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Federica Frezza

Dashing through the snow Stamattina mamma mi ha portato a scuola con la Cixxi, come è sempre stato. Voglio dire, è tutta la vita che la mamma mi porta dappertutto con la Cixxi blu, che, mi ha raccontato, mi ci hanno persino portato a casa dall’ospedale quando sono uscito dalla pancia, sempre della mamma. Si parla di otto lunghissimi anni! Non riesco a pensare a niente di più lungo della mia vita, io. Solo che stamattina mamma mi ha dato il bacino sulla fronte, mi ha detto buona scuola e poi ha aggiunto “Saluti la macchinina? Ciao ciao, macchina!” Allora mi è tornato in mente che oggi la mamma porta la Cixxi dal concessionario che in cambio le dà la macchina nuova. Intanto mi dà molto fastidio che il concessionario possa tenersi la Cixxi, perché nella Cixxi io ci ho fatto tutti i viaggi della mia vita, ci ho giocato per ore e ore e ci ha anche vomitato il gatto quella volta che ce lo siamo portati dietro in montagna. E poi non so nemmeno come si chiama, la macchina nuova. So soltanto che è rossa e a me il rosso non piace molto. Mi hanno detto che è come mandare la Cixxi in pensione e neanche questo mi piace, perché da quando la nonna è andata in pensione è molto più triste di prima e dice che non ha mai niente da fare. E poi Marco Tinti che è in classe mia dice che non è vero che il concessionario se la tiene per andarci in giro, lui dice che in realtà il concessionario spreme le macchine in un’altra macchina finché non sono grandi come un tavolino e poi le mette tutte in pila una sull’altra per poi buttarle via, ma tanto io non ci credo. Adesso aspetto l’ora di pranzo e poi ci penso, per ora l’unica cosa che devo fare è ricordarmi le preposizioni. Di, a, da, in, con, per… No. Di, a, da, con…


No. Uffa. Finalmente suona la campanella e io mi precipito fuori. Cerco la Cixxi con gli occhi, poi mi viene in mente che è meglio cercare la mamma, perché la Cixxi se l’è tenuta il concessionario, invece mamma no. Eccola lì. È in piedi di fianco ad una macchina rossa che non ha niente in comune con la Cixxi. La Cixxi era alta e grande, con le ruote tutte nere. Questa è piccola e rotonda e le ruote sono tutte argentate. Ci salgo lo stesso, perché mamma è tutta contenta e mi fa vedere tutte le cose carine che ci sono dentro la macchina nuova. Sorrido. Quando la mamma ferma la macchina nel vialetto rotolo giù, non devo allungare i piedi come con la Cixxi. Guardo la targa. Questa macchina si chiama DASH, che è un bruttissimo nome se paragonato a Cixxi, ed è un nome da detersivo. Alzo gli occhi dalla targa e la guardo in faccia. Ha i fari tutti allungati che le danno un’aria cattiva. Il simbolo del suo cognome è molto grande e le fa proprio da naso, così la targa sembra una coppia di dentoni da coniglio. Giuro che mentre la fisso sento una specie di ringhio e sono sicuro che è lei, perché non le piaccio tanto quanto lei non piace a me. Ieri sono passato in garage perché dovevo rubare a papi dei bulloni e l’ho vista. Tutta pulita che quasi scintilla, tutti che la trattano come se fosse un bambino, cosa che non sopporto perché la Cixxi anche quando mamma la rigava facendo un parcheggio nessuno faceva una piega e diceva solo vabbé tanto. Comunque Dash cerca di sembrare carina, ma non mi incanta, anche se ha quella lucina azzurra che lampeggia appena dentro il vetro che mi ipnotizza per qualche secondo. Esco rapidamente dal garage, mentre mi appare in testa l’immagine di Cixxi grande come un tavolino che piange tutta sola in un pattume per


macchine. Stasera sono un po’ preoccupato. Domani mattina c’è la verifica di matematica e non ho studiato proprio tutto, anche se a mamma ho detto di sì. Così adesso dovrei essere sotto la doccia, invece la doccia va senza me dentro, che sono seduto sul tappetino del bagno con il libro di matematica sulla ginocchia. Mi faccio trovare già in pigiama quando mamma arriva in camera mia per darmi la buonanotte. Mi sento male perché non sa che non mi sono fatto la doccia e tanto meno che non so matematica molto bene. Spero che non ci pensi così posso dimenticarmene anche io. Lei comunque mi bacia lo stesso e poi mi spegne la luce. Resta solo il tirannosauro luminoso di mia sorella, infilato in una spina accanto al letto, ma luccica pochissimo, un laghetto di verde chiaro che non basta ad illuminare niente per davvero. Anzi, quella micro lucina mi fa soltanto notare quanto è buio in tutto il resto della stanza. Proprio buio. Io so che nella porta del ripostiglio c’è qualcosa di orribile con un sacco di orribili denti che aspetta solo che io mi distragga un attimo o peggio mi addormenti per mangiarmi, lo so perché ogni tanto lo sento, degli scricchiolii e dei piccoli suoni che somigliano a passi, come nei film che non posso vedere con i mostri e gli zombie che però una volta un sacco di tempo fa, tipo quest’estate, ho visto di nascosto a casa di mio cugino Luigi. All’improvviso lo vedo. È solo un tentacolo, ma lo vedo benissimo. Sporge dalla porta fin sopra la sedia, forse sta per affacciarsi per vedere se sto già dormendo. Mi sembra di vederlo muoversi e allora mi faccio prendere dalla paura e mi nascondo sotto il lenzuolo. Nemmeno respiro, per sentire quando si deciderà ad avvicinarsi, sono sicuro che ormai è già fuori dalla porta.


Poi, proprio come nei film, una luce fortissima entra nella stanza dalla mia finestra che dà sul giardino davanti, io esco dalle lenzuola, guardo verso lo sgabuzzino e mi accorgo che non è un tentacolo, ma la manica della mia felpa che è rimasta incastrata tra la porta e la sedia. Corro verso la finestra e c’è Dash che con i suoi fari grandi grandi mi illumina come il Sole. Alzo la mano e le faccio ciao, lei lampeggia con i fari e poi si rimette a dormire. Gli faccio vedere io a Marco Tinti: sono sicuro che la sua macchina non l’ha mai salvato dai mostri. “Ciao tesoro, ben tornato!” Gridò la mamma dalla cucina. “Come ti sembra la nuova macchina?” “Ottima, ha una gran ripresa! Ho fatto un bel giro, te l’ho lasciata fuori dal garage, davanti alla camera di Matteo. Il delinquente non sta ancora dormendo. Mi ha salutato dalla finestra e gli ho risposto lampeggiando con i fari… Fammi vedere se adesso dorme.” Stamattina ho sprecato tutta la ricreazione a litigare con il Tinti. Gli ho raccontato, forse… A dirla tutta… Insomma, in realtà mi sono proprio vantato, di quando l’altra sera Dash mi ha salvato dal mostro. Tinti continua a non crederci, perché dice che alle macchine di noi non gliene importa niente. Io invece so benissimo che se porti in giro la gente e te la tieni dentro e quella parla e gioca nel tuo abitacolo allora è chiaro che ti affezioni. Comunque è ora di andare a casa, e mentre percorro il vialetto della scuola il Tinti mi segue facendomi il verso, che è la cosa che mi dà più fastidio di tutte. In più la mamma è lì ferma che parla con un’altra mamma e vedrai che non si accorge mica che voglio entrare subito in macchina, e Dash sarà chiusa e Tinti mi acciufferà e… All’improvviso il portellone del mio posto si apre e io posso saltarci dentro al volo! Dash mi ha salvato di nuovo! Questa macchina è magica!


“Che meraviglia questo telecomando a distanza per il portellone!” Pensò la Mamma mentre raggiungeva Matteo che era già salito in macchina con un salto. Oggi gliela faccio vedere io a Tinti. Ho comprato di nascosto un mortaretto che gli farà prendere una gran paura! Mentre usciamo glielo lancio proprio davanti. Già mi vedo Tinti che si mette a piangere e tutti che lo prendono in giro come fanno con me, quando mi accorgo che la Maestra sta arrivando! E sta andando proprio verso il mortaretto! Ci camminerà proprio sopra! Oddio non posso guardare! Ma… Dash parcheggia proprio lì e con la sua ruota con tutto il dentro argentato spegne il mortaretto un secondo prima che esploda e faccia volare la sottana della Maestra! Stanotte mamma mi ha mandato a letto presto anche se sono in vacanza perché arriva Babbo Natale e mi minaccia come ogni anno che se lui mi vede alzato non lascia nessun regalo. Allora io resto in camera mia e leggo una storia proprio di Babbo Natale, dove c’è lui che parte dal Polo Nord con la sua slitta rossa e tutte le renne e quella davanti ha un nasone rosso, il rosso della figura è quasi come quello di Dash. E poi quando Babbo Natale torna a casa dopo aver portato i regali a tutti i bambini buoni del mondo la slitta e le renne sono tutte coperte di neve e lui fa una cioccolata calda e tutti hanno il loro nome sulla tazza, c'è Rudolph, Blixen, Vixen, Comet, Dancer, Cupid, Donner, Prancer e... Dasher. Ci sono anche tutte le storie delle renne, Rudolph ha il naso che si accende così è luminoso e può guidare la slitta quando c'è la nebbia. Blixen e Vixen hanno la coda dorata, Comet è la più veloce di tutte tanto che la si può scambiare per una stella cometa, Dancer sa ballare, Cupid è la più coccolona, Donner sa cantare tutte le canzoni del mondo, Prancer è la più timida ed arrossisce sempre mentre Dasher (ho proprio tanto sonno)... Dasher è... (yaaAaWn, mi si chiudono gli occhi uffi). Dov'ero? Ah sì, Dasher che è la renna più coraggiosa di tutto il br-RonfRonf.


È mattina!!! Mi precipito giù e il pavimento sotto l’albero è coperto di pacchetti, evviva! Penso di cominciare a scartarli, ma qualcosa fuori attira la mia attenzione: c’è Dash con il suo bel rosso, con il muso coperto di così tanta neve che spunta solo il naso e davanti a lei ci sono un sacco di corde per terra, come se ci fosse stato attaccato qualcosa… tipo… delle renne! WOW. … WOW. Aspetta che lo sappia Marco Tinti. “Sei molto stanco?” Chiese la mamma. “Un po'. Quel tipo era rimasto incastrato nel fosso proprio davanti a casa nostra, ci abbiamo messo due ore buone a tirarlo fuori, ci siamo riusciti solo legandolo alla macchina e tirando.” “La mia macchina?!?” “Tranquilla, non le è successo niente!” “Meno male, altrimenti Matteo chi lo sente… Si è già affezionato.” “MAMMA!” Matteo entrò in cucina trafelato. “Sì tesoro, dimmi.” “Ma hai visto la macchina? Dico, hai visto?!?” “Sì che ho visto… Papà ha dovuto lavorare un sacco questa notte.” Mamma gli fece l’occhiolino. “Anche Dash?” “Certo, anche lei.” “WOW.” E corse di nuovo in salotto con le guance paonazze dall'emozione.

Dashing though the snow - Federica Frezza  

Il racconto invernale offerto al blog letterario Sangue d'inchiostro da Federica Frezza!