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Le mura della città

Le mura della città

a cura di Lena Catalano Copyright 2019 - Luc’era c’è!


Le mura della città

Nell’800 le mura cittadine, che ormai non avevano più scopo difensivo, cessarono anche la loro funzione economica e sociale e non v’era più motivo di impegnare le risorse finanziarie della città per manutenere e restaurare sia esse che le Porte della città. Questo accadde anche a Lucera il cui abitato era interamente circondato da mura e torri così come si evince dalle mappe disegnate agli inizi dell’800 dall’agrimensore Carrara. Ma le mura dovevano essere in più parti sbrecciate e alcune torri dirute se il municipio dovette mettere in atto molti e ripetuti interventi per risanare le murature e le porte della città. Le spese erano ingenti e non più sostenibili, né valse la decisione di chiedere ai proprietari di case e orti che si appoggiavano alle mura traendone benefici, di partecipare alle spese. Molti furono i malumori e le proteste dei cittadini. Andò prendendo forma il convincimento di arrivare ad una soluzione radicale e una commissione rappresentata dall’architetto Filippo Gifuni ispezionò l’intero circuito della città per verificare lo stato delle mura; in una relazione


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del 1853 si stabilì con precisione dove bisognava abbattere portoni e mura e aprire varchi. Con delibera comunale fu deciso l’abbattimento delle mura giudicate ormai dei ruderi senza alcuna funzione. Si sarebbero aperti nuovi passaggi favorendo l’uscita dalla città soprattutto agli animali e l’aria, circolando più liberamente tra le strade strette, avrebbe allontanato miasmi di ogni genere. Andavano conservate e restaurate la Porta di Troia, la Porta di Foggia e la Porta di San Severo. Dopo aver accolto alcuni preventivi per i lavori necessari, il Comune decise che questi sarebbero stati fatti in economia e ne furono incaricati dei muratori, ai quali si pensò di procurare lavoro “data la cattiva stagione”. L'abbattimento delle mura procedette con lentezza e, contrariamente alle previsioni, l’una dopo l’altra caddero la Porta di Sant’Antonio Abate il 28 dicembre del 1859, la Porta Croce il 20 giugno del 1860 e subito dopo la Porta di San Severo. Fu abbattuta anche la torre adibita a polveriera che si trovava accanto alla Porta di Sant’Antonio Abate. Ma alcune torrette e pezzi di mura sopravvissero in quanto molte case erano state costruite a ridosso delle stesse o perché fungevano da recinzione per giardini e orti.


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Restarono in piedi anche due torri in parte ricostruite in seguito, appartenenti all’ultimo tratto tuttora visibile della cinta muraria angioina, alle spalle di alcune costruzioni site in via Aldo Moro.


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Le due torri site alle spalle delle case che affacciano su via Aldo Moro, nei pressi della chiesa di san Matteo


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Interno della torre


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Questa area, dove si sviluppa il borgo di san Matteo che prende il nome dalla antica chiesa di san Matteo, si incrociano due fasi storiche della città di Lucera, quella romana e quella medioevale. La cinta muraria angioina che è molto più stretta di quella romana, passa proprio su quelle che dovettero essere le magnifiche Terme della Lucera romana, a giudicare dai ritrovamenti di statue e mosaici, grandi vasche per pubblici bagni e cunicoli di scorrimento delle acque. Emblematica è la casa che fu di Nicola Sacco che custodisce sotto il suo piano di calpestio resti di muri romani e, al piano terra, una torre medioevale che richiama le due torri dell’ultimo pezzo di cinta muraria medievale ancora visibile.


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Nicola Sacco arrivò agli inizi del Novecento da Capurso a Lucera dove cominciò a lavorare alla salagione dei formaggi. La casa originariamente ad un piano era costruita in mattoncini e con il tetto a tegole.


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I resti dei grossi muri in laterizio – sotto il piano dell’abitazione – con i cunicoli di scorrimento d’acqua, furono già all’attenzione, nel 1922, del Soprintendente Quagliati che ne aveva sottolineato l’importante interesse storico archeologico.


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Zona di Piazza S. Matteo. Ubicazione degli scavi del 1922. Dalla planimetria allegata si evince al numero 2 la zona degli scavi nella casa di Nicola Sacco.

Nel 1922 il Soprintendente Quintino Quagliati, dopo aver effettuato ricerche nel cimitero di Lucera – dove era stata esplorata una necropoli romana – restandogli ancora dei fondi, eseguì scavi archeologici nella piazza S. Matteo, i cui esiti positivi sono descritti in una relazione del 7 agosto 1922. “Ho scoperto una costruzione in bel laterizio dell’impero romano con avanzi di mosaico ed in marmo. La costruzione ci dà il fianco di un edificio considerevole. Del muro perimetrale restano 21 m di lunghezza per 2 m di altezza e 75 cm di spessore. Lo scavo è attraversato dalla strada di Porta San Severo, al di là della quale seguita il muro perimetrale per 7,40 m con lo spessore di 1,10 m. In questo spazio si presenta un abside con 3 m di corda e con muratura profonda 2,60 m per uno spessore vario da 20 a 30 cm. In tal punto dicesi si sia rinvenuta la statua di Venere esistente nel Museo Civico. Così è lo stato degli scavi.


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Bisogna ora o scoprire tutto o conservare con la necessaria sistemazione l’opera laterizia con sei ambienti nella piazza San Matteo. Converrebbe sistemare il recente scavo con una muratura di sostegno e recingerlo con una cancellata in abete per uno spazio rettangolare di 21,51 m x 6,50….così la città avrebbe il suo piccolo monumento romano”. Quest’area aveva già suscitato interesse nei cultori delle testimonianze antiche, tanto che nel 1853 il Sindaco di Lucera, Gaetano Gifuni, comunicava all’Intendente di Capitanata che “un pezzo di fabbricato a masso che sta addosso alla chiesa parrocchiale di San Matteo, e dicesi avanzo di tempio”. Nel 1861 il D’Amely scriveva: “è fama che un tempio dedicato a Cerere avesse esistenza qui ancora. La tradizione che magnificava e magnifica questo edificio, trova appoggio nelle sue reliquie; delle quali un gran pezzo di fabbrica antichissima, chiamato il Ciavurro di san Matteo è stato da noi guardato sino agli ultimi tempi”. B. Colasanto nella Storia della città di Lucera scrive che “Nel 1872 mentre si scavava una fogna a porta San Severo anticamente detta Porta Sacra perché all’imboccatura della via su cui si elevavano 7 meravigliosi delubri, dedicati alle divinità pagane vennero alla luce. Arcate del tempio di Cerere, splendidi pavimenti a mosaico, intarsiati a tasselli di pasta di vetro, terme le cui condutture furono giudicate di costruzione etrusca, una statua di marmo rappresentante Venere, sul tipo della medicea, terrecotte di delicata finitura ed altri oggetti preziosi”.


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Nel 1913 furono trovati nella stessa area frammenti di marmo colorato e frammenti architettonici. Tutti questi ritrovamenti dovettero indurre il Quagliati a prestare attenzione a quell’area in cui, nel mese di novembre del 1922, ci furono nuove scoperte. Il 25 novembre dello stesso anno comunicando al Ministro dell’Istruzione le “nuove scoperte di antichità romane” a Lucera, il Quagliati scrive1 “Il signor Nicola Sacco in un suo magazzino presso il dazio (accanto ai precedenti scavi che avevano messo in luce i ruderi dell’edificio dell’età imperiale ndr) volle scavare un sotterraneo per un deposito di formaggio. Nello sterro apparve un muro in laterizio a piè del muro si videro due bocche, l’una rettangolare, l’altra a volta, le quali si disperde in cunicoli di scorrimento d’acqua. Il primo è alto ed è coperto da grandi embrici quadrangolari messi in piano su spallette costruite in muratura a sezione trapezoidale, il secondo è a bassa fogna. Evidentemente la zona di Porta San Severo ravvolge nel sottosuolo i ruderi della Lucera imperiale. Nello scavo del signor Sacco si raccolgono frammisti col terreno abbondanti avanzi di architettura e marmi scorniciati di rivestimento degli zoccoli alle pareti. Il muro dunque dovette appartenere ad un edificio nobile. Così alla mia presenza apparve un grosso blocco di marmo. Diedi subito le disposizioni di lavoro per il recupero e ne venne fuori un busto di grandi proporzioni il quale misura 1,20 m di larghezza sul petto e 1,80 m di altezza dal capo alla cintura. Il busto raffigurava un personaggio seduto sul trono, disgraziatamente il volto fu del tutto scalpellato e distrutto nel tempo antico. Il torso è nudo, il capo è velato con la toga, la quale nella compiuta maniera si raccoglie sulla spalla sinistra e ravvolge il braccio. C’è un breve resto della corona di quercia sul capo. Dei materiali archeologici che si rinvengono in quel terreno, si è riservata la proprietà al Municipio e tutto sarà trasportato al Museo locale.”

1 Allegato 1: lettera di Quagliati


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Nel 1926 il soprintendente Quagliati indirizzava al sindaco di Lucera una lettera per chiarire la sua posizione in merito alla richiesta avanzata dal signor Nicola Sacco che intendeva abbattere i ruderi, avanzi di età imperiale romana. “Questa Soprintendenza che fino dal 14 dicembre del 1922 ha regolarmente notificato al signor Nicola Sacco in Lucera l’importante interesse archeologico e storico delle costruzioni in laterizio con sottostanti cunicoli di scorrimento d’acqua, scoperti nel sottosuolo di un suo magazzino in quella località, non può, per le ragioni per cui ha spiccato l’atto di notifica, dare parere favorevole alla domanda di demolizione dei ruderi stessi. È anche da considerare che il suolo fu venduto dal signor Sacco a codesto onorevole Municipio, il quale si è riservato la proprietà dei materiali archeologici che vi si scoprissero, per cui è da ritenere che i ruderi appartengano al Comune. Prego di comunicare quanto sopra all’interessato e di considerare inoltre che gli avanzi di costruzioni imperiali a Porta San Severo fanno gruppo coi ruderi conservati in Piazza San Matteo. Anche la storia della città ha le proprie esigenze”.


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In altri scavi furono ritrovati il braccio destro e quello sinistro, frammenti architettonici e colonne di marmo. (Tav. LVIII). C’è notizia del rinvenimento di una epigrafe dedicata all’imperatore, andata poi dispersa. “Nelle terme fu trovato anche un marmo (che non si sa dove sia andato a finire) con l’iscrizione DIVO COMMODO” (Branca 1909, pp. 45, 46). I ritrovamenti del 1872 e quelli del 1922 appartengono ad uno stesso edificio, probabilmente a funzione termale, e per questo il Quagliati chiedeva la tutela globale dell’area di piazza San Matteo che senz’altro rappresenta un punto fermo per la topografia della Lucera romana. Molte testimonianze identificano l’area della chiesa di San Matteo con quella del tempio di Cerere, sulle cui rovine sarebbe sorta la chiesa di Santa Maria della Spiga. Descrive il Branca nella Storia della città di Lucera “Arcate del tempio di Cerere”... Interessante anche la mappa redatta nel 1690 da Rocco del Preite, che sulla scorta di ruderi ancora visibili, disegna il tempio di Cerere proprio nell’area di San Matteo. Nonostante queste testimonianze e considerando che “gli orientamenti della strada e del complesso di piazza san Matteo rappresentano i soli elementi utili per la ricostruzione dell’urbanistica di Lucera romana” (Marina Mazzei in “Lucera antica” pag. 33.) è difficile accettare che non sia stato mai pensato un programma globale di intervento, e le possibilità di indagare ulteriormente ai fini della conoscenza della Lucera antica diminuiscono coll’incremento dell’attività edilizia. Già negli scavi per realizzare cantine in alcune case furono ritrovati mosaici tutti con decorazione geometrica bianca e nera e altri ce ne sarebbero nei sotterranei della stessa area. In una cronaca locale del ‘700 si dice che dal palazzo Candida, si avvistano ruderi di importanti manufatti che senz’altro si trovavano nell’attuale via Spagnoletti Zeuli. In questa strada hanno costruito di recente e durante i lavori di sterramento per le fondazioni, ha destato curiosità l’emergere di tanta acqua


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sì da far venire in mente gli impianti idraulici di età romana che partendo dalla Piana dei Puledri – area antistante la Fortezza – scendevano verso le Terme.

Le recenti costruzioni di via Spagnoletti Zeuli hanno fatto scemare enormemente le possibilità di indagare nella zona.


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Anche della Lucera Medievale sono andate distrutte tracce importanti in anni recenti. Nella casa ad angolo con piazza Martiri di via Fani, là dove è stata ritrovata la statua di Commodo, è scomparso un torrino, verosimilmente la garitta del dazio della Porta San Severo. Più avanti nell’area dietro alla chiesa di Santa Lucia, dove è sorta la struttura della Croce blu e la chiesa mobile, fu abbattuta, in tempi recenti, un’altra torre della cinta medievale. Stessa sorte ha subito la torre all’inizio di via Napoleone Battaglia. Torniamo alla torre sita all’interno della casa Sacco: essa appare del tutto simile alle due torri visibili, sia per dimensioni che per tecnica costruttiva.


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Osservando alcune piante antiche della città e confrontandole con la situazione attuale possiamo ritenere che la torre alla nostra attenzione sia corrispondente a quella disegnata nelle carte antiche e nello specifico nella mappa disegnata dall’agrimensore Carrara nel 1816.

Pianta del Carrara in bianco e nero del 1816

Alla sinistra della lettera A sulla pianta, che indica il percorso delle mura, è riconoscibile la torre in questione, che però non risulta allineata alle torri del tratto di mura precedente. La torre a sinistra della lettera A e quella a destra (indicate dalle frecce rosse) appaiono allineate ed equidistanti dalla porta di ingresso alla città, la Porta San Severo (indicata dalla freccia blu).

Particolare della pianta del Carrara in bianco e nero del 1816


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Nel confronto con un disegno del 1805 che riproduce l’area di San Matteo, si evince che il percorso delle mura, nel tratto finale, risale fino a sfociare là dove si trova la torre in oggetto (indicata simbolicamente dal pallino rosso). .

Parrocchia di san Matteo apostolo di questa cittĂ di Lucera santa Maria


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Che ci fosse una torre a destra della Porta di San Severo, è documentato in uno stralcio tratto da “Le strade che circondano l’abitato - Condizioni a cui dee obbligarsi l’Appaltatore del tratto della strada interna che dalla Porta di Sansevero conduce alla strada Sannitica.” (1843) “ […]Esso si obbliga di unire questo tratto di strada con quello che viene dalla Porta di Foggia, e propriamente dee cominciare dalla Torre che è alla dritta della porta di Sansevero andando verso il lato che conduce a quella di S. Antonio Abate, restando a carico de’ proprietari degli orti sottostanti la costruzione degli occhi di ponti pel passaggio delle acque.”


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Della Porta di San Severo, nel documento del 1855 che delibera l’ abbattimento delle mura, viene deciso il ripristino e la risistemazione. “Sopra la Porta di Sansevero vi è un fabbricato in parte diruto, ed in parte vicino a cadere, è necessario abbattersi questo altro pezzo lungo palmi 20, alto palmi 12, con farvi un parapetto in giro sopra l’arco della Porta terminato da cornice, occorre ancora restaurarsi detta Porta con pavimento di fabbrica in vari punti e chiudersi lo stanzino del portinaio. In prosieguo della detta Porta di Sansevero, dopo La Cappella del Deposito, viene un lungo spazio di suolo chiuso da muri della città quasi tutti crollati e conviene demolirsi: dessi sono della estensione di palmi 600 lineari.”

Cappella del Deposito


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La garitta ancora visibile agli inizi del 900. La casa in primo piano è quella di Nicola Sacco


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La garitta non è più visibile ma non è detto che sia stata distrutta


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Dalla correlazione di documenti e immagini, è lecito pensare che la torre nascosta nella casa diruta di Nicola Sacco sia proprio la Torre che era alla destra della Porta San Severo. È tempo, pertanto, che essa torni ad essere visibile a tutti. Per ciò che la casa Sacco nasconde nei suoi sotterranei è auspicabile procedere con scavi mirati. La città di Lucera potrà così vantare una storia più ricca.

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