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so, l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, S. E. Mordechay Lewy, e sua moglie offrivano una cena in onore di Shear-Yashuv Cohen. Con loro, intorno allo stesso tavolo, sedevano i rabbini capo di Roma e Firenze, Riccardo di Segni e Joseph Levi (accompagnato da sua moglie), il card. Walter La presenza di Shear-Yashuv Cohen, rabbino capo di Haifa, alla recente, doKasper e P. Norbert Hofmann, rispettivamente presidente e segretario deldicesima assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi ha avuto molla Commissione della Santa Sede per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, to risalto nella stampa. Il suo discorso, tenuto nel giorno di apertura dell’asl’arcivescovo Nikola Eterovic, segretario del sinodo, e Monsignor Pietro Pasemblea, era indubbiamente senza precedenti. Sfortunatamente, però, l’atrolin della Segreteria di Stato – oltre agli ambasciatori della Polonia, del Retenzione si è incentrata non sulle sue osservazioni riguardo l’interpretaziogno Unito e al sottoscritto. A mio avviso, quella serata cordiale è stata un sene biblica ebraica, ma sulle polemiche concernenti gli avvenimenti in corgno di quanto il dialogo abbia progredito, malgrado tutte le difficoltà. so. Il tema esatto del sinodo, «La parola di Dio nella vita e nella missione Durante il sinodo, la questione delle relazioni interreligiose, e del dialogo della Chiesa», in effetti sottolinea la correlazione fondamentale tra interpreebraico-cristiano in particolare, è stata sollevata in molte occasioni e in diftazione della Bibbia e realtà contemporanea: se un rabbino parla di approcferenti contesti. Immediatamente dopo il rabbino Cohen, si è rivolto all’asci ebraici alla Bibbia nel contesto di un’assemblea di vescovi e specialisti, semblea il card. Albert Vanhoye – in passato rettore del Pontificio Istituto evidentemente non parla in un vuoto storico. Rav Cohen ha espresso una Biblico e segretario della Pontificia Commissione forte consapevolezza del passato problematico Biblica – che ha affrontato la questione dell’eterdelle relazioni ebraico-cattoliche ma, anche, dei na validità dell’alleanza di Dio con Israele, prencambiamenti iniziati da Papa Giovanni XXIII e dendo la Lettera agli Ebrei come sua chiave. In un continuati dai suoi successori. Ha inoltre precisaintervento correlato di alcuni giorni dopo, l’arcito che la sua conoscenza del nuovo spirito ecuvescovo Stanislaw Gadecki di Poznan, in Polonia, menico nella Chiesa cattolica è derivata da inè tornato sull’importanza dell’«alleanza mai recontri personali. vocata», riferendosi a due passaggi classici della Nel suo discorso al sinodo, il rabbino capo di Lettera ai Romani (Rm 9,4; 11,29): «la Chiesa – Haifa ha evidenziato l’importanza della Bibbia ha osservato – crede che l’ebraismo, che è la rinella liturgia ebraica, sottolineando non soltanto sposta fedele del popolo ebraico all’alleanza irrela centralità delle letture dalla Scrittura durante vocabile di Dio, è per lui una fonte di salvezza, la funzione ma, anche, quanto tutte le preghiere perché Dio è fedele alle Sue promesse». Il presule, liturgiche ebraiche siano imbevute di citazioni Marc Chagall, Solitude, 1933 Tel Aviv che ha ribadito che non esistono organizzazioni ed allusioni bibliche: cattoliche finalizzate alla missione verso gli ebrei, ha, d’altra parte, rilevato «Noi preghiamo D-o usando le Sue stesse parole, trasmesse nella Scrittula tensione tra l’eterna validità dell’alleanza e l’affermazione cristiana del cara. Noi chiediamo la Sua misericordia, citando quello che Lui ha promesrattere unico e universale della salvezza in Gesù Cristo. Questa, in effetti, reso ai nostri antenati e a noi. Tutta la nostra funzione si fonda su un’antica sta una delle questioni irrisolte centrali per una teologia cristiana dell’ebrairegola, sulla base di quanto i nostri maestri ci hanno trasmesso: “Date a Lui smo. di ciò che è Suo, perché voi e le vostre cose sono Sue”». Il Centro Cardinal Bea è stato coinvolto in modo rilevante in tale probleLa Torah, compresa in senso esteso, rimane la fonte principale dell’insegnamatica con la sua attiva partecipazione ad un'iniziativa internazionale: il mento e della preghiera ebraica. Come Rav Cohen ha espresso: progetto «Cristo e il popolo ebraico». L'idea è nata nel settembre 2005, du«Noi rabbini, quando nei nostri sermoni trattiamo argomenti rilevanti, corante la conferenza internazionale «Nostra Aetate oggi: riflessioni quaranta me: “la santità della vita”,“lottare contro la promiscuità”,“combattere il secoanni dopo il suo appello per una nuova era delle relazioni interreligiose», larismo”, promuovere i valori della fratellanza, dell’amore, della pace e del ritenuta all'Università Gregoriana. Dall'ottobre 2006, studiosi cattolici, protespetto per “il diverso”, cerchiamo di sviluppare le argomentazioni a partire da stanti ed ebrei si sono incontrati per discutere le implicazioni di questa quecitazioni bibliche, secondo l’interpretazione dei nostri santi saggi. Il punto di stione e le possibili soluzioni. L'ultimo incontro si è tenuto all'Università di partenza si radica nei tesori della tradizione religiosa, anche quando ci rifeNotre Dame, nell'Indiana, dall'11 al 14 agosto 2008 (per le altre università riamo a questioni attuali. E’ incredibile osservare quanto la Sacra Scrittura coinvolte si vedano i numeri 1 e 2 della nostra Newsletter). non perda mai la propria vitalità e rilevanza per i problemi del nostro temSono stati giorni molto intensi e fruttuosi di scambi collegiali, anche se acpo. Questo è il miracolo della eterna e perenne “parola di D-o”». compagnati dall'ombra dolorosa della scoperta improvvisa di una grave Gli approcci ebraico e cattolico alla Parola di Dio sono spesso immensamalattia del nostro stimato collega ed amico, il rabbino Michael Signer, promente differenti. Le pur brevi osservazioni del rabbino Cohen, comunfessore invitato del Centro Cardinal Bea nella primavera 2005. La malattia que, esemplificano quanto i cristiani possano trarre beneficio dagli apdel comune amico e il coraggio con il quale lui e sua moglie Betty l'hanno procci ebraici alla Scrittura, come già rilevato nel documento pubblicato affrontata e, soprattutto, il modo diverso in cui abbiamo vissuto il pregare i nel 2001 dalla Pontificia Commissione Biblica, «Il popolo ebraico e le sue Salmi insieme a loro in questa circostanza, è stato per tutti i partecipanti un Sacre Scritture nella Bibbia cristiana» (§ 22), e riconfermato nel messagsegno forte della natura esistenziale di ogni vero dialogo. Gli incontri gio finale del sinodo (24 ottobre 2008, §14) e nella sua proposizione personali possono essere sentieri per un più profondo dialogo biprovvisoria n. 52. blico e teologico, e viceversa. Mentre quella sera del 6 ottobre i riferimenti di Rav Cohen alla Joseph Sievers storia recente erano dibattuti nelle prime reazioni al suo discor-

INCONTRI BIBLICI, TEOLOGICI E PERSONALI Una voce ebraica all’ultimo sinodo. Spunti per il dialogo


ambassador to the Holy See, H.E. Mordechay Lewy and his wife hosted a dinner in honor of Rabbi Cohen. With them around the same table were the chief rabbis of Rome and Florence Riccardo Di Segni and Joseph Levi (accompanied by his wife), Cardinal Kasper and Fr. Norbert Hofmann, respectively President and Secretary of the Holy See’s Commission for Religious Relations with the Jews, Archbishop Nikola At the recent Twelfth Ordinary General Assembly of the Synod of BishEterovic, the Secretary of the Synod, Msgr. Pietro Parolin of the Vatiops, the presence of Rabbi Shear-Yashuv Cohen, Chief Rabbi of Haifa, can’s Secretariat of State, plus the ambassadors of Poland and the Unitmade considerable headlines. His address, delivered on the opening day ed Kingdom – and the present writer. For me that cordial evening was of the Assembly, certainly was unprecedented. Unfortunately, however, one sign of how far the dialogue has progressed, despite all difficulties. the discussion focused not on his remarks about Jewish biblical interpreDuring the Synod, the question of interreligious relations in general tation but on controversies about current events. The topic of the Synod and of Christian-Jewish dialogue was raised on a number of occasions “The Word of God in the Life and the Mission of the Church” underlines and in different contexts. Immediately after Rabbi Cohen, Card. Albert the fundamental relatedness of Vanhoye, Rector emeritus of biblical interpretation and the Pontifical Biblical Instipresent reality. tute and former Secretary of If a rabbi speaks in the context the Pontifical Biblical Comof an assembly of bishops and mission, addressed the Assemspecialists about Jewish bly, giving a report about that approaches to the Bible, he Commission’s above-cited surely does not speak in a his2001 document. He addressed torical vacuum. Rabbi Cohen the question of the eternal expressed a strong awareness of validity of God’s covenant the problematic history of with Israel, taking the Letter Catholic-Jewish relations but to the Hebrews as his key. In a also of the changes initiated by related intervention a few Pope John XXIII and contindays later, Archbishop Stanisued by his successors. He pointlaw Gadecki of Poznan, ed out that his own introducPoland, returned to the tion to the new ecumenical importance of the “never spirit in the Catholic Church revoked covenant” referring to came through personal two classical passages in Il Rabbino Capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen, al Sinodo dei Vescovi, ottobre 2008. encounters. Romans (cf. Rom 9:4; 11:29). Rabbi Shear-Yashuv Cohen, Chief Rabbi of Haifa, at the Synod of Bishops, October 2008. In his address, Rabbi Cohen He noted that “the Church stressed the importance of the Bible in Jewish liturgy, pointing out not believes that Judaism, that is the faithful response of the Jewish people only the centrality of Scripture readings during the Service, but also, to God’s irrevocable Covenant, is for it a source of salvation, because how much Jewish liturgical prayer is imbued with biblical quotations God is faithful to His promises” and that there is no Catholic organiand allusions: zation devoted to missionizing Jews. On the other hand he noted the “We pray to G-d using His own words, as related to us in the Scriptension between the eternal validity of the covenant and the Christian tures. We ask for His mercy - mentioning what He has promised to our affirmation of the unique and universal character of salvation in Jesus ancestors and to us. Our entire Service is based upon an ancient rule, Christ. This, in fact, remains one of the central unresolved questions for as related by our Teachers: ‘Give Him of what is His, because you and a Christian theology of Judaism and of Christian-Jewish relations. yours are His’.” In a significant way, the Cardinal Bea Centre has been involved in this The Torah, understood in a broad sense, remains the principal source issue through its active participation in an international initiative of Jewish teaching and preaching. As Rabbi Cohen put it: called the “Christ and the Jewish People Project”. The idea for this proj“We, the Rabbis, when we address issues of concern in our Sermons, ect was born in September 2005, during a conference Nostra Aetate such as: ‘The Sanctity of Life’, ‘Fighting Promiscuity’, ‘Fighting SecularToday: Reflections 40 Years after Its Call for a New Era of Interreliism’, promoting the values of fraternity, love and peace, equality, and gious Relationships, held at the Gregorian University. Since October respect for the ‘Other and the Different’, we always try to build our 2006, Catholic, Protestant, and Jewish scholars have met to discuss the address around Biblical quotations, as interpreted by our holy sages. implications of this issue and possible avenues of response. The latest Our point of departure stems from the treasures of our Religious Trameeting took place at the University of Notre Dame, Indiana, August dition, even while we address present issues. It is amazing to observe 11-14, 2008 (for the other universities involved, see Issues #1 and #2 of how The Holy Scriptures never lose their vitality and relevance to our Newsletter). issues of our time. This is the miracle of the everlasting and perpetual These were very intensive and fruitful days of collegial exchanges, even ‘Word of G-d’.” though they were accompanied by the painful shadow of a suddenly Jewish and Catholic approaches to the Word of God are often vastly difdiscovered severe illness of our esteemed colleague and friend Rabbi ferent. Yet the Rabbi’s brief remarks exemplify how Christians can benMichael Signer, who had been a Richard and Susan Master Visiting efit from Jewish approaches to the Scriptures, as pointed out in the Professor at the Cardinal Bea Centre in the spring of 2005. Our friend's Pontifical Biblical Commission’s 2001 document “The Jewish People illness and the courage with which he and his wife Betty approached it, and Their Sacred Scriptures in the Christian Bible” (#22) and reconand how different it felt to pray the Psalms together with them in this firmed in the final message of the Synod (October 24, 2008 #14) and in circumstance, was for all participants a powerful sign of the existential its provisional Proposition #52. nature of all real dialogue. Personal encounters can be pathways to a While on that evening of October 6 Rabbi Cohen’s references to recent deeper biblical and theological dialogue, and vice versa. history were being debated in the first reactions to his speech, Israel’s Joseph Sievers

BIBLICAL, THEOLOGICAL, AND PERSONAL ENCOUNTERS A Jewish Voice at the Recent Synod: Starting Points for Dialogue

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delusione, sia da parte ebraica sia tra i tanti e sempre più numerosi cristiani impegnati nel «dialogo». Alle prese di posizione dei rabbinati europei che progettavano la momentanea sospensione dei rapporti con la Chiesa – tra le più dure le risposte riscontrate in Germania ed Austria; severa anche quella dell’Assemblea rabbinica italiana – si unirono immediatamente le voci di protesta di autorevoli teologi e intellettuali laici, sia attraverso dichiarazioni singole sia mediante documenti collettivi o di associazioni ebraico-cristiane, nazionali ed internazionali. Da entrambe le parti si denunciò il richiamo alla conversione degli ebrei, espresso sia nel titolo, immutato, della formula del 1962 sia, anche se meno direttamente, nella sottolineatura cristologica che, invece, nella preghiera del 1970 aveva lasciato il posto alla supplica per la salvezza dei «primogeniti» del Signore nel solco del loro percorso di amore e fedeltà all’alleanza. Le ombre di un non lontano passato, in cui a diversi livelli il mondo cristiano tanta responsabilità aveva avuto nelle ferite del popolo ebraico, si addensarono minacciose sui quarantatre anni di impegno per conquistare la reciproca fiducia. E mentre la Santa Sede non rendeva di dominio pubblico la propria posizione, l’intervento di eminenti personalità della Chiesa, intrecciando le vie della diplomazia con quelle della teologia, riuscì a riportare le relazioni ebraico-cristiane, le cui fondamenta cominciavano a vacillare, nell’ambito del vicendevole ascolto. Ricordiamo, in proposito, la chiarificazione del card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, pubblicata nel Frankfurter Allgemeine Zeitung del 20 marzo e ripresa dall’Osservatore Romano del 10 aprile, e la lettera ufficiosa del 14 maggio, che vi si riferisce, del Segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone, a Oded Wiener, direttore generale del Gran Rabbinato di Israele. A distanza di dieci mesi da quel 5 febbraio 2008 si può affermare che il «dialogo» ha resistito alla recente difficoltà, anche se ha riportato alcune ferite. Le associazioni ebraico-cristiane hanno testimoniato sin dall’inizio la fedeltà al cammino di amicizia e solidarietà; anche la Chiesa ha ribadito l’impegno a proseguire nella strada del Concilio Vaticano II, come ha affermato Benedetto XVI durante la visita del 17 aprile alla comunità ebraica di New York ed in altre occasioni. La grave incomprensione suscitata dalla ripresa modificata della preghiera del Venerdì Santo del 1962 è stata più volte chiarita, sulla linea espressa dal card. Kasper sin dalla prima intervista all’indomani della notizia: né il titolo né l’auspicio del riconoscimento di Cristo come salvatore dell’umanità sottintendono una missione per la conversione degli ebrei ma esprimono la speranza escatologica che alla fine dei tempi, quando «la pienezza dei popoli» sarà entrata nella Chiesa, anche per Israele, il prediletto di Dio, si realizzi la salvezza. Con la sua invocazione la Chiesa non si assume la paternità di una regia che non le spetta ma – in linea con la fede del Nuovo Testamento e la visione paolina della Lettera ai Romani – si rimette all’imperscrutabile disegno di Dio. La presenza del rabbino capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen, al sinodo dello scorso ottobre è stata un’ulteriore conferma che l’incidente è stato ridimensionato. Da esso si possono ora trarre alcune preziose indicazioni per la Chiesa ed i cristiani impegnati nel «dialogo»: l’esigenza di maggiore attenzione nel comunicare decisioni che potrebbero influire negativamente su di esso e l’importanza di continuare a lavorare sulle categorie teologiche con cui interpretare e trasmettere la Sacra Scrittura. Ma allo stesso tempo, da quanto è accaduto, cogliamo l’invito, a noi e ai nostri fratelli maggiori, a non assolutizzare la nostra capacità di comprensione per aprirci sempre più ad una visione escatologica che ci accomuna e ci trascende. Emanuela Zurli, 10 Nov. 2008

IL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO TRA APERTURA ESCATOLOGICA E INTERPRETAZIONI ATTUALI Una riflessione a distanza sulla modifica dell’Oremus et pro Judaeis «In quei giorni, dieci uomini provenienti da tutte le lingue dei popoli afferreranno un ebreo per il lembo dell’abito e gli diranno: “Veniamo con voi, perché abbiamo capito che Dio è con voi”» (Zc 8,23). Una delle più eloquenti e vivide visioni escatologiche della Bibbia raffigura dieci uomini, che rappresentano tutti i popoli e le lingue della terra, mentre esprimono con singolare impeto la decisione di seguire quanti hanno riconosciuto come gli eletti dell’unico, vero Dio. Dieci uomini, come dieci i mesi ormai trascorsi da quel 5 febbraio 2008, quando la consuetudine pomeridiana della sala stampa vaticana fu scossa da un’imprevista irruzione di giornalisti e da un frenetico susseguirsi di telefonate, mentre le agenzie di stampa di tutto il mondo diffondevano la notizia: le prime copie dell’Osservatore Romano riportavano, a pié di pagina, un’asciutta «Nota della Segreteria di Stato», con la data del giorno precedente, che annunciava l’avvenuta modifica della preghiera del Venerdì Santo per gli ebrei contenuta nel Missale Romanum del 1962. Dieci mesi, osserverebbe forse il salmista, sono più evanescenti della vita di un fiore di campo, se paragonati ai duemila anni in cui ebraismo e cristianesimo sono inevitabilmente, e spesso drammaticamente, stati in contatto. Possono essere suffi- Messale Tridentino cienti, però, per aggiornare la riflessione Tridentine Missal sulle condizioni del più che quarantennale dialogo ebraico-cristiano e dei suoi frutti – come hanno mostrato le reazioni che quell’intervento ha suscitato in entrambe le fedi – delicati e bisognosi di costanti attenzioni perché possano giungere, ci auguriamo, ad una sana e piena maturazione. La modifica in questione, va ricordato, non concerne la liturgia «ordinaria», per la quale resta valido il messale del 1970, posteriore alla riforma del Concilio Vaticano II. Riguarda, infatti, l’ultima stesura del messale tridentino, di cui Benedetto XVI – con il Motu proprio «Summorum Pontificum» del 7 luglio 2007 – aveva autorizzato l’uso alle comunità che ne avessero fatto richiesta. Tale formula liturgica «straordinaria» interessa, quindi, una minoranza cattolica assolutamente esigua. Forse è opportuno anche ricordare i due diversi testi. La preghiera Pro conversione Iudaeorum del 1962 – dopo la revisione del 2008 e la sostituzione delle espressioni «velo sul cuore», «accecamento» e «tenebre», dalle quali «liberare» gli ebrei – può essere così resa in italiano: «Preghiamo anche per gli ebrei, perché il nostro Dio e Signore illumini i loro cuori affinché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini. Preghiamo. Inginocchiamoci. Alzatevi. Onnipotente eterno Dio, che vuoi che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità, concedi propizio che, con l’entrata della pienezza delle genti nella tua Chiesa, tutto Israele sia salvo». Diversa, sin dal titolo, la formula Pro Iudaeis del 1970, che riportiamo nella traduzione della CEI: «Preghiamo per gli ebrei: il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell’amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza. Dio onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza, ascolta la preghiera della tua Chiesa, perché il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della redenzione». La modifica della formula tridentina, in luogo dell’utilizzo di quella post-conciliare, che sarebbe stata preferita da molti cattolici, sollevò ovunque reazioni immediate, dallo stupore allo sconcerto alla più amara

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dialogue. In addition to the position adopted by European rabbinates in favour of a temporary suspension of relations with the Church – the strongest reactions came from Germany and Austria; the Italian Rabbinical Assembly as well took a very serious view of the matter – there were immediate protests also from authoritative theologians and lay intellectuals through both individual statements and collective documents and from national and international Jewish-Christian associations. Partners on both sides protested against the call for a conversion of the Jews expressed both in the title of the 1962 formula, which remained unchanged, and, though less “In those days ten men from all the nations will grasp the garment of a directly, in its Christological emphasis. The 1970 version instead was centred Jew, saying, ‘Let us go with you, for we have heard that God is with you’” on praying for the redemption of “the people you first made your own” in (Zech 8:23). consideration of their love and faithfulness to the covenant. Shadows from One of the Bible’s most eloquent and vivid eschatological visions depicts the not-too-distant past when, at different levels, the Christian world had ten men who represent all the earth’s peoples and languages as they been responsible to a degree for the Jewish peoples’ wounds, loomed threatexpress forcefully the decision to follow those whom they have recognised eningly over the forty-three years of efforts to establish mutual trust. as the elect of the one true God. Ten men, like the ten months that have And while the Holy See made no public announcement regarding its posigone by since February 5th 2008, when a normal afternoon in the Vatition, the comments of prominent Church personalities, through a combinacan press office was disrupted by a sudden invasion of reporters and a tion of diplomatic and theological channels, succeeded in bringing Jewishfrantic series of phone calls, while in the meantime press agencies all over Christian relations whose foundations were beginning to weaken, back into the world were reporting that the first copies of the Osservatore Romano a context of mutual consideration. In this regard, we may refer to the claricarried, at the foot of the page, a dry “Note by the Secretariat of State” fication provided by Cardinal Walter Kasper, president of the Pontifical dated the previous day and announcing a change made to the Good FriCouncil for Promoting Christian Unity and of the Commission for Religious day prayer for the Jews in the Missale Romanum of 1962. Relations with the Jews, origiTen months, the psalmist might nally published by the Franksay, are more fleeting than the furter Allgemeine Zeitung on life of a wild flower when comMarch 20th and in an Italian pared to the two thousand years version by the Osservatore over which Judaism and ChrisRomano on April 10th. This tianity have inevitably, and article was indicated as a point often dramatically, come into of reference in a semi-official contact with each other. They letter of May 14th from the might be long enough, however, Vatican’s Secretary of State, for a fresh analysis of the status Cardinal Tarcisio Bertone, to of the forty-year-long JewishOded Wiener, director general Christian dialogue and its fruits of the Chief Rabbinate of – as proven by the reactions the Visita di Papa Benedetto XVI in una Sinagoga a New York, 17 Aprile 2008 Israel. note produced in both faith Pope Benedict XVI visits Park East Synagogue in New York , 17 April 2008 Ten months after that 5th of communities – which are tender February 2008 it is fair to say that the dialogue has survived the recent and needy of unceasing attention to ensure that they may, we hope, reach difficulties, even though it did suffer some injuries. The Jewish-Christian healthy and full maturity. associations from the start underscored their loyalty to the path of friendThe referred-to change, it should be noted, does not involve the “ordiship and solidarity; also the Church reaffirmed her commitment to connary” liturgy for which the 1970 missal, based on the reforms of Vatican tinue to pursue the course laid out by Vatican II, as underlined by BeneII, still applies. Rather it refers to the latest version of the Tridentine dict XVI during his visit to the Jewish community of New York on April Missal which Benedict XVI – with the Motu proprio “Summorum Pon17th and on other occasions. The serious misapprehension caused by the tificum” of July 7th 2007 – authorized for use by any community modified version of the 1962 Good Friday prayer has been repeatedly requesting it. The “extraordinary” liturgical form involves, therefore, a clarified, along the lines expressed by Cardinal Kasper already in his first small Catholic minority. It might be useful to cite the two texts. The interview the day after the news was given: neither the title nor the hope prayer Pro conversione Iudaeorum of 1962, in which the words “veil of a recognition of Christ as the saviour of mankind suggest a mission in on their hearts”, “blindness” and “darkness” from which the Jews should favour of the conversion of the Jews but express, rather, the eschatological be “freed” were amended and replaced in 2008, may now be translated hope that at the end of time, when “the fullness of peoples” will enter the as follows: “Let us pray also for the Jews. That our God and Lord enlightChurch, for Israel too, God’s favourite, salvation will be achieved. With en their hearts so that they recognize Jesus Christ, the Saviour of all her invocation, the Church does not take upon herself paternity of a plan mankind. Let us pray. Let us kneel. Arise. Eternal God Almighty, you which is not hers but – in line with the faith of the New Testament and want all people to be saved and to arrive at the knowledge of the truth, St. Paul’s vision in his Letter to the Romans – she places her trust in graciously grant that when the fullness of nations enter into your God’s inscrutable design. Church, all Israel will be saved”. The presence of the Chief Rabbi of Haifa, Shear-Yashuv Cohen, at the synod The prayer Pro Iudaeis of 1970 differs already in its title: “Let us pray for in October further confirmed that the immediate problem had been at least the Jewish people, the first to hear the word of God, that they may continpartially overcome. Important indications may be drawn from this incident ue to grow in the love of his name and in faithfulness to his covenant. by the Church and by Christians committed to dialogue: the need for greater Almighty and eternal God, long ago you gave your promise to Abraham care in communicating decisions which may have a negative impact upon and his posterity. Listen to your Church as we pray that the people you relations and the importance of continuing to work on theological categories first made your own may arrive at the fullness of redemption”. by which to interpret and pass on the Holy Scriptures. But at the same time, The fact that the Tridentine formula has once again been adopted, in modwhat has happened may represent an appeal to us and to our elder brothers ified form, instead of the 1970 version which would have been preferred by not to absolutize our ability to understand so that we may open up more and many Catholics, brought immediate reactions everywhere, ranging from more to an eschatological vision which unites and transcends us. astonishment to disconcert to bitter disappointment, both on the part of Jews Emanuela Zurli, 10 Nov. 2008 and among the many and increasingly numerous Christians committed to

JEWISH-CHRISTIAN DIALOGUE BETWEEN ESCHATOLOGICAL OPENNESS AND CURRENT INTERPRETATIONS An analysis in hindsight of the changes to the Oremus et pro Judaeis

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COLLABORAZIONI INTERNAZIONALI INTERNATIONAL COLLABORATION

International Council of Christians and Jews (ICCJ)

Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo

For some time now, the Cardinal Bea Centre for Judaic Studies has been involved in various ways with the ICCJ. On a practical level, Prof. Sievers recently participated in a scholarly consultation at the University of Fribourg, Switzerland (October 26-27, 2008), and co-chaired one of several workshops discussing the principal challenges facing Jewish-Christian relations today, sixty years after the idea of having an international umbrella organization such as ICCJ had been launched in the same city. The Cardinal Bea Centre was also represented at the ICCJ’s annual conference in Jerusalem (22-25 June 2008) on “The Contribution of Jewish-Christian-Muslim Dialogue to Peace Building in the Middle East”. Prof. Sievers co-chaired, with Rabbi E. Bandel of Melbourne, Australia, a Bible study workshop on “dispute for the sake of heaven”, taking the rebellion of Korah (Num 16) and the dispute between Peter and Paul (Gal 2) as starting points for discussing ways of how to deal with conflict, and how not to.

Lo scorso 18 marzo il direttore del nostro centro, prof. J. Sievers, è stato nominato consultore della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo (CRRE). La commissione è stata creata nel 1974 in applicazione di Nostra Aetate quale organismo ufficiale della Santa Sede per le relazioni della chiesa cattolica con l’ebraismo. Tra le sue attività essa organizza, insieme all’International Jewish Committee on Interreligious Consultations (IJCIC), gli incontri biennali dell’International Catholic-Jewish Liaison Committee (ILC). Negli ultimi anni tali incontri sono stati incentrati sulle sfide con cui comunità ebraiche e chiesa cattolica si devono confrontare: la sessione San Paolo. Dettaglio del mosaidi Buenos Aires del 2004 era dedicata al tema della giuco del battistero degli ariani, stizia e della carità, quella di Città del Capo del 2006 alle Ravenna risposte ai problemi causati da HIV/AIDS – specialmenSaint Paul. Detail of Mosaic in te nell’Africa meridionale – e l’ultima, la XX, svoltasi a the Arian Baptistery, Ravenna Budapest dal 9 al 12 novembre 2008, aveva come tema: «Religione e società civile oggi». In tale occasione il prof. Sievers ha coordinato, insieme al rabbino D. Sandmel di Chicago, un gruppo di EVENTI SPECIALI / SPECIAL EVENTS 2009 lavoro sull’educazione interreligiosa.

Nell'ambito del Simposio Internazionale “Paul in His Jewish Matrix” che il Centro Cardinal Bea sta organizzando in collaborazione con il Pontificio Istituto Biblico, l'Università Ebraica di Gerusalemme e l'Università Cattolica di Leuven dal 20 al 22 maggio, 2009 verranno offerte le seguenti conferenze pubbliche:

Holy See’s Commission for Religious Relations with the Jews On March 18, 2008, the Director of our Centre, Prof. Joseph Sievers, was appointed Consultor of the Commission for Religious Relations with the Jews (CRRJ). The Commission was created in 1974 as the official body for the Holy See’s relations with Judaism in the wake of the declaration Nostra Aetate. Among its wide-ranging activities, together with the International Jewish Committee on Interreligious Consultations (IJCIC), it organizes the biennial meetings of the International Catholic-Jewish Liaison Committee (ILC). In recent years these meetings have focused on the challenges with which the Jewish Community and the Catholic Church are faced: the Buenos Aires session held in 2004 was dedicated to the topics of justice and charity, the Cape Town session in 2006 was dedicated to responses to the problems caused by the HIV/AIDS pandemic, in particular in southern Africa, and the 20th and most recent one held in Budapest from 9-12 November 2008 had as its topic: “Religion and Civil Society Today”. On that occasion, Professor Sievers along with Rabbi D. Sandmel of Chicago co-chaired a working group on interreligious education.

In the context of the International Symposium “Paul in His Jewish Matrix” which is being organized by the Cardinal Bea Centre in collaboration with the Pontifical Biblical Institute, the Hebrew University of Jerusalem and the Catholic University of Leuven from May 20 to 22, 2009 two public lectures will be offered: Paul's Jewishness Prof. Emeritus E. P. Sanders Duke University Wednesday, 20 May, 2009 - 5:30pm Pontifical Biblical Institute - Aula Magna Piazza della Pilotta, 35 - Rome

Consiglio Internazionale dei Cristiani e degli Ebrei (ICCJ)

**** Brenninkmeijer-Werhahn Lecture “The Septuagint between Judaism and Christianity” Prof. Emanuel Tov The Hebrew University of Jerusalem Thursday, 21 May, 2009 - 6:00pm Pontifical Gregorian University - Aula Magna C021 Piazza della Pilotta, 4 - Rome

Da un po’ di tempo a questa parte il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici è stato coinvolto in vari modi nelle iniziative dell’ICCJ. Ad un livello pratico, il Prof. Sievers ha recentemente partecipato ad un consulto di studiosi all’Università di Friburgo, in Svizzera (26-27 ottobre 2008), ed ha coordinato uno dei gruppi di lavoro concernenti le principali sfide che oggi attendono le relazioni ebraico-cristiane, sessant’anni dopo che – nella stessa città – era stato proposto un organismo internazionale di coordinamento che poi si sarebbe realizzato nell’ICCJ. Il Centro Cardinal Bea è stato anche rappresentato alla conferenza annuale dell’ICCJ tenutasi a Gerusalemme (22-25 giugno 2008) su «Il contributo del dialogo ebraico-cristiano-musulmano alla costruzione della pace in medio-oriente». Il Prof. Sievers ha coordinato, insieme al rabbino E. Bandel di Melbourne, in Australia, un gruppo di lavoro biblico su «Disputa per amore del cielo», che ha preso la ribellione di Core (Nm 16) e la controversia tra Pietro e Paolo (Gal 2) come punti di partenza per la discussione su come trattare e non trattare con i conflitti.

Per sostenere le attività del Centro consultare: To support the activities of our Centre please visit: http://www.unigre.it/Donazioni/

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LA BORSA DI STUDIO SKIRBALL PER LO STUDIO DEL CRISTIANESIMO

A ROMA CON LA BORSA DI STUDIO BRENNINKMEIJER-WERHAHN Una borsa di studio concessa grazie alla collaborazione tra il Centro per lo Studio del Cristianesimo dell’Università Ebraica di Gerusalemme ed il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici mi ha consentito di trascorrere il Semestre Primaverile 2007-2008 presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Nel corso del semestre ho lavorato al mio dottorato in religioni comparate, specializzandomi in storia del cristianesimo siriaco. Questo soggiorno a Roma ha rappresentato un’esperienza veramente irrepetibile – non solo dal punto di visto accademico, ma anche per le occasioni offerte dai rapporti interpersonali. Alla bellezza impareggiabile della città si è aggiunto il caloroso benvenuto offertomi dalle persone responsabili del mio soggiorno qui – il Prof. J. Sievers e molti altri. Così, durante la mia permanenza, ho avuto la fortuna di risiedere presso il Lay Centre at Foyer Unitas, diretto dalla Prof. D. Orsuto, a cui devo un sentito ringraziamento. Insieme ai suoi assistenti è riuscita a riunire e mantenere viva una piccola ma fiorente comunità di studenti provenienti da varie parti del mondo, in cui vige la calda atmosfera di un reale dialogo ecumenico e di un’assistenza reciproca. E’ stata proprio questa esperienza di vita e di comunicazione quotidiana con i compagni delle diverse università pontificie che ha allargato i miei orizzonti e mi ha insegnato ad apprezzare i doni di ciascuno. Sergey Minov

Da febbraio a giugno 2008 ho avuto la fortuna di beneficiare di una borsa di studio Skirball presso il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici. Sotto tutti i punti di vista questi mesi hanno rappresentato un periodo realmente fecondo ed illuminante nella mia ricerca, ricco di dibattiti e scambi accademici con studiosi di diversi campi. La mia analisi faceva parte di un progetto di studio sulle parabole reali nella letteratura talmudica e midrashica alla luce dei paralleli antichi. Concentrandosi sulle tradizioni esegetiche che hanno utilizzato la forma delle parabole del re riscontrate nella letteratura rabbinica, questo progetto mira a recuperare le tracce dell’esegesi e delle credenze del giudaismo del tardo secondo tempio ed a studiare la loro influenza su altre fonti successive. Il mio testo analizza le parabole rabbiniche; avendo una sufficiente familiarità con altre ricerche svolte nell’area degli studi ebraici, in questa circostanza ho fatto un confronto tra alcune parabole rabbiniche e quelle del Nuovo Testamento. Avevo quindi la necessità di potenziare le mie conoscenze relative a quest’ultimo ed agli studi patristici. Ritenevo che il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici fosse una sede adatta a questo scopo. Ho avuto la possibilità di consultare le ottime biblioteche dell’Università Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale. Ma, più ancora dei libri, al mio tempo trascorso a Roma hanno dato un contributo importante gli studiosi con cui ho avuto modo di discutere dei diversi aspetti del mio lavoro. Le conversazioni con J. Sievers, J. Kilgallen, R. De Maris e con gli amici ed i colleghi del Centro Cardinal Bea hanno arricchito il mio testo e sono state di grande aiuto. Oltre alle varie opportunità accademiche offerte dalla borsa di studio, ho molto apprezzato anche il solo fatto di trovarmi a Roma – un luogo importante per qualunque studioso della tarda antichità – ed ho imparato molto, oltre che dai libri, dall’ambiente circostante. Vorrei ringraziare i donatori della borsa di studio, la Pontificia Università Gregoriana e soprattutto il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici per questo semestre così fruttuoso. Reuven Kiperwasser Reuven Kiperwasser

IN ROME WITH THE BRENNINKMEIJERWERHAHN FELLOWSHIP Thanks to a fellowship granted through the cooperation between the Center for the Study of Christianity at the Hebrew University and the Cardinal Bea Centre for Judaic Studies, I have spent the Spring Semester 2007-2008 at the Pontifical Gregorian University in Rome. During this semester I have been working on Sergey Minov my PhD in comparative religion, while specializing in the history of Syriac Christianity. Staying in Rome was a truly unique experience for me – not only from the academic point of view, but also in what concerns the opportunities arising from interpersonal relationships. The unique beauty of the city was complemented by the hearty welcome of the people responsible for my coming and stay here – well as many others. Thus, I was lucky to live during my visit at the Lay Centre at Foyer Unitas. The Centre is run by Prof. D. Orsuto, to whom my deepest thanks are due. She and her assistants succeeded in gathering and maintaining a small but thriving community of students from all over the world, where the warm atmosphere of true ecumenical dialogue and mutual help is kept alive. It was this experience of day-to-day living and communicating with my housemates from various Pontifical Universities that broadened my horizons and taught me to appreciate everyone’s gifts. Sergey Minov

SKIRBALL FELLOWSHIP FOR THE STUDY OF CHRISTIANITY In February-June 2008, I have been fortunate to hold a Skirball Fellowship at the Cardinal Bea Centre for Judaic Studies. From every perspective, these months constituted a very fruitful and enlightening period for my research, full of discussions and academic exchange with scholars from a wide range of fields. My own research was a project about Royal Parables in Talmudic and Midrashic Literature in the Light of their Ancient Parallels. Focusing on the exegetic traditions which have used the form of King’s Parables found in rabbinic literature, this project tries to recover traces of the exegesis and beliefs of late Second Temple Judaism and to study their reflection in other and later sources. My paper studies Rabbinic Parables; being already familiar enough with the related research in the area of Jewish Studies, I now compared a few rabbinic parables with New Testament parables. I therefore needed to be better acquainted with the latter and with Patristic studies. I believe that the Cardinal Bea Centre for Judaic Studies was a very appropriate venue for this purpose. I could make use of the excellent libraries of the Gregorian University, the Pontifical Biblical Institute and the Pontifical Oriental Institute. But more than books, the scholars, with whom I am grateful to have discussed various aspects of my work, contributed greatly to my time in Rome. Conversations with J. Sievers, J. Kilgallen, R. De Maris and the friends and colleagues from the Cardinal Bea Centre enriched my paper and were very helpful. Apart from the obvious academic opportunities provided by the fellowship, I had great pleasure just being in Rome – a very important place for every scholar of Late Antiquity – and I learned a lot from the environment in addition to what I did from the books, too. I would like to thank the fellowship donors, the Pontifical Gregorian University and particularly the Cardinal Bea Centre for Judaic Studies for a fruitful semester. Reuven Kiperwasser

RINGRAZIAMENTI - THANKS In aggiunta ai nostri sponsor ufficiali vogliamo ringraziare: In addition to our institutional sponsors we would like to thank: • Gisèle d'Ailly van Waterschoot van der Gracht • American Jewish Committee (AJC) • Hubert and Aldegonde Brenninkmeijer-Werhahn • Martin Rudolf Brenninkmeijer • Maria Brutti • Jean and Deborah Brunel • Robert and Suzanne Chute • Richard and Susan Master • Benedetta Rossi • Schult'z s.a. • The Skirball Foundation • Mr. and Mrs. S. Silverman • The Tides Foundation SCHOLARSHIPS 2009 - 2010 Brenninkmeijer-Werhahn Fellowship for Graduate Studies at the Hebrew University of Jerusalem We are pleased to accept applications for a fellowship for a visiting graduate student at the Hebrew University for the academic year 2009-2010. Skirball Fellowships for the Study of Christianity at the Pontifical Gregorian University We are able to offer up to two Fellowships for a period of one semester to support Jewish professionals interested in the study of Christianity and who will be attending the Gregorian University during the academic year 2009-2010. For applications and further information visit: http://www.unigre.it/Judaicstudies

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LA CONDIZIONE DELLE DONNE NELL’ANTICO TESTAMENTO

sua «apertura mentale al ruolo della retorica e della poetica in relazione alla logica nella argomentazione persuasiva», ha invece trovato relativamente più facile accostarsi all’Olocausto. Ambedue le scuole, però, continuano a scontrarsi con il problema dello «status del particolare, il caso storico ed estremo, o trasgressivo, nel contesto della filosofia e in relazione ad essa». In aggiunta, continuava la prof. Shapiro, la tendenza principale di entrambe le scuole è stata di vedere l’Olocausto come «una tragedia esclusivamente ebraica» e, perciò, un Il Prof. J. Sievers e la Prof. S. Shapiro soggetto destinato principalmente ai filosofi Prof. J. Sievers & Prof. S. Shapiro ebrei. «Fino ad oggi», affermava, «vi è stata una risposta molto limitata all’Olocausto nella filosofia analitica e solo di poco più ampia nella filosofia continentale nel contesto americano». Fackenheim impiega le risorse della filosofia continentale per sviluppare la sua dialettica post-Olocausto di rottura e recupero, usando in particolare la testimonianza della resistenza dei sopravvissuti all’Olocausto e i pochi scritti rimasti di quanti perirono. Nel libro To Mend the World, in particolare, Fackenheim impiega le testimonianze della resistenza dell’Olocausto per provare a dimostrare come potrebbe essere possibile, dopo l’Olocausto, colmare la rottura, o vuoto, tra passato, presente e futuro. Secondo la prof. Shapiro, Fackenheim usa «un’ermeneutica in qualche modo idealistica», che non prende in considerazione come l’Olocausto possa aver cambiato il linguaggio stesso. A suo parere, «il linguaggio deve registrare questa tragedia». Privilegiando i racconti della resistenza, Fackenheim corre il rischio di ignorare la testimonianza dell’ampia maggioranza di quelli che morirono nei campi di sterminio, i cosiddetti Muselmänner, i miti e muti, descritti da Primo Levi come «non-uomini che marciano e faticano in silenzio, spenta in loro la scintilla divina, già troppo vuoti per soffrire veramente». Il solo modo per ripristinarne l’umanità, concludeva la prof. Shapiro, è tentare di ascoltare la loro testimonianza, rimanendo aperti ad essa. Il loro silenzio «può essere spezzato solo dalla nostra volontà di ascoltare». Jane Smith

Organizzata dal Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici, in collaborazione con il Pontificio Istituto Biblico, il giorno 11 Marzo 2008 si è svolta nell’Aula Magna del Pontificio Istituto Biblico la Brenninkmeijer-Werhahn Lecture della prof. S. Japhet dal titolo «The Status of Women in the Old Testament». A partire dall’analisi del primo racconto della creazione, dove si esprime una sostanziale parità tra uomo e donna, veniamo condotti per mano attraverso le attestazioni della Bibbia Ebraica sulla condizione femminile per cercare di ricostruire un quadro complesso e piuttosto contraddittorio. Accanto a pagine nelle quali una società patriarcale nega alla donna ogni diritto se ne trovano, infatti, altre in cui si afferma la perfetta parità tra i sessi. La sfida che il testo biblico ancora una volta ci pone è di comprendere quale possa essere il suo significato per noi oggi. Questa sfida è La Prof Sara Japhet tra i coniugi Brenappunto raccolta dalla prof. Japhet: ciò che è ninkmeijer-Werhahn stato scritto in relazione ad un particolare Prof. Sara Japhet between Mrs. and Mr. sfondo storico e culturale richiede di essere Brenninkmeijer-Werhahn adattato a nuove circostanze. Quanto deve invece essere compreso e accolto nel suo valore di fondamento è l’affermazione di Gen 1,27, dove l’immagine di Dio si svela nella compresenza di due alterità che, nella loro reciproca distinzione, si fronteggiano mostrando l’uguaglianza del loro essere. Le parole della prof. Japhet scorrono veloci e, ancora una volta, avvertiamo il sapore di una comunione che si manifesta nella differenza e nella molteplicità, ma che poggia su un unico fondamento: l’amore e la passione per la Parola, anch’essa molteplice e unica allo stesso tempo. Parola che inesorabilmente provoca chiunque la ama e lo spinge a cercare il senso proprio nelle contraddizioni e nelle diversità che si trasformano, così, da pareti invalicabili a luoghi di rivelazione e manifestazione del volto di Dio. Sr. Benedetta Rossi

THE STATUS OF WOMEN IN THE OLD TESTAMENT

THE CHALLENGE OF THE HOLOCAUST TO PHILOSOPHY

The Brenninkmeijer-Werhahn Lecture by Prof. S. Japhet on “The Status of Women in the Old Testament” was organized by the Cardinal Bea Centre for Judaic Studies, in collaboration with the Pontifical Biblical Institute, on March 11th 2008 in the Aula Magna of the Pontifical Biblical Institute. After an analysis of the initial story of creation which expresses a substantial parity between man and woman, Prof. Japhet guided the audience through the testimonies provided by the Hebrew Bible on the status of women in an attempt to unravel a complex and rather contradictory picture. The testimonies include descriptions of a patriarchal society in which women are denied all rights, but also others, indeed, which illustrate perfect gender parity. The challenge presented once more by an analysis of the biblical text involve understanding the significance it holds for us today. And Prof. Japhet has taken up this challenge: all that has been written in relation to a specific historical and cultural background must be adapted to new circumstances. What really needs to be understood and accepted in terms of its founding value is the statement of Gen 1:27, where God’s image is revealed in the simultaneous presence of two opposites which, in their mutual distinction, face each other demonstrating the equality of their being. Prof. Japhet’s words flow quickly and, once again, we are given an opportunity to feel the communion expressed through difference and multiplicity but based on a single foundation: love and passion for the Word which is manifold and unique at the same time. The Word that inescapably rouses those who love it and prompts them to seek its meaning precisely within the contradictions and the diversity which are thus transformed from insurmountable walls into places of revelation and manifestation of God’s countenance. Sr. Benedetta Rossi

The challenge the Holocaust has raised for philosophy in general and for Jewish philosophy specifically was discussed by Prof. S. Shapiro, the Richard and Susan Master visiting professor for 2007-2008, in her May 15 lecture, “The Challenge of the Holocaust to (Jewish) Philosophy”. The lecture was co-sponsored by the Cardinal Bea Centre and the Cultural Center of the Jewish Community of Rome. Although she focused on the work of the philosopher Emil Fackenheim, Prof. Shapiro set her discussion of his work in the larger context of the difficulty or reluctance both analytical and continental philosophy have had in reflecting on the Holocaust. For many analytic, or Anglo-American, philosophers, the Holocaust is an example of “radical evil”, “which is also “radically particular” and, therefore, falls outside the bounds of reason. For the analytic school, “ethics is understood to depend upon reason and reason is understood as articulated through general or universal rules of logic”. The Shoah lies outside their field because it lies outside the bounds of reason and logic. The continental school of philosophy, she said, with its “openness to the role of rhetoric and poetic in relation to logic in persuasive argument” has found it somewhat easier to grapple with the Holocaust, but both schools continue to struggle with the question of “the status of the particular, the historical and the extreme or transgressive case in and for philosophy”. In addition, Prof. Shapiro said, the mainstream of both schools has tended to see the Holocaust as an “exclusively Jewish tragedy” and, therefore, a subject matter primarily for Jewish philosophers. “To date”, she said, “there has been very little response to the Holocaust in analytic philosophy and only a bit more in continental philosophy in the American context”. Fackenheim employs the resources of continental philosophy to develop his post-Holocaust dialectic of rupture and recovery, particularly by using the testimony of resistance of Holocaust survivors and the few writings that remain from those who perished. Particularly in Fackenheim’s To Mend the World, he uses Holocaust testimonies of resistance to try to demonstrate how it might be possible after the Holocaust to bridge the rupture, or gap, between the past, present and future. Prof. Shapiro argued that Fackenheim employs “a somewhat idealist hermeneutic” which, she said, does not take into account how the Holocaust may have changed language itself. “Language must register this tragedy”, she said. By privileging accounts of resistance, Fackenheim runs the risk of ignoring the testimony of the vast majority of those who died in the death camps – the socalled Muselmänner, the meek and mute, whom Primo Levi described as “non-men who march and labor in silence, the divine spark dead within them, already too empty really to suffer”. The only way to restore their humanity, Prof. Shapiro said, is by trying to listen to their testimony, being open to the witness they provide. Their silence “can be broken through only in our willingness to listen”. Jane Smith

LA SFIDA DELL’OLOCAUSTO ALLA FILOSOFIA La sfida posta dall’Olocausto in generale alla filosofia e, in modo specifico, alla filosofia ebraica, è stata discussa dalla prof. S. Shapiro, visiting professor per la cattedra Richard e Susan Master 2007-2008, nella conferenza dello scorso 15 maggio: «La sfida dell’Olocausto alla filosofia (ebraica)». La conferenza era sponsorizzata dal Centro Cardinal Bea e dal Centro di cultura ebraica della comunità ebraica di Roma. Sebbene la prof. Shapiro rivolgesse l’attenzione al filosofo Emil Fackenheim, poneva tuttavia la discussione della sua opera nel più ampio contesto della difficoltà, o riluttanza, che la filosofia sia analitica che continentale hanno avuto nei confronti della riflessione sull’Olocausto. Per molti filosofi analitici, o anglo-americani, l’Olocausto è un esempio di «male radicale» che è anche «radicalmente particolare» e, perciò, cade al di fuori dei limiti della ragione. Per la scuola analitica, «l’etica è intesa come fondata sulla ragione e la ragione come articolata nelle regole generali o universali della logica». La Shoah si trova al di fuori del loro campo in quanto fuori dai limiti di ragione e di logica. La scuola continentale di filosofia, affermava la prof. Shapiro, con la

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in an unending and mutual mirroring. A midrash to the commandment of Leviticus “Be holy, for I, the Lord your God, am holy” (Lev 19:1) states: “Be different from other peoples as I am different from other gods”. “Jewish Identity and Diversity through the Ages” is a course the Cardinal Bea Centre will hold in Jerusalem from 1st to 30th September 2009 for students of different ages and backgrounds wishing to learn about the extraordinary complexity and richness of Judaism in its religious, philosophical, anthropological and social dimensions. To ensure that a synchronic vision is combined with a diachronic one, the course develops through three successive units, each lasting one week: Rabbinic, mystical-medieval and contemporary Judaism. The course uses a diversified method and, in addition to lectures by Jewish professors, it will include seminars for small groups, assistance from tutors for personal in-depth study during the final week – and outings. This will ensure a direct contact with the surrounding environment, its problems, the different traditions which characterise it. Staying at the “Ecce Homo” Convent – a crossroads of Jewish, Christian and Moslem cultures – will provide opportunities for stimulating encounters. It is located at the heart of the old city and its terrace provides one of the most mesmerizing views of Jerusalem which includes the Temple Mount and the Dome of the Rock. Detailed information on the course is available on our website. Emanuela Zurli

«IDENTITÀ E DIVERSITÀ EBRAICA ATTRAVERSO I SECOLI»: CORSO A GERUSALEMME «Essere ebreo significa domandarsi ogni giorno: “cosa significa essere ebreo?”». Così rispose, nel ’67, David Ben Gurion allo psicoanalista e studioso Gianfranco Tedeschi. Se l’identità è una delle grandi questioni con cui l’uomo, sia come singolo sia come componente di un popolo, si confronta ripetutamente nel corso dell’esistenza, tanto più essa è centrale per l’ebraismo. La Bibbia, infatti, con il suo perenne ricercare e tramandare origini e storia del popolo primogenito, può essere interpretata, anche, come una continua risposta alla domanda sull’identità. Che questa sia particolarmente valorizzata dall’ebraismo è reso in modo lapidario dalla celebre risposta di un maestro chassidico alle inquietudini esistenziali del suo allievo Sussia: «Il giorno del giudizio il Signore non ti domanderà perché non sei diventato Mosé ma perché non sei stato Sussia». «Identità» implica dinamismo e, quindi, rapporto con la «diversità», in un continuo e reciproco rispecchiamento. Un midrash al comandamento del Levitico «Siate santi perché io, il Signore Dio vostro, sono santo» (Lv 19,1) recita: «Siate differenti dagli altri popoli come io sono differente dagli altri dei». «Jewish Identity and Diversity through the Ages» è il corso che il Centro Cardinal Bea propone a Gerusalemme, dal 1 al 30 settembre 2009, a quanti desiderino conoscere la straordinaria poliedricità e ricchezza dell’ebraismo nelle sue dimensioni religiosa, filosofica, antropologica e sociale. Perché alla visione sincronica si abbini quella diacronica lo studio si sviluppa in tre unità successive, ognuna di una settimana: giudaismo rabbinico, mistico-medioevale e contemporaneo. Articolata la metodologia, che prevede, accanto alle lezioni frontali di docenti ebrei, seminari di piccoli gruppi, assistenza del tutor per l’approfondimento personale – al quale sarà dedicata l’ultima settimana – ed escursioni. Si entrerà, così, in contatto diretto con l’ambiente, le sue problematiche, le diverse tradizioni che lo animano. Occasione di conoscenze stimolanti anche il soggiorno presso il convento «Ecce Homo» – crocevia di cultura ebraica, cristiana e musulmana – situato nel cuore della città vecchia e dalla cui terrazza si ammira una delle più suggestive vedute di Gerusalemme con la spianata del tempio e la moschea di Omar. Dettagliate informazioni sul corso si trovano nel relativo bando pubblicato nel nostro sito. Emanuela Zurli

COURSES/CORSI 2° SEMESTRE 2008-2009 IN ENGLISH Brenninkmeijer-Werhahn Visiting Professorship Introduction to the Dead Sea Scrolls Prof. Emanuel Tov, Hebrew University of Jerusalem From 18 February to 27 May, 2009 – Wednesdays, 10:30am – 12:15pm Richard and Susan Master Visiting Professorship Covenant, Conversion, and Intermarriage: The Limits of Jewishness Prof. Shaye J. D. Cohen, Harvard University From 21 April - 28 May, 2009 – Tuesdays and Thursdays, 4pm - 5:45pm IN ITALIANO Il Sabato Rav Dr. Joseph Levi, Rabbino Capo di Firenze Dal 16 febbraio al 25 maggio, 2009 – lunedì 10:30-12:15

“JEWISH IDENTITY AND DIVERSITY THROUGH THE AGES”: COURSE IN JERUSALEM

Per ulteriori informazioni sulle attività del Centro Cardinal Bea e per iscriversi alla nostra mailing-list si prega di contattare: To obtain additional information concerning the Cardinal Bea Centre and its activities and to be added to our mailing list, please contact:

“Being Jewish means asking oneself every day: ‘what does it mean to be Jewish?’”. This is the answer given by David Ben Gurion to psychoanalyst and scholar Gianfranco Tedeschi in 1967. If identity represents one of the great issues which a person, as both an individual and part of a people, has to face repeatedly in the course of his or her existence, it is all the more central to Judaism. Indeed, as it ceaselessly seeks and passes down the origins and history of the chosen people, the Bible can be interpreted also as a systematic answer to the question on identity. That this concept is especially important in Judaism is explained concisely in the widely-known answer given by a Hasidic master to the existential disquiet of his pupil Sussia: “On judgement day, the Lord will not ask why you did not become Moses but why you were not Sussia”. “Identity” implies dynamism and, consequently, a relationGerusalemme. Veduta dall'alto della città vecchia ship with “diversity”, Jerusalem. View of the Old City

Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta, 4 - 00187 Roma - Tel. +39. 06.6701.5522 judaicstudies@unigre.it www.unigre.it Joseph Sievers, Direttore Flavia Galiani, Segretaria Consiglieri: Prof. Nuria Calduch-Benages, msfn P. Reinhard Neudecker, SJ *** Il Ponte – The Bridge Notizie dal Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici News from the Cardinal Bea Centre for Judaic Studies Michele Simone S.I, Direttore responsabile Emanuela Zurli, Direttore editoriale Autorizzazione Tribunale di Roma n°43/2008 del 14 febbraio 2008 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 2 e 3. Roma Aut. N.54/2008

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Il Ponte -The Bridge 4