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Le 2 Sante

Parrocchia Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa - Brescia


segreteria@leduesante.net – www.leduesante.net

Sommario L’Eucarestia si celebra in famiglia L’attesa di Dio da senso alla vita

Consiglio Pastorale Parrocchiale

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“Tutti siano una cosa sola”

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Le comunità familiari di evangelizzazione nella nostra parrocchia

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Family Hope... la famiglia, speranza del mondo

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Un saluto missionario...

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Gesù Bambino in gabbia

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La mia poesia di Natale

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Giuseppe l’ombra del Padre

Operano nella comunità

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Sì, Signore... vogliamo essere tuoi figli!

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Adolescenti

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Il fenomeno Facebook

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Mese della Pace 2011

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Paolo VI e il Natale

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Anagrafe parrocchiale e pensionati

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In redazione Laura Di Palma, Marcello Bonomi, Dino Matesich, Loredana Mantovani, Delia Richiedei, Suor Elisabetta Buffoli, Davide Riccardi

Consiglio affari economici Catechisti/animatori Terza età Coro adulti Coro giovani Equipè missionari Associazione pensionati Ass. dilettantistica sez. calcio sez. pallavolo

tel.

Natale Cosatto Don Andrea Suor Laura Antonio Idra Tiziana Sbardellati Sabrina Giambattista

tel.

Marida Canori Masserdotti Guido

tel.

Luca Papa Alex Guizzo

tel. tel.

Volontari Villa Elisa Commissione Liturgica Commissione Carità Commissione Famiglia Consiglio Diret. Oratorio Commissione Cultura Iniz. Cristiana Genitori Lab. evangelizzazione Atelier Betania Gruppo ministranti Coro Bambini Gruppo Teatro Caritas Biblioteca Sacrestia Equipè battesimi

030 2301955

030 2310214 030 2301793 tel. 030 2306856 tel. 030 2306229 tel. 030 2300359 tel. 030 2311531 tel.

tel.

030 2310253 030 2304297

335 1024877 340 5818707 tel. 030 2306317 tel. 030 2319767

Redazione Marcello Bonomi Giornalino parrocchiale Laura Di Palma Etiene Bicelli Francesca Bottari Marida Canori Italo e Giulia Crema Flavio Nicassio Laura Di Palma Franco e Cristina Mandonico Federico e Luisa Plebani Maria Mottinelli Don Andrea Davide Riccardi Angela Nicassio Giamba Zambelli Carla Ghidini Franca Crescimbeni Franco Perna Salvo Giuffrida

030 2306347 030 2304064 tel. 333 8555677 tel. 030 2304541 tel. 349 1412836 tel. 030 2319767 tel. 030 2310208 tel. 338 1255987 tel. 030 2310206 tel. 030 2301793 tel. 030 2319767 tel. 030 2311412 tel. 030 3531228 tel. 030 2304526 tel. 030 2310173 tel. 340 3726777 tel. 335 1908781 tel. tel.

Orario delle Sante Messe Festivo

Prefestivi e Sabato

Feriale

Hanno collaborato a questo numero Don Tino Decca, Don Andrea Dotti, Don Lionello Torosani, Francesca Focà Bottari, Barbara Bottari, Luisa Pomi Plebani, Elsa Belotti Bigi, Flavio Nicassio.

Parrocchia

Invernale 8.00 10.00 11.15 18.30 Invernale 8.00 18.30 Invernale

Estivo 8.00 10.30 18.30 Estivo 18.30 Estivo

(da lunedì a giovedì)

(da lunedì a giovedì)

8.30 17.30

8.30

(venerdì)

(venerdì)

20.30

20.30

Confessioni il venerdì dalle 18.00 alle 20.00 Adorazione Eucaristica Perpetua dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 22.00

I nostri sacerdoti Don Tino Don Andrea Don Lionello

tel. 030 2301955 tino.dek@virgilio.it tel. 030 2301793 andreadotti@yahoo.it tel. 338 7306774 lglmbsas@carabinieri.it

“Le 2 Sante” trimestrale della Parrocchia delle Sante B. Capitanio e V. Gerosa - Brescia Dir. resp.: don Tino Decca (ODG elenco speciale) - Autorizzazione del Tribunale di Brescia - n. 46 del 23-11-2007 PRIVACY E CERTIFICATI La raccolta e il trattamento di qualsiasi tipo di dato personale, sia esso scritto o fotografico, è per esclusivo uso interno

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alla parrocchia e al giornalino parrocchiale. L’interessato cui si riferiscono i dati personali ha il diritto in qualunque momento di ottenere la conferma dell’esistenza o meno dei medesimi dati e di conoscerne il contenuto e l’origine, verificarne l’esattezza o chiederne l’integrazione o l’aggiornamento, la rettifica oppure la cancellazione secondo quanto riportato nell’art. 7 D.lgs. n. 196/03. I certificati richiesti verranno forniti alcuni giorni dopo tale richiesta e saranno consegnati solo ed esclusivamente a chi compare nel certificato o, nel caso di minorenni ai genitori di tali.


Don Tino

L’Eucaristia si celebra in famiglia Carissimi in Cristo, tante sono le occasioni per camminare nella fede nella nostra Parrocchia: catechesi, liturgia, scuola di evangelizzazione, cammino per l’iniziazione cristiana, adorazione eucaristica. Poi ci sono i gruppi e le associazioni con le loro belle proposte. Non tralasciamo le iniziative aggregative, sportive, culturali: ce n’è veramente per tutti i gusti! Ma al centro che cosa c’è? Intorno a chi o a che cosa vale la pena di radunarci? È soltanto Gesù che ci raduna. Noi possiamo vederlo nell’Eucaristia. Ma cosa è l’Eucaristia? E che cosa dice a noi uomini del terzo millennio? Soffermiamoci un attimo su questa invenzione di Gesù. Oggi la Chiesa è considerata da molti un ostacolo alla fede e Dio non interessa perché la sua essenza è percepita come “ambigua”, scusa per fondamentalismi religiosi o etnici. Gesù Cristo no! Verso di Lui non c’è avversione. Egli con la sua umanità ci comunica la verità su di noi e ci porta ad una fede diversa. La sua umanità svela la nostra umanità e ci rende ric-

chi. La sua vita è stata vissuta in famiglia, in maniera umanissima, e da essa possiamo conoscere il prototipo di ciò che avviene in ogni casa. Infatti l’Eucaristia è un radunarsi di uomini e donne in convocazione che vivono elementi di linguaggio. Ed è interessante vedere come nella prassi domenicale ci si raduna in assemblea, si parla, si fa memoria, si canta, si prendono posture. Sono eventi umani e noi ci umanizziamo attraverso piccoli gesti. Proprio come in una famiglia. Un padre della chiesa scrisse che Dio si era fatto uomo, perché l’uomo sa amare solo nella carne. È vero: noi attraverso gli altri comunichiamo con Dio. Inoltre l’Eucaristia è un pasto: cibo e bevanda. Non si può vivere senza mangiare o bere e questo dalla nostra nascita alla nostra morte. E noi ci raduniamo per mangiare e bere insieme nel ricordo di un uomo: Gesù. Tutti questi elementi sono simbolici, ma messi insieme esprimono un significato che è un legame vivente tra le persone. Quando condividiamo il pane, condividiamo anche una realtà. E Dio si comunica attraverso Pane e vino simbolo dell’Eucaristia

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Don Tino simboli piccoli, che noi possiamo percepire e capire. Immaginate la bellezza del linguaggio di Dio che ancora oggi parla a noi come riusciamo a capire. L’Eucaristia prende realtà umanissime. Entrando in chiesa vediamo l’acqua, il fuoco, sentiamo il profumo dell’incenso e tutti i nostri sensi ne restano coinvolti per giungere ad una comprensione di ciò che essi significano. L’Eucaristia è un magistero silenzioso, ci fa vedere come mangiare (insieme) e ci fa vivere correttamente la nostra relazionalità. Gesù ha desiderato fare una cena dove invitare i suoi amici, la sua comunità famigliare, la sua famiglia. Fa preparare una cena nella stanza più intima, al piano superiore. Lì si trovano insieme in comunità di vita e di cibo. Con Gesù, gli apostoli mangiano insieme la Pasqua per condividere un’alleanza, un’amicizia e li raduna tutti dodici per far esistere la comunità. La stessa alleanza che in virtù della grazia del sacramento del matrimonio si consuma nelle nostre case. Li fa mangiare insieme perché imparino a vivere insieme. Infatti non è esclusivamente il bisogno di mangiare e bere che ci porta a tavola, ma il bisogno di cibo ci avvicina agli altri. A tavola inizia l’umanizzazione. Sempre a tavola si sviluppa la lingua, la cultura, il linguaggio e perfino l’etica nel riconoscere ciò che è buono o cattivo. Nelle nostre case la tavola è un mobile sociale e la sua grandezza o meno esprime il desiderio di rimanere da soli o di invitare altri. La domenica noi ci troviamo alla tavola del Signore. Ed è decisivo nella vita di Gesù: egli infatti lì sapeva incontrare i lontani e i peccatori. Il pasto è la celebrazione dell’incontro.

La nostra chiesa vista dall’altare

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Nell’attesa della sua venuta dove sarà un grande banchetto. Sulle nostre tavole non manca il pane, i genitori “portano a casa il pane”: esso è bello da vedere: è sostanza e simbolo. Ma per assimilarlo dobbiamo distruggerlo. Esso viene dalla terra e dal lavoro dell’uomo. Lo si deve guadagnare. Richiama la morte, ma lì non c’è paura. Il pane diventa segno di unità e ci accompagna per tutta la vita: quando su una tavola c’è il pane significa che si attende qualcuno. Un simbolo semplice, di casa diremmo, che diventa Eucaristia. Il vino: prodotto dall’uva, non si mastica ma si deglutisce, esso è all’insegna della gratuità; infatti non è necessario per vivere, è un eccesso, ma è necessario. Una festa senza vino… ricordate a Cana? Il vino dice ordine alla gioia. Se il pane è prosa, il vino è poesia, è la festa. Quando ci si ritrova insieme si prova un comune piacere e questa gioia è più forte delle fatiche, l’amore è più forte della vita che ci può separare. Pane e vino: necessità e gratuità. Ma a tavola il cibo accompagna la parola. Gli antropologi dicono che la parola si è sviluppata durante i pasti. La tavola e il cibo condiviso provocano un incontro. A tavola si parla e a differenza degli animali il nostro cibo è preparato. A tavola si mangia, ci si ascolta e può nascere una grande comunicazione. A tavola ci si invita e lì si costruisce la famiglia, si consolida un gruppo di amici. Il monaco Evagrio Pontico esortava ad invitare chi più ti è antipatico per iniziare una comprensione. A tavola i padri costruiscono le famiglie… o le distruggono. Lì si parla di cibo, di relazioni e di morte. Quando ci troviamo a celebrare l’Eucaristia c’è uno scambio di parole tra Dio e la sua comunità. Dio parla e noi parliamo a Lui, del cibo, della nostra vita, di amore e di morte. Scopriamo veramente che non solo di pane viviamo, ma anche di parole. E intorno all’unica mensa della nostra famiglia parrocchiale impariamo il magistero della Vita, come nelle case si impara a Vivere. Dall’Eucaristia impariamo a mangiare, digiunare, condividere… Impariamo come si mangia, come dare. In gesti umanissimi, nel nostro vivere, è veicolata una grande lezione: quella dell’Amore di Dio.

Buon Natale!


Don Andrea

L’attesa di Dio da senso alla vita Il tempo dell’avvento è connotato da sempre dalla dimensione dell’attesa, l’attesa di un venire che si coglie dai tanti segni di festa che riempiono le nostre case e anche le nostre strade. È normale che si veda quando uno attende qualcun altro. Nello sguardo di chi attende si legge sempre anche ciò che attende. Nelle nostre case le attese sono tante, alcune più felici ed altre meno. C’è chi attende l’esito di un esame medico, chi il voto della verifica, chi attende di rincontrare parenti lontani, chi si aspetta di incontrare qualche scocciatore, chi attende l’autobus e chi attende i bambini fuori da scuola e anche, nascosta tra le altre case chi attende la nascita del suo bambino o della sua bambina. Scriveva il Papa nel primo angelus d’avvento: “l’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale. L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. […] Si potrebbe dire che l’uomo a tutti è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E dalle sue attese l’uomo si riconosce: la nostra “statura” morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo”. Così davvero noi siamo intimamente uniti dal fatto che possiamo sperare e così l’attesa ha sempre un senso. Ma ha senso un’attesa di ciò che è già avvenuto? Perché ogni anno ci ostiniamo a vivere l’avvento di chi è già venuto? Ciò non avrebbe alcun senso se non fosse per celebrare qualcosa che ancora è vivo! Ed infatti è così! Ne tempo che ha preceduto il primo Natale le attese erano anch’esse differenti! Il popolo sperava nella venuta di un liberatore dal dominio romano, Erode sperava di non essere usurpato da nessuno, Pilato in qualche parte dell’impero sperava di fare carriera, i magi speravano di non sbagliare stada, i pastori speravano che non arrivassero lupi ad attaccare le greggi… e Maria attendeva di vedere il volto di suo Figlio, il volto di Dio. Continua il Papa: “C’è una misteriosa corrispondenza tra l’attesa di Dio e quella di Maria, la creatura “piena di grazia”, totalmente trasparente al disegno d’amore dell’Altissimo. Impariamo da Lei, Donna dell’Avvento, a vivere i gesti quoti-

diani con uno spirito nuovo, con il sentimento di un’attesa profonda, che solo la venuta di Dio può colmare”. Solo l’attesa di Dio nella nostra vita può dare senso alle nostre speranze. E l’uomo si riconosce da ciò che spera. Gesù a Nicodemo spiega: Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Così parafrasando chi spera nella carne invecchia come la carne, ma chi spera nello Spirito, chi accoglie la novità che viene dallo Spirito come ha fatto Maria rimane eternamente giovane perché eternamente capace di stupirsi del risultato della propria attesa. Dalla nascita di Gesù solo alcuni rimasero stupiti e rinnovati. Augurandoci buon Natale ci auguriamo di essere un popolo nuovo che si riconosce da ciò che aspetta, da ciò che spera. Santo Natale

Avvento… In attesa della Speranza

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Francesca Focà

“Tutti siano una cosa sola” Questo è l’imperativo per ogni Comunità mente, perché tutti siano complementari, Cristiana; c’è nella lettera Pastorale del Veognuno nello specifico della propria vocascovo un invito, per ognuno di noi, a cercare zione e del proprio dono, ma tutti tesi a forun modo nuovo di rapportarci con gli altri, mare e vivificare l’unico corpo: la Chiesa del un modo originale che ha inaugurato GeSignore. Il Vescovo ricorda ai Ministri Ordinati sù, il modello del l’importanza della servizio; lo spendeloro missione tra gli re la propria vita uomini, ma altreper gli altri: “Signosì ricorda ai laici, re, tu lavi i piedi a che senza Ministri me?” Se si capisce Ordinati non c’è questo dono, che Eucaristia, non c’è è per tutti, se ne Perdono; pertanto esce trasformati e è necessario amaconsapevolmenre i propri sacerdoti te si risponde “si” e collaborare con all’amore di Dio reloro senza dimentiso visibile e umano. care che anche loIl Vescovo Luciano ro sono ammantati ci ricorda che la di umanità. Chiesa è fatta di Come l’Apostomondo, fatta da lo Paolo (1 Cor. uomini del mondo 12, 22-30), anche che: “amano, sofl’Apostolo Luciano, frono, parlano le ricorda a tutti l’imlingue del mondo, portanza di amama che vivono da re gli ultimi come redenti e riscattati membra deboli, da Cristo”. Il nostro ma comunque apcompito è quello partenenti allo stesdi dare forma al so corpo: per quemondo con le nosto motivo è imporstre attività, donantante e necessario dogli il giusto signiaverne affettuosa ficato e la giusta cura. Non possono meta: Cristo. essere dimenticaIl Vescovo, così coti, naturalmente, i me facevano gli bambini, gli amApostoli, pungola malati e gli anziacon paterna bontà ni che debbono tutti i membri della essere rispettati e Chiesa: sacerdoti, sostenuti, aiutando consacrati, laici, le loro famiglie con perché tutti si aiula nostra educata tino vicendevol- La copertina della lettera pastorale del nostro Vescovo Luciano presenza cristiana.

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Luisa

Le comunità familiari di evangelizzazione nella nostra parrocchia Dopo un lungo periodo di preparazione delle coppie responsabili, hanno cominciato a incontrarsi anche nella nostra parrocchia, come in moltissime parrocchie di tutta Italia, le comunità familiari di evangelizzazione. Cosa sono le comunità familiari di evangelizzazione (CFE)? Sono gruppi di persone di diversi stati di vita (possono partecipare tutti: sposi, giovani, separati, vedovi, persone singole) che vivono la fraternità (“comunità”), si riuniscono settimanalmente in casa di una coppia di sposi, i quali esercitano così il loro ministero di padri e madri spirituali nella Chiesa domestica (sono “familiari”). Sono inoltre dette “di evangelizzazione”, perché sono destinate naturalmente a diffondersi, in quanto ogni membro è chiamato a invitare nella sua cerchia di conoscenze coloro che a suo parere hanno bisogno di incontrare in modo vivo Gesù. Raggiunto un numero di persone che si aggira intorno ai quattordici, la comunità si moltiplica: un’altra coppia apre la propria casa e crea una comunità “figlia”. Cosa si fa? Innanzitutto si vive un clima di fraternità, in quanto appartenenti tutti alla stessa famiglia, la famiglia dei figli di Dio. L’incontro dura poco più di un’ora e consta di diverse fasi: - la preghiera di lode - la condivisione della fede - l’ascolto e il commento della Parola di Dio su CD registrato dal parroco - l’approfondimento della Parola, condividendo ciò che Dio ha voluto dire a me con questa parola in questo preciso momento - gli avvisi, espressione del legame con la vita parrocchiale - la preghiera di intercessione - la preghiera su un fratello presente che lo richieda - il Padre Nostro, con il mandato ad evangelizzare chi incontriamo nel nostro ambiente di vita Consapevoli che più di tante parole e teorie ha valore la vita vissuta, riportiamo qui alcune esperienze delle tre attuali coppie responsabili e di

alcune persone che partecipano agli incontri di CFE, che anche se sono iniziati da poco tempo, hanno già manifestato dei segni dell’azione del Signore. Federico e Luisa, coppia responsabile Noi abbiamo avuto la grazia di conoscere questa esperienza, che esiste già in diverse parrocchie italiane, al ritorno da una settimana intensa di spiritualità per coppie a cui abbiamo partecipato poco più di un anno fa. Incontrando dopo circa due mesi i partecipanti abbiamo notato che, mentre in noi il grande entusiasmo del ritorno stava faticando a restare acceso nella vita quotidiana, nonostante il nostro impegno e desiderio, tanti di loro riuscivano invece a mantenere nella vita di fede una forza e una spinta diversa. La differenza fra noi e loro era che loro avevano un appuntamento settimanale di vita fraterna nella fede, in cui incontravano Gesù, condividevano la fede, la testimoniavano a vicenda, ascoltavano la Parola, pregavano gli uni per gli altri, si preparavano insieme per portare avanti la grande missione dell’evangelizzazione che ci ha affidato il Signore Gesù. Da allora è nato in noi l’interesse per questa esperienza, ed è iniziato un periodo di attesa e di speranza che il Signore volesse fare anche a noi e alla nostra parrocchia questo dono grande. Per volontà del Signore, e per il tramite di don Tino, questo si è realizzato di recente; ora anche noi abbiamo avuto la gioia di aprire la nostra casa non per condividere un pranzo con gli amici, ma per condividere con i fratelli (che possono essere amici o meno, ma comunque sono molto di più) quello che abbiamo di più prezioso: Gesù, che si è voluto legare a noi indissolubilmente con il sacramento del matrimonio Severino e Paola, coppia responsabile Paola - Quante volte mi è capitato di risentire le parole pronunciate da Papa Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato: “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo!”, ma mai come ora le comprendo. Quando è stato proposto a me e a mio marito di essere una coppia responsabile, soprattutto io avevo paura di prendermi un nuovo impegno fisso per tutte le settimane. I problemi e

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le difficoltà sollevate sono state tante, ma il nove novembre emozionati abbiamo aperto la porta della nostra casa ed è avvenuto qualcosa di inatteso… è entrato Gesù, si è seduto nella nostra sala, ha pregato, cantato e ascoltato la Parola con noi due. Da impegno, l’incontro settimanale è diventato appuntamento atteso, come è l’attesa della Messa domenicale e l’ora di adorazione. È un tempo che dedichiamo ad un innamorato speciale… Anche per i nostri figli è una serata diversa perché la nostra famiglia si allarga e mette al centro Gesù. Severino – È capitato di sentirci dire da chi ha frequentato la nostra casa di provare gioia, amicizia, pace, serenità. Riconosciamo in questo l’opera del Signore, che, al di là dei nostri limiti personali, concede alla nostra coppia di poter anche riversare verso gli altri l’Amore che stiamo imparando a conoscere e che ci nutre sia come singoli che come coppia e famiglia. Luca e Marianna, coppia responsabile Aprire la nostra casa… ci ricorda ogni giorno che Lui si fa presente nella pochezza della quotidianità. Grazie alla preghiera comunitaria comprendiamo il desiderio del Padre che ciascuno di noi viva cristianamente la propria umanità. La CFE ci permette di aprirci agli altri e di sentirci in comunione, quella comunione della quale solo Gesù può essere la sorgente. Una giovane Tre settimane fa Luca e Marianna mi hanno invitato a partecipare agli incontri della comunità familiare di evangelizzazione tenuti a casa loro. Ci siamo trovati il martedì sera alle 21 in un piccolo gruppo che abbracciava tutte le età, pronti a questa nuova esperienza di comunione. Abbiamo ini-

ziato con canti e preghiere di lode, per poi seguire con la condivisione della settimana per renderci così conto della presenza di Gesù nella nostra quotidianità. Personalmente mi sono resa conto della mia incertezza e incapacità a riconoscere quando ed in che modo Gesù si fa presente e mi aiuta, ma nonostante questo tutti abbiamo potuto esprimerci con la massima libertà, senza alcun pregiudizio da parte degli ascoltatori. Si passa poi ad una parte più tecnologica, nella quale muniti di computer ascoltiamo una sezione registrata da don Tino su aspetti diversi riguardanti l’evangelizzazione. Per finire vengono recitate le preghiere di intercessione per il mondo ed i presenti che sentono il desiderio di una preghiera rivolta a loro: è soprattutto quest’ultima parte che mi ha toccato molto: mi hanno colpita le parole profonde e ricche d’amore che sono state espresse, facendomi sempre più riflettere sulla mia vita, sulle gioie, dolori e difficoltà che possiamo incontrare e sul rapporto che ho con Dio ed il mio prossimo. Un fidanzato Quando entro nella casa che ospita la CFE, so che Gesù è là che ci aspetta. Mi piace immaginarlo mentre con i suoi mezzi arriva in casa prima di me, in modo da essere già al tavolo. È bello vederlo mentre ci offre il suo aspetto intimo, familiare, amichevole. Poi l’incontro finisce, ci salutiamo e torniamo alle nostre case. Mi piace immaginare che anche Gesù faccia lo stesso: quando tutti sono andati via, ringrazia gli ospiti e torna alla Sua casa. Chiunque sia interessato a partecipare a questa esperienza, o anche solo per curiosità la voglia provare, sappia che da noi è già atteso e benvenuto, e può rivolgersi ai don o a una delle coppie responsabili.

Volantino del corso “Vita Nuova” - 4-6 febbraio 2011 Giazza (VR)

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Family Hope... la famiglia, speranza del mondo Il centro Family Hope, che sorge a Brescia in Via Mons. Fossati è un progetto innovativo; infatti, a livello culturale, esso si propone di recuperare e di riscoprire i valori della saggezza umana e cristiana in armonia al progetto di Dio sulla famiglia; di elaborare una nuova cultura sulla coppia e sulla famiglia adeguata ai tempi ma che non tradisca l’insegnamento della Chiesa; di creare quindi un nuovo umanesimo da contrapporre all’attuale fuga dall’impegno e dalle responsabilità individuali, familiari e sociali; di suscitare nuove energie al servizio della coppia e della famiglia; questa visione del matrimonio supera quella di un rapporto contrattuale tra due persone ed è nell’ottica biblica di “patto di alleanza”; la Family Hope non agisce direttamente la pastorale ma collabora con la Diocesi, e in particolare con il responsabile della pastorale familiare, per offrire nuove riflessioni e inventare modi nuovi di far pastorale in base alle urgenze che la famiglia pone oggi; a livello preventivo, interviene sulla formazione dei giovani per prepararli alla vita e all’amore e sui fidanzati per una verifica della scelta e una preparazione a tutti gli aspetti della vita di coppia; senza formazione ogni relazione e, in particolare, ogni relazione di aiuto può risultare inutile e, spesso; dannosa propone interventi – scuole – corsi formativi per fidanzati, coniugi, genitori, nonni, insegnanti, educatori, professionisti nel

sociale; infine, a livello terapeutico, offre un modello nuovo di terapia, breve ma efficace. Family Hope nasce dall’idea di una coppia di sposi, Elsa Belotti ed Enzo Bigi, di ampliare l’intervento in aiuto alle famiglie con un nuovo progetto al cui centro c’è proprio la famiglia, vera speranza in un mondo disperato. Di ispirazione cristiana, Family Hope opera per la formazione rivolta a tutta la persona (corpo - psiche - spirito), per la strutturazione sinergica dei servizi, per la professionalità specifica degli operatori, per la collaborazione nel sociale e per l’impostazione dell’intervento terapeutico e di sostegno. Numerose le iniziative, i convegni, i seminari tenuti dai professionisti di Family Hope. Per maggiori informazioni si può chiamare il numero 030/2300111, oppure visitare il sito Internet http://www.familyhope.it/ La sede di Family Hope

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Laura Missioni

Un saluto missionario... Suor Eleonora tra i bambini africani

Butare, 12.09.2010 Don Tino e don Andrea, sono contenta di scrivere questa piccola lettera per salutarvi. Sono arrivata bene in Rwanda il 4 settembre. C’è tanto cambiamento. Ho iniziato il mio lavoro con i malati di AIDS. Ho già fatto questo lavoro. Piano piano riesco a organizzarmi con il personale. Vi ringrazio con tutto il cuore per il cammino che abbiamo fatto insieme in parrocchia. Saluti anche alle suore di Maria Bambina. Sono contenta di ricevere il giornalino della parrocchia. Grazie di tutto. Uniti nella preghiera. Con affetto, suor Virginie.

Il Cuore Amico di Suor Eleonora… Lo scorso 23 ottobre, nella Chiesa saveriana di San Cristo, si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Cuore Amico. Lo scopo del Premio Cuore Amico, "Nobel missionario", è segnalare, attraverso figure esemplari di missionari, la grande opera di civilizzazione promossa dalla Chiesa attraverso l'evangelizzazione a favore dei poveri del Terzo mondo. Ogni anno, il riconoscimento va quindi a un sacerdote, a una suora e ad un missionario laico. I premi di quest’anno sono stati quindi assegnati alla Congregazione dei Padri Somaschi, alla missionaria laica Luisa Flisi e alla “nostra” suor Eleonora Liberini. Suor Eleonora è nata a Nave nel 1949. Qui è cresciuta coltivando amicizie che l’accompagnano anco-

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ra oggi. Con loro ha frequentato la scuola, ha giocato, sì è divertita, ha pregato e, tra lo stupore generale, a soli 23 anni, è entrata nella Congregazione delle Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, dette di Maria Bambina. Suor Eleonora è partita missionaria il 19 ottobre 1987 ed è stata inviata in Africa, nello Zambia, uno dei Paesi più poveri del continente. Ha reso i suoi servizi per 15 anni a Chirundu, un villaggio vicino al fiume Zambesi, in cui sorge un ospedale dove prestano servizio le sue consorelle. Da poco tempo è stata trasferita a Kadwe, sempre nello Zambia. Qui Suor Eleonora è impegnata, oltre che nell’annuncio del Vangelo con la testimonianza della vita, in iniziative di lotta alle situazioni di sfruttamento della donna, nella formazione e nella catechesi. Ogni giorno, instancabile, suor Eleonora è una presenza dolce e discreta accanto alle giovani mamme con bambini ammalati di AIDS: per questo le è stato assegnato il Premio Cuore Amico.


Loredana

Gesù Bambino in gabbia A coloro che non si appiattiscono sui regali, sui pranzi o sulla progettazione delle vacanze natalizie, anche se sommersi dalla frenesia di luci, suoni e colori che investe e coinvolge tutti in questo periodo dell’anno, viene spontanea la riflessione sul Natale come la festività cristiana che più di ogni altra ha perso la sua identità e il suo significato più autentico. È comune inoltre la convinzione che essa sia la spia della povertà spirituale nella quale oggi vive l’umanità. Un parroco francese, conscio che questa fosse anche la realtà della sua comunità, stava preparando l’omelia per la messa di Natale; era intenzionato a rinvigorire nell’animo dei suoi parrocchiani la fede nel Bambino che nasce. Desiderava portarli con le parole ad un esame critico della loro esistenza e alla revisione dei modelli di vita ai quali si erano orientati, allontanandosi da quello vero cioè Gesù. Al momento si accorse di non avere alcuna ispirazione, così lasciò perdere sicuro che il Signore lo avrebbe illuminato ed uscì. Fuori dalla canonica incontrò un ragazzino che reggeva una gabbia arrugginita con dentro tre uccellini tremanti per il freddo. Non l’aveva mai visto in parrocchia, perciò lo fermò e gli chiese dove portasse i tre uccellini. “Sono passeri senza valore, li porto a casa per divertirmi” rispose il ragazzo “Li stuzzicherò, strapperò loro le piume così litigheranno e lotteranno”. Il parroco stupito cercò di distoglierlo dai suoi progetti, facendolo riflettere sul fatto che quel gioco crudele lo avrebbe presto stancato e non avrebbe saputo cosa farsene dei passerotti. Era meglio che li liberasse. Il ragazzo invece proseguì: “Li darò in pasto ai miei due gatti ai quali piacciono gli uccelli e allo spettacolo mi divertirò sicuramente”. Il sacerdote rimase in silenzio di fronte a tanta freddezza, poi si offrì di comprarli. Il ragazzo lo guardò come se avesse davanti un pazzo e gli spiegò: “Sono uccelli di campo, non cantano bene, non sono belli, non hanno valore, perché li volete? Li vendo comunque per 50 euro!” Il parroco pagò il prezzo richiesto, prese la gabbia, liberò i passerotti e tornò in Chiesa soddisfatto. Aveva trovato l’ispirazione per la sua omelia. La sera di Natale i fedeli, fermandosi davanti al presepe rimasero stupiti. Non c’era la capanna con il bue e l’asino, né Maria e Giuseppe inginocchiati ad adorare il Bambinello; c’era solo un piccolo Gesù dentro una gabbia per uccelli vuota e arrugginita. La gente osservava e mormorando si sedeva in un silenzio carico di attesa. Quando il

Natale 2009 - il nostro Presepe

parroco salì sul pulpito per la predica un bambino prese coraggio, si alzò e chiese: “Perché Gesù Bambino è in gabbia?”. Il sacerdote allora gli rispose: “Prendi da presepio la gabbia con Gesù, portala qui e ascolta questa storia”. Un giorno Satana e Gesù stavano chiacchierando. Satana, appena ritornato dal giardino dell’Eden era felice e gonfio di superbia. “Signore ho appena catturato l’intera Umanità! Ho usato una trappola e un’esca ottime, li ho presi tutti!”. “Cosa ne farai degli uomini?” chiese Gesù. Satana rispose: “Mi divertirò con loro! Insegnerò loro come odiare e farsi male da soli come bere e fumare, bestemmiare e drogarsi. Insegnerò loro ogni nefandezza, a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe e ad ammazzarsi. Mi divertirò sicuramente a questo spettacolo!”. “E poi quando avrai finito di divertirti con loro, cosa ne farai?” chiese Gesù. “Nessuno mi sfuggirà, sono nella gabbia che ho costruito per contenerli tutti, li ucciderò e li porterò con me!”. esclamò Satana con superbia. “Quanto vuoi per loro?” Gesù domandò. Satana guardò con disprezzo gli uomini in gabbia e indicandoglieli proseguì: “Vuoi forse questa gente? Non sono buoni, anzi sono molto cattivi, ti odieranno, ti sputeranno in faccia, bestemmieranno contro di Te e Ti uccideranno. Ormai non sanno fare altro. Lasciameli!” “Quanto vuoi per loro?” chiese di nuovo Gesù. Satana lo guardò e sogghignando disse: “Voglio la tua carne e tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime e la tua vita. Solo così potrai riavere l’Umanità!” Gesù accettò e promise di pagare il prezzo richiesto. Ogni anno gli uomini vivono nella gabbia di Satana prigionieri di tutte le nefandezze che si compiono nel mondo e ogni anno Gesù paga il prezzo per la loro liberazione. A Natale si fa uomo per poi dare la vita morendo sulla croce. Forse se gli uomini almeno a Natale ricordassero questo, il mondo sarebbe migliore.

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Loredana

La mia poesia di Natale

Uno dei “barconi della speranza”

Ho lasciato nel cassetto della memoria le poesie della tradizione adatte ai bambini, che attraverso l’innocenza riescono ancora a percepire la magia del Natale, per proporre questo testo. Lo ritengo aderente al tempo che viviamo e ve lo offro con la speranza che vi piaccia e nella convinzione che porrà anche a voi la domanda: “come e dove nascerebbe oggi Gesù?”. Una stalla riscaldata dal bue e dall’asino risulterebbe un lusso insperato e forse introvabile in un mondo che permette le cosiddette “navi della speranza” o i canotti di fortuna, dove tra la gente disperata nasce e muore un bambino; un mondo in cui esistono sacchetti di plastica e cassonetti dove tra l’immondizia si spegne senza amore una vita appena sbocciata. Alla nostra coscienza la risposta.

Natale

di Erri De Luca

Nascerà in una stiva tra viaggiatori clandestini. Lo scalderà il vapore della sala macchine. Lo cullerà il rollio del mare di traverso. Sua madre imbarcata per tentare uno scampo o una fortuna, suo padre l’angelo di un’ora, molte paternità bastano a questo. In terraferma l’avrebbero deposto nel cassonetto di nettezza urbana. Staccheranno coi denti la corda d’ombelico. Lo getteranno al mare, alla misericordia. Possiamo dargli solo i mesi di grembo, dicono le madri. Lo possiamo aspettare, abbracciare no. Nascere è solo un fiato d’aria guasta. Non c’è mondo per lui. Niente della sua vita è una parabola. Nessun martello di falegname gli batterà le ore dell’infanzia,

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poi i chiodi nella carne. Io non mi chiamo Maria, ma questi figli miei che non hanno portato manco un vestito e un nome i marinai li chiamano Gesù. Perché nascono in viaggio, senza arrivo. Nasce nelle stive dei clandestini, resta meno di un’ora di dicembre. Dura di più il percorso dei Magi e dei contrabbandieri. Nasce in mezzo a una strage di bambini. Nasce per tradizione, per necessità, con la stessa pazienza anniversaria. Però non sopravvive più, non vuole Perché vivere ha già vissuto, e dire ha detto. Non può togliere o aggiungere una spina ai rovi delle tempie. Sta con quelli che vivono il tempo di nascere. Va con quelli che durano un’ora.


Laura

Giuseppe, l’Ombra del Padre Tra non molto celebreremo il Natale del Signore… Nella grotta di Betlemme, unico povero rifugio di una semplice famiglia, si compie un miracolo… il miracolo della Vita, che vede venire al mondo un piccolo bambino… un Bambino speciale perché Figlio di Dio… Accanto al piccolo Gesù, la Madre per eccellenza, Maria. E un giovane uomo… Giuseppe. Giuseppe, un uomo speciale, un marito devoto, un padre terreno per il piccolo Gesù. Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni, sacerdoti e laici. Il santo falegname di Nazareth, Giuseppe, è un grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “Giusto” chi ama la Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come spesso, la tradizione agiografica e iconografica ce lo presentano: al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Anche lo scrittore Luigi Santucci, nel suo “Una vita di Cristo”, ci parla di Giuseppe: “[…] addio Giuseppe, ingenuo fidanzato di Galilea: addio al tuo sogno d’amore. Nel giubilo di quella notizia celeste ti sono rimaste oscure le parole dell’angelo: “darà alla luce un figlio… egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutta la vita da oggi sarà un lungo tacere, un lento capire l’enigma di questa frase. Capire il senso della tua dura predestinazione […] Da questo momento non sapremo più niente di te. Ancora poche pagine e non ti nomineranno più, il Vangelo ti ingoia. Intra-

Oscar Isaac interpreta San Giuseppe nel film “Nativity” (2006)

vedremo solo le tue mani sulla pialla per un numero d’anni che nessuno conosce. Poi ti ritroveremo sugli altari delle chiese, nei quadri a capo del letto, nelle immagini dei devoti, canuto e rugoso, come se davvero fossi stato sempre un vecchio. A noi piace dimenticare che fosti, vicino a Maria, un giovane bello e forte: un giovane innamorato”. Nel 1977, Jan Dobraczynski, il più noto scrittore cattolico polacco del ’900, si è cimentato nell’impresa di ricostruire la «storia di Giuseppe», in forma romanzata, basandosi sulle Sacre Scritture, di origine apocrifa o tradizionale. Giuseppe vi emerge come un uomo credente, posto improvvisamente di fronte ad una imprevedibile chiamata di Dio. Egli matura la propria fede combattuto lungo tutto il corso della sua vita fra le sue esigenze umane e la richiesta improrogabile di Dio: quella di essere “l’Ombra del Padre”. “Non temere, prendila in casa tua… Accoglila come moglie… Non è stato un uomo a portartela via… Colui che nascerà sarà il Redentore atteso da tutti […]. Nel romanzo di Dobraczynski leggiamo anche: “ Giuseppe ebbe l’impressione che sul viso di Miriam fosse sceso all’improvviso lo splendore del sole – ho avuto fiducia – sussurrò lei – ed Egli ha esaudito la mia preghiera… – Ho compreso, rispose Giuseppe, perché ti amo. Lei lo guardò sorridendo e rispose: “anch’io ti amo, Giuseppe – ma tu hai compreso perché Egli ci ama. E adesso ormai tutto va bene…”.

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Barbara Bottari

Sì, Signore... vogliamo essere tuoi figli! Domenica 21 novembre 2010: finalmente è arrivato il gran giorno del rinnovo delle promesse battesimali del gruppo Cafarnao! I bambini aspettavano con ansia il giorno della consegna del velo bianco, ma soprattutto la benedizione domenicale di don Tino, per essere “come tutti gli altri bambini più grandi”. Dovrei essere abituata a questi avvenimenti, ma ogni volta è sempre la stessa cosa, ci casco e ritorno bambina, emozionata con loro e come loro. Dopo essere stati chiamati uno ad uno ed aver ricevuto il velo bianco, ogni bambino/bambina pronunciando il Credo ha rinnovato il suo “Si” al Signore. Abbiamo vissuto con altrettanta trepidazione il Rito di Ammissione al Catecumenato di Francesco e Laura. L’assemblea era attenta, silenziosa e partecipe mentre i due bambini chiedevano di diventare cristiani, consapevoli che la fede in Cristo dona la vita eterna. Ma la partecipazione ha raggiunto il culmine quando i due ragazzi, invitati da don Tino, sono andati a prendere per mano i loro genitori, impegnandoli così ad aiutarli e sostenerli nel loro cammino al Battesimo. Per concludere, non posso fare a meno di farvi partecipi dell’emozione che ha preso me e quelli che erano presenti, quando, alla fine, abbiamo visto un papà che si è inginocchiato davanti alla propria bambina, con indosso il velo, e le ha baciato le mani. Questi sono i veri miracoli di oggi!

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Momenti della celebrazione di Rinnovo delle promesse battesimali


Adolescenti Ripartire dal Vangelo , è il titolo del tema degli incontri degli adolescenti .... Ma cosa facciamo? Prima di tutto ci incontriamo, condividiamo unʼoretta in cui si alternano varie attività singole o di gruppo... Questʼanno abbiamo introdotto un percorso che durerà per 3 anni e che coinvolgerà in prima persona i nostri ragazzi ... Che cosa vorrei per essere felice? Perché vengo? E cosa ho fatto venerdì sera? ... Sono domande su cui ci interroghiamo e a cui vogliamo dare risposta ... Anzi aspettiamo la risposta che Lui ci sta dando ... La lettura del Vangelo è sempre al centro dellʼincontro; siamo sempre accompagnati dalla parola di Dio, la fiamma che illumina e che scalda, e che ci permette di intravvedere il nostro futuro. Ci scaldiamo ballando e condividendo il canto come lode perché anche il corpo possa riflettere parte della nostra gioia, ci sediamo in cerchio. Ogni settimana siamo ansiosi di vederli, carichi delle loro energie, e di domande. Chiunque manca ci manca! Non è facile aprirsi , decidere che il venerdì sera lo dedico agli altri e a Gesù .... Incontreremo vari personaggi che hanno fatto delle scelte, hanno incontrato qualcuno che li ha amati e si sono lasciati amare, hanno aperto il cuore e ci accompagneranno come compagni/fratelli di viaggio. La domanda che vorremmo che facessero spesso? Perché? Noi siamo lì, anzi Gesù è lì ad aspettarci!!! Nel frattempo contemporaneamente il venerdì sera, durante il nostro incontro, molte famiglie pregano per i nostri adolescenti.

Una canzone ci accompagna: “Perché la gioia sia piena ... Vivete il mio amore nel mondo ... Per vivere lʼamore Dio ci ha creato ... Sentirai che scende dal cielo bellezza ...” Ti aspettiamo cʼè una notizia per te, proprio per te ... Tutti i venerdì sera dalle 21.00 alle 22.15 circa Il 19 dicembre al pomeriggio vivremo insieme un momento speciale: è dedicato a tutti, è per tutti ... Partiremo dallʼoratorio alle 14.00 e saremo di ritorno alle 20.00 I vostri animatori

Piante e Fiori

di Casa d’Este Via Giorgione, 7 Tel. 030 2304185 Centro Comm.le Margherita d’Este BRESCIA FORNITORE UFFICIALE DELLA NOSTRA PARROCCHIA

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Davide

Il fenomeno Facebook possiamo ricevere e di permettere (o meno) di Facebook nasce nel 2004 all'interno dell'Unipoter visualizzare tutto o in parte ciò che sulla versità di Harvard, quando uno studente appagina personale si va a pubblicare. Per questo pena diciannovenne, Mark Zuckerberg, in un motivo è lecito considerare Facebook come momento di pausa dallo studio si pensa "Che sistema sicuro e tutelante. peccato, finita l'Università ci perderemo tutti di Tuttavia, i figli adolescenti (e a volte anche gli vista", e si mette attivamente all'opera. adulti) con la loro interiore esuberanza dettata Prende spunto dai "Facebook", gli annuari scodal cambiamento caratteriale tipico di quella lastici della sua Università e costruisce una fascia d’età, non sempre si curano della tutela comunità basata su una semplice idea: ogni della propria identità e di ciò che pubblicano studente avrebbe avuto la sua pagina dosulla loro pagina personale e, di conseguenza, ve inserire una foto, un semplice forum per un profilo troppo aperto può attirare l’attenziolo scambio di messaggi e uno spazio a dine di persone con intenzioni non propriamente sposizione per riportare le proprie passioni. amichevoli, con il rischio che si possa cadere Nel giro di due anni il progetto si espande ad alin trappole di adescamento di qualsiasi natura. tre Università Statunitensi, sino a chiunque fosse Pur non essendoci la necessità di un morboso in possesso di un indirizzo di posta elettronica; controllo, però sarebbe buona cosa farsi mol'11 settembre 2006 Facebook diventa il social strare dai figli la loro pagina, ciò che hanno network più popolato del web, e supera persino pubblicato e chiedere loro degli amici che, col MySpace, che sino a quel momento era la piattempo, si sono aggiunti e se alcuni contenuti di taforma preferita per tutti coloro che avevano carattere sensibile e della vita privata siano stati voglia di condividere qualcosa. resi visibili a tutti indiscriminatamente o meno: Oggi Facebook è aperto a chiunque abbia più anche la famiglia stessa ha diritto a che le prodi 13 anni. In Italia ha un consenso in costante prie cose non fuoriescano dalla sfera intima. e forte crescita tra i giovani e gli adulti; l’utilizzo Se in ogni nucleo famigliare si riuscisse a crenon è solo tramite il computer ma anche con teare un clima aperto che sapesse consigliare lefoni cellulari e, soprattutto, smartphone. Semal meglio sulla gestione delle policies che perpre connessi, dunque. In tempo reale si viene mettono di tutelare la privacy i figli crescerebinformati delle pubblicazioni che fanno i nostri bero con una coscienza più consolidata per il amici e gli amici degli amici; in tempo reale rispetto di se stessi ed anche verso il riguardo si può aggiornare il proprio “stato” con testo, altrui, riuscendo a mantenere, nella vita di tutti i immagini, video, simboli così che anche gli altri giorni, degli ottimi rapporti di reciproca fiducia, nostri conoscenti possano a loro volta leggere. amicizia e collaborazione: Facebook nasce per Facebook non è solo un blog, quindi, ma è un questo, per unire in un salotto virtuale le persone aggregato di servizi, applicazioni e strumenti a noi più care e con il rispetto degli uni e degli tramite i quali arricchire e potenziare il mondoaltri anche questa esperienza virtuale potrà esvirtuale nel quale milioni di utilizzatori, ogni giorsere sempre vissuta serenamente. no, vivono. Questa “vita” non reale, dopotutto ciò che viene detto e scritto, è sicura o no? Come per quella reale, nella quale la nostra riservatezza è vincolata dalle nostre scelte e dai canali che utilizziamo per comunicare con gli altri, di coloro con i quali abbiamo un rapporto fiduciario e che pensiamo essere affidabili. Anche nella vita quotidiana, nonostante possiamo interloquire con più amici, colleghi e conoscenti siamo noi a scegliere chi può o meno sapere. Facebook, nel tempo, si è munito di funzioni che permettono a chiunque di selezionare accuratamente le richieste di amicizia che La pagina Facebook che ospita il gruppo della parrocchia

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Don Lionello

E, papa Paolo VI disse: cos’è il Natale? Siamo vicini al Natale. Forse il periodo più bello e anche più vissuto dell’intero anno. Sensazioni, coinvolgimenti, sorprese sono quei momenti irrepetibili che danno gioia al cuore. Tutto attorno ad un presepe, ad un albero allestito di tante cose dai mille colori. Il clima nella casa e nelle famiglie è diverso, perché è diverso nelle singole persone. Sarà lecito allora domandarsi cosa sia il Natale. Il Natale, disse Paolo VI, “è l’Incarnazione, la discesa di Dio sulla terra”. Ed è questo il motivo di tanta gioia. “Noi vediamo Dio che entra nella scena del mondo”. Immediatamente pensiamo di non essere più soli e ci accorgiamo di un mondo bellissimo. Ora anche un bambino fa tenerezza! Abituati all’incalzare di notizie negative, il solo fatto che si annuncia una nascita diventa significativo nella vita di tutti, anche perché è “Dio” che nasce nella natura dell’uomo, ed in questa presentazione “Dio rivela la sua infinita carità”. L’amore di Dio è come il tutto che diventa indispensabile nella nostra vita. Non possiamo non accorgerci di questa realtà: Dio ci ama! L’esclamazione si trasforma poi in atto di fede, in professione di fede. E, l’uomo si accorge di non poterne fare a meno: è l’amore di Dio che riempie il vuoto dell’uomo. Ed è ancora l’amore di Dio che trasforma la violenza in pace e dona agli uomini il desiderio della testimonianza. Una testimonianza fatta di luce, di chiarezza, di bellezza. Un dire con le azioni ciò che le parole balbettanti non riescono a pronunciare: l’amore e la misericordia di Dio per l’uomo. “Dio è misericordioso e grande nell’amore” (salmo). Una testimonianza che portò Paolo VI in mezzo ai minatori la notte del Natale del 1972 (Monte Soratte): “Sono venuto a benedire voi ed il vostro lavoro, e a cercare fra voi Cristo, quel Cristo che indegnamente io rappresento; perché anch'Egli è nato in una stalla, forse in una spelonca non molto migliore, né dissimile da questa, ed è poi morto inchiodato sopra una croce infamante prima, gloriosa poi. Sì, le condizioni della vostra fatica mi fanno pensare che Cristo è fra voi. Dove l'uomo suda, lavora, soffre Egli è, a suo modo, presente. Questa notte poi è Natale: Egli vuole essere qui, per portare anche a voi un augurio di pace e di speranza ed un conforto amichevole, quello della Sua, mediante la nostra benedizione”. Una voce che si fa presenza ed una presenza che si fa dono. Un dono che si fa amore e gioia: «Se scrivete alle vostre famiglie, dite pure: abbiamo incontrato il Papa, che ci ha detto di salutarvi tutti. Voi siete come dei soldati di prima linea. Dietro di voi c'è tutta la società che vi ama, vi ammira, vi sostiene»”. Parole semplici che diventano suggestivi momenti di serenità, dove tutto rientra nell’ammirazione e nella condivisione, dove l’uomo è finalmente il centro dell’attenzione.

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In una bufera economico-politica-sociale come quella che viviamo in questi “nostri” giorni, abbiamo tutti il bisogno di riconquistare la posizione dell’uomo, la sua dignità e rispettare la sua natura. È necessario ristabilire i rapporti di cordialità, venuti meno dal frequente ripetersi di una violenza irrefrenabile. Verrebbe spontaneo chiedersi dove sia l’uomo, che fine abbia fatto la sua storia ed il progresso della civiltà. Domande forse ardue nei nostri fragili tempi, ma necessarie. L’uomo è perdente e il nostro tempo non favorisce il suo recupero. È Natale il “tempo” propizio per riagganciare l’uomo alla sua naturale condizione di figlio di Dio, creato ed amato dal Padre e chiamato alla salvezza. Natale è proprio questa attenzione di Dio che realizza in Cristo una nuova umanità. Una riflessione quasi “ad alta voce” per garantirvi il mio bene ed il mio augurio. Con sentimenti di tanta amicizia per i vostri sacerdoti e per tutti voi, cordialmente buon Natale e buon anno. don Lionello Torosani cappellano militare carabinieri

Natale 1972: Paolo VI tra i minatori


Anagrafe parrocchiale RINATI DALL’ACQUA E DALLO SPIRITO SANTO “Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola, e di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio Padre” Marta Covelli (di Gianpaolo e Micaela Iole) Chiara Covini (di Gianluca e Paola) Carlo Signorini (di Giacomo e Veruska) Marialaura Letizia Boles (di Mariapaola) Ambra Bianchini (di Marco e Alice) Matteo Angelo Bianchini (di Marco e Alice)

MORTI IN CRISTO GESU’ “Io credo : il Signore è risorto e vive, e un giorno anch’io risorgerò con Lui”

Attilio Derada Franco Gatti Giordano Bodini Giuseppe Esposito Di Costanzo Fausto Vespa Michele Monaco Antonio Arrigoni Giorgina Giorgetti Carmela Galluccio Stefania Milost

PENSIONATI: PROGRAMMA per l’ANNO 2010 – 2011 18/12 sabato 31/12 venerdì 5/1/2011 mercoledì 13/1 giovedì 15/1 sabato 29/1 sabato 12/2 sabato 26/2 sabato 5/3 sabato 20/3 domenica 2/4 sabato 9/4 sabato 16/4 sabato 30/4 sabato 12/5 giovedì 14/5 sabato 28/5 sabato 2/6 giovedì 26/6 domenica

SCAMBIO DI AUGURI DI BUON NATALE E BUON ANNO e COMPLEANNI DI DICEMBRE CENONE DI FINE ANNO CON LOTTERIA GITA AI PRESEPI FESTA AI NOVANTENNI DELLA PARROCCHIA BALLO COMPLEANNI GENNAIO FESTA SAN VALENTINO COMPLEANNI FEBBRAIO FESTA DI CARNEVALE - PREMI ALLE MASCHERE E BALLO SPIEDO DI PRIMAVERA COMPLEANNI MARZO pellegrinaggio SACRO MONTE DI VARALLO BALLO COMPLEANNI APRILE GITA MADONNA DELLA CORONA (mezza giornata) BALLO BALLANDO SOTTO LE STELLE (festa dell’Oratorio) SANTUARIO DI LOVERE (mezza giornata) GITA IN VAL GARDENA

Tutti i martedì alle ore 15.30 GARE DI BRISCOLA e TOMBOLATE Tutti i giovedì alle ore 15.30 Incontro con le persone anziane Sala dell’Associazione tutti i giorni dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.30 alle ore 11.00 e il Martedì dalle ore 15,30 alle 17,00. Oppure telefonando al 3347763774. È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano; ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare un altro; ogni volta che volgi la schiena ai princìpi per dare spazio alle persone; ogni volta che speri con quelli che soffrono; ogni volta che conosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. È Natale ogni volta che permetti al Signore di amare gli altri attraverso te... Madre Teresa di Calcutta Il Gruppo Pensionati “Le Dò Sante” della Parrocchia delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa porge:

Tanti auguri di Buon Natale e Buon Anno, ricchi di gioia e serenità! 19


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