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REPUBBLICA 11 La vertenza

Cento posti a rischio alla Oerlikon-Graziano Il deputato Pd Benamati interroga Berlusconi

A Porretta si parla da tempo di 100 esuberi su 300 posti di lavoro. Una mazzata per l´economia del territorio, dove il gruppo Oerlikon-Graziano rappresenta un volano dell´industria meccanica che produce ingranaggi e coppie coniche di alta qualità. Per questo il deputato del Pd Gianluca Benamati ha deciso di interrogare personalmente il premier Silvio Berlusconi, che ancora conserva ad interim la titolarità del ministero dello Sviluppo economico per sapere "quali siano al dettaglio gli intenti del gruppo multinazionale". Da informazioni assunte, spiega Benamati, "si confermerebbe un grave ridimensionamento strutturale delle capacità produttive e delle risorse impegnate, in linea con la riconfigurazione e il ridimensionamento dei fatturati attesi e le conseguenti necessarie riorganizzazioni dei fattori produttivi".

CARLINO 21


INFORMAZIONE 10


AGENZIA DIRE (ER) CRISI/BOLOGNA. PD INTERROGA SU FUTURO OERLIKON PORRETTA BENAMATI: CHIESTA CIG PER 2.658 PERSONE, SI RIDIMENSIONA? (DIRE) Bologna, 16 giu. - Qual e' il futuro occupazionale e produttivo della Oerlikon-Graziano di Porretta Terme, in provincia di Bologna? E quali sono le intenzioni nel 'dettaglio' del governo verso uno stabilimento che e' un "polo di eccellenza nel settore dei componenti per la trasmissione dei motori e un importante sito produttivo per tutta l'area dell'Alto Reno" dove le imprese artigianali e industriali "stanno gia' attraversando un grave momento di difficolta'". Lo chiede Gianluca Benamati, deputato del Pd di Bologna in un'interrogazione in Commissione al Ministero dello Sviluppo economico. Nello stabilimento, scrive Benamati, "c'e' incertezza sulle proposte aziendali, sugli investimenti". E inoltre "sorgono oggi diversi interrogativi circa il mantenimento nello stabilimento di lavorazioni di alta precisione e qualita'" con perplessita' "sul futuro dello stabilimento stesso". Nell'interrogazione il parlamentare democratico chiede anche "se risponda al vero" quanto emerso dall'incontro che si e' svolto nello scorso gennaio al Ministero dello Sviluppo economico per proseguire l'esame del piano industriale del Gruppo Oerlikon-Graziano. Nel 2009 il Gruppo Oerlikon-Graziano, come scrive Benamati, avrebbe presentato un piano industriale richiedendo la cassa integrazione straordinaria per un numero massimo di 2.658 lavoratori impiegati nelle diverse unita' produttive, per il periodo 26 ottobre 2009 - 25 ottobre 2010. "Da informazioni assunte- spiega Benamati- si confermerebbe il ridimensionamento strutturale delle capacita' produttive e delle risorse impegnate, in linea con la riconfigurazione e il ridimensionamento dei fatturati attesi e le conseguenti necessarie riorganizzazioni dei fattori produttivi". (Com/Ste/ Dire) 19:16 16-06-10


REPUBBLICA 1

Pd, cresce il partito delle primarie: "No ai caminetti"

Cresce il partito di Raffaele Donini per primarie "senza se e senza ma". Divisi su come farle, ma decisi a non rinunciarvi, i Democratici si schierano con il segretario provinciale contro i super candidati calati dall´alto. Ieri Donini ha parlato a lungo con il leader regionale Stefano Bonaccini. Intanto prodiani e franceschinani insistono: «Primarie vere». E il commissario Anna Maria Cancellieri accetta l´invito di Donini alla Festa dell´Unità: «Andrò volentieri».

REPUBBLICA 7

Primarie, cresce il "partito" di Donini La Cancellieri e l´invito del segretario: andrò volentieri alla festa dell´Unità Il Pd verso le elezioni

SILVIA BIGNAMI Cresce il partito di Raffaele Donini per primarie "senza se e senza ma". Divisa su come farle, ma decisa a non rinunciarvi, la maggioranza dei Democratici si schiera con il segretario provinciale contro "caminetti" e super candidati calati dall´alto. Resta in silenzio il leader regionale Stefano Bonaccini, che ieri mattina ha parlato a lungo con Donini. Ma dal regionale filtra ancora cautela sulle consultazioni interne al centrosinistra: lo stesso strumento, è il ritornello, che ha incoronato Flavio Delbono. E tutti sanno come è finita. Tra nostalgie di briscoloni e primarie a ogni costo, si inserisce di tutto. Dagli alleati che alzano la posta e bocciano sia le consultazioni interne che i nomi condivisi (dopo i Verdi ieri è stata la volta del Prc), ai battibecchi tra esponenti Pd. Vedi Maurizio Cevenini, che se la prende con Salvatore Vassallo e con chi «brucia tutti i nomi»: «A sentire gli "esperti" pare siano tutti inadatti». Risposta del deputato: «Basta personalismi». Spaccati invece i prodiani. Se Giovanni Maria Mazzanti sogna primarie all´americana, l´ex ministro Giulio Santagata si accontenta di quelle all´italiana: «Purché siano vere, sono un obbligo». Stessa linea della deputata Pd Sandra Zampa, portavoce di Prodi: «I candidati devono alzare la mano» incalza. D´accordo anche Mariangela Bastico, area Franceschini: «I caminetti gettano fumo sul percorso. Donini ha ragione, dopo la ferita di Delbono servono primarie vere». Taglia corto Piergiorgio Licciardello, che vuole una gara vera e boccia persino Prodi, «perché fu sponsor di Delbono». Ma se il partito delle primarie alza la voce, quello dei briscoloni lavora ancora, secondo alcuni, alla candidatura di Lorenzo Sassoli de Bianchi, in filo diretto con Roma. Intanto a Palazzo D´Accursio scatta la distensione Pd-commissario. «Alla Festa dell´Unità? Se posso ci andrò molto volentieri. Ci metteremo d´accordo» ha detto ieri Anna Maria Cancellieri rispondendo a Donini. E l´ex capogruppo Pd Sergio Lo Giudice benedice: «Bene che venga».


REPUBBLICA 7 Il professore di Letteratura, 62 anni, disponibile a correre per primarie vere. "Si attendono riscontri a tutti i livelli"

Anselmi fa la prima mossa e scende in campo "Pronto a candidarmi per il centrosinistra" "Il sindaco non si sceglie intorno ai caminetti o nel circuito di presunti maggiorenti" MAURO ALBERTO MORI (segue dalla prima di cronaca) «Mi dichiaro disponibile; altri, non dubito, seguiranno col medesimo mio spirito. Si attendono riscontri a tutti i livelli" dice il professore. Anselmi, 62 anni, ha studiato e scritto molto di Machiavelli. Eppure la sua mossa sembra poco machiavellica. «Bologna raramente ha attraversato un momento simile di crisi e di smarrimento cui pare difficile, da parte di ogni soggetto in campo, dare risposte convincenti. La generosità con cui molti stanno rispondendo al "cantiere" aperto da Repubblica mostra il forte desiderio di dare il proprio contributo per il futuro della città ma lo sfondo di riferimento, ovvero la crisi politica della città, è come se rendesse ardua ogni prospettiva concreta» dice Anselmi. E dice ci sono. Non è programma («sono d´accordo con Donini, va fatto insieme»), ma sono alcuni ragionamenti. «Bologna deve tornare a sentirsi fino in fondo capitale della Regione, dico sentirsi prima ancora che farsi legittimare». Nessuna polemica esplicita con la politica della Regione e del Pd. «Deve apparire chiaro a tutti che senza una capitale forte, l´intera Regione non va da nessuna parte. Solo il decollo nuovo di Bologna può complessivamente far fare alla Regione un salto di qualità straordinario di cui oggi (tutti in difensiva come siamo e accerchiati dalla dominante "Lega-Berlusconi") non si vede traccia» aggiunge. La vita di Anselmi è quella di un uomo di cultura (per tanti anni direttore del Gramsci, è nel consiglio di amministrazione della Treccani, nella Fondazione Carisbo presiede la commissione Arte). Eppure è convinto che per Bologna bisogna partire da cose meno eteree. «A me uomo di cultura e universitario spiega - piace molto l´accento che finalmente tutti oggi pongono sul rilancio delle Istituzioni culturali e sul decisivo rapporto con l´Università che del resto il nuovo Rettore Dionigi ha così ben enfatizzato. Eppure la "grande" Bologna e la "grande" Emilia-Romagna devono trovare il coraggio di dire le priorità senza delle quali Bologna soffocherà e diverrà marginale, ovvero: grandi snodi stradali e ferroviari, sistema tranviario se ci trovassimo in assenza di risorse per la metropolitana, ripensamento raffinato e tecnologicamente avanzato del sistema dei trasporti, stazione degna di questo nome, uso strategico e popolare del patrimonio demaniale delle aree militari, edilizia a basso costo, verde diffuso con ampie aree pedonali e, last but non least, costruzione di un nuovo stadio per la città sapendo quanto oggi lo sport in tutti i sensi muova nel mondo intero». Non bisogna dimenticare che il professore lavora quotidianamente su Guicciardini, Tasso e Ariosto, ma conosce anche Britos, Lanna e Di Vaio. Insomma lui al Dall´Ara c´è sempre. E non per farsi vedere. L´ultimo punto del ragionamento di Anselmi è solo politico. Come si fa a scegliere il sindaco? «Non certo intorno a caminetti ormai tutti già bruciati da tempo né nel circuito chiuso di telefonate o incontri esclusivi tra presunti maggiorenti. Ma un sindaco popolare, positivamente e civicamente "trasversale" quando occorra, che raccolga l´anima vera della città, sollecitando a esprimere candidature tra i mondi più radicati in Bologna». Ed è qua che Anselmi fa il passo in più. «Io sono personalmente pronto a mettermi in gioco. Simile discorso vale per personalità di rilievo del mondo cooperativo, delle Fondazioni, delle professioni, delle componenti "nazional popolari" alla Cevenini verso cui ogni spocchia saccente è sconcertante quanto deplorevole. Il quadro insomma è ricco di "possibili sindaci", di personalità pronte anche a raccordarsi fra loro per definire programmi condivisi e poi puntare su chi appare più forte e rappresentativo, senza sterili contrapposizioni ai partiti; basta guardarsi intorno, avere antenne attente, sentire, fuori da asfittici steccati, le persone giuste».


REPUBBLICA 11

Gruppi al vertice di una Cgil divisa Le prime mosse: dialogo con Unindustria, critiche al Pd e stop al metrò

Eletto con il 64% dei voti. A Cisl e Uil: "Voglio l´unità, ma non state sempre con il governo" ENRICO MIELE Cambio della guardia nella Cgil di Bologna. Dopo due mandati si è conclusa l´esperienza di Cesare Melloni che lascia il posto di segretario generale a Danilo Gruppi, eletto ieri dal direttivo di via Marconi con 88 voti a favore, 17 contrari e 32 astenuti. Tra i "no" spicca il nome di Andrea Caselli della segreteria uscente e primo firmatario della mozione due sotto le Due Torri al congresso di marzo. Tra le categorie la Fiom di Bruno Papignani - in bilico fino all´ultimo - ha optato per l´astensione mentre la Funzione pubblica guidata da Michele Vannini ha sostenuto l´elezione di Gruppi. Resta da capire chi all´interno del direttivo non ha seguito le indicazioni dei segretari, visto che alla fine i 17 voti contrari sono ben più dei quattro che nella giornata conclusiva del congresso si erano espressi contro la riconferma di Melloni. Dopo settimane di consultazioni comunque la prima casella del dopo Melloni è stata occupata. Una partita complessa visto lo scontro acceso che il sindacato ha vissuto nel lungo percorso congressuale. Ora il primo rebus da sciogliere entro giugno per Gruppi, classe ‘54 e tessera Pd in tasca, sarà quello della segreteria, dalla quale resterà certamente fuori la Fiom. «Il mio obiettivo è una gestione unitaria della Camera del Lavoro» ha detto Gruppi, specificando che «al momento non ci sono le condizioni». Tradotto, i cinque posti in segreteria saranno occupati dalle categorie che al congresso hanno sostenuto la mozione di Epifani. Il nuovo segretario dovrà quindi gestire una complicata situazione interna, dove la forza della minoranza è stata sancita anche dal risultato del voto: «Non mi fa paura la discussione tra di noi» ha chiarito Gruppi che dopo lo sciopero generale del 25 inizierà la consultazioni per la segreteria. Il tassello successivo per completare il puzzle sarà il futuro di Melloni ancora in corsa per sostituire Danilo Barbi alla Cgil regionale. Una partita che si chiuderà entro luglio e su cui sarà decisivo l´appoggio o meno della Fiom. Bocche cucite anche sul destino del direttore generale di via Marconi Stefano Sabbiuni. Nella sua prima relazione da segretario generale davanti al direttivo, Gruppi ieri mattina ha quindi provato a delineare la Cgil del futuro. E ai malumori di chi nel direttivo ha messo in dubbio l´autonomia della Cgil, Gruppi ha risposto a muso duro: «siamo autonomi dalla politica anche se continueremo a intervenire nel dibattito politico della città». Poi quattro cartoline che il nuovo leader della Camera del Lavoro invia alla città. La prima è un nuovo stop al metrò (il Commissario «non precipiti scelte che devono rimanere in capo a un´amministrazione eletta»). Poi mano tesa al presidente di Unindustria Maurizio Marchesini al quale chiede licenziamenti zero. E un avvertimento al Pd: «La smetta con discussioni surreali e si concentri sui problemi reali della gente». Una promessa, infine, ai cugini di Cisl e Uil: «Cercherò sempre la convergenza, ma possibile che condividano tutto quello che fa questo governo?».


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http://www.gianlucabenamati.it/public/press/D_00006  

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