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COMUNITÀ IN CAMMINO

BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone No. 4 - NOVEMBRE 2016


I nostri contatti Preti don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 442 41 15 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone sito: www.leparrocchie.ch

Presidenti dei Consigli parrocchiali Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Silvano Beretta Claudia Locatelli Roberto Carazzetti Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Poncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 11 85 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. Coloro che volessero segnalare un lettore interessato, ma residente fuori parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona


la lettera del parroco

Recapiti parrocchiali

Centro la Torre Misericordia, termini davvero?! Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch

parrocchiale Unitas la mise- zione su queste teorie, senza fare chiasso. InCorale quest’anno giubilare terminato, ricordia nonGnarini termina e091 il santo ha 847 Infatti l’intervista fatta dal papa sull’aereo Candida 791padre 58 32non / 078 65 08 mancato di dimostrarci quante Emilia Maggi 079 545 97 78e quali sia- tornando dal viaggio apostolico in Georgia no le occasioni per compiere di mise- titolare e Azerbagian, riguardo di questa teoria, Leslaw Skorski maestroopere e organista 091 780a73 76 ricordia. Infatti ci sono state molteplici oc- è passata nel nascondimento come molte casioni giubilari a Roma e nelle diocesi del altre iniziative sul tema. Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) mondo, per ricordare che la incontriamo Vi ripropongo una parte dell’intervista, Perissinotto 091 791 86 inEva molti ambiti, da quelli più76 strettamente perché possiamo rifletterne. “Mi racconDanielaaMonaco 091 791 36 50 Mise- tava un papà francese che a tavola parpastorali quelli politici, sportivi… ricordia che si realizza in occasioni come i lavano con i figli – cattolico lui, cattolica Gruppo mamme tragici eventi del terremoto avvenuto in Ita- la moglie, i figli cattolici, ma all’acqua di lia, l’uraganoAndreocchi di Haiti, la questione rose, però cattolici – e ha domandato al Emiliana 091 791migranti 84 75 eGabriella con realtà Orru vicine 091 anche a noi come quelragazzo di dieci anni: E tu che cosa voi 792 14 80 la contenuta nell’intervista di don Angelo, fare quando diventi grande? La ragazza. cappellano dell’ospedale neuropsichiatrico Da lì il papà si è accorto che nei libri di scuogrande (PGC) diPiccolo Mendrisio, fino coro a quella familia con i fi- la s’insegnava la teoria del gender. Questo è Chiara Metrico 076 573 93 83 gli, i genitori, i nonni. contro le cose naturali, una cosa è che una Ora, con l’inizio di questo nuovo anno li- persona abbia questa tendenza e c’è anche turgico, che è l’avvento, siamo chiamati chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare Sezione scout laTorre Losone ad essere vigilanti, ad attendere il Signore l’insegnamento nelle scuole su questa licasella postale 618, 6616 Losone Gesù; il quale viene costantemente e si ren- nea, per cambiare la mentalità. Queste io www.scout-latorre.ch de presente, non solo il 25 dicembre, per le chiamo “colonizzazioni ideologiche” e latorrelosone@yahoo.it una tradizione ormai “consolidata” (per conclude dicendo “Per favore, non dite: Il alcuni), ma che è presente “tutti i giorni papa santificherà i trans! Per favore! ... È un fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) nella sua problema di morale. È un problema. È un Consiglio pastorale dell’Onsernone grande misericordia. Da qui dobbiamo fare problema umano e si deve risolvere come Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 attenzione nelle scelte della nostra vita quo- si può, sempre con la misericordia di Dio, tidiana, dobbiamo vigilare su tutto ciò che con la verità, come abbiamo detto nel caso il mondo va continuamente proponendoci. del matrimonio, leggendo tutta l’Amoris “Misericordia e verità s’incontreranno” dice laetitia, ma sempre così, sempre con il cuore il salmo 84, e in riferimento alle idee o teo- aperto”. Pertanto facciamo attenzione a ciò rie che stanno andando di moda, come ad che ci viene proposto e non dimentichiamo esempio, la teoria dei generi (chiamata più quello che dice il salmo sopra citato, la vericomunemente gender) siamo chiamati a tà s’incontra con la misericordia, con l’amovigilare. Ora di vigilare non è scontato per- re; non c’è misericordia senza verità. Comitato redazione ché come Dio si è manifestato in un luogo Buona vigilanza, buona attesa di Colui che nascosto, senza fareFarine, chiasso,Nathalie e pochi hanno Verità. don Jean – Luc Ghiggiè Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti vigilato, così oggi la Chiesa prende posiAntonio Ceresa, Paolo Storelli 1


calendario liturgico

Losone prima domenica di avvento

sabato 26 novembre ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 27 novembre ore 8 e 18 messe in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo Il gruppo mamme organizza un banco di arrangiamenti natalizi prima e dopo le messe parrocchiali in san Lorenzo. La messa in san Giorgio delle ore 18 è animata dai cresimandi, i quali a gruppi si ritrovano già alle ore 16 per la catechesi nella saletta san Giorgio.

seconda domenica di avvento

sabato 3 dicembre ore 17:30 messa in san Lorenzo In chiesa san Lorenzo, alle ore 20:30, concerto di beneficenza con i tenori: Mauro Bonomi, Giordano Ferri, Matteo Cammarata. domenica 4 dicembre ore 8 e 18 messe in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo Banco-vendita libri religiosi dopo la messa in casa parrocchiale. I cresimandi si ritrovano alle ore 16 per una catechesi nella saletta a san Giorgio. La messa sarà animata dal coro dei GVL (giovani del vicariato di Locarno).

festa dell’Immacolata

martedì 8 dicembre ore 8 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo Non c’è messa serale Banco-vendita libri religiosi dopo la messa, in casa parrocchiale. In chiesa san Lorenzo, alle ore 17, concerto gospel offerto dal comune di Losone.

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terza domenica di avvento

sabato 10 dicembre ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 11 dicembre ore 8 e 18 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo Dopo la messa domenicale, alle ore 11, al centro la Torre, Assemblea parrocchiale. La messa in san Giorgio delle ore 18 è animata dai cresimandi, i quali a gruppi si ritrovano alle ore 16 per la catechesi nella saletta a san Giorgio.

adorazione eucaristica

martedì 13 dicembre ore 20 in san Giorgio adorazione eucaristica

quarta domenica di avvento

sabato 17 dicembre ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 18 dicembre ore 8 messa in san Giorgio ore 10 messa per famiglie in san Lorenzo Non c’è messa serale La messa delle 10 è animata dal Piccolo grande coro con l’invito rivolto a tutte le famiglie. In chiesa san Lorenzo concerto natalizio della filarmonica di Losone e del coro Jeans, alle ore 17.

novena di Natale

lun 19, mar 20, mer 21, gio 22 dicembre alle ore 19:30 in san Lorenzo

confessioni di Natale

venerdì 23 dicembre ore 19:30 in san Lorenzo Celebrazione comunitaria della riconciliazione e del perdono e confessione individuale in preparazione alle feste di Natale.


MESSE DI NATALE

sabato 24 e domenica 25 dicembre ore 23:45 introduzione alla celebrazione della messa natalizia della notte con la corale parrocchiale Unitas ore 24 in san Lorenzo ore 8 in san Giorgio ore 10 in san Lorenzo con la presenza del Piccolo grande Coro ore 17 vespri in san Lorenzo

festa di santo Stefano

lunedì 26 dicembre ore 9:30 messa in casa Patrizia Le celebrazioni in casa anziani sono sempre aperte a tutti i fedeli.

festa di Maria madre di Dio, capodanno sabato 31 dicembre ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 1° gennaio ‘17 ore 10 messa in san Lorenzo ore 18 messa in san Giorgio

festa dell’Epifania

Nei giorni prima della festa dell’Epifania, benedizione delle case secondo il programma precisato nella pagina delle attività parrocchiali. venerdì 6 gennaio ore 8 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo Non c’è messa serale ore 17 vespri in san Giorgio

festa del battesimo di Gesù

sabato 7 gennaio ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 8 gennaio ore 8 e 18 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo

adorazione eucaristica

martedì 10 gennaio ore 20 in san Giorgio adorazione eucaristica Sabato 14 gennaio, visitiamo la mostra “legni preziosi” alla Pinacoteca Züst di Rancate, dove è prestata la statua del “nostro” san Giorgio. Ci potremo rendere conto della necessità di un restauro urgente e di una sua ricollocazione in chiesa non sotto la mortale ventata calda del riscaldamento.

settimana di preghiera per l’unità

sabato 21 gennaio ore 17:30 preghiera ecumenica nella chiesa evangelica di Ascona con le comunità cattoliche ed evangeliche della zona, in occasione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. In san Lorenzo non c’è messa. domenica 22 gennaio ore 8 e 18 messa in san Giorgio ore 10 messa-famiglie in san Lorenzo La messa delle 10 è animata dal Piccolo grande coro con l’invito rivolto a tutte le famiglie.

giornata del malato

venerdì 10 febbraio ore 16 messa in san Lorenzo, con la celebrazione dell’unzione dei malati sabato 11 febbraio ore 17:30 messa in san Lorenzo domenica 12 febbraio ore 8 e 18 messa in san Giorgio ore 10 messa in san Lorenzo La messa delle 10 è animata dal Piccolo grande coro con l’invito rivolto a tutte le famiglie.

Adorazione eucaristica

martedì 14 febbraio ore 20 in san Giorgio adorazione eucaristica

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calendario liturgico

Valle Onsernone I Avvento

sabato 26 novembre ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno (al Chiosso) domenica 27 novembre ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco

Novena di Natale

II Avvento

per tutti i bambini e ragazzi con preghiera e lampada da costruire

sabato 3 dicembre ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 4 dicembre ore 9 Crana ore 10:30 Auressio (Mad. Sponde)

Immacolata

giovedì 8 dicembre ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco

III Avvento

sabato 10 dicembre ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno (al Chiosso) domenica 11 dicembre ore 9 Loco ore 10:30 Russo CSO

IV Avvento

sabato 17 dicembre ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 18 dicembre ore 9 Crana ore 10:30 Auressio (Mad. Sponde)

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lunedì 19 – mercoledì 21 venerdì 23 dicembre ore 16:15- 17:30 Russo, Casa Moschini (centro diurno)

Confessioni

martedì 20 dicembre ore 16-18 a Russo giovedì 22 dicembre ore 16-18 a Loco sabato 24 dicembre ore 16:30-17:30 a Mosogno

NATALE

sabato 24 dicembre ore 18 Mosogno con i bambini domenica 25 dicembre ore 9 Russo ore 10:30 Loco

Maria SS. Madre di Dio

sabato 31 dicembre ore 17:15 Comologno domenica 1 gennaio ore 9 Vergeletto ore 10:30 Berzona (San Defendente)


Epifania

domenica 29 gennaio ore 9 Crana ore 10:30 Loco

Battesimo del Signore

V domenica ordinaria

venerdì 6 gennaio ore 9 Crana ore 10:30 Loco (Bacio Gesù bambino) sabato 7 gennaio ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno (al Chiosso) domenica 8 gennaio ore 9 Vergeletto ore 10:30 Auressio (Mad. Sponde)

sabato 4 febbraio ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno (al Chiosso) domenica 5 febbraio ore 9 Vergeletto ore 10:30 Russo CSO

II domenica ordinaria

VI domenica ordinaria

sabato 14 gennaio ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 15 gennaio ore 9 Crana ore 10:30 Loco (anniversari matr.)

Messa di ringraziamento per anniversari di matrimonio (5°, 10°, 15°, 20°, 25°, 30°….)

Domenica 15 gennaio a Loco ore 10:30

Annunciatevi al parroco

III domenica ordinaria

sabato 21 gennaio ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno (al Chiosso) ore 17:30 Ascona (preghiera ecumenica nella chiesa evangelica) domenica 22 gennaio ore 10:30 Auressio (festa patronale)

IV domenica ordinaria sabato 28 gennaio ore 16 Vergeletto ore 17:15 Berzona

sabato 11 febbraio ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 12 febbraio ore 9 Crana ore 10:30 Auressio (Mad. Sponde)

VII domenica ordinaria

sabato 18 febbraio ore 16 Comologno ore 17:15 Mosogno (al Chiosso) domenica 19 febbraio ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco

VIII domenica ordinaria

sabato 25 febbraio ore 16 Gresso ore 17:15 Berzona domenica 26 febbraio ore 9 Auressio (Mad. Sponde) ore 10:30 Russo CSO

Ceneri

mercoledì 1 marzo ore 17 Crana ore 18 Loco

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il consiglio parrocchiale informa

Losone Una pergamena per residenza Dorotea Mentre alcuni inquilini hanno già preso possesso dei primi appartamenti, lo scorso 16 settembre si è svolta la cerimonia per la posa della pergamena commemorativa nelle fondamenta della nuova residenza Dorotea, voluta dalla parrocchia nel quartiere Campagne di Losone. Alla presenza di rappresentanti delle autorità comunali e delle aziende impegnate nell’opera, il presidente del consiglio parrocchiale, Silvano Beretta, ha ringraziato ancora una volta l’architetto Renato Doninelli e tutti coloro che hanno contributo alla realizzazione delle due palazzine. Dopo la benedizione impartita da don Jean-Luc Farine, Beretta e il sindaco, Corrado Bianda, hanno posato la pergamena, sulla quale – oltre alla formula istituzionale – è pure stata impressa una preghiera attribuita a san Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera e marito di Dorotea, cui è dedicata la nuova residenza losonese.

A gloria di Dio Padre e a lode di Cristo Verbo di Dio fatto uomo, Salvatore e Redentore di tutti gli uomini essendo sommo Pontefice papa Francesco vescovo della sede episcopale che è a Lugano mons. Valerio Lazzeri parroco don Jean-Luc Farine presidente del consiglio parrocchiale il sig. Silvano Beretta e sindaco di Losone il sig. Corrado Bianda sono eretti tre edifici abitativi in zona Campagna tra via Trisnera e via Gratello. Questi appartamenti, voluti dalla parrocchia con decisione assembleare il 15 dicembre 2013 (114 voti favorevoli, 1 voto contrario, 3 astenuti) eretti su terreno già appartenente alla parrocchia su modello architettonico ideato dall’arch. Renato Doninelli e con l’esecuzione dei lavori affidata a varie imprese locali, sono intitolati a Dorotea moglie di san Nicolao della Flüe, patrono della Confederazione Elvetica e madre di dieci figli. Posata la prima pietra il 12 maggio 2015 sono benedetti il 16 settembre 2016. Possa l’esempio di san Nicolao e Dorotea ispirare una vita di impegno e dedizione alla famiglia e al paese e la loro preghiera sostenere tutta la nostra vita come era abituato a pregare san Nicolao: “Mio Signore e mio Dio, togli da me tutto quello che mi allontana da te. Mio Signore e mio Dio, dammi tutto quello che porta a te. Mio Signore e mio Dio, toglimi a me e dammi tutto a te”. AD 2016

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attività parrocchiali

Concerto benefico Sabato 3 dicembre 2016 Emergency organizza un concerto in san Lorenzo a Losone alle ore 20:30. Saranno presenti tre tenori, i King’s Tenors, Mauro Bonomi, Giordano Ferri, Matteo Cammarata (al pianoforte Giuseppe Sanzari). L’entrata è gratuita e le offerte raccolte sono destinate a sostenere le attività di Emergency. “Emergency Switzerland Foundation” rende nota l’attività di Emergency internazionale e raccoglie fondi per la realizzazione di progetti umanitari. La Fondazione sostiene i programmi che offrono cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Nei suoi ospedali ha portato aiuto a più di 6.000.000 di persone in 16 paesi. Oltre all’attività medica, Emergency è da sempre impegnata nella promozione di una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. L’esempio del Sudan. Dopo una guerra civile durata oltre 21 anni, che è costata la vita a due milioni di persone, il paese è stato diviso in due e il 9 luglio 2011 è nato lo Stato del Sud Sudan. Molte questioni rimangono tuttavia irrisolte: la precisa linea di confine, la ripartizione dei ricavi del petrolio, lo status e i diritti dei cittadini dei due Stati. In molte regioni si registrano tuttora dei conflitti armati. Praticamente ovunque sussiste il pericolo di mine antiuomo e munizioni non esplose. Centinaia di migliaia di persone sono in fuga. Molti profughi, soprattutto bambini, muoiono di fame e di malattie. In Sudan l’aspettativa di vita è di 55 anni. La mortalità infantile sotto i cinque anni si attesta intorno al 107 per mille. Il 50% della

Mauro Bonomi

Matteo Cammarata

Giordano Ferri

popolazione non ha accesso alle cure mediche. Su 100’000 abitanti si contano solo 16 medici. Il rapporto 2010 del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) classifica il Sudan al 154° posto su 169 paesi nella graduatoria dell’Indice di sviluppo umano. Dal 2004 Emergency ha curato in Sudan 325’697 persone (dati aggiornati al 31 dicembre 2013) nei suoi tre centri pediatrici e nel centro di cardiochirurgia. Nel 2005 Emergency ha aperto un centro pediatrico per offrire assistenza gratuita ai bambini del campo profughi di Mayo, nei sobborghi di Khartum. Dall’aprile 2007 a Soba, a 20 chilometri dalla capitale, è operativo un centro regionale di cardiochirurgia che offre assistenza gratuita ai pazienti provenienti dal Sudan e dai paesi confinanti. Il centro è collegato a una rete di ambulatori dislocati nella regione dove viene effettuato lo screening

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e il follow up dei pazienti. Il centro è chiamato Salam, che significa pace. Nel luglio 2010 sono iniziate le attività del Centro pediatrico di Nyala, che offre cure ai bambini fino a 14 anni e svolge attività di educazione igienico-sanitaria rivolte alle famiglie. Attualmente le attività del Centro sono sospese in seguito al rapimento di un membro dello staff. Il 26 dicembre 2011 il Centro pediatrico di Port Sudan, nello stato del Mar Rosso, ha iniziato a curare i primi bambini. (informazioni prese dal sito ufficiale della fondazione, ndr.).

Concerto gospel Tradizionale appuntamento di Natale offerto dal comune di Losone con un concerto gospel. Nella chiesa di san Lorenzo, giovedì 8 dicembre, alle ore 17 con i Danton Whitley & Mosaic sound. La formazione è composta Danton Whitley (voce, direzione), Taylor Milton (soprano), Candace Potts (soprano), Aleah Parris (contralto), Lauren Higgins (contralto), Charles Johnson (tenore), Stephen Rogers (tastiere). Nel repertorio troviamo canti come Silent Night, We Wish You a Merry Christmas, Oh Holy Night, I Surrender All, Come ye Faith ful, Amazing Grace, Holy is the Lord, The Church Medley, Oh Happy Day, Saints Go Marching In, Negro Spirituals Melody.

Concerto natalizio Domenica 18 dicembre alle ore 17 in chiesa san Lorenzo, la filarmonica di Losone con il coro Jeans di Muralto offrono un concerto natalizio strumentale-vocale.

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Proposte parrocchiali Benedizione delle case e cantori alle stelle

Prima della festa dell’Epifania, secondo una tradizione diffusa nelle regioni germanofone sotto il nome di Sternsinger e legata alla festa dell’Epifania, ci sarà la benedizione delle case portando la luce del presepio. Sono invitati i bambini che vogliono diventare i messaggeri di questa bella notizia del Natale, Dio è con noi. Partenza assieme dalla chiesa di san Giorgio i giorni lunedì 2, martedì 3, mercoledì 4 e giovedì 5 gennaio dalle ore 16. Cantiamo ritornelli natalizi e andiamo nelle case di coloro che avranno annunciato al parroco il desiderio della benedizione. Cari bambini, vi attendo nella saletta san Giorgio alle 15:30 dei giorni indicati per indossare i vestiti e prendere la stella.

Corso cresima adulti gennaio-marzo 2017

Per gli adulti che desiderano essere padrini o madrine, per coloro che vogliono celebrare il matrimonio cristiano, per coloro che semplicemente desiderano ricevere il sacramento della cresima, è previsto un corso di preparazione di otto incontri. A partire da mercoledì 18 gennaio 2017, ore 20 in casa parrocchiale.

Giornata del malato, memoria di Maria di Lourdes.

In parrocchia anticipiamo la giornata del malato a venerdì 10 febbraio con una messa celebrata in san Lorenzo alle ore 16. Chi lo desidera può ricevere il sacramento dell’unzione.


il consiglio pastorale informa

Un segno di speranza L’Onsernone in gita alla Sacra Spina Lo scorso 24 settembre ci siamo recati a San Giovanni Bianco, paese della bergamasca situato in Val Brembana, dove all’interno della chiesa parrocchiale è custodita una reliquia della Sacra Spina. Riassumere questa giornata in poche righe, viste le molteplici emozioni che l’hanno caratterizzata, non è una facile impresa… Partiamo quindi dalle cose più “semplici” per poi giungere al fulcro più intenso e ricco di significato. Ci siamo messi in viaggio con un nutrito gruppo di fedeli provenienti perlopiù dalle parrocchie della valle Onsernone e di Losone. Già durante i primi chilometri del tragitto si respirava un’aria di cordialità e famigliarità che, con il proseguire, si è evoluta in amichevoli conversazioni e cori improvvisati che intonavano canti popolari. Giunti in terra orobica, dal finestrino potevamo scorrere verdi colline con qualche albero che già aveva la chioma gialla, e paeselli pittoreschi con al centro i loro campanili (…) Già, perché senza chiesa non c’è paese (…). San Giovanni Bianco è caratterizzato da una ricca storia culturale, basti pensare ad esempio al Casinò che abbiamo avuto il privilegio di visitare: ha svolto la sua particolare funzione per 10 anni per poi divenire un interessante oggetto di visita dal punto di vista storico e architettonico. Lo stesso Casinò si trova nelle adiacenze delle strutture dei famosi bagni termali, della famosa casa di produzione d’acqua minerale “San Pellegrino” e anche di un altrettanto interessante monumento: il Grand Hotel, che sarà oggetto a breve di

un meritato intervento di valorizzazione e conservazione. Degno di nota è stato anche l’abbondante pranzo che abbiamo potuto gustare in un tipico ristorante locale. Ed ora quello che più ci è rimasto nel cuore (…). Colei che ci ha portato ad intraprendere questo pellegrinaggio: la Sacra Spina, frammento della corona di Cristo, che miracolosamente è fiorita. Una fioritura che, seppur non del tutto inaspettata (come la tradizione vuole, ogni qualvolta la festività dell’Annunciazione cade in concomitanza con il Venerdì Santo, il fenomeno si manifesta) fa parte di quei misteri che non possono lasciare indifferente neanche il più scettico tra gli scettici. Lo scorso 25 marzo la Sacra Spina ha germogliato, e noi abbiamo avuto la gioia di

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poter venerare questo frutto datoci in dono dal Signore, che ha guidato ciascuno di noi alla sua gemma - un segno – infatti… La prossima fioritura avverrà nel 2’157! Alla sua presenza abbiamo assistito alla messa celebrata da don Marco, un momento unico che ci ha permesso di raccoglierci e di farci sentire comunità insieme! Il Signore si rivolge a noi con piccole attenzioni che ci dimostrano la sua vicinanza e rafforzano la fede, dandoci la speranza di proseguire nel nostro cammino. Un pellegrinaggio che ci ha portato a visitare un luogo dove la devozione è ancora intensa, anche perché alimentata da questi periodici fenomeni prodigiosi. Uno scorcio di vissuto di padre Giuseppe Cavagna “ il Misericordioso” che ben riassume il nostro sentimento a seguito di questa particolare giornata: -“(…). La povera mamma, andava a piedi

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nudi per voto fatto alla Madonna per ottenere la guarigione del babbo”(…).”Siamo andati a pregare la Madonna e a San Giovanni Bianco a venerare la Sacra Spina”… ”Pregammo”(…). ”Dopo aver pregato si ritornò al paesello sempre per vie aspre e sentieri di montagna”(…). ”La fede della mamma è stata per me più di un anno di scuola. Nella povertà di quel tempo si mangiava sano ma male, si vestiva male, non c’erano scarpe ma si pregava bene. Il babbo a poco a poco guarì ma la mamma ha mai dimenticato di ringraziare la Madonna e Gesù coronato di spine. Oh se si potesse ancora tornare a quella santa fede e semplicità.” – Questa è la fede che dobbiamo riscoprire e la speranza che dobbiamo avere, con carità e amore verso gli altri. Questo è quello che è rimasto nei nostri cuori dopo la passeggiata.


la mostra

Legni preziosi La statua di san Giorgio esposta alla pinacoteca Züst In molti si saranno accorti della sua assenza. Manca ormai già da qualche settimana dalla chiesa di san Giorgio la statua del suo santo a cavallo intento a sconfiggere il drago. Non è la prima volta. Le piace mettersi in mostra. Fino al 22 gennaio 2017 sarà fra le protagoniste di “Legni preziosi - Sculture, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento” alla Pinacoteca Züst di Rancate. L’esposizione, allestita dall’architetto Mario Botta, presenta una quarantina di sculture in legno provenienti da tutto il Ticino. Testimonianze di fede, ma anche memoria della maestria di artisti attivi nelle principali città d’Europa, nelle cui mani dei semplici legni si sono trasformati in preziosi oggetti di devozione e ammirazione. Gioielli spesso poco conosciuti al pubblico che per l’occasione hanno lasciato chiese, musei e conventi, per permettere ai visitatori di ripercorrere il filo della storia, in un percorso che va dal Medioevo al Settecento, e goderne appieno la bellezza. La parrocchia organizza la trasferta sabato 14 gennaio 2017, secondo un programma che indicheremo a tempo debito. Maggiori informazioni: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, 6862 Rancate - www.ti.ch/zuest La mostra è aperta fino al 22 gennaio 2017 (orari: da martedì a venerdì: 9-12 / 14-18. sabato, domenica e festivi: 10-12 / 14-18. Chiuso: il lunedì; 24, 25 e 31/12. Visite guidate su prenotazione anche fuori orario).

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l’ospite

Casa Gabri, un abbraccio d’amore “Sono come i nostri figli e i nostri angeli” Il visino nero, un nero africano, spicca sul cuscino bianco del piccolo letto. Gli occhi spalancati, uno sguardo che non guarda, vuoto, perso nella penombra della stanza. Una carezza. Nessuna reazione. “Lui vegeta”, dice don Angelo (il cappellano del Neuro di Mendrisio) che ci accompagna in una visita a casa Gabri, la struttura da lui fondata a Rodero, pochi chilometri oltre il valico di Bizzarrone, per ospitare bambini affetti da gravissime patologie. Lui vegeta. E gli altri? Sono sette i piccoli ospiti, uno più grave dell’altro. Entriamo nella cameretta di quello che affettuosamente chiamano “ il capo”: il più “anziano”. Appesa accanto al letto una preghiera. “I suoi genitori sono molto religiosi e vengono sempre a trovarlo”. I genitori. Almeno lui li ha. Sì, perché gli altri – disgrazia su disgrazia – sono stati abbandonati. “Ce li portano qui e noi li accogliamo con tanto amore”. Amore. Lo si respira con l’aria l’amore a casa Gabri. Assieme, nonostante la sofferenza che sta attorno, a tanta serenità. Basta osservare gli atteggiamenti di don Angelo e delle infermiere che si occupano di quei piccoli. “Sono come figli nostri” dicono; “e i nostri angeli”, aggiunge il prete. Siamo attirati dal-

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lo sguardo di una piccola cinese. E’ in braccio ad una infermiera. Non possiamo non darle una carezza. Ci sorride. Possibile?, chiediamo alla donna. “No, forse è una sua illusione”. Illusioni alle quali si attaccano anche don Angelo e i suoi collaboratori perché – ed è facile capirlo – un sorriso strappato a “quegli angeli” sarebbe per loro un regalo immenso: di involontaria riconoscenza e di speranza. “Non sappiamo – ci conferma il nostro accompagnatore – se ci sentono, se si accorgono di quello che facciamo loro. Ma noi gli diamo comunque tutto quello che possiamo. Lo recepiscono? Noi proviamo. E’ per questo che io pretendo che tutti i piccoli ogni giorno siano alzati dal letto abbracciati e tenuti in braccio. E’ molto, molto importante”. C’è lei, ci sono le infermiere (il rapporto tra personale e ammalato è di uno a uno),


c’è un’assistenza continua 24 ore su 24, ci sono terapisti, medici specialisti che in caso di bisogno accorrono dal vicino ospedale di Como… “Sono solito dire ai miei collaboratori – continua don Angelo - che fare l’infermiera, la fisioterapista o una delle varie figure professionali che operano a casa Gabri non può essere solo un lavoro. Non posso neanche chiamarla una vocazione. Però dico loro che è un grande onore. Abbiamo tra le mani questi bambini e riusciamo a vedere in loro, deformi e sfigurati, la presenza divina ferita. Ricordiamoci che Lui ha detto che è nei piccoli e nei sofferenti. Se riusciamo a veramente a credere e vedere questa presenza, ecco, è per noi un grande onore”. Riuscire a vestirli, curare la loro igiene, accarezzarli, parlare loro… “Sono piccoli gesti non dico di adorazione ma di devozione sì. Dipende poi dal grado di fede che uno ha. E se abbiamo fede sappiamo che in loro abbiamo tra le mani il Signore. Se compiamo questo servizio verso i piccoli ospiti (e non è solo un servizio ma qualche cosa di molto più profondo), si entra nel mistero di Cristo”. Ci pensa qualche momento e aggiunge: “Quando esponiamo il santissimo sacramento, accendiamo sei o dieci o più candele, usiamo l’incenso, ci inginocchiamo, lo adoriamo e preghiamo. Tutto giusto, ci mancherebbe. Ma non credo sia un’eresia dire che l’adozione di Cristo la facciamo anche lì, in quei bambini, perché Lui ha detto: io sono nei poveri, sono nei sofferenti, sono nella parola”.

D’accordo, don Angelo. Ma guardiano anche un altro aspetto: è difficile non chiederci perché Dio permette che ci sia tanta sofferenza in un bambino. “Sa, queste domande se le possono porre quelli che hanno il tempo di porsele, i filosofi, anche i teologi, gli psicologi e quant’altro. Le dico la verità: noi non abbiamo né il tempo né la voglia di stare a ragionare su queste domande. Questi bambini ci sono, sono una realtà, nostro compito è di aiutarli. Poi il perché e il percome li lasciamo agli altri. Certe domande non hanno risposta. L’importante è agire di conseguenza”. Com’è possibile, ci domandiamo ancora, che dei genitori abbandonino un figlio così ammalato, così fragile… Don Angelo tenta alcune spiegazioni: questioni culturali, situazioni particolari... “Quella bambina cinese, per esempio: è stato lo zio, il capo del clan, ad obbligare la mamma a lasciarla. Per loro un neonato femmina per di più gravemente ammalato è una disgrazia, un disonore. Questioni culturali, appunto, per noi incomprensibili ma che in alcune etnie sono ancora radicate. La mamma me l’ha portata con gran dolore, piangeva, l’ha abbracciata poi è scomparsa. Comunque da parte mia non c’è alcun giudizio sul suo comportamento né su quello delle altre. Casa Gabri non è confessionale, metà dei piccoli che ospitiamo sono musulmani. Se crediamo che ogni persona, ogni bambino è figlio di Dio, a maggior ragione lo sono questi poveretti. La nostra motivazione dunque, va al di là di quello che sta a monte: quando un bam-

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bino soffre, quando un bambino è ammalato, quando un bambino è abbandonato noi gli apriamo le porte, ovviamente se abbiamo posto”.

“Vorrei vederli sul triciclo in Paradiso”

Don Angelo, lei trascorre la sua vita tra il Neuro a Mendrisio e casa Gabri. Sempre a contatto con un mondo di sofferenze, dunque. E, pensiamo, di morte. “Vede – ci risponde - i bambini sono tutti vispi, belli, sono i principini delle famigli; giustamente. Ma nascono anche bambini ammalati e alcuni addirittura muoiono. Qui fortunatamente sono pochi, ma pensiamo a cosa capita nel mondo. E l’accompagnamento di questi bambini alla morte – al di là delle cure che vengono fatte, senza però accanimento - è un accompagnamento affettivo. Li accompagniamo fino alla porta e poi li affidiamo al Paradiso. Sarebbe bello (sorride) poterli accompagnare ancora, vederli andare in triciclo felici nella loro vita nuova. Ma nei mesi precedenti al decesso occorre accompagnare i genitori (quando ci sono) nella loro sofferenza. E’ difficile dire loro che vostro figlio ha prospettive di vita molto limitate. Noi

dobbiamo supportarli e quando ormai il cuore del bambino non ce la fa più, l’apparato respiratorio e cerebrale sono arrivati alla fine, bisogna veramente sostenerli, far sentire loro i nostro affetto, la nostra partecipazione. Fra il personale abbiamo anche uno psicologo che può aiutarli”. Sono momenti che, immaginiamo, segnano anche chi come lei e i suoi collaboratori sono stati vicini e hanno dato ai piccoli tante cure e tanto amore. “Per me prete che li assiste tutti i giorni e vede il loro percorso di sofferenza non è possibile non affezionarsi. E dire affezionarsi è minimale. Ci si può anche innamorare; nel senso evangelico e forse di più. E poi il funerale. Quando è capitato avrei preferito che lo celebrasse il parroco, invece i mie collaboratori hanno voluto che lo facessi io perché, dicevano, il piccolino è tuo, è nostro, fa parte della nostra famiglia. Ecco, dico che celebrare il funerale di uno di loro è la mia penitenza. Quello nel mio sacerdozio è la cosa più difficile. In quei giorni lì mi devo preparare, devo entrare in un ruolo che non è normale. Mi sento un paragenitore. Ma un genitore ha diritto di star lì nel banco in silenzio, seppure annientato dal suo dolore. E invece devo gestire un po’ tutto e le assicuro che non è facile. Già la parola diventa problematica, ti torna in gola, un groppo, non riesci quasi a buttarla fuori”.

Per casa Gabri una nuova sede ampliata e più completa

Pochi giorni dopo la nostra visita ci sarebbe stato il trasloco nella nuova casa Gabri, un villa ristrutturata e preparata in tutti i dettagli per accogliere gli ospiti. Ci sono cinque camerette da due letti

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(così da aumentare un poco la capacità ricettiva), una camera d’emergenza, tutte dotate delle più moderne apparecchiature sanitarie come e forse più di un ospedale. I bambini sono controllati dalle telecamere giorno e notte, il personale può vedere in tempo reale sul proprio telefonino i parametri di ognuno… Preparata in tutti i dettagli, dicevamo. Un esempio: cosa guarda il bambino che è a letto ed è immobile, ammesso che possa vedere? Il soffitto e null’altro. Quindi è stata riservata particolare cura al soffitto sia attraverso i colori, sia dotandolo di una illuminazione speciale con giochi di luce che possano favorire la tranquillità di chi guarda. Stesso discorso per la diffusione della musica, tranquilla, terapeutica.

Il finanziamento rappresenta un onere non indifferente

Don Angelo, come la mettiamo con le finanze? “Eh sì, finanziariamente casa Gabri è un onere non indifferente. Pensi solo al costo del personale. In questi ultimi tre anni siamo riusciti ad avere un contributo dalla Regione Lombardia. E’ difficile, sa, perché questa struttura non ha identità: non è una casa di riposo, non è una casa famiglia, non è un reparto pediatrico, quindi non rientra nella casistica degli istituti sociali sovvenzionati dagli enti pubblici. La Regione ha dovuto inventarsi una nuova identità che ufficialmente si chiama ‘Casa sociosanitaria ad alta integrazione sanitaria’. Ma andiamo avanti sereni, sicuri che la provvidenza ci aiuta. E così ogni tanto arriva qualche offerta o in memoria di defunti, o in occasione di anniversari eccetera. Ovviamente l’aiuto della Regione non basta. E la casa è sempre in passivo. Ed

è giusto: evangelicamente deve essere in passivo perché sarebbe un sacrilegio guadagnarci su questi poveri bambini”. Risorse insufficienti già prima, ed ora c’è anche l’onere del nuovo stabile. “Qualcuno ci aveva promesso di aiutarci per la realizzazione della nuova casa ma poi si è eclissato. L’abbiamo fatta ugualmente”. Già, si è eclissato. E dove era la provvidenza? “Stia tranquillo che c’è. Abbiamo acceso un mutuo in banca ed è già un segno della provvidenza se ci è stato concesso. Adesso piano piano lo restituiremo quando la provvidenza, appunto, continuerà ad aiutarci. Perché siamo certi che Dio non abbandona i suoi”. Paolo Storelli

Don Angelo (ci ha chiesto di non mettere il suo cognome perché, dice, “non sono io quello che conta, ma gli ammalati e i ‘miei’ bambini di casa Gabri”) è stato ordinato prete a 31 anni. Di formazione sanitaria prima aveva sempre lavorato negli ospedali perché, dice ancora, “il bisogno di aiutare gli ammalati credo di averlo iscritto nel mio DNA”. Prete guanelliano, per dieci anni è stato rettore del seminario dell’opera di don Guanella. Più tardi l’allora vicario generale della nostra diocesi, monsignor Giuseppe Torti, gli ha proposto di compiere una supplenza in una parrocchia ticinese. Supplenza che poi si è trasformata in una collaborazione costante tanto che don Angelo è stato incardinato nella diocesi di Lugano. Per due anni cappellano all’ospedale Beata Vergine di Mendrisio, rispondendo ad una richiesta di monsignor Torti nel frattempo diventato vescovo, nel 2000 è diventato cappellano dell’ospedale neuropsichiatrico.

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l’intervista

Temprato dalla sfida onsernonese Don Marco Nichetti racconta i suoi primi due anni in valle È di una sincerità quasi disarmante don Marco Nichetti, quando, con il sorriso sulle labbra, racconta delle sue prime settimane in Onsernone. Dei giorni nei quali, mentre affrontava i ripidi tornanti per salire in valle, chiedeva a se stesso e al Signore perché mai avesse deciso di fare il prete. Oggi, a poco più di due anni di distanza, lo ricorda sorridendo perché i tornanti si sono fatti un po’ meno ripidi, il cammino – quello del servizio quotidiano – sempre meno impervio. Certo non è stato facile essere catapultato, a 36 anni, in una realtà dove, a chi viene da fuori, anche solo il paesaggio può apparire chiuso e aspro. Ritrovarsi, ancora diacono e poi sacerdote appena ordinato, nei panni di amministratore parrocchiale, senza alcuna esperienza

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alle spalle, a dover coordinare la vita di un’intera comunità, frazionata seppur piccola. “La prima impressione è stata quella di essere finito in mezzo ad un deserto: un inizio difficile. In quel periodo – racconta lui stesso – è stata fondamentale la presenza di don Alberto Salvi. Che mi ha accompagnato, mi ha guidato, mi ha permesso di conoscere la realtà onsernonese e, soprattutto, le persone”. Le persone la cui vita ha iniziato, da allora, ad intrecciarsi con la sua. Legami che, in certi casi, sono andati via via rafforzandosi. In altri, invece, sono rimasti più superficiali. Ma talvolta è proprio da questi ultimi che oggi gli capita di trarre la linfa per portare avanti il suo impegno. “Piccole cose – spiega -. Magari un saluto inaspettato, un approc-


cio inatteso. Però sono segni importanti. Ponti gettati all’interno di una comunità che, ne sono convinto, deve fondarsi anche su una rete capillare di solidi rapporti umani”.

Attività e momenti d’incontro

Nell’autunno 2014 è dunque iniziato il lavoro per proseguire, consolidare o rilanciare attività e momenti d’incontro. “La scuola – ricorda don Marco –, il catechismo per prima comunione e cresima, tutte le varie celebrazioni. All’inizio sapevo poco o nulla. È stato come se mi scaricassero addosso un autocarro pieno di pietre. Poi ho cominciato a raccoglierle una ad una e, alla fine, credo di esserne venuto a capo”. L’Onsernone in cifre significa circa 700 abitanti, suddivisi in 8 parrocchie. “Coloro che partecipano attivamente alla vita comunitaria – aggiunge l’amministratore parrocchiale – sono circa il dieci per cento. Siamo nella media, insomma”. Con quanta vitalità, gli chiediamo? “Ci proviamo. Ci sono entità e iniziative che aiutano. Il coro parrocchiale, ad esempio, che rende le celebrazioni più partecipate. O tutte le proposte del consiglio pastorale, che sono un valido sostegno alla vita comunitaria. Dalle rappresentazioni teatrali alla gita parrocchiale, dalle tombole all’organizzazione del calendario liturgico, fino alla distribuzione di questo bollettino”. Lo stesso don Marco ha poi istituito delle consuetudini, come la novena di Natale con i bambini o la benedizione delle case. “La prima ha avuto successo già lo scorso anno e, dunque, la ripeteremo in queste settimane. La seconda è per me molto importante, perché mi permette di entrare davvero in contatto con la

gente, con la sua realtà, con le gioie e le difficoltà della vita quotidiana. Per poterle condividere”.

Oltre i confini parrocchiali

Guardando la realtà di valle dall’esterno, vien da chiedersi – visti anche gli sviluppi a livello comunale – se non sia anacronistico un frazionamento della comunità onsernonese in otto parrocchie… “È chiaro – risponde don Nichetti – che la tematica dovrà prima o poi essere affrontata. Va da sé. Anche solo per una questione di numeri, di finanze, di carenza di persone pronte a mettersi a disposizione, di mancanza di preti. Da un lato già oggi la tendenza è di andare oltre i confini parrocchiali almeno per le celebrazioni particolari, come – ad esempio - quelle legate al Natale oppure alle feste patronali. D’altro canto realtà così piccole (è un fenomeno che tocca, più o meno, tutte le regioni periferiche) hanno anche il vantaggio di favorire i rapporti umani: ci si conosce tutti, le funzioni diventano intime, quasi familiari. Non c’è il distacco che, a volte, si respira in parrocchie più grandi”. E don Marco racconta eventi e aneddoti che suscitano, al contempo, stupore e tene-

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rezza. Come il fatto che durante l’inverno, talvolta, per supplire alle difficoltà di riscaldamento delle chiese e visto il numero ridotto dei fedeli, “celebriamo le messe in sacrestia…”. Un fatto, quest’ultimo, che porta inevitabilmente a pensare al grande patrimonio di fede, arte e architettura presente in valle. In che condizioni sono - oggi chiese, oratori, cappelle e tutti i pregiati ornamenti che li abbelliscono? “Dipende da caso a caso – risponde don Marco -. Alcuni si riesce a mantenerli decorosamente e hanno anche beneficiato di recenti interventi di restauro e manutenzione. Per altri, invece, si fa più fatica. Anche qui, in pratica, è una questione numerica. Di difficoltà nel trovare le persone disposte a portare avanti un dato progetto e, naturalmente, anche i fondi necessari per procedere. Considerata la situazione, comunque, credo di poter dire che il patrimonio monumentale della valle non sia messo così male. Si cerca di fare il meglio che si può. Il principale problema con cui ci troviamo confrontati (e il discorso vale sia per gli edifici sacri sia per le case) sono le infiltrazioni di umidità”. Concludiamo la chiacchierata con don Marco Nichetti alzando lo sguardo verso il futuro dell’Onsernone. Guardando all’evoluzione demografica ed economica, le prospettive appaiono tutt’altro che rosee. Negli ultimi decenni la valle ha subìto la

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scomparsa di servizi e punti di riferimento. Ultimo caso in ordine di tempo, la chiusura della sottosede di scuola media. E nemmeno per le elementari il domani sorride. “È vero – conferma l’amministratore parrocchiale -. Tanto più che, se dovesse sparire anche il primo ciclo scolastico, diventerebbe più difficile coltivare un contatto diretto con le poche famiglie giovani ancora presenti nella nostra comunità”. Ma, nonostante tutto, don Marco è ottimista: “Non sono i numeri ad essere importanti. E lo dico pensando al motto della mia ordinazione: ‘Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi!’(Ezechiele 34,2). Il compito fondamentale, insomma, è quello di essere un buon pastore, favorendo il senso di comunione e di condivisione all’interno della comunità. Mi pare stia nascendo una rete di rapporti umani sempre più stretti. E di questo sono molto contento”. bgl


la storia

Una fede vissuta in comune Incontro con Davide Adamoli, autore di una ricerca sulle confraternite Le confraternite sono state un elemento importante della vita religiosa e sociale ticinese. Lo storico Davide Adamoli, nel corso di una ricerca durata quasi un decennio, ne ha recensite oltre un migliaio nella Svizzera italiana. Un lavoro imponente e meticoloso, confluito in due volumi che indagano su una pagina di storia ancora poco conosciuta. Insieme all’autore ne presentiamo un frammento.

desiderosi di vivere più intensamente la loro fede. E questo seguendo gli stili delle diverse epoche, e in un’ottica di apertura alle sfide culturali, caritative, educative e religiose. La confraternita era quindi un ambito in cui vivere concretamente la vita quotidiana, facendo esperienza e memoria della presenza di Dio e essendo accompagnati da persone concrete.

Davide Adamoli nel 2015 ha pubblicato la sua articolata ricerca sulle confraternite della Svizzera italiana. Com’è nata e come si è sviluppata?

È stato un processo a tappe. Nel 20052006, in vista del mio dottorato in storia, è stata la dr. Antonietta Moretti a darmi il suggerimento di occuparmi del tema delle confraternite. Ne è nato un lungo lavoro di ricerca, che mi ha portato a visitare 150-160 archivi locali, e a scrivere due volumi, il primo dedicato alla storia generale di queste associazioni, e il secondo che ha cercato di riassumere la storia delle confraternite di ogni parrocchia. A questo proposito sono stati fondamentali gli incontri con l’editore Aristide Cavaliere, l’Unione delle confraternite della diocesi di Lugano, e l’approvazione e l’incoraggiamento di monsignor Grampa.

Nella sua indagine lei ha toccato con mano un fenomeno che si è sviluppato sull’arco di più secoli. Cosa sono e come sono nate le confraternite? Le confraternite sono dei gruppi di fedeli

Russo, statua della Madonna del Carmelo. Questa confraternita gestiva una cappellania con un prete incaricato di assistere religiosamente il popolo di Russo e soprattutto di Crana nei mesi invernali e fare scuola.

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Come si sono sviluppate in Ticino e qual è stato il loro ruolo nel contesto sociale e religioso locale?

Le prime attestazioni (la primissima è del 1291!) sono medievali, e parlano di compagnie devote semplici, dedicate alla cura delle chiese, al sostegno degli infermi, al culto dei morti. Poi nel 1400 sono giunte le confraternite dei disciplinati, che hanno offerto dei modelli di vita religiosa impegnata, con riunioni, preghiere, la costruzione di sedi separate dalla chiesa, abiti distintivi, perfino penitenze molto dure. Dal Cinquecento sono nate le confraternite parrocchiali e quelle devozionali ed educative, fra indicazioni diocesane e iniziative nate dal basso. Nel 1750 si contavano oltre 800 confraternite, che continuavano intensificare la propria vita religiosa adottando insegne, feste solenni, moltiplicando i benefici scolastici per i giovani, l’aiuto ai curati, ecc… Esse furono essenziali per la società dell’Antico regime. Solo nel tardo Ottocento le confraternite sono state ritenute superate, in favore di associazioni considerate più efficaci a livello politico e sociale. Le confraternite si sono clericalizzate e hanno perso il carattere di compagnie al servizio prima di tutto del bene (spirituale e materiale) della persona: si è passati dall’essere al fare. Diventate poco più di un ornamento “barocco”, parecchie sono poi state sciolte all’epoca del Concilio, e ciò in particolare nel Locarnese.

Losone, confraternita del SS. Sacramento.

Oggi quante sono ancora attive? Quale il legame con le loro origini?

Oggi le confraternite attive sono circa 80. Spesso ci si limita anche solo all’uso dell’abito confraternale per le feste principali o al pagamento di una piccola tassa annuale. Soprattutto nel Sottoceneri si nominano

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Comologno, bastone priorile con immagine del SS. Sacramento.


i priori annuali, che devono organizzare (e pagare) le feste. Ci sono però anche confraternite attive, con chiese ben frequentate (come a Lugano), curano musei, si ritrovano per momenti comuni di amicizia, preghiera e formazione. Queste proposte fanno pensare alle confraternite dei primordi, alle chiese dei primi secoli.

Veniamo alle nostre parrocchie. Cosa ha scoperto a Losone?

Losone ha conosciuto una decina di confraternite, dai primi esempi medievali fino alle compagnie parrocchiali e devozionali del Cinque-Seicento, e alle ultime creazioni ottocentesche. Perfino le divisioni fra S. Lorenzo, S. Rocco e S. Giorgio si sono incarnate tramite la creazione di confraternite separate, e questo malgrado le indicazioni dei vescovi di Como. D’altra parte il contributo delle confraternite è stato essenziale per la cura e gli abbellimenti delle chiese losonesi.

Russo, confratello del Suffragio con il tipico abito bianco e nero.

E nelle parrocchie della Valle Onsernone?

La storia religiosa della Valle Onsernone si è dapprima concentrata a Loco, in S. Remigio. Nel primo Settecento erano ben tre le confraternite in abito. La fondazione di nuove parrocchie (abbastanza tardive per gli standard del tempo) ha portato alla moltiplicazione di nuove compagnie religiose. Poi le lotte anticlericali dell’Ottocento hanno portato a una veloce decadenza di queste associazioni, salvo poche tracce negli arredi processionali. Nathalie Ghiggi Imperatori

Confraternite della Svizzera Italiana, Storia delle 1155 confraternite ticinesi dal XIII al XXI secolo, di Davide Adamoli, Edizioni Ritter/Unione delle confraternite della Diocesi di Lugano, 2015. Il cofanetto, comprendente i due volumi e un cd con centinaia di foto è ordinabile al costo di 115 franchi ( 100 franchi se si ritira l’opera presso l’Unione delle confraternite della Diocesi di Lugano) all’indirizzo UCDL c/o Luca Foresti, Via Pedemonte 45, 6802 Rivera-Monteceneri.

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verso le periferie

Rinchiuse in una libertà senza limiti La vita discreta e silenziosa delle suore di clausura La grata c’è, ma – pur restando al suo posto – scompare presto. Quasi a dimostrare che questo luogo, discreto e silenzioso, ha un ruolo attivo nel mondo. Non vive ai margini, dunque, ma pulsa e partecipa all’universo che lo circonda. L’energia che ne scaturisce non si arresta di fronte agli ostacoli fisici – come la grata, appunto – ma fluisce verso l’esterno. “Siamo – afferma la carmelitana seduta nell’altro lato del parlatorio – come la fontana, dalla quale zampilla l’acqua che poi raggiunge l’intero villaggio”. È suor Anna di Gesù, madre superiora del monastero san Giuseppe di Locarno Monti. Accanto a lei vivono altre quindici monache di clausura. Una volta varcata la porta del Carmelo, ogni differenza svanisce. Ma per porre qualche punto fermo legato alla dimensione umana, possiamo dire che fra loro vi sono sette ticinesi, una vallesana e una ceca. Le altre provengono dall’Italia, da dove giunsero – nel 1947, a guerra mondiale appena conclusa – le fondatrici del primo convento locarnese, che ebbe ospitalità a palazzo Morettini, l’attuale sede della biblioteca cantonale. Da allora diverse suore entrarono nella comu-

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nità claustrale, lasciandosi alle spalle esperienze diverse. “Le più anziane – chiarisce suor Anna – sono spesso arrivate giovanissime, senza aver lavorato se non quel poco all’interno delle loro famiglie. Ma abbiamo anche laureate in matematica, in lettere, chi ha iniziato studi in medicina, chi in infermieristica, chi ha lasciato la professione come impiegata d’ufficio”. E vi sono anche casi, seppur rari, in cui i voti sono stati pronunciati in tarda età, dopo una vita come moglie e madre. Tanti cammini differenti, dunque, conversi nel silenzio del Carmelo dei Monti. “Papa Francesco – aggiunge la superiora – ha espresso un paragone che mi piace molto. Una comunità, ha detto, non è una sfera, ma un prisma con mille sfaccettature. Anche se, alla fine, l’Ideale è uno solo”. Un Ideale che accompagna costantemente le giornate delle monache, ritmate da numerosi momenti di preghiera – individuali o collettivi - e dal suono della campanella interna. “La nostra – prosegue suor Anna – è fondamentalmente una vita eremitica. Si lavora molto da sole e si rimane molto in silenzio. Fra i vari momenti della giornata (lodi, orazioni, preghiere silenziose, messe, letture spirituali, vespri, ndr.) vi sono poi due ore – una il pomeriggio e una la sera – di ricreazione, durante le quali ci intratteniamo fra noi”. Oltre alla preghiera, anche il lavoro ha una parte importante nella vita delle carmelitane. “Il tempo che vi dedichiamo è soprattutto indirizzato alla gestione della casa e, un poco, del giardino. Per l’esterno non facciamo quasi più nulla, se non un po’ di stiratura per alcune


chiese”. Una volta le cose erano diverse. Le monache si dedicavano infatti al ricamo, alla decorazione di pergamene, alla pittura su porcellana e su seta, alla confezione di paramenti e di camici. “Oggi – chiarisce la superiora – con l’età che avanza, diverse sorelle sono inferme o, comunque, non più del tutto autosufficienti. Il tempo che ci rimane, dunque, lo dedichiamo a loro. Una via importante verso la carità. Del resto santa Teresa di Gesù, nostra fondatrice, già nel 1500 affermava: ‘Si privino le sane del cibo, ma non manchi mai il necessario alle inferme’”. Dopo aver superato il rituale dell’entrata in convento - con il campanello e lo sportello girevole attraverso cui viene consegnata ai visitatori la chiave del parlatorio – vien spontaneo chiedersi quanti e quali siano i contatti con il mondo esterno. “Ne abbiamo indubbiamente – spiega suor Anna -. Per le esigenze concrete, come le visite di chi ci porta il necessario per i pasti e per la gestione della casa. Attraverso le telefonate o gli incontri con le nostre famiglie. A volte, poi, c’è anche chi viene semplicemente a trovarci. Ma sempre meno, però, perché ho l’impressione che la sensibilità nei nostri confronti sia diminuita fra la gente. Così come il desiderio di parlare di argomenti spirituali. Certo, quando vi sono appuntamenti particolari, come le messe per le solennità oppure eventi speciali, la cappella è ben occupata”. Al Carmelo la celebrazione quotidiana è alle 7.30,

mentre alle 8 la domenica e per le feste. E tutte sono aperte ai fedeli. Nell’epoca della comunicazione, poi, nemmeno le notizie restano fuori dalle mura del monastero. “Non abbiamo ovviamente la tv – chiarisce la superiora – e alla radio ascoltiamo l’Angelus del papa. Quanto ai giornali, a disposizione di tutte vi è ‘L’osservatore romano’, mentre sono io a selezionare gli articoli più interessanti dal ‘Giornale del popolo’. Delle questioni locali ci occupiamo poco; per noi sono fondamentali i grandi temi di valenza mondiale, che portiamo davanti al Signore. Del resto non devono essere le notizie ad avere la nostra attenzione, ma la Notizia”. È comunque inevitabile che, proprio attraverso questi canali di informazione, anche nel silenzio del convento ci si faccia un’idea sull’evoluzione del mondo… “Sì certo – conferma la nostra interlocutrice –. E l’impressione è quella che si stia delineando un’epoca di paradossi. È vero che stiamo assistendo alla manifestazione di una crisi profonda. Nel contempo, però, sono molte le dimostrazioni grazie alle quali possiamo dire che vi è anche un forte potenziale di bene. I contrasti sono veramente marcati. Da una parte abbiamo guerre, violenze, diseguaglianze; dall’altra tante persone che, a tutti i livelli, operano e si impegnano fortemente per porvi rimedio. Non ci vuole molto per iniziare: basta tornare a concentrarsi sui rapporti umani. Ritrovare la dolcezza nel parlare e

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nell’ascoltare. Seguire il consiglio di papa Francesco che, soprattutto riferendosi alle relazioni all’interno delle famiglie, ha invitato a riscoprire parole come ‘permesso’, ‘scusa’ o ‘grazie’. Su questa base è possibile ritrovare anche il senso di comunità”. Un senso che è ovviamente molto radicato all’interno del convento. Una realtà apparentemente chiusa, alla quale oggi vi è anche chi guarda con una certa diffidenza, definendo anacronistica la scelta di coloro che hanno deciso di farne parte. Vale dunque ancora la pena, chiediamo a suor Anna, rinchiudersi nella clausura? E perché? “Posso rispondere per me, dicendo che la mia scelta mi ha permesso di realizzarmi completamente. Non c’è mai stato nemmeno un momento nel quale mi sia sentita anche minimamente frustrata. È una scoperta che si attualizza ogni giorno e che ti mette in contatto con una dimensione infinita. Che ti supera e che ti provoca stupore e meraviglia. Ma è anche un cammino reale, nel quale – nonostante le barriere fisiche - si scopre una libertà senza limiti. Conquistata grazie al fatto che si smette di essere schiave di ciò che non è essenziale. Meno cose hai, più sei libera. Per questo sono convinta che si tratti di una scelta sempre attuale”. Eppure il numero delle vocazioni è in costante calo. Tant’è vero che a risentirne è anche l’esistenza stessa dei conventi. “Forse sì. Ma sono fiduciosa – conclude la madre superiora del Carmelo san Giuseppe - perché ho l’impressione che qualcosa si stia muovendo. Pensiamo solo alle decine di migliaia di giovani che, quest’estate, si sono dati appuntamento a Cracovia con il papa. E poi il nostro difetto è spesso quello di non saper guardare tanto più in là del nostro naso. Se da noi l’aspetto spirituale pare in declino, in altre realtà le cose sono

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molto diverse. Soprattutto dove vi sono le chiese che soffrono. Oppure in altri continenti. Sempre parlando di giovani, mi hanno molto impressionata i 70 mila partecipanti ad un recente pellegrinaggio in Cile. Insomma, di fronte a tutto ciò non riesco a non essere ottimista. Anche per il futuro della vita monastica, per la quale sono comunque necessari maturità ed equilibrio. Per questo, e per molto altro, preghiamo e ci impegniamo. E sono convinta che qualcuno arriverà ancora. Quando meno ce lo aspetteremo”. Barbara Gianetti Lorenzetti Le Carmelitane scalze affondano le radici in un antico ordine della Chiesa, quello della beata vergine Maria del monte Camelo, nato alla fine del XII secolo in Terra santa. Il ramo femminile prese origine a metà del 1400, ma fu dal convento aperto nel 1562 ad Avila dalla monaca spagnola Teresa di Gesù – poi designata dottore della Chiesa – che scaturì la Regola di clausura in vigore ancora oggi. Il primo ad esprimere il desiderio di aprire un convento delle carmelitane in Ticino fu il vescovo Aurelio Bacciarini, ma a riuscirci fu il suo successore, Angelo Jelmini. Il monastero fu istituito nel settembre 1947 nel palazzo Morettini di Locarno, grazie a tre monache giunte da Roma, cui si aggiunsero da subito tre aspiranti ticinesi. Nel 1977 fu poi realizzato il nuovo Carmelo a Locarno Monti, inaugurato il 19 marzo – festa di san Giuseppe – di quell’anno.


testimonianze

Pubblichiamo volentieri le testimonianze di alcuni lettori del bollettino. La prima è quella di un losonese che è stato testimone diretto del recente terremoto in centro Italia. La seconda quella di quattro amiche che quest’estate hanno percorso il cammino di Fatima. La terza riguarda invece l’esperienza di volontariato di un gruppo di ticinesi presso la mensa dei poveri dell’Help Center di Catania, in Sicilia.

L’esperienza del terremoto per un losonese Le cicatrici dell’Aquila ancora non sono guarite, dove nel 2009 un terremoto di simile potenza uccideva 308 vite e rendeva senza tetto 67.000 persone. La popolazione dimenticata dal governo ancora vive parzialmente in rovine, il centro sembra una città fantasma. 24 agosto 2016 ore 03.36 l’ora in cui l’orologio del campanile di Amatrice si fermò. Durante la notte il numero delle persone morte aumentava e già si parla di migliaia senza tetto. 144 secondi di distruzione per spezzare la vita a 298 persone, un centinaio solo bambini. La sera prima era tutto tranquillo. Andammo a dormire spensieratamente: una preghiera e mi addormentai. In mezzo alla notte mi svegliai d’improvviso, non capivo. Sembrava che stessi tremando io, invece no, era la terra che stava tremando. Preso dal panico mi lanciai sotto al letto, intanto si sentivano i suoni della casa scricchiolare e la voce di mio padre che mi gridava di uscire. Riuscimmo a correre sul terrazzo costruito con il cemento armato, terminata la scossa si sentivano ancora gli allarmi delle macchine suonare, i cani abbaiare, le luci delle case accendersi e le persone gridare. Non si sapeva niente, ci si chiedeva dov’era successo e com’era successo. Accendemmo subito la televisione per guardare l’accaduto, dissero subito che c’era stato un forte terremoto ad Accumoli, neanche 50 km in linea d’aria da casa nostra.

Fino al sorgere del sole siamo dovuti uscire spesso di casa a causa di altre scosse. Alla mattina guardando le prime immagini del posto tutti i nostri pensieri andarono a quelle persone, a tutte quelle persone che hanno perso tutto. Famigliari, amici, conoscenti e la propria casa. Gente che scava a mani nude con la speranza di estrarre ancora qualcuno in vita dalle macerie. Ma dobbiamo anche vedere il terremoto come opportunità: ricostruire case, guarire ferite e dare speranza. Se stiamo uniti, soprattutto in tempi di emergenza e sofferenza, ci sono energie incredibili che saltano fuori. Il tempo è certamente arrivato. L’umanità sta sotto pressione, essa è in mano alle multinazionali, un cambiamento climatico che ormai nessuno può più negare, crisi dei rifugiati, guerre e sofferenza… E adesso in Italia la paura che la gente sarà di nuovo lasciata da sola con questa catastrofe. È anche un problema psicologico: come si può avere speranza se la politica, che determina tutto, sta facendo vedere che non è più degna di fiducia? Dopo le scosse di fine ottobre, martedì 2 novembre siamo tornati di nuovo in Abruzzo per trovare i nostri parenti. Stesse angosce, paure e senso di insicurezza. Tornando a Losone, dove tutto è tranquillo, il mio pensiero va al centro Italia. Principalmente alle zone colpite dal sisma. Mauro

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Il cammino di Fatima

Il cammino di Fatima è poco conosciuto e fa parte, da Lisbona a Fatima, del cammino portoghese per Santiago. E’ molto ben segnalato con frecce azzurre, impossibile perdersi. Si inizia costeggiando il fiume Tejo per passare poi da una grande pianura con molte coltivazioni: pomodori, mais, girasoli. In seguito: vigneti, sugheri e pastorizia (pecore e capre). Nell’ultimo tratto qualche collina con magnifici boschi d’eucalipti, vecchi mulini a vento, ormai in disuso, e modernissime pale eoliche. Nel complesso c’è poca ombra, si cammina al sole e bisogna prevedere molta acqua nello zaino. La tauromachia è ancora molto sentita e ogni città ha la sua “plaza de toros”. È stato bello camminare in solitudine, senza fretta né orari da rispettare e con la testa libera. È un’occasione unica anche per riflettere serenamente, tutto sembra molto più semplice e bello. La magnifica accoglienza che abbiamo avuto ci ha sorpreso e commosso. Spesso c’è

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stato offerto aiuto senza che noi l’avessimo chiesto. A cena si dialogava con le persone sedute al tavolo accanto al nostro, molti ci hanno detto di avere figli o parenti in Svizzera a lavorare. C’è parso che avessero una buona opinione di noi. Non è possibile descrivere l’emozione provata arrivando a Fatima a piedi! Rimarrà un ricordo nostro! Siamo state molto fortunate, abbiamo potuto assistere ad una messa in lingua italiana celebrata dal rettore di un seminario della Basilicata: non dimenticheremo mai le sue parole. Siamo tornate a casa, abbiamo riposto gli zaini! Cammineremo ancora assieme? La voglia è tanta ma gli anni passano! Marilena, Sara, Theresia e Laura


La mensa per i poveri di Caritas Catania Ed eccoci ad inizio dicembre, è passato ormai quakche mese dal nostro viaggio in Sicilia. La malinconia è tanta. Malinconia dell’ambiente, dei volontari, degli utenti dell’Help Center di Catania. Ma la cosa che davvero più mi è rimasta nel cuore, e che trovo difficile ritrovare nella nostra vita di tutti i giorni, è stato lo splendido rapporto di accoglienza reciproca che si era instaurato intorno a noi. Accoglienza intesa nel suo significato più vasto, rapporto nel quale mi sentivo completamente accettata, aiutata e amata nella mia integrità. Accoglienza manifestatami dai volontari, dalle diverse persone bisognose di aiuto, dal nostro stesso gruppo partito dalla Svizzera. Situazione nella quale mi sentivo quindi assolutamente libera e propensa a manifestare anche agli altri quello sguardo di amore gratuito che vedevo su di me, ad accogliere a mia volta chiunque mi passasse accanto. Abbiamo cercato, in quelle tre settimane, di non fermarci al bisogno fisico delle persone che abbiamo incontrato, ma anzi, soprattutto, di guardare al loro bisogno di ascolto, di affetto, di attenzione manifestata singolarmente ad ognuno di loro. A questa esigenza che è quella di ogni essere umano. Desiderio di essere considerati singolarmente, nella propria

particolarità, uno per uno e non come un insieme di persone: ognuno di loro come un regalo per noi, un’occasione. In ogni attimo. E in queste settimane ci si è palesato il fatto che loro si fossero accorti di questo nostro comportamento, che la nostra attenzione anche nelle piccole cose fosse recepita come quello che era: un gesto di rispetto e amore. Ne ho avuto la conferma inaspettatamente quando, tornata dalla Sicilia, sono andata diverse volte a Como a servire i pasti e, una di queste sere, un ragazzino eritreo mi ha fermata chiedendomi, un po’ titubante, se fosse possibile che mi aveva visto a Catania solo qualche settimana prima, e che si ricordava molto bene di me. Questo incontro, e un conseguente messaggio ricevuto da un amico al quale commentavo questo avvenimento, mi hanno aiutato a prendere coscienza di « come un volto rimane impresso nel cuore quando è accompagnato da gesti di amore e di rispetto ». Quello di cui c’è davvero bisogno credo sia essenzialmente questo: uno sguardo di amore e di attenzione. E non solamente a Catania, tra i profughi o le persone in situazioni difficili. Ma in tutti i rapporti, sguardi e incontri. In ogni parte del mondo. Natalie Lepori

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illustrata I cronaca nostri contatti

Losone Preti don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 442 41 15 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

Anniversari matrimoniali 13 novembre 2016

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone sito: www.leparrocchie.ch

Presidenti dei Consigli parrocchiali Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Silvano Beretta 076 449 16 88 Claudia Locatelli 091 780 60 58 Roberto Carazzetti 091 797 11 85 Ursula Terribilini 091 797 12 19 Sonia Gianini 091 797 17 80 Laura Perlini 091 2016 797 13 27 Cresima 23 ottobre Olimpio Poncioni 091 797 12 24 Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. del panema conresidente i nomi Coloro che volessero segnalare un lettoreL’albero interessato, fuori dei 40 bambini della prima comunione parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona 28


Recapiti parrocchiali Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 / 078 847 65 08 Emilia Maggi 079 545 97 78 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76 Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80 Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83 Sezione scout laTorre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28

Comitato di redazione don Jean – Luc Farine, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti Antonio Ceresa, Paolo Storelli


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Pedrazzini Tipografia SA, Locarno

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Bollettino Losone-Onsernone 2016  

Novembre, bollettino no. 4 leparrocchie.ch

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