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MONITORAGGI AMBIENTALI

tra l’unità di pool (zona deposizionale) e quella di rife (zona erosionale), possono inuenzare la composizione e la struttura della comunità stessa, portando a nuove combinazioni di specie. In ambiente lotico numerosi adattamenti morfologici, siologici e comportamentali permettono agli invertebrati acquatici di resistere alla forza della corrente. Possono, infatti, presentare appiattimento del corpo e forma affusolata, ventose, cuscinetti adesivi, uncini, unghie rinforzate, zavorre e secrezioni lamentose e appiccicose: è il caso di insetti appartenenti agli ordini degli Efemerotteri, Plecotteri e Tricotteri. A livello comportamentale adottano abitudini criptiche e attuano migrazioni controcorrente e voli di risalita del corso d’acqua per l’ovodeposizione. In ambienti lentici, dove l’ossigeno disciolto può presentare valori molto bassi, prevalgono invece taxa tubicoli e detritivori, quali Ditteri e Oligocheti, resistenti all’anossia grazie al pigmento emoglobina presente nell’emolinfa. Vivono infossati nel sedimento no a 10-15 cm di profondità e attuano oscillazioni del corpo per creare un usso d’acqua che apporta ossigeno e nutrienti (Lencioni et al., 2007). Campionamento delle comunità macrobentoniche Per il campionamento della comunità macrobentonica è stato utilizzato un metodo standardizzato di tipo multihabitat proporzionale per umi e torrenti guadabili (Buffagni e Erba, 2007). Tale approccio è frutto dell’esperienza svolta in diversi paesi europei ed extra-europei, sia in ambito di ricerca che applicativo, ed è stato denito per soddisfare i requisiti della Direttiva europea sulle acque (WFD, 2000/60/CE). Questo protocollo è di tipo quantitativo, in quanto la supercie da campionare è denita e permette di determinare le abbondanze assolute degli organismi per unità di supercie. Il metodo si basa sul campionamento degli habitat più rappresentativi del tratto uviale selezionato, in relazione alla loro presenza percentuale. Un campione è costituito da un numero denito di unità di campionamento, in questo caso 10, indicate anche mediante il termine “repliche”. La prima fase dell’applicazione del metodo prevede una valutazione sommaria della struttura degli habitat presenti nel sito di campionamento; tale valutazione avviene a due livelli: • riconoscimento della sequenza rife/pool (dove applicabile); • riconoscimento e quanticazione delle percentuali di presenza dei vari tipi di microhabitat, dei quali nove sono minerali e otto biotici. 72

La sequenza rife/pool si riconosce grazie al fatto che essa è costituita da due tratti uviali contigui che presentano caratteristiche diverse di velocità di corrente, turbolenza, profondità, granulometria del substrato e carattere deposizionale/erosionale. Nello specico, il tratto di pool (o area deposizionale) presenta minor velocità di corrente, minore turbolenza e substrato a granulometria più ne rispetto a quella di rife; il tratto di rife (o area erosionale) presenta una minor profondità e una velocità di corrente e turbolenza più elevate rispetto alla pool. Il riconoscimento avviene attraverso l’osservazione del ume nel sito in esame lungo il suo asse longitudinale. All’interno dell’area di pool e di rife, viene determinata mediante indagine visiva la presenza di diversi tipo di microhabitat, la cui percentuale di frequenza viene stimata a step di 10%, no a un totale di 100%. La quanticazione dei microhabitat viene registrata in una apposita scheda di campo, che riporta la percentuale di frequenza dei singoli microhabitat e, in modo proporzionale, il relativo numero di repliche da effettuare; così facendo, la distribuzione nale Tab. 25 - Lista e descrizione dei principali microhabitat rinvenibili delle unità di campionamento rappresenterà la struttura nei umi italiani (Buffagni e Erba, 2007) complessiva del sito analizzato. I microhabitat minerali vengono classicati in base alla dimensione del substrato che li costituisce; tra essi vengono inclusi anche substrati articiali, ossia manufatti di origine antropica (ad es. alveo cementicato). I microhabitat biotici sono catalogati in base alla natura della sostanza organica presente, ovvero alghe, macrote sommerse, frammenti vegetali, etc. (Tabella 25). Nel presente lavoro sono state scelte due stazioni lungo l’Addetta (in loc. Zoate e a monte di Balbiano, Figura 75) ed una lungo il Lambro (immediatamente a valle del ponte della s.s. 415 Paullese, Figura 76). Il campionamento del macrobenthos è stato effettuato utilizzando un retino immanicato con telaio di 22x22 cm e con rete a maglia da 300 µm. La supercie totale campionata è stata di 0,5 m2 nell’area corrispondente al mesohabitat prevalente, ossia nella pool per la stazione di Zoate, e nella rife per le altre due stazioni. Ogni replica è stata raccolta posizionando l’imboccatura della rete di cattura controcorrente immediatamente a valle del punto di campionamento e smuovendo il substrato no a risospendere gli organismi macrobentonici e a veicolarli all’interno della rete. I campioni così raccolti sono stati conservati in alcool al 70% all’interno di barattoli di polietilene, opportunamente identicati

Tab. 26 - Metriche che compongono lo STAR_ICMi e peso loro attribuito nel calcolo dell’indice

mediante un’etichetta contenente informazioni relative al nome del sito, la data del campionamento, il tratto del campionamento (pool o rife), il microhabitat, il numero di repliche a cui il campione corrisponde, il tipo di usso e la profondità. In laboratorio, gli organismi sono stati separati dal sedimento e identicati mediante stereomicroscopio a livello di famiglia/genere utilizzando chiavi dicotomiche (Sansoni, 1988; Campaioli, et al., 1994).

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Studio di fattibilità def rid  

Lo studio di fattibilità completo nato dal progetto VOLARE - Valorizzare il fiume Lambro nella Rete Ecologica Regionale e realizzato fra il...

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