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Le 2 Sante

Parrocchia Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa - Brescia


parrocchia@leduesante.net – www.leduesante.net

Sommario Segni di speranza Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia, la tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre

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”Ágape fraterna”, questa sconosciuta

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Il Signore cammina al mio fianco

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Suor Laura: 50 anni da Suora

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L’intervista doppia: Don Arcangelo e Suor Geltrude: vivere da Santi 11 La Parola di Dio nella vita di Bartolomea Capitanio

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Il Papa in Abruzzo: messaggi di gioia e speranza

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Come nasce la nostra “sala della comunità”

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Sui passi di San Francesco

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Sante Cresime 2009

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Gruppo Betlemme in cammino

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Gruppo Nazareth

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Il gruppo Cafarnao

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Giornate di spiritualità per le famiglie

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NASINSU - Grest 2009

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Il ballo: cura del corpo e dello “spirito”

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Il telescopio di Galileo

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Festa dello sportivo 2009

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Nuovo anno, nuova sfida

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Anagrafe parrocchiale

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Operano nella comunità Consiglio Pastorale Parrocchiale Consiglio affari economici Catechisti/animatori Terza età Volontari servizio migranti Coro adulti Coro giovani Gruppo missionario Gruppo pensionati Ass. dilettantistica sez. calcio sez. pallavolo Redazione giornalino parrocchiale Volontari Villa Elisa Commissione Liturgica Commissione Carità Commissione Famiglia Commissione Oratorio Commissione Cultura Iniz. Cristiana Genitori Equipe Battesimi Atelier Betania Piccolo Clero Coro Bambini Gruppo Teatro Caritas

tel.

Natale Cosatto Don Andrea Suor Laura

tel.

Mirella Ottolini Antonio Idra Tiziana Sbardellati Sabrina Giambattista Marida Canori Masserdotti Guido

tel.

Luca Papa Tiziana Ragusa Marcello Bonomi Laura Di Palma Etiene Bicelli Francesca Bottari Daniela Sandonà Italo e Giulia Crema Marco Cominotti Laura Di Palma Franco e Cristina Mandonico Federico e Luisa Plebani Maria Mottinelli Don Andrea Davide Riccardi Angela Nicassio Giamba Zambelli Carla Ghidini

tel. tel.

030 2301955

030 2310214 030 2301793 tel. 030 2306856 tel.

030 2306297 030 2306229 tel. 030 2300359 tel. 030 2311531 tel. 030 2310253 tel. 030 2304297 tel.

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Orario delle Sante Messe Festivo

In redazione

Prefestivi e Sabato

Laura Di Palma, Marcello Bonomi, Dino Matesich, Loredana Mantovani, Delia Richiedei, Suor Elisabetta Buffoli, Davide Riccardi

Feriale

Hanno collaborato a questo numero Don Tino Decca, Don Andrea Dotti, Don Palmiro Crotti, Suor Laura Prada, Suor Sandra Bonura, Cresimandi 2009, Flavio e Angela Nicassio, Giuliano e Marita Sacchi, Marianna Papa, Mariagrazia Faroni, Antonio Idra, Claudia Cervio, Ferdinando Zullo, Federico Plebani, Maria Rachele De Colle, Lucy e Mara Guizzo, Stefano Mandonico

Parrocchia

Invernale 8.00 10.00 11.15 18.30 Invernale 8.00 18.30 Invernale

Estivo 8.00 10.30 18.30 Estivo 18.30 Estivo

(da lunedì a giovedì)

(da lunedì a giovedì)

8.30 17.30

8.30

(venerdì)

(venerdì)

20.30

20.30 Adorazione eucaristica venerdì dalle 18.00 alle 20.00 (sospesa in estate)

I nostri sacerdoti Don Tino Don Andrea

tel. 030 2301955 tino.dek@virgilio.it tel. 030 2301793 andreadotti@yahoo.it

“Le 2 Sante” trimestrale della Parrocchia delle Sante B. Capitanio e V. Gerosa - Brescia Dir. resp.: don Tino Decca (ODG elenco speciale) - Autorizzazione del Tribunale di Brescia - n. 46 del 23-11-2007 PRIVACY E CERTIFICATI La raccolta e il trattamento di qualsiasi tipo di dato personale, sia esso scritto o fotografico, è per esclusivo uso interno alla parrocchia e al giornalino parrocchiale. L’interessato cui si riferiscono i dati personali ha il diritto in qualunque momento di ottenere la conferma dell’esistenza o meno dei medesimi dati e di conoscerne il contenuto e l’origine, verificarne l’esattezza o chiederne l’integrazione o l’aggiornamento, la rettifica oppure la cancellazione secondo quanto riportato nell’art. 7 D.lgs. n. 196/03. I certificati richiesti verranno forniti alcuni giorni dopo tale richiesta e saranno consegnati solo ed esclusivamente a chi compare nel certificato o, nel caso di minorenni ai genitori di tali.

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Don Tino

Segni di speranza

Gruppo dei “105” di San Felice

Carissimi amici, fratelli e sorelle, siamo al termine del corrente anno pastorale e desidero guardarmi indietro per imparare come progettare il futuro. Cosa vedo? Segni di speranza. Tra le tante iniziative che coinvolgono una gran parte di persone desidero soffermarmi su una riflessione. Perché tutto questo movimento? Non sarà solo un “agitarsi” ? Ormai da tre anni stiamo vivendo l’esperienza della nuova iniziazione cristiana, e ogni anno si aggiunge un nuovo gruppo di genitori e di bambini che camminano insieme, in comunione con i catechisti, i preti, gli animatori. Alcune delle tappe previste sono già state raggiunte: il rinnovo delle promesse battesimali per il gruppo “Cafarnao”, la consegna del Vangelo per il gruppo “Nazareth”. Questo cammino sta trasformando il modello della trasmissione della fede alle giovani generazioni, e allo stesso tempo il modello della vita nella comunità, riconducendoli a quello che accadeva alle origini del cristianesimo: la famiglia ritorna protagonista della trasmissione della fede, e nel contempo la parrocchia diventa sempre più una “famiglia di famiglie”, pronta a stare accanto ai genitori per assisterli e accompagnarli in questo importante e difficile compito, anche nei momenti di crisi o di dubbio che una famiglia può vivere. Famiglia di famiglie.. nessuno escluso!

Proprio sulla trasmissione della fede si è riflettuto anche nelle giornate di convivenza per famiglie che si sono svolte a San Felice del Benaco, nel ponte del primo Maggio: più di cento persone di tutte le età, dai bambini ai genitori, ai nonni e zii, dagli adolescenti-animatori ai sacerdoti, si sono interrogati con passione sul tema e hanno pregato insieme il Signore per poter diventare autentici testimoni della fede ricevuta in dono. Anche le catechesi di quest’anno, incentrate intorno al tema della parola di Dio, si sono concluse con la proposta per tutti della lectio divina: possa davvero la nostra comunità accogliere questo invito, perché la Parola di Dio, letta, ascoltata, pregata, celebrata, agisca in noi e trasformi la nostra vita, così da renderci sempre più in grado di riconoscere che Cristo è presente in noi, e nei fratelli. Allora un auspicio: sia la carità, l’Amore, il motore di ogni nostra parola e azione. Sarà il frutto di come Gesù, attraverso i nostri occhi, guarda la storia. Anche a don Palmiro, prete da 50 anni (più della metà vissuti con noi e per noi) e a Suor Laura, suora da 50 anni ( 45 dei quali qui da noi) un grazie profondo per il loro sì. Un abbraccio e buone vacanze. Vostro, don Tino.

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Don Andrea

Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia, la tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre. Sal 39,12 retta e in stretto contatto con La nostra comunità celebra in le scelte di ogni giorno, e che quest’ anno oltre agli anniverarriva a toccare lo spirito di chi sari legati alla fondazione e alla vive perché anche nelle sila dedicazione, anche degli tuazioni più segnate dalla proanniversari che potremmo deva in tutta onestà non si può finire “più personali”. Sono i cinche riconoscere:il Signore è fequanta anni di ordinazione di dele! don Palmiro e gli altrettanti di La nostra comunità si stringe professione religiosa di suor così vicino a chi giunge con Laura. È l’occasione di ringragioia a poter proclamare Dio ziare il Signore di un dono che nella sua fedeltà per già mezspesso non viene considerato zo secolo! con attenzione. Si tratta del Nelle pagine di questo numero dono della fedeltà. del bollettino accogliamo infatLa fedeltà cristiana va oltre ti le testimonianze dei giubilei di quella che è il principio base don Palmiro e suor Laura, certi della fedeltà semplicemente che loro abbiano davvero tanti umana. Nel caso della virtù aneddoti da raccontarci su coumana intendiamo il non tradire, il non venir meno ad un I tre nuovi sacerdoti della diocesi: da me il Signore, nel suo amore e impegno, il permanere in uno sin. Don Michele Tomasoni, don Luca Lo- nella sua fantasia sappia riconrini e don Massimo Regazzoli fermare le scelte fatte con doni stato di vita e affrontarne andi grazia e provvidenza. È dentro a questa dinache le difficoltà o gli impedimenti. Ma se ci lamica che si inseriscono anche le figure dei due sciamo guidare dalla Sacra Scrittura ci rennuovi santi bresciani Santa Geltrude Comensoli diamo conto che in realtà nel rapporto con e Sant’Arcangelo Tadini che brillano a noi come Dio la nostra natura accoglie una fedeltà doesempi di vite che hanno nata, e, solo da essa impara a essere a sua riconosciuto in Dio uno sul volta fedele. Infatti, nella relazione con Dio quale vale la pena spendopo l’alleanza, molte volte il popolo ha tradersi perché è fedele e dito quel patto, ma Dio ha retto attuando la hanno saputo così rendesua fedeltà. re la loro vita davvero riNella vita di vocazione, qualsiasi vita cristiana sposta ad una chiamata di vocazione, prete, suora, sposo, sposa, la feche è di tutti: la nostra vodeltà si impara ancora da Dio. Essa non è solo cazione comune alla sanl’integrità del rispetto a voti o promesse, ma Il logo del Seminario diocesano tità. l’accoglienza di una proposta che si pone didi Brescia

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Nando

“Ágape fraterna”, questa sconosciuta

Da ormai ben più di un anno questa strana parola è entrata a far parte del “gergo” parrocchiale e quasi ci abbiamo fatto l’abitudine, quando Don Tino ci invita il primo sabato di ogni mese alla Messa delle famiglie a cui, come di consueto, “seguirà l’agape fraterna”. Forse qualche dubbio sul significato e sui contenuti di questa parola ci sarà venuto e una domanda fra noi è circolata: “ma in fondo cosa significa agape? …”. Per una volta la lingua inglese non ci ha prestato nulla e non sono stati riciclati termini latini. Certo sarà una parola greca, ma allora? Il pensiero cade subito alla Rete, dove sicuramente troveremo qualcosa: per prima cosa si scopre che agape fraterna è un termine più diffuso di quanto non si possa credere e effettivamente compaiono pasti e cene come ci aspettavamo!. Così Wikipedia, la nota enciclopedia internet,

ci dice: “Ágape: per i cristiani delle origini, il banchetto comunitario che si consumava dopo la messa serale”. E poi: “Ágape significa amore fraterno, disinteressato. È stato usato in ambito ebraico per esprimere l’amore verso un coniuge, la famiglia, per differenziarlo da Philia - sentimento di amicizia di carattere generalmente non sessuale - e in contrasto con Eros, l’attrazione carnale. Non è quindi solo un sentimento, ma anche una virtù, uno stato spirituale, un dono di Dio, una grazia. Ágape viene tradotta con carità”. Perciò: “L’agape per i cristiani delle origini era il banchetto comunitario, la comunione, e più in generale il legame attuato nel riunirsi in una comunità umana unita da vincoli di amore fraterno. Indica amore spirituale, come superamento dell’eros che è l’amore di attrazione tra uomo e donna. Nella Bibbia e, in particolare, nel Nuovo Testamento, la parola è usata non in contrapposizione con l’amore “umano” ma

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come completamento e sublimazione dello stesso. L’Ágape è infatti per i cristiani il vertice più alto dell’amore; è l’amore gratuito, di colui che dona tutto sé stesso all’altro senza pretendere nulla in cambio, ed è perciò incondizionato e assoluto”. Esageriamo e proseguiamo nella ricerca, sicuri del fatto che il magistero della Chiesa non può non aiutarci: l’enciclica di Benedetto XVI “Deus caritas est” già dall’inizio ci fa capire i diversi significati di amore, parola oggi usata indifferentemente per indicare sentimenti profondamente diversi. Così si legge: “Dio ha creato l’uomo con un corpo ed uno spirito, che, in unità, potesse esprimere eros ed agape, impulso e condivisione, dono di sé anche con estremo sacrificio” (cfr. ”Deus Charitas Est”, parr. 3-8 - Benedetto XVI, gennaio 2006).

Ágape allora significa soprattutto amore, quell’amore particolare che pervade il Nuovo Testamento, che gli evangelisti non riuscivano a definire con i termini usati comunemente ai tempi e quindi la utilizzarono per esprimere questo modo particolare di essere di Gesù, quel modo con cui amava i discepoli, gli amici, i conoscenti e le folle. Ed oggi quindi Ágape diventa il nostro modo di camminare sulle orme di Gesù, di vivere la vita con un obiettivo diverso, seguendo il Primogenito che ci apre la strada, un percorso di fede dove si gusta quest’amore prima di tutto nella comunità anche attraverso la condivisione di una semplice cena, che però assume un valore simbolico di grande importanza. La mensa eucaristica, la tavolata dell’agape e il banchetto celeste diventano una cosa unica, un’unica celebrazione, un’unica Comunità in comunione con i santi, un’unica Chiesa, dove perde di importanza cosa, come e dove si mangia, ma acquista un senso la presenza di tutti. L’importante è esserci perché l’agape fraterna è parte integrante della celebrazione eucaristica ed è già un pregustare il banchetto celeste.

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Questa concezione di agape ci riporta ad una tradizione della Chiesa che conta quasi duemila anni, quando, nelle prime comunità, veniva condiviso tutto a cominciare dal cibo, un’esperienza che aiutava la fede dei primi cristiani. Forse agape non è proprio una strana parola e Don Tino ci invita ogni mese ad una celebrazione liturgica che ha una sua storia e soprattutto un suo significato ben preciso, che parte da lontano ma che è vicina alla nostra vita di comunità parrocchiale. E allora la nostra agape dopo la Messa delle famiglie assume i connotati della condivisione, del mettere in comune il cibo di una cena e stare in comunità intorno ad una mensa unica, proprio come una famiglia intorno alla tavola di casa. La nostra “agape fraterna” acquista così un valore religioso, perché il mangiare in comune stabilisce tra noi commensali e tra noi e Dio legami sacri, basati sull’amore, quell’amore di cui veniamo cibati spiritualmente mentre ceniamo insieme, Spirito che poi ci accompagnerà nella nostra vita di tutti i giorni … … e allora, come posso mancare ad una liturgia così bella?


Don Palmiro

Il Signore cammina al mio fianco Era un sabato, il 20 giugno 1959, quando noi diaconi (23!) fummo ordinati sacerdoti dall’allora Vescovo di Brescia, Mons. Giacinto Tredici. Innanzitutto, prima di manifestare alcuni dei miei sentimenti più belli, desidero ricordare otto dei nostri confratelli che sono già tornati alla casa del Padre. A loro va il mio più caro e affettuoso pensiero. Cinquant’anni di Sacerdozio: sono proprio, proprio tanti! Non mi sembra vero, sono volati: quasi quasi non li ricordo nemmeno tutti! Tuttavia, prendo coscienza del fatto che sono passati così tanti anni, quando mi fermo a pensare alle varie tappe del mio cammino di sacerdote: tutte belle, anzi, bellissime. E così, spesso e volentieri mi consolo dicendo a me stesso: se questi anni sono volati, vuol dire che sono stati belli, vissuti nella gioia piena, sempre senza grossi problemi, sostenuto dalla buona “incoscienza” che mi spianava puntualmente la strada: quanto ho detto finora, riguarda me persona, uomo normale, magari povero di iniziative ma pieno di entusiasmo! Non posso però non manifestare ciò che c’è nel mio cuore, guardando alto, guardando a Lui, il Signore. Non mi sono mai chiesto perché ha scelto me e non altri: il dono si accetta e basta. Ricordo sempre quanto mi dicevano i miei genitori; “o prete veramente prete o fermati in tempo”; io non capivo fino in fondo e tuttora non so se ho vissuto i miei cinquant’anni da “prete prete” o meno: non è un problema oggi. La certezza assoluta che mi ha sempre accompagnato è che Lui, il Signore camminava con me e mi amava nonostante tutto. Mi sono sempre sentito invitato a non attaccarmi al cuore delle cose, ma alle persone amate tutte da Lui: il Signore mi ha sempre benedetto, accompagnato, aiutato e perdonato. Devo ringraziarLo in eterno per avermi chiamato a servi-

re comunità e realtà parrocchiali meravigliose: la comunità di Vobarno, quella del Seminario, la comunità delle Sante Capitanio e Gerosa, le comunità di Valvestino e, attualmente, da “povero pensionato”, l’unità pastorale di Toscolano Maderno. Vorrei dirlo ad alta voce che la mia vita sacerdotale è molto bella: al Signore, ma anche alle “mie” comunità, che mi hanno sempre accolto, aiutato e stimato (anche troppo!). Il Signore mi caricava di doni, le comunità mi hanno sempre richiamato la presenza dei poveri: i lontani dalla fede, quelli economicamente poveri, i disagiati, quelli spesso e volentieri dimenticati ed emarginati. Colgo questa occasione per ringraziare ancora il Signore per quanto mi ha donato in questi cinquant’anni e ringraziare le comunità e le singole persone che mi hanno sempre servito, amato ed accompagnato. Non era mia intenzione scrivere una “predica”, ma, in semplicità, accettate anche questa (che comunque, viene dal cuore!).

Una delle prime messe di don Palmiro

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Un campeggio

Festa del Grazie

Festa del Grazie

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Don Palmiro nel giorno dell’Ordinazione Sacerdotale


Laura e Sr Laura

Suor Laura: 50 anni da Suora Suor Laura nei primi anni dopo la professione

A cosa pensi quando ricordi i tuoi primi 50 anni da suora? Riflettendo sui miei 50 anni di Professione Religiosa mi viene spontaneo ripetere una delle tante frasi di Santa Bartolomea (Capitanio –ndr) “che merito avevo di nascere in una famiglia cristiana?”. Più volte mi sono chiesta perché il Signore avesse scelto me e non mia sorella che ho sempre considerata più generosa, ricca di sacrificio e attenzione agli altri, rispetto a me. Com’è nata la tua vocazione? Le vie del Signore sono infinite… e così, un giorno caldo d’estate, sulla spiaggia di Rimini, una Suora di Maria Bambina mi chiese come mai ero lì sola, triste e arrabbiata. Dopo quell’incontro, che mi aveva scossa, incominciai a pregare per la scelta dello stato (si usava dire così) e pian piano compresi con l’aiuto del Signore e del mio confessore che potevo vivere il mio Battesimo, l’essere cristiana, lasciando le persone più care ed entrando in un Istituto tutto fondato sulla Carità. E così, trascorso il periodo di Postulato e di Noviziato, pronunciai il mio “Eccomi, sono la serva del Signore”, con i tre voti di povertà, castità e obbedienza. Oggi come vivi la tua vocazione? Sono passati cinquant’anni e non so come esprimere il mio grazie al Signore per la sua fedeltà, benevolenza e misericordia: Egli non si lascia vincere in generosità: dona veramente il centuplo! In concreto il Signore mi chiede di vivere il Comandamento dell’Amore e, come Suora di Carità, sono chiamata ad esprimere

l’amore di Dio nell’esercizio delle opere di misericordia, compiere il servizio di Carità che la Chiesa ha affidato all’Istituto, assumere progressivamente i tratti del cuore di Gesù Redentore (carità, dolcezza e umiltà), contemplare e servire nei fratelli il Signore Redentore, sull’esempio di Bartolomea e Vincenza e, infine, vivere in comunità. Cosa vuoi dire ai tuoi parrocchiani? Tutto il tempo che il Signore ci dona da vivere è segno della Sua Provvidenza e con Santa Bartolomea diciamo: “siamo nelle mani di un Dio che ci ama da Padre – crediamo e confidiamo”. A Maria Bambina, che l’Istituto venera con particolare devozione, affido le tante persone che ho conosciuto e amato e chiedo per ciascuna il dono della semplicità, la pace del cuore, la capacità di abbandonarsi con fede alla volontà del Padre e una grande riserva di fiducia.

Suor Laura oggi

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L’intervista doppia: Don Arcangelo e Suor Geltrude: vivere da Santi

Nome

Arcangelo Tadini (sono Santo dal 26 aprile!)

Geltrude Caterina Comensoli (sono Santa dal 26 aprile!)

Data di Nascita

12 ottobre 1846

18 gennaio 1847

Nascita al cielo

20 maggio 1912

18 febbraio 1903

Dove sei nato/a?

A Verolanuova (BS)

A Bienno (BS)

Dove hai studiato?

Prima a Lovere e poi, in seminario A Bienno

Cosa hai fatto nella vita?

Il Sacerdote (sono stato Parroco di Botticino)

La Suora

Hai avuto una vita felice?

Si !!!

Si !!!

Che rapporto hai con il mondo del lavoro?

Mi è sempre stato molto a cuore. Infatti, ho fondato la Congregazione delle Suore Operaie, perché condividessero la vita e le fatiche dei lavoratori.

Quando ho fondato un nuovo ordine, su consiglio di Papa Leone XIII, l’ho fatto per educarvi le fanciulle povere e specialmente le operaie.

In che anno hai fondato la tua Congregazione?

1900

1882

Dove si trova la casa madre della Congregazione?

A Brescia

A Bergamo

Dove esiste l’ordine da te fondato?

Italia, Inghilterra, Burundi e Brasile

Italia, Brasile, Malati, Kenia, Bolivia e Croazia

Cosa ti ha sostenuto nei momenti difficili?

La preghiera, la certezza di essere nella Sua volontà e la fede nella Sua Provvidenza

Sono riuscita ad andare avanti solo con lo sguardo fisso a Gesù.

Cosa hai lasciato alla tua Congregazione?

L’Amore per la Santa Casa di Nazareth

L’amore per Gesù fatto pane

Cosa vuoi dire ai tuoi figli (acquisiti)?

Coraggio, un’occhiata al cielo e poi… avanti

Amate Gesù e dite a tutti di amarlo

(Fonte originale: Lavoro e vita, n° 1/2009)

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Sr Sandra

La Parola di Dio nella vita di Bartolomea Capitanio “Solo da un rapporto approfondito con la Parola di Dio può venire un autentico rinnovamento della vita ecclesiale … con la sua Rivelazione Dio illumina il nostro cammino e lo dirige verso il suo amore …”: con queste parole il nostro vescovo Luciano apre la sua lettera all’inizio del nuovo anno pastorale, ci sollecita ad essere uomini e donne “ascoltatori della Parola … per portarla nel mondo attraverso un’esistenza rinnovata dall’incontro con essa” Questa consapevolezza ha animato anche la vita di Bartolomea, che si è lasciata guidare e illuminare dalla Parola di Dio lungo tutto il corso della sua esistenza, riconoscendo nell’adesione docile e amorosa ad essa la prima forma di obbedienza, il luogo del rivelarsi e del comunicarsi di Dio e la possibilità concreta per la sua vita di camminare umilmente con Lui e verso di Lui. Ha ricevuto ed accolto la Parola attraverso la mediazione della sua comunità parrocchiale e diocesana, si è lasciata aiutare dalla presentazione biblica di allora, dalla pratica sacramentale e dalle altre forme di preghiera che l’hanno portata a stabilire con il Signore un contatto interpersonale, vivo e fecondo. Una volta uscita dall’educandato, perché il suo “voglio di santità” potesse realizzarsi in modo autentico, perché la sua appartenenza a Gesù fosse reale e non illusoria, si è educata ad accoglierlo e a seguirlo assicurando precisi spazi di tempo per “stare con lui”. Bartolomea ha cercato ogni mattina il contatto vivo e costante con la Parola, meditandola e custodendola nel cuore come un tesoro, facendone la radice di ogni azione e il criterio primo di ogni scelta. Alla fine della giornata si è confrontata con essa, lodando Dio per aver visto il compiersi della Parola dentro la piccola vicenda della propria quotidianità e affidando alla forza della Parola quanto è rimasto ancora incompiuto. Questa amorosa frequentazione quotidiana della Parola la educa a scoprire le modalità attraverso le quali Dio vuole incontrarla, ed incontrare in lei i fratelli. Per lei la Parola diviene spazio di incontro, le riconosce un ruolo centrale nell’ispirazione della vita concreta, nelle scelte quotidiane, nell’interpretazione della realtà, nello stile relazionale, nello stabilire una

gerarchia di valori, ciò che è essenziale e ciò che lo è meno. Si sente chiamata da essa ad un colloquio con Dio dinanzi al quale stare e restare. Rimane continuamente in ascolto, rileggendo e prendendo consapevolezza delle intuizioni che il Signore le suscita dentro la preghiera o il lavoro: “Mi pare che il Signore esiga …; non posso togliermi dal cuore che …; ebbi questo pensiero …”, espressioni come queste si trovano frequentemente nei suoi scritti. Bartolomea così pensa all’Istituto che sta per fondare, specchio di quello che ha intuito bene innanzitutto per la sua vita: “L’Istituto non solo sia basato sulla carità che costituisce la vita Attiva, ma di più ad essa si congiunga la contemplativa …; cioè che in questo Istituto vi sia buona parte del giorno consacrata all’Orazione, specialmente alla S. Meditazione, acciò i loro esercizi di carità abbiano buon frutto, perché tutti parti di Orazione, e possano insegnare agli altri quello che hanno da Dio appreso orando …” Un grande peso per la sua vita hanno gli esercizi spirituali che lei vive annualmente, in una cascina della nonna a Sellere. Qui l’incontro con il Signore diventa occasione preziosa per conoscere meglio se stessa e quello che si muove nel suo cuore. Seguendo le devozioni diffuse nel suo tempo aveva accostato specialmente i racconti della passione di Gesù, sulla croce e sull’eucarestia. Bartolomea percepiva Cristo soprattutto come “cuore”, come “amore-carità costitutiva”, che si protende verso l’uomo bisognoso di salvezza. La contemplazione di questo mistero che accoglieva anzitutto in sé la porta a ripresentare nella sua vita quanto contempla sospingendola all’imitazione di Gesù. E’ proprio all’interno di questo movimento che nasceva la sua intraprendenza apostolica: “la carità operosa” consistente nel “fare ogni possibile, soffrire tutto, dare anche il sangue per il bene dei prossimi”. I Vangeli, in quanto ci presentano e descrivono la figura di Gesù, costituiscono per Bartolomea il punto di partenza da cui non si può prescindere. Gli “esempi” di Gesù da imitare si trovano là. Chiediamo a lei di intercedere anche per noi il dono di vivere in questo modo, di abbeverarci anche noi alla stessa sorgente.

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Laura

Il Papa in Abruzzo: messaggi di gioia e speranza “Affidiamo questi nostri cari a te, Signore […] Ascolta il grido di dolore e di speranza che si leva da questa comunità duramente provata dal terremoto! […] Ti preghiamo, aiutaci, perché soltanto il Tuo sostegno può farci rialzare e indurci a riprendere insieme, tenendoci fiduciosi l’un l’altro per mano, il cammino della vita”. Queste, alcune delle parole di una lunga preghiera pronunciata da Papa Benedetto XVI lo scorso 28 aprile, giorno in cui si è recato personalmente in Abruzzo, per una visita ai luoghi devastati dal violento terremoto del 6 aprile. Accolto dall’Arcivescovo de L’Aquila, dal sindaco della città, dal presidente della Regione, dagli amministratori di molti comuni colpiti dal sisma, da militari e soccorritori, il Papa li ha ringraziati per il loro operato e per l’amore messo nel loro difficile compito. “Ora, - ha detto il Pontefice – questa terra deve tornare ad ornarsi presto di case e di chiese belle e solide; vi sono stato accanto fin dal primo momento, dalla prima scossa […] vorrei abbracciarvi con affetto, uno ad uno; […] la Chiesa tutta è qui con me, desiderosa di aiutarvi nel ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente danneggiate dal sisma. Ho ammirato il coraggio, la dignità e la fede con cui avete affrontato questa dura prova. La giornata abruzzese di Papa Ratzinger l’ha visto recarsi a Onna, a Coppito, a Collemaggio, per una preghiera davanti alle spoglie di Celestino V e, ancora, all’Aquila, per un toccante momento tra le macerie della Casa dello Studente, accolto da alcuni giovani sopravvissuti al crollo. L’auspicio, ora, è quello che in Abruzzo si possa “andare avanti, uniti e ben coordinati”.

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Il Papa a Brescia! L’annuncio è stato dato dal nostro Vescovo, Mons. Luciano Monari, in occasione della Messa Crismale del Giovedì Santo: “Sono contento di potervi dare ufficialmente un annuncio che è motivo di gioia per il nostro presbiterio e per tutta la Chiesa bresciana. Il Papa verrà a visitarci domenica 8 novembre. Il motivo è naturalmente il trentesimo anniversario della morte di Paolo VI. […] il Papa, verrà e vivrà con noi una giornata che sarà un momento intenso di comunione e di preghiera”.

Il Papa con alcuni studenti in Abruzzo


Visita Pastorale

razie Festa del G

Festa del Grazie

Serata “Lontano Padre�

Alcuni eventi che, negli anni hanno visto il nostro teatro come protagonista


Flavio e Federico

Come nasce la nostra “sala della comunità” Come tutti noi sappiamo, al termine del Grest, il nostro teatro, che risente ormai dell’età e che di conseguenza necessita di un completo restyling, sarà sottoposto a numerosi lavori che ne cambieranno completamente l’aspetto, trasformandolo nella nuova “Sala della Comunità” della nostra Parrocchia; nelle pagine seguenti, alcune “ipotetiche” ricostruzioni computerizzate di come apparirà una volta terminati i lavori, mentre, di seguito, gli interventi che verranno effettuati, così come sono stati presentati al Consiglio Pastorale Parrocchiale: • rimozione di 2 gradini per dare più spazio alla zona PLATEA • Posa nuovi pavimenti con rimozione pavimenti esistente. PLATEA + GRADONI • Assistenze impianti elettrici e idrotermosanitari • Bagno per utilizzatori palco (in sala migranti) • Controparete perimetrali con lastra in cartongesso in modo da coprire moquette • Rifacimento controsoffitto con lastre in cartongesso completo di rimozione soffitto esistente. • Bussola in ingresso da BAR per RUMORE • Inserimento regia in fondo al teatro • Inserimento UNITA’ DI TRATTAMENTO ARIA con regolazione climatica • Canali di ventilazione per mandata e ripresa con inserimento bocchette a parete e nel controsoffitto • Frigorifero per condizionamento (da posizionare in esterno) • Linea tubazione freddo e tubazione caldo • Servizi locale Bagno palco • Illuminazione palco con binari elettrificati comandati da MIXER LUCI • Illuminazione fronte palco con TRALICCIO comandati da MIXER LUCI • Luci emergenza e luci segna passo per gradini • Inserimento comandi da regia • 6 nuove casse da Parete • Mixer AUDIO con Sistema ANTILARSEN – ECO • Ciabatta Palco-Regia per trasmissione segnali IN e OUT • Tinteggiatura delle pareti e dei soffitti • Inserimento nr. 108 poltrone fisse e n° 70 mobili

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Sui passi di San Francesco Testimonianze cresimandi sul pellegrinaggio Assisi-Roma 13-15 Aprile 2009 «L’esperienza vissuta durante il 13-14-15 aprile è stata per me emozionante e bellissima. Ho conosciuto persone leali e stupende che mi hanno fatto vivere queste giornate con gioia. Abbiamo seguito i passi di S. Francesco, visitando il luogo in cui ha ricevuto le stimmate, e dove è morto. Per noi cresimandi è stata davvero una bella esperienza che ci ha fatto capire l’importanza di essere umili davanti al Signore. La giornata che più mi è piaciuta è stata l’ultima (non perché avessi voglia di tornare a Brescia, anzi...): abbiamo visitato S. Pietro e le tombe dei Papi. Mi sono divertita tantissimo e, se si potesse, ritornerei!!». Lucrezia «Quando ho saputo di questo viaggio, ho pensato di andarci perché volevo vivere una bella esperienza e, visto che sono arrivato dopo, volevo anche conoscere meglio i miei compagni di viaggio e divertirmi con loro. È stato molto bello; le chiese erano bellissime. Questo viaggio mi rimarrà dentro, è stata una bella esperienza, mi sono divertito molto e mi spiace che sia finito». Davide R. «Nel viaggio ad Assisi e Roma ho imparato molte cose, dalla condivisione del pane alla condivisione di una preghiera oppure un canto che, cantato con gioia, ha portato serenità nei nostri cuori afflitti per il terremoto in Abruzzo; anche se non avevamo le comodità di casa nostra, abbiamo vissuto un’esperienza stupenda e con l’aiuto di S. Francesco e S. Chiara questa esperienza è salita fino a nostro Signore». Gabriele «Nel viaggio a Roma, Assisi e Perugia ho osservato luoghi che non avevo mai visto prima, ma dei quali avevo sentito parlare molte volte. Abbiamo visitato i luoghi di vita di S. Fran-

cesco, come la Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove c’era uno strano ma rilassante senso di calma e tranquillità. Al suo interno si trovano cose molto interessanti, come la chiesa che S. Francesco aveva ricostruito per la Madonna. È stata anche meravigliosa la visita alla Basilica di S. Pietro a Roma dove, mentre mangiavamo, abbiamo visto un panorama bellissimo. Sono felice che con questo viaggio mi sono avvicinato ancor di più al Signore, e ciò mi aiuterà per ricevere la Cresima». Marco «Durante i tre giorni vissuti a Roma e Assisi, ho avuto occasione di comprendere il significato dell’amicizia: essere amico di qualcuno non significa solo ridere, scherzare, ecc... L’amicizia è la piena fiducia in un’altra persona perché sai che non ti tradirà. Inoltre la visita ad alcune chiese come S. Maria degli Angeli di Assisi mi ha fatto riflettere sul tema della bellezza e della povertà francescana». Tiziano «Io mi sono divertito molto a Roma e ad Assisi; mi sono rimasti impressi, durante questo viaggio il momento in cui siamo rimasti di fronte alla tomba di S. Francesco e quando siamo andati nella Basilica di S. Pietro a Roma. E’ stata una bellissima esperienza anche perché ho conosciuto nuovi amici e amiche». Luca C. «L’esperienza vissuta tra il 13, 14, 15 aprile mi è piaciuta molto perché ho avuto l’occasione di conoscere più a fondo i miei amici seguendo i passi di S. Francesco. Per tutti i cresimandi che sono venuti è stata un’esperienza che li ha aiutati a capire cosa vuol dire essere cristiani. La terza giornata è quella che mi è piaciuta di più». Edoardo V.

I neo Cresimati

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Sante Cresime 2009 24 maggio ore 11.00 Gianluca Alberti Andrea Amadori Diego Amadori Luca Bertazzoli Marco Bondaschi Andrea Bortolotti Luca Cabrini Laura Cantarelli Camilla Chiari Michela Colpani Mattia Detursi Tiziano Fapanni Pierluigi Fastidio Paolo Filini Deborah Filippini Andrea Franceschini Michela Gerosa Gabriele Ghidini Andrea Groppelli Laura Gualtieri Massimo Liguori Stefano Locatelli

Alessandro Marchina Camilla Musmeci Camilla Orlando Davide Osio Alberto Pasquardini Claudia Patrioli Alessandro Pedrotti Francesco Perna Silvia Pietroboni Giulia Pomilia Giulia Raineri Alice Roasio Marta Salata Edoardo Saviello Diletta Sciarresi Jennifer Tortelli Cristina Valenti Lucrezia Visconti Edoardo Visconti Roberto Zotti Emanuele Zullo Leonardo Zucchelli

Sante Cresime degli Adulti - 24 maggio ore 18.30

Cresime degli Adulti

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Angela, Flavio, Marita e Giuliano

Gruppo Betlemme in cammino

Gruppo Betlemme 2008/2009

Quest’anno, come molte famiglie che hanno un figlio in prima elementare, abbiamo iscritto i nostri rispettivi “Franceschi” al primo anno di catechismo. Pur essendo entrambi secondogeniti è stata per noi un’esperienza nuova: i bambini più grandi infatti partecipano al catechismo in forma “tradizionale”, mentre ai piccoli -e a noi con loro- la parrocchia ha chiesto di partecipare al nuovo cammino di Iniziazione Cristiana. In particolare a noi quattro, don Tino ha chiesto di aiutare nella riflessione le altre coppie di genitori. Il fatto di avere iscritto i nostri figli a catechismo ha delle implicazioni che nel corso dell’anno abbiamo cercato di estrinsecare: la responsabilità di comunicare loro la nostra fede implica il dovere di riscoprirla e per fare questo è stato necessario impegnarci a preparare gli incontri e a partecipare ad essi in modo sempre fedele e propositivo. La catechesi del primo anno di Iniziazione Cristiana non vuole essere una serie di conferenze nelle quali uno parla e tutti ascoltano….Così, per dare a tutti la possibilità di sentirsi partecipi, abbiamo pensato di proporre un cammino semplice ed accattivante, che ha preso spunto dall’elemento che sicuramente accomuna tutte le famiglie partecipanti: la casa, intesa come spazio privilegiato di annuncio, come luogo di riscoperta della dimensione educativa della famiglia. Nella casa, nei suoi ambienti e negli elementi in essa contenuti, abbiamo trovato gli spunti di riflessione che abbiamo poi tradotto in esperienza di fede e cercato di collegare alla Bibbia e alla Parola di

Dio. Innanzitutto, per partecipare a questo cammino di riscoperta della fede, abbiamo chiesto alle altre famiglie di aprire la loro porta di casa, per lasciare entrare Gesù, ma anche per uscire, per venire in parrocchia, all’oratorio, a Messa, ad assaporare la gioia della mensa imbandita. Quest’apertura ha permesso di guardare con occhi nuovi la cucina, luogo del dialogo e della relazione in famiglia, riscoprire l’intimità feconda della camera da letto, o cogliere lo spunto del bagno, luogo della cura di sé e della purificazione esteriore ed interiore per accostarsi al Sacramento della Riconciliazione. La finestra, nel nostro ultimo incontro, è stata letta come l’apertura attraverso la quale possono irrompere la forza e la freschezza dello Spirito di Dio, la sua creatività e la sua partecipazione alla vita della nostra famiglia. Il nostro Dio, che si è fatto uomo, è la luce del mondo e attraverso la nostra finestra questa sua luce deve entrare: luce nella cucina per insegnare a condividere, nel salotto per rendere sapienti della sua saggezza i nostri incontri e discorsi, nella camera da letto, per dare profondità divina al sacramento del matrimonio, nel bagno, per illuminare la nostra coscienza di peccatori. Una famiglia che riceve questa luce riceve, in verità, una missione e un’aria nuova che rinnova la fede, che permette di vedere le stanze di casa con occhi diversi e se la nostra casa ci parla di Gesù, è più facile parlare di Gesù ai nostri bambini.

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Mariagrazia e Marianna

Gruppo Nazareth (2º anno ICFR) Noi catechiste del gruppo Nazareth, abbiamo trascorso l’anno catechistico serenamente, accompagnate dalla sana vivacità e dall’entusiasmo dei vostri/nostri bambini. Il nostro obiettivo ci ha visti scoprire, per quanto capaci, ma con impegno e costanza, la figura di Gesù. La nostra speranza è che il gruppo cresca affiatato e viva l’oratorio come luogo propizio per instaurare veri rapporti di amicizia. Crediamo, infatti, che il tempo vissuto insieme arricchisca adulti e bambini , e che, pur nelle difficoltà e nelle fatiche, è il vivere la fede che educa i nostri figli perché “non si ama a parole ma con i fatti”.

Gruppo Nazareth 2008/2009

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Maria Rachele

Il gruppo Cafarnao

Gruppo Cafarnao 2008/2009

La terza tappa dell’iniziazione cristiana ci porta a Cafarnao, città della grande Sinagoga. In questo luogo Gesù conversava con i dottori del tempio e spiegava loro il messaggio di Dio. Come quei dottori, anche noi quest’anno ci siamo messi in ascolto per scoprire Dio Padre attraverso le parole e l’insegnamento di Gesù. Da Lui abbiamo imparato che Dio non è lontano, ma vicino agli uomini, che ha creato il mondo per amore, è misericordioso e ci ha amati al punto di lasciare che Suo figlio morisse per la nostra salvezza. Il cammino dei nostri bambini è cominciato con il rinnovo delle promesse battesimali che ha avuto luogo domenica 30 novembre. Durante la Santa Messa è stata consegnata ai ragazzi una stola bianca, ricordo della veste bianca ricevuta il giorno del Battesimo. Nel Battesimo sono stati i genitori a fare la professione di fede a nome dei loro figli, ora, invece, sono i bambini stessi che si impegnano personalmente davanti a Dio. La stola testimonia la loro adesione a Dio, la volontà di cominciare a camminare lungo la strada che Dio ha tracciato per loro.

La stola bianca è stata indossata anche in occasione della Messa del Giovedì Santo. Durante questa celebrazione si ricorda l’istituzione dell’Eucaristia, Sacramento che i nostri bambini si stanno nel tempo preparando a ricevere. La stola simboleggia proprio il loro essere in cammino. Nella Santa Messa si è svolto anche il rito della “lavanda dei piedi” alla quale i papà dei nostri bambini hanno partecipato in prima persona impersonando i dodici apostoli. Con coraggio hanno dimostrato ai figli l’intenzione di accompagnarli nel cammino della fede, facendo loro capire che, anche la strada della salvezza è un cammino che i cristiani sono chiamati a compiere insieme, come comunità. Quest’anno di catechismo è stato infine segnato anche da un altro momento importante: la consegna della preghiera del Padre Nostro. Acquisita una maggiore conoscenza del Padre, vogliamo ora imparare ora a pregarLo, rivolgendoci a Lui con le parole che Cristo stesso ci ha insegnato. Il desiderio è quello di riuscire a creare la stessa comunione filiale che lega Cristo al Padre.

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Davide

Giornate di spiritualità per le famiglie (1-3 maggio 2009)

Un momento delle giornate di San Felice

Un caffè ed una brioche. E, poi, via! Una moderna carovana di automobili (per un totale di ben 105 persone, compresi i figli e gli animatori) in viaggio verso San Felice del Benaco, con destinazione il Santuario della Madonna del Carmine. Un viaggio dominato dalla trepidazione e dalla curiosità di sapere cosa ci avrebbe aspettato nella tre giorni di spiritualità per la quale stavamo partendo. L’arrivo, e, un momento per noi, respirando un’aria nuova nella cornice del lussureggiante verde degli ulivi e della vegetazione che circonda la casa; più in là il lago, placido; nell’aria, una leggera brezza, che si liberava dal cielo sgombro da nubi. Dopo una breve esplorazione del circondario, l’incontro nel teatro, che ha visto un primo intervento di don Tino, nel quale ci ha voluto mettere a parte del fatto che nei due giorni successivi avremmo vissuto momenti di grande spiritualità ma che non sarebbe mancato tempo da dedicare a noi stessi e ai nostri svaghi. Durante i tre giorni, nei momenti di riflessione di gruppo e nei successivi di condivisione comunitaria, sono stati toccati e messi a confronto i temi della famiglia e della comunità: la fede com’era vissuta e trasmessa negli scorsi decenni ed oggi anche dalla famiglia più grande, che è la Chiesa; la fede come dono e non come imposizione che siamo chiamati a diffondere e rinnovare in famiglia e nella comunità; come i coniugi possono capire quale proget-

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to Dio ha su di loro per sé stessi e la loro comunità; la capacità della comunità stessa di saper accogliere chi le chiede sostegno per vivere meglio la propria fede; quali iniziative nuove per camminare ancor più insieme, cercando anche di conoscere le numerose già presenti e vive grazie ai molteplici gruppi attivi nella nostra Parrocchia; come la comunità può essere così accogliente da far sentire il bisogno di parteciparvi con gioia, tanto da sentirsi quasi a casa. Tante domande, tante risposte. Ed in ogni gruppo le persone si sono sentite, ognuna, parte attiva, con dialogo, armonia, sereno ascoltare chi parlava, e la voglia di aprirsi a dialoghi e nuove soluzioni anche nei momenti di condivisione collettiva. Credo che, giorno dopo giorno, crescesse il bisogno di ognuno di essere e fare comunità, che si rispecchiava nei momenti di svago quotidiani e nei pasti: vita, serenità, convivialità, cordialità, simpatia, momenti d’ilarità, comunione, dialogo. Domenica 3 Maggio la S.Messa nel Santuario, celebrazione gioiosamente partecipata. Il pomeriggio, poi, dopo la lettura delle parti salienti della “Humanae Vitae” (scritta da Papa Paolo VI), il saluto finale. Il mesto rientro e nel cuore già la nostalgia dei giorni appena trascorsi, alcuni con commozione, ma con il ricordo dell’energia respirata di un’esperienza che solo una vera comunità è in grado di offrire.


Don Andrea

NASINSU - Grest 2009 Quanto arriva distante lo sguardo dell’uomo? Per che distanze sono fatti i nostri occhi e a che distanza può arrivare il nostro pensiero e il nostro cuore? Le distanze che coinvolgono i desideri di ognuno incrociano prima o poi il cielo. E così nasce il tema del grest di quest’anno: NASINSU, e cioè alza lo sguardo e contempla. L’uomo è l’unico essere a godere della bellezza e di quella contenuta in un cielo stellato; lo sguardo dell’uomo è carico infatti di desiderio di cielo, come se fosse una nostalgia. La tecnologia e le avventure del secolo scorso hanno permesso all’uomo di solcare il cielo, ma non ne hanno intaccato il fascino. Da sempre la relazione con l’assoluto passa dal cielo, da quella dimensione che inizia dal pavimento e corre fino all’infinito. Anche l’alleanza con Dio passa da lì, nella notte della delusione di Abramo, Dio gli si fa vicino e gli dice: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» (Gn 15,5). Nello sguardo verso il cielo l’uomo si riconosce piccolo, si riconosce davanti all’immenso, nel correre ordinato delle costellazioni immagina e costruisce un modo di miti e di eroi, di vicende e di promesse, di sogni e di desideri che aprono la mente e la fantasia. Niente come il cielo ha stimolato la crescita dell’uomo dalla tecnica all’arte e alla poesia tutta l’umanità ancora oggi con il NASINSU si commuove e ricerca. Con l’aiuto della storia del piccolo Celestino, della sua amica stella e dell’imprevedibile alieno TVB, ci avventureremo a riscoprire la bellezza che appartiene allo stupore delle stelle, dell’assoluto e dell’amicizia. Grazie a questa attività il nostro oratorio si anima di comunione e condivisione che permettono ai più piccoli di sentirlo ancora meglio come casa per loro, perché la co-

munità, attraverso il servizio degli adolescenti come animatori e di tutti i volontari coinvolti, ha a cuore quell’educazione che passa dalla semplicità del gioco e dell’attenzione pensata per i bambini e ragazzi. Il Grest si presenta così come un’opportunità speciale all’interno dell’anno, per costruire legami e esperienze durature, che possono marcare il cammino di tutta la comunità parrocchiale. E nell’esperienza del volgere i nostri NASINSU possiamo riconoscere che i cieli sono così belli e stupefacenti perché abitati non solo da stelle, pianeti, galassie, ma anche da un Padre che tutto ordina per far brillare la volta celeste affinché anche lo sguardo dell’uomo nel contemplarla brilli.

Il logo del Grest 2009

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ggio a n i r g Pelle a vacanz

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2009

Vacanz a per F AMIGL GIOVA IE e NI 6 giorn i - 5 no tti Soggio r no pr esso C Salesa entro nium Tratta mento mezza pensio ne (CO LAZION CENA) E, Viaggi o i n pu llman G.T.

Costo complessivo Adulti : 300 euro Bambini - 00-4 anni : Gratis Ragazzi 5-14 anni : 250 euro (in camera con genitori)

Per informazioni : DON TINO, DON ANDREA Oppure LUISA tel. 3381255987 ISCRIZIONI ENTRO : 13 APRILE 2009

TURCHIA dal 22 al 29 giugno 2009

GREST ESTIVO in Parrocchia dal 15 giugno al 3 luglio

Campeggio a Bossico

(per elementari e medie) dal 6 al 18 luglio

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Dino

Il ballo: cura del corpo e dello “spirito”

Gruppo Ballo

Ho confessato ad un amico di essermi deciso “dopo mezzo secolo”, ad iscrivermi con mia moglie ad un corso di ballo in Parrocchia . Il suo commento mi ha sorpreso: “vivi in una parrocchia saggia perché oltre alla ginnastica dello spirito cura anche la ginnastica del corpo”. E, in effetti, è forse con questo spirito che ci siamo lasciati guidare in questa “disciplina”. Si, direi proprio disciplina perché ho scoperto che educa nei gesti, nel portamento, nel ritmo, nella pazienza e nella perseveranza. Gli affezionati lettori del nostro giornalino parrocchiale forse ricorderanno un bell’articolo comparso sul numero di Pasqua 2006 dove Loredana già ne decantava i vantaggi (benessere fisico e psicologico) e ne magnificava le opportunità di aggregazione. Da allora, decine e decine di persone, pazientemente seguite da Luciano, Ermes e da valenti collaboratori, si sono timidamente avvicinate a questa attività. Se la Parrocchia deve essere anche luogo vivo di aggregazione lo può diventare anche con questa offerta di amicizia e di

apertura verso gli altri. Non ci sono pretese di emulare i personaggi di “Ballando con le stelle” (..chissà .. alcuni veterani ormai sono ammirati in magnifiche figure ..), ma con il gruppo del 2009 che ha concluso ormai il suo ciclo di attività, sentiamo di essere un po’ più ricchi (hanno detto “prima eravate pezzi di legno adesso piante che ondeggiano” ) e, forse, un po’migliori. Un grazie va agli insegnanti, ma anche alla disponibilità della Parrocchia. Infine, un caldo consiglio ai giovani: “non aspettate i cinquanta anni … andate a ballare!!!”

Gruppo Ballo

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Antonio Idra

Il telescopio di Galileo (ovvero del rapporto tra scienza e fede) In occasione dell’anno dedicato all’astronomia non è fuori luogo soffermarsi un po’ di tempo sul grande scienziato pisano che ha posto le basi della scienza moderna. Anzitutto un po’ di cronaca. Esattamente 400 anni fa (estate 1609) Galileo Galilei si reca a Venezia per un breve ... weekend. Lì, sente circolare una strabiliante notizia: in Olanda un fabbricante di occhiali ha costruito uno strumento che fa sembrare vicine le cose lontane, grazie a normali lenti inserite in un tubo. Galileo torna immediatamente a Padova e in pochissimi giorni (precisamente dal 10 al 20 agosto) costruisce insieme al suo artigiano uno strumento lungo 40 centimetri, con due lenti in vetro di Murano, di millimetri 17 e 25 di diametro, capace di ingrandire gli oggetti di ben 10 volte. Torna a Venezia e al cospetto del Serenissimo Doge Leonardo Donà punta lo strumento in direzione del mare aperto. Consiglieri e Ammiragli della flotta, riuniti per l’occasione, uno ad uno vi guardano dentro con un solo occhio, rimanendo costernati: nel tubo ci sono navi e velieri che a occhio nudo non si vedono affatto... Dopo i primi momenti di smarrimento, pensano subito che quello strano occhiale potrebbe essere più utile di un cannone per avvistare e sconfiggere le navi nemiche. Questo è l’inizio della storia dell’occhiale-cannone o cannocchiale, che nei mesi successivi Galileo punterà non più verso il mare, ma verso il cielo, scoprendo cose mai viste prima da alcun uomo: le macchie solari e le montagne della luna (segno evidente che i due astri non sono corpi perfetti, come si credeva), i 4 maggiori satelliti di Giove (che di sera in sera mutano la loro posizione), la vera natura della via lattea (non una nebulosa ma un’infinità di stelle), gli anelli di Saturno (in realtà solo intravisti e da lui scambiati per due satelliti) e infine le fasi del pianeta Venere, simili a quelle della luna, prova inconfutabile della validità della teoria eliocentrica, già ipotizzata nell’antichità ma fondata su rigorose basi scientifiche da Copernico alcuni decenni prima. Con l’evoluzione del cannocchiale, poi chiamato telescopio (termine formato da due parole greche che significano appunto “vedere lontano”), siamo oggi in grado di osservare stelle e galassie situate quasi ai confini temporali del nostro universo, ormai “vecchio” di quasi tredici miliardi di anni, mentre gli astronomi hanno già scoperto oltre 200 pianeti extrasolari simili al nostro, forse non privi di vita. Chissà se gli opinabili abitanti di quei lontani mondi hanno la nostra stessa fortuna di po-

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ter abbracciare con un semplice sguardo tutto il Creato. “La nostra Terra -ha detto qualcuno- è un pianeta molto strano: di giorno si vede il Sole e di notte tutte le altre stelle...” Vengono spontanee alcune riflessioni sullo stretto rapporto che da sempre esiste tra scienza e fede, e che da sempre, ma soprattutto ora, turba non poco il pensiero e l’anima dell’uomo. Sappiamo come di recente la Chiesa cattolica, (in particolare gli ultimi due pontefici), con un grande gesto di umiltà apprezzato da tutto il mondo, ha reso atto al merito dello scienziato pisano, secondo il quale Dio nel creare il mondo ha usato due linguaggi ben distinti tra loro: quello scientifico e rigoroso della Matematica quando ha scritto il libro della natura e quello semplice e popolare delle Sacre scritture quando parlò con l’uomo. Fede e scienza pertanto non sono e non possono essere in contrasto tra loro, anzi si completano a vicenda, a condizione che alla base del rapporto ci sia il vicendevole rispetto e non di rado il coraggio dell’umiltà nel riconoscere i rispettivi limiti e meriti, nel lungo e difficile viaggio verso la conoscenza del Cosmo. Forse l’universo non è altro che un grande cristallo andato in frantumi: compito dello scienziato è quello di risalire alla sua forma primitiva per conoscere l’origine del Creato, compito del credente è quello di ricercare in ogni frammento la presenza del Creatore.

Il disegno rappresenta la situazione del cielo presumibilmente osservata da Galileo all’inizio di dicembre 1609. Nei tre cerchietti che sovrastano la Luna, Giove e Saturno, sono rappresentati i rispettivi ingrandimenti ottenuti con il suo cannocchiale, da lui disegnati e poi pubblicati nel Sidereus Nuncius del 1610.


Claudia

Festa dello sportivo 2009 Il 25 e 26 aprile la nostra parrocchia ha avuto modo di riunirsi per vivere momenti di condivisione; è stata organizzata infatti la Festa dello sportivo. Tutto ha avuto inizio sabato 25 aprile alle ore 14.30 circa. La festa ha visto attivo l’interesse di tutti, grandi e piccini, grazie alle varie attività sportive organizzate per l’occasione e allo Spirito di “fare comunità” presente in ciascun parrocchiano. E’ stato emozionante vedere i bambini più piccoli correre intensamente incontro ad un pallone e contro i propri avversari e impegnarsi al massimo mostrando le proprie abilità per cercare di fare gol, ma altrettanto toccante è stato vedere i “più maturi (mi riferisco ai papà) divertirsi giocando a calcio balilla vivente. Un momento molto significativo l’ha vissuto chi ha partecipato alla “passeggiata delle famiglie” che ha visto coinvolti papà, mamme e bimbi di tutte le età che, facendo il giro del quartiere, hanno avuto modo di camminare un pezzo di strada (non solo fisicamente ma anche spiritualmente) con una grande famiglia, la comunità parrocchiale. La sera poi è stata allietata dal simpaticissimo spettacolo di magia del nostro Mago Jacopo `che con grande Spirito di coinvolgimento ha saputo incantare i bambini con giochi di prestigio e magie spettacolari. Altra “attrazione” che ha interessato tutti i partecipanti è stata la generosa lotteria, che ha saputo accontentare sia i figlioli che i genitori, premiando i piccini golosi con enormi uova di Pasqua, e “ i buoni bevitori” con ceste contenenti bottiglie di vino di qualità! Altre attività hanno allietato questi due giorni di forte condivisione e credo che sia stato importante e costruttivo per tutti vivere attimi di salda unione e di profonda fratellanza all`interno della nostra comunità

Una passata Festa dello Sportivo

parrocchiale. Sorrido e ringrazio Dio quando mi rendo conto che faccio parte di una parrocchia tanto serena e unita nell’amore, e spero con tutto il cuore che ciascun parrocchiano cerchi sempre di dare anche solo una piccola parte del tempo a sua disposizione, senza pensare che forse non è abbastanza perché credo che camminare con i fratelli che il Signore ci ha messo accanto sia già un grande passo avanti.

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Lucy, Mara e Stefano (Mando)

Nuovo anno, nuova sfida

Gruppo minibasket “quasi” al completo

Quest’anno abbiamo voluto fare una proposta sportiva diversa, in alternativa al calcio: il MINIBASKET.

ANDREA uno dei bimbi con più grinta e pronto per ogni “sfida”;

Si è creato così un nuovo gruppo, che tanto nuovo non lo era visto che alcuni di loro già li conoscevamo:

SIMONE il più esperto e sempre molto attento a far giocare ogni suo compagno.

CHIARA si è presentata come una bimba molto timida ma poi in palestra ha tirato fuori una grinta esplosiva; JACOPO il maschietto piccino del gruppo, giocherellone e attento alle spiegazioni da poter mettere subito in pratica; CRISTINA sempre molto disponibile con tutti e sempre pronta a tirar fuori le unghie quando ce n’è bisogno; MARTINA la biricchina e la bambina con tanta voglia di imparare e mettersi in gioco; REBECCA la più pacata , si butta su ogni pallone, prova ogni cosa anche se con un po’ di paura.

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DAVIDE tanto impegno e grande tenacia;

Otto scatenati bambini dai 5 ai 9 anni che fino a maggio si sono impegnati sotto ogni punto di vista: assidua presenza agli allenamenti, attenzione per ogni proposta fatta in allenamento, partecipazioni a partite/feste  e, ovviamente,  tanta voglia di fare, imparare e soprattutto giocare, perchè dopotutto la cosa fondamentale è divertirsi! Dobbiamo ammettere che questa è stata una stagione davvero divertente, serena. In palestra c’è sempre stato il clima ideale per poter lavorare con tranquillità. Per questo ringraziamo ad uno ad uno i bimbi che ci hanno seguito durante quest’anno e speriamo proprio di rivederli ancora sui campi da basket. Buona estate e… non dimenticate la palla a spicchi !!!


Anagrafe parrocchiale RINATI DALL’ACQUA E DALLO SPIRITO SANTO “Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua Parola, e di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio Padre” Monteverdi Jacopo Monteverdi Sascia Izzo Federico Minini Filippo Ghio Federica Costanza Flamini Valentina Scotti Filippo Cafolla Ufayse Maria Sandrini Chiara

UNITI NEL MATRIMONIO CRISTIANO “Vuoi unire la tua vita alla mia, nel Signore che ci ha creati e redenti? Si, con la grazia di Dio, lo voglio” Stefano Bernini & Ausilia Elia (23 maggio 2009) Stefano Sandrini & Maria Ragionieri (14 giugno 2009)

MORTI IN CRISTO GESU’ “Io credo: il Signore è risorto e vive, e un giorno anch’io risorgerò con Lui”. Gaetana Borgo Ofelia Lazzarotti Rosa Beni Adriano Riva

Bruna Vescovi Adele Martinelli Bruna Chiavegati

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BS ri al CE a n o M . B eschi i Mons Visita d tra Monari e o Don Tin


ESTATE09