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do in una speciale classifica di “competitività” dell’offerta turistica (World economic forum 2009), possiamo dare un contributo determinante ad una moderna cultura dell’accoglienza. Se sapremo promuovere knowledge intensive in forma cooperativa, se pubblico e privato saranno incoraggiati e incentivati, da un lungimirante governo dell’economia, a concentrarsi sempre più sulla propria attività caratteristica esternalizzando attività accessorie e complementari a soggetti specializzati (Facility management), si produrranno efficienze e risparmi, qualità di servizio e nuovo lavoro. Lo sviluppo di una moderna logistica integrata e intermodale (a partire dalla “Piattaforma Europa di Livorno”) che sappia sostenere e promuovere i nuovi processi produttivi industriali, attraverso una ottimizzata gestione dei magazzini, delle fasi di assemblaggio delle merci, dello smistamento e della distribuzione, deve vederci attori pro-attivi, deve poter contare sul nostro contributo di idee. Se poi si superasse il falso conflitto Stato-mercato valorizzando la forma cooperativa e le imprese di comunità, si potrebbe riaprire il tema della gestione delle utilities così come quello di un moderno e aggiornato Welfare di comunità che sappia costruire risposte eque, flessibili e sostenibili alle crescenti e diversificate aspettative di assistenza, nonché quello delle liberalizzazioni nei settori non esposti alla concorrenza (Il rapporto coop 2010 sottolinea e dimostra come l’apertura di questi servizi potrebbe permettere un aumento dei consumi di circa 3.000 euro all’anno per famiglia). Sintesi tra efficienza gestionale e socialità della gestione ci si attende molto dalla forma cooperativa. Il 72% dei soggetti che si occupano di ricerca applicata, il 69% dei medici di base e degli specialisti, il 66% degli avvocati, il

72% degli architetti e dei commercialisti (rilevazione Swg giugno 2010) ritengono molto o abbastanza utile per la propria professione la forma cooperativa. Economisti e imprenditori scoprono tematiche che rappresentano, da sempre, valori e comportamenti che fanno parte del nostro corredo genetico come quello della partecipazione dei lavoratori nelle imprese, il bisogno di una economia più etica che non massimizzi il profitto, il tema di una più accentuata “funzione sociale” dell’impresa o quello di una nuova stagione di imprenditori che cessino di anteporre i propri interessi agli interessi generali. Non dobbiamo permettere a tematiche così rilevanti e così vicine alla nostra mission di tramutarsi nell'inutile e fastidioso rumore di fondo di questa fase di recessione economica e, permettetemi, di imbarbarimento sociale. In questa sfida la grande tradizione cooperativa può e deve dire parole nuove e agire comportamenti coerenti. Ne va della qualità della vita dentro e fuori i mercati dei prossimi anni.

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Rapporto Sociale 2010 - Legacoop Servizi Toscana  

Con il presente documento Legacoop Servizi Toscana rendiconta la propria attività di rappresentanza, promozione e sviluppo delle cooperative...

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