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LEIDEE MENSILE dI INfORMAzIONE

POLItICA, APPROfONdIMENtO, CULtURA

APrILe 2014 Numero 4

SERVE UNA NUOVA EUROPA

GLI AMICI DI ANTONELLO

PER RICORdARE ANtONELLO gAttI: UN gRANdE UOMO Ed UN VERO PROfESSIONIStA

LUCA MAESTRI:

UN “ROMANO” IN CIMA ALLA APPLE PROgEttARE LE CIttà INtELLIgENtI dEL fUtURO


EdItORIALE

di Luciano Ciocchetti

N.4 - ANNo 0

LE IdEE aprile 2014 Le Idee Un Giornale Di Luciano Ciocchetti Direttore Responsabile Emiliano Belmonte Caporedattore Centrale Serena Basciani Hanno Collaborato a questo numero: Francesca Barbato, Adelio Canali, Ignazio Cozzoli, Fabio Forte, Massimilano Maselli, Pietro Sbardella, Francesco Smedile In Redazione: Sara Alessandrini Serena Basciani Emiliano Belmonte Andrea Germoni Ilenia Inguí Giovanna Pettoello Andrea Romano Disegno testata: Simona Cassisa Impaginazione: Alessandra Paravano

Siamo giunti al quarto numero di questo giornale online, e questa edizione la dedico al mio amico Antonello Gatti, un medico che ha fatto della sua professione e della lotta contro il dolore del malato una missione di vita fino alla fine. Colgo l’occasione per condividere con Voi la mia decisione di candidarmi alle prossime elezioni europee del 25 maggio con Forza Italia perché per chi come me, proviene dall’esperienza democristiana, ad oggi è l’unico contenitore possibile con il quale condivido idee e valori dei moderati. L’esperienza con Officina per l’Italia è sfumata anche perché, con “l’ingresso” della fiamma si ritornava al passato, ed io voglio guardare al futuro dando voce all’Italia ed ai cittadini in Europa. Con coraggio e lungimiranza, so che possiamo farcela. Abbiamo riscontrato un grande successo di contributi editoriali e per questo numero abbiamo scelto di parlare di Alcide De Gasperi, attraverso il Prof. Adelio Canali, che ci illustra la rinascita dell’Italia nell’arco di 7 anni; di Luca Maestri, un romano in cima alla Apple; e con buon senso e tanta concretezza, il Prof. Eugenio D’Amico, Ordinario di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi Roma Tre, ci illustra alcune proposte economiche per una crisi non certo al volgere del suo termine e di tanto altro ancora. Buona lettura

Giornale in fase di registrazione.

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SommArIo

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IdEE PIU’ POPOLARI Di Luciano Ciocchetti

IStAMbUL, UNA MEtROPOLI COSMOPOLItA tRA ORIENtE E OCCIdENtE

PAg 14 LUCA MAEStRI: UN “ROMANO” IN CIMA ALLA APPLE Di Andrea Romano

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gLI AMICI dI ANtONELLO

INtERVItA A ROMINA fALCONI Di Ilenia Inguì

PAg 16 bUON SENSO E tANtA CONCREtEzzA Di Egenio D’amico

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LEttERA AL dIREttORE Di Adelio Canali

ECCE ItALIA PRESENtA IL NUOVO SItO

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tOPONOMAStICA, LE RAgIONI dI UNA SCELtA Di Marco Baldino


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LEIDEE Da un’idea di Luciano Ciocchetti


DA IDEE PIU’ POPOLARI A FORZA ITALIA Di Luciano Ciocchetti

Con il mio movimento “Idee più Popolari” ho deciso di dare inizio ad una nuova storia aderendo a Forza Italia e contribuendo a livello europeo con la mia candidatura alle prossime elezioni previste per il 25 maggio. Sono fermamente convinto che Forza Italia rappresenti per me e per la classe dirigente, i quadri, gli amministratori ed i simpatizzanti di Idee più Popolari, l’unico punto di riferimento all’interno dell’area moderata italiana. Un Partito nazionale in grado di rappresentare le nostre idee, i valori ed il nostro modo di fare politica puntando alla riunificazione dei popolari d’Italia. Quello di Forza Italia è per noi un approdo naturale dato che il partito di Silvio Berlusconi è, e resta, l’unica forza di centrodestra in grado di mantenere un grande consenso tra i cittadini. Si tratta di una scelta che punta a rafforzare l’ala moderata e soprattutto ad ottenere una semplificazione del quadro politico italiano. ‘Forza Italia’ è per noi di ‘Idee più Popolari’ una ‘nuova casa’ priva di richiami alle nostalgie del passato e ad ideologie complicate; una casa in grado di aggregare classi dirigenti alternative alla sinistra. Un Partito che crede nella libertà, in tutte le sue molteplici sfaccettature: dalla libertà di pensiero a quello di espressione, dalla libertà di impresa a quella di mercato, regolata da norme certe, chiare ed uguali per

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Sono sicuro che sia necessario impegnarsi a tutti i livelli per rimette in moto l'economia, aiutare le imprese, aumentare l'occupazione e ridiscutere i tassi di interesse a livello europeo.


tutti. Un Partito che crede che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini e non il contrario. Un Partito che crede nella famiglia come nucleo fondamentale della società e nell’impresa che gioca il ruolo fondamentale di generatore del lavoro, della ricchezza e del benessere dei cittadini. Condividendo questi ed altri valori sono pronto a mettere la mia esperienza al servizio del nostro Paese per contribuire a costruire un’Europa basata sulla crescita e sulla solidarietà, come valori fondanti del Partito Popolare Europeo. Alla fine di maggio infatti l’Unione europea andrà al voto. Credo che non ci sia stato, dall’atto della sua costituzione, un momento più difficile dell’attuale per molti dei cittadini dell’Unione. Le difficoltà del sistema economico e di quello sociale sono sotto gli occhi di tutti ed il sistema politico sembra essersi allontanato dagli elettori. Ciò a cui miriamo è un’Europa che rispetti le tradizioni dei popoli, che garantisca finanze pubbliche solide, che miri sempre ad una democrazia pluralista e ad un’economia sociale di mercato. Un’Europa che sappia superare in modo intelligente ed equilibrato il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil. Un’Europa che miri a far ripartire l’economia e l’occupazione. Un’Europa che sappia fondarsi su quella che

Forza Italia definisce l’ “equazione del benessere” e che io sposo pienamente: meno tasse, più consumi, più investimenti, più crescita, più lavoro, più gettito, più welfare, più benessere per tutti. Chi, come me, vive a stretto contatto con i cittadini si rende conto infatti che per le famiglie, per le piccole imprese e per i giovani, la situazione è molto difficile. Sono sicuro che sia necessario impegnarsi a tutti i livelli per rimette in moto l'economia, aiutare le imprese, aumentare l'occupazione e ridiscutere i tassi di interesse a livello europeo. Si parla sempre infatti di una prossima uscita dalla crisi, ma la condizione reale è veramente drammatica. Sono pronto dunque a mettere in campo la mia esperienza e la mia passione per portare a Bruxelles e Strasburgo la voce ed i valori dei cittadini italiani.

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GLI AMICI DI ANTONELLO L’amicizia tra Luciano Ciocchetti ed il Professor Gatti risale al 1976 quando quest’ultimo, oltre allo spassionato amore per la medicina e per la sanità, metteva il suo impegno al servizio degli altri anche in campo sociale e politico.

Sabato 15 marzo una folta platea di persone si è riunita all’Università di Medicina e Chirurgia di Tor Vergata per ricordare Antonello Gatti: un grande uomo ed un vero professionista. L’evento, dal nome “Gli Amici di Antonello”, è stato fortemente voluto da Luciano Ciocchetti e dalla Dottoressa Maria Grazia Celeste, moglie del Professor Gatti, in collaborazione con la dirigenza del Policlinico e dell’Università di Tor Vergata. E’ stato un momento emozionante per tutti i partecipanti che hanno voluto ricordare il valore del Professor Gatti ed

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hanno condiviso frammenti di momenti vissuti al suo fianco. Ognuno di loro ha testimoniato lo straordinario lavoro portato avanti negli anni da Antonello Gatti, un medico che ha fatto della sua professione e della lotta contro il dolore del malato una missione di vita. Amici, colleghi, studenti, specializzandi erano presenti con il loro ricordo e con la passione che il Professore è riuscito a comunicare a ciascuno di loro. Ascoltando i loro interventi si riesce a percepire tutto il carisma e la straordinaria energia che lo hanno contraddistinto nella vita. Dall’intervento di Giuseppe Novelli, Rettore Università di Roma Tor Vergata, a quello di Enrico Bollero, Direttore Generale Fondazione PTV Policlinico Tor Vergata; da Carlo Umberto Casciani, Commissario straordinario dell’Agenzia Regionale del Lazio per i Trapianti a Marco Spizzichino, Direttore Ufficio Cure Palliative


e Terapia del Dolore del Ministero della Salute. Erano presenti anche Arturo Cuomo, Direttore Struttura Complessa “Anestesia e terapia del Dolore” Istituto Nazionale Tumori, Fondazione Pascale, e Mattia Consalvio Direttore UOC Anestesia, Rianimazione, Terapia del Dolore, Medicina Iperbarica – Università degli Studi di Roma LA SAPIENZA, Facoltà di Farmacia e Medicina, Polo Pontino. Non è mancato Massimo Mammuccari, Medico di Medicina Generale ASL RM/F, Rappresentante regionale AISD, Presidente Società Italiana di Mesoterapia, Tutor Master in “Terapia del dolore” Università di Roma Tor Vergata e Alessandro Palazzotti Presidente di Special Olympics Italia, nonché Giovanni Tarquini del Centro Culturale Laurentum. L’amicizia tra Luciano Ciocchetti ed il Professor Gatti risale al 1976 quando quest’ultimo, oltre allo spassionato amore per la medicina e per la sanità, metteva il suo impegno al servizio degli altri anche in campo sociale e politico. Antonello Gatti all’epoca era Consigliere della dodicesima Circoscrizione che aveva la sede nella sua Spinaceto. Era il Presidente della Commissione Sport e lavorava intensamente per diffondere e far crescere lo sport sul territorio. Il suo grande impegno era anche rivolto a dare un futuro al S. Eugenio, ospedale all’epoca in via di chiusura. A quell’epoca Luciano Ciocchetti era il giovane Presidente del Comitato di Quartiere di Decima Torrino, appena iscritto alla DC, partito nel quale Gatti militava. Lo Sport e la Sanità sono stati due impegni sociopolitici che li hanno visti battersi insieme in tutti questi anni, sempre fianco a fianco. Il Professor Gatti era una grande persona, buona e sempre disponibile, fiera della sua famiglia e delle sue idee. Idee che lo hanno portato in tutti i campi in cui è stato protagonista a raggiungere obiettivi e risultati straordinari. Basti pensare alla creazione negli anni ’70 e ’80, insieme a Sandro Palazzotti, dei Centri Sportivi Circoscrizionali utilizzando le palestre delle scuole. Fu il primo tentativo a Roma e in Italia di far praticare lo sport a tutti. Oppure ancora alla battaglia per dare un futuro all’Ospedale S. Eugenio quando da componente del Comitato di Gestione

Il Professor Gatti era una grande persona, buona e sempre disponibile, fiera della sua famiglia e delle sue idee. LEIdEE

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della Usl si impegnò allo stremo per farlo diventare sede provvisoria del nascente Policlinico di Tor Vergata, che è rimasto li per circa 15 anni. O ancora alla battaglia per fare del nuovo Policlinico di Tor Vergata un ospedale senza dolore. Primo ospedale del Lazio, e forse d’Italia, che ha assunto questo protocollo di civiltà. Ciocchetti e Gatti hanno sempre lavorato insieme confrontandosi continuamente, elaborando progetti di profonda riorganizzazione del sistema sanitario del Lazio. Idee forti che se applicate avrebbero dato soluzione ai troppi problemi del Sistema Sanitario della nostra Regione. Non si può dimenticare anche lo straordinario lavoro fatto insieme al Professor Sandro Sabato e al Professor Bollero, Direttore Generale del Policlinico di Tor Vergata per dare vita ad un ospedale senza

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dolore e per risolvere i problemi di crescita del policlinico stesso. Ed alla battaglia fatta insieme a Ciocchetti per far riconoscere il DEA di II livello del Policlinico. Luciano Ciocchetti: - “Antonello Gatti è stato un grande uomo, un vero professionista, un amico. Abbiamo perso un grande politico e un grande medico. Ma rimangono fortemente vive in noi le sue idee e le sue convinzioni che hanno tracciato le autostrade delle nostre battaglie politiche e sociali. Grazie caro Antonello. Mi e ci manchi. Manchi alla comunità di amici. Manchi alla Fondazione Moderati per la Terza Fase che abbiamo creato insieme e con la quale abbiamo fatto numerosi convegni e dibattiti sulla sanità. Manchi a tutto il Policlinico di Tor Vergata. Manchi a tutti coloro che si battono per dare concretezza alle cure palliative e alla medicina senza dolore.Manchi alla tua fantastica famiglia. Ma non mancheranno mai le tue battaglie, le tue lotte e le tue idee, il tuo impegno sociale, professionale, politico e familiare da uomo vero e sincero.Io farò di tutto affinché le tue idee non vengano mai dimenticate e che per me saranno sempre faro per il mio impegno politico. Grazie Antonello, grazie Amico mio”.


Caro Direttore, t’invio le prime 4 pagine delle 255 che compongono il volumetto “Documenti di Vita Italiana del Gennaio-Febbraio 1953”, da cui è possibile comprendere lo sforzo compiuto dal nostro Paese, sotto la guida di Alcide De Gasperi, per la Rinascita dell’Italia nell’arco di 7 anni dal 1945 al 1952. Si tratta di una pubblicazione che meriterebbe di essere divulgata nelle scuole di ogni ordine e grado. Sono soltanto 4 pagine ma lasciano trasparire la statura morale di un uomo che ho avuto modo di conoscere, il quale con fermezza e dignità assunse responsabilità politiche nel periodo più critico per la

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storia della nostra Nazione. L’Italia era un cumulo di macerie, priva di risorse economiche perché portandosi via le riserve della Banca d’Italia, i tedeschi ci avevano dato il colpo di grazia. Il tutto nella più completa differenza del mondo nei nostri riguardi, oltre alle richieste di riparazioni per i danni procurati dalla guerra. Scorrendo le 255 pagine si può avere l’esatta visione di quel “Miracolo Italiano”, costruito dal Centrismo Degasperiano, soprattutto in considerazione del fatto che l’Italia era già, prima della guerra, in condizioni di grande arretratezza a confronto delle altre economie sviluppate. Poiché noi possiamo ritenerci eredi di quelle “Idee Ricostruttive” del grande statista, ti propongo di ospitare sul tuo mensile queste 4 pagine come omaggio alla sua memoria e come modello per una classe politica che deve dimostrare di essere all’altezza della nostra Famiglia Nazionale. Di Adelio Canali


“Documenti di vita italiana del gennaiofebbraio 1953”, da cui è possibile comprendere lo sforzo compiuto dal nostro paese, sotto la guida di Alcide De Gasperi, per la rinascita dell’Italia nell’arco di 7 anni dal 1945 al 1952.

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LUCA MAESTRI: UN “ROMANO” IN CIMA ALLA APPLE Di Andrea Romano

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o stesso giorno in cui tv e mass-media hanno celebrato, seppure con sfumature e accenti diversi, il successo del film di Paolo Sorrentino ‘La Grande Bellezza’, sui quotidiani italiani ha trovato spazio la notizia della nomina di Luca Maestri a nuovo direttore finanziario della Apple, la multinazionale americana considerata a ragione una delle più grandi aziende mondiali. Ma perché accostare le due notizie, il trionfo del film di Sorrentino quale migliore pellicola straniera nella notte degli Oscar e la nomina di Maestri al colosso informatico? Hanno forse qualcosa in comune? In effetti, se andiamo a vedere, un comune denominatore c’è ed è il legame con Roma. Il film premiato al Dolby Theatre di Hollywood è, nel bene e nel male, un affresco su Roma. Il nuovo top manager della Apple Luca Maestri a Roma è nato e cresciuto. Allora, se è vero che un ‘romano’ è stato capace di arrivare ai vertici di quella che la prestigiosa rivista Fortune ritiene l’azienda più ammirata dell’anno, perché non dare giusto risalto alla ‘romanità’ di Maestri? Magari da contrapporre al degrado e all’agonia così ben fotografati da Sorrentino nel suo film. Se gli americani hanno affidato a Maestri il difficile incarico di gestire la liquidità dell’azienda, valutata in 160 miliardi di dollari, caricandolo di una responsabilità enorme, è perché qualcuno lo ha raccomandato o perché hanno semplicemente valutato la sua capacità e la sua professionalità? Basta leggere il curriculum di Maestri per comprendere lo spessore professionale del personaggio. Laureato in economia alla Luiss, master a Boston e manager di livello in aziende come General Mo-

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tors, Nokia- Siemens e Xerox. Ha girato il mondo, parla tre lingue, si è fatto apprezzare per competenza e preparazione, per riservatezza (che di questi tempi di certo non guasta) e per spirito di abnegazione. Questo può bastare per essere chiamato, a 50 anni, ad essere nominato direttore finanziario dell’azienda che ha tra i suoi fondatori il grande Steve Jobs? Per gli americani sì. Allora quale insegnamento trarre da questa nomina? Primo, che andrebbe maggiormente esaltata la romanità di quelle persone che con il sangue e il sudore raggiungono posti di assoluto prestigio nel panorama industriale internazionale. Secondo, che accanto a una Roma traf-


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fichina e fatta di gente furba, disincantata, scaltra e senza scrupoli, come quella dipinta nella Grande Bellezza, esiste una Roma fatta di gente onesta, che studia, lavora, si sacrifica e si afferma. Terzo, che i nostri giovani dovrebbero prendere esempio da Luca Maestri, che evidentemente per raggiungere certi livelli avrà faticato e non poco, rimboccandosi le maniche e lavorando duro. Quarto, che è un peccato che un supermanager del suo livello abbia lavorato per lo più all’estero. Quinto ed ultimo, che sarebbe bello che qualcuno esaltasse maggiormente queste figure che danno lustro alla nostra Italia ma soprattutto alla nostra città. Se adesso si è scatenata la corsa a premiare Paolo Sorrentino che è napoletano, perché non invitare in Campidoglio il concittadino Luca Maestri?

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BUON SENSO E TANTA CONCRETEZZA: ALCUNE PROPOStE ECONOMICHE PER UNA CRISI NON CERtO AL VOLgERE dEL SUO tERMINE Di Eugenio D’Amico

Negli ultimi tempi spesso sentiamo parlare di fine della crisi e della ripresa economica (la famosa luce alla fine del tunnel). Tali considerazioni vengono effettuate, oltre che dai noti politici, anche dalle massime autorità economiche nazionali e sovranazionali. Invero, di questa ripresa nessuno, nella vita di tutti i giorni, ne ha coscienza, nessuno la vive su se stesso, nessuno la sente. Anzi, le imprese continuano a soffrire e a morire e i cittadini (il c. d. Stato Comunità) continuano a subire peggioramenti nella qualità della loro vita. Urgono pertanto al più presto provvedimenti che, in qualche modo, invertano questa spirale viziosa, simbolo di un cambiamento geo-economico globale piuttosto che di un ciclo economico “naturale”. Non si può sperare in una soluzione temporale di un problema globale, è necessario che qualcuno agisca. Questo qualcuno non può che essere la politica che deve innalzarsi dal suo localismo

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al fine di gestire una situazione che localistica non è. Non ci si può aspettare che l’economia scenda, deve essere la politica a crescere! In tal senso, in poche righe vogliamo indicare alcune proposte economiche che potrebbero essere adottate per tentare di uscire dalla crisi. In proposito è finora opportuno rilevare che tali soluzioni non bastino. A queste dovrebbero essere affiancate misure, provvedimenti e comportamenti che economici non sono ma che hanno altrettanta (se non più ampia) importanza. Ci riferiamo ai valori, all’educazione civica, alla correttezza e alla con-


Non si può sperare in una soluzione temporale di un problema globale, è necessario che qualcuno agisca. Questo qualcuno non può che essere la politica che deve innalzarsi dal suo localismo al fine di gestire una situazione che localistica non è. Non ci si può aspettare che l’economia scenda, deve essere la politica a crescere!

nessa meritocrazia che sono alla base del successo di una nazione. Detto ciò entriamo nel merito delle scelte economiche con riferimento alla nostra nazione. Un primo punto che sembra cruciale sottolineare è che le tasse hanno ormai raggiunto un livello insopportabile e che quindi si dovrebbe parlare di esse solamente in termini di diminuzione. D’altro canto, in una situazione di crisi economica quale quella che caratterizza l’Italia, qualsiasi aumento delle tasse (come purtroppo abbiamo avuto già modo di verificare) si tradurrebbe solamente in un inasprimento della crisi. Inoltre, il livello raggiunto da queste è eccessivo sia dal punto di vista dell’incidenza (reale) sui redditi, sia (soprattutto) in relazione ai servizi che il cittadino in cambio riceve (che sono da quarto mondo). Peraltro, i cittadini e le imprese non capirebbero il senso di un ulteriore inasprimento della pressione fiscale anche perché, nel mentre gli si chiedono più tasse, essi rilevano in continuazione il crescere dei privilegi della classe politica. In questo momento ogni cittadino vede le sue imposte utilizzate non al fine di un miglioramento della qualità della propria vita, bensì come uno strumento che la politica adotta per mantenere invariata la sua condizione di privilegio. Le proposte economiche dovrebbero quindi concentrarsi sulle spese, ovvero sui tagli e/o sul miglioramento della qualità della spesa. Una prima proposta consiste nel riaffermare la centralizzazione dello Stato come conseguenza dell’inarrestabile aumento degli sprechi che si è verificato in conseguenza dell’ampliamento dei centri decisionali di spesa. In tal senso sarebbe certamente utile ricentralizzare gli acquisti della pubblica amministrazione, soprattutto con riferimento alla sanità e alla nettezza urbana, ovvero due spese che, da quando sono state “delocalizzate”, sono incrementate enormemente senza alcun miglioramento nel servizio offerto e con qualche dubbio sulla legalità nei meccanismi di gestione. Ancora e in linea con il punto precedente, sarebbe opportuno modificare il titolo V della Costituzione favorendo l’accorpamento delle regioni, l’accorpamento dei comuni (è possibile che un comune

di pochi abitanti abbia un sindaco, un consiglio comunale, dei costosissimi dirigenti, paghi affitti per i propri locali, ecc. ?), l’eliminazione delle province e degli ormai obsoleti “statuti speciali” di alcune regioni e province. Tale processo infatti, senza effettuare alcun licenziamento, nel breve termine consentirebbe un risparmio in termini di riduzione degli organi politici, di riduzione delle consulenze, di riduzione degli affitti, di riduzione delle municipalizzate (e quindi: dei consigli di amministrazione, dei collegi sindacali, delle consulenze, ecc. ecc.), di riduzione dei passaggi burocratici (e quindi della corruzione), ecc. Nel lungo periodo consentirebbe di beneficiare anche dei minori costi del personale che, negli anni, andrà in pensione. Poi, dovrebbero essere ricalcolate (soprattutto con riferimento alla classe politica e burocratica) tutte le pensioni sulla base del sistema contributivo o comunque dovrebbe essere stabilito un livello minimo congruo di anni di lavoro. Devono essere, inoltre, tolte tutte le cumulabilità consentite finora solamente per un gruppo ristrettissimo di beneficiari. Coerentemente dovrebbero essere ridotti gli stipendi della politica e, soprattutto, devono essere formalizzati in modo chiaro. Questo vuol dire che non bisogna nascondersi dietro a rimborsi, ulteriori indennità, ecc. Ci deve essere uno stipendio secco e omnicomprensivo. Con riferimento ai servizi offerti ai cittadini, si dovrebbe incaricare un’apposita agenzia (può essere una di quelle già esistenti quindi senza aggravio di spese) di effettuare una classifica del livello e della qualità dei servizi offerti dagli enti pubblici e far pagare il servizio in ragione del livello ottenuto nella graduatoria. Questo vuol dire che, se nel comune X i servizi sono migliori di quelli offerti nel comune Y, allora quest’ultimo non potrà pretendere aliquote superiori. Sullo stesso tema va poi sottolineato come i trasferimenti dallo Stato ai Comuni a fronte dei servizi offerti da questi ultimi dovrebbero riflettere il “costo standard del servizio”, cCon la conseguenza che se un comune utilizza personale in eccesso e/o materiali in eccesso questi non gli vengono rimborsati. Troppo spesso infatti comuni poco virtuosi muovono pretese nei confronti dello Stato centrale nascondendosi dietro la necessità di offrire servizi idonei alla cittadinanza. Si dovrebbe poi effettuare una politica economica volta a tutelare seriamente uno dei pochi vantaggi competitivi ancora ascrivibili alla nostra nazione: il made in Italy. Ma tale tutela dovrebbe valere solamente se il prodotto è realizzato in Italia (non solo disegnato o solo assemblato, o solo …). Da notare su questo aspetto che la delocalizzazione, oltre ad aver prodotto effetti disastrosi sull’occupazione, non ha portato alcuna diminuzione dei prezzi dei prodotti!!!

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Dovrebbero inoltre essere messe delle barriere (quantomeno amministrative se non anche economiche) a tutti quei beni che vengono prodotti non rispettando gli standard di produzione (orari di lavoro, inquinamento, ferie, ecc.) adottati dai paesi occidentali. Questo può essere realizzato grazie al fatto che gran parte della domanda di quei beni è fatta dai paesi occidentali che subiscono questa concorrenza sleale. Di contro la domanda interna dei paesi concorrenti stenta a crescere in ragione della mancanza di una piena democrazia e delle connesse tutele sociali e ambientali. In proposito è curioso rilevare come la diminuzione (minor crescita) del PIL di alcuni paesi dell’estremo oriente sia la mera conseguenza dell’aumento della povertà occidentale. Al fine di favorire un coinvolgimento del sistema bancario nel processo di “ripartenza” e di contrastare l’ormai insopportabile credit crunch, si potrebbe proporre una tassa maggiorata sugli utili delle banche ottenuti investendo il denaro avuto dalla Banca Centrale a tasso agevolato in titoli di

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Stato anziché impiegati verso le famiglie e le imprese. Rimanendo in tema di imprese, sarebbe poi utile ridurre i finanziamenti agevolati alle imprese (che spesso sono attribuiti secondo logiche poco chiare) a fronte di una corrispondente diminuzione dell’IRAP e quindi a vantaggio degli occupati in Italia. Quanto precede (che, come abbiamo già avuto modo di rilevare, sicuramente non è esaustivo e può essere integrato ma, allo stesso tempo, ciò sarebbe già molto) porterebbe economicamente una razionalizzazione e un maggior controllo della spesa con cospicui risparmi. Questi risparmi dovrebbero essere orientati soprattutto verso la creazione di lavoro (occupazione) e dunque verso la riduzione del cuneo fiscale e la riduzione dell’IRAP a vantaggio di imprese e lavoratori. Per concludere è d’obbligo ricordare come una Nazione - al pari di un’impresa - non vale per quanta ricchezza ha oggi (patrimonio) ma per la ricchezza che sarà in grado di produrre (capacità di reddito). Questo vuol dire che se l’Italia dimostrerà (presentando un cono-programma delle misure indicate sottoposto ogni mese a verifica degli enti preposti e della comunità dei cittadini) di saper effettuare le anzidette manovre, allora verrà valutata positivamente da qualsiasi organizzazione (compresa la Comunità Europea) e potrà permettersi di ricontrattare il rispetto di qualsiasi parametro.


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TOPONOMASTICA, LE RAGIONI DI UNA SCELTA Marco Baldino, Vice Prefetto in Novara, marzo 2014

Mi è spesso capitato di dover illustrare agli Amministratori Locali la ratio delle disposizioni in materia di toponomastica, concepite circa 90 anni or sono e che, non ostante le molteplici riforme istituzionali che hanno riguardato i rapporti fra lo Stato e i Governi territoriali, non hanno cessato di avere vigore e piena legittimazione. E a ragione. Vorrei sinteticamente ricordare che - secondo la normativa vigente - la proposta di intitolazione di un qualsiasi luogo pubblico o aperto al pubblico viene effettuata dalla Commissione comunale competente, se presente, o direttamente dalla Giunta raccogliendo, a tal riguardo, anche le eventuali relative indicazioni che scaturiscano dalla cittadinanza. Ogni proposta di denominazione deve essere accompagnata da una relazione che illustri le più importanti notizie biografiche della persona che si vuole ricordare. Le proposte di denominazione, ottenuta l’ approvazione della Giunta, sono inoltrate al Prefetto con il relativo incartamento, costituito da copia della deliberazione, della nota biografica della persona cui si vuole intitolare il sito, nonché della rilevazione cartografica del luogo interessato. Il Prefetto trasmette l’intera pratica, per il prescritto parere, alla Deputazione di Storia Patria o della Società Storica locale e, se si tratti di modifica di intitolazione già effettuata, anche alla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici. Ricevuti i pareri di competenza, comunica all’Ente Locale la propria decisione, espressa mediante decreto. Si ricorda che nessuna strada o piazza pubblica può essere intitolata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni. Lo stesso vale per i monumenti, le lapidi o altri ricordi permanenti situati in luogo pubblico

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o aperto al pubblico, fatta eccezione, in questo ultimo caso, per quei monumenti, lapidi o ricordi situati nei cimiteri, o a quelli dedicati nelle chiese a dignitari ecclesiastici o a benefattori. Il limite dei dieci anni può essere superato per i caduti in guerra o per la causa nazionale. Inoltre, è facoltà del Prefetto, a ciò espressamente delegato dal Ministro dell’Interno, consentire la deroga a tali disposizioni in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano particolari meriti nei confronti della Nazione. Contro la decisione del Prefetto è esperibile ricorso straordinario al Capo dello Stato entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento per la tutela dei diritti soggettivi ed interessi legittimi - nel quale possono essere eccepiti soltanto i vizi di legittimità del provvedimento. E’ altresì esperibile, in alternativa, ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale competente, per la tutela dei soli interessi legittimi, entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento. Anche in questo caso possono essere dedotti solo i vizi di legittimità dell’atto. Perché, dunque, questo ruolo essenziale del Prefetto in una materia che, a prima vista, sembrerebbe innocua e marginale? Ma perché tale materia può prestarsi ad insidie e ad equivoci che soltanto la superiore posizione di terzietà e il prestigio e l’autorevolezza della figura prefettizia possono annullare sul nascere. Oggi, infatti, sempre di più si preferisce intitolare luoghi non ad astratte entità geografiche (monti, fiumi….) né a personaggi che la Storia ha ormai inequivocabilmente consacrato nella memoria collettiva ( Mazzini, Garibaldi…..) bensì a persone di più immediato riferimento


all’attualità, generale o locale, e, sempre più spesso, decedute da meno di dieci anni. A volte si tratta di personaggi illustri su cui non c’è neppure da discutere: non solamente per la loro indubbia fama, ma per l’estremo consenso che hanno ricevuto in vita, e dopo la vita, presso l’umanità intera. Valga per tutti l’esempio del Pontefice Giovanni Paolo II, o dei giudici Falcone e Borsellino, o di Aldo Moro. Altre volte, il discorso è simile nella sostanza, ma più circoscritto nello spazio territoriale, in quanto trattasi di reali e indiscussi benefattori, che hanno dato un contributo indelebile alla comunità in cui sono vissuti : non solo come esempio di vita, ma, spesso, come tangibile lascito di natura economica che non poco contribuisce alle realizzazioni delle finalità sociali e culturali di una comunità. Vi sono situazioni, invece, in cui la visione di parte può prendere il sopravvento, e suggerire ad amministrazioni elettive, politicamente ben definite, di compiere scelte non del tutto corroborate da quel comune sentire che è alla base di decisioni non effimere, quali quelle che riguardano la toponomastica. Ecco, dunque, che, a garanzia dell’effettivo rispetto dell’intera comunità locale, senza particolarismi né antagonismi, e a certezza che la scelta compiuta non rifletta una “moda” del momento, né la volontà di affermazione di una parte sull’altra, emerge chiaro il ruolo del Prefetto, custode dell’unità nazionale anche nel ricordo e nella memoria, e garante della coesione sociale e territoriale che previene ed evita i conflitti. E’ suo compito compiere, anche autonomamente, oltre che a seguito di

specifica documentazione ricevuta, ogni possibile ricerca sul valore e sull’importanza della persona oggetto dell’intitolazione, nonché sul grado di concordia presente nella comunità locale in ordine alla scelta compiuta dall’Amministrazione. Ed è quindi, giustamente, nel suo esclusivo ambito decisionale, pur dopo aver consultato gli organi competenti, operare una scelta che sarà per sempre. Il nome di un sito, infatti, trasmetterà ai posteri una testimonianza di quali siano i valori propri di una determinata comunità in un determinato periodo storico, espressi attraverso la scelta della persona che tali valori incarna, attraverso la memoria storica dell’espressione toponomastica. Non è senza significato, dunque, che, a quasi un secolo dalla sua emanazione, una competenza apparentemente così innocua, ma sostanzialmente così incisiva, sia stata mantenuta nell’alveo della Prefettura, a testimonianza del ruolo di testimone e garante dei valori condivisi e imperituri che la nostra Istituzione continua e continuerà a rivestire.

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ISTANBUL: UNA METROPOLI COSMOPOLITA TRA ORIENTE E OCCIDENTE Antica e moderna, frenetica e lenta, cosmopolita, multietnica, eclettica e poliedrica, con questi aggettivi divergenti, ma complementari, si potrebbe riassumere Istanbul, la metropoli turca in cui passato e presente convivono in un’armonia quasi naturale. In origine era chiamata Bisanzio, fino al XX secolo Costantinopoli, oggi Istanbul, principale centro industriale, finanziario e culturale della Turchia, è una delle mete europee più in voga del turismo contemporaneo. Istanbul è la cerniera che separa, ma allo stesso tempo unisce due culture antiteti-

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che: quella occidentale e quella orientale, è lo spartiacque che divide due continenti: l’Europa e l’Asia. E’ per la sua singolare caratteristica di essere una metropoli cosmopolita, che è stata nominata Euopean Best Destination 2013 dall'European Consumers Choice. Nel 2010, la città che sorge sulle rive del Bosforo si è anche aggiudicata la nomina di capitale europea della cultura e dal 1985 fa parte della lista UNESCO come Patrimonio dell'Umanità. Il periodo migliore per visitare Istanbul è sicuramente la primavera caratterizzata per le sue temperature miti e le giornate soleggiate. Una volta giunti nell’antica Bisanzio, la visita della metropoli prende il via dall’Ippodromo nel cuore della città antica, per poi arrivare alla celebre e suggestiva Moschea Blu famosa per i sei minareti e le maioliche blu e la Moschea del Solimano il Ma-


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gnifico, molto simile alla basilica di Santa Sofia come architettura però costruita un millennio dopo. La visita della capitale dell’Impero Ottomano continua con il palazzo di TOPKAPI, l’antica residenza dei sultani ottomani oggi trasformata in museo. Per gli amanti dei siti archeologici, una tappa assolutamente consigliata è la visita all’antica città di Efeso e al sito naturale di Pamukkale (in turco significa "castello di cotone") che ci accoglie con la sua cascata bianca di acqua ricca di calcio che si solidifica, in modo tale da sembrare un castello di cottone: il tutto dà vita ad uno spettacolo straordinario, allietato da un buon bagno in ampie vasche di acqua termale calda e fumante. Il tour alla scoperta delle meraviglie della metropoli turca continua per Cappadocia, regione storica dell'Anatolia, con una breve sosta lungo il percorso al caravanserraglio di Sultanhanie infine per i più spericolati non può mancare un giro in Mongolfiera

sulle valli della Cappadocia per vivere una esperienza unica e particolare. Il tour Istanbul & Cappadocia, organizzato dalle mani esperte di PlayGoViaggi, prevede anche una visita alla capitale Ankara, al museo delle civiltà anatoliche e alla città di Bolu. Oltre che per la sua meravigliosa architettura bizantina e ottomana, per le sue storiche moschee, chiese e sinagoghe, Istanbul è anche celebre in tutto il mondo per la sua cucina, infatti, si possono gustare tantissime specialità culinarie, come i meze (antipasti serviti prima dei piatti principali) e il lokum, il caratteristico dolce di origine turca.

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L’ EP D’ESORDIO

“certi sogni si fanno” È USCITO LO SCORSO 10 FEBBRAIO

Intervista a Romina Falconi Di Ilenia Inguì Nel 2012 Romina Falconi ha partecipato a X Factor Italia: "Morgan mi ha insegnato che non bisogna precludersi nulla" Romina Falconi è nata la notte di capodanno del 1 gennaio 1985 a Roma, il suo talent scout si chiama Gigi Sabani. Nel 2007 è salita sul palco del Festival di Sanremo, nella categoria "Giovani" con il brano "Ama". Nel 2012 Romina partecipa a X Factor Italia e viene scelta tra i 12 finalisti sotto la direzione artistica di Morgan. Tra le sue collaborazioni più importanti: nel 2013 un duetto con con Immanuel Casto ("Sognando Cracovia" contenuto nel nuovo disco di Immanuel "Freak&Chic") e tra il 2010 e il 2011 viene scelta come corista

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nell'"Ali e Radici World Tour" di Eros Ramazzotti. Cosa vuoi comunicare con il tuo nuovo singolo “Il mio prossimo amore”? Voglio comunicare il senso di destabilizzazione che dà una delusione d'amore, l'isteria che esce fuori con uno sfogo grottesco nel momento in cui ci si rende conto che assecondare troppo il partner e cercare di essere diversi per lui, oltre ad essere deleterio, è inutile. Non scrivo storie, mi piace molto soffermarmi sui momenti. Gioco a fare la fotografa: preferisco sempre l'istinto, nel bene e nel male, la naturalezza delle reazioni. Il singolo è contenuto nel tuo EP d’esordio “Certi sogni si fanno” uscito lo scorso 10 febbraio, qual è il tuo sogno più ricorrente? Portare in giro la mia musica. E' bellissimo avere dei mezzi dignitosi


per svolgere il proprio lavoro, è giustissimo dare ai giovani le chances che meritano. Quello che non si dice, spesso, è che molti ragazzi non si accontentano e quindi accettano volentieri di dover fare dei sacrifici pur di portare avanti i loro sogni. La mia generazione non è sempre come viene descritta. Questo vale per la musica ma anche per tanti altri lavori. Nel mio caso, anni fa, l'idea di uscire con un album autoprodotto, per me era un'utopia. Questo primo mini album non poteva non avere un titolo come “Certi sogni si fanno”. E’ bello raggiungere un obiettivo che è stato tanto ambito, curato e sudato. Certi sogni si devono fare.. Il brano “Sotto il cielo di Roma” è dedicato alla tua città, credi che Roma rappresenti “La grande bellezza”? Si, adoro Sorrentino perché sa osare come pochi. Descrivere il senso di solitudine, gli ideali traditi che chiunque può avere, facendoli venire fuori soprattutto con lo scenario di una delle città più belle del mondo, deve essere stata una scommessa anche per lui. “Sotto il cielo di Roma” è una preghiera, mi rivolgo a Dio e gli dico: beh eccomi qui, sono ancora in piedi e non ci credevo neanche io. E' un momento incredibile quando ti rendi conto che hai più forza di quanto immaginassi. Vengo da una borgata romana che mi ha vista in difficoltà molto spesso, ma mi è stata utile come se fosse la più grande delle maestre, non c'era bellezza intorno a me o forse neanche dentro di me, c'era però quel cielo che sapeva sempre di buono. Come sentirsi dentro un film di Pasolini dove tutto ha dignità anche quando non si ha nient'altro. Hai partecipato al Festival di Sanremo nella Sezione Giovani con la canzone “Ama”, l’hai seguito quest’anno? L'ho seguito come faccio ogni anno, è una vetrina molto importante per un cantante italiano, l'unica che resiste da anni. Ho un ricordo meraviglioso di Sanremo e spero di torn a r c i prima o poi.

Cosa ne pensi della vittoria di Rocco Hunt? Per chi hai tifato? Mi piace Rocco Hunt, ha portato un messaggio di speranza al festival ed è stato premiato. Mi è piaciuto molto anche De André e Gualazzi. Hai collaborato con Eros Ramazzotti e Immanuel Casto, c’è un artista nazionale o internazionale col quale ti piacerebbe realizzare un duetto? Mi piacerebbe tanto duettare con Immanuel Casto. Spero che accetti di cantare un brano scritto da me. Lo stimo molto perché ha coraggio ed è innovativo. Nel 2012 hai partecipato a X Factor Italia sotto la direzione artistica di Morgan, lo senti ancora? Non ci siamo più sentiti, ma ho un bellissimo ricordo di X Factor, di Morgan e dei miei compagni. Morgan mi ha insegnato che non bisogna precludersi nulla. Mi piacerebbe incontrarlo prima o poi. Tre aggettivi per descrivere Morgan? Intelligente, sensibile e coraggioso. Quali sono i tuoi prossimi progetti? Sto preparando gli altri due Ep con una squadra bellissima, senza di loro non sarei niente. Mi coccolano e mi sgridano a seconda dei momenti. Il produttore, Filippo Fornaciari, mi cuce addosso ogni canzone ed il bello è che siamo come il giorno e la notte: ci compensiamo. Il manager, Jacopo Levantaci, è un uomo ormai in odore di santità, l'ultima richiesta che gli ho fatto è stata: ”Jac, che ne pensi se organizziamo un mini show in metro, ti va di chiedere a Pisapia (o chi per lui ) se si può fare”? Il regista dei video, Luca Tartaglia, mi aiuta a creare scene anche al limite, per il nuovo video gli ho chiesto di tirarmi una secchiata di vernice addosso (ride, ndr). Ed i miei supereroi - coloro che mi aiutano a spargere la voce Parole &Dintorni, OneApp e Ma9, che accettano volentieri di creare nuove cose insieme a me e non si pongono limiti perché amano l'idea di dare spazio agli emergenti. Hai in programma un tour o qualche data in giro per l’Italia? Anche per il live ci stiamo muovendo, intanto ho organizzato uno showcase a sorpresa a Roma e Milano. I miei padrini fino ad ora sono il Muccassassina e il Vogue Ambition che mi fanno cantare tutti i mesi da loro.

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ECCE ITALIA PRESENTA IL NUOVO SITO Il Consorzio delle Eccellenze d’Italia presenta il suo nuovo sito per un “nuovo” made in Italy Ecce Italia – Consorzio delle Eccellenze d’Italia è da poco online con una nuova veste grafica e un nuovo sito web dedicato ad aziende e territori, secondo quella che è la mission principale di un progetto poliedrico che ambisce a valorizzare le espressioni territoriali dei Borghi e dei Piccoli Comuni in tutte le loro declinazioni: Arte, Cultura, Artigianato, Enogastronomia, Salute, Ambientee Tradizioni. Promosso dal Club “I Borghi più belli d’Italia”, il Consorzio ha come obiettivo primario l’individuazione e la promozione, in Italia e all’estero, delle eccellenze locali intese come espressione del legame intrinseco fra il la realtà oggetto di indagine e il territorio di riferimento. Il tutto attraverso una strategia di marketing dove confluiscono elementi diversi ma strettamente integrati (come la promozione di studi, seminari e convegni sulle tematiche di riferimento, l’istituzione di partenariati, sia con enti universitari che con enti pubblici e privati per la realizzazione di progetti ad alto valore sociale, l’organizzazione di eventi, rassegne e “percorsi sul territorio”), e che mette al centro dell’intero progetto il territorio, con grande attenzione alle esigenze delle amministrazioni locali. Sezione fondamentale del sito è perciò quella dedicata alla Rete, il circuito costituito dalle aziende già aderenti al Consorzio e dai Borghi più belli d’Italia, in particolare dai Comuni che hanno esplicitato il proprio sostegno alle attività di Ecce Italia con la concessione del patrocinio gratuito. La sezione è corredata da schede descrittive di territori e aziende, dove è possibile trovare notizie e curiosità sulle eccellenze di un made in Italy meno noto al grande pubblico. Eccellenze da vedere, da gustare e da conoscere nelle peculiarità che ne fanno i migliori eredi delle identità locali e di tradizioni sempre più difficili da ritrovare. Le sezioni news ed eventi sono invece un prospetto in costante aggiornamento che riflette la duplice natura del circuito Ecce Italia, dando spazio così alle informazioni del Consorzio come a quelle provenienti dalle aziende e dai Borghi. Tutto il sito vuol essere una vetrina sempre rinnovata per contribuire a far conoscere queste piccole realtà e proporle come nuovi modelli di riferimento economico, sociale e culturale; una sorta di work in progress,

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in accordo con lo spirito di un progetto le cui funzioni e attività sono suscettibili di modifiche e adattamenti alle particolari esigenze delle comunità locali, come spiega la voce dedicata ai cosiddetti “Percorsi sul territorio” (o alla radice delle eccellenze) e all’obiettivo sotteso all’iniziativa: permettere al visitatore di fare esperienza del luogo nella complessità della sua offerta culturale, sociale e delle sue attrattive. Avranno spazio di rilievo, naturalmente, le fiere, le rassegne e i festival, organizzati in tutto il territorio nazionale dal Consorzio in collaborazione o meno col Club ‘I Borghi più belli d’Italia’. Nell’apposita sezione online è anche possibile scaricare la domanda di adesione al Consorzio, riguardante esclusivamente aziende, pro loco, consorzi o altri enti associativi di tutela e promozione di prodotti tipici italiani. Infine le attività scientifiche: Territorio, Salute, Ambiente e Alimentazione sono i settori principali di un laboratorio d’idee che trova la sua attuazione in studi scientifici, seminari e convegni, sempre in relazione a questo “nuovo” made in Italy ed alla sua unicità.


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LEIDEE Da un’idea di Luciano Ciocchetti


Le idee 4