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FUTURENERGY TUTTI A SCUOLA CON IL PEDIBUS

Dossier Il progetto che educa alla mobilitĂ  sostenibile. Il nostro contributo


Sommario Anno I - n. 1 - Febbraio 2013

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Dossier A scuola di buone abitudini. Pedalando si impara

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Zaino in spalla Diario di una bicicletta

Gae (Gruppo di acquisto ecologico) Il futuro non si acquista a scatola chiusa. Soprattutto a tavola

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L’Accento Sommersi da una montagna di rifiuti

Piantala Il fico “schiavone”

Il cigno risponde

DIRETTORE RESPONSABILE: Anna Martino (amartino@legambientebasilicata.it) GRAFICA E IMPAGINAZIONE: Lena Pepe (lpepe@legambientebasilicata.it); Gabriele Masi (gabriele_masi@hotmail.com) REDAZIONE: (redazione@legambientebasilicata.it) Marco De Biasi (presidente@legambientebasilicata.it) Valeria Tempone (v.tempone@legambientebasilicata.it) HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Alessandro Ferri, Gabriele Santagata, Michele Catalano EDITORE: Legambiente Basilicata Onlus PRESIDENTE: Marco De Biasi SEDE LEGALE E REDAZIONE: Viale Firenze 60C - 85100 Potenza Tel. 0971441541 Fax 097146699 - stampa@legambientebasilicata.it Spedizione in abbonamento postale : D. L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 1, DCB Potenza Stampa: Tipografia Sagittario Franchi Paolo snc di Fanchi Giuseppe & C. Via Malignani, 7 Bibione (Ve) Cap 30020 Testata reg. al Tribunale di Potenza al n. 475/2012 in data 20/06/2012 Abbonamento 11 numeri 12 euro. Pagamento su ccp 7862556 intestato a Legambiente Potenza. Altre modalità sul sito www.legambientebasilicata.it. L’iscrizione ad un circolo lucano della Legambiente comprende l’abbonamento annuale. Garanzia di riservatezza per gli abbonati. L’Editore garantisce la massima riservatezza nel trattamento dei dati forniti dagli abbonati. Ai sensi degli articoli 7, 8, 9 del Dlgs 196/2003 gli interessati possono in ogni momento esercitare i loro diritti rivolgendosi a: Legambiente Basilicata Onlus, Viale Firenze 60C, 85100 Potenza, tel. 0971441541, fax 097146699, abbonamenti@legambientebasilicata.it. Il responsabile del trattamento dei dati stessi ad uso redazionale è il direttore responsabile.

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L’editoriale Verso una nuova direzione di Valeria Tempone arliamo di città. Più della metà della popolazione mondiale vive ormai in ambienti urbani con un aumento del consumo di suolo e della già enorme pressione antropica sulle risorse. Il metabolismo urbano, infatti, saccheggia sempre più risorse dal resto dei sistemi naturali, influenzando profondamente il complessivo funzionamento dell’intero ecosistema. In questo momento di particolare attenzione agli effetti dei cambiamenti climatici, le città rappresentano al tempo stesso il problema e la soluzione. Dalle città, infatti, viene il maggior contributo alle emissioni di CO2 ed esse sono nel contempo il luogo privilegiato in cui sperimentare innovazione e nuovi strumenti di programmazione in chiave più sostenibile. Mobilità, riqualificazione degli edifici, risparmio energetico, raccolta differenziata e recupero di materia dai rifiuti, sono i principali campi su cui si gioca la sfida delle sostenibilità per le città italiane. Questi i temi di cui vogliamo parlare nel secondo numero del nostro giornale, segnalando buone pratiche ed esempi virtuosi. Circa un terzo delle emissioni di CO2 è causato dal sistema dei trasporti, tra il 52% e il 59% degli spostamenti si svolge su percorsi inferiori a 5 km ed il 74% rimane al di sotto dei 10 km. Cioè circa 4/5 degli spostamenti avviene in ambito urbano o periurbano: ogni giorno si muovono tra i 13 e i 14 milioni di persone tra comuni limitrofi, ma solo il 15% utilizza il treno. A questo dobbiamo aggiungere che l’Italia è tra i paesi europei con il più alto tasso di motorizzazione, con una densità di automobili di 63,8 auto ogni 100 abitanti (media nazionale). Si disegna così un quadro ben definito: il traffico è la variabile strategica su cui si gioca in buona misura la sostenibilità dei sistemi urbani. Anche l’UE ha riconosciuto questa situazione come problema di importanza fondamentale, lanciando una strategia comune per il cui successo si richiede l'impegno di tutti i Paesi membri e del complesso degli enti locali. Per affrontare nel giusto modo e governare efficacemente il fenomeno della mobilità urbana è necessario superare le modalità d’intervento “emergenziale” che non sono in grado di dare le risposte auspicate. Ancor prima di singoli provvedimenti, serve una strategia d’intervento di medio e lungo periodo, che sappia integrare le politiche settoriali dei trasporti con quelle più generali relative alle modalità d’uso del territorio, che mostri una capacità politica di immaginare un tipo di mobilità a basso tasso di motorizzazione ed alti livelli di efficienza, un modo diverso di consumare l’energia, spazi pubblici più sicuri e più silenziosi. E’ una sfida che riguarda da vicino anche le città lucane, una sfida che guarda alla qualità della vita, alla vivibilità delle città, al benessere delle persone. I vantaggi di una mobilità più sostenibile sarebbero enormi e diversi: aria più pulita, meno incidentalità, meno tempo buttato nel traffico, un notevole contributo alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Molto si può fare su scala locale come dimostrano le pratiche virtuose di alcune città italiane ed europee, con interventi a costi spesso contenuti, esempi a cui dobbiamo guardare per invertire la tendenza e rendere le nostre città efficienti e belle da vivere.

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Dossier

A scuola di buone abitudini Pedalando si impara

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isparmia, cammina, pedala, rispetta. È questa la ricetta per mantenersi in salute e rispettare l’ambiente correggendo cattive abitudini e stili di vita sbagliati. Da questi presupposti nasce il progetto “Futurenergy: risparmia, cammina, pedala, rispetta” candidato dalla Provincia di Potenza al bando Azione Province Giovani e ammesso a finanziamento dalla Presidenza del Consiglio dei ministriDipartimento della gioventù – Upi. Il progetto, di cui è capofila proprio la Provincia di Potenza, prevede la partecipazione di altri partner tra cui il dipartimento di Scienze geologiche dell’Università della Basilicata, l’istituto superiore “E. Battaglini” di Venosa e il Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese e degli associati (Legambiente Basilicata onlus, Federazione italiana di atletica leggera, Cr Basilicata, Asd Nucleo Gioventù Potenza, Asd Olimpia di Potenza) ed è strettamente in relazione con il programma “Scuole ecologiche in scuole sicure” della provincia di Potenza, riconosciuto da Legambiente nazionale come miglior buona prassi 2011. Gli obiettivi principali sono divulgare al massimo il binomio sostenibilità e pratica sportiva, favorire la diffusione di abitudini e comportamenti responsabili e rispettosi dell’ambiente e, non ultimo, promuovere l’incremento dell’efficientamento energetico, dell’utilizzo di fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni di CO2. Al centro dell’azione divulgativa l’utilizzo di nuove pratiche come parte integrante della formazione delle nuove generazioni e come veicolo di collegamento tra la scuola, l’associazionismo e il mondo produttivo, tra conoscenza dei problemi e azioni finalizzate al

ripristino di equilibri perduti: un modo per “educare” al risparmio energetico e a un corretto equilibrio tra consumi, ambiente e rispetto della natura. Ecco che allora diventa indispensabile creare un diverso ambiente scolastico. La scuola ecologica è una scuola che vuole favorire l’incremento della mobilità a piedi e con biciclette (manbus e ciclobus, sperimentati presso l’istituto Battaglini di Venosa e da diffondere presso le altre scuole); il miglioramento dello stato di salute dei giovani, l’incremento delle conoscenze sulla biodiversità. Dagli interventi strutturali sugli edifici a un’inversione totale delle abitudini degli studenti e degli operatori delle scuole, la “Scuola ecologica” desidera recuperare risorse utili per esportare, con una formazione non formale, il ripristino di stili di vita più salubri generando nelle nuove generazioni una diversa e più matura consapevolezza del rapporto indissolubile con l’ambiente, con lo sport e l’alimentazione attraverso semplici ma importanti gesti quotidiani. Dal risparmio dell’acqua calda, facendo una doccia piuttosto che il bagno, a quello dell’energia elettrica finalizzato al contenimento delle spese di gestione e al miglioramento dell’efficienza energetica. Maggiore rispetto dell’ambiente riutilizzando gli involucri di plastica, riducendo l’acquisto di prodotti “usa e getta”, usando meno carta e consumando cibi di stagione e prodotti locali. E ancora cercando di spostarsi a piedi o in bici, laddove la morfologia della città lo consente, limitando l’uso di scooter e automobili. L’auspicio è che la pratica sportiva si sposi perfettamente con la sostenibilità e possa giocare il ruolo di apripista ad altre iniziative simili che vedono protagoniste le scuole e non solo.

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Dossier

Mobilità Lo stato di salute delle nostre città

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trade bloccate dalle automobili, soprattutto nelle ore di punta. Parcheggi selvaggi, rari spazi urbani completamente sgombri da vetture e lasciati a disposizione dei pedoni. Questo è lo scenario che si prospetta quotidianamente nelle nostre città. Una percezione che ben corrisponde alla fotografia scattata dal dato che vede l’Italia con il più alto tasso di motorizzazione tra i paesi europei. Ogni giorno nel nostro paese si muovono 13/14 milioni di persone tra comuni limitrofi, ma solo il 15% utilizza il treno. Si disegna così un quadro ben definito: il traffico urbano (che per l’82% avviene su mezzi privati) è un grande protagonista nelle emissioni di anidride carbonica e le proiezioni ci dicono che le emissioni del trasporto cresceranno ulteriormente, del 13 % entro la prima decade di questo secolo e del 16% nella seconda decade. I numeri emergenti dal rapporto Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia su 125 parametri ambientali nei 103 capoluoghi di provincia italiani, mostrano un sistema di mobilità poco “sostenibile”. Restano al palo le isole pedonali, le zone a traffico Copertina XIX rapporto Ecosistema Urbano limitato e il verde. Si conferma scarsamente utilizzato il trasporto pubblico, calano le immatricolazioni di nuove autovetture ma il parco auto circolante continua a crescere anche se di poco. Nota positiva, crescono le vendite di biciclette che per il primo anno superano quelle delle quattro ruote. Permane l’emergenza smog anche se le medie del PM10 si abbassano lievemente, mentre crescono quelle dell’ozono. Potenza si posiziona al 25esimo posto, ma analizzando gli indicatori su cui si basa il rapporto e in particolare i parametri che in qualche modo dipendono dall’attuazione di politiche e di strategie per il miglioramento della qualità dell’ambiente emerge un quadro certamente non positivo, segno evidente di una chiara difficoltà in tal senso. Difficile la situazione del trasporto pubblico nel capoluogo lucano con il triste dato di 13 viaggi annui per abitante, che indica chiaramente come gli autobus in città siano sconosciuti alla gran parte dei cittadini. In generale, per il capoluogo di regione l’indice di mobilità sostenibile, che va da 0 a 100 e che misura la capacità delle amministrazioni comunali di attivare un ventaglio di strumenti volti a favorire la mobilità sostenibile, risulta solo di 26,7. Dato drammatico in una città assediata dalle auto, con 71 auto ogni 100 abitanti. L’analisi della composizione del parco autovetture risulta interessante poiché la

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Viale Firenze a Potenza alle ore 13.30

quantità dei veicoli conformi ai vari standard di emissione, stabiliti dalle Direttive europee, permette di valutare indirettamente quanto, e con quale velocità, si stia rinnovando il parco veicolare circolante nelle città italiane. Le emissioni di sostanze nocive in atmosfera sono, infatti, decisamente minori con l’impiego delle tecnologie più recenti. Come si osserva dalla tabella, le città che presentano il maggior numero di immatricolazioni di veicoli Euro 0, le più inquinanti, sono al sud, in particolare Napoli e a seguire Potenza. Questo scenario ci fa capire quanto siano urgenti interventi nei trasporti, che dovranno interessare sia il potenziamento


Dossier nosciuto come buona prassi nell’ambito dell’iniziativa Azione ProvincE giovani, ci ha consentito di recuperare risorse preziose da investire per rafforzare il binomio tra le politiche di efficientamento energetico, concretizzatesi nel programma “Scuole ecologiche in scuole sicure”, e quelle di promozione di una cultura green che alimenti la creatività, anche attraverso l’utilizzo di pratiche sportive come strumento di sensibilizzazione, con il coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali, del mondo della scuola, dell’Università e di tutti gli attori che a vario titolo si occupano di sport. Concretamente quali sono state le azioni qualificanti del progetto? I grandi cambiamenti non possono che passare attraverso un nuovo modo di pensare, nuove abitudini e nuovi comportamenti. Per fare questo abbiamo coinvolto molte scuole e tantissimi studenti in una serie di attività, dalla sperimentazione del ciclobus e del pedibus, per raggiungere gli istituti (sensibilizzando i comuni a strutturare laddove possibile tale pratica), al Trofeo Futurenergy (gara ciclistica interregionale), dalle staffette su cyclette riciclate tra gli studenti, con misurazione dell’energia prodotta, alla piantumazione ed adozione di alberi fino alla realizzazione della segnaletica sostenibile, lungo i percorsi interessati (con misurazione di passi, calorie e di riduzione di Co2), senza dimenticare i momenti di studio ed approfondimento dedicati agli obiettivi europei di efficienza energetica, incremento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni di C02. I ragazzi, in pratica, hanno cominciato a sperimentare un nuovo modo di vivere?

delle infrastrutture, soprattutto ferroviarie, sia l’adozione di nuove tecnologie per ridurre le emissioni delle auto, sia misure concrete per migliorare la mobilità urbana. Si tratta di un pacchetto di interventi che, se attuato con efficienza e lungimiranza, potrebbe portare, solo in Italia, ad un taglio di 22 milioni di tonnellate nelle emissioni di Co2 da qui al 2020.t

“Rivoluzione energetica” Ecco da dove partire Intervista all'assessore alle Politiche comunitarie della Provincia di Potenza Francesco Pietrantuono

Assessore, la Provincia di Potenza in coerenza con gli obiettivi della strategia Europa 2020 si è caratterizzata per il suo impegno nel campo della sostenibilità e dell’ efficienza energetica. Futurenergy, il progetto che avete coordinato con il coinvolgimento di tanti altri partner e che si è da poco concluso, rientra a pieno titolo in tale impegno Per cogliere tutte le potenzialità della rivoluzione energetica in atto è necessario cominciare a pensare sostenibile, partendo proprio dalle nuove generazioni e dalle scuole dove è necessario fertilizzare un approccio green. In tale ottica Futurenergy, rico-

L’idea è stata quella di far toccare con mano agli adulti di domani la possibilità concreta di un nuovo e più sostenibile approccio ai temi dell’energia e dell’ambiente. Un bambino che studia in strutture “energeticamente efficienti”, che sperimenta una mobilità sostenibile e comportamenti responsabili sarà un adulto più rispettoso dell’ambiente circostante e consapevole della necessità di mantenere un corretto equilibrio tra consumi, ambiente, rispetto della natura e tutela della salute. I messaggi che ci sono arrivati ci convincono sempre più che i ragazzi sono già pronti. Futurenergy non è l’unico progetto della Provincia che va in questa direzione? Proprio in questi giorni è stato approvato per oltre 1,5 Meuro il progetto Remida, “smaRt Energy chains and coMmunIties in the meD Area” (“filiere energetiche e comunità intelligenti nell’Area MED”), per migliorare l'efficienza energetica e l’uso di fonti rinnovabili nelle città del Mediterraneo. Vi è poi, oltre al programma sulle scuole da oltre 70 Meuro, il progetto Renergy - Strategie Regionali per le Comunità energeticamente consapevoli di cui siamo capofila e l’importante impegno come struttura di supporto al Patto con i sindaci, che ha visto l’Ente fornire assistenza ai comuni nell’elaborazione dei Piani di azione per l’energia sostenibile, i Paes (ad oggi sono 28 i comuni che hanno aderito al Patto e 10 i Paes approvati, grazie all’azione congiunta dell’Ente, della Società energetica lucana e dei comuni). Non vanno dimenticate infine due importanti iniziative divulgative: “Abitare il futuro” con Jeremy Rifkin e il Green Culture Awards con la collaborazione di Armando Massarenti (direttore Sole 24 Ore Cultura).

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Dossier Con 55 gr di benzina una macchina si spegne dopo appena 700 metri. Le ultime notizie vogliono il petrolio a quasi 100 dollari e la benzina sopra 1,90 euro al litro. In dieci anni il costo di un singolo pieno è aumentato di circa 46 euro (media calcolata fra il costo della benzina e quello del gasolio). Percorrendo in bicicletta anziché in auto una distanza di 5 km al giorno, si possono risparmiare ben 150 euro annui solo di carburante ed evitare l’emissione in atmosfera di 170 kg di Co2

generalmente di lunga durata. Dall’altro, azioni che abbiano un’incidenza sul comportamento dei singoli cittadini che vanno condotti, “portati per mano” verso il cambiamento. Serve infatti il contributo di tutti per ridurre l'inquinamento atmosferico e aumentare così la qualità della vita nelle nostre città. L’idea alla base è che l’azione educativa sia fortemente influenzata dai comportamenti familiari e si ritiene, pertanto, che la “cattiva abitudine” di accompagnare i figli a scuola in auto debba essere ridiscussa insieme ai ragazzi, ai genitori, alle scuole, alla città. L'azione principale su cui si basa il progetto è la sperimentazione di un Manbus, ossia di un autobus immaginario con tanto di capolinea e fermate, che “raccoglie” i ragazzi che vanFormare ed educare il cittadino ad no a scuola. Lo spirito di questo progetto un uso responsabile del mezzo pri- è inoltre quello di andare incontro alle vato in ambito urbano, ridurre la cosid- esigenze delle famiglie che si sentono detta mobilità superflua e agire attraver- costrette ad accompagnare i figli a scuola so un “gioco” sui comportamenti dei ra- per le più svariate ragioni (fretta, spostagazzi: sono questi i presupposti e i princi- menti accessori, uso dell'auto, altre nepi ispiratori della sperimentazione del cessità) per offrirgli una valida alternativa Manbus. Una pratica che, concentrandosi fatta di movimento, di socialità e di sosulla mobilità casa-scuola dei ragazzi, stenibilità. mira a un cambiamento culturale nel Tanti gli obiettivi che possono essere ragcittadino, inteso come attore di mobilità, giunti con questo tipo di attività: cambiae a influenzare, attraverso una proposta re le abitudini delle famiglie per ridurre il concreta e praticabile, le scelte della pub- numero di genitori che accompagnano i blica amministrazione sul tema. I metodi figli in auto a scuola, riducendo gli inquiche possonanti atno essere mosferici; adottati coinvolgesono diverre attivasi. Da un mente i lato la riragazzi, cerca educanscientifica doli e stie gli invemolandoli stimenti alla mobisulle infralità sostestrutture, nibile; ad appanpromuonaggio vere l’auquindi deltonomia le istituziodei bamni, che Il percorso che dal capolinea, la rotonda di via Accademia dei Rinascenti, bini nei vanno sen- consente di arrivare a scuola in tutta sicurezza, ha una lunghezza com- loro spoplessiva di circa 1 km e si percorre in circa 10 minuti. Proprio per tener sibilizzate. conto dei tempi di percorrenza e per consentire ai ragazzi di arrivare in stamenti Queste orario a scuola si è stabilito di partire alle ore 7.45 di ogni mattina. Natu- quotidiani azioni sono ralmente, percorso inverso al ritorno da scuola. e nei pro-

A caccia di buone pratiche

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avorare per un nuovo sistema di mobilità, anche nelle città lucane, è sì una priorità ma anche una sfida. Miglioramento della qualità della vita, maggiore vivibilità delle città, più elevato benessere delle persone. Studenti del Battaglini di Venosa Questi gli obiettivi che possono essere raggiunti. Non mancano i buoni esempi a cui rifarsi, a livello europeo. Ad Amsterdam il 38% degli spostamenti complessivi (e il 57% dei viaggi effettuati in centro) viene realizzato in bicicletta, anche grazie ad una rete di 400 km di piste ciclabili. Tutto questo, se realizzato nelle nostre città porterebbe vantaggi immediatamente percepiti dalle popolazioni locali. Quanto spazio occupa un’automobile? A meno che non si tratti dell’ultima mania, i suv, un’automobile occupa uno spazio di circa 8 m2. Una bicicletta, invece, occupa appena 0,5 m 2 (72 bici, con relativi 72 ciclisti occupano circa 90 m2di spazio). Un pedone addirittura solo 0,25 m2. L’automobile non solo sfibra il nostro fisico, ma anche i nostri nervi quando siamo alla ricerca estenuante di un parcheggio. Con una bicicletta sarebbe più facile, perché in un parcheggio destinato ad un’automobile troverebbero comodamente posto ben 10 biciclette (di quelle pieghevoli ne entrano addirittura 42!). Con 500 calorie, che corrispondono a 100 gr di zucchero o 55 grammi di grasso o benzina, un ciclista percorre 37 km.

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Prendiamoci per mano


Dossier cessi di socializzazione tra i coetanei; fa- Importanti le implicazioni sociali di quevorire l’inclusione di ragazzi disabili, che sta sperimentazione. Nel corso di incontri accompagnati dai loro compagni su que- preliminari con gli insegnanti della scuosto speciale autobus, possano appropriar- la, è stata evidenziata la necessità da parsi di spazi di condivisione e socializzazio- te di alcuni alunni disabili di trovare o ne, migliorare la qualità degli spazi della ritrovare spazi di socializzazione con i scuola e del quartiere, in propri compagni. Il percorLa prima un'ottica più attenta alle so è stato strutturato anche sperimentazione per tener conto di queste esigenze dei ragazzi e meno a quelle degli automopeculiarità dell’istituto e del Manbus bilisti; intervenire sui per poter consentire ai raal Battaglini comportamenti e sulle gazzi disabili di prendere di Venosa attitudini dei ragazzi, utiparte a quello che per loro lizzando il divertimento come chiave di è stato anche molto più di un “gioco” per accesso. La prima città ad aver sperimen- imparare a rispettare l’ambiente e ridurre tato il Manbus è stata Venosa, città picco- le emissioni di gas climalteranti in atmola ma con una forte propensione all’utiliz- sfera. È bastato individuare il tragitto zo dei mezzi privati anche tra i ragazzi e effettuato da ognuno e la definizione denella mobilità casa-scuola. Partendo gli orari, tenendo conto dei luoghi di pardall’istituto superiore “E. Battaglini”, tenza dei ragazzi coinvolti, ovvero la proscuola fortemente improntata alla soste- pria abitazione. nibilità e al risparmio energetico, per circa un mese i ragazzi hanno eseguito il percorso casa-scuola e viceversa a piedi, secondo un percorso stabilito e rispettanE’ un mezzo di trasporto agile, do precisi orari di partenza da ciascuna non ingombra, non inquina, fermata intermedia. Trattandosi di un non fa rumore, non produce emissioni di gruppo di ragazzi di un istituto superiore, alcun tipo e risulta quindi compatibile il Manbus non ha necessitato di “autisti” con l'ambiente. Stiamo parlando della ed accompagnatori. bicicletta, un mezzo dalle grandi poten-

Metti in circolo la sostenibilità

zialità e particolarmente economico, sia in termini di risparmio che di efficienza energetica. Sulle brevi e medie distanze, fino ai 6-7 km. (la maggioranza di quelle relative agli spostamenti quotidiani individuali), la bici è competitiva rispetto ai mezzi motorizzati ed è inoltre facilmente integrabile con i mezzi di trasporto pubblici e privati, che permettono di moltiplicare le possibilità di spostamento della bici anche sulle distanze maggiori. L’uso quotidiano della bicicletta migliora significativamente la salute di chi la utilizza (in particolare riduce il rischio di malattie cardiache), consente di respirare meno inquinanti (un automobilista inala più ossido di carbonio, ossido d'azoto e benzene di un ciclista), e la sua diffusione, se adeguatamente sostenuta, incide anche sul livello complessivo della sicurezza stradale, riducendo i costi sociali correlati al traffico e all'incidentalità. Infine, in un'ottica complessiva, la bicicletta permette il ridimensionamento della dipendenza dalle fonti non rinnovabili. Tutte queste considerazioni hanno spinto la Commissione Europea a promuovere da un po’ di anni la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile “In città senza la mia auto”, appuntamento internazionale che

Il Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza con gli studenti di Venosa

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Dossier ha l’obiettivo di incoraggiare i cittadini all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per gli spostamenti quotidiani: a piedi, in bicicletta, o con mezzi pubblici. Muovendosi in questa direzione e partendo dalla considerazione che il contesto urbano rappresenta una grande sfida per la sostenibilità, nell’ambito del progetto “Futurenergy, risparmia, pedala, cammina, rispetta” è stata realizzata la prima sperimentazione di ciclobus in Basilicata con gli studenti dell’Istituto d’istruzione superiore “Battaglini” di Venosa. Una sperimenta-

zione che ha inteso promuovere il binomio pratica sportiva e sostenibilità, innestando nelle nuove generazioni una diversa e più matura consapevolezza del rapporto con l’ambiente, con lo sport e con l’alimentazione. D'intesa con la scuola e dopo una verifica dello stato dei luoghi, sono stati forniti dall'Asd Nucleo Gioventù Potenza all'Istituto Battiglini delle biciclette, a disposizione di un gruppo composto da circa 30 studenti che possono decidere di rientrare a casa con la bicicletta, tenerla a casa e tornare a scuola il giorno seguente con la bici.

Bicicletta che nella mattinata resta a disposizione del personale della scuola per il disbrigo di servizi d'ufficio. Inoltre, per poter dimostrare ai giovani che pedalando si produce energia si è stabilito di noleggiare delle bici appositamente modificate, ovvero collegate a degli amperometri, in grado di misurare l’energia prodotta ad ogni pedalata. Un modo simpatico e divertente per far capire a tutti, grandi e piccoli, che la bici è davvero un mezzo di trasporto sostenibile ed economico, oltre che un modo per mantenersi in forma.

Quel “millepiedi” in giro per il quartiere L’esperienza del Pedibus nel capoluogo di regione

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n’allegra carovana di bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie che, guidati da uno o più adulti (volontari di Legambiente, genitori o nonni) secondo un percorso le fermate ben precise, effettua il tragitto casa-scuola e ritorno in tutta sicurezza. Si chiama Pedibus, ed è l’originale e quanto più naturale mezzo di locomozione sperimentato da due anni ormai dal Circolo Legambiente di Potenza. A oggi complessivamente il Pedibus ha coinvolto 2 istituti scolastici dei quartieri di rione Cocuzzo e rione Poggio Tre Galli, 80 “piccoli passeggeri”, 20 genitori “accompagnatori”, 15 volontari di Legambiente, 3 nonni del Centro Auser Laboratorio Tirreno e un “maestro”. Punto di forza di questa nuova pratica è stata la formazione di circa 30 studentesse del liceo delle Scienze umane “E. Gianturco” di Potenza che, per due mesi (aprile-maggio 2012), hanno accompagnato a

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scuola i ragazzi più piccoli mettendosi alla guida del Pedibus. Un incontro fra due generazioni di studenti che ha consentito da un lato di svolgere un’azione educativa rivolta tanto ai ragazzi quanto alle loro famiglie, dall’altro di mostrare, con esperienza diretta, quanto e come i nostri comportamenti quotidiani possano incidere in maniera significativa sull’ambiente e sulla qualità della vita. Questa sperimentazione si inserisce nella più ampia famiglia di iniziative volte a migliorare la qualità della vita nelle città partendo dalla convinzione secondo cui, per ridurre l’inquinamento atmosferico e rendere la città più vivibile, siano importanti sì misure di lungo periodo (ricerca scientifica, investimenti su infrastrutture) ma siano indispensabili azioni che agiscano sul comportamento dei singoli e li supportino nel cambiamento improntato alla sostenibilità. Il Pedibus, quest’anno, si allarga. Nel mese di marzo, infatti, partirà anche nel quartiere di Bucaletto.


Dossier

In cammino verso il cambiamento Intervista al presidente del circolo di Potenza ll Pedibus è un proget- orientarsi negli spazi della propria città, to che, concentrandosi dal momento che si spostano molto con sulla mobilità casa- l’automobile e poco a piedi. scuola dei bambini da- Qual è lo spirito del Pedibus? gli 8 ai 10 anni , mira a Oltre all’educazione alla mobilità c’è un cambiamento culturale nel citta- anche quello di andare incontro alle dino, inteso come attore di mobilità. esigenze delle famiglie che si sentono Come avviene questo cambiamento? costrette ad accompagnare i figli a scuoI bambini sono loro stessi portatori di la per le più svariate ragioni: senso d’incambiamento, innovazione. Sono il vero CONCORSO sicurezza nel lasciare i figli da soli per FOTOGOCCIA motore che fa camminare il Pedibus, strada, fretta, spostamenti accessori, uso spingendo i genitori a partecipare atti- dell'auto per altre necessità e per offrirvamente. Sono pochi gli adulti, infatti, gli una valida alternativa fatta di moviche con piacere rinunciano a muoversi mento, socialità e sostenibilità. con l’automobile, per via del freddo, Quali gli obiettivi che si prefigge di delle cattive condizioni atmosferiche, raggiungere? della fretta. Il bambino invece no, più Intervenire sulle abitudini delle famiglie propenso ad acquisire nuove abitudini per ridurre il numero di genitori che soprattutto se presentate come un gioco accompagnano i figli in auto a scuola, divertente. E per i bambini del Pedibus riducendo gli inquinanti atmosferici; non c’è nulla di più divertente che anda- coinvolgere attivamente i bambini, edure a scuola con gli amichetti a piedi, candoli e stimolandoli alla mobilità sotanto con il sole tanto con l’ombrello. Ci stenibile; promuovere l’autonomia dei sono poi vere e proprie capacità che bambini nei loro spostamenti quotidiani acquisiscono nell’immediato, come e nei processi di socializzazione tra i

coetanei; favorire il ricorso al lavoro socialmente utile di persone anziane come i nonni e del mondo del volontariato per vigilare e accompagnare i bambini durante il percorso casa-scuola. Ma anche migliorare la qualità degli spazi della scuola e del quartiere, in un'ottica più attenta alle esigenze dei ragazzi e meno a quelle degli automobilisti; fornire ai bambini delle scuole coinvolte le basi dell’educazione stradale, attraverso l’esperienza e il contributo del comando di polizia municipale di Potenza.

I numeri del Pedibus  2 istituti scolastici coinvolti: le classi III – IV e V della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” le classi IV e V della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “L. Sinisgalli”  2 quartieri: Rione Cocuzzo con due linee di Pedibus attivate (Linea Tirreno, Linea IonioTorrette) Rione Poggio Tre Galli con una linea di Pedibus attivate (Linea Adriatico)  80 “piccoli passeggeri”  20 genitori “accompagnatori”  15 volontari di Legambiente  3 nonni del centro Auser laboratorio tirreno  1 “maestro”  2859 questionari distribuiti nelle scuole cittadine  2 agenti del comando di polizia municipale della città di Potenza per il focus sull’educazione stradale

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Dossier

*LINEA PEDIBUS TIRRENO LUNGHEZZA 800 m TEMPO DI PERCORRENZA 20 minuti circa Il percorso si snoda lungo il seguente itinerario: andata Capolinea (I Palazzo via Tirreno – lato “Serpentone”) partenza ore 8:05; 1° fermata (di fronte parco giochi) passaggio ore 8:10; 2° fermata (di fronte coop Sirio) passaggio ore 8:13; 3° fermata (incrocio Serpentino) passaggio ore 8:15; Arrivo previsto a scuola alle ore 8:20 ritorno il ritorno percorre lo stesso itinerario al contrario ed ha indicativamente il seguente orario: Partenza scuola partenza ore 13:25 1° fermata (incrocio Serpentino) passaggio ore 13:30; 2° fermata (di fronte coop. Sirio) passaggio ore 13:32; 3° fermata (di fronte parco giochi) passaggio ore 13:35; Capolinea (I Palazzo via Tirreno – lato “Serpentone”) arrivo ore 13.40

*LINEA PEDIBUS POGGIO TRE GALLI LUNGHEZZA 900 m TEMPO DI PERCORRENZA 20 minuti circa Il percorso si snoda lungo il seguente itinerario: andata Capolinea (via Adriatico – ingresso Auditorium Santa Cecilia) Partenza ore 08:00; 1° fermata (scalette Piazza Adriatico) passaggio ore 08:01; 2° fermata (ingresso Parco Europa Unita) passaggio ore 08:03; 3° fermata (piazza della Costituzione Italiana) passaggio ore 08:06; 4° fermata (via Anzio – incrocio con Via Tammone) passaggio ore 08:13; Arrivo previsto a scuola alle ore 08:20 ritorno il ritorno percorre lo stesso itinerario al contrario ed ha indicativamente il seguente orario: Partenza scuola partenza ore 13:25 1° fermata (via Anzio – incrocio con Via Tammone) passaggio ore 13:32; 2° fermata (piazza della Costituzione Italiana) passaggio ore 13:39; 3° fermata (ingresso parco Europa Unita) passaggio ore 13:42; 4° fermata (scalette Piazza Adriatico) passaggio ore 13:44 Capolinea (via Adriatico – ingresso Auditorium Santa Cecilia) Arrivo ore 13:45

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Dossier

Come vado a scuola? Gli spostamenti degli studenti in città. Il risultato dei questionari All’interno del progetto Pedibus sono stati somministrati dei questionari agli studenti dagli 8 ai 12 anni di tutte le scuole elementari e medie di Potenza, al fine di indagare sulla mobilità casa-scuola e sull’autonomia dei bambini. Tre sono gli aspetti prevalenti che emergono dall’analisi dei dati. A condizionare la mobilità casascuola è soprattutto l’organizzazione familiare. Molto spesso i genitori decidono di accompagnare i figli a scuola con l’automobile per permettere ai

ragazzi di posticipare l’orario della sveglia, per esempio. O perché, dovendo utilizzare le quattro ruote per recarsi al lavoro, ne approfittano per accompagnare i figli con lo stesso mezzo, anche se l’istituto scolastico dista appena un chilometro dalla propria abitazione. L’automobile, dunque, è il mezzo di locomozione privilegiato dalle famiglie. Tra i motivi dell’accompagnamento che spingono all’uso dell’auto, inoltre, c’è la preoccupazione dei genitori rispetto alla sicurezza della

città, sebbene, sia Potenza che Matera in termini di sicurezza, secondo l’ultimo rapporto del Sole 24 ore realizzato in collaborazione con l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia, sono ai primi posti della classifica in Italia. Questo fa sì che i ragazzi vengano seguiti passo passo nei loro spostamenti, limitando la possibilità di accrescere la propria autonomia e capacità di socializzare. Di seguito riportiamo, i risultati più importanti emersi dai questionari.

Di solito con che mezzo va suo/a figlio/a a scuola ? Il dato raccolto è stato analizzato nel Totale (numero complessivo di risposte), per fasce di età e per distanza casa-scuola. Lo stesso criterio si è utilizzato di seguito. Dal grafico si evince che il 67% degli studenti si recano a scuola utilizzando l’automobile; il restante 33% si suddivide quasi in parti uguali tra mezzo pubblico e a piedi.

La situazione cambia leggermente suddividendo il dato in base all’età, poiché probabilmente entra in gioco il fattore dell’autonomia dei ragazzi. Assistiamo infatti, ad un aumento della percentuale di coloro che vanno a scuola in macchina per la fascia 8 – 10 anni; di contro un 22% di ragazzi più grandi (10 – 12) che vanno a piedi.

totale

8/10 anni

11/12 anni

Significativa la suddivisione in base alla distanza casa-scuola. Se per distanze superiori ad 1 km è prevedibile un “crollo” della mobilità a piedi, molto grave è la situazione nella fascia 0-1 km (facilmente percorribile a piedi) dove ancora il 47% dei ragazzi è accompagnato in automobile.

Di solito come va a scuola suo figlio/a ? Il quesito cerca di indagare sul grado di autonomia dei ragazzi della città di Potenza nello svolgimento di un’azione quotidiana come l’andare a scuola. Aspetto quest’ultimo tenuto in grande considerazione nella formulazione delle domande sottoposte.

Dal grafico emerge che il 72% dei bambini è accompagnato a scuola da un adulto, nella maggior parte dei casi in automobile. Un crollo dell’autonomia negli spostamenti di cui, nei successivi grafici, se ne analizzeranno le cause.

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Dossier Se e quando suo figlio/a viene accompagnato a scuola da un adulto, perché ? La domanda cerca di capire i motivi che spingono un genitore ad accompagnare il figlio a scuola: è stata data infatti la possibilità di una risposta multipla. Il dato “inquinamento” è stato tralasciato in quanto non rilevante statisticamente. Si è ritenuto di leggere il grafico sottostante raggruppando il dato in tre macrovoci: l’età e l’inesperienza, la scarsa sicurezza delle strade e il traffico, la distanza casa-scuola.

Nontiscordardimé Operazione Scuole pulite 16 marzo 2013

La XV edizione della giornata nazionale di volontariato dedicata alla qualità e alla vivibilità degli edifici scolastici, rivolta a tutte le scuole di ogni ordine e grado è dedicata quest'anno al tema “La scuola come laboratorio di bellezza”. La bellezza degli spazi scolastici attraverso azioni di riqualificazione di aule, corridoi e cortili; la bellezza dei gesti che ogni giorno studenti ed insegnanti promuovono nel costruire una comunità scolastica coesa e sensibile ai bisogni del proprio territorio; la bellezza degli oggetti che la scuola all'interno della sua attività di ricerca, e di produzione didattica genera ogni giorno valorizzando il talento e la creatività dei ragazzi. Alle classi verranno forniti strumenti per analizzare alcune criticità dell’edificio scolastico su cui magari svolgere l’azione della giornata di volontariato. L'adesione alla campagna Nontiscordardimé può essere effettuata fino al 16 febbraio sul sito www.legambientescuolaformazione.it

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Dossier Il convegno

Investire nelle reti e diffondere le smart grid Smart grid, ovvero reti intelligenti. Cosa sono, a cosa servono e quali i risvolti ambientali ed economici? Domande a cui si è cercato di dare risposta in un incontro che si è svolto presso la sala consiliare della Provincia di Potenza e promosso da Legambiente Basilicata e DeMepa dal titolo “Comunità dell’energia: fonti rinnovabili e smart grid per un’energia pulita, distribuita, efficiente”, nell’ambito del progetto Futurenergy. Un

funzionamento di un sistema che deve essere capace di gestire flussi di energia discontinui e bidirezionali. Per questo diventa oggi strategico governare l’equilibrio del sistema, considerando i cicli di produzione dal vento e dal sole nelle diverse parti del paese. Gli investimenti per il potenziamento della rete e lo stoccaggio dell’energia elettrica risultano indispensabili per superare gli attuali problemi di sovraccarico delle reti in alcune parti del paese, anche perché avvicinando domanda e produzione, si possono sensibilmente ridurre le perdite (nel 2010 pari a 20 terawatt). Ma sono necessari anche gli investimenti che consentono di modernizzare le reti di distribuzione elet-

Da destra: Ferruccio Giornelli, Pasquale Motta, Piero Lacorazza, Marco De Biasi, Edoardo Zanchini, Massimo Scuderi.

modo per riflettere proprio sulle microreti di distribuzione di energia da fonti rinnovabili, inquadrandole nell’attuale contesto economico ed energetico attraverso una panoramica di quanto avviene a livello internazionale e fornendo alcune concrete esemplificazioni basate sulle realtà della regione Basilicata, grazie al contributo di Massimo Scuderi, direttore tecnico della Società Energetica Lucana, Ferruccio Giornelli e Pasquale Motta rispettivamente partner e amministratore delegato di DeMepa, Edoardo Zanchini, vice presidente nazionale di Legambiente, Monica Salvia ricercatrice dell’Imaa-Cnr Basilicata e Marco De Biasi Presidente di Legambiente Basilicata. Dall’ultimo rapporto “Comuni Rinnovabili” di Legambiente, emerge quanto la crescente offerta di energia elettrica da fonti rinnovabili abbia non trascurabili riflessi sull’assetto e sulla gestione delle reti elettriche che devono essere in grado di assorbire una produzione diffusa e discontinua e al tempo stesso, in assenza di produzione da fonte fotovoltaica, devono fare ricorso all’energia elettrica prodotta da fonti tradizionali. Investire nelle reti energetiche è oggi una condizione indispensabile per dare un futuro al modello della generazione distribuita. La rete elettrica è, infatti, la spina dorsale e la condizione per il

trica e termica, creando le condizioni per realizzare moderni sistemi di teleriscaldamento nelle aree urbane, in prospettiva di una più efficiente gestione, che aiuti la generazione distribuita, l’interscambio con la rete e l’accumulo per utenze e attività nella prospettiva della smart grid. Dal punto di vista degli impianti, occorre investire sulle produzioni da fonti rinnovabili capaci di garantire la domanda di picco (quindi non legati a oscillazioni nella produzione) e flessibili nella gestione in funzione della richiesta della rete (quindi biomasse e biogas, pompaggi idroelettrici, sistemi ad aria compressa, altre tecnologie sperimentali).

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Zaino in spalla

Diario di una bicicletta di Gabriele Santagata

Il

mio primo contatto, da adulto, con la bicicletta, è avvenuto così. In maniera del tutto istintiva e forse un po’ azzardata decido di fare un viaggio in solitaria in Basilicata (che vuoi che sia, mi dico, tanto le strade della regione le conosco come le mie tasche). E che sia azzardato me lo dicono tutti gli amici a cui ne parlo e anche Michele e Maurizio, due perfetti sconosciuti fino ad allora, ai quali mi affido per la scelta della mia prima bicicletta e dell’equipaggiamento necessario per affrontare questa avventura. Così dopo un mese di allenamento carico le borse e parto. “Non so quanti chilometri e in quanti giorni”, questo mi dico partendo. Poi con il passare dei chilometri comincia a prendere forma il viaggio, da solo. Le strade che pensavo di conoscere bene in realtà non le conosco perché in bicicletta le lunghe gallerie non posso farle e così anche il tragitto che nella mia mente era così breve, si allunga. Meglio, non

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ho fretta e soprattutto ho glia di mettermi in gioco e provare a scoprire fino a dove posso spingermi. La prima sosta è in Val d’Agri, fin qui tutto bene. Il giorno successivo incomincio a sentire il caldo

vo-

ma ciò nonostante il viaggio prende a farsi più interessante, riesco finalmente a Mettersi in gioco godere della vista di per scoprire ciò che mi circonda il mondo grazie al lento e coe sfidare se stessi stante pedalare e così dalla diga del Pertusillo passando per i caldissimi calanchi tra Aliano e Sant’Arcangelo arrivo a Senise dove decido di fare la seconda sosta. Il terzo giorno si va sul Pollino, a San Severino Lucano. Prima vera tappa tutta in salita, breve ma un po' dura e con 10 chili di borse di cui almeno la metà risultati inutili. Fin qui, forse anche se non deciso a tavolino, un’idea di ciò che voglio fare e vedere ce l’ho, da lì in poi invece mi dico: perché fare la stessa strada? Vado verso il mare e poi torno da Matera. E’ questo il giorno in cui avverto l’importanza di ciò che sto facendo perché entro realmente in contatto con la natura che mi ospita in questo andare un po’ incerto senza sapere se la strada porta davvero lì dove credo,


Zaino in spalla frana. Ora sì che fa caldo, non faccio in tempo a bagnarmi la testa sotto una fontana che l’aria calda soffiata dal vento subito la asciuga, perdo un po' di lucidità e a tratti mi assale lo sconforto, paura di non farcela ad

Policoro

circa 400 chilometri percorsi per le strade della Basilicata con la mia bicicletta, mi riporta a casa. Soltanto un mese dopo mi si presenta un’opportunità: chiudere il cerchio, come si dice, completare l’anello, finire ciò che il mese precedente ero stato costretto a interrompere. Michele e Maurizio mi propongono di unirmi a loro per una gita a Matera, andata e ritorno. 200 chilometri in due giorni per me molto impegnativi visto il mio livello da cicloturista molto turista e poco ciclo. Incoraggiato dai nuovi amici e attratto dalla sfida li precedo nella partenza per conquistare minuti e chilometri preziosi. Infatti, dopo una trentina

arrivare, di avere un guasto meccanico e non saperlo riparare. Quella è stata la giornata più lunga sul sellino (oltre 100 chilometri) quindi l’arrivo a Policoro significa proprio una bella soddisfazione e la felicità di un semplice tuffo nel mare! Domani si arriva a Matera e sono costretto a fare un po’ di strada statale (non è proprio simpatico sentire auto e camion che ti spostano al loro passaggio) ma stringo i denti e vado avanti fino a Montescaglioso e finalmente Matera Montescaglioso dove arrivo intorno alle ore 15 e dove incontro altri due viaggiatori di chilometri, mi raggiungono sfrecin bici appena arrivati anche loro. ciando in discesa piegati in posizione Scambiamo due parole e poi ognuno aerodinamica sui telai delle loro bicia cercare un posto dove pernottare. Si clette e così proseguiaavvicina il giorno del rientro e come mo il viaggio in gruppo al solito sono combattuto tra il desi(siamo una decina) perderio del ritorno e la voglia di conticorrendo tutta la via nuare a scoprire dettagli di questo Appia tra saliscendi conviaggio. tinui attraversando tratti E così, come se anche la mia bici non di bosco e zone in cui lo volesse tornare, ci pensa la camera spazio si apre fino a perd’aria a risolvere il dubbio. Foro per metterci di vedere la ben due volte e non avendo più la diga della Camastra e le possibilità di sostituirla a Miglionico, Dolomiti Lucane. dove mi trovo, chiamo in soccorso Una prospettiva del mio fratello che verso le ore 17, dopo viaggio diversa per me, Matera

nuova. La possibilità di confrontarmi con chi in bici ci va da “un po'” più di me, a cui chiedere il miglior rapporto da usare per affrontare le salite dure. A quante atmosfere gonfiare la camera d’aria, ma anche ascoltare esperienze di viaggio di ognuno, strade proibitive, percorsi facilmente pedalabili, paesaggi da ricordare oppure cosa mangiare prima o durante le uscite: condivisione del viaggio dunque! Presto però mi accorgo che non ho più tanto fiato per fare domande. Cavolo! “Tirano” questi ciclisti, compresa Loredana, l’unica donna del gruppo! E così dopo circa 60 chilometri mi trovo una mano sulla schiena a spingermi, non chiesta ma assolutamente gradita, necessaria. Di Michele prima e di Roberto poi. Da lì in poi per me è tutta fatica pura! Ma che ci faccio con questi che manco li conosco! Finalmente arriva una sosta, guarda un po’ proprio lì dove un mese prima avevo dovuto arrendermi. Il tempo di riempire la borraccia e via di nuovo a pedalare per cercare di riprendere il gruppo. Ci sono quasi quindi, manca poco a Matera. Solo l’ultima, lunga spinta (grazie Donato!) sulla salita che porta, guarda un po’, proprio all’ospedale di Matera ed è fatta. Un’altra maniera di affrontare il viaggio pedalando - dicevo - ma sempre pedalando.

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Cultura / rubriche

IL GRUPPO DI ACQUISTO ECOLOGICO (Gae) Il futuro non si acquista a scatola chiusa. Soprattutto a tavola Per la settimana Unesco la campagna “BioAlimenta il domani”

I

l Dess è il Decennio dell’educazione allo sviluppo sostenibile, istituito per sensibilizzare governi e società civili verso un futuro rispettoso delle risorse del pianeta. L’Unesco coordina e promuove le attività del Dess organizzando ogni anno la Settimana Unesco di educazione allo sviluppo sostenibile. Quest’anno i temi della Settimana (19-25 novembre 2012) sono stati alimentazione, agricoltura ed ecosistema. In occasione della settimana Unesco di Educazione allo Sviluppo Sostenibile la rete dei Centri di educazione ambientale di Legambiente Basilicata, ha messo in campo “BioAlimenta il domani”. Il progetto, sostenuto dal programma Epos-Programma Strategico 2010-2013 finanziato dal Po Fesr 2007-2013, ha avuto l’obiettivo di promuovere modelli di sviluppo sostenibile, salvaguardando il nostro patrimonio culturale e naturale, accrescendo la consapevolezza sull’importanza di individuare nuove scelte di acquisto e nuovi stili di vita. Per concretizzare questi obiettivi è stata organizzata la cena “Io faccio la cena giusta – Basilicata in tavola”, al ristorante Mozart di Potenza, con un menù di ricette tipicamente lucane, a base di prodotti locali da agricoltura biologica e di qualità. Nel menù, oltre ad essere indicato il piatto tipico, è stata riportata la chiara indicazione della provenienza della materia prima e dei metodi di produzione adottati. L’iniziativa – che ha visto la partecipazione di un numero consistente di cittadini e Il menu di “Io faccio la cena giusta” utenti del Gruppo d’acquisto ecologico del Circolo Legambiente di Potenza, insieme ai suoi produttori - ha mirato alla riscoperta dei sapori della tradizione lucana, abbracciando una visione di più ampio respiro: far comprendere che puntare su prodotti certificati, biologici e a “chilometro zero”, costituisce un’attrattiva per il cliente e un punto di forza per il ristoratore e può rappresentare, al tempo stesso, un nuovo canale di sbocco per un’agricoltura lucana che, sebbene sempre più indirizzata verso la qualità e il rispetto per l’ambiente, non riesce ad accedere alla rete commerciale. Con la campagna d’informazione “Occhio agli acquisti per una spesa sostenibile”, in piazza Prefettura a Potenza, si è cercato di promuovere forme di acquisto alternative a quelle tradizionali, come quella dell’acquisito in gruppo (GAS), con lo scopo di informare i cittadini sulla possibilità di agire con consapevolezza e di operare delle scelte eque e sostenibili al momento della spesa. La giornata è stata animata da laboratori ludico didattici per grandi e

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I carrelli della spesa “giusta” e “sbagliata” esposti in piazza Prefettura

piccoli con l’intento di promuovere il cibo di qualità come identità culturale che influenza lo stile di vita delle persone e per evidenziare lo stretto rapporto fra il cibo e i cicli stagionali. Se attraverso gli assaggi al buio il cittadino è stati invitato a provare e poi distinguere la marmellata di ciliegie del supermercato da quella biologica, con il gioco sulla frutta e gli ortaggi di stagione è stato messo alla prova sulle proprie conoscenze sulla stagionalità dei prodotti (abituati ad avere sulle nostre tavole tutti i prodotti tutto l’anno), mentre l’illustrazione del carrello “della spesa giusta” è servito a spiegare quanto quella che si effettua generalmente nei supermercati non tiene conto della provenienza geografica dei prodotti, degli imballaggi e delle certificazioni a differenza del carrello “giusto”, ovvero quello che predilige il biologico, i prodotti sfusi, poco imballati e a chilometro zero. Infine, un percorso di educazione ambientale nelle scuole: “BioAlimentazione” il percorso che propone un approccio didattico nuovo, creativo e, soprattutto, interdisciplinare, capace di scoprire la tematica “cibo” dalle più diverse angolature e di creare interessanti connessioni tra le varie materie curricolari per avvicinare i ragazzi a nuovi e più sorprendenti modi di considerare l’atto di nutrirsi.

Un momento delle lezioni alla scuola elementare di Sasso di Castalda


Cultura /rubriche

L’accento di Marco De Biasi

Sommersi da una montagna di rifiuti

S

tiamo assistendo in questi giorni all’ennesima crisi nella gestione dei rifiuti a Potenza, nonostante il piano di gestione e raccolta dei rifiuti predisposto per il Comune dal Conai, che prevede il passaggio ad un sistema di raccolta differenziata spinta, sia stato approvato nel novembre 2011. Purtroppo però Potenza è solo la punta dell’iceberg. In Basilicata non riusciamo a liberarci dagli schemi del passato, rimanendo saldamente ancorati al ricorso alla discarica, che interessa ancora quasi l’80% dei rifiuti prodotti, e a dotarci dell’impiantistica necessaria alla gestione di un sistema di Raccolta Differenziata spinta. In Basilicata vengono magnificati gli impianti di Sant’Arcangelo e di Lauria come punta di efficienza del sistema: impianti che producono rifiuti stabilizzati per la discarica e materiali secchi per l’inceneritore Fenice, contribuendo per lo 0% all’incremento della percentuale di raccolta differenziata. Cosa ci possiamo inventare per far capire ai nostri amministratori che quegli impianti non sono la soluzione del problema ma sono una delle cause del problema? Come possiamo fare per spiegare ai nostri amministratori che la soglia per il 2013 del 65% di raccolta differenziata non è un optional ma è legge dello stato? Come mai la Regione fa ordinanze su ordinanze per organizzare il valzer della monnezza fra una discarica e l’altra e non fa un’ordinanza per realizzare, in tempi rapidi, gli impianti di compostaggio, assolutamente necessari e già previsti dalle programmazioni vigenti? Per quale motivo ci dobbiamo attardare su una nuova pianificazione regionale che ci farà solo perdere altri mesi in discussioni inutili? Non è più semplice fare quello che è già previsto nelle pianificazioni integrato con il lavoro che, su richiesta delle amministrazioni provinciali e della stessa regione, gratuitamente, il Conai ha già realizzato? Abbiamo ascoltato lamentele anche sul ricorso all’aiuto del Conai, gli “esterni”, giustificate dal fatto che saremmo in grado, da soli, di risolvere i nostri problemi. Peccato che in 10 anni di pianificazioni, programmazioni, progetti speciali, consulenti blasonati ed esperti di ogni tipo, siamo in coda alle classifiche nazionali di raccolta differenziata e lontanissimi dagli obiettivi fissati dalla legge. L’ultima regione d’Italia per produzione di rifiuti procapite, una delle più piccole per numero di abitanti, insomma una bassa quantità di rifiuti da gestire eppure rimaniamo sommersi, prima che dai rifiuti, dalla nostra incapacità di affrontare e risolvere il problema. Senza la programmazione regionale e, in molti casi, senza il sostegno economico della Regio-

ne, molti nostri amministratori locali, come nel caso dei comuni di Rotondella, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Irsina e dei comuni dell’Alto Bradano che, coordinati dalla Comunità Montana, sono riusciti ad ottenere percentuali di raccolta differenziata stabilmente oltre il 60%, a dimostrazione che questo stesso processo si può attuare ovunque, anche in Basilicata, in tempi brevi, con una grande partecipazione dei cittadini e con risultati “europei”. Perché è ormai chiaro a tutti, che solo con la raccolta differenziata si possono ridurre i volumi e le quantità in smaltimento: i dati sono in evidenza e sotto i nostri occhi, tranne a chi continua ad ispirare pianificazioni e soluzioni impiantistiche in Basilicata continuando a puntare su discariche e inceneritori. Chi l’ha capito per tempo ed ha programmato una gestione diversa, basata sulla separazione domestica dei rifiuti e sulla raccolta differenziata dei materiali, oggi non solo non vede crescere i costi di gestione del servizio, ma vede in bilancio i risparmi reali di una gestione più efficace ed efficiente. Non si può continuare a buttare ingenti risorse economiche nel “fosso” che genera bassa intensità di lavoro, crea enormi danni ambientali e tanti problemi ai bilanci comunali. Il sistema va radicalmente trasformato superando la logica dello “smaltimento” per passare ai sistemi basati sul recupero di materia, che comporta, fra l’altro, oltre agli indubbi vantaggi ambientali, anche una maggiore intensità di occupazione con la creazione di centinaia di posti di lavoro. Facciamo fatica ad uscire dalla preistoria, rappresentata dalle discariche, per avviarci verso la modernità fatta di cittadini che separano i rifiuti a casa e di imprese che recuperano e riutilizzano tutti questi preziosi materiali. L’attivazione della raccolta differenziata consentirebbe ad ogni Comune lucano di raggiungere in pochi mesi percentuali altissime anche con risparmi in termini economici, dando certezza e stabilità al servizio di gestione dei rifiuti ed alla tenuta finanziaria dello stesso, soprattutto se si guarda al certo lievitare dei costi in prospettiva futura, con lo smaltimento sempre più oneroso e con un “peso” sui bilanci comunali sempre maggiore. È questa la strada che vogliamo percorrere o è già pronta dietro l’angolo l’ennesima sciagurata scorciatoia?

Cassonetti stracolmi di rifiuti a Potenza il 19 febbraio

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Cultura / rubriche

di Michele Catalano Agronomo esperto paesaggista IL FICO “SCHIAVONE” Il fico (Ficus carica L.) da millenni ha contribuito a caratterizzare il nostro paesaggio diventando, assieme all’olivo, al castagno e alla vite, l’icona della locale civiltà contadina, e largamente coltivato in Italia nelle regioni meridionali col passare del tempo è stato progressivamente trascurato per la perdita di importanza economica. Ciò ha causato la scomparsa di molte varietà, tanto che solo alcune di esse sono presenti in ambito familiare o su mercati locali. Tuttavia una ripresa dell’interesse per questa specie sarebbe quanto mai opportuna non solo per motivi socio-culturali, ma anche per la conservazione della biodiversità e per l’importanza che essa riveste nella stabilità degli agro-ecosistemi e nella sostenibilità ambientale. ORIGINE E DIFFUSIONE La pianta di fico si vuole sia originaria della Grecia, e più precisamente della città di Sparta, fu detta dai latini ficus a faecunditate, e da Linneo ficus carica. Gallesio, pomologo vissuto tra fine settecento e inizio ottocento, nel suo famoso trattato “Pomona italiana, descrive 450 varietà di fico”. Tra queste, “il fico Schiavone”. Oggi a occhi esperti non sfugge la presenza di qualche esemplare di questa varietà nelle campagne lucane, e in modo particolare in quelle del circondario di Tolve, proprio grazie alla sua rusticità e alla facilità con cui si propaga. CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE E’ un albero che può raggiungere 7-8 metri d’altezza e 10 metri di diametro, con un tronco grigio e rami dell’anno marroni, con corteccia lucida e liscia. Le foglie sono alterne, ricordano la palma di una mano, sono più o meno intagliate, più o meno scabre secondo le varietà. L’ampiezza delle foglie è sostenuta da cinque nervi massimi, compresa la rachide, e da molti nerviccioli, che in vari ordini si diramano. Il frutto è una varietà bifera, cioè produce a luglio i fichi “fioroni” o fiori o primaticci, cioè frutti portati dai rami degli anni precedenti, più grossi e meno saporiti; e i fichi “forniti” o veri o

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tardivi in settembre, maturati sui rami dell’anno, più piccoli e dolci perché esposti al sole estivo. I limiti climatici di coltivazione di questa varietà di fico dipendono dalle temperature rigide dell’inverno, in posizione ben esposta si va dai 500 ai 900 metri di altitudine, anche se tra le sue caratteristiche vi è quella di non temere, né i geli, né le nebbie, né i freddi di primavera. Ama sempre le esposizioni soleggiate ed è buona norma collocarlo in posizione riparata dai venti freddi e pienamente esposte al sole. LA COLTIVAZIONE Nella messa a dimora della pianta bisogna porre attenzione che il suolo sia ben drenato, possibilmente calcareo. Nella buca d’impianto è importante assicurare una buona concimazione: è consigliabile porre sul fondo della fossa una palata di concime organico, meglio se stallatico maturo, da ricoprire con uno strato di terra. Nei primi anni dopo il trapianto necessita d’irrigazioni frequenti e regolari, che contribuiranno a rendere vigorosa la pianta. Successivamente potrà resistere senza problemi alla siccità con una semplice dose di concime organico a base di cornunghia apportato in autunno. La distanza, che si deve mantenere tra le file nella piantagione di una ficaia può essere varia, ma è bene porre le piante a una distanza di 1,5 metri tra e sulla fila: Negli orti si può destinare una maggiore distanza, come anche nelle vigne, per non rendere troppo ombreggiato il suolo. Circa il tempo di piantare una ficaia si deve considerare il clima, e il suolo, nonché se si mettono a dimora i rami o i polloni. Si propaga normalmente per talea di ramo perché radica

facilmente, oppure si tagliano i polloni che crescono dalla ceppaia. I rami, infatti, vogliono essere piantati a febbraio nei climi caldi e nei suoli asciutti, e in marzo nei luoghi freddi, o anche ai principi di aprile, quando il terreno si mostrasse alquanto umido. I polloni invece, e le margotte, si possono piantare tutto l’inverno, purché il suolo sia ben drenato e non presenti ristagni d’acqua. Altro vantaggio di questa varietà di fico è che crescendo bene nei climi freddi del potentino produce un’abbondanza di fioroni ove invece le altre varietà di fico poco o niente vanno a maturazione. In tal modo si ha il vantaggio di gustare i fioroni quando nei paesi caldi si gustano i secondi fichi senza temere il fenomeno della “colatura”, come avviene per altre razze fioronifere. Questa è una malattia del frutto che avviene o per difetto di fecondazione, o per siccità, o per la nebbia. In questi casi i frutti s’ingialliscono, si distaccano e cadono prima di maturare. CARATTERISTICHE MERCEOLOGICHE DI PREGIO Il frutto si presenta di forma grossa, allungata, e conica verso il peduncolo che è corto. La buccia è delicata, di color brunoscuro, rosso smunto nell’interno, si fende quando è maturo, e piega il capo. Il sapore è gradevole e lascia al gusto qualche piccolo senso di caprifico, la qual cosa lo rende apprezzabile nella pasticceria tipica lucana per la produzione di fichi caramellati al forno o secchi. Altri usi alimentari, di questa varietà di fico, sono in erboristeria per la preparazione di decotti per il mal di gola o di lassativo, e non da ultimi nella preparazione di unguenti per alleviare su punture da insetti come vespe o zanzare.


Lavatrici, ridurre i consumi si può! Salve, vorrei alcuni consigli per l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo. In particolare sono in procinto di comprare una lavatrice e mi piacerebbe fare un acquisto oculato, che tenga conto delle giuste caratteristiche. Quali inoltre i consigli utili per il suo utilizzo? Teresa Meglio acquistare una lavatrice ad elevata efficienza (A++), del carico adatto ai tuoi bisogni: 5/6 kg vanno più che bene per una famiglia di 3/4 persone. Costo indicativo: a partire da 400 euro. Detto ciò, ecco alcuni consigli utili. Utilizzare la lavatrice solo a pieno carico, altrimenti servirsi del tasto “mezzo carico”. Separare il bucato in base al tipo di tessuto e di sporco e scegliere correttamente il programma. Per la biancheria non molto sporca, evitare il prelavaggio: in questo modo si risparmiano energia, acqua e detersivo. Preferire programmi di lavaggio a temperature non elevate (40 °C – 60 °C). Lavare a 90° solo biancheria veramente molto sporca e molto resistente: questa temperatura comporta elevati consumi di acqua, di detersivo e di energia elettrica (per alzare la temperatura dell’acqua). Un ciclo a 90° fa consumare il doppio di uno a 40°. Una famiglia che lavi a questa temperatura quattro volte alla settimana può risparmiare circa 40 euro in un anno. Fai funzionare la lavatrice di notte, sempre che non disturbi il sonno: con la tariffa bioraria, consente di risparmiare e di alleggerire il già alto carico elettrico diurno. Se l'acqua di casa è troppo dura, effettua di tanto in tanto un lavaggio a vuoto con aceto. Se non basta, installa anche un “addolcitore” nelle tubature di adduzione alla lavatrice (e alla lavastoviglie): allunga la vita dell'apparecchio e riduce gli sprechi di detersivo. Costo indicativo per un addolcitore: 1.500 euro (con manodopera). Preferisci i modelli che offrono la possibilità di essere collegati direttamente all'acqua calda, meglio se alimentata da pannelli solari: si arriva così a spendere per ogni lavaggio circa un terzo di quel che ci costa riscaldare l'acqua con una resistenza elettrica.

Telefono: 0971/480044

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Email: info@giuzio.net La coccinella / FEBBRAIO 2013

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