora nessuno ha mai neanche immaginato. Il lettore corre su e giù per la Pacific Coast Highway, alla calcagna di un criminale fatto di droga fino ai capelli che – verosimilmente – ha in ballo un traffico ignobile di bambini dal Messico, e scopre la California, la terra dei sogni, per la prima volta. Per la prima, sbalorditiva, volta. Considerato quanta letteratura e quante immagini abitano già l’immaginario collettivo californiano, la riuscita di Don Winslow è epocale come l’onda di Boone. È un miracolo della scrittura, ha tutte le caratteristiche di un’onda anomala.

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