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MAGAZINE DI CRITICA E POLITICA SPORTIVA FONDATO NEL 2010 N.72 - 13/5/2012 - STAMPA GRATUITA

L’APPELLO COMUNE E’: “TENIAMO HERNANES”

IN REGALO IL MEGA POSTER DI RONALDO CONTRO IL BARCA Il profeta ora non è più intoccabile. Lo ha detto il suo procuratore, ma non solo. Le grandi squadre lo vogliono e il contratto fatto a Ederson lascia dubbi

Cana esulta dopo il gol siglato contro il Lecce a dicembre

HERNANES RIMANE? MOLTE LE VOCI CJE RIMBALZANO SUL FUTURO DEL GIOCATORE

REAL CAMPEON NOSTRO SERVIZIO SULLA SPLENDIDA VITTORIA DI MOURINHO E CO

ROSSI, FIGHT CLUB IL TERRIBILE SCONTRO TRA LJAJIC E ROSSI DURANTE FIORE.-NOVARA


Football Crazy di GIANLUCA PALAMIDESSI

MORIRE DI CALCIO MA NON CASUALMENTE Negli ultimi anni si sono verificati vari arresti cardiaci in campo, ultimo quello di Morosini, causa di questo articolo e dunque di nuove perplessità riguardo ai controlli che vengono effettuati. Ma non solo. Nella mia personale impressione, tutto quello che accade nel mondo dello sport non è casuale. A partire con le solite sviste arbitrali e a finire con delle vere tragedie come quella accaduta due Sabati fa. L’assurdità è che queste tragedie vengono prima esaltate, poi messe nell’angolino senza che nessuno ne parli più, vengono messe in disparte, e quando si verificherà un’altra volta, perché purtroppo si verificherà, allora ecco che le lacrime non saranno mai abbastanza. Poco tempo fa abbiamo assistito alla tragedia sfiorata di Antonio Cassano, avente un malore in conferenza stampa. Medicalmente parlando non so dirvi quale male avesse, ma quello che so per certo è che tutto il mondo dei medici rimase sconvolto dalle poche analisi che vi si erano svolte per non capire quel male così talmente evidente. Purtroppo nel calcio si bada troppo ai soldi e molto poco alla salute dei giocatori che quindi rischiano la propria vita per via dei falsi controlli che vengono effettuati. Senza scordarci mai peraltro che questi vengono pompati partita do-

po partita senza che nessuno dica nulla. Ma la cosa triste è che purtroppo questi casi non avvengono solamente a livelli così alti, ma anzi si verificano sempre con più frequenza a livello dilettantistico. Lo stesso giorno in cui Morosini ci lasciava sul campo di Pescara, un ragazzo (ndr) di Piacenza viene salvato grazie ad un defibrillatore, strumento che non c’era sul campo di Pescara. Molti medici dicono che anche con l’aiuto dell’apparecchio non ci sarebbe stato nulla da fare, ma provare non sarebbe stata una cattiva idea. Le polemiche non sono cessate ovviamente, perché il vero dramma e forse causa della morte è stata l’ambulanza che, bloccata nel traffico, non è stata così svelta da salvare il giocatore. In Italia avviene un infarto ogni 8 minuti, per un totale di quasi 40.000 morti all’anno. Questo tipo di morte purtroppo non si può prevedere, ma si può fare in modo di salvare una persona grazie al defibrillatore, o portando il paziente con grande velocità verso l’Ospedale, sperando che non ci sia traffico, sufficiente a farti morire.

Due esempi di morti in campo: Morosini e Antonio Puerta


Replay è un magazine a cura di Gianluca Palamidessi, direttore di LAZIALI BELLA GENTE. GENTE net, e vicedirettore della pagina face book LAZIALI BELLA GENTE Facebook. Si ringraziano la Gazzetta dello

Sport, La Lazio siamo noi, Marco Valerio Bava e Alessandro Zappulla. Un ringraziamento a Google Immagini e a Matteo Marani

Rubriche

Estero

3/FOOTBALL CRAZY Gianluca Palamidessi

24/REAL CAMPEON Grazie alla vittoria sul Bilbao, Athletic, riesce a raggiungere il primo posto e a conquistare la liga tanto attesa, grazie a Mourinho La Gazzetta dello Sport

7/IL CORSIVO Matteo Marani 10/SE FA PE RIDE Roberto Maccarone

Lazio 13/Atalanta0-2Lazio Prima Kozak, poi Cana, trionfo biancoazzurro in un campo complicatissimo Emiliano Storace 19/Reja e i primati A Bergamo la Lazio è tornata a gonfiare il petto, grazie anche ad Edy Reja Marco Valerio Bava 23/Lotito festeggia, ma a Salerno Lotito assente a Bergamo: festeggia la promozione del suo Salerno in Lega Pro e... Si infortuna + video Ivan Pantani

26/La liga più difficile La Gazzetta dello Sport 27/Il Real vince col gioco peggiore La Gazzetta dello Sport

Italia 31/I gay nel calcio L'attaccante dell'Udinese dice a "Chi" di essere in disaccordo con Prandelli: "Non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante". Rivera: "Non sapevo esistessero nel calcio". Cabrini: "Negli stadi troppa ignoranza". Milito fuori dal coro: "Sarebbe sbagliato tacere" Gasport

32/ROSSI E LJAJIC, FIGHT CLUB E’ il tormentone del momento. Cosa è accaduto in quello scontro Delio Rossi vs Ljajic. Ancora non si sa, certamente l’attaccante ha detto qualcosa di poco carino al tecnico, mai andato così in escandescenza. Riviviamo le tappe dello scontro. La Gazzetta dello Sport 34/Rossi folle, ma Ljajic? Gasport 36/Ljajic: “Sono sotto choc” Gasport


Il Corsivo di MATTEO MARANI

LUIS ENRIQUE CHE STILE Tutto si può dire del Luis Enrique allenatore, tranne che manchi di educazione e di onestà. Rinunciare a un anno di contratto con la Roma a 3 milioni lordi, quando il manuale del bravo allenatore ‘italiano’ (non necessariamente di passaporto) insegna che per farsi cacciare basta mettere in campo una formazione provocatoria o dare qualche titolo forte alla stampa, torna ad onore del 42enne asturiano che sul piano dei risultati ha ottenuto poco e su quello del gioco purtroppo anche. Perché al di là della simpatia umana per un uomo che ha indubbiamente qualcosa di Guardiola (per questo è stato scelto, pur avendo esperienza solo di B spagnola), a parte i giocatori del Barcellona, il problema alla Roma non sono stati i risultati. Una tifoseria come quella giallorossa può tollerare le 16 sconfitte, in omaggio a un ideale di calcio alla quale l’hanno educata grandi maestri (Liedholm eZeman su tutti) e piccoli budget, ma non il clima da ‘rompete le righe’ che si è respirato nelle ultime settimane senza che Luis Enrique avesse un vero nemico. Non i giornalisti, sempre affascinati da guru e para-guru, fatta eccezione per i nostalgici dei Sensi. Non i cosiddetti senatori: De Rossi rinnovando il contratto gli aveva dato anzi fiducia, mentre Tottiormai pensa solo alle sta-

tistiche personali ed è andato avanti a forza di infortuni ‘diplomatici’. Anche se di sicuro un campione che cammina non era certo alla base del ‘progetto’. Non i giocatori più giovani o quelli di minor nome, che Luis Enrique ha sempre trattato con lo stesso metro dei grandi, venendo ripagato da litigi da cortile (esemplare quello fra Osvaldo e Lamela) e i musi lunghi di chi credeva che ogni regola fosse saltata. Non la società, che soprattutto nella persona di Baldini ha voluto legare la propria immagine a quella di un allenatore teoricamente emergente e che probabilmente non l’avrebbe esonerato. Insomma, alla fine una bella storia si è chiusa tutto sommato bene e con stile. Ma non ha lasciato niente. Proprio come quelle con i vituperati mestieranti. Adesso avanti con un altro allenatore che porta bene la giacca, come Vincenzo Montella, ma che a livello di serie A ha dimostrato ben altra sostanza in proporzione al materiale umano avuto a disposizione.

Lui Enrique con la maglia dell’allora Barcellona cantera


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Se fa pe’ ride di ROBERTO MACCARONE

ECCO COME NASCE ALFARO Che noia, che barba, che barba, che noia. Stai a vedè che..fosse mica..che 'gnente 'gnente..'nsia mai..manco st'anno annamo in Champions? "Così è, se vi pare" diceva Luigino, non Enrique, ma Pirandello. E a me, me pare proprio così. L'ultima vorta che ho scritto dù righe, con irrisorio sarcasmo sfottevo educatamente il buon walteruccio mazzarri, dopo la fantasmagorica vittoria contro il suo Napoli. Mbè, da quel dì sò arrivate 3 sconfitte e 1 pareggio; come se San Gennaro, mpò innervosito, ce l'avesse puntualmente tirata. Se con la Juve nun c'è stata storia, cor Lecce c'è stata ma faceva schifo, col Novara finiva che il protagonista nun era nè felice, nè contento, e cò l'Udinese pareva scritta da Dario Argento. 90 minuti di sano Horror in 3D; partendo dalla Notte dei morti viventi, passando per Non tirate in quella porta fino all'apoteosi di Psyco, con Bergonzi peggior attore protagonista. "Fit fit fiiiiitt"; un triplice fischio arriva dall'oltretomba, se fermano tutti, o quasi, e dopo il vantaggio de Totò, i Friulani ce infilzano pè la seconda volta. A pereyra nun je pare vero. Ma anche a tutti l'altri, nun je pare possibile. "Ma come?!" Battagliero come sempre Scaloni (perchè di Lionel ce ne stà uno, tutti l'altri, Messi compreso, sò nessuno) tenta invano di ricordare a

quel buon uomo di Bergonzi che il Regolamento del Gioco del Calcio, regola 5, pagina 52, spiega come; "Se uno spettatore emette un fischio e l’arbitro considera che tale fischio abbia interferito col gioco (ad esempio, inducendo un calciatore a raccogliere il pallone con le mani presumendo che il gioco sia stato interrotto), l’arbitro interromperà il gioco e lo riprenderà con una propria rimessa dal punto in cui si trovava il pallone quando il gioco è stato interrotto, a meno che il gioco sia stato interrotto all’interno dell’area di porta, nel qual caso l’arbitro effettuerà la propria rimessa sulla linea dell’area di porta parallela alla linea di porta, nel punto più vicino a quello in cui si trovava il pallone quando il gioco è stato interrotto" L'Horror-Match finisce, per dirla alla fantozzi, nel parapiglia generale, con salivazione azzerata,manie di persecuzione..miraggi! Sulla traversa di una delle porte del Friuli appare poi San Pietro, chiaro segnale che l'agonia stà per terminare. Sopra il proprio capo, tiene stretto con due mani un piccolo quadretto, che mostra a tutta la platea biancoceleste giunta fino ad Udine.

Klose è separato da una decisione: Germania o Lazio?

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copertina 1947-2012


Lazio di EMILIANO STORACE

ATALANTA 0 LAZIO 2 C'è un cuore grande che spinge e sorregge questa squadra. E' la forza di una Lazio che, ogni volta che serve, non si tira mai indietro. Nel momento più difficile, dove anche le certezze più solide sembravano svanire, la squadra di Edy Reja confeziona una della gare più belle della stagione, espugnando un campo storicamente stregato e conquistando matematicamente la qualificazione in Europa League ed alimentando fino all'ultimo le speranze di terzo posto. Partita quasi perfetta, dove a sorprendere sono stati proprio loro, i cosiddetti rincalzi: Scaloni e Diakite' sono stati statuari, Zauri lucidissimo, Cana una diga, Kozak un guerriero, Candreva imprendibile e Konko, unico titolare della difesa, ha dimostrato a tutti quanti che quando e' informa puo' aprire le difese avversarie da solo. E poi ci sono i ritorni di Klose e Lulic, forse troppo tardi ma sicuramente un'ulteriore motivo per far sorridere Reja e tutti i tifosi. Gia', Reja. Oggi attento e bravo a costruire una squadra corta, solida, mai in confusione e sempre lucida anche quando l'Atalanta sembrava più in palla dei biancocelesti. Trova con la Lazio la sesta vittoria a Bergamo della sua storia, scrivendo il suo nome anche su questo ennesimo record personale nei suoi due anni e mezzo da allenatore. Domeni-

ca prossima contro l'Inter, si gioca ancora la possibilità di realizzare un sogno che sembrava svanito. Contro chi non ci credeva più. Non questo gruppo, a cui si puo' dire di tutto, meno di non possedere gli attributi. Primo tempo - La formazione della Lazio e' pressoché obbligata, con l'unica nota lieta del ritorno di Lulic in mediana e la speranza di avere Klose dal primo minuto. Sogno che svanisce già nel riscaldamento, perché il tedesco si presenta in campo con la tuta lasciando spazio in avanti a Libor Kozak. Per il resto Reja e' costretto a spostare Scaloni centrale al fianco di Diakite', con Konko e Garrido sulle fasce, Cana e Gonzales davanti alla difesa a centrocampo, con Mauri, Candreva e Lulic alle spalle di Kozak. Inerzia della partita tutta di marca nerazzurra, con gli uomini Colantuono che cercano di sfondare subito dalla destra con la velocità di Schelotto e Bellini, supportati dalla classe di Moralez, libero di spaziare su tutto il fronte d'attacco. Al 17' arriva pero' il primo episodio dubbio della partita: Moralez serve in area Denis, contatto con Bizzarri con "el Tanque" che cade a terra tra le proteste scatenate di tutto lo stadio. Rigore che forse poteva starci Esulta la Lazio dopo il gol del 0-2 di Lorik Cana

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Lazio di EMILIANO STORACE ma Rocchi stavolta grazia gli uomini di Reja. La Lazio resiste e si organizza (difesa mostruosa), ma al 20' arriva l'ennesima mazzata alla voce infortuni, con Garrido che chiede il cambio sostituito da Zauri. L'ex atalantino si posiziona sulla destra mentre a sinistra si posiziona Konko. Invece di soccombere, al contrario i biancocelesti entrano veramente in partita ed al 22' sfiorano la rete con un bolide di Gonzales che impatta la traversa e sbatte sulla riga di porta prima di uscire. Sfortunata la Lazio ma ora più sicura e pericolosa in contropiede, con Mauri che al 28' impegna ancora Frezzolini con una girata di sinistro che termina pero' tra le braccia del numero uno atalantino. La squadra di Reja si scrolla di dosso le ultime paure ed in contropiede al 35' confeziona la palla del vantaggio: strepitosa azione di Konko sulla sinistra, palla in avanti per Mauri che crossa basso in area per Kozak, Stendardo respinge come può ma la palla resta li e Kozak di destro spara a rete superando Frezzolini. Proprio lui, l'attaccante più discusso di tutti, segna una delle reti più importanti della stagione. A questo punto in campo c'è una Lazio spavalda, con l'Atalanta incapace di creare gioco e di impensierire un Bizzarri, sempre più spettatore non pagante. prosegue da pagina 12. Atalanta 0-2 Lazio

Secondo tempo - Ripresa che parte così come era finito il primo tempo, con una Lazio grintosa e cattiva. Al 5' ci prova Candeva, slalom su tutta la difesa di casa ma Stendardo riesce a deviare in angolo. Sul seguente angolo palla che arriva Lulic, contro cross sul secondo palo ma Diakite' e' ritardo di un niente. L'Atalanta e' confusa ma al 13' Moralez trova un lampo in area presentandosi davanti a Bizzari, dove solo una tempestiva svolta di Cana salva la Lazio, deviando la sfera in angolo. Si fa più pressante adesso la spinta dei nerazzurri e Reja capisce che e' arrivato il momento di inserire in campo Miroslav Klose al posto di un ottimo ma stan-

chissimo Kozak. I biancocelesti arretrano di qualche metro ma gli uomini di Colantuono si fanno pericolosi solo su calcio piazzato con il neo entrato Gabbiadini, la cui bitta centrale e' controllata agevolmente da Bizzarri. Lazio adesso in difficoltà e costretta a difendersi, con Diakite' che al 25' e' bravissimo a togliere dalla testa di Denis un cross delizioso di Moralez. Al 30' arriva pero' il break della squadra di Reja, grazie ad uno scatenato Konko che se ne va per l'ennesima volta sulla sinistra, supera Bellini e Stendardo ma il suo destro termina centrale. E' solo un fuoco di paglia, perché prima Moralez e poi l'ex Stendardo, sfiorano il pari sempre su azione da palla inattiva. La Lazio cerca di uscire dalla morsa atalantina e al 35' trova l'aiuto di Guglielmo Stendardo, che applaude ironicamente l'arbitro Rocchi, con il fischietto fiorentino che lo spedisce sotto la doccia lasciando l'Atalanta in dieci. Adesso la Lazio finalmente respira, affidandosi alle ripartenze di un velocissimo Candreva imprendibile sulla destra. Stavolta e' la Lazio a stringere gli avversari, con Reja che inserisce in campo anche la freschezza di Onazi ad aiutare i suoi. Al 45' pero', non c'è più spazio per soffrire, perché Lorik Cana ruba palla a centrocampo, la difende e di destro supera Frezzolini con un bolide che si insacca sotto l'incrocio. Game, set, match. Il grido del centricampista albanese, e' il grido dingioia e di rabbia, di tutto il popolo laziale. La vera Lazio e' tornata nel momento più importante, quando solo con il cuore si potevano ribaltare, sfortuna e pronostici.

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Lazio di MARCO VALERIO BAVA

REJA E I PRIMATI Il sapore dolce della vittoria, un gusto che mancava da un mese, dal 7 aprile quando all’Olimpico il Napoli veniva travolto da una Lazio che, nella notte di Chinaglia, sembrava lanciatissima verso la Champions. In un mese, però, si è giocato tanto, i ritmi sono stati alti e la banda di Reja ha pagato la stanchezza, gli infortuni e qualche ingenuità di troppo e allora ecco che il terzo posto prima è sfuggito di mano, poi è diventato un miraggio e oggi è tornato ad essere un obiettivo, difficile, ma pur sempre reale. A Bergamo la Lazio è tornata a gonfiare il petto, proprio quando tutto sembrava perso, però, il Napoli è crollato a Bologna riportando i biancocelesti in scia di un Udinese che, come lo scorso anno, si trova con il match -ball in mano. E allora aumentano i rimpianti per quella prestazione scialba e rinunciataria fornita al “Friuli” solo una settimana fa. Anche perché l’Udinese di questi tempi sembra una squadra tutto tranne che irresistibile anche se brava a sfruttare un calendario in discesa. La Lazio, però, è ancora viva e già questa è una notizia viste la crisi in cui era piombata dopo il successo sul Napoli: cinque partite e solo due punti conquistati, in casa contro Lecce e Siena. Un bottino misero, considerando poi il cammino in trasferta: batoste contro Novara, U-

dinese e Juve. Il cammino esterno, eccolo il vero tallone d’Achille di una Lazio che, proprio lontano dall’Olimpico aveva creato le sue fortune nel girone d’andata. Nella prima parte di stagione Klose e compagni avevano dettato legge in giro per l’Italia, mettendo insieme ben cinque vittorie e due pareggi su nove incontri. Sotto i colpi della Lazio si erano dovute arrendere Cesena, Fiorentina, Bologna, Cagliari e Lecce, mentre Milan e Napoli erano state bloccate sul pareggio davanti al loro pubblico. Un cammino straordinario, macchiato solo dal flop di Siena e dalla rocambolesca sconfitta di San Siro contro l’Inter quando decisiva fu la terna arbitrale (gol di Pazzini in offside e rigore negato per fallo di mano di Lucio). Il girone di ritorno sembrava nascere sotto i migliori auspici visto il rotondo 0-3 ottenuto al “Bentegodi” contro il Chievo. Era il tramonto di gennaio, mancavano due giorni alla fine di un mercato da cui tutti si aspettavano molto di più e la Lazio sembrava lanciatissima e invece il cammino esterno dei biancocelesti ha cominciato ad assomigliare ad una salita ripidissima. Dopo il successo di Verona, infatti, sono arrivate le batoste di Genova e Palermo. Reja, 67 anni. Per lui potrebbe finire qui con la Lazio

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Lazio di MARCO VALERIO BAVA Il sapore dolce della vittoria, un gusto che mancava da un mese, dal 7 aprile quando all’Olimpico il Napoli veniva travolto da una Lazio che, nella notte di Chinaglia, sembrava lanciatissima verso la Champions. In un mese, però, si è giocato tanto, i ritmi sono stati alti e la banda di Reja ha pagato la stanchezza, gli infortuni e qualche ingenuità di troppo e allora ecco che il terzo posto prima è sfuggito di mano, poi è diventato un miraggio e oggi è tornato ad essere un obiettivo, difficile, ma pur sempre reale. A Bergamo la Lazio è tornata a gonfiare il petto, proprio quando tutto sembrava perso, però, il Napoli è crollato a Bologna riportando i biancocelesti in scia di un Udinese che, come lo scorso anno, si trova con il match-ball in mano. E allora aumentano i rimpianti per quella prestazione scialba e rinunciataria fornita al “Friuli” solo una settimana fa. Anche perché l’Udinese di questi tempi sembra una squadra tutto tranne che irresistibile anche se brava a sfruttare un calendario in discesa. La Lazio, però, è ancora viva e già questa è una notizia viste la crisi in cui era piombata dopo il successo sul Napoli: cinque partite e solo due punti conquistati, in casa contro Lecce e Siena. Un bottino misero, considerando poi il cammino in trasferta: batoste contro Novara, Udinese e Juve. Il cammino esterno, eccolo il vero tallone d’Achille di una Lazio che, proprio lontano dall’Olimpico aveva creato le sue fortune nel girone d’andata. Nella prima parte di stagione Klose e compagni avevano dettato legge in giro per l’Italia, mettendo insieme ben cinque vittorie e due pareggi su nove incontri. Sotto i colpi della Lazio si erano dovute arrendere Cesena, Fiorentina, Bologna, Cagliari e Lecce, mentre Milan e Napoli erano state bloccate sul pareggio davanti al loro pubblico. Un cammino straordinario, macchiato solo dal flop di Siena e dalla rocambolesca sconfitta di prosegue da pagina 19. Reja e i suoi primati

San Siro contro l’Inter quando decisiva fu la terna arbitrale (gol di Pazzini in offside e rigore negato per fallo di mano di Lucio). Il girone di ritorno sembrava nascere sotto i migliori auspici visto il rotondo 0-3 ottenuto al “Bentegodi” contro il Chievo. Era il tramonto di gennaio, mancavano due giorni alla fine di un mercato da cui tutti si aspettavano molto di più e la Lazio sembrava lanciatissima e invece il cammino esterno dei biancocelesti ha cominciato ad assomigliare ad una salita ripidissima. Dopo il successo di Verona, infatti, sono arrivate le batoste di Genova e Palermo

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Lazio di IVAN PANTANI

LOTITO FESTEGGIA: MA A SALERNO II biancocelesti espugnano lo stadio “Atleti Azzurri d’Italia” battendo l’Atalanta per 0 a 2 tornando a Roma con tre punti pesanti. L’Europa League è ormai certa, per la Champions League bisognerà ancora aspettare l’ultima giornata di campionato per sapere quali saranno gli obiettivi europei per cui lotterà la prossima stagione la società laziale. La gara era di fondamentale importanza, tutto era ancora in gioco, gli obiettivi in palio importantissimi.Ma, nella Lazio, si è notata una grande assenza. No, non si trattava dell’ennesimo giocatore biancoceleste infortunato, bensì del presidente Claudio Lotito. Il patron della società romana non era presente oggi pomeriggio a Bergamo per assistere alla gara contro la. L’INFORTUNIO: Il patron infatti ha preferito presenziare alla partita di Serie D tra Salerno e Monterotondo allo ”Stadio Arechi” (vinta dai padroni di casa per 3-1), per festeggiare la promozione del Salerno Calcio in LegaPro, club di sua proprietà insieme al suocero Gianni Mezzaroma. Al termine della gara, il numero uno della Lazio è stato vittima dell’euforia generale: sceso sul terreno di gioco per i festeggiamenti, tentando di scappare da un gavettone di un giocatore del

Salerno (De Cesare), ha provato la fuga scattando improvvisamente e procurandosi un infortunio leggero. Ma ciò non gli ha risparmiato i gavettoni dei suoi calciatori. Ora, conquistata la LegaPro, Lotito dovrà rinunciare alle sue quote della Salerno Calcio dato che, secondo la norma dell’incompatibilità delle doppie cariche, un soggetto non può essere proprietario di due club professionistici.

Clicca in questo BOX per vedere il patetico video

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ESTERO

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Dopo 3 anni il Real Madrid torna a vincere il titolo di campione di Spagna, oltre a poter ancora vincere la Coppa di Spagna. Il Barcellona, del dopo Guardiola, non è più invincibile di LA GAZZETTA DELLO SPORT grafica GIANLUCA PALAMIDESSI

Una sciarpa del Real Madrid. (foto ebay)

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ESTERO

“La Liga più difficile per noi” S“E’ stata la Liga più difficile da vincere, più complicata di quella vinta col Siena all’ultima giornata. Ho festeggiato solo 5 minuti, ormai dopo 7 campionati non è gran cosa. E oggi a lavorare, come sempre”. José Morinho non si smentisce. Vince e riparte, anche se festeggia ripetendo ossessivamente il "7" come i suoi 7 scudetti, che evidentemente gli stanno più a cuore del successo di squadra". Strana serata quella di ieri: mentre a Barcellona Pep Guardiola abbandona il buonismo e a sorpresa si lamenta - "E’ tardi perché ci fischino rigori a favore. Sono successe tante cose che sono state nascoste" -, a Bilbao il Real "mata" i biancorossi baschi e Ronaldo si permette di provocare i tifosi dell’Athletic per poi fare il gesto dell’ombrello a Javi Martinez. IL SOLITO MOU — Ma il protagonista è Mourinho che evita l’intervista flash in campo e preferisce fare un comizio a Real Madrid Tv. Che decide di non andare in conferenza stampa, dove manda Karanka e Casillas, e si fa intervistare sul pullman della squadra (zona off limits) da un amico della tv portoghese. Per raccontare magari che il suo raggio d'azione si sta allargando sempre di più dopo i trionfi in Portogallo, Inghilterra e Italia. Dove difficile è vincere. Dove. in-

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somma, fanno la differenza gli "Special One". MOU E GLI ALTRI — E la sfida continua. E i record sono a portata di mano. Tomislav Ivic (allenò l'Avellino nel 1985), per esempio, ha vinto in 5 Paesi (e non 6 come spesso si dice, perché il campionato in Francia nel 1991 lo cominciò lui, per poi essere esonerato dal Marsiglia), Trap e Happel 4. Ma in campionati "meno nobili". GLI UOMINI DEL TRIONFO — Troppo facile: Ronaldo, ovviamente. Poi Sergio Ramos, Xabi Alonso, Benzema e Higuain, Di Maria, Casillas, Ozil. In negativo, Kakà. Percentuale di vittorie dell’83.3% con 30 vittorie su 36 equamente ripartite tra casa e fuori. Sconfitte solo con Levante e Barcellona. Oggi alle 19 la grande festa a Cibeles.

Ronaldo si vede parare il rigore da Manuel Neuer


Il Real vince col gioco peggiore S“E’ stata la Liga più difficile da vincere, più complicata di quella vinta col Siena all’ultima giornata. Ho festeggiato solo 5 minuti, ormai dopo 7 campionati non è gran cosa. E oggi a lavorare, come sempre”. José Morinho non si smentisce. Vince e riparte, anche se festeggia ripetendo ossessivamente il "7" come i suoi 7 scudetti, che evidentemente gli stanno più a cuore del successo di squadra". Strana serata quella di ieri: mentre a Barcellona Pep Guardiola abbandona il buonismo e a sorpresa si lamenta - "E’ tardi perché ci fischino rigori a favore. Sono successe tante cose che sono state nascoste" -, a Bilbao il Real "mata" i biancorossi baschi e Ronaldo si permette di provocare i tifosi dell’Athletic per poi fare il gesto dell’ombrello a Javi Martinez. IL SOLITO MOU — Ma il protagonista è Mourinho che evita l’intervista flash in campo e preferisce fare un comizio a Real Madrid Tv. Che decide di non andare in conferenza stampa, dove manda Karanka e Casillas, e si fa intervistare sul pullman della squadra (zona off limits) da un amico della tv portoghese. Per raccontare magari che il suo raggio d'azione si sta allargando sempre di più dopo i trionfi in Portogallo, Inghilterra e Italia. Dove difficile è vincere. Dove. in-

somma, fanno la differenza gli "Special One". MOU E GLI ALTRI — E la sfida continua. E i record sono a portata di mano. Tomislav Ivic (allenò l'Avellino nel 1985), per esempio, ha vinto in 5 Paesi (e non 6 come spesso si dice, perché il campionato in Francia nel 1991 lo cominciò lui, per poi essere esonerato dal Marsiglia), Trap e Happel 4. Ma in campionati "meno nobili". GLI UOMINI DEL TRIONFO — Troppo facile: Ronaldo, ovviamente. Poi Sergio Ramos, Xabi Alonso, Benzema e Higuain, Di Maria, Casillas, Ozil. In negativo, Kakà. Percentuale di vittorie dell’83.3% con 30 vittorie su 36 equamente ripartite tra casa e fuori. Sconfitte solo con Levante e Barcellona. Oggi alle 19 la grande festa a Cibeles.

Higuain sigla il primo gol della serata trionfale di Bilbao

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Italia di GASPORT

I GAY NEL CALCIO IAnche Antonio Di Natale prende posizione sulla questione omossessualità nel calcio. E l'attaccante dell'Udinese è di opinione opposta a quella del c.t. Prandelli: "Professionalmente stimo parecchio Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d'accordo con lui. Infrangere il tabù dell'omosessualità nel mondo del calcio è un'impresa difficile, direi quasi impossibile". "COME REAGIREBBERO I TIFOSI?" — Così, sul numero di "Chi" in edicola questa settimana, l'attaccante replica al tecnico della Nazionale che, nella prefazione del libro di Alessandro Cecchi Paone "Il campione innamorato", aveva invitato i calciatori gay a fare coming out. Di Natale prosegue: "Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi? Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso". RIVERA E CABRINI — Gli fanno eco, nell'inchiesta condotta dal settimanale, gli ex campioni Gianni Rivera e Antonio Cabrini: "Ognuno si organizza la vita come vuole, ma non sapevo neanche che nel mondo del calcio ci fossero dei gay, è una novità assoluta per me", dice Rivera. "Se c'erano giocatori gay ai miei tempi e non lo dicevano, potrebbero fare la stessa cosa adesso. Non capisco a cosa possa servire dirlo in giro, mica gli eterosessuali lo vanno a dire in pubblico". "Il coming out è a discrezione personale, ma è chiaro che il mondo del calcio non è proprio quello ideale per dichiararsi, porterebbe di sicuro dei problemi",

spiega Cabrini. "Negli stadi c'è molta ignoranza sul tema della diversità, basta vedere come vengono trattati i calciatori stranieri (...) Si immagini che cosa accadrebbe se un giocatore in attività si dichiarasse, quale sarebbe la pressione mediatica sulla squadra, i compagni, l'ambiente". MILITO FUORI DAL CORO — Unica voce fuori dal coro è quella di Diego Milito, il bomber dell'Inter: "Condivido quanto dichiarato da mister Prandelli. Personalmente non mi è mai capitato di percepire che un mio compagno vivesse con questo tipo di segreto. Ma, se così fosse, sarebbe sbagliato tacere. Sono sicuro che i tifosi, i compagni di squadra e gli sponsor amerebbero il calciatore fregandosene della sua vita privata, non farebbero mai e poi mai pesare una situazione simile".

Clicca qui per vedere il video dei GAY NEL CALCIO

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ITALIA

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E’ il tormentone del momento. Cosa è accaduto in quello scontro Delio Rossi vs Ljajic. Ancora non si sa, certamente l’attaccante ha detto qualcosa di poco carino al tecnico, mai andato così in escandescenza. Riviviamo le tappe dello scontro. di LA GAZZETTA DELLO SPORT grafica GIANLUCA PALAMIDESSI

Una scena del famoso film FIGHT CLUB

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ITALIA

Rossi folle, ma Ljajic? Scene di pura follia al Franchi di Firenze tra Delio Rossi e Adem Ljajic, mentre la partita scivola via sul 2-2 e la questione salvezza resta in bilico solo per i toscani perché i piemontesi sono matematicamente in B. A fine gara Della Valle conferma l'esonero di Rossi e si riserva di decidere domani mattina il futuro della panchina viola: "Ho parlato con Delio Rossi: è pronto a scusarsi. Ma la scelta dell'esonero è un atto dovuto, per i valori che questa società ha perseguito in questi anni. È la scelta che non avrei mai voluto prendere, ma per il gesto di Delio Rossi non ci sono giustificazioni. L'esonero è per il suo bene. È una bravissima persona. Ci sarà anche una punizione per Ljajic, perchè l'allenatore è stato provocato, anche se non doveva reagire in questo modo. Domani mattina avrete tutte le altre risposte sul futuro". Andrea Della Valle, prova poi ad abbozzare qualche giustificazione per il suo ex: "Ha accumulato tanto stress in questi mesi, dove abbiamo commesso troppi errori: anche stasera eravamo senza punte, a gennaio non sono arrivati rinforzi adeguati. Peccato perchè siamo a salvezza quasi acquisita, ci manca un punto da prendere a Lecce: speriamo di chiudere bene la stagione". PAZZIA — E' il 32' del primo tempo, la Fiorentina è

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sotto 2-0 e la retrocessione fa davvero paura. Il tecnico viola decide di rivoluzionare l'attacco, spento e per nulla incisivo. Fuori Ljajic dunque e dentro Olivera. Il serbo esce e mentre si avvia verso la panchina si lascia andare a un applauso polemico nei confronti di Rossi. Tra i due scoppia un reciproco scambio di insulti, che si conclude con la rabbiosa reazione del tecnico dopo un "ok" ironico del giocatore. Rossi si fionda in panchina ed esplode la rissa, tra pugni e strattoni. In mezzo si mettono gli altri componenti dello staff per sedare la furia dell'allenatore che non perdona il gesto di frustrazione di Ljajic. I nervi sono tesi, in tribuna Della Valle ha una faccia inequivocabile. Alla fine i gol di Jeda, Rigoni e la doppietta di Montolivo passano in secondo piano davanti a un gesto folle che si trascinerà dietro sicuramente degli strascichi. I TIFOSI CON DELIO — Nel frattempo partono pesanti cori di insulti a Ljajic e applausi a Delio Rossi da parte dei tifosi della Fiorentina. "Sei uno zingaro", grida la curva Fiesole all'indirizzo del giocatore serbo, mentre al rientro in campo nella ripresa il tecnico viene accolto da cori e applausi. Da parte Adem Ljajic dopo lo scontro con Delio Rossi, in panchina


dell’arbitro Giannoccaro nessun provvedimento nei confronti dei due. TOMMASI:" POCO DA SALVARE" — "Purtroppo, c'è da commentare anche questa...Non è certamente un periodo fortunato per il nostro calcio". È sconfortato Damiano Tommasi, presidente del sindacato calciatori, che dalla casa a Verona ha seguito in tv l'incredibile scena. "Capisco la tensione del momento, ma perdere la bussola in quel modo non ha giustificazioni. Non è questione di sindacato: semplicemente, c'è poco da salvare di quella scena. È anche strano che venga da Delio Rossi, sempre molto equilibrato anche nelle dichiarazioni". Quanto all'applauso di Ljaijc che ha scatenato la reazione di Rossi, Tommasi ha spiegato: "Non credo sia stato quello, ci saranno stati comportamenti nel tempo. Non so giudicare da fuori, dico che della scena c'è poco da salvare". CALCIO GIOCATO — La rete arriva al primo affondo del Novara, al 14’. L’azione coglie impreparati i padroni di casa, che prima lasciano Gemiti libero di crossare e poi Jeda di colpire a rete di testa. La botta è dura, il Franchi comincia a tremare e al 30’ c’è il patatrac: Lazzari interviene su Porcari e Giannoccaro fischia il rigore. Rigoni va sul dischetto e non fallisce: gol numero 8 per lui e Fiorentina in ginocchio. All’inizio della ripresa, però, la Viola ruggisce immediatamente e si conquista un rigore per una spinta di Gemiti su Cassani. Montolivo si prende la responsabilità e spezza la maledizione dei rigori falliti da Ljajic e Jovetic. 2-1 e tanta rabbia. Il Novara comunque non fa una piega e va cercarsi il terzo gol pri-

ma con Jeda e poi con Morganella. La Fiorentina è una contraddizione continua, capace a tratti di alzare la testa con orgoglio per poi sgretolarsi pericolosamente dietro. L’ultimo a mollare, incurante delle critiche stagionali, è Montolivo, ma la sua botta da fuori è neutralizzata in qualche modo dai pugni di Coser. Ci vuole un altro tentativo del centrocampista per bucare la porta del Novara, con un destro potente. 2-2 e lo stadio si divide tra chi esulta e perdona il vecchio amore e chi tace e rimugina. La questione salvezza per la Fiorentina, comunque, è rimandata alla prossima giornata, con lo scontro diretto in casa del Lecce. BEHRAMI CON LUI — "Anche dagli errori più grandi – continua Behrami – si può uscire da grandi persone. Lui aveva questa possibilità scusandosi il giorno dopo per quanto accaduto. Invece, oltre alle scuse, ha aggiunto altro parlando degli insulti ricevuti da Ljajic. Insulti che Adem giura di non aver mai pronunciato, pur avendo commesso un gesto sbagliato. Inoltre le persone che erano in panchina intorno a loro quelle cose non le hanno sentite: quindi queste dichiarazioni potevano probabilmente essere evitate. In ogni caso, se abbiamo portato una persona come lui ad agire così, significa che in questa stagione abbiamo fatto veramente le cose al contrario. E questa è stata solo l'ultima macchia dell' annata”.

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Ljajic: “Sono sotto choc” S pensieri viaggiano più veloci delle gambe, troppo molli nella partita dell'altra sera; per questo Rossi aveva studiato la modifica dell'assetto, con Olivera al posto di Ljajic: dal cambio è iniziata la maxi rissa interna, con l'allenatore esonerato per l'aggressione al suo attaccante. Ventiquattro ore dopo lo choc, Ljajic fa arrivare il suo messaggio attraverso la Gazzetta: "Chiedo scusa ai miei compagni, non dovevo fare quel gesto all'uscita dal campo, so di aver profondamente sbagliato. Mi scuso con la società e con tutti i tifosi. Ho commesso un grande errore, chiedo perdono. Per me è un momento molto difficile, ho chiesto ai miei genitori di venire dalla Serbia per starmi vicino. Sono davvero provato. Ho certamente sbagliato anche nei confronti di Rossi, uscire dal campo in quel modo non è da me. Ma una reazione del genere non è comprensibile, sono scioccato. Ripeto, chiedo sentitamente scusa a società, compagni, tifosi: essere fuori squadra è la punizione che merito anche se avrei voluto fare il possibile per riscattarmi e aiutare la Fiorentina. Spero di averne la possibilità in futuro". Altre dichiarazioni dell'attaccante che circolano su facebook (con presunte scuse all'allenatore) arrivano da un falso profilo, come sottolinea qui il giocatore. Intanto, la Fio-

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rentina ha comunicato di aver avviato provvedimenti disciplinari nei confronti dell'attaccante, già sospeso dagli allenamenti: Ljajic è fuori dal gruppo e verrà multato. VERSIONI — L'esercizio più ricorrente, intanto, è la lettura del labiale filtrata dai replay tv e riproposta su siti e social network: le versioni secondo cui Ljajic avrebbe offeso la madre dell'allenatore, oppure la figlia, o l'altro figlio non trovano conferme, così come l'augurio rivolto all'allenatore a finire in Serie B (Rossi ufficializzerà in mattinata il suo racconto dei fatti). Dal giocatore, con esposizione condivisa da molti dei compagni, passa il resoconto di una provocazione forte ma limitata all'applauso e a un ripetuto "Bravo, bravo, grazie, sei grande". Con replica (sempre secondo il filtro dell'attaccante) del tecnico inferocito: "Devi correre, stronzo". Ultimo dettaglio: Ljajic parla ancora pochissimo l'italiano. Altre parole sarebbero comunque volate nello spogliatoio a fine primo tempo, con un nuovo contatto stoppato dalla squadra. U L T I M O ROUND — Nessun nuovo incrocio a fine gara (in panchina Ljajic si era messo al riparo con Adem Ljajic dopo lo scontro con Delio Rossi, in panchina


le lacrime agli occhi) neanche per la comunicazione dell'addio: Rossi e la squadra si sono incontrati di nuovo solo ieri pomeriggio. Dal campo molto giocatori non si erano resi conto dalla scazzottata, per poi rimanere senza parole (e senza voglia di dormire) al passaggio delle immagini in tv. Non c'era già più Kharja, su cui le versioni divergono; secondo la Fiorentina il giocatore non era al top e avrebbe avuto l'autorizzazione a lasciare lo stadio: se recupererà, ci sarà a Lecce. Fonte alternativa: il centrocampista, scoperto il dirottamento in panchina, avrebbe preso a pugni la porta dello spogliatoio, prima di filar via con umore nerissimo.

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