Issuu on Google+

Il personaggio di Vincenzo Oliva - Inside foto

Il centrocampista brasiliano non ha dubbi: la Lazio deve puntare alla Champions League. Ecco a voi la storia di Francelino Matuzalem, uno dei giocatori pi첫 forti e sfortunati della recente storia biancoceleste


Aprile 2011

Il personaggio - pag. 47

MATUZALEM,

A SCUOLA DI CALCIO COL PROFESSORE È

senza dubbio, insieme a Zarate ed Hernanes, il giocatore più valido dal punto di vista tecnico. Nel corso della sua carriera, grazie alla sua capacità di illuminare il gioco, si è guadagnato il soprannome di “Professore”. Stiamo parlando di Francelino Matuzalem, uno dei perni del centrocampo biancoceleste, uno di quei giocatori capaci di fare la differenza. “Matu”, come viene chiamato dai suoi compagni e da mister Reja, è uno degli indiscussi artefici della ripresa dei biancocelesti, dopo un inverno vissuto tra alti e bassi. È infatti coincisa col suo rientro in mezzo al campo, al fianco del suo amico e complementare Cristian Ledesma, la ripartenza della Lazio. D’altronde sulle capacità del brasiliano nessuno ha mai nutrito alcun

dubbio. Un gran tocco di palla e una grande tenacia in mezzo al campo. L’abilità di non buttar mai via un pallone e la grinta che tutti i tifosi laziali amano veder espressa sul terreno di gioco. “Amo la città ed i tifosi della Lazio. Sono fondamentali per noi la domenica quando scendiamo in campo. Sappiamo di rappresentare una squadra dalla storia gloriosa, ed è per questo che abbiamo il dovere di dare il massimo e di puntare il più in alto possibile”.

IL CAMPIONE DI CRISTALLO L’unica pecca, purtroppo, di questo purissimo talento sono gli infortuni. Infatti Francelino fa parte di quella schiera di giocatori che, a causa di ripetuti guai


pag. 48 - Il personaggio

Aprile 2011

fisici, non ha mai trovato una continuità di rendimento, fondamentale nel calcio moderno. È lo stesso brasiliano, intervenendo alla radio della società biancocelste ad ammettere il problema: “Quello che mi dispiace più di tutto nella mia carriera sono i tanti infortuni. A volte sono stato letteralmente frenato dagli stessi, e questo è capitato soprattutto negli ultimi anni. Mi dispiace per la Lazio, perché devo molto a questa maglia. Qui a Roma c’è gente che ha creduto in me e spero di poter rimanere il più a lungo possibile e ricambiare tale fiducia. Mi auguro in futuro di non avere più problemi e di poter dare tutto quello che ho a questo club”. È la speranza di molti tifosi biancocelesti.

GLI ESORDI E L’APPRODO IN ITALIA Calcisticamente, Francelino inizia la sua carriera da professionista in Brasile nel 1997 con la maglia del Vitoria Bahia, una delle maggiori squadre di calcio della Città di Salvador. In patria, il centrocampista di Natal gioca due anni, collezionando 14 presenze. Nel 1999 passa al Bellinzona, squadra svizzera nota più per il tesseramento di giovani talenti che per i risultati sportivi, dove Matu totalizza 7 presenze e 2 reti. Il suo nome inizia a circolare tra i taccuini dei vari direttori sportivi ed è a questo punto che arriva la chiamata che gli cambia la carriera. Viene infatti ingaggiato dal Napoli, squadra

Nell’ultimo periodo ha composto con Ledesma la coppia centrale. Solo nel finale è stato fermato dal troppo nervosismo

nella quale milita per due stagioni con 52 partite giocate e 2 gol. Nella città partenopea però, Matuzalem perde la grande occasione per fare il salto di qualità. Le cause, per sua stessa ammissione, vanno ricercate più fuori dal campo che sul terreno di gioco: “Ho commesso alcuni errori da ragazzo, però penso che l’importante nella vita sia comprenderli e superarli”. Nel 2001 perciò si trasferisce al Piacenza, dove disputa una buona stagione: 28 presenze, 3 reti e un contributo decisivo alla salvezza della società emiliana. Ma è nelle stagioni successive che Francelino trova le piazze dell’affermazione.

QUEL GOL ENTRATO NELLA STORIA Pechino. 8 agosto 2009. 18 minuto del secondo tempo. Calcio di punizione per la Lazio. Kolarov va sul pallone. Tiro strozzato dalla barriera. La palla arriva a Matuzalem. Primo tiro. Respinto da Julio Cesar. Rimpallo sul volto del “Professore”. Palla in rete. È in quel preciso istante che Francelino entra nella storia della Lazio. Già, perchè è proprio il gol del centrocampista brasiliano ad aprire la strada ai biancocelesti verso un successo che, contro l’Inter di Mourinho, sa di epico. Ed oltre ad entrare nella storia del club capitolino, Matuzalem entra anche nel cuore di ogni tifoso biancoceleste. Queste infatti le sue dichiarazioni a fine partita: “Dedico questo successo a tutti i nostri tifosi, a quelli presenti qui a Pechino e a quelli che hanno sofferto insieme a noi da casa. Siamo la prima squadra della capitale e oggi, noi, abbiamo onorato il nome di Roma in giro per il mondo”. Cosa aggiungere?


Aprile 2011

Il personaggio - pag. 49

dello Shakhtar Donetsk, decide di puntare tutto su di lui. Sono infatti ben 14 i milioni spesi dagli ucraini per ottenere le sue prestazioni. Qui Matu vince due campionati, nel 2005 e nel 2006, gioca 68 partite, segna ben 25 reti e realizza uno dei gol più belli della storia della Coppa Uefa, l’attuale Europa League. Il gol in questione è quello realizzato il 15 marzo del 2007 contro il Siviglia, dove Francelino si esibisce nel cosiddetto “colpo dello scorpione”, mettendo il pallone in rete con la suola del piede sinistro tuffandosi in avanti.

IL PERIODO DI BRESCIA E L’ESPERIENZA UCRAINA Dal 2002 al 2004 il brasiliano approda al Brescia, società di cui porta un bellissimo ricordo e dove ha la possibilità di giocare al fianco del più grande talento italiano degli ultimi anni: Roberto Baggio. È lo stesso Matuzalem a raccontarci del suo periodo trascorso alla “Leonessa”: “Diciamo che a Brescia ho fatto due stagioni bellissime, ho giocato con un campione come Baggio ed è stata una cosa speciale. Secondo me lui è stato il giocatore più forte degli ultimi anni del calcio italiano. Un grande onore giocarci insieme”. Francelino, nel capoluogo lombardo, colleziona 60 presenze e 3 reti, diventa il pilastro della squadra ed attira l’attenzione di un grande allenatore come Mircea Lucescu, che appena arrivato sulla panchina

LA STAGIONE AL REAL SARAGOZZA E L’ARRIVO ALLA LAZIO Nel luglio 2007, attraverso il cosiddetto “articolo 17” che lo rende contrattualmente libero, viene ingaggiato dalla

squadra spagnola del Real Saragozza. Questo suscita non pochi screzi tra le due società, tant’è che ancora oggi, nonostante sembri che il giocatore non rischi squalifiche sul piano personale, è in piedi un contenzioso Fifa. In Spagna Matuzalem colleziona 14 presenze ed 1 gol, ma il suo apporto non serve ad evitare una retrocessione che ha dell’incredibile, vista la presenza in rosa di calciatori come Ayala, Milito ed Aimar. Si giunge infine all’estate del 2008, dove è la Lazio a credere in lui e a tesserarlo tra le proprie fila. In maglia biancoceleste vince una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, segnando il primo gol della storica vittoria per 2 a 1 contro l’Inter di Mourinho. Il resto è storia di oggi. Il “Professore” continua a dare, come ha sempre fatto, lezioni di calcio. Quello con la C maiuscola.

LUCESCU: “IL MIGLIOR GIOCATORE CHE ABBIA MAI ALLENATO” Francelino Matuzalem, nel mondo del calcio, gode della stima di moltissime persone. Tra queste c’è un estimatore d’eccellenza: Mircea Lucescu. L’allenatore dello Shakhtar Donetsk, ogni volta che si parla del centrocampista brasiliano, lo ricopre di elogi: “Matu è stato il miglior giocatore che abbia mai allenato. L’ho conosciuto tramite il presidente Corioni, ai tempi in cui giocava nel Brescia. Me ne sono innamorato da subito e ho proposto al presidente ucraino di ingaggiarlo seduta stante. Fu così che Francelino iniziò l’avventura con noi. Tatticamente lui è un giocatore molto duttile ed io l’ho trasformato da mediano basso a centrocampista d’attacco. Era un punto di riferimento per tutti e ben presto diventò il capitano della squadra. Mi dispiace molto non poter lavorare più con lui, ma sono contento che sia arrivato alla Lazio, dove si sta togliendo le soddisfazioni che merita”. Parola di un grande del calcio. Parola di Mircea Lucescu.


p46a49