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PARROCCHIA DI LOSONE

RESIDENZA DOROTEA VIA GRATELLO / TRISNERA

COMUNITÀ IN CAMMINO

LOSONE

AFFITTASI 2.5 locali 3.5 locali 4.5 locali

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L’IMMOBILIARE DEL LOCARNESE E LE SUE VALLI

091 752 17 52 - INFO@ASSOFIDE.CH Assofide SA Casella Postale 144 CH-6601 Locarno www.assofide.ch

membro

BOLLETTINO PARROCCHIALE LOSONE - onsernone No. 2 - giugno 2016


I nostri contatti

Recapiti parrocchiali

Preti

Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch

don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 660 51 43 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone

Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83

Presidenti dei Consigli parrocchiali Silvano Beretta Claudia Locatelli Roberto Carazzetti Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Poncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 11 85 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. Coloro che volessero segnalare un lettore interessato, ma residente fuori parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona

Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80

sito: www.leparrocchie.ch

Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76

Sezione scout la Torre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 Coro della Valle Onsernone Isabella Dellamora 079 294 56 19

Comitato di redazione don Jean-Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Lino Bini, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


la lettera del parroco

“Sogno un’Europa delle famiglie” Dopo aver letto il discorso fatto dal Santo Padre quando ha ricevuto il premio Carlo Magno il 6 maggio scorso, credo sia opportuno riproporne delle parti nel caso non lo abbiate letto o, se lo abbiate fatto, perché possiate considerare come lo Spirito Santo non sta dormendo, non si è dimenticato di noi, ma ci dà spunti, ci vuole risvegliare. Questo discorso fatto di fronte alle più alte autorità dell’UE non si limita solo a loro, vuole arrivare a tutti noi, alle nostre famiglie, ai giovani (che sono il futuro), alla nostra società, ai nostri comuni... e da questo noi non siamo esclusi perché come Svizzera non facciamo parte dell’Europa! Il Papa chiede “uno slancio nuovo e coraggioso per questo amato Continente” e ricorda all’Europa che ha sempre avuto un’identità multiculturale e la creatività, l’ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti. Pertanto Francesco sogna “un nuovo umanesimo europeo”, dove l’Europa “si prende cura” del bambino, che soccorre il povero e chi arriva in cerca di accoglienza come un fratello. Un’Europa che “ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto”, “in cui essere migrante non sia un delitto”, “dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo” e “dove sposarsi e avere figli sia una responsabilità e gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile”. Infine il Papa sogna “un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite

dei figli più che sull’aumento dei beni”. Di questo sogno i padri dell’Europa avevano fatto un fondamento del continente, ma oggi sembra venir meno: “siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile”. Il Santo Padre chiede “che ti è successo Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?.” Ora questo discorso può sembrare utopia se non lo ascoltiamo, oppure un invito a riflettere sulla vita di ognuno, su come educhiamo, su chi è il fondamento della nostra vita. Questo discorso è un invito a puntare in alto e non a ripiegarci su noi stessi. Buona estate

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il giubileo della misericordia

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calendari

Calendario liturgico-pastorale di Losone ORARIO ESTIVO da sabato 18 giugno alla domenica 11 settembre sabato ore 18 messa in san Lorenzo domenica ore 10 messa in san Lorenzo ore 20 messa in san Giorgio Le messe feriali sono celebrate i lunedì in san Lorenzo, i martedì in san Giorgio, i mercoledì in casa Patrizia, i giovedì in san Rocco, i venerdì all’oratorio di Arbigo. festa di san Pietro e Paolo mercoledì 29 giugno

ore 10 messa in san Lorenzo ore 20 messa in san Giorgio

festa di san Rocco domenica 14 agosto

ore 10 messa in san Rocco ore 17 vespri e adorazione in san Rocco ore 20 messa in san Giorgio

festa dell’Assunta lunedì 15 agosto

ore 10:30 messa alla Madonna della fontana ore 16:30 rosario e vespri alla Madonna della fontana ore 20 messa in san Giorgio

festa patronale di san Lorenzo ore 18 messa in san Lorenzo sabato 20 agosto ore 10 messa in san Lorenzo domenica 21 agosto con aperitivo e incanto dei doni dopo la messa ore 17 vespri e adorazione in san Lorenzo festa della madonna di Arbigo ore 18 messa in san Lorenzo sabato 10 settembre domenica 11 settembre ore 10:30 messa all’oratorio di Arbigo ore 16 rosario all’oratorio di Arbigo In occasione della festa di Arbigo è organizzata la tradizione lotteria sotto il porticato dell’oratorio. Il pomeriggio di domenica 18 settembre a Riazzino, al centro scolastico, le famiglie di tutto il vicariato sono invitate ad un pomeriggio giubilare che si concluderà con la preghiera del rosario insieme al vescovo Valerio.

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Calendario liturgico della valle Onsernone festa di Pietro e Paolo mercoledì 29 giugno ore 10:30 Crana (patronale) XIV domenica ordinaria sabato 2 luglio ore 17 Comologno ore 18:15 Mosogno domenica 3 luglio ore 9 Vergeletto (Partüs) ore 10:30 Loco

XVIII domenica ordinaria sabato 30 luglio ore 17 Crana ore 18:15 Auressio (Mad. Sponde) domenica 31 luglio ore 9 Russo ore 10:30 Vergeletto (patronale)

lunedì 4 luglio ore 10 Auressio (legato Calzonio)

Trasfigurazione sabato 6 agosto ore 17 Gresso ore 18:15 Mosogno domenica 7 agosto ore 10:30 Berzona (patronale)

XV domenica ordinaria sabato 9 luglio ore 17 Gresso ore 18:15 Berzona (orat. Matro) domenica 10 luglio ore 9 Russo ore 10:30 Auressio (Mad. Sponde)

XX domenica ordinaria sabato 13 agosto ore 17 Comologno ore 18:15 Auressio (Mad. Sponde) domenica 14 agosto ore 9 Vergeletto ore 10:30 Loco

XVI domenica ordinaria sabato 16 luglio ore 14:30 Mosogno (orat. Neveria) ore 17 Comologno domenica 17 luglio ore 10:30 Crana (Mad. del Carmelo) ore 10:30 Loco

Assunzione lunedì 15 agosto ore 10:30 Russo (patronale)

XVII domenica ordinaria sabato 23 luglio ore 17 Gresso ore 18:15 Mosogno (orat. Chiosso) domenica 24 luglio ore 10:30 Comologno (patronale)

XXI domenica ordinaria sabato 20 agosto ore 17 Gresso ore 18:15 Crana domenica 21 agosto ore 10:30 Mosogno (patronale) XXII domenica ordinaria sabato 27 agosto ore 17 Vergeletto (Partüs) ore 18:15 Berzona domenica 28 agosto ore 9 Comologno ore 10:30 Loco

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XXIII domenica ordinaria sabato 3 settembre ore 17 Gresso ore 18:15 Berzona (Matro) domenica 4 settembre ore 9 Crana ore 10:30 Auressio (Mad. Sponde) XXIV domenica ordinaria sabato 10 settembre ore 17 Comologno ore 18:15 Mosogno (Barione) domenica 11 settembre ore 9 Vergeletto ore 10:30 Russo

XXV domenica ordinaria sabato 17 settembre ore 17 Gresso ore 18:15 Mosogno sotto domenica 18 settembre ore 10:30 Loco (festa del Crocefisso) sabato 24 settembre gita parrocchiale XXVI domenica ordinaria domenica 25 settembre ore 9 Vergeletto ore 10:30 Russo

cronaca illustrata

Bellinzona

Madonna del Sassello

Pellegrinaggio giubilare, 12 marzo 2016.

24 aprile 2016.

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I sacramenti che iniziano alla vita cristiana Come iscriversi? BATTESIMO Ai genitori è offerta la possibilità di chiedere alla Chiesa il battesimo per i loro figli piccoli. Con un padrino o una madrina scelti da loro, essi assumeranno il compito e la responsabilità di coltivare le condizioni ideali affinché quel seme di Dio che è già presente nel loro figlio possa germogliare e crescere. La celebrazione del battesimo avviene generalmente la domenica, durante o dopo la messa. È previsto un incontro con genitori e padrini in preparazione della celebrazione del battesimo. Siete pregati di rivolgervi al parroco o di inoltrare il formulario che trovate nel bollettino e sul sito. Anche da giovane o adulto si può ricevere il battesimo dopo una preparazione appropriata e un cammino di catechesi e di celebrazioni, che dura almeno un anno. Prendete contatto con il parroco. EUCARISTIA - comunione La consuetudine vuole che i bambini e le bambine che frequentano la terza elementare si preparino alla prima di tante comunioni. A dire il vero non c’è un’età più indicata che altre nella quale si “deve” ricevere la comunione. L’abitudine a venire regolarmente con i genitori alla messa basterebbe a fargli comprendere l’importanza di quel pane spezzato nel quale Gesù si fa presente. Viene però organizzato ogni anno in parrocchia un percorso con l’aiuto di catechiste per preparare e riflettere con i bambini su questo gesto di venire a messa la domenica. I genitori che vogliono far avvicinare i loro figli a scoprire l’eucaristia domenicale possono iscriverli con il tagliando che trovano sul retro di questa pagina. CRESIMA Le ragazze e i ragazzi interessati al cammino di preparazione alla cresima sono pregati di iscriversi attraverso il tagliando che trovano nel bollettino. Saranno richiamati per organizzare gli incontri e le tappe di preparazione al sacramento, a partire dall’autunno 2016 per celebrare la cresima nel 2017. È un invito rivolto ai nati nel 2003 o prima. Anche gli adulti possono ricevere la cresima, soprattutto se a loro è chiesto il servizio di fare da padrino e da madrina. Un corso di 8 incontri è organizzato in parrocchia. Annunciarsi al parroco.

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il consiglio parrocchiale informa

Losone La non facile situazione finanziaria è stata al centro anche dell’ultima assemblea parrocchiale, svoltasi lo scorso 17 aprile alla presenza di 37 persone. Per l’occasione il presidente Silvano Beretta ha inizialmente ringraziato l’intero consiglio per il lavoro svolto, segnalando poi che anche l’anno 2015 si è chiuso con un imprevisto che ha pesato sulle casse dell’ente. È infatti stato necessario procedere alla sostituzione di una delle campane del campanile di san Giorgio. Ciò nonostante si è cercato di tenere sotto controllo le spese, ma – ha ancora ricordato Beretta – influenza negativamente le finanze il fatto che sempre più contribuenti chiedono lo stralcio dal pagamento dell’imposta parrocchiale. A volte sostenendo che la parrocchia è ricca. “Ma – ha sottolineato il presidente – chi frequenta le assemblee sa che questo non corrisponde alla realtà”. Da qui l’invito a voler continuare a sostenere tramite l’imposta le attività parrocchiali, anche con la costruzione dei 21 appartamenti della residenza Dorotea, fortemente voluti dall’assemblea. A tal proposito Beretta ha sottolineato come i lavori stiano proseguendo secondo la tabella di marcia, così come la ricerca degli inquilini. Segnalata pure l’approvazione di una spesa di 60 mila franchi per la posa di 116 pannelli solari, che permetteranno di produrre energia in proprio. Un investimento che sarà recuperato grazie ad un contributo da parte di Swissgrid. Infine l’assemblea ha analizzato e approvato i conti 2015, che si sono chiusi con un disavanzo di circa 36 mila franchi. Anche se, ha specificato il presidente, la perdita effettiva ammonta a 14’700 franchi, considerando la maggior spesa di poco più di 21 mila franchi dovuta alla sostituzione delle tapparelle e del relativo impianto elettrico del centro La Torre, per la quale – fra l’altro – il Gruppo animazione ha versato un importante contributo. Questo il dettaglio dei consuntivi 2015 della Parrocchia: Costi Ricavi Maggiore uscita esercizio 2015

CHF 272’192.66 CHF 236’181.27 CHF 36’011.39

Bilancio al 31.12.2015 Attivo CHF 4’049’183.32 Passivo CHF CHF 27’370.61 Capitale proprio al 01.01.2015 Maggiore uscita esercizio 2015 CHF -36’011.39 Capitale proprio al 31.12.2015 CHF -8’640.78 CHF CHF 4’049’183.32

4’057’824.10 -8’640.78 4’049’183.32

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il consiglio parrocchiale informa

Auressio Il consiglio parrocchiale di Auressio, dopo il grande lavoro di restauro della chiesa parrocchiale, con i pochi mezzi a disposizione, si sta occupando degli arredi. A fine 2015 ha restaurato il pulpito per un importo di fr. 7’500.-. Ăˆ nell’intenzione del consiglio procede-

re anche al restauro del confessionale ligneo e di diversi quadri. Per poter eseguire questi lavori si chiede una generosa collaborazione di tutti, anche con piccoli importi da parte dei parrocchiani o degli enti. Ringraziamo tutti anticipatamente.

Raggi e colomba prima del restauro (a sinistra). Pulpito e colomba dopo il restauro (sotto).

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Dedicato a tutti quelli che… sono dei volontari Le recenti elezioni politiche hanno mostrato una volta ancora un aspetto salutare della nostra società, quello di trovare uomini e donne capaci di offrire il proprio tempo per la collettività. Avevo l’impressione che la mobilitazione di persone in ambito politico comportasse una grande quantità di candidati e quindi mostrava un bello slancio di volontariato. Ma ho dovuto ricredermi andando a leggere le informazioni sul volontariato in Svizzera, edite dall’Ufficio federale di statistica (fascicolo del 2015). Da queste informazioni scientifiche si evince che i partiti politici e le cariche pubbliche sono tra i posti di volontariato meno occupati. E non è che gli altri ambiti vadano molto meglio. La costatazione che il volontariato non attira più come prima esce confermata dalle nude cifre. Naturalmente dobbiamo vedere anche il bicchiere mezzo pieno e rallegrarci per quella persona su cinque (più uomini che donne) che in Svizzera svolge un’attività non retribuita in seno a organizzazioni o istituzioni. Mentre il 18,6% della popolazione (più donne che uomini) offre un impegno non retribuito nell’ambito dell’informale (aiuto di vicinato, custodia bambini, assistenza e cura di conoscenti e amici). I campi più gettonati dove si svolge volontariato sono le associazioni sportive, quelle culturali, le istituzioni socio-caritative e in quarta posizione vengono anche le istituzioni religiose. Mediamente un volontario dedica mez-

za giornata lavorativa alla settimana (circa 13 ore mensili per il volontariato organizzato e 15,3 per il volontariato informale). Purtroppo le cifre dell’ultimo decennio dicono che sia il volontariato in ambito istituzionale sia quello informale sono in calo. All’interno della Svizzera, le quote di minor partecipazione alla vita associativa tramite il volontariato si riscontrano in Ticino, Ginevra, Neuchâtel e Vaud. Proprio in Ticino si calcola che “solo” il 13,8% della popolazione con oltre 15 anni è impegnata in un volontariato informale, la quota scende ancora di più nel volontariato organizzato (il 12,6%). È tanto o poco? Perché ci si impegna meno volontariamente? Perché questa chiusura su noi stessi? Non mi accontenterei di rispondere dicendo che si tratta di un’involuzione progressiva verso l’egoismo. Potrei tirare acqua al mio mulino sostenendo che la disaffezione alla religione porta ad un minor slancio utopico verso gli altri. Potrei inoltre scagliarmi contro la sempre maggior cupidigia in denaro tanto da voler diventare dei re mida che trasformano tutto quello che toccano in oro. Potrei ancora piangere sulla perdita di valori rispetto al passato e alla progressiva degenerazione di valori. Potrei dire che l’impegno volontario finisce sempre più per diventare un percorso ad ostacoli e un luogo dove si raccolgono

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critiche e insoddisfazioni da persone esigenti e scontente. Non saprei fare una vera analisi, magari in queste affermazioni, una parte di verità la troviamo. Una cosa è certa: non sarà né lo stato né un’offerta di retribuzione finanziaria che potrà salvare la situazione di molte associazioni e istituzioni, così come non saranno i servizi sociali dello stato che potranno supplire alle necessità che aumentano nell’ambito famigliare, anche solo riguardo alle nuove generazioni o alle persone anziane. E allora? Prima di tutto è bene riconoscere e offrire

Fare volontariato fa bene agli altri e a noi stessi.

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gratitudine al popolo dei volontari, tutti indistintamente. Facciamoci un grande complimento, a scapito dell’umiltà, per la capacità di offrire tempo, energie, conoscenze, disponibilità ad altri con un gesto di volontariato. Concludo costatando come spesso il poter svolgere un volontariato stimola una rinascita e diventa un’occasione rigenerativa per sanare le situazioni più disparate della nostra esistenza. Perché fare del bene agli altri fa bene a se stessi. Quindi, se ci vogliamo bene, sappiamo che terapia intraprendere. jlf


Gocce di solidarietà Profughi a Losone: opinioni a confronto Costruire ponti, non muri. Lo ha detto, in più occasioni, papa Francesco. Lo ripetono in molti. Intanto l’Europa “unita” sta sgretolandosi, divisa più che mai da muri sempre più alti, da barriere di filo spinato, da frontiere chiuse. Sbarrate anche in nazioni che pure hanno beneficiato, in tempi passati, dell’accoglienza e dell’aiuto dato a loro cittadini in fuga. Accoglienza, appunto. Perché “i profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie e come tali vanno trattati”. Sono, “un dono” (papa Francesco a Lesbo). Ma la sua voce cozza contro spaventose situazioni di “non accoglienza”. È accoglienza - ci chiediamo - quella offerta in campi dove si ammassano migliaia di disperati, sotto tende posticce, in mezzo al fango, senza alcun aiuto se non quello dato da coraggiosi volontari? Gironi dell’inferno che la televisione ci porta in casa e di fronte ai quali non possiamo restare indifferenti.

Accogliere è riconoscere È accoglienza quella che scaturisce da una accettazione forzata dei migranti? Sono nutriti, hanno un letto in cui dormire, è vero. Ma non basta: l’accoglienza presuppone amore, riconoscimento dell’altro in tutto il suo essere e nella sua pienezza di Uomo. È accoglienza, sicuramente, quella offerta ai richiedenti asilo del Centro san Giorgio a Losone sia dal personale che li accudisce e li segue giornalmente, sia dai molti volontari per i quali bambini,

Momenti gioiosi d’incontro.

donne, uomini di ogni provenienza sono davvero “un dono”. Con i quali nascono, su un piano di assoluta parità, momenti gioiosi di incontro e altri nei quali si cerca di insegnare l’italiano anche ai migranti ospiti in vari punti del Locarnese e delle valli. Con molta umiltà, sapendo che non si riuscirà a cambiar il mondo. Convinti però che anche queste “gocce di solidarietà” non andranno perse.

Un quieto convivere Come reagisce la popolazione all’in-

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contro ormai giornaliero con tanta gente dalla pelle scura? Beh, se facciamo astrazione dalle forti avversità iniziali e da alcuni casi eclatanti (chi voleva che si abolissero le panchine pubbliche per non far sedere i richiedenti asilo o chi chiamava la polizia perché un profugo si era seduto sul muretto di cinta del suo giardino), se non ascoltiamo le inevitabili chiacchiere da bar che risputano pregiudizi triti e ritriti, si può ben dire che si è istaurato un quieto convivere. Proviamo a chiedere a qualcuno qual è il suo concetto di accoglienza.

in dialetto perché è più efficace) “a devom pensaa ai noss gent, ai noss fiöö, ai noss vecc”. Quelli che arrivano devono essere “catalogati per sapere esattamente chi sono e per scoprire eventuali terroristi”. Dice anche che devono imparare la nostra lingua e le nostre regole sociali. E nel caso di arrivi massicci? “Chiudere immediatamente le frontiere”. E quelli che sono già qui? “Se accettano le nostre regole, bene. Altrimenti, fuori. In Svizzera abbiamo stranieri di tutte le razze e religioni. Soprattutto i musulmani, basta, non dobbiamo più accettarli”.

“Devono accettare le regole”

Sete di amicizia

Il primo incontro non è incoraggiante. A Lukas, che si dice libero pensatore e ateo, i migranti non vanno per il verso giusto. Dice che prima (e ci chiede di scriverlo

Per fortuna incontriamo Angela che ci offre tutt’altra idea dell’accoglienza.”Mi sono chiesta tante volte cosa avrei desiderato se mi fossi trovata sola, magari

Lo stare assieme si trasforma in una festa.

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Fra gli stessi profughi nasce l’accoglienza nell’accoglienza.

con figli piccoli, in un paese straniero, paese del quale non conoscessi la lingua, la cultura e le tradizioni. Ecco, provo a esprimere questi desideri. Forse il desiderio più grande per me sarebbe l’imparare a comunicare con chi mi sta attorno, perché comunicando mi sentirei meno sola, meno fragile. Mi piacerebbe, uscendo di casa, vedere persone che mi sorridono, che mi salutano, che accarezzano il mio bambino. Mi piacerebbe che qualcuno mi dedicasse qualche momento del suo prezioso tempo per conoscermi e magari diventarmi amico, perché un amico saprebbe in ogni momento ciò di cui ho bisogno. Ecco, se si avverassero questi desideri, allora mi sentirei accolta”.

Quando crollano i pregiudizi Il suo concetto di accoglienza Laura ce lo illustra attraverso una sua esperienza: “Alzo gli occhi dalle carte (sto giocando a UNO con alcuni giovani gambiani) e vedo Qasim, sei anni, pelle chiara, capelli corti e lisci, appena arrivato dalla Siria,

che sta strimpellando al pianoforte. In piedi accanto a lui c’è Barkhad, somalo diciassettenne, pelle scura, capelli ricci e crespi. I due parlottano un po’, poi escono insieme in giardino, mano nella mano: lo spilungone somalo e il piccolo siriano hanno già fatto amicizia. Che titolo dare a questa scenetta? Giusto: accoglienza nell’accoglienza. Mi guardo in giro e vedo arrivare Sonia con il suo bebè di pochi mesi. Poco dopo il bimbo è già seduto sulle ginocchia di un’anziana siriana. Dieci minuti più tardi noto un ragazzo di colore – credo eritreo – che si spupazza il piccolo, pelle chiarissima, biondo, occhi azzurri. Nell’ora successiva, il bebè passa da un abbraccio all’altro e ride, ride felice. Beata assenza di pregiudizi!” Tre soli esempi. Mentalità diverse. Il primo non condivisibile ma anch’esso da accettare. Nella speranza – quasi certezza – che il valore dell’accoglienza espresso dalle altre due sia quello prevalente anche tra la popolazione di Losone. Paolo Storelli

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Scuola media di Russo addio Una scelta obbligata fra amarezza e rimpianti

La storica 2.a media: Nikko, Leyla, Michela, Patrick, Gabriel e Gregorio (manca Daniel).

Ora è ufficiale: a partire dal prossimo anno tutti i ragazzi che frequentano la scuola media in Valle Onsernone dovranno recarsi a Losone. Le autorità cantonali, infatti, hanno deciso la chiusura definitiva della sottosede di Russo a causa della carenza di studenti. La notizia, nell’aria da tempo, non ha mancato di sollevare discussioni.

Tra la gente “Sono dispiaciuto perché oramai stiamo diventando una realtà di soli vecchi”, commenta Olimpio, mentre di buon ora si sta recando a comprare il pane nell’unica piccola bottega del villaggio di

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Russo. Dello stesso tenore anche la considerazione di Giovanni, che proprio davanti all’uscio del negozietto commenta: “Ciò che parte, ricordiamocelo, non torna più…”. Poco dopo, sulla strada principale, incontriamo Corradino che con un po’ di amarezza confessa: “Senza scuola, senza bambini… non abbiamo più nulla. Il villaggio è sempre più morto… solo vecchi e anziani”. Non tutti, però, sono critici. Luigi, che ha appena accompagnato il nipote a lezione, si dice contento della decisione del Governo ticinese, poiché: “Sono solo sette ragazzi… Meglio che vadano a Losone, dove possono confrontarsi con altri studenti e stringere nuove amicizie”.


Tra i ragazzi Anche tra i ragazzi delle medie di Russo il sentimento che prevale è quello dell’amarezza. Tutti, però, sono consapevoli della fortuna che hanno avuto in questi anni: poter frequentare la scuola a due passi da casa, senza dover affrontare lunghe trasferte quotidiane. “Essere in pochi è bello poiché ci si conosce bene tutti, si lavora meglio senza confusione e stress”, ci racconta Leyla che tra i banchi di scuola aggiunge: “A me spiace che chiudano queste medie perché ciò significa che i ragazzi che seguiranno non avranno la nostra stessa fortuna, ovvero quella di poter frequentare la scuola qui, a due passi da casa”. Dello stesso avviso, seppur con sfumature differenti, è il sentimento di Patrick e Nikko che ricordano: “Avrebbero potuto anche prendere questa decisione già qualche anno fa, visto il numero esiguo di studenti…”. Gregorio, dal canto suo, non nasconde l’amarezza di doversi trasferire il prossimo anno a Losone: “Lì, le classi sono più numerose, c’è troppa gente e c’è troppo casino e poi il fatto che ogni mattina ci si debba svegliare presto per prendere l’autobus: che fatica!”. Sulle levatacce che

L’aula ormai vuota.

dovranno affrontare i ragazzi risponde saggiamente Gabriel: “All’inizio, è vero, è un po’ pesante doversi alzare presto la mattina ma poi ci si fa l’abitudine…”. Simile anche il sentimento di Michela, che non nasconde l’amarezza per la chiusura della scuola di Russo ma in merito ricorda: “A Losone ci sono molti più ragazzi e il fatto di poter stare in mezzo a tanta altra gente, conoscere e frequentare nuove persone, per me non ha prezzo…”.

La sede a Russo.

La sfida persa “Ho lottato molto in passato affinché riuscissimo a mantenere alcuni servizi base in Onsernone, e questo sarebbe stato possibile se solo nel 1979 la proposta di aggregare l’intera valle non fosse stata respinta per un solo voto”, ci racconta amareggiato Ivo Poncioni, già sindaco di Crana e promotore all’epoca della fusione di tutti i comuni, che in merito aggiunge: “Il mio auspicio è che in futuro possano esservi nuove famiglie che decidano di trasferirsi e di vivere qui e con loro un numero tale di bambini che obblighino le autorità a rivedere questa decisione… Anche se credo che questo mio pensiero rimarrà un sogno”. Lino Bini

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l’intervista

L’architetto delle chiese A Mosogno, ospiti di Maria Rosaria Regolati Duppenthaler Rispetto e conoscenza. Maria Rosaria Regolati Duppenthaler li porta con sé ogni volta che varca la soglia di una chiesa. Soprattutto quando l’edificio sacro diventerà oggetto delle sue cure. Da quasi un trentennio, ormai, l’architetto onsernonese, che vive e lavora a Mosogno, si occupa del restauro di monumenti religiosi. Oggi ha alle spalle una quindicina di interventi. “Ognuno – racconta lei stessa – con la sua storia. O legata a qualche elemento di interesse particolare oppure ad esperienze personali”. Originaria della valle, Regolati Duppenthaler è cresciuta a Minusio. “Ma in Onsernone – prosegue – ho sempre trascorso le vacanze”. In una realtà diversa da quella attuale: “Ricordo, ad esempio, che quand’ero bambina solo a Mosogno c’erano ben due negozi. Oggi per poter fare qualche commissione bisogna andare a Loco o a Russo, così pure per il disbrigo delle operazioni postali. Dai tempi dell’infanzia, insomma, le cose sono parecchio cambiate e abbiamo assistito ad una costante erosione dei servizi”. Un fenomeno che non ha però spaventato i coniugi Regolati Dupphentaler, trasferitisi in valle nel 1979, dopo gli studi in architettura al Politecnico di Zurigo. Non

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L’oratorio del Bairone.

solo a vivere, ma anche a lavorare. “Fra l’altro – prosegue la nostra interlocutrice – il primo incarico fu proprio qui, a Mosogno, con la progettazione del restauro della casa parrocchiale nel 1983”. La svolta arriva poi qualche anno dopo, con l’intervento sull’oratorio delle Sponde di Auressio. “Realizzandolo – racconta l’architetto – mi resi conto di quanto mi interessasse lavorare sugli edifici sacri. Nel contempo, però, presi coscienza del fatto che mi mancavano molte conoscenze”. Da qui la decisione di conseguire un post diploma, sempre a Zurigo, nel campo della cura dei monumenti. Si era nel ’95 e da allora l’attività di Maria Rosaria Regolati Duppenthaler si è praticamente concentrata quasi unicamente in tale


ambito, con una lista davvero lunga di progetti portati a termine con successo. Quello forse più noto al pubblico riguarda la chiesa di San Francesco a Locarno, con il restauro generale interno e parziale esterno realizzati fra il 2009 e il 2012. In ogni caso ogni intervento è rimasto nel cuore dell’architetto. “Anche solo per il fatto – chiosa lei stessa – che tutti i lavori sono il frutto dell’impegno e della dedizione di un’intera comunità”. Vi sono però state alcune chiese cui si è legata più che ad altre. “A quella di Mairengo, ad esempio. Che, da una parte, mi ha offerto l’occasione di uscire dal Locarnese e dall’altra mi ha dato l’opportunità di occuparmi di un monumento di straordinaria bellezza”. Significativa, poi, l’opera svolta sulla chiesa di San Bernardo a Campo Vallemaggia. “Un restauro (non ancora del tutto concluso) molto particolare – spiega la stessa Regolati Duppenthaler – perché agli elementi consueti in questo genere di lavori ha aggiunto anche i problemi legati al dissesto geologico creato dalla frana. Per risolverli abbiamo dovuto trovare soluzioni statiche all’avanguardia”. Un progetto al quale la professionista onsernonese è particolarmente legata è pure quello per la chiesa di santa Maria Assunta a Fusio. “Una scoperta imprevista – racconta lei stessa -. Inizialmente ammetto di averne sottovalutato l’importanza, forse anche perché mi stavo occupando nel contempo di quelli di Campo Vallemaggia e di san Francesco a Locarno. Approfondendo però l’analisi del monumento mi sono resa conto della sua eccezionalità, visto che vi si trova testimonianza di un intervento modernista risalente agli anni Trenta del Novecento”. Una ristrutturazione che, fra

l’altro, a quell’epoca fece molto scalpore, suscitando un dibattito non diverso da quello acceso, alcuni decenni dopo, dalla chiesa di Mario Botta a Mogno. “Interessante poi notare il fatto – aggiunge la nostra interlocutrice – che a promuovere l’operazione fu il frate benedettino Ugo Sander, allora docente al collegio Papio di Ascona, che la portò avanti assieme all’architetto locarnese Paolo Mariotta”. Vi parteciparono anche artisti come i pittori August Wanner e il mendrisiense Guido Gonzato. Tutti elementi venuti alla luce nell’ambito di quelli che l’architetto definisce i tre pilastri da cui bisogna partire prima di progettare il restauro di un edificio sacro: la ricerca storica, il rilievo dell’edificio e la valutazione dello stato della costruzione. “Da questa base, poi, in collaborazione con altri specialisti (come i restauratori), si parte con le prime proposte di intervento, che vanno sottoposte per l’approvazione sia alla committenza sia all’ufficio dei beni culturali”. Fin qui gli aspetti tecnici. Ma v’è da immaginare che occuparsi di un edificio sacro voglia dire anche altro. “Dipende dal proprio credo e dalla propria sensibilità”, risponde Maria Rosaria Regolati Duppenthaler. Che prosegue: “Da quando opero in questo settore, mi capita spesso di ricordare le parole pronunciate da don Alberto Salvi in occasione dell’inaugurazione della restaurata chiesa di Vergeletto. Era la Domenica delle palme e nella sua omelia don Alberto paragonò chi aveva lavorato per quell’opera all’umile cavalcatura sul cui dorso Gesù entrò a Gerusalemme. ‘Hanno fatto qualcosa di fondamentale – disse – forse senza nemmeno rendersene conto’. E io aggiungo che in ogni chiesa, in ogni ora-

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torio sono racchiusi tante fatiche, tanta fede, tanta devozione. Noi abbiamo il dovere di tramandarli e di prendercene cura. Ma lo dobbiamo fare con molto rispetto, senza stravolgere gli intenti di chi ha operato in precedenza. Intenti che vanno invece capiti, sempre coscienti del fatto che restaurare un edificio, soprattutto uno sacro, non vuol dire farlo tornare nuovo”. Con questa filosofia l’architetto onsernonese guarda anche all’oratorio del Bairone di Mosogno, che dovrebbe presto essere oggetto di un intervento globale di restauro. “Il monumento – spiega lei stessa – presenta problemi di umidità, che hanno deteriorato intonaci e dipinti, oltre ad aver provocato il sollevamento del pavimento in piode”. Nell’edificio

(vedi anche l’articolo a pagina 21) si trovano diversi arredi di pregio, come alcune tele, il rivestimento ligneo policromo dell’altare e due reliquiari. “Da tempo – aggiunge Maria Rosaria Regolati Duppenthaler – la popolazione chiede un intervento per risanare la situazione”. In un primo tempo si pensava di poter eseguire una serie di lavori puntuali, ma un’accurata analisi ha permesso di stabilire la necessità di un intervento globale di valorizzazione. “Proprio per questo – conclude l’architetto – nel corso del prossimo anno vi è l’intenzione di allestire un progetto e un preventivo che permettano di quantificare l’investimento nel dettaglio”. Barbara Gianetti Lorenzetti

Sono molti gli edifici e i monumenti sacri ticinesi del cui restauro si è occupata l’architetto Maria Rosaria Regolati Duppenthaler. Il primo in ordine di tempo è stato l’oratorio delle Sponde di Auressio. Sempre in Onsernone da segnalare anche le chiese parrocchiali di Vergeletto e Russo, l’oratorio del Sassello di Loco e la via crucis di Comologno. Fra le chiese più pregevoli della lista da segnalare quella di Mairengo, in Leventina. Diversi pure gli interventi in Valmaggia, come quelli sulle chiese parrocchiali di Someo, Broglio, Fusio, Campo Vallemaggia, Gordevio e sull’oratorio di Riveo. Infine uno dei restauri che ha avuto la maggiore eco è stato quello della chiesa di san Francesco a Locarno.

La chiesa di san Francesco a Locarno restaurata fra il 2009 e il 2012.

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L’oratorio del Bairone Un po’ di storia Situato nella bella campagna del Bairone, l’oratorio è dedicato alla natività di Maria, che cade l’8 settembre. Ogni anno in tale data viene celebrata una messa. La storia dell’edificio sacro inizia nel 1657, quando fu edificato, ma senza le due cappelle laterali. Quella a destra è stata fatta realizzare dalla famiglia Vanotti, quella a sinistra dall’illustre notaio Tommaso Rima nel 1767. Il quadro Vanotti porta la scritta a pennello: “R.F. Mignon pinxit a Valentienne 1707 – Io Giovan Wanot ho fatto fare per mia devotion in Fiandre anno 1707”. Esso rappresenta la madonna del Monte Aigu, presso Reims. Riproduce il panorama del luogo e la storia dell’apparizione della Vergine e quella del concorso dei pellegrini a quel santuario. In fondo a destra, in grandezza naturale, reca il ritratto del pio donatore all’età di 27 anni e lo stemma della famiglia Vanotti. La cappella Rima è dedicata alla madonna di Re. Il quadro rivela nel donatore la grande devozione alla madonna. Davanti a Lei sono pure rappresentati in venerazione sant’Ignazio di Loyola e san Luigi Gonzaga. Molto prima del 1500, in un albero situato al posto dell’altare maggiore attuale, esisteva una statuetta che si invocava con successo contro le febbri. Nel 1587 un devoto la sostituisce con un’altra alta 30 centimetri. Nel 1602 per la prima

volta si viene in processione. Il 19 luglio 1602 gli arciduchi Alberto e Isabella iniziano la costruzione della prima parte della chiesa attuale e il 21 novembre ci vengono in pellegrinaggio da Bruxelles con tutta la corte. Il quadro dell’altare maggiore è dono dei fratelli Francesco e Tommaso Rima nel 1791. Di notevole nell’oratorio ci sono due reliquiari a tempietto, con rivestimento policromo e dorato, collocati e chiusi nella nicchia a destra e a sinistra dell’altare maggiore. Questi ultimi risalgono al 1675 e furono donati da Romerio Darni e Francesco Ferrazzini. Il campanile è del 1759, data scritta sull’architrave della porta. In origine aveva due campane, rottesi entrambe e non più rifuse. Per non lasciarlo muto, gli fu messa una campana dell’oratorio di Mosogno Sotto e una del Chiosso. Sotto il pavimento dell’oratorio, subito dentro la porta, nel 1677 fu costruita una tomba. In quel tempo i morti del Bairone venivano tumulati nel sagrato. Oggi l’edificio sacro, iscritto nel elenco dei monumenti storici, necessita di vari interventi. Per questo il Consiglio parrocchiale è intenzionato a promuoverne il restauro generale. s.g.

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Il tema

Amatevi l’un l’altra, come Dio ha amato voi I fidanzati in cammino verso il matrimonio le coppie nell’ambito degli incontri per fidanzati promossi dal Vicariato del Locarnese.

Non un corso, ma degli incontri

Il periodo è quello giusto. Siamo nella stagione dei matrimoni. Losone aveva fatto notizia nel 2014 poiché quell’anno si era chiuso con un unico matrimonio celebrato in chiesa a fronte dei 67 officiati in civile. Nel 2015 sono stati 7 i matrimoni benedetti, gli stessi (fra annunciati e celebrati) in agenda in questo 2016. Una tendenza che si conferma da ormai un decennio e su cui incidono diversi fattori. Per alcuni la “chiesa del cuore” si trova altrove. Come pure quella perfetta per far da cornice al grande giorno. Mentre altri decidono di rinunciare del tutto al rito religioso. Chi osserva da vicino questo cambiamento constata, senza voler generalizzare, che rispetto al passato i futuri sposi quando decidono di presentarsi all’altare lo fanno con maggiore consapevolezza, attenzione e sensibilità. Per approfondire il tema ne abbiamo discusso con Maria e Erik Boorsma, che da molti anni accompagnano

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“In passato la preparazione al matrimonio era vista con maggiore diffidenza” racconta Maria “il termine stesso di corso lasciava presupporre qualcosa di più scolastico. In realtà gli incontri sono dei momenti pensati per riflettere insieme, confrontarsi con altre coppie e affrontare delle tematiche importanti”. Un nuovo approccio che sembra raccogliere una buona rispondenza fra i partecipanti. “C’è sempre qualcuno, soprattutto all’inizio, che partecipa un po’ contro voglia” considera Erik “ma in genere al termine del ciclo di incontri lascia il gruppo con un sentimento positivo”. Compito degli animatori - che per poter coordinare gli incontri devono seguire un programma formativo sull’arco di due anni - è quello di creare un ambiente aperto al dialogo in gruppi a volte numerosi ed eterogenei, composti in media da una quindicina di coppie per volta, così da dare a tutti l’occasione di riflettere e in alcuni casi di riprendere in mano il proprio cammino di fede. Succede, infatti, che fra i partecipanti vi sia anche chi per anni non ha più frequentato la chiesa. Anche in questi casi non


c’è da preoccuparsi, come ci spiega Erik Boorsma “durante la preparazione oltre a riflettere sul significato stesso del matrimonio presentiamo e ripercorriamo i diversi passi del rito. Non si corre il rischio di arrivare impreparati”.

Una scelta matura I fidanzati che scelgono la via del matrimonio religioso, non solo sono numericamente meno, ma negli anni è pure cambiata la tipologia dei futuri sposi. “Sono diminuiti i giovanissimi, ma anche i trentenni. Aumentano invece costantemente i quarantenni” racconta Maria Boorsma “fra le coppie ce ne sono molte che vorrebbero presto un figlio, alcune in attesa o ancora coppie che ne hanno già. Quello che notiamo è una maggiore consapevolezza. La scelta di unirsi in un matrimonio cristiano, con tutto quello che significa e richiede, è in genere una decisione matura”. Un progetto che, ricordiamo, si fonda su quattro proprietà fondamentali: libertà, fedeltà, indissolubilità e apertura alla vita. “Proprio attorno al tema della fecondità nascono le discussioni più accese. Ci sono coppie che affrontano per la prima volta insieme durante il corso argomenti come l’aborto, la diagnosi prenatale oppure la complessa domanda a sapere come affrontare la vita di coppia se questi non dovessero arrivare”. La nostra interlocutrice sa di cosa sta parlando. Cerca nel suo taccuino una citazione annotata durante un recente incontro per le famiglie promosso dalla Pastorale familiare della Diocesi di Lugano. “Il primo figlio della coppia è la coppia stessa. Credo che sia una frase molto bella. Se penso alla nostra esperienza, mi chiedo come l’avremmo affrontata senza il sup-

porto della fede. Il nostro percorso ci ha insegnato che l’apertura alla vita non deve limitarsi alla filiazione. Significa pure mettersi a disposizione del prossimo. Noi, per esempio, abbiamo deciso di aprire la nostra casa a chi ne ha bisogno”. Un tema complesso e che i coniugi Boorsma affrontano serenamente, tanto che vengono chiamati a parlarne anche in gruppi di altri Vicariati.

Un percorso che continua “Per dare seguito agli incontri prematrimoniali chiediamo ai fidanzati di completare un formulario anonimo per esprimere la loro preferenza su alcune proposte tematiche che cerchiamo poi di sviluppare” spiega Maria aggiungendo “inoltre siamo sempre disponibili per favorire il dialogo fra i coniugi e, attraverso la Commissione della pastorale familiare, possiamo indirizzarli se necessario verso figure professionali competenti. Quante volte i problemi di coppia si risolvono parlando!”. Discutere, riflettere e incontrarsi. Sono tante le occasioni pensate per le coppie e le famiglie - per maggiori informazioni si può consultare il sito www.pastoralefamiliare.ch o seguire in Facebook la Pastorale famigliare del Locarnese - fra questi un appuntamento fisso, ogni ultimo mercoledì del mese nella chiesa della Sacra Famiglia di Locarno alle 20.15, per sostenere con la preghiera gli sposi e i fidanzati. Senza dimenticare la giornata speciale per le famiglie che verrà organizzata domenica 18 settembre a Riazzino (maggiori dettagli seguiranno) con la partecipazione del vescovo Valerio Lazzeri. Nathalie Ghiggi Imperatori

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verso le periferie

Quei miracoli che accadono fra noi Tre losonesi volontari a Lourdes si raccontano

La suggestione delle fiaccolate al santuario di Lourdes.

A volte i miracoli accadono sotto i nostri occhi. E noi non ce ne accorgiamo neanche. Ne sono conviti tre losonesi molto diversi fra loro, ma accomunati da un’unica esperienza che ne ha cambiato la vita. Daniela Bay, Desirée Pasinetti e Ivan Castelli fanno parte dei circa trecento volontari ticinesi che ogni anno partecipano al pellegrinaggio diocesano a Lourdes. Una schiera di persone differenti. Per età, professione, interessi, estrazione sociale. Eppure per una settimana l’anno – solitamente nel mese di agosto – diventano tutte uguali, pronte a condividere e a sostenere. “Quello è il vero miracolo – affermano in coro i nostri interlocutori -. Il fatto di riscoprire il valore e il sapore dei contatti umani. Non bisogna andare a Lourdes pensando di

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guarire, ma coscienti del fatto che si tratta di un’esperienza dalla quale ognuno può trarre una grande forza. Succede anche a noi. E chi è malato recupera in ogni caso la propria dignità. Perché là ti rendi conto che vai bene così come sei. Qualunque sia la tua infermità”.

Tante motivazioni diverse Come diverse sono le persone, così differenti sono le loro motivazioni. Dipende dalla sensibilità e dalla fede di ognuno. C’è chi è legato al santuario per motivi personali. Storie di umana delicatezza sulle quali si preferisce non entrare nei dettagli. Chi ha cominciato ad andarvi sull’esempio di amici o familiari (“ma


nessuno va mai forzato”, specificano Daniela, Desirée e Ivan). Chi, ancora, seppur dubbioso sulla natura del luogo e sulla sua storia, è stato spinto da una vocazione al volontariato. “E anche i più scettici – sostengono i tre losonesi – si accorgono di come, appena giunti a destinazione, lo sguardo delle persone cambi improvvisamente. È un luogo particolare, dove accadono cose che ti restano impresse nella mente e nel cuore. Forse è per questo che chi comincia a frequentarlo (malati, ma anche volontari) poi continua a tornarci”.

Non serve alcuna formazione Ogni anno sono circa un centinaio i pellegrini colpiti da qualche patologia che raggiungono Lourdes dal Ticino, assistiti da persone come Daniela, Desirée e Ivan. Non è necessaria alcuna formazione sanitaria, ma – a dipendenza dei compiti cui si dovrà far fronte – sono previste alcune giornate durante le quali vengono fornite le nozioni di base per poter accudire malati e invalidi con una certa competenza. “Va comunque detto – specificano ancora i nostri interlocu-

tori – che a supervisionare il lavoro dei volontari vi sono sempre professionisti del settore”. Il viaggio si svolge in treno (“sul quale, fra l’altro, viaggia anche il vescovo Valerio”) e lì si comincia a familiarizzare con le persone e con il lavoro che si dovrà svolgere. “Ci sono le mansioni pratiche – spiegano Bay, Pasinetti e Castelli – ma una grande importanza hanno anche la compagnia e l’ascolto. Un filo diretto che nasce alla partenza da Bellinzona e prosegue poi per tutta la settimana a Lourdes”. Dove si alloggia presso una sorta di albergo, attrezzato per l’accoglienza dei malati. Qui si dorme e si consumano i pasti. “Poi le giornate si snodano fra i vari eventi: messe, fiaccolate, vie crucis, confessioni, unzioni degli infermi, bagni nell’acqua che sgorga dalla grotta. Spesso si assiste a scene molto emozionanti”.

Giornate piene e arricchenti I volontari sono sempre al fianco dei “loro” malati e i giorni diventano spesso molto pesanti (“ci si alza alle cinque e non si va a dormire prima di mezzanotte, dopo aver pianificato il lavoro della

Il lavoro dei volontari inizia già sul treno in partenza dal Ticino.

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giornata successiva”). Nonostante tali ritmi, si riesce a gestire bene la fatica. “Anche e soprattutto – spiegano Daniela, Desirée e Ivan – grazie all’ambiente che si crea fra pellegrini e volontari e fra i volontari stessi. Si respira ovunque una grande serenità e non mancano i momenti in cui si ride e si scherza”. Tanto che per molti malati la trasferta a Lourdes diventa un appuntamento molto atteso anche per questo. “Aspettano solo di ripartire – raccontano i nostri interlocutori – e chiedono anche a noi di ritornare”. Spesso i contatti continuano anche durante il resto dell’anno in Ticino. “E poi per molti il pellegrinaggio è solo l’inizio. Da quell’esperienza sono nate tante esperienze continue di volontariato pure in altri ambiti”. Per partecipare, dunque, non è necessaria alcuna attitudine particolare. E non vi sono nemmeno limiti d’età. Si va dai giovani scout ai più anziani. “Invitiamo tutti a vivere l’esperienza almeno una volta”, concludono Daniela, Desirée e Ivan, convinti che la via verso Lourdes sia un cammino ricco di umanità, con la prospettiva – magari – di veder sbocciare una vita diversa. bgl

Quest’anno il pellegrinaggio diocesano a Lourdes è in programma dal 21 al 27 agosto. A coordinare l’attività dei volontari è l’Ospitalità diocesana della Svizzera italiana Nostra Signora di Lourdes. Si tratta di un organismo che si vuole al servizio dei malati nel loro pellegrinaggio verso Lourdes. I membri dell’Ospitalità – le infermiere e i barellieri – sono uomini e donne che si ingaggiano volontariamente e benevolmente a incontrare nell’amicizia ogni malato. Essi partecipano ai propri costi nell’ambito del pellegrinaggio e, attraverso i differenti servizi, rendono possibile il viaggio a malati e andicappati. Ogni persona di buona volontà può diventarne membro e mettersi al servizio di coloro che hanno bisogno. Il limite di età è fissato a 18 anni. Per chi è più giovane vi è comunque la possibilità di partecipare alle attività proposte dal gruppo “foulard gialli”. Per ulteriori informazioni e per eventuali iscrizioni si può consultare il sito internet www.ospitalita-ticinese.org.

Fra volontari e malati nascono rapporti molto intensi.

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le religioni nel mirino

I cristiani di Terra Santa Parlare dei cristiani di Terra Santa significa parlare di un territorio che comprende diversi Stati, culture, pertanto è abbracciare un’area geografica non ben determinata. Le diverse Chiese cristiane che seguiranno nell’articolo, mettono in evidenza come i cristiani di Terra Santa sono vari, e rientrano in quella zona denominata Medio Oriente. Questa diversità si nota ad esempio dalla presenza di diversi riti, quello latino e quelle orientale, e tutto ciò viene in aiuto ai nostri schemi a volte troppo rigidi legati al territorio. I dati della presenza di fedeli nei diversi territori è evidente che possono non essere sicuramente attendibili data la situazione bellica che li interessa. Per quanto riguarda i cristiani di rito latino, appartenenti alla diocesi patriarcale di Gerusalemme, sono circa 70 mila fedeli in quattro Stati: Israele, Autorità palestinese, Giordania e Cipro. Un vero mosaico di culture, lingue, religioni e tradizioni. Il Patriarcato sorse nel 1099, cadde, fu spostato e fu ristabilito nel 1847 da Pio IX. La Custodia di Terra Santa, da noi forse la più conosciuta, è una provincia dell’Ordine dei Frati minori e comprende i territori d’Israele, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto, Cipro e Rodi. Essa attualmente è l’unica Provincia dell’Ordine a carattere internazionale, in quanto composta da religiosi provenienti da tutto il mondo. I frati svolgono un’attività pastorale in diverse parrocchie e con opere di carattere sociale. Le Chiese cattoliche di rito orientale sono diverse: la Chiesa cattolica armena, che dopo rapporti segnati da distacchi

e avvicinamenti con la Chiesa di Roma durati per molti secoli, nel 1742 viene riconosciuta come Patriarcato cattolico armeno con sede a Bzommar, vicino a Beirut. Questa Chiesa conta circa 350 mila membri, compresi quelli della diaspora, che sono raggruppati nelle grandi città (Istanbul, Aleppo, Beirut, Amman). In Terra Santa è presente un piccolo gruppo di poche centinaia di fedeli; all’interno delle mura di Gerusalemme si trova ancora oggi un quartiere armeno. La Chiesa caldea, che ha la sua nascita ufficiale nel 1553. La maggior parte dei fedeli si trova in Iraq (250 mila) e Iran (4 mila), in Giordania si registra una forte crescita del numero dei fedeli, profughi dall’Iraq. La sede patriarcale è Bagdad, la liturgia ha mantenuto la tradizione siriaca orientale e la lingua liturgica usata è l’aramaico. La Chiesa copta nasce nel I secolo d.C. e ha dato vita al monachesimo orientale. Di essa vi è un patriarcato copto-ortodosso (che conta 6-12 milioni di fedeli) e un patriarcato copto-cattolico al Cairo, con sette eparchie (diocesi) suffraganee. La Chiesa cattolica copta conta 270 mila fedeli in Egitto. La Chiesa maronita nasce nel IV secolo e la sua attuale organizza-

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zione risale al 1736. In Libano costituisce la maggiore fra le Chiese e conta un milione di fedeli residenti. La liturgia è di tradizione siro-antiochena, ma ha assunto elementi anche dalla tradizione siro-orientale e latina. La lingua liturgica è l’arabo e la sede del patriarcato di Antiochia dei Maroniti si trova a Bkerké, in Libano. La Chiesa cattolica greco-melchita risale al concilio di Calcedonia (451) ma solo nel XVII secolo sorsero comunità cattoliche di rito bizantino ad Aleppo, Damasco. Nel 1724 fu riconosciuto un Patriarcato cattolico melchita di lingua araba in Siria; questa Chiesa si diffuse in Libano, Palestina, Giordania, e con piccole presenze in Egitto e in altri paesi del Medio Oriente. Dopo la Chiesa Maronita è la comunità cattolica più consistente, con più di mezzo milione di fedeli. I cattolici melchiti di Terra Santa contano circa 95 mila fedeli, e un clero completamente arabo; in Giordania sono circa 30 mila; in Siria sono circa 350 mila e il Patriarca cattolico dei melchiti risiede a Damasco. La Chiesa cattolica sira risale al 1782, la sede del Patriarcato si trova a Beirut. La maggior parte dei fedeli si trova in Iraq (circa 53 mila) e in Siria (57

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mila), inoltre sono presenti comunità siriache in Turchia e Kuwait, in Terra Santa conta alcune centinaia di fedeli.

La diminuzione dei cristiani Prima del 2010 in questi territori del Medio Oriente, quando ancora non era scoppiata la primavera araba e non si era scatenata la guerra in Siria, i cristiani di tutte le Chiese (cattolici, ortodossi e protestanti) erano stimati intorno ai 16,5 milioni di cittadini, circa il 4,6% del totale degli abitanti. Negli ultimi anni tutto è cambiato. L’unica area del Medio Oriente in cui in percentuale il numero dei cristiani è aumentato è la ricca Penisola Arabica, che continua a richiamare immigrati dall’Asia. In tutti gli altri Paesi i cristiani sono sicuramente diminuiti. Ce lo confermano il dato relativo alla presenza dei cattolici, più i rapporti pubblicati periodicamente dal Vaticano sulle diocesi di tutti i paesi del mondo. Secondo questi dati (escludendo la Penisola Arabica dove i fedeli non sono autoctoni ma immigrati) nel 2007 i cattolici del Medio Oriente erano circa 3,3 milioni, l’1,1% del totale della popolazione. Nel 2014 sono scesi a 3,1 milioni, circa l’1% del totale.


I nostri contatti

Recapiti parrocchiali

Preti

Centro la Torre Alfredo Soldati 091 785 81 10 (ufficio), 079 352 76 74 alfredo.soldati@lgsa.ch

don Jean–Luc Farine

091 791 41 15 076 660 51 43 farjluc@gmail.com

don Marco Nichetti

091 791 41 15 076 693 99 07 marcnic78@gmail.com

casa parrocchiale, via san Materno 7, 6616 Losone

Piccolo grande coro (PGC) Chiara Metrico 076 573 93 83

Presidenti dei Consigli parrocchiali Silvano Beretta Claudia Locatelli Roberto Carazzetti Ursula Terribilini Sonia Gianini Laura Perlini Olimpio Poncioni Martina Gamboni Marco Garbani-Nerini

076 449 16 88 091 780 60 58 091 797 11 85 091 797 12 19 091 797 17 80 091 797 13 27 091 797 12 24 079 428 43 04

Avvertenza Per ragioni di praticità questo bollettino viene distribuito a tutti i fuochi. Ci scusiamo con coloro che non fossero interessati a riceverlo e confidiamo nella loro comprensione. Coloro che volessero segnalare un lettore interessato, ma residente fuori parrocchia, indichino l’indirizzo al rispettivo Consiglio parrocchiale. copertina: Sergio Simona

Gruppo animazione messe delle famiglie (GAMF) Eva Perissinotto 091 791 76 86 Daniela Monaco 091 791 36 50 Gruppo mamme Emiliana Andreocchi 091 791 84 75 Gabriella Orru 091 792 14 80

sito: www.leparrocchie.ch

Losone Auressio Loco Berzona Mosogno Russo Crana Comologno Vergeletto-Gresso

Corale parrocchiale Unitas Candida Gnarini 091 791 58 32 Leslaw Skorski maestro e organista titolare 091 780 73 76

Sezione scout la Torre Losone casella postale 618, 6616 Losone www.scout-latorre.ch latorrelosone@yahoo.it Consiglio pastorale dell’Onsernone Edy Mancini, Berzona 091 797 15 28 Coro della Valle Onsernone Isabella Dellamora 079 294 56 19

Comitato di redazione don Jean-Luc Farine, don Marco Nichetti, Nathalie Ghiggi Imperatori, Barbara Gianetti Lorenzetti, Lino Bini, Antonio Ceresa, Paolo Storelli


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