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VALORIZZARE IL F IUME L AMBRO NELLA RE TE ECOLOGICA REGIONALE

4.2 Abaco delle azioni di progetto 4.2.1 Metodologia La realizzazione di un progetto di Infrastruttura Verde (European Commission, 2013) deve tenere conto di differenti vocazioni territoriali, in quanto combina il mantenimento dei valori ambientali e la conservazione della biodiversità con il recupero e la valorizzazione paesaggistica e del patrimonio culturale, producendo effetti sulle componenti socioeconomiche dell’ambito interessato. Le reti verdi si basano sulla protezione, sul rafforzamento e/o sulla realizzazione di ambiti di valenza naturalistica, che possono essere rappresentati da aree protette (parchi, riserve, oasi, siti Natura 2000), da componenti della Rete Ecologica, da sistemi agroambientali, sia demaniali che di proprietà pubblica o privata, che fungano da unità minime di interesse ambientale all’interno di un disegno complessivo di riqualicazione territoriale. In termini generali, le Infrastrutture Verdi hanno un carattere multifunzionale denito a partire dalla lettura dei valori ecosistemici, così come denito dalla Commissione Europea (COM(2013) 249 nal9) ovvero possono essere considerate “una rete di aree naturali e seminaturali pianicata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi ecosistemici”, di cui fanno parte “gli spazi verdi (o blu, nel caso degli ecosistemi acquatici) e altri elementi sici in aree sulla terraferma (incluse le aree costiere) e marine”. Gli interventi per il potenziamento delle connessioni ecologiche sono inoltre fondamentali per garantire quanto previsto dall’Obiettivo 2 della Strategia Europea per la biodiversità 10, ovvero quello di “preservare e valorizzare i servizi ecosistemici nonché ripristinare gli ecosistemi degradati ricorrendo alle infrastrutture verdi come strumento per la pianicazione del territorio”. 9 European Commission (2013). Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle regioni, Infrastrutture verdi – Rafforzare il capitale naturale in Europa COM(2013) 249 Final, Brussels. 10 European Commission (2011). Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the Economic and Social Committee and the Committee of the Regions. Our life Insurance, Our Natural Capital: An EU Biodiversity Strategy to 2020. COM(2011) 244 Final, Brussels.

La valenza naturalistica ed ecologica delle Infrastrutture Verdi è complementare e strettamente connessa alla Rete Ecologica Regionale (RER), in quanto entrambe concorrono a rafforzare il ruolo di conservazione della biodiversità incentivando il potenziamento delle connessioni ecologiche. Sulla base di queste premesse, è stato denito un abaco degli interventi in cui sono comprese le misure tipologiche prese in considerazione nell’ambito di questo studio di fattibilità, successivamente declinate spazialmente nei diversi ambiti territoriali omogenei deniti nei Masterplan progettuali. L’abaco è concepito come un catalogo sintetico dei possibili interventi strategici capaci di ricostruire la connettività ecologica secondo un’ottica multifunzionale. Tale strumento non intende essere una raccolta esaustiva di tutti gli interventi possibili per la valorizzazione e riqualicazione ambientale dell’ambito di interesse, bensì una selezione ragionata delle azioni che, in considerazione del contesto territoriale, possono migliorare e/o creare le condizioni per garantire la connettività ecologica terreste e uviale. Ogni tipologia di intervento e relativa declinazione territoriale specica dovranno essere oggetto degli opportuni approfondimenti in sede di eventuale progettazione, al ne di denire compiutamente quegli aspetti di dettaglio che non vengono trattati a questa scala di studio di fattibilità.

• l’assenza di impatti ambientali negativi derivanti dalla realizzazione di un nuovo intervento; • l’intervento deve lasciare habitat adatti a sostenere una certa biodiversità, aggiungendo elementi di naturalità o consolidando quelli esistenti; • l’intervento laddove possibile deve essere multiscopo, ovvero produrre servizi ecosistemici utili sia a ora e fauna, ma anche alle popolazioni locali; • i nuovi interventi devono potersi mantenere nel tempo. Cioè devono essere “sostenibili” ambientalmente, economicamente e socialmente; • un buon intervento deve essere conosciuto e riconosciuto come tale dalla gente. Fondamentale per questo è una corretta informazione e comunicazione dei risultati attesi o prodotti. Gli interventi riportati nel seguente abaco sono suddivisi per ambito di intervento, con riferimento all’alveo uviale attualmente attivo (interventi del gruppo A), alla fascia ripariale di ampiezza pari allo spazio di mobilità uviale (interventi del gruppo B) e alla zona retroripariale comprendente l’intero sistema rurale no ai limiti esterni dell’ambito di interesse dello studio di fattibilità (interventi del gruppo C).

Gli interventi proposti sono organizzate in schede contenenti i seguenti elementi: 1. obiettivi specici; 2. descrizione generale; 3. buone pratiche esemplicative, laddove possibile, con riferimenti ad interventi già realizzati, in Italia o all’estero.

La tipologia A è relativa agli interventi lungo il corso d’acqua da realizzarsi in ambito demaniale, mentre le tipologie B e C interessano terreni prevalentemente privati. La combinazione degli interventi di tipo A e B è funzionale alla strutturazione della dorsale ecologica principale lungo i corsi d’acqua interessati, mentre gli interventi di tipo C, agendo sulla matrice agroambientale, sono funzionali a Gli interventi progettuali si basano su alcuni principi e presupposti denire il buffer ecologico ai lati della dorsale uviale nonché scientici enunciati in diversi manuali tecnici dedicati alla all’implementazione delle dorsali secondarie di connessione costruzione delle Reti Ecologiche sul territorio, quali11: (continue o stepping stones). 11 ERSAF, Manuale sulle buone pratiche per la RER. Piano Territoriale di Coordinamento della Città metropolitana di Milano (2012), “Repertorio delle misure di mitigazione e compensazione paesistico ambientali, Parte D – Quaderno degli interventi e delle opere tipo di mitigazione e compensazione”, disponibile on-line http:// allegati.provincia.milano.it/pianificazione/allegati/piano_territoriale/ adeguamento_in_corso_adottato/Repertorio_delle_misure_di_ mitigazione.pdf ; Regione Emilia Romagna (2012), “Studio di fattibilità per la denizione di linee guida per la progettazione e gestione di fasce tampone in Emilia-Romagna” ; D.g.r. Regione Lombardia n. 4517/2007, “Criteri ed indirizzi tecnico-progettuali per il miglioramento del rapporto fra infrastrutture stradali ed ambiente naturale”

La tipologia C è altresì funzionale a raccordare i corsi d’acqua agli ambienti costruiti, portando alcuni elementi di naturalità alle porte delle città, in modo da “prendere per mano” virtualmente gli abitanti dei comuni interessati per una nuova fruizione dei sistemi uviali che lambiscono i rispettivi territori. Ogni intervento è rappresentato da un codice univoco (esempio C8.1) e a ciascuno corrisponde un’icona graca ripresa in legenda negli ambiti dove sono previsti i singoli interventi. 115

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Studio di fattibilità def rid  

Lo studio di fattibilità completo nato dal progetto VOLARE - Valorizzare il fiume Lambro nella Rete Ecologica Regionale e realizzato fra il...

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