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ANSA

SAECO: SAGLIA A BENAMATI, DISPONIBILI A TAVOLO DI CONFRONTO (ANSA) - BOLOGNA, 14 LUG - Nel caso ce ne sia la richiesta, il ministero dello Sviluppo economico offre ''la piu' ampia disponibilita' a convocare un tavolo di confronto al fine di valutare ogni possibile ipotesi volta al mantenimento dell' attivita' produttiva e all'occupazione''. E' quanto contenuto nella risposta che il sottosegretario Stefano Saglia ha inviato all'on.Gianluca Benamati (Pd), che aveva chiesto informazioni sull'acquisizione della Saeco International Group da parte del gruppo Philips. L'azienda leader della progettazione, produzione e commercializzazione di macchine da caffe' e di distributori automatici di bevande e snack ha uno dei due stabilimenti produttivi a Gaggio Montano, nell'Appennino bolognese, che da' lavoro a circa 900 dipendenti. Confermando il passaggio, avvenuto nel luglio 2009, del 100% della Saeco alla Royal Philips Electronics, il sottosegretario ha sottolineato che la Philips ''e' riuscita a mantenere la produzione nello stabilimento bolognese'' e che ''dalle informazioni assunte presso la Saeco il nuovo assetto societario non ha comportato ripercussioni occupazionali e non si prevede che ne comportera', quanto meno nel breve periodo''. Benamati ha espresso ''soddisfazione per come l'acquisizione del gruppo Saeco non abbia leso le potenzialita' del polo produttivo di Gaggio Montano, ma - ha aggiunto - occorre mantenere vigile l' attenzione perche' tale realta' continui sulla strada dello sviluppo''; in questo senso ''e' molto importante la disponibilita' del Ministero ad un eventuale tavolo di confronto che possa coinvolgere anche gli Enti Locali''. (ANSA). COM-GIO 14-LUG-10 11:40 NNNN


DIRE (ER) LAVORO BOLOGNA. SAECO, GOVERNO PRONTO A CONVOCARE TAVOLO SAGLIA: FINORA OCCUPAZIONE SALVA; BENAMATI (PD) SODDISFATTO (DIRE) Bologna, 14 lug. - In caso di richiesta il ministero dello Sviluppo economico offre "la piu' ampia disponibilita' a convocare un tavolo di confronto al fine di valutare ogni possibile ipotesi volta al mantenimento dell'attivita' produttiva e all'occupazione" nello stabilimento Saeco di Gaggio Montano, in provincia di Bologna. Disponibilita' contenuta nella risposta che il sottosegretario Stefano Saglia ha inviato al parlamentare bolognese Gianluca Benamati (Pd), che aveva richiesto informazioni sull'acquisizione del gruppo Saeco da parte di Philips. Lo stabilimento di Gaggio "da' lavoro a circa 900 dipendenti", ricorda la nota di Benamati. Confermando il passaggio della Saeco alla Philips, il sottosegretario sottolinea che gli acquirenti sono riusciti "a mantenere la produzione nello stabilimento bolognese" e che "dalle informazioni assunte presso la Saeco- si legge nella nota del Pd- il nuovo assetto societario non ha comportato ripercussioni occupazionali e non si prevede che ne comportera', quanto meno nel breve periodo". Benamati esprime quindi "soddisfazione per come l'acquisizione del gruppo Saeco non abbia leso le potenzialita' del polo produttivo di Gaggio Montano". Occorre, pero', "mantenere vigile l'attenzioneaggiunge il parlamentare democratico- perche' tale realta' continui sulla strada dello sviluppo". In questo senso, conclude Benamati, "e' molto importante la disponibilita' del Ministero ad un eventuale tavolo di confronto che possa coinvolgere anche gli enti locali". (Com/Pam/ Dire) 16:38 14-07-10


CARLINO 24


INFORMAZIONE 10


REPUBBLICA 1 Il docente al circolo di via Orfeo presenta il suo programma: "Stadio nuovo e più aree pedonali". Al Pdl piace Marino. Lega commissariata

Primarie Pd, la sveglia di Anselmi "Voto vicino, il partito si muova". E lancia la sfida a Cevenini e Campagnoli

Gian Mario Anselmi suona la sveglia al Pd e chiama gli altri possibili candidati a farsi avanti. «Le elezioni non sono lontane. Chi ha delle idee le dica». Il docente di italianistica ufficializza la sua disponibilità a correre per le primarie Pd. Tra le sue proposte, il sì al nuovo stadio e vaste aree pedonali in centro. Frena Maurizio Cevenini: «Non sono candidato». E intanto a destra rischiano di arrivare i commissari.

REPUBBLICA 1 Il commento

Quelli che solo Prodi potrebbe salvarci

MARCO MAROZZI LO fermano per strada. Fanno scivolare la richiesta dopo le domande su come sta Flavia, la moglie. Molti non sanno dire se la sollecitazione nasca dalla speranza o dalla disperazione. Allargano le braccia. Lui stesso non si illlude troppo, è una speranza da disperati quella che ogni giorno gli corre incontro. E lui nomi non ne riesce a fare. Non solo per le bruciature sanguinose esplose con Flavio Delbono, figlioccio perduto che tutti – dalla Regione al Pd – gli hanno scaricato addosso, fardello per altro non rinnegato. Strana città, strana sinistra, strano centrosinistra quella che continua a chiedere e a chiedersi se Romano Prodi farà il sindaco. La risposta del diretto interessato, in pubblico e in privato, è no grazie. Dietro però non c´è più il rifiuto del ritorno in politica da chi dalla politica si sente tradito, soprattutto da quella della sua sgangherata parte. La rabbia di un paio di anni fa è dissolta.


REPUBBLICA 3

Quelli che prodi

MARCO MAROZZI (segue dalla prima di cronaca) Le considerazioni di Romano Prodi sono tutte politiche. Uno: la convinzione che il suo nome risolverebbe molte questioni che ora (come nel ‘96, come nel 2006) nessuno riesce a risolvere, ma che subito dopo la follia di partiti e partitini, agonizzanti e defunti, dagli ex comunisti agli ex verdi a chissà chi, tornerebbe a far suppurare. E stavolta davvero la storia sarebbe solo farsa. Due: la certezza che Prodi a Bologna spingerebbe ancora di più il governo di Roma a negare ogni cosa, ogni soldo, ogni permesso. Sottintesa, tragica realtà, il Professore vede lontano lontano un governo amico (viva il Pd e le sue povere chiacchiere) e pensa che lui sindaco diventerebbe presto un peso per l´amata Bologna, oltre che uno splendido tiro a segno per nemici ed amici. E allora? Allora Prodi gira il mondo, da settembre - con Flavia ripresa - se ne tornerà all´estero e guarda Bologna. Progetta, dal traffico alle serrande dei negozi, dalle vie commerciali ai meccanismi di innovazione amministrativa ed economica, studia città simili a Bologna e i modi in cui hanno risolto i loro problemi. Ma il suo è quasi un triste divertimento. Come si potrebbe fare a… Sogna per sé. Da Professore senza studenti. Fa finta di non sentire il valzer infinito su primarie e roba simile, non si scandalizza che non ci sia nemmeno «un´idea forte» che faccia da spina dorsale a una costruzione di città. La visione prodiana (memore delle macerie del programma di governo di 282 pagine) è un progetto di Bologna compatto, ben delimitato, attorno al quale poi si articolano i vari interventi. L´esatto contrario di quello che stanno facendo il Pd e i suoi alleati, già impegnati a parlare di programmi indefiniti che in realtà tutti sanno essere solo mediazioni per accontentare tutti. Prodi lo sa, mai lo dirà, però nemmeno lui è molto orgoglioso di una città che chiede ancora salvezza a un signore che ad agosto compie 71 anni e ha molta strada dietro le spalle.

REPUBBLICA 2

Anselmi alza la mano e sfida il Pd "Decidete chi correrà alle primarie" Il professore: Cevenini e Campagnoli che idee hanno? La città senza sindaco

E´ favorevole alla costruzione di un nuovo stadio e in centro vuole più aree pedonali SILVIA BIGNAMI Gian Mario Anselmi dà la "sveglia" al Pd e invita i possibili "competitor" alle primarie Maurizio Cevenini e Duccio Campagnoli a uscire allo scoperto. Ammonisce il "partitone" scottato dal caso Delbono («siamo vicini alle elezioni, non lontani») e avverte gli sfidanti: «Se davvero hanno delle cose da dire, sarebbe bello che le dicessero». Non si candida ancora, il docente di italianistica, per non bruciare sul tempo via Rivani. Ma la sua mano resta alzata, e le sue idee sono sul piatto. Dal sì convinto al nuovo stadio alla proposta di vaste pedonalizzazioni del centro storico. «Non è un programma, non sarei così arrogante da venir qui a dire che ho le soluzioni in tasca», smussa l´ex presidente del Gramsci al circolo Galvani del Pd («lo stesso di Romano Prodi»). In sala arrivano Stefano Bonaga e Piergiorgio Licciardello, ex sfidante di Raffaele Donini alla segreteria. «Si


tratta solo di sei paginette offerte alla discussione». Una prudenza obbligata dai vertici di via Rivani, che martedì hanno chiesto al professore di non candidarsi esplicitamente, e di non tentare fughe in avanti alla vigilia dell´apertura del dibattito programmatico nel Pd, che domani riunirà l´esecutivo e poi darà il via al concorso di idee per la costruzione del programma di centrosinistra. «Sto assolutamente nelle regole», assicura. Ma la cautela finisce lì. Anselmi, che partecipò alle riunioni della "Sveglia" pre-Cofferati, ricorda che «allora iniziammo due anni prima delle elezioni. Oggi siamo a meno di un anno. Non pensiamo che il tempo sia eterno». Nessun timore quindi di scendere in campo «troppo presto», né che il Pd lo lasci solo. «Sono un vecchio lupo di mare. Capisco la prudenza del partito a parlare di nomi dopo la scottatura di Delbono, ma per la mia tempistica non è presto». Anzi, sarebbe bene che anche gli altri «che la città invoca cominciassero a dire quali sono le loro idee». Anselmi ne fa avanzare sei. Parla di un "rinascimento" di Bologna, d´una città che deve tornare capitale della regione. Per farlo, Anselmi punta anche sulla «bellezza», che «potrebbe essere uno slogan vincente». Poi parla di volontariato, welfare, anziani, e di «una cultura che sappia anche rendere». Pochi ma significativi i riferimenti concreti: sì al nuovo stadio, «per dare volano e risorse all´associazionismo sportivo». Mentre sul Civis, «bisogna vedere che succede quando andrà in strada. Allora si valuterà se fare delle modifiche, anche perché io penso a un centro molto più pedonale». «Bene, ci mette la faccia. Non va solo a vedere il Bologna» sorride agro Bonaga, alla sua nitida frecciata. «Ho sempre simpatia per chi alza la mano. E sul fatto che il tempo è poco ha ragione» approva Licciardello. La parola va stasera ai cittadini, invitati in assemblea al circolo Pd di via Orfeo. Sala piccolissima. «Vorrà dire che ci sarà la fila in strada», sorride Anselmi.

REPUBBLICA 2 L´ex assessore si appella ai dirigenti di partito: "Bravo Gian Mario, ma tocca a loro avviare la discussione"

Il Cev dribbla anche l´ultima provocazione "Parla chi si fa avanti, non è il mio caso"

«Io non alzo la mano e quindi non ritengo di dover fare nessun tipo di proposta». Maurizio Cevenini glissa così alla chiamata di Gian Mario Anselmi, che chiede ai "competitor" di abbandonare gli indugi e farsi avanti con le loro idee. Un passo che Duccio Campagnoli, altro possibile candidato chiamato in causa ieri dal docente di italianistica, apprezza: «A Gian Mario dico bravo. Io avrei fatto come lui, ma credo debba essere il Pd ad avviare questa discussione sui programmi. Piuttosto, mi pare che il nuovo segretario Raffaele Donini sia un po´ in ritardo su questo. Bisogna darsi una mossa». L´ex assessore regionale se la prende con via Rivani. «Avevo chiesto una riunione della direzione entro luglio, ma mi risulta che non si farà. Io però mi aspetto che sia il mio partito a dare ordine e produttività al lavoro di chi vuole impegnarsi, non escluso me stesso». La palla, insomma, deve partire dal Pd, «per evitare che ci sia una serie di persone che iniziano a candidarsi ognuno con le sue idee». Più cauto il Cev, forte dei suoi 20 mila voti alle regionali. Mister Preferenze mette le mani avanti: «Se io mi mettessi a fare delle proposte diventerei candidato. Al contrario, io ho già detto che non sto alzando la mano. Ho fatto le mie valutazioni volta per volta in radio, dove questa estate non andrò più. Detto questo - conclude con una punta di malizia - azzardo che qualche idea potrei averla anch´io». Ma mentre via Rivani tace, una stroncatura per Anselmi arriva dai Verdi, che bocciano lo stadio, e dai comunisti. Il passo avanti del docente, che ieri ha sottolineato la necessità di recuperare «quell´elettorato di sinistra», non è piaciuto a Prc-Pdci. I due partiti, che non hanno firmato l´accordo col Pd con la tentazione di andare da soli con una lista civica, rassicurano via Rivani: «Continueremo a dialogare». E liquidano la disponibilità di Anselmi: «Le autocandidature per dare sfogo a personalismi non appassionano nessuno». (s.b.)


REPUBBLICA 3 Caos nel centrodestra, Mazzuca resta candidato mentre spuntano altri nomi. E la Lega viene commissariata

Nel Pdl corteggiano Marino e Alberani ma è scontro con i "ribelli" finiani

Se il centrosinistra rischia di avere troppi candidati, il centrodestra ne ha solo uno a metà. Giancarlo Mazzuca, Pdl, resta precario sulla pista di Palazzo D´Accursio, mentre i berlusconiani vanno sondando altre disponibilità, dal presidente regionale di Confcooperative Luigi Marino al segretario Cisl Alessandro Alberani. Entrambi non disponibili. E intanto da Roma piovono commissari. L´ultimo è quello della Lega Nord di Bologna, che da oggi sarà guidata da Alan Fabbri. L´altro, per ora solo ipotetico, è quello del Pdl bolognese, sul quale potrebbe essere chiamato a vigilare fino alle elezioni comunali il bresciano Gregorio Fontana. Un caos frenato solo dall´afa estiva. L´ispettore del Carroccio su Bologna arriva a un anno dalle epurazioni selvagge di Marco Lusetti, vicesindaco di Guastalla, che fece fuori dal partito nel giro di qualche luna il segretario bolognese di allora Marco Veronesi e la pasionaria Norma Tarozzi. Salvo poi essere stato espulso lui stesso dal partito, non meno di una settimana fa. Ieri un comunicato annunciava l´arrivo nella città commissariata di un nuovo plenipotenziario leghista, il sindaco di Bondeno Fabbri. In realtà, assicura Angelo Alessandri, presidente della Lega Nord Emilia, «il commissario resterà fino a settembre, quando faremo un congresso. Allora sarà eletto un nuovo segretario». Più intricata la vicenda degli osservatori evocati dal pidiellino Maurizio Lupi, che qualche giorno fa a Bologna ha ipotizzato l´arrivo di "controllori" sotto le Torri anche per i berlusconiani. Ipotesi probabilmente sventata dall´alzata di scudi del coordinatore cittadino Fabio Garagnani. Anche se pare che la decisione romana fosse mirata piuttosto a ridimensionare il collega Enzo Raisi, coordinatore provinciale "finiano. Fatto sta che nell´impasse generale, la corsa a Palazzo D´Accursio passa in secondo piano. La Lega, che in tasca giura di avere una decina di nomi (tra cui senz´altro l´ex Datalogic Roberto Tunioli e il consigliere regionale Manes Bernardini) molla il colpo sul candidato: «Ne riparleremo a settembre, per ora non ci sono novità» dice Alessandri. Mentre il Pdl non sembra molto sicuro del suo candidato già designato, l´ex direttore del Carlino Mazzuca. Tanto che nelle scorse settimane tra i "papabili" sondati dai berlusconiani sarebbero finiti anche Marino, e Alberani, quest´ultimo in avvicinamento verso l´ala centrista del Pd. Un nulla di fatto. Ma poco male, tanto alla fine, decide Berlusconi. (s, b,)


REPUBBLICA 5

Quegli imprenditori "amici" di Delbono Cinzia-gate, si indaga sui rapporti tra l´associazione "Agorà" e l´ex sindaco Giustizia e politica

LUIGI SPEZIA Un nuovo fronte di indagine è stato aperto sul caso Delbono. Fa parte del capitolo "rapporti con il mondo imprenditoriale" e riguarda il ruolo di alcuni soci di una associazione promozionale, Agorà, della quale è socio anche Gianluca Muratori, il presidente del consorzio di ditte artigianali Cipea indagato dal pm Morena Plazzi per corruzione nei confronti dell´ex sindaco di Bologna. Agorà ha organizzato alcuni convegni molto partecipati sul risparmio energetico e ne fanno parte imprenditori che si muovono prevalentemente in quel settore. Gli investigatori vorrebbero sapere in particolare - e lo hanno chiesto a Cinzia Cracchi durante i suoi interrogatori in Procura - che rapporto c´era tra Delbono a Maurizio Persiani, che di Agorà Emilia Romagna è il presidente e che secondo la grande accusatrice aveva un legame molto forte con l´ex primo cittadino di Bologna. Persiani - non è indagato - è un personaggio pubblico che ha rivestito ruoli di amministratore: è stato per una decina di anni vicepresidente e consigliere di Acer e più di recente è stato nel consiglio della Finanziaria Bologna Metropolitana Spa. Secondo il racconto di Cracchi, ha partecipato anche ad alcuni viaggi insieme a Delbono. Rapporti di amicizia e di collaborazione alla luce del sole (c´è anche traccia dei rapporti di conoscenza in un dibattito pubblico organizzato da Agorà nel 2008 presso la Confartigianato, al quale hanno parlato in ordine Persiani, Delbono come vicepresidente della Regione e Muratori presidente della Confartigianato) ma dietro i quali gli investigatori stanno cercando di stabilire che non ci sia stato qualche altro interesse. Possibili scambi o favori come quello che secondo l´accusa Muratori fece a Delbono anticipando il pagamento di un viaggio con le rispettive compagne a Parigi. Le indagini della Digos vanno in cerca di tutti i contatti possibili di Delbono e in questo filone entra anche la figura di Antonio Monti - nemmeno lui indagato -, il "re delle terme" di Bologna che di Delbono è stato supporter alle ultime elezioni. Anche gli imprenditori di Agorà sono stati supporter all´elezione a sindaco del vicepresidente della Regione, sul suo blog rimane traccia di un messaggio di sostegno di due di loro. Messaggi simili a centinaia di altri. Ma ciò che anche attira l´attenzione degli inquirenti è che in Agorà c´è Muratori.


REPUBBLICA 5 E´ indagato per lo stipendio alla Cracchi: "Pronto a spiegare tutto al pm"

Anche Moruzzi sott´inchiesta "Cup estraneo alle accuse"

Moruzzi non ci sta. Dopo molti interrogatori, è ora indagato di abuso di ufficio (ha ricevuto un avviso di comparizione) per il bonus di 800 euro che la Regione riconobbe nell´aprile 2009 a Cinzia Cracchi, nonostante fosse stata trasferita dalla Regione a Cup 2000. Un´accusa che condivide con Flavio Delbono (concorso esterno perché in quel momento era già uscito dalla Regione), i funzionari regionali Gaudenzio Garavini e Stefania Papili. Ieri non ha voluto parlare, ma ha affidato le sue considerazioni ad un comunicato scritto: Definisce «circoscritto» l´episodio oggetto di indagine da parte della Procura e aggiunge: «Anche in questa fase manterrò la mia piena disponibilità a riferire i fatti di mia conoscenza nell´imminente convocazione davanti al pubblico ministero (sarà sentito la prossima settimana, Ndr). Da tali fatti emergerà la totale estraneità di Cup 2000 e della sua direzione generale (che lui stesso rappresenta, Ndr) da ogni comportamento non corretto. Spero che, nel frattempo, nessuno voglia approfittare di questa delicata situazione e che Cup 2000 possa continuare l´importante attività che sta svolgendo per l´innovazione della sanità». Quest´ultima osservazione è un tratto costante della reazione di Moruzzi all´inchiesta che ora lo coinvolge direttamente ma che lo ha già interessato come persona informata dei fatti da mesi. La sua preoccupazione è che questa situazione critica possa intaccare i rapporti con la Regione, da cui Cup 2000 è partecipata, e bloccare lo sviluppo dei programmi di informatizzazione sanitaria in tutta l´Emilia Romagna. Ma lui si dice convinto che questa battaglia è ancora tutta da giocare. Quanto alle accuse della Cracchi contro di lui, non ha mai replicato in modo diretto verso di lei, ma anche di recente ha rivendicato che «Cup 2000 è una barchetta nei confronti di una corazzata e non aveva alcun potere di opporsi alla loro decisione».

REPUBBLICA 5 La Cracchi: la procura non si muove a caso

"Io, vittima di giochi di potere" "Però resto una persona libera non avendo interessi personali o politici da difendere"

«Moruzzi è stato indagato? Vuol dire che se la pm l´ha fatto qualche motivo valido ci sarà. In Procura capiscono benissimo quello che succede. Avranno verificato anche quello che ho detto e con tutto il tempo di cui c´era bisogno, dato che Moruzzi è stato ascoltato più volte. Insomma, non credo che la Procura indaghi qualcuno a cuor leggero, senza elementi sufficienti». Cinzia Cracchi ancora una volta è stata ritenuta credibile dal pm Morena Plazzi e dagli investigatori della Digos, che l´ultima volta l´hanno sentita a fine giugno. Per lei, Mauro Moruzzi, il direttore generale di Cup 2000, c´entra quanto Delbono nella decisione di trasferirla dalla Regione all´azienda che si occupa di prenotazioni sanitarie: «Io c´ero, non parlo per sentito dire. Nel Cup non c´è nulla che si muova che Moruzzi non voglia e poteva benissimo rifiutarsi di tenermi, visto che io volevo tornare in Regione. La realtà è che Moruzzi doveva fare un favore a Delbono, doveva tutelare Delbono. In quel momento, nell´aprile del 2009, Delbono non era nemmeno più in Regione, ma candidato sindaco e Moruzzi ha fatto di tutto pur di tutelare Delbono come candidato, che non voleva il mio ritorno in Regione per dimostrare il suo potere».


Cinzia Cracchi si inquieta ancora quando ricorda quella fase della sua vita, quando dopo un anno di lavoro al Cup venne stabilito dalla Regione che rimanesse nel nuovo ufficio, concedendole per tacitarla lo stesso trattamento economico che riceveva in viale Aldo Moro quale segretaria del vicepresidente. Continua: «Moruzzi dà la colpa alla Regione, imputa esclusivamente alla Regione la responsabilità di quell´accordo. Ma la Regione è una entità astratta, come lo Stato: faccia nomi e cognomi invece, dica chi lo ha costretto ad accettare l´accordo, altrimenti non ha senso». Moruzzi è chiamato in causa anche per quel week-end del 4-6 aprile, quando secondo l´accusa fece da "mediatore" per l´incontro, dopo mesi di separazione, tra Delbono e Cracchi negli uffici di via Borgo San Pietro e procedere all´accordo: «In Procura hanno tutti i nostri tabulati - dice Cracchi - e risulta anche che Moruzzi mi chiamò. Ma soprattutto mi parlava in ufficio. Tutto è dimostrabile. Io sono stata la vittima di queste persone e ne parlo perché fortunatamente sono libera e non ho interessi né personali né politici da difendere». (l. s.)


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