Page 1

COMUNITÀ IN CAMMINO

BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone No.4 - dicembre 2015


I nostri contatti

Recapiti parrocchiali

Preti

Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch

don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 660 51 43 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone

Silvano Beretta Claudia Locatelli Roberto Carazzetti Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Pncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83 076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 11 85 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticitĂ questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione.

copertina: Sergio Simona

Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80

Presidenti dei Consigli parrocchiali Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76

Sezione scout la Torre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 Coro della Valle Onsernone Isabella Dellamora 079 294 56 19

Comitato di redazione don Jean-Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Lino Bini, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


la lettera del parroco

Nasce in una mangiatoia Ah!...che succede in questo tempo nella Chiesa!? Ci siamo accorti tutti che i media, in concomitanza con il Sinodo della famiglia e dell’Anno della Misericordia che sta per cominciare, si sono sbizzarriti e si stanno sbizzarrendo alla ricerca dello scoop, dell’ultima notizia, delle divisioni possibili all’interno della Chiesa e dei possibili cambiamenti e, per alcuni rivoluzioni. Ma il Santo Padre, di fronte a questi attacchi, notate, non si lascia provocare e comunque non rimane indifferente. Nel discorso di conclusione dei lavori del Sinodo, si è posto la domanda su cosa significherà per la Chiesa questo Sinodo dedicato alla famiglia ormai concluso. E risponde che nell’Assemblea sinodale, non si è andati alla ricerca di tutte le soluzioni ai problemi che minacciano la famiglia, come i media lasciano intendere, ma è emersa la vivacità della Chiesa cattolica che non teme di confrontarsi e di scuotere le coscienze discutendo in modo animato e franco sulla famiglia. Inoltre nella ricchezza della diversità, sottolinea il pontefice, si è visto che la sfida odierna è sempre la stessa: annunciare il Vangelo all’uomo di oggi difendendo la famiglia da tutti gli attacchi ideologici e individualistici (cfr. discorso del Santo Padre Francesco, a conclusione dei lavori della XIV assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi, aula del Sinodo, sabato 24 ottobre 2015). Nel viaggio apostolico di settembre negli Stati Uniti, Papa Francesco, parlando della famiglia, dice essere luogo fondamentale per la

Chiesa, in quanto senza famiglia non ci sarebbe la Chiesa. La nostra società con la sua “cultura dello scarto” va creando ferite, solitudini e una ricerca sfrenata di sentirsi riconosciuti. Ma sbaglieremmo a pensare che questo mondo attuale è tutto così, non cadiamo nella trappola, dice Francesco. In essa oggi devono prevalere la stima e la gratitudine sul lamento, nonostante le difficoltà e di fronte ad una cultura che spinge e convince i giovani a non formare una famiglia, oggi siamo chiamati a annunciare serenamente la Parola di Dio, insomma a puntare in alto (cfr. discorso del Santo Padre Francesco nel viaggio apostolico del 27 settembre 2015, a Philadelphia). Ecco che attraverso questi avvenimenti della Chiesa si va avvicinando il Natale. Il Cristo Salvatore che nasce in una mangiatoia, solo e lontano dal mondo, si ripropone nel caos della società di oggi, sempre più confusa e indifferente, attraverso un Papa che chiama all’unità della fede in Gesù, bambino. Ecco cosa succede in questo tempo nella Chiesa! Si manifesta la misericordia di Dio! E concretamente, l’Anno della Misericordia indetto dal Papa, ne vuole essere una genuina esperienza che chiama alla conversione e conduce gli uomini alla salvezza. Anno Santo che avrà inizio l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione e che si concluderà il 20 novembre del 2016, domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo.

1


in ricordo

Don Alberto, l’umiltà al servizio del prossimo Generoso. Disponibile. Colto. Dotato di profonda umanità. Perennemente in movimento. Sono questi gli aggettivi e i primi pensieri che al meglio descrivono in poche parole le principali qualità del nostro caro don Alberto, scomparso il 29 settembre 2015. E a dimostrare l’affetto e la profonda gratitudine che suscitava da tempo c’era quasi la valle intera al suo funerale a Loco il 2 ottobre scorso. In una chiesa di san Remigio gremita prima, e sotto un cielo grigiastro poi, la comunità onsernonese ha dato l’ultimo saluto a don Salvi con la cerimonia celebrata da monsignor vescovo Valerio Lazzeri, accompagnato da un nutrito gruppo di sacerdoti. La massiccia presenza è stata la fedele testimonianza, senza ombra di dubbio, della grande stima di cui godeva quel minuto grande uomo che instancabilmente, dal suo arrivo in Onsernone agli inizi degli anni ‘70 e fino a pochi mesi prima della scomparsa, ha dato costantemente sostegno alle anime della valle.

Una generosa disponibilità Ma don Alberto non curava solo le anime. Si occupava e preoccupava anche degli uomini e delle donne. Era infatti attento a portare conforto ad ogni bisognoso, credente o ateo, praticante o meno, senza distinzione alcuna. Era sempre pronto a mettersi a disposizione, giorno e notte, per chi, poco prima dell’ultimo passo verso l’aldilà, chiedeva la sua presenza. E poco importava se le condizioni meteo erano avverse e se le

2

strade ripide e sinuose delle nostre vallate erano ricoperte di neve o ghiaccio. Don Alberto, anche sotto la pioggia battente, arrivava sempre a destinazione. Solo una volta, agli albori degli anni novanta, le curve della nostra valle, avvolte in una fitta nebbia, gli hanno impedito di giungere alla meta. La foschia non gli permise di capire, complice la mancanza di parapetto, che in quel punto, accanto alla chiesetta delle Sponde di Auressio, la strada curvava e non proseguiva diritta. Il salto nel vuoto fu inevitabile. Il minibus che stava guidando precipitò così per diversi metri, fermandosi contro alcuni alberi. Con i suoi passeggeri se la cavò con qualche livido e un grosso spavento. Gran parte delle merci andò


in ricordo

distrutta. Alcune damigiane colme di buon vino, destinato a rallegrare le gole degli intenditori di bacco, scomparvero invece per sempre in quelle profonde del fondovalle. L’incidente è rimasto a lungo nella memoria di tanti, convinti che in quell’occasione ci fu un intervento divino diretto. Per fortuna della nostra valle, infatti, il cammino terreno di don Alberto continuò per molti anni ancora.

Un umile intellettuale Dietro alle spesse lenti degli occhiali brillavano i suoi occhietti vivaci, che lasciavano intuire la sua saggezza. Grazie all’innata curiosità che lo ha sempre contraddistinto leggeva molto, era sempre aggiornato su tutto, ultime tecnologie comprese. La sua grande intelligenza la utilizzava spesso e volentieri anche nelle sue omelie. Partendo da fatti di cronaca riusciva a spiegare con parole semplici concetti che invece non lo erano. La genuina, e quasi eccessiva, umiltà, che lo ha accompagnato tutta la vita, gli permetteva poi, forse inconsciamente, di non far sentire troppo ignorante chi lo ascoltava: “Non so se avete sentito che ...”, “Avete visto al telegiornale? ...”, “L’altro giorno ho letto che ...”. Ma don Alberto non lo si ascoltava con piacere solo in chiesa. Anche fuori. In lui ognuno poteva trovare un interlocutore valido per qualsiasi argomento, anche non propriamente legato al mondo della fede.

Uomo di fede e di penna A don Alberto piaceva scrivere e lo faceva spesso. A chi gli stava vicino non mancava mai di esprimere la sua gratitudine,

i suoi dubbi o i suoi complimenti tramite carta e penna. Scriveva anche molto per il bollettino “Parrocchie d’Onsernone”. Trattava con incredibile facilità temi molto impegnativi come la fede o il perdono. Altrettanto facilmente sapeva però concentrarsi con acuta ironia su tematiche più “leggere”. In un bollettino del 2001, da buon francescano, ad esempio, aveva dedicato un lungo articolo ai cani che partecipavano alla messa e a quelli (forse non credenti) che invece abbaiavano contro la sua auto. Con l’arguzia, prendendo spunto dal Vangelo, raccontò alla valle intera la vita da cani … dei cani in circolazione oltre un decennio fa: Dolly di Loco, Pink di Berzona, Brenno da Bazzano, il quadrupede da convento che ha condiviso la vita con i frati cappuccini. Nei suoi biglietti d’auguri di buone feste, ma anche nelle sue prediche, sapeva spaziare dalle citazioni più dotte a quelle più profane. Dal mondo della musica,

3


in ricordo

per esempio, sapeva prendere, a mo’ di spunto per spiegare un concetto, sia le parole del cantautore Lucio Dalla che quelle del rapper Jovanotti, senza, ovviamente, dimenticare i riferimenti dalle sacre scritture.Una fonte inesauribile d’ispirazione erano poi le avventure di don Camillo e Peppone, raccontate nei romanzi di Giovannino Guareschi. Dalle parole che stendeva sulla carta traspariva poi anche un’altra sua caratteristica: il non eccessivo ottimismo (per non dire il pessimismo). Specialmente se si trattava della sua salute. In alcune sue lettere, già nel lontano 1993 (oltre vent’anni fa!), scriveva di sentire vicina la fine della vita. Che a volte il pessimismo era un po’ invadente lo si percepiva anche quando si avvicinavano i grandi appuntamenti religiosi o quando c’erano grandi sfide all’orizzonte. Il nervosismo allora diventava cattivo consigliere e si tramutava in ansia che faceva vedere a don Alberto la situazione più complicata di quello che in realtà fosse. Da fine intellettuale quale era, don Salvi non dava molta importanza alle apparenze ma molto di più alla sostanza delle cose. In questo senso non sarà ricordato per aver lasciato in eredità opere fisiche ma piuttosto per la sua testimonianza etica e il suo esempio di semplicità e di profonda umanità di cui molti in valle hanno potuto usufruire.

In moto perpetuo ... Come un pellegrino sulla via del santuario don Alberto, anche se con qualche piccola pausa, era sempre in cammino, sempre alla ricerca di qualcosa, sempre in mille faccende affaccendato. In moto perpetuo. Ha viaggiato molto, soprat-

4

tutto nella sua Italia natale ma anche in Polonia e negli Stati Uniti, come pure in diversi altri paesi. Una delle sue mete predilette era il santuario di Lourdes. Negli ultimi anni, dopo qualche mese d’allenamento su e giù per la cantonale, don Alberto ha affrontato il pellegrinaggio fino a Santiago di Compostela. La sua energia, che si sarebbe detta inesauribile, gli ha permesso, oltre che d’affrontare i mille viaggi, d’essere il motore di diverse iniziative in valle. Dalle sue idee, per esempio, sono nati il Consiglio pastorale nei primi anni ‘90, e il piccolo coro, ora esistente sotto un’altra forma. La sua profonda conoscenza della musica e la costante ricerca della perfezione lo hanno portato, a volte, ad essere molto duro, perfino scorbutico, con chi, malgrado tanta buona volontà, non riusciva proprio ad essere intonato o non era in grado di seguire i suoi suggerimenti. Ora invece lassù in Paradiso don Alberto sarà probabilmente diventato un po’ più indulgente. Quando tra una discussione con san Pietro e una con la Madonna, a cui era molto devoto, sentirà una nota stonata salire dalla nostra valle saprà chiudere un occhio … pardon, un orecchio.


in ricordo

Don Alberto nei ricordi di… Giuseppe Savary, medico del Centro sociale onsernonese e della valle Onsernone Le prime volte che ho incontrato don Alberto credo d’avergli fatto paura. I primi contatti, infatti, sono avvenuti per lavoro, quando veniva chiamato per una persona morta. Poi però il nostro rapporto è diventatomolto più solido, costruito sulla fiducia reciproca, malgrado io non sia affatto credente. C’era un rispetto profondo tra di noi e un dialogo proficuo perché in lui non cercavo il prete ma l’uomo. E anche per lui era la stessa cosa. A differenza di alcuni suoi colleghi che hanno esercitato in passato in valle in caso d’emergenza don Alberto potevi chiamarlo anche in piena notte. Quando arrivava ti ringraziava sempre per averlo informato. Svolgeva fino in fondo la sua missione. Con lui ho avuto il piacere di condividere molte avventure, parecchie delle quali non lavorative. Io le chiamavo viaggi, lui pellegrinaggi, specialmente in Italia. Gli aneddoti divertenti sono molti, tanti da poter scrivere un libro. Ovunque si andasse, accanto a un monumento religioso, don Alberto conosceva almeno un ristorante (se no due!) in cui si poteva mangiare davvero molto bene. Il suo pregio più grande era quello di essere molto generoso. A volte anche troppo. A chi gli chiedeva la giacca lui rispondeva dandogli addirittura la camicia. Basti pensare, ad esempio, a come si è occupato di una famiglia di Vergeletto.

Era inoltre una persona molto istruita, erudita. In questo senso era un paziente perfetto perché s’informava in maniera approfondita e faceva domande pertinenti. Mi ricordo che molti anni fa un collega oncologo, che curava una persona vicina a don Alberto, mi confidò d’essere rimasto molto colpito dalla sua preparazione. Difetti? Quello di non essersi fatto valere per quello che meritava e forse quello di aver troppa paura di disturbare gli altri. Mi ricordo, a questo proposito, che pochi anni fa rimase senza auto e dovette prendere l’ultimo treno per rientrare a Locarno. In piena notte, per raggiungere il suo alloggio a Losone senza creare disagi altrui, decise di farsi, da ultra ottantenne, la strada a piedi.

5


in ricordo

Edy Mancini, presidente del Consiglio pastorale Don Alberto ha avuto molti meriti. Tra questi quello d’aver creato oltre 25 anni fa il Consiglio pastorale, oggi ancora attivo. Dopo un incontro informale nel 1990 grazie a una sua idea, l’anno successivo l’avventura partì ufficialmente. Pochi anni dopo fondò il Piccolo coro con il quale abbiamo allietato le messe nelle festività maggiori fino al 2001, anno in cui decidemmo di smettere a causa delle tensioni accumulate. La sua costante ricerca della perfezione musicale a cui noi non potevamo arrivare per mancanza di talento, aveva creato

6

un clima non costruttivo. Era tuttavia impossibile voler male a don Alberto, anche quando riusciva a non valorizzarti e a non tenere conto dell’impegno profuso. La sua generosità e la sua bontà, con le scuse che arrivavano spesso in forma scritta, stemperavano la tensione e la rabbia. Grazie alla sua profonda conoscenza dell’Italia e della cultura culinaria abbiamo potuto fare gite pastorali ricche di contenuti religiosi e di ottimo cibo. Un mese esatto prima di morire ho avuto il piacere d’invitarlo a pranzo. Benché diminuito nel fisico, la fame, la presenza di spirito e quella mentale erano quelle di sempre.


in ricordo

Marco Garbani Nerini, presidente del Consiglio parrocchiale Vergeletto-Gresso Don Alberto è arrivato da noi nel 1972. Ero già presidente della parrocchia di Vergeletto-Gresso. Di lui ricorderò la grande conoscenza della cucina italiana e dei vini della sua patria. Grazie a queste sue passioni don Alberto riusciva a spiegarci la cultura e la storia con i quali potevano nascere questi prodotti alimentari genuini. Aveva buoni rapporti con tutti, anche con quelli che non erano credenti o con quelli che in chiesa non ci andavano mai. Era una persona gentile e onesta. Anche

dopo essere andato in pensione non ha mai smesso di esercitare e ha sempre aiutato i suoi colleghi, in special modo dicendo messa, quando poteva, al Centro sociale onsernonese. NB: ringrazio chi, oltre le persone intervistate, fornendomi opinioni, racconti o materiale cartaceo, mi ha permesso di non usare solo memorie personali per ricordare alcuni tratti della personalitĂ del caro don Alberto, personaggio importante e complesso, che ha segnato la vita di molti di noi. Paolo Beretta

7


Calendario liturgico-pastorale di Losone Le messe feriali saranno celebrate: lunedì e martedì in san Giorgio, mercoledì in casa Patrizia, giovedì e venerdì in san Lorenzo. Prima di avvento sabato 28 novembre ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 29 novembre ore 8 e 18 messe in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo Il gruppo mamme organizza un banco di arrangiamenti natalizi prima e dopo le messe in san Lorenzo. La messa in san Giorgio delle 18 è animata dai cresimandi. Seconda di avvento ore 17:30 messa in san Lorenzo sabato 5 dicembre I ragazzi della cresima si trovano alle 15:30 al centro La Torre per la catechesi. ore 8 messa in san Giorgio (non c’è la messa serale) domenica 6 dicembre ore 10 messa in san Lorenzo Domenica in san Lorenzo messa delle famiglie con la partecipazione di gruppi cantori alle stelle della regione. È presente una delegazione di bambini di Cochabamba (Bolivia), invitati da MISSIO Svizzera. Alle 17 concerto gospel in san Lorenzo offerto dal comune di Losone. Festa dell’Immacolata martedì 8 dicembre

ore 10 messa in san Lorenzo ore 18 messa in san Giorgio

Terza di avvento, apertura della porta santa per il sopraceneri sabato 12 dicembre, alla Madonna delle grazie di Bellinzona apertura della porta santa per il sopraceneri. Non è celebrata la messa a Losone. domenica 13 dicembre ore 8 e 18 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo La messa in san Giorgio delle 18 è animata dai cresimandi. Celebrazione comunitaria della confessione in preparazione alle feste di Natale venerdì 18 dicembre alle ore 19:30 in san Lorenzo Quarta di avvento ore 17:30 messa in san Lorenzo sabato 19 dicembre domenica 20 dicembre ore 8 messa in san Giorgio (non c’è la messa serale) ore 10 messa in san Lorenzo Alle 18 concerto natalizio della filarmonica e della corale Unitas di Losone in san Lorenzo.

8


Natale 2015 lunedì 21, martedì 22, mercoledì 23 dicembre alle 19:30 in san Lorenzo Racconto e canti natalizi per la novena giovedì 24 dicembre in san Lorenzo ore 23:45 preparazione alla celebrazione della messa con canti della corale Unitas ore 24 Eucaristia venerdì 25 dicembre ore 8 messa in san Giorgio e alle 10 in san Lorenzo; alle ore 17 vespri di Natale in san Lorenzo sabato 26 dicembre ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 27 dicembre ore 8 e 18 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo lunedì 28 dicembre messa di Natale alla casa Patrizia alle ore 9:30. Le celebrazioni in casa anziani sono sempre aperte a tutti i fedeli. giovedì 31 dicembre venerdì 1° gennaio sabato 2 gennaio domenica 3 gennaio lunedì 4 gennaio

messa in san Lorenzo alle ore 18. festa di Maria madre di Dio e giornata di preghiera per la pace, messa in san Lorenzo alle ore 10 e in san Giorgio alle ore 18. ore 17:30 messa in san Lorenzo ore 8 e 18 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo ore 9:30 messa in casa Patrizia

Festa dell’Epifania mercoledì 6 gennaio

ore 8 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo ore 17 vespri in san Giorgio

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani dal 17 al 25 gennaio Il sabato 23 gennaio, alle ore 17:30 nella chiesa parrocchiale di san Pietro e Paolo ad Ascona preghiera ecumenica. Non si celebra la messa in san Lorenzo.

9


Calendario liturgico della valle Onsernone Prima domenica d’Avvento sabato 28 novembre ore 16:00 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 29 novembre ore 09:00 Vergeletto ore 10:30 Loco Seconda domenica d’Avvento sabato 5 dicembre ore 16:00 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 6 dicembre ore 09:00 Crana ore 10:30 Auressio Immacolata martedì 8 dicembre ore 09:00 Russo ore 10:30 Loco Terza domenica d’Avvento sabato 12 dicembre Apertura Anno Santo della Misericordia ore 17:00 Bellinzona domenica 13 dicembre ore 09:00 Vergeletto ore 10:30 Loco Quarta domenica d’Avvento sabato 19 dicembre ore 16:00 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 20 dicembre ore 09:00 Crana ore 10:30 Auressio

10

NATALE giovedì 24 dicembre ore 22:00 Russo venerdì 25 dicembre ore 09:00 Vergeletto ore 10:30 Loco Santa Famiglia sabato 26 dicembre ore 16:00 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 27 dicembre ore 09:00 Comologno ore 10:30 Auressio Maria Madre di Dio giovedì 31 dicembre ore 17:15 Mosogno venerdì 1 gennaio ore 09:00 Crana ore 10:30 Loco Seconda domenica di Natale sabato 2 gennaio ore 16:00 Vergeletto ore 17:15 Auressio domenica 3 gennaio ore 09:00 Comologno ore 10:30 Berzona (s. Defendente) Epifania mercoledì 6 gennaio ore 09:00 Gresso ore 10:30 Loco Battesimo del Signore sabato 9 gennaio ore 16:00 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 10 gennaio ore 09:00 Vergeletto ore 10:30 Loco


II domenica ordinaria sabato 16 gennaio ore 16:00 Gresso (s. Antonio) ore 17:15 Berzona domenica 17 gennaio ore 09:00 Crana ore 10:30 Auressio (s. Antonio) III domenica ordinaria sabato 23 gennaio ore 16:00 Comologno ore 17:15 Mosogno domenica 24 gennaio ore 09:00 Vergeletto ore 10:30 Loco IV domenica ordinaria sabato 30 gennaio ore 16:00 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 31 gennaio ore 09:00 Crana ore 10:30 Auressio V domenica ordinaria sabato 6 febbraio ore 16:00 Comologno ore 17:15 Mosogno

domenica 7 febbraio ore 09:00 Vergeletto ore 10:30 Loco Ceneri mercoledì 10 febbraio ore 17:00 Russo ore 18:00 Loco Confessioni prima del Natale sabato 19 dicembre ore 10:00-12:00 a Loco giovedì 24 dicembre ore 15:30- 17.30 a Russo (possibili in ogni momento, chiedendo al sacerdote) Novena di Natale In attesa della Notte di Natale con la nascita di Gesù, sono previsti degli incontri di novena per i bambini e i ragazzi. Le informazioni sugli orari e i luoghi saranno consultabili negli albi delle parrocchie.

Il Consiglio parrocchiale informa

Crana In occasione della festa patronale dei ss. Pietro e Paolo avvenuta il 29 giugno e della festa della Madonna del Carmelo avvenuta il 19 luglio, si ringraziano il municipio per l’offerta dell’aperitivo,

gli operai comunali, i cuochi, i collaboratori, il gruppo canoro, Gino Guerra, la famiglia Germano Poncioni, don Samuele Tamagni e don Fabio Minini.

11


le chiese dell’Onsernone

Muri costruiti di devozione Curiosità e cenni storici sull’edificio sacro di Crana

Era il 1992 quando a Crana si festeggiò il restauro della chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo. Un’occasione privilegiata per sottolineare la devozione della popolazione onsernonese e l’impegno che da sempre si pose per prendersi cura dell’edificio sacro. Lo ha fatto Lino Elio Mordasini, che ha colto l’opportunità offerta dai festeggiamenti per allestire un’approfondita ricerca che ha ricostruito la storia del monumento, dalle sue origini fino agli inizi del Novecento. Abbiamo a nostra volta preso spunto da quello scritto per raccontare qualche particolare sulle vicende legate a quello che nacque come un oratorio, nella seconda metà del 1600. Ma facciamo un passo indietro, seguen-

12

do la ricostruzione di Mordasini, e andiamo al 1597, quando, riferendo di una visita al villaggio della valle, un alto prelato segnalava che “nella terra di Crana vi è una cappella la quale è più tosto a guisa di cassina che di chiesa ben che habbi dentro un altaruzzo rotto, ne vi si celebra”. Una cappella che, sempre secondo l’autore della ricerca storica, cadde “certamente in disuso per mancanza di manutenzione e per i tempi difficili di carestie e pestilenze”. Tanto che nel 1669, in occasione di una visita pastorale di monsignor Torriani, vescovo di Como, all’edificio non si fece nemmeno riferimento, indicando invece che Crana, dove si contavano 65 fuochi, era priva di oratorio.


Fu solo nel 1676 che il villaggio decise di dotarsi di un nuovo edificio sacro, probabilmente inglobandovi i resti della precedente cappella. Il 19 aprile 1677, segnala ancora Mordasini, l’Oratorio con cimitero adiacente venne benedetto dal vicario foraneo don Carlo Bettetini d’Ascona e dedicato ai santi Pietro e Paolo. Successivamente le ricostruzioni storiche raccontano dei contrasti con la Confraternita della Madonna del Carmine di Russo, il cui cappellano avrebbe dovuto celebrare anche a Crana in giorni stabiliti. Cosa che non avveniva con regolarità, soprattutto durante la cattiva stagione, e che suscitò la reazione della popolazione locale, la quale si rivolse al vescovo di Como, ottenendo che il sacerdote abitasse a Crana nei quattro mesi invernali. Da qui la costruzione della casa parrocchiale, dove, fra l’altro, lo stesso cappellano dava lezione ai ragazzi del paese. Il capitolo successivo riguarda l’anno 1787, quando viene fondata la Parrocchia di Crana, che si stacca definitivamente dalla chiesa madre di Russo. In quello stesso anno Crana e Vocaglia contrassero un debito di 400 lire milanesi “per provvedere di sacre suppellettili la chiesa nuovamente eretta”. Risale poi al 1787 la costruzione del piccolo campanile, che venne dotato delle prime campane nel 1793, da allora più volte sostituite. Quelle attuali risalgono al 1951 e furono fuse in provincia di Vercelli. La storia della chiesa dei santi Pietro e Paolo è successivamente caratterizzata dall’aggiunta delle due cappelle. La prima, quella della Madonna del Carmine, risale al 1821, mentre la seconda – dedicata a san Giuseppe – venne fatta costruire l’anno successivo. Per entrambe si raccontano particolari vicende le-

gate alle rispettive statue. Quella della madonna, di stile barocco, proverrebbe dal Tirolo, dono probabilmente di emigranti che in quella regione lavoravano. La seconda sarebbe stata asportata dalla sua originale collocazione a inizio Novecento, perché giudicata “una bruttura gotica”. Sostituita da un’altra effigie del santo, finì poi in mani private e fu conservata per lungo tempo presso il palazzo Barca di Comologno. Nel 1955 fu ceduta al parroco del luogo, che la fece ricollocare nella cappella di Crana. Mordasini riferisce quindi dei successivi interventi di restauro e abbellimento. Fra il 1833 e il 1834, ad esempio, furono fatti eseguire i banchi (fino ad allora limitati nel numero e riservati a personaggi e famiglie particolari) e vennero realizzati, fra l’altro, la copertura del pulpito, la balaustra del coro, il confessionale, una riparazione dell’altare maggiore, oltre ad una completa opera di tinteggio. Una cinquantina d’anni dopo, nel 1886, vi fu una nuova ristrutturazione, con l’ampliamento del coro, il rifacimento del soffitto, lavori di pittura. Nello stesso periodo fu pure rinnovato il pavimento del presbiterio e si sostituì la Via Crucis del 1758. L’ultima fase di interventi, precedente a quella del 1992, prese avvio nel 1898 e si concluse sette anni dopo, con la conclusione degli stucchi della facciata. “E ci fermiamo qui – conclude Mordasini – anche se molto si potrebbe ancora dire sulla chiesa di Crana, in quanto anche dopo il 1905 molto si è ancora fatto per la manutenzione dell’edificio sacro”. Un monumento al quale la popolazione della zona rimane legata da un profondo affetto. Ne sono appunto testimonianza anche gli ultimi restauri. bgl

13


attività parrocchiali

Un simbolo per unire e ricordare La croce di Lampedusa È stata realizzata con i legni dei barconi dei migranti arenatisi sull’isola siciliana, è stata benedetta da papa Francesco e agli inizi di settembre 2015 ha lasciato per la prima volta il suolo italiano per approdare nel Locarnese. Prima ad Ascona e poi a Losone, su iniziativa delle due Parrocchie. La croce di Lampedusa è dunque diventata un simbolo particolare mentre centinanti di profughi continuano a venire accolti al centro San Giorgno, negli spazi ricavati nell’ex caserma. La visita è iniziata al collegio Papio di Ascona, dove la croce ha accompagnato le celebrazioni per l’apertura dell’anno scolastico. La sera successiva è stata organizzata una fiaccolata che si è simbolicamente aperta sulle acque del Lago Maggiore, per terminare nella chiesa evangelica asconese, dove si è svolto un

14

momento di preghiera e riflessione. Folta la presenza dei volontari del gruppo di accoglienza che incontra settimanalmente i richiedenti l’asilo al centro La Torre. A Losone è poi stata organizzata la proiezione del documentario “Lo stesso mare”, del regista Stefano Ferrari. Infine, la domenica, la croce è stata accolta nell’oratorio della Madonna d’Arbigo, con il vescovo emerito Pier Giacomo Grampa.


fra storia, storie e cronaca

Fratelli neri 1943-44 i soldati “senegalesi” a Losone

Aprile 1944: battesimo di alcuni soldati africani nella chiesa del Collegio Papio di Ascona.

Sulle pagine dello scorso bollettino parrocchiale abbiamo ripercorso un frammento della storia degli internati polacchi a Losone con la promessa di raccogliere elementi per raccontare anche degli altri soldati che trovarono rifugio nel comune. Nella mente di alcuni testimoni è ancora vivo il ricordo dei cosiddetti “senegalesi”, per molti i primi uomini neri visti di persona, combattenti delle Forces françaises libres che entrano in Ticino nell’autunno del 1943 e che soggiornarono alcuni mesi anche a Losone. Punto di partenza della nostra ricerca è il romanzo Fratelli Neri di Gerry

Mottis, edito da Armando Dadò Editore e presentato al centro La Torre lo scorso 20 novembre alla presenza dell’autore e dello storico Stefano Mordasini. Tratto da fatti realmente accaduti, il romanzo narra la vicenda dell’arrivo nel settembre del 1943 a Roveredo di un gruppo di fucilieri senegalesi internati per alcuni giorni presso il Collegio Sant’Anna. Un romanzo che tra realtà e fantasia invita alla riflessione sull’attualità, l’incontro con l’altro e la diversità. Stefano Mordasini, da parte sua, ha curato il compendio storico che accompagna la narrazione e che mette in evidenza le tracce lasciate

15


da queste persone, molte delle quali proprio a Losone.

L’arrivo a Losone Settembre 1943. La guerra impazza in tutta Europa. A seguito dell’armistizio firmato dal generale Badoglio un centinaio di soldati africani appartenenti alle Forces françaises libres che si trovavano in Italia entra in Ticino. Sebbene venissero comunemente chiamati “senegalesi” questi uomini provenivano da diversi paesi del continente africano (dagli odierni Congo, Mali, Repubblica Centroafricana e Madagascar). “Si tratta di soldati che hanno combattuto in medio Oriente e nell’Africa del nord”

spiega Stefano Mordasini. Vengono dapprima trasferiti a Roveredo, poi nel canton San Gallo per giungere a Losone ancora prima dell’inverno. “Nell’edizione del 20 novembre 1943 di Illustrazione Ticinese viene pubblicata un’immagine che mostra un soldato senegalese che assiste a uno spettacolo del circo Knie a Locarno” aggiunge lo storico. I senegalesi verranno alloggiati in Arbigo per circa sette mesi, fino al mese di giugno del 1944 quando partiranno alla volta di Cademario per lasciare il posto ai soldati indiani. “Negli archivi federali si trova uno scambio epistolare classificato segreto avvenuto nell’estate 1944 che riassume le ragioni per cui i soldati africani e indiani si trovavano in Ticino” spiega

Il vescovo Jelmini in Arbigo per la cresima del 29 maggio 1944.

16


Mordasini “oltre ad alcuni aspetti relativi alla sicurezza, l’esercito svizzero riteneva il clima a sud delle alpi più adatto alla salute di questi soldati”.

Nella vita della comunità Durante il loro soggiorno losonese i senegalesi vennero impiegati meno in lavori di pubblica utilità rispetto agli internati polacchi. “Dai rapporti dell’epoca sembra emergere che non c’era abbastanza lavoro per tutti. Quello che si sa è che i polacchi lavoravano con un rendimento e una disciplina che rispondeva alle aspettative dei militari elvetici e delle guardie locali” racconta Stefano Mordasini. Nonostante ciò, seppure in forma diversa, anche i soldati africani ebbero occasione di entrare in contatto con la popolazione. “Oltre che dai testimoni diretti questo dato è pure registrato nei rapporti ufficiali. Sebbene le direttive militari di per sé non lo permettevano non sono mancati i momenti di incontro. Interessante il ricordo di un testimone di Cademario che ha raccontato che una volta lasciato Losone c’erano ragazze del Locarnese che si recavano fin nel Malcantone per andare a trovare i soldati e portare loro del cioccolato” racconta Mordasini. Al di là dei momenti conviviali i senegalesi presero parte anche alla vita religiosa della comunità. A testimoniarlo sono diversi articoli pubblicati sulla stampa, ma anche alcune fotografie ritrovate proprio nel Archivio parrocchiale di Losone. Due immagini immortalano alcuni battesimi impartiti nella

chiesa del collegio Papio di Ascona (in cui si riconoscono oltre ai soldati anche i padrini indigeni), altre documentano l’arrivo del vescovo Angelo Jelmini, il 29 maggio 1944, festa di Pentecoste, alla chiesa d’Arbigo in occasione della cresima dei giovani losonesi e degli internati africani. L’elenco completo degli uomini che hanno ricevuto il sacramento della cresima si trova nei registri di Losone. A margine di alcuni nomi sono segnate anche le richieste dell’atto di battesimo in occasione del matrimonio. Del centinaio di soldati uno, Albert N’Dele, morì il 2 maggio 1944 di tubercolosi polmonare alla Clinica Sant’Agnese di Muralto ed è stato sepolto a Losone, mentre gli altri circa un mese più tardi vennero trasferiti a Cademario, lasciando il campo ai soldati indiani. La storia del soldati senegalesi in Ticino si conclude prima della fine della guerra. “Sono stati infatti rimpatriati in Francia nel dicembre del 1944 con un treno che li ha portati da Bioggio a Ginevra e una volta giunti alla stazione di Cornavin sono stati accompagnati alla frontiera” conclude Mordasini. Nathalie Ghiggi Imperatori

17


presenza missionaria

Giovani in aiuto alle Filippine “Ma i più poveri siamo noi” I giovani della diocesi, durante l’estate scorsa, hanno compiuto un viaggio nelle Filippine alla scoperta di un popolo dalle mille risorse, a diretto contatto con realtà di semplicità, di povertà, dalla città alle campagne. Ecco la testimonianza di due losonesi. Il parroco Jean-Luc ha insistito per farmi scrivere due righe sull’esperienza vissuta quest’estate nelle Filippine con un gruppo ticinese di giovani, che aveva organizzato tre settimane di presenza missionaria in quel Paese. Partire per tre settimane verso un Paese del Sud del mondo significa prendere contatto con una popolazione e una cultura nuove, quindi lasciarsi toccare dai problemi e dalle lotte di un popolo, e condividere il tempo, facendo dell’ “essere” l’attitudine dominante. Trovo buona la proposta di portare persone giovani in Paesi in via di sviluppo, per permettere un primo contatto con la povertà, con chi vive diversamente da noi, con chi lotta per dei beni che per noi sono acquisiti. E renderci conto che i più poveri siamo noi, perché stanchi di vivere. Allora è la sorpresa di trovare chi è più povero materialmente, ma più felice e sorridente quando si pone in relazione con gli altri. Vorrei però esprimere una preoccupazione. Fare volontariato, fare l’esperienza del Sud del mondo diventa oggi una moda, quasi qualcosa che vorremmo nel curriculum. Sarebbe triste fare commercio con questo tipo di disgrazie: partecipare per un periodo a un’azione umanitaria non è tanto un’esperienza, quanto un servizio. Il centro dell’azione deve essere il bene del povero, e non il nostro personale guadagno, o una gratificazione del nostro ego. Peccato che spesso, a parole, viene detto che “si vuole fare questa esperienza di volontariato umanitario”, come fosse un plus, piuttosto che decentrarsi per fare spazio al povero, e dimenticarsi per un po’, almeno lì. Pascal

18


L’anno scorso Messico, quest’anno Filippine, nella città di Mangaldan. Ecco la meta del campo di lavoro 2015, organizzato annualmente dalla Conferenza missionaria della Svizzera italiana. Campo che ha visto protagonisti ben 26 ticinesi dall’18 luglio all’8 agosto, tra i quali ho avuto ancora una volta l’opportunità di esserci anch’io. Partire è mettersi in gioco, lasciare ciò che per noi è scontato per incontrare e conoscere nuove realtà e nuovi popoli. Per me è accettare nuove sfide e vivere il Vangelo in modo più intenso. Pur cercando di viverlo giorno dopo giorno a casa, mi rendo conto che in queste situazioni senti di testimoniare senza sosta. Mi ha molto colpito un focolarino missionario che abbiamo incontrato a Manila, nei primi giorni di viaggio. Lui raccontava che anni fa era rimasto folgorato da una frase del Vangelo che lo ha convinto a rivedere la sua vita, partendo per donarsi totalmente ad un popolo di bisognosi. La frase è “ama il prossimo tuo come te stesso”. Dopo aver vissuto l’esperienza del campo in Mes-

sico, ancora una volta ho provato a immergermi in questa nuova avventura senza aspettative. Il popolo filippino è aperto ed immediato, il sorriso è ovunque. Non a caso viene chiamato il popolo della gioia. In queste settimane abbiamo avuto l’opportunità di vedere ricchezza e povertà divise da una manciata di metri. Abbiamo visitato scuole e quartieri, animato i bimbi, piantato riso ... Ancora una volta il calore umano condiviso è il bene più prezioso che si possa offrire e ricevere al tempo stesso! Un ringraziamento speciale a tutte le persone che ci hanno sostenuto prima, durante e dopo questa fantastica esperienza di vita. Grazie Filippine per averci ospitati! Giona

19


le religioni nel mirino

Israele Siamo alla terza puntata della pubblicazione di estratti dal Rapporto dell’associazione cattolica “Aiuto alla chiesa che soffre”, dell’anno 2014, testo che analizza la situazione della libertà religiosa nel mondo. Abbiamo scelto la terra dove Gesù è nato due millenni fa, rapporto che mostra la tensione latente in questo angolo di terra. In assenza di una Costituzione formale, sul tema della libertà religiosa, è necessario far riferimento al testo della Dichiarazione d’indipendenza del 1948 che recita: «Lo Stato d’Israele sarà aperto per l’immigrazione ebraica e per la riunione degli esuli», nonché «assicurerà completa uguaglianza di diritti sociali e politici a tutti i suoi abitanti, senza distinzione di religione, razza o sesso, garantirà libertà di religione, di coscienza, di lingua, di istruzione e di cultura, preserverà i luoghi santi di tutte le religioni e sarà fedele ai principi della Carta delle Nazioni Unite». L’ebraismo non è religione di Stato, le istituzioni sono laiche e operano secondo il modello delle democrazie occidentali. Tuttavia, alcune disposizioni connaturali all’ebraismo si impongono nella vita sociale – ad esempio, l’osservanza del sabato e gli alimenti kasher – e ciò può creare tensioni tra ebrei osservanti ed ebrei non religiosi. In teoria, i cittadini non-ebrei hanno stessi diritti e doveri di coloro che lo sono; questo significa che possono candidarsi alle elezioni, appartenere a partiti politici ed essere eletti alla Knesset (il Parlamento, dove siedono, attualmente, nove rap-

20

presentanti arabi, cristiani e musulmani, su un totale di 120 membri). Di fatto, essi svolgono però un ruolo marginale nella vita politica e, sebbene ci siano delle eccezioni – come quella dei drusi – essi non svolgono il servizio militare. Dal canto suo, l’attuale Primo ministro, Benjamin Netanyahu, si è espresso in favore del servizio di leva obbligatorio per i cristiani. Nella realtà quotidiana, tutto ciò che riguarda l’identità ebraica gode di una certa preminenza ed essa produce penalizzazioni ai danni di cittadini musulmani e cristiani, in particolare, se essi sono di etnia araba. Ad esempio, sono esclusi da alcune professioni vietate ai nonebrei, nonché da alcune sovvenzioni statali; il coniuge palestinese di un cittadino israeliano non ha il diritto né a risiedere in territorio israeliano né ad acquisire la cittadinanza. È necessario anche citare le numerose restrizioni agli spostamenti imposte ai residenti dei Territori palestinesi. Ad esempio, i musulmani palestinesi ultracinquantenni e le musulmane che abbiano oltre 35 anni di età possono solitamente visitare senza incontrare problemi, la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, mentre ai cristiani viene richiesto un permesso ufficiale per entrare a Gerusalemme a visitare i propri luoghi sacri – an-


che in occasione di grandi feste come la Pasqua – o a partecipare a ritiri, sessioni di formazione religiosa o a riunioni. Tali provvedimenti si applicano non solo ai laici, ma anche a sacerdoti e religiosi. Le autorità israeliane sono anche estremamente reticenti a concedere visti di residenza al personale religioso dei Paesi vicini. I visti per i membri del clero e i seminaristi provenienti dalla Giordania, sono ora più facili da ottenere, con durata di un anno, a volte due, o anche per ingressi multipli. Questo rende le cose più facili per i seminaristi giordani che seguono i programmi di formazione offerti dal Patriarcato latino la cui giurisdizione copre Israele, Territori palestinesi, Giordania e Cipro. Invece, i seminaristi palestinesi incontrano enormi difficoltà a ottenere permessi d’ingresso regolari a Gerusalemme per partecipare alle cerimonie previste nel Santo Sepolcro insieme al Patriarca. La loro età è la causa principale; in numerosi casi i seminaristi palestinesi hanno dovuto fare dietro-front ai posti di controllo israeliani, nonostante i lasciapassare rilasciati dalle autorità diplomatiche della Santa Sede. C’è del positivo, comunque. Le scuole private ricevono sussidi dal Governo fino al 70% delle spese generali, in caso di scuole medie, e del 100% se scuole secondarie. Si tratta di un grande aiuto per le scuole cattoliche che così evitano bilanci in rosso; va segnalato però che il Governo sta pensando di annullare tali sovvenzioni e, se così fosse, le famiglie sarebbero costrette a iscrivere i propri figli nelle scuole pubbliche, meno care. La concessione di permessi di costruzione costituisce un altro problema. Secon-

do monsignor William Shomali, vicario patriarcale latino di Gerusalemme, «la legislazione israeliana afferma che tutti i cittadini sono uguali, riconosce la libertà di religione, eppure incontriamo grandi difficoltà a ottenere i visti per il clero e, i terreni appartenenti alla Chiesa, o vengono espropriati o sono catalogati come non edificabili al fine di frenare lo sviluppo demografico dei cristiani». Il 20 ottobre 2013, un edificio – costruito su un terreno di proprietà del Patriarcato latino di Gerusalemme prima della creazione dello Stato di Israele e residenza di una famiglia di 14 persone – è stato demolito per ordine delle autorità. Per il Patriarca, monsignor Fouad Twal, «il Ministero degli interni e il Comune di Gerusalemme sapevano benissimo che il terreno apparteneva al Patriarcato». La demolizione, effettuata senza alcun preavviso da parte delle autorità, è per monsignor Twal «un atto di vandalismo che viola la legge israeliana e il diritto internazionale» e, in quanto tale, indica «un aggravamento della situazione che in nessun modo aiuta il processo di pace». Per questo, il presule ha annunciato che presenterà ricorso sia ai tribunali israeliani che alle istanze internazionali. Attacchi contro siti religiosi cristiani e musulmani, sono stati perpetrati da membri del movimento “Etichetta del prezzo”, composto da giovani estremisti israeliani che prendono di mira persone e istituzioni che considerano opposte – o non sufficientemente favorevoli – agli insediamenti ebraici nei Territori palestinesi.

21


cronaca illustrata

Cresime

Losone, 10 ottobre 2015 Russo, 13 settembre 2015

22


Madonna del Sassello e gita parrocchiale

Loco, 4 settembre 2015

Concesio (BS), 26 settembre 2015

23


AttivitĂ scout la Torre

Azione 72 ore, 12 settembre 2015

Scout in piazza, 3 ottobre 2015

24


I nostri contatti

Recapiti parrocchiali

Preti

Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch

don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 660 51 43 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone

Silvano Beretta Claudia Locatelli Roberto Carazzetti Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Pncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83 076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 11 85 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticitĂ questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione.

copertina: Sergio Simona

Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80

Presidenti dei Consigli parrocchiali Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76

Sezione scout la Torre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 Coro della Valle Onsernone Isabella Dellamora 079 294 56 19

Comitato di redazione don Jean-Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Lino Bini, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


COMUNITÀ IN CAMMINO

BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone No.4 - dicembre 2015

Dicembre 2015  

www.leparrocchie.ch

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you