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COMUNITÀ IN CAMMINO

BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone No.2 - giugno 2018


I nostri contatti Preti don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 442 41 15 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone sito: www.leparrocchie.ch

Presidenti dei Consigli parrocchiali Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Silvano Beretta Claudia Locatelli Graziella Dellamora (membro) Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Poncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

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Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. Coloro che volessero segnalare un lettore interessato, ma residente fuori parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona


la lettera del parroco

“Gioite ed esultate” Carissimi, potrete pensare che don Marco è esageratamente papista perché parla sempre del santo padre. Beh! corro il rischio e così vi introduco alle pagine seguenti del nostro bollettino, dove troverete citate alcune parti della sua ultima esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, che è stata presentata a inizio aprile. Esortazione che vuole presentare la santità partendo dal concreto della vita dei cristiani e sono convinto che voi e io possiamo essere santi oggi; tutto ciò non significa non avere problemi, ma saper entrare nella propria storia rinunciando a ciò che ci fa male e ci distrugge come persone. Vi invito a leggere questo documento perché contiene in sè una forza di misericordia che ci vuole spingere a realizzare il progetto che Dio ha su ognuno di noi. Per poter essere santi non c’è bisogno di un cliché preordinato; insomma questa chiarezza e semplicità con cui è scritta arriva a tutti.

routine quotidiana attraverso un tempo di vacanza, che possiate comperare questa esortazione e leggerla, dando la possibilità a Dio di cominciare, di continuare con voi questo cammino di santità. Coraggio, so bene che il primo passo è quello più difficile, ossia piegarsi a leggere qualcosa che è fuori dai cosiddetti gossip, per meglio dire pettegolezzi, ma vi assicuro che dentro questo documento si trova nascosto un tesoro.

Il santo padre, inoltre, ci aiuta nel vedere anche quei pericoli, “sottili nemici”, come lo gnosticismo (n. 40-42) e il pelagianesimo (n. 47-49), così nascosti nel nostro tempo e nel nostro modo di pensare ed agire, che riescono ad allontanrci da Dio, facendoci sottovalutare e non credere di essere suoi figli. Tutto ciò facendo leva sul male del mondo frutto del nostro libero aderire al peccato e non frutto dei doni di Dio. Pertanto in questa estate che si avvicina e mi auguro per voi, con uno stop dalla

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magistero

Ecco alcuni passaggi dell’esortazione del papa I santi della porta accanto 7. Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”. Anche per te 14. Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi inte-

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ressi personali. 16. Questa santità a cui il Signore ti chiama andrà crescendo mediante piccoli gesti. Per esempio: una signora va al mercato a fare la spesa, incontra una vicina e inizia a parlare, e vengono le critiche. Ma questa donna dice dentro di sé: “No, non parlerò male di nessuno”. Questo è un passo verso la santità. Poi, a casa, suo figlio le chiede di parlare delle sue fantasie e, anche se è stanca, si siede accanto a lui e ascolta con pazienza e affetto. Ecco un’altra offerta che santifica. Quindi sperimenta un momento di angoscia, ma ricorda l’amore della Vergine Maria, prende il rosario e prega con fede. Questa è un’altra via di santità. Poi esce per strada, incontra un povero e si ferma


a conversare con lui con affetto. Anche questo è un passo avanti. Lo gnosticismo attuale 40-41. Lo gnosticismo è una delle peggiori ideologie, poiché, mentre esalta indebitamente la conoscenza o una determinata esperienza, considera che la propria visione della realtà sia la perfezione… Quando qualcuno ha risposte per tutte le domande, dimostra di trovarsi su una strada non buona ed è possibile che sia un falso profeta, che usa la religione a proprio vantaggio, al servizio delle proprie elucubrazioni psicologiche e mentali. Dio ci supera infinitamente, è sempre una sorpresa e non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo, dal momento che non dipendono da noi il tempo e il luogo e la modalità dell’incontro. Chi vuole tutto chiaro e sicuro pretende di dominare la trascendenza di Dio. 42. Neppure si può pretendere di definire dove Dio non si trova, perché Egli è misteriosamente presente nella vita di ogni persona, nella vita di ciascuno così come Egli desidera, e non possiamo negarlo con le nostre presunte certezze. Anche qualora l’esistenza di qualcuno sia stata un disastro, anche quando lo vediamo distrutto dai vizi o dalle dipendenze, Dio è presente nella sua vita. Se ci lasciamo guidare dallo Spirito più che dai nostri ragionamenti, possiamo e dobbiamo cercare il Signore in ogni vita umana. Questo fa parte del mistero che le mentalità gnostiche finiscono per rifiutare, perché non lo possono controllare. Il pelagianesimo attuale 47-48. Lo gnosticismo ha dato luogo ad un’altra vecchia eresia, anch’essa oggi

presente. Col passare del tempo, molti iniziarono a riconoscere che non è la conoscenza a renderci migliori o santi, ma la vita che conduciamo… Infatti, il potere che gli gnostici attribuivano all’intelligenza, alcuni cominciarono ad attribuirlo alla volontà umana, allo sforzo personale. Così sorsero i pelagiani e i semipelagiani. Non era più l’intelligenza ad occupare il posto del mistero e della grazia, ma la volontà. Si dimenticava che tutto «dipende [non] dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia» (Rm 9,16) e che Egli «ci ha amati per primo» (1 Gv 4,19). 49. Quelli che rispondono a questa mentalità pelagiana o semipelagiana, benché parlino della grazia di Dio con discorsi edulcorati, «in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico». Quando alcuni di loro si rivolgono ai deboli dicendo che con la grazia di Dio tutto è possibile, in fondo sono soliti trasmettere l’idea che tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia. Si pretende di ignorare che «non tutti possono tutto» e che in questa vita le fragilità umane non sono guarite completamente e una volta per tutte dalla grazia.

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catechesi

“Noi ti offriamo ... “ Don Louis-Marie Chauvet, prete parroco e professore emerito di liturgia a Parigi, ci aiuta a cogliere il significato della messa intesa come offerta. Articolo tratto dal libro “L’umanità dei sacramenti”, ed Qiqajon. “Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane ... “: così si esprime il prete nella “presentazione dei doni”. Verrebbe voglia di obiettare: ma insomma, come si può dire che questo pane, che qui rappresenta simbolicamente tutto ciò di cui l’essere umano ha bisogno per vivere, è donato da Dio, quando è “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”? È come per il Padre nostro: nessuno ha mai avuto la stupida idea di pensare che il “dacci oggi il nostro pane quotidiano” dispensi dal dover guadagnare il pane con il sudore della propria fronte; semplicemente, questo pane “ottenuto” con il lavoro dell’uomo è “ricevuto” in quanto dono di Dio. Visto sul piano tecnico, come “prodotto” o come “valore”, esso è il frutto del lavoro dell’uomo; visto sul piano simbolico, come “ciò che nutre l’essere umano”, è fondamentalmente dono del Creatore ... Perché “non di solo pane vivrà l’uomo, ma della parola di Dio” (Mt 4,4). La processione dei doni apre dunque doppiamente le mani: come offerta di ciò che è “frutto del lavoro dell’uomo” e come riconoscimento del dono fatto da Dio. Questa offerta trova il suo compimento nell’offerta di Cristo come dice ancora il prete nella preghiera eucaristica: “Celebrando il memoriale ... ti offriamo ...“.

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Non ci sono due offerte nella messa: quella che i cristiani farebbero del loro lavoro e della loro vita, poi quella che farebbero del Cristo stesso nel sacramento. Solo quest’ultima costituisce, propriamente parlando, l’offerta della Chiesa; la prima ne è l’anticipazione e il pegno perché, come abbiamo visto, è essa stessa offerta del pane e del vino in quanto doni di Dio creatore. È la ragione per cui non si chiama più “offertorio”, ma “presentazione dei doni”.


Tutto ciò culmina nel magnifico gesto che fa il prete alla fine della preghiera eucaristica: ciò che egli presenta allora a Dio cantando la dossologia del “per Cristo, con Cristo e in Cristo”, è il dono di Dio non solamente come Creatore, ma come Salvatore, poiché il pane e il vino della creazione sono ora corpo e sangue di Cristo. Gesto e voce salgono allora verso Dio in una sconfinata riconoscenza, perché ciò che viene offerto non è altro che il dono totale che Dio fa di se stesso in Cristo ... Soffermiamoci ancora alcuni istanti su tale offerta. La preghiera eucaristica all’interno della quale essa trova posto è fondamentalmente memoria: “Celebrando il memoriale ... “. Questa memoria si articola in tre momenti. La Chiesa fa anzitutto memoria del passato, più precisamente dell’azione di Dio nel passato, azione culminante nel dono del “corpo storico e glorioso” di Cristo (nato dalla vergine Maria, morto sulla croce, risorto); questa memoria dei mirabilia Dei prende la forma di un rendimento di grazie (“È veramente cosa buona e giusta renderti grazie ... “). Nel memoriale che la Chiesa fa di essa nell’eucaristia, quel passato le è dato al presente e in quanto dono sotto forma sacramentale: il medesimo “corpo storico e glorioso” di Cristo le “avviene”, mediante lo Spirito santo, come “corpo eucaristico”. La terza parte può essere denominata “memoria di avveni-

re”. Tutti gli attuali “doveri di memoria” ce lo dicono: quando la memoria del passato è “viva”, come in questo caso, fa muovere il presente e apre al tempo stesso un avvenire. Questa memoria di avvenire si fa essenzialmente supplica: supplica perché, comunicando al corpo eucaristico realizzato dallo Spirito santo, i partecipanti diventino, per mezzo del medesimo Spirito santo, “corpo ecclesiale” di Cristo fin d’ora ... e per i secoli dei secoli. Da questa rapida sintesi possiamo concludere, per la presente riflessione, che il movimento costitutivo della preghiera eucaristica è costantemente quello di un’apertura: l’apertura del “rendere” (rendere grazie) e non la chiusura del “prendere”; l’apertura di un rendere grazie il cui oggetto non siamo noi stessi, le nostre buone azioni, il nostro progresso spirituale, ma l’opera di Dio e il suo culmine nel dono del Figlio; l’apertura di un rendere grazie che coincide in definitiva con un rendere a Dio la sua Grazia, il Cristo Gesù. (…) È un paradosso, però, meno strano di quanto possa apparire al primo impatto. Non è forse la legge di ogni scambio umano, quando non si tratta di scambio di “valore”? “Dividi il tuo denaro, diminuirà; dividi il tuo amore, aumenterà”. In effetti, quando si ha a che fare con una realtà che, per natura stessa, è fuori mercato,

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come la fiducia, l’amicizia, l’amore, il perdono, si possono applicare le parole della preghiera comunemente attribuita a Francesco di Assisi: “è donando che si riceve”. Voler “capitalizzare” la fiducia che ci viene fatta o l’amore che ci viene dato, anziché rendere all’altro fiducia o amore, significa vederli morire ... Come la manna nel deserto, si perde tutto ciò che si era creduto di accumulare, non appena lo si vuole capitalizzare o farne scorte: si può esserne ricchi solo a condizione di riceverlo giorno dopo giorno nella fiducia in Dio (cf. Es 16,17-20). Ciò vale, e in modo eminente, per quella realtà non stoccabile per eccellenza che viene designata con il bel termine di “grazia”: non si riceve la grazia di Dio se non rendendogli grazie ...

mani di Dio di quella ora evocata? Certo, l’entrare in un tale “mistero” (termine greco tradotto in latino con “sacramento”) non è naturale all’essere umano. L’accesso a un simile spossessamento di sé richiede una vera e propria conversione. Conversione a ciò che Paolo chiama la “giustificazione per fede”. Ora, c’è cosa più difficile dell’accettare (senza risentimento, per favore!) di essere giustificati da un Altro? La conversione qui richiesta è veramente fondamentale e mai conclusa, poiché tocca la radice stessa del nostro desiderio, cioè il bisogno quasi ossessivo di giustificare noi stessi. Eppure, tale è il regime della grazia. Ed è proprio a questo che il “rendere grazie” eucaristico invita i cristiani giorno dopo giorno ...

Può forse esistere più bella scuola di gratuità o di abbandono fiducioso nelle

Louis-Marie Chauvet

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vita parrocchiale

I sacramenti che iniziano alla vita cristiana Per entrare progressivamente a gustare e vivere la vita cristiana, ci sono tre segni che indicano la sacralità di tutta un’esistenza: una vita che è un dono divino, il battesimo; una vita che si nutre per farsi il più possibile simile a Gesù, l’eucaristia; un progetto che assumo da adulto con le mie scelte e i miei ideali, la cresima. BATTESIMO Sono i genitori che chiedono alla Chiesa il battesimo per i loro figli piccoli. Oppure la persona adulta che non è battezzata, può chiedere di preparare la celebrazione del proprio battesimo (rivolgersi al parroco). Si sceglie un padrino o una

madrina o tutti e due, ai quali si chiederà di assumere la responsabilità di coltivare quel seme di Dio che è già presente nel battezzando. La celebrazione del battesimo avviene generalmente la domenica, durante o dopo la messa. È previsto un incontro con genitori e padrini in preparazione della celebrazione del battesimo. Siete pregati di rivolgervi al parroco, o inoltrare il formulario che trovate nel bollettino o sul sito. EUCARISTIA La consuetudine vuole che i bambini e le bambine che frequentano la terza elementare si preparino alla festa del pri-

Comunione 2018 a Losone.

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mo incontro con Gesù nel sacramento dell’Eucaristia (comunemente chiamata la comunione). A dire il vero non c’è un’età più indicata che altre, nella quale si “deve” ricevere la comunione. L’abitudine a venire regolarmente con i genitori alla messa basterebbe a far comprendere ai figli l’importanza di quel pane spezzato nel quale Gesù si fa presente. Viene però organizzato ogni anno in parrocchia un percorso con l’aiuto di catechiste volontarie, per preparare e riflettere con i bambini su questo gesto di venire a messa la domenica. I genitori che vogliono far avvicinare i loro figli a scoprire l’eucaristia domenicale possono iscriverli con il tagliando che trovano in questo bollettino oppure sul sito della parrocchia.

Comunione 2018 a Loco.

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CRESIMA Le ragazze e i ragazzi interessati al cammino di preparazione alla cresima sono pregati di iscriversi attraverso il tagliando che trovano nel bollettino o sul sito parrocchiale. Saranno richiamati per organizzare gli incontri e le tappe di preparazione al sacramento, a partire dall’autunno 2018 per celebrare la cresima nell’ottobre del 2019. È un invito rivolto ai nati nel 2005 o prima. Anche gli adulti possono ricevere la cresima, soprattutto se a loro è chiesto il ruolo di essere padrini o madrine. Un corso di 8 incontri è organizzato a partire da gennaio 2019. Annunciarsi al parroco.


attività di rete

Colonia diurna Si svolgerà all’oratorio di Ascona da lunedì 27 agosto a sabato 1 settembre. È aperta a tutti i bambini e ragazzi dalla fine della 3a elementare alla fine della 2a media. I più grandi potranno partecipare come animatori. Sono previsti atelier, grandi giochi e attività all’aperto, sono previsti uscite e momenti di riflessione per scoprire e discutere insieme valori universali che sono alla base degli ideali cristiani. La colonia diurna è promossa dalla parrocchia di Ascona. Iscrizioni all’indirizzo www.colonieascona.ch

Gita a Genova Riservate la data del sabato 22 settembre, giorno in cui è prevista una gita con tutte le parrocchie della rete pastorale. Andiamo a Genova, dove celebreremo la messa presso l’istituto delle suore di Ravasco, da dove provengono le suore presenti al giardino nido di Ascona (suor Ginetta per intenderci). E poi ci sarà la possibilità di visitare la città o/e l’acquario. Troverete il tagliando di iscrizione in chiesa.

Le reti pastorali «Prendi il largo e gettate le reti» È un citazione dal vangelo di Luca che diventa emblematica della piccola rivoluzione pastorale che si vorrebbe mettere in cantiere con il prossimo anno 2018/2019. State pure tranquillamente seduti, nessuno ha l’intenzione di modificare i confini delle nostre parrocchie e di imporre aggregazioni giuridiche. Nessuno deve cedere terreni o alienare edifici. Il vescovo Valerio ha approvato la possibilità di sperimentare un nuovo modo di lavorare assieme tra comunità parrocchiali che va sotto il nome di rete pastorale. Concretamente le parrocchie di Brissago, Ronco s/Ascona, Arcegno, Ascona, Losone, Golino, Intragna, Verdasio, Borgnone, Palagnedra, Auressio, Loco, Berzona, Mosogno, Russo, Crana, Comologno, Vergeletto, Tegna, Verscio e Cavigliano. Una zona vasta certamente, ma con già molte affinità e quindi con la possibilità di creare sinergie e di promuovere collaborazioni. In altre parole la diocesi di Lugano e la facoltà di teologia aiuteranno i preti-parroci a vivere le attività pastorali e a rispondere alla loro responsabilità di parroci con maggiore collaborazione. Affaire à suivre e soprattutto da accompagnare con la preghiera.

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il tema

Quelle risorse insostituibili Così le Parrocchie finanziano le loro attività Non sono stati infrequenti, negli ultimi anni, i gridi d’allarme lanciati da questa o quella parrocchia, confrontate con situazioni finanziarie difficili, che rischiavano di comprometterne l’operatività. Tuttavia, secondo Andrea Cavallini, cancelliere della Diocesi di Lugano, le risorse a livello ticinese, pur esigue, si possono trovare. “Ciò che forse andrebbe sviluppato – spiega – è una maggiore sinergia”. Alle entità locali, insomma, il compito di collaborare maggiormente fra loro anche in ambito finanziario e nella gestione delle risorse. Diverse – codificate dalla legge o stabilite in base alla consuetudine – le moda-

lità di finanziamento delle parrocchie, spesso applicate in modo “misto”. “Si potrebbe quasi dire – aggiunge Cavallini – che nelle 255 parrocchie del Ticino vigono altrettanti sistemi di finanziamento diversi”. La maggior parte fa capo a contributi comunali o a forme di autofinanziamento (come l’affitto di beni propri). “I contributi comunali – chiarisce il cancelliere – hanno radici nella storia”. In molti casi, infatti, al momento della loro costituzione i Comuni incamerarono o ricevettero beni parrocchiali, offrendo in cambio la garanzia di sussidi annui. Accordi tuttora in vigore. “Anche se – aggiunge Cavallini – può capitare che le cose si complichino quando ci si trova

Per il cancelliere della Diocesi sono necessarie maggiori sinergie.

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confrontati con fusioni comunali, nel cui ambito prassi ormai consolidate vengono messe in discussione. In quei casi è bene approfondire ogni aspetto, passato e attuale, delle convenzioni o degli accordi in essere. Non bisogna poi dimenticare che nell’ambito delle aggregazioni comunali, la comunità parrocchiale rimane sovente una delle poche realtà a offrire possibilità regolari di aggregazione a livello locale”. Vi sono, infine, le imposte di culto. “Una modalità di finanziamento – chiarisce il nostro interlocutore – in vigore in una minima percentuale delle parrocchie ticinesi (attualmente in 40 su 255, anche se 22 di queste conoscono un sistema misto che all’imposta abbina anche un contributo comunale o volontario)”. Un sistema che, come dimostra il caso di Losone, si sta rivelando sempre meno affidabile, considerato il costante calo dei contribuenti disposti a dare il proprio contributo attraverso tale metodo di versamento, da cui è relativamente facile farsi esonerare. “Vi sono altre circoscrizioni in Svizzera – aggiunge Cavallini – in cui l’imposta di culto, obbligatoria anche per le persone giuridiche, è prelevata direttamente dalle autorità civili, insieme alle imposte comunali e cantonali. Pensiamo, ad esempio, alle corporazioni civili-ecclesiastiche dei Cantoni di San Gallo o di Zurigo dove, tramite la sola imposta, ogni anno viene raccolto tra le 25 e le 30 volte di più di quanto si raccoglie in Ticino complessivamente”. In questi decenni di crisi molte parrocchie hanno chiuso regolarmente i conti in rosso e sono quindi corse ai ripari, cercando soluzioni alternative. Diversi gli esempi di operazioni immobiliari, con

l’edificazione di nuovi edifici da reddito. “Certo – commenta il cancelliere della Diocesi – quello che stiamo vivendo sembrerebbe un momento propizio per questo genere di investimenti, se si guarda ai tassi di interesse, ma sono sempre necessari equilibrio e prudenza per evitare il rischio di indebitamento eccessivo. I mezzi si possono trovare, magari senza dover forzatamente ricorrere a prestiti bancari, ma per questo, e per sfruttarli al meglio, bisogna sviluppare con maggiore convinzione forme di collaborazione interparrocchiale anche in ambito amministrativo e finanziario. Bisogna, infatti, prendere atto che il mondo è cambiato e continua a cambiare: leggere la realtà, il nuovo contesto e coglierne i segnali, rendendosi conto che è necessario agire con mentalità e modalità nuove, è un dovere di ogni amministratore. Ciò implicherà inevitabilmente, forse perfino a medio termine, una riorganizzazione delle risorse e delle strutture. Cominciare a camminare in questa direzione oggi è fondamentale, costruendo insieme, per non farsi trovare impreparati e dover, magari, vedersi imporre ‘dall’alto’ o, peggio ancora, ‘dall’esterno’, soluzioni impopolari, quantunque necessarie. Il tempo dei personalismi e degli ‘orticelli recintati’ è definitivamente tramontato. Bisogna accettare la realtà e coglierne le opportunità. Bisogna guardare oltre”. Finora abbiamo parlato di finanze in generale. Ma per cosa vengono utilizzate le entrate delle parrocchie? C’è chi pensa unicamente allo stipendio del parroco (la cosiddetta congrua), che costituisce però solo una parte delle spese (in Ticino soprattutto). Le risorse vengono invece utilizzate, oltre che

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per varie spese fisse (come quelle legate tamente) contare sul prezioso contributo alla gestione degli immobili), per altri del volontariato – devono poter essere compiti, come la tutela e la manuten- adeguatamente finanziate. “Il volontazione degli edifici sacri. Una funzione, riato è un valore prezioso e importantisdunque, squisitamente culturale, consi- simo per la Chiesa cattolica in Ticino; un derando il valore artistico e architetto- elemento portante delle nostre comunità nico di molte chiese e dei relativi arredi. locali che va preservato, sostenuto e proSenza contare la loro funzione in ambi- mosso continuamente, anche se, ahimè, to di attrattiva turistica o come luoghi c’è chi, anche nella Chiesa in Svizzera e dove si svolgono eventi legati alle arti. in Ticino, tende a disconoscerne l’utilità Importante, dunque, preservare e tute- o perfino a disprezzarlo, dimenticando lare tale patrimonio in modo adeguato. forse il suo intrinseco valore formativo “È – specifica Cavallini – un dovere mo- umano e di testimonianza. Esso genera rale verso chi ci ha preceduti e ha sapu- quel virtuoso clima di collaborazione, di to esprimere la propria fede e il legame mutua e proficua assistenza che, appuncon la comunità attraverso l’arte, l’ar- to, dovrebbe contraddistinguere anche chitettura, rendendo ben visibile il radi- l’attività delle nostre parrocchie, al procamento del cristianesimo nelle nostre prio interno e tra loro, in ogni ambito e terre. Tuttavia, è fondamentale non fare settore”. passi più lunghi della gamba e tenere bgl sempre ben presente lo scopo ultimo di un edificio di culto che non è fine a se stesso”. Infine, alle parrocchie è affidato anche un ruolo sociale ed educativo, con la promozione di momenti aggregativi e di formazione, grazie ai quali si creano spesso vere e proprie reti all’interno delle comunità. Sono iniziative che si rivolgono a tutte le fasce di popolazione, spesso soprattutto a quelle più “delicate”, come l’infanzia, l’adolescenza o la terza età, favorendo anche gli incontri fra le famiglie. Attività che – pur potendo spesso (e fortuna- Palazzo delle Orsoline è un esempio di bene incamerato dallo Stato.

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echi dalla valle

Il mistero delle canne di latta Alla scoperta dell’organo Bianchini di Berzona Se fosse nato a Salisburgo, avrebbe forse raggiunto una fama tale da essere tramandata nel tempo. Se, invece, avesse visto la luce a Cremona, sarebbe magari stato il promettente rampollo di un’illustre famiglia di liutai. Carlo Bianchini è però venuto al mondo a Berzona, discosto villaggio dell’Onsernone, non si sa come e nemmeno precisamente quando. Ha mosso i suoi primi passi fra contadini e alpigiani, che si industriavano anche ad intrecciar paglia, andando poi per il mondo – in Francia e in Italia soprattutto - a vendere i loro cappelli. Un’emigrazione che, assieme ad un minimo benes-

sere, offrì anche a molti onsernonesi l’occasione per ampliare i propri orizzonti. Fu fors’anche grazie a tale apertura che Carlo poté coltivare la propria passione. Un’inclinazione, arricchita da un talento naturale, di cui ci ha lasciato concreta testimonianza nella chiesa del paese: uno strumento unico e inusuale, la cui storia vale la pena di essere raccontata. Una di quelle vicende, degne di un romanzo, che si nascondo nelle gole delle nostre valli, pronte a soddisfare la curiosità di chi ha la pazienza di andarle a cercare. A raccontarcela è Carlo Suter, vice sacrestano e campanaro di Berzona, oltre che

Le canne dell’organo di Berzona.

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La casa che fu della famiglia Bianchini a Berzona.

appassionato ricercatore dei fatti e degli oggetti del passato, anche attraverso l’attività svolta per il Museo onsernonese. “In effetti – racconta Suter – di Bianchini sappiamo poco, almeno per ora. Le sue tracce sono andate perdendosi nel tempo, mentre pian piano sparivano coloro che lo avevano conosciuto. Di certo è nato qui in paese nell’Ottocento. Nemmeno della sua famiglia abbiamo notizie precise. Visti l’epoca e il contesto, possiamo immaginare che i suoi combinassero i lavori da contadini e alpigiani con la lavorazione della paglia”. Ma Carlo aveva una dote in più. Lo scrittore Angelo Nessi – che lo conobbe personalmente ed ebbe modo di raccontarlo – lo descrive come un bambino particolarmente portato per la musica, che cominciò presto a suonare, prima la zampogna e poi un semplice flauto. Impratichendosi da solo, senza maestri né libri. “Allora capitava talvolta – prosegue Suter – di

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incontrare nei villaggi qualcuno che si dilettava a suonare. Musica popolare, s’intende, legata alla cultura agropastorale. Ricordo un altro personaggio simile sempre qui in paese. Carlo Nottaris, detto Spigaglia, che si esibiva con un organetto. Erano talenti naturali, che – in qualche modo – riuscivano ad emergere”. Sempre considerando la realtà ottocentesca dell’Onsernone, è pure molto probabile che Bianchini, come tanti compaesani, si sia trovato, ad un certo punto, ad emigrare, probabilmente in Italia. Là – si ipotizza oggi – potrebbe essere venuto in contatto con qualche organaro professionista, acquisendo in modo empirico le basi per la costruzione dei complessi strumenti. “È l’unica spiegazione che ci si è dati – prosegue il nostro interlocutore – considerando che Carlo era un autodidatta, che è però riuscito in un’impresa davvero incredibile”. Con pazienza e precisione, non si sa in quanto tempo, mise infatti assieme – donandolo alla chiesa del paese – un organo con tutti i crismi, perfetto in ogni suo meccanismo. Realizzato, però, con tecniche e materiali decisamente inusuali (come la latta per le canne, invece della “canonica” lega di stagno e piombo), tanto da renderlo unico nel suo genere, non solo in Ticino, ma in tutta l’area lombarda e piemontese appena oltre il confine. Cosa abbia spinto Bianchini alla sua impresa non si sa ed è un interrogativo


che va ad infittire ulteriormente il mistero della storia. “Anche qui – aggiunge Carlo Suter – possiamo solo avanzare ipotesi, immaginando che abbia voluto dare testimonianza della propria devozione religiosa attraverso la sua passione per la musica”. Una passione che poi non si limitò solamente alla costruzione dello strumento. Sempre Nessi riferisce infatti – in un opuscolo realizzato per la Pro Onsernone a inizio Novecento – che Bianchini suonava (lui e lui solo) l’organo con dita agili e meravigliosa sicurezza. Lo stesso scrittore applaudì l’organista organaro autodidatta dopo un concerto improvvisato, descrivendo “un suono squillante e intonatissimo”. Fino a quando quel suono sia echeggiato nella chiesa di Berzona è un’altra domanda senza risposta. “Non c’è più nessuno che si ricordi di averlo sentito – racconta ancora il nostro interlocutore -, ma si può presumere che non sia più stato suonato a partire dall’immediato dopoguerra, se non da prima ancora”. Lo stesso mistero avvolge anche il destino del suo costruttore, la cui data di morte è rimasta ignota fino ad oggi. “Anche se – aggiunge Suter – ricordo di averne conosciuto ancora la moglie Colombina e la sorella Nina, mentre la casa di famiglia, ormai abbandonata, è stata venduta all’asta negli anni Ottanta ad acquirenti tedeschi”. Ha, insomma, davvero i contorni di un romanzo (a tratti a tinte gialle) la storia di Carlo Bianchini e del suo organo. E oggi vi è chi auspica che la vicenda non si perda definitivamente nelle pieghe del tempo e che lo strumento, inutilizzabile nelle sue condizioni attuali, possa tornare a suonare. Una volontà fatta propria, in particolare, dall’associazione Amici di Berzona e dall’Associazione ticinese de-

gli organisti, le quali – prima di avviare qualsiasi operazione concreta – hanno preferito rivolgersi ad un esperto per valutare se il santo valesse la candela. Un sopralluogo dal quale sono scaturite almeno due conferme: il valore - soprattutto storico, per la sua unicità - dello strumento e una situazione generale che ne permetterebbe ancora il restauro senza comprometterne le caratteristiche. E ciò sia per accompagnare le celebrazioni liturgiche sia, eventualmente, per organizzare concerti. Fatte salve queste basilari premesse, i promotori si sono quindi rivolti alla locale Parrocchia, sottoponendo al Consiglio il loro obiettivo. Quest’ultimo si è detto interessato ad avviare uno studio di fattibilità che valuti le possibilità di recupero e valorizzazione dell’organo Bianchini. Del tema si è dunque discusso in occasione dell’ultima assemblea parrocchiale, la quale ha votato all’unanimità l’istituzione di un gruppo di lavoro composto da propri delegati e dai rappresentanti delle due associazioni promotrici. All’organismo è stato affidato il mandato di determinare i passi successivi, in stretta collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali, considerando che la chiesa di Berzona – compresi, quindi, anche tutti i suoi arredi e contenuti – è un monumento di interesse cantonale. C’è qualche speranza, dunque, che il singolare strumento riprenda vita. E potrebbe anche essere l’occasione per squarciare qualcuno dei veli che ancora ricoprono le vicende biografiche del suo altrettanto originale costruttore. Spulciando documenti e fotografie dell’epoca e andando alla ricerca di qualche inedita testimonianza. Barbara Gianetti Lorenzetti

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la testimonianza

Grecia, Libano e i rifugiati Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) 65.6 milioni di persone in tutto il mondo hanno dovuto abbandonare il proprio paese d’origine. Di queste, circa 22.5 milioni sono rifugiati, più della metà dei quali ha meno di 18 anni. Cifre e dati che si trasformano in volti e nomi quando si entra in contatto in prima persona con la realtà della migrazione. In Ticino, certo, ma anche e soprattutto in zone particolarmente coinvolte dal fenomeno. Come racconta in questa intervista il giovane losonese Tobia Wyss che abbiamo incontrato a margine di una serata organizzata presso la Chiesa evangelica di Ascona e che lo ha visto prota-

Idomeni: distesa di tende lungo i binari.

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gonista con sue le parole e le intense immagini - oltre a quelle che pubblichiamo in queste pagine, molte altre si trovano sul blog: www.tobeingblog.wordpress. com - scattate durante le permanenze in Grecia e Libano.

Vite in sospeso “Tutto è iniziato un po’ per caso” racconta Tobia Wyss “fin dagli anni del liceo mi sarebbe piaciuto partire come volontario. Mentre mi trovavo in Norvegia per un periodo di studio nell’ambito del programma di scambio universitario Erasmus ho conosciuto dei giovani che erano appena rientrati dal campo di Idomeni in


Tobia Wyss con un bambino in Libano.

Grecia. I loro racconti mi hanno molto colpito e così ho cercato un’associazione con cui partire per alcune settimane durante le vacanze estive”. Nonostante le informazioni raccolte, l’arrivo in terra ellenica lo tocca profondamente. “È ancora nitida nella mia memoria l’immagine di quell’immensa distesa di tende nel fango. A osservarla da lontano poteva anche sembrare uno di quei campeggi che circondano i concerti rock. Ma dal primo colpo d’occhio si capiva immediatamente il senso di costante provvisorietà ed emergenza che contraddistingueva quell’immensa tendopoli che ospitava oltre 10 mila persone. Volontari provenienti da paesi diversi vi operavano come potevano distribuendo cibo, vestiti, prodotti per l’igiene o giocattoli. Molti avevano affittato direttamente dalla popolazione locale gli spazi dove dormire o depositare il proprio materiale. Le persone che vivevano nel campo erano dal canto loro in perenne attesa di poter ripartire, principalmente per raggiungere la Germania e i paesi del nord”. Una situazione di stallo che Tobia Wyss descrive come dolorosa e logorante. Vite in sospeso, in at-

tesa di poter riprendere il cammino verso un destino incerto. “La situazione aveva portato alcuni migranti a ingegnarsi per guadagnare qualche soldo: offrendo dei servizi di riparazione, di parrucchiere o allestendo dei banchi improvvisati per la vendita di cibo. Poiché nel campo non c’era niente, attorno alle necessità delle persone si è purtroppo creato un vero e proprio business e molti servizi - come per esempio i taxi o i biglietti del treno - erano proposti loro a prezzi maggiorati e sproporzionati. In seguito il campo è stato sgomberato dalle autorità. Su Facebook ho letto di alcune persone che ho conosciuto e che sono riuscite a raggiungere dei famigliari in Germania. Una volta ho pure ricevuto la chiamata di un ragazzo che era arrivato in Svizzera. Rientrato da Idomeni ho fatto fatica a concentrarmi sui miei studi. Mentre sei sul luogo l’intensità del momento non ti permette di renderti conto dell’impegno psicologico che richiede. Il ritorno alla normalità porta a vedere le cose con occhi diversi. Avevo la sensazione, considerata la portata della situazione, che il mio impegno non fosse servito a niente. Ho riflettuto a lungo su questo aspetto e ho capito che anche i piccoli gesti di solidarietà sono invece importanti per dare fiducia alle persone”.

Uno stato di necessità permanente Tobia Wyss ritrova la motivazione, si butta nello studio e dà gli esami. Poi, decide di partire nuovamente. Questa volta per il Libano. La destinazione è la regione di Bekaa - in cui vivono circa 400 mila degli oltre 2 milioni di rifugiati ospitati in un paese che conta 4 milioni di abitanti dove trova una situazione diversa. “Nel

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campo in cui ho operato in Libano c’erano persone che vi vivevano da più anni. In prevalenza siriani e palestinesi. Sebbene il paese non riconosca ufficialmente i rifugiati affitta loro dei terreni per posare la propria tenda o costruire delle rudimentali capanne. Questa permanenza prolungata permette ai migranti di cercare un lavoro per sopravvivere e alle organizzazioni non governative di operare in modo più strutturato. Come volontari partecipavamo alla distribuzione di beni di prima necessità e a diverse attività ludiche ed educative con i bambini. Bisognava prestare importante attenzione alle peculiarità culturali e non sempre era possibile superare le barriere linguistiche”. Tobia Wyss decide così di ricorrere a un mezzo universale - quello della fotografia - per raccontare storie senza

voce. “Quell’accenno di normalità del campo libanese rendeva le persone più disponibili a lasciarsi fotografare. Non è stato così a Idomeni dove non ho scattato quasi nessuna immagine di persone o famiglie perché la gente si vergognava della situazione disperata in cui si trovava”. Fotografie e parole che diventano uno strumento di condivisione. “Vedendo con i propri occhi cosa succede a queste persone ci si sente in dovere di mobilitarsi. Per primo mi sono però sorpreso di quanto in fretta una volta rientrati a casa si ritorni alle abitudini di sempre e a prestare attenzione a problemi banali. Quando sono poco motivato e ripenso a questa esperienza mi dà molta energia e si fa più insistente la voglia di ripartire”.

Bambini nel campo profughi nella regione di Bekaa in Libano.

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Nathalie Ghiggi Imperatori


calendario liturgico

Losone L’orario estivo delle messe è valido da sabato 16 giugno alla domenica 2 settembre. sabato domenica

ore 18 in san Lorenzo ore 10 in san Lorenzo ore 20 in san Giorgio

Le messe feriali sono celebrate il lunedì in san Lorenzo, il martedì in san Giorgio, il mercoledì in casa Patrizia, il giovedì in san Rocco, il venerdì all’oratorio di Arbigo. festa dei santi Pietro e Paolo venerdì 29 giugno ore 10 messa in san Lorenzo ore 20 messa in san Giorgio sabato 11 agosto ore 18 messa in san Lorenzo domenica 12 agosto festa di san Rocco ore 10 messa in san Rocco ore 17 vespri in san Rocco è sospesa la messa della sera mercoledì 15 agosto festa dell’Assunzione Ci uniamo alla comunità di Ascona per celebrare la festa dell’Assunta alla Madonna della fontana. ore 10:30 messa in parrocchia è sospesa la messa del mattino ore 16:30 rosario e vespri ore 20 messa in san Giorgio

festa patronale di san Lorenzo sabato 18 agosto ore 18 messa in san Lorenzo domenica 19 agosto ore 10 messa in san Lorenzo e segue aperitivo e incanto dei doni ore 17 vespri in san Lorenzo è sospesa la messa della sera festa della madonna di Arbigo sabato 8 settembre ore 18 messa in san Lorenzo domenica 9 settembre ore 10:30 messa all’oratorio di Arbigo ore 17 vespri all’oratorio di Arbigo è sospesa la messa della sera In occasione della festa di Arbigo il gruppo mamme organizza la tradizionale lotteria sotto il portico dell’oratorio. festa federale di ringraziamento sabato 15 settembre ore 17.30 messa in san Lorenzo domenica 16 settembre ore 10 messa in san Lorenzo ore 11.30 preghiera ecumenica in casa fondazione Patrizia ore 16 incontro cresimandi nella saletta di san Giorgio ore 18 messa in san Giorgio

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calendario liturgico

Onsernone decima domenica ordinaria sabato 9 giugno ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 10 giugno ore 9 Vergeletto ore 10:30 Auressio (mad. sponde)

quattordicesima domenica ordinaria sabato 7 luglio ore 17 Vergeletto (partus) ore 18:15 Berzona domenica 8 luglio ore 9 Comologno ore 10:30 Auressio (leg. calzonio)

undicesima domenica ordinaria sabato 16 giugno ore 16 Gresso ore 17:15 Russo domenica 17 giugno ore 9 Crana ore 10:30 Loco

quindicesima domenica ordinaria sabato 14 luglio ore 14.30 Mosogno (neveria) ore 17 Gresso domenica 15 luglio ore 9 Loco ore 10:30 Crana

nativitĂ di san giovanni battista sabato 23 giugno ore 16 Comologno ore 17:15 Berzona (orat.Matro) domenica 24 giugno ore 9 Vergeletto ore 10:30 Auressio (mad. sponde)

sedicesima domenica ordinaria sabato 21 luglio ore 17 Comologno ore 18:15 Mosogno (san Giacomo) domenica 22 luglio ore 10:30 Vergeletto (patronale)

ss.Pietro e Paolo venerdĂŹ 29 giugno ore 10:30 Crana (patronale) tredicesima domenica ordinaria sabato 30 giugno ore 17 Gresso ore 18:15 Mosogno domenica 1 luglio ore 9 Russo ore 10:30 Loco

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diciassettesima domenica ordinaria sabato 28 luglio ore 17 Berzona ore 18:15 Auressio domenica 29 luglio ore 10:30 Comologno (patronale) diciottesima domenica ordinaria sabato 4 agosto ore 17 Gresso ore 18:15 Russo domenica 5 agosto ore 9 Crana ore 10:30 Loco


diciannovesima domenica ordinaria sabato 11 agosto ore 17 Comologno ore 18:15 Vergeletto domenica 12 agosto ore 10:30 Berzona (patronale) ore 15 vespri

ventiquattresima domenica ordinaria sabato 15 settembre ore 17 Gresso ore 18:15 Berzona domenica 16 settembre ore 10:30 Loco (crocefisso) ore 15 processione e vespri

assunzione mercoledĂŹ 15 agosto ore 10:30 Russo (patronale)

triduo al crocefisso mercoledĂŹ 19 settembre ore 17 Loco giovedĂŹ 20 settembre ore 17 Loco venerdĂŹ 21 settembre ore 10.30 Loco

ventesima domenica ordinaria sabato 18 agosto ore 17 Gresso ore 18:15 Auressio domenica 19 agosto ore 10:30 Mosogno (patronale) ore 15 vespri ventunesima domenica ordinaria sabato 25 agosto ore 17 Vergeletto (partus) ore 18:15 Berzona domenica 26 agosto ore 9 Loco ore 10:30 Comologno ventiduesima domenica ordinaria sabato 1 settembre ore 17 Gresso ore 18:15 Berzona (matro) domenica 2 settembre ore 9 Crana ore 10:30 Russo

venticinquesima domenica ordinaria sabato 22 settembre gita parrocchiale a Genova domenica 23 settembre ore 9 Crana ore 10:30 Loco ventiseiesima domenica ordinaria sabato 29 settembre ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno (sotto) domenica 30 settembre ore 10:30 Auressio (patronale)

ventitreesima domenica ordinaria sabato 8 settembre ore 17 Comologno ore 18:15 Mosogno (barione) domenica 9 settembre ore 9 Vergeletto ore 10:30 Auressio

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il consiglio parrocchiale informa

Auressio Durante lo scorso inverno, a causa della forte nevicata, sono cedute due travi portanti del tetto in piode della chiesa parrocchiale di sant’Antonio, con conseguente infiltrazione di acqua al plafone sottostante. Dopo aver fatto una perizia e consultata l’Helvetia Assicurazioni, si è proceduto alla riparazione del tetto con il montaggio di un ponteggio di sicurezza, lo scarico delle piode da una falda e la sostituzione delle travi danneggiate e della listonatura, con un costo preventivo di riparazione del tetto di fr. 17’806.60; inoltre all’interno della chiesa sarà necessario l’intervento di conservazione e di restauro del soffitto, non appena sarà asciugato, di fr. 5’540.20. Il totale dei lavori ammonta a fr. 23’346.80, di cui fr. 21’012.10 coperti dall’assicurazione, e con una franchigia di fr. 2’334.70 a carico della parrocchia.

Mosogno Nell’estate inizieranno dei lavori di drenaggio a monte dell’oratorio del Barione, a causa di un infiltrazione d’acqua che crea umidità all’interno della chiesa. Il costo del lavoro è stato preventivato in circa fr. 20’000. Terminati i lavori si intende proseguire con ulteriori interventi interni.

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Losone L’assemblea Il coronamento di un’operazione complessa, decisamente andata a buon fine. È l’approvazione dei consuntivi 2017, accolti all’unanimità dall’assemblea parrocchiale di Losone lo scorso 22 aprile. Dopo anni in cui ci si trovava confrontati con conti in perdita (con una media di minori entrate attestate attorno ai 50 mila franchi), per la prima volta si è potuto chiudere i bilanci con un avanzo d’esercizio di oltre 10 mila franchi. Un risultato raggiunto, ha ricordato il presidente Silvano Beretta, grazie alla realizzazione della Residenza Dorotea, che ha portato lo scorso anno nelle casse della Parrocchia un’entrata netta di poco superiore ai 168 mila franchi. L’approvazione dei primi conti in nero è dunque stata l’occasione per ripercorrere l’intricata (e, a volte, difficile) procedura che ha permesso di concretizzare il progetto e per ringraziare nuovamente tutti coloro che hanno contribuito alla sua riuscita. Si è fra l’altro ricordato che la costruzione delle palazzine ha coinvolto ben 21 artigiani di Losone. Pienamente rispettato (anzi, arrotondato al ribasso) anche il preventivo. Se, dunque, da quel punto di vista si può sorridere, il presidente ha poi sottolineato un tasto dolente: la costante contrazione delle entrate per imposte parrocchiali, lo scorso anno attestatasi a oltre 27 mila franchi. Un fenomeno preoccupante, considerato che tali entrate sono fondamentali per le attività della Parrocchia. Sia per la gestione e la conservazione degli edifici sacri, sia per finanziare le molteplici proposte socio culturali.

In festa per il ritorno di san Giorgio È stata una festa di benvenuto molto particolare quella dello scorso 29 aprile. La comunità di Losone si è infatti riunita attorno a san Giorgio, per il suo ritorno a casa. Dopo un’attenta opera di restauro, eseguita da Sabrina Pedrocchi, la pregiata statua lignea di epoca tardo gotica ha potuto essere riposizionata nella chiesa dedicata al santo. La giornata si è aperta con la messa, accompagnata dall’ensemble Controcanto, diretto da Giovanni Galfetti. Al termine della celebrazione, la parola è passata alla restauratrice, che – dopo aver ripercorso la leggenda di san Giorgio, la cui lotta con il drago divenne nel Medioe-

La restauratrice e la statua.

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vo il simbolo della contrapposizione fra bene e male – ha illustrato le vicissitudini attraverso cui è passata l’effigie lignea. In un primo tempo fu posta sull’altar maggiore della chiesa, per poi – nel 1799 – essere ricollocata all’esterno, in una nicchia della facciata sopra il portale. Qui rimase fino al 1969, subendo forti deterioramenti a causa della continua esposizione alle intemperie e agli sbalzi di temperatura. Senza contare i danni provocati dai tarli. Un primo intervento di consolidamento e ritocco venne intrapreso fra il 1880 e il 1890 e un secondo – un restauro completo – fu eseguito nel 1974 da Vittorio Calvi di Noranco. Ciò nonostante nei 44 anni successivi, anche a causa dell’esposizione della scultura all’aria calda prodotta dal riscaldamento della chiesa, la situazione era di nuovo peggiorata. Da qui la decisione (dopo le ultime, importanti mostre di cui la statua era sta protagonista) di sottoporla al

La risottata all’ex caserma.

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nuovo restauro. Consistito, ha spiegato Pedrocchi, in un’accurata pulizia, in iniezioni con prodotti consolidanti e in varie stuccature. Infine il san Giorgio è stato ricoperto con una leggera vernice trasparente e satinata. Durante la cerimonia ha preso la parola anche il presidente del Consiglio parrocchiale, Silvano Beretta, il quale ha ricordato gli interventi effettuati in chiesa (la posa del nuovo impianto di riscaldamento, la copertura della griglia e la nuova sistemazione della statua), annunciando anche che è in corso uno studio per salvare i pregiati affreschi della vecchia sacrestia. Successivamente la comunità losonese si è spostata all’ex caserma per un aperitivo offerto dal candidato Parco nazionale e per un’apprezzata risottata in comune, alla quale hanno partecipato oltre duecento persone.


Recapiti parrocchiali Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 / 078 847 65 08 Emilia Maggi 079 545 97 78 Organisti: Leslaw Skorski, titolare 076 247 56 42 Martino Milani 077 437 59 91 Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80 Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83 Sezione scout la Torre Losone Via san Materno 7, 6616 Losone Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 Coro della Valle Onsernone Isabella Dellamora 079 294 56 19

Comitato di redazione don Jean-Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


Diocesi di Lugano Parrocchie di Losone e Valle Onsernone

Bollettino Giugno 2018  

Bollettino parrocchiale di Losone e Onsernone

Bollettino Giugno 2018  

Bollettino parrocchiale di Losone e Onsernone

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