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IL LEGIONARIO Reg. N.10 del 11/05/07 Tribunale di Torre Annunziata Direttore Responsabile: Elena Sorrentino Progetto grafico: Elena Innocenti Sito Internet: www.illegionario.com Email: laredazione@illegionario.com

Redazione: Mauro Manni Francesca Cuomo Alfredo Garofalo Marco Venerucci Diego Angelino Alessandro Proietti Alfredo Cinquina Maurizio Malvolta Alessio Milone Nicola Ceolin La collaborazione al settimanale è libera e gratuita


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di Elena Sorrentino Un amico, simpatizzante viola, mi disse, proprio poche ore prima la partita contro la Fiorentina che il problema della Roma è Totti. Gli chiesi di spiegarsi meglio perché non mi era molto chiara l’affermazione e lui proseguì facendo un netto riferimento all’ingaggio che percepisce il Capitano, troppo alto per un giocatore ormai al tramonto e che segnerà, secondo lui, 6-7 gol in questo campionato e non sarà decisivo. Quindi in poche parole Totti dovrebbe diminuirsi l’ingaggio perché ormai non sarebbe altro che un vecchio decrepito vicino alla pensione. Non vi dico quante volte avrò sentito dire: "Totti ormai è finito". Ma questa è un’altra storia. Di solito divento come un toro alla vista del rosso se sento nominare in maniera poco appropriata un calciatore della Roma, figuriamoci Francesco. Ma quando c’è alle porte una partita così delicata, come lo era quella di domenica scorsa, preferisco tacere e lasciar parlare i fatti. Così anzicchè cominciare un’interminabile scontro con il mio amico che non avrebbe portato a nulla perché entrambi saremmo chiaramente rimasti fermi sulle nostre posizioni, non avendo controprove da mostrare, ho risposto solo con un: “bah, se lo dici tu!”. E ringrazio il Capitano per avermi regalato un attimo di eternità nel guardare l’amico viola il lunedì negli occhi, è sembrato avere uno scatto improvviso, avrà sicuramente risentito quel lampo scagliato dal mio, vecchio e decrepito (!?!?!), Capitano.

elenasorrentino@illegionario.com

Riprendono le iniziative in collaborazione con il RomaClub DonBosco e l'Associazione "Il cuore di Roma". Potete assistere alle partite della Roma nella sede in Via Ampio Flavio, 5 - Cinecittà Roma. Per info: romaclubdonbosco@email.it


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Point of view pag. 6

Sotto a chi Tocca pag. 9

Triplice fischio pag.12

In & Out pag. 17

Editoriale . . . . . . . . . . . . . .pag. 3

Look at forum . . . . . . . . . pag. 15

L'argomento . . . . . . . . . . . pag. 5

In & Out . . . . . . . . . . . . . . pag. 17

Point of view . . . . . . . . . . . pag. 6

Quel che resta di... . . . . . . pag. 19

Sotto a chi tocca . . . . . . . . pag. 9

Pallone d'oro . . . . . . . . . . pag. 22

Triplice fischio . . . . . . . . pag. 12

Piazza Cairoli . . . . . . . . . pag. 24


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di Diego Angelino

Scriveva Giovanni Verga che Rosso Malpelo era oggetto del pregiudizio, causa il colore dei suoi capelli, che agli occhi della gente rappresentava la sua cattiveria. John Arne Riise – il nostro “Rosso” – a modo suo è stato vittima dei pregiudizi della piazza romana. Dopo le primissime partite indubbiamente non all’altezza da parte del norvegese, si è iniziato a dire e a scrivere che il calciatore fosse finito (a 28 anni…) , che fosse l’ennesimo scarto di una grande squadra acquistato dalla Roma e via dicendo. Il giocatore sicuramente ha faticato tantissimo, ha offerto prestazioni tremendamente negative e non ha mai fatto vedere tutte quelle qualità che avevamo imparato a conoscere nei suoi sette anni trascorsi a Liverpool, ma non poteva certo essere quello che abbiamo visto fino alla gara con la Fiorentina. Dove – finalmente – abbiamo rivisto un Riise che ha ricordato quel “trattore” della fascia che avevamo imparato a conoscere vedendolo all’opera nelle scorse stagioni. Con i gigliati infatti – dopo un primo tempo ordinario iniziato con una bella discesa sulla corsia sinistra dopo pochi minuti – il norvegese ha saputo trarre spunto proprio da un suo errore ad inizio ripresa: liscio che rischiava di mettere in moto Santana, recupero in buono stile sull’esterno argentino che si involava verso l’area di rigore e ripartenza dell’azione. Da questo momento è sembrato esserci in campo un altro calciatore, che non si è limitato alla giocata meno semplice per non rischiare, ma ha preso coraggio ed iniziativa mostrandoci qualche colpo importante. Come lo splendido cross che al 53’ ha messo in condizione Vucinic di battere al volo verso la porta, tiro poi deviato in angolo da Kroldrup. Ma forse – ancora meglio di qualche alleggerimento in bello stile e di

qualche buona sortita offensiva – sono ancora più importanti ed incoraggianti un paio di spazzate in tribuna ed un paio di belle scivolate, retaggio di quel calcio in cui a lungo ha militato e che tutti noi – credo – vorremmo vedere tutte le Domeniche. Perché il tifoso della Roma da Riise si aspetta soprattutto quello spirito “inglese”, le entrate in scivolata, i cross in corsa, il tiro da lontano che se prima o poi riesce a centrare lo specchio fa la cosiddetta “fotografia” al portiere di turno. Non a caso – nonostante il pessimo inizio di stagione – Riise è sempre stato sostenuto dai tifosi giallorossi, che si sono infiammati per ogni sua sortita (ricordate il tiro in Curva contro l’Atalanta dopo una bella avanzata, che venne salutato con un boato?). Il ragazzo, dal canto suo, si è comunque dimostrato sempre tranquillo, dicendo di apprezzare la sfida e di voler riconquistare il posto quando lo aveva perso. Ora, con la perdurante assenza di Tonetto ed i segnali incoraggianti da parte sua, ci sono tutte le premesse perché ci faccia finalmente vedere tutte le qualità che possiede. Potendo contare su aiuto in più: Matteo Brighi. Eh si, perché uno dei segreti delle buone prestazioni della difesa giallorossa (0 gol subiti nelle ultime tre gare di campionato) – oltre alla presenza di due fenomeni veri come Mexes e Juan – è la copertura che stanno dando De Rossi e Brighi, che permettono ai difensori di non trovarsi attaccati con decine di metri di campo alle spalle e sempre soggetti al rischio di brutte figure, come accaduto fino alla gara con la Juventus. Con la possibilità di giocare più tranquillo, sono certo che Riise riuscirà a fornire un contributo importante alla causa giallorossa. Forza Roma! diegoangelino@illegionario.com


6 di Francesca Cuomo

Sfida tra i due migliori allenatori italiani dell'ultima generazione Si, di fluidi trattasi. Se si analizza quella che fino ad oggi è stata la stagione della Roma, così come quella delle altre squadre, il punto cruciale resta il fluido. E' la teoria più accreditata dopo partenze false, sfortune fantozziane e inversioni di tendenza, da Franco Melli: “La Roma ha fatto girare i fluidi nel derby. Alla Lazio infatti, oltre ai fluidi, adesso gira anche qualcos'altro. Ma ricordo che, quando la Roma andava male, gli arbitri la facevano andare malissimo”. Già alla vigilia del match contro la Fiorentina, il dirigente viola Pantaleo Corvino aveva avvertito i suoi: “La Fiorentina contro la Roma non deve sbagliare niente per portare il risultato a casa. La Roma è carica e ritrovata e, quando recupererà la partita con la Sampdoria, si avvicinerà anche in classifica”. Mentre Gianfranco Teotino aveva

avvertito i giallorossi: “La partita con la Fiorentina è decisiva per la Roma perchè i viola, dopo l'esclusione dalla Champions League, sono i maggiori indiziati per la conquista del quarto posto in campionato”. Per qualcuno, come Arrigo Sacchi, però la rimonta della Roma era già ben avviata: “Oltre all'aspetto tattico, una nota di merito in più deve essere data ai calciatori della Roma sul profilo caratteriale. Roma è una città in cui bisogna avere un grande temperamento per riuscire a superare certi momenti”. Dai microfoni di “Guida al campionato” ritorna sulla partita con il Cluj Maurizio Mosca: “La Roma in Champions League è stata veramente forte; un grande squadra. Poi il gioco è tornato ad essere bellissimo come gli anni scorsi”. A Sky Calcio Show Massimo Mauro pensa agli equilibri della classifica che tornano a rispecchiare le qualità delle grandi: “La Juventus qualitativamente è inferiore anche alla Roma, ma riesce a sopperire con lo spirito di partecipazione di tutti. La Roma ha ritrovato la vittoria quando ha ritrovato la voglia di correre. Adesso sembra tutto facile nel gioco giallorosso”. A Roma Channel la partita viene presentata come una sfida trai i due migliori allenatori italiani dell'ultima generazione. In telecronaca Massimo Tecca commenta la partita: “Il boato romanista sigla la fine della partita e la vittoria meritata della Roma; dopo un buon primo tempo, la Fiorentina si è arresa.

Dopo un buon primo tempo la Fiorentina si è arresa


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Riise è sembrato rinfrancato Con questa vittoria, è arrivata la prova del nove per una Roma davvero ritrovata”. Per Giorgio Martino: “I risultati sono il frutto del recupero psicofisico anche di alcuni singoli; Riise per esempio, dopo un cross perfetto che poteva portare al gol, è sembrato rinfrancato e, da quel momento, ha sbagliato pochissimo. Questo è emblematico”. A Sky Angelo Mangiante descrive così il match: “Una partita altamente spettacolare e ricca di emozioni. Le due squadre hanno espresso un buon calcio”. Più da tifoso viola che da giornalista, Mario Sconcerti accetta, con qualche polemica, la sconfitta: “C'era un rigorino per la Fiorentina ma, complessivamente, il risultato è giusto”. A “Novantesimo Minuto” qualcuno avrebbe preferito un pareggio: “Fiorentina poco convinta; non avrebbe comunque meritato di perdere”. Per il laziale Giampiero Galeazzi torna la teoria dei fluidi: “La Roma si è ritrovata grazie al cambio di modulo ma anche grazie alla Lazio”. “Controcampo” non ha dubbi: “Bella partita, equilibrata e divertente, poteva essere risolta solo con un gol capolavoro. Totti, ancora una volta, prende per mano la sua squadra e la porta in alto. Vittoria legittimata anche da un palo e da una traversa colpiti dai giallorossi. La bellezza della rete vale il vantaggio. La Roma non si ferma più”. Sempre misurato il giudizio di Alessandro Vocalelli: “L'entusiasmo deve comunque essere equilibrato. Non ho mai pensato che la Roma fosse una squadra finita o Spalletti non adatto ad allenarla. Alla squadra adesso devono riuscire anche le cose facili, perchè adesso gli riescono quelle eccezionali. La crisi ha aggiunto un po' di grinta al gruppo”. Semplice la ricetta vincente di Paolo Liguori: “Abbiamo visto il vero Baptista e abbiamo capito che è stato un grande

acquisto. Il cambio di modulo è un tecnicismo esagerato: il brasiliano e Totti hanno dimostrato di essere in sintonia. La Roma è tornata quello che è ma adesso deve tornare a tamburo battente. C'è ancora un problema di controllo mentale complessivo; quando è uscita Mexes, la squadra ha avuto come un brivido e si è schiacciata un po'. Non deve avere paura di chiudere la partita come faceva lo scorso anno”. Una risposta alle critiche di Josè Mourinho al calcio italiano arriva da Luca Valdiserri: “Una partita formato esportazione. Si parla spesso di una perdita di appeal del calcio italiano...Roma-Fiorentina è andata controcorrente ed è stata una grande partita”. Solito sarcasmo per Giampiero Mughini che poco ha digerito la sconfitta della Juventus contro i campioni d'Italia: “L'Inter è ancora la squadra da battere: ha una rosa più ampia rispetto alle avversarie e, non bisogna dimenticare che, paga anche due allenatori!”. francescacuomo@illegionario.com

Solo un capolavoro di Totti poteva sbloccare la partita


9 di Alfredo Garofalo

A Verona gli “asini” non volano più. Il Chievo è rimasto a terra. La favola che ha scritto la squadra veneta in questi anni, a partire dalla storica promozione in A del 2001, non prevede, per ora, il lieto fine. Dopo la retrocessione in B nel 2007 e l’agognato ritorno in massima serie sotto la conduzione di Beppe Inchini, la nuova stagione è iniziata nel peggiore dei modi. I cattivi risultati sono costati la panchina all’ex trainer del Piacenza che, a dire il vero, è sembrato il meno responsabile dell’andamento negativo della formazione gialloblu. Al suo posto è stato chiamato Mimmo Di Carlo che fino a questo momento non ha invertito la rotta. Anche la vittoria di sette giorni fa con l’Udinese è sembrata più un frutto del caso che il risultato di una rinascita tecnico-tattica. L’organico a disposizione dell’ex allenatore parmense non sembra attrezzato per mantenere la categoria. La società clivense si è affidata al blocco dello scorso anno e gli innesti apportati in estate non hanno migliorato il livello della squadra. Il Chievo staziona in maniera preoccupante in fondo alla classifica. La cenerentola del torneo è a quota nove in graduatoria dopo quattordici giornate con una media di 0,6 punti a partita. Un trend che chiude la porta a qualunque velleità di salvezza. Le statistiche non inducono all’ottimismo. La formazione clivense “vanta” il peggiore attacco del campionato con sette reti. Il capocannoniere dei veneti è addirittura un centrocampista, Michele Marcolini, che ha realizzato fin qui la “bellezza” di due reti. Le cose non vanno meglio in difesa. La retroguardia gialloblu è stata perforata ventuno volte. Peggio di così hanno fatto solamente Reggina e Bologna. Al “Bentegodi” il Chievo non vince dal 31 agosto. All’esordio in campionato la formazione di casa si impose per 2-1 con la Reggina. Da quel giorno la squadra cara al presidente Campedelli ha raccolto solamente delusioni di fronte al proprio pubblico con due pareggi e quattro sconfitte. Fuori casa la prima gioia è arrivata appena sette giorni fa, ad Udine. Ma per la compagine veneta, che ha fatto poco o nulla per meritarsi la vittoria, quello del “Friuli” è stato un risultato scaturito in maniera molto fortunosa. I bianconeri di Marino hanno fatto di tutto per gettare il successo alle ortiche. Tanti gli errori commessi dalla formazione friulana soprattutto dinanzi al portiere Sorrentino. L’Udinese

Mauro Esposito: giallorosso in prestito al Chievo


10 è riuscita nell’impresa di complicarsi la vita fino all’inverosimile rimanendo anche in dieci uomini e facendosi gol da sola con l’autorete di Felipe. Per mister Di Carlo la trasferta friulana è servita solo per ritrovare un po’ di entusiasmo e per varare il nuovo modulo che accompagnerà la squadra gialloblu anche nella prossima sfida contro Totti. Sabato pomeriggio, al “Bentegodi”, l’ex centrocampista del Vicenza si affiderà ad un collaudato 4-4-2 che ha dato maggiori garanzie ad una squadra che per la prima volta non ha preso gol in una partita. Davanti al portiere Sorrentino mister Di Carlo conferma la linea difensiva di Udine con Moro e Mantovani sulle corsie laterali ed il tandem YepesMandelli al centro del pacchetto arretrato. Le chiavi del centrocampo verranno consegnate all’esperto Italiano con Pinzi che avrà il compito di mordere le caviglie degli avversari. Sui binari esterni si muoveranno Marcolini ed uno fra Langella e Scardina, con il giocatore di scuola juventina favorito per la maggiore propensione a coprire. In avanti la strana coppia composta da Pellissier e Mauro Esposito a cui mister Di Carlo darà fiducia anche nei prossimi novanta minuti. I precedenti con la Roma non confortano il tecnico clivense. La Roma è la bestia nera della squadra gialloblu: nei sei precedenti di fronte al pubblico amico la compagine del patron Campedelli non ha mai vinto contro l’undici capitolino. Gli ospiti hanno espugnato due volte il “Bentegodi”. L’ultima vittoria nella stagione 2003/04 con uno 0-3 firmato dal trio delle meraviglie Totti-Mancini-Cassano. I pareggi invece sono quattro. I gol fatti dai veneti nelle sei sfide sono otto contro i quattordici messi a segno dai giallorossi. Con quattro reti, Totti è il goleador principe giallorosso al “Bentegodi” contro le due marcature di Amauri e Pellessier da parte gialloblu.

Alla prima al Bentegodi i giallorossi calarono il tris Con lo scudetto cucito orgogliosamente sul petto, la Roma si presentò al “Bentegodi” il 22 dicembre del 2001 per affrontare per la prima volta nella sua storia il Chievo di Del Neri, matricola della massima serie. In quella occasione i giallorossi sfoderarono una grande prova di forza rifilando tre reti ai gialloblu di casa nonostante l’inferiorità numerica dovuta all’espulsione di Antonioli. Fatali, ai padroni di casa, i micidiali corners battuti dal pendolino romanista Marcos Cafu. Il primo di questi, al 27’, trovò pronta la testa del Puma Emerson bravo ad indirizzare verso la porta il cross dalla bandierina del connazionale. Il raddoppio sempre su azione di calcio d’angolo. Dai piedi del solito Cafu il traversone vincente per l’inserimento di Walter Samuel lesto ad anticipare il tentativo d’uscita dell’estremo difensore clivense Lupatelli. Il tris, allo scadere, ad opera di Tommasi abile nel trasformare in rete un lancio illuminante dell’immenso capitano Francesco Totti. alfredogarofalo@illegionario.com

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Totti goleador principe al Bentegodi

22/12/01 Chievo Roma 0-3 alfredogarofalo@illegionario.com


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di Alfredo Garofalo

Il Bordeaux scalda i motori in vista dell'ultima decisiva sfida di Champions League. Allo stadio Olimpico la squadra allenata dall'ex Manchester United, Laurent Blanc, si gioca l'ultima carta per accedere agli ottavi di finale della massima competizione continentale. L'insperato pareggio ottenuto quindici giorni fa contro il Chelsea allo Chaban-Delmas tiene ancora in piedi una flebile speranza di qualificazione. L'impresa si presenta titanica: l'undici girondino non potrà fare calcoli ma dovrà assolutamente centrare la vittoria per continuare il suo cammino europeo. Il Bordeaux, con i suoi sette punti, sopravanzerebbe la Roma, in testa a quota nove, solamente espugnando il campo giallorosso. Il pari, infatti, consentirebbe ai girondini di agguantare il Chelsea (otto punti in classifica) al secondo posto solo in caso di contemporanea sconfitta dei “blues” contro i rumeni del Cluj, ormai fuori dai giochi. Ma in tal caso conterebbero gli scontri diretti che sarebbero appannaggio della squadra di Scolari. Non baderà al risultato dello Stamford Bridge nemmeno la Roma. A Londra non accadrà alcun miracolo. I giallorossi dovranno contare esclusivamente sulle proprie forze per ottenere il passaggio del turno e piegare le ambizioni del Bordeaux. In terra di Gallia l’impresa riuscì grazie ad uno straordinario Baptista che con una personale doppietta capovolse l’inerzia del match dopo un mediocre primo tempo romanista. La squadra di Blanc giunge all’appuntamento di martedì dopo un periodo non particolarmente felice dal punto di vista dei risultati. In campionato i girondini non vincono da circa un mese. L’ultimo successo risale all’8 novembre quando allo Chaban-Delmas fu sconfitto l’Auxerre per 2-0. Da allora solo due pareggi e una sconfitta che hanno riportato il Bordeaux al quinto posto della Ligue 1. Nonostante il momento non esaltante, per la trasferta capitolina, Obertan e soci saranno scortati da un nutrito numero di supporters. Rispetto alla gara dell’andata Laurent Blanc apporterà diverse correzioni. L’ex libero del Napoli e dell’Inter rinuncerà al modulo con una sola punta per dare spazio alla coppia d’attacco CavenaghiChamakh. Proprio l’argentino, grande assente nel match dello Chaban-Delmas potrebbe essere l’arma in più di Blanc per scardinare la difesa giallorossa. L’ex “puntero” del River Plate potrà

sfruttare l’indispensabile contributo, in termini di assist, dell’ex centrocampista del Milan, Gourcuff, che, dopo aver recuperato dall’infortunio alla coscia destra, si posizionerà sulla sinistra per la delicata sfida di martedì sera. Insieme al talento francese, in mediana, ci saranno Menegazzo e Diarra nel ruolo di interni con Obertan che invece occuperà la corsia di destra. In difesa appare difficile il recupero tra i pali di Ramé. Il tecnico girondino dovrebbe rinnovare la fiducia al giovane Valverde che fino a questo punto della stagione si è comportato discretamente. Davanti al piplet transalpino dovrebbero far coppia al centro del pacchetto arretrato Diawara e Planus, uno dei più nervosi nel match dell’andata. Completeranno il reparto gli esterni Chalmé e Jurietti. alfredogarofalo@illegionario.com


12 di Maurizio Malavolta

Gilardino e Mutu anche grazie alla copertura di De Rossi pronto a fare il pendolo da destra a sinistra e a tamponare e raddoppiare in ogni zona del campo. A sinistra il “rosso” Riise, finalmente vivace e tosto nella sua migliore prestazione in giallorosso, comincia a carburare ricordando a tratti il leone ammirato a Liverpool. A centrocampo, Brighi assicura il solito lavoro di gambe e polmoni abbinato a qualità e sagacia tattica e Taddei, anche se ancora troppo discontinuo, fa comunque la sua parte. In avanti, Baptista e Totti s’intendono a meraviglia scambiandosi spesso ruolo e posizione. Vucinic parte sul centro sinistra, va ancora un po’ troppo ad intermittenza e nel complesso è eccessivamente morbido e poco cattivo. Tuttavia, mette sempre e comunque paura ai difensori avversari con strappi e accelerazioni che tagliano letteralmente in due la retroguardia viola.

La crisi è passata. Adesso possiamo dirlo a voce alta, senza paura di essere smentiti. Partendo dall’entusiasmante vittoria contro il Chelsea, la striscia positiva è di sei incontri, con cinque vittorie oltre allo sfortunato pareggio di Bologna. La gara contro la Fiorentina, viva e pericolosa, diventa una prova credibile sulla reale forza del gruppo giallorosso e alla fine la vittoria, sofferta nel punteggio, ma ampiamente meritata sul piano del gioco e delle occasioni, restituisce le giuste ambizioni alla banda Spalletti. La Roma si riscopre attenta e affidabile soprattutto nella fase difensiva e la porta giallorossa resta inviolata, in campionato, per la terza gara consecutiva. Doni è reattivo e decisivo in apertura e chiusura di gara salvando letteralmente il risultato prima su Mutu, deviando in angolo una punizione destinata al sette, e poi su Felipe Melo volando a sventare un colpo di testa ben indirizzato in pieno recupero. I due centrali titolari Mexes e Juan, concreti e concentrati, non soffrono più del lecito


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La partita è bella e avvincente con continui capovolgimenti di fronte grazie a due squadre che prediligono il gioco offensivo cercando di fare gol piuttosto che non subirne. Nella prima frazione c’è molto equilibrio anche se la Roma è più concreta e costringe Frey ad almeno tre interventi importanti oltre ad un palo colpito da Totti di testa. Nella ripresa, è lampante la crescita psicofisica della Roma rispetto a qualche settimana fa: prende in mano le redini del gioco e va a conquistare la vittoria con grande autorità. Alla fine, nonostante l’ottimo comportamento della squadra di Prandelli, la vittoria sarà meritata più di quanto non dica il punteggio. Al quattordicesimo arriva il gol di Totti dopo una grande azione corale palla a terra: Riise recupera palla a sinistra, serve Brighi, da questi a Baptista, scarico, di tacco, di nuovo per Brighi che gira a destra per l’accorrente Taddei. Rasoterra centrale per il Capitano che dal limite dell’area spara un destro terrificante su cui Frey si oppone ma non può evitare la rete. Gol numero centosessantanove in serie A per il Capitano e uno a zero per la Roma. Prandelli corre ai ripari e sostituisce Santana, Kuzmanovic e Gilardino con Jovetic, Almiron e Pazzini. Spalletti invece è costretto a sostituire due difensori entrambi infortunati: al ventesimo

esce Cassetti per Cicinho, poi, al trentesimo, Loria prende il posto di Mexes. I giallorossi tengono bene il campo nonostante gli sforzi finali dei viola e portano a casa tre punti d’oro che la rilanciano in classifica in attesa delle prossime due gare, sulla carta abbordabili, contro Chievo e Cagliari. mauriziomalavolta@illegionario.com


14 All.: Spalletti, 7 – Questo nuovo modulo piace sempre più. La Roma è cresciuta rispetto a inizio stagione, e il mister giallorosso ha tutto il merito di questa cosa. Caparbio, ha difeso i suoi ragazzi nei momenti di difficoltà e ne ha saputo tirar fuori le qualità, anche quando tutto sembrava andare a rotoli. E la vittoria sulla Fiorentina è l'ennesima dimostrazione delle sue ragioni.

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Doni 6,5 – Bellissima la parata sulla punizione di Mutu, preziosa la sua velocità nelle uscite uno contro uno. Sempre più importante per la retroguardia giallorossa. Cassetti 6,5 – Ottimo lavoro su Vargas. Il terzino italiano evita all'ex catanese di affondare, inoltre tenta a più riprese di proporsi in avanti. (65•'27 Cicinho 6 – In campo soprattutto per riacquistare fiducia dopo la disastrosa autorete di Bologna. Sembra, comunque, essersi ripreso bene). Juan 7 – Una diga. Sembra dire “di qua non si passa” agli attaccanti viola, che per rendersi pericolosi devono tentare altre soluzioni. Mexes 6,5 – Costretto a uscire per le tante bastonate ricevute. Ottimo lavoro difensivo, come al solito, quello del francese. (74•'27 Loria 6 – Altro elemento che deve riacquistare fiducia. Autore di qualche bella chiusura, finalmente inizia a mostrare personalità). Riise 6 – Molto meglio questo norvegese rispetto a quello timido di inizio stagione. Ciononostante, è ancora poco quel fa vedere, data la sua classe ed esperienza. Per questo solo la sufficienza. Brighi 6 – Non ripete la sontuosa prestazione di Cluj, ma comunque il suo apporto quantitativo, soprattutto a centrocampo, si fa sentire. De Rossi 7,5 – L'emblema dell'adrenalina, Daniele. Gioca con una grinta a dir poco mostruosa. Sente la partita, la vive, se la gusta fino in fondo sfoderando una prestazione da applausi. Taddei 6,5 – Importante l'assist che vale l'uno a zero. Bello il testa a testa con Jovetic nella ripresa, che lo impegna soprattutto sulla difensiva. J.Baptista 6,5 – La traversa gli nega il gol nel finale. Peccato, sarebbe stato il coronamento di una partita più che buona. Vucinic 6 – Crea scompiglio in avanti, mette a più riprese Frey in apprensione che, però, è bravo a dirgli sempre di no. Totti 7 – Sigla la rete della vittoria che, da sola, gli vale il sette in pagella. E' braccato dal raddoppio di marcatura, ciononostante riesce sempre a essere presente nelle azioni offensive. (88•'27 Menez s.v.)


15 di Mauro Manni

Roma - Fiorentina 1-0 firmato Francesco Totti. Tre gol in una settimana per il “fenomeno” che ha risollevato la Roma con le sue giocate e l’ha condotta alla sua terza vittoria consecutiva in campionato. Non ha fatto tutto da solo ma quasi. La ritrovata serenità, il cambio di modulo, l’ottimo Brighi (la migliore sorpresa della stagione) e il ritrovato Mexes gli hanno dato una grossa mano. I numeri di Francesco sono a dir poco straordinari: 1 gol a Udine, 1 gol contro il Bologna, 1 assist contro la Lazio, 1 gol (cucchiaio) e 1 assist contro il Lecce, 1 gol contro il Cluj in Champions League, 1 gol contro la Fiorentina. E’ tornato ai suoi livelli, è tornato Francesco Totti. La Roma di oggi è una squadra diversa rispetto a quella della passata stagione. E’ una Roma che bada più al sodo rispetto al bel gioco, che conosce i suoi limiti ed è costretta dalla classifica ad usare molto meno il fioretto e più peso atletico a centrocampo e in attacco. I tifosi della Roma sono entusiasti della rinascita della propria squadra del cuore e come si può capire dalle parole scritte da Gladiatore85 sul LupoForum: «Questa serie di vittorie ci volevano. Squadra migliorata anche se secondo me dietro soffriamo troppo. De Rossi, Totti, Filippo e Juan e Doni… grandi», amoR: «La cosa che mi preoccupa di questa stagione è che la Roma sembra essere tornata molto dipendente dal proprio capitano, anche troppo. La Roma dell'anno scorso ha quasi vinto uno scudetto senza Totti. La Roma di quest'anno senza Totti perde tantissimo. Sinceramente dopo la stagione dello scorso anno mi aspettavo molto di più da Vucinic. Speriamo Totti duri altri 10 anni e Christian se sbrigasse a ricalcare le gesta del padre!», cricco10 che rispondendo ad amoR, scrive: «per dire questo più che altro vorrei vedere la Roma di adesso senza Totti.. fin’ora la Roma senza Totti l’abbiamo vista solo nel periodo nero dove anche lui non poteva far nulla.. vedremo ora con i giocatori cambiati, mentalità sbloccata come si comporterà la Roma senza Totti e vedremo. Totti comunque non è mai finito e non finirà mai fino al suo ritiro», NientecalciosoloRoma, che sempre su lupocattivo.com, sostiene: «Per chi capisce di calcio

Totti è fondamentale non solo per l’assist o il goal, cosa in cui non manca mai, ma sopratutto per la tranquillità con cui gioca la palla, per l’apertura improvvisa e precisa sull’altra fascia quando è marcato da 3 giocatori, per il fallo che si guadagna a centrocampo, per le ammonizioni che fa prendere ai difensori avversari.. Ma per notare tutte queste cose, dalla più alla meno importante, bisogna capire di calcio», Sardogiallorosso, sul forum dell’ufficiosogiallorosso.com: «per me la miglior Roma della stagione. Finalmente Riise! e la traversa della Bestia? E se non ci fosse stato Frey...», Celtic Heart: «una bella Roma, maggiormente quadrata, e che può ancora migliorare.... Abbiamo sofferto non poco ma tutto sommato ci sono partite nell’arco di una stagione in cui soffri, ove il primo obiettivo è prendere 3 punti.... e noi ce l’abbiamo fatta, correttamente, il che è a n c o r p i ù soddisfacente... Penso anche che dopo la traversa di Baptista, abbiano deciso di spostare il centro rilevamenti sismici all’Olimpico...», Xone: «Beh oggi era la prova del 9. Insomma abbiamo tirato fuori gli attributi rischiando tantissimo e vincendo una partita fondamentale che finalmente ci restituisce il nostro valore in pieno... ora bisogna crederci.... oggi sinceramente a parte il capitano lode ai centrali difensivi.... insomma l’unica pecca che ancora noto è quel perdere palloni nella nostra trequarti... spesso il vero pericolo siamo noi stessi.... Comunque che sofferenza… Ma la fa più bella» e da vale74, sul forum di popologiallorosso.com: «Da parte mia ho finito gli aggettivi. Devo ammettere che stavolta ho temuto, dopo le prime prestazioni alle quali succedevano sistematicamente gli stop. Per un attimo ho smarrito la fede, chiedo perdono Francè, non lo farò più. Immenso capitano», non fanno nulla per nasconderlo. Tra una settimana in Champions League la Roma si gioca la qualificazione contro il Bordeux, e lo fa con la seria possibilità di chiudere il girone da capolista. Il campionato dal canto suo ha finalmente preso un’altra piega. E’ giunto il momento del riscatto.

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17 di Marco Venerucci

La barca va. Dopo aver riparato le numerose crepe, che avevano letteralmente inondato il vascello Roma, che rischiava di colare a picco da un momento all’altro, finalmente l’imbarcazione ha ripreso la sua rotta normale, nel tentativo di raggiungere le fregate che le sono davanti. Metafore marinare a parte, la vittoria con la Fiorentina ha confermato come il periodo di crisi sia terminato. Questo non vuole dire che da adesso in poi, Totti e company riusciranno a vincere tutte le partite in cui si troveranno impegnati. Ora però c’è la sicurezza che il gruppo ha trovato in una nuova unità d’intenti ed ogni difficoltà può essere affrontata al meglio. A chi il merito di questa rinascita? Difficile dirlo. Sicuramente i ragazzi in maglia giallorossa, che era giusto criticare in precedenza, hanno rimesso la “testa a posto” e hanno capito che, trovare una via d’uscita da questo momento nero, dipendeva solo da loro. Poi c’è il fattore Totti: il ritorno in grande stile del Capitano, decisivo domenica, è stato determinante, non perché la Roma è Totti-dipendente, ma perché Totti è la Roma. In ultima analisi, ma non per importanza, c’è il cambio di modulo. Il passaggio ad un 4-3-1-2, ha reso il centrocampo più coperto, e la presenza di Brighi fa da ottimo supporto a Baptista, che è sempre molto pericoloso alle spalle di Vucinic e di Totti stesso. Non si può quindi non citare il ruolo di Luciano Spalletti: il tecnico di Certaldo, in queste ultime settimane, era stato fortemente criticato (anche dal sottoscritto) per il suo atteggiamento un po’ troppo “superficiale”. Tralasciando tutte le polemiche estive sull’affare Chelsea, il Mister non dava più la sensazione di essere la guida dello spogliatoio, di essere il maestro che i giocatori dovevano seguire. Il suo insistere su un modulo, quello di Totti unica punta e di Perrotta “trequartista”, che ha dato tante soddisfazioni al pubblico, ma che ad oggi sembra impraticabile, non poneva a suo favore, anzi lo ritraeva in preda ad una confusione mentale che poteva danneggiare seriamente sia la sua opera che l’intera stagione della Roma. Poi la svolta: con il Chelsea, ecco il cambio di schema e l’utilizzo di Brighi titolare, e comincia la risalita. Lazio, Lecce, Bordeaux e Fiorentina, tralasciando il Bologna, si arrendono alla nuova Roma, che soprattutto in difesa, sembra tornata ai livelli dell’altro anno. Anche Spalletti, ora, ha riacquistato la saggezza precedente: il suo dimenarsi a bordocampo e gli sguardi nel vuoto, quando pensa a come risolvere la partita, sono tornati ad essere familiari ai tifosi, che anche nei momenti più difficili, non hanno mai smesso di incitare la squadra. Nonostante ciò, non sembra ancora essere stata risolta la questione degli infortuni: contro la Viola, Spalletti ha dovuto fare di necessità virtù, rinunciando fin dell’inizio a Perrotta e poi facendo subentrare Cicinho e Loria, agli acciaccati Cassetti e Mexes, che comunque dovrebbero essere a disposizione per la prossima gara. Il tecnico e la squadra, hanno però reagito bene e hanno portato abbastanza agevolmente a casa i tre punti, dopo la rete di Totti. «La classifica e' ancora quella che e': percio' dobbiamo essere umili e pedalare». Queste le sue parole nel dopo partita: una sorta di riedizione del “raschiare” che lo rese celebre nel suo primo anno a Roma, quello del record delle 11 vittorie consecutive. Come all’epoca, la Roma deve rialzarsi e rincorrere le avversarie, per conquistarsi il diritto di giocare in Champions League, la prossima stagione (ricordandoci che da quest’anno le prime tre hanno accesso diretto, mentre la quarta fa gli spareggi). Impresa che ad oggi pare dura, ma con una nuova Roma e uno Spalletti vecchio stile, nulla è impossibile.

marcovenerucci@illegionario.com


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Chissà perché ogni volta che penso ad un autogol, ho in mente il nome di Paolo Negro. Non fraintendetemi: il mio non è un bieco tentativo di dare addosso alla Lazio (che di questi tempi sarebbe come sparare sulla Croce Rossa!). È solo che il ricordo di quel momento è sempre vivo e fa apparire un qualsiasi altro “infortunio” del genere, una specie di copia dell’originale. Come magari gli attori o i comici, che cercano di copiare le movenze o le voci dei personaggi celebri, cercando di renderli ridicoli: potranno anche avvicinarsi al protagonista ma non saranno mai perfetti. Del resto, l’autogol resta una delle cose più belle e più brutte del calcio: quando l’hai a favore, ridi sotto i baffi, perché magari sei contento che in una partita, dove hai sofferto fino al novantesimo, sia bastato un tocco sfortunato da parte di un calciatore avversario a farti felice. Oppure l’esultanza è determinata dall’importanza stessa della gara: un autogol segnato sotto la curva dei tifosi rivali, magari in un Derby (ogni citazione di un fatto realmente accaduto è assolutamente voluto), ti galvanizza, facendoti festeggiare ancora di più. Al contrario, quando lo subisci, la tragedia si abbatte sulla tua squadra e su di te e le reazioni possono essere le più disparate: dalle classiche mani nei capelli, all’insulto verso il tuo calciatore, fino al raggiungimento di uno stato di apatia in cui pensi “ma perché proprio tu, proprio là e proprio ora?”. Sarà stato forse questo il genere di parole pronunciate domenica pomeriggio dai tifosi dell’Udinese. Dopo un inizio di campionato folgorante, la squadra di Marino è incappata in un periodo di crisi, da dove non sembra uscire. La partita contro il Chievo, prossimo avversario della Roma, doveva rappresentare la scossa per Di Natale e i suoi compagni. Invece è andata come peggio non poteva: dopo un primo tempo scialbo, al 12° minuto della seconda frazione di gioco, viene espulso proprio il capitano, reo di aver messo le mani in faccia al difensore Moro. È solo il preludio al fattaccio successivo e all’amaro finale: su calcio d’angolo, nel tentativo di anticipare Mandelli, ecco l’autogol di Felipe, che beffa l’incolpevole portiere Handanovic, mettendo la palla dietro le sue spalle. Il difensore brasiliano ha vissuto due anni davvero sciagurati, subendo prima un intervento per un’ernia inguinale e poi una distorsione alla caviglia sinistra, con interessamento dei legamenti, che l’ha tenuto fuori in queste prime partite di stagione. Il suo neo-esordio di fronte ai tifosi friulani, venuti a sostenere la loro squadra in questo difficile momento, non sarà certo da ricordare, considerando che con quest’ultima sconfitta, l’Udinese è incappata nel quarto KO consecutivo. Si cerca ora un pronto riscatto in Coppa Uefa, dove i bianconeri possono certo recitare un ruolo importante, essendo una rosa davvero ben costruita, che nelle prime settimane di questa stagione, aveva dato prova di solidità e di efficienza, grazie al suo forte trio di attaccanti. E il povero Felipe? Si consoli: almeno lui non subirà lo stesso trattamento, con cori e prese in giro, di Paolo Negro e, immersi nel freddo di Udine, la gente si scorderà presto di questo brutto episodio.

marcovenerucci@illegionario.com


19 di Nicola Ceolin

Come di consueto, iniziamo la nostra analisi puntuale dai risultati dell’ultimo week-end calcistico: Anticipi: Sabato 29 Novembre 2008 alle ore 18,00 CATANIA-LECCE 1-1 (Paolucci C Castillo L); ore 20,30 JUVENTUS-REGGINA 4-0 ( Camoranesi J Amauri J Chiellini J Del Piero rigore J). Domenica 30 Novembre 2008 ore 15,00: ATALANTA-LAZIO 2-0 (Valdes A Floccari A); CAGLIARI-SAMPDORIA 1-0 (Jeda C); GENOABOLOGNA 1-1 (Sculli G Di Vaio B); INTER-NAPOLI 2-1 (Cordoba I Muntari I Lavezzi N); ROMAFIORENTINA 1-0 (Totti R); SIENA-TORINO 1-0 (Maccarone S); UDINESE-CHIEVO 0-1 (Felipe autogoal C). Posticipo ore 20,30: PALERMO-MILAN 3-1 (Miccoli P Cavani P Simplicio P Ronaldinho rigore M). Questa settimana in Serie A le reti messe a segno sono state 21. Possiamo facilmente notare quattro gare terminate col risultato minimo di 1 a 0. Quella giocata tra Catania e Lecce è stata una partita molto combattuta soprattutto a centrocampo e sulle fasce laterali. Paolucci è riuscito a realizzare un gran goal con un esterno destro secco e radente, ma il Lecce riesce ad acciuffare il pari con Castillo. La squadra allenata da Walter Zenga utilizza svariati schemi tattici strani, specie sui calci d’angolo e sulle punizioni dal limite. Ricordiamo tutti la punizione segnata da Mascara contro il Toro, quando Plasmati per non far vedere il pallone al portiere avversario si abbassa i pantaloncini e sul “fattaccio” si crea un putiferio e polemiche a non finire. La Juventus ha letteralmente dominato e demolito sotto la neve di Torino una Reggina sottotono e l’ombra della compagine gagliarda che aveva imposto un 3 a 0 all’Atalanta di Del Neri. Orlandi deve cercare di correre ai ripari altrimenti giocando così la salvezza la vedo dura… Del Piero ha realizzato il suo duecentocinquantesimo goal con la maglia bianconera: Complimenti! L’Atalanta disputando una gara pressoché perfetta è riuscita ad avere la meglio su una compagine come la Lazio di Delio Rossi che, dopo la dolorosa sconfitta nel Derby con la Roma, non si ricorda più la ricetta per ottenere la vittoria. Finora un

pareggio e questa sconfitta con i nerazzurri di Bergamo. D’altronde l’Atalanta storicamente è la classica “bestia nera” dei biancocelesti. Il Cagliari continua a stupire con una incredibile striscia di risultati positivi. Allegri è riuscito a capire come motivare i suoi ragazzi e i risultati si vedono. Anche la Sampdoria cade sotto i colpi della squadra isolana. Se i giocatori continueranno di questo passo il Cagliari si toglierà numerose soddisfazioni e raggiungerà molto tranquillamente l’agognata salvezza. Quella tra Genoa e Bologna è la classica partita dei rimpianti da entrambe le parti. Il Genoa con una vittoria poteva issarsi in una posizione di classifica molto vantaggiosa; il Bologna con una vittoria poteva risollevarsi un po’ dalla brutta situazione in cui versa. Risultato: un pareggio che lascia tutte e due le compagini con un bel po’ di amaro in bocca. Solamente Di Vaio dal punto di vista personale ha realizzato il settimo goal. L’Inter e il Napoli hanno disputato una partita emozionante e ricca di numerosi colpi di scena. La squadra allenata dallo “Special One” Josè Mourinho ha realizzato due bellissimi goal. Il primo con una bordata di Cordoba di destro; il secondo con uno splendido colpo di tacco di Muntari su cross teso di Maicon. Da applausi a scena aperta.


20 Ma anche la rete segnata da Lavezzi su geniale assist di tacco di Zalayeta non è affatto male. Il Napoli secondo il mio modesto avviso poteva anche strappare un meritatissimo pareggio. Invece i nerazzurri si insediano ancora più saldamente al comando della Serie A. Continua la striscia di risultati positivi inanellati dalla Roma dalla gara di Champion’s contro il Chelsea. La compagine giallorossa ha toccato quota 17 punti e continuando di questo passo in poche giornate potrà arrivare nella parte alta della graduatoria. Spalletti e company hanno avuto la meglio su una buona squadra come la Fiorentina di Cesare Prandelli e hanno dato spettacolo davanti ai propri tifosi. Per Francesco Totti si tratta della terza marcatura consecutiva, fra Campionato e Champion’s League. Ma anche il Siena sta disputando un grande Campionato con Marco Giampaolo alla guida. Per i senesi è la terza vittoria consecutiva. Un bel goal di Maccarone stende il Torino e manda in paradiso la classe operaia. Il fanalino di coda Chievo ha ottenuto la seconda vittoria in quattordici giornate contro una irriconoscibile Udinese che perde per la quarta volta consecutiva. Ha smarrito il filo dei goal e del bel gioco. Speriamo che lo ritrovi per il bene del calcio italiano. Fa sensazione la clamorosa sconfitta del Milan a Palermo. La squadra di Ancelotti si è sciolta come neve al sole davanti ai rosanero che hanno fatto un sol boccone del diavolo rossonero. Ballardini è riuscito a dare un’anima alla compagine siciliana. Ma prima di salutarci e darci appuntamento alla prossima settimana calcistica vediamo criticamente

Per i senesi terza vittoria consecutiva

I rosanero hanno fatto un sol boccone del diavolo rossonero


21 la classifica della Serie A: INTER 33; JUVENTUS e MILAN 27; NAPOLI 24; LAZIO e FIORENTINA 23; GENOA e CATANIA 22; UDINESE 21; ATALANTA e PALERMO 20; SIENA 19; CAGLIARI e ROMA 17; SAMPDORIA 16; LECCE 13; TORINO 12; REGGINA 11; BOLOGNA 10; CHIEVO 9. Ecco i principali movimenti: l’Inter ha aumentato il divario sulle inseguitrici; la Juventus si è attestata al secondo posto alla pari del Milan; l’Udinese ha sceso molti gradini in fretta; il Siena ha risalito molte posizioni grazie alle tre vittorie consecutive; la Roma continua nella sua rimonta in ritardo e il Chievo si è avvicinato alle concorrenti per la salvezza grazie alla vittoria ottenuta contro l’Udinese.

* *

nicolaceolin@illegionario.com * una partita in meno


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di Alfredo Cinquina

Cristiano Ronaldo Un’altra edizione del famoso " PALLONE D'ORO" è arrivata all'epilogo, quest'anno quasi più scontato dei precedenti, dal momento che il calciatore che l'ha vinto, il portoghese del Manchester United Cristiano Ronaldo, non aveva proprio rivali se consideriamo la stagione che ha disputato. L'attaccante dei red devils ha segnato più di trenta gol in campionato, sette nella scorsa edizione di Champions vinta dalla sua squadra, ha trionfato in Premier League e ha vinto la scarpa d'oro europea. Non ci sono aggettivi per descrivere l'annata di Ronaldo che ha messo a segno gol in tutti i modi, di potenza, di precisione, di tacco, di testa, su punizione, su rigore, praticamente non si è fatto mancare proprio nulla mettendo in mostra un vero campionario di prodezze ed è quindi giusto che abbia vinto questo ambito, almeno da parte dei calciatori, riconoscimento continentale. Forse non tutti sanno che il pallone d'oro altro non è che un premio riconosciuto al miglior calciatore europeo dell'anno. La prima edizione risale al 1956

e fu istituito dalla rivista francese France Football. All'epoca e fino al 1995 il regolamento voleva che venissero premiati solamente giocatori di nazionalità europea. Successivamente questo vincolo è stato rimosso in modo che anche giocatori nati in altri continenti potessero concorrere al trofeo e subito si impose un extracomunitario, il liberiano del Milan George Weah, primo ed unico africano in assoluto a vincerlo. E' solo ed esclusivamente per questo motivo che giocatori del calibro di Pelè, Maradona, Zico non l'hanno mai vinto. Ad oggi addirittura possono ambire al pallone d'oro anche calciatori appartenenti a qualsiasi club della FIFA e non più solo della UEFA. I criteri con cui si assegna il premio sono vari. Si tiene conto, infatti, delle prestazioni sia dal punto di vista individuale che di squadra, del talento, del fair play, della personalità, del carisma e della carriera. Per dirla in parole povere se un giocatore di talento che segna molti gol vince il Campionato e la Champions League nello stesso anno ha molte possibilità di vincere il trofeo. Raramente a

George Weah


23 conseguenza le fortune sul campo dei loro club di appartenenza, la Juventus e il Milan, che sono le squadre che hanno avuto il maggior numero di vincitori con ben 8 calciatori a testa. Rivera, Rossi, Baggio e Cannavaro sono gli italiani che si sono distinti per il loro talento e hanno conquistato questo trofeo che ogni anno cambia aspetto. Le nazioni più premiate sono la Germania e l'Olanda con sette riconoscimenti a testa, ma solo le regole di assegnazione riviste forse troppo tardi non hanno permesso al Brasile di comandare questa particolare classifica per nazioni. Si accettano già scommesse per il prossimo vincitore, sarà la pulce Messi o il potente Rooney? Ronaldo concederà il bis? Non resta che stare a guardare cosa succederà quest'anno con la speranza che ci sia qualche bella sorpresa. alfredocinquina@illegionario.com

Lav Jasin vincere è un difensore o un portiere. Si tende a premiare la spettacolarità dei gol e forse non sempre i 96 giornalisti che sono chiamati al voto su 50 giocatori precedentemente selezionati hanno ragione. Centrocampisti e attaccanti sono oggettivamente in una posizione di vantaggio rispetto altri ruoli. Dal 1956 soltanto 3 difensori hanno avuto il merito di conquistare il pallone d'oro, Franz Beckenbauer, Matthias Sammer, F a b i o Cannavaro e addirittura in una sola occasione ha vinto un portiere, il russo Lev Jašin nel lontano 1963. Tra i tanti vincitori soltanto 2, Michel Platini e Marco Van Basten hanno vinto il premio tre volte, facendo di Marco Van Basten

Roberto Baggio


24 di Alessandro Proietti

Roma durante i momenti difficili della Repubblica Romana, ma che partecipò anche alla difesa di Treviso, di Vicenza e di Milano. Il giardino è ornato anche da una fontana realizzata da Ed. Andrè nel 1888 e costituita da una vasca di granito di Baveno, quadrata e con gli angoli smussati: originariamente situata nel Foro Romano, fu portata qui da piazza Cenci dove fu rinvenuta nel 1887. Al centro della fontana si eleva un robusto pilastro, pure di granito ed originariamente adorno di delfini di bronzo che si avvolgevano intorno ad un tridente che sorreggeva un antico pilastro circolare, sul quale se ne innalzava un altro snello e centinato, a sostegno di un secondo catino più piccolo getto d’acqua. Nella piazza spiazza il palazzo Santacroce, costruito in vari momenti tra il 1598 ed il 1668. Il progetto fu di Carlo Maderno, che vi lavorò fino al 1602 su incarico di Onorio Santacroce. La costruzione fu ripresa nel 1630 da Francesco Peparelli per il marchese Valerio e continuò

La piazza è dedicata a Benedetto Cairoli, grande combattente nelle Cinque Giornate di Milano, ma anche a Custoza, a Varese, a Calatafimi, a Mentana ed aiutante di Giuseppe Garibaldi durante la Spedizione dei Mille. Terminata la vita militare, Cairoli divenne deputato di Pavia a 30 anni e Presidente del Consiglio dei Ministri e dell’Agricoltura. La piazza, che in passato si chiamava Tagliacozza per alcune case appartenute ad Isabella Orsini, fu più volte ampliata soprattutto in occasione dell’apertura della via Arenula alla fine dell’Ottocento. Una presenza imponente è la chiesa di S. Carlo ai Catinari, un tempo inclusa nel perimetro del rione Regola ma oggi appartenente al rione S. Eustachio. Il giardino ricavato dalle demolizioni del palazzo Branca e degli altri prospicienti la vecchia piazza, nonché della chiesa di S.Biagio de’ Cacabarti, è ellittico e ospita la statua bronzea di Federico Seismit Doda, opera di Eugenio Maccagnini del 1919. Il monumento riproduce il grande patriota che corse in aiuto di


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al 1640. Dopo Giovanni Antonio De Rossi eseguì su commissione del cardinale Marcello una serie di lavori tra il 1659 ed il 1668, mettendo a posto anche la facciata definitiva su via dei Catinari. I prospetti furono tutti restaurati nell’Ottecento, mantenendo però l’originaria caratteristica barocca nei quattro piani, il secondo dei quali è un ammezzato, con finestre architravate al primo e quarto, modanate all’ammezzato ed al terzo, tutte decorate con festoni di frutta in stucco. L’uscita principale è sulla piazza mentre la parte che dà sul vicolo dei Catinari fu costruita come una sorta di dependance ed è collegata con il complesso principale attraverso un arco. Qui dai primi anni dell’Ottocento e fino al 1850 funzionò un teatro

privato intitolato a S. Carlo. Dal portale si accede al cortile con una bella fontana costituita da un’edicola tra pilastri dorici, che racchiude una nicchia dove è r a ff i g u r a t a Ve n e r e sorgente da una conchiglia. Più grande è l’altro cortile al quale si accede dal portale di via dei Giubbonari, un tempo ricco di frammenti architettonici di epoca romana, per lo più provenienti dal tempio attribuito a Nettuno, giacente sotto Maria in Monticelli, fra cui la famosa Ara di Domizio Enobarbo. Nelle sale del primo piano, nella seconda metà del Settecento, il salotto più elitario dell’epoca fu senza dubbio quello di Giuliana Falconieri, principessa di Santacroce e sposa del principe Antonio, un salotto frequentato da cardinali e diplomatici di mezza Europa. Notevoli sono anche gli affreschi delle sale, come quelli della galleria, risalenti al 1640, di G.B.Ruggeri, mentre il salone dinanzi via degli Specchi è affrescato con scene bibliche di G.F. Grimaldi. A fine Ottocento il palazzo divenne sede dell’Ambasciata di Francia presso la S.Sede. Dal 1904 la proprietà passo ai conti Pisolini Dall’Onda che aprirono il salotto ai seguaci del Modernismo, prima che il movimento fu condannato dalla Chiesa nel 1907.

alessandroproietti@illegionario.com


Il legionario n.88  

Settimanale on line dei tifosi giallorossi

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