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AGENZIA DIRE

(ER) PD. VELTRONIANI A BOLOGNA, VITALI E BENAMATI CON L'EX LEADER "MOVIMENTO TRASVERSALE, NESSUNA CORRENTE, MA SERVE CONFRONTO" (DIRE) Bologna, 16 set. - Sono dell'ex sindaco e ora senatore Pd Walter Vitali e del deputato Gianluca Benamati le prime firme di parlamentari bolognesi in arrivo in calce al documento Veltroni che riapre un duro confronto politico nel Partito democratico. Entrambi assicurano che non e' l'atto fondativo di una corrente anche nel capoluogo dell'Emilia-Romagna. "Si tratta di un movimento molto trasversale per riprendere il percorso originario del Pd", spiega Vitali, aderente all'area democratica di Dario Franceschini, critico con l'operazione. "E si tratta di contenuti che che tanti possono condividere, anche nella maggioranza del partito". Una tesi confermata da Benamati, ex popolare della Margherita finora in quota alla maggioranza. "E' un documento che vuole contribuire al rafforzamento del Pd al di la' della lettura correntizia che i giornali danno dell'iniziativa. La preoccupazione di non dividerci e' di tutti, ma questo non puo' silenziare il dibattito nel partito". E del resto, fa notare Benamati, "dietro l'unita' di facciata non si puo' nascondere che il Pd abbia qualche problema. Abbiamo visto sondaggi non incoraggianti e con il Pdl in difficolta' c'e' il problema di come il Pd si presenta al paese". (Mas/Mac/ Dire) 13:46 16-09-10


CORRIERE 1

Vitali,Vassallo e Benamati scelgono Veltroni Non è ancora chiaro se Veltroni darà vita a una corrente interna al Pd, ma intanto incassa l’adesione di tre parlamentari (Walter Vitali, Salvatore Vassallo e Gianluca Benamati).

CORRIERE 4

Vitali, Vassallo e Benamati con Veltroni «Però restiamo tutti con Cevenini» Monari sui veltroniani: così ci facciamo del male Ancora non è chiaro se il documento annunciato da Walter Veltroni segnerà la nascita di una corrente interna al Pd o addirittura di un movimento, più o meno autonomo. Di certo, lo scatto in avanti dell’ex leader del partito Democratico fa sentire i suoi effetti anche a Bologna. Tra i parlamentari pronti a firmare il testo, ci sono il senatore Walter Vitali e i deputati Salvatore Vassallo e Gianluca Benamati. Marco Monari, capogruppo Pd in Regione, li bacchetta e contesta il «meccanismo della conta interna». Vitali prova a minimizzare: «Il documento è uno stimolo e una sollecitazione per tutto il Pd. Si tratta di un movimento molto trasversale per riprendere il percorso originario. E si tratta di contenuti che tanti possono condividere, anche nella maggioranza del partito». I dubbi che circolano tra i democratici sono però legati agli sviluppi di un’operazione del genere. Vitali non vuol sentire parlare di spaccature. Ed esclude che le primarie bolognesi vedranno in corsa un veltroniano doc da contrapporre al bersaniano Maurizio Cevenini: «Per carità. Non credo che ci saranno ripercussioni su Bologna. Se c’è una cosa che non capiterà mai è un "nostro" candidato alle primarie». Idem Benamati: «La situazione per il sindaco di Bologna è ampiamente instradata. C’è già Cevenini che ha un bel profilo». Ma la disponibilità dei due parlamentari a sostenere il documento di Veltroni non è piaciuta al bersaniano Monari, capogruppo in Regione: «Vitali e Benamati non possono non vedere come me che attivare un’inevitabile — al di là delle buone intenzioni — meccanismo di conta interna è un errore e un altro modo per farsi del male da soli in un momento come questo». Contrario alla nascita di un movimento anche il governatore Vasco Errani: «La discussione in un partito è fisiologica, ma nessuno ha il copyright del Pd. In questo modo è chiaro che si fa un regalo alla destra nel momento in cui sta deflagrando la sua crisi » . Per adesso, però, la «corrente» veltroniana non ha sfondato in Emilia-Romagna. Tra i 26 parlamentari eletti in regione (16 deputati e 10 senatori), vi hanno aderito solo Vassallo, Vitali e Benamati. In stand by Carmen Motta (da Parma) e Manuela Ghizzoni (da Modena) che aspettano di leggere il testo. Tutti gli altri hanno già fatto capire che non firmeranno.


CORRIERE 4

«Primarie allargate alla provincia». Ma è subito stop Provocazione del Pd di Anzola: se vogliamo la città metropolitana... No di sindaci e coop Primarie per scegliere il candidato sindaco a Bologna: perché non far votare anche chi risiede nei Comuni della Provincia? A lanciare la proposta è Loris Marchesini, capogruppo Democratico ad Anzola dell’Emilia. Ma l’idea è subito bocciata. Non solo dal segretario provinciale del Pd Raffaele Donini («è una suggestione prematura») ma anche dai sindaci dell’hinterland, che la ritengono fuorviante rispetto alla priorità: la nascita della città metropolitana. Reazioni accese, innescate dal post che Marchesini ha pubblicato sul proprio blog: «E’ indubbio — scrive — che il comune di Bologna abbia una importanza notevole per i comuni della provincia,e viceversa. È un tutto che si tiene, in attesa che la politica concretizzi la città metropolitana».

Segue il passaggio decisivo: «Perché non aprire le primarie del Pd (o della coalizione) alla partecipazione, se non degli elettori dei 51 comuni della provincia, almeno ai loro sindaci e consiglieri comunali (tra 500 e 1000 persone). Sarebbe un segnale di novità e obbligherebbe i candidati a dire cose meno generiche sul tema». Donini però stoppa tutto: «Un’ interessante suggestione per il futuro, ma ora è prematura. Mi accontento di fare primarie vere a Bologna, che già non convincono tutti...». Il numero uno di via Rivani parla anche del presente, che sotto le Due Torri ha il volto del commissario Anna Maria Cancellieri: «Quando è venuta a Bologna ha svolto un ruolo di ordinaria amministrazione. La città si è sentita rassicurata. Noi invece pensiamo che il commissariamento sia una situazione molto negativa. Il mondo corre e una città non può stare ferma ». Ma a tenere banco, ieri, è stato il dibattito sulle primarie allargate alla provincia. Contrari anche i primi cittadini dell’hinterland, tutti di stretta osservanza democratica. A partire da Loris Ropa, sindaco di Anzola: «La proposta viene da Marchesini e da lui soltanto. Mi sembra una forzatura. Semmai parliamo seriamente di città metropolitana». Duro anche Simone Gamberini, sindaco di Casalecchio di Reno: «È una proposta inopportuna: crea solo confusione nell’elettore. Se si vota a Bologna, il sindaco lo devono scegliere i bolognesi. Ma capisco il senso di quanto dice Marchesini: i comuni vanno inseriti in una dimensione metropolitana». Su questo punto sono tutti d’accordo: l’hinterland va coinvolto nelle scelte sostanziali, ma le primarie allargate, dicono a una voce i primi cittadini, sono solo un palliativo. Marco Macciantelli da San Lazzaro sostiene che «Marchesini non tocca il punto nevralgico: il capoluogo deve capire che senza il resto della provincia non ha i numeri per diventare città metropolitana». Idem Marco Monesi da Castelmaggiore: «È vero: le scelte prese a Bologna sono strategiche per tutti. Ma le primarie devono riguardare solo gli elettori del Comune di riferimento. Noi rischiamo di annacquare le acque, anche perché poi alle elezioni vere e proprie non possiamo votare». Stefano Sermenghi, da Castenaso , tira le somme: «I cittadini hanno il diritto si scegliersi da soli il sindaco. Il rapporto tra amministrazione ed elettori non può avere filtri». Interviene anche Adriano Turrini, presidente di Coopcostruzioni, che già non è un fan delle primarie, figuriamoci di quelle allargate: «Avrebbero il sapore tardivo di una fuga per altri lidi che non può essere tollerata».


CORRIERE 5

Shock a L’Unità-Bologna: chiude il 15 ottobre Giornale in sciopero per due giorni. L’Fnsi: situazione di grave pericolo. Il Pd: faremo di tutto per evitarlo L’editore de L’Unità annuncia la chiusura delle cronache di Bologna e Firenze dal prossimo 15 ottobre. La notizia shock per il mondo dell’editoria ma anche per la sinistra della città, dove l’anno prossimo si torna a votare, è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri dopo che l’azienda lo ha comunicato al comitato di direzione. I giornalisti, al termine di un’assemblea piuttosto animata, hanno subito deciso all’unanimità due giorni di sciopero: il quotidiano non sarà in edicola né oggi e né domani e il sito internet non verrà aggiornato. A rischiare il posto di lavoro sono undici giornalisti (cinque a Bologna e sei a Firenze) per i quali si profila come unica alternativa la cassa integrazione a zero ore per un anno.

Le cronache locali venivano da un lungo periodo di sacrifici (la cassa integrazione era cominciata da più di un anno) ma la notizia sorprende perché proprio le cronache locali stavano attraversando una fase di rilancio, con l’aumento della foliazione, che era stata portata a 16 pagine, e un impegno giornalistico a costo zero teso a coprire tutta la regione e non solo la cronaca del capoluogo. L’azienda, il cui pacchetto di maggioranza è ancora nelle mani di Renato Soru, ha fatto sapere al comitato di redazione che il buco di bilancio delle due redazioni locali, comprensivo naturalmente dei costi di stampa e di distribuzione, si aggira intorno ad 1,2 milioni di euro ed evidentemente non viene considerato ripianabile. Nella comunicazione data ai giornalisti l’editore ha detto letteralmente che le pubblicazioni verranno sospese «se non interverranno significative novità», un’espressione dal contenuto difficilmente decifrabile per il comitato di redazione del giornale. Naturalmente la chiusura della redazione bolognese del quotidiano fondato da Antonio Gramsci deve preoccupare anche la sinistra della città e il Partito democratico che stanno faticosamente avviando il processo per arrivare alle elezioni comunali del prossimo anno. Ieri ai cronisti del quotidiano è arrivata la solidarietà della Federazione nazionale della stampa. «Si determina — ha scritto la Fnsi in una nota — una situazione di grave pericolo per l’occupazione e la stessa sopravvivenza del giornale da sempre punto di riferimento per i territori nei quali si ipotizza di abbandonare la pubblicazione delle cronache locali». La Federazione ha ricordato anche che nelle due regioni l’Unità vende circa il 40 per cento delle copie, raccoglie il 50 per cento degli abbonamenti e introita circa un terzo della pubblicità complessiva. Detto in altre parole: le due regioni sono da sempre il cuore del giornale. L’appello della Fnsi si conclude con la richiesta all’editrice de L’Unità «di non procedere in una direzione che aggraverebbe ulteriormente la difficoltà del giornale». In serata sulla questione è intervenuto anche il segretario del Pd di Bologna, Raffaele Donini: «Se fosse vero, sarebbe veramente grave e dunque per scongiurare questa eventualità ci attiveremo in tutti i modi».


CARLINO 8-9


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INFORMAZIONE 1

INFORMAZIONE 2-3


INFORMAZIONE 3


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INFORMAZIONE 13


REPUBBLICA 1 Dopo gli esuberi alla Perla e alla Polyedra il sindacato lancia l´sos alle istituzioni. "Non possiamo permetterci tanti disoccupati"

Allarme Cgil: a rischio 7000 posti di lavoro

il caso de «La Perla» è solo la punta dell´iceberg. Mentre per la storica azienda bolognese si parla di un taglio di 335 lavoratori, la Cgil lancia l´allarme disoccupazione. «Entro l´anno settemila persone potrebbero perdere il posto di lavoro - dice Maurizio Lunghi della Camera del Lavoro - ci sono molte aziende ancora in difficoltà e il mercato è stagnante». Oggi i disoccupati in città sono quasi 67 mila.

REPUBBLICA 5

Ripresa lenta, la disoccupazione cresce Allarme Cgil dopo i tagli alla Perla: "Non sarà un caso isolato"

La camera del lavoro: "Entro l´anno settemila persone potrebbero perdere il posto" MARCO BETTAZZI È ancora emergenza lavoro. I primi timidi segnali di ripresa non hanno ancora riflessi decisi sull´occupazione, le persone che cercano un posto a Bologna sono ormai 67mila e il mercato stenta ad assorbire una massa di lavoratori che nei prossimi mesi rischia di ingrossarsi ulteriormente. L´ultimo, drammatico, esempio è quello accaduto a La Perla, dove i posti di lavoro in bilico sono più di 300, una mazzata che Bologna difficilmente potrà digerire. Ma altri casi sono probabilmente in arrivo. «Quello de La Perla temiamo non sia un caso isolato, purtroppo - mastica amaro Maurizio Lunghi, della segreteria Cgil - Prevediamo che entro la fine dell´anno altre 7mila persone possano rimanere disoccupate perché da una parte ci sono molte aziende ancora in difficoltà che non hanno più a disposizione cassa integrazione e dall´altra c´è un mercato del lavoro in gran parte stagnante che non riesce a ricevere le persone che cercano un lavoro». Un esercito che continua a crescere. Secondo la Provincia le persone disoccupate a Bologna al 31 luglio erano 66.787, di cui 37mila donne e 30mila uomini, ben 2.627 in più rispetto alla fine di giugno e quasi 24mila in più rispetto all´era pre-crisi di fine giugno 2008. «Si viaggia al ritmo di quasi 70-80 persone al giorno e dalle ultime indicazioni che stiamo ricevendo per ora non ci sono ancora segnali precisi di un cambio di tendenza - continua Lunghi - A questo si aggiunge l´aggravante dei tagli della Finanziaria. Nei soli trasporti un taglio del 10 per cento dei trasferimenti statali mette a rischio tra i 250 e i 300 posti mentre i servizi non riescono più ad assorbire manodopera com´è successo fino a qualche anno fa». Ma c´è un altro fenomeno che prende piede in questi mesi di incertezza, difficilmente misurabile ma che viene toccato con mano tutti i giorni dai sindacati. Oltre alle assunzioni precarie (a giugno secondo la Provincia solo il 14,5 per cento dei nuovi avviamenti era a tempo indeterminato, il 49 per cento a tempo determinato e il 23,3 per cento tra somministrazione e Cococo) torna prepotentemente il sommerso. «Ai nostri sportelli arrivano ogni giorno lavoratori che mostrano buste paga lontane anni luce da ogni tipo di contratto nazionale, specie nei settori della logistica e delle cosiddette cooperative "spurie" - racconta il segretario Cgil - con facchini e magazzinieri cui viene fatto fare di tutto, dal carico e scarico al taglio delle carni».


REPUBBLICA 9

Pd, Campagnoli scalpita Domani la direzione. L´ex assessore: diteci se avete scelto Cevenini

Allarme all´Unità, l´azienda annuncia la chiusura dell´edizione bolognese SILVIA BIGNAMI «Il Pd smetta di giocare a nascondino, e dica se ha deciso di puntare su Maurizio Cevenini». Alla vigilia della prima riunione della direzione, domani in via Rivani, l´ex assessore regionale Duccio Campagnoli torna all´attacco. «Mi sembra inutile fingere una presunta neutralità dei gruppi dirigenti per fare primarie formali. Dicano se vogliono puntare sulle idee o affidarsi solo alle persone e alla convinzione che, siccome Cevenini è popolare, con lui si vince facile. Per me non è così». Tre mesi dopo il congresso, il parlamentino Democratico si riunisce tra molte incognite. Con Cevenini che arriverà solo dopo aver celebrato i consueti matrimoni. E con la minoranza veltroniana (attaccata dal capogruppo in Regione Pd Marco Monari: «Che errore andare alla conta») presente a Bologna con Walter Vitali, Salvatore Vassallo e Gianluca Benamati. Oggi il segretario Pd Raffaele Donini riunirà l´esecutivo e approverà un documento per la direzione. Ma Campagnoli, che potrebbe sfidare il Cev alle primarie e che mercoledì sera ha parlato con Cevenini alla Festa dell´Unità, apre la discussione. «Le critiche - dice Campagnoli pensando a quelle arrivate da ambienti vicini al Pd su Mister Preferenze - vanno ascoltate. Chiedono un progetto di città che vada oltre la "popolarità". Lo dico anche per Cevenini. Se il Pd vuole lui bisogna che lo aiuti, perché non cammina sulle acque». Se verrà aperto un discorso programmatico, conferma l´ex assessore, «io resto disponibile a candidarmi». Acque agitate anche sulle alleanze. Sel e Verdi dicono no al dialogo con l´Udc e minacciano rottura. Mentre sul fronte primarie (bocciate dal presidente di Coop Costruzioni Adriano Turrini) ieri si è candidata la cattolica Amelia Frascaroli, tra le proteste dell´ex Ppi Angelo Rambaldi. Ma il panorama delle amministrative si complica anche a destra, con la discesa in campo ieri dell´europarlamentare Magdi Cristiano Allam, che ha presentato la sua lista per le comunali insieme a Fabio Battistini (ex assessore in pectore di Alfredo Cazzola): «Io amo Bologna». Intanto scatta l´allarme all´Unità. Ieri l´azienda ha fatto sapere che, «se non interverranno significative novità, dal 15 di ottobre verrà sospesa la pubblicazione delle cronache di Bologna e di Firenze». L´Unità ha proclamato sciopero per oggi e domani.


REPUBBLICA 9 Nasce "We care" ispirata a don Milani

Donini iscrive venti studenti e fonda un club Il segretario: "Il volto nuovo del partito siete voi. Rilanciamo lo spirito ulivista" ENRICO MIELE Un gruppo di studenti, età media vent´anni, che prende la tessera del Pd. Molti vanno al liceo, qualcuno si è appena iscritto all´Alma Mater. Si sono conosciuti nei collettivi studenteschi e durante le mobilitazioni contro le tante riforme della scuola. Ora in 20 hanno messo in piedi un´associazione We care, ispirata a Don Milani e al suo messaggio antifascista. Insomma, un´esperienza talmente anomala sotto le Due Torri da spingere il segretario in pectore del Pd , Raffaele Donini, ad accettare d´incontrarli, «perché il volto del partito sono i suoi militanti, siete anche voi» dice tra gli applausi dei ragazzi che con un po´ di timidezza iniziale gli danno del "lei". Una chiacchierata informale alla Festa dell´Unità, con Donini ben disposto a farsi bombardare dalle domande dei ragazzi che per l´occasione siedono in prima file rigorosamente in giacca. Giovani che non si tirano indietro. «Perché poche donne nel partito?», «con chi vi alleate alle elezioni?». E ancora: domande sulla Cancellieri, i migranti, Fini, Grillo e il nuovo Ulivo. Insomma, un question time improvvisato, con la voglia di partecipare in un Pd che nella sua organizzazione giovanile ha ben pochi giovani di questa età. Un botta e risposta che per Donini si trasforma quasi in un´anticipazione dei tanti temi che domani la direzione del Pd affronterà in via Rivani. Il segretario accetta di buon grado di "aprirsi" ai ragazzi, tanto da dar spazio a ricordi personali. Dossetti, le chiacchierate con Prodi a Monteveglio, «io che non sono mai stato iscritto al Pci – ricorda Donini – ma la prima volta alle elezioni ero indeciso se votare per i comunisti o Democrazia proletaria». Insomma, giovani lo sono siamo stati tutti, sembra dire il numero uno dei Democratici. «Noi che a breve prenderemo la tessera – gli dice Davide, 19 anni – ci aspettiamo qualcosa dal Pd» perché «vogliamo dare il nostro contributo». E così il segretario rivendica l´idea del "partito della porta accanto" che tanto è piaciuta a Pierluigi Bersani e la necessità di «parlare il linguaggio dei giovani». E il pomeriggio scorre saltando da un tema all´altro: le primarie aperte, il disfattismo dei grillini, il buon rapporto con la Cancellieri «anche se il commissariamento resta un problema». Infine, le elezioni: «Io – conclude Donini – non mi accontento di chi è d´accordo con la pedonalizzazione di una strada, ma voglio gli alleati condividano i "nostri" valori». Insomma, «lo spirito ulivista» da ieri sera ha un volto un po´ più giovanile.

http://www.gianlucabenamati.it/public/press/D_00010  

http://www.gianlucabenamati.it/public/press/D_00010.pdf

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