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N.2 | 2011 COPERTINA

LA TV DEL DOLORE WRITERS LAB INN LIBERNAUTA TASTE LIFE SISTER CHALLENGE VAMPIRO CHE ABBAIA, NON MORDE AGIRE LOCALE, PENSARE GLOBALE 2G: SECONDE GENERAZIONI


REDAZIONE

CONEYOUNG REDATTORE CAPO: Emanuele Barattin

REDAZIONE: Ilaria Doriguzzi Sara Liuzzi Denise Nardin Elisa Sperandio Federico Tonus (Dede Nancy) Carlotta Toppan Alessandra Zoppas

GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Leonardo Iezzi (Leonano)

FOTOGRAFIA: Mattia Pasin

EDITORE: Comune di Conegliano – Progetto Giovani

DIRETTORE RESPONSABILE: Marco Ceotto

STAMPA:

Grafiche Battivelli Srl

CONEYOUNG NUMERO 2 MARZO 2011


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Pertanto è da con siderarsi un succes so. Ebbene sì, siamo arrivati al secondo numero. Dopo tantissime preoccupazioni, opinioni contrastanti sul precedente numero, uscite e nuovi ingressi nella redazione, siamo riusciti a produrre questo ConeYOUNG n° 2. Un anno fa non ci avrebbero creduto in molti. Per farvi capire lo spirito che ci ha spinto avanti in questi mesi, vi lascio alle significative parole di Federico, saranno molto eloquenti.

bellissimo in ogni caso. Allo stesso modo la grafica del giornale si vede essere propria di una prima uscita. Non è di certo stata sviluppata da Fukasawa. Ma Coneyoung è bellissimo così com’è. Perché è la realizzazione finale di un lavoro lungo e interamente portato avanti da studenti delle superiori. Voglio dire che l’esperienza in sé, a prescindere da tutto questo discorso, è stata costruttiva. Belle parole. Un po’ altisonanti, Emanuele Barattin un po’ retoriche, un po’ vuote. Pensate Non è strutturato in modo da apparire come tutto quello che volete ma Conegliano, in la (perfettamente minimal) grafica stile nippoquanto perla del Veneto, non ammette che i design ricercata e sviluppata low cost, ci giovani possano rimanere in silenzio. E non perdoni dunque Naoto Fukasawa. Non sarà la vogliamo permettere noi stessi che ci venga Mecca dei fanatici iper-assetati di gossip, di tappata la bocca con una Keglevich, con un quelli che si strappano i capelli al concerto dei prosecchino, con uno spritz, fate vobis. Siam o Dari cosicché loro se ne possano impiantare nati da una scarsa ventina d’anni circa ma di nuovi e più colorati, o di quelli che sbavano non vuol dire che siamo robot-senza-cervello quando Robert Pattinson procede lento e utili a servire ai tavoli e vendemmiare. Stop. fascinoso sul red carpet. Adesso le numerose pagine di Coneyoung In occasione dell’uscita del primo numero di stanno girando per tutta la cittadina. Sole Coneyoung, un giornale sviluppato da una solette se ne vanno in giro testimoni della redazione di soli giovani, che si propone di splendida esperienza e detentrici di contenut i trattare argomenti inerenti al mondo giovanile pensati e selezionati. Ma non sono solo le a livello locale, ho pensato fosse interessante pagine scritte a gironzolare per le strade, proporre un resoconto su quanto è avvenuto , nell’aria ci sono anche le onde-radio di ErreC i su quanto è stato e su quanto avverrà (senza Radio Conegliano che portano ai cittadini la consultare i tarocchi, solo tramite intuizioni lieta novella. Un nuovo giornale è sorto. È lo innocenti). Perché effettivamente, come specchio della società dei giovani vista dai dissi qualche tempo fa durante l’intervista giovani e non vista dai media e dai tg-cheradiofonica con l’Assessore alle Politiche vogliono-solo-guadagnare-e-fare-audience. Sociali Loris Balliana alla radio di Conegliano “Coneyoung deve poter proseguire.” Dissi. E (ErreCi Radio), “Coneyoung è come un l’assessore, con mio grande piacere, annuì. neonato. Non esprime ancora niente del suo Cosa si dice spesso quando si parla reale potenziale. Ha bisogno di cure costanti, di immaturità? Semplice. Che è frequenti e maggiori di quelle di cui necessita considerevolmente faticoso portare avanti un giornale già ben avviato”. Rimango un progetto per gli individui immaturi, siano tutt’ora della stessa idea. I lunghi pomeriggi questi biologicamente dei quarantenni o in cui si lavorava grondando di sudore, più meno, che è dura renderlo apprezzabile per per il caldo che per il movimento fisico, hanno gli altri e non stufarsi agli inizi. Quello che si contribuito al parto del giornale. vuole dimostrare, anche attraverso il supporto Adesso mettetevi nei panni della madre, che del secondo numero del giornale e di quelli ha aspettato nove mesi, che ha faticato ore successivi, è che l’essere responsabili non è ed ore, per poter finalmente tenere in braccio prerogativa dei soli adulti. quell’essere che è suo figlio, non gli interessa È per questo che il giornale diventa un gratuito se è senza capelli, se li ha arruffati, se è testimone della responsabilità di noi giovani. giallognolo, se urla come un disperato, sarà

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Federico Tonus


ITALIA: TV DEL DOLORE Fino a che punto è giusto spettacolarizzare tragedie e trame familiari irrisolte? Una delle principali regole implicite del giornalismo, di qualunque genere esso sia, può essere espressa nelle seguenti parole: ognuno deve essere responsabile di ciò che scrive o dice. Bisogna sempre tenere presente che ciò che si scrive o si dice, potrà essere letto, visto, ascoltato e interpretato da un numero possibilmente infinito di persone. Purtroppo, nel nostro bel Paese il giornalismo si sta avvicinando al mondo dello spettacolo, in questo modo sta facendo rivoltare nella tomba molti nomi del passato (vedi Enzo Biagi). Stiamo assistendo quasi inermi a questo crollo di qualità, limitandoci a commentare filmati su youtube o a discuterne nelle aule scolastiche (già in difficoltà per una nota riforma). Siamo arrivati al punto di essere definiti “la TV del dolore”, come ci ha chiamati il quotidiano francese “Le Monde”. Negli scorsi mesi,abbiamo visto un degrado impressionante nel commento dei fatti di cronaca, a partire dal caso di Sarah Scazzi, trattato alla stregua di un reality show dalle varie emittenti televisive: dalla super-diretta di “Chi l’ha visto?”, alle opinioni con tanto di plastico della casa del delitto a “Porta a Porta”, senza contare naturalmente gli infiniti interventi di psicologi e studiosi di ogni sorta nel corso dei programmi di attualità in ogni fascia oraria. Ricordiamo anche la vicenda dei trentatré minatori cileni intrappolati per oltre due mesi nelle profondità della terra, ed estratti finalmente lo scorso 13 ottobre 2010: il TG5 ha presentato l’evento del salvataggio e la gioia che ne è conseguita paragonandole all’uscita dei concorrenti dalla casa del Grande Fratello. Proprio a causa dell’invasività delle tv e radio, i genitori della povera Yara Gambirasio dopo la scomparsa della figlia avevano dovuto chiedere il silenzio stampa per evitare una tempesta mediatica come quella che ha caratterizzato il caso Scazzi.E’ vero dunque, che Emanuele Barattin proprio TUTTO fa audience? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Raccontare questa esperienza in così poco spazio non sarà un’impresa facile, ma ci proverò, perché vorrei rendervi partecipi di ciò che per me è stato davvero un viaggio alla scoperta del mondo. A nessuno di voi, infatti, se dico Lab-Inn verrebbe in mente ciò che alcuni giovani fortunati hanno potuto vivere: dieci giorni, spesati, all’altro capo del mondo… meta Shanghai. I ragazzi che hanno potuto prendere parte a questo concorso sono di età compresa tra i diciotto e i venticinque anni, residenti nell’area coneglianese (Codognè, Conegliano, Gaiarine, Godega di Sant’Urbano, Mareno di Piave, Orsago, San Fior, San Pietro di Feletto, Santa Lucia di Piave, San Vendemiano, Susegana e Vazzola). Ma devo ammettere che non c’è stata nessuna difficoltà tra di noi nell’instaurare dei

bellissimi rapporti di amicizia e stima profonda, che proseguono anche adesso che siamo tornati alla vita di tutti i giorni. Ad inizio 2010, verso marzo, sono venuta a conoscenza di questo progetto in maniera del tutto casuale, per il quale devo ringraziare con tutto il cuore Oscar Granziera, tra l’altro nostro operatore tecnico. Il tutto consisteva nell’inventare le domande del futuro, ovvero seguire un corso di formazione, ogni sabato pomeriggio, durante il quale venivano spiegati i diversi punti da affrontare: nella prima fase sono stati realizzati due incontri (apertura e brainstorming) mentre nella seconda fase si sono susseguiti gli incontri formativi con i diversi esperti del settore. Sono stati presenti anche diversi spazi in cui confrontare le proprie idee, in cui discutere e affrontare le tematiche più diverse. Sostenuto dai Comuni dell’Area Coneglianese, questo Progetto prevedeva l’elaborazione di una relazione finale, dove

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bisognava esporre una propria invenzione capace di soddisfare il mercato di domani. I diversi stadi che hanno portato alla scelta finale hanno visto la decimazione dei concorrenti, rimasti alla fine solo in trenta…tra i quali ci sono anch’io! La felicità sui volti dei ragazzi al momento del verdetto sarà una delle poche cose che mi rimarranno impresse per sempre: c’era chi era convinto di aver vinto ed in effetti non si sbagliava, chi ci sperava e invece è rimasto deluso e chi al contrario non ci aveva riposto alcuna speranza e si è ritrovato un biglietto per la Cina in mano. Le opinioni sull’ EXPO 2010 di Shanghai sono molto contrastanti, ma siamo rimasti tutti colpiti dall’immensità di questa struttura, una vera e propria città nella città, operativa al cento per cento, con mezzi di trasporto efficienti e veloci che permettevano di visitare l’intero perimetro dell’area. Vedere inoltre l’efficienza di un sistema come quello che governa la Cina ci ha spiazzato: ecco perchè quest’anno l’esposizione è stata definita ”creata dai cinesi per i cinesi”.

Riuscire ad entrare in tutti i padiglioni presenti non è stato possibile, avremmo avuto bisogno di tre mesi messi a nostra disposizione, visto che nemmeno le file all’entrata di ognuno di essi facevano ben sperare ( al padiglione della Cina la coda minima era di nove ore!), ma sommatoriamente siamo riusciti a tornare a casa molto soddisfatti. Lab-Inn è un progetto che offre, finalmente, spazio ai giovani, facendo sentire la loro voce... alcune nostre idee sono state analizzate e prese in considerazione da alcune aziende che ci hanno sponsorizzato e il tutto è potuto avvenire perchè c’è ancora qualcuno che crede in noi. Spero che verranno attuati altri progetti simili, perchè sono tanti i ragazzi che hanno voglia di dire la loro, ma soprattutto sono tanti coloro che hanno la voglia di creare qualcosa di migliore, per l’intera società, ed è a loro che bisogna dare spazio, dimostrando che non tutta la nuova generazione è come viene etichettata. Nel frattempo quei trenta ragazzi stanno già pensando ad un loro futuro in autonomia, ma questa è un’altra storia. Carlotta Toppan


AGIRE LOCALE, PENSARE GLOBALE.

Nella società in cui siamo attualmente più o meno integrati si è soliti parlare di sostegno, a partire da un sostegno relativo all’ambito scolastico fino ad arrivare ad un sostegno di tipo economico o energetico- ambientale. Tra questi ciò di cui si ha però, in parte, smesso di parlare, è l’ecologia. Nonostante l’immobilità momentanea sul fronte ambientale, esistono associazioni ed eventi portavoce di uno stile di vita che propone scelte e soluzioni non inquinanti rivolte in particolare ad un’ecologia anche fai-da-te. Risulta difficile, data l’informazione a riguardo, avere una visione a tutto tondo dei problemi ambientali, specialmente se non ci si concentra sull’ “agire locale”. Benché possa apparire una frase da striscione, è in realtà, a mio dire, un’esortazione, un invito a dissociarsi dall’idea “E’ una perdita di tempo” e a prendere in mano le redini in vista di un traguardo ambientalesociale comune. Ma come opera “il territorio per il territorio”? Ci sono gruppi di persone che, insieme, mirano a questo obiettivo: spesso però i loro sforzi vengono sminuiti, vanificati o da una mancata conoscenza o da un’assente o ridicola informazione che non mettono in risalto le loro attività. Alcune associazioni cercano nel loro piccolo di convertire materiali di scarto, che andrebbero altrimenti ad ammontare il carico di rifiuti, che già grava sulla nostra nazione, in prodotti utili, accessori e “strumenti solidali”, come sedie a rotelle, che l’Associazione Fiorot, ad esempio, ricava a partire da tappi di bottiglia. Nel riutilizzo di materie prime opera anche il Centro Riciclo Vedelago s.r.l. che dagli imballaggi di plastica provenienti dalle aziende ricava un granulato utilizzabile sia nell’edilizia che nel settore manifatturiero (pozzetti, panchine,tavoli,…). Altre associazioni ( C.A.I., Leviedeicanti,…) e i comuni stessi organizzano invece passeggiate, marce, corse con il desiderio di riaccendere una rinnovata attenzione verso la natura, i suoi paesaggi e l’inquinamento

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stradale: un modo come un altro per far volgere lo sguardo a ciò che rende viva la nostra zona e a ciò che invece la danneggia, perché anche attraverso semplici escursioni si può, se si vuole, capire molto delle conseguenze che le nostre azioni hanno in un ambito di dimensioni maggiori come il contesto verde. In genere ciò che fatica maggiormente a prendere piede, sono soprattutto le nuove tecnologie, finalizzate a ridurre le emissioni di CO2 dei mezzi di trasporto, pubblicizzando motori elettrici e ad idrogeno che con ogni probabilità governeranno il futuro: il motivo per cui però innovazioni di questo tipo non vengano menzionate è bene o male chiaro a tutti. A queste si aggiungono strutture e specialmente infrastrutture che sembrano alle volte progetti irrealizzabili ma che di fatto lo sono eccome. Ne è esempio la Banca popolare Etica di Padova realizzata in modo “intelligente”

sulla base dei consumi energetici, delle emissioni nocive e dell’impatto sociale, in linea con un pensiero attuale ancora poco condiviso e spesso rifiutato. In quest’ottica dunque, l’edificio è stato realizzato per mezzo di materiali bioecologici, sfruttando per gli interni lo sfruttabile: l’acqua piovana, tetti verdi (per


contenere i consumi) e ventilati, caldaia a biomassa e pannelli fotovoltaici. Ci sono quindi associazioni o congregazioni che si mettono in gioco per difendere cause che spesso passano in secondo

dell’ EXPO 2010 svoltosi a Shanghai, che mostrava particolare attenzione verso il problema dell’ecologia e dell’ambiente, esponendo all’interno di alcuni padiglioni alcune interessanti idee su come migliorare la situazione: • Il London Pavilion proponeva una speciale casa del futuro, dotata di pannelli solari fotovoltaici e piccoli generatori eolici, strutturata con pareti “verdi”, sulle quali venivano fatte crescere particolari piante su tutta la lunghezza della parete. • Il Shanghai Corporate Pavillion costruito con 40 milioni di cd usati era del tutto autosifficiente, recuperava l’acqua piovana e l’energia elettrica era ottenuta dai pannelli solari e dalle emissioni di calore delle fabbriche circostanti. • L’ Alsazia Pavilion riportava la questione delle pareti verdi per contenere gli sbalzi termici e isolare perfettamente la casa, senza creare sprechi inutili di calore.

piano, specialmente nelle regioni o nelle province, tramite progetti e iniziative. Bisogna prendere atto di questo loro impegno e riconoscere che ciò verso cui si stanno prostrando è effettivamente caro a tutti e lo sarà sempre più con il passare del tempo fintanto che, per motivi legati all’economia mondiale del petrolio, alla mancanza di fondi, ci si nasconde nella pigrizia facendo da pedina ad un sistema ecologico che avrebbe invece bisogno di mosse vincenti. Queste mosse vincenti alcune volte, direi anche per fortuna, sono presentate a livello globale, e non solo locale. E’ questo il caso

• La Casa Amburghese, invece, stabiliva nuovi criteri nella costruzione “verde”. La sua richiesta per l’energia è stata drasticamente ridotta con l’utilizzo di energie invisibili, come il calore del corpo umano, la potenza solare e l’energia geotermale, ma soprattutto grazie alla sua costruzione stagna a forma di conchiglia che garantiva un efficiente isolamento di calore. L’albero delle buone speranze che si estende in tutti i piani della casa rappresenta con le sue radici, con il tronco e con i rami simboleggia speranze ed energie che serviranno come fondamento su cui la gente costruirà il suo futuro. • Il padiglione degli Emirati Arabi presentava un modello di città 100% ecosostenibile, con l’azzerazione di produzione di CO2 il cui nome sarà Masdar City. Denise Nardin Carlotta Toppan


QUATTRO PASSI NELLE ECO-EQUO COME CAMMINARE IN DIREZIONE DI UN AMBIENTE E DI UN MERCATO SOLIDALI.

Sabato 25 e domenica 26 settembre 2010 presso la sede della provincia di Treviso, si è tenuta la sesta edizione della fiera eco-equo, ambientale-solidale che prende il nome di Fiera dei Quattro Passi. E’ un evento che, come altri, offre alternative al mercato capitalista delle multinazionali e tanto all’inquinamento urbano quanto all’inquinamento quantificato in rifiuti, dannosi all’ambiente e a noi. Lungo il percorso sfilavano stand dove Altromercato e aziende a produzione biologica che esibivano dalla pasta di “Liberaterra” alle mandorle al curry di “Fattoria della Mandorla”, oltre naturalmente ai classici ortaggi e derivati tipici della nostra zona e non, tutti testimoni di un mercato che mette in risalto il giusto riconoscimento dell’individuo e della

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qualità delle merci da una parte e la piccola imprenditoria dall’altra. E’ vero anche che il costo di questi alimenti è elevato e non è sempre accessibile a tutti quotidianamente (anche solo gli snack); inoltre spesso si è così affezionati ai marchi abituali, che non si riflette su una possibile alternativa che, anche solo occasionalmente, possa sostituirli. Oltre a questo, per quanto riguarda l’ecologia “domestica”, venivano presentate diverse offerte: prodotti naturali per la casa e per l’igiene intima femminile (comprese eco-mestruazioni), stoviglie biodegradabili, scarpe artigianali ecologiche, oggetti realizzati con prodotti di scarto e una vasta serie di materiale divulgativo stampato su carta riciclata. Tutto ciò può apparire un’inutile e noiosa enumerazione

di articoli che possono non interessarci affatto, ma io credo che appunto perché non è una nostra curiosità primaria che dovremmo sensibilizzarci: infatti per quanto si cerchi di non guardare in faccia l’ambiente, la Terra c’è e fingendo che non ci riguardi sorvoliamo soprattutto su noi stessi oltre che su ciò che vale la pena difendere. Infine vi erano rappresentanti di varie associazioni di volontariato rivolte ad anziani, ragazzi diversamente abili e popoli del terzo mondo, che proponevano corsi, vacanze e spedizioni e molti rivolti a noi, ai giovani, per avvicinarci a un mondo solidale che sembra sempre così lontano e dare così noi, una volta tanto, l’esempio, distanziandoci, nelle nostre possibilità, da etichette e marchi. Denise Nardin


Libernauta

Il progetto giovani di Conegliano presenta, dal 2003/2004, un progetto chiamato Libri Liberi, che comprende una serie di iniziative rivolte agli studenti delle scuole superiori. La prima è un torneo di giochi sui libri e coinvolge ogni anno, all’inizio di maggio, circa 1600 studenti delle diverse scuole della zona; un’altra invita, invece, tutti i giovani all’ascolto di opere di narrative scelte dagli insegnanti e lette da lettori e attori; l’iniziativa più recente, Visioni di carta, ha offerto ai giovani l’opportunità di confrontarsi dal vivo con alcuni importanti scrittori italiani. Il progetto prosegue anche con due appuntamenti estivi: Letture d’Estate, una serie di letture serali all’aperto nei diversi quartieri di Conegliano e il Libernauta, un concorso individuale per i lettori tra i 14 e 19 anni e over 20, che accettano di sfidare i libri attraverso la scrittura di una o più recensioni sulla vasta gamma di 15 libri in concorso; queste poi vengono lette da una giuria e a fine novembre vengono premiate in denaro le 20 giudicate migliori, e tutti ricevano, invece, un attestato di partecipazione. E proprio di questo progetto abbiamo deciso di parlare con la prof.ssa Giacometti: insegnante di italiano e storia al M. Fanno di conegliano all’indirizzo dei servizi sociali. Buon giorno Prof.ssa, volevamo rivolgerle alcune domande sul progetto libri liberi, in particolare sul Libernauta, come molti sapranno lei è sempre molto partecipe a queste iniziative, perché? È vero, ormai sono 5 anni, cioè da quando ho iniziato a insegnare alla scuola superiore, sono stata coinvolta in questo progetto e continuo a seguirlo in qualità di referente d’istituto, perché credo fermamente che sia importante stimolare gli studenti alla lettura. Noi, come prof., insegniamo ai ragazzi la narrativa classica, ma penso valga la pena partecipare a questo progetto, perché avvicina di più i giovani agli scrittori moderni e quindi anche di più ai gusti dei ragazzi (evitando anche che loro si disaffezionino alla lettura). Non crede che, se obbligati, i ragazzi provino un odio a pelle per la lettura? È un problema che a voi giovani sta molto a cuore; come insegnante ritengo che, ogni tanto, vada bene obbligare gli studenti a leggere, perchè a volte quest’obbligo può far avvicinare molti di loro alla lettura, che magari, senza questa costrizione da parte nostra, pregiudizialmente non avrebbe mai scoperto di amare. Quindi a volte ha pure dei risvolti positivi costringere qualcuno a far qualcosa. Anche i miei alunni a volte mi dicono che il libro che gli ho dato da leggere è stato pesante o noioso, ma trovo che quando io e la mia classe decidiamo di partecipare al progetto “Libri liberi”, che è formato da una certa parte di fasi durante tutto l’anno, l’adesione al progetto richiede anche la lettura obbligatoria dei libri, altrimenti si sceglie di non partecipare e ognuno leggerà ciò che più preferisce. Perché questo progetto è di gruppo e tutta la classe deve partecipare con impegno. Sono dell’idea che tutto richieda uno sforzo, soprattutto di fronte alle cose che non ci piacciono. Ci sono stati dei ragazzi che hanno trovato “Acciaio” ,uno dei libri in concorso, molto duro da leggere. È d’accordo? Certo è un libro interessante, ma è anche, in effetti un pugno allo stomaco per dei ragazzi di 14 anni, infatti era stato consigliato per il triennio, come altri libri proposti. Se i ragazzi non sono stati informati di questo me ne dispiaccio, ma il progetto è rivolto anche ai ragazzi più grandi, si cerca quindi sempre di accontentare i gusti delle varie età. Un altro libro che invece è stato letto dalla maggior parte dei ragazzi è stato “Nel mare ci sono i coccodrilli”, cosa ci dice in proposito? Noi insegnanti di Lettere, quest’anno, abbiamo deciso di presentare ai nostri alunni la lettura obbligatoria di questo libro, perché abbiamo ritenuto che potesse essere interessante incontrare un autore che ha scritto un libro sui bambini dell’Afghanistan, per allargare il nostro sguardo ai problemi degli altri, anche se avevamo il timore di non incontrare i gusti di tutti i ragazzi, che preferiscono i romanzi d’amore, droga, storie tra coetanei, o le problematiche della vostra età. Infatti il rischio era che questo romanzo lo sentiste lontano e non vi interessasse; ma dobbiamo in ogni caso cercare di farvi uscire dal vostro mondo, e farvi conoscere altre esperienze e storie, soprattutto perché ritengo sia nostro compito proporre testi formativi ed educativi. Penso che far partecipare a questo incontro sia un modo in più per far conoscere il mondo e il mondo della scrittura ai nostri ragazzi, far parlare uno scrittore con loro e sciogliere dubbi e curiosità che hanno trovato durante la lettura che non è da tutti i giorni per altro. Alessandra Zoppas Carlotta Toppan

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Sister challenge 12


Ogni anno nella nostra piccola Conegliano nascono decine e decine di iniziative che coinvolgono noi giovani. Di questo gruppo ben nutrito però, solo alcune idee si riveleranno realmente utili per la nostra crescita. La SPES Volley è riuscita a dare vita ad uno di questi progetti ben riusciti. La società, che normalmente opera in ambito prettamente sportivo, ha dato la possibilità ad un gruppo di giocatrici di partecipare ad uno scambio con delle pallavoliste Texane. Il progetto Sister Challenge ha richiesto sforzi organizzativi notevoli, ed i preparativi sono iniziati quasi un anno prima dell’arrivo delle ragazze americane in Italia, lo scorso luglio 2010. L’iniziativa ha permesso alle nostre concittadine di trascorrere una ventina di giorni (10 in Italia e 10 in Texas) con delle giovani provenienti da una realtà molto diversa dalla nostra, fornendo alle giocatrici coneglianesi l’occasione di conoscere molte differenze tra la cultura italiana e quella texana e ovviamente di migliorare il loro inglese. La cosa indubbiamente interessante consiste nel fatto che un’associazione sportiva si occupi anche di dare una chance alle atlete per mettersi alla prova non solo sul campo da gioco, ma anche in un paese straniero (che è correntemente idealizzato nei soliti stereotipi: armadietti a scuola, giocatori di football e cheerleader) come gli States. Spero che in un prossimo futuro iniziative come Sister Challenge, che uniscono allo sport anche la possibilità conoscere da vicino aspetti di realtà differenti da quella del nostro piccolo mondo personale, vengano proposte più spesso ai ragazzi. Intervista a Erika Piccoli, partecipante al progetto Sister Challenge Innanzitutto puoi spiegarci meglio in cosa consiste il progetto Sister Challenge e quali squadre sono state coinvolte nell’iniziativa? Sister Challenge è un progetto organizzato dalla SPES Volley che ha permesso alle pallavoliste più giovani di partecipare ad uno scambio culturale con delle giocatrici texane. Abbiamo ospitato le ragazze americane per 10 giorni ad inizio luglio e subito dopo siamo partite con loro alla volta del Texas dove abbiamo vissuto a contatto con la cultura delle nuove “sorelle” per altri 10 giorni. Cosa pensi dell’iniziativa? L’hai trovata utile dal punto di vista culturale? Sono dell’opinione che sia un’ottima iniziativa e che abbia dato a tutte noi la possibilità di migliorare il nostro inglese, anche se naturalmente non è stato sempre facile. Inoltre noi ragazze italiane, passando molto tempo a contatto con la famiglia ospite, abbiamo avuto modo di vivere a tempo pieno la mentalità texana, molto diversa dalla nostra. Cosa ti ha colpito di più delle ragazze americane? In cosa sono così diverse da noi? Una delle cose che mi ha stupita di più è stato il modo completamente diverso di vivere la religione. La maggior parte degli adolescenti in Italia rifiuta qualsiasi approccio alla fede mentre negli States quasi tutti i giovani frequentano l’equivalente della nostra ACR e vanno in chiesa regolarmente. Inoltre i teenager non hanno come punto di ritrovo il bar o la piazza, ma passano la maggior parte del tempo a casa di amici. I centri sociali sono i giganteschi shopping center ed il cinema. Cosa avete organizzato per il periodo di permanenza delle vostre “sorelle” texane in Italia? Siamo state a Venezia e abbiamo fatto una passeggiata nella zona di Cortina. Naturalmente abbiamo mostrato loro Conegliano ed il castello e le abbiamo portate a fare shopping. Infine non poteva mancare una gita a Jesolo dove abbiamo giocato a beach volley. Durante tutta la settimana comunque ci siamo allenate ed abbiamo partecipato ad un torneo. Cos’è piaciuto di più alle ragazze? Erano soddisfatte della loro esperienza qui in Italia? Credo che la cosa che hanno apprezzato di più sia stata la visita alla città di Venezia. Il fatto di vedere sempre posti nuovi le rendeva entusiaste, nonostante i ritmi di viaggio fossero molto pressanti! Cosa avete visto voi una volta in Texas? Ci hanno mostrato gli aspetti più caratteristici degli Stati Uniti. Abbiamo visitato la città di Dallas: siamo andate a vedere una partita di baseball, lo stadio di football di dimensioni davvero impressionanti e dotato del maxischermo più grande del mondo, abbiamo visto lo stadio di basket dei Dallas Mavericks (squadra NBA). Abbiamo partecipato ad una partita di beach volley anche se ci è stato quasi impossibile giocare vista la calura estiva texana alla quale non eravamo abituate. Siamo anche andate tutte assieme a mangiare messicano, siamo andate a messa, che è organizzata e celebrata in modo completamente diverso dalla nostra, ed abbiamo partecipato ad un torneo nel quale siamo arrivate seconde. Un pomeriggio siamo anche andate tutte assieme a farci la manicure, è stato davvero divertente. Ci sono state difficoltà da parte vostra? Immagino non sia stato così immediato parlare inglese tutto il giorno… Si, qualche incertezza con l’inglese c’è stata. I problemi maggiori però li ha dati la temperatura caldissima del Texas. Mantenete ancora i contatti con le vostre colleghe d’oltreoceano? Si, ma in realtà ci siamo scambiate mail e contatti molto prima dell’effettivo scambio. Abbiamo legato attraverso mezzi come facebook e msn e quando ci siamo incontrate per la prima volta è stato stranissimo. Per certi versi non sapevamo neanche cosa dire, ma è stato splendido. Elisa Sperandio


Writers.. Vandali o artisti Writer in inglese significa scrittore… noi giovani lo facciamo a scuola per i temi, via sms e chat per parlare con gli amici, per scrivere una lettera, una canzone, una poesia (se c’è ancora questa dolcezza in giro), sui banchi di scuola, sulle panchine, sui muri… Appunto, proprio sui muri, questo è il luogo più desiderato dai teppistelli, ma anche dove è nata l’arte che sprigionano i writer con i loro graffiti. “Graffiti” è una parola magica, una di quelle parole che si utilizzano molto bene quando si deve parlare di qualcosa in termini generici, senza approfondire il discorso, senza capire la complessità del fenomeno. Abbiamo quindi i ragazzi che li imbrattano con frasi da dedicare alla ragazzina come “LISA TI AMO”, oppure con insulti “POLITICI MERDA”! e i writer che, invece, lo fanno artisticamente, con impegno, interesse, stile, sfogo…

Storia Il writing è un vero e proprio movimento artistico, parte di un mondo (la cultura hip hop) che si è affermato negli anni 80-90, prima negli Stati Uniti ed infine in tutto il mondo. Gruppi di giovani, per lo più di colore e ispanici, lasciavano sui muri la loro tag (firma), scegliendo

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spesso i vagoni della metro così che il giorno dopo la potessero vedere il maggior numero di persone. Un modo semplice e diretto per dire “Esisto! Ci sono anch’io!”. Questa cultura si è poi insediata anche in Europa, portando con sé la protesta che la rappresentava, arrivando nelle periferie di città come Parigi, Londra, Berlino e Roma, che cominciarono poi a crearsi un loro stile sulla base di quello newyorkese, visto come un modello da seguire. Quando gli enti si accorsero della diffusione del writing, svariati furono i tentativi di placarlo. Chi, come a Milano, inasprì le pene combattendolo con il metodo “tolleranza zero”, chi, come a Roma o Livorno, dedicò ai ragazzi spazi appositi cercando di condurre il fenomeno sulla via della legalità.

Arte o vandalismo

Il confine tra arte e vandalismo, fascino e illegalità contiene, quindi, molte sfumature a volte anche difficili da comprendere, ma c’è da dire anche che le persone, passando davanti a un muro appena riempito da un writer, rimane sbalordita di fronte a una meraviglia del genere e non pensano più che sia stato l’artista di strada criticato giorni prima per


il modo di vestire, parlare, atteggiarsi…non ci fanno più caso, perché l’occhio li ha convinti, li ha attirati, ha trasmesso loro il messaggio che proprio i ragazzi volevano proporre, e le persone che distrattamente ci passano davanti apprendono il concetto. La differenza tra atti di vandalismo e il “writing” ora dovrebbe esser più chiara, ma la si potrebbe cercare anche nelle motivazioni che spingono gli artisti a dipingere, come il desiderio di farsi conoscere. E non solo all’interno del gruppo. La differenza tra writers e vandali sta proprio in questo: i primi, oltre alla soddisfazione di vedere le proprie opere sui muri della città, vogliono arrivare al pubblico con un impatto tale da non lasciare margini di fraintendimento. Inoltre, lanciano messaggi di protesta sociale e hanno alle spalle un lungo lavoro, fatto di bozze preparatorie, ispirazioni, studi, idee che non passano neanche lontanamente per la testa dei cosiddetti vandali. Questi ultimi, infatti, si limitano a scrivere o disegnare sui muri senza alcuno scopo, senza un


Writer

progetto ben definito, probabilmente solo perché non hanno niente di meglio da fare. Sono differenti quindi!?...o entrambi sono un crimine?!... come dobbiamo pensarla!? Eccoci arrivati all’eterna domanda che tutti noi ci siamo posti almeno una volta. Da quando esistono i graffiti, esiste anche il quesito: sono arte o crimine? Dobbiamo pensare sicuramente che, se ci mettessimo nei panni delle tante persone che una bella mattina si vedono scritta una dedica sul muro di casa, non saremmo per nulla contenti, ma se ci fossero più posti per chi ha questa dote, risolveremmo questi disagi e magari daremmo un tocco di creatività e colore a posti che altrimenti sarebbero grigi e anonimi, senza dimenticarci che, cosí facendo, questi ragazzi potrebbero “lavorare” senza essere continuamente etichettati come trasgressori della legge. Infatti, qui nella nostra piccola Conegliano, ci sono dei luoghi in cui si possono fare queste vere e proprie opere d’arte a cielo aperto, come ad esempio il parcheggio vicino all’ Ipsia Pittoni o vicino al cinema Melies. Molti credono che questa forma artistica sia da valorizzare, come la maggior parte di noi ragazzi che ci troviamo schierati dalla parte dei nostri amici writer e non di certo dalla parte di chi li vuole multare. Semmai, questo comportamento si dovrebbe tenere con chi, come i ragazzini che non hanno nulla da fare, sporcano i monumenti con tag e scritte varie, dato che i veri writers non sceglierebbero mai di esprimere la propria vena creativa su edifici di interesse storico e artistico, in quanto sostenitori di qualsiasi forma d’arte. A questo proposito, vorremmo attirare l’attenzione

su numerosi articoli di giornali che molte volte danno una definizione non del tutto esatta dei writers, come è successo con l’episodio di Vicenza (ma anche nella nostra provincia), dove è stata arrestata una banda di 10 ragazzi, di cui nove minorenni, i quali avevano imbrattato facciate di edifici urbani, vetrine di negozi, cartelli stradali…insomma, tutto ciò che capitava loro sottomano. Questo fa si che le opinioni della gente comune siano influenzate dai media più di quanto non si pensi, dando un’idea sbagliata di certe persone o di certi gruppi, in quanto si tende ad evidenziare il lato negativo del fatto. Noi giovani, invece, siamo dell’idea che, oltre a spiegare l’accaduto, ci si debba prima informare bene sul fenomeno senza attribuire definizioni azzardate che talvolta potrebbero non essere quelle giuste, il tutto tramite il nostro articolo, nato con uno scopo ben determinato: distinguere appunto i writers dai vandali, magari evitando possibili fraintendimenti futuri. Inoltre, molti di voi sicuramente non sapranno che negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Germania, in Spagna, in Francia ma anche qui in Italia, c’è una generazione di creativi (designer, architetti, artisti, fotografi) che è nata grazie ai “Graffiti” e ha imparato il suo mestiere tramite gli “insegnamenti” di questi ragazzi, prendendo di-mestichezza con immagini e disegni, colori e forme architettoniche, prendendo coscienza delle proprie capacità. Quindi…perché continuare a giudicarli colpevoli se possono effettivamente trasmetterci qualcosa? Perché non provare a comprenderli e ad aiutarli aprendo i nostri orizzonti a mondi diversi? A voi la scelta. Alessandra Zoppas Ilaria Doriguzzi


Ciao! Innanzitutto presentati ai nostri lettori. Mi chiamo Webster, abito a Conegliano (Treviso); attualmente lavoro come grafico per una Cooperativa, ma la mia occupazione principale è l’Arte: Disegnare, dipingere, creare. Da quant’è che sei dentro il mondo del writing? Dipingo da sempre. Personalmente non mi piacciono le etichette, quindi non mi definisco writer o street artist; penso che come termini , in questo momento, siano un po’ inappropriati se applicati a me e a ciò che faccio, anche se ho iniziato come writer e rientro nel mondo della street art. Sono semplicemente un artista, un creativo. Quello che faccio su muro lo ripropongo anche su altre superfici (legno, plexiglass, tela, ecc.), così come i miei lavori che non sono costituiti solo da vernice spray, ma anche da materiali e tecniche diverse in base a quello che devo rappresentare e all’effetto che voglio dare. Come e quando hai iniziato? Prima facevo skateboard, e per amicizie in comune ho conosciuto alcuni ragazzi (Graziano, Pietro, Alessandro) che già disegnavano e che poi sarebbero divenuti membri del gruppo “La Cremeria”. Così, attratto da questa cosa chiamata “writing” che loro facevano (dare nuova vita ad un muro attraverso il colore), un po’ per emulazione, un po’ per caso, un po’ per gioco ho iniziato a disegnare pure io. Per un periodo ho fatto le due cose contemporaneamente, skateboard e disegno; poi ho scelto di dedicarmi interamente a quest’ultimo e all’Arte, facendo quello che faccio tuttora. Che cos’è “La Cremeria”? “La Cremeria” nasce ufficialmente nel 1996 ed è costituita da un gruppo di ragazzi provenienti da città ed esperienze diverse, accomunati, prima di tutto, dall’amore per l’Arte, la passione per il dipingere ( e il “writing”) e da tutto ciò che non era e non è convenzionale …E’ un po’ la mia seconda famiglia!. Posso dire che noi ci siamo da subito distinti da altri gruppi (oltre che per la visione del “writing” che noi portiamo avanti), proprio per il nome scelto a rappresentarci: “La Cremeria”, ripreso proprio dalla famosa marca di gelati. Questo nome rispecchia pienamente noi stessi e l’aspetto più giocoso, creativo e variopinto di quello che facciamo. Proprio come dei gusti di gelato (buoni se assaggiati singolarmente, ma altrettanto buoni se assaporati insieme ad altri gusti) nessuno di noi è uguale a qualcun altro nel gruppo; abbiamo infatti dei modi di esprimerci e di dipingere molto diversi e ognuno uno stile personale. Ma è proprio grazie a questo che il gruppo funziona; un gruppo dove ognuno è quindi in grado di apportare il proprio contributo sentendosi così partecipe dal momento della progettazione, al suo sviluppo, al risultato finale. Continuamente vengono arrestati ragazzi definiti writers

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per imbrattamento, è successo anche a Conegliano l’estate scorsa. Cosa ne pensi? Io per primo posso dire di avere iniziato a disegnare in modo illegale; questo perché fino a diversi anni fa non esistevano luoghi dove i “writers” potevano esprimere la loro creatività o il loro talento “alla luce del sole”. Poi pian piano le cose sono cominciate a cambiare, ed oggi, i cosiddetti “writers”, hanno a disposizione, in molte città, diversi spazi -legali- e riconosciuti su cui potersi esprimere o l’opportunità di esporre addirittura in gallerie d’arte moderna. Io ho una visione artistica di ciò che faccio, dei chiamiamoli “Graffiti” e della street art in generale; mi piace creare e penso di farlo nel pieno rispetto di tutto ciò che mi circonda; quindi non condivido che, nonostante la maturazione e l’evoluzione che ha avuto il “writing” dalla sua nascita ad oggi e le diverse opportunità che ci possono essere ai nostri giorni (e sto parlando di spazi autorizzati), ci sia ancora chi lo pratica in modo illegale. Anche se molti comuni sono stati abbastanza lungimiranti da capire l’importanza di concedere determinati luoghi ai ragazzi che hanno la passione del “writing”, restano ugualmente molti giovani che preferiscono andare a “dipingere” spazi non legalmente concessi; e io questo lo reputo vandalismo. Quanto all’azione di arrestare, ritengo che questa sia una punizione decisamente eccessiva rispetto al reato, che in ogni caso deve essere comunque sanzionato facendo, ad esempio, reimbiancare i muri, ripulire le serrande, ripulire il treno, ecc. a totale carico del ragazzo, oppure con lavori socialmente utili che ripaghino la società, o il privato del danno subito. Conosci Obey, lo street artist americano che ha realizzato l’ immagine chiave della campagna elettorale del Presidente Barack Obama. Cosa pensi di questa decisione, ovvero del fatto che il futuro uomo più potente del mondo abbia scelto uno street artist per rappresentarlo nella sua campagna elettorale? Sicuramente è stata una cosa molto intelligente, un’apertura verso il futuro (mi auguro) e verso qualcosa di diverso in un panorama che è fondamentalmente conservatore e chiuso. Penso quindi che una figura di novità e di cambiamento com’è stata e com’è quella di Obama non poteva trovare forma migliore per poter essere rappresentata (nella sua campagna elettorale) se non quella della street art che è, a mio avviso, il futuro dell’Arte moderna e impersonata, in questo caso, proprio da Obey. Emanuele Barattin


Vampiro che abbaia morde OPPURE E’ UN LICANTROPO.

Ho letto e rileggo gran parte della saga dei libri di Anne Rice. Infatti mentre scrivo questo articolo e mentre spero che la mia penna si dia da fare e ascolti i miei imperativi consigli, aperto sulla mia sinistra c’è Armand il Vampiro, uno dei romanzi gotici della Rice che definirei amata e cult (suo è il romanzo Intervista col Vampiro dal quale venne tratto il film che diede un’enorme spinta alla fama di Tom Cruise e Brad Pitt). Armand, il protagonista, si chiama Amadeo fino a pagina duecentonovantuno perché viene costretto a cambiare nome, a smettere di amare Dio, da una setta che lo strappa dall’abbraccio amoroso del suo mentore Marius. Ad ogni modo, non volevo trattare di un libro che comunque sia vale la pena leggere (dato che Booklist l’ha definito un emozionante affresco), bensì volevo informarvi a proposito dei veri succhia-sangue. Quelli che passeggiano per le vie delle nostre città e sorridono ai nostri bambini. No, non sto parlando dei banchieri. Ma proprio di Vampiri. Sono consapevole del fatto che scrivere di vampiri in questo momento è come cantare e ballare le Las Ketchup a fine Agosto dell’estate 2002, ma, credetemi, analizzando il fenomeno fangsmania sono riuscito a risalire ad una spiegazione culturalmente accettabile e comprensibile. Quanto è romantica questa realtà? Alcuni dicono che il romanticismo sia morto. Altri invece vedono nei teenagers di oggi un’esaltazione irrazionale dell’emotività. Non è forse romanticismo distillato lo struggersi per la mancanza di qualcosa che in realtà esiste proprio grazie al pianto di chi crede non esista più? Okay. Probabilmente state perdendo il filo del discorso. Vi spiego. I romantici erano convinti che l’uomo aspira tutta la vita a porre fine ai suoi limiti, a liberarsi della condizione finita nella quale l’umanità si ritrova. In poche parole, se pensiamo alla vita, significa liberarsi della condizione mortale. Avete fatto due più due? I vampiri sono immortali e, diciamolo fuori dai denti, sono incredibilmente hot. E se avete

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arricciato il naso o inarcato un sopracciglio a questa mia affermazione guardatevi anche solo una puntata di TrueBlood. Essere immortali è essere divinizzati, e una divinità giovane e intrigante alla portata di una adolescente pallida e insicura corona l’aspirazione di tutte le Giuliette che aspettano solo il loro Romeo. Ne è una prova la saga di libri (che tutti conosciamo quindi non occorre che citi) di cui ora stanno producendo i vari film destinati a sbancare il botteghino. Non spenderò altre parole in merito a quei casti libri scritti da una meritevole rappresentante dei mormoni. Cito testualmente: “Ho scritto quei libri per far capire ai ragazzi l’importanza della sessualità.” Allora poteva intitolarli Come diventare degni eredi di Lucia Mondella in cento mosse. Diffidate dalle imitazioni. Qualcuno dovrebbe spiegare a quella scrittrice che i Vampiri al sole muoiono, si disintegrano, implodono nel fuoco fatuo, vengono inceneriti dalla potenza della luce, esseri maledetti e dannati stretti nella morsa lucente di Dio che vanno in frantumi. Non che, se prendono il sole, la loro pelle fa effetto glitter o swarovski. Inoltre diffidate dalle imitazioni delle imitazioni. Il film “Mordimi” è una brutta copia in stile commedia dell’arte dei giorni nostri piena di battute squallide e terra-terra. Quindi sono assicurate un sacco di risate. Purtroppo. Tornando a noi, ho un’amica che studia da anni la body-modification e, forse lo sapete già, ma pare che ultimamente (come da lei riferitomi) farsi installare delle protesi permanenti sui canini in modo che sembrino zanne è trendy. Cercare di diventare o assomigliare a qualcosa/ qualcuno che non si è, può essere giudicato sbagliato o giusto, a seconda di dove personalmente si pone il limite alla libertà individuale. In realtà ciò su cui è doveroso porre l’attenzione e ragionare è, invece, sulla ghettizzazione dei vampiri. Se Dracula era un criminale non vuol dire che tutti loro lo siano (un figlio ha strangolato la madre a Benevento ma ciò non significa che tutti i figli residenti a Benevento strangolino le madri). La


maggior parte di loro vive ai margini della società. Esce soltanto di notte. Conduce una vita misera e dannata. Tutto questo è deprimente. Tuttavia oggi è possibile appellarsi alla coscienza delle persone. Buffy non ci serve più. Infatti ora come ora i vampiri non sono più visti come dei mostri ma come bombe-sexy, ed è per questo motivo che è il momento giusto di avanzare e difendere la proposta sui diritti dei vampiri. Già negli USA si sono mossi, sono usciti allo scoperto e hanno proposto all’esecutivo un emendamento per i diritti dei vampiri (Vampires Rights Amendment). Pensiamoci un attimo. E se fosse tuo figlio? Tuo fratello? Tua sorella?

O un tuo parente? O un tuo caro amico/a? Non vorresti che si dovesse nascondere dalla società, giusto? Essere favorevoli ai diritti dei vampiri significa essere favorevoli a promuovere la civiltà e i diritti innati di ogni essere umano e non. Lasceresti rosso il semaforo di una strada diversa dalla tua, di una strada che non percorri abitualmente? Federico Tonus


2G: VALORIZZAZIONE DELLE SECONDE GENERAZIONI Sul convegno tenutosi a Conegliano Veneto sabato 27 Novembre 2010 concernente le seconde generazioni di figli di immigrati.

molto spesso di andare incontro alle incomprensioni tra le varie culture. “Un’integrazione più facile e possibile, che va nella direzione di un arricchimento della comunità, e non è vittima di incomprensioni.” Inoltre ribadisce il fatto che non si tratta di una immigrazione necessaria e vitale, in quanto il tasso di disoccupazione negli ultimi due anni è passato dal 3% al 6-7%. “Prima avevamo bisogno di manodopera oggi la comunità ne chiede meno.” Dunque bisogna gestire nel modo ottimale “una seconda ondata di crisi economica che poi si riversa sempre sulle parti sociali più deboli.” Applausi. Interviene in qualità di moderatore l’Ass. Loris Balliana e passa la parola all’ex-sindaco Floriano Zambon ora Vicepresidente della Provincia di Treviso, il quale ringrazia e sottoscrive le parole dell’attuale Sindaco. Il suo intervento è volto ad evidenziare il fatto che negli anni ’80 queste zone non erano pronte ad una immigrazione extranazionale, mentre all’attuale si sono compiuti enormi passi avanti. Prova ne è il premio conferito a Masamba come mediatore culturale. Il microfono torna all’Ass. Balliana che spiega quanto il progetto PUZZLE sia utile ad affrontare il sempre crescente numero di immigrati presenti nel comune e nella provincia e, in merito ad un concorso a livello nazionale (per accaparrarsi dei fondi tramite progetti volti al miglioramento dell’inclusione sociale degli immigrati), vinto dal Comune, dichiara il ruolo decisivo dei progetti coneglianesi ritenuti maggiormente validi rispetto ad altri comuni quali Milano e Bologna. Il suo discorso vira poi su un piano generale ed esprime la questione che, anche con il passare degli anni, le culture non possono essere integrate; perché non devono, perché la cosa peggiore è la non-identità, il non sentirsi parte di un gruppo, di un popolo, di una nazione, riesumando dunque fantasmi ideologici ottocenteschi. Termina ad ogni modo con un feedback positivo “lo dico ai giovani presenti, quando si comincia ad avere fame di futuro la si avrà sempre, quando si guarda

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Generazio Processi di inteGra

CONEGLIANOIn seguito ad aver piazzato l’auto su uno dei tanti costosi parcheggi coneglianesi, forse ancora più costosi perché di sabato (2711-’10), cerco e ricerco l’ex Convento di San Francesco, location stabilita per il Convegno 2G SECONDE GENERAZIONI: processi di integrazione e cittadinanza dei giovani stranieri che riguarda il progetto PUZZLE finanziato dal Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati 2007. Un meeting organizzato dal Comune di Conegliano e dall’Assessorato alle Politiche Giovanili con il patrocinio della regione Veneto e con la presenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Trattandosi di giovani, ConeYoung era presente. “I figli delle seconde generazioni possono sicuramente assumere il ruolo di interlocutori preparati, tra la prima generazione, coloro che sono immigrati, […] e il nostro territorio che hanno conosciuto frequentando le nostre scuole, […] sono i nuovi mediatori culturali.” Così si esprime il Sindaco di Conegliano Alberto Maniero in apertura del convegno, soffermandosi in seguito sul ruolo dell’ospitalità propria della cultura veneta, capace

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Il percorso del “puzzle: InterventI per costruIre FInAnzIAto con Il Fondo per l’InclusIon deglI ImmIgrAtI

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avanti si evita di inciampare. Spero di vedervi sempre così presenti e disponibili a mettere in gioco le proprie competenze, le proprie conoscenze e la propria energia.” Con il Dirigente Direzione Generale dell’Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Alessandro Lombardi il convegno si specializza e viene presentato per iniziare l’art. 42 bis D.lgs 286/1998 del testo unico in materia di immigrazione dal quale si ricava la definizione di integrazione, entrata per la prima volta nella legislazione italiana grazie al pacchetto sicurezza in quanto precedentemente il riferimento era essenzialmente in ambito europeo. Nell’articolo è risaltato l’aspetto della reciprocità dell’integrazione con palese riferimento agli artt. 2-3 della Cost. it. In breve, sono stati stanziati 5 milioni di euro per la questione immigrazione e le aree metropolitane coinvolte, seguendo delle linee guida: il sostegno per i giovani delle seconde generazioni usufruendo dei settori della musica, del cinema, della pittura, della narrativa, eccetera e la creazione di momenti d’incontro e di dialogo tra stranieri e italiani. Le prime nazionalità riceventi in termini di numeri, sono state quella marocchina, cinese e albanese. Si è ripresentato il Libro Bianco sul futuro del modello sociale redatto dal Ministro del Lavoro Sacconi e ne è stato esposto, con enfasi, il contenuto innovativo rispetto a un Welfare State superato e che dovrà tradursi in interventi del governo che concepiscano una Welfare Society che guarda agli interessi della persona inserita nella società civile. Verso la fine dell’intervento il dottor Lombardi cita Hegel storpiandone l’introduzione alla fenomenologia dello spirito “L’immigrazione non può essere vista come una notte in cui tutte le vacche sono nere”. Break e caffè. Fra i presenti si percepiva la velata presenza dei partiti che, anche se di sfondo, hanno contribuito a incrementare le tensioni ed a rendere più tortuoso il compito dell’incontro che in realtà punta alla proficuità del lavoro svolto e da svolgere. L’amministrazione comunale si esprime dimostrando di conoscere le difficoltà insorgenti sul tema dell’immigrazione. In questo modo il dottor Lombardi sottolinea che incrementare le tensioni polemizzando è da miopi, come è atteggiamento miope anche il puntare unicamente all’espulsione degli immigrati. Interviene in seguito il prof. Gianpiero Dalla Zuanna, Preside della Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Padova e docente di demografia. Mostra un grafico che presenta lo stato di deficit di lavoratori se non fosse presente l’immigrazione, dal quale si ricava che dal 2007 al 2027 il deficit ammonterebbe a 300 mila individui. I motivi sono svariati, tra i quali il pensionamento dei figli del baby boom (gli anni d’oro secondo Hobsbawn) e il calo vertiginoso delle nascite degli anni ’80 e ’90, tra cui il 1995 anno di minor natalità. In sunto, per 5 operai che vanno in pensione, ci sarebbero 2 italiani disposti a ricoprire quel ruolo. Tacita l’adesione al comune sentire secondo cui gli stranieri fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare. Spiega poi che l’Italia dopotutto è un paese ad alta-immigrazione e versa attualmente nelle

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medesime condizioni di Inghilterra, Germania e Francia, ma affronta il problema in modo differente. Si sottolinea l’importanza del contesto familiare attraverso i dati secondo i quali i bambini di stranieri hanno una visione del mondo, del contesto, della donna, che si avvicina a quella degli italiani. Semmai l’intolleranza è una giovane intolleranza appresa in famiglia. Ossia quando i genitori italiani del luogo si esprimono negativamente rispetto agli stranieri anche i bambini sono portati ad esprimersi nello stesso modo. Viene esplicitato oltre a ciò il motivo delle tensioni in quanto le classi più basse e deboli vivono la competizione nei confronti dello straniero, dunque se lo straniero è un competitor nel lavoro si hanno fenomeni di intolleranza e razzismo. In ogni caso non è difficile scadere nell’uso delle parole straniero ed extracomunitario sfruttando i concetti che ne scaturiscono come capri espiatori. In conclusione gli obiettivi da raggiungere, osservati i dati statistici, sono: diminuire le disuguaglianze ed evitare degenerazioni dovute alla paura che si snaturalizzi la cultura italiana (perché infondata in quanto semmai è vero il contrario, cioè che vi sia una progressiva perdita della cultura d’origine da parte degli immigranti). “Lasciamo parlare i fatti, facciamoci guidare dalla razionalità.” È l’appello del Dott. Lombardi durante una delle tante risposte al dibattito succeduto, all’interno del quale c’è chi ringrazia e chi si lamenta. Chi polemizza, chi protesta e chi è contento delle iniziative del Comune e del modo in cui opera in materia di immigrazione a favore dell’integrazione (termine che è mal percepito nella sua accezione e che si vorrebbe veder sostituito col termine convivenza). Sostanzialmente il Funzionario e l’Assessore si riferiscono a politiche attuate e a fondi stanziati ed hanno mantenuto per tutta la durata del convegno un atteggiamento formale che li porta ad esprimersi su un piano di tal genere, mentre le lamentele sentite in maggior misura e le polemiche da più fronti erano incentrate sulla discriminazione quotidiana, quella di tutti i giorni. Un partecipante si è lamentato di aver incontrato difficoltà nel trovare la location poiché non riusciva ad ottenere informazioni dai passanti ma soltanto dei “ciao bello”, mentre l’esperienza del sottoscritto è di aver trovato un gentilissimo coneglianese che ha subito interrotto la sua colazione con brioche mattutina per fornire le informazioni necessarie. In effetti nessuno mette in dubbio la presenza di un atteggiamento mutevole da persona a persona e nessuno nega la presenza di atteggiamenti ostili “mi si avvicina quasi sempre per vendermi un accendino e dopo è chiaro che rimango interdetto anche se l’intenzione non è quella” è stato il modo in cui si è cercato di dare opportuna giustificazione alle lamentele del rappresentante di una delle tante associazioni di mediazione culturale presenti sul territorio. Con un intervento di chiusura il mediatore si è espresso sul fatto che non permetterebbe e non vorrebbe che la cultura italiana, e più nello specifico quella veneta, venissero violentate da spinte estremiste ed interessi particolaristi, prendendo quindi le difese delle tradizioni radicate nel territorio. Federico Tonus


TASTE LIFE Taste Life! Gustatevi la vita, ragazzi! Ma scusate, i giovani non si gustano già abbastanza la vita con le loro feste, i loro divertimenti notturni e proibiti, i loro sabati sera ai bar delle piazze? NO, o almeno ciò non accade nei modi più salutari. Lo confermano titoli sui giornali che troppo spesso riferiscono di ragazzi in coma etilico, di sabati sera terminati in tragedia ai lati delle strade, di denunce di danneggiamento di proprietà pubbliche, di schiamazzi notturni che indispettiscono i condomini. Sì, sfortunatamente la cultura dello spritz alcune volte alimenta pericolosi eccessi. D’altra parte la gioia di gustarsi un aperitivo con gli amici è lecita, e fortunatamente è tutelata dalla nuova iniziativa del Comune di Conegliano in collaborazione con un gruppo di giovani, il Progetto Giovani, Ascom e Confesercenti. Il progetto Taste life – Degusta la vita nasce con l’obiettivo di rendere i giovani più responsabili nel rapportarsi alle bevande alcoliche e rendersi consapevoli che divertirsi non significa necessariamente eccedere, sballarsi e finire ubriachi marci. L’idea è di trovare un compromesso senza rovinare i sabati sera nei bar e in piazza, senza arrivare al taglio proibizionistico tipico delle strategie atte ad allontanare i ragazzi dall’alcool. Una delle proposte è promuovere una sorta di Happy Hour 0,5, ossia il consumo di nuovi aperitivi a basso contenuto alcolico, inventati per l’occasione e simili allo spritz tipico delle zone in provincia di Treviso. 0,5 infatti è il tasso alcolemico pensato per chi deve mettersi alla guida, e che molte volte si rivela inconsapevole dei rischi – oltre alla sospensione della patente, e i pericoli per la circolazione – che comporta la guida in stato di ebbrezza.

Barattin Emanuele Federico Tonus

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L’Amministrazione Comunale nel corso del 2010 ha incontrato i ragazzi della classe ‘92 per raccogliere proposte, idee e spunti di lavoro sulla loro visione della città. Il gruppo di diciottenni coneglianesi intende aprire un confronto rivolto a tutti i giovani interessati a temi riguardanti la collettività. 1.il pensiero libero 2.il futuro: cosa significa crescere? 3.nuovi modi per divertirsi 4.come funzionano le istituzioni dello Stato? 5.(oppure proponi il tema che preferisci tu). Vota il tema che ti interessa inviando un messaggio su Facebook (Progetto Giovani Conegliano), con oggetto “Temi Liberi” o invia una e-mail a progettogiovani@comune.conegliano.tv.it e sarai invitato a partecipare a questo gruppo di lavoro. Il progetto è aperto a tutti senza limiti d’età.

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