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ostacolo all’impegno di campionato. Ma che, visti tempi di vacche magre, l’Italia non si può più permettere di snobbare, esibendo un’altezzosità quantomeno fuori luogo. Secondo motivo: la bacheca della Lazio, non è quella del Real

Madrid, arrivare in fondo all’Europa League sarebbe qualcosa di eccezionale. Terzo motivo: le ultime apparizioni biancocelesti in Europa sono state disastrose e la Lazio è precipitata alla posizione numero 75 del ranking Uefa per

club. Motivi che devono spingere Klose e compagni a non trascurare una competizione importante e affascinante, che i tifosi vivono con entusiasmo e che può portare lustro e blasone ad una società in cerca di rilancio.

Quella che è iniziata, è la terza edizione dell’Europa League. Competizione nuova, creata a immagine della Champions, che ha preso il posto della vecchia Coppa Uefa. Nel complesso, la seconda competizione europea per club è alla sua quarantunesima edizione. Nata nel 1971, la Coppa Uefa, era considerata la terza competizione per importanza dopo Coppa dei Campioni e Coppa delle Coppe. A queste ultime, infatti, partecipavano quei team che avevano conquistato o il campionato (Coppa dei Campioni) o la coppa nazionale (Coppa delle Coppe). La Coppa Uefa, invece,

vedeva partecipare le compagini che meglio si erano piazzate in campionato, ma non abbastanza da prendere parte alle altre due coppe. Italia, Inghilterra e Germania Ovest, potevano qualificare quattro squadre, cioè il massimo consentito. Il Tottenham, nel ’72, conquistò la prima Coppa Uefa della storia. La Juventus, nella stagione 76/77, siglò il primo successo italiano. All’alba degli anni ottanta, l’UEFA, decise di inserire il coefficiente per le nazioni e applicarlo ai campionati. Alla Coppa Uefa cominciarono a partecipare così anche grandi club. Il Real Madird

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Eagle's strenght, Anno 2, Numero 46, 22/8/2011  

Il settimanale on-line di Laziali bella gente

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