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PARROCCHIA DI LOSONE

RESIDENZA DOROTEA VIA GRATELLO / TRISNERA

COMUNITÀ IN CAMMINO

LOSONE

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091 752 17 52 - INFO@ASSOFIDE.CH Assofide SA Casella Postale 144 CH-6601 Locarno www.assofide.ch

membro

BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone No. 1 - FEBBRAIO 2016


I nostri contatti

Recapiti parrocchiali

Preti

Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch

don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 660 51 43 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone

Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83

Presidenti dei Consigli parrocchiali Silvano Beretta Claudia Locatelli Roberto Carazzetti Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Poncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 11 85 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. Coloro che volessero segnalare un lettore interessato, ma residente fuori parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona

Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80

sito: www.leparrocchie.ch

Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76

Sezione scout la Torre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 Coro della Valle Onsernone Isabella Dellamora 079 294 56 19

Comitato di redazione don Jean-Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Lino Bini, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


la lettera del parroco

Di porta in porta… Sembra una porta di ospedale, non ha nulla della solennità della porta santa in san Pietro, una porta di vetro con linee offuscate che pudicamente non lasciano intravedere cosa c’è dall’altra parte. Dall’altra parte c’è la povertà di Roma, i senza tetto, gli emarginati, i poveri della città santa ed eterna, i migranti, tutti coloro che sanno di trovare nella mensa di Caritas Roma un piatto per mangiare, una doccia per lavarsi, qualche vestito per cambiarsi. E pudicamente tutto questo avviene al di là di una porta trasparente che protegge l’intimità di tante persone già provate nella loro dignità e quindi vulnerabili, da proteggere. Un sottile velo sulla miseria degli altri. Papa Francesco invita a varcare la porta della carità in questo anno di Giubileo. “L’amore di Gesù è grande. Per questo oggi, nell’aprire questa Porta Santa, io vorrei che lo Spirito Santo aprisse il cuore di tutti, e facesse loro vedere qual è la strada della salvezza! Non è il lusso, non è la strada delle grandi ricchezze, non è la strada del potere. È la strada dell’umiltà. E i più poveri, gli ammalati, i carcerati - Gesù dice di più - i più peccatori, se si pentono, ci precederanno nel Cielo. Loro hanno la chiave. Colui che fa la carità è colui che si lascia abbracciare dalla misericordia del Signore. Noi oggi apriamo questa Porta e chiediamo due cose. Primo, che il Signore apra la porta del nostro cuore, a tutti. Tutti ne abbiamo bisogno, tutti siamo peccatori, tutti abbiamo bisogno di sentire la Parola del Signore e che la Parola del Signore venga. Secondo, che il Signore faccia capire che la strada della presunzione, la strada

delle ricchezze, la strada della vanità, la strada dell’orgoglio, non sono strade di salvezza. Che il Signore ci faccia capire che la sua carezza di Padre, la sua misericordia, il suo perdono, è quando noi ci avviciniamo a quelli che soffrono, quelli scartati nella società: lì è Gesù. Questa Porta, che è la Porta della Carità, la Porta dove sono assistiti tanti, tanti scartati, ci faccia capire che sarebbe bello che anche ognuno di noi, si sentisse scartato, e sentisse il bisogno dell’aiuto di Dio. Oggi noi preghiamo per tutti, incominciando da me, perché il Signore ci dia la grazia di sentirci scartati; perché noi non abbiamo alcun merito: soltanto Lui ci dà la misericordia e la grazia. E per avvicinarci a quella grazia dobbiamo avvicinarci agli scartati, ai poveri, a quelli che hanno più bisogno, perché su questo avvicinarsi tutti noi saremo giudicati. Che il Signore oggi, aprendo questa porta, dia questa grazia per poter andare avanti in quell’abbraccio della misericordia, dove il padre prende il figlio ferito, ma il ferito è il padre: Dio è ferito d’amore, e per questo è capace di salvarci tutti. Che il Signore ci dia questa grazia.” Sono certo che sapete dove trovare e varcare la vostra porta della carità per fare giubileo. Buona Pasqua!

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il giubileo della misericordia

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proposte di quaresima

Il vicariato del Locarnese, Gambarogno e Valli in collaborazione con il coordinamento della Formazione Biblica Diocesana e l’Associazione Biblica della Svizzera italiana organizza

SULLE STRADE DELLA MISERICORDIA nella quaresima dell’anno giubilare

«Dio, senza misericordia e senza perdono, non esiste» (Papa Francesco) «Per ascoltare la sofferenza e averne cura è necessario che la nostra libertà sia misericordiosa. Al dono dell’essere liberi corrispondiamo responsabilmente soltanto donando e per-donando» (M.Cacciari) Lunedì 1° febbraio 2016 – chiesa parrocchiale, Quartino – ore 20 “LE OPERE DI MISERICORDIA SECONDO MATTEO 25” con Ernesto Borghi, biblista e Daria Lepori del Sacrificio Quaresimale 

Lunedì 15 febbraio 2016 – oratorio san Giovanni Bosco, Tenero – ore 20 BIBBIA, MISERICORDIA ED… ECONOMIA con Ernesto Borghi e Remigio Ratti, economista 

Lunedì 22 febbraio 2016 – centro La Torre, Losone – ore 20 BIBBIA, MISERICORDIA E… SALUTE con Ernesto Borghi e Rita Monotti, medico 

Lunedì 29 febbraio 2016 – oratorio san Giovanni Bosco, Minusio – ore 20 BIBBIA, MISERICORDIA E… DIRITTO con Ernesto Borghi e Franco Lardelli, magistrato 

Lunedì 7 marzo 2016 – Gordola, chiesa prepositurale – ore 20 SACRA RAPPRESENTAZIONE “SUL FINIRE DELLA NOTTE” di e con Angelo Franchini 

Lunedì 14 marzo 2016 – Locarno, centro Sacra famiglia – ore 20 DOVE NASCE L ‘UOMO VERO? il Sacramento del Perdono con don Libero Gerosa, teologo Appuntamento alle 19.15 al posteggio centro La Torre a Losone per andare assieme

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Venerdì di quaresima Ogni venerdì di quaresima è possibile consumare un pasto in famiglia, semplice e sobrio, al centro La Torre. Da venerdì 19 febbraio a venerdì 18 marzo, minestrone a partire dalle ore 12 e il ricavo verrà versato ad un progetto di Sacrificio Quaresimale in Burkina Faso. Concerto spirituale nella chiesa di san Giorgio a Losone “Veglia con san Francesco e santa Chiara” sabato 5 marzo alle ore 20 con Michel Garnier e Pakoune Lui, Michel Garnier, è musicista autodidatta, suona diversi strumenti tra i quali piano, chitarra e percussioni. Lei, la cantante Pakoune, si accompagna anche all’arpa, e altri strumenti a corda. Nel 2003 compongono l’oratorio Maria di Magdala, orchestrato da 12 musicisti e cantato da più di cento cantori. Lo spettacolo compie una tournée in Francia, Israele e Tunisia. Nel 2011 compongono l’oratorio “Francesco degli uccelli, Chiara e il sole”, ispirato dal libro di Eloi Leclerc “Francesco d’Assisi. Ritorno al vangelo”. Stanno attualmente preparando un nuovo oratorio, “Il paraclito”, su san Giovanni. Confessioni pasquali per sperimentare la misericordia di Dio Prepariamoci alla festa di Pasqua con un pellegrinaggio giubilare a Bellinzona il sabato 12 marzo oppure con una celebrazione penitenziale comunitaria nella chiesa san Lorenzo a Losone venerdì 18 marzo, alle ore 19:30.

Altri concerti Giovedì 17 marzo alle ore 20, nella chiesa di san Giorgio il gruppo vocale “Cantiamo sottovoce” offre un serata concerto di canti popolari. L’entrata è libera, sono raccolte le offerte a favore della installazione della nuova campana sul campanile della chiesa.

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campagna quaresimale

Non sempre l’oro luccica su quella che un tempo era la loro terra sono state aperte delle miniere. L’industria mineraria non è che un esempio di come, nel mondo, le multinazionali non rispettino a sufficienza né l’ambiente né i diritti umani. Sacrificio Quaresimale non si limita a presentare queste situazioni bensì, come dice lo slogan “vedere e agire”, auspica che si passi dalle parole ai fatti. Sostenendo non solo progetti di cooperazione allo sviluppo nei paesi del Sud del mondo, ma anche attraverso un lavoro di sensibilizzazione da noi, in Svizzera. Per questo, in collaborazione con una sessantina di organizzazioni, ha lanciato l’iniziativa popolare “Per multinazionali responsabili”, che mira a modificare il comportamento delle imprese svizzere all’estero. Così facendo, s’intende tutelare i diritti della popolazione locale e l’ambiente. Il manifesto della Campagna ecumenica 2016.

Anche quest’anno, il manifesto della Campagna ecumenica di Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti, mostra due immagini in una: a fare da sfondo c’è una donna con una collana d’oro al collo, mentre attraverso la lente d’ingrandimento si scorgono delle persone che fuggono. Da che cosa? E perché? Il fatto è che ci sono delle persone dietro la produzione sia di oggetti di lusso che indossiamo, come ad esempio una collana, o dietro il valore delle monete. Ci sono donne e uomini che sono stati scacciati dalle proprie case e che non possono più coltivare i campi, perché

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Un bambino come gli altri Oumarou ha 9 anni, e vive in Burkina Faso. È un bambino come tanti: da grande non solo vorrebbe diventare un infermiere, ma anche un attaccante della nazionale di calcio. Allo stesso tempo, Oumarou non può essere un bambino come gli altri: lui e la sua famiglia sono stati scacciati dal villaggio in cui abitavano, perché al suo posto è stata aperta una miniera d’oro. Egli è molto triste di aver perso la sua casa e nel nuovo villaggio le cose non vanno a gonfie vele. L’acqua è inquinata, perciò ogni giorno, dopo la scuola, deve recarsi con il carretto fino a un pozzo


situato a due chilometri di distanza. Nonostante ciò, la sera trova il tempo per andare a giocare a calcio con i suoi amici, per potere un giorno realizzare il suo sogno. Tanti altri bambini e adulti, come Oumarou, devono convivere quotidianamente con le disastrose conseguenze dell’apertura di miniere. Gli abitanti del posto, che vivono per il 90% di agricoltura e allevamento, sono privati della propria terra e costretti a stabilirsi altrove, perdendo così una parte dei campi e del bestiame. Inoltre, anche nel caso in cui le imprese forniscano nuove abitazioni e posti di lavoro, spesso ciò non corrisponde ai veri bisogni della popolazione locale. Si tratta di case non conformi ai loro costumi, e la paga non è sufficiente a coprire le spese quotidiane.

Una rinuncia che diventa un dono La quaresima: tempo di preparazione alla Pasqua, può essere vissuta nei modi più disparati. C’è chi decide di digiunare il venerdì, chi fa un fioretto da rispettare per i 40 giorni… Che si tratti di un cambiamento di dieta o delle abitudini quotidiane, più che al corpo la quaresima si rivolge allo spirito: è la decisione di cambiare, di “abbandonare il vecchio uomo” per potere essere “riempiti” dalla gioia

Oumarou e il suo carretto, con il quale va ad attingere l’acqua dal pozzo.

della vita nuova, come una risurrezione. Non è impossibile sperimentare la rinuncia che ci purifica, che ci svuota di tanto inutile per sentirci più soddisfatti nell’apprezzare ciò che abbiamo anche in maniera sobria. Prendiamo come esempio il cellulare: quando lo lasciamo da parte durante il pranzo, ci rendiamo conto di quanto sia bello parlare con la nostra famiglia e i nostri amici, senza essere costantemente distratti dall’arrivo di un nuovo messaggio. Inoltre, il superfluo a cui noi rinunciamo, può essere di grande aiuto a qualcun altro. Lo slogan di Sacrificio Quaresimale è proprio “Condividiamo”. Ci viene chiesto il nostro contributo affinché questa organizzazione della nostra Chiesa svizzera possa continuare ad agire nel Sud del mondo attraverso progetti di cooperazione allo sviluppo, in 14 paesi. Per quanto piccolo, ogni contributo è importante. Molto spesso, finita la quaresima, ri-

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prendiamo la nostra routine di sempre. I pasti tornano a essere abbondanti, e riprendiamo le vecchie abitudini. Ma se durante la quaresima siamo riusciti nell’impresa di assumere uno stile di vita piÚ sobrio, non è quindi forse possibile anche applicarlo alla vita di tutti i giorni? Vi auguriamo che la quaresima non sia solo un tempo di purificazione, ma anche di rinnovamento. Di cuore, buona quaresima e buona Pasqua!

Una famiglia del Burkina Faso che condivide il pasto dallo stesso piatto.

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le religioni nel mirino

Repubblica Centrafricana Siamo alla quarta puntata della pubblicazione di estratti dal Rapporto dell’associazione cattolica “Aiuto alla chiesa che soffre”, dell’anno 2014, testo che analizza la situazione della libertà religiosa nel mondo. Abbiamo scelto questa nazione perché visitata recentemente da papa Francesco dove ha aperto la prima porta santa di questo anno di giubileo. Il 4 ottobre 2009 Benedetto XVI all’apertura della seconda assemblea speciale per l’Africa ebbe a dire che: “Quando si parla di tesori dell’Africa, il pensiero va subito alle risorse di cui è ricco il suo territorio e che purtroppo sono diventate e talora continuano ad essere motivo di sfruttamento, di conflitti e di corruzione. Invece la Parola di Dio ci fa guardare a un altro patrimonio: quello spirituale e culturale, di cui l’umanità ha bisogno ancor più che delle materie prime. Da questo punto di vista, l’Africa rappresenta un immenso ‘polmone’ spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza.” Per certi versi una profezia pensando che sei anni dopo il suo successore aprirà per la prima volta nella storia un anno santo nel continente africano.

Il rapporto L’art. 8 della vecchia Costituzione del 27 dicembre 1994 garantiva la libertà di coscienza, di riunione e di culto, ma essa è stata sospesa subito dopo la violenta presa del potere da parte della coalizione ribelle Seleka, avvenuta nel marzo 2013. In sostituzione, il 23

luglio 2013, è entrata in vigore la Carta della transizione, promulgata dal Consiglio nazionale di transizione. Questa Legge, di fatto una Costituzione provvisoria, garantisce la libertà di religione, come indicato nell’art.11 che riprende l’intero testo dell’art. 8 della precedente. Ai partiti politici è formalmente vietata l’adesione a qualsivoglia religione e sono messe al bando tutte le forme di fondamentalismo religioso. Tutti i gruppi religiosi hanno l’obbligo di registrarsi e la struttura governativa include un Consigliere presidenziale agli Affari religiosi. Tutte le confessioni religiose hanno diritto a una trasmissione settimanale sulla radio di Stato nonché la prerogativa di operare con proprie stazioni radio. Nella capitale Bangui trasmettono le due principali emittenti radiofoniche religiose, Radio Notre-Dame, di confessione cattolica, e Radio Néhémie, di confessione protestante. A causa delle azioni violente della Seleka, altre radio cattoliche hanno interrotto le loro trasmissioni in altre città, come Radio Siriri a Bouar e Radio Maria Be Africa a Bossangoa. Malgrado la situazione di instabilità, Radio Maria è riuscita a trasmettere nuovamente dalla fine del 2013. L’istruzione religiosa non è obbligatoria, ma è offerta nella maggioranza delle scuole. In base a un memorandum d’intesa siglato con il Ministero della Pubblica Istruzione, la Chiesa cattolica gestisce una sua rete di isti-

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tuti di istruzione in tutte le nove le diocesi del Paese, nel quadro di un programma denominato Insegnamento cattolico associato del Centrafrica. Tra i suoi 60mila alunni ci sono anche protestanti e musulmani. Le principali festività religiose cristiane e musulmane sono civilmente riconosciute e, nell’aprile 2013, il Governo, dominato dalla Seleka, ha aggiunto la festa della nascita del Profeta Maometto. La Seleka è un’alleanza di milizie ribelli costituitasi nel settembre 2012, quando si sono coalizzati quattro gruppi ribelli che avevano firmato diversi accordi di pace con il regime precedente, ma i cui combattenti non sono mai stati smobilitati. Inizialmente, a capo del gruppo è stato posto Michel Djotodia, poi nominato Presidente della Repubblica Centrafricana. La maggior parte dei combattenti della Seleka sono musulmani, appartenenti a gruppi etnici settentrionali, in prevalenza gula e runga, che si sentivano emarginati dai regimi politici che hanno governato il Paese per decenni; ad essi si sono aggiunti migliaia di mercenari stranieri provenienti da Ciad e Sudan (Darfur).

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Costituita essenzialmente da musulmani, la Seleka non è apertamente un gruppo religioso, sebbene, da quando è stata fondata, i suoi membri abbiano commesso violenze soprattutto contro i cristiani e le loro strutture religiose (chiese comprese) nonché contro i sostenitori dell’ex-Presidente, François Bozizé.

Violenze e persecuzioni Subito dopo la formazione della Seleka, un’ondata di distruzione si è rapidamente scatenata contro le proprietà dei cristiani e degli animisti, con la collaborazione in molti casi di vicini musulmani e di musulmani peul, dediti alla pastorizia. Gli attacchi contro i cristiani e le istituzioni ecclesiastiche sono cominciati in dicembre 2012; la Seleka lanciò la sua offensiva nel Nord-Est, occupando una città dopo l’altra prima di prendere d’assalto la capitale Bangui nel marzo 2013. Il 6 gennaio 2013, durante l’occupazione di Bambari, decine di miliziani Seleka hanno saccheggiato e danneggiato la cattedrale, nonché assalito varie comunità religiose e attaccato la radio diocesana Be Oko e la residenza vescovile.


Il vescovo di Bambari, Èdouard Mathos, è stato ripetutamente picchiato e ha riportato gravi ferite. Dieci giorni dopo, la Seleka ha saccheggiato e parzialmente distrutto la sede diocesana e il vescovo ha dovuto far evacuare la comunità religiosa di suore ruandesi di Mbrès per le minacce alla loro incolumità. Con la caduta nelle mani della Seleka della città di Bangassou avvenuta l’11 marzo, vari siti appartenenti alla diocesi cattolica sono stati saccheggiati. I 39 veicoli della diocesi sono stati tutti rubati o distrutti. Nel marzo 2013, l’Accordo di pace che era stato firmato il mese precedente, è saltato. Il giorno 24, dopo giorni di combattimento, la Seleka ha occupato Bangui, costringendo il Presidente, François Bozizé, a fuggire dal Paese. Al suo posto, ha insediato Michel Djotodia, primo Presidente musulmano nella storia della Repubblica Centrafricana. Il 10 gennaio 2014 Djotodia si dimette insieme al suo Primo Ministro, e viene nominato Presidente provvisorio Alexandre-Ferdinand Nguendet. Il 20 gennaio 2014 Catherine Samba-Panza, prende il posto di Nguendet, venendo eletta Presidente di transizione della Repubblica Centrafricana grazie al voto del parlamento. Il 15 settembre 2014 una nuova operazione ONU per il Centrafrica prendeva avvio con la priorità della protezione dei civili. Gli altri compiti erano il sostegno del processo di transizione, il sostegno dell’aiuto umanitario, la promozione dei diritti dell’uomo, il sostegno al disarmo e al reinserimento delle popolazioni dislocate.

Una visita voluta dal papa “La visita di papa Francesco a Bangui è stata la vittoria dell’impossibile sull’umanamente consigliabile, della fiducia sulla paura, della speranza sulla dispe-

razione”, scrive la giornalista Baldi su NIGRIZIA, rivista dei comboniani. “Non ci sono le condizioni perché il papa venga a Bangui: era questo il messaggio propinato per settimane all’opinione pubblica centrafricana. E invece… Non so descrivere la pelle d’oca di noi tutti all’aeroporto quando l’aereo papale è apparso all’orizzonte! Dal primo all’ultimo momento della sua presenza su questa terra tanto sofferente, il papa ci ha restituito quella gioia traboccante, danzante, piangente, che ci è stata rubata tre anni fa. E’ venuto tra noi, ha mantenuto la promessa, e l’ha fatto solo per amore, non per venire a rubare i nostri diamanti, il nostro oro, il nostro petrolio, il nostro legno. Soltanto per amore.” Ed ecco cosa ha detto il papa in questo paese traversato da violenze e vendette, durante la sua visita in moschea: “Tra cristiani e musulmani siamo fratelli. Dobbiamo dunque considerarci come tali, comportarci come tali. Sappiamo bene che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace. Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni. Dobbiamo dunque rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall’altra, sfigura il Volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune. Insieme, diciamo no all’odio, no alla vendetta, no alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, Dio salam.”

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Calendario liturgico-pastorale di Losone Orario messe festive sabato ore 17:30 in san Lorenzo domenica ore 8 e 18 in san Giorgio - ore 10 in san Lorenzo Tempo di quaresima Il mercoledì delle ceneri è il 10 febbraio, con la messa alle 18 in san Lorenzo catechismo di preparazione alla cresima Le domeniche 6 e 13 marzo incontro a gruppi per i cresimandi nel salone san Giorgio, ore 16. Alle 18 animazione delle messe giornata mondiale di preghiera La preghiera ecumenica si svolge al centro La Torre il venerdì 11 marzo alle ore 20 giubileo della misericordia Il sabato 12 marzo pellegrinaggio giubilare a Bellinzona (non c’è messa a Losone) confessioni pasquali Celebrazione comunitaria della riconciliazione e del perdono venerdì 18 marzo alle ore 19:30 in san Lorenzo. Saranno presenti alcuni preti per la confessione individuale festa di san Giuseppe Sabato 19 marzo alle ore 10, messa in san Lorenzo Settimana santa sabato 19 marzo domenica 20 marzo lunedì 21 marzo martedì 22 marzo mercoledì 23 marzo giovedì santo 24 marzo venerdì santo 25 marzo

ore 17:30 messa in san Lorenzo ore 10 Eucaristia in san Lorenzo con la benedizione degli ulivi e la lettura del racconto di passione di Gesù ore 18 messa in san Giorgio ore 18 messa in san Giorgio ore 18 messa in san Giorgio ore 9:30 casa Patrizia in san Lorenzo ore 20 messa della cena del Signore e adorazione in san Lorenzo ore 15 celebrazione della passione e morte di Gesù ore 20 via crucis da Losone ad Arcegno

Pasqua del Signore sabato 26 marzo domenica 27 marzo

VEGLIA PASQUALE ore 21, in san Lorenzo ore 8 messa in san Giorgio ore 10 Eucaristia in san Lorenzo ore 17 canto dei vespri in san Lorenzo

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terza domenica di pasqua Il comune di Losone offre un concerto sinfonico nella chiesa di san Lorenzo la domenica 10 aprile alle ore 17. Non sarà celebrata la messa della sera in san Giorgio assemblea parrocchiale È convocata per la domenica 17 aprile alle ore 11 al centro La Torre catechismo di preparazione alla cresima Le domeniche 17 aprile e 1 maggio incontro a gruppi per i cresimandi nel salone san Giorgio, ore 16. Alle 18 animazione delle messe quinta domenica di pasqua, festa san Giorgio In occasione della festa di san Giorgio, domenica 24 aprile sarà celebrata solo la messa delle ore 10 in san Giorgio e alle ore 17 canteremo i vespri in san Giorgio chiesa di Arbigo A partire da maggio (e fino a settembre), le messe settimanali del venerdì saranno celebrate nell’oratorio della Madonna di Arbigo alle ore 20, precedute dalla recita del rosario. festa dell’ascensione del Signore Giovedì 5 maggio, le messe sono celebrate alle ore 8 in san Giorgio e alle ore 10 in san Lorenzo Pentecoste Sabato 14 maggio alle ore 20.30 in san Giorgio, veglia ecumenica di preghiera in occasione della festa della Pentecoste. Non è celebrata la messa delle 17:30 in san Lorenzo. Domenica 15 maggio le messe al mattino sono secondo l’orario, nel pomeriggio alle ore 17 canto dei vespri in san Giorgio domenica della trinità, festa della comunione Domenica 22 maggio alla messa delle ore 10 in san Lorenzo, 37 bambini della comunità incontrano Gesù nel sacramento dell’Eucaristia per la prima di tante altre volte (!!!) festa del corpo e sangue di Gesù Il giovedì 26 maggio celebriamo la messa alle ore 10 in san Lorenzo per poi andare in processione sino a san Giorgio (solo in caso di bel tempo) chiesa di san Rocco A partire dal 2 giugno (e fino a settembre) la messa feriale del giovedì è celebrata nella chiesa di san Rocco. messe delle famiglie Le domeniche 21 febbraio, 20 marzo, 24 aprile in san Giorgio e 22 maggio, alla messa delle 10, sono invitate le famiglie. E la sera della domenica 12 giugno alle 18 in san Giorgio ultima messa delle famiglie di questo anno pastorale.

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Calendario liturgico della valle Onsernone Ceneri mercoledì 10 febbraio ore 17 Russo ore 18 Loco prima domenica di quaresima sabato 13 febbraio ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 14 febbraio ore 9 Crana ore 10:30 Auressio seconda domenica di quaresima sabato 20 febbraio ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 21 febbraio ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco terza domenica di quaresima sabato 27 febbraio ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 28 febbraio ore 9 Crana ore 10:30 Auressio quarta domenica di quaresima sabato 5 marzo ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 6 marzo ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco quinta domenica di quaresima sabato 12 marzo pellegrinaggio giubilare a Bellinzona

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domenica 13 marzo ore 9 Crana ore 10:30 Auressio domenica delle palme sabato 19 marzo ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 20 marzo ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco SETTIMANA SANTA giovedì santo 24 marzo ore 18 Gresso (cena del Signore) venerdì santo 25 marzo ore 15 Mosogno (Passione del Signore) ore 18 Berzona (via Crucis) VEGLIA PASQUALE 26 marzo ore 19:30 Russo DOMENICA di PASQUA 27 marzo ore 9 Crana ore 10:30 Loco Confessioni prima di Pasqua venerdì 25 marzo a Mosogno dalle ore 16 alle16:30 a Berzona dalle ore 16:45 alle 17:30 sabato 26 marzo a Russo dalle ore 18 alle 19 seconda domenica di pasqua (in Albis o della Divina Misericordia) sabato 3 aprile ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 4 aprile ore 9 Crana ore 10:30 Auressio


terza domenica di Pasqua sabato 9 aprile ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 10 aprile ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco

Pentecoste sabato 14 maggio ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 15 maggio ore 9 Crana ore 10:30 Auressio (orat. delle Sponde)

quarta domenica di Pasqua sabato16 aprile ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 17 aprile ore 9 Russo ore 10:30 Auressio

ss. TrinitĂ sabato 21 maggio ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 22 maggio ore 9 Vergeletto ore 10:30 Russo

quinta domenica di Pasqua sabato 23 aprile ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 24 aprile ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco (orat. del Sassello)

Corpus Domini giovedĂŹ 26 maggio ore 9 Comologno ore 10:30 Berzona (processione)

sesta domenica di Pasqua sabato 30 aprile ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 1 maggio ore 9 Crana ore 10:30 Auressio

IX domenica ordinaria sabato 28 maggio ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 29 maggio ore 9 Cranaore 10:30 Auressio

Ascensione giovedĂŹ 5 maggio ore 10:30 Russo

X domenica ordinaria sabato 4 giugno ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 5 giugno ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco (orat. dei Prei)

settima domenica di Pasqua sabato 7 maggio ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 8 maggio ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco

XI domenica ordinaria sabato 11 giugno ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 12 giugno ore 9 Crana ore 10:30 Auressio

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XII domenica ordinaria sabato 18 giugno ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 19 giugno ore 9 Russo ore 10:30 Loco

ss. Pietro e Paolo mercoledĂŹ 29 giugno ore 10:30 Crana (festa patronale)

Novena a Loco

Presepi

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XIII domenica ordinaria sabato 25 giugno ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 26 giugno ore 9 Crana ore 10:30 Auressio


Il Consiglio parrocchiale informa

Ecco il sito delle parrocchie, consultatelo!

Fateci le vostre osservazioni, grazie!!

Losone Ecco la lista delle collette particolari che, raccolte durante la celebrazione domenicale, sono state versate ai vari enti e associazioni, nel 2015. Per la missione interna e restauro chiese (6 gennaio) Per il fondo solidarietà mamma e bambino (18 gennaio) Per il Sacrificio quaresimale (22 marzo) Per i cristiani della Terra santa (3 aprile) Per la carità in Ticino (10 maggio) Per gli strumenti di comunicazione sociale (17 maggio) Per i rifugiati (21 giugno) Per l’obolo di san Pietro (29 giugno) Per Caritas svizzera (23 agosto) Per la missione interna (20 settembre) Per l’evangelizzazione dei popoli (18 ottobre) Per l’opera della migrazione (8 novembre) Per l’università di Friborgo (29 novembre) Per vocazioni, seminario, sacerdoti anziani (13 dicembre)

390.470.9’550.100.400.570.465.145.680.520.1’420.440.560.275.-

Domenica 31 maggio, in occasione della celebrazione della prima comunione, abbiamo versato alla Colonia Giovani diabetici la somma di 1’120 franchi, frutto della colletta domenicale. Dalla colletta natalizia abbiamo attinto la somma di 500 franchi per il “Caritas Baby Hospital” di Betlemme.

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Il centro La Torre apre anche ai privati Inaugurato con una bella cerimonia il 17 marzo 1991 il centro La Torre si appresta ormai a festeggiare il suo primo quarto di secolo di attività, sempre orientato ai bisogni della popolazione di Losone. Costruito grazie agli sforzi congiunti della parrocchia di Losone, principale attore, del patriziato e del comune, è andato a colmare una lacuna di strutture sul territorio che risultava quasi imbarazzante per un comune delle nostre dimensioni. Da allora il centro ha ospitato un numero importante di teatri, concerti, esposizioni, serate pubbliche e manifestazioni di ogni genere, sempre messo a disposizione delle varie società a prezzi vantaggiosi (da notare che il tariffario è rimasto immutato fino allo scorso anno, proprio a dimostrazione che la parrocchia ne ha sempre favorito l’utilizzo, sopportandone i deficit operativi, prima ancora che il suo potenziale valore commerciale). Lo scorso anno la parrocchia ha deciso di aprire il centro anche all’utilizzo privato per feste, compleanni, matrimoni, ecc. A questo proposito ha dovuto rivedere con il patriziato e il comune la convenzione firmata nel settembre del 1990 che escludeva questo tipo di utilizzo. La nuova convenzione è stata approvata dai tre enti pubblici e quindi da subito la struttura potrà essere utilizzata anche per scopi privati. Nel contempo è stata rivista la tabella dei costi di utilizzo, adattata ai tempi che corrono. Per le società attive in ambito pubblico, con sede a Losone, il costo di utilizzo per una giornata è di 200 franchi, mentre che per tutti gli altri utilizzatori è di franchi 300. Ad entrambe queste cifre va aggiunto un rimborso spese di 120 franchi per ogni utilizzo. Per un uso continuato e regolare nel tempo esiste poi la possibilità di contrarre degli abbonamenti annuali. Va ricordato che la sala ha una capienza di 220 posti a sedere, con un palco attrezzato ed accessibile separatamente e un impianto luci a disposizione. Pure a disposizione ci sono tavoli e sedie che possono essere utilizzati anche per aperitivi, pranzi o cene (massimo 80 persone circa sedute). Da notare però che il centro è sprovvisto di una cucina utilizzabile e che gli utenti devono fare capo a un servizio esterno (catering). Alfredo Soldati coordinatore del centro la Torre Per informazioni e prenotazioni: alfredo.soldati@lgsa.ch 091 785 81 10 (ufficio) 079 352 76 74 (cellulare)

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Caritas Ticino informa che nei cassettoni per la raccolta di abiti usati sono stati raccolti 1706 kg al centro La torre e 926 chilogrammi nel parcheggio osteria Lupatini. Per un totale raccolto sul territorio della parrocchia di 2632 chilogrammi. “Questa attività ha contribuito all’occupazione di persone in disoccupazione e in assistenza che presso il centro a Rancate hanno potuto selezionare quanto raccolto. Il prodotto è poi stato venduto al dettaglio in particolare nei nostri CATISHOP.CH di Giubiasco e Pregassona e nei negozi dell’usato di Chiasso, Locarno e Pollegio. La maggior parte degli indumenti usati è stata commercializzata all’ingrosso, con operatori svizzeri ed esteri, permettendo da una parte di riutilizzare abiti ancora in buono stato e salvaguardare l’ambiente e dell’altra, produrre un ricavato per sostenere le attività sociali e di solidarietà di Caritas Ticino.” I responabili del progetto rinnovano il ringraziamento per poter mantenere in Ticino un’attività lavorativa.

Crana Il consiglio parrocchiale di Crana informa che in occasione della festa patronale dei Santi Pietro e Paolo (29.06.2015) e della festa della Madonna del Carmelo (19.07.2015) sono stati raccolti 2’228 franchi.

Russo Il consiglio parrocchiale di Russo informa che nell’anno 2015 sono state raccolte offerte per la chiesa per un totale di 4’128 franchi.

Mosogno Il consiglio parrocchiale di Mosogno informa che nell’anno 2015 sono state raccolte offerte per la chiesa di san Bernardo 1’005.30 franchi; per la festa patronale di san Bernardo con incanto 4’461.70 franchi; per altre chiese ed oratori 4’361.25 franchi. Si ringrazia tutti per il sostegno.

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Il tema

Un esodo biblico verso un mondo nuovo “Siamo uccelli senza nido”. Un grido d’aiuto. Lo abbiamo letto sull’“albero dei messaggi” al centro La Torre. Lo ha lanciato uno dei molti richiedenti asilo che ogni martedì si incontrano con i volontari del Gruppo accoglienza. Un nido loro l’avevano. Hanno dovuto lasciarlo, buttati fuori dalle bombe, dagli attentati, dal terrorismo, dai soprusi di dittatori che fanno strame della dignità dell’Uomo. E dalla fame. Sì, anche dalla fame. Ci fanno orrore, alla televisione, le immagini di bambini denutriti, solo pelle e ossa, in braccio a madri altrettanto disfatte che non possono far altro se non aspettarne la morte. L’orrore ci aiuta, magari, ad essere generosi con enti e associazioni che lavorano per combattere la vergognosa piaga della fame del mondo. Eppure quelli che fuggono da quella fame per trovare aiuto in paesi ben più ricchi non sono rifugiati. O meglio, non rientrano tra coloro che possono aspirare al diritto d’asilo. Sono gli “economici”, i “clandestini”. Forse che la fame non è anch’essa una guerra? Una guerra spaventosa che miete molte più vittime innocenti di quante ne causino le bombe? La nostra ‘avanzata’ civiltà occidentale fa una distinzione, dunque, tra profughi di serie a e profughi di serie b, tra chi fugge dalla morte delle guerre e chi fugge dalla morte per fame: accoglie i primi (quando lo fa) e riporta in patria gli altri. Quelli che verrebbero da noi secondo alcune aberranti teorie - solo per farsi mantenere dall’ente pubblico e fare una bella vita alle nostre spalle.

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Anche papa Francesco interviene: “È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la misera aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tutt’ora in diverse parti del mondo”(Laudato si’, 25)

Abbattere le barriere Tutto giusto. Ma, vien da dire, non possiamo mica accoglierli tutti! Nel mondo i profughi superano ormai i 51 milioni. Certo. “La questione dei flussi migratori richiede il reciproco aiuto tra Paesi, con disponibilità e fiducia, senza sollevare barriere insormontabili dal momento che nessun Paese può affrontare da solo le difficoltà connesse a questo fenomeno”, dice ancora il papa. Un auspicio, il suo, che finora resta purtroppo inascoltato. L’Europa è ancora ben lontana dall’offrire un “reciproco aiuto tra Paesi”. Egoismi interni, forze politiche avverse a qualsiasi apertura agli stranieri in generale e ai profughi in particolare rendono praticamente impossibili soluzioni concordate per affrontare il fenomeno dell’emigrazione. Muri sempre più alti o ammassi di filo spinato sorgono sui confini più caldi e ributtano da un paese all’altro decine di migliaia di bambini, donne, uomini, già provati dalla guerra, dalla fame e da spaventosi viaggi tra mare e deserti. “L’attuale tendenza a ridurre drastica-


mente il diritto all’asilo politico, accompagnata dal ferreo divieto d’ingresso agli ‘immigranti economici’, non indica affatto una nuova strategia nei riguardi del fenomeno dei profughi, ma solo l’assenza di una strategia e il desiderio di evitare una situazione in cui tale assenza possa causare imbarazzo politico. (Zygmunt Bauman, La società sotto assedio, ed. Laterza)

dinato di tutti i Paesi affinché ognuno si impegni ad accogliere un determinato numero di profughi, per l’Europa sarà il caos. Lo dicono. Ma intanto sperano che ad accogliere siano sempre gli altri. E, anziché aprire le porte a chi chiede speranza, si alzano muri insormontabili. Muri fisici, che poggiano però su altrettanti muri di egoismo, di paura, di rifiuto del diverso.

Stragi: quasi ci si fa l’abitudine

Nella sua omelia di Natale del 2012 papa Benedetto XVI si chiedeva: quando si respingono i profughi e gli immigrati “non è forse Dio stesso ad essere respinto da noi?” Parole tremende, che devono pesare come macigni su quelle società, su quelle autorità, su quei singoli cittadini che guardano ai profughi come alla peste. O che addirittura li sfruttano attraverso proclami egoistici e inaccettabili che rientrano nei loro disegni elettorali. Importante, ancora una volta. La voce di papa Francesco: “Vi invito tutti a pregare perché le persone e le istituzioni che respingono questi nostri fratelli chiedano perdono”.

Barconi rovesciati, carrette del mare incendiate. Morti, tanti morti. Quasi non fanno più notizia. Nei telegiornali non figurano più in apertura ma mescolati a cento altre informazioni. L’impatto tremendo sulle nostre coscienze provocato dai primi naufragi e dai continui sbarchi a Lampedusa va affievolendosi. Quasi ci si fa l’abitudine. Non possiamo lasciarci coinvolgere e assumere tutte le disgrazie che accadono nel mondo, ci si giustifica. Forse è vero. Ma, almeno, non dimentichiamo che intanto i profughi continuano a morire. A migliaia. Nei primi 9 mesi del 2015 hanno tentato di attraversare il Mediterraneo 432 mila disperati. Un numero record: più del doppio di quello dell’intero 2014. Una traversata costata la vita a 2’748 persone. Sono dati forniti dall’organizzazione internazionale per le migrazioni il cui direttore, monsignor Giancarlo Perego, aggiunge: dei morti più di 700 erano bambini.

Diritto di emigrare, dovere di accoglienza In campo internazionale non c’è autorità che non dica: senza un intervento coor-

Siamo di fronte ad un esodo di proporzioni bibliche. Milioni di persone lasciano il loro paese – con tutto quello che ciò rappresenta - tra mille sofferenze, con la sola speranza di trovare una terra che li accolga. Per ritrovare una vita dignitosa degna di essere vissuta. Un esodo che forse non si fermerà più. A meno che il mondo accetti una trasformazione radicale dicendo “No a un’economia dell’esclusione e dell’inequità, no alla nuova idolatria del denaro, no ad un denaro che governa invece di servire, no all’inequità che genera violenza”. (Evangeli Gaudium, 53 e seguenti).

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Paesi d’accoglienza I rifugiati nel mondo sono oltre 15 milioni. L’86% risiedono in paesi in via di sviluppo, inclusi alcuni dei paesi più poveri del mondo. Non tutti vogliono o possono venire in Europa. Ripartizione dei profughi al 31 dicembre 2015: Pakistan Libano Iran Turchia Giordania Etiopia Kenya Ciad Ormai è un’emergenza continua, difficile per tutti da affrontare. Ma forse è giunto il momento per tutti, appunto, di guardare ad un futuro diverso che vedrà un sempre maggiore rimescolamento tra popoli e razze. Un mondo nuovo, senza più muri, in pace. Perché “ogni uomo ha il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse. Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale” (Giovanni XXIII, Pacem in terris, 12). E chi più di questi milioni di profughi può vantare “legittimi interessi” a emigrare? Paolo Storelli

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Svizzera

1’610’355 1’115’988 982’071 824’381 736’579 587’708 537’021 454’882 57’783

Numero di accolti per 1000 abitanti Libano Giordania Ciad Gibuti Sud Sudan Malta Mauritania Iran Kenya Svezia Svizzera

257 114 39 25 24 23 22 13 13 12 7

(fonte: OSAR Organizzazione svizzera aiuto ai rifugiati)


verso le periferie

Là, dove basta poco per essere felici Una giovane losonese fra i bambini dello Sri Lanka “Quando sono tornata, mi sono resa conto di dover essere felice di ciò che abbiamo qui. Ma ho anche scoperto che vi sono luoghi dove sanno essere felici con molto meno”. A Sharon Falconi, ventenne losonese, brillano ancora gli occhi mentre racconta della sua esperienza nello Sri Lanka. Una sorta di isola dei sogni, scoperta grazie alla scuola e dove è poi tornata per scelta, irresistibilmente attratta dal sorriso della gente e dei molti bambini con cui ha lavorato e giocato. Ora è tornata a Losone, dalla sua famiglia (“siamo in quattro, molto uniti”, racconta lei stessa), ma è convinta che nel suo futuro vi saranno altri viaggi verso l’Asia. All’insegna dell’amicizia e della solidarietà. Raccontaci come sei entrata in contatto con la realtà dello Sri Lanka… “La prima volta è stato nell’ottobre del 2014. Stavo frequentando la Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali. Avvicinandoci alla maturità, l’istituto offriva l’occasione per uno stage all’estero. C’erano otto posti, per i quali ci siamo candidati in cinquanta. All’inizio ho pensato di inoltrare la richiesta senza particolari motivazioni, ma più passava il tempo e più sentivo di voler partire con tutte le mie forze. Forse è stato anche per questo che, alla fine, sono stata fra i selezionati che sono partiti, in compagnia di due docenti, in collaborazione con l’associazione Helianto, da tempo attiva laggiù con programmi di sviluppo in ambito educativo”.

Com’è stato il primo impatto con quella realtà? “Decisamente traumatico. Non tanto per il paese in sé, quanto piuttosto per quello che ci siamo ritrovati a dover fare. Inizialmente sembrava che dovessimo semplicemente svolgere un ruolo di supporto ai docenti locali. E invece abbiamo finito per gestire da soli l’intera situazione. La mattina i bambini di un asilo, mentre nel pomeriggio davamo lezioni d’inglese ad un’altra quarantina di piccoli allievi. Non è stato facile. Eravamo completamente impreparati. Però ce la

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E sono ancora in grado di gioire quando ricevono qualcosa in più. Non vi dico il sorriso dei bambini, quando abbiamo regalato loro matite e quaderni. Cose che da noi non si vedono molto facilmente”. Quindi siete partiti dal Ticino portando con voi materiale per la scuola?

siamo cavata. E abbiamo anche scoperto una mentalità decisamente diversa dalla nostra. Infatti all’inizio, nonostante fosse evidente il fatto che faticavamo a mantenere il controllo delle classi, i genitori ci hanno subito sostenuti, dicendosi soddisfatti del nostro lavoro. Alla fine, dunque, quella prima esperienza si è conclusa positivamente”. Come mai hai deciso di tornare, una volta ottenuta la maturità? “Perché lo Sri Lanka e la sua gente mi erano rimasti nel cuore e avevo voglia di sperimentarli, questa volta più autonomamente, condividendo la trasferta – fra il settembre e il novembre dello scorso anno – con altre due compagne, sempre attraverso i contatti dell’associazione Helianto”. Che cosa ti ha dato quel secondo viaggio? “Sicuramente il modo di conoscere il paese più da vicino. Per questo inizialmente abbiamo deciso di viaggiare una decina di giorni per l’isola, zaino in spalla e vivendo con la gente. Così abbiamo potuto sperimentare la loro realtà. Si tratta indubbiamente di una nazione povera. Hanno poco, ma riescono a viverci e, soprattutto, stanno bene e si accontentano.

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“Sì, ci siamo preparati per quasi un anno, sia raccogliendo materiale didattico (e dobbiamo dire che molta gente ci ha sostenuti in questo) sia preparandoci per le lezioni che avremmo tenuto. Il programma di lavoro è stato simile a quello della prima esperienza: la mattina lezioni all’asilo e il pomeriggio lezioni di inglese, questa volta a ragazzini dai 6 ai 14 anni. Quest’ultima era un’attività facoltativa e all’inizio avevamo una decina di allievi. Che dopo due settimane erano già diventati quaranta… Abbiamo sperimentato concretamente la voglia di imparare, in un sistema dove l’istruzione locale non è sempre ottimale. Tanto che ci è capitato di insegnare anche ad un gruppo di mamme adulte”. Positiva e arricchente, insomma, l’esperienza di volontariato. Ma qual è stato il rapporto con il paese e la sua gente? “Si tratta di una realtà che mi ha affascinata. A partire dal fatto che gli abitanti si chiamano tutti reciprocamente fratello e sorella. Sono sorridenti, disponibili, umili e cordiali. Pur avendo poco o nulla, sono sempre pronti a dare senza chiedere nulla in cambio. E sono davvero felici se – come abbiamo fatto noi – chi li visita fa qualche sforzo per imparare un minimo la loro lingua, il singalese. Anche paesaggisticamente l’isola è davvero molto bella. Tant’è vero che negli ultimi anni stanno puntan-


do molto sullo sviluppo del turismo, settore nel quale lavorano gran parte dei giovani”. Fino al 2009 l’isola è stata in preda ad una feroce guerra civile. Siete stati testimoni delle sue conseguenze? “Non direttamente. Almeno non dove ci trovavamo noi, a circa due ore dalla capitale Colombo. Ho l’impressione che le tracce del conflitto siano ancora evidenti nella parte più a nord del paese. Dove eravamo noi si vedevano ancora, è vero, parecchi militari. Ma nulla di più. Anzi, devo dire che anche all’interno dell’asilo abbiamo assistito alla pacifica convivenza di varie etnie e religioni. C’erano buddhisti, induisti e anche musulmani e cristiani che si mescolavano senza alcun conflitto”. Ora che progetti hai? Pensi che lo Sri Lanka farà ancora parte del tuo futuro? “Nell’immediato penso di concentrarmi sui miei studi qui. Il mio sogno è quello di poter diventare ergoterapista per l’infanzia. Comunque, sì, penso che lo Sri Lanka rimarrà presente nella mia vita. Vorrei davvero tornarci. Magari, chissà, un giorno per viverci per un po’. In ogni caso il legame rimane e anche molto stretto, visto che, grazie alle nuove tecnologie, continuo ad avere contatti praticamente quotidiani con molti dei ragazzi che ho conosciuto mentre eravamo là”. bgl

Nata nel 2005 su iniziativa di Sergio Arrigoni, l’associazione Helianto - che non ha scopi di lucro ed è apartitica ed aconfessionale - ha come obiettivo promuovere e sostenere progetti di aiuto, in particolare per l’infanzia, nell’ambito della lotta contro la povertà, l’analfabetismo e le malattie. La sua attività era iniziata specialmente nello Sri Lanka, ma con gli anni si è poi estesa anche ad altri paesi, come il Brasile, la Bolivia, il Togo, il Burkina Faso. Numerosi i progetti promossi, con la realizzazione di diverse scuole e asili. Ma Helianto si occupa anche di altri settori, concretizzando, ad esempio, operazioni di rimboschimento o azioni di sensibilizzazione volta al risparmio energetico nei paesi del Sud del mondo.

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l’intervista

Residenza Dorotea e il sogno de La Tureta Incontro con l’architetto Renato Doninelli Procedono i lavori a residenza Dorotea. Il complesso abitativo, realizzato dalla parrocchia di Losone e progettato dallo studio Doninelli, dovrebbe aprire le porte ai primi inquilini il prossimo autunno. Per fare il punto della situazione e conoscere meglio chi ha concepito le tre palazzine abbiamo incontrato l’architetto Renato Doninelli nei suoi uffici di Giubiasco, in quello che al momento è un grande cantiere. Un’occasione per fare una chiacchierata a tutto campo passeggiando fra impalcature, impiantisti e dipinti in restauro. “Residenza Dorotea è nata da uno scambio intenso con il consiglio parrocchiale di Losone, sempre molto presente e con le idee chiare” racconta l’architetto Renato Doninelli. “Questo ci ha permesso di realizzare tre Chiediamo allora all’architetto Donipalazzine con appartamenti di ottima nelli, come si entra in sintonia con un qualità, volutamente non di lusso per ente come la parrocchia, dove oltre a evitare affitti troppo elevati, di dimen- teste diverse ci si confronta anche con sioni diverse - che vanno da 2,5 a 4,5 aspettative e visioni a volte differenti. locali - adatti quindi a più tipologie di “Noi architetti siamo dei grandi invainquilini. Penso alle famiglie, agli anzia- denti. Dobbiamo saper ascoltare quello ni soli, alle coppie o anche alle famiglie che i committenti desiderano e capire monoparentali”. Fra i punti fermi du- come vivono così da poter concepire inrante la progettazione e la realizzazione sieme le soluzioni più adatte. Bisogna dei lavori una particolare attenzione al entrare nello spirito del lavoro”. Un tessuto economico e sociale losonese. dialogo continuo che quando incontra “La parrocchia, per scelta, ha cercato di la fede si fa ancora più profondo. “Laimpiegare nella costruzione esclusiva- vorando a questo progetto ho avuto la mente ditte di Losone e della regione. possibilità di confrontarmi con persoHa inoltre voluto coinvolgere la popo- ne interessanti, con sensibilità diverse, lazione promuovendo dei momenti in- e questo mi ha permesso di costruire formativi e sottolineando lungo tutto il dei rapporti umani profondi”. Un inpercorso le tappe principali, come in oc- contro, sul piano professionale, a cui casione della cerimonia per la posa della l’architetto Doninelli non è nuovo. Ci prima pietra. Questo modo di procedere mostra alcune fotografie che risalgono ha permesso di coinvolgere e far interes- agli anni Ottanta quando il suo studio curò la ristrutturazione del monastero sare molte persone”.

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di clausura Santa Caterina a Locarno. Numerose le impressioni e gli aneddoti legati a quell’esperienza. “Mi ricordo che prima di intervenire dovevamo sempre chiedere il permesso al Vescovo. All’interno del convento ci era poi proibito muoverci liberamente ed eravamo sempre seguiti dalla badessa o da una consorella che ordinava alle altre di ritirarsi. Durante i lavori le suore si erano poi trasferite altrove. Ho bene in mente la semplicità in cui vivevano e che ha determinato i nostri interventi. Ricordo come prima dei lavori nelle piccole celle non c’era ancora l’acqua corrente e d’inverno trovavamo le bacinelle che la contenevano gelata”. Il percorso dello studio Doninelli si intreccia più volte con la storia del nostro territorio. Dall’inizio degli anni Novanta fino ad oggi segue a tappe la ristrutturazione del Palazzo delle Orsoline a Bellinzona e dell’adiacente Residenza Governativa. Ultimo progetto in ordine di tempo, di certo il più sentito dall’architetto Doninelli e dalla sua famiglia, è quello che lo vede impegnato attualmente a Giubiasco. Durante la nostra intervista ab-

biamo avuto la possibilità di visitarlo. Un luogo dove la storia e il presente si intrecciano e che molto racconta del nostro interlocutore. “Mia moglie Bettina, di origine austriache, opera nel settore alberghiero e il suo grande sogno è sempre stato quello di aprire una propria attività” spiega l’architetto Doninelli. “Negli anni è diventato un sogno di famiglia. Qualcosa in cui credere e in cui investire le nostre energie”. Il luogo ideale si trova in una di quelle ville d’epoca che stanno pian piano scomparendo dal tessuto urbano ticinese. Casa “Scalabrino”, nome inciso sull’antico portone che porta la data del 1644, si affaccia sulla piazza grande di Giubiasco ed è ben riconoscibile grazie alle sue decorazioni recentemente riportate allo splendore originario e soprattuto alla sua torretta. Al suo interno, ben conservato nonostante il passare del tempo, sono in corso degli importanti lavori di restauro per riportare alla luce le caratteristiche decorazioni, come pure i vecchi soffitti in legno. Alla struttura settecentesca è stata aggiunta una nuova costruzione in cui trova sede anche lo studio di architettura Doninelli. “L’hotel, un quattro stelle, offrirà 31 camere, di cui 11 e una suite con torretta, si troveranno nel vecchio edificio attualmente in ristrutturazione e le rimanenti nell’ala nuova”. Il sogno de “La Tureta”, così si chiamerà il nuovo hotel, dovrebbe diventare realtà ed accogliere i suoi ospiti nel corso del mese di aprile. I lavori a residenza Dorotea intanto proseguono. (www.latureta.ch) Appuntamento a fine estate. Nathalie Ghiggi Imperatori

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l’ospite

La mia Africa accanto a casa Incontro con l’infermiera del centro San Giorgio pagnarla rimase incinta e fu costretta a rinunciare al progetto. “Non me la sentivo di partire da sola – aggiunge Adriana -, quindi alla fine decisi di desistere anch’io, pur essendo convinta che prima o poi ce l’avrei fatta e che quell’avventura era stata solo temporaneamente riposta in un cassetto”.

Fra ospedali e case per anziani

Aspettare decenni per realizzare un sogno. Lo ha fatto Adriana Gasparini, che, finita la scuola d’infermiera, avrebbe voluto andare in Africa ad aiutare il dottor Maggi e che invece, oggi, gli africani – ma anche molti profughi di altre etnie – li aiuta ogni giorno a Losone, accanto a casa. La sua è stata una scelta un po’ casuale, tutt’altro che ragionata. “Ma – racconta lei stessa – ha cambiato la mia vita, regalandomi una serenità che prima non conoscevo”. Nata nel canton Zurigo, nel Locarnese è arrivata, assieme ai genitori, quando aveva due anni. Da noi ha frequentato tutte le scuole, diplomandosi infine come infermiera CRS. “Fin da quando avevo iniziato gli studi – racconta lei stessa – mi ero detta che, una volta diplomata, sarei partita per il Camerun, dove intendevo lavorare come volontaria nell’ospedale fondato dal medico ticinese”. Un sogno che si infranse però quando la compagna che doveva accom-

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Cominciò quindi il lavoro di infermiera in diversi ospedali ticinesi e svizzeri. Al San Giovanni di Bellinzona, alla Carità di Locarno, poi nel canton Giura. “Sono seguiti sei anni alle dipendenze del servizio di aiuto domiciliare, quindi è iniziata l’attività nel settore della geriatria. Prima per cinque anni al San Carlo di Locarno, poi – per altri tredici – al Belsoggiorno di Ascona”. Ed è nel Borgo che Adriana lavora quando, nel 2013, viene casualmente in contatto con l’Associazione amici del Kenia (alla quale, fra l’altro, questo bollettino ha già dedicato un articolo in una delle sue passate edizioni). “Quel contatto – racconta lei stessa – ha riacceso una fiamma che si era sopita. Così quello stesso anno sono partita anch’io per la prima volta. Nel paese africano ho svolto varie attività di volontariato, toccando con mano un mondo di povertà che qui non possiamo neanche immaginare. Pensiamo soli ai bambini, molti dei quali ci mettono ore a piedi per poter raggiungere la scuola, quando c’è. Per questo, ad esempio, abbiamo organizzato un servi-


zio di trasporto con mezzi a tre ruote”. A quella prima esperienza ne è poi seguita una seconda nel 2014.

Una scelta ad occhi chiusi “Nel frattempo – prosegue la nostra interlocutrice – a Losone avevano cominciato a circolare voci sull’apertura del centro di accoglienza per richiedenti l’asilo. Spinta dalle mie esperienze in Kenia, ho pensato che mi sarebbe piaciuto lavorarci, anche perché avere a che fare quotidianamente con il mondo della geriatria per così tanto tempo aveva in parte esaurito le mie energie. Ho dunque deciso di chiedere informazioni su come raggiungere i responsabili della struttura e ho inviato una mail spontanea, sperando di ottenere una risposta. Tutto questo, in realtà, senza sapere qua-

si nulla del centro”. La risposta è giunta a stretto giro di posta. Ad agosto il colloquio, cui è seguita un’assunzione praticamente immediata. “Tenuto conto del periodo di disdetta – racconta ancora Adriana Gasparini –, ho cominciato a lavorare all’ex caserma il primo dicembre 2014, senza fare nemmeno un giorno di vacanza tra un posto e l’altro. Ero l’unica infermiera e gli inizi non sono stati facili, perché ho dovuto organizzare tutto da zero. L’esperienza in Africa mi è stata molto utile, soprattutto per rendermi conto delle situazioni dalle quali queste persone arrivano”.

Una scelta felice A più di un anno di distanza Adriana continua a dichiararsi “felicissima” di quella scelta. “Tutto ha sempre funzio-

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nato bene – spiega -, non ho mai dovuto affrontare problemi particolari. Gli ospiti del centro hanno per me un rispetto particolare. Forse anche per l’età, mi chiamano ‘mama’. Certo, a volte le differenze culturali si sentono. Soprattutto con le persone (gli uomini, in particolare) di religione islamica. Per me, che sono protestante, non è stato facile adeguarmi al fatto che facciano fatica a relazionarsi con una donna da pari a pari. Così come ho avuto qualche difficoltà a trattenere la mia gestualità. In tutti gli anni di professione ho imparato quanto sia importante l’empatia, anche attraverso il contatto fisico con il paziente. Ma al centro vi sono persone per le quali anche solo dare la mano può risultare offensivo. Per cui ho dovuto imparare a ridimensionarmi”.

Un salto nell’incertezza Anche dal punto di vista professionale l’infermiera della struttura di accoglienza si trova bene. “Collaboro senza diffi-

coltà sia con il personale che vi opera sia con i medici. È un lavoro molto gratificante, anche perché mi è concessa molta indipendenza. Tutti fanno affidamento sulla mia pluridecennale esperienza”. Ma quello in ambito sanitario non è il suo unico impegno. Non dimentichiamo, infatti, che la nostra interlocutrice è sposata e madre di due figli di 21 e 25 anni. Al di là dei… salti mortali necessari per conciliare tutti gli impegni, la sua attività professionale è anche sempre stata un sostegno concreto alla famiglia. Non l’ha dunque spaventata la nuova scelta professionale, che – oltre ad un passo indietro dal punto di vista retributivo – ha pure rappresentato, per certi versi, un salto nell’incertezza? “Certo – risponde – con un figlio all’università non è stato facile adeguarsi alla nuova situazione finanziaria, ma ce la stiamo facendo. E, in ogni caso, devo comunque dire di aver guadagnato molto dal punto di vista della qualità di vita”. Non bisogna però dimenticare che nel 2017 il centro di Losone chiuderà… “È vero. Ma io parto spesso dal presupposto che nella vita non c’è niente di sicuro. E poi non dimentichiamo che la cessazione dell’attività all’ex caserma non significherà la fine della politica d’asilo. I migranti non smetteranno di arrivare e io spero di poter continuare. Perché per me lavorare con loro rappresenta un grande arricchimento, sia umano sia professionale”. Barbara Gianetti Lorenzetti

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I nostri contatti

Recapiti parrocchiali

Preti

Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch

don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 660 51 43 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone

Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83

Presidenti dei Consigli parrocchiali Silvano Beretta Claudia Locatelli Roberto Carazzetti Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Poncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 11 85 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. Coloro che volessero segnalare un lettore interessato, ma residente fuori parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona

Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80

sito: www.leparrocchie.ch

Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76

Sezione scout la Torre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 Coro della Valle Onsernone Isabella Dellamora 079 294 56 19

Comitato di redazione don Jean-Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Lino Bini, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


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BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone No. 1 - FEBBRAIO 2016

Bollettino Febbraio 2016  

Bollettino parrocchiale di Losone e Valle Onsernone

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