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eplay - Anno 2 - Numero 59 - 27/11/2011

LBG magazine

Periodo buio e brutte prestazioni deludenti. Perche? Ecco come fare e i rimedi


MISTER FOOTBALL - Roberto Grotta

Orient, lo stadio dei desideri ECCO PERCHE’ LA SQUADRA DEI DESIDERI, L’ORIENT, O COME PIACE ESSERE CHIAMATI DAI TIFOSI PROPRI, IL LEYTON DIVENTA COSì RADICATA A LIVELLO DI TIFOSERIA E SI PERDE MOLTO

N

on è scandaloso che i media generalisti, al di fuori del Regno Unito, si siano occupati a malapena della vicenda relativa all’utilizzo che lo stadio olimpico di Londra avrà dopo i Giochi. E per una volta quello di Mister Football, cui interessa solo il calcio inglese senza lucrare sulla sua conoscenza di giocatori e ambiente, non è sarcasmo: del resto già pretendere che i nostri media la smettano di chiamare “Manchester” il Manchester United e “ManchesterCityDiMancini” la rivale cittadina è eccessivo, figuriamoci quando si tratta di questioni ancora più oscure. In breve: dopo la scorpacciata di sport ma anche retorica e affarismo dei Giochi del 2012, lo stadio a qualcosa deve pur servire, e a dare una mano disinteressata (…) al Comitato Locale si è offerto da oltre un anno il West Ham, che ha chiesto di rilevare lo stadio e trasformarlo nella sua nuova casa, mantenendo la pista di atletica che nei giorni delle partite verrebbe coperta da gradinate aggiuntive, secondo un progetto che quando è stato visualizzato in bozzetti ha francamente lasciato un po’ perplessi. La candidatura alternativa, una volta scremato il campo tra altri pretendenti che erano più parole che fatti, era stata quella del Tottenham, in alleanza con la AEG, la notissima azienda americana che già aveva operato la modifica del Millennium Dome nell’attuale O2 Arena. Qualche mese fa era stato il West Ham ad aggiudicarsi i diritto di trasferirsi all’Olympic Stadium, ma ai primi di ottobre il Dipartimento governativo dello sport aveva bloccato la procedura: una denuncia del Tottenham (in accordo con un altro club, di cui parleremo tra poco) aveva infatti sollevato dubbi su quella che noi chiameremmo la “costituzionalità” del contributo di 40 milioni di sterline che il comune di Newham, sotto la cui giurisdizione agisce il West Ham e che è tra i quattro su cui sorge l’area olimpica, aveva versato al club per l’operazione. Insomma,

secondo gli Spurs, sospetti di un illecito aiuto pubblico d un’impresa privata. Addio trasferimento di proprietà, si è passati ora al semplice affitto, ma la questione non è risolta. Se infatti gli Spurs hanno proseguito nell’azione – anche tramite investigatori privati – al chiaro scopo di disturbare il West Ham senza poter ottenere realistici vantaggi propri, molto più pertinente è l’appoggio dato loro dal Leyton Orient. Eccola, l’altra società: dall’ultimo piano del Matchroom Stadium (ma per noi resterà sempre il Brisbane Road) il complesso olimpico sembra così vicino che lo potresti toccare, e il trasferimento del West Ham a poco più di un chilometro dallo stadio degli Os potrebbe avere conseguenze pesanti per il club, attualmente in lotta per la salvezza in League One. Barry Hearn, il proprietario, organizzatore di eventi pugilistici (e non solo), ha salutato la decisione del Dipartimento dello sport come una vittoria per i tifosi dell’Orient, che potrebbero disporre dello stadio olimpico se venisse accettata la candidatura per l’affetto, ma Mister Football, che proprio al Brisbane Road ha visto sabato scorso la partita contro lo Sheffield United, si chiede: a che pro? Perché una squadra che ha neanche 5.000 spettatori di media e possiede un suo comodo (e ristrutturato, con condomini ai quattro angoli da cui si può vedere la partita) nido all’interno del quartiere storicamente di residenza dovrebbe andare a giocare in un impianto nel quale anche 10.000 spettatori darebbero l’idea del vuoto? Già, perché? Vogliamo ricollegarci all’attività principale di Hearn? Tristezza.


L’EDITORIALE - Gianluca Palamidessi

Se si sblocca Cissè son tutti finiti QUANDO UNA PARTITA HA LA SUA RISOLUZIONE AL MINUTO NUMERO 93, SIGNIFICA CHE LE KLOSE CHE SUCCEDONO ERANO GIA’ STATE DECISE, E FORSE E’ PROPRIO PER QUESTO CHE QUEST’ANNO SARA’ DIVERSO TUTTO, NON SOLO IL CAMPIONATO, MA MAGARI CHISSA’, ANCHE LA COPPA ITALIA E QUELLA EUROPEA. D’ALTRONDE NON CI LAMENTIAMO SE ARRIVA UN PARI COL VASLUI, PERCHE’ C’E’ CHI IL GIOVEDì SI VEDE DON MATTEO

ono Klose che succedono. Romanista pjatela ‘nderKlose, e motti del genere sono stati usati di frequente in questi giorni in cui la goliardia supera qualunque cosa. Nei giorni in cui finalmente ci si può rilassare, si può respirare un’aria più tranquilla, ci si può rasserenare a vicenda, perché un derby così bello non si viveva dai tempi di quel famoso 3-2 dell’Ottobre 2007, ben 4 anni fa. Erano diversi quei tempi, tempi in cui c’era Delio Rossi e pare un’infinità, pensando soprattutto al fatto che un derby, noi, ridendo e scherzando non lo vincevamo e ancor peggio non lo perdevamo dall’Aprile del 2009. In quel caso in panchina sedeva mister Delio, e quello stesso anno, al termine di una stagione strepitosa in cui collezionò ben 2 trofei. Poi, dal Gennaio del 2010, ben 5, dico 5 derby persi. 2 anni di sconfitte contro i rivali storici. Ma ora è diverso, ora è tutto diverso. Quel derby noi lo vincemmo grazie a un gol di Valon Behrami, al 92’ minuto. Lì fu non solo immeritata la vittoria, ma anche ingiusta. Infatti ricordo perfettamente il messaggio di un mio amico di risposta al mio. Questi disse che il pallone era rotondo, ma in questo derby si era quadrato. Ebbene sì, quell’anno, nonostante la Lazio facesse la Champions League, la Roma era nettamente superiore ai biancocelesti. Quindi voi potete capire meglio di me quanto possa essere stato rassicurante quel gol, come una calda minestra che ti scalda il cuore in una giornata d’inverno. Un gol che più di una gioia, questo di Klose, è il gol della liberazione. Nel momento in cui stoppa la palla con il collo del piede destro, se lo porta sul destro accompagna dolo come fosse un bambino ai primi pas-

S

si, e calcia con una sicurezza, con una professionalità, con amore, no… non con grinta, con molta, estrema calma. E la Curva un attimo dopo trema. Non si sente nulla dopo il gol di Klose, si sentono solo le urla di liberazione di Reja, non dei tifosi della Lazio. Increduli, sconcertati, ammaliati da una luce che colpisce Klose dalla testa, ma non solo lui. Tutti gli altri giocatori, uno per uno. E poi il massaggiatore, il magazziniere, l’addetto stampa qualunque persona in quel momento stava in paradiso. Forse solo i romanisti sono caduti da lì. Pensavano bene di averla scampata. Dopo 5 derby di imbattibilità sarebbe arrivato anche il 6°, e in dieci, uuhhh che goduria. No, non è così, questa volta no. Questa volta la Lazio ha vinto, questa volta non è bastato il sedere, o fortuna, chiamato ovviamente in altro modo, non di certo garbato quando Cissè calcia uno scaldabagni in porta di Stekelemburg. E proprio mentre segna Klose penso tra me e me: “E se avesse segnato Cissè poco prima? Nah, non sarebbe stata la stessa cosa. Ora mi accingo a scrivere un pezzo per un settimanale da me gestito ma non edito. Chissà se tra qualche anno potrò fare lo stesso magari per qualcun altro, magari per qualche giornale che non mi appartiene, ma dove comunque mi posso sentire vivo. Perché non c’è cosa migliore al mondo che vincerlo così un derby. Non c’è cosa migliore al mondo che festeggiarlo con i tuoi amici e con la tua famiglia. Ma non finisce qui, il bello vien soprattutto dopo, quando la mattina successiva ti alza tua madre: “Alzati, è pronta la colazione. E’ tardi”. E mai come in quel caso le sue parole sembrano avere un leggero eco, come se ci fosse una vocina dietro il mio orecchio che mi dicesse le cose dopo che mia madre me le ha riferite con cotanta dolcezza. (si sto esagerando coi termini ma solo così posso farvi entrare nel personaggio) Poi a scuola, si la scuola, mai come oggi t’ho amata tanto. Di solito mi controllo negli atteggiamenti post derby, cerco di essere il più regolare possibili coi miei amici. Questa volta sfotto anche le compagne, quelle romaniste ovviamente, dicendogli di continuo: “Klose, Klose, Klose, Klose, Klose…”. Poi la sera a letto mi addormento e penso: “Lo ha voluto il fato”.


IL SOMMARIO - Numero 58 -Anno 2 - 25/11/2011

Replay è un magazine a cura di

Gianluca Palamidessi, direttore di LAZIALI BELLA GENTE. GENTE net, e vicedirettore della pagina face book LAZIALI BELLA GENTE Facebook. Si ringraziano la Gaz-

zetta dello Sport, Il corriere dello Sport, Radiosei, GS e la Lazio siamo noi. it

Rubriche 9/MISTER FOOTBALL di Roberto Gotta 10/EDITORIALE di Gianluca Palamidessi

Lazio 14/Marchetti, il portiere che chiude la porta Lazio News 14/Cudicini: “Avanti Lazio” La Lazio siamo noi 14/Parla Reja 15/In ricordo di Gabriele Sandri 18/ROVEGA ALLA STAGIONE La Lazio strepitosa in difesa. Comunque sia, difende il risultato e porta a casa un punto fondamentale di Gazzetta dello Sport 20/Le foto più belle Gianluca Palamidessi 22/Le foto di Lazio 2-1 Roma 26/ Reja: “Lazio te la giochi de La Lazio siamo noi 28/CISSE’ VUOLE LA LAZIO

di Gianluca Palamidessi


S.S.LAZIO Buone notizie

Curiosità - Claudio Cudicini

Marchetti, il portiere che chiude le porte tieri spesso diciamo di non pensare a queste cose, ma è una grossa bugia», racconta l’ex portiere della Lazio Marco Ballotta. Pensare che, prima dell’approdo di Marchetti, fu proprio il portiere più longevo della storia del campionato di serie A, ad essere l’ultimo estremo difensore italiano a vestire il biancoceleste.

A un tempo da Peruzzi e con Buffon alle porte. Non male l’attesa di Federico Marchetti che, nei prossimi novanta minuti, avrà la possibilità di sfidare due dei suoi principali idoli. Il portiere dai riccioli d’oro, come veniva chiamato quando muoveva i primi passi, con quella parata al novantesimo su Lavezzi, non solo ha regalato un punto pesante e il primato alla sua squadra, ma è entrato di prepotenza nella storia della Lazio in appena dieci partite di campionato. Fino ad ora nes14 - Replay - 25/11/2011

sun portiere che ha vestito la maglia laziale è riuscito a fare lo stesso in così poco tempo. In realtà Marchetti in campionato ha subito sei delle otto reti totali, anche perché nella prima giornata contro il Milan in porta c’era Bizzarri e lui, assente per squalifica. «Chi gioca in porta prima di tutto ci tiene a non subire gol e di conseguenza, quando ti riesce per diverse gare di seguito, cominci a tenere alla tua imbattibilità e alla possibilità di centrare qualche record. Noi por-

“Tifo la Lazio fin da bambino. La rivorrei” E’ il 2o ottobre del 1996, la Lazio affornta il Cagliari. Dopo pochi minuti Marchegiani viene espulso e al suo posto entra Carlo Cudicini. Per il portiere, arrivato in estate dal Prato è l’esordio in Serie A. Il numero uno fu artefice di una prova sublime salvando il risultato in più di una circostanza. Proprio durante una delle sue uscite, il portiere subì un gravissimo infortunio al ginocchio. La Lazio aveva esaurito i cambi e Carlo stringendo i denti riuscì a terminare la gare che si concluse due a uno per i biancoceleste. Il pubblico tributò un caloroso applauso a quel giovane impavido che fu costretto a saltare l’intera stagione per il grave incidente. A distanza di 15 anni, Cudicini è diventato un signo portiere, dalla carriera brillante che dopo dieci anni al Chelsea lo ha visto, nel 2009, arrivare al Tottenham. Il numero uno non ha dimenticato l’affetto del popolo laziale e la esprime ai microfoni di Radio Manà Manà sport: ” Fu un’esperienza indimenticabile. L’esordio in Serie A lo ricordi per sempre e in quelle circostanze ancora di più. I tifosi sono calorosi e strepitosi, ancora oggi, a distanza di anni, se incontro qualche supporters laziale, si ricorda di me e di quella partita. La cosa mi fa veramente piacere”. Quell’anno fu un campionato particolare conZeman che venne sostituito da Zoff in corsa: “Non fu un anno facile, ma ricordo un gruppo davvero unito che faceva la differenza. Con alcuni di loro, Favalli, Marcolin e Baronio, sono rimasto in contatto negli anni”. Tanti complimenti anche per Luca Marchegiani: “Luca è un autentico fuoriclasse. Mi ha insegnato tantissimo sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano. E’ una persona fantastica, quano viene a Londra per Sky riusciamo ad andare a pranzo insieme”.


5 Novembre 2011 - Replay - 15


BRUTTE NOTIZIE

Hernanes che succede? Così arrabbiato non s’era mai visto. Il Profeta, quando Manzini ha alzato il tabellone luminoso con il numero 8 per ordinare la sostituzione e far entrare Matuzalem al suo posto, è uscito dal campo senza guardare Reja. Gli è passato davanti, gli occhi fissi per terra. Ha raggiunto la panchina, ha sferrato un calcio sul tetto, sembrava un gesto di karate: s’è sentito il rumore anche in tribuna stampa, in alto, nel secondo anello del San Paolo. Reja s’è girato a guardare. Hernanes è sparito, s’è vaporizzato nella fossa dove erano seduti gli altri giocatori biancocelesti. La delusione per la sostituzione, perché non si può negare. La rabbia per una prestazione deludente, perché ci stava sicuramente anche quella. Era arrabbiato con se stesso il centrocampista brasiliano, abile a smontare subito il caso. E’ stato uno dei primissimi a sbucare dalla zona mista per uscire dagli spogliatoi e raggiungere il pullman. Sfilando davanti ai cronisti e alle telecamere, s’è battuto la mano sul petto, un gesto inequivocabile, dal significato chiaro, per far capire a tutti i suoi sentimenti. «Ce l’avevo con me stesso, ero arrabbiato con me stesso»è sembrato volesse spiegare, per-

Intervista — Edy Reja

ché non erano parole, ma soltanto dei cenni. Quanto basta per rispettare Reja e non tradire il copione impeccabile che l’ha sempre accompagnato da quando gioca alla Lazio.

Reja è tornato subito alla difesa a quattro e ha tolto Hernanes per inserire Matuzalem e aumentare il palleggio a centrocampo. Ma ci sarà tempo e modo di rifarsi, sabato prossimo c’è la Juvetus e il Profeta saprà farsi trovare pronto.

Hernanes è un professionista esemplare, non ha mai protestato per una sostituzione, non ha mai detto una parola fuori posto. La rabbia, se c’è stata, è durata lo spazio di pochi secondi, in quell’istante in cui è uscito dal campo. Forse era davvero deluso per non essere mai entrato in partita e non aver dato il contributo che lui stesso sperava, non solo il tecnico friulano e tutta la Lazio. Certo spesso viene sostituito e con altrettanta chiarezza dalla tribuna si è capito il momento in cui Reja ha deciso di cambiarlo. La Lazio aveva iniziato il secondo tempo con un modulo diverso, era passata al 3-4-2-1 per prendere campo e coraggio, per sfidare il Napoli. E’ sembrata cambiare la partita, s’era alzato il baricentro della squadra biancoceleste. Su un’uscita di Konko, Hernanes ha ricevuto la palla in appoggio: non ha avuto neppure il tempo di stopparla, gliel’hanno sfilata, tutto il Napoli è partito in contropiede e Lavezzi è andato al tiro. Marchetti ha compiuto il primo miracolo mettendo in angolo, è stata una scossa capace di mandare in tilt la Lazio, che non trovava più le misure sul campo e aveva perso il controllo della partita.

“Siamo consapevoli della nostra forza.”

Una settimana da brividi, una settimana che farà da red carpet porterà alla super sfida con la Juventus. Si affronteranno le due capoliste, si giocherà all’Olimpico e sarà un gala. Lo stadio romano sarà gremito, si vola verso le 55mila presenze. Edy Reja sogna, il pareggio di Napoli ha regalato ulteriore fiducia al suo gruppo. Una squadra, la Lazio, che ha saputo reagire all’emergenza e bloccare gli azzurri al San Paolo. Senza Klose, Mauri, Dias, Biava e Kozak la Lazio ha dato prova di maturità e affidabilità. Esame superato, dunque. Edy Reja lo conferma ai microfoni di Lazio Style Radio. “Io speravo in qualche ripartenza in più, perché loro dietro lasciavano spazio. Nella ripresa loro sono venuti su prepotentemente e allora ho optato per Gonzalez per tamponare e poi Marchetti ci ha messo del suo. Nel primo tempo abbiamo fatto bene, nella ripresa si poteva proporre qualcosa in più. Comunque siamo tornati con un risultato positivo ed è quello che volevamo”. Tra campionato e coppa, la Lazio non subisce gol da quattro partite. Merito di Reja e dell’attenzione che sa infondere nei suoi. Ma merito anche di una difesa che sta tornando ad essere quel bunker, punto di forza dei biancocelesti nella scorsa stagione. “Sul piano difensivo abbiamo fatto una partita straordinaria. Si respirava poco perché il Napoli nel secondo tempo spingeva tanto. A livello di personalità e di attenzione, però, abbiamo fatto una partita straordinaria. Poi per fortuna Marchetti gioca con noi”. Nonostante l’emergenza, nonostante l’assenza di Biava e Dias e l’infortunio ad inizio ripresa di Konko, la difesa ha retto benissimo. Diakitè e Stankevicius hanno offerto una prova di maturità e Scaloni ha confermato di essere quell’usato sicuro che tanto fa comodo in una rosa. “Le seconde linee hanno sempre fatto bene, ogni volta che sono chiamati in causa. Da questo punto di vista ho valori importanti sia dal punto di vista del carattere che da quello morale”. Una nota di merito particolare va, però, a Federico Marchetti. Il portiere di Bassano del Grappa è stato il migliore in campo tra le fila biancocelesti. Ha regalato interventi prodigiosi, in particolare l’ultimo su Lavezzi a pochi secondi dal termine. Reja racconta di aver tremato. “Dalla mia posizione ho detto ‘è coperto non ce la fa’ e invece quando ho visto il suo guizzo ho tirato un sospiro di sollievo. Ha fatto una grande parata”. Per Reja, Napoli, è sempre una trasferta particolare. Una questione di cuore dopo cinque anni vissuti intensamente. “Quando fai cinque anni, con esperienze bellissime come le vittorie sulle grandi in un San Paolo pieno. Il rapporto è sempr di simpatia e di cortesia. Io con Marino e De Laurentiis ho riportato il Napoli in A dalle ceneri. Ho svezzato molti dei giocatori che ci sono oraa come Hamsik, Lavezzi, Maggio e Gargano. Spero che possa fare bene in Champions”. Sabato arriva la Juventus. Contro i bianconeri sarà sfida al vertice. Dopo undici giornate, la Lazio non è più una sorpresa. C’è attesa, i tifosi stanno acquistano, in massa, i tagliandi. Reja sa che importanza riveste la partita contro Pirlo e compagni. Ma, il tecnico goriziano, è uomo esperto sa come preparano partite simili. Sarà opposto a Conte, il nuovo che avanza. “Conte sta facendo bene, ha dato personalità. Hanno acquistato giocatori di qualità e lui ha dato un’anima che forse gli altri anni la squadra non aveva. Non hanno le coppe e possono prepara16 - Replay - 27 Novembre 2011


LAZIO - Napoli 0-2 Lazio

ROVEGA ALLA

Dopo aver perso le ultime due partite di campionato che precedevano le sfide di Champions (contro Parma e Catania), il Napoli stecca ancora: finisce 0-0 contro la Lazio, che rimane sola in testa alla classifica. Ai punti avrebbe vinto Mazzarri, che accantona il turnover e si gioca la prima di una serie di partite di fuoco con la formazione tipo. Dopo un primo tempo del tutto bloccato, i partenopei accelerano ma non passano per imprecisioni sottoporta, un netto errore arbitrale e un super-Marchetti. La speranza dei tifosi di casa è che il cinismo mancato si manifesti nella "finale" di martedì contro il City. Sorride invece Reja (applaudito dai suoi vecchi tifosi) che regge nonostante le defezioni importanti, e mantiene l'imbattibilità in trasferta. KLOSEKLOSE-DIAS — La Lazio si presenta al San Paolo con un biglietto da visita di tutto rispetto, da capolista e con quattro successi nelle ultime quattro uscite esterne. Ma con qualche defezione, di quelle importanti: oltre al solito Mauri, manca-

ERA UNA PARTITA COME TANTE, MA MOTIVI SI E’ TRASFORMATA IN UNA SENZA PRECEDENTI CHE A GIORNI F

no Dias dietro e Klose davanti. E allora Reja affronta il suo ex pubblico con l'inquieto Cisse come unica punta e inserisce Sculli che, come Lulic, garantisce corsa e copertura. Dietro c'è l'inedita coppia di centrali Diakitè-Stankevicius. Per Mazzarri è la gara che apre un periodo di fuoco e decide di non risparmiare nessuno. In campo c'è la squadra tipo, con i tre tenori davanti e Dzemaili in mediana preferito a Gargano. NIENTE EMOZIONI — Il primo testo è bloccato. Si chiude sullo zero a zero e di spettacolo se ne vede pochino. Non che sia una brutta partita: le squadre giocano a viso aperto, con molta attenzione , ma mancano i guizzi davanti. L'occasione migliore è per il Napoli al quarto d'ora: punizione di Lavezzi, Campagnaro anticipa tutti sul primo palo, ma di testa manda alto. Poi, poco altro: tentativi da fuori di Inler e Hamsik; una mancata deviazione di Cavani sul primo palo (ma c'era fuorigioco); qualche incursione di Maggio. Ma la Lazio è

ordinata e non rinuncia a ripar vanti: in almeno due ribaltame senza di Miroslav Klose a centr tativo, al 33', con un destro cen lavoro sui fianchi, con tanto di Cannavaro che partiva palla al cata da centravanti. In mezzo, s chi-Ledesma e Inler-Dzemaili, c La palla buona ce l'avrebbe He na posizione e si arrabbia poi q zio secondo tempo.

FUORIGIOCO — Nei primi diec molto più che in tutto il primo bassa e sfiora il gol in almeno tr altro giocatore rispetto ai primi a Marchetti. Poi ha la palla buo lo scarso feeling con il gol, man


A PER OVVI BATTAGLIA FA MALE

14’ Primo tempo: Campagnaro si inserisce su una punizione e precede tutti di testa. La palla, però, scivola fuori. La Lazio respira.

47’ Primo tempo: Ingabbiato dalla difesa avversaria, Cavani non trova varchi. Si renderà molto più pericoloso nella ripresa

rtire. Peccato sia spuntata daenti di fronte si è sentita l'asro area. E Cisse? Un solo tenntrale. Poi il solito, prezioso, i giallo dopo una rincorsa su l piede, ma nessuna vera giosportellate tra le coppie Broccon pochi spazi e scarse idee. ernanes ma cicca il tiro da buoquando viene sostituito a ini-

ci minuti della ripresa si vede o tempo. Il Napoli parte a testa re occasioni. Lavezzi sembra mi 45' e scalda due volte le mani ona da due passi, ma conferma ndando alto in acrobazia. La

squadra di Mazzarri segna anche, con Cavani, ma il gioco è fermo per un fuorigioco che non c'era. Reja corre ai ripari: dentro Scaloni e Matuzalem per l'acciaccato Konko e lo spento Hernanes. Dall'altra parte Gargano fa rifiatare Dzemaili. Sono i partenopei a continuare a spingere, seppur senza la necessaria lucidità. La Lazio riparte, ma davanti Sculli, che nel finale esce malconcio, e Cisse non danno mai l'impressione di poter far male. Ai punti la vincerebbe il Napoli. E al 94' Marchetti salva l'ultima palla gol, sul destro di Lavezzi. Finisce 0-0: risultato da prendere e archiviare. Ora c'è il Manchester City.


20 - Replay - 27/11/2011


27 Novembre 2011 - Replay - 21


Re co

QUESTE L LESTE CH COSE QU

Un punto ch gio dal sapore mentale com dà forfait, sem turità, i bianc vetta (in attes niente fuoch tempo giocat fronte ad un zio tiene e Re dere in tragu ramento, per un risultato i re di crescita Lazio Reja ai bene, poi nel terventi di M stato il pareg Mediaset Pre novata, se fo

DIAKITE’ E S della difesa ti poli a trazion ste. Ma Diaki guardia, non eventuali acq ta dopo parti leste – Stank sono riuscito di un difenso biare nulla, h certezze per a re la porta a n

RECUPERAR una Lazio che pareggio. Ce dirigere l’atta tro il Napoli ( stremato) si s Reja adesso p in debito di o de: “Questa p venire via da una rosa adeg Pesante come ventus sarà fo Profeta reduc con la Juve. A ogni tre giorn nerli più fres con il Brasile se stesso perc pochi minuti

“CE LA GIO che la Lazio e


eja è sicuro: “Lazio, se giochi osì puoi vincere lo scudetto”

LE PAROLE DEL TECNICO BIANCOCEHE E’ SICURO DI POTER FARE GRANDI UEST’ANNO E SPIEGA PERCHE’

he ne vale tre, Edy Reja sorride e porta a Roma un paregre di vittoria. Sfidare il San Paolo senza un Klose fondame l’aria per questa Lazio e con metà difesa titolare che mbrava quasi un’impresa impossibile. Carattere e macocelesti esorcizzano l’emergenza e si tengono stretta la esa del risultato dell’Udinese contro il Parma al Tardini); hi d’artificio, niente calcio champagne ed un secondo to veramente a denti stretti e con tante difficoltà di Napoli deciso a vincere a tutti i costi. Ma tant’è, la Laeja comincia a gettare la maschera da pompiere e a creuardi ambiziosi ed insperati: “Grande carattere e temper le condizioni in cui eravamo abbiamo portato a casa importante e non abbiamo preso gol, questo è un fattoe consapevolezza nelle nostre possibilità – elogia la sua i microfoni di Sky – Nel primo tempo abbiamo giocato lla ripresa il Napoli ci ha messo sotto ma grazie agli inMarchetti, al centrocampo e alla difesa abbiamo conquiggio. Ho provato e ci è andata bene – ha spiegato poi a emium - È chiaro che era una squadra leggermente rinossimo stati tutti forse avremmo potuto fare di più”.

STANKEVICIUS STRAORDINARI – Le assenze di metà itolare facevano temere il peggio, soprattutto se la sfidante era un Nane anteriore con tre attaccanti a cercare di abbattere il muro biancoceleitè e Stankevicius, per la prima volta in coppia al centro della retron hanno fatto rimpiangere Dias e Biava ed hanno sbarrato le porte ad quisti nella finestra di mercato di gennaio: “Diakitè sta crescendo partiita, sta acquisendo sempre più sicurezza – lo elogia il tecnico biancocekevicius invece ha avuto dei problemi fisici ultimamente, per fortuna o a recuperarlo in questa situazione di emergenza. Non ho la necessità ore centrale, ne ho già parlato con il presidente Lotito e vorrei non camho giocatori validi dal punto di vista tecnico e morale ed abbiamo le andare avanti così”.Mercato chiuso quindi? Reja per ora sembra sbarranovità e rivoluzioni.

RE GLI INFORTUNATI – Assenze che pesano, assenze che condizionano he ad ogni modo torna a Roma con un punto che vale molto più di un erto con Dias e Biava a guidare la retroguardia biancoceleste, Klose a acco e senza quei piccoli acciacchi che hanno condizionato la gara con(vedi un Konko costretto ad uscire, un Cisse zoppicante ed uno Sculli sarebbe anche potuto ambire a qualcosa di più. Ma nessun rimpianto, pensa a recuperare infortuni e forze fresche come Hernanes, fin troppo ossigeno dopo le due amichevoli con il Brasile, inevitabile saudapartita era importante ma gli esami ci sono sempre. Però va benissimo a Napoli con un punto con tutte le assenze che avevamo. Tuttavia ho guata e non piango mai le assenze, pertanto sono sereno e tranquillo”. e sempre l’assenza di Klose, recuperarlo per il big match contro la Jufondamentale, Reja incrocia le dita e confida anche sul recupero del ce dai 180 minuti contro Gabon ed Egitto: “Klose spero di recuperarlo Anche perché dopo abbiamo l’Europa League e poi giocheremo partite ni. Se piano piano recupero tutti, potrò cambiare i giocatori e manteschi – spiega l’allenatore friulano - Hernanes ha fatto due partite da 90’ e e non era brillantissimo come in altre occasioni. Si sarà incavolato con ché non riusciva ad essere al massimo e anche perché l’ho tolto dopo i dall’inizio del secondo tempo”.

OCHIAMO FINO IN FONDO” – Puntare in alto, perché no. Sembra ed il Reja pompiere dello scorso anno stiano poco a poco gettando la

maschera; il saggio goriziano sembra sempre più convinto delle potenzialità della sua rosa e di poter ambire a traguardi inimmaginabili. Ed il pareggio al San Paolo, contro un Napoli che non molla mai, con una Lazio in estrema emergenza può di fatto legittimare ambizioni e sogni. La classifica poi parla chiaro, la vetta è ancora a tinte biancocelesti e dopo dodici giornate di campionato non può essere solo un caso; la fortuna aiuta gli audaci, Reja prende coraggio e ci crede: “Non so se questa gara valga la promozione e se si possa lottare per lo scudetto, sicuramente ho una rosa adeguata che ha dimostrato di avere valori importanti. Se continueremo così sarà lecito sognare lo scudetto, noi cercheremo di fare il massimo perché niente è impossibile – prosegue Reja – Siamo lì e ce la giochiamo fino in fondo”.

On the Weeb_

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28 - Replay - 27 Novembre 2011


CISSE’ VUOLE LA LAZIO: “Non mi criticate, io tornerò”

SU TWITTER E SU FACEBOOK RIMBALZANO ADDIRITTURA VOCI SU UN SUO ADDIO. ECCO PERCHE’ QUESTA E’ UNA BUFALA

Testa da bomber, abito da assist man. Continua a far segnare Cisse, ma nella classifica dei marcatori in campionato è fermo a quota uno. Una rete lontana anni luce, all’esordio in serie A contro il Milan. Poi il buio totale e quel gol che è ormai diventata una maledizione. Insolito per uno come lui che ha fatto proprio dei gol la sua peculiarità. Nelle ultime due stagioni con la maglia del Panathinaikos ha segnato ben 47 reti in 61 partite. Il francese ha sfogato tutta la sua rabbia in una lunga intervista a L’Equipe, ammettendo di vivere un momento di crisi: «Non segno da dieci partite, ma so come uscire fuori da questo momento negativo. Sono nervoso, ma ce la farò». Un solo gol ma tanti assist, tutti decisivi: «Nonostante stia segnando poco sono stato utile alla causa e questo mi rende contento. Sto dando il mio contributo, sto progredendo partita dopo partita». Delusione nella delusione, Cisse ha dovuto fare anche i conti con la mancata convocazione in Nazionale: «Fa male restare fuori, ma ho capito che l’allenatore (Blanc, ndr) vuole dare una chance a tutti. Mi sono ripreso la nazionale, non la mollerò certo ora. Voglio l’Europeo». L’attaccante è pronto a rialzarsi. È un uomo di ferro, uno che è riuscito a superare per ben due volte (nel 2004 col Liverpool e nel 2006 con la Francia) la frattura di tibia e perone: «Il giorno dopo l’operazione in seguito all’infortunio in Nazionale mi svegliai con un forte dolore al petto tale da strappare le lenzuola. Avevo del sangue nei polmoni e i medici dovettero intubarmi. Non appena mi ripresi, lasciai l’Inghilterra per trasferirmi al Panathinaikos e la gente diceva Cisse è morto e verrà seppellito in Grecia. Mi faceva ridere: chi mi conosce sa che è dura affossarmi. Oggi so cosa devo fare per tornare a giocare per il mio paese». Finita l’esperienza alla Lazio, Cisse ha un desiderio: «Tornare in Francia per arrivare a quota 100 gol (è fermo a 94, ndr). Ma giocherei solo nell’Auxerre o al Marsiglia». REJA. REJA «Youma Diakitè non è mia sorella». La precisazione è del difensore della Lazio, Modibo Diakitè, che su Lazio Style Radio ha voluto chiarire di non essere assolutamente imparentato con la nota modella maliana. Il franco-senegalese ha parlato anche dell’amico Cisse: «Per lui non è un periodo brutto perché comunque ha fatto un sacco di assist: per questo meriterebbe il numero 10». A Formello, intanto, è finita l’emergenza in difesa: Stankevicius si è allenato con il gruppo. Biava, oggi atteso in Paideia per controlli, è tornato a lavorare in campo. Recuperato anche Rocchi, l’unico ancora in dubbio è Dias che continua a fare fisioterapia Il ruggito soffocato del Leone. Quei pali che vibrano, quei palloni inesorabilmente sopra le traverse, quei portieri che ci mettono le mani, quella sfortuna che sembra non voler girare l’angolo e lasciare Djibril Cisse alla liberazione del gol. Sale vertiginosamente il nervosismo, cala poco a poco la fiducia, quella rete che si gonfia manca come l’aria a chi come Cisse vive per ruggire, per segnare, per lasciare la sua firma. Il doppio sigillo nei preliminari di Europa League con il Rabotnicki, la rete in tandem con Klose nel pareggio di San Siro contro il Milan, un altro gol sempre sul palcoscenico internazionale allo Stadio Olimpico contro il Vaslui, prima di arrendersi al doppio colpo di Wesley. Era il 15 settembre, poi l’amaro digiuno. La

palla proprio non vuole entrare, Cisse prima se la prende con se stesso, poi anche con quel malumore dei tifosi biancocelesti che comincia a serpeggiare inesorabile. Dieci partite senza gol in campionato, tre in Europa League: 13 partite con la rabbia che monta, con quella gioia soffocata in gola, con il ruggito del Leone che è diventato quasi un miagolio, una crisi lunga 1059 minuti. Lunghi, interminabili, così odiati. Mai un digiuno così lungo in tutta la sua carriera, neanche nella stagione più sfortunata per Cisse quella 2007/08. Rewind, il nastro si riavvolge. Il Leone nero è invincibile, nessuno forse sarebbe riuscito a superare due infortuni terribili come i suoi: la rottura di tibia e perone prima alla gamba sinistra il 30 ottobre 2004 – ed incredibilmente nell’aprile del 2005 Cisse è già in campo con il suo Liverpool – poi alla gamba destra nel 2006 con la Nazionale francese. Nella stagione 2007/2008 Djibril è di nuovo in Francia, veste la maglia dell’Olympique Marsiglia per il secondo anno consecutivo, tre reti in avvio di stagione tra Ligue 1 e Champions League. Poi il 18 settembre 2007, come il mese della maledizione nella carriera di Cisse. Da quel giorno di fine estate e le rete in Champions contro il Besiktas, tra l’arrivo sulla panchina di Erik Gerets (l’attuale tecnico del Marocco, proprio il ct che vorrebbe l’altro biancoceleste francese Konko nella nazionale marocchina), una deludente fase a gironi della Champions, tra sostituzioni ed entrate a pochi minuti dal triplice fischio finale, il Leone inizia un lungo digiuno che durerà fino al 13 gennaio 2008: 15 partite senza ruggire – 10 in campionato e 5 in Europa – una cifra ancora maggiore dell’astinenza di questa stagione. Ma il minutaggio è impietoso, con la Lazio Cisse un record è riuscito già a batterlo, purtroppo in negativo; durò 685’ la sua crisi da gol con l’Olympique Marsiglia in quella stagione poi 19 reti in 45 presenze, in maglia biancoceleste invece ha già superato i mille. Forward. Ritorno al presente e a quel gol che come quattro anni fa non vuole arrivare. La maglia è dello stesso colore ora come allora, bianca e celeste. Il mese, quello in cui la porta divenne quasi stregata, è sempre un settembre come un incubo di fine estate. Il destino a volte sembra architettare i suoi piani in tutti i minimi dettagli, ma un uomo dal carattere di Djibril Cisse non si fa piegare dal fato. Eppure ancora una volta, una coincidenza sembra far combaciare le linee astrali del Leone: quel digiuno all’Olympique Marsiglia terminò il 13 gennaio 2008, Cisse tornò al gol, tornò a ruggire. Il 15 gennaio 2012 Lazio-Atalanta allo Stadio Olimpico. Davanti al suo pubblico che anche se il gol non arriva è sempre al suo fianco, Cisse ha quarantotto ore in più di quattro anni fa per scombinare i piani del destino e ridisegnare il suo futuro in biancoceleste. Anche se, se decidesse di invertire la rotta della fortuna nel big match contro la Juventus con un gol che varrebbe la vetta, il fato non si arrabbierebbe di certo. E nemmeno Edy Reja.

29 - Replay - 27 Novembre 2011



Replay - Anno 2 - Numero 58 - 27/11/2011